Svuotata la fabbrica
vedi anche Ai 1751 licenziati Daewoo
La polizia sudcoreana sfonda le barricate degli operai Daewoo
ROBERTO LANDUCCI il manifesto 20/020/01
Fabbrica della Daewoo occupata. Dalla polizia.
Alla notizia, venerdì sera, delle 1.750 lettere di
licenziamento, indirizzate ai lavoratori dell'impianto di
Pupyong, alle porte di Seul, 700 operai, sostenuti dal sindacato
dell'auto, si erano barricati dentro in un estremo quanto
disperato tentativo di resistenza. Fallito il negoziato tra la
direzione e i sindacati sui prepensionamenti, mentre i lunghi
mesi di trattative per la cessione al tandem Gm-Fiat non
sbocciano in accordi concreti, la Daewoo, in mano alle banche
creditrici e in attesa che il tribunale della capitale nomini i
nuovi amministratori, ha deciso per la scorciatoia, annunciando
gli "esuberi". La risposta non s'è fatta attendere.
Fabbrica occupata. Settecento lavoratori hanno costruito
barricate ai cancelli, con rimorchi di camion e altro materiale.
Ieri, la risposta della polizia. In forze, 4 mila gli agenti
mobilitati più caterpillar e blidati, hanno fatto irruzione
nell'impianto, mentre fuori, alle spalle, altri operai e
familiari, con bastoni di ferro e pompe anti-incendio, cercavano
di dare manforte ai compagni barricati dentro. Risultato, ore di
battaglia su entrambi e fronti. Soltanto in serata la polizia
annunciava che la situazione era "sotto controllo" I
feriti, quelli censiti, non sarebbero più di venti. Gli agenti
controllerebbero ora ogni angolo dell'impianto; presidiano le
linee di produzione e gli edifici circostanti. Un mandato di
cattura è stato spiccato per il leader sindacale di Pubyong, Kim
Il-seob ed altri 29 sindacalisti, per avere ostacolato l'ingresso
della polizia. Da parte sua, la Daewoo ha annunciato soddisfatta
che ieri gli altri impianti del paese hanno lavorato a regime.
Nessuna perturbazione al di fuori dell'impianto
"ribelle".
La confederazione dei sindacati coreani, Kctu, ha annunciato che
si prepara a lanciare una campagna di boicottaggio delle vetture
General Motors, se la casa americana (assieme a Fiat) dovesse
rilevare la Daewoo Motors "scremata". Il conflitto si
inasprisce, ma il tempo per trovare un compromesso sta per
scadere. Entro la fine di febbraio il tribunale di Seul dovrebbe
sancire l'amministrazione controllata della società. Le banche
creditrici fremono: la Korea Development Bank, una di quelle più
esposte, fa sapere che tenere aperta Daewoo costa più di 120
milioni di dollari al mese. E il governo, per bocca del ministro
delle finanze, Jin Nyum, sostiene che i licenziamenti sono un
passo necessario, invitando nel contempo gli acquirenti stranieri
a farsi sotto, senza perdere più altro tempo: "Daewoo
Motors ha assolutamente bisogno di investimenti esteri, o di
un'alleanza strategica per evitare di andare ancora più
giù".
Ma tra le fila dei possibili "alleati strategici" non
emerge nessuna novità: "Stiamo ancora esaminando i dati -
ha dichiarato ieri l'amministratore delegato di Fiat Auto,
Roberto Testore - non abbiamo avanzato quindi nessuna offerta
d'acquisto". Per poi precisare: "Non abbiamo ancora
preso una decisione con il gruppo americano". L'"esame
dei dati" potrebbe però ricevere una consistente accelerata
dopo la notizia dei licenziamenti.
Proprio quello degli "esuberi" è il punto più
controverso dell'intera vicenda. Nel novembre scorso le banche
avevano tagliato i crediti alla Daewoo dopo il fallimento della
trattativa sui licenziamenti. Anche allora c'erano stati scontri
di piazza a Seul. La situazione era stata congelata, in attesa
che la magistratura nominasse nuovi amministratori. Nel
frattempo, le banche avevano riaperto i conti correnti e il
sindacato la trattativa. La rottura di venerdì e l'imminenza
della decisione del tribunale sull'amministrazione controllata
hanno riaperto lo scontro.