Si è svolto in dicembre 2007 a Torino un Convegno sulla Cina
sono in fase di stampa gli atti.
Riportiamo un brano della presentazione
(....)
Quali sono i nodi cruciali affrontati al Convegno di Torino?
Il Convegno è nato dalla consapevolezza che sia fondamentale conoscere le
tendenze che possono rendere più incisiva la lotta internazionalista a difesa
degli interessi immediati e storici di tutti gli sfruttati e oppressi del mondo.
Parlare della Cina in questa ottica significa pensare che la sua evoluzione avrà
sicuramente ripercussioni sulle condizioni e sulle lotte del proletariato
delle metropoli occidentali, quindi anche di quello italiano.
Fatta questa premessa, si pongono due grosse domande:
1) Il proletariato occidentale oltre che perdere i suoi privilegi nel processo
della crisi (aristocrazia del proletariato mondiale) sarà risucchiato dalla concorrenza
dei bassi salari della Cina e degli altri Paesi in via di sviluppo?
2) Se questo è vero come concretizzare i principi dell’internazionalismo nel
collegamento del proletariato occidentale, quindi anche italiano, a quello delle
«cine» del mondo?
Per affrontare questa contraddittoria realtà, partiamo da alcuni punti fermi:
- Riteniamo che la Cina sia un Paese capitalistico a tutti gli effetti e che il suo
sviluppo (pur essendo vitale per il sistema capitalistico internazionale) entri
in contrasto con i vecchi Paesi imperialisti (Usa, Ue, Giappone), per cui non
può essere proiettato meccanicamente nel futuro, prescindendo da questa dinamica.
- La necessità di appoggiare soluzioni internazionaliste (nel caso di una rivoluzione
in Cina che miri al potere del proletariato), senza caldeggiare soluzioni
di stampo terzomondista (sviluppo autocentrato), alla Chavez, per fare
un esempio di moda.
- La necessità di sostenere le lotte degli operai e dei contadini poveri cinesi,
contro il proprio capitale e il proprio governo.
- La necessità sostenere le lotte degli immigrati cinesi in Italia
- La necessità di contrastare le campagne protezionistiche e razziste, in nome
del «made in Italy».
Il Convegno di Torino ha espresso sicuramente questo orientamento comunista
e internazionalista. Tuttavia, sul piano dell’analisi, si sono confrontate due
ipotesi, compendiate nella domanda:
Che cos’è la Cina?
1) È la nuova fucina mondiale dell’industria. La Cina sta invadendo tutto il
mondo con le sue merci; con i proventi di un attivo commerciale record al
mondo, sta accumulando capitali da investire ovunque trovi profitto; sta entrando
con forza crescente nella lotta mondiale per la spartizione delle materie
prime, dal petrolio al ferro al rame alla soia. È una potenza militare in ascesa,
che mira e può costituirsi proprie sfere d’influenza, contendendole alle
vecchie potenze. È un Paese che sta scalando le vette del Pil delle maggiori
potenze imperialiste, con possibilità perfino di superare quello statunitense
nel giro di una generazione. È un Paese che - insieme all’India e ad altre economie
cosiddette emergenti - potrebbe addirittura diventare il più grande
mercato del mondo, sia per i mezzi di produzione che per i beni di consumo
sempre più opulenti, forte di 1,5 miliardi di uomini.
2) È un paese a livello medio-basso di sviluppo, ancora periferico. In Cina
una maggioranza della popolazione vive con meno di due dollari al giorno,
gran parte dell’export è controllato dalle multinazionali straniere, che rapacemente
sfruttano la sua abbondante manodopera a basso costo. La Cina è
dipendente dalle maggiori metropoli per gran parte delle tecnologie di punta;
ha un apparato militare tecnologicamente inferiore a quelli delle maggiori
metropoli. La sovrappopolazione rurale di centinaia di milioni diventa un
problema perché possa essere assorbita fuori dai confini o nelle sue cosiddette
«zone economiche speciali», dove la disoccupazione oscilla gia tra il 14%
e il 21%. La sua ricchezza pro capite è inferiore a Cile, Argentina e Iran.
La Cina presenta entrambe queste caratteristiche, anche se la letteratura (sia
liberale sia nostalgica del «socialismo reale») mette freneticamente in risalto
quasi esclusivamente i grandi successi e profetizza che il suo ulteriore sviluppo
supererà le sue debolezze, cercando – in questa prospettiva unilaterale
– di «violentare» la realtà di oggi, che vede la Cina collocata al 129° posto
della graduatoria mondiale del Pil pro capite e al 102° in base alla rivalutazione
(pur discutibile) di parità del potere di acquisto.
Simili «ottimismi» sorvolano disinvoltamente su una crescente massa di ricchezza,
che bacia una minoranza della popolazione, generando una borghesia
statale e privata sempre più ricca e prepotente, cui si contrappone il proletariato
e i contadini poveri, una massa di centinaia di milioni di persone, sem
pre più oppresse e sfruttate, che esprimono la propria resistenza in decine di
migliaia di episodi di resistenza e di lotta, dallo sciopero alle rivolte urbane e
rurali. E sorvolano sul fatto che ha uno Stato che liberalizza il mercato, ma
mantiene centralizzata e feroce l’apparato di repressione contro il proletariato,
le masse contadine e contro ogni suo movimento autonomo.
Gli interventi presentati al Convegno offrono una documentazione e un primo
livello di approccio analitico. Restano comunque aperte alcune scottanti questioni
teoriche, e non solo analitiche, riguardanti l’attuale evoluzione del modo
di produzione capitalistico (che va inquadrato nel contesto dello sviluppocrisi
del capitalismo mondiale). È un capitolo aperto, che intendiamo approfondire
in una prossima iniziativa, prevista per la primavera 2008 a Milano.
- La brochure contiene solo gli interventi presentati al Convegno in forma
scritta. Per motivi tecnici, non abbiamo potuto riprodurre alcuni interventi
orali (tra cui quello di Dante Lepore), che avrebbero arricchito l’esposizione.
- In Appendice, il saggio di Silvio Serino La Cina non replica l’Inghilterra,
presentato nel luglio 2007 al Convegno organizzato a Napoli da Red Link.
Collegamenti Internazionalisti, 10 dicembre 2007
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