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****
La mia famiglia è arrivata in
valle negli anni 70. Abbiamo
tutti lavorato nelle varie aziende.
Se la valle perde le industrie
attuali e si arriva al livello più basso dell’occupazione, bisognerà,
in eventuali nuove aziende ricominciare con le paghe e la
sindacalizzazione da capo e partendo dal livello più. basso. Questa è
una visione pessimistica personale: ma a chi tocca pensare a che cosa ci
attende avanti negli anni?
Mi raccontano, e ho anche visto
servizi in TV e sui giornali, che nel Veneto, nel Cadore c’è stata fino
a dieci anni fa una nuova economia di piccole e medie aziende, vedi la
produzione degli occhiali, che tiravano ed erano sorte in zone prive di
industrie.
Poi
gli occhiali ed altre produzioni sono finiti in Romania
in Cina. E non c’è verso di fermarle, le produzioni vanno via,
si può solo andargli dietro. C’era tutto il settore delle scarpe,
scarponi,vestiti sportivi (Diadora ecc) che tirava e dava lavoro
anche a domicilio. Finita la giornata si andava a casa e arrivavano camion
di materiale semilavorato da rifinire a domicilio in nero. Si son viste le
cose più strane. Non è mica così bello il modello del nord-est! Adesso
la pratica della delocalizzazione all’estero vale per tutta Italia,
altro che contare nella nostra valle sulla sua tradizione industriale…
Come si vive? Io non mi posso
lamentare ... ma la situazione in valle non è uguale per tutti. Ci
sono poi dei casi significativi.. Un agente immobiliare mi ha detto che
dai controlli che fanno a chi vuole comprare alloggi saltano fuori cose
strane . C’è chi vorrebbe centomila euro di mutuo, ma per comprare,
oltre la casa, la macchina ecc . E poi si trovano impiccati ai mutui.
Altri, con reddito sui 2000 euro in due hanno già da pagare finanziamenti
per 6-800 euro. Stanno pagando telefonini, impianti tv stereo ecc. Un
conto è avere rate da 800 per la casa… Al giorno d’oggi ci sono molti
che vogliono ‘apparire’, cambiare telefonino ogni anno ecc.
Finchè ci son i soldi del
nonno…., Chi ha tanti soldi
c’è sempre ma per gli altri si torna al Medioevo, chi è nel castello
mangia, gli altri fuori raccolgono gli avanzi che cascano dalle mura.
I servizi in valle non son male, ma
adesso con l’accorpamento delle ASL, c’è qualcuno che dovrà fare il
pendolare fino a Chieri per lavorare ed anche chi ha dei guai con qualche
pratica rischia di dover andare lontano, altro che Pinerolo. E sarebbe
questo facilitare i servizi?
Sul turismo in valle.
Oltre l’impianto de Clot della
Soma che è arrivato a fine vita, a Pragelato la seggiovia di Plan che
hanno rinnovato non ha girato. Poi
c’è l’ultima arrivata , quella che va al Sestriere. Ferma in attesa
di gestione.
A Prali invece la seggiovia girando
d’estate salva la stagione invernale. Con un abbonamento giornaliero di
20 euro si possono fare 5-6 ‘verdi’ al giorno d’inverno. D’estate
il biglietto di salita costa 6 euro per una sola corsa, 8 per
salita-discesa. Tutto di guadagno, senza problemi come d’inverno per la
manutenzione delle piste.
Il ‘Village’ 4 stelle di
Pragelato riapre all’inizi di dicembre sta fermo quattro mesi l’anno.
Di dove saltano fuori i soldi per la gestione?. Hanno voluto massificare
il turismo. Adesso vorrebbero fare a Pragelato altri 23 condomini. Per
chi? Non ci sono più i soldi nemmeno per campare, altro che per lo
sport…
I trampolini: ci sono quattro gatti
a vedere. Per i campionati di skiroll : gli sportivi erano tutti del
Bergamasco, trentini. A vedere le gare c’erano alcuni anziani del posto,
si sentiva parlare in dialetto friulano: ‘abbiamo fatto 500 chilometri
per fare queste gare qui, non c’è nessuno a vedere!
Leggevi sui giornali: folta presenza, ottima accoglienza.
Anche a Sestriere finito il periodo
invernale non c’è niente. Parlano di turismo ma non siamo nel Trentino.
Pinko
29.10
al
sommario
°°°° Le
tendenze.
Secondo criteri
economici le strutture industriali dislocate come quelle della val Chisone
non hanno interesse per eventuali investitori perché sono vecchie, le
infrastrutture dovrebbero essere rifatte, perchè sono dislocate rispetto
alle vie di comunicazione principali. Si ha oggi una tendenza un po’
ottocentesca a privilegiare al trasporto su gomma la ferrovia o l’aereo
( per prodotti tecnologici avanzati).
Inoltre
si dice che la manodopera costa troppo, anche se si sa che i salari
italiani sono inferiori a quelli europei. Le aeree più interessanti per
nuovi insediamenti sono in
Lombardia o nel torinese, possibilmente affacciate sulle linee ad alta
velocità e sugli aeroporti.
Se
va così, la valle e il
pinerolese sono tagliati fuori…
Chi
ha messo in piedi strutture turistiche sta morendo, perché il turismo
torinese di fine settimana , che una volta portava tanto denaro, si è
notevolmente affievolito perché la crisi economica ha colpito i torinesi
che non si spostano più verso le periferie…
Adesso
che c’è la strada che arriva fino a Perosa, si vede a Villar Perosa
arrivare nuovi abitanti da fuori perché le case costano di meno. Molti di
questi hanno problemi
economici.
In
valle non c’è un vero progetto. Gli Amministratori? Prinzio, che mi
pare una persona illuminata, in passato
ha tentato di pensare al futuro della valle, ma poi ha dovuto fare
i conti con un sistema
politico che praticamente non può farci nulla. Per promuovere uno
sviluppo economico in una zona bisogna avere degli agganci, delle
relazioni forti. E Prinzio che è un uomo di sinistra, moderato, dopo aver
provato, ha rinunciato perchè non aveva idea di cosa fare.
Un industriale per venire qui deve avere intenzione di radicarsi,
spendere poco per impiantare l’azienda, avere degli aiuti per poterci
guadagnare sul serio. Allora si ferma.
I
servizi.
L’ospedale
di Pomaretto dava lavoro a molte persone. Ora è molto ridotto. Invece di
farlo diventare un centro valido per tutto il Piemonte, come un centro
riabilitativo di qualità, si è fatto diventare una macro-geriatria,
sprecando l’occasione.
A
Pracatinat, c’è da tempo, nelle strutture rinnovate dei vecchi
Sanatori, una struttura educativo-alberghiera valida che organizza corsi e
soggiorni per studenti, prevalentemente delle scuole medie, di tutta la
regione. Funziona.
(Nota
red. Il centro di Agape in alta Val Germanasca, pur avendo un suo ruolo
specifico, di tipo internazionale ed ecumenico, ha poche ricadute sulla
valle, salvo a Prali.)
Perché
nella bassa valle non c’è niente di privato per utilizzare queste
iniziative e integrarne l’offerta rispetta alle caratteristiche della
valle?
Facciamo
un po’ di fantascienza… perché non progettare una grande pista
riservata alle biciclette e percorribile a cavallo che passasse lungo il
Chisone, per favorire l’accesso
in valle a chi fa sport e turismo di quel tipo. Invece di pensare di
fermarsi tre giorni al Sestriere spendendo molto, magari c’è
la prospettiva di sviluppare un turismo su ruota. Si potrebbe anche
pensare a fare pagare un abbonamento sull’uso della pista. Chi viene da
Torino in bassa valle con i figli e il nonno potrebbe utilizzare questa
opportunità e anche spendere un po’ di soldi sui prodotti della valle…
Bisogna
pensare a sviluppare una cultura di accoglienza nelle case, tipo ‘bed
and breakfast’, che per il fondo valle è l’unica possibilità
turistica.
Ci
sono piccole iniziative, come a Usseaux, di turismo domestico, hanno
curato l’ambiente. E’ il nuovo turismo, bello ed evoluto.
Il
problema che hanno: sono
troppo tassati. Bisogna avere una tassazione differente per la ditta
individuale da quella del grande commercio e della grande impresa. Non è
pensabile che una ditta individuale o
famigliare paghi le tasse nello stesso modo, della SKF o della Carrefour.
La
micro-industria familiare integra tutta una serie di situazioni lavorative
non deve essere maltrattata perché qualcuno ha un po' di iniziativa.
Purtroppo è stato fatto sistematicamente dalla sinistra, che ha cercato
di castigare i micro- piccoli imprenditori.
Oppure
si vuole che vada tutto in nero?
Nella
valle la popolazione è sbilanciata verso gli anziani. Nella poca
agricoltura rimasta è difficile il ricambio generazionale. Il patrimonio
boschivo è sufficientemente valorizzato?L’industria del legno in
Austria e Germania è stata normata ed incentivata da norme specifiche,
qui sono sufficienti le segherie…e le industrie del legno?
Riassumendo:
la situazione imprenditoriale è molto complessa: la valle è dislocata
rispetto alle grandi vie di comunicazione, ci sono pochi giovani, non ci
sono progetti che favoriscano nuove attività produttive.
Sg./30-10
al
sommario
***Il turismo
che abbiamo conosciuto per decenni, nella alta Val Chisone, era il
turismo della grande massa, le strutture recettive sono state fatte per
questo scopo. Ora viene avanti un'altra visione, ci sono vari esempi in
valle , ma è tutta da costruire la mentalità e l’attrezzatura. Fino ad
ora è stata proposta quella vecchia e si vede
da molti con diffidenza un turismo più distribuito e
anche democratico. CI va un nuovo approccio.
Mct./ 30-10
al
sommario
****
Qual è il futuro della valle?
Penso
che se andiamo avanti così in val Germanasca e val Chisone possono
fare il parco naturalistico dappertutto e noi facciamo gli animali in via
di estinzione…
Tutto
quello che ci portano i turisti? Vengono portandosi il cibo da casa,
scendono la domenica sera buttando dal finestrino dell’auto gli
avanzi…
Per
l’industria va sempre peggio.
E
noi commercianti stentiamo o chiudiamo. Vedi le macellerie, ce n’erano
12 tra Perosa e Pomaretto. Adesso sono tre. E’ cambiato il modo di
mangiare, sono venuti i supermercati… Noi vorremmo che gli operai e i
pensionati prendessero il doppio. Finiti i pensionati noi non abbiamo
futuro…. La valle sta morendo , diventerà solo più un dormitorio, se
non cambia radicalmente.
Io
non sono un missionario, lavoro per i soldi, però fornisco un servizio.
Hanno
solo sempre detto contro Agnelli, ma a Villar la famiglia Agnelli ha fatto
qualcosa. Certo poi ha venduto alla multinazionale SKF. Poi il ricambio
dei vecchi padroni delle industrie di valle non c’è più stato…
Il
Sestriere si è sviluppato con gli Agnelli-. Sestriere SPA adesso è stata
venduta a una ditta mista tra Sauze d’Oulx e francesi. Hanno tolto le
auto ai dirigenti ecc. e ridotto le spese e …fanno filare. Prima se la
prendevano con gli
Agnelli….adesso li rimpiangono.
Un
commerciante
al
sommario
*++ e_mail ...
visto
il clima ottimistico che stiamo passando in questi giorni,
beccati la "Parodia di Said"
... come contributo al dibattito
xx
al
sommario
*** Un libro: Il
tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale
nelle Alpi- di Annibale Salsa
Recensione
su 'Lo scarpone' - novembre 2007 - pdf

al
sommario
*** Post Olimpiadi:
files
audio da radio
Beckwith: registrazioni mp3:
Questa
opera in 12 puntate è pubblicata sul sito http://pinerolo-molesta.noblogs.org/
sotto una Licenza
Creative Commons.
Dopo Olimpiadi
(Val Chisone 1)
testo
trasmissione -pdf
(link)
Seconda
Puntata (Val Chisone 2)
testo
trasmissione - pdf
(link)
Terza Puntata (ValPellice)
testo
trasmissione - pdf
(link)
Quarta
Puntata(Val Pellice2)
testo
trasmissione - pdf
(link)
Da segnalare sulla Val
Pellice, anche i seguenti articoli di Indymedia Italia:
[OLIMPIADI]
Ecco i primi effetti devastanti
[Olimpiadi
Val Pellice] Storia della distruzione di un territorio
Occultamento
di cadavere in Comunità Montana Val Pellice
--
Quinta
Puntata (Pinerolo)
Sesta
puntata (Pinerolo2)
Settima
puntata (Riassunto)
Ottava
Puntata (G.Gardiol1)
Nona
Puntata (G. Gardiol2)
avviso:se non si scaricano i file ,
per il solo ascolto passano alcuni minuti - con l'adsl
La
pesante eredità olimpica - nuova società -pdf
al
sommario
**** (Del 4/11/2007 Sezione:
Cronaca
di Torino Pag. 71)
PEROSA ARGENTINA
La
Manifattura verso l’India Paura per 250
Tornano le ombre sul futuro occupazionale dei 250 dipendenti, quasi
tutte donne, della Manifattura di Perosa Argentina. Lo stabilimento, che
fa parte del gruppo Legnano, sembrava che potesse prendere le distanze
dalle disavventure che hanno portato alla chiusura di altri stabilimenti
del gruppo, perché è considerato un polo di eccellenza per la qualità
dei filati. Ma oggi le organizzazioni sindacali sono in allarme: è giunta
la notizia che la proprietà ha deciso di chiudere il rapporto di lavoro
con i vertici direzionali e si profila un possibile acquisto dello
stabilimento di Perosa da parte della Newcocot, una società indiana. Ci
sono timori per il futuro dei dipendenti.
A.GIA.
-------------------------------------
Siamo a una
svolta. Continuano a circolare voci da mesi. Enrico Tron della Cisl ha
scritto una lettera aperta alla proprietaria della Manifattura,
Roncoroni, chiedendo di dare l'informazione adeguata. Per quanto riguarda la
Newcocot e i suoi metodi ecco come si comporta con il gruppo Olcese (tessile)
con cui il gruppo Legnano aveva tentato una fusione..
| Olcese,
approvato il passaggio alla Newcocot |
|
|
|
| Scritto
da Redazione di Radio Adamello |
| giovedì 28
settembre 2006 |
| I lavoratori degli stabilimenti
Olcese di Cogno e Sondrio hanno approvato la proposta del
ministero dello Sviluppo economico sul destino dell’azienda, che
si trova in amministrazione straordinaria, sul passaggio alla
Newcocot srl. Si tratta di un’impresa indiana con sede a Milano,
che assumerebbe solo 75 lavoratori su 151 dello stabilimento di
Cogno, e 73 dipendenti su 136 in quello di Sondrio, azzerando i
contratti aziendali. La vendita ha ottenuto il parere positivo del
Ministero per lo sviluppo economico e del Comitato di sorveglianza
del Tribunale di Milano. L’acquirente avrà in comodato gratuito
gli immobili di Cogno per dodici anni e di Sondrio per sei, con un
diritto di opzione di sei milioni di euro per Cogno e sette per
Sondrio. La proposta Borghini prevede il passaggio immediato di
155 dipendenti nei tre impianti di Cogno, Sondrio e Milano, con
altre 15 assunzioni entro il 31 dicembre e un altro gruppo di 15
entro 18 mesi. In tutto manterranno il posto di lavoro 185 persone
su 300. Il sindaco di Sondrio Bianca Bianchini ha annunciato la
convocazione di un Tavolo istituzionale per la prossima settimana.
http://www.camunicando.it/index.php?option=com_content&task=view&id=508&Itemid=199
inoltre vedi : http://www.gazzettadisondrio.it/7141-l_ex_fossati_continua__dall_olcese_a_newcocot.html
|
al
sommario
****
“ A proposito di Pracatinat –
Era partito negli
anni ’80 con la Valtur come albergo. Poi se ne sono andati.
Poi
è venuta l’idea di fare un laboratorio didattico per studenti.
Adesso
non si fanno più soggiorni settimanali, ma solo di metà settimana perché
sono diminuiti i soldi a disposizione della regione, delle scuole, dei
genitori.
Problemi
sono venuti dalla ristrutturazione del secondo edificio, in cui è stato
realizzato un albergo a tre stelle. C’è poca affluenza. Si fanno alcuni
convegni…
L’albergo per ora mangia gli utili della parte laboratorio
didattico, ma dicono che il bilancio del Consorzio è in attivo…
Ci
lavorano oggi in trenta del centro di soggiorno, più una dozzina di
animatori esterni della cooperativa
Tarta Volante, più le cucine, in appalto, con venti persone.
Il
personale gestisce le due strutture, molto personale è dell’alta valle.
Ora si ha preoccupazioni per il domani.”
Tex
--------------------------------------
************
materiali
/ dalla pagina sulla valle
Pracatinat
http://www.pracatinat.it/web/portale/index.htm
)
La
nascita del complesso edilizio di Pracatinat risale al 1926. In un periodo
storico in cui la tubercolosi causa, solo in Italia, circa 60.000 vittime
ogni anno, un comitato di persone propone la realizzazione di un sanatorio
in alta montagna, alle cui spese di costruzione decide di partecipare il
Senatore Giovanni Agnelli. Fra
il 1926 e il 1928 vengono così erette le due strutture definite
"Sanatori Popolari" e dedicate ai figli del Senatore: Edoardo
Agnelli e Tina Nasi Agnelli.
Negli
anni '70 la funzione ospedaliera del complesso Pracatinat diminusce
progressivamente, fino a quando nel 1981 una Legge Regionale lo svincola
dalle finalità sanitarie. Nel 1982 l'edificio Edoardo Agnelli diviene
Centro di Soggiorno e la gestione è affidata ad un Consorzio composto da
Provincia di Torino, Comuni di Torino e di Fenestrelle, Comunità Montana
Valli Chisone e Germanasca. Successivamente entrano a far parte del
Consorzio i Comuni di Pinerolo, Moncalieri, Asti e Rivoli.
Nel
1984 il Centro di Soggiorno diventa Laboratorio Didattico sull'Ambiente
con un'attività prevalentemente rivolta al mondo della scuola.
IL
Consorzio oggi
Due
edifici dotati di servizi confortevoli e ricercati. La loro collocazione
geografica, la loro storia , la loro natura di ente pubblico, la
coesistenza con il
Laboratorio , hanno favorito uno sviluppo dell'offerta alberghiera del
tutto originale, sia dal punto di vista organizzativo e
relazionale, sia da quello strutturale. Una trentina di addetti più
alcune ditte esterne.
al sommario
| ****** La
Convenzione delle Alpi |
 |
La
Convenzione per la protezione delle Alpi é una convenzione quadro
intesa a salvaguardare l'ecosistema naturale delle Alpi e a
promuovere lo sviluppo sostenibile in quest'area, tutelando gli
interessi economici e culturali delle popolazioni residenti dei
Paesi aderenti.
Al tempo stesso quest'area riveste una grandissima importanza anche
per le regioni extra- alpine per molteplici ragioni, non ultima
quella delle Alpi storicamente attraversate da grandi vie di
comunicazione.La Convenzione quindi muove dalla considerazione che
un crescente sfruttamento da parte dell'uomo possa minacciare il
territorio alpino e le sue funzioni ecologiche in misura sempre
maggiore, e che solamente l'armonizzazione degli interessi economici
con le esigenze ecologiche può prevenire danni, la cui riparazione,
se possibile, comporterebbe grande dispendio di risorse e di tempo.
Sulla base di tali considerazioni i Paesi
dell'Arco Alpino riuniti per la prima volta a Berchtesgaden dal
9 all' 11 ottobre del 1989 hanno convenuto di stipulare la
Convenzione per la protezione delle Alpi firmata il 7 novembre del
1991.
Essa costituisce così il positivo esito di una prima fase che
riconosce le Alpi come spazio unitario in una prospettiva globale,
cioè uno spazio caratterizzato dall'insieme e dall'interdipendenza
di natura, economia e cultura, le cui diverse specificità si
traducono in un'identità che richiede una tutela sovranazionale.
http://www.alpenkonvention.org
http://www.alpenallianz.org/
|
al
sommario
****Le
cose stanno andando talmente male che non si vede la possibilità di
soluzione. Il sindacato concertativo non organizza più le lotte come una
volta, col governo di centrosinistra se fai qualcosa contro ti dicono che
vuoi buttare giù Prodi e sei di destra.
Nella
vallata si ha paura e preoccupazione, se prima si faceva ancora della
resistenza, delle lotte, adesso
non si ha più voglia di impegnarsi, di contrastare. Il sindacato
si occupa di chi ha il lavoro. Il lavoro è precario, soprattutto per i
giovani, chi sta bene sono alla fine
solo gli anziani. La sera non si vede nessuno che vada a spasso per
le strade, la valle si sta spopolando. Dall’alta valle si scende a fondo
valle o a Pinerolo, si ha paura in alta valle di rimanere soli, si vede
solo cartelli vendesi o affittasi. Si fatica. Non ho più voglia di
pensare al futuro, si vive alla giornata. Ho parlato con una donna
argentina che è qui per lavoro: le sembra di ritornare ai tempi che ha
vissuto nel suo paese al momento della grande crisi. Dice che dovremmo
preoccuparci.
Per
la Manifattura si sta ripetendo quel che è avvenuto per la Gutermann e
per la Cascami. Allora dicevano di non preoccuparsi, lasciavano a
casa persone, chiedevano la mobilità, c’erano continui
problemi organizzativi e nel lavoro di tutti i giorni ecc.
Gli
amministratori locali e quelli della Comunità Montana si preoccupano sul
serio di questi problemi?
P.
(pensionata)
al sommario
*** Le principali
aziende manifatturiere del nostro territorio stanno quasi tutte
vivendo una situazione di incertezza dal punto di vista produttivo che
crea gravi preoccupazioni soprattutto dal punto di vista occupazionale.
-
Indesit,
con i ventilati trasferimenti di produzione in Polonia
-
PMT(ex
Beloit) accordi recenti sulla mobilità e mancanza di certezze
-
Sachs
–ZF calo di volumi produttivi e richiesta di cassa integrazione
straordinaria
-
OMVP
è la situazione più delicata e più importante per il numero di occupati
-
Manifattura
di Perosa- dopo la speranza di salvarsi dalla ristrutturazione del gruppo
Legnano, oggi sembra che sia in vendita a gruppi stranieri (rischio di
trasferire lavorazioni altrove)
-
Miniere
– intenzione della multinazionale di uscire dal settore del talco
Stesse preoccupazioni anche per altre aziende sul
territorio fra cui
- Caffarel
– che continua a perdere occupati e esternalizza
- Microtecnica – si parla di un’eventuale
vendita.
A
distanza di oltre un anno dall’evento Olimpico emerge che la previsione
tanto sbandierata del superamento del manifatturiero si è rivelata
completamente errata..Il nostro territorio continua ad essere, dal punto
di vista economico, generalista - con una forte predominanza del
manifatturiero.
Le
altre attività che possiamo
andare a fare sul nostro territorio (turismo, artigianato, commercio,
servizi alla persona, agricoltura ) sono interessanti ma hanno un ruolo
complementare e non di traino rispetto al futuro economico del nostro
territorio.
La
situazione che conosco meglio è l’OMVP di Villar Perosa. Ricordo alcuni
punti:
1.
Calo
di volumi produttivi e quindi un calo degli occupati – è un taglio
strutturale – si sono persi oltre 150 posti di lavoro in quattro anni.
2.
L’azienda
continua a dire che vuole vendere questo sito produttivo – a tutta una
serie di condizioni ( mantenerlo collegato alla SKF come fornitore
privilegiato ecc). Viene continuamente rinviata la vendita.
3.
Non
ci sono in questa fase investimenti che garantiscano il futuro dello
stabilimento.
La
questione della vendita è delicata. Lo stabilimento non stimola grandi
appetiti, ormai ha cento anni. E’ difficile da scaldare, raffreddare, e
non è assolutamente appetibile per una sua riconversione o
urbanizzazione.La parte più appetibile è quella della fucinatura a
caldo. Chi volesse comprare dovrà investire molto e credo che questo
dissuada i compratori.
4.
Per gli investimenti l’azienda, in accordo con gli Enti Locali,
ha inserito nel piano territoriale integrato (PTI) la richiesta di
fondi pubblici per due investimenti
-
La
costruzione di una centrale a olio di colza per la produzione di energia
elettrica ( ritenuto prioritario e garanzia di futuro – anche in vista
della vendita). La produzione di energia fino al 92-93 avveniva in
proprio, le centrali sono state vendute all’Energie spa, per vari anni
le condizioni di vendita hanno permesso risparmi, ora ci si trova a dove
comprare energia a prezzi di mercato. Ecco la necessità di una
costruzione di una nuova centrale ( si parla di 5-6 milioni di euro
parzialmente finanziati con fondi europei che la Regione dovrebbe girare
all’SKF).
-
Altro
investimento dovrebbe essere per una
pressa verticale, si dice che è un progresso tecnologico e di processo
produttivo ( si parla di costi sui 10-15 milioni da recuperare in parte
coi finanziamenti).
L’incontro in C. Montana del 5 novembre dovrebbe portare a un successivo incontro in
Regione con enti locali, sindacati ed azienda per capire come affrontare
questi problemi e far uscire l’azienda dalle sue reticenze. La
contribuzione da parte dell’ente pubblico ha un senso se ci sono impegni
precisi sull’occupazione e sull’assetto proprietario.
A luglio l’azienda era venuta in regione a esporre
i suoi progetti, agli assessori all’industria e all’ambiente.
L’azienda non aveva dato risposte precise sull’assetto proprietario,
confermando l’intenzione di vendere.
Questa settimana ci sarà un’interpellanza
parlamentare al ministro dell’industria Bersani sulla situazione dell’OMVP
per fare pressioni pubbliche sull’azienda.
Il nostro territorio dal punto di vista politico ha
perso già alcune occasioni per cercare di dotarsi di strumenti di
pianificazione e di intervento sulle politiche economiche ed industriali
locali. Ci sono pochi che pensano…
Quando c’è stato il Patto territoriale 6-7 anni
fa, poteva essere una buona occasione non solo per portare a casa delle
risorse ma anche per individuare le strategie produttive e interessi
particolari e specifici del nostro territorio.
Il Patto Territoriale era un meccanismo simile a
quello attuale dei Piani Territoriali Integrati - ci si riuniva intorno a
un tavolo, si facevano delle analisi, si decidevano gli obiettivi su cui
investire rispetto alle vocazioni del territorio.
Il Tavolo ha funzionato finché si sono raggiunti i
risultati e incassati i soldi, poi tutto è finito lì.
Altri territori invece si sono dotati di agenzie di
sviluppo territoriale che analizzano e seguono il territorio, si
confrontano costantemente col territorio per poi arrivare a fare delle
proposte.
Nel Pinerolese questo non c’è, non c’è nessuno
che abbia dal punto di vista politico un ruolo di indirizzo, si vive alla
giornata.
Il Progetto di Piano Territoriale Integrato
presentato dal Pinerolese, fra i 40 che
sono arrivati alla Regione, si colloca agli ultimi posti.Il Progetto non
è un’analisi dettagliata del territorio con delle prospettive definite,
ma una serie di richieste messe assieme
(SKF ecc).
G. Clement/5-10-07
vedi
link sul tema dei Piani territoriali integrati
al sommario
*** da Riforma /Eco delle valli valdesi n.
43 - 2007

*****vedi
locandina
avviso incontri di novembre su economia-decrescita, a Pinerolo
-pdf
*****Davide
Biolghini è il coordinatore scientifico del Forum Cooperazione e
Tecnologie. Intervenendo sul tema dello spreco spiega il paradosso del
benessere e quale nuovo immaginario deve scalzare l'attuale visione
consumistica.
Registrazione effettuata presso l'università libera di Alcatraz durante
il CONVEGNO SULLO SPRECO DELLO STATO ITALIANO:
Intervista
a Davide Biolghini file video -
richiesta adsl - link
*****
vedi Elettrodotto
in Val Chisone?
al sommario
*** dall'eco del Chisone
7-11-2007
Venerdì 9 sciopero
alla OMVP, enel territorio, dichiarato dall'ALP. Fim- Cisl , Fiom-CGIL , Uilm-Uilm non
aderiscono, aderisce invece il Fali.

vedi
articolo
ingrandito
volantino
alpcub per lo sciopero
al sommario
*** Premetto che
la mia identità non si riassume nella ’valle’ in cui vivo. Io sto
vivendo alla giornata. Il futuro? Non so che dire. L’alta valle non
dipende dalle fabbriche, sono tutti piccoli imprenditori, ci sono pochi
abitanti… Sta andando abbastanza male, ma non così tanto da far fallire
i piccoli imprenditori. Tutti incassano di meno e si lamentano.
Sapevo
già prima che le Olimpiadi non avrebbero portato un salto di qualità
significativo, anzi. Io ero contro le Olimpiadi fin all’inizio perché
sapevo che sarebbe andata così, come altri. Avendo contatti col resto
d’Europa, conoscendo come sono andate le Olimpiadi invernali in Francia,
come hanno chiuso, l’anno dopo, tutti i grandi e piccoli negozi nati con
le Olimpiadi, già intuivamo che sarebbe successo anche qua. Ne abbiamo
avuto un grande svantaggio visto che viviamo su un turismo diverso. La
gente che ama la natura e cammina da una valle all’altra non va nei
posti dove hanno fatto le Olimpiadi, perchè c’è una distruzione di
molti luoghi naturali.
E’
stata positiva in alta valle la riasfaltatura delle strade che ha tolto
molte buche, ma il tunnel di Fenestrelle è stata una spesa inutile. In
trent’anni una volta sola la neve ha bloccato in quel punto la strada.
E’ stato un grande spreco.
Pragelato
e Sestriere sono esempi negativi di uso del territorio di montagna, di
edificazione speculativa.
A
Pragelato d’estate ci sono state le gare di trampolino ma non sono state
pubblicizzate, c’erano solo gli atleti e i parenti.
Intanto
i rumeni venuti a lavorare nelle opere olimpiche stanno andando via, molto
lentamente, non c’è più lavoro.
La
strada di Pian dell’Alpe non era da asfaltare. Adesso è tardi
intervenire, non ha senso mettere le sbarre. Succederà che alla fine
passeranno tutti, come si fa altrove. Non bisognava asfaltare. Ma fra
qualche anno sarà tutto un buco e non ci andrà più nessuno.. Soldi
buttati: una strada dai 1500 a 2000 metri senza manutenzione continua è
tutto un buco.
Bisognerebbe
usare i soldi per incentivare il fotovoltaico , le pale a vento per
produrre e vendere energia, visto che siamo in pochi e terreni ne abbiamo
tanti.
I
turisti che vengono in alta valle la domenica, si portano da mangiare
dalla città perchè su costa il doppio. Anche
i proprietari delle seconde case a parte l’Ici non portano soldi
in valle. Anzi pretendono servizi.
Il
forte di Fenestrelle è illuminato tutti i giorni tutto l’anno . Perché?
C’è
molto individualismo in alta valle. Non c’è coscienza sociale e
politica. Ognuno pensa per sé. Non si sente come un problema la sorte
delle fabbriche della bassa valle. Si sentirà forse quando succederà che
qualcuno che ha fame andrà su a prendere la verdura dagli orti… Se va
ancora peggio succederà e allora qualcuno si preoccuperà, giusto per il
proprio orto.
Anna
7/11/07
al
sommario
*******
Ho consultato
il sito e ho letto con attenzione quanto vi compare, compresi i vari
interventi di analisi e proposte relativamente alla situazione delle
nostre valli.
Da tempo non faccio più vita amministrativa
e perciò non voglio entrare nel vivo del dibattito senza una
documentazione aggiornata e una riflessione approfondita: alcune
osservazioni, però, posso farle fin d’ora.
Le nostre valli, nonostante il processo di
accentuata deindustrializzazione che tiene “la valle sull’orlo della
crisi”, conservano una vocazione industrial-artigianale, con inevitabile
indotto commerciale, come stanno a dimostrare la vitalità della
“nuova” area artigianale di Villar Perosa e delle aziende pinaschesi,
unitamente all’insediamento commercial-artigianale (Coop e recupero del
Mulino) tra Perosa e Pinasca. La stessa Perosa, nonostante il disastro
rappresentato dalla chiusura della Gütermann e della Cascami, ha visto
nascere un bel polo artigianale negli edifici dell’ex setificio (unico
neo, fortemente quanto inutilmente combattuto dall’amministrazione da me
allora presieduta, la vendita delle centrali idroelettriche) e mi pare che
anche S. Germano qualche cosa abbia recuperato.
Ciò
che è in crisi è il vecchio assetto industriale dato dalle grandi
fabbriche a cui eravamo abituati (Omvp, Sachs, Manifattura di Legnano,
Luzenac). Ovviamente occorre pensare ad un tessuto di piccole aziende,
d’ora in poi, la cui collocazione e permanenza in valle può essere
incoraggiata da una viabilità più
scorrevole di un tempo (fino a Perosa), la quale rappresenta peraltro, a
mio avviso, l’unico vantaggio per noi dato dal grande evento olimpico.
Ovviamente
collocazione e permanenza vanno incoraggiate anche dalle amministrazioni
locali con ogni sforzo possibile e grande intraprendenza. E’ per me
motivo d’orgoglio ricordare che, proprio quando a Perosa la Cascami
chiudeva, si trasferiva nell’ex area Gütermann la Martin (invece che
andare a Frossasco, come stava per fare), con un processo di
ricollocazione a monte del tutto in controtendenza con lo slittamento a
valle generalmente praticato da tante altre aziende. E va sottolineato che
il fatto non è stato frutto del caso: trattai personalmente col dott.
Velo e pretesi che, a fronte del caos sociale e occupazionale creato dalla
chiusura del vecchio stabilimento, fosse svenduta (per 50 milioni di lire)
l’area su cui la Martin era interessata ad insediarsi e su cui sorge
oggi. E questo successo non fu il risultato del tutto estemporaneo di un
unico contatto, ma il frutto di una serie di contatti che cercai con
alcuni grandi imprenditori perché, approfittando della disponibilità
degli edifici ex Gütermann e magari interessati all’acquisto delle
centrali idroelettriche, trovassero modo di dislocare qualche reparto
produttivo a Perosa. Incontrai di persona a Torino l’avv. Agnelli, a
Quarona il dott. Loropiana, a Biella il dott. De Martini, tramite il sen.
Donat-Cattin la Miroglio di Alba. Cercai, inoltre, di alleggerire, per
quanto l’amministrazione poteva, certi oneri a carico delle aziende,
facendo pagare la raccolta rifiuti limitatamente ai locali destinati ad
ufficio (considerato che già altri oneri, per rifiuti speciali e
quant’altro, gravavano già, giustamente, sugli stabilimenti e sui
laboratori artigianali).
Insomma,
un centrovalle di piccole aziende e di servizi artigianal-commerciali ha
ancora ragione di essere e va sostenuto in tutti i modi.
C’è
anche una vocazione turistica della valle che va incoraggiata e
maggiormente sostenuta. Finora la parola turismo è stata esclusivamente
associata a quella di Sestriere. Ma fortunatamente, di recente,
l’attenzione si è rivolta anche al recupero del forte di Fenestrelle,
una grande futura risorsa per la valle, soprattutto se collocata in un bel
quadro d’insieme con il Centro di Pracatinat e il parco Orsiera-Rocciavrè.
E poi c’è la conca di Prali e la val Troncea.
Il
centro e la bassa valle credo che dal punto di vista turistico possano far
di meno, ma il recupero a passeggiata di bei percorsi verdi (ovviamente
ben tenuti e non abbandonati a se stessi), una maggiore attenzione
all’arredo urbano, alla pulizia e all’ordine dei centri abitati e
delle borgate, una valorizzazione dei centri storici (senza prendere in
giro i potenziali visitatori con indicazioni turistiche che li conducono a
poggi su cui non c’è assolutamente nulla), unitamente a qualche
iniziativa estiva di intrattenimento e di svago, contribuiscono
sicuramente a rendere appetibili tranquilli paesini come Perosa.
Naturalmente
per fare tutto ciò occorrono soldi, molti soldi. E i comuni dicono di non
averne. Ma questo non giustifica una politica amministrativa di dissennata
gestione del territorio, rendendo edificabili le aree più impensate (per
far rapida cassa con gli oneri di urbanizzazione) invece che incentivare
il recupero e l’uso dell’esistente. E’, così, che a Perosa (un
comune che con il drastico calo di popolazione, ormai ridotta a 3400
abitanti, ha almeno un terzo delle unità immobiliari - condominiali e no
- del tutto disabitate) vengono rese ad edilizia privata, per la
costruzione di un condominio, aree centrali del paese, di proprietà
comunale, con un’azione che, soprattutto guardando a chi la pratica,
sarebbe risultata impensabile fino a qualche tempo fa e molto
difficilmente autorizzata ad un proprietario privato perché
sbrigativamente liquidata come speculazione edilizia.
C’è,
poi, da chiedersi se è del tutto vero che i comuni non hanno soldi.
Qualche volta viene da pensare di no. Per esempio, quando si legge (per
restare a Perosa) che si spendono 31.000 euro (circa sessanta milioni
delle vecchie lire, non bruscolini!) per cambiare il sistema informatico
attualmente in uso negli uffici comunali, su cui nel tempo si è investito
molto e che, a quanto pare, risponde pienamente alle esigenze degli
uffici; oppure, quando si vede che, approfittando della donazione di un
generoso privato (fatto più unico che raro a Perosa), si vanno a spendere
ben 90.000 euro (centottanta milioni delle vecchie lire) per realizzare
una balconata al Bec Dauphin, che, ammesso e non concesso che sia cosa
(anche turisticamente) utile, con i tempi che corrono sarebbe stato più
opportuno destinare ad altro (il recupero del vecchio borgo, ad esempio, o
della scala di salita Sabotino: trasandata, a selciato disfatto e a
erbacce, area abbandonata al centro del paese), lasciando alla Provincia o
ad altri Enti tale realizzazione.
E,
poi, bisogna saper cogliere “l’attimo fuggente”, cioè le occasioni
offerte dalle circostanze, chiedendo, ad esempio, in occasione delle
olimpiadi qualcosa di consistente e significativo (come hanno fatto altri
comuni, anche più piccoli di Perosa), al di là del rifacimento o
prolungamento dei marciapiedi, dato proprio a tutti. E, invece di proporre
certi progetti estrosi quanto costosi, puntare ad ottenere, anche in forza
del mancato realizzo della circonvallazione e della strozzatura che si
viene a creare nell’accesso al paese, una più razionale e gradevole
sistemazione di piazza Marconi, ad esempio, con la realizzazione magari di
un parcheggio sotterraneo per soddisfare le legittime esigenze dei
commercianti e dei turisti di passaggio.
Ma
per una cosa del genere, occorrono idee chiare e una forza che non può
derivare dall’incerta e ambigua navigazione di chi, da una parte,
sostiene la necessità di soluzioni radicali (trafori e quant’altro) e,
dall’altra, ricorda ai commercianti perosini, ad ogni piè sospinto, che
è merito dell’amministrazione comunale se la circonvallazione non è
stata realizzata.
Avrei da aggiungere parecchie altre cose. Ma
non mancherà l’occasione.
Renzo Furlan
al sommario
Attorno
a un tavolo tre lavoratori e lavoratrici della valle…
Quando
sono arrivata nella valle, c’era stata da tempo immigrazione dal Veneto
perché qui c’era molto lavoro. Adesso si
è ribaltata la situazione e il Veneto tira con la Lombardia
l’economia del nord. Mi domando cos’è successo qui?
Nell’84 partivano da
Perosa tre pulman per la miniera, adesso in miniera c’è solo una
ventina di italiani…C’erano migliaia di posti di lavoro in valle
nell’industria..
La nostra situazione
nella vallata: la Manifattura Legnano di Perosa stanno per comprarla
indiani o pakistani, la Taltos di Pinasca l’hanno comprata i russi, la
Luzenac- Rio Tinto del talco vuole vendere ed è di una multinazionale
franco-inglese, la Sachs-ZF è una multinazionale tedesca, la SKF-OMVP di
Villar è degli svedesi.
Quello
che voglio dire che fra poco di italiano resterà ben poco in valle e non
so nel resto d’Italia. Mi chiedo con tutte queste multinazionali
straniere saremo completamente ricattabili – nel lavoro quotidiano e
anche nei confronti di una politica economica del governo – da
multinazionali che possono dire ‘ o vi va così o ce ne andiamo’. Non
è rischioso?
Ma
ci sono anche casi significativi
di padroni italiani come alla Martin di Perosa, che oggi ricorrono
alle produzioni cinesi e ci mettono il loro marchio Alla Martin ci sono 45
operai, per coordinarli 4 capi, un direttore,
quattro padroni. Molte macchine ferme.
Se
arriva un nuovo padrone a Perosa alla manifattura dice: ‘le condizioni
per tenere aperto lo stabilimento le metto io, non le mettete voi
sindacati e lavoratori. I padroni attuali, i Roncoroni, non hanno
rispettato il piano presentato per ottenere finanziamenti dalle banche e
cassa integrazione.
La
Fiat con la Cinquecento ha investito milioni in pubblicità per lanciare
la nuova vettura ma non è un prodotto nazionale, si fa in Polonia. A noi
non ha portato niente viene solo commercializzata… e venduta cara.
Io
una valle senza fabbriche non la posso pensare, perché è una vallata
morta , per me. Sicuramente gli operai da soli non possono fare molto,
sono anche le istituzioni che devono dare dei segnali. Forse c’è
qualcuno che non se n’è ancora accorto.
Sono
almeno dieci anni che vedo la valle morire. I giovani vanno via. Quelli
che lavorano nelle fabbriche non
si muovono, condizionati da contratti, fatti apposta per togliere diritti
e possibilità di sindacalizzarsi, e dal lavoro precario.
Le
istituzioni stentano a valutare la grossa crisi che sta venendo. Qualcosa
bisogna fare. Interveniamo col governo, cerchiamo di tenere il lavoro
industriale qui.
Non
vuol dire che devo rimetterci io sullo stipendio e sulle condizioni di
lavoro, non è che voglio lavorare per 500 euro al mese per incentivare
padroni a venire.
Bisogna
semmai che ci siano incentivi di altro tipo, finanziamenti , agevolazioni,
meno tasse, meno burocrazia.
Nell’artigianato
ho sentito dire che ci va quasi un anno per aprire una attività, vedi il
grissinificio che deve spostarsi a S.Sebastiano da Porte: non gli danno il
via. E’ un esempio delle difficoltà che ci sono per nuove attività.
Dovrebbe
esserci un intervento nella struttura economica da parte del Governo di
sostegno alle imprese, soprattutto a quelle piccole. Intanto cominciare
diminuendo le tasse a noi operai e ai piccoli imprenditori. I giovani non
possono lavorare nemmeno nei due mesi estivi perchè comunque devono
essere messi a posto. E’ giusto che abbiano la mutua, infortunio e il
resto, però i piccoli datori di lavoro devono essere agevolati e non
tartassati a livello di tasse o assunzioni. Altrimenti i giovani non
riescono nemmeno a imparare lavori manuali che si rischia di perdere perché
non vengono trasmessi alle nuove generazioni. Nemmeno in nero
non prendono più ‘perché i giovani non hanno esperienza’.
Tanti dicono ’ faccio quel che posso e non assumo più’, perché
mi costano troppo e non sanno far niente..
Si
deve dichiarare per forza un reddito annuo, se poi stai male e non lavori
due mesi, se dichiari meno fatturato, non ti credono e ti tassano
normalmente.
Un
altro , un artigiano,
vorrebbe aumentare l’attrezzatura –vedi
secondo ponte per macchine in carrozzeria – ma il commercialista dice
non vale la candela perché devi dichiarare un fatturato più alto in base
all’attrezzatura nuova. Per la mutua: quando un operaio di una piccola
officina si mette in mutua per venti giorni mette in difficoltà il
padroncino che deve tenere dietro agli ordini…
Le
istituzioni vanno molto piano. A livello alto e basso. Ma c’è del
menefreghismo e individualismo anche in fabbrica. Chi si confronta coi
compagni di lavoro capisce e
parla di questi problemi, la maggior parte invece preferisce non parlare.
In fabbrica ci sono anche altri comportamenti menefreghisti ,
vedi sulla mutua: invece di contrastare l’aumento dei ritmi e il
peggioramento delle condizioni di lavoro c’è chi si mette in mutua
perché non regge e non vuole difendersi con la lotta. Certo dipende anche
se i delegati e i sindacati sono svegli e non lasciano marcire i problemi.
I lavoratori devono saper
controllare e non dare la delega in bianco, ma bisogna studiare ,
parlarsi, esporsi: non tutti hanno ancora voglia. Non siamo più negli
anni Settanta.
vedi sul tema Che cosa resta del
mito operaio - Gallino- repubblica 12-10.2007-pdf
al
sommario
******************* Ho
visto queste riflessioni sulla valle.
Con la globalizzazione
e l’ingresso nella produzione mondiale di nuovi paesi, si era visto che
col lavoro a bassi salari, in condizioni assurde per noi, inquinamento
pazzesco, avrebbero creato problemi per l’occidente.
Ci siamo arrivati in
pieno.
Io
non so come si possa rispondere a questa sfida.
Ogni
tanto vado a Torino, in alcuni posti, a comprare e guardare piccoli oggetti. L’ultima volta ho notato che
tutto era made in Cina. Non vorrei passare per una che vuole vedere solo
merce prodotta qui. Sappiamo benissimo che nei paesi asiatici
finora non hanno avuto nessun rispetto per i modi, i tempi di
lavoro ecc: possibile che non
si riesca a fare dei nuovi patti? Il
mondo è cambiato, bisogna fare dei nuovi patti: affrontare problemi che
una volta, nel mercato occidentale si davano per scontate, la sicurezza
del lavoro, quella dei materiali ecc.
Quanti
adesso vivono alimentandosi con dei sottoprodotti perchè vanno a comprare
, a causa dei prezzi
crescenti, merci di pessima qualità? Una volta magari mangiavano pane e
cipolla sane , solo quelli… ma erano genuini, adesso invece…
Il
valore della forza lavoro diminuisce in tutto il mondo, per la concorrenza
asiatica e la maggior produttività generale. Una volta su certi paletti
non si transigeva, c’erano delle garanzie minime che erano
‘rispettate’ da tutti. Adesso siamo andati troppo in là, non possiamo
dire ‘adesso con te non commercio’ ? Bisognerebbe dare delle regole
alla finanza e ai capitali ma non si puo’ , sappiamo benissimo cos’è
il potere del denaro, anche virtuale.
I
paesi europei hanno avuto una storia industriale di un certo tipo, che
sappiamo è partita nel Settecento in Inghilterra anche col lavoro dei
bambini nelle filande e nelle miniere, che andavano a dormire nelle
fogne… ha visto nei secoli che
passo dopo passo il lavoro è diventato più dignitoso, con un rapporto
‘equo’ tra ore di lavoro e salario. Non è possibile che ora non si
possa più affermare questo e non si possa dire
a chi produce in modi per noi non corretti: da noi i tuoi prodotti
non entrano..
Mesi
fa ho comprato una maglietta di cotone, Benetton. A casa ho guardato
l’etichetta: made in Thainlandia. Ho detto: depennata dalla lista dei
fornitori.
Poi
mi dico: chi sto danneggiando? Li dietro a queste merci ci stanno popoli,
paesi dove comunque si lavora e si ha bisogno di reddito…di vivere.
Si
parla di pensare a una nuova economia meno consumistica…
L’inversione
di tendenza passa attraverso le scelte della quotidianità dei
comportamenti delle singole persone. Però
se chiude una fabbrica chi resta a piedi
consuma certo di meno , ma non è una scelta, è una costrizione.
le
/8-11-07
vedi
Confronti tra
i salari italiani e quelli europei - pdf
al
sommario
***** Spererei di no , ma immagino la valle
tra dieci anni, molto spopolata per la mancanza di lavoro nelle fabbriche.
Già oggi la valle è un dormitorio, molti rientrano a casa dopo il
lavoro fuori della valle, non vedo un futuro roseo. Il problema,
specialmente nell’alta val Chisone è che il grosso della popolazione è
formata da anziani. Questi non possono più collaborare e far sentire la
loro voce nella comunità per progetti nuovi e i giovani sono pochi.
La
conseguenza della globalizzazione
era prevedibile ed è andata
come si pensava. Molti non hanno ancora capito. E’ un problema enorme.
Mentoulles
9-11-07
al sommario
**** Il futuro della valle è un problema
grave, le aziende stanno smantellando. Non ci sono grosse prospettive.
Gli amministratori puntavano sul turismo ma non porta molta occupazione. A
Perosa hanno fatto un museo, un altro alla miniera: hanno investito soldi
su questi progetti, ma sulle industrie sono carenti. I musei non hanno
portato molta occupazione…
Non
sento che ci si preoccupi molto, chi ha un lavoro per ora non ci pensa.
Val
Germanasca 9_11_07
al sommario
***** Incidere sulla
globalizzazione è sempre più difficile. Le conseguenze della
globalizzazione da noi? La più grossa azienda del Pinerolese è l’ASL:
tutte le aziende della zona hanno perso sempre più peso occupazionale.
I lavori diventano
sempre più precari , soggetti a ricatti per le conferme, con sempre meno
diritti
Io lavoro
all’Asl a Pinerolo , vedo che non ci sono più concorsi. Si entra con
agenzie interinali, lavori a tempo determinato, part-time. C’è un
grande ricambio di personale nelle basse qualifiche, pulizie , camere
mortuarie, trasporti . Lavori dati in appalto. tempi strettissimi di
lavoro, turni di poche ore in modo da risparmiare sulla mensa. Ci sono
molti extracomunitari. .
In
valle penso che ci sarebbe dello spazio per il turismo, sicuramente per
creare occupazione bisognerebbe coordinare in rete le varie strutture
piccole e grandi del territorio. Non credo che il turismo possa sostituire
il lavoro di fabbrica. Per me sono importanti i legami che si creano
all’interno di un’azienda tra i lavoratori che certo non si creano nel lavoro individuale disperso sul territorio dei servizi,
dell’artigianato ecc.
Interessante
questa raccolta firme per la difesa delle strade di alta montagna, per una
nuova viabilità che rispetti la montagna…
L’unica
possibilità di agire nella valle è a livello di piano di zona, fatto
certo dalle strutture della Comunità Montana , ma in collaborazione
con le varie realtà e sentendo la popolazione….
(al
presidio alla SKF di Airasca)
riforma
n.44/2007
al sommario
****
- Il futuro della valle è legato al futuro dell’Italia, è ovvio. Ci
sono delle trasformazioni in
corso notevolissime e non credo che qui
la situazione sia diversa. Si chiudono fabbriche dovunque. Non ho
strumenti per fare previsioni, oggi ormai gli strumenti sfuggono
moltissimo. Credo che una volta gli operai e in genere i lavoratori
dipendenti avessero la possibilità di capire come andavano le cose.
Adesso ci sono solo voci…’vendite’ che si trascinano, logiche che
sfuggono al controllo.
La
valle sta invecchiando in maniera molto forte. E’ quindi prevedibile un
futuro calo di popolazione. Tuttavia ci sono segnali contrastanti:
per esempio si continua a costruire, vedi l’insediamento di Pinasca. Le
case le comprano i giovani, chi mette su una famiglia. Credo che la valle
diventi una specie di grosso dormitorio. C’è chi è attirato a vivere
qui perché le case costano ‘poco’, in confronto ad altre località.
Per quanto riguarda la popolazione dobbiamo tenere presenti i nuovi flussi
migratori, anche se qui non sono ancora tanto vistosi.
I nuovi
abitanti avranno bisogno di servizi che in parte saranno forse forniti
proprio dagli immigrati.. Mi sembra che reggano lavori antichi:
artigiani (specialmente legati all’edilizia) .
Può darsi che così la popolazione della valle resti numerosa.
- Una forza lavoro che è arrivata in valle è quella delle badanti, in
genere rumene. Una di esse mi ha parlato di desideri contrastanti tra le
sue connazionali : quello di ritornare a casa nel paese di origine e
quello di radicarsi qui.
La
presenza delle badanti ci conduce al discorso sugli anziani, che vivono
sempre di più.
Nel
passato nelle famiglie c’erano sovente più persone che lavoravano.
Questo ha prodotto piccole ricchezze, che in una certa misura garantiscono
le nuove generazioni.
Merito
degli anziani che dunque meriterebbero maggiori attenzioni, per esempio
quella di restare il più a lungo possibile nella propria abitazione,
anche se molto spesso non accettano la presenza di estranei come le
badanti che tuttavia sono una grande risorsa, preferibile al ricovero in
un istituto.
Non so
fino a che punto le ragazze italiane si adatterebbero al lavoro di
badante. Forse preferiscono restare disoccupate. Le straniere dell’EST
sono molto preparate, hanno studiato eppure si adattano a questi lavori, benché ci siano molte persone che tendono a sfruttarle.
Mi sono
resa conto che avere una badante vuol dire avere nuovi problemi, come
ricordarsi di pagare i contributi, capire il linguaggio burocratico
dell'Inps. Sono piccoli problemi, ma nuovi per le famiglie. E’ comunque
interessante il rapporto che si crea con gli stranieri, portano dei valori
che ci arricchiscono, c’è un confronto. Abbiamo anche discusso
dell'attualità, delle espulsioni degli immigrati pericolosi. Gli
immigrati che lavorano sono più ‘feroci’ di noi italiani con chi
delinque e genera un clima avverso agli immigrati, si sentono minacciati
nella loro reputazione.
Leggo sui
giornali e sui libri di temi legati alla globalizzazione. Io penso che la
globalizzazione sarà governabile anche se ci saranno dei prezzi da
pagare. La globalizzazione intesa come mescolanza di culture penso
che sia governabile: lo è stata anche nel Medioevo, per certi
periodi e in certe regioni ( la Sicilia di Federico II e la Spagna degli
Arabi). Certamente la popolazione dominante ha sempre stabilito le regole
della convivenza.
Negli
ultimi due secoli l’Europa ha teso ad isolarsi e vedere come una
minaccia l’arrivo di culture diverse, ma la mescolanza c’è sempre
stata. Se fossimo austriaci o ungheresi avremmo avuto una storia fatta di
dominazioni, invasioni, mescolanza di etnie. Sono riusciti a convivere
benissimo, almeno credo.
Certamente
vedo l’integralismo religioso come un grande pericolo.
C’è
una tendenza dello straniero a sentirsi vittima , tanto più quando c’è
una componente religiosa tanto radicata come quella musulmana. A me va
benissimo che ci siano le moschee, a patto che queste persone a contatto
con la nostra cultura accettino di confrontarsi. Non sto dicendo che la
nostra cultura è migliore della loro, ma in alcuni casi lo è come nel
modo di considerare le donne. Accusano l’Occidente
di mercificare la donna : ma io vorrei che le donne afgane avessero
gli stessi diritti che ho io.
- A proposito della scolarità, nel dibattito ci sono i dati sugli
studenti universitari della
valle- che sono circa duecento. Penso che sia importante studiare,
ma non bisogna illudersi che una laurea o un diploma rappresentino un
sicuro accesso al lavoro. Venti anni fa, la molla non era il desiderio di
cultura, i ragazzi dicevano che volevano studiare per avere un lavoro
migliore – quelli di adesso si trovano di fronte il precariato. .
.
La scelta
di studiare dipendeva poi dai genitori. Se erano laureati facilmente i
figli li avrebbero seguiti su questa strada. Era un ‘dovere’. Per
molte famiglie nelle quali c’era il desiderio di evolvere socialmente
far studiare i figli voleva dire dare loro degli strumenti . Già allora
dicevo che era giusta la scuola di massa per far crescere il livello
culturale italiano, ma ci sarebbe stato difficilmente lavoro per tutti i
laureati. Infatti si è visto.
Oggi pare che i
numerosissimi laureati cinesi e indiani ci seppelliscano, sono bravissimi
nelle materie scientifiche. I grossi limiti della scuola italiana sono la
matematica e le lingue straniere a quanto ho letto sui giornali..
Nella
nostra cultura occidentale almeno fino a qualche tempo fa, lo studio e la
cultura erano visti come un privilegio, mentre nei paesi del socialismo
dell’Est si cercava di valorizzare le capacità intellettuali e di
alzare il livello culturale della popolazione. Un ingegnere era pagato
poco di più di un operaio, quindi non si studiava per prestigio sociale o
con motivazioni economiche ma perché si era interessati a farlo.
Speriamo che anche in Italia lo studio non sia visto soltanto come
un lasciapassare per lavori di prestigio del resto ormai introvabili.
- Una
insegnante in pensione
Materiali
sugli stranieri in valle e in Italia
al sommario
*****
Io
in valle vivo bene, ma non per il mio lavoro nei
servizi, è per la valle in sé, per le montagne….
Se penso a un
futuro lavorativo? Non so come sarà. Le valli una volta erano molto
popolata, tutte le borgate anche in alta montagna erano abitate, ora
sono vuote o con pochi anziani. Lavoro in valle ce ne sarà sempre meno,
la valle sarà abitata da gente che ama la montagna e la valle e decide di
rimanerci nonostante che il lavoro sia altrove. Ci potranno essere piccole
realtà, magari legate al turismo…
Non do per
scontato che non ci siano più fabbriche , ma la tendenza è a spostarle
dove la manodopera costa meno…Bisogna vedere se i proprietari della
fabbriche hanno voglia di rimanere, di studiare produzioni da fare qui,
perché se vendono non so cosa succederà. Un
ragazzo argentino che è venuto qua mi ha detto che rischiamo di finire
come il suo paese…Chi ha ‘il potere’ deve rendersi conto dei
problemi gravi dell’Italia.
Qualcuno dei miei
coetanei si preoccupa un pò di più e si interessa e cerca d fare
qualcosa, la maggior parte non ci pensa. I miei amici lavorano in valle e
molti sono precari.
Questa situazione
la vivo molto passivamente, non sono impegnata, non leggo i giornali.
Ogni tanto seguo
in televisione trasmissioni di approfondimento sull’attualità.
Emme (27 anni)
/11-11.07
al
sommario
**** Esistono vari
modelli economici regionali che competono nel mondo globalizzato, questo,
descritto nel libro 'Gomorra' è quello napoletano. Lontanissimo da quello
della valle e del pinerolese, ma elemento essenziale del sistema economico
italiano di cui fanno parte la Manifattura e le altre aziende che
resistono in valle...
(...)Tutto
quello che esiste passa di qui. Qui dal porto di Napoli. Non v'è manufatto,
stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, martello, scarpa, cacciavite,
bullone, videogioco, giacca, pantalone, trapano, orologio che non
passi per il porto. Il porto di Napoli è una ferita. Larga. Punto finale dei
viaggi interminabili delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo
avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non
devono succhiare, ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli è il buco
nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina, Estremo
Oriente come ancora i cronisti si divertono a definirlo. Estremo. Lontanissimo.
Quasi inimmaginabile. Chiudendo gli occhi appaiono kimono, la barba
di Marco Polo e un calcio a mezz'aria di Bruce Lee. In realtà
quest'Oriente è allacciato al porto di Napoli come nessun altro luogo. Qui
l'Oriente non ha nulla di estremo. Il vicinissimo Oriente, il minimo Oriente
dovrebbe esser definito. Tutto quello che si produce in Cina viene sversato
qui. A
Napoli ormai si scarica quasi esclusivamente merce proveniente dalla Cina,
1.600.000 tonnellate. Quella registrata. Almeno un altro milione passa
senza lasciare traccia. Nel solo porto di Napoli, secondo l'Agenzia delle
Dogane, il 60 per cento della merce sfugge al controllo della dogana, il
20 per cento delle bollette non viene controllato e vi sono cinquantamila contraffazioni:
il 99 per cento è di provenienza cinese e si calcolano duecento
milioni di euro di tasse evase a semestre.(….)
Avrò sentito
centinaia di volte chiamare la zona del foggiano la Califoggia,
oppure il sud della Calabria Calafrica o Calabria Saudita, o magari
Sahara Consilina per Sala Consilina, Terzo Mondo per
indicare una zona di Secondigliano. Ma qui Las Vegas è davvero Las
Vegas. Qualsiasi persona avesse voluto tentare una scalata
imprenditoriale in questo territorio, per anni avrebbe potuto farlo.
Realizzare il sogno. Con un prestito, una liquidazione, un forte
risparmio, metteva su la sua fabbrica. Puntava su un'azienda: se
vinceva riceveva efficienza, produttività, velocità, silenzi, e
lavoro a basso costo. Vinceva come si vince puntando sul rosso o sul
nero. Se perdeva chiudeva in pochi mesi.
Las
Vegas. Perché nulla era dato da precise pianificazioni amministrati
ed economiche. Scarpe, vestiti, confezioni erano produzioni che si
imponevano al buio sul mercato internazionale. Le
città non si facevano fregio di questa produzione preziosa. I
prodotti erano tanto più riusciti quanto assemblati in silenzio e
clandestinamente. Territori che da decenni producevano i migliori
capi della moda italiana. E quindi i migliori capi di moda del mondo.
Non avevano club di imprenditori, non avevano centri di formazione,
non avevano nulla che potesse essere altro dal lavoro, dalla macchina
per cucire, dalla piccola fabbrica, dal pacco imballato, dalla merce
spedita. Null'altro che un rimbalzare di queste fasi. Ogni altra cosa era
superflua. La formazione la facevi al tavolo da lavoro, la qualità imprenditoriale
la mostravi vincendo o perdendo. Niente finanziamenti, niente
progetti, niente stage. Tutto e subito nell'arena del mercato. O vendi o
perdi. (…)
Il
prete guardò per terra. Era in tuta. Non tentò di rispondere, non la guardò
neanche in viso e continuando a fissarsi le scarpe da ginnastica bisbigliò:
«Il fatto è che qui si impara solo a morire». «Cosa padre?» «Niente
signora, niente.»
Ma non tutti
qui sono sotto terra. Non tutti sono finiti nel pantano della sconfitta.
Per ora. Esistono ancora fabbriche vincenti. La forza di queste imprese
è tale che riescono a far fronte al mercato della manodopera cinese perché
lavorano sulle grandi griffe. Velocità e qualità. Altissima qualità. Il monopolio
della bellezza dei capi d'eccellenza è ancora loro.
Il
made in Italy si costruisce qui. Caivano, Sant'Antimo, Arzano, e via
via tutta la Las Vegas campana.
"Il volto dell'Italia nel mondo" ha i lineamenti di stoffa adagiati
sul cranio nudo della provincia napoletana. Le griffe non si fidano a
mandare tutto a est, ad appaltare in Oriente. Le fabbriche si ammonticchiano
nei sottoscala, al piano terra delle villette a schiera. Nei capannoni
alla periferia di questi paesi di periferia. Si lavora cucendo, tagliando
pelle, assemblando scarpe. In fila. La schiena del collega davanti agli
occhi e la propria dinanzi agli occhi di chi ti è dietro. Un operaio del settore
tessile lavora circa dieci ore al giorno. Gli stipendi variano da cinquecento
a novecento euro. Gli straordinari sono spesso pagati bene. Anche
quindici euro in più rispetto al normale valore di un'ora di lavoro. Raramente
le aziende superano i dieci dipendenti. (…)
Più
della metà dei dipendenti di queste aziende sono donne. Abili, nate
dinanzi alle macchine per cucire. Qui le fabbriche formalmente non
esistono e non esistono nemmeno i lavoratori. Se lo stesso lavoro di
alta qualità fosse inquadrato, i prezzi lieviterebbero e non ci
sarebbe più mercato, e il lavoro volerebbe via dall'Italia. Gli
imprenditori di queste parti conoscono a memoria questa logica. In
queste fabbriche spesso non c'è astio tra operai e proprietari. Qui
il conflitto di classe è molle come un biscotto spugnato. (...)
tratto da Gomorra
pdf , di Roberto Saviano (da http://rrronny.altervista.org/Libri/Gomorra.pdf)
al sommario
**** Il livello
di bassezza culturale, etica e politica cui siamo giunti evidenzia, a
mio giudizio, il grado di decadenza della nostra società, all’interno
della quale, al vertice della Piramide, troviamo l’unico “valore” di
riferimento che le società capitalistiche avanzate hanno saputo costruire
e consolidare: il denaro/merce. In nome della “produttività” e del
“prodotto interno lordo”, il capitalismo “globalizzato” ha
ulteriormente determinato, come conseguenza del suo essere, una riduzione
dei tempi da destinare ai bisogni individuali (tempo per sé) e di quelli
da dedicare alla comunicazione/socializzazione (relazioni/incontri con
altri/e); lo stesso va ribadito per il tempo da “spendere” per i
bisogni culturali/formativi (tempo per il sapere e per “l’ozio
creativo”).In nome del
profitto più sfrenato e della concorrenza interna ed internazionale si
lavora di notte, a 40° di calore, a ritmi sempre più sostenuti. (...)
Vito Prudente
Segue
nel documento in pdf
al sommario
***** eco del
chisone 14.11.07

vedi locandina
settimanale alp
al sommario
*****
La difesa dell’occupazione
in valle e dei siti produttivi della Val Chisone e Germanasca devono
essere la priorità assoluta di tutti i sindacati dei lavoratori. Sto
notando che invece, per una competizione tra i sindacati, viene messo al
secondo posto questo obiettivo. Vedo troppe dichiarazioni, troppe prese di
posizione di sindacati che neanche si parlano più fra loro dimenticando
il bene primario che è quello della difesa dell’occupazione nella
valle.
Ad
esempio sulla Manifattura di Legnano di Perosa:
conosciamo i disastri finanziari del gruppo Legnano, sappiamo che
il settore tessile in Italia ha grandi difficoltà e che anche il progetto
industriale raggiunto e sottoscritto con la proprietà viene messo in
discussione e non realizzato perchè insufficiente. Si parla di un buco di
40 milioni di euro.
Quindi
non è stato neanche sufficiente dimezzare gli stabilimenti del gruppo che
da 10 sono diventati 4, e la situazione continua ad essere disastrosa.
Sappiamo che anche con
l’eventuale vendita della manifattura di Perosa, già annunciata,
il nostro obiettivo comunque è quello di salvare l’azienda in questa
valle. Noi tutti dobbiamo lavorare su questo.
Per
le aziende metalmeccaniche dico solo che sarebbe meglio sedersi
attorno ad un tavolo una volta per tutte, tutti i sindacati dei lavoratori
di questo territorio e stabilire un percorso unitario.
Fedele
MANDARANO – CGIL 14-11-07
***************** vi invio la
pubblicazione trimetrale sui Centri Permanenti per l' Iimpiego contenente
anche dati interessanti e utili sull'andamento del Mercato del Lavoro
nella Provincia di Torino da poter utilizzare nel dibattito politico o per
ulteriori analisi sui fenomeni dell'occupazione e disoccupazione. C--
Giusy 
http://www.provincia.torino.it/sportello-lavoro/file-storage/download/pdf/centri_impiego/cronache_centri_impiego.pdf
al
sommario
***** (...)La
delocalizzazione, per molte imprese, è più
una minaccia che non un passaggio effettivo. Ma produce egualmente risultati:
nel 39% delle imprese che magari l'hanno solo minacciata le condizioni di
lavoro sono peggiorate di molto. Ma la stessa organizzazione del lavoro ha
subito un incredibile percorso ad U. Nel taylorismo la mansione individuale
avveniva nell'arco di circa un minuto; la critica degli anni '70 portò a
nuove modalità organizzative (job enrichment, «volvismo» svedese) che
comportavano un'attività più varia e dilatata nel tempo. Con gli anni '90 si
torna indietro, al punto che oggi il «toyotismo» è tornato a mansioni
cicliche di un minuto. L'unica differenza è ora avviene in un lavoro di
squadra, anziché sulla singola postazione.
Dall'analisi della nuova divisione sociale del lavoro emergono perciò almeno
quattro aree, tutte al momento egualmente necessarie per il capitale: il «lavoro
neotaylorista» e il «lavoratore imprenditore di se stesso» (additato ormai
nei media come un «modello di ruolo» cui identificarsi) vanno a strutturare
quello che viene definito «lavoro sicuro». Mentre il lavoro temporaneo o «atipico»
e lo «pseudo imprenditore» compongono l'area del precariato (o «taylorismo
flessibile»). Nessuna di queste forme sembra prevalere, ma tutte hanno in
comune una cosa: i diritti di chi vende la propria forza lavoro sono di meno,
poco stabili, erosi giorno dopo giorno. La divisione, come sempre, a qualcuno
conviene(....)
vedi:
Globalizzazione e lavoro: ovvero, meno
diritti per tutti-pdf
al sommario
****
-
Premessa. Io
mi sento solo di dire qualcosa sulla mia situazione di lavoro e di lì
cercare di capire cosa succede in aziende simili. Le condizioni di crisi
sono presenti ormai in quasi tutte le fabbriche del pinerolese: le
soluzioni che vedo io nella mia fabbrica possono interessare anche altri.
Certo ci sono diversità produttive, ci sono variazioni grandi di occupati
dai 500 a 20 delle piccole aziende, però le condizioni sono simili.
Purtroppo non mi ritengo più un ‘estremista’ di sinistra, le
condizioni attuali non ci permettono quei comportamenti, credo di non
esserlo più. Mi sembra che la politica che abbiamo sperimentato ed
appoggiato tutti insieme, sindacati tradizionali e di base, partiti ecc,
pensando di risolvere i problemi delle fabbriche, sia fallita. Vediamo che
le fabbriche chiudono, il numero degli addetti diminuisce... Vediamo che
non basta la qualità del lavoro e la tecnologia -che noi da quindici anni
diciamo sia la risoluzione . Probabilmente, tutti assieme, abbiamo
sbagliato in qualcosa.
Probabilmente
siamo stati molto di più ad ascoltare le direzioni aziendali e le
esigenze dei padroni…. Quando vediamo che un imprenditore investe su una
fabbrica, pensiamo che voglia mantenere le produzioni e l’occupazione,
perché sappiamo che ne trarrà un profitto. Ma non sempre quello che i
padroni ci proponevano è poi risultato sufficiente a mantenere il nostro
lavoro.
Credo che
un sindacato che sia degno di tale nome,deve dentro la fabbrica, fare
delle proposte e combattere perché vadano a buon fine.
-
Nella mia fabbrica eravamo negli anni Novanta in grado di capire che come
si era mosso il sindacato negli anni Settanta non funzionava più. Gli
anni Ottanta sono stati un periodo di riflessione. Abbiamo poi capito che
in una fabbrica che aveva avuto 1000 dipendenti come la Beloit non
potevamo più ‘congelare’ l’occupazione. Esistevano altre fabbriche
che facevano le nostre lavorazioni: non potevamo pensare di impedire loro
di fare gran parte della nostra produzione.
Abbiamo
pensato di puntare sulla tecnologia. Abbiamo accettato di ridurre gli
occupati in Beloit. Scopriamo che non
basta.
Abbiamo
puntato sulla qualità, rinnoviamo gli impianti proviamo a produrre in
modo più tecnologico e non basta neanche questo.
Alla fine
della storia sono abbastanza sicuro che anche il padrone, o chi gestisce
le fabbriche o le varie aziende che siano private o pubbliche, cercano
l’interesse a breve termine. L’interesse a breve termine probabilmente
per i padroni è quello che rende di più , ma sicuramente non garantisce
i lavoratori.
In Beloit
– azienda altamente tecnologica- pensavamo, negli ultimi cinque anni, di
poter sopravvivere alle crisi aziendali del territorio perché avevamo un
know-how ( conoscenze tecniche), un’esperienza lavorativa nel nostro
campo della macchina della carta che ci permetteva di sopravvivere e
‘vincere’ in quel campo.
Scopriamo
invece che non basta mantenere il ‘core-businnes’ del lavoro (il core-
business è l'attività principale dell'azienda. Ogni azienda infatti può
ricavare reddito da diverse attività ma il core business è quello più
importante e per cui l'azienda è nata). Una volta la Beloit aveva 800
persone, oggi il core-busines il padrone della PMT-ex Beloit lo vede
rappresentato da una trentina di persone – ingegneri e pochi altri.
-
Noi non possiamo pensare di far sopravvivere le industrie della valle in
questo modo, salvando solo il core-businnes, per cui resta solo il cuore
della tecnologia e del lavoro, pochissimi addetti. Significa
‘chiudere’ le fabbriche come le abbiamo conosciute e spopolare la
valle.
Io credo
che è possibile mantenere la tecnologia. ma c’è una tecnologia che
costa poco, vedi il computer con cui un ingegnere un progettista può
lavorare anche da casa.
E c’è
una tecnologia che costa di più. Macchine utensili, ricerca nel campo
meccanico- strutturale, investimenti in progetti di macchine sperimentali,
in cui effettivamente gran parte dei lavoratori hanno un ruolo. Per
mantenere adeguata questa tecnologia, bisogna che il padrone abbia voglia
di restare, di investire; bisogna costringere anche il padrone ad
investire.
Dobbiamo
fare una rivoluzione per imporre a chi ha i capitali di fare quello che
vogliamo noi? Credo che sia difficile.
Invece
nella storia di ogni azienda c’è un momento in cui le maestranze hanno
la possibilità di gestire ed indirizzare chi ha il capitale per fare
delle scelte.Però bisogna saper cogliere l’attimo, perché sfuggito
quell’attimo non riesci più ad ottenere nulla.
Il padrone
o chi gestisce ha la necessità di sentire anche i suoi dipendenti,
semplicemente perché si passa in momenti di mercato particolari in cui se
i lavoratori provano a fare delle cose il padrone per forza di cose li
deve ascoltare.
La mia
esperienza in Beloit- PMT . Siamo andati in crisi alcuni anni
fa. Il nuovo padrone Nugo ha avuto la forza all’inizio di fare degli
investimenti, di imporsi sul mercato. Non era in grado di pensare di fare
altrove il tipo di produzione che si faceva a Pinerolo. Era impensabile,
per lui e per noi. Abbiamo visto che lasciando gestire a una persona che
decide per tutti, la sua volontà
di cambiare quell’azienda in qualche cos’altro può essere
condizionata anche da cose ‘banali’. Se Nugo, invece di essere della
Val D’Ossola, fosse un pinerolese noi non avremmo problemi. Invece lui e
tutta la sua famiglia vivono in val D’Ossola, molti lavorano in PMT e
devono spostarsi e fare i pendolari fino a Pinerolo.
E’ ovvio
che Nugo sia allettato
dall’idea di spostarsi altrove, se intravede delle prospettive per lui
più soddisfacenti. Ed è
umanamente comprensibile.
Però noi
abbiamo avuto un momento in cui potevamo imporgli, con delle azioni, che
facesse gli investimenti a Pinerolo per garantirci un futuro. Non
l’abbiamo fatto.
Uno de
momenti cruciali è stato quello in cui si doveva decidere
dove mettere una macchina sperimentale: nessuno di noi ha fatto un
minimo di forzatura perché fosse messa a Pinerolo. Pinerolo poteva
iniziare ad essere un po’ il centro della tecnologia vera della macchina
da carta. Noi tutti sapevamo che questa macchina sperimentale era
importante. In quel momento eravamo anche un po’ forti e in grado di
imporci, perché sapevamo che Nugo non aveva alternative a noi.
All’interno dell’azienda non siamo stati attenti, il sindacato che ci
era vicino non lo ha probabilmente intuito, i politici di Pinerolo quando
ne hanno sentito parlare non si sono resi conto dei problemi… Ad alcuni
anni di distanza scopriamo che il padrone, poco alla volta si è
organizzato per poter fare le stesse cose da un’altra parte. Adesso è
tardi.
Noi non
abbiamo più abbastanza fiducia in noi stessi o nella società che ci
circonda, e pensiamo di non poter più modificare nulla . Io credo che
possiamo modificare poco, ma quel poco, fatto in determinati momenti, può
anche essere importante.
Tornando
alla valle il problema diventa quasi drammatico. Ci siamo mangiati la
cultura industriale che c’era. Nel frattempo né gli amministratori
locali né noi siamo stati, e siamo in grado di pensare e proporre delle
soluzioni che ci permettano di pensare che i nostri figli che studiano o
lavorano abbiano delle possibilità di sviluppo in valle. Nella poca
politica che seguo della valle, quando si tratta di eleggere il sindaco,
si fanno dei piccoli progetti, che potrebbero essere realizzabili.
Però i
nostri politici, come quelli ad alto livello, promettono e possono anche
avere la capacità di proporre qualcosa per la valle, poi, una volta
eletti se ne strafottono. Mi piacerebbe alle nuove elezioni verificare
cosa hanno ‘provato’ a fare.
Un po’
di sviluppo nella valle ci potrebbe essere. Un po’ di turismo a misura
d’uomo, e non i trampolini…. la nostra valle potrebbe svilupparsi,
come hanno fatto altre, nella montagna, nel turismo, in una valle in cui
veramente si vive bene. Invece si vuole applicare il modello
‘industriale’ al turismo…e cementificare e stravolgere.
Sento
parlare della filiera del legno: perché non può funzionare? Sia per il
risparmio energetico che per il lavoro dei giovani: ma bisogna crederci e
provare veramente, non fermarsi allo studio iniziale.
Probabilmente
sono pessimista, ma per non esserlo dovrei avere degli esempi che qualcosa
di positivo si è provato a fare. Invece all’interno delle fabbriche e
nel territorio prevale la mentalità che ormai non cambia più nulla.
Probabilmente
siamo un po’ troppo soli. Una volta si facevano le cose, insieme:
l’aggregazione era naturale, ognuno cercava l’altro. Ora sembra
che non abbiamo bisogno di nessuno, invece abbiamo bisogno di tutti.
Quando si
dice che le cose passano per la piazza significa che dobbiamo stare vicini
e non chiusi nelle nostre
case…
il
babi_15.11.07
al sommario
****
Mentre è ufficiale l'intenzione della Rio Tinto di
vendere il settore del talco, si svolgono grandi manovre a livello
internazionale nel settore minerario. Vedi articolo 'la stampa'- economia-pg26
18.121.07
al sommario
*****
Quali
prospet
tive per le Valli
Ritengo
che la “casta” politica che ci ha governato negli ultimi 15 anni
nonostante si trovasse nella posizione
privilegiata per analizzare la situazione, si sia occupata in prevalenza
dei fatti propri e di
continue beghe spartitorie, al punto da non accorgersi o peggio manco
capire quali erano le trasfor-mazioni in atto. Troppi i partiti
perennemente occupati a
creare nuovi gruppi con cui captare ulte-riori finanziamenti e poter
ricattare gli “alleati”. E' una tipica abitudine nazionale quella di
voler controllare la situazione con quote percentuali risibili sia di voti
in politica, che di quote azionarie nelle aziende, in entrambi i casi il
rischio lo si scarica sugli altri.
La sicurezza è un esigenza primaria di tutti i cittadini,
immigrati compresi. Ma i due fronti contrapposti del teatrino della
politica, hanno ideologizzato e personalizzato lo scontro, come se fossero
i problemi ad avere un colore invece che le possibili soluzioni.
Strettamente
uniti invece al momento di concedersi aumenti di stipendio o di difendere
i privilegi di casta: (08/11/07
al Senato non passa per 266 voti contro 36 la proposta di Turigliatto e
Rossi di ridurre del 50% lo stipendio dei senatori...)
Ora, io credo nella
meritocrazia e non sono contrario per principio allo stipendio dei manager
se rapportato all'incremento degli utili della “azienda Stato”
in seguito ad una buona gestione;
ma se parto da questi dati ne
ricavo che i cittadini dovrebbero semmai essere rimborsati.
Al minimo sono stati incapaci e se avessero una qualche forma di
dignità si farebbero da parte.
Persino l'ingresso in Europa
che era sentito come positivo da gran parte della popolazione è
stato gestito con operazioni congiunte dei vertici dei partiti e
delle banche, lasciando cadere la
spinta ideale della gente, che
si è ritrovata sola e delusa di fronte alle speculazioni sui prezzi...
E' poi storia recente lo
smantellamento di tutti i luoghi dove gli operai contavano qualcosa.
I
rappresentanti referenziati dai partiti, quelli che per buffa consuetudine
ci ostiniamo a chiamare ancora “nostri rappresentanti” in gran parte,
non certo tutti sia chiaro, hanno assistito inerti.
La prova che in loro
permanesse una qualche forma di vita, sia pure con attività cerebrale
ridot-ta, si desumeva dal fatto che questi cosiddetti nostri, anzi per
meglio dire altrui “onorevoli”, conti-nuavano ad alimentarsi, ad
assorbire risorse. Ogni tanto è vero che lo stato comatoso era interrotto
da brevi periodi d'iperattività, ma questo sempre in sincrono col
liberarsi d'una poltrona presso un qualche Ente, poi inevitabile la
ricaduta. Diciamoci la verità, nel ricordo di antiche battaglie comuni un
poco c'eravamo affezionati, e non abbiamo mai trovato il coraggio di
staccare la spina...
Oggi la cannibalizzazione
spinta dell'economia va a braccetto con quella della politica.
Parlare di “casta” è un
termine fin troppo gentile se l'aggiotaggio è considerato un normale
mezzo di
finanziamento, o quando si trasferisce chi indaga per “lesa maestà”.
La colpa è anche della
globalizzazione certo, ma da sempre il lavoro si sposta dove costa meno,
ci siamo proprio dimenticati di come il lavoro tessile era arrivato
nelle Valli?
Era tutto dolorosamente, tristemente, maledettamente prevedibile,
un semplice déjà vu! (...) Roby B.
continua
nel pdf ProspettiveValli
al
sommario
**** Il
mio contatto con la val Chisone e Germanasca è stato molto intenso
all’epoca in cui abitavo a Torino e
venivo al Brancato (Perosa) il sabato e la domenica, e un mese
d’estate.
Era
la fine degli anni Settanta ed ero da pochi anni arrivato dalla Sicilia.
È stata un’epoca di scoperte: la montagna, l’escursionismo, le feste
delle borgate, le polente e coniglio sulla stufa a legna, l’odore di
fumo, il patouà... Ne ho un bellissimo ricordo. Anche per le persone che
ho conosciuto: molti di questi erano operai che lavoravano alla Fiat o a
Villar e mi ha sorpreso che anche durante la festa della borgata
parlassero di problemi di fabbrica, della dialettica sindacale,
mentre si mangiava e si beveva.
Ho
vissuto le valli molto di più allora che nei sette anni passati più
tardi a Pomaretto, dove invece praticamente venivo solo a dormire, facendo
il pendolare.
Non
sono tanto pessimista sul futuro della valle, già in passato mi sono
accorto di come alcune cose negative rivelano dei sorprendenti risvolti
positivi. All’inizio degli anni Ottanta, con l’ondata di chiusura
delle grosse fabbriche, molti di quelli che lavoravano nella Fiat e
nell’indotto sono ritornati a casa, si sono ritrovati in cassa
integrazione o semplicemente buttati fuori: un momento anche quello
abbastanza grave per la valle. Ho scoperto qualche tempo dopo che molti
erano andati ad aggiustare le loro case nelle borgate, e in certi casi vi
erano praticamente tornati a vivere. Una cosa che sul momento sembrava
negativa, ha avuto alla fine un risvolto positivo: le case erano state
aggiustate, le borgate erano rifiorite, c’era chi era tornato ad
allevare le mucche nelle borgate.
Mi
piace pensare che anche in futuro possa succedere una cosa di questo tipo,
e che stavolta, oltre ad aggiustare le case, si possa ricreare nei paesi e
nelle borgate un micro tessuto economico, basato su un
mercato di nicchia, perché nel frattempo siamo diventati un po’
più attenti ai gusti e alle tradizioni alimentari e locali, e i prodotti
alternativi alla grande distribuzione e alla grande industria hanno
conquistato un ruolo nel mercato. Mi piace pensare che un minimo di
tessuto economico basato sulla zootecnia e sulla agricoltura di montagna
si possa ricostruire, anche a costo di inventarsi delle tradizioni e di
infiocchettarle, come ‘l’omaggio del formaggio’, il ‘plaisentif’,
il ‘ramié’...
Credo
che da questo punto di vista conti molto l’iniziativa individuale, la
singola persona, il nucleo familiare, piccole società e piccoli consorzi.
Gente che decida di tornare ad abitare qui, mettere a posto terrazzamenti,
coltivare, allevare; e, a differenza del passato, vendere a prezzi
remunerativi buoni prodotti per palati attenti.
Io
ho conosciuto la valle quando l’industria era già in calo, il tessile
già metà spacciato, non ho conosciuto l’epoca d’oro. Ma devo dire
che quello basato sulla grande industria di fondo valle non mi è mai
sembrato un gran modello di economia. Era basato su condizioni che
fatalmente sarebbero finite. Basta cambiare certi sistemi di trasporto
merci, fare una autostrada, che so, nel nord-est e, una fabbrica a Perosa
Argentina di colpo non vale niente: se non sparisce in breve è solo perché
l’INPS paga, lo stato paga.
Mi
è invece sembrato un gran modello
quello su cui si è basata l’esistenza in questi posti nei secoli, che
è stato l’equilibrio tra le risorse e la popolazione: tante mucche
quanto sia possibile nutrire nei pascoli, tanti pascoli quanti non tolgano
terra ai campi, tanti campi quanti non tolgano terra ai boschi, e tante
persone quante sia possibile, sfamare, scaldare e coprire. Tutto era
basato su un equilibrio, che è stato di sicuro più costante rispetto
alla pianura, devastata nei secoli da carestie ed epidemie, che non sono
altro che fenomeni di squilibrio di questi fattori.
Certo,
in base ai parametri di oggi diremmo che erano poveri, e quindi tornare a
vivere qui in qualche modo vuol dire “tornare poveri”. Se pensiamo che
tutti dobbiamo avere due automobili, e girare per necessità e
divertimento in macchina, e spendere quel che vogliamo spendere in
benzina, più tutte le comodità in casa,
evidentemente una economia di nicchia nelle valli non può bastare,
nemmeno con l’assistenza dello stato. E quindi si tratta davvero di
“tornare poveri”, ammesso che povertà e ricchezza siano le categorie
appropriate a cui fare riferimento. Io penso, in generale, che uno
standard di vita più basso nei nostri paesi ad alti consumi sia diventato
indispensabile nella macro economia mondiale. Non credo sia possibile che
tutto il pianeta viva su uno standard di consumi come il nostro:
l’ingresso nella scena di enormi popolazioni, necessariamente vorrà
dire un livellamento al ribasso, pena grandissimi scontri e conflitti.
Non
vedo quindi quali alternative vi possano essere, sia a livello globale che
locale. Non credo nella terziarizzazione spinta della montagna. Chi punta
a un modello di economia basato sul turismo, sull’industria dello sport
e del tempo libero, compie un doppio grave errore: ignora i macro processi
di redistribuzione delle risorse, e, cosa forse più grave, propone la
montagna come un grande parco giochi, fatto di piste da sci, campi da
golf, alberghi, ristoranti, discoteche, attrazioni ed animazioni. E veloci
vie di comunicazione. Ma in realtà nemmeno lui è in grado di mantenere
la promessa di uno standard di vita alto nelle valli: nella migliore delle
ipotesi c’è qualcuno che apre un ristorante, un locale di richiamo, fa
i soldi e dopo un paio d’anni va a fare altro, e lascia quella struttura
lì, fatiscente. Il beneficio per l’occupazione della valle? Un paio di
camerieri part-time per un paio d’anni.
Gli
amministratori, nel complesso, mi sembrano votati a questa cultura, ma
anche se fossero dei buoni amministratori non so quanto vi si possa fare
affidamento per poter indirizzare risorse verso queste zone, per
finanziare un modello di sviluppo quale descrivo. Temo che nessuno sia
interessato ad esempio a finanziare il ripristino dei terrazzamenti a
secco di Pomaretto. Quando cominceranno a franare proporranno di
cementificarli. E invece io son convinto che lo stato dovrebbe addirittura
stipendiare il contadino che coltivando la sua piccola vigna mantiene il
bosco vicino, taglia l’erba nel prato, aggiusta il muretto a secco,
tiene aperti i sentieri; perché lui sta facendo una cosa che possiamo
vedere, che è portare avanti la sua aziendina, e una cosa che non
possiamo vedere ma ancora più grande, che è mantenere l’equilibrio tra
i fattori in gioco in montagna, un territorio complesso, delicato,
difficile e nonostante l’apparenza fragile.
Sergio
Catania
al
sommario
**** La Cgil monitorizza
salari e stipendi da cinque anni. E sono cinque anni che il sindacato
parla di tagli consistenti. Il 2007 non sfugge alla regola. Anche
quest'anno le buste paga hanno lasciato sul terreno circa 400 euro. Oggi,
però, ci si rende conto che "il mal da profitto" di cui soffre
il sistema Italia, sta intaccando la produttività e quindi la possibilità
di produrre richezza per tutti. Il meccanismo è duplice: da una parte
lavoratori e lavoratrici demotivati da una retribuzione che non cresce si
sentono poco coinvolti nella produzione. Dall'altra, i profitti che invece
di essere reinvestiti nell'innovazione e nella ricerca prendono la strada
dell'impiego finanziario. In Italia la produttività è cresciuta di
appena 2,9 punti dal 1998 al 2007 a fronte dei 20 punti del Regno Unito,
dei 12,5 della Francia e degli 8,4 della Germania.(...) Liberazione
vedi
articolo intero
vedi locandina
settimanale alpcub
al
sommario
****Io sono nato in valle e
le sono legato, con i suoi ‘pregi’ e i suoi difetti, amo la montagna.
Ho lavorato in varie aziende della valle, poi per conto mio ed adesso ho
una attività commerciale. Penso che ci sia molto da fare per crescere,
per anni siamo stati legati alla crescita che c’era in
tutto il paese, da anni non è più così. Secondo
me questa valle ha delle potenzialità, come altre valli più
rinomate, sia per il turismo che per altri aspetti. Non ci dobbiamo più
guardare indietro, altrimenti rischiamo di rimanere con un pugno di mosche
in mano. Non cambierei questo posto con
altri. Qui ho casa, una famiglia, a meno che ne fossi costretto non
cambierei con altre zone.
Per altri aspetti non ho la preparazione, sono
solo un commerciante…Da un po’ di tempo, e continua anche adesso, non
è un buon periodo …Certo come occupazione la valle sta calando
bruscamente, viene meno
soprattutto la certezza sul futuro dell’occupazione. Mio padre ha
lavorato 37 anni in SKf e mia madre 35 al Cotonificio. Ho sempre raccolto
le loro impressioni, hanno lavorato una vita e conoscono questo ambiente,
hanno i piedi per terra. Mi hanno sempre detto che c’è un
peggioramento.
Si potrebbero affrontare vari discorsi a partire
dall’istituzione dell’euro…Tutte le aziende, ma soprattutto quelle
aziende medio grandi, guardano al guadagno finale, senza molti scrupoli. I
vertici decidono nel fatto di delocalizzare o chiudere uno stabilimento
senza tanti problemi.
Da quel che mi risulta la manifattura di Legnano
qui a Perosa produce un filato di altissima qualità.
L’OMVP, in vendita da anni, sta perdendo valore,
come va il mercato oggi non ci si può permettere questo. La comunicazione
da parte delle aziende non è trasparente coi dipendenti, si sanno le cose
all’ ultimo momento o dopo. Si dovrebbe investire e in questo la regione
o il governo dovrebbero guardare avanti, con un programma di lungo
periodo. Mi sembra che la Germania abbia un piano energetico di cento
anni…Mi sembra che in Italia non vengano più fatti investimenti
adeguati per stare al passo.
Noi non dobbiamo mollare. Dobbiamo essere più
vivi. Negli anni scorsi ho partecipato alla manifestazione della
Manifattura. Per la OMVP oggi al centro dell’attenzione, vedo che c’è
poca attenzione nei cittadini. Se veramente questo tipo di società ci
porta a separarci l’uno dall’altro…non ci sono speranze.
In questa valle non abbiamo ‘la forza’ e il
numero di persone per far sentire la voce. Abbiamo visto in val Susa un
movimento vasto che si è fatto valere. Qui in valle, per ora,
stiamo a vedere…
Dovrebbe partire da noi, perchè nelle alte sfere
altrimenti non ci sentono– a partire dai comuni locali –che dovrebbero
far trasparire un po’ di interesse per questi problemi. Se dobbiamo
cambiare , nell’arco di una generazione, possiamo riuscire a impostare
una economia diversa, sul
turismo ecc.
Fabio Gaydou (29 anni) – 20.11.07
al sommario
****
Le situazioni che
conosco meglio sono Salza e Massello e la
parrocchia di Trossieri nel comune di Perrero. Il comune di Perrero è uno
dei più estesi come viabilità. La
mia stessa parrocchia di Trossieri ha un percorso lunghissimo, va fino
all’Albarea dalla parte di Combagarino. Cà nostra, tutto il vallone di
Faetto, Chiotti e il piccolo nucleo di Trossieri, con le Sagne.
Devo rimarcare che c’è un
incremento di presenza, questo fa ben sperare. Famiglie giovani –
qualcuna che è ritornata o è venuta per la prima volta, in modo stabile.
E’ significativo, da tutti i punti di vista, che un piccola comunità
registri un incremento di 8-10-15 persone. A maggior ragione se
sono famiglie giovani, che magari hanno acquistato o stanno
acquistando e intendono stabilire la loro vita in zona. Questo per quanto
riguarda Trossieri.
Lo
stesso fenomeno si può registrare più a Salza che a Massello. Avviene
che per lo più vedove o persone che prima erano scese per motivi di
lavoro, di studio, di famiglia, sono rientrate e si sono stabilite lassù
in montagna. Con la passione di stare in montagna, di coltivare un
campicello, accudire qualche piccolo animale e anche ristrutturare le
case. Questo lavoro sulle case, con legno e pietra, fa onore alle nostre
montagne.
A
Massello i residenti sono una settantina, più o meno come Salza, ma molto
anziani, pochi i nuclei giovanili; inoltre c’è una dispersione molto
larga nelle borgate, che sono 17.
Nel periodo invernale la più parte sono vuote. C’è stata la
novità della Foresteria, questa costruzione molto ardita, su cui non mi
pronuncio e dove sono andato con vari gruppi,
anche per dar lavoro ai gestori.
Per
il futuro come montanaro non devo essere pessimista perché la montagna ha
le sue risorse, e come prete meno ancora, perché predicherei invano: lo devo dire a me stesso e anche agli
altri. Ci sono dei segni leggeri di ripresa, nel gusto della vita sul
posto, con le risorse che abbiamo. E’ chiaro che non sono eclatanti,
evidenti o così immediate. Forse
c’è la fatica ‘lunga’ di
chi crede che stando in montagna si può vivere e vivere bene, e faticando
costruisce questa prospettiva. E’ comunque una testimonianza. Ci sono
famiglie che hanno scelto di vivere in montagna ancorchè giovani,
viaggiando per il lavoro verso altre realtà, o addirittura cercando
lavoro sul posto. Sono degne di rispetto. Sono varie e significative per
questa valle.
Non
mi pronuncio su Prali che conosco di meno. Là si è giocato e si deve
giocare sul turismo, oculato a tutti gli effetti, valido. Anche da noi un
po’ di turismo non è da disdegnare; non so se si po’ vivere sul
turismo, per il momento. Ci sono delle esperienze significative, sia a
Salza che a Massello. La pista di pattinaggio, la pista di fondo, lo
skilift a gestione familiare consortile a Salza - un po’ aleatorie perché
dipendono dalle nevicate.
Non
voglio essere pessimista. La montagna ha mantenuto generazioni di persone,
numero elevato di capi di bestiame, estate e inverno. E’ vero: si andava
a sfalciare sopra ai 2000
metri, si tirava giù il fieno… Fatiche immani, ma vivevano ed erano
sereni. Non posso pensare che la natura non abbia delle risorse per
soddisfare le esigenze dell’uomo, se ci sta volentieri e si adatta a
vivere qui lui e la sua famiglia.
La
viabilità è buona, i servizi essenziali ci sono: telefono, luce, acqua.
Bisogna anche amare la vita con un certo spirito, non dico spartano –
sarebbe troppo – ma francescano.
Io
come montanaro, come prete da 35 anni, vedo la necessità di formare dei
giovani e delle famiglie che – senza spingersi ad amare il sacrificio
– siano pronti al sacrificio e alla lotta. Se vuoi ‘tutto e subito’,
non si può.
Penso
a un
giovane formato, temprato alla fatica anche fisica: vuol dire
spalare neve, far legna, vuol dire non avere tutto e subito, vuol dire
creare anche delle forme associative, aiutarsi l’un l’altro ed essere
contento di poter aiutare e di farsi aiutare. Questa è la dimensione
dell’uomo che per sua natura è socievole.
Vedo
con una certa amarezza la situazione dell’attuale Rio Tinto, con
vicissitudini alterne che non conosco a fondo. Un tempo centinaia di
minatori andavano sottoterra e tornavano
madidi di sudore, sudici ma sereni
e contenti pur avendo una busta paga minima, oggi tutto questo è quasi
sparito. Non so le cause , non accuso nessuno, ma provo amarezza. Vedevamo
i nostri papà e fratelli che tornavano sereni, Questa serenità vorrei
che ritornasse. Perché la fatica
del lavoro mi sta bene, ma se ha anche la gioia di stare nella famiglia,
in questa valle - che
ha il talco, che è il migliore del mondo.
Ricorderò
questo alla festa di S, Barbara ormai imminente: lo spirito di corpo - per
cui il compagno di lavoro aveva una forza, era nel cuore del minatore,
forse più del vincolo di sangue. ‘Lu sociu ‘d travail’ era sacro.
Era una forza psicologica, spirituale che forse si è persa.
Ho
raccolto questo dai minatori che ho conosciuto.
Un
sacerdote
al sommario
****Occupazione: chiesto incontro in Regione
/ Dalla Comunità Val Chisone
Dunque dopo la comunicazione da parte della Rio
Tinto di avere messo sul mercato la Luzenac, in Val Chisone sono tre
le aziende ufficialmente o quasi in vendita: oltre alla società
mineraria, la Omvp del Gruppo Skf e la Manifattura di Perosa (anche se
in quest'ultimo caso l'operazione non è mai stata resa ufficiale). Da
qui la preoccupazione dei sindacati sulla tenuta del sistema
produttivo in valle e la conseguente richiesta di intervento agli
amministratori locali e non, ufficializzata in un incontro in Comunità
montana avvenuto nelle settimane scorse. Dopo quella sollecitazione i
vertici della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca hanno chiesto
ufficialmente un incontro urgente con il vice-presidente della Giunta
regionale Peveraro, per trattare in particolare - si legge su un
comunicato stampa emesso dall'ente - «la
situazione della Omvp di Villar Perosa». La Comunità montana
inoltre chiede il coinvolgimento dei consiglieri regionali, dei
deputati e senatori di zona e dichiara l'intenzione di avanzare una
richiesta di incontro con i ministri Ferrero e Damiano.
dall'Eco
del Chisone 21-11-07
al sommario
Il 12 dicembre ore 16
incontro in
Comunità Montana con la Regione su OMVP, Sachs, Manifattura Legnano.
prima coi sindacati e poi con le aziende .
******Il caso Buriasco
fa riflettere sullo spreco dei terreni agricoli
Discarica no, palazzi e capannoni sì
Si difendono tre ettari, ma dal 2000 il Pinerolese
ne ha cementificati 825
La battaglia degli abitanti di Buriasco per evitare la
collocazione della discarica nel suoi confini ha come perno centrale la
difesa dei terreni agricoli di pregio. «Sarebbe un delitto
compromettere tre ettari di campi fertilissimi» affermano. E su
questa posizione, oltre la Coldiretti, si sono attestati via via i
principali esponenti politici del Pinerolese.
Che bello, verrebbe da pensare, noi pinerolesi ci scopriamo, se
non proprio ecologisti, particolarmente attenti alla tutela del
territorio. Ma subito, guardando le periferie di Pinerolo e degli altri
centri del Pinerolese allungate come lingue di lava su colline e
campagna, dove palazzi, capannoni e villette a schiera hanno per sempre
ricoperto ettari ed ettari di terreni di ogni categoria senza che si
levasse un solo grido di dolore, sorge il dubbio: non è che ci stiamo
prendendo in giro?
Vediamo qualche dato estrapolato dall'Osservatorio trasformazione
del suolo dell'assessorato alla Pianificazione territoriale della
Provincia di Torino. Sono numeri impressionanti. Tra il 2000 e 2006 nei
Comuni del Consorzio Acea sono stati consumati in nuove edificazioni
(senza contare le strade) 825 ettari di terreno, di cui ben 530
appartenti alle classi di pregio (si tenga conto che un ettaro equivale
a quasi due campi di calcio). Mentre per realizzare l'autostrada e
sistemare le Statali se ne sono andati 35 ettari di pregiatissimo suolo.
Se poi andiamo a vedere i singoli Comuni scopriamo (i dati
riguardano terreni anche non pregiati, ma in generale questi ultimi sono
la minoranza) che Pinerolo ha consumato qualcosa come 144 ettari, ma in
proporzione realtà ben più piccole non sono state da meno. Vediamo
qualche esempio dei più spreconi (le cifre sono espresse sempre in
ettari): Volvera 85, Cumiana 80, Cavour 47, Bricherasio 38, Vigone 36,
Bibiana 35, None 32, Cantalupa 24, Piscina 22, la piccola Osasco 17.
Nelle valli il record naturalmente spetta a Pragelato con 17 ettari. E
Buriasco? Vi chiederete… Beh, loro in effetti sono stati tutto sommato
coerenti: nel periodo considerato hanno consumato 9 ettari (la discarica
comunque ne occuperebbe tre).
Si tratta di Comuni dove hanno amministrato, direttamente o
indirettamente, i politici che oggi si ergono a difesa dei terreni
agricoli. Senza nulla togliere alla battaglia di Buriasco, sarebbe il
caso di chiedere loro un po' di coerenza. Basterebbe che i Comuni
adottassero il Piano territoriale di coordinamento (lo stesso a cui si
appellano i buriaschesi) per vincolare i terreni di pregio, ma le
Amministrazioni se ne guardano bene.
Il presidente del Consiglio provinciale Sergio Vallero ha provato
a richiamare tutti alla coerenza, proponendo di approvare in Consiglio
provinciale una mozione in cui si impegnava l'ente «ad esprimere, là
dove è richiesto, parere negativo alla realizzazione di ogni opera, sia
essa di natura pubblica o privata, che comporti l'utilizzo di terreni di
pregio agricolo». Naturalmente non ci è riuscito: «Così si
bloccano i Piani regolatori» gli hanno spiegato dalla sua stessa
maggioranza. Allora ci ha provato con una formula più annacquata, ma
anche quella sta facendo fatica a finire in Consiglio nonostante ci sia
l'avallo della minoranza.
Chiosa Vallero: «Anch'io sono per la difesa dei suoli di
pregio, ma questo deve valere per le opere di interesse pubbliche, ma
ancora di più per le iniziative che riguardano i privati». A buon
intenditor poche parole.
Alberto Maranetto- eco del Chisone - 28.11.07ù
altri servizi su l'Eco del Chisone:
*** Vedi : cinque comuni vogliono uscire dall'Acea e gestire in
proprio acquedotti e fognature. Nuova ipotesi per le strade dell'Assietta.
La funivia Pragelato -Sestriere. Gestione tedesca per il 'Resort',
albergo di Pragelato. - Luca Prot
leggi in
Notizie sull'alta valle - pdf
I
Inoltre sulla difficoltà a trovare manodopera per il
turismo " Pochissimi dal Pinerolese. «Preferiremmo dare continuità al lavoro, ma
sembra impossibile far salire le persone fin quassù. Vitto e alloggio non
bastano. E nemmeno stipendi a partire da 1.050-1.100 euro netti più tfr»."
- Eco del Chisone 31.1.2007 vedi pdf
I negozi del centro valgono 3 Ipercoop :
Pinerolo negozi
centro e Ipercoop -pdf
- Mirko Maggia
vedi locandina settimanale alpcub
al sommario
****
Alleanza Nazionale ed altre liste della
diaspora fascista hanno avuto in val Chisone più di un migliaio di voti
alle ultime politiche. Naturale che gestiscano questo spazio politico.
Dagli incontri sindacati- amministratori sulla crisi di varie aziende e dagli
scioperi sono venuti segnali...Ma sul tema del futuro della valle
non ci sono stati altri appuntamenti pubblici organizzati da amministratori o
forze politiche presenti sul territorio, diversamente dalla Val Pellice e da
Pinerolo. Pb
Eco delle valli- riforma n.47

vedi presenza a Perosa di AN http://www.alleanzanazionale.to.it/territorio.asp?sezione=Perosa%20Argentina
**** Estratto da un articolo su riforma sulla giornata al Palaplan
a PEROSA IL 7.12.07 per gli studenti
PER UN RAPPORTO TRA SCUOLA E LAVORO (...)
DAVIDE
ROSSO- RIFORMA N.47
al sommario
****
In valle
non si starebbe male se ci fosse lavoro pagato meglio.
Oggi per quanto riguarda molte donne,
fuori della fabbrica, ci si deve accontentare di lavori poco pagati, nei
servizi. Oggi spingono perché ti metti la partita IVA ecc, vogliono poco
personale fisso. Io per lavoro mi sposto in macchina, perché ho un orario
‘a pezzetti’ nei servizi.
Mi piace la
tranquillità che c’è ancora nella valle, si riesce ancora ad avere dei
rapporti. Non mi ha mai interessato lasciare la valle.
Il futuro
non lo vedo roseo, i problemi di sopravvivenza, di pagare l’affitto con
paghe sempre più basse sono comuni a molte zone d’Itala…Le fabbriche
locali davano da vivere a tanti e
oggi hanno problemi crescenti. La maggior parte dei lavoratori non lavora in
valle. Chi si deve spostare a lavorare fuori ha dei costi ulteriori…
Continuano
a costruire, fra un po’ non ci sarà più del verde a fondo valle.
Non saprei
dire cosa si possa fare di fronte a questa situazione. Il turismo non può
dare lavoro a tutta la valle. Il turismo deve essere adatto, non caro, forse a
livello famigliare, come in altre regioni, magari solo per il fine settimana.
La mia
esperienza di lavoro in fabbrica mi ha fatto capire che nonostante la
resistenza dei lavoratori, quando un padrone vuole andarsene non riesci a
fermarlo. Oggi mi sembra che sia tardi: bisognava cominciare tanti anni fa a
pensarci. Ad esempio non dare finanziamenti alle aziende senza impegni per
l’occupazione ecc. Anche la ricerca deve essere finanziata ma legata alla
presenza sul territorio, altrimenti le aziende prendono i soldi e poi fanno
quello che vogliono.
Bisognava
fare questa azione preventiva tutti assieme , ora siamo nel pieno della
globalizzazione,sta crescendo
l’immigrazione. Si dice che gli italiani non vogliono
più fare certi lavori: a me sembra che dopo anni di battaglie
sindacali e di miglioramenti salariali e di diritti, sia comprensibile
che molti si rifiutino di accettare lavori con paghe sempre più basse.
E’ meglio
stare a casa a riposarsi che lavorare per due euro e mezza l’ora.
Io
spero solo che mi mandino in pensione, sto pagando i contributi volontari.
(Cinquantenne,Perosa)
al sommario
****
540/ DICEMBRE
PIENO DI INIZIATIVE.
IL 12
DICEMBRE è fissato l'incontro presso la Comunità Montana con il Vice
Presidente della Regione Piemonte per fare il punto sulle situazioni di crisi
in Valle.
Il dopo
olimpiadi non ha lasciato, come molti ci avevano detto, elementi concreti di
sviluppo nelle nostre Valli Chisone e Germanasca.
Si
ripropone oggi più che mai un intervento per arginare le situazioni di crisi
presenti nell'industria “manifatturiera”, fonte di lavoro, di reddito per
le famiglie e per i giovani. Non è solo un problema di reddito, ma con il
ridimensionarsi delle fabbriche, si riduce una presenza operaia che è ha
fatto la storia non solo sindacale del nostro territorio. Oggi sono proprio le
categorie che in passato hanno fatto grandi e significative lotte come i
minatori, i tessili, i metalmeccanici a rischiare un pesante ridimensionamento
produttivo, dunque economico e anche sociale. Le lotte che in passato
coinvolsero l'insieme della valle sembrano lontane, così come la solidarietà
tra i lavoratori, sembra oggi lasciare spazio ai problemi individuali, al
massimo della propria famiglia o parentela.
Per
tutti questi motivi saremo presenti il 12 e pensiamo che la buona riuscita
dello sciopero del 9 novembre alla OMVP che ha riunificato gli operai nella
difesa del lavoro, possa essere allargato a tutta la Valle, anche perchè
senza iniziative e lotte non solo non si difendono lavoro e diritti, ma si da
anche spazio alla destra, cosa mai successa nella nostra Valle.
vedi in LOC.
settimanale alpcub
3-6 dicembre pdf N.540
vedi Immobilismo
della sinistra
al sommario
**** e-mail
> Ancora un video per documentare.
> Durante il convegno "Vediamoci Chiaro" tenutosi a Torino
> sabato 1 dicembre il Presidente dell'Osservatorio e Commissario
> straordinario per la Torino Lyon, Architetto Mario Virano dichiara
che
> la linea ferroviaria Torino-Modane esistente ha una capacità
tripla
> rispetto l'utilizzo attuale e sottopone a forte critica Transpadana
che
> da anni promuove il Tunnel di Base e una nuova linea veloce in
Valle
> di Susa. Virano inoltre definisce "fesseria" il vecchio
progetto RFI ed
> ammette che servono le politiche dei trasporti e la soluzione
tecnica
> del nodo di Torino.
> Tutte cose che noi dicevamo da anni.
> E adesso? Si continua con la farsa dei sondaggi?
> Si va avanti con "nuovi progetti" all'infinito?
> QUESTO E' IL MOMENTO DI FERMARE TUTTO.
> SE LA TORINO-LYON ESISTE GIA' SI UTILIZZINO LE RISORSE DELLA UE PER
> MIGLIORARE L'ESISTENTE. LA COMMEDIA E' DAVVERO FINITA!
>
> Vedetevi il video e diffondete questo messaggio
> http://www.youtube.com/watch?v=TtgamOTs4mk
>
> I migliori saluti,
> Ambientevalsusa
>
> Scrivi a:
> info@ambientevalsusa.it
al sommario
****
MORTI
4 OPERAI ALLA THYSSEN KRUPP
di Torino
MOLTI
ALTRI OPERAI IN FIN DI VITA
Fermiamoci
almeno davanti alla morte in fabbrica.
Ancora una volta
ricordiamoci che gli “omicidi” in fabbrica non avvengono per caso ma
solo perchè si vuole risparmiare sulla sicurezza e pensare solo ai
profitti degli azionisti.
Nei luoghi di lavoro
dove in passato ci sono stati morti e infortuni sul lavoro e si è
lavorato seriamente, è dimostrato che si può fare qualcosa per tutelare
la vita dei lavoratori e la loro salute.
Quello che per noi è
la normalità deve esserlo per tutti i lavoratori.
PER
QUESTO DICHIARIAMO PER LUNEDI' 10 DICEMBRE 2007
SCIOPERO
GENERALE DI 8 ORE
PER
TUTTI I TURNI E PER TUTTI I REPARTI
MANIFESTAZIONE A
TORINO. CI TROVIAMO ALLA STAZIONE FF.SS DI PINEROLO ALLE ORE 7,30 LUNEDI
10 DICEMBRE
Facciamo in modo che
alla sera tutti possano tornare vivi a casa dalle loro famiglie.
ALP/Cub
Associazione Lavoratori Pinerolesi.
RSU
ALP/Cub
CUB
Nazionale
ciclinalpcubdicembre2007
vedi Rassegna
stampa sulla Thyssen-Krupp
al sommario
**** Una repressione
strisciante, silenziosa, colpisce gli operai. La massa dei NO dalle grandi
fabbriche al protocollo sul welfare ha impressionato i padroni.
I salari da fame
diventano sempre più insopportabili.
Gli operai morti sul
lavoro sono all’ordine del giorno.
Si aspettano una reazione
operaia e cercano in tutti i modi di prevenirla. A cominciare dalle fabbriche
FIAT. A Melfi hanno fatto la grande prova. Quattro operai sono stati
licenziati, uno è un delegato sindacale.
Il sistema è stato
semplice: la magistratura iscrive, per qualche ragione, nel registro degli
indagati gli operai che danno più fastidio, il padrone li licenzia sostenendo
che con il procedimento in corso "è venuto meno il rapporto
fiduciario…" Esattamente così è successo a Melfi, due dei licenziati
sono stati perquisiti senza nessun risultato nell’ambito di un’inchiesta
su "associazione sovversiva con finalità terroristiche". Il quarto,
il delegato, è stato licenziato a causa di una querela di un capo nominato in
un volantino per la sua prepotenza sugli operai. La direzione prima li ha
sospesi e poi licenziati, non ha avuto bisogno di prove di colpevolezza, di
sentenze, di niente.
Con un tale sistema, i
padroni possono ripulire le fabbriche dagli operai ribelli nel pieno silenzio
stampa e con il tacito consenso dei gruppi dirigenti dei "grandi"
sindacati nazionali.
Uno strato di operai ribelli si è formato nelle fabbriche più
importanti dell'industria, ha manifestato la sua presenza guidando tutti gli
operai al netto rifiuto dell’accordo di CGIL CISL e UIL. (...)
Continua nel pdf
al sommario
***
Tocca
a tutti pensare, non solo alla valle , ma ai problemi di oggi, cercare di
cavalcare questi tempi moderni, questi cambiamenti che sono in atto rispetto
al passato. Io ho cinquant’anni: solo vent’anni fa la situazione era
ancora tutt’altra.
La
situazione attuale è sotto gli occhi di tutti. E’ una transizione.
Posso partire da quando andavo a scuola a Pomaretto, c’erano due
pulman che salivano con i minatori verso le miniere. Adesso poche auto e il
pulman vuoto che va e viene . A Perosa c’erano due attività importanti, la
fabbriche tessili: un mondo in declino. Io ho lavorato 8 anni in Manifattura,
sono uscito nell’88. Iniziavano dei problemi, oggi di nuovo: si può dire
che questa situazione di declino va avanti dagli anni Sessanta.
Io
sono un agente immobiliare, dal 1994 a Perosa.
Perosa
soffre moltissimo negli ultimi tempi sui residenti: pochi giovani – che
stanno scendendo in pianura legati al lavoro. vanno magari a Pinerolo. Perosa
ha una carta forte da giocare, forse l’unica che ci rimane, legata alla
nuova viabilità portata dalle Olimpiadi invernali. Molti che hanno acquistata
una casa venendo dalla pianura, hanno scelto i dintorni di
Perosa perché ci mettono 35 minuti a venire qui. Perosa è un posto
che piace, alla confluenza di due vallate, tranquilla.
Purtroppo
il tessuto urbanistico di Perosa non ha potuto svilupparsi come in altri
posti, vedi ad esempio Pinasca. Ci sono problemi di eccessiva densità, ma
dovrebbero pensarci i piani regolatori. Purtroppo ci vogliono dieci anni per
decidere una semplice variante. Pinasca ha avuto uno sviluppo, ha una
popolazione di classi elementari in crescita. Perosa invece ha avuto un
depauperamento, perché non ci sono zone per nuova edilizia.
Ristrutturare
l’esistente è un dramma: dovrebbe avere delle caratteristiche di un certo
tipo. Un’ impresa che ristruttura dovrebbe avere la possibilità di togliere
tutto il vecchio fabbricato e rifarlo con le caratteristiche esterne precedenti. Altrimenti i costi sarebbero maggiori :
tenere in piedi una struttura, intervenire con iniezioni di consolidamento su
un impianto vecchio. Sono pochissimi i fabbricati vecchi che possono avere
un’unica proprietà che decide di vendere per una ristrutturazione.
Il
vecchio è sovente plurifrazionato, ci sono molti proprietari e non tutti
abitano in valle
ed difficile metterli
d’accordo. Così si ristruttura un alloggio e gli altri restano com’erano.
Inoltre oggi si chiede il riscaldamento autonomo.
A
Perosa ci sono molti alloggi sfitti. Negli
anni Sessanta sono stati costruiti tre grossi condomini : l’Argentina,
l’Europa e il Terminal. Poi, per l’effetto del fallimento dell’impresa a
Perosa, c’era stato un blocco edilizio. Questi appartamenti di condominio ,
senza riscaldamento autonomo, senza caratteristiche che tengano conto dei
cambiamenti della struttura familiare: sono poco richiesti. Oggi si chiedono
alloggi più piccoli, con riscaldamento autonomo. Ci sono molti alloggi in
offerta, non solo a Perosa, per effetto della frenata del mercato immobiliare
( effetto mutui). L’offerta di alloggi tiene conto anche dell’andamento
demografico. Le persone anziane vengono a mancare, non c’è molto ricambio,
scarsa la discesa dalle valli, non c’è una grossa risalita dalla pianura…
Che
cosa si può fare?
Se
noi andiamo a risalire la val Pellice ,che ha comunque difficoltà simili,
vediamo che dall’innesto post-tangenziale a Luserna compresa c’è tutta
una serie di capannoni.
Non
grandi industrie ma piccole localizzazioni: abbiamo una ventina di capannoni
che riescono a impiegare penso un centinaio di persone in lavorazioni varie.
In
val Chisone questa realtà non c’è. In parte per la tipologia del
territorio che non può prevedere più di tanto insediamenti di questo tipo,
tolto Villar e Pinasca.
Questo
è stato molto penalizzante.
Oggi
si dice bisogna andare sui servizi…ma quali? Il turismo che si diceva fosse
un’occasione da cogliere con le Olimpiadi, per quello che ha potuto essere
per l’alta valle e la val Susa è stato colto. Di meno a Prali.
Nella
media valle non ci sono grandi occasioni per il turismo.
Forse
abbiamo qualcosa di interessante: il forte di Fenestrelle. Stranamente non
c’è un interessamento adeguato né dai politici locali né dalla Comunità
Montana, eppure ha delle grosse potenzialità. Questa costruzione se fosse in
Francia avrebbe un posteggio da trenta pullman e un indotto di un centinaio di
persone. Non abbiamo una grossa tradizione nella valorizzazione turistica.
Le
fabbriche che sono in crisi penso siano destinate ad andarsene. Un cliente di
Rivoli con una piccola azienda è andato ad esplorare una zona della Maurienne,
con una facilità estrema , in due incontri ha concluso. Mentre a Rivoli ha
speso un anno a vuoto con la burocrazia, in Francia si è trovato col sindaco,
e dai tecnici comunali, con su un tavolo tutte le offerte che il comune faceva
per nuovi insediamenti, su cui si poteva decidere seduta stante. Dopo un anno
e mezzo di attività aveva già una trentina di dipendenti. Aveva avuto
agevolazioni sul prezzo dell’energia, contributi per abbassare le tasse:
ponti d’oro, come a tutti quelli che andavano lì.
Ferruccio
Menusan
al sommario
**** Adesso
il lavoro in valle nell’edilizia va abbastanza bene, Il lavoro è buono,
ci si sposta poco. Certo la situazione delle fabbriche è un po’ triste.
Il
turismo in valle è poco valorizzato. Anche a Prali, mi sembrano un po’
chiusi. Le seconde case sono in proprietà, ci vanno in pochi. A Prali c’è
poi i problema della segheria, dopo la morte del proprietario. I miei coetanei
non parlano tanto dei problemi della valle; conosco molti che lavorano fuori.
Il
futuro? Spero che il mio lavoro nell’edilizia continui. Poi se si dovrò
andare fuori, per uno che ha un mestiere non dovrebbe essere un problema,
certo un disagio se ha famiglia.
Le
fabbriche perdono addetti ma non penso che ci siano problemi immediati,
dipende dal settore. Penso che la SKF se
la caverà. Non ci metto la mano sul fuoco. Le aziende in vendita :
certo non si sanno le intenzioni degli eventuali compratori.
Una volta negli anni
Sessanta la RIV era un posto ambito, un lavoro interessante e ben retribuito.
Mio fratello lavora alla SKF a Villar.
Puntare
sul turismo: è una possibilità da sfruttare. sarebbe bene ristrutturare le
borgate ma bisogna sentire i proprietari della case. Purtroppo chi ha una casa
piuttosto la tiene chiusa sei mesi, cerca di affittarla tutto l’anno o
venderla e non di far girare molti ‘turisti’.
Il
futuro della valle dipende dalla decisione della gente del posto, che conosce
la valle, non da esterni. Pochi però si interessano all’amministrazione. Io
per primo. Non leggo molto i giornali. Chi si prova a dire qualcosa viene
subito catalogato, si dice che si interessa per motivi personali. Le
amministrazioni comunali? Fanno cose strane, vedi a Perosa ‘Poggio Oddone’,
oppure le telecamere per l’ordine pubblico…
Un
trentenne
al sommario
*** Eco
del Chisone 12.12.07

al sommario
*****
In valle si vive per adesso abbastanza degnamente.
Si vive però sfruttando, per una buona parte di giovani, le ricchezze
modeste, quel po’ di surplus che hanno accumulato gli anziani lavorando
duramente.
Io
sono figlio di un minatore che nella
sua vita abbastanza lunga – adesso ha 79 anni – è riuscito a fare in modo
che i suoi cinque figli avessero una casa, ha dato una mano a tutti ad
aggiustarla. Mia madre ha sempre fatto la casalinga;
comunque senza mai vedere il mare e prendersi una giornata di riposo
sono riusciti a fare questo.
I
giovani sembrava che avrebbero avuto un futuro migliore, in un certo senso
l’hanno avuto, dal punto di vista materiale. Ma sono stati penalizzati dal
sistema , a differenza da altre regioni che hanno tutelato la montagna, la
Regione Piemonte che non ha fatto nulla. Se ci fosse stato un qualche piccolo
contributo, molti giovani sarebbero rimasti, avrebbero curato la manutenzione
della montagna. Non c’è più un viottolo, una strada, non c’è più
niente di quello che è stato fatto di nostri vecchi che funzioni. Ci sono
rovi dappertutto. Ci sono prati e campi abbandonati che hanno mantenuto
generazioni – vuol dire che qualcosa rendevano.
Cosa
si può fare? Per dare una mano a questa valle
bisognerebbe innanzitutto rilanciare l’economia montana, lo sfruttamento
del legname, delle risorse, magari delle piccole centraline per le borgate.
Bisognerebbe fare delle strade, facendo sì che chi ha ancora voglia di
lavorare in montagna abbia un piccolo reddito garantito e poi possa essere
agevolato nei trasporti in montagna.
Incentivare
non il turismo ma le piccole economie locali. Le razze di animali da
allevamento , piccoli e grandi si potrebbero rilanciare, puntando sul
biologico. Oggi c’è chi lo fa , riesce a mettersi qualcosa da parte, ma lo
fa come secondo lavoro, dopo la fabbrica, magari dopo magari due ore di
viaggio. E’ una cosa massacrante, ormai non si ha più la tempra di una
volta.
Chi
lo deve fare: la politica, lo possono fare i rappresentanti della Regione, le
persone che a parole hanno cura della vallata.
Ma
questi, al di là di un impianto di risalita, di sfruttare ciò che è già
supersfruttato, purtroppo non sanno fare altro.
Quindi
penso a piccoli aiuti mirati, dati alla popolazione, non a grandi strutture.
Il
lavoro delle Olimpiadi è servito a zero, è rimasta solo la strada nuova.
Per il resto passata la
festa gabbato lo santo. Alla
popolazione a chi viveva con le sue poche mucche non è venuto niente. Se si
fosse deciso di dare almeno 400 euro al mese, ci sarebbero abitanti che
tornerebbero avendo almeno il pane sicuro, farebbero rifiorire la montagna,
progetterebbero un nuovo sviluppo, finirebbe l’abbandono, ci sarebbe il
radicamento di nuove realtà.
I
politici della Regione potrebbero dare finanziamenti, piccoli, piccole
certezze per
le
persone che abitano la montagna. perché non basta dire la montagna è brutta
ed abbandonata e poi buttare miliardi nelle città per opere che non servono a
nessuno.
La
parte industriale è quella che sta facendo più acqua. E’ quella che ha
fatto si che la popolazione della valle avesse una forma mentale legata a
lavoro industriale: il problema è che pezzo dopo pezzo si riduce. La miniera
è ridotta a pochi addetti, stranieri, il cotonificio sta facendo una misera
fine, il setificio è già chiuso da tempo, la SKF a Villar non va bene.
Invece
di dare soldi che vanno direttamente nelle tasche degli azionisti, chi
gestisce il potere dovrebbe dare soldi finalizzandoli al mantenimento
dell’occupazione della zona. Non basta la decontribuzione dei salari , sono
soldi che vengono intascati senza fare niente per l’economia locale. Vengano
invece investimenti per
l’energia pulita, per le ricerche tecnologiche, per l’innovazione dei
prodotti, ma legati all’occupazione del territorio.
Franco
Breuza
al sommario
Siamo preoccupati,
perdiamo sempre posti di lavoro, fra qualche anno la valle sarà spopolata.
E’ difficile vedere delle
prospettive. L’imprenditoria non sembra avere grandi interessi in zona,
vuole realizzare dei soldi e vendere e mandare tutti a casa. Dovrebbe
intervenire lo Stato facendo in modo che questi diano un resoconto dell’uso
dei finanziamenti. Poi c’è uno scarso impegno del sindacato , una volta il
sindacato stava dava dalla parte dei lavoratori, oggi ci sono tante parole dei
vertici e i lavoratori devono stare zitti e produrre.
Io non so molto sulla globalizzazione,
penso che ci possa ancora essere spazio da noi ma bisogna che chi ha i
capitali abbia voglia di restare. Sembra che dopo aver preso tutto il
possibile facciano fagotto. Sull’OMVP sento dire che molto lavoro si fa
fuori e tanti girano a vuoto. Sulla Manifattura si trascina la vendita, non si
ha informazione.
Mio figlio lavora in valle , ma non sa
quale sarà il suo futuro… Bisognerà fare la valigia e andare a lavorare
per l’Europa, se tiene l’economia in altri paesi. Una volta dal Sud si
veniva qui, adesso tocca a noi emigrare.
Molti pensano che toccherà ai giovani
affrontare questi problemi,ma bisognerebbe dare delle direttive. Vedere cosa
si può proporre al di là del lavoro di fabbrica. Questa vallata se si
organizza, anche sul turismo, potrebbe pian piano avere dei risultati. Perché
non valorizzare i boschi?
Adesso abbiamo i rumeni
nell’edilizia, anche in valle. Lavorano sotto costo e cadono sovente dalle
impalcature. Ma tutti questi morti quotidiani, italiani e stranieri, non sono
‘eroi’ come quelli di Nassyria, sono solo caduti su lavoro.
Vedi
i morti della Thyssen: non si ha più difese per rifiutarsi lavori pericolosi,
si è ricattati dai lavori a termine, dalla necessità di mangiare ecc. ( Un
pensionato metalmeccanco di Villar)
al sommario
******
CLEMENT
(PRC):
PREOCCUPAZIONE PER INDUSTRIE IN VAL CHISONE,
POSITIVO L’IMPEGNO DELLA REGIONE
Mercoledì 12 dicembre si è svolto presso la
Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca un incontro per analizzare le
criticità di alcune industrie della Val Chsione. Presenti il Presidente
della Comunità Montana Andrea Coucourde, l’Assessore al Lavoro Viller
Manfredini, il Vice Presidente della Regione con delega all’Industria
Paolo Peveraro, il Presidente della Commissione Lavoro del Consiglio
Regionale Juri Bossuto, il Capogruppo regionale del Prc Gian Piero Clement,
i vertici di Skf-Omvp, Luzenac, Sachs, le organizzazioni sindacali
metalmeccaniche (Fim, Fiom, Uilm), Fismic, Alp e altri sindacati di
categorie in rappresentanza di Cigl, Cisl e Uil.
Manifattura di Perosa: inspiegabilmente
assente la dirigenza dell’azienda. Le incertezze derivano dalle intenzioni
della proprietà (il gruppo Roncoroni), orientata a vendere. Ci sono due
possibili acquirenti: la Newcocot di Cologno Monzese e la famiglia
bergamasca Felli, proprietaria in passato del marchio Lovable. Il futuro
sembra comunque garantito per almeno 200-220 dipendenti (quasi tutti) in
quanto la Manifattura produce in esclusiva i filati per la Lacoste ed altre
importanti camicerie europee.
SKF/OMVP: gli elementi di criticità
riguardano i volumi produttivi (l’azienda prevede un calo per il 2008 di
circa il 10%). Giampaolo Desderi delle Relazioni Esterne ha confermato
la volontà dell’azienda di vendere la Omvp e tale notizia troverà
conferma o meno entro il mese di marzo. In alternativa l’azienda prevede
di attuare un piano industriale con riduzione dei costi (taglio del
personale?)
Luzenac: la multinazionale inglese Rio
Tinto ha confermato la volontà di vendere il ramo d’azienda del talco.
Sono coinvolti 80 dipendenti.
Sachs: la proprietà ha annunciato 40
esuberi sui circa 200 dipendenti. L’azienda ha comunque buone prospettive
essendo riuscita ad attuare intelligenti politiche di diversificazione del
prodotto, producendo molti più ammortizzatori per moto (settore di nicchia)
che per le auto.
Martin: sembra che la scelta
dell’azienda sia sempre più indirizzata verso la commercializzazione di
sfere di provenienza cinese o comunque “orientali” e continua a non fare
investimenti dal punto di vista produttivo.
Karmak: occupa 190 dipendenti, è
presente come azienda di servizi in tutti gli stabilimenti Skf del nostro
territorio; i lavoratori sono molto preoccupati quindi del futuro della Omvp
e vivono anche forti condizioni di disagio soprattutto dal punto di vista
salariale
“L’incontro – commenta Gian Piero
Clement – è stato utile per avere una fotografia precisa della situazione
dell’industria in Val Chisone che, ricordiamocelo sempre, rappresenta la
vocazione principale del territorio, il primo settore occupazionale ed è la
garanzia dell’attuale livello economico per le classi più deboli ”.
“La situazione generale – continua Clement
- presenta delle grandi incertezze che devono essere al più presto
chiarite. In tal senso ritengo positivo l’impegno della Regione che si è
data disponibile a convocare in tempi strettissimi, prima della fine
dell’anno, la proprietà della Manifattura per analizzare la situazione e,
in caso di vendita avvenuta, per verificare con il nuovo acquirente il piano
industriale”.
“Nel mese di gennaio – conclude Clement
- verrà inoltre attivato un tavolo di confronto con la Skf-Omvp. I
lavoratori hanno posto con forza, con lo sciopero del 9 novembre,
l’esigenza di avere certezze sul futuro produttivo ed occupazionale del
loro stabilimento. Questo potrà avvenire solo se partirà immediatamente un
piano industriale con forti investimenti per rilanciare e qualificare i
livelli produttivi, sia nel caso lo stabilimento venga venduto sia rimanga
nel gruppo Skf. Inoltre la Regione valuterà le proposte di Skf rispetto ai
Piani Territoriali Integrati: eventuali finanziamenti pubblici (centrale
elettrica e nuova pressa verticale) potranno essere concessi solo se vengono
garantiti livelli occupazionali su quel sito produttivo”.
Torino, 14 Dicembre 2006
Mercoledì
12 ore 16 incontri in Comunità Montana a Perosa con aziende e
sindacati sulla crisi delle fabbriche - spezzone
audio-mp3
Da liberazione \5.\2.07 pagina
Piemonte - pdf
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541: MORTI
SUL LAVORO.
Siamo andati anche noi a Torino per rispetto ai morti e
alle loro famiglie.
Abbiamo ritrovato una Torino operaia disorientata,
arrabbiata ma una Torino operaia sconfitta. La città non si è vista, non
si è fatta sentire, non era vicino agli operai, qualche pensionato
disorientato. La città olimpica non vuole più saperne degli operai gli
ricordano un passato da dimenticare.
Ne parleranno ancora per qualche giorno i giornali e
tv, si faranno delle collette, quelle si perchè lavano la coscienza, poi
tutto tornerà al silenzio.
Non abbiamo sentito un minimo di autocritica da parte
del sindacato. Non sono solo gli estintori o il telefono che non funzionano.
Le cause arrivano da quando il sindacato, come la sinistra, ha giorno per
giorno accettato la filosofia dominante che il centro è il mercato,
la competizione esasperata, le privatizzazioni, il futuro in mano
alla finanza come le pensioni integrative.
A questa logica si è sacrificato tutto e le imprese
hanno fatto ottimi risultati ma hanno trascurato i soggetti che producono la
ricchezza. I loro salari sono da fame, la precarietà è la norma, e in
particolare si sono trascurati gli interventi per tutelare la vita e la
salute dei produttori di ricchezza, con il ricatto che la fabbrica avrebbe
preso la strada dell'Est, della Cina, dove appunto i problemi della
sicurezza sono marginali.
Ha ragione il Ministro
Ferrero quando dice che le leggi ci sono, ma bisogna avere il coraggio
umano, sindacale e politico per farle rispettare. Ma questo coraggio lo
abbiamo messo da parte in questi anni riconosciamolo.
Il modo migliore per
rispettare questi morti è di impedirne altri. A partire da noi, dal
nostro impegno sindacale. Siamo un paese dove i salari sono in fondo alla
classifica mentre per le morti e infortuni siamo tra i primi.
E non ci consolano le luci della città olimpica.
Enrico Lanza
vedi tutto in locandina settimanale alp
al sommario
Comunita' Montana Valli Chisone e Germanasca
Amministrazione - Giunta esecutiva
COUCOURDE Andrea Presidente
BALZANI Laura Vicepresidente, Assessore
BOUNOUS Clara Assessore
BOURLOT Marco Assessore
MANFREDINI Viller Assessore
PERA Sergio Assessore
LAZZARINI Bruno Assessore
GRILL Franco Assessore
TRON Renzo Assessore
DELEGHE
COUCOURDE Andrea
Funzioni istituzionali, Ufficio Stampa, Comunicazione, Politiche
internazionali e comunitarie, Piano di sviluppo, Personale e legale, Servizi
Associati, Rappresentanza;
BALZANI Laura
Cultura, Istruzione e politiche giovanili
BOURLOT Marco
Turismo
BOUNOUS Clara
Servizi e politiche sociali e sanitarie, Volontariato sociale
PERA Sergio
Urbanistica, Pianificazione territoriale, Finanze
MANFREDINI Viller
Lavoro, Artigianato, Attività produttive, Orientamento professionale,
Progetti speciali
GRILL Franco
Mezzi
LAZZARINI Bruno
Agricoltura, Sviluppo rurale, Valorizzazione dei prodotti tipici, Politiche
ambientali e forestazione, Protezione civile
TRON Renzo
Sport e tempo libero
riforma
14.12.07
-------------------------------------------
vedi L'immigrazione
secondo Paolo Ferrero - pdf recensione nuovo
libro claudiana- 14 dic 07
Decreto
flussi immigrati- prime domande -pdf 15 dic07 la
stampa
al sommario
***Il
livello economico della maggioranza della popolazione della valle si sta
notevolmente abbassando, con una diretta conseguenza della qualità della
vita. Questo è dovuto prevalentemente alla continua perdita di posti di
lavoro: miniera ormai residuale, Manifattura forse molto ridimensionata,
sganciamento della OMVP- SKF , per fortuna che la Sachs tiene e la Data
continua ad essere in buona salute. In questa situazione il posto pubblico (
scuole, ospedali,comuni, comunità. montane) comincia ad avere un peso
preponderante: però questa occupazione è legata ai servizi e se cala la
popolazione anche questi servizi verranno ridimensionati.
Quale futuro? La valle complessivamente con il numero attuale di
abitanti senza una forte presenza industriale fino a Perosa non ha futuro.
Il turismo post olimpico non ha funzionato e non funziona.
Nell’immaginario dei potenziali turisti continua ad esserci solo lo sport
invernale legato a Sestriere. In media e bassa valle il turismo è
inesistente. Eppure in questo settore è stato investito molto- o sprecato?
Cosa
si può fare? Prendendo spunto da uno slogan ‘la decrescita felice’
bisognerà programmare interventi sul territorio con bassi investimenti ed
alto numero di addetti.
A chi tocca farlo? E’ fin troppo facile individuare le responsabilità
amministrative di comuni , comunità montane e livelli superiori. Però
comincia ad essere preoccupante anche nella nostra valle la mentalità che nell’investimento pubblico sul territorio
non è importante l’INTERVENTO, A COSA SERVE e CHE PROBLEMI AFFRONTA , ma :‘ intanto ci sono i soldi, spendiamoli noi
altrimenti li spendono altri.’
(Franco
Polastro-seguiranno approfondimenti)
al sommario
*** da l'Eco del Chisone
19.12.07
Impegno di Peveraro dopo l'incontro in Comunità
montana
Omvp-Skf e Manifattura sull'agenda del
vice-presidente della Regione
Luci ed ombre, e forse non poteva essere diversamente, caratterizzano
il risultato dell'incontro dello scorso 12 dicembre sulla situazione di
alcune industrie della Val Chisone. Alla riunione svoltasi nella sede
della Comunità montana Valli Chisone e Germanasca erano presenti
amministratori della valle (tra cui il presidente della Comunità
montana Andrea Coucourde e l’assessore al Lavoro Viller Manfredini),
il vice-presidente della Regione con delega all’Industria Paolo
Peveraro, il presidente della Commissione Lavoro del Consiglio regionale
Juri Bossuto, il capogruppo regionale del Prc Gian Piero Clement, i
vertici di Skf-Omvp, Luzenac, Sachs, le organizzazioni sindacali
metalmeccaniche (Fim, Fiom, Uilm), Fismic, Alp e altri sindacati di
categoria in rappresentanza di Cgil, Cisl e Uil.
Sotto la lente d'ingrandimento c'erano le criticità di alcune
aziende a cui da tempo si guarda con preoccupazione per i motivi che
ormai tutti sappiamo. Ci riferiamo alla Manifattura e alla Martin di
Perosa, Omvp (Skf) e Sachs di Villar Perosa, Luzenac e l'impresa di
servizi Karmac.
I motivi di preoccupazione sono stati confermati senza che dai
responsabili delle aziende siano state comunicate sostanziali novità.
Non era presente, tra l'altro, alcun rappresentante della proprietà
della Manifattura di Perosa. Nessun chiarimento, dunque, è arrivato
sullo stato delle trattative per la vendita della Manifattura di Legnano
(e quindi di Perosa). Da fonti sindacali è stata confermata l'esistenza
di due possibili acquirenti: la Newcocot di Cologno Monzese e la Felli
di Bergamo. L'assenza (non giustificata della proprietà) è stata
interpretata dai presenti come un segnale negativo. Il timore è che non
si vogliano dare garanzie sulla volontà dei futuri proprietari di
confermare il Piano industriale concordato di recente. Per questo motivo
il vice-presidente della Regione Paolo Peveraro ha messo al primo posto
sul suo taccuino degli appuntamenti l'incontro con la proprietà,
incontro che nelle intenzioni si dovrebbe tenere prima della fine
dell'anno.
Un altro impegno che si sono assunti i rappresentanti della Regione
è quello di attivare un tavolo di confronto con la Skf-Omvp per il
rilancio dello stabilimento di Villar Perosa, sia nel caso rimanga in
capo all'attuale proprietà, sia nel caso avvenga l'annunciata vendita.
A questo proposito Giampaolo Desideri delle Relazioni esterne Skf,
presente all'incontro, ha confermato che entro il mese di marzo verrà
presa una decisione in merito. Se la vendita non si sarà concretizzata
(intanto si parla dell'interessamento di un'azienda di Avigliana), la
Skf intende porre in atto un Piano industriale con riduzione dei costi.
Occorrerà capire su quali leve intendono agire. Su Sach, Martin e
Luzenac niente di nuovo. La Rio Tinto ha comunque confermato la messa in
vendita del settore Talco, precisando (anche con una lettera inviata al
nostro giornale dall'amministratore delegato D'Orazio) che «non è
stata presa alcuna decisione definitiva in merito» e assicurando
che «indipendentemente dal suo proprietario, la nostra attività del
talco ha un brillante futuro».
A conclusione il commento del consigliere regionale Gian Piero
Clement: «La situazione generale presenta grandi incertezze che
devono essere al più presto chiarite - afferma -. Ritengo in
quest'ambito positivi gli impegni presi dalla Regione di incontrare i
responsabili di Omvp e Manifattura».
A.Maranetto
vedi anche da Riforma 49 Incontri
in val Chisone -pdf
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sintesi
dibattito distribuita al mercato di perosa il 12.12.07 -pdf
locandina
locandina
locandina
Il
primo impegno di ALPCUB
del 2008 è stato un'assemblea pubblica sulla situazione in Valle il 18
gennaio
ore 18
presso la
Comunità Montana a Perosa Argentina - seguiva tre incontri nel 2007 tra
amministratori, sindacati e aziende e l'unico appuntamento pubblico
promosso da
forze politiche, di AN.
- audio premessa1-Lanza
mp3 - 6Mb
- audio
premessa sulla lotta MVP-Fiat anni 80- Lanza
mp3 -6Mb
- audio
premessa sul lavoro in valle- Lanza mp3-
4Mb
. audio
Manifattura -Lanza mp3 - 5Mb
- audio
OMVP - Lanza mp3 - 10Mb
- audio
Sachs - Lanza mp3 - 4Mb
- audio
varie aziende - Lanza mp3 - 5Mb
- audio
Intervento mp3 - 14Mb
- audio
Intervento mp3 - 6Mb
al sommario
estratti
dibattito distribuiti al mercato di perosa il 12.12.07 -pdf
al sommario
alla
seconda parte
per contribuire al dibattito: scrivere a postmaster@alpcub.com
indicando il proprio nome o uno pseudonimo
per contribuire al dibattito: scrivere a postmaster@alpcub.com
indicando il proprio nome o uno pseudonimo
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