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Quale futuro? Dibattito/inchiesta   sommario

per contribuire al dibattito: scrivere a postmaster@alpcub.com indicando il nome o uno pseudonimo

Nota di lettura. Per ora pochi scrivono direttamente, la maggior parte del dibattito, anche in questa seconda parte, si svolge attraverso interviste nella valle. Vengono inoltre inseriti all'interno del dibattito  materiali utili , notizie e collegamenti ad archivi presenti nel sito e nel web. Quello che segue è il sommario interattivo da cui si può saltare al testo corrispondente. Il sommario coglie alcuni temi di ogni intervento o materiale allegato.


 Collaboro da circa un anno per la Comunità Montana, nell'ufficio che si occupa della gestione dei boschi comunali... Andrea

 Materiali - Omicidi sul lavoro - Dossier Thyssen - e vari

Materiali - Alcune notizie  catasto rustici / neve per lo sci

Materiali - Il panorama delle aziende in difficoltà - eco del chisone

  Certo se la bassa valle diventa un dormitorio per nuova popolazione che arriva da fuori- e lavora  fuori - o che scende dall’alta valle, ci sarà ancora del lavoro nell’edilizia , trasformando il territorio in un abitato continuo   D. 29.12.08

 Materiali - Notizie in breve da Riforma 

 Il Comitato275  è un organismo di utilità sociale, apartitico e senza scopo di lucro. è formato da un gruppo di persone che usufruisce del trasporto pubblico sulla Linea Sestriere -Torino. Ad oggi, il Comitato è formato da circa cento soci; (c.275)

 Materiali Apre i battenti Biblioteca donna a Porte / Accordo Smat-Acea per l'acqua

 Materiali : Pracatinat passaggio da Consorzio a Spa

 Materiali : brevi su rifiuti/enti montani

 Materiali Assemblea pubblica di alp a Perosa

 Rileggiamo:Olimpiadi Torino 2006 - L'aria della val Susa - di Stefano Bertone e Luca Degiorgis - 25/02/06

 E'stato presentato a Perosa il film sui carbonai, nell'ambito delle iniziative degli 'Amici della scuola Latina'.

 La Montagna è sempre stata appannaggio dei fuggiaschi o di chi aveva ragioni per estraniarsi dal resto del mondo. Solo negli ultimi secoli si è visto un certo inurbamento ma, non appena se ne sono create le condizioni, gli uomini sono ridiscesi. (dal dibattito sul film 'Il vento fa il suo giro')

Materiali - messa in liquidazione dello stabilimento Teksid di Borgaretto/ rifiuti le bollette aumenteranno del 15 per cento / latte alla stakka Più 0,40 euro di media al litro / gruppi acquisto solidale

Materiali dopo l'assalto cinese si parla di uno smembramento di Rio Tinto. In che mani finirà la Luzenac? Se lo chiedono anche i francesi che nelle settimane scorse, nelle miniere dell'Ariege, hanno scioperato per cinque giorni. Ciò nonostante per ora nessuna nuova. A.M eco del chisone / Fenestrelle, la Provincia punta a recuperare la Ridotta
FENESTRELLE: LA PROVINCIA PENSA AD UN ASCENSORE CHE PORTI AL FORTE

Materiali La NewCocot Spa acquista la Manifattura di Legnano Spa mediante trasferimento di ramo d’azienda». A comunicarlo è stata la proprietà della Manifattura, che il 1° febbraio scorso ha ufficializzato così la situazione ai sindacati e alle rappresentanze interne dei lavoratori. Mercoledì 5 febbraio, poi, a Milano è stata presentata anche la richiesta, sempre per la Manifattura di Legnano, di concordato preventivo al Tribunale fallimentare.  eco del chisone

 A Massello si faceva un lavoro misero, che però accomunava tutti nella necessità, Adesso chi torna ad agire sul territorio torna con una mentalità individualistica e con esigenze che non credo appartenessero alla cultura della montagna. Ci sono dei valori del lavoro agricolo di cui nessuno parla, la collaborazione, le decisioni assembleari, le corvèè volontarie: anche queste sono delle conquiste di una storia secolare, mica solo le ferie e i diritti degli operai. (..)  Carmen Moiani

Materiali Cronache in breve: Manifattura in diffcoltà/ Utili alla SKF /Super perito per Pragelato

 Materiali - Intervista ECo a Manfredini, assessore al lavoro

In alta alle Susa l’industria non esiste, a meno che non si contino gli impianti del Sestiere. In bassa valle una antica tradizione industriale, che si è trasformata come nel resto d’Italia, passando dalle medie aziende alle piccole aziende. Paolo, febbraio 2008

 Molte famiglie come la mia sono scese a valle. Mio padre ha deciso di scendere  Pomaretto. Voleva che i suoi figli trovassero altri lavori, conosceva i rischi e la silicosi.A. 21.3.08

documenti Quale sviluppo

 Gli amministratori variano da comune a comune. Per esperienza so che sono molto più popolari le scelte di investimenti su impianti sportivi che sulle fognature

 documenti Il villaggio operaio di Villar Perosa - tesi

segue rassegna stampa


 

*****Collaboro da circa un anno per la Comunità Montana, nell'ufficio che si occupa della gestione dei boschi comunali.

Il settore forestale in Val Chisone è abbastanza vitale, con una serie di imprese locali che utilizzano e trasformano il legno. I numeri sono tuttavia molto piccoli e, considerando la risorsa, non si può pensare a forti incrementi di lavoro e manodopera. Per la verità ci sarebbe molto da lavorare sui boschi privati (tutti hanno in mente in che stato di abbandono siano molti boschi privati...) ma gli ostacoli sono molti e non facilmente risolvibili (frammentazione della proprietà, mancanza di strade, scarso valore del legname ecc.).

Altra attività che potrebbe essere rivitalizzata è quella agricola. Le potenzialità ci sono (prodotti tipici, agriturismo, ecc.) in parte anche la convenienza economica (compresi aiuti “pubblici”) rimane però aperta la questione che ha portato all'abbandono dell'agricoltura negli anni passati (durezza del lavoro, scarso guadagno, attrazione della fabbrica...): quanti sono oggi disposti a tornare a stili di vita diversi da quelli attuali e ad abbandonare un certo modello di sviluppo?

Andrea  

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 ****** Omicidi sul lavoro

 * Thyssen - omicidi sul lavoro rassegna stampa

mp3 Audio Veglia politica sulla Tyssen- (l'infedele-La7) 12.12.07

 manca l'inizio prima parte seconda terza quarta 

  omelia card. Poletto

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 ***** materiali vari

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Alcune notizie

 

Rustici di campagna, magari inutilizzati da anni e semidistrutti. Sin qui sono stati considerati "rurali": non iscritti al Catasto e neppure soggetti all'Ici. Da quest'anno non sarà più così. I proprietari dovranno pagare l'Imposta comunale sugli immobili. Sin dal 2007.

Si chiamano "tasse locali", ma i Comuni ne farebbero molto volentieri a meno. Perché questo extragettito Ici sta cominciando ad esacerbare l'animo dei cittadini.

L'Agenzia del Territorio ha inviato alle Amministrazioni locali - Pinerolese compreso - i primi elenchi: fabbricati che vanno dichiarati al Catasto edilizio urbano. Se il proprietario non provvederà entro 90 giorni a partire dal 7 dicembre, data della pubblicazione, provvederà in surroga l'Ufficio provinciale dell'Agenzia del territorio. Con oneri e spese a carico del cittadino "inadempiente". (vedi in rassegna_stampa_dicembre.htm )

 

È bastata la neve, quella che era mancata un anno fa, a far decollare (con profitto) le prenotazioni per le vacanze natalizie e delle settimane bianche nelle stazioni sciistiche piemontesi. Un particolare afflusso è atteso sulle Montagne olimpiche (pur non essendo facile il rilancio "post 2006").

Ora, alla vigilia delle feste di fine anno, con il solito monitoraggio nazionale che rileva oltre 2,5 milioni di italiani presto in marcia verso le località alpine, gli albergatori in Valle annunciano già il "tutto esaurito" per le due settimane che andranno dal 23 dicembre al 6 gennaio. Molti gli stranieri (soprattutto russi e spagnoli negli alberghi di Sestriere e inglesi a Sauze d'Oulx), ma anche tantissimi italiani (molte le comitive del Centro-sud al Colle), mentre iniziano a ripopolarsi le seconde case e cominciano i primi affitti a "rotazione" di molti alloggi.

(vedi in rassegna_stampa_dicembre.htm )

 

 


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riforma 21.12.01

12 /12/07incontri in Comunità Montana a Perosa con aziende e sindacati  sulla crisi delle fabbriche -AUDIO spezzone audio-mp3

Alle lavoratrici e ai lavoratori della Manifattura di Perosa

Venerdì 21 e Domenica 23 dicembre 2007 ci saranno finalmente le elezioni delle RSU e RLS.

Per la prima volta la nostra piccola associazione presenterà due operaie in Manifattura, così come abbiamo fatto in molti altri luoghi di lavoro in particolare nella nostra Valle. Voi sapete che per almeno 5 anni ci hanno impedito di partecipare dicendoci (aziende e sindacati) che non avevamo i requisiti, poi visto che abbiamo resistito per tutti questi anni ora possiamo partecipare (bontà loro).- dalla locandina 542 alp

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***** Secondo me parte dei dati occupazionali della valle sono da trattare con le pinze: Nell’alta valle può darsi che l’occupazione turistica valga per tutto l’anno, da Fenestrelle fino a Porte non è che si può pensare di vivere sul turismo, se non per impieghi temporanei e brevi. 

Le realtà industriali sono in agonia da anni, sembra, comunque non c’è turnover  e calano gli occupati. E’ un bel problema ma non sono quali sono le soluzioni… Per le olimpiadi tanti han fatto credere che le Olimpiadi o il sistema turistico fosse in prospettiva un’alternativa all’industria  ma non è così. 

Per le realta che lavorano nell’edilizia non so quali prospettive ci siano.. Certo se la bassa valle diventa un dormitorio per nuova popolazione che arriva da fuori- e lavora  fuori - o che scende dall’alta valle, ci sarà ancora del lavoro nell’edilizia , trasformando il territorio in un abitato continuo ….- vedi oggi esempi di  insediamenti intensivi di Pinasca, villaggi turistici di Pragelato (oggi sotto inchiesta giudiziaria)oppure le nuove edificazioni a S.Germano. 

Hanno fatto credere che il turismo portasse più lavoro, per qualche anno l’hanno contata così….

Sull’edilizia turistica continuano a sbagliare come vent’anni fa. E’ il caso di Prali con le seconde case che restano vuote quasi tutto l’anno. 

Bisogna vedere il passaggio generazionale, oggi molti giovani fino ai trent’anni vivono in casa coi genitori. E’ un dato nazionale. C’è un disagio, chi va a vivere fuori magari si indebita tutta la vita per l’acquisto della casa. Altri hanno il disagio reale di vivere in casa perché non guadagnano abbastanza da potersene  uscire. Poi magari mentre aspettano tempi migliori spendono per il tempo libero. 

Non mi sembra che la Comunità Montana che dovrebbe essere l’ente politico più rilevante in zona abbia un ruolo molto brillante. 

Per il tempo libero segnalo il problema dei cinema: quello di Finestra sulle Valli, è sovente chiuso, è una perdita. Forse bisogna che il potere pubblico stimoli l’iniziativa privata.

D. 29.12.08

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quattro incontri a Pinerolo Il futuro possibile - pdf

2008

 1° incontro - scheda 25 gennaio- L’ENERGIA : BENE COMUNE audio .wav -37 Mb Tartaglia

 2* incontro - scheda 30 gennaio- Risparmio energetico -audio_ wav - 121 Mb Gamba-Bertolotti

 3* incontro - scheda 8 febbraio- Etica,famiglia, economia - audio- wav 27Mb- Burlando

 4* incontro - scheda 15 febbraio (annullato)

 

 

 

 

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****_**** notizie in breve

riforma 4 gennaio 2008

riforma 11 gennaio

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vedi materiali recenti:

 

                                                                               al sommario


**** COMITATO275 Pendolari Autobus Linea Sestriere –Torino

 

1. UN COMITATO…. PERCHE’?

Quando le persone che usufruiscono di un servizio iniziano a percepire pesanti disfunzionalità, negligenze, disattenzione ai loro bisogni, da parte di chi offre il servizio medesimo, iniziano a soffrirne prima come singoli e successivamente come gruppo.

Le persone sentono l’esigenza di condividere il proprio disagio e chiedono il supporto della collettività o, meglio, del gruppo cui appartengono.

E’ da questo momento che inizia il percorso di formazione di un Comitato, “espressione comunitaria” di una insoddisfazione a cui si cerca di porre rimedio, attraverso il dialogo collettivo sulla base di uno scambio democratico delle idee volto a definire e condividere una proposta di miglioramento.

Anche il nostro Comitato trova le proprie radici in questo contesto, dove il bisogno (trasporto pubblico locale) non è pienamente soddisfatto e genera nel tempo effetti negativi di alta significatività nei confronti della vita del singolo come lavoratore/pendolare e come membro di una comunità e non trova appagamento nelle risposte offerte dalle Istituzioni il cui ruolo e responsabilità sarebbe proprio l’espletamento e il controllo del servizio stesso.

2. CHI SIAMO

Il Comitato275  è un organismo di utilità sociale, apartitico e senza scopo di lucro i cui contenuti e la struttura sono ispirati a principi di solidarietà, trasparenza e democrazia che consentono l'effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alla vita associativa del Comitato;

 è formato da un gruppo di persone che usufruisce del trasporto pubblico sulla Linea Sestriere -Torino. Ad oggi, il Comitato è formato da circa cento soci;

 si prefigge di intervenire a favore di tutti i propri aderenti e dei cittadini che per motivi di lavoro o di studio utilizzano i mezzi di trasporto pubblico;

  ha definito uno Statuto ed un Atto costitutivo per costituirsi formalmente;

 ha elaborato un programma di attività ed ha costituito un Sito Internet www.comitato275.it per creare un punto di incontro per i pendolari, informare e sensibilizzare gli utenti sulle problematiche riguardanti il servizio di pubblico trasporto.

3. GLI OBIETTIVI

L’obiettivo principale (cardine) del Comitato è il miglioramento del servizio di trasporto pubblico su gomma in tutti i suoi aspetti.

E’ ovvio che tale miglioramento si ottiene sulla base dello svolgimento responsabile dei ruoli degli

attori coinvolti nel processo di offerta del servizio: Sapav S.p.A. quale Azienda Concessionaria del

Servizio, la Provincia quale Ente concedente, i viaggiatori in qualità di cliente finale.

dal documento del 2006 -pdf link

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 **** dai giornali

Porte, domenica 13, nel pomeriggio, l'inaugurazione
Apre i battenti Biblioteca donna
È la prima in Italia - Intitolata a Lidia Poet

PORTE - Nessuno ci aveva mai pensato in Italia, a raccogliere libri sulle donne. Lo hanno fatto nel paese alle porte della valle, dando vita alla prima biblioteca di genere nazionale.

Si chiama "Biblioteca donna Lidia Poet", al momento conta un migliaio di libri ed è accolta nei locali del municipio di Villa Giuliano.

Ideatrice, il sindaco Laura Zoggia, anche consigliera nella Commissione Pari opportunità della Regione Piemonte. Con lei, all'impresa, hanno collaborato molte donne portesi, tra cui l'assessore Elisa Bessone e la volontaria Elisa Levino.

Un lavoro lungo, partito tanti mesi fa. E le donazioni dei libri, arrivati da ogni parte d'Italia, alcuni anche dal ministero dei Beni culturali.
La stanza contiene «scritti di donne per le donne - li definisce la Zoggia - ma anche per quegli uomini che vogliono capire meglio il pensiero femminile». Pagine che raccontano di donne con spessore e contemporanea leggerezza. Donne nell'arte; Maria, donna e madre; il femminismo; le pari opportunità. Dal romanzo al saggio, insomma.
Per la gestione futura, l'Amministrazione sta pensando di attivare una borsa lavoro a favore di una giovane donna. Anche perché la biblioteca dovrà essere ampliata, aggiornata, si dovranno gestire i prestiti e tutti i volumi verranno messi in rete.
Poi, la scelta del nome: Lidia Poet. La prima donna avvocato d'Italia, proveniente proprio dalla valle, che nel 1883 si vide negata l'iscrizione all'albo degli avvocati. Non bastava la laurea, al tempo: quel cromosoma X era capace di annullare anche il 30 e lode. Dovette attendere fino al 1920 per essere chiamata avvocato. Monito del tempo: discriminazione sessuale e lotta - tutta femminile - per l'affermazione.
E il luogo, Porte. Uno dei primi paesi ad essere guidato da una sindachessa, per ben 10 anni: Edda Gasco. Oggi, di nuovo un sindaco donna, un assessore donna, come donne sono i capigruppo delle due minoranze consigliari e tante presidentesse di associazioni locali.
Una biblioteca che è anche simbolo di sorellanza femminile: libri donati da donne per le donne. Emblematica la storia della rarità, "Sputiamo su Hegel - La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti", di Carla Lonzi. Baluardo del movimento femminista degli Anni '70, il volume è ormai introvabile, non più in stampa. A Porte è arrivato dall'Università di Genova: l'ha regalato una docente germanista, perché restasse al servizio di tutti.
Domenica 13, ci sarà anche la Rai, alle 16, in municipio, per il taglio del nastro. Alle 17, poi, nella chiesa di S. Michele Arcangelo, concerto del gruppo femminile (non poteva essere altrimenti) friulano "Vocinconsuete". L'ingresso è libero, grazie al contributo della Provincia di Torino.


Martina Bonati- eco del chisone 9.1.08

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Il 28 dicembre scorso, a Torino, è stato sottoscritto dai rispettivi amministratori delegati, Paolo Romano e Francesco Carcioffo, l'accordo tra Smat Spa e Acea Spa per la gestione del ciclo dell'acqua in Provincia di Torino. Uno storico compromesso la cui portata, soprattutto per il Pinerolese, non è stata ancora del tutto compresa.

L'azienda pinerolese infatti manterrà nei prossimi 17 anni la titolarità del servizio (come gestore salvaguardato), continuando a progettare e realizzare le opere decise dall'Ato torinese sul territorio. Annualmente l'azienda e il Pinerolese riceveranno 8 milioni di euro: 2 milioni (dalla tariffa) per l'espletamento del servizio e 6 milioni per investimenti. In tutto 136 milioni di euro. Inoltre è già stato saldato dalla Smat il debito storico nei confronti dell'Acea di tre milioni di euro.
A.M.eco del chisone 9.1.08

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>>>>PMT- Cassa integrazione ordinaria. Non sono bastate le forzature fatte per la “mobilità spintanea”...a sanare i problemi. Se non facciamo gli struzzi capiremo che tra qualche tempo ci saranno di nuovo problemi grossi ...allora svegliamoci.

>>> Consorzio Pra Catinat: il 14 e 15 gennaio ci saranno le elezioni delle Rsu con 2 candidati dell'ALP/Cub. I problemi da affrontare saranno la trasformazione in Spa del Consorzio e le conseguenze sui lavoratori

>>>Manifattura di Perosa: Elezioni RSU e RLS. ALP/Cub ottiene un buon risultato, ma grazie all'accordo del 93 ALP/Cub con 51 voti si deve accontentare di una sola Rsu. vedi locandina 543 alpcub

al sommario


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vedi pdf allegato

al sommario


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riforma gennaio 08

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**** assemblea pubblica di alp

Avremo molto lavoro in questo nuovo anno in particolare in Valle. Sarà un anno decisivo per la OMVP e per la Manifattura due fabbriche in vendita pur con storie e situazioni diverse. Anche per la Sachs-ZF sarà un anno complicato di cassa integrazione straordinaria. Molto del futuro della Valle dipende da come se ne esce da queste tre situazioni.La nostra responsabilità è cresciuta dopo il buon risultato alle elezioni in Manifattura dove molte lavoratrici e lavoratori ci hanno dato fiducia premiando le nostre candidate (ma grazie all'accordo del 1993 ALP/Cub con 51 voti si deve accontentare di una sola Rsu.E' una fiducia che dobbiamo onorare con più impegno.

Il primo impegno sarà un'assemblea pubblica sulla situazione in Valle il 18 gennaio ore 18 presso la Comunità Montana a Perosa Argentina

 

vedi locandina 544 alpcub

Il primo impegno di ALPCUB del 2008 è stato un'assemblea pubblica sulla situazione in Valle il 18 gennaio ore 18  presso la Comunità Montana a Perosa Argentina - seguiva tre incontri nel 2007 tra amministratori, sindacati e aziende e l'unico appuntamento pubblico promosso da forze politiche, di AN.

- audio premessa1-Lanza mp3 - 6Mb

- audio premessa sulla lotta MVP-Fiat anni 80- Lanza mp3 -6Mb

- audio premessa sul lavoro in valle- Lanza mp3- 4Mb

. audio Manifattura -Lanza mp3 - 5Mb

- audio OMVP - Lanza mp3 - 10Mb

- audio Sachs - Lanza mp3 - 4Mb

- audio varie aziende - Lanza mp3 - 5Mb

- audio Intervento  mp3 - 14Mb

- audio Intervento  mp3 - 6Mb

La lotta dell'MVP (83-84)

Le lotte che abbiamo fatto negli anni passati sicuramente sono state un elemento importante nel mantenimento dell'occupazione in valle. Nell'83-84 c'è stata la lotta più grande, con l'aiuti dei sindacati, delle forze politiche e delle chiese. La Fiat aveva deciso di trasferire le lavorazioni dello stabilimento MVP di Villar a Firenze e c'è stata una lotta che è durata sei mesi che ha prodotto un accordo e mantenuto quello stabilimento nel nostro territorio.Se non fosse stato per la tenacia degli operai e del sindacato locale a livello nazionale la direzione sindacale diceva ' questo stabilimento viene chiuso ma nessun lavoratore perderà il posto di lavoro perchè c'è quello di Rivalta'.

Noi invece non pensavamo solo al nostro posto di lavoro, ma pensavamo ai nostri figli e alle loro prospettive. Così facemmo l'accordo con la Corte e Cosso di Buriasco e con un pezzo di Fiat nacque la Boge. Eravamo in piena spaccatura sindacale sulla scala mobile: qui si continuò a fare una lotta unitaria. Nella nuova fabbrica vennero lavoratori della Corte e Cosso e altri lavoratori, scelti in base alla residenza. Questo accordo sancì la presenza di una fabbrica sul territorio. Se non l'avessimo fatta, pensate a cosa è adesso Rivalta: avremmo in quella zona di Villar un bel magazzino ecc.

Oggi continuiamo ad avere 200 addetti alla Sachs e 80 alla Stabilus. Le lotte non sono sono tutto ma quelle degli anni scorsi hanno fermato una certa tendenza e mantenuto nel territorio una presenza manifatturiera che riteniamo fiondamemtale. Enrico Lanza

 

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****rileggiamo:

Olimpiadi Torino 2006 - L'aria della valle
di Stefano Bertone - Luca Degiorgis - 25/02/2006

Fonte: ilmanifesto.it

Lunedì sera siamo stati a Bussoleno e abbiamo potuto respirare un po' dell'aria che tira in Val Susa quando si parla di ricadute olimpiche. E, a parte alcuni limitati casi, se ne è ricavata l'impressione che il ritorno economico e turistico sia stato minore delle promesse iniziali e delle aspettative che ne erano scaturite. In particolare questo è vero tra gli abitanti dell'alta valle che vi avevano ingenuamente riposto grandi speranze - quelli della bassa infatti hanno sopratutto funto da corridoio di attraversamento. Le riflessioni si sono allargate ai modelli di "sviluppo" che vengono proposti (ed accettati) per il territorio. Nonostante sul campo le idee non manchino, anzi, c'è l'impressione che in occasione di grandi eventi organizzati in modo piramidale e accentrato, sia molto difficile per chi non frequenta le stanze dei bottoni fare passare la svolta verso un turismo più soft. Sono inoltre eventi che portano implicitamente con sè una grande fretta: immaginate le centinaia di lavori, autorizzazioni e cantieri accavallatisi dal 2001 alla settimana scorsa.

Un'abitante dell'alta valle, che preferisce restare anonima, ci offre una versione critica della montagna di oggi dipingendola come "problematica e piena di contraddizioni: un ambiente montano notevolmente compromesso da infrastrutture e cemento, un'economia basata su turismo di massa e costruzione e fruizione di seconde case ed il passaggio in media di 5.000 tir al giorno con pesanti ricadute sulla qualità dell'aria". L'interlocutrice se la prende con "un modello economico che sembra aver snaturato e trasformato la montagna in un grande parco dei divertimenti per turisti che riproduce lo stile di vita cittadino, rendendo malato l'ecosistema alpino" ma al contempo riconosce che quello stesso modello "dà la possibilità ai valligiani di vivere in queste montagne che altrimenti sarebbero state abbandonate per cercare sostentamento nelle città vicine". Ecco così la temuta contraddizione, cioè "il tentativo di offrire un prodotto appetibile sul mercato turistico basato sull'immagine distorta di una valle alpina dove contemporaneamente possiamo trovare le tradizioni e la cultura tipica del montanaro affiancata dal più moderno impianto sciistico e dal locale alla moda". E le municipalità montane, coinvolte nel processo decisionale sin dagli albori, come si sono atteggiate? "Probabilmente - ci risponde - all'inizio avevano la speranza che si potesse fare qualcosa di utile per il territorio", ma successivamente anche fra loro è intervenuta la presa di coscienza che il grande evento "non avrebbe portato quella ricaduta economica sperata e soprattutto che si sarebbero trovati il compito di gestire un'eredità difficile".

Così, quando le chiediamo come si vivono questi giorni in alta valle, ci parla della sensazione diffusa che "la tanto ostentata febbre olimpica non abbia contagiato nessuno e che gli animi siano stati e siano piuttosto tiepidi". Sono commenti che ricordano da vicino la fredda disillusione che colpì il post-mondiali di sci di Sestriere '97. Due gravi sottovalutazioni dei rischi in soli 9 anni sono troppe e richiedono, una volta per tutte, che ci si impegni a non ripeterle mai più nel futuro. Se si vuole salvare il salvabile.

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vedi in locandina 545 alp
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un documentario:

 

26.1.08

E'stato presentato a Perosa il film sui carbonai, nell'ambito delle iniziative degli 'Amici della scuola Latina'.

 

“L’ISOLA DESERTA DEI CARBONAI”

 

Quello del carbonaio è un mestiere che, nel nord d’Italia, scompare nella seconda metà del novecento. Questo film è l’espressione della cultura materiale conservata da due ex carbonai della Val Lemina, una piccola vallata che parte da Pinerolo, in provincia di Torino.

Il documentario mostra le fasi di lavorazione di una carbonaia, ossia come dal legno si possa ottenere carbone. Non si limita però ad una esemplificazione didascalica di azioni produttive; attraverso i racconti dei carbonai e le immagini dei boschi, delle radure della vallata, delle borgate franate su se stesse, scopre un mondo di fantasmi, un territorio “desertificato”. Un territorio in assenza d’uomo, che porta però con sé le tracce del suo stanziamento, della sua scomparsa e del suo possibile ritorno.

Il film trova nella colonna sonora una chiave di lettura visionaria di un sentimento comune degli anni che viviamo, la sensazione di vivere qualcosa che non è più e che, allo stesso tempo, non è ancora. Così “L’Addio” de “Il Canto della Terra” di Gustav Mahler restituisce l’unione e l’aderenza tra terra e uomo che la storia del novecento ha così pesantemente annebbiato e dà una chiave utopica, indicando l’unica strada praticabile: quella del ritorno rinnovato, in una terra dove passato e futuro siano entrambi presenti.

Lo stesso titolo del film segue questo percorso utopico, riadattando un testo giovanile del filosofo Gilles Deleuze dal titolo “L’isola deserta”. Riporto qui di seguito le ultime righe di questo saggio così luminoso nel trattare le ombre immemorabili del nostro pensiero: “C’è nell’ideale del ricominciamento qualche cosa che precede il cominciamento stesso, che lo riprende per approfondirlo e spostarlo indietro nel tempo. L’isola deserta è la materia di questo immemorabile o più profondo”.

 

“L’isola deserta dei carbonai” è un film di Andrea Fenoglio, finanziato dalla Comunità Montana del Pinerolese Pedemontano. È stato prodotto dalla detour audiovisivi s.c. in collaborazione con l’Associazione Guide Natura di Caprie.

  ( il documentario raccoglie il racconto in piemontese del lavoro di carbonaio: i sottotitoli in italiano sono in questo testo in pdf

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L’ISOLA DESERTA DEI CARBONAI

 

Un film commissionato e finanziato dalla Comunità del Pinerolese Pedemontano 

Da un’idea di Piergiorgio Manavella 

Un film di Andrea Fenoglio 

Con Cesarino (Cesu) Bianciotto e Felice Gaido 

Montaggio di Marco Odetto e Andrea Fenoglio 

Fotografia di Andrea Fenoglio e Sandro De Frino 

Riprese con Mini-Steady di Sandro De Frino 

Suono in presa diretta di Fabio Russo 

Mixaggio audio di Fabio Russo 

“Il Canto della Terra” di Gustav Mahler è eseguito dalla Wiener Philharmoniker diretta da Pierre Boulez e cantato da Violeta Urmana e Michael Schade. Edito dalla Deutsche Grammophon di Amburgo 2001-2002. 

Sottotitoli di Andrea Fenoglio e Piergiorgio Manavella 

Hanno collaborato alla realizzazione del film: Piergiorgio Manavella, Fabio e Diego Mometti. 

Ringraziamenti a: Carlo Bianciotto, Riccardo Bianciotto, Romano Bianciotto e famiglia,Vanda Bianciotto, Marisa Bosio, Pasquale Garnero, Gianni Nobili, Bruno Italdo, Elmo Rocia, Guerino Ughetto.  

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Cade il Governo. Dopo una lunga agonia cade nel peggiore dei modi (mancata comprensione al dramma di Mastella e troppo a sinistra secondo Dini) un governo che aveva creato molte aspettative tra i lavora tori e altrettante delusioni. Dopo la fa se dei grandi regali alla confindustria e a i padroni, ora che tocca va a i lavora tori a vere qualche cosa , lo si fa cadere.

In questi giorni tutti parlano di riforma elettorale mentre delle condizioni dei lavoratori e del sala rio non si parla più

vedi in locandina 546 alp

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un film 'occitano':

****Il vento fa il suo giro. Ma questa volta non è detto che torni! E’ un’affermazione che non ha a che vedere con le mutazioni climatiche, vorrei solo che qualcuno fosse in grado di confutarle.

Il pessimismo nasce da una serie di dati di fatto e problematiche, che incontrano sovente proposte risolutive ardite, talvolta del tutto irricevibili. I latori di tali editti sono di solito intellettuali che amano farsi belli emanando sentenze dai loro morbidi rifugi cittadini.

Il tutto nasce da un tipo di società, da una cultura che ha perso la sua competizione contro la modernità. E questo non deve stupire: la Montagna non è il luogo naturale per l’uomo ove trarre il suo sostentamento. La colonizzazione dei territori alpini è nata quando per vari motivi le genti non avevano più posto nelle aree a valle. Ne consegue che siano anche i primi luoghi ad essere abbandonati quando le condizioni lo permettano. Le civiltà sono fiorite lungo le coste o i fiumi, in prossimità di nodi viari o in zone fertili. La Montagna è sempre stata appannaggio dei fuggiaschi o di chi aveva ragioni per estraniarsi dal resto del mondo. Solo negli ultimi secoli si è visto un certo inurbamento ma, non appena se ne sono create le condizioni, gli uomini sono ridiscesi. Il tutto viene ulteriormente accentuato sulle nostre Montagne, più aspre rispetto ad altre dell’arco alpino.

E questo preoccupa, ma solo fino ad un certo punto. Non si può costringere la gente ad abitare in luoghi inospitali, offrendo in cambio unicamente degli aspetti suggestivi. (....)

vedi dibattito sul film 'Il vento fa il suo giro'

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  per approfondimenti sulle tematiche della cultura occitana due approcci diversi:

-rivista quadrimestrale Valados Usitanos- richiedere Corso XI febbraio 27 - 10152 Torino

- AUDIO ciclo del 2004 su Occitania del Terzo Anello Rai3 - link

sul film

 

http://www.ilventofailsuogiro.com/ link al sito (vedi video trailerdi presentazione del film)

VIDEO: La recensione di Paolo D'Agostini link repubblica

una recensione link Savigliano

un'altra recensione link

 

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****** BORGARETTO - Lunedì mattina i dipendenti delle Teksid getti speciali di Borgaretto sono precipitati improvvisamente nel panico alla notizia della messa in liquidazione dello stabilimento.


Un classico fulmine a ciel sereno o meglio una mazzata terribile per tutti gli occupati che da qualche anno vivono nell'incertezza del futuro e affidavano ai negoziati per la vendita dello stabilimento alla Avio le speranze di salvare il posto di lavoro. Le trattative con il maggior committente dello stabilimento, fino a venerdì, sembravano a buon punto tali da consentire la stesura definitiva, ma durante il fine settimana è arrivata invece la rinuncia dell'Avio. Così ai vertici dell'azienda lunedì hanno convocato le rappresentanze sindacali per comunicare il mancato accordo e la decisione di mettere in liquidazione l'attività.
La protesta dei lavoratori non si è fatta attendere. Presidio permanente davanti alla fabbrica e blocco del traffico di via Rondò Bernardo, con conseguente modifica del tracciato della linea 41, disagi, presenza delle Forze dell'ordine e spostamento di cassonetti. Il blocco della strada è durato circa un paio d'ore.
Ad oggi l'incertezza per il futuro è massima. «Ancora una volta ci eravamo quasi illusi, come ad agosto quando la Teksid di Borgaretto era tornata nella sfera della Fiat con l'acquisto da parte di Power Train - afferma Bruno Papallo, Rsu dello stabilimento -. Questa mattina è stata subito decisa la mobilitazione permanente dei lavoratori».
Un centinaio gli operai fuori dai cancelli con alcuni rappresentanti sindacali: «L'ambiente fino a venerdì era positivo - afferma Dario Basso, segretario provinciale della Uilm - mentre ora la comunicazione della messa in luquidazione ha scatenato l'immediata protesta nei 210 lavoratori che hanno già organizzato un presidio permanente».
Quali prospettive ora per i molti posti di lavoro a rischio?
A mezze parole vengono fuori ipotesi tutte da verificare nei mesi che verranno: dopo un periodo di cassa integrazione straordinaria che non sarebbe superiore ad un anno, la soluzione potrebbe essere la messa in mobilità, con la perdita dei posti di lavoro.
Inizieranno ora trattative su più tavoli con l'interessamento degli enti locali superiori e dell'Amministrazione comunale; la speranza è quella che, come per altre realtà beinaschesi, si possa trovare, tramite il dialogo e la mediazione, la via d'uscita che tuteli il futuro di più di 200 famiglie.

Silvano Ferraris

Gli interventi previsti dall'Acea Spa costeranno due milioni di euro
Per affrontare l'emergenza rifiuti le bollette aumenteranno del 15 per cento

Brutte notizie per gli utenti del Consorzio Acea. Le bollette per la raccolta rifiuti sono destinate ad aumentare in media del 15 per cento. È quanto si evince dalle decisioni prese dall'azienda Acea in fase di determinazione del bilancio di previsione 2008, approvato la scorsa settimana dai soci della Spa, ovvero gli amministratori dei Comuni del Pinerolese. «Su invito del Consorzio e degli amministratori comunali - afferma il presidente dell'Acea Spa, Roberto Prinzio - abbiamo messo a bilancio il preventivo di spesa per far fronte all'emergenza rifiuti: complessivamente si tratta di due milioni di euro, che spalmati sulle utenze determinano un aumento del 15 per cento delle bollette».

Come illustrato la scorsa settimana nella cronaca dell'assemblea del Consorzio Acea, a cui aveva partecipato il presidente della Provincia Antonio Saitta, l'Azienda con questo denaro dovrà predisporre un primo intervento sulla discarica del Torrione, ridefinire il sistema di raccolta differenziata con l'introduzione di un parziale "porta a porta", conferire all'esterno parte dei rifiuti. Per quanto riguarda il rimodellamento vero e proprio della discarica del Torrione, occorrerà un altro milione e mezzo di euro che però l'Acea Spa si accollerà sotto forma di investimento. «È necessario però - afferma il presidente Prinzio - che l'assemblea del Consorzio formalizzi al più presto queste scelte e dia l'incarico ufficiale all'azienda di portare avanti gli interventi programmati».

L'Azienda ha voluto fare presente, attraverso il bilancio pluriennale, quali conseguenze sulle tariffe avrebbe la mancata realizzazione dei suddetti interventi e di una nuova discarica, gli aumenti in bolletta, in pochi anni, porterebbero al raddoppiare le tariffe.

Per quanto riguarda la vicenda della nuova discarica, da registrare solamente l'invio da parte del presidente dell'Ato, Paolo Foietta, di una lettera al presidente del Consorzio Giuseppino Berti, in cui s'invita l'assemblea consortile a fare propria l'indicazione del Comune di Buriasco sui tre possibili nuovi siti in territorio di Cumiana. L'unico modo, secondo Foietta, affinché l'Ato possa prenderli in considerazione.


Alberto Maranetto

Più 0,40 euro di media al litro, primo scatto a gennaio
Aumenta il latte alla stalla
Accordo tra le parti con mediazione della Regione

«Se c'è parapiglia nessuno di noi si siederà al tavolo delle trattative» avevano minacciato i rappresentanti dei caseifici ai vertici della Coldiretti, invitati dall'assessore regionale all'Agricoltura Mino Taricco per trattare sul prezzo del latte alla stalla. E così giovedì 7 alle 9, quando sindacati agricoli e industriali hanno varcato i cancelli della sede dell'assessorato, non c'era traccia di dissenzienti. Mezz'ora dopo, come d'incanto, un bel po' di trattori e qualche centinaio di produttori s'erano ammassati in strada.

Così verso le 14 gli industriali accettavano per gli ultimi tre mesi dell'attuale stagione di concedere quei tre sospirati centesimi in più al litro, passando dai 37,10 centesimi di dicembre ai 40,33 da gennaio in poi, modulando gli aumenti gradualmente, purché la media degli ultimi tre mesi della stagione raggiunga quanto concordato. «Abbiamo accettato la gradualità – riferisce il presidente provinciale della Coldiretti Chiabrando –, per cui a gennaio i centesimi saranno solo 39, ma a marzo 42, perché quest'ultimo vogliamo che sia base di partenza per la trattativa che si aprirà dal 1º aprile per la stagione 2008–09. È quanto si paga in Lombardia e non vedo perché non possa essere accettato anche dai nostri caseifici».

Altro punto fermo della prossima trattativa è l'indicizzazione del prezzo, ovvero l'aumento automatico della remunerazione del latte alla stalla qualora si verifichino nel corso dell'anno documentati aumenti sulla filiera di produzione.

Altra prerogativa che si mantiene da parte dei mungitori è quella di potere dare disdetta del conferimento del latte ad un determinato caseificio due mesi prima della scadenza del contratto e riservarsi la possibilità di decidere fino all'ultimo giorno.
r. a.

A Pinerolo e Piossasco, i Gruppi di acquisto collettivo
Uniti, per risparmiare sulla spesa


"Collettivo è meglio!", è l'iniziativa di acquisto collettivo di prodotti alimentari di qualità proposto dalla Provincia, in collaborazione con il Movimento consumatori. A Pinerolo e Piossasco lo si sta sperimentando. Sostanzialmente, con questo progetto i promotori intendono offrire possibilità di risparmio ai cittadini pur aumentando la qualità della merce. Un obiettivo apparentemente arduo, in realtà possibile e praticabile attraverso il Gruppo d'acquisto collettivo (Gac) e la "filiera corta", cioè un rapporto commerciale diretto tra produttore e consumatore.

A Pinerolo l'iniziativa è stata raccolta con entusiasmo dall'assessorato comunale alle Politiche sociali «come azione di sostegno al reddito nelle famiglie più vulnerabili», spiega l'assessore Giorgio Canal. L'operazione, oltre al valore economico, porta con sé importanti significati culturali: «La novità è riuscire a far spendere meno anche se il prodotto è buono, biologico, garantito rispetto ai prezzi di mercato». E poi, ancora, «educare ad un consumo critico, proponendo frutta e verdura di stagione - spiega Paola Biglione, facilitatrice, responsabile dello sportello di via Bignone 40 a Pinerolo, dove ci si rivolge per prendere parte al Gruppo di acquisto collettivo e fare le ordinazioni -: prodotti locali e garantiti, che diano sostegno alle Piccole e medie imprese». Periodicamente il Movimento consumatori si occupa di far eseguire analisi chimiche sui prodotti, al fine di controllare che i prodotti siano davvero biologici.

Allo sportello di Pinerolo le ordinazioni si ricevono il lunedì dalle 15 alle 17 e il mercoledì dalle 13 alle 15 e dalle 18 alle 20; la consegna, invece, è fissata una volta a settimana, sempre il mercoledì. Prendere parte al "Gac" è semplice: ci si rivolge allo sportello, quindi ci si iscrive al Movimento consumatori (la tessera costa 1 euro) e si versa una caparra (10 euro) che verrà restituita a ottobre 2008, quando si concluderà la fase sperimentale. Intanto, si sta pensando come rendere ancora più incisiva e alla portata di tutti l'iniziativa: «Stiamo pensando - conclude Paola Biglione - di aggiungere anche un paniere con alcuni prodotti di qualità ma non necessariamente biologici, e quindi con prezzi ancora più bassi coinvolgendo aziende del Pinerolese».

Per info sul Gruppo di acquisto collettivo di Pinerolo: tel. 347 75.67921 (in orario sportello) o www.movimentoconsumatori.to.it.

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Consigliere Regionale GIAN PIERO CLEMENT
 

OMVP – SKF: Incontro in Regione
La situazione è tutt’altro che rassicurante
 

Si è svolto venerdì 25 gennaio l’atteso incontro tra SKF-OMVP, la Regione e gli Enti Locali.
Erano presenti: per la Regione, il VicePresidente con delega all’industria Peveraro ed il consigliere regionale Clement; per gli Enti Locali, il Presidente della Comunità Montana Val Chisone Coucourde ed il Sindaco di Villar Costantino; per la SKF – OMVP, il responsabile personale dott. Ceva e l’amministratore delegato OMVP Ing. Bentorelli.
La SKF ha illustrato le attività presenti in Val Chisone. Il settore Avio Precisi occupa attualmente circa 500 persone e le prospettive a breve e medio termine sono buone e sono previsti piccoli incrementi occupazionali (+ 15/20 persone).
Anche il settore SKF – TBU (boccole ferroviarie) va bene, ci sono circa 80 occupati.
La situazione di criticità è sostanzialmente concentrata su OMVP che occupa ad oggi circa 630 persone. Il fatturato attuale è di circa 120 milioni di Euro annui, con un 80% su SKF ed un 20% verso l’esterno. Mentre sulle produzioni che vanno sul mercato esterno non esistono grandi preoccupazioni, sulla produzione acquistata da SKF esiste una crisi di competitività sui prezzi. I prodotti che possono essere acquistati dai produttori emergenti (Cina – Corea – India –Est Europa) costano mediamente tra il 22%-33% in meno, soprattutto per 3 motivi: un minor costo della materia prima (acciaio), minori costi energetici e l’Euro forte. Questi fattori, nei prossimi anni, determineranno un forte calo dei volumi produttivi, stimato in un 25% – 30%, con riflessi inevitabili sull’occupazione.
A fronte di questa situazione si inserisce la scelta della multinazionale di vendere OMVP. Scelta fatta a livello internazionale su tutte le produzioni di fucinatura e torneria, già realizzata in Francia (2005) e Germania (2006). Restano da vendere lo stabilimento italiano e le attività presenti in Bulgaria.
La volontà di SKF è quella di vendere, possibilmente ad un unico gruppo, sia le attività italiane sia quelle bulgare, senza nessuna partnership, ma garantendosi certezze di continuità sulle forniture, sulla qualità e sui prezzi. I contatti con eventuali acquirenti sono in fase avanzata con due cordate; ma soprattutto con una di queste si sta arrivando alla stretta finale, o quasi.
L’azienda pensa di poter chiudere la trattativa e comunicarla ufficialmente alle OO.SS. entro la fine di marzo. “È chiaro - dice SKF – se la vendita non dovesse realizzarsi, il ridimensionamento occupazionale (-25/30%) sarebbe inevitabile, anche se spalmato su diversi anni e con il ricorso ai classici ammortizzatori sociali”.
La mia valutazione è di grande preoccupazione, anche perché questa pesante incertezza genererà grandi criticità ed insicurezza.
Lo stabilimento di Villar Perosa, prima RIV, poi SKF, ora OMVP, ha segnato la storia e lo sviluppo economico della nostra valle. Non possiamo e non dobbiamo rassegnarci ad un suo ulteriore ridimensionamento.
Il nostro territorio non può prescindere da una forte attività manifatturiera delle nostre industrie.
Se non viene realizzata la vendita la SKF- OMVP deve assumersi l’onere di realizzare un piano industriale di investimenti che ridia competitività allo stabilimento partendo da quelli previsti nel PTI (Piano Territoriale Integrato): centrale per la produzione di energia elettrica ad olii vegetali, nuova pressa verticale.
Se invece la vendita viene realizzata devono essere sia gli Enti Locali (Comuni, Comunità Montane, Regione), sia le Organizzazioni sindacali a chiedere con forza al nuovo imprenditore una politica di rilancio e diversificazione delle produzioni.
Nessuno pensi di venire a Villar, comperare il “business” e svuotare, magari progressivamente, lo stabilimento.
La grande professionalità delle maestranze di Villar Perosa, figlia di cento anni di storia e tradizione, può e deve essere valorizzata, per continuare ad avere a Villar Perosa uno dei motori dello sviluppo economico del nostro territorio.
La Regione continuerà a fare la propria parte nel seguire con attenzione la vicenda e non va escluso un Tavolo di confronto nazionale in caso di sviluppi negativi.


        Consigliere Regionale PRC  - SE
        Gian Piero Clement

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>>> Sachs-ZF: Nell'incontro con la Direzione,Alp/Cub ha chiesto di ridurre il più possibile le perdite salariali, proponendo di allargare di più la rotazione, preparando con corsi di formazione dei lavoratori per inserirli sulla produzione delle moto. Inoltre ha proposto per il 2008, come contrattazione integrativa, che l'azienda integri i ratei persi. Se fosse accolta questa proposta si darebbe un importante contributo di recupero salariale ai lavoratori che fanno molta cassa.   vedi in locandina 547 alp

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******La Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca ha inviato ad alcune Associazioni operanti sul territorio una lettera di convocazione ad una riunione, cui parteciperanno anche sindaci ed assessori, nella quale si decideranno le regole da dare alla fruizione estiva della strada dell'Assietta.
 
La riunione è fissata per martedì 12 febbraio, alle ore 21,00 presso la sede della Comunità Montana a Perosa

 

SITUAZIONE ATTUALE

" Il territorio della dorsale dell'Assietta con i suoi 60 Km di strada carrozzabile sterrata e panoramica è oggetto di una serie di azioni di riqualificazione finalizzate a preservare le inestimabili risorse paesaggistiche e ambientali che si sviluppano nelle aree protette del Parco Orsiera-Rocciavrè e del Gran Bosco di Salbertrand.
Le azioni di riqualificazione prevedono l'allestimento di aree attrezzate, l'installazione di una nuova segnaletica, l'organizzazione di eventi, promozioni ed escursioni e la definizione di una serie di prescrizioni che ne facilitino la fruizione contemporanea da parte di utenze diverse.
In questo quadro, la SP 173 dell'Assietta (dal km 0,500 si Sestriere fino a Pian dell'Alpe) e la SP 172 del Colle delle Finestre (dal km 2,900 di Meana di Susa a Pracatinat) saranno aperte al transito dal 1 giugno al 31 ottobre con le seguenti modalità:
- Limite di velocità di 30 km/h,
- Divieto di transito ai veicoli di massa a pieno carico superiore alle 3,5 tonnellate e/o aventi larghezza superiore ai 2,00 metri,
- Divieto di sorpasso e di sosta al di fuori dei parcheggi.

Al fine di favorire una fruizione dolce e una circolazione lenta sulla strada da parte di ciclisti ed escursionisti a piedi e a cavallo, sono inoltre previste delle giornate di totale chiusura al traffico motorizzato della SP 173 dal Col Basset a Pian dell'Alpe il 2-5-9-12-16-23-30 luglio e 2-6-9-13-16-20-23-27-30 agosto.

Tutte le informazioni aggiornate sono disponibili su www.stradadellassietta.it"

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Le mie radici sono in Val Chisone e poi sono risalito con mia moglie  in Val Germanasca, alla ricerca di qualcosa che non trovavo più in basso, per il week end e le vacanze. Dopo un po’ di tempo, guardando il paesaggio,le case abbandonate, sempre più chiuse durante gli anni, mi sono interrogato sul passato e sull’esodo dalla montagna. Era uno stillicidio continuo, i pochi giovani tendenzialmente sono scesi. Lo spopolamento  avviene per due fattori: uno demografico, un altro le necessità lavorative. Conosco pochissimi giovani sui vent’anni che abbiano preso la strada inversa, invece è accaduto per alcuni più in là negli anni.

La storia dello sviluppo di una valle può essere vista come una somma di storie personali: non possiamo pensare che arrivi dall’alto o da ‘fuori’. Chi ci vive qualcosa deve inventarsi, dal basso,  chi arriva da fuori può anche fare dei danni, chi arriva dall’alto fa ‘ calare ’ dei contenuti che poi vanno concentrati su opere che con la valle hanno poco a che fare. Vedi la storia del piccolo vallone di Massello, di Pragelato.

Sulla carta si parla di contributi regionali, europei, di sviluppo della montagna,  di sviluppo ecocompatibile ecc. , poi la ricaduta su territorio è pari a zero. Chi si è fermato in montagna con questi progetti? Vivere in montagna o vivere la montagna? Una cosa è vivere ed altra è passarci due giorni di week-end. C’è chi dice: 'con la banda larga internet io faccio l’architetto a Massello'. Ma se poi la borgata è vuota con chi vivi? Se non c'è una comunità attorno non si resiste, a meno che non si accetti la solitudine.

A Maniglia toccata con mano la situazione di case chiuse, abbandonate per validi motivi di sopravvivenza, abbiamo deciso di acquistare alcune vecchie casette che nel tempo abbiamo fatto ristrutturare ed affittato. Nel tempo abbiamo portato centinaia di villeggianti. Partivamo privilegiati,  avendo un lavoro di insegnanti elementari,non avevamo il bisogno di realizzare con le case un guadagno immediato, ma invece un progetto : far conoscere a tanti la montagna. Il modello dominante di montagna è Sestriere, Cervinia, il Trentino: questi sono pubblicizzati.

 E’ stata una scommessa: certo ci sono problemi vari, si paga l’acqua all’Acea, le tasse e l’energia elettrica per le seconde case, abbiamo dovuto fare le fosse perché non c’era la rete fognaria. Oltre ai costi del vivere in montagna ci sono i costi del trasporto fino alla pianura.

(Abbiamo anche aperto il sentiero ‘Arturo Genre’ con un’associazione che si è mossa fuori dagli schemi proposti dalla com. Montana.)

Ci volevano inserire nei siti turistici, ma noi dicevamo non utilizziamo risorse pubbliche, facciamo da soli con il passaparola: sono venuti da tutta Italia e dall’estero.

Abbiamo quattro piccoli alloggi ( dai 30 ai 60 metri quadri ; 2-4-6 posti letto). Uno l’abbiamo dato in affitto a una famiglia torinese che viene da molti anni. Gli altri li diamo in affitto massimo un mese, per far girar più gente. In questa forma di affitto a tempi brevi non si bloccano alloggi per anni, come avviene nel resto della valle, si ha un ricambio di 'turisti', che cominciano ad amare il territorio. Pian piano abbiamo visto che si interessano alla valle, sono curiosi, frequentano magari il culto.

Pensiamo che chi ristruttura una casa non può disinteressarsi al territorio circostante, ai sentieri, ai prati: non ci può essere l’abbandono. Chi viene nota se il territorio è curato dai residenti. Poi bisogna coinvolgere chi compra in questa cura. Si tratta probabilmente di recuperare vecchie attività,finalizzate a restare sul territorio, vedi le giornate di pulizia comunitaria dei sentieri ecc. Chi a suo tempo faceva questi lavori sentiva il territorio come suo.

I residenti locali vedono e tollerano i nuovi arrivati, ci sono sovente situazioni di convivenza difficile. Anche chi viene da fuori certe volte non rispetta alcune regole, vedi dove posteggiare la macchina ecc. 

C’è stato anche qualche tentativo di riuso delle case  come il nostro ma poi è rientrato. Negli ultimi tempi sono state vendute vari rustici come seconda casa.

Il futuro della valle Germanasca .

Partiamo dalle cifre: circa 2300 persone, distribuite in 20 KM partendo dai 600 metri e salendo fino ai 1500,in 5 comuni. Pomaretto vale praticamente la metà degli abitanti della valle.

Parlare di sviluppo con questi numeri è impossibile. Inoltre l'età anagrafica è alta. Potrebbe essere anche una valle poco abitata con parecchie borgate interessanti: ma ci deve restare qualcuno che crede nel futuro. Per il momento restano per lo più alcuni artigiani. 

Si tira  in ballo chi ci rappresenta, ma il problema riguarda tutti noi.

 La Comunità Montana: le iniziative di ascolto e di ricerca con la popolazione, durano brevi momenti. Ci si attiva, si fanno commissioni poi tutto finisce e si legge sui giornali che è partito un progetto del Gal o simili. La consultazione è un pretesto per legittimare scelte già fatte.

L'esperienza del consorzio per i pascoli di Maniglia è stata invece diversa ed efficace. Ci siamo trovati, dopo una ricerca, tutti i proprietari, per decidere e per la  costruzione dei recinti col lavoro dei volontari locali e materiali forniti dall'azienda. La popolazione ha dato migliaia di ore di volontariato, il progetto è partito: è al settimo anno . Dietro a questa iniziativa che funziona c'è qualcosa di credibile. Invece ci sono diversi esempi di progetti 'immateriali'che danno soldi per un po' a qualcuno ma sul territorio non c'è ricaduta.

A Massello c'è stato un momento in cui si pensava che ci sarebbe stata una inversione di tendenza, con l'azienda faunistica, poi si è visto che non c'era una reale ricaduta.Ci siamo ricreduti. C' è la Foresteria, forse funziona ma non è servito a a fermare lo spopolamento.

Franco e Silvana

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IL 12% DELLA RIO TINTO (MINIERA LUZENAC) IN MANO AI CINESI

Rio Tinto sempre nella bufera. Il gigante minerario anglo-australiano proprietario della Luzenac, società concessionaria delle miniere di talco della Val Germanasca, è da tempo al centro di una complessa guerra per il controllo del mercato delle materie prime per la siderurgia. L'ultimo colpo di scena è l'annuncio nei giorni scorsi dell'acquisto del 12 per cento del gruppo da parte dei cinesi della Chinalco in alleanza con l'americana Alcoa. Questo accade proprio allo scadere dell'offerta di acquisto "non amichevole" da parte dell'altro colosso minerario Bhp Billinton.

In questa guerra tra titani il peso delle miniere di talco della Val Germanasca è uguale a zero. Tant'è che la Rio Tinto, proprio per affrontare al meglio la competizione nei settori più redditizi del ferro e dell'alluminio, ha deciso di sbarazzarsi di tutti gli altri asset, primo fra tutti l'estrazione del talco appunto e, notizia recente, anche del boro. Questo ancor più oggi che dopo l'assalto cinese si parla di uno smembramento di Rio Tinto. In che mani finirà la Luzenac? Se lo chiedono anche i francesi che nelle settimane scorse, nelle miniere dell'Ariege, hanno scioperato per cinque giorni. Ciò nonostante per ora nessuna nuova.

A.M. (6.2.08)

 

Video breve storia sindacale miniere di talco e notizie dal  mondo -per scuole - 79MB-30' 

 

 

Fenestrelle, la Provincia punta a recuperare la Ridotta
FENESTRELLE: LA PROVINCIA PENSA AD UN ASCENSORE CHE PORTI AL FORTE
Per Pracatinat nell'immediato solo una strada più agevole

FENESTRELLE - Correzione di rotta, a Fenestrelle, per l'impianto di risalita che dovrà collegare fondovalle, Forte S. Carlo e Pra Catinat. «Nell'immediato - spiega l'assessore ai Trasporti della Provincia di Torino Franco Campia - abbiamo intenzione di acquistare la Ridotta Carlo Alberto lungo la 23, di metterla in sicurezza e di far partire da lì un'ascensore inclinato con passerella sulla strada, per raggiungere la parte restaurata del Forte».

Per Pracatinat, invece - che proprio in questi giorni sta mettendo a punto il Piano di sviluppo e il passaggio da Consorzio a società di capitale - si progetta l'adeguamento della strada di accesso: «Dovrà consentire il passaggio di pullman da 55 posti. Stiamo studiando gli interventi sui punti critici e sull'imbocco, che potrebbe essere spostato a monte della frazione di Depot».

L'idea di progettare un impianto più lungo, che raggiunga i centri di soggiorno con facilità anche d'inverno, non è stata accantonata: quel progetto è stato inserito nel concorso di idee indetto in occasione del Convegno mondiale di architettura, quest'anno in programma a Torino. Gli architetti di tutto il mondo erano già stati chiamati a consumare le loro matite sulla rifunzionalizzazione del Forte. L'impianto si aggiungerà al tema del concorso.

Ad annunciare l'accordo di programma da sei milioni di euro con la Regione era stato circa un anno fa il presidente della Provincia Antonio Saitta. Il compito di definire il tipo di tecnologia e il tracciato dal monumento simbolo della Provincia con gli ex-sanatori era stato assegnato la scorsa estate all'Agenzia Torino 2006. «C'erano diverse soluzioni possibili - spiega Campia, che segue i progetti sul Forte insieme all'assessore Giorgio Giani -: per cui alla fine abbiamo pensato di lasciare aperto lo spettro delle possibilità per il concorso».

Il sindaco di Fenestrelle Michele Chiappero esprime «soddisfazione per l'impegno che gli enti superiori dimostrano per il paese».

Per l'acquisizione della Ridotta la trattativa è tuttora in corso. Più di un progetto per il suo recupero è naufragato negli anni scorsi. Proprietà dell'artista torinese Gianni Zattarin, ha ottenuto in passato finanziamenti importanti, che però non hanno avuto seguito. «Oggi è sempre più pericolante - commenta Oscar Raviol, vice-sindaco e vice-presidente dell'associazione Progetto S. Carlo, che gestisce il forte - comunque e andrebbe messa in sicurezza. Dopo Mondiali e Olimpiadi, questa è davvero l'ultima occasione per risolvere la questione, tra l'altro con una riqualificazione che riprenda il passaggio sopra la strada che c'era in origine. Speriamo che il proprietario la valuti bene e che si trovi un accordo sul valore dell'immobile».

Ma è soprattutto l'associazione a vedere di buon occhio il progetto della Provincia: «È importante recuperare la Ridotta, che è l'ultima parte della fortificazione, e rendere più accessibile il Forte nel periodo estivo». Il recupero consentirebbe di usare il nuovo parcheggio accanto alla 23, magari ampliabile con l'occasione, e di sfruttare anche a piedi una stradina già esistente.

Il presidente di Pracatinat Celeste Martina: «Per noi è vitale un'accessibilità diversa. A decidere di che genere sono le istituzioni. Se l'intervento sulla strada consentirà ai pullman da 55 posti di arrivare, non potremo che essere soddisfatti, visto che lavoriamo sui grandi gruppi».
Luca Prot (6.2.08)

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>>> Manifattura: La situazione si complica.Oltre ai problemi derivati dallo scorporo di ramo d'azienda ci sono i libri in tribunale per il forte indebitamento e del gruppo, la nomina del Commissario che avrà il compito di evitare il fallimento e di favorire la ripresa produttiva con la New Cocot. Molti saranno però gli ostacoli per dare risposte a tutti. Noi pensiamo, anche alla luce di situazioni simili, come la Bertone, fabbrica storica del Torinese, che occorre evitare di tenere sotto silenzio la situazione, ma fare sentire le nostre ragioni e coinvolgere le Istituzioni Regionali e i Ministri Damiano e Ferrero. Se si deciderà per questa strada ALP/Cub darà il massimo contributo che è ciò che ci hanno chiesto le lavoratrici e i lavoratori con i loro voti nelle recenti elezioni delle RSU.

>>> OMVP: Il clima peggiora giorno per giorno e in particolare le donne sono oggetto di gravi pressioni. Abbiamo l'impressione che si cerchi di incentivare l'esodo prima della vendita. Non è la strada giusta e ci faremo sentire.

vedi in locandina 548 alp

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Nuove ombre sulla Manifattura

All’azienda tessile lombarda, con sede anche in val Chisone, ritorna l’incertezza. La proprietà ha annunciato il passaggio in «affitto» alla Newcocot dei propri impianti. I sindacati chiedono un incontro a breve con i responsabili della procedura di concordato preventivo richiesto dalla Manifattura di Legnano.

Davide Rosso

«La NewCocot Spa acquista la Manifattura di Legnano Spa mediante trasferimento di ramo d’azienda». A comunicarlo è stata la proprietà della Manifattura, che il 1° febbraio scorso ha ufficializzato così la situazione ai sindacati e alle rappresentanze interne dei lavoratori. Mercoledì 5 febbraio, poi, a Milano è stata presentata anche la richiesta, sempre per la Manifattura di Legnano, di concordato preventivo al Tribunale fallimentare. L’11 febbraio ancora un incontro, sempre a Milano, di coordinamento delle rappresentanze sindacali del Gruppo di Legnano per fare il punto sulla situazione e capire come muoversi per «il futuro degli stabilimenti e dei dipendenti della Manifattura».

Da Perosa Argentina, sede di uno degli stabilimenti, il maggiore della Manifattura di Legnano, si segue con preoccupazione l’evolversi della crisi del gruppo tessile lombardo, crisi che si era resa manifesta un paio di anni fa e che sembrava essersi, per così dire, incamminata su una piega ben diversa nel luglio scorso con l’accordo siglato dalla proprietà e dai sindacati sul Piano industriale. L’accordo prevedeva la salvaguardia dello stabilimento perosino ma la chiusura di sei stabilimenti del Gruppo di Legnano e la mobilità per circa la metà dei 1200 dipendenti. L’accordo di luglio parlava anche di una riduzione di dipendenti nello stabilimento di Perosa scendendo da 247 unità a 220.

Dopo i fatti di inizio febbraio lo scenario pare cambiare profondamente per gli attuali 630 dipendenti, profilandosi un probabile passaggio alla NewCocot Spa, società che ha già rilevato tra l’altro nel 2006 il gruppo tessile Olcese e che è costituita da tre imprenditori, uno dei quali indiano, e ha sede a Cologno Monzese. A complicare ulteriormente la situazione il fatto che in realtà la NewCocot non acquisterebbe la Manifattura, ma si parlerebbe di un «affitto» per due anni, mentre la Manifattura ha presentato domanda di concordato preventivo al Tribunale fallimentare di Milano con relativa, se viene ammessa dai Tribunale, cessione dei beni.

«La comunicazione del 1° febbraio è stata fatta ai sindacati e alle Rsu di tutti gli stabilimenti – dicono all’Associazione lavoratori pinerolesi, sindacato che alle ultime elezioni a gennaio alla Manifattura di Perosa per i rappresentanti interni ha ottenuto un forte consenso –. Da una prima lettura di quanto sta accadendo emergono le eccedenze in molti stabilimenti, in particolare a Legnano. Nei prossimi giorni ci sarà l’incontro nel quale si dovrà recuperare il dato occupazionale, è certo però che occorrerà essere uniti per salvaguardare i posti di lavoro».

Dall’incontro dell’11 a Milano giungono notizie di forti riduzioni negli stabilimenti del gruppo di Legnano (si parla di una riduzione di una ventina di posti a Perosa, di una quarantina a Cividate, mentre a Legnano rimarrebbero 20 lavoratori). «La questione – dice Enrico Tron, della Cisl – è che manca un Piano industriale e poi occorre capire quali sono i piani della NewCocot. In sostanza che cosa la spinge ad assorbire la Manifattura? Occorrerà discutere come si vuole procedere alla riorganizzazione e via dicendo. Sono tutte questioni a cui occorrerà dare una risposta nei prossimi giorni».

Al momento il coordinamento dei sindacati, visto che l’ipotesi di «cessione di ramo d’azienda non risponde alla garanzia occupazionale rispetto alla quale la società Manifattura si era impegnata e che può vanificare le intese sindacali e individuali già raggiunte», si è dato tra le proprie priorità quella di incontrare il giudice per instaurare con lui un dialogo fin da subito. «Siamo da un lato a un epilogo – dice ancora Tron – e dall’altro a una fase complicata della vicenda. In termini di tempi comunque spingeremo perché questi siano relativamente brevi. Occorre che la procedura sia presto avviata».

Insomma, per la Manifattura siamo in una fase «aggrovigliata» con i sindacati e i dipendenti pronti a far quadrato e a far sentire la loro forza in termini di salvaguardia dell’azienda. (riforma)

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Una dettagliata indagine della Conmunità montana Valli Chisone e Germanasca sui suoi "over 75"
Universo anziani: gente soddisfatta, un po' sola e tanto indaffarata
Tante le sorprese dalla lettura dei dati - Il popolo che ha ricostruito l'Italia ha una pensione media di 900 euro

Volevano "leggere" gli anziani, per capire chi sono e di cosa hanno bisogno. Per prevenire il disagio che - dopo i 75 anni – quando arriva non si frena più. E così i Servizi sociali della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, guidati dall'assessore Clara Bounous e dal direttore Vigna nel 2003 hanno messo in piedi il progetto "Universo anziani", con la volontà di migliorare la qualità della vita di questi valligiani, per combattere solitudine e malattia. Tre infatti le parole chiave: ricerca, prevenzione, interventi.

Come target la popolazione delle Valli Chisone e Germanasca, con più di 75 anni di età: 2.366 persone. Un campione che poi però si è ristretto, vuoi per i decessi (52), vuoi per i trasferimenti (39). Altri 147 non sono stati intervistati perché già residenti in strutture di cura. Così si è scesi a 2.128. «Più della metà, però, non ha accettato l’intervista», spiega Gianni Capitani, operatore dei Servizi sociali che ha svolto il lavoro con Ilaria Brasola. Il 24 per cento ha detto no per scelta: «Molti ci hanno spiegato che non avevano tempo, perché erano troppo occupati tra l’orto e i nipotini». Poi ancora si toglie il 26 per cento di chi assistenza ce l’ha già e ben organizzata, il 16 per cento di chi sta bene e pensa di non aver bisogno dei Servizi sociali, il 15 degli indecisi, il 9 dei diffidenti e l’11 dei malati.

Un dato significativo: con il 33 per cento degli anziani gli operatori non sono riusciti a stabilire contatti. Questo perché sono in tanti ad avere la residenza sul territorio, ma a vivere altrove, magari vicino ai figli. Alcuni anche al mare, ché fa più caldo.

E così si arriva al campione vero e proprio, 904 persone intervistate: «Erano contenti di raccontarsi – spiega Capitani -. Apprezzavano che noi fossimo lì per loro». E così tra qualche lacrima e i ricordi che riaffiorano è stato possibile, per i Servizi sociali, entrare in contatto diretto con l’utenza.

«Un lavoro di ricerca-azione: noi raccoglievamo le interviste e intanto davamo informazioni sui servizi attivi. Sui casi più urgenti abbiamo anche fatto richiesta diretta dei servizi necessari».

La ricerca ha messo in luce un dato positivo, in contro tendenza rispetto al pensiero comune: gli anziani in valle stanno bene. Leggendo i tanti grafici e gli schemi, i numeri delineano una popolazione attiva, autonoma, giovane insomma. Dal punto di vista dei Servizi sociali, però, sono i numeri "piccoli" a interessare: «Non è trascurabile dire che il 3,8 per cento (circa 38 persone, ndr) della popolazione in valle è trascurata e che la stessa percentuale ha anche bisogno di assistenza sanitaria. In più si deve considerare che bisogni sociali e sanitari non coincidono quasi mai».


Ma.Bo.

vedi testi  Universo anziani- eco del chisone pdf

Ricerca anziani over 75 - Comunità Montana -pdf

eco 20.2.08

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Pochissimi fanno il mio lavoro. Lo vivo con difficoltà perché qui l’agricoltura è dura. In valle ormai si vive in modo sempre più simile al territorio più ampio, anche se non quello della città – più stressante.

Credo che  l’ottica di sviluppo attuale e prevista dagli enti pubblici – unici propulsori, perché ormai quasi nessuno fa qualcosa di testa sua – mi sembra che  stia diventando il riempimento del tempo libero di chi lavora in città. Nel senso che tutto appartenga ad un grande sistema in cui c’è chi si occupa di organizzare il lavoro al cittadino ed altri, ai margini, si occupano del tempo libero. Il tutto coordinato dagli enti pubblici.

Sempre più è tutto in mano ai poteri forti istituzionali. Questi – che dovrebbero occuparsi dei cittadini – sono attenti a parlare delle loro iniziative come risultato di spinte dal basso, del ‘patrimonio popolare’ – ormai molti ci credono e ci si rispecchiano. A me non sembra così.

Da un punto di vista pratico ci sono le difficoltà di vita di chi è fuori mano. Arrivano anche in questi territori marginali problemi e stress dovuti alla burocrazia. Il mio lavoro di allevare animali deve sempre più rispondere alla burocrazia, tenere documentazione a ogni livello. C’ è uno stress e un’attività fuorviante che a me non va, per me chi lavora dovrebbe essere in prima persona responsabile del proprio lavoro, invece ci si sente perdere la propria dignità.  

Il futuro che ci preparano gli enti pubblici secondo me non avrà le gambe lunghe, l’ennesimo esperimento per risollevare delle aree che si dicono marginali. Secondo me la popolazione non sente veramente una propria identità. Viene anche a mancare l’elemento umano.

Il problema vero è che  subentra una nuova mentalità. Questo dal momento in cui la montagna si sentita denigrata - da una generazione prima della mia - si è abbandonata la montagna, ci si è vergognati di essere considerati dei montanari rispetto agli altri. C’era certo il confronto con una via più ricca,  avere le ferie, costruirsi la casa.

Questo ha provocato un cambiamento di mentalità. A Massello si faceva un lavoro misero, che però accomunava tutti nella necessità, Adesso chi torna ad agire sul territorio porta una mentalità individualistica e  esigenze che non credo appartenessero alla cultura della montagna. Ci sono dei valori del lavoro agricolo di cui nessuno parla, la collaborazione, le decisioni assembleari, le corvèè volontarie: anche queste sono delle conquiste di una storia secolare, mica solo le ferie e i diritti degli operai.

In molti  che sono andati via dalla montagna c’è stato anche una disaffezione e un rinnegare, un non voler approfondire i valori che si lasciavano.

Adesso, con il parziale ritorno, c’è una nuova mentalità. I giovani non sono invogliati dagli stessi anziani a tornare, semmai a importare nuovi lavori. Anche quando ci  sono relazioni sono sempre finalizzati a scopi lavorativi, di interesse, non alla comunità.  

Nella valle è come se ci fosse stata una interruzione, una rottura. Ricordo i morti delle due guerre che hanno decimato i giovani. Poi la resistenza che però non ha sedimentato in modo duraturo l’orgoglio, la presa di coscienza che ne è nata.

Chi è andato a fare delle riflessioni nelle valli su cos’era stato il fascismo e su cos’è oggi? C’è chi non si pone nemmeno il problema, non capisce cosa significa subire l’imposizione. Non c’è stata una sufficiente elaborazione, c’è stata una rimozione.  

In questo periodo mi sono letto un libro sulle incursioni saracene e poi un altro sulla castellania della Valle di Samartino. C’era una economia di autosufficienza di una intera comunità, che certo rispondeva al castellano, c’erano le tasse. Nella valle c’erano i mulini, i battitoi per la canapa, le segherie ad acqua per le assi, C’era un’economia che apparteneva ad una stessa comunità. Era a portata di vista dei valligiani l’intreccio dei lavori, cosa significava battersi il ferro ecc.

Parlando di futuro, come persona che vive in un modo molto coinvolta nei fatti di Massello, mi dispiace vedere che ulteriormente si sta rimandando di proporre una alternativa di vita in montagna e si sta strumentalizzando quel poco di cultura che ci si ricorda di avere, per delle finalità esterne, collegate al resto del sistema.

Vedo nella valle una attenzione se si fanno certi discorsi, ma poi questa riflessione è staccata dalla vita quotidiana. Penso che sia dovuto a un condizionamento religioso che mi sembra porti ad ‘accettare’.  

Quello che io vedo come una possibile alternativa non è condivisa da altri. Così quello che nella realtà  si potrà fare è tutto nelle mani delle istituzioni e del 'privato' in grado di investire risorse, con risvolti magari un po’ mafiosi. Il resto della popolazione, in genere non ci crede più nelle proprie possibilità di organizzarsi al di fuori delle comunità religiose, dei programmi delle istituzioni, in un modo più vero.  

Credo che sarà difficile sopravvivere solo con l’agricoltura e l’allevamento, e le istituzioni infatti stanno proponendo di integrare le attività.

Sono contraria ai contributi, in genere, perché creano una forma di assistenzialismo. Possono essere utili per certe iniziative, ne ho avuti anch’io. Ritengo invece  più utile rendere gratuito un servizio alla montagna, come l’acqua , i trasporti per chi va sa scuola, togliere certe tasse. Per la mia attività di allevamento sarebbe utile fossero gratuiti gli esami del latte, vaccinazioni ecc. che incidono di più in montagna che in pianura.  

Carmen Moiani

locandina 549

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Io ho un’immagine molto parziale, la frequento solo per motivi di lavoro. In Val di Susa è una situazione assai diversa. L’alta e la bassa valle sono infrastrutturate, meno rurali, l’economia turistica è di tipo industriale, e poi c’è un ‘ economia legatala mondo dei trasporti. Si è un po’ snaturata l’economia montana.

I vantaggi  sono quelli dei maggiori servizi, scolastici, che permettono di mantenere la residenza senza patire le scomodità. Però tutto questo porta a perdere attrazioni di paesaggio montano presenti invece in val Chisone. Da noi le scuole sono molto presenti in valle, non c’è bisogno di farsi una mezzora di pulman. Qui in val Chisone  c’è meno traffico, è più ordinato, c’è più pulizia, più bello.

Oulx in pochi anni anni è passato da 2400 a tremila e passa abitanti.

In alta alle Susa l’industria non esiste, a meno che non si contino gli impianti del Sestiere. In bassa valle una antica tradizione industriale, che si è trasformata come nel resto d’Italia, passando dalle medie aziende alle piccole aziende. C’è pendolarismo in entrata. In valle si vive di commercio e turismo, chi lavora gli impianti nel resto dell’anno fa il muratore. Poi ci sono molti artigiani. In alta valle ci sono persone che hanno fatto la scelta di vivere a Oulx e dintorni e lavorano a Torino- professionisti. La popolazione è giovane, ci sono molti immigrati.

Lo spopolamento è interno alla valle, ci si è spostati nei centri più grandi.

 

La val Chisone , più isolata ha dei vantaggi. Ci sono due realtà distinte: la bassa valle e le due valli da Perosa in su. Le alte valli possono mantenere anche dal punto di vista di qualificazione turistica un’immagine migliore della val Susa, specie su Prali e Massello, in un’ottica di sviluppo turistico, se ci saranno soldi per le vacanze possono avere uno sviluppo. Ci sono i week end più o meno lunghi, per il ceto medio e gli stranieri. Un po’ di anni fa il flusso turistico era solo legato al torinese in villeggiatura.

Le due zone sono più vicine e possono coesistere nella stessa famiglia una pluralità di occupazioni.

In altre vallate alpine c’è meno equilibrio. pensiamo alla val d’Orco, con una ex economia industriale che sta calando vistosamente. Ci sono grandi spazi abbandonati. Ci sono paesi da cui emigravano tutti. Turismo scomodo come Ceresole Reale. Oggi non c’è più l’industria, non ci sono grosse speranze turistiche, c’è grossa crisi e marginalità sociale. Anche le vallate cuneesi. Qui c’è ancora un certo equilibrio.

Da Perosa in su  si sono fatti degli errori ma qualche spazio di prospettiva c’è per mantenere in vita un sistema economico di piccoli numeri.

In Val Susa c’è per esempio il modello TAV che può portare lavoro per alcuni anni di cantiere, ma diminuisce l’attrattiva turistica. Fra i principali oppositori al secondo traforo del Frejus ci sono gli albergatori di Bardonecchia. Il turista non va a fare le vacanze vicino a un cantiere o a un sito industriale.

Ognuno deve essere responsabile delle proprie scelte, chi viene da via a proporre scelte ha degli interessi suoi di massimo reddito, perdente dal punto di vista dello sviluppo locale. Ognuno deve essere artefice di se stesso, cercando di condizionare le politiche a livelli più alti. 

Paolo – febbraio 2008

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PENNELLATE DI RICORDI

Conosco la Val Germanasca perché ci sono nata e ci ho abitato per 30 anni, di cui i primi 10 in alta Valle, a Serrevecchio, e gli altri 20 in fondo valle, a Pomaretto. Era una Valle viva. Ogni villaggio era abitato, gli uomini lavoravano in miniera alla Gianna o a Fontane, le donne si occupavano dei figli e degli animali (mucche, galline, conigli, maiali). Era una vita dura, non c’era macchinario agricolo, tutto era fatto a forza di braccia e di spalle. La miniera forniva i pochi soldi liquidi per le spese, ma la vera vita era quella di montagna.  Poi negli anni ’60 è cominciato lo spopolamento: le fabbriche meccaniche e tessili del fondo Valle offrivano un’alternativa alla vita malsana della miniera, così molte famiglie, come la mia, sono scese a valle. Mio padre ha deciso di scendere  Pomaretto, dove c’era la scuola media. Non voleva che i suoi figli andassero a lavorare in miniera. L’affitto di un alloggio equivaleva ad una retta del Convitto valdese. Le femmine hanno studiato e lavorato in vari impieghi, i figli alla RIV, alla FIAT e nelle fabbriche tessili. In generale, pochi figli dei minatori che sono scesi a fondo valle hanno continuato a lavorare in miniera. Le case di montagna sono state poco alla volta ristrutturate e usate per le vacanze estive.

Va detto che in quegli anni la Val Germanasca, pur essendo una valle chiusa, era molto viva. L’immigrazione dal Veneto e dalla Sardegna, sollecitata dal lavoro nelle fabbriche del territorio, da un lato, e Prali con le sue piste da sci e il Centro Ecumenico di Agape, portarono in Valle nuove idee e nuove risorse, altre lingue, oltre il patoua e il piemontese, cominciarono a circolare. Io ho vivo il ricordo degli africani che partecipavano ai campi Africa di Agape, portando un pezzetto di un mondo lontano, fino ad allora presente solo nell’immaginazione.

A Prali, in particolare, ma in tutta la Valle, nascevano alberghi e pensioni a conduzione famigliare per ospitare i turisti, specie durante l’estate e l’inverno.

In alto i turisti, in basso la città: tra Perosa e Pomaretto c’erano ben tre Cinema! un ospedale e si costruivano i grandi condomini.

Negli anni ‘68-‘70 si discuteva molto: in fabbrica, a scuola, nelle Chiese valdesi (credo anche in quelle cattoliche, ma non ho elementi in merito) sulla spinta delle nuove idee che movimentavano il mondo e che erano tutte presenti anche lì, in Valle.

Negli anni ’80 i servizi sociali e sanitari pubblici si strutturarono per rispondere in modo adeguato ai bisogni della popolazione del territorio e quella fu veramente una grande stagione per i servizi pubblici, in tutta Italia, certo, ma anche lì, anche in Val Germanasca. C’erano le idee, gli operatori e le operatrici erano motivate, si osava sperimentare e alla fine in qualche modo i soldi per realizzare i progetti si trovavano: penso alla ristrutturazione del Convitto di Pomaretto da istituto per minori a comunità alloggio per minori, alla nascita del CST di Perosa e alla Comunità Alloggio per disabili, alle piccole comunità per anziani di Perrero e in Val Chisone, al Centro Anziani di Perosa, ecc...

Poi, poco alla volta è finita la fase della sperimentazione e della costruzione, come nel resto d’Italia d’altronde, e si è passati alla cristallizazione delle idee e delle iniziative e lo sbocco non è stato: ripensiamoci, chi siamo oggi? ma, come nel resto del mondo, la globalizzazione: proiettiamoci altrove. E così le fabbriche hanno cominciato ad avere difficoltà, sono state vendute, i nuovi proprietari più interessati al guadagno che alla vita del territorio, sono rimasti fino a quando conveniva e poi via! e potendo farlo più o meno allo stesso prezzo, i turisti hanno scelto il mondo invece che la Val Germanasca, ed eccoci qui, alla ricerca di nuove idee e stimoli. L’impoverimento materiale rischia di portare anche quello culturale. Queste valli sono state valli ricche di storia e di relazioni, oggi bisognerebbe recuperare un po’ di voglia di confrontarsi. Mi viene  in mente una bella esperienza, dei Tobas dell’Amazzonia argentina. Avevano perso la loro identità, hanno deciso di recuperarla: è stato un processo faticoso, culminato in un’esperienza molto bella: il confronto con un gruppo di Kanak della Nuova Caledonia, che ha fatto un percorso simile, attraverso due visite scambio. Dal confronto è nata una salda e solidale amicizia che ha dato e preso nuove idee e consigli pratici che hanno favorito lo sviluppo delle due popolazioni. Perché non fare qualcosa di simile, qui, con valli della Francia e del Trentino, per esempio: confrontare le coltivazioni, le tecniche, la storia, la cultura?

                       A. 21.3.08

locandina 552

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riforma 14.3

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quale sviluppo

 


 

La Fondazione post-olimpica non può vivere solo di neve

È stata una giornata triste domenica a Pragelato. Poche decine di persone sui bordi dei campi di gara per la Coppa del mondo B di combinata nordica. Eppure il battage, massiccio, non è mancato ma probabilmente c'è una causa di fondo a questo "deserto" che si è riscontrato in alcune manifestazioni post-olimpiche. Non si può vivere infatti soltanto di eventi legati alla neve; poi gli eventi non sono tutti uguali. Più sono di nicchia, più selezionano il pubblico.

Un esame che la Fondazione post-olimpica dovrà pur fare appena insediato il nuovo Consiglio di amministrazione. Altrimenti si rischia soltanto di sprecare risorse senza ottenere alcun risultato. Una Fondazione che deve esprimere fantasia e creatività, ricercando eventi più coinvolgenti sia per i ritorni mediatici, sia soprattutto per pareggiare i conti della gestione degli impianti. Solo nell'ultimo anno gli impianti di Pinerolo, Pragelato e Torre Pellice sono costati 700mila euro.


p.g.t. eco 19.3

locandina 553

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Io  sto facendo una vita abbastanza isolata, non vivo male, penso che i giovani e anche gli altri abbiano problemi. Un forte invecchiamento, lavoro precario per i giovani, fabbriche in crisi, turismo inesistente. Sono i problemi del resto del paese. I risparmi delle famiglie non serviranno ancora a lungo: deve esserci una fase buona dopo. Dal lato occupazionale la parte alta della valle ha dei grossi problemi. L’agricoltura va verso una quasi estinzione. La parte alta della Val Chisone ha qualche occasione di lavoro precario saltuario. nella Val Germanasca il turismo è diverso. Prali ha avuto un periodo di profonda crisi, ora sembra che migliori. Sono nati agriturismo, si sono cercate altre attività oltre lo sci.

Le grandi industrie della valle le conosciamo coi loro problemi.

Non conosco la situazione delle industrie minori. Nelle attività artigianali nelle aree apposite c’è un certo sviluppo.

Mancano professionalità sulla coibentazione delle case e il fotovoltaico, che è un settore del futuro.

Penso che c’è possibilità di sviluppare il telelavoro, per le professioni ed il socioassistenziale per gli anziani. Ci sono molti spostamenti a valle per problemi sanitari.

Nella parte bassa della valle aumenta il pendolarismo, da una zona buona per la qualità della via alle aree di lavoro. C’ stata immigrazione , vedi Pragelato, prima e dopo le Olimpiadi.

Qualcuno col gruzzoletto sta cominciando a rientrare in patria.

Il motore di un possibile sviluppo è lo Stato, che non ha mai preso molto a cuore il problema. La Regione di più, ma con le Olimpiadi ha puntato a un turismo che compromette la valle. Quali sono gli effetti del Sestriere sulla valle: qualche centinaio di precari negli impianti e nei servizi e nell’edilizia,provenienti a tutto il mondo. L’agricoltura è difficile da rilanciare. Sulla montagna ci sono stati i contributi a pioggia per i giovani,era meglio concentrare gli aiuti. Penso che sia difficile rilanciare  l’industria, meglio l’artigianato. La viabilità adesso è discreta.

Gli amministratori variano da comune a comune. Per esperienza so che sono molto più popolari le scelte di investimenti su impianti sportivi che sulle fognature. Col risultato che ogni comune ha il suo invece di una struttura centrale per tutti, con la sicurezza dovuta. La Cm. Montana rischia di diventare un ente inutile se taglieranno ancora i fondi.

La classe giovane non vuole entrare nei meccanismi politici. Ho seguito Blob in questi giorni e la totalità dei giovani non considerano la politica una buona prospettiva, preferiscono il volontariato. Mi ha colpito che hanno obiettivi come il lavoro e la famiglia, percepiscono la difficoltà nel poter vivere in modo indipendente. Ai nostri tempi entrambi non erano dei problemi.

  R.P. 31/3/08  

locandina 554

 

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il villaggio operaio

<<tesi  'Il villaggio operaio in Italia: il caso di Villar Perosa' Alessandra Godino

vedi editoriale Valados Usitano88 pdf

locandina 555

 

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locandina 556

>        Sabato 29 marzo  13a Assemblea Generale di Alpcub -  ore 15 - arci  

- via bignone 89- Pinerolo - vedi: 

Relazione1°interv.    2° Interv3° Interv. audio

rel. Lanza13a Assemblea 2008 -pdf    interv. F.Breuza -pdf


 

risultati locali - link

> Ciclo di iniziative 'Noi Nelle Alpi'-pdf -

Venerdì 18 Aprile ore 21 a Perosa Argentina salone Centro Anziani

Tema: Metamorfosi di una valle 2h audio

TAVOLA ROTONDA:Giorgio Faraggiana (Mountain Wilderness),

Fassone Elvio, Andrea Coucourde (Presidente

Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca), Massimo

Manavella (gestore rifugio Selleries), Ivano Challier

(Presidente sezione Coltivatori di Usseaux).

Modera: Furio Chiaretta (direttore rivista Alp).


Sintesi - Andrea Coucourde- Pres. C.Montana

 

Le Olimpiadi hanno avuto ricadute varie in zona. L’evento ci è passato un po’ sopra la testa. Sul futuro accenno al possibile uso del Forte di Fenestrelle.La Provincia intende presentare un progetto molto interessante. Ricordo poi gli investimenti in alta val Germanasca, miniera Paola e Prali. Abbiamo avuto contatti interessanti coi vicini colleghi francesi. Mi preoccupa il futuro della C- Montana dopo il 30 giugno di quest’anno.

 

Sintesi – Laurenti Sindaco Perosa

 

I nostri comuni in una serie di regioni non autonome sono penalizzati. Siamo comuni di serie zeta. Come si può governare una metamorfosi della valle senza risorse certe? Il nostro comune deve fornire anche servizi a livello sovracomunale. Lo stato trasferisce ai comuni 220 euro l’anno a testa. Anche noi vorremmo poter erogare fondi per trattenere le nostre industrie sul territorio come invece fa la val d’Aosta. La Costituzione in più articoli parla di autonomia e federalismo fiscale, ma devono essere finanziati e garantiti. Un 30 % di trasferimento ai comuni da gestire comunitariamente sarebbe appena sufficiente.

Una valle come la nostra ha subito varie metamorfosi, con la forte industrializzazione del passato, eravamo un po’ un’anomalia.

Si sono ‘create’ le vocazioni industriali, bisogna scoprirne altre. Noi siamo andati alla ricerca della storia e della produzioni. Abbiamo legato la storia ad un prodotto, il formaggio Plaisentif. Prima c’erano pochissimi alpeggi certificati, oggi sono circa 12.

Abbiamo portato questa esperienza all’estero. Gli amministratori locali non stanno con le mani in mano,non hanno le mani piene di finanziamenti… La lotteria dei progetti europei è un percorso incerto se non si hanno agganci, ci guadagnano solo i consulenti.

 

 

sintesi intervento Elvio Fassone

La metamorfosi della valle è dovuta alla sua progressiva industrializzazione della valle -Nel 1961 gli abitanti erano circa 22700 e i posti di lavoro 11mila di cui 9 mila nell’industria.

Nel 2005 i posti di lavoro nell’industria sono scesi a 3238.

Spopolamento, pendolarismo, crisi nell’indotto , nei servizi.

Popolazione stabile ma invecchiata, la valle ha comunque una potenzialità di attrazione.

La risorsa compensativa.il turismo deve cambiare atteggiamento. L’economia della neve è matura, cambiamenti climatici, costi ecc.

I comuni montani sono 3545 (il 20% sono turistici, 7,6% ad elevato sviluppo turistico).

La montagna occupa il 54% della superficie, 11 milioni d abitanti. Dei 3545 comuni  1500 sono montagna povera).

 

Non è il turismo di massa e di consumo che può salvare la montagna. non basta trattenere chi già ci vive, i migliori sono già partiti; occorre attirare persone a vivere e lavorare in montagna tutto l’anno.

 

Un lavoro sicuro in montagna c’è già: è la manutenzione della montagna stessa.La politica non lo capisce.

La montagna è dura e difficile: bisogna che ci siano dei lavori per la montagna, che attraggano anche i giovani.

Le Dolomiti sono certo in una regione autonoma, ma sono divenute belle in una generazione che le ha curate. Le corvees non si fanno più.

Le risorse ci sono la legge Galli e la legge regionale 13 del ’97.

Almeno a livello sperimentale si può cominciare con finanziamenti regionali, per tre anni, per vedere se i residenti vecchi e nuovi sono in grado di rendere ‘bello’ il territorio.

Macchinari per la C. Montana, e un reddito per la manutenzione a residenti o imprese.

Disegno di legge sulla possibilità di usare terreni incolti di montagna a fini produttivi. E’ stato fatto proprio al senato nella Commissione Ambiente, poi è caduto il Governo. Prevedeva la possibilità per il sindaco di individuare aree abbandonate che con una procedura pubblica vengono inseriti in un settore pubblico con affitto coattivo e messi a disposizione di piccoli imprenditori montani.

Propongo di farlo approvare dalla Regione come quello sull’economia forestale e pastorale.

 

Non basta offrire la possibilità di utilizzare un terreno, bisogna dare incentivi.Per avere botteghe artigiane, per alpeggi qualificati, per il taglio dei boschi, l’edilizia specializzata, gli apicoltori, occorrono incentivi. C’è una complessità amministrativa, mi dicono, ma ho bisogno di suggerimenti.

Occorre defiscalizzazione, normativa sulle pluri attività, una autorizzazione in deroga per le multilicenze dei commestibili…

 

L’università della montagna. Ce n’è n’è una in provincia di Brescia. In ogni caso un istituto di formazione professionale dei mestieri alpini. Vivaisti, muratori specializzati nell’architettura alpina e nell’edilizia ecologica, allevatori specializzati, ristoratori di montagna.

 

Elvio Fassone

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Cari colleghi pendolari,
 
Vi informiamo che a partire da venerdì 02 maggio, la Provincia di Torino ha inserito 5 nuove corse dirette sulla tratta Pinerolo - Torino:
 
da Torino a Pinerolo alle ore 15,00 - 15,20 - 15,50 - 20,55
da Pinerolo a Torino alle ore 09,30
 
Da più di un anno il Comitato sta lavorando - con raccolte firme, comunicati ed incontri con la Sapav e la Provincia - per ottenere un miglior servizio nelle ore di punta.
Riteniamo che questo sia un primo risultato su cui porre le basi per un continuo monitoraggio del servizio da parte di tutta l'utenza. Siamo infatti convinti che solo una collaborazione continua tra i pendolari , attraverso la comunicazione di disservizi, proposte, osservazioni, sia la via migliore e più responsabile per "viaggiare meglio"!
 
Per maggiori informazioni - in attesa dei nuovi orari in formato cartaceo - Vi invitiamo a consultare il nostro sito www.comitato275.it
 
Grazie a tutti.
 
Saluti.
 
per il COMITATO275
Angelo SUPPA
Marta ARDUSSO

Come cambiano le Comunità montane

Dopo le prime proposte a livello nazionale la decisione da Roma è stata affidata agli esecutivi delle singole Regioni. La giunta regionale del Piemonte ha recentemente licenziato una proposta di legge in materia di Comunità montane che prevede tra l'altro che alle valli valdesi la Comunità Pinerolese pedemontano sia accorpata alla Comunità valli Chisone e Germanasca. Nascerebbe così una nuova Comunità di circa 40000 abitanti. La proposta di legge cambia anche sostanzialmente le modalità per la nomina dei consiglieri e dei presidenti di Comunità che sempre alle Valli passerebbero da 48 più 21 delle valli Chisone e Germanasca e Pedemontana e 27 della val Pellice a un totale di 40.

Piervaldo Rostan-riforma18

La discussione sul taglio dei costi della politica nei mesi scorsi aveva assunti toni decisamente accesi; alla fine uno degli elementi introdotti dal vecchio Parlamento era stato il taglio delle Comunità montane. Ve ne sono, in effetti, al livello del mare, che nulla hanno da spartire con i reali problemi della montagna che ben conosciamo. Si sono così introdotte le quote altimetriche come parametro di base, poi il rinvio della questione alle Regioni, chiamate a individuare entro il 30 giugno gli elementi di razionalizzazione delle Comunità montane, la loro riduzione di numero, gli accorpamenti.

Per il Piemonte si è arrivati così alla fine di aprile, quando una delibera di riordino è stata portata nella Giunta regionale; ci saranno margini di «trattativa» o siamo di fronte al classico «prendere o lasciare»? Molte cose cambiano, secondo il nuovo testo, sia sui confini territoriali sia sulle modalità operative. In termini assoluti le Comunità montane del Piemonte passerebbero dalle attuali 48 a 31, e proprio dalla scena pinerolese ne sparirebbe una, la Pedemontana. La proposta della Giunta regionale prevede l’accorpamento tout court alla Comunità montana Valli Chisone e Germanasca che passerebbe da poco meno di 20. 000 abitanti a circa 40. 000, da 16 a 23 Comuni; invariato invece il territorio della val Pellice, da dove, secondo le ipotesi del governo Prodi, avrebbe dovuto uscire Bibiana.

Previste anche misure finanziarie di «compensazione» per le Comunità che cambiano il loro territorio: per l’anno 2009, una quota pari al dieci per cento del fondo per la montagna è riservata a esse. Per lo stesso anno, i «progetti integrati» presentati dalle Comunità montane che hanno mutato la disposizione territoriale sono ritenuti prioritari nell’ambito della definizione dei criteri.

Rafforzato sarebbe anche il ruolo delle Comunità montane, enti destinati a «promuovere lo sviluppo socioeconomico del proprio territorio e perseguendo l’armonico riequilibrio delle condizioni di esistenza delle popolazioni montane, anche garantendo il mantenimento dei servizi essenziali sul proprio territorio e una più efficace erogazione dei servizi comunali». «La Comunità montana concorre – si legge nella legge –, nell’ambito della legislazione vigente, alla difesa del suolo e alla difesa ambientale, tutela e valorizza la cultura locale e favorisce l’elevazione culturale e professionale delle popolazioni montane anche attraverso un’adeguata formazione professionale che tenga conto, nei suoi moduli organizzativi, delle peculiarità delle realtà montane».

Il disegno di legge regionale prosegue poi in una lunga, e coinvolgente serie di attribuzioni su materie centrali per questo tipo di ente, dal turismo all’assetto idrogeologico, alla gestione delle foreste e a quella dei servizi associati. Novità essenziali invece sugli organismi: Giunte più snelle e lo stesso per i Consigli. Questi ultimi saranno nominati non più come ora da ogni Consiglio comunale con due rappresentanti per la maggioranza e uno per le minoranze, ma in una grande assemblea di tutti i consiglieri comunali dei Comuni compresi in una determinata Comunità montana; il loro numero dipenderà dalle dimensioni dell’ente. Restando nel Pinerolese, alla nuova Comunità montana Pinerolese e valli Chisone e Germanasca toccherebbero 25 consiglieri (oggi la sola val Chisone e Germanasca ne conta 48 a cui aggiungere i 21 della Pedemontana), mentre per la val Pellice gli attuali 27 consiglieri sarebbero ridotti a 15. Il presidente della Comunità montana sarà eletto, contemporaneamente al Consiglio, dall’assemblea di tutti i consiglieri comunali sulla base di programmi e liste di candidati ben definiti; gli assessori (4 per le Comunità fino a 30. 000 abitanti 6 per le Comunità montane più grandi) saranno nominati direttamente dal presidente.


Chiusura alle moto delle strade sterrate
Assietta e Finestre, rinviata in autunno la scelta finale- eco del chisone

Sono rimasti due i giorni di chiusura settimanale stabiliti dalla Provincia di Torino insieme a Comuni, Comunità montane ed Enti parco, per le strade sterrate dell'Assietta e delle Finestre.

Il protocollo d'intesa con gli enti locali firmato nelle scorse settimane per la stagione estiva (1º giugno-31 ottobre) prevedeva chiusure "sperimentali" al traffico motorizzato della Sp 173 (Assietta) di mercoledì e sabato nei mesi di luglio e agosto. Apertura totale, invece, sia pure con limitazioni di velocità e divieti di sorpasso, sulla Sp 172 del Colle delle Finestre.

Il protocollo, però, era vincolato all'incontro di lunedì 5 in Provincia con i rappresentanti di associazioni ambientaliste, comitato "Noi nelle Alpi", albergatori dell'Ascom - in particolare quelli di Susa -, motociclisti.

«Nell'incontro sono emerse tutte le diverse opinioni sul futuro delle due strade», racconta il sindaco di Usseaux Adriano Sgarbanti.

In pratica due fronti contrapposti: si esprimono per la chiusura ai motori, magari totale, le associazioni ambientaliste e i sostenitori dell'escursionismo a piedi, a cavallo o in bici. Sono per il libero transito motociclisti e albergatori, che in estate lavorano soprattutto con i moto-turisti dell'Europa centrale e settentrionale e - spiegano - non vogliono perdere un turismo sicuro in cambio di uno oggi debole.

Una possibile sintesi è forse impersonata da Massimo Manavella, gestore del rifugio Selleries di Roure, non lontano dal comprensorio in questione: «Anche la nostra strada è chiusa dal 31 ottobre al 1º giugno - spiega - e i nostri clienti cambiano moltissimo nei due periodi. L'estate, grazie ad auto e moto, ci "ossigena" e non dobbiamo inventare molte iniziative. Ma anche in inverno abbiamo avuto successo, con un'utenza di veri appassionati. Si tratta di non demonizzare nessuno e capire bene la realtà, adeguando l'offerta».

Giorgio Gardiol, del comitato che ha organizzato il ciclo di incontri "Noi nelle Alpi": «Abbiamo ribadito la nostra posizione per la chiusura almeno di sabato e domenica, anche se sappiamo che i danni non li fanno i motociclisti che vengono da lontano, ma i locali che vanno fuori strada». Per Gardiol, «bisogna trovare una regolamentazione che vada bene per tutti, ma che si accordi anche con l'intenzione della Regione di promuovere la mobilità in bici». Sulla proposta di istituire navette, «secondo il vice-presidente Bisacca - aggiunge Gardiol - la Provincia non potrebbe pagarle, ma cerchiamo di capire come fanno nella Vallée de la Clarée ad auto-mantenersi».

In autunno la discussione sarà riproposta per una decisione definitiva, che però non sarà operativa prima del 2010, a causa dei lavori di sistemazione delle due strade.


Luca Prot

 

 

La Comunità Montana Val Chisone risponde no all'accorpamento
«Non ci sono le condizioni» - Replica Elvi Rossi: «Pensiamo all'Agenzia di sviluppo» eco 21-5-08

E alla fine, come ampiamente previsto sin da due settimane fa, le Valli Chisone e Germanasca hanno detto "no" all'accorpamento con la Comunità montana Pinerolese pedemontano.

L'occasione per farlo - formalmente - è giunta lunedì 19 maggio, a Torino, nel corso delle audizioni organizzate dalla Terza e l'Ottava Commissione del Consiglio regionale, in seduta congiunta.

Il presidente della Cm Valli Chisone e Germanasca, Andrea Coucourde, ha presentato il documento firmato dalla Giunta e dai sindaci: un lungo testo, in sostanza favorevole alla legge - che rivaluta il ruolo di questi enti e li salva quasi tutti dalla mannaia della Finanziaria - ma contrario all'accorpamento. La ragione principale: la mancanza di omogeneità del territorio. Viller Manfredini, assessore al Lavoro in Cm Valli Chisone e Germanasca e capogruppo di maggioranza, era presente all'audizione: «Sono preoccupato - commenta a titolo personale - perché si è persa l'occasione di fare una vera riforma. Questo è solo un ridimensionamento. Ma i tempi (la scadenza del 30 giugno) e i costi (da contenere) dovevano essere gli obiettivi e non i riferimenti iniziali. Mi auguro che possa esserci un ripensamento dopo il confronto vero visto in Regione. Ma è prima che c'è stata molta fretta e poca consultazione».

Il fatto positivo, per Manfredini, è che la possibilità di riformare le Cm sia stata data alle Regioni, «però parlare di tagli e accorpamenti senza analizzare insieme le esperienze avute in 30 anni e senza ragionare sul ruolo delle Comunità ha impaurito i dirigenti politici delle aree montane e di conseguenza i cittadini. Che poi lo dimostrano con il voto. Se pensiamo che in Val Chisone il 45 per cento del bilancio è dedicato ai servizi sociali, lo credo bene che i cittadini si preoccupano!». Lo conferma anche l'assessore alla Politiche sociali Clara Bounous: «Temo che l'accorpamento possa rendere i Servizi sociali impossibili da gestire». Il gruppo di maggioranza in Cm Valli Chisone e Germanasca è stato convocato per la prima decade di giugno per discutere del ddl della Regione.

Del tutto opposta la posizione dei Comuni della Pedemontana. Il presidente della Comunità montana, Mario Mauro, ha ribadito con grande partecipazione emotiva la volontà di tutti di aderire alla proposta della Regione senza se e senza ma. Spiega Elvi Rossi, rappresentante di Frossasco in Comunità montana, uno dei Comuni che rischia di rimanere fuori da tutto: «La nostra adesione alla proposta della Regione è limpida - afferma - capisco i dubbi della Val Chisone, ma al tempo stesso penso che la solidarietà in ambito Pinerolese, in prospettiva della creazione di un'agenzia di sviluppo, sarebbe un gesto apprezzabile; a questo punto la partita si sposta in Consiglio regionale: se qualcuno non è d'accordo lo dovrà dire in quella sede e assumersene le responsabilità». Potrebbe anche succedere che il disegno di legge non venga approvato entro il 30 giugno: «In quel caso si dovrà ridiscutere la posizione di tutti i Comuni a rischio, compresi quelli che l'attuale legge ha ricompreso tra le aree montane come Porte e Bibiana». Sull'ipotesi di far confluire la Val Noce in una Comunità collinare con Pinerolo, Rossi è lapidario: «Le Comunità collinare non consentono l'accesso ai finanziamenti che in questi anni ci hanno consentito di realizzare cose importanti, quindi non c'interessa».

Tra i consiglieri regionali, da registrare il commento del pinerolese Gian Piero Clement (Prc), dispiaciuto che il dibattito si sia concentrato sugli accorpamenti e non su questioni di sostanza: «Sarebbe opportuno, invece, ragionare sul ruolo da attribuire a questi enti. Mi ha colpito l'intervento di un amministratore locale che ha sottolineato come trent'anni fa, quando nacquero le Comunità, certi Comuni avessero mille abitanti, mentre ora ne hanno un centinaio. In generale bisognerebbe che alla montagna non fossero dedicate leggi specifiche, ma piuttosto che, redigendo ogni normativa, si tenesse presente il punto di vista della montagna».

Il torrese Marco Bellion (Pd) - indicando la gran mole di memorie scritte che, come presidente della III Commissione, dovrà valutare - parla di «un'audizione molto animata, con molti suggerimenti e proposte di modifica. Mi è parso di capire che la Val Chisone non abbia escluso di accogliere i Comuni montani della Cm Pinerolese pedemontano (S. Pietro e Prarostino, ndr)».

Poi una sottolineatura non certo casuale: «Questo Consiglio regionale ha recentemente approvato una legge che parifica le Comunità collinari alle Comunità montane sulla possibilità di disporre delle risorse derivanti dall'addizionale sul metano. È una possibilità che non andrebbe scartata a priori. Mi sembra, tra l'altro, che anche il Comune di Pinerolo abbia caratteristiche collinari».

piena 29.5.08 ponte Perosa-Pomaretto

 

 

il Germanasca a Pomaretto

Dal 2000 episodi più frequenti
Abbonati alle alluvioni dal 1977 a oggi

Ogni volta che il cielo si fa grigio ci sono famiglie a cui tremano i polsi: il ricordo dell'acqua in casa è recente. Dal 2000 ad oggi quante alluvioni?

In molti ricordano quella del 1977, paradossalmente così simile a quella di oggi.

Era un giovedì, era il 19 maggio 1977 e pioveva intensamente da alcuni giorni. Sul ponte di Bibiana per tutto il giorno passano auto e gruppi di persone per osservare la piena del Pellice. Alle 20,29 il ponte crolla: sette vittime vengono inghiottite dal cedimento. Crollano nove ponti in Val Pellice e cinque sono danneggiati. Crolla il ponte Montebruno a Garzigliana (l'allarme per la piena arriva nella notte dal suono delle campane). In Val Pellice: la zona Bertanga di Torre è isolata. Disastrosa la situazione in Val d'Angrogna, spazzata via la strada per Pradeltorno, isolata Serre. A Villar Pellice una frana sulla Provinciale cade sugli orti e i campi della frazione Garin, quella in cui oggi si è consumata la tragedia.

Danni ingenti alle aziende Filseta di Perosa, Riv di Villar Perosa, Talco e Grafite del Malanaggio a Porte, e in Val Pellice manifattura di Pralafera e filatura Turaglio. Anche in Val Germanasca le cose vanno male: Perrero è sotto un mare di fango. Danni un po' in tutti i Comuni della Val Chisone. L'acqua arriva anche in pianura, esonda e allaga le colture a Vigone, Villafranca, Pancalieri.

Se il disastro del '77 è per alcuni un ricordo sbiadito, quello del 2000 è ancora ben vivido. Il 15 ottobre 2000 l'alluvione colpisce la Val Chisone, la Val Pellice, Pinerolo e la pianura fino a Torino. La Val Germanasca resta isolata per giorni per colpa di frane e smottamenti. 265 i millimetri di pioggia caduta in 4 giorni. 200 gli ettari di terreni agricoli "mangiati" dall'acqua. 46 i ponti crollati od inagibili. Tra i principali quelli sul Chisone a Pinerolo (auto e linea ferroviaria), sulla provinciale tra Sanfront e Paesana; in Val Chisone il ponte Palestro, quello tra Inverso e Pinasca, tra Villar e l'Inverso, quello di Miradolo tra Pinerolo e S. Secondo, e della Bertenga a Torre Pellice. Crolla il palaghiaccio a Torre Pellice. In tutto: 75 case, cascine e fabbricati e 63 aziende artigiane, commerciali e industriali sono gravemente danneggiate.

Le immagini simbolo: il crollo dei ponti, la Statale 23 franata a Depot, l'automobilista disperso, gli sfollati nelle scuole e nel municipio di S. Secondo. E i volti degli abitanti della Cardonata, quell'agglomerato di case a ridosso del Chisone, alle porte di Pinerolo. Coperti di fango, disperati.

Da allora e per alcuni anni è un'escalation. Il 4 maggio 2001 Porte rivive l'incubo di ottobre, frane e straripamenti, chiude la Sp 166, Inverso Pinasca di nuovo isolata. Colpite anche Pomaretto, Fenestrelle, una frana a Perrero. Allagamenti a S. Secondo e Prarostino. In pianura i danni maggiori sono a Scalenghe, ma anche a Villafranca (salta il sistema fognario), Vigone, None (esonda la centrale Gora dei Calzolai), Piobesi, Candiolo (esonda il rio Gambrero), Vinovo (cedono le fognature).

Il 17 agosto 2001: nuovi allagamenti a Scalenghe, stremata da quattro alluvioni in dieci mesi. Colture compromesse, acqua e fango nelle case e nei negozi, traffico deviato. Gli abitanti esasperati assediano il municipio, intervengono i Carabinieri.

L'8 giugno 2002 cade una frana a Porte, crolla il muro di una casa in località Barus, al Malanaggio il transito è a senso alternato.

Il 1º settembre 2002 i disastri sono soprattutto in pianura. L'acqua scorre sui campi coltivati con i mezzi meccanici, come su una tavola di bigliardo. Corre, corre e scivola nei paesi. Il torrente Chisola sommerge la pianura: Cumiana, Scalenghe, Airasca, Volvera, Piobesi, Candiolo. Il conto più salato lo paga None (danni per tre milioni di euro), gravi danni alle case e alla zona industriale. Chiesto lo stato di calamità naturale. La linea ferroviaria Torino-Pinerolo è allagata. Traffico interrotto sulla Ss 23.

Poi qualche anno di tregua, ma a maggio e a ottobre quando il cielo si fa grigio a molti tremano i polsi.


Paola Molino

rapporto cnr pdf


Accorpate Val Chisone e Pellice?
Una sola Comunità
Un possibile accordo in Regione

Un'unica Comunità montana per il Pinerolese, inteso come Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca (e magari Prarostino e S. Pietro Val Lemina, gli unici Comuni davvero "montani" - almeno per la burocrazia - della Cm pedemontana).

Sarebbe parsa un'ipotesi assurda e inaccettabile fino a un paio di settimane fa. Poi, però, il Governo nazionale - per bocca del ministro dell'Economia Giulio Tremonti - ha ventilato la cancellazione tout court di tutte le Comunità montane d'Italia. E così la Regione Piemonte - che già stava mettendo mano a una seria revisione della normativa sull'ente sovracomunale montano - ha deciso di dare un ulteriore colpo di forbice, ipotizzando la riduzione da 48 a 23 delle Cm piemontesi.

In sostanza, il Governo Berlusconi ha detto: sopprimeremo le Comunità montane o, come minimo, non le finanzieremo più. La Regione ha risposto: abbiamo serie intenzioni di difenderle e magari di mantenerle noi, a costo di dimezzarle.

Una linea che avrebbe trovato, in questi giorni, il consenso della maggioranza di centrosinistra che sostiene Mercedes Bresso. Giovedì è prevista l'approvazione della normativa in Commissione, poi - prima del 30 giugno - il passaggio in Consiglio. Non si giungerà a definire nel dettaglio gli accorpamenti territoriali (questo dovrebbe essere delegato a un ulteriore atto deliberativo da licenziare entro ottobre): ma è evidente che, se le Comunità montane in Provincia di Torino dovessero scendere da 14 a 6, nel Pinerolese ci sarebbe posto per un solo ente.

«La Regione intende dare un segnale forte: vogliamo le Comunità montane e vogliamo che siano entità con dimensioni e risorse in grado di promuovere davvero lo sviluppo del territorio», commenta Marco Bellion, consigliere regionale del Pd. «Non possiamo far finta di nulla di fronte alle intenzioni del Governo e alla paventata riduzione delle risorse - gli fa eco il collega del Prc Gian Piero Clement -. In questo modo la Regione esprime la volontà di mantenere comunque in vita le Comunità».

Certo, il boccone da ingoiare - per il Pinerolese - sarebbe amarissimo. I presidenti delle attuali Cm, Claudio Bertalot (Val Pellice) e Andrea Coucourde (Val Chisone), sono stati informati e non hanno certo accolto la notizia con entusiasmo.

«Con il collega della Val Chisone abbiamo da tempo avviato una collaborazione in molti ambiti - afferma Bertalot -. Un ente unico, però, rischia di non poter rispondere puntualmente alle esigenze dei paesi più piccoli».

L'impressione è che gli amministratori delle valli - alla fine - faranno buon viso a cattivo gioco. Purché non siano costretti ad accogliere anche i Comuni la cui montanità è dubbia: ovvero la maggior parte degli aderenti alla Cm Pinerolese pedemontano.

Discorso analogo dovrebbe valere per la Cm Valli Po, Bronda e Infernotto, che - nella riduzione da 13 a 6 delle Comunità montane cuneesi - sembra destinata all'aggregazione con la Valle Varaita.


Daniele Arghittu

 

comunicato fiom 2008

 

In Val Chisone si teme un forte calo occupazionale
Cosa sarà della Omvp dopo l'addio della Skf?

La vicenda della vendita dello storico stabilimento della Omvp (cuscinetti) di Villar Perosa non è un problema d'immagine. Non ha nulla a che fare con la nostalgia: la Riv, gli Agnelli, la scuola professionale, le facce sporche degli operai al tornio, appartengono ad un passato lontano e a cui nessuno in fondo pensa più.

La vendita della Omvp e il paventato passaggio al gruppo Tekfor-NewMayer con sede legale in Germania, proprietaria di uno stabilimento del tutto simile ad Avigliana, appartengono a un'altra storia, per nulla gloriosa, che racconta di una valle, la Val Chisone, in crisi (pensiamo a Manifattura, Luzenac, Martin, Sachs) con livelli occupazionali in costante discesa. Oggi le domande che si pongono le famiglie, i sindacati e gli amministratori del territorio sono più di una: c'è ancora un futuro per questa fabbrica? Quanti lavoratori sono destinati a fare i conti con la mobilità e la ricerca di un nuovo lavoro? Quale sarà la tenuta del territorio sul piano sociale? E così la Comunità montana si prepara a chiedere interventi di tipo straordinario alla Regione e al Governo.


La scommessa della decrescita mp3 (reg.ne Senigallia)
Serge Latouche – Università di Parigi

riforma 1agosto                 

I lavoratori chiedono tutela in vista dell'accorpamento
Comunità montane: «Difendere i dipendenti per difendere i servizi»
La definizione delle maxi-Comunità, prevista entro ottobre, dovrebbe slittare a fine anno


Di 13 Comunità montane in provincia di Torino se ne faranno sei e questa è una certezza, stabilita dalla recente (e ormai celebre) legge regionale di riorganizzazione. L'accorpamento più probabile resta quello tra la Cm Valli Chisone e Germanasca e la Cm Val Pellice, con possibile inserimento di due o più Comuni dell'attuale Cm Pinerolese pedemontano (e su questo il confronto è apertissimo, con le prime due Comunità restie ad aprire le braccia a realtà considerate «non montane»).

Sul tavolo degli amministratori, tuttavia, campeggiano anche altre ipotesi, che coinvolgono ad esempio l'alta Val di Susa. E gli incontri politici proseguono, per cercare di trovare una "quadra" accettabile.

La situazione è incerta e non è detto che sia chiarita entro il 31 ottobre, termine entro cui la Giunta regionale dovrebbe definire gli accorpamenti. Una proroga, anzi, è data per certa.

Nel frattempo, i lavoratori fanno sentire la loro voce. Riunitisi mercoledì 23 luglio nella sede della Cm Pinerolese pedemontano, i dipendenti e i collaboratori dei tre enti del Pinerolese hanno discusso del loro futuro, invitando a partecipare i presidenti (Andrea Coucourde, Claudio Bertalot e Mario Mauro) e ricevendo la visita di due funzionari della Regione e dei consiglieri regionali Marco Bellion e Gian Piero Clement.

Esito dell'incontro un documento, sottoscritto da tutti gli operatori, in cui si chiede «una condivisione generale dei problemi legati all'accorpamento delle Comunità montane, con particolare attenzione alla salvaguardia dei posti di lavoro», compresi quelli precari, nonché il coinvolgimento diretto delle Rsu nelle discussioni sulla nuova organizzazione.

«In gioco c'è il nostro futuro, la nostra professionalità e competenza, ma anche il servizio svolto a favore del territorio montano», spiega Cecilia Poli, Rsu della Val Pellice.

Un patrimonio che, secondo i lavoratori, «va salvaguardato e mantenuto». L'accorpamento non dovrà mettere a rischio le attività. Al contrario, «l’unione delle forze dovrà produrre nuove sinergie, compensare i tagli economici dei trasferimenti e garantire la continuità ed il miglioramento qualitativo dei servizi esistenti».

Conclude il documento approvato dagli operatori: «Crediamo fortemente nel lavoro pubblico, nei pubblici servizi, e nell’attività che svolgiamo (…) e siamo disposti a dare battaglia affinché venga valorizzato il nostro lavoro ed il ruolo delle Comunità montane».

Amalgamare piante organiche tanto diverse sarà un'impresa. Pubblichiamo a fianco la tabella riassuntiva degli addetti nelle tre Cm del Pinerolese, cui abbiamo aggiunto quelli dell'Alta Val Susa (che comprende Sestriere) e quelli della Val Po, Bronda e Infernotto.

Anna Lorenzino, segretaria delle Comunità montane Valli Chisone e Germanasca e Pinerolese pedemontano, prova a interpretare i dati relativi agli organici: «Bisogna distinguere chi di fatto lavora per l’ente in sé, come gli addetti a segreteria e ragioneria, e le figure tecniche. Alcuni tra i primi, in caso di accorpamento, rischierebbero di dover cambiare mansione: chi si occupa di calcolare gli stipendi di 20 dipendenti, ad esempio, può farlo anche per 30».

Discorso diverso, invece, per chi svolge servizi verso l'esterno: «Penso che sia opportuno decidere subito dopo le elezioni di maggio 2009, e il conseguente rinnovo degli organismi amministrativi delle Comunità aggregate, quali servizi s'intendono offrire al territorio e con quali persone. La nuova pianta organica andrà dunque definita entro l’anno, per andare a regime nel 2010».

Lorenzino ricorda però la vera spada di Damocle che pende sulle teste dei dipendenti: «La Finanziaria di Prodi ha prodotto un taglio al fondo ordinario, cioè alle spese di funzionamento, di 33,4 milioni di euro per il 2008 e 66,8 per il 2009, in quanto si prevedeva già da allora la riduzione delle Comunità non montane. Poi, non avendo ancora stabilito quali abolire, il taglio è stato spalmato su tutte. A quello si aggiunge un ulteriore riduzione di 30 milioni per l'emendamento sul decreto legge 112. Per il 2009, in definitiva, significa che giungeranno 96,8 milioni in meno su 156. Come faremo, a quel punto, a pagare gli stipendi a fine mese?».

Daniele Arghittu-Luca Prot

Gestioni olimpiche un salto nel buio. Maranetto- Eco del chisone
Sei milioni di euro per Forte e Pracatinat
A Torino la firma storica per valorizzare Fenestrelle

FENESTRELLE - I presidenti Mercedes Bresso della Regione Piemonte e Antonio Saitta della Provincia di Torino hanno messo la firma, lunedì 1º settembre, sotto i sei milioni di euro destinati alla valorizzazione del Forte di Fenestrelle e al miglioramento dell'accesso ai centri di soggiorno di Pracatinat.

L'accordo di programma è stato siglato a Torino. Prevede interventi strutturali e ai collegamenti verso la fortezza (eletta a simbolo della Provincia e candidata al patrimonio mondiale Unesco) e per il parco Orsiera e Pracatinat.

Può ora partire la progettazione definitiva (costo 420mila euro) alla quale contribuiranno le idee degli architetti del concorso internazionale ad hoc in scadenza l’8 settembre, legato al Convegno mondiale di architettura di Torino.

Per le opere, il programma mette in cassa 180mila euro nel 2008, 1,5 milioni nel 2009, due milioni nel 2010 e 1,9 milioni nel 2011.

L'acquisto e il recupero della Ridotta Carlo Alberto, l’ultimo baluardo della fortezza accanto alla Sr 23, oggi ridotta a rudere, sarà il più evidente degli interventi per chi risalirà la valle. La messa in sicurezza è già iniziata. Il progetto prevede anche un ascensore inclinato e una passerella verso la piazza d'Armi del Forte S. Carlo e la realizzazione di un parcheggio di attestamento vicino alla ridotta, che consenta di pedonalizzare l'attuale strada di accesso.

Gli ex-sanatori di Pracatinat potranno invece contare su una strada più ampia. Che finalmente - dopo 25 anni dall'inizio della loro attività come centri d'eccellenza nell'educazione ambientale e non solo - consentirà l'accesso ai pullman da 50 posti. Intanto sta per essere completato il passaggio da Consorzio a società di capitale, con l'ingresso della Regione nella compagine.

Alla firma erano presenti anche l'assessore di Fenestrelle Roberto Blanc, il presidente della Comunità montana Andrea Coucourde, Celeste Martina presidente di Pracatinat e Mauro Deidier, presidente del Parco Orsiera-Rocciavré, oltre a numerosi assessori provinciali e regionali.

 
VA A RUBA, ALLA'ASTA, IL LEGNO BUONO DELLA VAL CHISONE
Rialzi fino al 94 per cento, guadagni per i Comuni


Nelle valli pinerolesi e di Susa il mercato del legname cresce. Secondo una parte degli addetti ai lavori andrebbe letto così il successo della prima asta del settore nella provincia di Torino, battuta sabato 6 a Usseaux nell'ambito di "Bosco e territorio".

Sette lotti pubblici e 16 ditte boschive a contenderseli. Sopra le aspettative i rialzi ottenuti: in media il 47 per cento. Il larice in piedi ha raggiunto gli 84 euro al metro cubo, in catasta i 148 euro: prezzi che hanno spinto alcuni professionisti a sospettare un «effetto prima volta» o almeno "dopato" dalla competizione. Secondo altri «il mercato lo fa sempre la situazione di vendita». In ogni caso la principale kermesse italiana outdoor dedicata al legno è salita di uno scalino nell'evoluzione da fiera a motore per l'economia locale.

Tra tutti, il lotto numero 4 era al centro dell'attenzione: 357 metri cubi di larici già tagliati a Massello e portati in catasta nella piana di Fraisse. Se l'è aggiudicato la ditta Brunet di Usseaux dopo un duello serrato con Perassi di Cavour.

Rialzo: 23 per cento; 52.836 euro il prezzo finale a 148 euro al metro cubo. «Se lo avessi messo all'asta - spiega il dottore forestale Paolo Terzolo, responsabile dell'Ufficio forestale della Comunità montana -, sarei partito da 20 euro al metro per arrivare forse a 30-35». Esperimento riuscito: l'utile, sottratte le spese di taglio e trasporto in piazzale, è stato di circa 70 euro al metro cubo. Il contributo di 30mila euro della Regione ha fatto da paracadute per il rischio d'impresa dell'esbosco e del trasporto, obbligatoriamente con teleferica (850 metri di linea) vista la zona particolarmente impervia (lavoro eseguito dalla ditta Mondon). Una parte del ricavato andrà alla Comunità montana per la valorizzazione del patrimonio forestale. Al Comune di Massello resterà comunque un guadagno di 25mila euro.

La formula della catasta, conclude Terzolo «funziona per i lotti di qualità ma difficili da reggiungere». Il modello è quello del piazzale alla francese, dove le vendite, più su larga scala, avvengono a livello dipartimentale.

Con il metodo dell'estinzione di candela vergine (sostituita da un cronometro con tre minuti per ogni rilancio) messo a punto dalla segretaria della Cm Anna Lorenzino, sono stati aggiudicati anche i sei lotti di legname in piedi. Operazione possibile perché i Comuni proprietari sono consorziati. Faggio a S. Germano e Pramollo, destinato a legna da ardere sul mercato locale (aggiudicati dalle ditte Breuza di Salza e Bertalot di S. Germano). Sorprendenti anche i 38,35 euro al metro del lotto di abete bianco di Salza, acquistato da una ditta di Corio Canavese. I larici di Pragelato e Sauze di Cesana se li è aggiudicati il francese Bertuletti. Quelli di Giaglione la ditta Bellezza di Lanzo. I rialzi sono andati dal 6 al 94 per cento della base d'asta. «Nel complesso, ci asettavamo un 20 per cento in meno», hanno commentato gli organizzatori. Anche se, come ha suggerito Alberto Dotta, direttore del Consorzio forestale Alta Valle di Susa, «il confronto tra le ditte sui valori di vendita potrebbe aver reso tutto più trasparente e aver avvicinato il mercato ai valori reali».

Tutto in una sola giornata e con un minimo carico burocratico: «Esperienza da ripetere tutti gli anni, magari quando "Bosco e territorio" non c’è, alla fiera Franca di Oulx» ha proposto Dotta.



Luca Prot

 

 


l.p.

Legge regionale in Consiglio
Per la risorsa legno in arrivo 55 milioni

Spinte per anni dal Comune di Usseaux, dalla Comunità montana e dalla politica (provinciale e poi anche regionale) le azioni che hanno accompagnato "Bosco e territorio" iniziano a riscuotere l'attenzione degli operatori economici.

Secondo Alberto Perassi, uscito "sconfitto" dall'asta del legname tondo in catasta, «la novità è che l'impiego di legname nazionale e non estero potrebbe diventare importante per l'economia del territorio. Tanto più che è tutto certificato Pefc». Ad oggi l’offerta interna di legname di conifere non è sufficiente per soddisfare la domanda.

La riuscita dell'asta, messa in atto per conto dei Comuni consorziati dall'Ufficio forestale della Comunità montana e dal Consorzio dell'Alta Val Susa, fa ben sperare gli organizzatori: «Potrebbe giustificare una squadra di tagliatori» auspica il sindaco di Usseaux Adriano Sgarbanti. Il prossimo obiettivo? «Una segheria di valle».

Ora quella che era una fiera con dimostrazioni pratiche, ha finalmente svelato che nelle valli pinerolesi e di Susa il mercato del larice ha un potenziale da esprimere. Lo conferma il funzionario del Corpo forestale Diego Noveri, che si occupa di assegno e stima di lotti per chi non ha un ente di gestione: «Nel resto della Provincia i valori sono più bassi perché ci sono soprattutto latifoglie e la qualità delle conifere è inferiore».

Uno dei padri di Bosco e Territorio, il consigliere regionale Marco Bellion, riferisce che la legge forestale regionale, che prevede lo stanziamento di 55 milioni di euro in tre anni, è già passata in Commissione ed è pronta per affrontare il Consiglio regionale.


l.p.

 

Vanno bene le iniziative per l'artigianato e il commercio,

 ma non dimentichiamo

di difendere i posti di lavoro nell'industria del nostro territorio.

 

Alla ripresa del dopo ferie non abbiamo solo il problema di arrivare alla fine del mese ma nelle prossime settimane dovremo affrontare alcune situazioni molto critiche in particolare nella Val Chisone.

Alla New Cocot che ha preso in affitto la ex Manifattura di Perosa non ci sono i segnali positivi che aveva espresso in Regione e si aspetta da tempo il piano industriale per capire se ci saranno speranze per il futuro.

La Sachs ZF di Villar Perosa dopo un breve periodo di normalità ha ripreso la cassa integrazione straordinaria e il futuro non è roseo anche se la Direzione Italiana, tra le poche nel territorio, è impegnata in nuovi investimenti e formazione del personale.

La situazione più preoccupante è però quella della OMVP lo stabilimento SKF di Villar Perosa che da anni è in vendita e in questi giorni definirà il contratto con una multinazionale tedesca la Neumayer.

Le nostre preoccuapzioni sono legate ad alcuni fattori negativi:

La SKF, a differenza della Euroball, sembra disimpegnarsi per il futuro.

La multinazionale tedesca controlla uno stabilimento  ad Avigliana, la Tekfor, molto simile come produzione a quello di Villar e le voci sono di ridurre ad un solo stabilimento con pesanti conseguenze sull'occupazione complessiva che oggi  è di circa 700 addetti a Villar Perosa e di circa 500 allo stabilimento di Avigliana.

 

L'insieme di queste tre fabbriche molto significative per la Val Chisone e per il nostro territorio é di oltre 1100 addetti e con l'indotto possiamo pensare che almeno 1600 famiglie siano coinvolte e se consideriamo la Martin, Miniere, Consorzio Pracatinat, Croce Verde Perosa anche loro non in buona salute,  la crisi in valle e nel pinerolese tocca quasi 2000 famiglie.

Noi ci impegneremo con tutte le lavoratrici e i lavoratori per difendere i posti di lavoro, le condizioni e i diritti acquisiti in tutte le realtà.

Questa situazione però non deve essere sottovalutata in particolare dalle Istituzioni regionali, provinciali, locali, dalle forze politiche e dai parlamentari eletti nel territorio.

A tutti chiediamo un impegno vero perchè da come risolveremo queste crisi  dipende il futuro occupazionale del nostro territorio.

 

Molti avevano scommesso sulle olimpiadi, molti sperano nella grande distribuzione,  noi siamo convinti che senza lavoro nell'industria non c'è futuro per nessun territorio.

Così come è stato per la crisi della Beloit noi auspichiamo che tutto il pinerolese si mobiliti per lasciare ai nostri figli lavoro vero e non solo precarietà.

 

Collettivi ALP/Cub Skf, Omvp, New Cocot, Sachs ZF.

 

ALP/Cub Associazione Lavoratori Pinerolesi

via Bignone 89 Pinerolo

ciclinalpcubsett.08

viabignone89pinerolo  

 

Nell'ex-Mulino un gioiello d'elettronica e ingegneria che l'Italia ci invidia
APRE A PINASCA IL POLIGONO DI TIRO PIU' GRANDE D'ITALIA
Porte aperte da lunedì prossimo - 15 linee di tiro in 2.600 mq tutti al coperto - Un intervento da tre milioni


PEROSA E PINASCA - Tre, due, uno… fuoco: dalla prossima settimana si parte. E Marco Depetris, l'imprenditore pinerolese che ha fortemente voluto un poligono in Val Chisone, è lo starter a pieno merito.

Lo sparo a salve di lunedì prossimo (l'inaugurazione vera e propria arriverà più avanti, entro fine anno) darà il via alla splendida avventura del poligono di tiro realizzato nell’ambito della ristrutturazione dell’ex-Mulino del talco costruito nel 1911 sui terreni dei comuni di Pinasca e Perosa.

«Un gioiello d’elettronica e d’ingegneria»: è unanime il coro di chi, tecnici e giornalisti specializzati, ha avuto il privilegio d’apprezzare l’opera.

La superficie totale coperta è di 2.600 mq. Lo spazio occupato, destinato ad usi sportivi ed anche professionali, per la preparazione specifica di chi è impegnato nei Corpi di sorveglianza, è suddiviso in 15 linee di tiro per fucili e pistole, con distanza da 25 a 75 metri. Ancora 8 linee per tiro ad aria compressa da 10 m, con tecnologia elettronica omologata per gare agonistiche, ed uno spazio di 500 mq (la cosiddetta "combat zone") con avveniristiche tecnologie laser e computerizzate, per permettere un addestramento simulato in un vero e proprio ambiente urbano. Ed inoltre aree altamente avanzate per esercitazioni di tiro dinamico, simulatori di tiro, reception, magazzini, depositi per la custodia di armi, munizioni ed attrezzature.

Dal progetto al collaudo, l'intervento ha impegnato, per quasi tre anni, numerosi professionisti e aziende, con precedenza assoluta, dove possibile, ad imprese pinerolesi: dalla Sta del geom. Franco Santiano per la parte tecnica, allo Studio commercialisti & legali associati per la fase autorizzativa e amministrativa, dalla Mediapoint Srl di Perosa per gli aspetti elettronici e l’automazione delle linee di tiro all'Eurosoft di Villar Perosa per la realizzazione del software, con il contorno di molti artigiani, imprese e lavoratori autonomi. Il tutto per un investimento che, tra immobile e struttura operativa, ha sfiorato i tre milioni di euro.

Marco Depetris, presidente della Target Srl, proprietaria del poligono privato più grande d’Italia, è molto orgoglioso della "sua" creatura e non vede l’ora di poterla far conoscere a tutto il mondo: «Giornalisti del settore hanno affermato che la costruzione è unica in Europa, ma alla nostra società basterebbe mantenere questa peculiarità in Italia. Sicuramente è un bel fiore all’occhiello anche per la valle. Abbiamo avuto la fortuna di trovare anche artigiani in zona che hanno capito le nostre esigenze e sono riusciti a trasformare in realtà quasi ogni nostra fantasia. All’inizio dei lavori non era minimamente pensabile di poter realizzare un’opera di questo spessore».

Mauro Vignola, amministratore: «La struttura è nata per soddisfare le esigenze sportive delle persone che, con il porto d’armi, desiderano divertirsi, esercitarsi o addirittura prepararsi per gare a livelli regionali o nazionali. L'impostazione base che abbiamo voluto dare al poligono è stata quella di dividere la struttura in tre parti, una dove sono posizionate le 15 linee a fuoco con le diverse distanze, un’altra destinata all’aria compressa ed una terza, piuttosto vasta ed articolata, per le applicazioni laser ed interattive».

Precisa Depetris: «L’ambiente è stato studiato in un’ottica altamente professionale: non è sicuramente una sala giochi, con tutto il rispetto per gli appassionati di video game ed i ragazzi. La sua funzione è riservata ad un pubblico adulto, coscienzioso e responsabile. Attrezzature super efficienti che vengono usate dai Corpi speciali delle varie Polizie per addestramento e sono messe a disposizione dell'uomo comune, ovviamente sempre sotto l’occhio vigile del direttore di tiro». Il poligono, tra l'altro, è dotato di circa 70 telecamere che controllano e documentano qualsiasi azione che viene svolta, a tutela degli utenti e del buon funzionamento della struttura.

Il sito www.sottotiro.it, aperto circa otto mesi fa, ha già superato le 3.600 unità di visitatori e ad oggi sono già state eseguite 500 preiscrizioni on line; dal sito inoltre sarà possibile la prenotazione anche da casa propria delle linee di tiro, sia con le armi da fuoco, sia con simulazioni laser.

Giovanni Berger - eco del chsione 1.10.08

 

 

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Si terrà a Perosa Argentina il 4 ottobre, al teatro Piemont, la seconda sessione del secondo convegno dell’Ardp (Archivio delle donne in Piemonte) dal titolo «Memorie disperse, memorie salvate. Donne nelle Valli Pellice, Chisone e Germanasca», organizzato in collaborazione con numerosi enti, associazioni, gruppi, con il sostegno della Regione Piemonte e della Provincia di Torino. La prima sessione, come si ricorderà, si era tenuta in aprile a Torre Pellice.

L’associazione Ardp, fondata due anni fa, ha tra gli altri l’obiettivo di «valorizzare materiali e documenti di interesse per la storia delle donne e creare una rete virtuale di archivi dedicati o contenenti fonti attinenti alla memoria delle donne». L’incontro del 5 ottobre proseguirà i lavori già iniziati durante il primo convegno del 25 maggio scorso, svoltosi a Torino, e alla prima sessione del convegno tenutosi in val Pellice. I temi che verranno affrontati saranno relativi al lavoro femminile, delle donne nel settore della cura e altri, partendo sempre dall’illustrazione degli archivi e delle fonti per la storia.

Il programma completo del convegno prevede l’avvio dei lavori alle 9, 15 con il saluto delle autorità; alle 9, 30 «Archivi delle donne e reti della memoria» (Liliana Ellena); ore 10 «Donne al lavoro nelle industrie: gli archivi di carta – L’archivio Mazzonis» (Renza Tobia); «Gli archivi sulla Riv» (Alice Cazzaniga); «L’archivio Gütermann: organizzazione delle opere sociali» (Egidio Rol); ore 11, 20: «Donne al lavoro nelle industrie: gli archivi di memoria – Raccolta di testimonianze orali: la Gütermann» (Marta Colangelo); «Raccolta di testimonianze orali: la Crumière» (Donatella Jourdan e Renzo Tibaldo); ore 12 dibattito; ore 12, 45 chiusura lavori; ore 13 pranzo all’Ecomuseo del Tessile di Perosa Argentina e visita all’esposizione permanente di archeologia industriale; ore 14 trasferimento alla Scuola latina di Pomaretto e visita alla Collezione Ferrero «Antichi mestieri».

Alle 15: «Donne negli archivi sindacali – Le Società di Mutuo Soccorso e gli archivi dei sindacati» (Marina Brondino); ore 15, 15: «Donne nell’assistenza – L’attività delle suore (Luca Varetto); «L’archivio delle diaconesse valdesi» (Gabriella Ballesio); «Il comitato locale della Croce Rossa Italiana di Torre Pellice: documenti, fotografie, testimonianze orali» (Carmen Bonino); ore 16, 15 dibattito; ore 16, 45 letture teatrali e musica a cura di Maura Bertin e Jean-Louis Sappé.

In occasione dell’incontro al teatro Piemont verranno esposte le mostre: «La biblioteca di genere “Lidia Poët” di Porte», a cura del comune di Porte; «300 anni dei Valdesi in Germania», a cura della Fondazione Centro culturale valdese di Torre Pellice. L’ingresso è libero – è gradita però la prenotazione entro il 3 ottobre alla Comunità montana Valli Chisone e Germanasca, ufficio cultura, tel. 0121-802515, e-mail. cultura. chisone@reteunitaria. piemonte. it.

avvisi

 MEMORIE DISPERSE MEMORIE SALVATE

Donne nelle Valli Pellice, Chisone e Germanasca

Convegno a Perosa 4 ottobre   - pdf1 pdf2

audio Liliana Ellena mp3     Egidio Rol mp3

registrazioni con rumore di fond

 

 

 

Comunità montane, l'opinione del capogruppo di minoranza in Cm Valli Chisone e Germanasca

 

Leger: «L'Unione di Comuni come ultima spiaggia»

 

Intanto il presidente cerca con le consultazioni un'ipotesi di accorpamento condivisa

 

PEROSA - «Non escludiamo in assoluto l'ipotesi di un'Unione di Comuni in alternativa alle Comunità». Riccardo Leger, capogruppo di minoranza in Comunità montana Valli Chisone e Germanasca e vice-sindaco di Perrero, conferma l'ipotesi emersa nei mesi scorsi, mentre si avvicina la scelta regionale sugli accorpamenti delle Cm.

La motivazione, però, richiede alcune premesse: «L'ho detto in Consiglio di Comunità montana e l'ho ripetuto al presidente, che in questi giorni sta svolgendo le consultazioni presso i sindaci: è fondamentale comprendere i tagli eseguiti dallo Stato ai trasferimenti».

Nell'ultimo Consiglio a Perosa Leger aveva chiesto che si facesse un'analisi sul livello di sostenibilità dell'ente, visti i tagli del Governo. Secondo l'assessore al Bilancio Sergio Pera, «la Comunità montana sarà penalizzata con una minore entrata di 250.000 euro», e questo senza considerare la fusione con altri enti.

«La Regione - aggiunge Leger - ha detto che non intende sostituirsi allo Stato. Se si accorpano le tre Comunità montane (Val Chisone, Val Pellice e Pedemontana, ndr) ci saranno 750.000 euro in meno, e mai e poi mai i risparmi sui costi della politica potranno sopperire alla mancanza».

La domanda che si pone, soprattutto come vice-sindaco, è: «Chi pagherà? Lo Stato si è già tolto. La Regione non c'è. Come Comuni non vorremmo rimanere con il cerino in mano. Sarebbe impossibile far fronte a quelle cifre».

In sintesi, non si prevedono barricate per il futuro accorpamento, quale che sia, «purché la Regione fornisca garanzie su chi pagherà i conti». Leger si dice preoccupato anche per il Fondo nazionale della montagna, ormai sempre più tendente a zero.

Da qui l'ipotesi dell'Unione: «Ci sono Comuni soprattutto pedemontani che hanno espresso l'interesse a rimanere in una Comunità montana per l'accessibilità a fondi europei. Perrero e altri Comuni ancora rurali non sono in grado di mettere la loro parte di cofinanziamento. E non siamo in zone interessate da progetti turistici e di terziario, come chi sottolinea le proprie analogie con l'alta Valle di Susa».

Quei Comuni, invece, non disdegnano l'Unione, «ma solo come ultima soluzione». Con tutti i 16 della precedente Cm, «oppure in altra forma numerica. Non crediamo di essere soli nel ragionamento. Pramollo, Salza, Roure, Massello, Pomaretto in parte, anche le frazioni di grandi Comuni, sono in situazioni simili».

In caso di Unione, secondo Leger, per erogare i Servizi sociali ci sarebbero diverse possibilità. Sul ruolo di Agenzia di sviluppo delle Comunità commenta che «è molto condizionato dai fondi a disposizione e finirebbe per lavorare per i Comuni più ricchi». Sui piccoli Comuni, anch'essi a rischio estinzione, osserva che «se non ci fossero non esisterebbe altra struttura eletta democraticamente che rappresenti quelle popolazioni».

In Consiglio il presidente Coucourde aveva precisato: «Oggi non siamo ancora in grado di conoscere il nostro accorpamento, in quanto ci sono ancora situazioni da risolvere. In una prossima Conferenza dei sindaci dovremo definire la nostra proposta definitiva. Occorre senso di responsabilità».

 

Luca Prot

(ha collaborato Ricardo Lussana)

 

 

 

Clement rassicura le Comunità

 

«Nessun commissario»

 

Il consigliere regionale del Prc Gian Piero Clement rassicura le Giunte delle Comunità montane sulle voci diffuse nei giorni scorsi circa un imminente commissariamento. Accertata la situazione presso il funzionario che ha scritto la legge sul riordino e presso l'assessore regionale Bruna Sibille, riferisce: «Mi hanno assicurato che nessuno sarà commissariato fino alla prossima tornata elettorale». A quel punto i commissari subentrerebbero ai presidenti, ma solo nel periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo ordinamento.

«Una lettera dell'assessore a tutte le Comunità montane dovrebbe chiarire la situazione in settimana», aggiunge Clement. Intanto si avvicina la data del 31 ottobre, quando la Regione dovrà aver stabilito i criteri per la riduzione e gli accorpamenti delle Comunità montane. Per consentire il passaggio in Consiglio entro quella data, la deliberazione della Giunta regionale dovrebbe ormai essere molto vicina.

«Credo che si stia andando verso l'accorpamento delle valli Chisone e Pellice con l'area pedemontana», commenta il consigliere, che bolla come «per certi versi delirante» la proposta resa nota qualche settimana fa sulla possibile annessione di alcuni Comuni della Pedemontana con la Val Sangone.

«C'è ancora la resistenza di alcuni Comuni più marginali in Val Chisone e in Val Germanasca - aggiunge Clement -, che hanno problemi specifici, senza più le miniere, senza riuscire ad agganciarsi al turismo dell'alta valle, insomma senza risorse produttive. Hanno anche pensato all'Unione dei Comuni, ma secondo me potrebbero piuttosto cercare qualche elemento di rilancio nella nuova Comunità allargata».

 

l.p.

 


notizie ansa Economia

credito/Bauman - pdf liberazione  titoli italiani - 14.10.08


Sciopero generalepdf

 

SCIOPERO SKF 17 ottobre pdf

 

Il 14 ottobre si è svolto un nuovo incontro, si è constatato il peggioramento produttivo in valle, unito ai provvedimenti annunciati per scuola ed enti pubblici. Si è decisa per metà novembre una manifestazione unitaria e nelle settimane seguenti  un convegno sul futuro della valle.

 

incontro com. montana 14-ott-08 mp3

 

 

Continua la crisi della maggiori aziende manifatturiere della Val Chisone
C'è una valle in cassa integrazione
A casa decine di lavoratori della Omvp-Skf, Sachs, ex-Manifattura, Stabilus

Una valle in cassa integrazione: la frase, pur nella sua crudezza, riassume il quadro occupazionale della Val Chisone. In questi giorni le principali aziende della valle hanno lasciato a casa parte dei propri dipendenti per periodi più o meno lunghi.

Ci riferiamo in particolare a Omvp-Skf (dove venerdì il sindacato Alp ha indetto una giornata di sciopero), alla Sachs (anch'essa di Villar Perosa) e alla ex-Manifattura di Perosa. Anche alla Stabilus, ancora una volta di Villar Perosa, 22 addetti sono rimasti a casa, non a causa di una crisi di mercato ma per le conseguenze di una complicata causa civile che ha portato al sequestro di una linea.

Questa settimana riunione straordinaria in Comunità montana a Perosa per discutere della situazione.

 

 

 

Nasce la Comunità montana del Pinerolese.
l'Eco del chisone   
giovedì 16 ottobre 2008
Lunedì 13 la Giunta regionale ha rimandato ancora di qualche ora, ma alla fine del pomeriggio la decisione sull'accorpamento delle Comunità montane era presa: 21 le zone omogenee individuate al posto dei precedenti 48 enti. Per il Pinerolese vuol dire la divisione in due grandi Comunità: tutti i 32 Comuni ... di Val Pellice, Valli Chisone e Germanasca e Pinerolese pedemontano fanno parte di un solo accorpamento; Alta e Bassa Valle Susa si uniscono alla Val Sangone, creando una Comunità montana che parte da Giaveno e arriva a Sestriere, con 43 Comuni e 112.000 abitanti.

Falliti i tentativi dell'ultim'ora di accorpare Val Sangone e alcuni Comuni dell'area pedemontana. «Per me è una grandissima soddisfazione - commenta il presidente della Cm Pedemontana Mario Mauro -. Finalmente nascono le Agenzie di sviluppo». Era la sua Comunità ad essere maggiormente in bilico: «L'eventualità di una Pedemontana fuori da questo accorpamento - aggiunge Mauro - oppure spezzata in due parti, non avrebbe avuto alcun senso».

Anche le Valli Po, Bronda e Infernotto si uniscono alla Valle Varaita: un'unica Comunità montana parte ora da Ponte Chianale e arriva fino a Bagnolo: 29 Comuni e 47mila abitanti.

Per quanto riguarda la Comunità montana "Valli Chisone e Germanasca, Pellice e Pinerolese pedemontano", «se verrà confermata dal Consiglio regionale - commenta il consigliere regionale Gian Piero Clement - darà vita a un nuovo grande ente motore di sviluppo». Con i suoi 63mila abitanti «darà maggior rilievo al territorio».

La discussione in Consiglio è prevista per martedì 28 ottobre, prima della scadenza del 31 dettata dalla normativa nazionale. Altre voci indicano una possibile proroga al 3 novembre. In ogni caso è in quella sede che il testo, che sarà vagliato lunedì 20 dalle Commissioni III e IIX in seduta congiunta, potrebbe essere confermato in via definitiva oppure modificato dal Consiglio.

Le osservazioni delle 48 Comunità erano già state raccolte in fase di preparazione della legge regionale 19/2008 sul riordino. È possibile, comunque, che alla luce della delibera di lunedì le Comunità montane siano ricevute di nuovo per un'audizione in Commissione: «Credo che in realtà ci chiedano di fare in fretta e di essere al loro fianco soprattutto dopo - commenta il presidente della III commissione Marco Bellion - ma se qualche consigliere chiederà di sentire ancora i rappresentanti delle Comunità montane lo metteremo ai voti».

Soddisfatto della decisione della Giunta, Bellion aggiunge: «Nella disgrazia di dover riformare il sistema che aveva funzionato di più nel Paese (fatte salve le dovute eccezioni) la Regione riafferma un'identità come quella del Pinerolese ed è un risultato importante».

Rimane aperto il problema delle risorse e di come distribuirle: «Bisognerà far seguire altri atti per tutelare le aree più marginali - prosegue Bellion - sperando che il taglio al Fondo per la montagna annunciato dal Governo non venga peggiorato».

Intanto l'assessore alla Montagna Bruna Sibille con una lettera ha chiarito che nessuna Comunità montana sarà commissariata in questa fase, come si era temuto in un Consiglio di comunità della Val Pellice. Accadrà solo alla scadenza dell'attuale mandato, quando la presidente Bresso potrà emanare i decreti di costituzione delle nuove Comunità montane, e i presidenti uscenti saranno nominati commissari in attesa delle elezioni secondo le nuove norme. Fino ad allora (prevedibilmente tra aprile e agosto 2009) tutto rimane invariato e gli organi di governo delle Cm manterranno i loro poteri.
Luca Prot

 

 

 

 

 

L'ingresso della Romania in Europa contribuisce a portare Pinerolo oltre i duemila immigrati residenti
Stranieri nel Pinerolese, un mondo che cresce
Dai dati Istat si delinea un fenomeno strutturale – Imponente presenza a Nichelino – Singolarità territoriali

Sul versante immigrazione ci sono i conti che tornano, vale a dire le annuali statistiche sull'andamento demografico proposte dall'Istat. In Italia risiedono ufficialmente quasi tre milioni e mezzo di stranieri ed il Pinerolese, la cintura Sud-ovest ed il Saluzzese presentano un quadro migratorio con alcune specificità marcate: se il 2007 è stato l'anno dell'ingresso nell'Unione Europea della Romania, con un conseguente effetto "raddoppio" di residenti provenienti dal Paese dei Carpazi (a Pinerolo 957, a Nichelino addirittura 1.316), nella Provincia Granda è un fenomeno diventato caso di studio a livello nazionale il radicamento della comunità cinese in un fazzoletto di Comuni ai piedi del Monviso.

Non ci si può soffermare alla banale lettura dell'elenco di nazionalità presenti in questo o quel Comune, quasi si fosse di fronte ad un mappamondo. Oltre le bandierine, le persone, con il loro carico di slanci e insicurezze, di necessità da soddisfare e disponibilità da dare. La "fotografia" ha assunto i contorni della sottolineatura di una presenza strutturale nella società italiana, attraversata in questi mesi da spinte razzistiche e per contro da appelli provenienti da più settori in favore di integrazione e accoglienza, in contrapposizione a contestati provvedimenti legislativi ed episodi di cronaca di stampo xenofobo. I numeri sono utili per capire la portata della trasformazione italiana da Paese di migranti a terra di emigranti ed in questo caso una visita al Museo dell'emigrazione di Frossasco è (sarebbe) doppiamente istruttiva.

Nel Pinerolese che guarda ad Est, che 150 romeni risiedano a Pragelato su 690 risulta eclatante e che dire di quanto avviene nella zona delle cave di pietra appena sconfinanti in provincia di Cuneo? Qui si contano 1.715 residenti di nazionalità cinese e nel raggio di dieci chilometri da Barge ne abitano un migliaio, ai quali vanno aggiunti i 115 di Bibiana, raro caso territoriale in cui la Romania cede lo scettro della nazionalità più rappresentata. Situazione analoga a Pancalieri, anche qui con una vocazione lavorativa della comunità più numerosa, quella indiana, inserita in agricoltura.

La polarizzazione legata a vincoli famigliari o di area di provenienza (giova ricordare che la maggior parte dei romeni del Pinerolese è originaria della Moldova, splendida terra al confine con l'Ucraina) è un altro fattore da prendere in esame. In alta Val Chisone, all'impronta danubiano-pragelatese fa da contraltare una maggioranza albanese nella vicina Sestriere. Spostandoci in cintura, a Nichelino gli stranieri hanno superato le duemila unità, con la bellezza di 62 nazioni rappresentate. Pinerolo, 15mila abitanti in meno dei nichelinesi, si rivela dunque una realtà di migrazione: 2.037 stranieri e oltre 60 nazioni rappresentate (Marocco con 308 residenti e Albania a 265)e sprimono una percentuale importante in rapporto al totale della popolazione. Veja Pinareul in stile multietnico.


Aldo Peinetti

 

Il 14 ottobre si è svolto un nuovo incontro in C.M., si è constatato il peggioramento produttivo in valle, unito ai provvedimenti annunciati per scuola ed enti pubblici. Inoltre la crisi finanziaria mondiale avrà una ricaduta pesante. Si è deciso:

- per metà novembre una manifestazione unitaria - nelle settimane seguenti  un convegno sul futuro della valle.   

ascolta  incontro com. montana 14-ott-08 mp3 -47 Mb- 

ordine degli interventi:

Coucourde (Pres.C.Montana), Manfredini (Ass.lavoro C.m. ), Sanmartino (Salza), Laurenti (Perosa) Savina (RSU New Cocot ), Tron (cisl), Rossella (Omvp), Lanza (Apcub), Bordiga (Fiom Avio), Clement (ass. lavoro Regione), Coucourde (CM), Vercelli (Ass.lavoro Pinerolo, X (Fiom Avio),  Manfredini - conclusioni.

  

decisione di manifestazione di valle il 29 novembre e di una serie di consigli comunali aperti 

 

tavola rotonda c.montane - eco mese pdf

 


 

24.10.08

avviso prc serata sulle c.montane Pomaretto 31 ottobre -pdf


 

ASSEMBLEA GENERALE DEGLI ASSOCIATI E SIMPATIZZANTI

PER IL CICLO "SERATE CULTURALI"

La nostra Associazione organizza presso il Centro Sociale di Via Lequio,
Pinerolo per venerdì 07.11.2008 ore 21 un confronto/dibattito su:

- Strada dell'Assietta e viabilità alpina sulle strade in quota.
- Lo sviluppo sostenibile per le Alpi.

Introdurranno: Geom. Gino Baral - direttore dell'area tecnica della Comunità
Montana
     Valli Chisone e Germanasca.
     Dott. Adriano Sgarbanti - Sindaco di Usseaux.
Partecipazione straordinaria del Magistrato Pinerolese,  Dott. Elvio
Fassone.


 

 prc serata sulle c.montane- Pomaretto 31 ottobre  teatro valdese pdf

archivio registrazioni mp3 della serata

 


 

4 novembre - pdf

serata inaugurale della mostra e di presentazione del libro sulla Grande Guerra (Avondo,Careglio) che si terrà Martedì 04 novembre alle ore 20.30 a Perosa Argentina presso la sede della Comunità Montana - Via Roma, 22 (To) - estratto  registrazione interventi-mp3 35 Mb Rossetti-Careglio-Avondo-Laurenti


 

riforma 7.11.08

 


 

 
A cinque anni dal passaggio degli ospedali valdesi all'Azienda sanitaria il bilancio è positivo
Sanità in tilt senza Torre e Pomaretto
Le due strutture, per la lungodegenza e la riabilitazione, attutiscono i problemi provocati dalla carenza di posti letto all'Agnelli


Sembrano passate generazioni da quando la Regione Piemonte, versando simbolicamente un euro alla Ciov (Commissione istituti ospedalieri valdesi), acquisì le strutture sanitarie di Torre Pellice, Pomaretto e Torino, oramai schiacciate da 65 milioni di euro di debiti. Invece era il 20 aprile 2005.

Alla popolazione delle Valli Chisone e Pellice il colpo arrivò dritto allo stomaco, doloroso anche se non inaspettato. Già dall'agosto 2003, infatti, gli ospedali valdesi di Torre Pellice e Pomaretto con il relativo personale erano passati alla gestione dell'allora Azienda sanitaria 10.

Con la cessione delle due strutture sanitarie nel territorio dell'Azienda sanitaria 10 si voltò definitivamente pagina, chiudendo non senza rimpianti un'esperienza sanitaria, ma anche sociale e umana, di grandissismo valore.

Sono passati cinque anni e, va detto, le paure di quel tempo da parte di cittadini e amministratori di perdere tutto e veder "chiudere" le due strutture non si sono realizzate. Con la riorganizzazione molto è cambiato, ma il loro nuovo ruolo - strutture per la lungodegenza e la riabilitazione - rimane insostituibile e si integra con l'attività dell'Agnelli, tant'è che da qualche mese la dizione giusta per identificare questo insieme sanitario è "Ospedali riuniti di Pinerolo".

«Oggi pensare di non avere quelle due strutture organizzate in questo modo sarebbe folle», commenta il direttore generale dell'Asl To3 Giorgio Rabino, probabilmente l'amministratore più competente che l'Azienda pinerolese abbia avuto al suo vertice.

Senza le due strutture, infatti, l'Agnelli di Pinerolo non sarebbe più in grado di rispondere alle necessità degli abitanti della sua Asl. «La destinazione principale che voglio dare a queste due strutture - prosegue Rabino - è di ospedali di base a servizio delle rispettive comunità, e poi di tutta l'Azienda. Il loro ruolo è talmente importante da farci tornare sui nostri passi in merito alla possibilità di costruire un hospice nel presidio di Pomaretto».

Inizialmente l'Azienda sanitaria aveva pensato di realizzare l'hospice nel poliambulatorio di Villar Perosa, poi altre valutazioni logistiche avevano spostato la sua ubicazione nella struttura di Pomaretto, «ma appena abbiamo capito che avrebbe ridotto significativamente i posti letto siamo ritornati alla decisione originaria». Ed entro la fine dell'anno dovrebbe essere pubblicata la gara per l'assegnazione dei lavori.

Nell'atto aziendale dell'Azienda sanitaria pinerolese si legge la volontà di spostare il reparto di Geriatria - oggi nel presidio di Torre Pellice - presso l'Agnelli: «Perché a differenza della riabilitazione e della lungodegenza, la geriatria è una specialità dell'area di acuzie, pertanto - spiega Rabino - deve essere inserita all'interno di una struttura dove sia presente un determinato tipo di diagnostica e possibilità terapeutica».


Sofia D'Agostino eco del chisone 5.11.08


 

La riforma regionale è legge: accorpate le valli e la Pedemontana
La Comunità montana pinerolese è realtà

La riforma delle Comunità montane è legge. Il Consiglio regionale, al termine di una frenetica giornata di trattative, ha approvato alle 20,30 di lunedì 3 novembre il provvedimento che razionalizza gli enti: il centrodestra ha votato contro, tuttavia - rinunciando all'ostruzionismo - ha dato di fatto il via libera alla decisione.
Il Piemonte avrà 22 Comunità, di cui sei nel Torinese e altrettante nel Cuneese. I tre enti del Pinerolese (Val Chisone e Germanasca, Val Pellice, Pinerolese pedemontano) saranno accorpati. La Valle Po si fonderà con la Valle Varaita. La Val Sangone costituirà una realtà unitaria con l'alta e la bassa Valle Susa. Uno scenario radicalmente diverso, che sarà realtà quotidiana dopo le Amministrative della primavera 2009.
«Per il Pinerolese è un risultato positivo - commenta Gian Piero Clement, consigliere del Prc -. Ora, però, va affrontata la pesante incognita delle risorse. Con i tagli imposti da Roma, il Governo sta adottando una misura di federalismo al contrario: sta delegando alle Regioni gli oneri e sta riducendo le risorse».
Il consigliere Marco Bellion (Pd) sottolinea il grande lavoro preparatorio: «Ora le Comunità montane piemontesi hanno un assetto che risponde alle indicazioni della Finanziaria. Al contempo, avendo acquisito spessore numerico, possono far sentire in modo più netto la voce dei territori montani».
Bellion è il primo firmatario di un ordine del giorno bi-partisan, che è stato presentato in Consiglio regionale nel pomeriggio di martedì 4, in cui si chiede alla Giunta di modificare la legge regionale sulla montagna (quella, per intendersi, approvata durate la gestione Ghigo-Vaglio): «Sarebbe opportuno introdurre, tra i parametri di riparto del fondo regionale per la montagna, anche altimetria e marginalità». Un modo per venire incontro a quei Comuni che, anche nel Pinerolese, temono l'accorpamento con realtà meno disagiate, che concorrerebbero - con gli stessi diritti - alla spartizione di una torta sempre meno ricca.
Le reazioni sono tutte favorevoli. «Abbiamo finalmente delle certezze - dice il presidente della Cm Val Pellice Claudio Bertalot -. Da oggi possiamo darci da fare per risolvere tutte le questioni aperte. Penso al personale e ai servizi offerti alla popolazione, temi strettamente legati alle risorse a disposizione. Poi bisognerà valutare l'organizzazione territoriale del nuovo ente, in modo da rispondere adeguatamente alle esigenze dei cittadini».
«Direi che al Pinerolese non è andata male - è la valutazione del presidente della Cm Valli Chisone e Germanasca Andrea Coucourde -. È importante che la Regione recepisca le esigenze peculiari delle zone marginali. Esistono senza dubbio delle diversità territoriali, ma non solo: le attuali Comunità montane hanno adottato politiche diverse e certe esperienze vanno tutelate. Noi ci sentiamo difesi dal buon lavoro compiuto in questi anni».
Mario Mauro non nasconde la sua soddisfazione. Tutti i Comuni del suo Pinerolese pedemontano restano sotto l'ombrello di una Comunità: «Per noi è una grande vittoria - commenta -. Certo, ora è necessaria tanta buona volontà. Il Pinerolese unito costituirà una delle Comunità montane più grandi del Piemonte. Avrà un peso non indifferente, ma andrà gestito con oculatezza».
Mauro ha ricoperto un ruolo determinante, in questi mesi concitati: «Sono felice soprattutto di una cosa. Ho combattuto molte battaglie, e talvolta ho perso, ma quando ho vinto è perché dietro c'era un esercito. Così è stato per la Comunità montana. Quando invece questa unità d'intenti è mancata, il territorio ci ha rimesso: mi riferisco all'Asl e all'Atl. Il mio ringraziamento, quindi, va ai tanti che hanno operato per arrivare a questo traguardo. Un metodo che andrà riproposto con la Comunità unica».
«Io non ci sarò, ho 82 anni e mezzo - sorride Mauro -. Ma chi avrà la responsabilità di guidarla dovrà porsi in modo aperto, con la disponibilità a ragionare a livello di zona e non con l'ottica del singolo Comune, ferme restando le legittime esigenze dei territori marginali».

Daniele Arghittu
(hanno collaborato Riccardo Lussana e Alberto Maranetto) eco del chisone 7.11.08


val pellice- dopo alluvione

Di seguito trovate l'audio della trasmissione Ritagli di Radio Beckwith che si è occupata del Post alluvione in Val Pellice. Tra le altre cose è interessante ascoltare l'intervista al Sindaco di Torre Pellice che si trova costretto a dire che, per ora, gli abitanti della valle non possono sperare nella risistemazione degli alvei, perchè i soldi non ci sono.

[Download MP3 64 kbps - 14,5 Mb]


Crisi industriale: ci sono anche le buone notizie

Nella valanga di cattive notizie relative a chiusure per tempi più o meno lunghi di numerosi stabilimenti del Pinerolese rimasti senza ordinativi, questa settimana si possono cogliere alcuni fatti positivi.

Si riferiscono alla vicenda giudiziaria che ha messo in crisi la Stabilus di Villar Perosa, del caso Dayco (con stabilimenti ad Airasca e Chivasso) e della Magna Electronics Srl, stabilimenti di Campiglione Fenile.

Cominciamo dalla Stabilus di Villar Perosa. L'azienda che produce ammortizzatori per i portelloni delle auto, a fine settembre era stata colpita da un provvedimento del giudice Sergio Pochettino del Tribunale di Pinerolo, con il quale era stata messa sotto sequestro la principale linea produttiva. Una decisione scaturita dalla causa civile intentata oltre dieci anni fa dalla 3T Srl con sede a Rivoli, che rivendicava il brevetto relativo al trattamento di nitrurazione degli steli degli ammortizzatori adottato dalla Stabilus.

Martedì 4 novembre, proprio quando avrebbe dovuto giurare il Consulente tecnico incaricato dal Tribunale collegiale di approfondire la questione, finalmente è stato raggiunto un accordo extragiudiziale tra le parti. La firma non è ancora stata posta, ma per quello che si è saputo, la Stabilus ammetterebbe le ragioni della 3T. L'entità della cifra è ancora coperta da assoluto riserbo, ma sicuramente si tratta di un esborso non indifferente.

Ad oggi sono in stand by pure i giudici (presidente Teodora Spagnoli, giudice relatore Eleonora Pappalettere, a latere Giuseppe Salerno): attendono gli esiti della trattativa. Se questa andrà in porto, il procedimento sarà estinto. In caso contrario, nell'udienza del 21 novembre il Tribunale nominerà un collegio di consulenti, ma è assai probabile che non ce ne sarà bisogno.

La notizia dell'accordo forse non farà sorridere i soci di maggioranza della Stabilus, ma certo riporta il sereno tra le famiglie dei dipendenti. Non solo perché la linea di produzione potrà ripartire, ma anche per il fatto che se il gruppo si è impegnato finanziariamente per sanare il tutto, significa che intende mantenere la sua presenza a Villar Perosa. Il raggiungimento dell'accordo ha anche permesso la firma dell'accordo per la cassa integrazione in deroga per i 22 dipendenti addetti alla linea, mentre altri 18 sono già stati posti in cassa integrazione ordinaria.

a.Ma. Eco del chisone 12.11.08

 

Torino, sequestrato il "Pragelato Village Resort", nelle valli "Olimpiche"
(14/11/2008 10:19) |

 

(Sesto Potere) - Torino - 14 novembre 2008 - Il personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo forestale dello Stato di Torino ha in corso un'operazione delegata di polizia giudiziaria per il sequestro preventivo di una struttura alberghiera in Comune di Pragelato in Alta Valle Chisone. Il sequestro preventivo disposto dal Gip di Pinerolo, riguarda un terreno sito in Pragelato Località Pattemouche e il "Pragelato Village Resort", struttura alberghiera costituita da 101 camere, 104 chalet residenziali, tre ristoranti, una piscina, un cinema e palestre, per un valore di circa 130 milioni di euro. I reati contestati riguardano l'abuso d'ufficio, il disastro doloso ed altri reati ambientali e urbanistici, conseguenti alla realizzazione dell'insediamento immobiliare in un'area di conoide attiva ad altissimo rischio idrogeologico e in presenza di condizioni di dissesto orografico. Risultano indagate 7 persone: tecnici comunali, un libero professionista e i legali rappresentanti della società immobiliare che ha realizzato il complesso. Le indagini sono state condotte dalla Procura della Repubblica di Pinerolo.

 

Resort- sequestro- la stampa 14.11.08

 


Manfredini (Assessore al lavoro della C.M.)

 

Come hanno detto altri la valle si  regge sullo standard medio sapendo che siamo in presenza d situazioni di incertezza. Gli abitanti contengono le spese e la vita sociale risente dell’insicurezza.

Siamo ancora in una situazione sostenibile, reggiamo grazie alle generazioni che ci hanno preceduto e ai loro livelli di risparmio. Vedremo nel prossimo convegno di verificare anche questo aspetto.

Il futuro condiziona anche l’umore, viene anche meno il coraggio.

Il futuro dipende da due elementi. Una condizione generale del paese, e la possibilità del Pinerolese di ritrovare una propria identità. Significa affrontare il nodo del mantenimento sul territorio della popolazione attiva. Pesa anche lo squilibrio del territorio, con un ritardo della sostituzione del lavoro industriale col terziario e i servizi. In altre zone in genere il 70% dell’occupazione non è più nell’industria, quindi anche in una situazione di crisi ci sono delle compensazioni.

Dovremo affrontare la possibilità di riequilibrare, ma non è un compito facile – dobbiamo intervenire su tutto il Pinerolese.

Credo che queste questioni le deve affrontare la politica in senso vero, attraverso il confronto fra i vari soggetti della società, senza abdicare alle proprie responsabilità.

Il nostro territorio non ha bisogno solo di sostegno al reddito ma anche di sviluppare servizi e terziario, con le necessarie risorse.

Le prossime scadenze del 29 novembre è la manifestazione e i consigli comunali aperti.

C’è un ritardo da parte del partito di maggioranza in valle del centro sinistra.

 

 


  riforma    28.11.08

 

 

* Sabato 29 novembre manifestazione di valle in difesa delkl'occupazione e per lo sviluppo - Partenza corteo dalla Sachs, arrivo alla sala Finestra sulle valli di Villar e conclusioni.   Due cortei con circa 600 persone e discorsi- qui registrati -mp3

 

altre foto

 

Protesta per occupazione e tagli a scuola e Comuni
Villar Perosa: due cortei per difendere le valli
Metà lavoratori in cassa integrazione - «Si aiutino anche i precari»


VILLAR PEROSA - C'erano fasce tricolori e gonfaloni dei Comuni, sabato 29, in testa il corteo partito dal piazzale della Stabilus di Villar Perosa. Lungo il serpentone, bandiere e striscioni dei sindacati, dell'istituto comprensivo F. Marro e del personale scolastico Ata.

Il corteo si è unito a quello che proveniva dal centro del paese - al motto di «Il lavoro deve restare in valle» - davanti alla "Finestra sulle valli". Circa 500 i manifestanti, altri aspettavano all'arrivo. Secondo un comunicato di Rifondazione comunista (presenti i consiglieri regionali Gian Piero Clement e Iuri Bossuto) avrebbero partecipato in tutto «un migliaio di persone» alla mobilitazione promossa dalla Comunità montana Valli Chisone e Germanasca.

Lungo il dibattito, aperto dal sindaco Dario Costantino: «È una valle mortificata». I delegati sindacali di Alp Cub, Fim Cisl e Fiom Cgil hanno dato voce alla crisi che attanaglia i lavoratori e le fabbriche superstiti. Il rappresentante del coordinamento scolastico è intervenuto «a difesa della scuola pubblica, una ricchezza anche per il mondo del lavoro». L'assessore al Lavoro della Cm Viller Manfredini ha parlato delle politiche del Governo che rendono più poveri i Comuni («Altro che federalismo!») e della cassa integrazione («5.176 persone nel Pinerolese, il 50 per cento in valle, perdendo 500 euro al mese di stipendio»). Ha aggiunto: «Oggi il problema è la perdita del lavoro, ma le imprese non hanno niente da dire?». Si sono chiesti ammortizzatori sociali anche per i precari. Presenti, tra gli altri, il parlamentare Giorgio Merlo e il consigliere regionale Marco Bellion.

Sabato 20 e domenica 21 al "Mulino" di Perosa-Pinasca
Porte aperte a "Sottotiro", il poligono proiettato nel futuro

"Sottotiro", il nuovo poligono indoor sorto nel centro commerciale "Il Mulino" di Perosa e Pinasca, si presenta ufficialmente al pubblico con una due giorni, sabato 20 e domenica 21 dicembre, "a porte aperte", dove gli appassionati che non conoscono ancora la struttura potranno visitare quello che, da più parti, è stato indicato come il poligono del futuro, tra i più moderni d'Europa.

Dopo il taglio del nastro di venerdì 19, alla presenza dei sindaci dei due Comuni e riservato alle autorità civili e militari, il nuovo poligono rimarrà infatti aperto per l'intero week-end dalle 10 di mattina alle 20 di sera, con la possibilità di essere accompagnati, dai direttori di tiro e dagli ideatori del complesso, nelle varie aree della struttura, tutte tecnologicamente all'avanguardia e dotate delle attrezzature più avanzate per l'allenamento e l'addestramento di sportivi, appassionati e professionisti.

Il poligono sorto in Val Chisone si sviluppa su una superficie di quasi tremila metri quadrati, con sei linee a fuoco da 25 metri, altre sei da 50 metri e tre da 75, tutte completamente automatizzate, con distanza del bersaglio personalizzabile elettronicamente, monitor touch screen multifunzione, telecamere che visualizzano in tempo reale i colpi andati a segno e la possibilità di sparare con armi corte o lunghe, a partire dal calibro 22 per arrivare fino al 308 Winchester.

A "Sottotiro" sono anche presenti 10 modernissime linee ad aria compressa, omologate fino ai campionati mondiali, un'area virtuale con cinque box con filmati interattivi per pistole, fucili e mitragliette laser, un percorso accidentato, denominato "training path", dove l'addestramento viene effettuato con pistole con proiettili a salve e puntatori laser e bersagli costituiti da sagome in movimento.

Ma l'attrazione più innovativa rimane la cosiddetta "Combat zone", 500 metri quadri che riproducono un'area urbana, con abitazioni, negozi, cantieri e garage (murata all'interno della struttura, al secondo piano del vecchio mulino ristrutturato della ex-Talco & Grafite, c'è persino una Lancia Delta), dove è possibile creare ambientazioni diurne o notturne con sottofondi che riproducono i rumori della vita quotidiana e dove l'addestramento viene effettuato con repliche fedeli di pistole vere, caricate con proiettili a salve e dotate di raggio laser da indirizzare su appositi giubbotti, con rilevatori luminosi ed acustici che segnalano il bersaglio colpito e permettono di memorizzare la sequenza su uno specifico computer.


Giancarlo Percivati

 

Mai un dicembre così bianco da trent’anni
Neve e pioggia senza fine
flagellate valli e pianura

Neve e slavine, pioggia e allagamenti. Strade e servizi essenziali interrotti. Il maltempo ha flagellato la nostra zona (a Pinerolo 224 mm di pioggia in 72 ore, nelle alte Valli Chisone, Germanasca e Po anche due metri di neve).
E la presidente della Regione Mercedes Bresso ha chiesto, nel pomeriggio di martedì 16, lo stato di emergenza.
«Domani giungerà a Torino il sottosegretario Bertolaso», annuncia il consigliere regionale Marco Bellion.
Tante le emergenze sul territorio: Prali isolata e minacciata dalle slavine, interi paesi senza elettricità (come Ostana e Oncino), la campagna di Piobesi e alcune vie di None allagate per l’esondazione del Chisola, Cardè con l’acqua alta in pieno centro a causa dell’ostruzione di una bealera.
Si prevede un’attenuazione dei fenomeni, finalmente, nella giornata di oggi (mercoledì).
Frana a Revello, slavine a Fenestrelle
(sei persone bloccate)

Tragedia sfiorata, alle 12 di martedì 16, a Revello. La pioggia battente ha fatto franare un ampio versante della collina di S. Leonardo, che si è abbattuto sul cascinale delle famiglie Bolla. Contusa una passante.

A Fenestrelle, nel pomeriggio, due enormi lingue di neve hanno bloccato la Sr 23, travolgendo un’auto (salvo il conducente) e “imprigionando” sei persone nel tratto intermedio: mentre “L’Eco” andava in stampa era in corso l’intervento di salvataggio da parte del Soccorso alpino e dei Carabinieri.

prali



Scesa dal vallone di Faussimagna martedì 16, ha portato sulla Sr 23, poco lontano dall''abitato di Soucheres Basses, una media di 12 o 13 metri di neve, ed è stata rimossa aprendo un passaggio per i soccorsi (e in seguito anche per i residenti) solo il venerdì successivo. La Provincia sperava di aprire la Regionale a tutti entro oggi, martedì 23.

 

 

 

l'eco del chisone

 

 

2009

112 in cassa integrazione
«Ancora timori sul futuro Pmt»

È iniziata in questi giorni la cassa integrazione per 112 (ma è stata chiesta per 130) lavoratori della Pmt (ex-Beloit) di Pinerolo, la nota azienda che produce macchine per cartiere e che attualmente occupa 255 lavoratori, mentre altri 52 sono in mobilità.

«La cassa integrazione non ci preoccupa, perché le dinamiche attuali la giustificano: siamo infatti in piena crisi mondiale e un'importante commessa dall'estero è stata al momento sospesa; quello che ci preoccupa invece è il futuro» spiega Claudio Bounus, Rsu alla Pmt.

L'azienda ha la sua casa madre nel Verbano, con tanto di stabilimento all'avanguardia: «A Pinerolo negli ultimi anni invece non si sono più fatti investimenti; al tempo stesso si sono perse delle attività, come il reparto che si occupava del montaggio delle macchine. Sono tutti segnali non tranquillizzanti che ci fanno chiedere: questa fabbrica ha ancora un futuro oppure no?». Conclude Enrico Lanza, del sindacato di base Alp: «Continueremo a seguire da vicino le vicende della Pmt, pronti a denunciare ogni ipotesi di disimpegno da parte della proprietà. Penso però che anche le istituzioni pinerolesi debbano fare la stessa cosa, senza dimenticare gli accordi che erano stati presi per consentire alla Pmt di subentrare alla Beloit».


A.M.

 

Edizione del 18 febbraio 2009 eco

Finanziamenti a enti pubblici e ai privati nelle Comunità montane
La Regione cerca borgate da recuperare
Invito a presentare programmi di recupero per aree di pregio


La Regione Piemonte, nell’ambito della misura 322 del Piano di sviluppo rurale 2007-2013, ha avviato una procedura finalizzata al finanziamento di progetti integrati per il recupero, lo sviluppo e la rivitalizzazione delle borgate alpine; la procedura prevede il coinvolgimento di enti locali (Comuni e Comunità montane) per l’individuazione delle aree e per la definizione dei programmi di intervento.

La misura intende promuovere interventi volti al recupero architettonico e funzionale dei manufatti edilizi e delle infrastrutture singole o collettive presenti nelle borgate, unitamente al sostegno delle attività produttive o culturali che in esse si esercitano.

Per la selezione delle borgate suscettibili di intervento la Regione ha già provveduto ad una indagine conoscitiva individuando una griglia di requisiti: il numero di edifici deve essere compreso tra 10 e 100; gli edifici non utilizzabili devono essere inferiori al 20 per cento; non devono essere presenti edifici di nuova costruzione; la borgata deve essere definita "nucleo di antica formazione", o in alternativa gli edifici antecedenti al 1946 devono essere pari ad almeno il 60 per cento della superficie della borgata.

Dal 13 febbraio la Regione rivolgerà alle Comunità montane un invito per la presentazione di programmi di massima e ciascun ente potrà presentare da uno a cinque programmi di recupero; a seguito della presentazione dei programmi, in estate, la Regione inviterà i Comuni sui quali sono collocati gli edifici alla presentazione di programmi integrati di intervento, coinvolgendo direttamente soggetti privati. Gli interventi ammissibili a contributo sono: predisposizione di manuali per definire le linee guida del recupero (100 per cento di contributo); adeguamento e realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e qualificazione degli spazi aperti ad uso pubblico (100 per cento di contributo); restauro di manufatti edilizi (90 per cento a soggetti pubblici, 60 per cento a soggetti privati). Per gli edifici privati gli interventi consentono il rifacimento delle coperture e il rifacimento delle opere di finitura esterne. A seguito della presentazione dei programmi di intervento verrà stilata una graduatoria formale dei progetti ammissibili e si darà il via alla realizzazione degli interventi.


Sandra Bianciotto

 

riforma


 

giovedì 19 alle 11 a Perosa Argentina presidio 

davanti alla banca per la crisi della Newcocot

     Una quarantina di operaie,delegati,amministratori.Dopo due interventi dei sindacati Cisl e Alpcub, una delegazione sindacale e gli amministratori sono entrati a portare alla direttrice della filiale la richiesta di segnalare il problema del credito bancario per la Newcocot di Perosa    (la banca S.Paolo ha trasformato i suoi crediti verso la Newcocot in azioni e anticipa le retribuzioni,ma potrebbe fare di più e fornire i soldi per comprare in tempo il cotone).

 Quindi un breve corteo e un incontro col direttore della Manifattura 


 

convegno occupazione Val Chisone

sabato 7 marzo

Finestra sulle valli- Villar Perosa

 

al sommario


Un’ultima chance per il pinerolese? (RBE.IT)

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Matteo Scali

E così da ieri nel pinerolese i tamburi di guerra hanno cessato di suonare – almeno temporaneamente – dalle valli alla città. Le rotonde sono state liberate, la circolazione è ripresa regolare e i rifornimenti sono arrivati ad aziende e distributori.

Il merito, questa volta, va a quegli amministratori locali che hanno saputo e voluto essere ponte tra le diverse esigenze, tra chi interpretava attraverso la sua protesta il senso di una misura colma e chi era preoccupato per le derive spesso non chiare che la mobilitazione poteva assumere.

Merito anche di chi ha saputo fermarsi, di fronte alla promessa fatta in prima persona da sindaci e assessori, di occuparsi delle questioni sollevate. «Abbiamo sbagliato modalità di protesta, ma dovevamo far sentire la nostra voce» hanno detto ieri sera poco prima dell’annuncio con cui si ritiravano dalla rotonde fino ad allora presidiate.

 

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Mercoledì sera, davanti al Municipio di Pinerolo

 

Tutto bene, quindi? La strada del dialogo vince e possiamo archiviare questa storia? Le campagne dove è (ri)nata la mobilitazione dei forconi in Piemonte, mentre nel resto d’Italia si moltiplicano occupazioni, blocchi e cortei, tornano al loro ritmo di sempre?

No, e tutti gli attori di ieri lo sanno bene. I problemi sollevati dalla molteplicità (ed eterogeneità) di persone scese in piazza in questi giorni restano e non sarà facile porvi rimedio, perché il territorio è allo stremo, la disoccupazione è alle stelle e si moltiplicano i fantasmi del passato industriale ed artigianale. E perché le istanze portate dalla maggior parte dei manifestanti sono reali.

Dove sta, allora, la vittoria, se di vittoria si può parlare? Il dato veramente nuovo è che questi giorni di conflitto hanno fatto emergere una chance, forse unica ed irripetibile, per il futuro di tutti. Hanno permesso a persone che normalmente non si sarebbero incontrate, di ritrovarsi sulla piazza, litigare, fischiare, esprimere la propria rabbia. Per ore, a Pinerolo di fronte al comune, i capannelli di persone di due presidi teoricamente contrapposti si sono confrontati su come uscire dal fango di questi mesi. Una discussione che forse mancava da anni e che poteva essere ben più dura.

 

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Alla rotonda di Bibiana, giovedì matina

 

E che dire della Val Pellice, dove i sindaci – dopo un’assemblea molto partecipata –  hanno raggiunto a piedi (con una camminata che ha del simbolico, dal Municipio di Luserna fino alla rotonda dove erano assiepati) i presidianti al ponte di Bibiana. Sono stati segnali importanti che non potevano non essere recepiti.

C’è una testimonianza su Facebook che racconta il senso di quanto avvenuto su quel ponte, nel quarto giorno di mobilitazione:

Più si discute, e più si riescono a trovare punti in comune. La rabbia si tramuta in interesse, e ogni parte cerca di spiegare le proprie motivazioni, e sempre meno di convincere l’altro. In alcuni gruppi non è facile distinguere le due parti. (…) Il tentativo di differenziare il “noi” dal“voi” va scemando con il passare del tempo e il diradarsi delle persone. I sindaci sono già andati via da un pezzo con la promessa di promuovere un incontro in giornata con i “forconi” («no, non siamo forconi, siamo un movimento spontaneo che presidia la rotonda di Bibiana!»). Gli ultimi gruppetti si stringono le mani, gelate dal freddo. I presidianti offrono un caffè a chi rimane, ma è per tutti tempo di andare. Saluti calorosi, e si cerca un posto caldo nel quale rintanarsi.

«Eravamo qui per farci ascoltare dai sindaci e ce l’abbiamo fatta – ci hanno detto gli organizzatori dei blocchi – ora vedremo come prosegue la discussione. Se i sindaci porteranno la nostra protesta in Prefettura, li accompagneremo. Se la Prefettura non ci ascolterà, ricominceremo la protesta».

Perché il “nemico” contro cui scagliarsi, e questo è stato chiaro a tutti, non risiede nella casa del vicino, ma in un “altrove” spesso neanche tangibile, lontano dal territorio ma che in esso si rispecchia. Non per nulla ieri, anche dopo le proteste di chi si spostava, i blocchi erano diventati più che altro presìdi informativi. «Abbiamo rotto le balle, e l’abbiamo capito – diceva un manifestante – ma più pulita di così la protesta non la potevamo fare. Mancavano solo i cioccolatini alle macchine».

Non a caso il modo con cui nelle quasi 30 ore di diretta in due giorni abbiamo scelto in radio di narrare questa vicenda è stato – per quanto possibile – limitato ai fatti: senza schierarsi, cercando di comprendere le ragioni e di permettere a tutti di esprimerle, raccontando la cronaca e non interpretandola senza il tempo per farlo. Rispettando il conflitto e le ragioni che lo muovono, da ovunque provengano. Non giudicando, ma provando ad essere uno strumento giornalistico al servizio del territorio.

 

Alla rotonda di Bibiana

Alla rotonda di Bibiana

 

Certo, altrove, nelle grandi città, le cose sono diverse e decisamente più complesse, anche da raccontare. Il pinerolese e le sue Valli non sono certo rappresentativi dell’intera vicenda dei “forconi” e dei suoi tratti più inquietanti. Ma quel che si può dire è che in questi giorni il territorio, con il sudore, il coraggio e la discussione, si è ritagliato un’occasione per non morire d’inedia, per non accantonare i problemi e per provare ad affrontarli in modo nuovo, così come fino ad ora la politica pinerolese non è riuscita a fare a causa delle sue divisioni e della sua mancanza di visione comune. Perché non è un mistero che questo territorio si vada progressivamente marginalizzando dal punto di vista economico e politico. E il merito, dunque, va a chiunque si sia sentito chiamato in causa.

Sarebbe però un errore pensare che si tratti di una chance in mano solo agli amministratori: riguarda tutti e tutte, perchè collettivamente si risanano le ferite e ci si deve prendere cura degli altri e delle altre. Tutti gli attori sono chiamati a fare la loro parte, anche alla luce di quel che è emerso in questi giorni, uscendo dalle proprie logiche, a volte novecentesche, a volte succubi e timide di decisioni più grandi, a volte provinciali nel senso deleterio della parola.

Perché questa è una chance che difficilmente si ripeterà e che se non verrà colta non lascerà più alibi a nessuno.