Pippo Russo, alla quinta settimana senza cibo
9/1/01-il manifesto
Il sindacalista dello Slai Cobas fa lo sciopero della fame
dall'11 dicembre in difesa di 657 postini licenziati per
rappresaglia
MANUELA CARTOSIO - MILANO
Dall'11 dicembre c'è una tenda in piazza
Missori. Dentro, spiega un cartello, c'è "Pippo che fa lo
sciopero della fame contro i licenziamenti alle poste".
Pippo Russo, coordinatore milanese dello Slai Cobas, è un
siciliano tosto di 47 anni. Da un mese va avanti a spremute e
integratori, ha perso una decina di chili, ma non perde i colpi.
Sotto la tenda si sente il ronzio del generatore di corrente, su
un tavolino da campeggio il computer è acceso - "sto
preparando il dossier sull'abuso degli straordinari" - una
brandina per lui e un'altra per chi a turno gli fa compagnia di
notte. La stufa fa il suo dovere e sotto la tenda si può stare
senza cappotto. Il mese è passato tra riunioni, visite,
volantinaggi e qualche tombolata.
Il licenziamento non minaccia personalmente Pippo, che alle Pt
lavora da 21 anni. Pende su 657 dipendenti (300 a Milano, 200 in
Liguria, una sessantina nel Veneto, il resto nel Lazio).
Reclutati come precari alla metà degli anni '90, avevano
ottenuto l'assunzione a tempo indeterminato grazie ai ricorsi
fatti alle preture del lavoro. Nel '96 il governo Prodi aveva
emesso un decreto legge con effetto retroattivo che vanificava
quelle assunzioni. La Corte costituzionale ha riconosciuto
legittimo quel decreto e all'inizio di dicembre il Tribunale di
Milano ha riformato le sentenze di primo grado. Significa che le
Poste possono licenziare i 657 ex precari, in gran parte
portalettere. Per il momento non l'hanno ancora fatto; privarsi
sotto Natale di un quarto dei postini a Milano sarebbe stato
autolesionismo. "Può succedere da un giorno all'altro e per
noi sono state feste piuttosto angosciate", raccontano
Jessica e Rosi, due postine che troviamo sotto la tenda. La
direzione centrale ha assicurato che non spedirà lettere di
licenziamento prima di incontrare, a metà gennaio le
organizzazioni sindacali. Ma da quella trattativa lo Slai Cobas
è tagliato fuori. La tenda in piazza e il digiuno di Pippo Russo
servono a dire che lo Slai Cobas non si fida dei "messaggi
tranquillizzanti", vuole pesare sulla trattativa, battersi
contro la precarizzazione.
"Licenziare quando il lavoro c'è, è una cosa dell'altro
mondo", afferma Russo, "di questi 657 lavoratori le
poste hanno assoluto bisogno e le direzioni provinciali sono le
prime ad ammetterlo. A voler fare la faccia feroce è
l'amministratore delegato, il privatizzatore Passera. Per ragioni
d'immagine e per punire questi giovani che perché fosse
riconosciuto il proprio diritto all'assunzione stabile non si
sono presentati con il cappello in mano, hanno rifiutato i canali
clientelari dei padrini politici e sindacali".
Licenziare 657 persone quando ogni giorno si ha bisogno di almeno
6 mila precari è un controsenso. Precariato e straordinari sono
i nemici dell'occupazione, si legge nell'ultimo volantino redatto
sotto la tenda. Ogni anno alle Poste si fanno straordinari per 93
miliardi, pari a 2.300 posti di lavoro. Al Centro meccanizzato
postale di Peschiera Borromeo (Mi) negli ultimi due mesi del 2000
sono state fatte 18 mila ore di straordinario. Al Centro di
smistamento di Linate è diventato normale aggiungere
un'ora e mezza di straordinario a ogni turno. Il volantino allude
a casi "incredibili": gente che lavora per 18 ore
consecutive o che totalizza più di 100 ore di straordinario in
un mese. E oggi lo Slai Cobas presenta due esposti penali (alla
procura e ai carabinieri presso la Direzione provinciale del
lavoro) per straordinari oltre i limiti di legge e altri mai
fatti e però pagati.
Ottime ragioni per lottare. Ma digiunare così a lungo non è un
metodo troppo violento e duro per chi lo fa? "Anche i
licenziamenti sono violenza contro le persone", rispondono
Pippo e gli altri sotto la tenda.