Le proiezioni sulla previdenza
I conti segreti dell’Inps
Così caleranno le pensioni
Nel 2037 ai dipendenti il 47% del reddito, agli artigiani il 43
Le proiezioni sulla previdenza
I conti segreti dell’Inps
Così caleranno le pensioni
Nel 2037 ai dipendenti il 47% del reddito, agli artigiani il 43
ROMA — Pensioni sempre più basse in rapporto ai redditi da lavoro e bilanci in peggioramento a causa dell’invecchiamento della popolazione. La «verifica tecnico-attuariale» con le stime fino al 2037 è contenuta in una quarantina di dossier che fotografano l’evoluzione delle pensioni di ciascuna categoria, accompagnati da una relazione generale: documenti licenziati lo scorso settembre ma finora non divulgati dall’Inps. Decisa dal commissario straordinario, Antonio Mastrapasqua, anche in seguito al decreto del ministro del Lavoro che aveva disposto un esercizio analogo per le casse privatizzate, la verifica mostra come il sistema di calcolo contributivo ( pensioni commisurate ai contributi versati in tutta la vita lavorativa) cominci a mordere, riducendo l’importo degli assegni. Un effetto che proseguirà anche dopo il 2037, se si tiene conto che solo verso il 2050 l’Inps non pagherà più pensioni calcolate col più vantaggioso metodo retributivo.
Nonostante ciò, l’invecchiamento della società metterà a dura prova i conti, determinando un peggioramento dei bilanci d’esercizio e degli stati patrimoniali. Va detto però che le ultime riforme decise lo scorso luglio — la «finestra mobile», che ritarda il pensionamento di un anno rispetto alla maturazione dei requisiti, e l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita a partire dal 2015 — non sono calcolate in questi bilanci tecnici, che sono fatti con le norme vigenti al primo gennaio 2009. Semmai, i dati che emergono dimostrano ancora di più come fosse necessario decidere appunto un ulteriore aumento dell’età di pensionamento. Resta invece da risolvere il problema della sostenibilità sociale del sistema, cioè dell’adeguatezza delle pensioni rispetto al precedente tenore di vita. La soluzione della previdenza integrativa appare ancora insufficiente.
Lavoratori dipendenti in rosso
dal 2014
Il grado di copertura delle pensioni dei lavoratori dipendenti
passerà dall’attuale 52% della retribuzione (54% considerando
anche le «gestioni separate» di elettrici, telefonici,
trasporti, dirigenti d’azienda) al 54% nel 2015 per poi scendere
fino al 46% nel 2037. L’iniziale aumento delle pensioni medie in
rapporto alle retribuzioni medie è dovuto al fatto che nei
prossimi anni si ritirerà dal lavoro la generazione del baby boom
con una robusta vita lavorativa alle spalle e con l’assegno in
buona parte ancora calcolato col retributivo. Inoltre, va
considerato che se si guarda alle sole pensioni di vecchiaia e
anzianità, escludendo cioè quelle di invalidità e reversibilità
che sono più povere, il grado di copertura è maggiore: si passa
infatti dal 62,5% attuale al 51,5% del 2037, comunque con una
perdita di 11 punti. Il bilancio di esercizio del fondo lavoratori
dipendenti è previsto in attivo fino al 2013, «ma tale tendenza
si invertirà rapidamente già a partire dal 2014», con un rosso
di 311 milioni che salirà esponenzialmente fino a toccare 61,6
miliardi nel 2037. «Conseguentemente la situazione patrimoniale
netta peggiora», passando da un disavanzo di 117 miliardi a ben
702 miliardi nel 2037. Incidono negativamente i pesanti passivi
delle «gestioni separate». Per i prossimi anni a compensare la
situazione ci penserà il forte attivo della gestione «prestazioni
temporanee», cioè i contributi che affluiscono per far fronte ad
assegni familiari, cassa integrazione, disoccupazione, malattia e
la maternità. Qui però le previsioni non vanno oltre il 2017,
con un attivo di 8 miliardi. Dopo non basterà più e si può solo
sperare negli effetti dell’ultima riforma, quella di luglio
appunto, che però debbono ancora essere misurati.
Artigiani, deficit senza fine
Nel 2010 un artigiano va in pensione in media con la metà di
quanto guadagna lavorando: circa 10 mila euro contro 20 mila. Il
grado di copertura salirà fino al 53% nel 2018, anche qui per
effetto delle robuste pensioni retributive, per poi scendere fino
al 43% nel 2037. Come per gli altri fondi, le medie nascondo
situazioni diverse. Se si considerano per esempio le sole pensioni
di anzianità, che sono le più ricche, il grado di copertura
varia dal 73% attuale al 62% del 2037. Passando ai conti, dalle
proiezioni di bilancio «emerge un quadro molto sconfortante»,
dice la relazione dell’Inps. «La situazione patrimoniale della
gestione peggiora di oltre 24 volte nel corso dei trenta anni
considerati (nel 2037 il disavanzo sarà di 334 miliardi, ndr.).
Il risultato economico passa da una perdita di poco più di 3
miliardi e mezzo fino a diventare quasi 5 volte maggiore nel 2037
(15,5 miliardi)».
Il disavanzo dei commercianti
La situazione è analoga a quella degli artigiani. Il grado di
copertura delle pensioni, che attualmente è del 46% in media (cioè
considerando insieme le prestazioni di vecchiaia, anzianità,
invalidità e reversibilità) salirà fino al 52% nel 2017 per poi
scendere fino al 44% nel 2037: 21 mila euro contro 48 mila di
reddito da lavoro. Il peggioramento nel rapporto tra lavoratori
attivi e pensionati, comune a tutti i fondi, si scaricherà pure
sui conti di questa gestione, anche se bisogna ripetere che la
situazione migliorerà per effetto, ancora non calcolato, della
riforma dello scorso luglio che aumenta progressivamente l’età
di pensionamento. Le previsioni dell’Inps, al netto di questo
effetto, dicono comunque che «lo squilibrio annuale tra entrate
ed uscite della gestione appare destinato a crescere». Il
risultato d’esercizio passerà da un deficit di 841 milioni a
uno di 8,7 miliardi nel 2037. Di conseguenza lo stato patrimoniale
andrà in rosso dal 2014 e peggiorerà fino a raggiungere 127,5
miliardi nel 2037.
Parasubordinati, pensioni da fame
È uno dei dossier più delicati. Qui le stime dicono addirittura
che nel 2037 la pensione media sarebbe pari al 14% della
retribuzione. Ma si tratta di un dato poco significativo, perché
tiene insieme tutto. Bisogna infatti considerare che nella
gestione dei parasubordinati bastano 5 anni di contributi per
maturare una pensione, fosse anche di pochi euro al mese. Si
tratta cioè di un calcolo teorico che non distingue tra
contribuenti esclusivi e chi ha un lavoro ma versa anche in questa
gestione per consulenze o prestazioni accessorie alla sua
occupazione principale. Insomma, per farsi un’idea di quale sarà
la pensione di un precario tipo, uno che cambia più volte lavoro
con numerosi intervalli di disoccupazione, meglio rifarsi ai vari
centri di ricerca che stimano un grado di copertura fra il 36 e il
50-55%. Molto più interessante, invece, la parte sui conti. Nato
nel ’96, il fondo per i lavoratori atipici è vissuto finora e
lo farà ancora a lungo quasi esclusivamente delle entrate
contributive. Solo dal 2031 verranno pagate pensioni con 35 anni
di contributi. Per questo la gestione vede attivi crescenti.
Quello d’esercizio dagli attuali 8 ai 17,6 miliardi del 2037
mentre quello patrimoniale salirà fino a 438 miliardi. Questi
attivi sosterranno ancora a lungo i conti Inps. Anche se, si
sottolinea, «la dinamica dei saldi, per quanto cospicui e in
sistematica crescita, non è mai sufficiente ad assorbire
l’enorme deficit creato dalle tre gestioni speciali dei
lavoratori autonomi»: artigiani, commercianti e coltivatori
diretti. Sarà sufficiente l’ultima stretta? La domanda viene
spontanea leggendo i dati complessivi. Il bilancio dell’insieme
delle gestioni Inps andrà in rosso dal 2015 per 41 milioni, che
saliranno a 2,5 miliardi nel 2017, dove si fermano queste stime.
Il patrimonio netto resterà in attivo per una quarantina di
miliardi all’anno fino al 2017 grazie all’avanzo di 200
miliardi l’anno delle prestazioni temporanee e di altri 130
miliardi della gestione parasubordinati. Ma dopo? Si spera nella
riforma dello scorso luglio. Già nel 2017 i primi effetti. In
pensione di vecchiaia, stima l’Inps, si andrà allora a 66,3
mesi (61,3 le donne) e di anzianità a 62,3. Nel 2037 le età
saranno salite rispettivamente a 68,6 e 64,6. E nel 2050 ci si
avvicinerà ai 70 anni. Forse era inevitabile. Ma resta il
problema di come alzare l’importo delle pensioni.
Enrico Marro
13 dicembre 2010©
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