rinnovo contratti 

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Le armi spuntate del nuovo modello di contratto del lavoro

di Dino Greco

su Il Manifesto del 27/02/2008

 

In Italia, il contratto nazionale di lavoro non potrà più prevedere un aumento del salario reale. La redistribuzione della produttività del lavoro non è più materia di cui esso si possa occupare. Questo è scritto - inequivocabilmente - nel testo redatto da Cgil Cisl e Uil. Questo è l'architrave su cui potrebbe poggiare il nuovo modello contrattuale e la riforma epocale dell'intero sistema delle relazioni industriali. In soffitta sono ormai relegati tanto l'accordo del luglio '93, quanto le deliberazioni del XV congresso della Cgil che dicevano tutt'altra cosa. Il testo è preciso. D'ora in avanti il contratto dovrà adeguare le retribuzioni all'aumento del costo della vita.
Il termine utilizzato è «difesa» del salario. Lo strumento è l'inflazione «realisticamente prevedibile», variante linguistica di quell'inflazione programmata che tanto ha concorso a abbattere il potere d'acquisto delle retribuzioni. Quand'anche si modificassero gli indicatori inflazionistici; quand'anche si prevedessero strumenti di adeguamento (certo?) dei salari agli scostamenti registrati nel tempo, nella migliore delle ipotesi si otterrebbe un'invarianza delle miserabili retribuzioni correnti. Paradossalmente, nella repubblica sempre più fondata sulla riduzione a merce del lavoro, si conviene che questo sia venduto a prezzo fisso, a prezzo politico.
Il solo risarcimento possibile lo si invoca dal fisco, non lo si rivendica al padrone. La risposta che il sindacato si appresta a offrire di fronte all'emergenza salariale è dunque la neutralizzazione del solo strumento universalistico di cui dispongono i lavoratori, l'unico potenzialmente capace di promuovere solidarietà e unità.
L'autonomia delle categorie, il loro ruolo di autorità salariale risulta polverizzato, mentre si aprono praterie per le prebende (Della Valle docet) che le aziende vorranno discrezionalmente elargire. Così si perde anche la nozione che quando il salario smette di essere il corrispettivo collettivamente contrattato di una prestazione i rapporti di potere pendono inesorabilmente dalla parte delle imprese.
A dire il vero, il modello di nuovo conio due prerogative al contratto nazionale le assegna: quella di «qualificarsi sui temi del welfare contrattuale», affidato a una pervasiva intelaiatura bilaterale, addirittura «calibrata su due livelli», fatalmente incline a generare tanti livelli di protezione sociale quante sono le categorie (!) e quella di attribuire alla contrattazione decentrata «spazi di manovra salariale e normativa (...) in termini flessibili rispetto alle diverse specificità settoriali», alludendo a quelle deroghe aziendali al contratto nazionale tanto agognate dalla Confindustria, teorizzate dal riformismo ichiniano e pionieristicamente «conquistate» da qualche categoria già approdata alla nuova frontiera.
Sede della «rivincita» salariale, ove incassare quote di produttività diverrebbe l'azienda. Ma lì la contrattazione coinvolge non più del 10% delle aziende e meno del 30% dei lavoratori, si compie il gioco di prestigio di immaginarne una estensione «per via pattizia», trascurando ciò che ogni sindacalista dovrebbe sapere e cioè che nelle aziende contratti solo se vi sei sindacalmente insediato, solo se eserciti una rappresentanza reale. Solo se i rapporti di forza te lo consentono.
Che un'ulteriore detassazione dei premi di risultato possa rappresentare un incentivo a dilatarne i confini è velleitario. Passando invece dalla contrattazione che ci si illude di fare a quella che effettivamente si fa, la regola tassativa è «il salario per obiettivi» (di produttività, qualità, efficienza, redditività). La possibilità di aumenti retributivi che non siano formalmente collegati alla performance d'impresa non è neppure contemplata e viene ermeticamente chiusa ogni via di fuga fra quelle che la fantasia operaia ha inventato nella contrattazione come strategie di sopravvivenza per rendere un po' più stabile quel salario che l'esperienza ha dimostrato non solo variabile, ma del tutto aleatorio. Insomma, tutto l'impianto è regolato da una sostanziale sussunzione del lavoratore all'impresa, comunità di interessi dalla quale è espunta ogni larvata ombra di antagonismo e dove al conflitto si sostituisce - in perfetto stile veltronianio - la nuova idilliaca dimensione collaborativa.
Ora, ogni buon senso vorrebbe che una proposta di tale entità passasse obbligatoriamente attraverso il coinvolgimento di tutte le strutture della Cgil e una preliminare discussione con i quadri e con gli iscritti. E che, soltanto dopo, sulla base di un preciso mandato, si lavorasse a un'ipotesi unitaria da sottoporre al confronto con i lavoratori e al loro giudizio conclusivo. Invece no. Il percorso è opposto: le segreterie delle confederazioni elaborano un documento, talmente vincolante che Cisl e Uil ne hanno già riscosso l'approvazione dei propri organismi dirigenti e che con i vertici confindustriali è già in corso un (metodologico?) confronto. Poco rileva che il segretario della Cgil spieghi che il documento non avrà corso fintanto che non riceverà l'approvazione del comitato direttivo convocato per il prossimo 12 marzo. Perché lì si proverà a ratificare il fatto compiuto, replicando quanto avvenuto con la piattaforma sul fisco e, prima ancora, con quella sul welfare.
Insomma, è già pienamente operativa una costituente unitaria che sta nei fatti esautorando la stessa sovranità di organizzazione. Il tema della democrazia giace sepolto nel porto delle nebbie. Che questo processo sia consustanziale alla riorganizzazione della rappresentanza politica è di un'evidenza palmare. E non solo per il sempre più diretto coinvolgimento del gruppo dirigente della Cgil nella vicenda del Pd, che sta riportando in auge forme di esplicito collateralismo. Ma per la cultura politica cui si ispira un ormai vasto ceto politico-sindacale.
Quando Walter Veltroni spiega che qualunque sia l'esito delle elezioni le due forze maggiori dovranno stringere fra loro un patto di consultazione sui problemi maggiori, non fa che rivelare che Pd e Pdl sono certo fra loro concorrenti, ma non alternativi, perché comune è la concezione del mondo, della funzione centrale che nelle relazioni economico sociali compete all'impresa, del primato ordinatore del mercato. Bene! Il sindacato si appresta a inscrivere il suo fare, le modalità della sua rappresentanza dentro questo insuperabile perimetro. Per questo la vocazione e la pratica consociativa messe in mostra durante il governo di centrosinistra sopravvivranno all'esito della contesa politica. Siamo cioè ben oltre la dinamica governo amico/governo nemico e molto più prossimi alla cultura cislina, così fieramente combattuta nel 2002, della limitazione del danno.
In questa prospettiva, il sindacato indipendente, la sua autonomia progettuale, abbandonano definitivamente il campo insieme alla rinuncia alla rappresentanza di una vera soggettività del lavoro. E l'ambiziosa parola d'ordine del XV congresso, «rimettere al centro il lavoro, riprogettare il paese», svapora: alla luce della svolta in atto, appare come l'espressione di un massimalismo velleitario, solo verbale, a cui corrisponde una pratica altra, di ben più modesto profilo.
Questo è lo stato dell'arte. Occorre prenderne coscienza e presto. Per attrezzare una battaglia politica all'altezza della posta in gioco che ha a che fare con la natura stessa del sindacato e la sua autonoma collocazione nell'assetto istituzionale del paese.

 


“È bene inoltre sottolineare – dice Cremaschi – che in molte assemblee l’approvazione dell’accordo è stata motivata come stato di necessità e non certo come giudizio positivo sui contenuti dell’intesa”. Ecco perché, sottolinea il segretario nazionale della Fiom-Cgil, “credo che a conclusione della consultazione, si debba dire che l’equilibrio raggiunto nel contratto non può essere considerato quello su cui attestare la contrattazione dei metalmeccanici. Sul salario, sull’orario, sulle condizioni di lavoro, nella lotta alla precarietà, la contrattazione deve puntare a risultati ben più avanzati e diversi rispetto a quelli realizzati nel contratto nazionale. È questo, a mio parere, il segnale che viene dalla consultazione e, in ogni caso per quello che ci riguarda, questo è ciò che proporremo nelle valutazioni dei metalmeccanici rispetto al futuro”. Insomma, conclude Cremaschi, “quando un quarto della categoria, ovvero più del 35 per cento degli operai e il 50 per cento di quelli delle grandi fabbriche, vota no al contratto, tutti devono riflettere su questo dato”


 

DEMOCRAZIA SINDACALE.

Il referendum sul contratto dei metalmeccanici

non è certo esempio di grande partecipazione.

Alcuni dati nel pinerolese:

* Euroball: aventi diritto 315

Si 33- NO 60 - B 7 – N 3

*PMT (ex Beloit): aventi diritto 277

SI 24 – NO 73 – B 2 – N 2

*SKF mag. Prodott i: aventi diritto 230

SI 50 – NO 17 - B 1.

Il dato più significativo è la scarsa

partecipazione: su 822 avent i diritto

solo 272 hanno votato. Questo è l'unico

accordo sul quale i confederali hanno

deciso un referendum.

SKF Avio-Precisi: aventi diritto 598

Si 65- NO 98 - B e N 3

Alla Sachs-ZF, SKF TBU, OMVP, non si è

nemmeno fatto votare.

Sulla scarsa partecipazione gli operai dicono:

tutti gli accordi vengono bocciati e poi alla

fine viene fuori che sono approvati quasi

sempre a “grande maggioranza” perchè allora

andare a votare?

 

 

 

Le tute blu: via libera al contratto
I sì a quota 75%. Ma alla Ferrari
di Maranello e alla Fiat di Melfi
vincono i no
ALESSANDRO BARBERA-la stampa 28.2.08
ROMA
Via libera delle tute blu al rinnovo del contratto di lavoro. Secondo i dati raccolti finora da Fiom, Fim e Uilm è stato raggiunto il quorum e circa tre lavoratori metalmeccanici su quattro, «oltre il 75%», hanno votato sì. Non ci sono ancora i dati definitivi, poiché in alcune fabbriche - è il caso degli stabilimenti Fiat di Mirafiori - si voterà anche stamattina. I sindacati sono però certi della vittoria schiacciante dei sì soprattutto nelle grandi regioni del nord, dove si concentrano la gran parte delle imprese. Il segretario della Fim-Cisl Gianni Caprioli dà per certo l’80% dei consensi in Emilia e Lombardia. A Brescia, dove lo scrutinio è pressoché finito, hanno detto sì circa il 74% dei lavoratori. Sì anche da oltre l’80% dei quasi centomila dipendenti delle 900 imprese venete. Ieri i no avevano prevalso solo in due grandi aziende, entrambe del gruppo Fiat: la Ferrari di Maranello e gli stabilimenti di Melfi. A Modena, a fronte di 845 voti contrari - circa il 51% dei voti - ci sono stati 764 sì. L’affluenza è però stata bassa: poco più di 1500 votanti su oltre 2700 dipendenti. Alla Ferrari non è la prima volta in cui prevalgono i duri. All’ultimo voto per la riforma delle pensioni, lo scorso ottobre, le cose erano andate ancora peggio: il 58% votò no, il 42% sì. La vittoria dei no è stata schiacciante a Melfi: 955 no e appena 109 sì. In questo caso l’affluenza è stata bassissima - nemmeno 1100 schede su circa 6.500 dipendenti - e si è consumato un giallo: martedì, a causa di un blocco della produzione dei motori, era stato annunciato che si sarebbe potuto votare anche stamattina; invece il delegato Fiom della Basilicata, Giuseppe Cilis, ha dato il risultato per definitivo. «Stiamo cercando di capire cosa sia successo», spiegava irritatissima una fonte confederale. Negli altri impianti Fiat - riferiscono le stesse fonti - sarebbero prevalsi nettamente i sì: a Termini Imerese, Pratola Serra (Avellino), a Cassino e alla Iveco di Brescia.

I risultati definitivi arriveranno oggi, ma è ormai certo che con questa consultazione si chiude una delle più sofferte trattative della storia dei metalmeccanici. Sette mesi di discussioni, blocchi stradali e proteste spontanee per ottenere un aumento di 127 euro mensili, 260 euro per chi non ha il contratto integrativo, 300 euro di una tantum per coprire il ritardo del rinnovo. E poi la parificazione tra operai ed impiegati, un nuovo regime per i contratti a termine, due giornate di lavoro straordinario a disposizione delle imprese, nuove norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Proprio ieri, mentre si chiudevano le urne nelle grandi fabbriche, al ministero del Lavoro industriali e sindacati hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo dei 400mila dipendenti delle imprese artigiane.

In questo caso il contratto era scaduto addirittura a giugno 2000 per la parte normativa, a dicembre 2004 nella parte economica. L’aumento sarà di 120 euro medi e arriverà in due rate: 60 euro dal primo marzo, il resto da dicembre. Anche in questo caso ci sarà l’una tantum di 410 euro per il ritardo, metà ad aprile e metà a febbraio 2009. L’accordo sancisce «il diritto alla formazione continua nell’arco della vita lavorativa», mentre gli apprendisti e i dipendenti con contratto a tempo potranno aderire ad «Artifond», il fondo di previdenza complementare della categoria.

Nonostante il già enorme ritardo nel rinnovo, le parti non hanno ancora chiuso l’accordo sulla parte normativa: fra le altre questioni, entro la fine di maggio c’è l’impegno a firmare l’ipotesi di unificazione del contratto nazionale. Nel solo settore degli artigiani metalmeccanici ci sono ben tre tipi di contratti: la prova più evidente della necessità non solo di riscrivere il Patto del ‘93, ma di semplificare un sistema che conta centinaia di contratti nazionali.

 

 

 

Troppa pace pochi soldi

di Galapagos

su Il Manifesto del 01/02/2008

 

C'è un dato che colpisce più di altri nelle statistiche sulle retribuzioni contrattuali e i conflitti di lavoro diffuse ieri dall'Istat: nel 2007 in media ogni lavoratore ha dovuto aspettare 7 mesi per vedersi rinnovare il contratto, mentre nel 2006 l'attesa era stata di appena 3,9 mesi. Insomma, le organizzazioni imprenditoriali se la prendono sempre più comoda e il ritardo nella firma dei rinnovi in una fase di inflazione crescente si trasforma automaticamente in una perdita di potere d'acquisto per i lavoratori e in un guadagno per i padroni.
Ma a chi è riuscito ad avere il rinnovo nel 2007, tutto sommato, è andata bene: l'aria che tira è per un ulteriore allungamento delle scadenze: in dicembre la quota di dipendenti in attesa di rinnovo era del 47,4%, cioè un lavoratore su due - in totale 5,8 milioni di persone - aspettava il nuovo contratto e un po' di euro in più; l'attesa da «deserto dei tartari» per questi lavoratori va avanti da 13,6 mesi. In media, ovviamente, visto che ci sono categorie in attesa da oltre due anni.
Sulla concertazione i giudizi divaricano, quello che è certo, però, è che un po' di conflittualità in più farebbe proprio bene ai lavoratori. Non è casuale che c'è una correlazione tra gli scioperi e la chiusura dei contratti. E nel 2007 di scioperi se ne sono fatti pochini: nel periodo gennaio-ottobre il numero di ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro ammontano solo a 3,5 milioni, anche se in ottobre le ore non lavorate sono state circa 1,9 milioni, il valore più alto dal 2000.
Il 2007 non è stato un anno facile per i salari: in dicembre l'incremento tendenziale è stato del 2%, mentre l'inflazione era al 2,6%. Sulla media dell'anno, invece, le cose sono andate un po' meno peggio: le retribuzioni sono salite del 2,3% mentre i prezzi al consumo sono saliti- dice l'Istat - meno del 2%. Per chi ha avuto la fortuna di conquistare il rinnovo contrattuale il recupero dell'erosione del potere d'acquisto c'è stato. Ma non c'è stato il recupero di quota di Pil, visto che nel 2007 il prodotto lordo in termini monetari è salito di poco meno il 4%. E le perdite saranno ancora maggiori se dovesse passare il progetto di svuotamento del contratto nazionale.

 

 

 ipotesi accordo metalmeccanici 2008 -pdf

 

pagina di liberazione sul contratto -pdf

 eco del chisone

 

le ultime parole famose:

 

«Con la firma di questo contratto,

che ha sempre rivestito

una rilevanza particolare, è finita

la stagione della conflittualità

esasperata»- Montezemolo

il commento di Operaicontro link


rivista n+1- UNA SOCIETA' MUCILLAGINE

La borghesia è sempre più angosciata dalla continua "perdita di energia" del sistema. Nel 41° Rapporto sulla situazione sociale del Paese il presidente del Censis osserva che "cultura", "scuola", "istituzioni", ecc. sono ormai parole prive di significato reale. Di conseguenza sono vuoti i tentativi di assemblare "partiti del Popolo", di destra o di sinistra. Proposte prive di senso, dal momento che nessuno crede più a "uno sviluppo collettivo in cui ci stiamo tutti".  A questo si aggiungono "la violenza, la volgarità, lo sballo", una "dimensione sempre più disadorna della cultura collettiva", una "scuola dileggiata dai ragazzi che filmano gli insegnanti con il cellulare o provocano incendi". La sociologia fotografa la situazione ma non può avanzare soluzioni, perciò il suo discorso si traduce in una predica vuota.

2005: Una vita senza senso


 

545:  Contratto per i meccanici.

127 Euro per chiudere una vicenda che  è durata troppo se pensiamo al dare e all'avere. Per i terzi livelli, che  alla fine rappresentano la maggioranza dei lavoratori, vuol dire 51,75 Euro dal 1° gennaio 08, 31,91 Euro dal 1° gennaio 09, 25,88 Euro dal 1° settembre 09.

Una tantum di 267 Euro a marzo.

A fronte di questi aumenti salariali sono stati concessi due giorni in più di lavoro, un sabato e un par. In conclusione si prolunga il contratto di  6 mesi, si aumentano i giorni lavorati, si peggiora la legge sui contratti a termine portandoli a 44 mesi.

Quale giudizio dunque si può dare di un Contratto che fu un tempo, nel nostro paese, tra le scadenze più importanti non solo sindacali ma sociali e anche politiche ?

La Fiom che è stata quella più attiva dice che si sono limitati i danni e salvato il Contratto Nazionale per tutti, ma il giudizio che più si addice è quello di un lavoratore intervistato dal tg3 che conclude: si poteva avere molto di più ma va bene così.... esprimendo il senso di rassegnazione esistente sia nel sindacato ma anche nella politica.

Noi siamo sempre più convinti che occorre ripartire dalle persone, dalla loro voglia di mettersi insieme e di riprendere il gusto di pensare e di fare  per loro e per i loro figli.

L'Assemblea di Perosa sui problemi della valle con un buon numero di operaie ed operai è stato un buon esempio di come si possa riprendere a pensare al futuro insieme.

Enrico Lanza/alpcub

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la posizione della CUB:

Contratto metalmeccanici: iniziato male finito peggio.

Sul salario una beffa; gli stipendi reali diminuiranno perché l’aumento del costo della vita, sarà ben più alto dei pochi euro concessi. Più orario di lavoro, precarietà garantita per almeno 44 mesi, 5° settimana di ferie tra 18 anni.

Una vera e propria finzione di contratto nazionale.

 

Il contratto dei meccanici è scaduto nel periodo in cui era alta e diffusa la discussione su quella che è considerata ormai una vera e propria emergenza salariale. I salari dei lavoratori, hanno perso un consistente potere d’acquisto, precipitando in fondo alla classifica dei paesi dell’Unione europea.

 

Secondo il governatore della Banca d’Italia, gli stipendi italiani sono inferiori del 30-40% rispetto a quelli di Francia, Germania e Inghilterra. I salari hanno perso il 10% dal 2002 al 2007.

 

Questo l’effetto della “politica dei redditi” introdotta con l’accordo 23 luglio ‘93 tra governo, Confindustria e sindacati, che ha comportato aumenti contrattuali più bassi dell’inflazione reale, ritardi nel rinnovo dei contratti; una appropriazione da parte delle padronato della quasi totalità dell’aumento della produttività prodotta.

 

Sarebbe stata necessaria quindi una piattaforma di rinnovo che avviasse un percorso di recupero salariale avendo a riferimento le dinamiche delle retribuzioni in Europa e le perdite di potere di acquisto fin qui accumulate cosi come proposta da Flmuniti-Cub.

 

Fim, fiom e uilm hanno invece presentato una piattaforma rinunciataria, al ribasso e logicamente i risultati non potevano che essere pessimi.

 

Salario una vera e propria beffa:

L’aumento effettivo è di 74 € lordi mensili sui 30 mesi, corrispondenti a 46 €netti.

 

Si è allungata la durata contrattuale da due  a due anni e mezzo e si prevedono mediamente, 60 € lordi a gennaio 2008,  37€ lordi a gennaio 2009 e 30 € lordi a settembre 2009.

 

Il terzo livello, tra una tantum e aumenti per il periodo 1° luglio 2007 – 31 dicembre 2009 prenderà ben 2.156 euro lordi, corrispondenti a 65 euro lordi al mese che al netto di contributi e tasse diventano 40,50 € al mese.

 

Tale risultato affronta l’emergenza salariale o la peggiora ulteriormente anche alla luce dell’aumento di prezzi e tariffe già decisi e/o in cantiere?

 

I contenuti salariali concordati tra fim fiom, uilm e federmeccanica

 

Livello

Totale aumento

Aumento 1/1/08

Aumento 1/1/09

Aumento 1/9/09

1

79,38

37,5

23,12

18,76

2

92,87

43,88

27,06

21,93

3

109,54

51,75

31,91

25,88

4

115,89

54,75

33,76

27,38

5

127,00

60,00

37,00

30,00

5s

140,49

66,38

40,93

33,18

6

150,81

71,25

43,94

35,62

7

166,69

78,75

48,56

39,38

       

         Una tantum di 300€ alla quale va sottratta l’indennità mancanza contrattuale

 

Lavoro stabile? Se ne parla dopo 44 mesi lavoro precario

Precarietà 44 mesi di tempo determinato e interinale per  avere forse il contratto a tempo indeterminato.

 

Aumenta l’orario di lavoro

E’ previsto l’aumento dell’orario di lavoro di 2 giorni con  l’aggiunta di un sabato lavorativo e la riduzione di un giorno dei permessi annui. Aumentato l’utilizzo dell’orario plurisettimnale

 

Ferie parità operai impiegati ? Se ne parla tra 10-18 anni.

Il diritto ad 1 giorno di ferie in più da subito solo per chi ha 10 anni di anzianità lavorativa e 55 anni di età. Per gli altri lavoratori i 10 anni decorrono dal 1-1-2008. La 5° settimana maturerà tra 18 anni.

 

La mensilizzazione del salario, un ulteriore risparmio per le imprese a scapito dei nuovi assunti dal 1-1-2009

La mensilizzazione è a discapito degli operai assunti dopo il 31 dicembre 2008 che perderanno la retribuzione di 11 ore e 10 minuti di mancato conguaglio annuale (circa 130 euro annui)

 

Inquadramento unico

E’ istituita una commissione che se farà proprie le proposte di fim-fiom-uilm introdurrà 8 livelli con 3 fasce salariali ovvero 24 categorie dalle quali sarà difficile salire verso l’alto.

 

Sicurezza nelle aziende.

Un sacco di parole ma nessun intervento serio per evitare morti e malattie professionali.

Si è trattato, per l’ennesima volta, di una finzione di rinnovo del contratto che spiana la strada all’azione il padronale di smantellamento del contratto nazionale.

 

Ma tutto questo non è inevitabile: Flmuniti-Cub si batte contro la pretesa padronale di decidere con chi trattare e per un contratto vero: salari europei, lavoro stabile, diritti, dignità, tutela della sicurezza e della salute in azienda e meno orario.

 

Molto però dipende anche dalla volontà dei lavoratori di continuare a farsi rappresentare da sindacati subordinati al padronato. E’ indispensabile togliere il consenso ai non sindacati e organizzarsi con la Flmuniti-Cub per non continuare a subire lo strapotere padronale.

 

Milano 23-gennaio 2008

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Una strana atmosfera contrattuale

Il 21 gennaio scorso sia La Repubblica che Il Corriere della Sera riportavano in articoli simili che il contratto dei metalmeccanici riguardava 1,5 milioni di lavoratori. Ora, ricordiamo che nel 1969, all'epoca del celebre (o famigerato) "autunno caldo", i metalmeccanici erano 1,2 milioni. Dopo quasi quarant'anni di presunta de-industrializzazione e de-proletarizzazione i salariati di una sola categoria sono dunque cresciuti di 300.000 unità (proprio le "tute blu", quelle che secondo la sociologia spicciola erano praticamente estinte). Per non dire di quanti ne sono "nati" in altri paesi , ad esempio in Cina, cosa che ha delle ovvie conseguenze.

Fatta questa premessa, vediamo che, se la dinamica del contratto dei metalmeccanici non è sostanzialmente diversa dal solito, vi sono fatti "collaterali" che si prestano ad alcune considerazioni "nuove". Specie per quanto riguarda le intenzioni di una parte della borghesia. E questo anche tenendo conto del fatto che il contratto dei metalmeccanici fa sempre da apri-pista per gli altri contratti (fra rimandi e ritardi, nel 2008 sono interessati quasi contemporaneamente 6,5 milioni di lavoratori).

La parte meno becera della borghesia italiana aveva già dato segnali di ripensamento rispetto al liberismo selvaggio. D'accordo, era molta scena e poca sostanza, ma la grande industria è sempre oggettivamente disturbata dal caos economico ed ha convenienza nelle regole imposte dallo Stato, se non altro per il vecchio principio: "privatizzare i guadagni e socializzare le perdite".

Così i vari Montezemolo, Rossi e Draghi avevano già preso netta posizione per una "politica di sistema". Assolutamente paradigmatico un articolo di Guido Rossi, pubblicato il 10 gennaio in prima pagina da Repubblica e intitolato "Come combattere il liberismo globale". Quando un Rossi dice "combattere il" e non "difendersi dal" è evidente che non ha intenzione di stare a guardare. Lui e chi sta con lui.

Una conseguenza pratica di questa brezza di capitalismo "renano" (concertazione totale per un keynesismo moderato alla tedesca in difesa della "propensione marginale ai consumi" dei redditi bassi) fu la la dichiarata intenzione di diversi capitalisti di aumentare unilateralmente i salari come anticipo del contratto. Addirittura alcuni, come Della Valle, vorrebbero passare ad elargizioni unilaterali extracontrattuali, e la cosa ha ovviamente provocato una serie di titoloni sui giornali. Qualche capitalista ha già elargito somme senza aspettare gli altri.

La pubblicità sui buoni padroni e i poveri operai che non arrivano alla fine del mese è stata di certo concertata, tanto che ogni notizia ha avuto subito una propagazione sospetta: se parlava Montezemolo gli faceva immediatamente eco Draghi e così via. L'asse ideologico di questa operazione è quello che si raggruppa infatti intorno ai soliti nomi, oltre a quelli già detti, i vari De Benedetti, Scalfari, Caracciolo, Benetton, Profumo, e altri defilati ma ben presenti in questa atipica ondata di capitalismo regolatore.

In tema, ricordiamo la favola (vera) del pastaio marchigiano che, angustiato per le continue richieste di aumenti nella sua piccola fabbrica, aveva provato a vivere con un salario da operaio (famiglia di quattro persone) "per vedere l'effetto che fa", come diceva Jannacci. Per farla breve, la faccenda era finita a tarallucci e vino, nel senso che il padrone sperimentalista galileiano aveva elargito un aumento di 130 euro a tutti i suoi operai. Titoloni sui giornali, visita del ministro Damiano, e contorno di articoli-inchiesta-denuncia, come quelli su Repubblica del buon Luciano Gallino, cresciuto per un bel po' di anni all'ombra della Fondazione Agnelli.

Sarà un caso, ma la borghesia metalmeccanica aveva proposto un aumento medio di 120 euro scaglionati in 30 mesi, senza scioperi, prendere o lasciare. Il contratto appena firmato ne prevede 127, sempre in 30 mesi, però con una serie impressionante di aggravanti rispetto alla parte normativa (adesso la schiavizzazione si chiama "flessibilità"). Quindi paradossalmente sarebbe stato meglio non "lottare" per un contratto del genere. Infatti 1) i due bienni, contrattuale e normativo, sono stati allungati di altri 12 mesi; 2) i 127 euro sono per il 5° livello che, con la diffusione della flessibilità, diventa sempre più esiguo, mentre s'ingrandiscono i livelli inferiori (un 3° livello prenderà 36 euro netti da questo mese, 22 il gennaio 2009 e 29 a settembre dello stesso anno); 3) con l'allungarsi della durata dei contratti, per semplice ritardo nel dichiarare sciopero e intavolare trattative, si è consolidata la prassi di dare cifre "una tantum", in questo caso 209 euro a marzo, cioè nemmeno l'aumento di due mensilità, per ritardi che in certi casi sono di diversi anni.

Ma, come si diceva, il salario è la faccia complementare della normativa. Il rapporto provvisorio di lavoro (precariato) sale a 44 mesi per i nuovi assunti, con una possibile proroga di 8 mesi in caso di contratti a termine. Sono quasi 5 anni, computabili anche in "discontinuità", per cui si può essere precari presso lo stesso capitalista per tempi imprecisati. I "picchi di produzione", che prima erano riconosciuti solo alle industrie legate a cicli stagionali come le conserviere, dolciarie, ecc. adesso sono riconosciuti anche alle altre aziende, per cui è possibile superare ovunque le 40 ore normali per 8 settimane con il dimezzamento delle maggiorazioni rispetto agli straordinari attuali del sabato (in cambio si concede una settimana di ferie in più ai lavoratori con 55 anni di età e almeno 18 anni di anzianità lavorativa). I turni, che prima potevano essere 18 solo per ragioni "contingenti" (3 giornalieri fissi per 6 giorni alla settimana), adesso possono essere introdotti per ragioni "strutturali", cioè sempre. Le giornate di ferie individuali vengono vincolate al tasso di assenteismo (olte il 5% niente ferie) e subordinate alle solite esigenze aziendali con l'introduzione di un preavviso obbligatorio di 15 giorni.

In pratica la storica domanda sociale per la diminuzione della giornata lavorativa va a farsi benedire definitivamente.

Le condizioni di lavoro dei proletari cinesi si avvicineranno nel tempo a quelle dei loro compagni occidentali. Il processo sarà velocissimo, per il semplice motivo che sarà veloce la cinesizzazione delle condizioni di lavoro di questi ultimi. Comunque bando ai piagnistei: i proletari, indipendentemente dalla funzione degli attuali sindacati, possono avere solo ciò che rivendicano; anche se la loro forza tremenda potrebbe metterli in condizione di volere tutto.

n+1, rivista sul "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente".

25 gennaio 2008.

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Difesa del CCNL e assemblee operaie per approvare l'accordo. Il patrimonio dei metalmeccanici

di Maurizio Zipponi,  responsabile area lavoro economia, segreteria nazionale Prc

 

Ho letto il testo integrale dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici siglato dai segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm.
 
Il percorso democratico che i metalmeccanici si sono dati è importante:  prima toccherà  all’assemblea unitaria dei 500 delegati esprimere un giudizio sui contenuti dell’intesa e poi saranno  le lavoratrici e i lavoratori (che dissero Si all’80% circa alla piattaforma rivendicativa)  a decidere con il voto se approvare oppure no il testo siglato.
 
E’ proprio questa prassi - imperniata sulla partecipazione e sul diritto dei diretti interessati di esprimere giudizi vincolanti per il sindacato - accompagnata dalla capacità di mobilitazione il patrimonio più prezioso che i metalmeccanici consegnano al movimento operaio e alla sinistra politica.
 
Ciò che si è giocato nel corso della trattativa, il vero “oggetto” del contendere è stata l’esistenza o la cancellazione del contratto nazionale di lavoro. Su questo nodo di fondo i metalmeccanici hanno vinto. Ribadire l’esistenza di un insieme di diritti e di parametri che valgono per tutti i lavoratori, al nord come al sud, nelle piccole e nelle grandi imprese, per chi è assunto a tempo indeterminato e per chi è precario, per i giovani come per chi ha anni di lavoro alle spalle è un risultato enorme.
 
Anche i contenuti nell’intesa sono importanti.
 
La richiesta di aumento salariale contenuta nella piattaforma era di 117 euro mensili lordi. L’ipotesi di accordo ne prevede 127 a fronte di un prolungamento di sei mesi del contratto.
 
Per valutare il reale incremento salariale del lavoro operaio  è necessario considerare anche l’aumento della base di calcolo per una serie di istituti e la perequazione sugli scatti di anzianità. L’insieme di questi elementi porta a un risultato superiore a 127 euro.
 
Contro la precarietà l’intesa pone paletti che il protocollo su welfare e mercato del lavoro non ha inserito: la “somma” dei periodi di lavoro a scadenza effettuati anche con tipologie diverse (a tempo determinato e interinale) e in modo non consecutivo per raggiungere il limite massimo oltre al quale l’azienda è costretta ad assumere il lavoratore a tempo indeterminato.
 
Il testo prevede anche la parificazione normativa (verso l’alto, per la prima volta dopo venti anni) tra operai e impiegati.
 
Questo significa, ad esempio,  che dal 1 gennaio 2008 anche gli operai maturano un giorno di ferie dopo dieci anni di anzianità e una settimana di ferie dopo diciotto anni.
 
Detto così sembra “robetta”, in realtà si tratta della conquista di qualcosa di inseguito per anni: la riduzione dell’orario di lavoro (in questo caso di 40 ore all’anno per gli operai).
 
L’orario di lavoro resta fissato in 40 ore settimanali: l’ipotesi di contratto nazionale dei metalmeccanici non accoglie le norme sulla flessibilità previste dalla legge 66.
 
Aumenta di otto ore all’anno il tempo di lavoro straordinario esente da contrattazione e uno dei sette Par (permessi annui retribuiti) potrà essere spostato all’anno successivo, fermo restando la possibilità del lavoratore di chiederne il pagamento o di spostarlo nel conto ore di riposo.
 
I metalmeccanici hanno un’ipotesi di contratto ed è stata sconfitta quella parte di Confindustria che ha fatto di tutto perché non si arrivasse ad un accordo, minacciando di procedere ad aumenti salariali unilaterali, già da questo lunedì.
 
Ora la palla passa al sindacato confederale e alla politica, a quanto riusciremo a conquistare come sinistra nella verifica aperta con il Governo: dalla detassazione degli aumenti previsti dai contratti nazionali (proposta avanzata anche da un “pericoloso estremista” come Francesco Gavazzi sul Corriere della Sera) all’introduzione del fiscal drag, alla  detrazione fiscali per i redditi da lavoro dipendente.
 
I risultati ottenuti dai metalmeccanici sono soprattutto merito della loro determinazione e capacità di mettere in campo lotte incisive e visibili.
 
Chi in queste ore, legittimamente, sta esprimendo opinioni diverse si assume la  responsabilità di affermare che democrazia, scioperi e mobilitazioni non hanno portato ad alcun miglioramento delle condizioni di lavoro, con la conseguenza di alimentare la rassegnazione, di accreditare l’idea dell’indiscutibile potere delle imprese, di favorire inconsapevolmente una svolta a destra nel paese.
 
Per quanto mi riguarda quella siglata dai metalmeccanici è una buona ipotesi di contratto, che deve favorire la conclusione degli altri contratti aperti e una azione immediata del governo a favore dei redditi da lavoro dipendente.


22 Gennaio 2008
 

Dopo la firma, tutti all'attacco contro il contratto nazionale

di S.F.

su Il Manifesto del 22/01/2008

Confindustria, Cisl e Uil sono contro «gli arcaismi e le rigidità» del contratto nazionale, che deve restare solo come «paracadute»

Firmato "il contratto" parte l'offensiva sulla riforma del modello contrattuale. Nella direzione, come spiega il ministro del Lavoro Cesare Damiano, di una triennalizzazione della durata dei contratti (oggi, secondo le regole del luglio '93, suddivisi in due bienni economici e in un quadriennio normativo), e degli incentivi alla contrattazione decentrata (che oggi riguarda circa il 10% delle imprese), strada già aperta dal disegno di legge che ha recepito il protocollo sul welfare.
«Abbiamo firmato l'accordo che dovevamo firmare», dice il presidente degli industriali, Luca di Montezemolo, «un accordo positivo solo se lo si guarda in un ottica tradizionale». «Per i dipendenti - continua Montezemolo - credo non si possa più continuare a ragionare con un rigido contratto nazionale che non tiene conto delle diversità geografiche e delle differenze tra le stesse imprese». «La chiusura della vertenza dei metalmeccanici è di per sè un fatto positivo - dice Emma Marcegaglia, candidata alla presidenza di Confindustria - ma non possiamo più andare avanti con assetti contrattuali vecchi che risalgono a 35 annifa, serve un forte legame tra contratti e produttività».
Non è sola Confindustria nell'invocare una stagione di «modernizzazione, contro gli arcaismi di un contratto nazionale che ingessa». Cisl e Uil sono esattamente sulla stessa lunghezza d'onda, non ne hanno mai fatto mistero e ieri sono tornate a ribadirlo. E la "modernizzazione" di cui si parla consiste nello svuotamento progressivo del contratto nazionale che deve rimanere come «un paracadute», per dirla alla Marcegaglia, o come «salvaguardia minima», per usare le parole del presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo.
«Sono d'accordo con Montezemolo - sono le parole del segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni - Il modello di contrattazione è arcaico». «Il contratto nazionale è stato troppo sopravvalutato, ha una funzione importante perchè deve servire esclusivamente a coprire i buchi determinati dall'inflazione. Questo e solo questo, non può essere usato per altri scopi perchè altrimenti snerva». Stessa musica in casa Uil: «Concordo con Montezemolo che il sistema di contrattazione è arcaico, ma lui ha molte responsabilità nell'avere determinato questa situazione e nel non avere operato a sufficienza per cambiarlo». Fosse per Confindustria, Cisl e Uil, insomma, il contratto nazionale sarebbe già stato messo in soffitta.
Restano comunque da rinnovare alcuni importanti contratti (pubblico impiego e commercio in primis). Ed era stato lo stesso ministro Damiano, nei giorni scorsi, a calendarizzare cinque tavoli di concertazione con le parti sociali, su pressione fiscale, modello contrattuale e produttività, rinnovi, prezzi e tariffe e sicurezza sul lavoro. I tavoli sarebbero dovuti partire dalla fine di gennaio, ma con gli avvicendamenti di ieri, e una maggioranza che non c'è più (dopo l'uscita di Mastella), nulla è certo.
Il contratto delle tute blu passerà ora al vaglio delle strutture di Fiom, Fim e Uilm, mentre domani si riunirà l'"assemblea dei 500", a cui partecipano dirigenti nazionali e delegati dai territori, per il via libera all'intesa. Successivamente partiranno anche le assemblee nei luoghi di lavoro, per presentare l'intesa raggiunta ai lavoratori, che saranno chiamati a validarla nel referendum.

 

 «Abbiamo fermato l'assalto dei padroni»

di Loris Campetti e Francesco Piccioni

su Il Manifesto del 22/01/2008

Il segretario Fiom Gianni Rinaldini difende l'accordo: il miglior compromesso possibile, «volevano cancellare il contratto». Solo le iniziative di lotta cresciute negli ultimi giorni ci hanno permesso di riaprire il negoziato

«Il giudizio positivo sull'accordo non può nascondere che è il prodotto di un compromesso. Sarebbe un errore parlare di grande successo. Credo che sia l'accordo possibile che ci consente di respingere l'attacco contro l'istituto del contratto con una soluzione dignitosa, soddisfacente». Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini difende l'ipotesi di accordo sottoscritto da Fim, Fiom e Uilm con Federmeccanica e insiste su un punto: «L'accordo sarà sottoposto al giudizio dei lavoratori, i titolari della decisione».

Come si è sviluppata l'offensiva di Federmeccanica?

Una componente padronale puntava a far saltare il contratto per dimostrare che i meccanici erano un ostacolo all'avvio del tavolo confederale sui salari e, a loro dire, sul sistema contrattuale. Basti guardare il comunicato di Confindustria sull'accordo: sulla produttività e la competitività sostiene che un «sindacato conservatore» avrebbe impedito l'introduzione di importanti innovazioni. E' evidente di cosa stanno parlando.

C'è chi sostiene che quello appena firmato è stato l'ultimo contratto dei metalmeccanici.

Lo affermano Calearo e la Confindustria, ed è visibile in tutti i passaggi della trattativa seguita persino nelle riunioni ristrette, da un rappresentante di Confindustria che affiancava il vertice di Federmeccanica, giocando un ruolo di contrasto rispetto al raggiungimento di un accordo. Ora la più importante associazione imprenditoriale è furiosa perché è stato introdotto un massimale di 44 mesi sia alla proroga dei contratti a termine che all'incrocio con quelli interinali. Non abbiamo ottenuto molto sul mercato del lavoro, ma quel che abbiamo strappato brucia a Confindustria. Quando hanno presentato un «testo finale», persino alla stampa, definendolo praticamente non trattabile, avevano messo in conto la possibilità di far saltare il contratto. Infine, la pretesa di legare la sospensione delle elargizioni unilaterali di danaro alla sospensione degli scioperi andava ancor più nettamente nella direzione della rottura. A questa strategia abbiamo risposto in modo netto e unitario come organizzazioni sindacali, pur partendo da posizioni diverse. Mi sento di dire che le iniziative di lotta cresciute negli ultimi giorni sono la ragione vera che ci ha consentito di riaprire il negoziato: se avessero fatto saltare la trattativa si sarebbe aperta una stagione di scontro sociale pesante.

Così avete fatto ricorso alla mediazione del ministro Damiano. Qualcosa di simile a un lodo?

Il momento più delicato è stato quando Federmeccanica si è presentata al ministro con la richiesta di due sabati straordinari aggiuntivi e un giorno di permesso (par), tentando così di dividerci. Ma nessuno di noi, mentre circolavano nelle agenzie ipotesi di un lodo governativo sostenuto anche da settori confederali, si è reso disponibile a farsi usare dalla controparte e abbiamo ribadito al ministro che la nostra disponibilità non andava oltre un sabato e un par. Sui due sabati la Fiat si è battuta con determinazione fino all'ultimo. Se avessimo accettato di percorrere la strada del lodo avremmo ammesso la nostra impotenza contrattuale, e si sarebbe limitata o annullata la consultazione democratica. E sancito anche la sconfitta della Fiom.

Come valuti il ruolo svolto da Damiano?

Positivamente, è stato un ruolo attivo. Non ha giocato su più tavoli, e alla fine si è affermata con coerenza la proposta dei sindacati.

Non temi che in cambio il ministro abbia promesso ai padroni contropartite nel tavolo confederale sui salari?

Non so se ci sono state promesse. Di voci ne circolano tante, anche di una telefonata tra Prodi e Marchionne. Non posso escludere che si sia ragionato su eventuali misure del governo.

Passiamo agli aspetti positivi e a quelli negativi.

La parificazione normativa tra operai e impiegati è diventata un elemento importante: d'ora in poi tutti i metalmeccanici avranno un'unica normativa, che per gli operai vuol dire un giorno in più di ferie dopo 10 anni e una settimana dopo 18. C'è un punto delicato che riguarda la perdita di 103 euro annui per i nuovi assunti, pure compensata dalla nuova normativa sugli scatti di livello che porta a un aumento di 25 euro nel passaggio dal 2° al 3° e di 53 dal 3° al 4°.

Veniamo al salario.

Il 3° livello, l'operaio alla catena, prende 110 euro di aumento parametrato su 30 mesi. Strappare 127 euro di media, calcolati sul 5° livello, ci ha consentito per la prima volta di ottenere, su un contratto allungato di 6 mesi, una cifra maggiore a quella chiesta per la durata normale del contratto.

Un sabato e un giorno di permesso vogliono dire allungamento dell'orario di lavoro.

Ovvio, anche se le pretese della controparte erano ben più pesanti. Un sabato significa 8 ore di lavoro in più, mentre la modifica del meccanismo della «banca ore» consente il recupero del par, e questo potrebbe essere un vantaggio per i lavoratori migranti.

Per la prima volta da anni si è divisa la Fiom. Cremaschi e la Rete 28 aprile hanno votato contro, un 10% che pesa politicamente.

E' un fatto negativo, ma rientra nella dialettica democratica della Fiom. E' già avvenuto in altri contratti. Quei compagni hanno espresso una valutazione sull'accordo che non condivido, ma non ne traggo conclusioni definitive.

Ora ci sarà il referendum. Non farete come le confederazioni, che hanno imposto a chi presentava il testo del protocollo di sostenerlo, a prescindere dal giudizio soggettivo?

Ovviamente auspico un ampio giudizio positivo, sapendo che ci saranno zone di sofferenza e che tra i meccanici non c'è la tradizione al plebiscitarismo. Certo non constringeremo nessuno a parlare o votare contro la sua volontà. Però l'informazione dev'essere corretta, senza nascondere gli aspetti positivi né quelli di compromesso.

 

 

ROMA-la stampa
Aumento medio di 127 euro, una tantum di 300 euro, equiparazione tra operai e impiegati. Sono questi i punti salienti dell’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che Fim, Fiom e Uilm hanno raggiunto con Federmeccanica e Assistal. Ecco in sintesi cosa prevede l’accordo:


ASPETTI RETRIBUTIVI Una tantum di 300 euro comprensiva dell’indennità di vacanza contrattuale erogata da pagare a marzo; incremento dei minimi contrattuali per una vigenza contrattuale di 30 mesi di 127 euro % medi, in tre scaglioni: 60 euro a gennaio 2008, 37 a gennaio 2009 e i restanti 30 a settembre 2009. Elemento perequativo raddoppiato e fissato a 260 euro Rivalutazione delle indennità di trasferta e di reperibilità.

PARIFICAZIONE TRA OPERAI E IMPIEGATI Da gennaio 2009 le differenze che ancora permanevano tra la disciplina degli impiegati e degli operai sono state cancellate, estendendo di norma i degli impiegati agli operai. La normativa degli scatti di anzianità Š stata semplificata ed è stata estesa agli operai la maturazione dei giorni di ferie aggiuntivi in base all’anzianità aziendale, che fino ad oggi era prevista per gli impiegati.

RELAZIONI SINDACALI È prevista l’istituzione dell’Osservatorio nazionale che si occuperà anche di ambiente e sicurezza del lavoro. È stata recepita la direttiva europea sui diritti di informazione e consultazione nelle imprese con almeno 50 dipendenti.

AMBIENTE E SICUREZZA SUL LAVORO Le imprese dovranno informare, di norma ogni 6 mesi, i lavoratori sulle questioni della sicurezza e della salute, anche in relazione alle specificità aziendali.

ORARIO DI LAVORO I sabati di straordinario ’comandatì passano da 4 a 5 nelle imprese con almeno 201 dipendenti e da 5 a 6 nelle imprese di minori dimensioni. Uno dei sette permessi annui retribuiti a fruizione collettiva potrà essere spostato dall’azienda all’anno successivo con fruizione individuale. Per coloro che hanno svolto, con la stessa azienda e nella medesima mansione, periodi di lavoro sia interinale che con i contratti a termine, è stato fissato un limite massimo di 44 mesi.

INQUADRAMENTO L’elemento retributivo di professionalità per la parte più specializzata degli operai di 5° livello, istituito con il contratto del 1990, sarà trasformata in un vero e proprio livello contrattuale con il parametro retributivo del 5° super (fino ad oggi previsto solo per gli impiegati).

 

 

Il ministro del Lavoro Cesare Damiano: risultato di grande rilevanza
L'intesa prevede anche 300 euro di una tantum a marzo 2008 a compenso del ritardo - repubblica

Metalmeccanici, raggiunto accordo
127 euro di aumento per 30 mesi


ROMA - Fumata bianca per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici: l'intesa è appena stata raggiunta al ministero del Lavoro e prevede un aumento di 127 euro al mese per i prossimi 30 mesi, 260 euro per chi non fa contrattazione di secondo livello e 300 euro di una tantum a compenso del ritardo di nove mesi dalla scadenza del contratto. Nel pomeriggio le parti procederanno alla stesura dei testi e alla firma conclusiva.

"Il contratto dei metalmeccanici si è concluso. E' un risultato di grande rilevanza sia per i lavoratori, ma soprattutto per il Paese che ha bisogno di stabilità e certezze" ha sottolineato il ministro Cesare Damiano, evidenziando che con questo accordo migliorano le tutele dei lavoratori e le loro retribuzioni mentre le imprese possono accrescere la loro competitività e flessibilità.

Damiano ha spiegato che i 127 euro di aumento medio a regime saranno divisi in tre tranche: 60 euro il primo gennaio 2008, 37 euro il primo gennaio 2009 e 30 euro il primo settembre 2009. La rivalutazione della retribuzione destinata ai lavoratori che non hanno un contratto aziendale è di 260 euro e cioè 20 euro mensili per 13 mesi su base annua. L'una tantum, ha detto ancora il ministro, sarà erogata in una cifra unica di 300 euro a marzo 2008.

L'accordo prevede il via libera all'utilizzo di un sabato comandato in più sia per le aziende fino a 200 dipendenti che per quelle oltre i 200. "Un compromesso" come lo ha definito ancora il ministro che "avvantaggia ambedue le parti sociali". L'intesa, inoltre, prevede anche l'utilizzo da parte dell'azienda di un permesso annuo retribuito prevedendone però l'eventuale godimento da parte del lavoratore all'anno successivo e salva la richiesta di monetizzazione come concordato con Federmeccanica.

E' stato definito a 44 mesi il limite del lavoro a tempo determinato mentre a proposito delle ferie - i lavoratori maturano un giorno in più con 10 anni di anzianità e 55 anni di età - Damiano ha detto che per la prima volta in un contratto di lavoro è stata raggiunta la parità normativa fra operai e impiegati.

"La firma del contratto apre la strada al consolidamento delle relazioni sindacali e della logica concertativa e rende più facile proseguire nella strada della concertazione adottata dal governo che ci vedrà impegnati nell'apertura di alcuni tavoli per gli sgravi fiscali sui redditi e la competitività", ha aggiunto Damiano.

Una azione, quella portata avanti dal governo che ha comunque avuto a mente "gli interessi dei lavoratori e al tempo stesso i problemi di competitività e crescita posti dalle imprese perché ogni contratto deve trovare un compromesso, un giusto equilibrio", ha proseguito Damiano riconoscendo a sindacati e industriali "una profonda convinzione di arrivare a una conclusione".

Il ministro ha ribadito infine come l'azione del governo sia sempre stata attenta "a non invadere l'autonomia e la prerogativa delle parti sociali ma soltanto rendendosi disponibili ad avvicinare ed accompagnare le posizioni".
( 20 gennaio 2008 )

 

20/1/2008 (14:40) - IL TIRA E MOLLA FRA LE PARTI
Metalmeccanici, raggiunta l'intesa
Fumata bianca: nel nuovo contratto
aumento salariale di 127 euro al mese
Damiano: risultato di grande rilevanza
ROMA
Federmeccanica e sindacati hanno raggiunto l’accordo sul rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. L’aumento salariale previsto, secondo quanto si apprende, è di 127 euro al mese su 30 mesi.

L'intesa
Nei contenuti, ha spiegato in conferenza stampa il ministro del Lavoro Cesere Damiano, «sul fronte della flessibilità si giunge ad un risultato che consente un maggior utilizzo flessibile del lavoro, attraverso l’uso dei sabati lavorativi. Si migliorano poi le condizioni dei lavoratori, in particolare per i nuovi assunti, che raggiungono per la prima volta la completa parità normativa con gli impiegati».

Aumento in tre rate e una tantum
«Sotto il profilo salariale - ha detto il ministro - il contratto si chiude con un risultato molto importante, nonostante le distanze iniziali delle parti. Si tratta di un aumento medio di 127 euro a regime, diviso in tre tranche: la prima da gennaio 2008 di 60 euro, la seconda da gennaio 2009 di 37 euro e la terza da settembre 2009 di 30 euro. C’è poi - ha aggiunto Damiano - una rivalutazione della retribuzione per i lavoratori senza il contratto integrativo, che verrà portata a 20 euro mensili per 13 mensilità. E viene erogata una una tantum a marzo 2008 di 267 euro, che sommata all’indennità di vacanza contrattuale erogata porta il complessivo a 300 euro».

Damiano: «Il Governo ha svolto una parte importante»
Secondo il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, la chiusura del contratto dei metalmeccanici è «un risultato di grande rilevanza per i lavoratori, per le imprese e per il Paese, che ha bisogno di stabilizzazione e di certezze». «Il Governo - ha aggiunto Damiano - ha svolto una parte importante e positiva nel suo compito di accompagnamento e mediazione».

Rinaldini (Fiom): «Ora la parola spetta ai lavoratori» 
Anche l segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini giudica positivamente l’accordo. «Il nostro giudizio - ha detto Rinaldini - è complessivamente positivo, ma ora la parola spetta ai lavoratori, perché andremo ai referendum, e valuteranno così questo difficile accordo». «A questo punto era l’unico accordo possibile - ha sottolineato il leader della Fiom - con aspetti importanti, come l’aumento salariale significativo. Ci sono però anche aspetti di sofferenza, ma è stata evitata l’ipotesi di far saltare il contratto nazionale».

Federmeccanica: «Contratto difficile, ora andiamo avanti»
Più pacata la reazione di Federmeccanica. «Dopo una settimana di brutte notizie, - ha affermato il presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo - guardando avanti, abbiamo chiuso il contratto, un contratto difficile nell’interesse delle imprese e dei lavoratori». «Non era semplice - ha aggiunto Calearo - soprattutto considerando le posizioni da cui eravamo partiti». «C’è ancora molto da fare - ha sottolineato il numero uno di Federmeccanica - perché le imprese vivono di concorrenza. Quello di oggi è un atto importante e spero si arrivi velocemente a defiscalizzare il secondo livello di contrattazione e gli straordinari perché il momento è difficile».
Scioperi spontanei questa mattina alla Fiat di Mirafiori- la stampaweb 15.1.08
TORINO
Circa 500 lavoratori di aziende metalmeccaniche della zona Ovest di Torino hanno bloccato questa mattina corso Allamano, una strada di ingresso dalla tangenziale alla città. Il corteo era partito da alcune fabbriche della zona come la Lear e la Bitron, dove vi sono stati scioperi contro la rottura delle trattative per il contratto nazionale.

Scioperi spontanei questa mattina alla Fiat di Mirafiori «contro l’ultimatum di Federmeccanica». Lo rendono noto i sindacati. Un corteo interno con alcune centinaia di lavoratori ha interessato le carrozzerie, mentre alle presse i lavoratori hanno presidiato la porta. Analoghe iniziative sono in corso alle meccaniche.

«I lavoratori stanno scioperando spontaneamente- afferma Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese - contro l’ arroganza dell’ ultimatum di Federmeccanica, contro la bugia dell’ aumento di 120 euro che in realtà è di 96 e l’ idea che per avere aumenti salariali che tutti reputano giusti si debba lavorare quattro giorni in più».

 


Nella classifica Ocse dei trenta Paesi più industrializzati, le retribuzioni dei
lavoratori del Bel Paese scivolano dal 19esimo posto del 2004 al 23esimo posto nel
2006.
Ci superano, infatti, non solo Stati Uniti, Giappone, Germania e Francia, ma anche
Spagna, Grecia.
Tra i Paesi europei, facciamo meglio solo del Portogallo.

Nella ricerca Ocse, i salari italiani (considerati secondo le retribuzione nette) si
attestano a circa 1.350 euro al mese o 16.242 euro l’anno, tredicesima compresa.
Lasciamo perdere la media certamente più elevata della realtà in quanto l'OCSE
assieme agli operai mette gli impiegati vari.
La busta paga più pesante è quella dei coreani e dei britannici, rispettivamente
primi e secondi in classifica, rispetto ai quali un italiano guadagna circa il 42% in
meno.
Lo stacco rispetto alla retribuzioni tedesche è invece del 23,5% mentre rispetto a
quelle francesi è del 17,6%.


La classifica:
1. Corea (28.095 euro)
2. Regno Unito (28.007)
3. Svizzera (26.322)
4. Giappone (25.764)
5. Lussemburgo (24.897)
6. Olanda (23.289)
7. Australia (23.139)
8. Norvegia (22.579)
9. Germania (21.235)
10. Irlanda (21.111)
11. Austria (20.713)
12. Usa (19.999)
13. Islanda (19.932)
14. Finlandia (19.890)
15. Canada (19.770)
16. Francia (19.731)
17. Belgio (19.729)
18. Svezia (18.891)
19. Danimarca (18.735)
20. Nuova Zelanda (17.919)
21. Spagna (17.410)
22. Grecia (16.720)
23. Italia (16.242)
24. Portogallo (13.136)
25. Turchia (10.693)
26. Rep. Ceca (9.54)
o.c.

2008-01-15 09:16 ansa
METALMECCANICI: ROTTA TRATTATIVA, GOVERNO CONVOCA LE PARTI
 
ROMA - E' rotta la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, per la cui riapertura ci si affida ora ad una mediazione del Governo, il quale si è già detto disponibile ad adoperarsi per una ripresa del confronto convocando già domattina le parti. "Le condizioni per proseguire non ci sono", hanno detto a Federmeccanica Fiom, Fim e Uilm, dopo una giornata convulsa in cui le aziende avevano presentato una proposta finale, con un aumento del salario di 120 euro.
 
 
Ma per il sindacato l'offerta delle aziende è "piena di trucchi", a partire dalla proposta economica che è spalmata su due anni e sei mesi. Con il risultato che l'offerta reale, dicono, si riduce a poco meno di cento euro, in pratica quanto già proposto dalle aziende e su cui le organizzazioni avevano già detto no.
 
Questo, in aggiunta alle richieste delle imprese sul mercato del lavoro e sulla flessibilità, dicono i sindacati, rende la proposta delle imprese inaccettabile. Per il rinnovo del contratto Federmeccanica ha offerto al sindacato un aumento sui minimi tabellari di 120 euro al mese a partire dal primo gennaio 2008 (il vecchio contratto è scaduto a giugno 2007) e fino al 31 dicembre 2009, cui si somma una una tantum di 250 euro, non comprensiva dell'indennità di vacanza contrattuale già erogata, e ad altri 230 euro annui di elemento perequativo che si trasformerebbe peraltro in istituto retributivo strutturale.
 
 
 "Il nostro è un giudizio negativo perché l'offerta è quella vecchia, non c'é nessuna novità", dice il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, che già al termine della riunione con la sua delegazione aveva annunciato che "la trattativa è finita" e che verranno proclamati ora nuovi scioperi. Stesso giudizio anche dalla Fim, ma non dalla Uilm, che in un primo momento aveva proposto invece di proseguire la trattativa con Federmeccanica, auspicando margini di negoziabilità sulla proposta delle aziende.
 
 
Un estremo tentativo di salvare la trattativa, naufragato però dopo l'ultima riunione delle segreterie unitarie in cui è stato deciso unanimemente di non accettare la proposta di Federmeccanica. La quale, a questo punto, non esclude la possibilità di procedere unilateralmente: domani si riunirà il direttivo dell'organizzazione e deciderà, ma già il presidente Massimo Calearo ha detto di essere personalmente favorevole a dare gli aumenti ai lavoratori anche in assenza di un contratto. Lo stesso Calearo, che ha illustrato la proposta delle aziende, aveva nel pomeriggio parlato di una "proposta finale" e su cui "con la buona volontà delle parti c'é la possibilità di chiudere". "Ci sono stati chiesti 117 euro e ne offriamo 120, possiamo chiuderla qui", ha detto. Negativa la risposta del sindacato: "Ci offrono meno di cento euro - ha detto il segretario della Fim, Giorgio Caprioli - in cambio di richieste pesanti sulla flessibilità, con 48 ore di straordinario esente da contrattazione e la rinuncia a due permessi retribuiti. Per noi, dunque, la trattativa è finita".

 

 

Federmeccanica presenta una proposta «inaccettabile»

di Francesco Piccioni

su Il Manifesto del 13/01/2008

Negoziato in stallo per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Fiom, Fim e Uilm respingono al mittente il documento degli industriali e ne preparano uno unitario che verrà presentato oggi

«Proposta inaccettabile». Quella arrivata da Federmeccanica, ieri, è stata definita con lo stesso aggettivo da tutti e tre i sindacati protagonisti della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.
Ci si attendeva dalle imprese uno scarto, un'idea innovativa, rispetto alla posizione fin qui tenuta; aggravata oltretutto dalla minaccia implicita nell'aver fissato la data del 15 gennaio come limite temporale massimo per raggiungere un accordo. Una mossa quasi obbligata, dopo la riuscita al di là delle previsioni dello sciopero nazionale del giorno prima. Ma non è arrivata.
L'elemento più appariscente è l'offerta salariale: 100 euro parametrati al quinto livello e per una durata contrattuale di 24 mesi. La stessa già presentata all'inizio, ma senza più pretendere di legarne un terzo all'aumento della produttività. Una cifra da aggiungere interamente ai minimi tabellari, insomma, mentre finora solo 67 euro erano destinati a questa voce uguale per tutti (a seconda del livello di inquadramento). Uno spostamento significativo, che testimonia quanto meno sia del buono stato di salute economica delle aziende, sia dell'efficacia della «pressione» esercitata con lo sciopero. La piattaforma sindacale unitaria - approvata con referendum tra i lavoratori - chiede però 117 euro, più 30 per quei lavoratori che non hanno la contrattazione aziendale. Mentre per costoro le imprese propongono, come «elemento perequativo», appena cinque euro, trasformati in elemento strutturale, ma escludendone tutti i lavoratori che - a qualsiasi titolo - godano di altre forme di «superminimo».
L'analisi di tutti gli altri punti, però, ridimensionava di fatto anche questo timido passo avanti verso la controparte sindacale. Sul mercato del lavoro, sarebbe stata indicata la data limite di 48 mesi - per trasformare un contratto pr