
Desta particolare interesse ciò che ha dichiarato l’amministratore
delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne che,
rispondendo alle domande di Fazio, ha lanciato parecchie stoccate. La
prima, la più significativa è la seguente:
“Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia.
Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il
2010 arriva dall’Italia”.
Dichiarazione questa, destinata a fare scalpore nei prossimi giorni.
Ma Marchionne non si è fermato qui. Come in un fiume in piena e senza
nascondersi dietro a inutili sillogismi, ha risposto su una sua
eventuale candidatura nella cosa pubblica (”Io in politica?
Scherziamo? Faccio il metalmeccanico, produco auto, camion e trattori!“).
L’AD del Lingotto ha poi proseguito rispondendo ad una domanda sul
’sistema Pause’ che in questi giorni è causa di aspre polemiche:
“Il sistema di 3 pause ogni 10 minuti anzichè 2 da venti
proposto per Pomigliano e Melfi è già applicato a Mirafiori”.
Sulla chiusura dello stabilimento di Pomigliano d’Arco,
Marchionne ha ammesso che “se la Fiat dovesse smettere di fare
auto in Campania, avremmo un problema sociale immenso, specialmente in
una zona dove la Camorra è molto attiva“, ha polemizzato con i
sindacati “che ci criticano e meno della metà dei nostri
dipendenti appartiene a una sigla sindacale”’” e riguardo
alle loro richieste ha detto:
“Di nuovi modelli ne abbiamo quanti se ne vuole, dobbiamo però
dare ai nostri stabilimenti la possibilità di produrre ed esportare,
gli impianti devono essere competitivi, altrimenti non possono
produrre e vendere niente”.

L’Ad del Gruppo Fiat poi ha spiegato più in dettaglio le proprie
strategie:
“La proposta che abbiamo fatto è dare alla rete industriale di
Fiat la capacità di competere con i Paesi vicini a noi, in cambio io
sono disposto a portare il salario dei dipendenti a livello dei nostri
Paesi vicini. “
Sulla situazione del nosto Paese, l’AD Fiat ha ammesso che “L’Italia
è al 118mo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48mo posto per
la competitività del sistema industriale” e “Non c’è
nessuno straniero che investe qui. Gli attacchi verso la Fiat di questi
giorni sono fuori posto e non aiutano a richiamare investimenti in Italia
dall’estero“.
”Il salario cambierà - ha detto - se cambierà il
sistema di produzione in Italia […] vogliamo migliorare i 1.200 euro
di stipendio ai dipendenti”.
Infine, in relazione all’assistenzialismo di cui
Fiat è stata sempre accusata, Marchionne ha precisato:
“Qualsiasi debito verso lo Stato è stato ripagato in Italia, non
voglio ricevere un grazie, ma non accetto che mi si dica che chiedo
assistenza finanziaria. La Fiat ha collaborato con lo Stato per
costruire il futuro industriale del Paese, e oggi ha collaborato con
il governo Usa per salvare Chrysler”.