rinnovo contratti 

speciale sole 24 0re link

Le armi spuntate del nuovo modello di contratto del lavoro

di Dino Greco

su Il Manifesto del 27/02/2008

 

In Italia, il contratto nazionale di lavoro non potrà più prevedere un aumento del salario reale. La redistribuzione della produttività del lavoro non è più materia di cui esso si possa occupare. Questo è scritto - inequivocabilmente - nel testo redatto da Cgil Cisl e Uil. Questo è l'architrave su cui potrebbe poggiare il nuovo modello contrattuale e la riforma epocale dell'intero sistema delle relazioni industriali. In soffitta sono ormai relegati tanto l'accordo del luglio '93, quanto le deliberazioni del XV congresso della Cgil che dicevano tutt'altra cosa. Il testo è preciso. D'ora in avanti il contratto dovrà adeguare le retribuzioni all'aumento del costo della vita.
Il termine utilizzato è «difesa» del salario. Lo strumento è l'inflazione «realisticamente prevedibile», variante linguistica di quell'inflazione programmata che tanto ha concorso a abbattere il potere d'acquisto delle retribuzioni. Quand'anche si modificassero gli indicatori inflazionistici; quand'anche si prevedessero strumenti di adeguamento (certo?) dei salari agli scostamenti registrati nel tempo, nella migliore delle ipotesi si otterrebbe un'invarianza delle miserabili retribuzioni correnti. Paradossalmente, nella repubblica sempre più fondata sulla riduzione a merce del lavoro, si conviene che questo sia venduto a prezzo fisso, a prezzo politico.
Il solo risarcimento possibile lo si invoca dal fisco, non lo si rivendica al padrone. La risposta che il sindacato si appresta a offrire di fronte all'emergenza salariale è dunque la neutralizzazione del solo strumento universalistico di cui dispongono i lavoratori, l'unico potenzialmente capace di promuovere solidarietà e unità.
L'autonomia delle categorie, il loro ruolo di autorità salariale risulta polverizzato, mentre si aprono praterie per le prebende (Della Valle docet) che le aziende vorranno discrezionalmente elargire. Così si perde anche la nozione che quando il salario smette di essere il corrispettivo collettivamente contrattato di una prestazione i rapporti di potere pendono inesorabilmente dalla parte delle imprese.
A dire il vero, il modello di nuovo conio due prerogative al contratto nazionale le assegna: quella di «qualificarsi sui temi del welfare contrattuale», affidato a una pervasiva intelaiatura bilaterale, addirittura «calibrata su due livelli», fatalmente incline a generare tanti livelli di protezione sociale quante sono le categorie (!) e quella di attribuire alla contrattazione decentrata «spazi di manovra salariale e normativa (...) in termini flessibili rispetto alle diverse specificità settoriali», alludendo a quelle deroghe aziendali al contratto nazionale tanto agognate dalla Confindustria, teorizzate dal riformismo ichiniano e pionieristicamente «conquistate» da qualche categoria già approdata alla nuova frontiera.
Sede della «rivincita» salariale, ove incassare quote di produttività diverrebbe l'azienda. Ma lì la contrattazione coinvolge non più del 10% delle aziende e meno del 30% dei lavoratori, si compie il gioco di prestigio di immaginarne una estensione «per via pattizia», trascurando ciò che ogni sindacalista dovrebbe sapere e cioè che nelle aziende contratti solo se vi sei sindacalmente insediato, solo se eserciti una rappresentanza reale. Solo se i rapporti di forza te lo consentono.
Che un'ulteriore detassazione dei premi di risultato possa rappresentare un incentivo a dilatarne i confini è velleitario. Passando invece dalla contrattazione che ci si illude di fare a quella che effettivamente si fa, la regola tassativa è «il salario per obiettivi» (di produttività, qualità, efficienza, redditività). La possibilità di aumenti retributivi che non siano formalmente collegati alla performance d'impresa non è neppure contemplata e viene ermeticamente chiusa ogni via di fuga fra quelle che la fantasia operaia ha inventato nella contrattazione come strategie di sopravvivenza per rendere un po' più stabile quel salario che l'esperienza ha dimostrato non solo variabile, ma del tutto aleatorio. Insomma, tutto l'impianto è regolato da una sostanziale sussunzione del lavoratore all'impresa, comunità di interessi dalla quale è espunta ogni larvata ombra di antagonismo e dove al conflitto si sostituisce - in perfetto stile veltronianio - la nuova idilliaca dimensione collaborativa.
Ora, ogni buon senso vorrebbe che una proposta di tale entità passasse obbligatoriamente attraverso il coinvolgimento di tutte le strutture della Cgil e una preliminare discussione con i quadri e con gli iscritti. E che, soltanto dopo, sulla base di un preciso mandato, si lavorasse a un'ipotesi unitaria da sottoporre al confronto con i lavoratori e al loro giudizio conclusivo. Invece no. Il percorso è opposto: le segreterie delle confederazioni elaborano un documento, talmente vincolante che Cisl e Uil ne hanno già riscosso l'approvazione dei propri organismi dirigenti e che con i vertici confindustriali è già in corso un (metodologico?) confronto. Poco rileva che il segretario della Cgil spieghi che il documento non avrà corso fintanto che non riceverà l'approvazione del comitato direttivo convocato per il prossimo 12 marzo. Perché lì si proverà a ratificare il fatto compiuto, replicando quanto avvenuto con la piattaforma sul fisco e, prima ancora, con quella sul welfare.
Insomma, è già pienamente operativa una costituente unitaria che sta nei fatti esautorando la stessa sovranità di organizzazione. Il tema della democrazia giace sepolto nel porto delle nebbie. Che questo processo sia consustanziale alla riorganizzazione della rappresentanza politica è di un'evidenza palmare. E non solo per il sempre più diretto coinvolgimento del gruppo dirigente della Cgil nella vicenda del Pd, che sta riportando in auge forme di esplicito collateralismo. Ma per la cultura politica cui si ispira un ormai vasto ceto politico-sindacale.
Quando Walter Veltroni spiega che qualunque sia l'esito delle elezioni le due forze maggiori dovranno stringere fra loro un patto di consultazione sui problemi maggiori, non fa che rivelare che Pd e Pdl sono certo fra loro concorrenti, ma non alternativi, perché comune è la concezione del mondo, della funzione centrale che nelle relazioni economico sociali compete all'impresa, del primato ordinatore del mercato. Bene! Il sindacato si appresta a inscrivere il suo fare, le modalità della sua rappresentanza dentro questo insuperabile perimetro. Per questo la vocazione e la pratica consociativa messe in mostra durante il governo di centrosinistra sopravvivranno all'esito della contesa politica. Siamo cioè ben oltre la dinamica governo amico/governo nemico e molto più prossimi alla cultura cislina, così fieramente combattuta nel 2002, della limitazione del danno.
In questa prospettiva, il sindacato indipendente, la sua autonomia progettuale, abbandonano definitivamente il campo insieme alla rinuncia alla rappresentanza di una vera soggettività del lavoro. E l'ambiziosa parola d'ordine del XV congresso, «rimettere al centro il lavoro, riprogettare il paese», svapora: alla luce della svolta in atto, appare come l'espressione di un massimalismo velleitario, solo verbale, a cui corrisponde una pratica altra, di ben più modesto profilo.
Questo è lo stato dell'arte. Occorre prenderne coscienza e presto. Per attrezzare una battaglia politica all'altezza della posta in gioco che ha a che fare con la natura stessa del sindacato e la sua autonoma collocazione nell'assetto istituzionale del paese.

 


“È bene inoltre sottolineare – dice Cremaschi – che in molte assemblee l’approvazione dell’accordo è stata motivata come stato di necessità e non certo come giudizio positivo sui contenuti dell’intesa”. Ecco perché, sottolinea il segretario nazionale della Fiom-Cgil, “credo che a conclusione della consultazione, si debba dire che l’equilibrio raggiunto nel contratto non può essere considerato quello su cui attestare la contrattazione dei metalmeccanici. Sul salario, sull’orario, sulle condizioni di lavoro, nella lotta alla precarietà, la contrattazione deve puntare a risultati ben più avanzati e diversi rispetto a quelli realizzati nel contratto nazionale. È questo, a mio parere, il segnale che viene dalla consultazione e, in ogni caso per quello che ci riguarda, questo è ciò che proporremo nelle valutazioni dei metalmeccanici rispetto al futuro”. Insomma, conclude Cremaschi, “quando un quarto della categoria, ovvero più del 35 per cento degli operai e il 50 per cento di quelli delle grandi fabbriche, vota no al contratto, tutti devono riflettere su questo dato”


 

DEMOCRAZIA SINDACALE.

Il referendum sul contratto dei metalmeccanici

non è certo esempio di grande partecipazione.

Alcuni dati nel pinerolese:

* Euroball: aventi diritto 315

Si 33- NO 60 - B 7 – N 3

*PMT (ex Beloit): aventi diritto 277

SI 24 – NO 73 – B 2 – N 2

*SKF mag. Prodott i: aventi diritto 230

SI 50 – NO 17 - B 1.

Il dato più significativo è la scarsa

partecipazione: su 822 avent i diritto

solo 272 hanno votato. Questo è l'unico

accordo sul quale i confederali hanno

deciso un referendum.

SKF Avio-Precisi: aventi diritto 598

Si 65- NO 98 - B e N 3

Alla Sachs-ZF, SKF TBU, OMVP, non si è

nemmeno fatto votare.

Sulla scarsa partecipazione gli operai dicono:

tutti gli accordi vengono bocciati e poi alla

fine viene fuori che sono approvati quasi

sempre a “grande maggioranza” perchè allora

andare a votare?

 

 

 

Le tute blu: via libera al contratto
I sì a quota 75%. Ma alla Ferrari
di Maranello e alla Fiat di Melfi
vincono i no
ALESSANDRO BARBERA-la stampa 28.2.08
ROMA
Via libera delle tute blu al rinnovo del contratto di lavoro. Secondo i dati raccolti finora da Fiom, Fim e Uilm è stato raggiunto il quorum e circa tre lavoratori metalmeccanici su quattro, «oltre il 75%», hanno votato sì. Non ci sono ancora i dati definitivi, poiché in alcune fabbriche - è il caso degli stabilimenti Fiat di Mirafiori - si voterà anche stamattina. I sindacati sono però certi della vittoria schiacciante dei sì soprattutto nelle grandi regioni del nord, dove si concentrano la gran parte delle imprese. Il segretario della Fim-Cisl Gianni Caprioli dà per certo l’80% dei consensi in Emilia e Lombardia. A Brescia, dove lo scrutinio è pressoché finito, hanno detto sì circa il 74% dei lavoratori. Sì anche da oltre l’80% dei quasi centomila dipendenti delle 900 imprese venete. Ieri i no avevano prevalso solo in due grandi aziende, entrambe del gruppo Fiat: la Ferrari di Maranello e gli stabilimenti di Melfi. A Modena, a fronte di 845 voti contrari - circa il 51% dei voti - ci sono stati 764 sì. L’affluenza è però stata bassa: poco più di 1500 votanti su oltre 2700 dipendenti. Alla Ferrari non è la prima volta in cui prevalgono i duri. All’ultimo voto per la riforma delle pensioni, lo scorso ottobre, le cose erano andate ancora peggio: il 58% votò no, il 42% sì. La vittoria dei no è stata schiacciante a Melfi: 955 no e appena 109 sì. In questo caso l’affluenza è stata bassissima - nemmeno 1100 schede su circa 6.500 dipendenti - e si è consumato un giallo: martedì, a causa di un blocco della produzione dei motori, era stato annunciato che si sarebbe potuto votare anche stamattina; invece il delegato Fiom della Basilicata, Giuseppe Cilis, ha dato il risultato per definitivo. «Stiamo cercando di capire cosa sia successo», spiegava irritatissima una fonte confederale. Negli altri impianti Fiat - riferiscono le stesse fonti - sarebbero prevalsi nettamente i sì: a Termini Imerese, Pratola Serra (Avellino), a Cassino e alla Iveco di Brescia.

I risultati definitivi arriveranno oggi, ma è ormai certo che con questa consultazione si chiude una delle più sofferte trattative della storia dei metalmeccanici. Sette mesi di discussioni, blocchi stradali e proteste spontanee per ottenere un aumento di 127 euro mensili, 260 euro per chi non ha il contratto integrativo, 300 euro di una tantum per coprire il ritardo del rinnovo. E poi la parificazione tra operai ed impiegati, un nuovo regime per i contratti a termine, due giornate di lavoro straordinario a disposizione delle imprese, nuove norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Proprio ieri, mentre si chiudevano le urne nelle grandi fabbriche, al ministero del Lavoro industriali e sindacati hanno raggiunto l’accordo per il rinnovo dei 400mila dipendenti delle imprese artigiane.

In questo caso il contratto era scaduto addirittura a giugno 2000 per la parte normativa, a dicembre 2004 nella parte economica. L’aumento sarà di 120 euro medi e arriverà in due rate: 60 euro dal primo marzo, il resto da dicembre. Anche in questo caso ci sarà l’una tantum di 410 euro per il ritardo, metà ad aprile e metà a febbraio 2009. L’accordo sancisce «il diritto alla formazione continua nell’arco della vita lavorativa», mentre gli apprendisti e i dipendenti con contratto a tempo potranno aderire ad «Artifond», il fondo di previdenza complementare della categoria.

Nonostante il già enorme ritardo nel rinnovo, le parti non hanno ancora chiuso l’accordo sulla parte normativa: fra le altre questioni, entro la fine di maggio c’è l’impegno a firmare l’ipotesi di unificazione del contratto nazionale. Nel solo settore degli artigiani metalmeccanici ci sono ben tre tipi di contratti: la prova più evidente della necessità non solo di riscrivere il Patto del ‘93, ma di semplificare un sistema che conta centinaia di contratti nazionali.

 

 

 

Troppa pace pochi soldi

di Galapagos

su Il Manifesto del 01/02/2008

 

C'è un dato che colpisce più di altri nelle statistiche sulle retribuzioni contrattuali e i conflitti di lavoro diffuse ieri dall'Istat: nel 2007 in media ogni lavoratore ha dovuto aspettare 7 mesi per vedersi rinnovare il contratto, mentre nel 2006 l'attesa era stata di appena 3,9 mesi. Insomma, le organizzazioni imprenditoriali se la prendono sempre più comoda e il ritardo nella firma dei rinnovi in una fase di inflazione crescente si trasforma automaticamente in una perdita di potere d'acquisto per i lavoratori e in un guadagno per i padroni.
Ma a chi è riuscito ad avere il rinnovo nel 2007, tutto sommato, è andata bene: l'aria che tira è per un ulteriore allungamento delle scadenze: in dicembre la quota di dipendenti in attesa di rinnovo era del 47,4%, cioè un lavoratore su due - in totale 5,8 milioni di persone - aspettava il nuovo contratto e un po' di euro in più; l'attesa da «deserto dei tartari» per questi lavoratori va avanti da 13,6 mesi. In media, ovviamente, visto che ci sono categorie in attesa da oltre due anni.
Sulla concertazione i giudizi divaricano, quello che è certo, però, è che un po' di conflittualità in più farebbe proprio bene ai lavoratori. Non è casuale che c'è una correlazione tra gli scioperi e la chiusura dei contratti. E nel 2007 di scioperi se ne sono fatti pochini: nel periodo gennaio-ottobre il numero di ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro ammontano solo a 3,5 milioni, anche se in ottobre le ore non lavorate sono state circa 1,9 milioni, il valore più alto dal 2000.
Il 2007 non è stato un anno facile per i salari: in dicembre l'incremento tendenziale è stato del 2%, mentre l'inflazione era al 2,6%. Sulla media dell'anno, invece, le cose sono andate un po' meno peggio: le retribuzioni sono salite del 2,3% mentre i prezzi al consumo sono saliti- dice l'Istat - meno del 2%. Per chi ha avuto la fortuna di conquistare il rinnovo contrattuale il recupero dell'erosione del potere d'acquisto c'è stato. Ma non c'è stato il recupero di quota di Pil, visto che nel 2007 il prodotto lordo in termini monetari è salito di poco meno il 4%. E le perdite saranno ancora maggiori se dovesse passare il progetto di svuotamento del contratto nazionale.

 

 

 ipotesi accordo metalmeccanici 2008 -pdf

 

pagina di liberazione sul contratto -pdf

 eco del chisone

 

le ultime parole famose:

 

«Con la firma di questo contratto,

che ha sempre rivestito

una rilevanza particolare, è finita

la stagione della conflittualità

esasperata»- Montezemolo

il commento di Operaicontro link


rivista n+1- UNA SOCIETA' MUCILLAGINE

La borghesia è sempre più angosciata dalla continua "perdita di energia" del sistema. Nel 41° Rapporto sulla situazione sociale del Paese il presidente del Censis osserva che "cultura", "scuola", "istituzioni", ecc. sono ormai parole prive di significato reale. Di conseguenza sono vuoti i tentativi di assemblare "partiti del Popolo", di destra o di sinistra. Proposte prive di senso, dal momento che nessuno crede più a "uno sviluppo collettivo in cui ci stiamo tutti".  A questo si aggiungono "la violenza, la volgarità, lo sballo", una "dimensione sempre più disadorna della cultura collettiva", una "scuola dileggiata dai ragazzi che filmano gli insegnanti con il cellulare o provocano incendi". La sociologia fotografa la situazione ma non può avanzare soluzioni, perciò il suo discorso si traduce in una predica vuota.

2005: Una vita senza senso


 

545:  Contratto per i meccanici.

127 Euro per chiudere una vicenda che  è durata troppo se pensiamo al dare e all'avere. Per i terzi livelli, che  alla fine rappresentano la maggioranza dei lavoratori, vuol dire 51,75 Euro dal 1° gennaio 08, 31,91 Euro dal 1° gennaio 09, 25,88 Euro dal 1° settembre 09.

Una tantum di 267 Euro a marzo.

A fronte di questi aumenti salariali sono stati concessi due giorni in più di lavoro, un sabato e un par. In conclusione si prolunga il contratto di  6 mesi, si aumentano i giorni lavorati, si peggiora la legge sui contratti a termine portandoli a 44 mesi.

Quale giudizio dunque si può dare di un Contratto che fu un tempo, nel nostro paese, tra le scadenze più importanti non solo sindacali ma sociali e anche politiche ?

La Fiom che è stata quella più attiva dice che si sono limitati i danni e salvato il Contratto Nazionale per tutti, ma il giudizio che più si addice è quello di un lavoratore intervistato dal tg3 che conclude: si poteva avere molto di più ma va bene così.... esprimendo il senso di rassegnazione esistente sia nel sindacato ma anche nella politica.

Noi siamo sempre più convinti che occorre ripartire dalle persone, dalla loro voglia di mettersi insieme e di riprendere il gusto di pensare e di fare  per loro e per i loro figli.

L'Assemblea di Perosa sui problemi della valle con un buon numero di operaie ed operai è stato un buon esempio di come si possa riprendere a pensare al futuro insieme.

Enrico Lanza/alpcub

-----------------------------------

la posizione della CUB:

Contratto metalmeccanici: iniziato male finito peggio.

Sul salario una beffa; gli stipendi reali diminuiranno perché l’aumento del costo della vita, sarà ben più alto dei pochi euro concessi. Più orario di lavoro, precarietà garantita per almeno 44 mesi, 5° settimana di ferie tra 18 anni.

Una vera e propria finzione di contratto nazionale.

 

Il contratto dei meccanici è scaduto nel periodo in cui era alta e diffusa la discussione su quella che è considerata ormai una vera e propria emergenza salariale. I salari dei lavoratori, hanno perso un consistente potere d’acquisto, precipitando in fondo alla classifica dei paesi dell’Unione europea.

 

Secondo il governatore della Banca d’Italia, gli stipendi italiani sono inferiori del 30-40% rispetto a quelli di Francia, Germania e Inghilterra. I salari hanno perso il 10% dal 2002 al 2007.

 

Questo l’effetto della “politica dei redditi” introdotta con l’accordo 23 luglio ‘93 tra governo, Confindustria e sindacati, che ha comportato aumenti contrattuali più bassi dell’inflazione reale, ritardi nel rinnovo dei contratti; una appropriazione da parte delle padronato della quasi totalità dell’aumento della produttività prodotta.

 

Sarebbe stata necessaria quindi una piattaforma di rinnovo che avviasse un percorso di recupero salariale avendo a riferimento le dinamiche delle retribuzioni in Europa e le perdite di potere di acquisto fin qui accumulate cosi come proposta da Flmuniti-Cub.

 

Fim, fiom e uilm hanno invece presentato una piattaforma rinunciataria, al ribasso e logicamente i risultati non potevano che essere pessimi.

 

Salario una vera e propria beffa:

L’aumento effettivo è di 74 € lordi mensili sui 30 mesi, corrispondenti a 46 €netti.

 

Si è allungata la durata contrattuale da due  a due anni e mezzo e si prevedono mediamente, 60 € lordi a gennaio 2008,  37€ lordi a gennaio 2009 e 30 € lordi a settembre 2009.

 

Il terzo livello, tra una tantum e aumenti per il periodo 1° luglio 2007 – 31 dicembre 2009 prenderà ben 2.156 euro lordi, corrispondenti a 65 euro lordi al mese che al netto di contributi e tasse diventano 40,50 € al mese.

 

Tale risultato affronta l’emergenza salariale o la peggiora ulteriormente anche alla luce dell’aumento di prezzi e tariffe già decisi e/o in cantiere?

 

I contenuti salariali concordati tra fim fiom, uilm e federmeccanica

 

Livello

Totale aumento

Aumento 1/1/08

Aumento 1/1/09

Aumento 1/9/09

1

79,38

37,5

23,12

18,76

2

92,87

43,88

27,06

21,93

3

109,54

51,75

31,91

25,88

4

115,89

54,75

33,76

27,38

5

127,00

60,00

37,00

30,00

5s

140,49

66,38

40,93

33,18

6

150,81

71,25

43,94

35,62

7

166,69

78,75

48,56

39,38

       

         Una tantum di 300€ alla quale va sottratta l’indennità mancanza contrattuale

 

Lavoro stabile? Se ne parla dopo 44 mesi lavoro precario

Precarietà 44 mesi di tempo determinato e interinale per  avere forse il contratto a tempo indeterminato.

 

Aumenta l’orario di lavoro

E’ previsto l’aumento dell’orario di lavoro di 2 giorni con  l’aggiunta di un sabato lavorativo e la riduzione di un giorno dei permessi annui. Aumentato l’utilizzo dell’orario plurisettimnale

 

Ferie parità operai impiegati ? Se ne parla tra 10-18 anni.

Il diritto ad 1 giorno di ferie in più da subito solo per chi ha 10 anni di anzianità lavorativa e 55 anni di età. Per gli altri lavoratori i 10 anni decorrono dal 1-1-2008. La 5° settimana maturerà tra 18 anni.

 

La mensilizzazione del salario, un ulteriore risparmio per le imprese a scapito dei nuovi assunti dal 1-1-2009

La mensilizzazione è a discapito degli operai assunti dopo il 31 dicembre 2008 che perderanno la retribuzione di 11 ore e 10 minuti di mancato conguaglio annuale (circa 130 euro annui)

 

Inquadramento unico

E’ istituita una commissione che se farà proprie le proposte di fim-fiom-uilm introdurrà 8 livelli con 3 fasce salariali ovvero 24 categorie dalle quali sarà difficile salire verso l’alto.

 

Sicurezza nelle aziende.

Un sacco di parole ma nessun intervento serio per evitare morti e malattie professionali.

Si è trattato, per l’ennesima volta, di una finzione di rinnovo del contratto che spiana la strada all’azione il padronale di smantellamento del contratto nazionale.

 

Ma tutto questo non è inevitabile: Flmuniti-Cub si batte contro la pretesa padronale di decidere con chi trattare e per un contratto vero: salari europei, lavoro stabile, diritti, dignità, tutela della sicurezza e della salute in azienda e meno orario.

 

Molto però dipende anche dalla volontà dei lavoratori di continuare a farsi rappresentare da sindacati subordinati al padronato. E’ indispensabile togliere il consenso ai non sindacati e organizzarsi con la Flmuniti-Cub per non continuare a subire lo strapotere padronale.

 

Milano 23-gennaio 2008

-------------------------------------------------------------------------

Una strana atmosfera contrattuale

Il 21 gennaio scorso sia La Repubblica che Il Corriere della Sera riportavano in articoli simili che il contratto dei metalmeccanici riguardava 1,5 milioni di lavoratori. Ora, ricordiamo che nel 1969, all'epoca del celebre (o famigerato) "autunno caldo", i metalmeccanici erano 1,2 milioni. Dopo quasi quarant'anni di presunta de-industrializzazione e de-proletarizzazione i salariati di una sola categoria sono dunque cresciuti di 300.000 unità (proprio le "tute blu", quelle che secondo la sociologia spicciola erano praticamente estinte). Per non dire di quanti ne sono "nati" in altri paesi , ad esempio in Cina, cosa che ha delle ovvie conseguenze.

Fatta questa premessa, vediamo che, se la dinamica del contratto dei metalmeccanici non è sostanzialmente diversa dal solito, vi sono fatti "collaterali" che si prestano ad alcune considerazioni "nuove". Specie per quanto riguarda le intenzioni di una parte della borghesia. E questo anche tenendo conto del fatto che il contratto dei metalmeccanici fa sempre da apri-pista per gli altri contratti (fra rimandi e ritardi, nel 2008 sono interessati quasi contemporaneamente 6,5 milioni di lavoratori).

La parte meno becera della borghesia italiana aveva già dato segnali di ripensamento rispetto al liberismo selvaggio. D'accordo, era molta scena e poca sostanza, ma la grande industria è sempre oggettivamente disturbata dal caos economico ed ha convenienza nelle regole imposte dallo Stato, se non altro per il vecchio principio: "privatizzare i guadagni e socializzare le perdite".

Così i vari Montezemolo, Rossi e Draghi avevano già preso netta posizione per una "politica di sistema". Assolutamente paradigmatico un articolo di Guido Rossi, pubblicato il 10 gennaio in prima pagina da Repubblica e intitolato "Come combattere il liberismo globale". Quando un Rossi dice "combattere il" e non "difendersi dal" è evidente che non ha intenzione di stare a guardare. Lui e chi sta con lui.

Una conseguenza pratica di questa brezza di capitalismo "renano" (concertazione totale per un keynesismo moderato alla tedesca in difesa della "propensione marginale ai consumi" dei redditi bassi) fu la la dichiarata intenzione di diversi capitalisti di aumentare unilateralmente i salari come anticipo del contratto. Addirittura alcuni, come Della Valle, vorrebbero passare ad elargizioni unilaterali extracontrattuali, e la cosa ha ovviamente provocato una serie di titoloni sui giornali. Qualche capitalista ha già elargito somme senza aspettare gli altri.

La pubblicità sui buoni padroni e i poveri operai che non arrivano alla fine del mese è stata di certo concertata, tanto che ogni notizia ha avuto subito una propagazione sospetta: se parlava Montezemolo gli faceva immediatamente eco Draghi e così via. L'asse ideologico di questa operazione è quello che si raggruppa infatti intorno ai soliti nomi, oltre a quelli già detti, i vari De Benedetti, Scalfari, Caracciolo, Benetton, Profumo, e altri defilati ma ben presenti in questa atipica ondata di capitalismo regolatore.

In tema, ricordiamo la favola (vera) del pastaio marchigiano che, angustiato per le continue richieste di aumenti nella sua piccola fabbrica, aveva provato a vivere con un salario da operaio (famiglia di quattro persone) "per vedere l'effetto che fa", come diceva Jannacci. Per farla breve, la faccenda era finita a tarallucci e vino, nel senso che il padrone sperimentalista galileiano aveva elargito un aumento di 130 euro a tutti i suoi operai. Titoloni sui giornali, visita del ministro Damiano, e contorno di articoli-inchiesta-denuncia, come quelli su Repubblica del buon Luciano Gallino, cresciuto per un bel po' di anni all'ombra della Fondazione Agnelli.

Sarà un caso, ma la borghesia metalmeccanica aveva proposto un aumento medio di 120 euro scaglionati in 30 mesi, senza scioperi, prendere o lasciare. Il contratto appena firmato ne prevede 127, sempre in 30 mesi, però con una serie impressionante di aggravanti rispetto alla parte normativa (adesso la schiavizzazione si chiama "flessibilità"). Quindi paradossalmente sarebbe stato meglio non "lottare" per un contratto del genere. Infatti 1) i due bienni, contrattuale e normativo, sono stati allungati di altri 12 mesi; 2) i 127 euro sono per il 5° livello che, con la diffusione della flessibilità, diventa sempre più esiguo, mentre s'ingrandiscono i livelli inferiori (un 3° livello prenderà 36 euro netti da questo mese, 22 il gennaio 2009 e 29 a settembre dello stesso anno); 3) con l'allungarsi della durata dei contratti, per semplice ritardo nel dichiarare sciopero e intavolare trattative, si è consolidata la prassi di dare cifre "una tantum", in questo caso 209 euro a marzo, cioè nemmeno l'aumento di due mensilità, per ritardi che in certi casi sono di diversi anni.

Ma, come si diceva, il salario è la faccia complementare della normativa. Il rapporto provvisorio di lavoro (precariato) sale a 44 mesi per i nuovi assunti, con una possibile proroga di 8 mesi in caso di contratti a termine. Sono quasi 5 anni, computabili anche in "discontinuità", per cui si può essere precari presso lo stesso capitalista per tempi imprecisati. I "picchi di produzione", che prima erano riconosciuti solo alle industrie legate a cicli stagionali come le conserviere, dolciarie, ecc. adesso sono riconosciuti anche alle altre aziende, per cui è possibile superare ovunque le 40 ore normali per 8 settimane con il dimezzamento delle maggiorazioni rispetto agli straordinari attuali del sabato (in cambio si concede una settimana di ferie in più ai lavoratori con 55 anni di età e almeno 18 anni di anzianità lavorativa). I turni, che prima potevano essere 18 solo per ragioni "contingenti" (3 giornalieri fissi per 6 giorni alla settimana), adesso possono essere introdotti per ragioni "strutturali", cioè sempre. Le giornate di ferie individuali vengono vincolate al tasso di assenteismo (olte il 5% niente ferie) e subordinate alle solite esigenze aziendali con l'introduzione di un preavviso obbligatorio di 15 giorni.

In pratica la storica domanda sociale per la diminuzione della giornata lavorativa va a farsi benedire definitivamente.

Le condizioni di lavoro dei proletari cinesi si avvicineranno nel tempo a quelle dei loro compagni occidentali. Il processo sarà velocissimo, per il semplice motivo che sarà veloce la cinesizzazione delle condizioni di lavoro di questi ultimi. Comunque bando ai piagnistei: i proletari, indipendentemente dalla funzione degli attuali sindacati, possono avere solo ciò che rivendicano; anche se la loro forza tremenda potrebbe metterli in condizione di volere tutto.

n+1, rivista sul "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente".

25 gennaio 2008.

-------------------------------------------------

 

 

Difesa del CCNL e assemblee operaie per approvare l'accordo. Il patrimonio dei metalmeccanici

di Maurizio Zipponi,  responsabile area lavoro economia, segreteria nazionale Prc

 

Ho letto il testo integrale dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici siglato dai segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm.
 
Il percorso democratico che i metalmeccanici si sono dati è importante:  prima toccherà  all’assemblea unitaria dei 500 delegati esprimere un giudizio sui contenuti dell’intesa e poi saranno  le lavoratrici e i lavoratori (che dissero Si all’80% circa alla piattaforma rivendicativa)  a decidere con il voto se approvare oppure no il testo siglato.
 
E’ proprio questa prassi - imperniata sulla partecipazione e sul diritto dei diretti interessati di esprimere giudizi vincolanti per il sindacato - accompagnata dalla capacità di mobilitazione il patrimonio più prezioso che i metalmeccanici consegnano al movimento operaio e alla sinistra politica.
 
Ciò che si è giocato nel corso della trattativa, il vero “oggetto” del contendere è stata l’esistenza o la cancellazione del contratto nazionale di lavoro. Su questo nodo di fondo i metalmeccanici hanno vinto. Ribadire l’esistenza di un insieme di diritti e di parametri che valgono per tutti i lavoratori, al nord come al sud, nelle piccole e nelle grandi imprese, per chi è assunto a tempo indeterminato e per chi è precario, per i giovani come per chi ha anni di lavoro alle spalle è un risultato enorme.
 
Anche i contenuti nell’intesa sono importanti.
 
La richiesta di aumento salariale contenuta nella piattaforma era di 117 euro mensili lordi. L’ipotesi di accordo ne prevede 127 a fronte di un prolungamento di sei mesi del contratto.
 
Per valutare il reale incremento salariale del lavoro operaio  è necessario considerare anche l’aumento della base di calcolo per una serie di istituti e la perequazione sugli scatti di anzianità. L’insieme di questi elementi porta a un risultato superiore a 127 euro.
 
Contro la precarietà l’intesa pone paletti che il protocollo su welfare e mercato del lavoro non ha inserito: la “somma” dei periodi di lavoro a scadenza effettuati anche con tipologie diverse (a tempo determinato e interinale) e in modo non consecutivo per raggiungere il limite massimo oltre al quale l’azienda è costretta ad assumere il lavoratore a tempo indeterminato.
 
Il testo prevede anche la parificazione normativa (verso l’alto, per la prima volta dopo venti anni) tra operai e impiegati.
 
Questo significa, ad esempio,  che dal 1 gennaio 2008 anche gli operai maturano un giorno di ferie dopo dieci anni di anzianità e una settimana di ferie dopo diciotto anni.
 
Detto così sembra “robetta”, in realtà si tratta della conquista di qualcosa di inseguito per anni: la riduzione dell’orario di lavoro (in questo caso di 40 ore all’anno per gli operai).
 
L’orario di lavoro resta fissato in 40 ore settimanali: l’ipotesi di contratto nazionale dei metalmeccanici non accoglie le norme sulla flessibilità previste dalla legge 66.
 
Aumenta di otto ore all’anno il tempo di lavoro straordinario esente da contrattazione e uno dei sette Par (permessi annui retribuiti) potrà essere spostato all’anno successivo, fermo restando la possibilità del lavoratore di chiederne il pagamento o di spostarlo nel conto ore di riposo.
 
I metalmeccanici hanno un’ipotesi di contratto ed è stata sconfitta quella parte di Confindustria che ha fatto di tutto perché non si arrivasse ad un accordo, minacciando di procedere ad aumenti salariali unilaterali, già da questo lunedì.
 
Ora la palla passa al sindacato confederale e alla politica, a quanto riusciremo a conquistare come sinistra nella verifica aperta con il Governo: dalla detassazione degli aumenti previsti dai contratti nazionali (proposta avanzata anche da un “pericoloso estremista” come Francesco Gavazzi sul Corriere della Sera) all’introduzione del fiscal drag, alla  detrazione fiscali per i redditi da lavoro dipendente.
 
I risultati ottenuti dai metalmeccanici sono soprattutto merito della loro determinazione e capacità di mettere in campo lotte incisive e visibili.
 
Chi in queste ore, legittimamente, sta esprimendo opinioni diverse si assume la  responsabilità di affermare che democrazia, scioperi e mobilitazioni non hanno portato ad alcun miglioramento delle condizioni di lavoro, con la conseguenza di alimentare la rassegnazione, di accreditare l’idea dell’indiscutibile potere delle imprese, di favorire inconsapevolmente una svolta a destra nel paese.
 
Per quanto mi riguarda quella siglata dai metalmeccanici è una buona ipotesi di contratto, che deve favorire la conclusione degli altri contratti aperti e una azione immediata del governo a favore dei redditi da lavoro dipendente.


22 Gennaio 2008
 

Dopo la firma, tutti all'attacco contro il contratto nazionale

di S.F.

su Il Manifesto del 22/01/2008

Confindustria, Cisl e Uil sono contro «gli arcaismi e le rigidità» del contratto nazionale, che deve restare solo come «paracadute»

Firmato "il contratto" parte l'offensiva sulla riforma del modello contrattuale. Nella direzione, come spiega il ministro del Lavoro Cesare Damiano, di una triennalizzazione della durata dei contratti (oggi, secondo le regole del luglio '93, suddivisi in due bienni economici e in un quadriennio normativo), e degli incentivi alla contrattazione decentrata (che oggi riguarda circa il 10% delle imprese), strada già aperta dal disegno di legge che ha recepito il protocollo sul welfare.
«Abbiamo firmato l'accordo che dovevamo firmare», dice il presidente degli industriali, Luca di Montezemolo, «un accordo positivo solo se lo si guarda in un ottica tradizionale». «Per i dipendenti - continua Montezemolo - credo non si possa più continuare a ragionare con un rigido contratto nazionale che non tiene conto delle diversità geografiche e delle differenze tra le stesse imprese». «La chiusura della vertenza dei metalmeccanici è di per sè un fatto positivo - dice Emma Marcegaglia, candidata alla presidenza di Confindustria - ma non possiamo più andare avanti con assetti contrattuali vecchi che risalgono a 35 annifa, serve un forte legame tra contratti e produttività».
Non è sola Confindustria nell'invocare una stagione di «modernizzazione, contro gli arcaismi di un contratto nazionale che ingessa». Cisl e Uil sono esattamente sulla stessa lunghezza d'onda, non ne hanno mai fatto mistero e ieri sono tornate a ribadirlo. E la "modernizzazione" di cui si parla consiste nello svuotamento progressivo del contratto nazionale che deve rimanere come «un paracadute», per dirla alla Marcegaglia, o come «salvaguardia minima», per usare le parole del presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo.
«Sono d'accordo con Montezemolo - sono le parole del segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni - Il modello di contrattazione è arcaico». «Il contratto nazionale è stato troppo sopravvalutato, ha una funzione importante perchè deve servire esclusivamente a coprire i buchi determinati dall'inflazione. Questo e solo questo, non può essere usato per altri scopi perchè altrimenti snerva». Stessa musica in casa Uil: «Concordo con Montezemolo che il sistema di contrattazione è arcaico, ma lui ha molte responsabilità nell'avere determinato questa situazione e nel non avere operato a sufficienza per cambiarlo». Fosse per Confindustria, Cisl e Uil, insomma, il contratto nazionale sarebbe già stato messo in soffitta.
Restano comunque da rinnovare alcuni importanti contratti (pubblico impiego e commercio in primis). Ed era stato lo stesso ministro Damiano, nei giorni scorsi, a calendarizzare cinque tavoli di concertazione con le parti sociali, su pressione fiscale, modello contrattuale e produttività, rinnovi, prezzi e tariffe e sicurezza sul lavoro. I tavoli sarebbero dovuti partire dalla fine di gennaio, ma con gli avvicendamenti di ieri, e una maggioranza che non c'è più (dopo l'uscita di Mastella), nulla è certo.
Il contratto delle tute blu passerà ora al vaglio delle strutture di Fiom, Fim e Uilm, mentre domani si riunirà l'"assemblea dei 500", a cui partecipano dirigenti nazionali e delegati dai territori, per il via libera all'intesa. Successivamente partiranno anche le assemblee nei luoghi di lavoro, per presentare l'intesa raggiunta ai lavoratori, che saranno chiamati a validarla nel referendum.

 

 «Abbiamo fermato l'assalto dei padroni»

di Loris Campetti e Francesco Piccioni

su Il Manifesto del 22/01/2008

Il segretario Fiom Gianni Rinaldini difende l'accordo: il miglior compromesso possibile, «volevano cancellare il contratto». Solo le iniziative di lotta cresciute negli ultimi giorni ci hanno permesso di riaprire il negoziato

«Il giudizio positivo sull'accordo non può nascondere che è il prodotto di un compromesso. Sarebbe un errore parlare di grande successo. Credo che sia l'accordo possibile che ci consente di respingere l'attacco contro l'istituto del contratto con una soluzione dignitosa, soddisfacente». Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini difende l'ipotesi di accordo sottoscritto da Fim, Fiom e Uilm con Federmeccanica e insiste su un punto: «L'accordo sarà sottoposto al giudizio dei lavoratori, i titolari della decisione».

Come si è sviluppata l'offensiva di Federmeccanica?

Una componente padronale puntava a far saltare il contratto per dimostrare che i meccanici erano un ostacolo all'avvio del tavolo confederale sui salari e, a loro dire, sul sistema contrattuale. Basti guardare il comunicato di Confindustria sull'accordo: sulla produttività e la competitività sostiene che un «sindacato conservatore» avrebbe impedito l'introduzione di importanti innovazioni. E' evidente di cosa stanno parlando.

C'è chi sostiene che quello appena firmato è stato l'ultimo contratto dei metalmeccanici.

Lo affermano Calearo e la Confindustria, ed è visibile in tutti i passaggi della trattativa seguita persino nelle riunioni ristrette, da un rappresentante di Confindustria che affiancava il vertice di Federmeccanica, giocando un ruolo di contrasto rispetto al raggiungimento di un accordo. Ora la più importante associazione imprenditoriale è furiosa perché è stato introdotto un massimale di 44 mesi sia alla proroga dei contratti a termine che all'incrocio con quelli interinali. Non abbiamo ottenuto molto sul mercato del lavoro, ma quel che abbiamo strappato brucia a Confindustria. Quando hanno presentato un «testo finale», persino alla stampa, definendolo praticamente non trattabile, avevano messo in conto la possibilità di far saltare il contratto. Infine, la pretesa di legare la sospensione delle elargizioni unilaterali di danaro alla sospensione degli scioperi andava ancor più nettamente nella direzione della rottura. A questa strategia abbiamo risposto in modo netto e unitario come organizzazioni sindacali, pur partendo da posizioni diverse. Mi sento di dire che le iniziative di lotta cresciute negli ultimi giorni sono la ragione vera che ci ha consentito di riaprire il negoziato: se avessero fatto saltare la trattativa si sarebbe aperta una stagione di scontro sociale pesante.

Così avete fatto ricorso alla mediazione del ministro Damiano. Qualcosa di simile a un lodo?

Il momento più delicato è stato quando Federmeccanica si è presentata al ministro con la richiesta di due sabati straordinari aggiuntivi e un giorno di permesso (par), tentando così di dividerci. Ma nessuno di noi, mentre circolavano nelle agenzie ipotesi di un lodo governativo sostenuto anche da settori confederali, si è reso disponibile a farsi usare dalla controparte e abbiamo ribadito al ministro che la nostra disponibilità non andava oltre un sabato e un par. Sui due sabati la Fiat si è battuta con determinazione fino all'ultimo. Se avessimo accettato di percorrere la strada del lodo avremmo ammesso la nostra impotenza contrattuale, e si sarebbe limitata o annullata la consultazione democratica. E sancito anche la sconfitta della Fiom.

Come valuti il ruolo svolto da Damiano?

Positivamente, è stato un ruolo attivo. Non ha giocato su più tavoli, e alla fine si è affermata con coerenza la proposta dei sindacati.

Non temi che in cambio il ministro abbia promesso ai padroni contropartite nel tavolo confederale sui salari?

Non so se ci sono state promesse. Di voci ne circolano tante, anche di una telefonata tra Prodi e Marchionne. Non posso escludere che si sia ragionato su eventuali misure del governo.

Passiamo agli aspetti positivi e a quelli negativi.

La parificazione normativa tra operai e impiegati è diventata un elemento importante: d'ora in poi tutti i metalmeccanici avranno un'unica normativa, che per gli operai vuol dire un giorno in più di ferie dopo 10 anni e una settimana dopo 18. C'è un punto delicato che riguarda la perdita di 103 euro annui per i nuovi assunti, pure compensata dalla nuova normativa sugli scatti di livello che porta a un aumento di 25 euro nel passaggio dal 2° al 3° e di 53 dal 3° al 4°.

Veniamo al salario.

Il 3° livello, l'operaio alla catena, prende 110 euro di aumento parametrato su 30 mesi. Strappare 127 euro di media, calcolati sul 5° livello, ci ha consentito per la prima volta di ottenere, su un contratto allungato di 6 mesi, una cifra maggiore a quella chiesta per la durata normale del contratto.

Un sabato e un giorno di permesso vogliono dire allungamento dell'orario di lavoro.

Ovvio, anche se le pretese della controparte erano ben più pesanti. Un sabato significa 8 ore di lavoro in più, mentre la modifica del meccanismo della «banca ore» consente il recupero del par, e questo potrebbe essere un vantaggio per i lavoratori migranti.

Per la prima volta da anni si è divisa la Fiom. Cremaschi e la Rete 28 aprile hanno votato contro, un 10% che pesa politicamente.

E' un fatto negativo, ma rientra nella dialettica democratica della Fiom. E' già avvenuto in altri contratti. Quei compagni hanno espresso una valutazione sull'accordo che non condivido, ma non ne traggo conclusioni definitive.

Ora ci sarà il referendum. Non farete come le confederazioni, che hanno imposto a chi presentava il testo del protocollo di sostenerlo, a prescindere dal giudizio soggettivo?

Ovviamente auspico un ampio giudizio positivo, sapendo che ci saranno zone di sofferenza e che tra i meccanici non c'è la tradizione al plebiscitarismo. Certo non constringeremo nessuno a parlare o votare contro la sua volontà. Però l'informazione dev'essere corretta, senza nascondere gli aspetti positivi né quelli di compromesso.

 

 

ROMA-la stampa
Aumento medio di 127 euro, una tantum di 300 euro, equiparazione tra operai e impiegati. Sono questi i punti salienti dell’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici che Fim, Fiom e Uilm hanno raggiunto con Federmeccanica e Assistal. Ecco in sintesi cosa prevede l’accordo:


ASPETTI RETRIBUTIVI Una tantum di 300 euro comprensiva dell’indennità di vacanza contrattuale erogata da pagare a marzo; incremento dei minimi contrattuali per una vigenza contrattuale di 30 mesi di 127 euro % medi, in tre scaglioni: 60 euro a gennaio 2008, 37 a gennaio 2009 e i restanti 30 a settembre 2009. Elemento perequativo raddoppiato e fissato a 260 euro Rivalutazione delle indennità di trasferta e di reperibilità.

PARIFICAZIONE TRA OPERAI E IMPIEGATI Da gennaio 2009 le differenze che ancora permanevano tra la disciplina degli impiegati e degli operai sono state cancellate, estendendo di norma i degli impiegati agli operai. La normativa degli scatti di anzianità Š stata semplificata ed è stata estesa agli operai la maturazione dei giorni di ferie aggiuntivi in base all’anzianità aziendale, che fino ad oggi era prevista per gli impiegati.

RELAZIONI SINDACALI È prevista l’istituzione dell’Osservatorio nazionale che si occuperà anche di ambiente e sicurezza del lavoro. È stata recepita la direttiva europea sui diritti di informazione e consultazione nelle imprese con almeno 50 dipendenti.

AMBIENTE E SICUREZZA SUL LAVORO Le imprese dovranno informare, di norma ogni 6 mesi, i lavoratori sulle questioni della sicurezza e della salute, anche in relazione alle specificità aziendali.

ORARIO DI LAVORO I sabati di straordinario ’comandatì passano da 4 a 5 nelle imprese con almeno 201 dipendenti e da 5 a 6 nelle imprese di minori dimensioni. Uno dei sette permessi annui retribuiti a fruizione collettiva potrà essere spostato dall’azienda all’anno successivo con fruizione individuale. Per coloro che hanno svolto, con la stessa azienda e nella medesima mansione, periodi di lavoro sia interinale che con i contratti a termine, è stato fissato un limite massimo di 44 mesi.

INQUADRAMENTO L’elemento retributivo di professionalità per la parte più specializzata degli operai di 5° livello, istituito con il contratto del 1990, sarà trasformata in un vero e proprio livello contrattuale con il parametro retributivo del 5° super (fino ad oggi previsto solo per gli impiegati).

 

 

Il ministro del Lavoro Cesare Damiano: risultato di grande rilevanza
L'intesa prevede anche 300 euro di una tantum a marzo 2008 a compenso del ritardo - repubblica

Metalmeccanici, raggiunto accordo
127 euro di aumento per 30 mesi


ROMA - Fumata bianca per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici: l'intesa è appena stata raggiunta al ministero del Lavoro e prevede un aumento di 127 euro al mese per i prossimi 30 mesi, 260 euro per chi non fa contrattazione di secondo livello e 300 euro di una tantum a compenso del ritardo di nove mesi dalla scadenza del contratto. Nel pomeriggio le parti procederanno alla stesura dei testi e alla firma conclusiva.

"Il contratto dei metalmeccanici si è concluso. E' un risultato di grande rilevanza sia per i lavoratori, ma soprattutto per il Paese che ha bisogno di stabilità e certezze" ha sottolineato il ministro Cesare Damiano, evidenziando che con questo accordo migliorano le tutele dei lavoratori e le loro retribuzioni mentre le imprese possono accrescere la loro competitività e flessibilità.

Damiano ha spiegato che i 127 euro di aumento medio a regime saranno divisi in tre tranche: 60 euro il primo gennaio 2008, 37 euro il primo gennaio 2009 e 30 euro il primo settembre 2009. La rivalutazione della retribuzione destinata ai lavoratori che non hanno un contratto aziendale è di 260 euro e cioè 20 euro mensili per 13 mesi su base annua. L'una tantum, ha detto ancora il ministro, sarà erogata in una cifra unica di 300 euro a marzo 2008.

L'accordo prevede il via libera all'utilizzo di un sabato comandato in più sia per le aziende fino a 200 dipendenti che per quelle oltre i 200. "Un compromesso" come lo ha definito ancora il ministro che "avvantaggia ambedue le parti sociali". L'intesa, inoltre, prevede anche l'utilizzo da parte dell'azienda di un permesso annuo retribuito prevedendone però l'eventuale godimento da parte del lavoratore all'anno successivo e salva la richiesta di monetizzazione come concordato con Federmeccanica.

E' stato definito a 44 mesi il limite del lavoro a tempo determinato mentre a proposito delle ferie - i lavoratori maturano un giorno in più con 10 anni di anzianità e 55 anni di età - Damiano ha detto che per la prima volta in un contratto di lavoro è stata raggiunta la parità normativa fra operai e impiegati.

"La firma del contratto apre la strada al consolidamento delle relazioni sindacali e della logica concertativa e rende più facile proseguire nella strada della concertazione adottata dal governo che ci vedrà impegnati nell'apertura di alcuni tavoli per gli sgravi fiscali sui redditi e la competitività", ha aggiunto Damiano.

Una azione, quella portata avanti dal governo che ha comunque avuto a mente "gli interessi dei lavoratori e al tempo stesso i problemi di competitività e crescita posti dalle imprese perché ogni contratto deve trovare un compromesso, un giusto equilibrio", ha proseguito Damiano riconoscendo a sindacati e industriali "una profonda convinzione di arrivare a una conclusione".

Il ministro ha ribadito infine come l'azione del governo sia sempre stata attenta "a non invadere l'autonomia e la prerogativa delle parti sociali ma soltanto rendendosi disponibili ad avvicinare ed accompagnare le posizioni".
( 20 gennaio 2008 )

 

20/1/2008 (14:40) - IL TIRA E MOLLA FRA LE PARTI
Metalmeccanici, raggiunta l'intesa
Fumata bianca: nel nuovo contratto
aumento salariale di 127 euro al mese
Damiano: risultato di grande rilevanza
ROMA
Federmeccanica e sindacati hanno raggiunto l’accordo sul rinnovo contrattuale dei metalmeccanici. L’aumento salariale previsto, secondo quanto si apprende, è di 127 euro al mese su 30 mesi.

L'intesa
Nei contenuti, ha spiegato in conferenza stampa il ministro del Lavoro Cesere Damiano, «sul fronte della flessibilità si giunge ad un risultato che consente un maggior utilizzo flessibile del lavoro, attraverso l’uso dei sabati lavorativi. Si migliorano poi le condizioni dei lavoratori, in particolare per i nuovi assunti, che raggiungono per la prima volta la completa parità normativa con gli impiegati».

Aumento in tre rate e una tantum
«Sotto il profilo salariale - ha detto il ministro - il contratto si chiude con un risultato molto importante, nonostante le distanze iniziali delle parti. Si tratta di un aumento medio di 127 euro a regime, diviso in tre tranche: la prima da gennaio 2008 di 60 euro, la seconda da gennaio 2009 di 37 euro e la terza da settembre 2009 di 30 euro. C’è poi - ha aggiunto Damiano - una rivalutazione della retribuzione per i lavoratori senza il contratto integrativo, che verrà portata a 20 euro mensili per 13 mensilità. E viene erogata una una tantum a marzo 2008 di 267 euro, che sommata all’indennità di vacanza contrattuale erogata porta il complessivo a 300 euro».

Damiano: «Il Governo ha svolto una parte importante»
Secondo il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, la chiusura del contratto dei metalmeccanici è «un risultato di grande rilevanza per i lavoratori, per le imprese e per il Paese, che ha bisogno di stabilizzazione e di certezze». «Il Governo - ha aggiunto Damiano - ha svolto una parte importante e positiva nel suo compito di accompagnamento e mediazione».

Rinaldini (Fiom): «Ora la parola spetta ai lavoratori» 
Anche l segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini giudica positivamente l’accordo. «Il nostro giudizio - ha detto Rinaldini - è complessivamente positivo, ma ora la parola spetta ai lavoratori, perché andremo ai referendum, e valuteranno così questo difficile accordo». «A questo punto era l’unico accordo possibile - ha sottolineato il leader della Fiom - con aspetti importanti, come l’aumento salariale significativo. Ci sono però anche aspetti di sofferenza, ma è stata evitata l’ipotesi di far saltare il contratto nazionale».

Federmeccanica: «Contratto difficile, ora andiamo avanti»
Più pacata la reazione di Federmeccanica. «Dopo una settimana di brutte notizie, - ha affermato il presidente di Federmeccanica, Massimo Calearo - guardando avanti, abbiamo chiuso il contratto, un contratto difficile nell’interesse delle imprese e dei lavoratori». «Non era semplice - ha aggiunto Calearo - soprattutto considerando le posizioni da cui eravamo partiti». «C’è ancora molto da fare - ha sottolineato il numero uno di Federmeccanica - perché le imprese vivono di concorrenza. Quello di oggi è un atto importante e spero si arrivi velocemente a defiscalizzare il secondo livello di contrattazione e gli straordinari perché il momento è difficile».
Scioperi spontanei questa mattina alla Fiat di Mirafiori- la stampaweb 15.1.08
TORINO
Circa 500 lavoratori di aziende metalmeccaniche della zona Ovest di Torino hanno bloccato questa mattina corso Allamano, una strada di ingresso dalla tangenziale alla città. Il corteo era partito da alcune fabbriche della zona come la Lear e la Bitron, dove vi sono stati scioperi contro la rottura delle trattative per il contratto nazionale.

Scioperi spontanei questa mattina alla Fiat di Mirafiori «contro l’ultimatum di Federmeccanica». Lo rendono noto i sindacati. Un corteo interno con alcune centinaia di lavoratori ha interessato le carrozzerie, mentre alle presse i lavoratori hanno presidiato la porta. Analoghe iniziative sono in corso alle meccaniche.

«I lavoratori stanno scioperando spontaneamente- afferma Giorgio Airaudo, segretario della Fiom torinese - contro l’ arroganza dell’ ultimatum di Federmeccanica, contro la bugia dell’ aumento di 120 euro che in realtà è di 96 e l’ idea che per avere aumenti salariali che tutti reputano giusti si debba lavorare quattro giorni in più».

 


Nella classifica Ocse dei trenta Paesi più industrializzati, le retribuzioni dei
lavoratori del Bel Paese scivolano dal 19esimo posto del 2004 al 23esimo posto nel
2006.
Ci superano, infatti, non solo Stati Uniti, Giappone, Germania e Francia, ma anche
Spagna, Grecia.
Tra i Paesi europei, facciamo meglio solo del Portogallo.

Nella ricerca Ocse, i salari italiani (considerati secondo le retribuzione nette) si
attestano a circa 1.350 euro al mese o 16.242 euro l’anno, tredicesima compresa.
Lasciamo perdere la media certamente più elevata della realtà in quanto l'OCSE
assieme agli operai mette gli impiegati vari.
La busta paga più pesante è quella dei coreani e dei britannici, rispettivamente
primi e secondi in classifica, rispetto ai quali un italiano guadagna circa il 42% in
meno.
Lo stacco rispetto alla retribuzioni tedesche è invece del 23,5% mentre rispetto a
quelle francesi è del 17,6%.


La classifica:
1. Corea (28.095 euro)
2. Regno Unito (28.007)
3. Svizzera (26.322)
4. Giappone (25.764)
5. Lussemburgo (24.897)
6. Olanda (23.289)
7. Australia (23.139)
8. Norvegia (22.579)
9. Germania (21.235)
10. Irlanda (21.111)
11. Austria (20.713)
12. Usa (19.999)
13. Islanda (19.932)
14. Finlandia (19.890)
15. Canada (19.770)
16. Francia (19.731)
17. Belgio (19.729)
18. Svezia (18.891)
19. Danimarca (18.735)
20. Nuova Zelanda (17.919)
21. Spagna (17.410)
22. Grecia (16.720)
23. Italia (16.242)
24. Portogallo (13.136)
25. Turchia (10.693)
26. Rep. Ceca (9.54)
o.c.

2008-01-15 09:16 ansa
METALMECCANICI: ROTTA TRATTATIVA, GOVERNO CONVOCA LE PARTI
 
ROMA - E' rotta la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, per la cui riapertura ci si affida ora ad una mediazione del Governo, il quale si è già detto disponibile ad adoperarsi per una ripresa del confronto convocando già domattina le parti. "Le condizioni per proseguire non ci sono", hanno detto a Federmeccanica Fiom, Fim e Uilm, dopo una giornata convulsa in cui le aziende avevano presentato una proposta finale, con un aumento del salario di 120 euro.
 
 
Ma per il sindacato l'offerta delle aziende è "piena di trucchi", a partire dalla proposta economica che è spalmata su due anni e sei mesi. Con il risultato che l'offerta reale, dicono, si riduce a poco meno di cento euro, in pratica quanto già proposto dalle aziende e su cui le organizzazioni avevano già detto no.
 
Questo, in aggiunta alle richieste delle imprese sul mercato del lavoro e sulla flessibilità, dicono i sindacati, rende la proposta delle imprese inaccettabile. Per il rinnovo del contratto Federmeccanica ha offerto al sindacato un aumento sui minimi tabellari di 120 euro al mese a partire dal primo gennaio 2008 (il vecchio contratto è scaduto a giugno 2007) e fino al 31 dicembre 2009, cui si somma una una tantum di 250 euro, non comprensiva dell'indennità di vacanza contrattuale già erogata, e ad altri 230 euro annui di elemento perequativo che si trasformerebbe peraltro in istituto retributivo strutturale.
 
 
 "Il nostro è un giudizio negativo perché l'offerta è quella vecchia, non c'é nessuna novità", dice il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, che già al termine della riunione con la sua delegazione aveva annunciato che "la trattativa è finita" e che verranno proclamati ora nuovi scioperi. Stesso giudizio anche dalla Fim, ma non dalla Uilm, che in un primo momento aveva proposto invece di proseguire la trattativa con Federmeccanica, auspicando margini di negoziabilità sulla proposta delle aziende.
 
 
Un estremo tentativo di salvare la trattativa, naufragato però dopo l'ultima riunione delle segreterie unitarie in cui è stato deciso unanimemente di non accettare la proposta di Federmeccanica. La quale, a questo punto, non esclude la possibilità di procedere unilateralmente: domani si riunirà il direttivo dell'organizzazione e deciderà, ma già il presidente Massimo Calearo ha detto di essere personalmente favorevole a dare gli aumenti ai lavoratori anche in assenza di un contratto. Lo stesso Calearo, che ha illustrato la proposta delle aziende, aveva nel pomeriggio parlato di una "proposta finale" e su cui "con la buona volontà delle parti c'é la possibilità di chiudere". "Ci sono stati chiesti 117 euro e ne offriamo 120, possiamo chiuderla qui", ha detto. Negativa la risposta del sindacato: "Ci offrono meno di cento euro - ha detto il segretario della Fim, Giorgio Caprioli - in cambio di richieste pesanti sulla flessibilità, con 48 ore di straordinario esente da contrattazione e la rinuncia a due permessi retribuiti. Per noi, dunque, la trattativa è finita".

 

 

Federmeccanica presenta una proposta «inaccettabile»

di Francesco Piccioni

su Il Manifesto del 13/01/2008

Negoziato in stallo per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Fiom, Fim e Uilm respingono al mittente il documento degli industriali e ne preparano uno unitario che verrà presentato oggi

«Proposta inaccettabile». Quella arrivata da Federmeccanica, ieri, è stata definita con lo stesso aggettivo da tutti e tre i sindacati protagonisti della trattativa sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.
Ci si attendeva dalle imprese uno scarto, un'idea innovativa, rispetto alla posizione fin qui tenuta; aggravata oltretutto dalla minaccia implicita nell'aver fissato la data del 15 gennaio come limite temporale massimo per raggiungere un accordo. Una mossa quasi obbligata, dopo la riuscita al di là delle previsioni dello sciopero nazionale del giorno prima. Ma non è arrivata.
L'elemento più appariscente è l'offerta salariale: 100 euro parametrati al quinto livello e per una durata contrattuale di 24 mesi. La stessa già presentata all'inizio, ma senza più pretendere di legarne un terzo all'aumento della produttività. Una cifra da aggiungere interamente ai minimi tabellari, insomma, mentre finora solo 67 euro erano destinati a questa voce uguale per tutti (a seconda del livello di inquadramento). Uno spostamento significativo, che testimonia quanto meno sia del buono stato di salute economica delle aziende, sia dell'efficacia della «pressione» esercitata con lo sciopero. La piattaforma sindacale unitaria - approvata con referendum tra i lavoratori - chiede però 117 euro, più 30 per quei lavoratori che non hanno la contrattazione aziendale. Mentre per costoro le imprese propongono, come «elemento perequativo», appena cinque euro, trasformati in elemento strutturale, ma escludendone tutti i lavoratori che - a qualsiasi titolo - godano di altre forme di «superminimo».
L'analisi di tutti gli altri punti, però, ridimensionava di fatto anche questo timido passo avanti verso la controparte sindacale. Sul mercato del lavoro, sarebbe stata indicata la data limite di 48 mesi - per trasformare un contratto precario in a tempo indeterminato - nel caso di passaggio dal lavoro internale a quello a termine. Sui «par» (permessi annuali retribuiti) restava la richiesta di trasformarne almeno tre in giorni di lavoro, a parità di salario; sui «sabati comandati» di straordinario, idem. La controproposta sindacale era invece di un «par» (monetizzato) e un sabato in più (previa contrattazione con la rsu aziendale). Resta sospeso anche un punto importante del capitolo - dato per chiuso consensualmente - della «parificazione» tra operai e impiegati: la «mensilizzazione» del salario operaio, fin qui stabilito settimanalmente, comporta la «scomparsa» di 11 ore. Il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, sostiene di aver proposta una forma di compensazione; ma il nodo non risulta dipanato a sufficienza (è chiaro che a un orario «minore» corrisponde un salario diminuito, per cui i «100 euro» offerti sarebbero qualcosa in meno). Altri punti più «tecnici» delle proposta rafforzavano l'impressione di chiusura, portando i tre sindacati a definirla «inaccettabile». Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, spiegava anche che «in assenza di un nuovo documento per noi la trattativa finisce qui», aprendo all'ipotesi di nuove inizative di sciopero per far ripartire il negoziato su nuove basi.
Federmeccanica ne prendeva atto, chiarendo però che «un altro documento non lo presentiamo; se loro vogliono presentino una proposta». A quel punto davanti ai sindacati si apriva un bivio molto netto: o interrompere la trattative e andare allo sciopero, oppure accettare di andare avanti su un testo indigeribile, e quindi a perdere.
Il pomeriggio avanzava perciò tra frenetiche riunioni «ristrette». Prima tra le segreterie dei singoli sindacati, poi con vari faccia a faccia tra i soli tre segretari generali (Rinaldini per la Fiom, Giorgio Caprioli per la Fim e Tonino Regazzi per la Uilm). In serata si riunivano infine le segreterie unitarie. Lì si decideva di scrivere un documento che verrà presentato oggi a Federmeccanica. Come spiegava successivamente Maurizio Landini, componente della segreteria della Fiom, «noi vogliamo un contratto che dia risposte salariali precise; che risolva il problema della flessibilità di orario con la contrattazione e quello del mercato del lavoro stabilendo percorsi di stabilizzazione». Le imprese provano da giorni ad attribuire alla Fiom la responsabilità degli scarsi passi avanti nel negoziato, facendo riferimento a non ben precisati atteggiamenti «ideologici». Anche per questo Landini precisava che «sarà il merito a decidere se si può fare o meno il contratto; starà quindi a Federmeccanica dare al nostro documento delle risposte che consentano di chiudere la trattativa».
Il momento è delicato. Una rottura non la vuole nessuna delle parti intorno al tavolo, ma la rigidità di Federmeccanica - che ovviamente si dice, al contrario, «disponibile» - innesca un fattore di rischio alto.

Metalmeccanici. Fim, Fiom, Uilm: oltre l’80% l’adesione allo sciopero generale

di

su Fiom-Cgil del 11/01/2008

 

Ha superato l’80% l’adesione media allo sciopero generale di 8 ore indetto dai sindacati metalmeccanici per il rinnovo del Contratto nazionale. Alta partecipazione anche alle numerose manifestazioni e presidi territoriali.

Di seguito alcuni tra i dati più significativi pervenuti al Centro nazionale entro le ore 16.00 di oggi, venerdì 11 gennaio.

In Piemonte, 8.000 persone hanno partecipato alla manifestazione provinciale svoltasi a Torino dove, prima del comizio di Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim-Cisl, hanno preso la parola un delegato della Bertone e un delegato della ThyssenKrupp. L’adesione media allo sciopero, a Torino e nelle altre province piemontesi, è stata dell’80%.

In Lombardia, 5 cortei hanno bloccato per mezz’ora-un’ora le autostrade a Brescia (5.000 manifestanti), Dalmine (Bergamo, 4.000), Arese e Legnano (Milano, oltre 2.000), e Gallarate (Varese). Blocchi anche nel resto della regione, con un totale di circa 40.000 lavoratori sulle strade lombarde. Manifestazioni anche a Lecco e Mantova, presidi a Monza, Cremona e Lodi. Nelle fabbriche l’adesione media allo sciopero è stata superiore all’80%.

In Veneto, cortei a Belluno e Verona e adesioni molto alte allo sciopero.

In Emilia-Romagna, 10.000 lavoratori hanno partecipato a un corteo che si è sviluppato lungo la tangenziale di Bologna. Robuste manifestazioni con migliaia di lavoratori anche a Modena e Reggio Emilia. Iniziative esterne anche a Ferrara, Forlì e Parma. A Cesena e Rimini è stato effettuato un blocco a singhiozzo della Statale Adriatica 16.

Manifestazioni e presidi anche a Genova, Livorno, Piombino, Cagliari, Catania e numerose altre città in diverse regioni.

Riguardo alle adesioni allo sciopero, molte sono le aziende in cui si è raggiunto il 100%. Così alla Whirlpool e alla Mahle di Trento, alla Wärtsila Italia di Trieste, alla Graziano di Cuneo, alla Berco, alla Sata, alla Itca e alla Rostagno di Torino, alla Tamini di Legnano, alla Beta di Lodi, alla Iveco di Milano, alla Lucchini della Valcamonica. Lo stesso in numerose aziende di Padova (Acciaierie Venete, Fonderia Anselmi, Dab, Este Meccanica, Mta e Precisa), di Treviso (Berco), Venezia (Fincantieri, Appalti Petrolchimico, Elag), Verona (Bonferraro, Ferroli, Fiamm, Aermec), Vicenza (Acciaierie Valbruna, Beltrame), Massa Carrara (Nuovi Cantieri Apuani), Perugia (Mazzoni, Rapanelli, Iverplast, Emu, Cmt), Reggio Calabria (Nes), Palermo (Fincantieri), Ragusa (Fonderia Veral Snai), Caltanissetta (Appalti Petrolchimico di Gela).

Al 100% (con punte alte di adesione anche tra gli impiegati) hanno scioperato gli operai della Dalmine, della Marcegaglia, della Same e della Somaschini di Bergamo, della Abb di Lodi, della Trasmital-Bonfiglioli e della Sigma 4 di Forlì.

Numerosissime le aziende in cui le adesioni allo sciopero hanno superato il 90%. Tra queste: Valeo (Cuneo), Teksid/Borgaretto, Lear/Grugliasco e Sandretto (Torino), Lovato Electric, Promatec e Abb (Bergamo), Federal Mogul, Radaelli, Trw, Gnutti, Beretta, Transfer, Stanadyne (Brescia), Beta, Candy, Electrolux, Fontana, Formenti (Brianza), Ocrim (Cremona), Abb (Legnano), Knoll (Lodi), Belleli e Sogepi (Mantova), Alstom Power, Ansaldo Camozzi, Marcegaglia, Eurotranciature e Sea Elnag (Milano), Whirlpool (Varese), Dalmine (Valcamonica), Carraro Spa, Emerson e Lofra (Padova), Electrolux/Susegana e De Longhi (Treviso), Aprilia/Scorzé (Venezia), Lowara (Vicenza), Fincantieri/Monfalcone (Gorizia), Electrolux Zanussi (Forlì), Targetti, Sirti, Nuovo Pignone e Mazzoni (Firenze), Skf (Massa Carrara), Impec (Castrovillari), Sirti (Cosenza), Nuovo Pignone (Vibo Valentia), Appalti Raffineria di Milazzo (Messina).

Segnaliamo inoltre: Fiat Mirafiori 70%, Alenia di Torino75%, Electrolux Zanussi di Porcia (Pordenone) e di Firenze 85%.

Metalmeccanici
La sicurezza «non cale» Sciopero l'11 gennaio
Francesco Piccioni - il manifesto 20.12.07
Roma

Una brutta battuta d'arresto. Il contratto dei metalmeccanici si è interrotto ieri senza raggiungere punti di vera intesa neppure sui punti su cui le distanze sembravano minori. Basti un esempio: sulla sicurezza del lavoro, nonostante le grandi esternazioni di tutti gli industriali - a partire dal presidente di Confindustria, Montezemolo - Federmeccanica ha detto per ora no alla semplice richiesta sindacale di poter disporre di un'ora (una sola!) annuale per assemblee sulla sicurezza, così come a quella di aumentare le ore di permesso ai delegati «rls». Un «atteggiamento incomprensibile - lo ha definito il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini - dopo quello che sta accadendo nelle ultime settimane».
Il negoziato riprenderà a questo punto l'otto gennaio, preceduto - il giorno prima - dalla riunione delle segreterie unitarie di Fiom, Fim e Uilm. Ma sui tempi della trattativa non è possibile fare previsioni. I sindacati hanno indetto un nuovo sciopero per venerdì 11; mentre Federmeccanica riunirà il 15 il proprio direttivo. Proprio nella nota diramata dall'associazione imprenditoriale si augurava di «arrivare a quella data con l'accordo concluso. In caso contrario il Consiglio valuterà la situazione prodottasi e le decisioni da adottare». A molti è sembrata una velata minaccia di passare a «iniziative unilaterali» (proseguendo sulla strada degli aumenti salariali «autodeterminati» dalle aziende, senza trattativa). Rinaldini valuta questa ipotesi come «l'apertura di uno scenario totalmente diverso», che metterebbe in crisi anche l'avvio di un confronto tra parti sociali (e poi con il governo) sulla riforma del modello contrattuale («credo che si farebbe fatica a discutere di riforma quando una delle parti pensa di poter far saltare il contratto dei metalmeccanici»).
Ieri il confronto non ha toccato - com'era invece previsto - le questioni più spinose: mercato del lavoro, flessibilità di orario e salario. Anche Giorgio Caprioli, segretario generale della Fim, ha elencato le distanze notevoli» tra la piattaforma sindacale (approvata con referendum) e le risposte di Federmeccanica. Sul salario «sono fermi ai 100 euro, con quella formula ambigua di 66 sui minimi e 34 su altri istituti». Anche sull'inquadramento si è dovuto registrare un no. Sul mercato del lavoro le imprese non si spostano dal «doppio canale» (lavoro a termine e interinale), senza «incroci» o sommatorie tra le due formule, per cui un dipendente potrebbe passare 35 mesi come «temporaneo» e 36 come «interinale» prima di poter essere assunto. Sul tema c'è anche l'ipotesi - non espressa però al tavolo di trattativa - per cui verrebbe accettato l'«incrocio», portando però a 48 mesi (quattro anni) il periodo di lavoro precario. Naturalmente le imprese non vogliono sentir parlare di «tetti» percentuali all'uso di contratti atipici.
Sull'orario (flessibile e in aumento) si gioca il nucleo politico della partita. I padroni pretendono di poter disporre degli straordinari (tre sabati lavorativi in più) senza doverli contrattare come le rsu aziendali. In più chiedono di ridurre i giorni di permesso retribuiti per i delegati che stanno anche nei direttivi provinciali (attualmente un giorno al mese). Oggi si continua solo in «sede tecnica» sulla questione della parificazione tra operai e impiegati, forse il punto meno conflittuale.
Ieri in Confindustria ha fatto al sua comparsa anche Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica, che sperava «di vedere la conclusione della trattativa». E che giudica la posizione della sua associazione talmente «innovativa» da capire che «ci voglia del tempo per digerirla». Ovvero per costringere i sindacati a cedere.

 

 

Metalmeccanici: decisione martedì
Ancora un rinvio per il rinnovo del contratto nazionale; il nodo flessibilità-salario
Francesco Piccioni- il manifesto 13.12.07

Resta molto incerta la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Dalla «plenaria» di ieri - presenti decine di rappresentati degli imprenditori e dirigenti sindacali - è uscita solo la data di un nuovo incontro: martedì 18. Ma senza che sia stata decisa nessuna «no stop».
La distinzione è importante perché la «no stop» inizia quando tutte le parti intravedono la possibilità di serrare il confronto e arrivare all'accordo. Su questo il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, seduto accanto al pari grado della Fim - Giorgio Caprioli - è stato netto: «non ci sono le condizioni». Ciò non significa, però, che la trattativa stia segnando il passo. Martedì le delegazioni arriveranno «con le agendine libere», ovvero pronti a prolungare gli incontri anche nei giorni successivi. Ma la decisione di andare avanti verrà presa solo quel giorno, se saranno presentate offerte tali da poter avviare la fase finale.
Le distanze tra la piattaforma sindacale - approvata con referendum nelle fabbriche - e le controproposte di Federmeccanica sono ancora ampie. Gli unici punti su cui è stata raggiunta un'intesa sono il sistema delle relazioni sindacali e i diritti di informazione e consultazione (con una disponibilità a realizzare una commissione paritetica sui problemi dei migranti).
Sul mercato del lavoro «siamo molto indietro», con le imprese disposte a discutere di «stabilizzazione» dopo 36 mesi (su 60) di contratto a termine o di interinale, ma non a sommarli (si potrebbe insomma restare precari per sei anni su dieci, prima di vedersi proporre un contratto a tempo indeterminato). Nè vogliono sentir parlare di un «tetto» alla percentuale di lavoratori atipici all'interno di una fabbrica.
Sull'inquadramento professionale sono stati fatti passi avanti, anche perché è stata la stessa Federmeccanica a proporre la parificazione tra operai e impiegati («ma se ce l'avessero chiesta i sindacati probabilmente non l'avremmo accettata», riassumeva con una battuta un esponente di Federmeccanica).
Il nodo resta la «flessibilità di orario», che le imprese intendono come contropartita ad aumenti salariali consistenti sui minimi tabellari. anche Rinaldini ha posto un paletto solido: «per noi l'aumento salariale del contratto deve andare sui minimi. Punto». Le imprese hanno offerto 66 sui minimi e 33 come retribuzione media legata alla produttività. «Può cambiare la composizione tecnica», recitava la nota del direttivo di Federmeccanica. Ma solo in cambio di mano libera sull'orario. Sul punto anche Caprioli chiariva che «qualsiasi soluzione si possa trovare, non ci può essere un aumento dell'orario di lavoro». Sì dunque a una diversa distribuzione annua dello stesso monte ore per venire incontro alle esigenze della produzione, no a un diverso «totale».
Il punto critico è emerso però quando alcuni hanno interpretato la posizione delle imprese («chiudere entro l'anno, altrimenti valuteremo la situazione» nel consiglio direttivo di metà gennaio) come una minaccia di procedere con aumenti unilaterali. «Se ciò accadesse - ribatteva Rinaldini - nessuno potrebbe più sedersi a un tavolo il giorno dopo per aprire la trattativa sulla riforma del modello contrattuale». Se qualcuno, in Confindustria (Montezemolo, è presidente anche della Fiat, e il vice Bombassei è il padrone della Brembo), pensa di poter «ammazzare» il contratto dei metalmeccanici deve insomma sapere che rischia di bruciare ogni nuova tappa della «concertazione». Perché questo - e lo ammettono anche i padroni - non è un contratto qualsiasi, ma «il» contratto per antonomasia.

 

Del 9/12/2007 Sezione: Economia Pag. 30) Accordo bancari-la stampa


Il periodo coperto passa da 2 a 3 anni Negoziati integrativi a livello di gruppo




Senza fare un giorno di sciopero, i 330 mila lavoratori bancari sono riusciti a chiudere il loro contratto nazionale che comporta un aumento «a regime» (come si dice) di 280 euro al mese e che si spera faccia da viatico alle molte altre categorie di dipendenti il cui accordo è già scaduto da tempo - e in questa scomoda condizione si trovano 6,7 milioni di lavoratori in tutta Italia. Fra l’altro, i sindacati confederali hanno minacciato uno sciopero generale a gennaio proprio per sbloccare le troppe situazioni incancrenite. Il rinnovo ottenuto dai bancari presenta anche una novità che riguarda il periodo di applicazione: sarà triennale (in vigore dal 2008 al 2010) e non biennale come quello che è scaduto alla fine del 2005. Quanto al periodo 2006-2007, che se n’è andato tutto in trattative, passa in giudicato con 1.579,41 euro «una tantum» da saldare nel prossimo mese di gennaio alla figura professionale che fa da riferimento nel settore, cioè la terza area professionale di quarto livello (l’ex capo ufficio con 6 scatti di anzianità). Anche l’aumento complessivo medio mensile di 280 euro a fine 2010 è riferito a questo lavoratore-tipo. In busta paga ci saranno 156,78 euro in più dal 1° dicembre 2008, altri 81,89 dal dicembre 2009 e 40,96 euro dal dicembre 2010. In totale 279,63 euro al termine dei tre anni (oltre ai circa 1.600 euro di cui si è detto).
Che l’accordo sia stato raggiunto senza un giorno di sciopero ha evitato molti disagi alla clientela: si tenga presente che il settore del credito riguarda 87 gruppi che controllano 790 banche, con 32 mila sportelli che gestiscono più di 33 milioni di conti correnti. Oltre agli aspetti economici, ieri sera i sindacalisti sottolineavano in positivo quelli normativi dell’accordo: per citarne solo uno, è stata introdotta l’assistenza sanitaria di lungo periodo per malati non autosufficienti («long term care»). In cambio, i bancari verranno incontro ad alcune esigenze di flessibilità. È stata anche introdotta la possibilità di contrattazione integrativa a livello di gruppo in sostituzione di quello aziendale, per stare al passo con le grandi fusioni del recente passato. L’accordo sottrae 330 mila lavoratori al totale degli italiani che hanno il contratto scaduto. Ai 6,7 milioni di persone in tale situazione (con 25 contratti da negoziare) fa capo secondo l’Istat il 58,1% del monte retributivo nazionale. Per quanto riguarda i metalmeccanici, il confronto riprenderà mercoledì e riguarda più di 1,5 milioni di lavoratori; l’accordo è scaduto il 30 giugno. I sindacati chiedono un aumento di 117 euro medie, Federmeccanica ne offre 100. Per gli statali, i cui contratti sono scaduti nel 2005, è stata raggiunta un’intesa per i ministeriali, i parastatali e la scuola mentre mancano gli accordi per i lavoratori degli enti locali, della sanità e delle agenzie fiscali. Il contratto del commercio riguarda quasi due milioni di lavoratori ed è scaduto a fine 2006: due giorni di sciopero sono previsti (distribuendo l’astensione fra diversi lavoratori) in due giorni pre-natalizi deputati ai regali, cioè venerdì 21 dicembre e sabato 22. Nelle pulizie il contratto è scaduto da oltre due anni e riguarda circa 400 mila lavoratori (soprattutto donne). Nelle Ferrovie 120 mila persone aspettano da un anno. I giornalisti sono in attesa dal febbraio 2005.

Contratto metalmeccanici: la trattativa inizia davvero

di Francesco Piccioni

su Il Manifesto del 22/11/2007

Federmeccanica propone 67 euro di aumento e 33 legati alla produttività. «Distanze enormi» e 8 ore di sciopero

«Eppur si muove». Il treno della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici si è messo in moto, ieri pomeriggio, nel corso della riunione plenaria tra la delegazione di Federmeccanica e quelle dei sindacati di categoria, nella sede centrale di Confindustria. Non sarà facile arrivare in stazione, ma il rischio più grande era che il treno deragliasse già alla partenza.
La piattaforma rivendicativa è giudicatata - definizione del direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli - «onerosa» dalle aziende. Fin qui peraltro rigide sull'offrire soltanto il recupero dell'inflazione (60 euro) sul piano salariale, e nel pretendere il controllo assoluto della «flessibilità» sull'orario di lavoro. Che però la situazione stesse mutando era in qualche modo nell'aria. La «plenaria» ha subito diversi slittamenti di orario, perché si stava tenendo la riunione tra gli imprenditori. E sembra proprio che non sia stata di routine, con grandi divisioni tra aziende medio-grandi e quelle piccole, finché i responsabili della trattativa non sono riusciti a far capire che presentarsi di nuovo al tavolo senza una proposta significava «rompere» e mettersi ad aspettare una lunga tornata di scioperi.
Tanto è bastato per partorire la «proposta» delle imprese: 67 euro in busta paga e 33 in base a un certo numero di parametri di produttività a livello aziendale (il che significa che potrebbero esser dati solo là dove esistono certe condizioni); disponibilità a discutere di una revisione dell'inquadramento (passaggio dal sistema a livelli, con divisione tra operai e impiegati, a un sistema unico per «fasce»), ma con tempi molto più dilatati rispetto all'eventuale firma del contratto; atteggiamento favorevole a comprendere gli «interinali» nella quota di lavoratori «atipici» ammissibile dentro un'azienda; disponibilità a discutere di «bacini» e «percorsi di stabilizzazione», ma con tempi diversi. Ma nessuna intenzione di concedere un aumento di 30 euro per chi non ha la contrattazione aziendale (e non può perciò fare il contratto integrativo). Al massimo, concede Santarelli, si può recuperare l'esperienza dell'ultimo contratto, dove si decisero degli «elementi perequativi» pari a 10 euro mensili.
Come molti sindacalisti in sala hanno commentato, era solo «il minimo per non andare alla rottura». Ma era anche il segnale atteso. Iniziava Giorgio Caprioli, della Fim Cisl, che giudicava «insoddisfacente» la proposta confindustriale sia sul salario che - soprattutto - sull'inquadramento, ma la considerava anche una «base da cui partire». Seguivano il segretario della Uilm, Tonino Regazzi, secondo cui «c'è molto da fare, am il negoziato si sta aprendo». Gianni Rinaldini, della Fiom Cgil, riconosceva che le imprese «hanno risposto ai sindacati su tutti i punti», quantificando anche le loro proposte; ma «le distanze restano enormi». I «100 euro» sparati immediatamente dalle agenzie sono infatti «un trucco», perché «sui minimi tabellari l'auento proposto è la metà di quanto chiediamo noi» (ovvero i 117 della piattaforma unitaria). Sulla flessibilità d'orario, il segretario generale della Fiom ha posto due paletti: «qualsiasi cosa contrattata in sede nazionale va poi ricontrattata a livello aziendale» (dove la flessibilità oraria viene gestita) e «l'aumento della flessibilità di orario non deve tradursi in aumento dell'orario individuale annuo». Della serie: se vi occorre più lavoro, assumete!
Il «treno» è perciò appena partito. Il fatto che Federmeccanica si sia spostata da 60 a 67 euro, e soprattutto i 33 «legati alla flessibilità», significa soltanto che l'orizzonte delle imprese è intorno ai 100 euro, ma sperano che i sindacati «se li guadagnino» nel corso della trattativa, concedendo su altri punti (l'orario, innanzitutto). Sul resto, lo spazio per discutere è ampio. L'inquadramento non è un «problema politico» (Santarelli), ma solo di tempi. Là dove c'è già stato un accordo che va nella stessa direzione ci sono voluti tempi lunghi (un paio d'anni di discussione e un altro paio per l'attuazione in azienda).
Le segreterie di Fim, Fiom, e Uilm hanno perciò deciso immediatamente - si rivedranno oggi - 8 ore di sciopero «da realizzare nelle prime tre settimane di dicembre», con blocco degli straordinari e della flessibilità. Ma l'obiettivo resta il raggiungimento dell'accordo entro la fine dell'anno.

 

 


 

Del 31/10/2007 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 56)

Reportage
Il muro del pianto delle buste paga “Non bastano 30 euro”


C

erto facile non è inventarsi una rima con Marchionne, ma i lavoratori delle Carrozzerie di Mirafiori provano e riprovano e alla fine partoriscono uno slogan un poco stentato, ma efficace: «Marchionne con 30 euro non ci puoi comprare, il contratto si deve fare». Una rima baciata che è un po’ la sintesi di questa giornata di sciopero, il primo della vertenza per il rinnovo del contratto: l’anticipo non ha cambiato gli umori, non ha ammosciato la lotta. E d’altronde il sindacato rivendica una adesione oltre il 70% nello storico fabbricone - tra l’80 e il 90 nelle altre - e la Fiat innova e fornisce un dato nazionale: un operaio su tre ha scioperato, per l’esattezza il 32,7%, percentuale che cala al 22,2% con gli impiegati. Il corteo ribolle di slogan classici - «Se non cambierà lotta dura ci sarà» e «Non siam qui per passeggiare, il contratto si deve fare» - fino al sempre verde: «Nord Sud uniti nella lotta». E’ un corteo fitto di bandiere, comprese quelle di Rifondazione, Comunisti italiani, Sinistra democratica - e striscioni, fischietti e cappellini.
Ci sono 10 mila partecipanti secondo Fim, Fiom, Uilm e la metà per la polizia; si snoda da piazza Arbarello per planare su via Fanti di fronte alla sede dell’Amma torinese. L’associazione degli imprenditori metalmeccanici, nel pomeriggio, valuta l’adesione, calcolata su un campione di 56.405 dipendenti di aziende, in un puntiglioso 22,4%. I metalmeccanici vogliono il contratto e lo vogliono subito e nel corteo si aggira una specie di vento nuovo, la sensazione che questa volta si possa fare in fretta. Sarà che i 30 euro anticipati dalla Fiat hanno smosso le acque, sarà che tutti si affannano a dire che gli operai guadagnano poco. Come sostiene il segretario generale della Uilm, Tonino Regazzi, «lo dice Marchionne, lo dice Draghi, lo dice Montezemolo». Ma, polemizza, «smettano di dirlo in tv, lo dicano al tavolo della trattativa».
Nelle buste paga affisse a una sorta di «muro del pianto», accanto al camion da cui si fanno i comizi, si legge di retribuzioni da 953 euro con 5 scatti di anzianità o da 1086 per un turnista o da 980 per un quarto livello o da 1063 per un operaio di 5° livello con 5 scatti. Le buste sono esibite come le medaglie di un nuovo protagonismo operaio e stanno lì dietro a ogni striscione - dalla Dayco alla Elbi, alla Sandretto, alla Pininfarina, alla Microtecnica, alla Alenia, all’Iveco, alla Eaton, alla Itca, alla Magneti Marelli, alla Powertrain, alla Bertone - strette nelle mani dei lavoratori.
Al comizio Regazzi, carica gli animi: «I meccanici italiani lavorano come quelli tedeschi e francesi, ma guadagnano come quelli portoghesi». E alla Fiat dice: «Avremmo apprezzato di più se avesse dato tutti i 117 euro richiesti». Annuncia un novembre caldo, già il 16 ci sarà un nuovo sciopero. Intorno al palco i sindacalisti torinesi gongolano; non si aspettavano un corteo così combattivo al primo sciopero. Antonio Sansone della Fim dice: «Bel segnale che i lavoratori sono vivi e vogliono il contratto». E ironizza: «C’è una bella differenza tra i tanti che parlano di buste paga base e chi le prende basse tutti i mesi. E voglio anche dire che se si vuole premiare il merito dei lavoratori lo si può fare con la riforma dell’inquadramento come chiediamo nella piattaforma». Vincenzo Aragona della Fismic se la prende pure con il governo: «Le tasse sul lavoro sono troppo alte, devono scendere». E il segretario della Fiom più forte e radicale in Italia, Giorgio Airaudo - che da giorni ragiona sul significato della mossa di Marchionne - dice: «I 30 euro di anticipo non hanno diviso i lavoratori, come noi qui a Torino abbiamo sempre detto. Semmai devono essere usati per accelerare la chiusura del contratto e superare una vecchia impostazione ideologica della Federmeccanica: il problema non è il costo del lavoro».

Intervista al segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini
Martedì lo sciopero dei metalmeccanici, con cortei in tutta Italia
«Aumenti salariali? Chiudete
il contratto delle tute blu»

Fabio Sebastiani
Martedì prossimo ci sarà lo sciopero nazionale dei metalmeccanici. L'uscita di Draghi, e il successivo commento di Montezemolo di ieri, che vuole i salari legati alla produttività, non sorprendono più di tanto il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini.

Tutti parlano di salario, ma si fa fatica ad individuare un punto di vista corretto.
Il primo dato è questa improvvisa scoperta che esiste il problema retributivo. Peraltro, presentando dei dati ampiamente conosciuti e più volte, da parte nostra, denunciati. Mi riferisco ai dati Eurostat. La prima risposta è quella di dire che martedì c'è lo sciopero dei metalmeccanici. Sono già state dichiarate ulteriori dodici ore di sciopero che accompagnano la ripresa delle trattive a novembre. Le tute blu, c'è da scommetterci, si esprimeranno in modo vivace. Perché non è più rinviabile il fatto che ciò che viene affermato anche in questi giorni, se non vuole essere pura propaganda o peggio una presa in giro per i lavoratori, deve tradursi rapidamente nella definizione del nuovo contratto nazionale dei meccanici. L'aumento retributivo richiesto è di 117 euro, più trenta per le aziende che non fanno contrattazione di secondo livello. Oltre a tutti gli aspetti normativi del contratto, come l'inquadramento, la riduzione della precarietà nel mercato del lavoro e l'orario di lavoro con la conferma del ruolo negoziale delle rappresentanze sindacali.

Aumenti salariali, ma il tema va di pari passo con le condizioni di lavoro.
117 euro al mese sono 101 al terzo livello, cioè per i lavoratori che operano sulle linee di montaggio. Credo che chiunque in questi giorni parli di questione retributiva e abbia la minima idea di che cosa vuol dire lavorare sulle linee di montaggio non può non convenire che, contrariamente a quanto afferma ad esempio Montezemolo, omaggiatodal governo prima con il nucleo fiscale e nella nuova finanziaria con una diminuzione di cinque punti della pressione fiscale per le imprese, l'aumento retributivo dei lavoratori non debba essere legato ad ulteriori vincoli. La produttività non c'entra nulla, a meno che qualcuno non pensi che derivi dalle retribuzioni e dal costo del lavoro. Perché, in primo luogo, la vera questione del sistema industriale nel nostro paese per quanto riguarda la produttività è lo scarso valore aggiunto e cioè l'innovazione, la ricerca, e quindi i prodotti. In questo c'è la differenza rispetto al sistema industriale tedesco. E pensare di accentuare il differenziale retributivo negativo significherebbe voler proseguire proprio sulla strada che ci ha portato a questa condizione. Quindi a partire da martedì le iniziative di lotta saranno molto pesanti.

Cosa ne pensi degli anticipi offerti da alcune aziende?
Alcune imprese hanno deciso unilaterlamente di dare degli anticipi. Mi dicono che anche Bombassei darà i trenta euro. A questo punto la nostra reazione è quella dei lavoratori, prenderli e metterli in tasca. Una cifra peraltro ridicola perché al lordo sono ventuno. Dopo di che, avanti tutta per avere il contratto.

Quando si parla di aumenti salariali, quindi, non se ne può parlare in modo generico.
L'aumento salariale è quello che va sui minimi tabellari punto e basta. E proprio perché si parla delle retribuzioni in generale è evidente che il contratto nazionale essendo lo strumento che definisce le condizioni di tutti i lvoratori metalmeccanici nel paese è lo strumento che permette l'aumento retributivo di tutti i lavoratori metalmeccanici. Altra cosa è la contrattazione aziendale. Dove gli aumenti retributivi hanno inevitabilmente un rapporto con la condizione dell'azienda. Non mi sfugge che Draghi ha fatto questa affermazione mentre sono aperti tanti contratti nazionali, compreso quello dei meccanici che è di una qualche rilevanza

Voi avete provato a tagliare i ponti con l'inflazione programmata, anche questo va detto...
Se uno proponesse l'inflazione programmata come riferimento alla fine in piattaforma risulterebbero poco più di 60 euro lorde al quinto livello. Tanto è vero che la Federmeccanica si è richiamata quei criteri ma ha avuto il pudore di non dire la cifra, che avrebbe l'effetto di far crescere immediatamente tutti i livelli di tensione nel conflitto sociale. In poche parole sarebbe considerato un insulto. In questo caso i 30 euro della Fiat sarebbero il 50% dell'inflazione programata. E' chiaro che la categoria dell'inflazione programmata non esiste più.

La vostra piattaforma rompe anche altri tabù.
La nostra è una piattaforma complicata e innovativa. Innovativa sul mercato del lavoro, dove riduce la precarietà. Se invece per gli imprenditori l'inovazione è ridurre i diritti non ci siamo. Così come noi proponiamo un nuovo inquadramento professionale. Riteniamo assolutamente positiva la proposta di Federmeccanica, che intendiamo sviluppare e fare nostra, del superamento della disciplina sociale, ovvero della parificazione di tutti gli aspetti relativi a operai e impiegati. Così come sull'orario di lavoro noi facciamo leva su contratti aziendali fatti nelle grandi fabbriche di elettrodomestici che hanno confermato il ruolo delle rappresentanze sindacali nella definizione della plurisettimanalità.


28/10/2007

Riuscito presidio della FLMUniti-CUB e del SLI sotto l'Unione Industriale - CONTRO la pretesa del Padronato di scegliersi i propri interlocutori. 12-10-2007


Centocinquanta lavoratrici e lavoratori appartenenti alla CUB e al SdL hanno manifestato oggi davanti alla sede torinese dell'AMMA, l'associazione padronale metalmeccanica.
Il presidio è stato convocato per contestare la pretesa della Confindustria e delle associazioni datoriali di categoria di scegliersi i propri interlocutori, rifiutando di incontrare i sindacati più combattivi e più capaci di rappresentare le legittime istanze di lavoratrici e lavoratori di ogni settore.
Il presidio di oggi è servito anche a far conoscere la nostra piattaforma per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, ben diversa da quella di Fiom - Fim e Uilm e centrata sulla richiesta di salari europei, riduzione secca dell'orario di lavoro e garanzia di diritti sindacali per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori.
Una delegazione è stata ricevuta nella sede dell'Unione Industriale dove abbiamo portato le nostre posizioni, mentre nel corso del presidio venivano diffuse ai passanti e ai media le nostre posizioni sul contratto, sulla libertà sindacale e sull'ennesima truffa consumata in questi giorni da Cgil-Cisl e Uil ai danni di lavoratrici e lavoratori.

Con questa definizione intendiamo riferirci al referendum truffa
sull'accordo del 23 luglio su welfare e pensioni. Come avevamo previsto, la vittoria del Sì è stata garantita dalla scarsa trasparenza delle operazioni di voto, dal fatto che il voto venisse svolto anche nelle sedi sindacali e dall'afflusso di pensionati organizzato dai sindacati di categoria.
Laddove il voto riguardava le categorie produttive ed era effettivamente verificabile, il successo è arriso per lo più al no, in tutte le altre sedi il voto per il sì ha registrato percentuali bulgare. Un ulteriore conferma della giustezza della nostra posizione favorevole all'astensione sull'ennesima farsa all'italiana.
Ricordiamo infine come il sindacato di base nel suo insieme sia oggi impegnato a preparare la scadenza del 9 novembre, quando uno sciopero generale dimostrerà in tutta Italia con manifestazioni regionali la rabbia e la volontà di riscossa di milioni di lavoratrici e lavoratori ancora una volta traditi da Cgil-Cisl e Uil.

Per la FLMU CUB    
per il SdL Intercategoriale

 

 

 

Federmeccanica chiude la porta

di Francesco Piccioni

su Il Manifesto del 12/09/2007

Pochi margini «Richieste salariali troppo alte. Serve più flessibilità sugli orari»

Le nubi si moltiplicano sul contratto dei metalmeccanici. Alla diversità di valutazione tra la Fiom e la segreteria della Cgil sul protocollo del 23 luglio, si aggiunge ora il rallentamento dell'economia. Ieri mattina Federmeccanica, l'associazione degli imprenditori dei settore, ha presentato la sua consueta (trimestrale) indagine congiunturale sull'attività produttiva. Lo studio, coordinato e illustrato dal responsabile del centro sudi, Angelo Megaro, registra ovviamente gli stessi problemi dell'industria italiana in genere, anche se con minore intensità rispetto ad altri settori.
L'analisi dei dati è forzatamente ferma ai primi due trimestri dell'anno - precedenti, dunque, lo scoppio della «crisi dei mutui» statunitense - ma evidenza una variazione congiunturale negativa pari al -0,6% nel secondo trimestre (che si somma al -0,7 nel primo). La variazione tendenziale su base annua resta comunque positiva (+1,8%), grazie soprattutto all'effetto «trascinamento» dell'eccezionale performance del quarto trimestre 2006 (+6,9).
Sulla bilancia commerciale il settore metalmeccanico pesa per il 60% delle esportazioni industriali in senso stretto, ma soprattutto riduce al minimo (8 miliardi di euro) il saldo finale, visto che fa registrare da parte sua un attivo superiore ai 10 miliardi. Viene descritta insomma una fase ancora espansiva, che ha permesso un aumento dell'occupazione (per la prima volta anche nelle imprese con più di 500 addetti) e una riduzione drastica del ricorso alla cassa integrazione (-19,5%); ma con prospettive di breve periodo non altrettanto rosee.
Nessuno sa quantificare oggi l'impatto che potrà avere la crisi finanziaria globale appena esplosa, ma un qualche effetto ci sarà. Va ricordato che il mercato statunitense rappresenta il 6,9% delle esportazioni metalmeccaniche, sempre più dominate dal commercio infra-Ue (circa il 60% del totale), ed è perciò sperabile che i «colpi di freno» siano abbastanza contenuti.
In ogni caso, il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli, ricorda che questi dati vanno «tenuti presente» per lo sviluppo della trattativa per il rinnovo del contratto, perché «le imprese stanno affrontando una forte compressione dei margini di profittabilità», conseguenti a politiche di prezzo che per essere competitive «sacrificano i margini per conservare i volumi» di vendita. La distanza tra le richieste salariali della piattaforma unitaria (approvata con referendum nelle fabbriche) e la controfferta padronale è ampia (praticamente il doppio). Ma non è tanto questo il fronte più temuto dagli imprenditori, critici sul fatto che la piattaforma «trascura le esigenze di produttività» delle imprese.
In parole semplici, gli imprenditori pretendono «flessibilità ed estensione dell'orario di lavoro», così come sta avvenendo «nei paesi europei nostri concorrenti», che hanno già «recepito a livello contrattuale i contenuti della direttiva europea sull'orario». In Italia la resistenza dei metalmeccanici è stata forte, più che in altre categorie «che già hanno firmato accordi importanti in questo senso» (i chimici, in primo luogo). Anche sul prolungamento della durata dei contratti, verso triennalizzazione, Santarelli si limita a registrare «una crescita del consenso». Ma il punto principale è individuato nella logica di uno «scambio tra salario e condizioni di lavoro con l'ottimizzazione delle prestazioni di lavoro».
Il meno che si possa dire, perciò, è che la trattativa sul contratto - appena aperta - si trova in «una fase delicata».

 

 

 



 

EUR, METALMECCANICI PROTESTANO DAVANTI SEDE CONFINDUSTRIA (OMNIROMA)
Roma, 20 giu

- Aumento salariale, più diritti, parità di trattamento nelle ferie tra operai ed impiegati, ma soprattutto «no» alle discriminazioni tra sindacati: «Noi della FLM Uniti chiediamo di poter prendere parte, insieme alle altre sigle sindacali, al tavolo per il rinnovo contrattuale».
È questo l'appello che il sindacato Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti (FLM Uniti) ha lanciato a Federmeccanica, organizzando una protesta di fronte alla sede di Confindustria (via dell'Astronomia) per conto della quale Federmeccanica segue la categoria dei metalmeccanici.
Bandiere del sindacato alla mano, i contestatori riuniti di fronte all'edificio sono circa una quarantina, si attendo ancora gli iscritti al sindacato provenienti dal nord e sud Italia.
«Federmeccanica - ha spiegato Mario Carucci, uno dei 5 segretari nazionali dell'FLM Uniti - continua a praticare discriminazioni, trattando solo con alcuni sindacati privilegiati come Fiom, Fim, Uilm.
La realtà è che la piattaforma che noi abbiamo presentato per il rinnovo contrattuale non è stata molto gradita perchè prevede un recupero salariale vero, che si aggira intorno ai 200 euro lordi al mese per tutti, contro i circa 100 euro lordi proposti dalle altre sigle.
Il nostro - ha aggiunto - è un conteggio reale, che si base sull'aumento del costo della vita registrato da 5 anni a questa parte».
Ma il sindacato chiede anche «maggiori diritti per tutti - ha spiegato Carucci - come quello all'assemblea, parità di trattamento nelle ferie tra operai ed impiegati e turni settimanali di 40 ore, e non stabiliti dall'azienda di volta in volta in base alle sue esigenze».
«Ai vertici aziendali - ha concluso Carucci - chiediamo di essere ricevuti in giornata».
201120 giu 07


 

CONTRATTO METALMECCANICI:             Alla Sachs-ZF, SKF TBU e OMVP bocciata la piattaforma presentata da FIMFIOMUILM e  con il rifiuto di pagare la quota contratto. Sachs-ZF: su 120 che hanno votato, 88 NO e 28 SI sulla piattaforma contrattuale.     101 No alla quota contratto e 13 SI.        SKF TBU e OMVP:  Sulla Piattaforma SI 23%  NO il 74%, 3% bianche. Sulla quota contratto: 4% SI, 8% bianche e 84% NO. Nelle fabbriche dove ci sono proposte alternative e interventi in assemblea la grande maggioranza dei lavoratori boccia le proposte dei confederali. In questi giorni la Cub ha presentato le proprie richieste e chiede di partecipare alle trattative.          Su questo e altri argomenti DIRETTIVO VENERDI' 8 giugno  ORE 18 presso la sede ALP/Cub.

>>> Contratto Metalmeccanici:

Altri dati sul referendum:

PMT ex Beloit= Piattaforma     68 SI' - 36 NO

                 Quota contratto    68 NO – 16 SI'

SKF Avio/Precisi: Piattaforma  99 SI' – 62 NO          

                  Quota contratto   101NO - 44 SI'

Euroball: Piattaforma             80 NO – 16 SI'

I dati Euroball li abbiamo presi “al volo” perchè si è votato per alzata di mano, neanche con le schede! Al Magazzino Prodotti di Airasca invece non ci sono state né assemblee né votazioni...

In generale colpisce la scarsa partecipazione al voto che, Sachs-ZF a parte, arriva al 30-40%. Forse che i lavoratori sanno già come finirà la storia?!?!

Nel frattempo la CUB, in occasione della prima trattativa il 20 giugno, organizza un presidio a Roma per un contratto vero, salari europei, lavoro stabile, diritti, dignità, meno orario