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Daniel Bensaïd, filosofo
marxista, è morto stamattina a Parigi, in seguito a una lunga malattia.
Aveva 63 anni. E’ con grande tristezza che Alain Krivine, che con lui
aveva fondato la Lcr nel ‘69, ha commentato la notizia: “è una
grandissima perdita, apparteneva alla generazione militante che ha fatto
il ‘68. Ma lui non ha abbandonato la bandiera della rivolta e della
resistenza, incarnava la continuità della lotta rivoluzionaria”. Per
Krivine, Bensaïd era un “rivoluzionario di attualità”‘. L’Npa,
il Nuovo partito anticapitalista erede dell’Lcr, che Bensaïd aveva
contribuito a creare assieme al giovane Olivier Besancenot, gli rende
omaggio, definendolo “un marxista aperto, non dogmatico”.
Chi l’ha conosciuto ricorda un uomo gentile, disponibile, mai
pedante. I lettori del manifesto lo conoscono attraverso numerose
interviste, rilasciate negli anni. Era professore di filosofia
all’università di Paris VIII. Nel 2009, ha pubblicato, assieme a
Besancenot, un ultimo libro: Prenons parti pour
un socialisme au XXI siècle
(ed. Mille et une Nuit).
Bensaid, filosofo e militante politico dell'Npa francese si è
spento il 12 mattina a Parigi. Scompare una delle menti migliori
d'Europa, un'immensa perdita per il pensiero critico e il marxismo
internazionale.
Abbiamo perso una delle menti migliori di questa Europa sconfitta e
depressa. Daniel Bensaid ha saputo irradiare con la sua immensa capacità
di scrittura e di riflessione diverse generazioni politiche e militanti e
non è un caso se oggi lo piangono quelli della sua generazione, la
generazione post-sessantotto e anche i più giovani. Quelli che lo hanno
conosciuto ai campi della Quarta internazionale dove è sempre stato
presente per tenere un meeting sul senso della rivoluzione oggi, oppure
per animare la scuola di base o ancora semplicemente per stare al bar,
attorno a una tenda, seduti per terra cercando di inventare iniziative
nuove, progetti, collegamenti internazionali tra paesi differenti e tra
generazioni lontane. E' stato il miglior intellettuale di frontiera e di
collegamento che abbia conosciuto. Amatissimo dentro la Quarta
internazionale per il contributo di pensiero che è stato in grado di
offrire, come prova la sua straordinaria bibliografia, e per lo stile
gioviale, sincero, amabile con cui ha tessuto le sue relazioni. Nella sua
biografia, la Lente impatience, pubblicata in Francia qualche anno fa e
che pubblicheremo a breve con Alegre, la genesi di questo amore è narrata
con semplice linearità senza alcun compiacimento. A ventidue anni nel
'68, Daniel era a fianco di Alain Krivine e Henri Weber (ma anche di
Pierre Rousset) ad animare le occupazioni studentesche ma soprattutto a
chiedersi come scuotere la società francese e la sua sinistra. Lui, il
giovane accanto ai due più grandi, Krivine e Weber, ma con una capacità
di scrittura e di pensiero che subito si cristallizza nel Mai 68, Une répétition
générale, edito da Maspero e scritto in collaborazione con Weber (il
quale finirà nel partito socialista dopo aver contribuito a fondare la
Lcr).
Lo sforzo riesce perché dopo il '68 l'allora Junesse communiste
revolutionnaire fonda la Lcr, la mitica Ligue, un'organizzazione che ha
fatto, ad esempio, la differenza tra l'estrema sinistra francese e quella
italiana. Un'organizzazione che ha resistito per quarant'anni e che quando
si è sciolta, nel febbraio del 2009, lo ha fatto solo per far nascere un
nuovo partito, l'Npa, tre volte più grande e in grado di catturare il 5%
dei consensi. Una success story, risultato di un lavoro paziente e
certosimo, a differenza dell'Italia dove l'estrema sinistra si è via via
autoconsumata nel corso degli anni, con una dispersione micidiale di
energie, anche intellettuali, e una desertificazione del dibattito da far
paura. Se oggi possiamo registrare questa differenza lo dobbiamo anche
alla mente lucida e curiosa di Bensaid e soprattutto a una qualità rara
per un intellettuale della sua levatura: costruire pensiero e strategia e
guidare organizzazioni politiche, stare in prima linea, costruire progetti
anche dal basso, magari solo nella sua facoltà. Negli ultimi dieci anni
ci ha permesso di formare Projet K, la rete europea di riviste marxiste
che a lui doveva la nascita e soprattutto la capacità, per un breve
periodo purtroppo, di mettere in rete esperienze tra loro diverse animando
diversi dibattiti che si sono proiettati dentro il flusso dei Forum
sociali mondiali. Senza Daniel questa esperienza militante internazionale
non sarebbe mai nata, lui garantiva il collante e la credibilità
necessari anche verso le aree politiche esterne alla storia della Quarta
internazionale. Nel passaggio dalla Lcr al Npa si era molto impegnato per
far nascere la Fondazione Louise Michel, centro di studi e ricerca non a
caso dedicato alla memoria di una storica libertaria francese, a
testimonianza della sua ricerca per un marxismo aperto, creativo, per
nulla dogmatico. In questo senso, la sua opera più grande resta forse
Marx l'intempestivo, dove coglie un Marx in anticipo sui tempi,
intempestivo appunto, e ne ripercorre con un respiro inusitato i tre cicli
di pensiero: quello storico, quello filosofico e quello economico. A Marx
ha continuato a dedicarsi anche nel dettaglio: pochi in Italia conoscono
una bellissima ricostruzione della vita di Marx - Passion Marx, edito da
Textuel - del tutto estranea se non avversa alla santificazione del
personaggio, in cui si ripercorrono i passi della vita del filosofo di
Treviri attraverso la sua fitta corrispondenza con Engels. E sempre su
questa linea, una delle ultime produzioni di Bensaid sarà di nuovo la
ricostruzione del pensiero marxiano illustrato stavolta dalle vignette di
Charb. «Un modo - spiegava - per rendere Marx ancora più accessibile e
popolare di quanto in genere sia». E poi potremmo citare ancora gli
Spossessati (Ombre corte) in cui si applica all'annosa questione del furto
di legna nei boschi con cui Marx inizia a polemizzare con la struttura
hegeliana e l'approfondimento del Marx politico realizzato in Inventer l'inconnu,
un lungo saggio a corredo del carteggio tra Marx e Engels sulla Comune di
Parigi. Così come è altamente formativo, per noi lo è stato, le Sourire
du Spectre in cui si diverte a rimotivare, nel 2000, alla vigilia del
nuovo movimento antiglobalizzazione, gli assi fondanti del comunismo
marxiano nella società moderna.
Il movimento di Seattle e Porto Alegre non lo prende assolutamente alla
sprovvista. Filosoficamente lo aveva già presentito e elaborato e
nondimeno l'esperienza dei Social Forum è fondativa proprio per motivare
il filo rosso del suo pensiero e della sua ricerca: attualizzare Marx e il
marxismo, non ossificarlo, non lasciarlo carne morta in attesa di
adorazione ma soggetto vivo, operante nell'immanente e strumento
ineludibile di comprensione del ritmo, del divenire, dell'imprevedibilità
della lotta di classe. Era stato già pronto nel 1995 in Francia,
all'epoca del grande sciopero generale che cambia la storia recente
francese, quando insieme a Christophe Aguiton scrive Le retour de la
question sociale e lo è di nuovo nel primo decennio degli anni 2000. La
sua produzione libraria da qui in avanti è impressionante, complice anche
la presenza di una malattia difficile con la quale convive con caparbietà
e determinazione ma che lo spinge a dare il massimo per liberare tutte le
sue energie. Scrive testi di polemica francese - contro Henri Levy, ad
esempio - produce ricerca marxista, scrive la sua biografia più completa,
il cui titolo, la lenta impazienza, costituisce il programma politico del
nostro tempo e accompagna la nascita del Npa con Penser Agir, pour une
gauche anticapitaliste e Prenons parti - Pour un socialisme du XXIe siècle,
scritto con Olivier Besancenot. E poi articoli su articoli, organizza e
partecipa a convegni.
L'ultima volta che l'ho incontrato è stato l'estate scorsa a Port Leucat
nella Catalogna francese, a Perpignan, dove l'Npa ha organizzato la sua
prima Università estiva, con circa 1500 partecipanti. Abbiamo discusso a
lungo nonostante fosse già malato e avesse una miriade di impegni.
Abbiamo discusso dell'opportunità di pubblicare in Italia i suoi scritti
su Walter Benjamin - eventualità ancora più necessaria, ora - altro
autore caro a Bensaid proprio per la sua "eterodossia" mentre
era già preso nell'organizzazione di un grande convegno a Parigi
sull'attualità del comunismo. Era a sua agio in quell'ambiente,
l'ambiente della sua vita a cui non ha mai fatto mancare il suo apporto,
nemmeno nei momenti più difficili della sua lunga malattia.
L'ambiente che ha contribuito a creare e rafforzare quando, alla fine
degli anni 70, al termine di quel decennio in cui "la storia ci
mordeva la nuca" come ha scritto nella Lente impatience, prese la
direzione della Quarta Internazionale e lavorò attivamente per aiutare
nella costruzione della sezione brasiliana - quella di Porto Alegre dove
Daniel è stato uno dei personaggi internazionali più riveriti - o di
quella spagnola, l'analoga Lcr che all'inizio degli anni 80 costituiva una
delle realtà più dinamiche e vivaci della sinistra europea. Per più di
un decennio Bensaid è stato un dirigente politico a tutto tondo,
costruendo il passaggio dagli anni 70, gli anni del grande balzo in avanti
del movimento trotzkysta, alla depressione e al riflusso degli anni 80. Il
libricino Chi sono questi trotzkysti, è in questo senso amabile e
completo perché restituisce una vicenda complicata, intricata che Daniel
riesce a collocare storicamente, a inquadrare nel difficile corso storico
del movimento operaio.
Da dirigente politico, Bensaid era particolarmente "gauchiste",
termine traducibile con estremista anche se nell'accezione francese ha un
sapore più complesso. E' tra coloro che dirige l'assalto della Lcr nel
'71 contro i fascisti di Ordine nuovo, in seguito al quale la Ligue verrà
messa fuorilegge. Quando lo racconta nella sua biografia ricorda divertito
il ruolo che in quell'azione svolsero personaggi in seguito divenuti
famosi non certo per la loro bellicosità come Aguiton, leader del
movimento altermondialista, ma soprattutto Edwy Plenel, storico
caporedattore, e poi direttore, di Le Monde. Con gli anni, e nel corso dei
Novanta, diventa più completo e il lavoro intellettuale si riversa
nell'elaborazione politica conferendola uno spessore nuovo. E un'autorità
morale innegabile.
Dirigente politico e intellettuale, militante modesto e pensatore. In
Italia non ne abbiamo conosciuti molti. E al nostro paese un intellettuale
pensiamo che sia mancato molto. Un intellettuale tenace, resistente, in
grado di mantenere per oltre quarant'anni, senza cedimenti, senza abiure,
senza tentennamenti, il filo rosso del progetto rivoluzionario. Un
intellettuale in grado di "sporcarsi le mani" e di dare ancora
un volantino a 60 anni, in grado di stare in mezzo ai giovani come se
fosse ancora ventenne, di indicare la strada, di restare imprescindibile,
per usare l'espressione celebre di Che Guevara.
Imprescindibile, è così che vogliamo ricordare Daniel Bensaid, la cui
amicizia ci ha onorato, la cui presenza ci ha dato una grande forza e un
grande slancio e la cui assenza non sappiamo proprio come possa essere
colmata.
La notizia del 12 gennaio
Daniel Bensaid è morto stamattina a Parigi. Una malattia se l'è portato
via a 64 anni. Una delle menti politiche più brillanti della Francia,
studioso marxista, filosofo, militante politico è stato uno dei
protagonisti del Maggio '68 in Francia a fianco di Alain Krivine nella
Jeunesse communiste révolutionnaire. Ha poi contribuito a fondare la
Ligue communiste revolutionnaire (Lcr) organizzazione discioltasi un anno
per dare vita al Npa di Oliveri Besancenot. La sua influenza, politica e
teorica, sulla riflessione marxista e anticapitalista internazionale è
innegabile ed è provata dal fatto che i suoi libri sono stati tradotti in
moltissime lingue, compreso il giapponese e il coreano.
Si è applicato agli studi su Marx per tirarne fuori il lato antidogmatico
e creativo e in questa chiave ha approfondito gli studi su Walter Benjamin.
Tra i suoi libri ricordiamo Walter Benjamin, sentinelle messianique, La
Discordance des temps : essais sur les crises, les classes, l'histoire,
Marx l'intempestivo (Edizioni Alegre), Le Sourire du spectre: nouvel
esprit du communisme, Chi sono questi trotzkysti (Edizioni Alegre), Une
Lente Impatience, Gli spossessati (Ombre corte), Politiques de Marx,
seguito da Inventer l'inconnu, textes et correspondances autour de la
Commune. In occasione delle elezioni politiche italiane del 2008 ha
sottoscritto, assieme ad altri grandi nomi della cultura e della politica
internazionale (Noam Chomsky, Richard Stallman, Howard Zinn, Michel Onfray,
Ken Loach, Gilbert Achcar ed altri) un appello promosso da Sinistra
Critica.
Lo piangono migliaia di militanti politici in giro per il mondo, di
studenti, accademici. Lo piangiamo noi che abbiamo avuto l'immenso
privilegio di averlo non solo come compagno e autore ma anche come amico.
sc
«Un rivoluzionario attuale» il ricordo di Alain Krivine
«E' davvero una grande perdita, la mia reazione è di profonda tristezza».
Alain Krivine, cofondatore della Lcr, si esprime così contattato dal
quotidiano francese Liberation. «Daniel apparteneva a un'intera
generazione militante che aveva mosso i suoi primi passi con il '68. Lui
non ha mai abbandonato la bandiera della rivolta e della resistenza,
incarnava la continuità della lotta rivoluzionaria e riusciva a coniugare
perfettamente la teoria marxista, senza farne un dogma settario e la
militanza in prima linea. «Un rivoluzionario dell'oggi» aggiunge Krivine
sottolineando il suo entusiamsmo per la creazione del Npa: «Era la
cultura, la gioia di vivere, la convivialità».
L'Npa organizzerà una serata in memoria di Bensaid sabato 23 gennaio a
Parigi
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