ciao

Ciao

 

le ossa calcinate dal sole

rivestite di sabbia

non più brulicanti di formiche

vibrano al passare del vento,

la sabbia disegna senza posa

visioni che nessuno può trattenere,

nessuna firma e diritto d'autore

sotto il sole e al freddo della luna.

 

C'era un tempo un viandante

nel deserto era di casa

andava e veniva con le carovane

e queste ossa erano sovente un segnapista.

Se n'è andato e ora chissà

se qualcuno lo ricorda, se

qualcuno lo odia o lo ama.

 

Quel giorno che la tramoggia

lo uccise all’uscita dal buio.

ero in ferie

Salii alla miniera a vederlo,

rimasi gelido come la roccia. impotente.

Scioperammo,

si andò in massa ai funerali.

Non rimase che stringersi

alla madre e alla sorella.

 

Come granelli di sabbia del deserto

danziamo nel girotondo

26.10.94

Quando Marco è arrivato alla miniera, era da poco cominciata la nuova ristrutturazione richiesta dalla proprietà, la Talc de Luzenac, società della Rio Tinto Zinc Corporation. In base al piano di risanamento, necessario per riportare in attivo la gestione della miniera, dovevano essere espulsi con prepensionamenti ed incentivi altri dipendenti ed erano in atto modifiche profonde nell'organizzazione del lavoro in tutti gli impianti. Fu introdotta l'informatica negli uffici e nell'elaborazione dei dati geologici, vennero introdotte le pale diesel, sempre di maggiori dimensioni, si chiusero molti piccoli cantieri concentrando la coltivazione in pochi grandi aree. La produzione rimaneva costante nonostante il calo di personale con un conseguente aumento della produttività; allo sforzo manuale dei vecchi sistemi di coltivazione si sostituì la fatica della guida dei nuovi mezzi e vennero nuovi rischi. Perciò fu attivata una campagna sulla sicurezza in quanto la miniera la Fontane era quella con più infortuni di tutto il gruppo.

Marco nel suo lavoro di topografo doveva visitare la miniera più volte al giorno, spostandosi sovente da solo con tutto il materiale occorrente. Amava fermarsi appena possibile a chiaccherare o a bere un po' con i minatori, soprattutto i più giovani, che poi incontrava la sera nei bar della valle. A differenza del resto del personale tecnico non aveva nessuna voglia di allinearsi allo status di impiegato e ben presto partecipò agli scioperi e alle manifestazioni.

Nei giorni prima della morte era preso dalla tensione per l'attesa della manifestazione di Roma sulle pensioni e infatti la parola d'ordine di chi poi ci andò fu" Marco ci teneva".

La sua morte assurda e terribile ha messo in luce nuovi aspetti della pericolosità del lavoro, i cosiddetti rischi passivi, portando alla rimozione di eventuali ostacoli e norme più rigide. Comunque la sezione Paola è stata poi chiusa per motivi produttivi e dovrà forse far parte di un percorso legato al museo della miniera. All'entrata della galleria invece di inutili depliant celebrativi dell'etica del lavoro dovrebbero mettere la sua foto. Oggi la miniera è in una fase particolare dovuta all'incremento delle vendite che però incontra un momento di calo produttivo e quindi la direzione richiede straordinario al sabato e lavoro durante le ferie, in cambio di più soldi. Ai minatori tutto ciò piace poco ma in parte si adattano. Più in basso, alla nuova galleria che porta a Rodoretto, imbocco di Pomeifrè, sono dati in appalto i lavori di scavo ( come pure altri lavori in roccia al Crosetto.

I minatori bergamaschi lavorano con turni intensivi e con minori precauzioni, ma costano in definitiva di meno e quindi alla Luzenac fanno comodo. Serviranno nel prossimo futuro per ricattare anche noi? Speriamo di non vedere realizzata questa prospettiva che invece per la logica del mercato e della direzione è sempre possibile...

Marco nel breve periodo passato in miniera ha offerto possibilità di contatto con i giovani di Pinerolo ai minatori della sua età e questo spiraglio forse non si è chiuso. Lo ricordiamo con affetto.

         

Piero

 

1995 - scritto per la mostra dell'Oratorio s.Domenico-Pinerolo

1998- miniera paola

 

 

 

 

 

 

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  • DALL’OPUSCOLO IN RICORDO DI MARCO-

l tragico incidente sul lavoro di cui è stato vittima Marco e che ha lasciato un vuoto incolmabile in tutti coloro che lo conoscevano, mi ha portato a rivivere alcuni momenti dell’esperienza scolastica trascorsa con la classe di Marco nel triennio del corso C Geometri. La classe di Marco aveva una forte "identità" data da un gruppo che costituiva un polo di riferimento per le diverse attività ed iniziative sia scolastiche, sia integrative. All'interno di questo gruppo Marco si distingueva per la sua partecipazione critica e propositiva, per la sua curiosità intellettuale, per la sua voglia di "capire" alcuni scrittori di narrativa o di teatro del '900. Ricordo i momenti di discussione sui temi di attualità legati alle sue esperienze con il gruppo dell'oratorio S. Domenico, il suo desiderio di fornire un contributo personale per "cambiare ciò che non va". Accanto agli aspetti ricordati affiora nitido un altro tratto della personalità di Marco fortemente legata alla voglia ed al piacere di stare con i compagni e gli insegnanti, anche al di fuori delle ore strettamente scolastiche. Le due gite effettuate in quarta ed in quinta sono stati momenti molto belli e positivi sul piano della crescita personale e della maturazione proprio perché la classe era affiatata e viveva il momento della gita soprattutto come un'occasione di scambio di idee, impressioni ed esperienze nuove. A testimonianza di questi momenti ricordo le due serate trascorse nella foresteria dell' eremo di Camaldoli e nel centro agrituristico nei pressi di Spoleto che i ragazzi avevano apprezzato molto, animandole con la chitarra e qualche canzone, in un' atmosfera di autentica amicizia.

Marco, Lollo, Cristiano e Fausto riuscivano a dare un'impronta al buon affiatamento e si creava un piacevole momento d'incontro che andava oltre il rapporto formale allievi - insegnanti.

La classe di Marco aveva anche partecipato nel corso del triennio ad una serie di rappresentazioni teatrali avvicinandosi con sempre maggiore interesse a questo genere letterario. Sono stata particolarmente colpita del fatto che un gruppo di cui faceva parte Marco, dopo aver terminato il triennio, mi abbia contattato per seguire altri spettacoli e siamo riusciti ad organizzarci partecipando ad alcune serate a teatro. È anche per questo motivo che il ricordo di Marco è più vivo e forte, perché con Marco, Lollo, Fausto e Cristiano continuavamo a vederci. Ricordo con piacere e un po' di malinconia le lunghe chiaccherate che riguardavano i loro progetti, le loro prime esperienze nel mondo del lavoro, i corsi universitari frequentati.

C'era tanta voglia di ricordare e rivivere insieme i momenti della scuola, forse con un po' di rimpianto perché si trattava veramen

te di una classe unita in cui era piacevole per noi insegnanti svolgere la nostra attività. Si parlava dei loro interessi, dei viaggi, delle esperienze del servizio militare che alcuni di loro stavano facendo e del servizio civile che Marco aveva scelto.

Mi aveva colpito anche l'entusiasmo con cui Marco mi parlò del lavoro che aveva iniziato nella miniera di Prali, ne era fiero e mi spiegava che si era inserito bene anche con gli operai, era soddisfatto di aver conquistato la loro fiducia, la loro stima perché li considerava come amici, non si sentiva superiore e quindi era riuscito a realizzare in piccola misura, ma con grande significato, il principio di solidarietà in cui credere. Marco amava la vita, gli amici e riusciva a trasmettere un autentico bisogno di credere nelle cose semplici, ma fondamentali. La personalità di Marco, i suoi ideali, i progetti, parte dei suoi sogni rimarranno in noi anche se ora ci sentiamo un po' più soli.

Tiziana Martoglio