Fabio Sebastiani
La Cgil monitorizza salari e stipendi da cinque anni

Fabio Sebastiani
La Cgil monitorizza salari e stipendi da cinque anni. E sono cinque anni che il sindacato parla di tagli consistenti. Il 2007 non sfugge alla regola. Anche quest'anno le buste paga hanno lasciato sul terreno circa 400 euro. Oggi, però, ci si rende conto che "il mal da profitto" di cui soffre il sistema Italia, sta intaccando la produttività e quindi la possibilità di produrre richezza per tutti. Il meccanismo è duplice: da una parte lavoratori e lavoratrici demotivati da una retribuzione che non cresce si sentono poco coinvolti nella produzione. Dall'altra, i profitti che invece di essere reinvestiti nell'innovazione e nella ricerca prendono la strada dell'impiego finanziario. In Italia la produttività è cresciuta di appena 2,9 punti dal 1998 al 2007 a fronte dei 20 punti del Regno Unito, dei 12,5 della Francia e degli 8,4 della Germania.
E' questo il quadro che viene fuori dalla messe di dati e tabelle presentati ieri dall'Ires Cgil in corso d'Italia alla presenza del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. Che proprio sul deficit di produttività sottolinea come la causa non è da ricercare nel lavoro, visto che gli italiani sono tra quelli che in Europa passano più tempo in ufficio o in fabbrica che a casa, ma di quanti investimenti si fanno per rendere produttive la risorse umane.
Le retribuzioni di fatto reali si ritrovano, tra il 2002 e il 2007, con un saldo negativo di 1.210 euro, ma se a questo aggiungiamo la perdita derivante dalla mancata restituzione del fiscal drag, la perdita totale ammonta a 1.896 euro. Non sono poche in cinque anni.
A determinare questo buco sono stati sostanzialmente i ritardi nei rinnovi contrattuali, che alla voce recupero salariale hanno sempre sostituito la famosa "una tantum". Il differenziale tra l'inflazione reale e quella programmata (i rinnovi si rifanno principalmente a quest'ultima), poi, ha finito per allargarne il diametro. L'andamento non è stato omogeneo in tutti i settori.

Il rapporto Cgil
Sono più
di 7 milioni
i salari sotto
i 1.000 euro

Fabio Sebastiani
Se infatti i lavoratori delle amministrazioni pubbliche, stando ai numeri dell'Ires-Cgil, hanno registrato un lieve aumento rispetto all'inflazione (+3,6% medio annuo rispetto al 3,2% dell'aumento dei prezzi) le retribuzioni di fatto dei metalmeccanici hanno a malapena mantenuto il potere d'acquisto (3,2% annuo come l'inflazione) mentre le retribuzioni del credito e delle costruzioni hanno perso terreno rispetto al costo della vita (3,1% anno il credito e 3% le costruzioni sempre a fronte del 3,2% dei prezzi).
La perdita del potere d'acquisto si concentra nel 2002 (532 euro persi oltre a 171 di mancata restituzione del fiscal drag) e nel 2003 (1.298 euro persi oltre a 151 di fiscal drag) mentre una ripresa delle retribuzioni si segnala dal 2005 (+312 euro ridotte però da 118 euro di mancato fiscal drag) quando gli aumenti salariali hanno cominciato a tenere conto non più solo dell'inflazione programmata ma di quella effettiva.
Si capisce come l'attacco ai redditi nel lungo quindicennio della concertazione si stata una strategia scientifica. Ovviamente, dal calcolo rimangono fuori i redditi di quei quasi quattro milioni di precari che non godono di alcun rinnovo contrattuale. Precari che di fatto hanno agito, loro malgrado, da vero e proprio calmiere dei redditi da lavoro. Ma questo dato la ricerca dell'Ires-Cgil lo considera in una tabella striminzita. Le differenze dal lavoratore standard di un lavoratore "giovane" (precario) o di una lavoratrice oscilla tra un -13,4% (lavoratore del Mezzoggiorno) e il 27,1% (lavoratore giovane).
"Salari in difficoltà", c'è scritto sul frontespizio della sintesi della ricerca. Ma forse si tratta di qualcosa di più. Anche perché i lavoratori e le lavoratrici italiane perdono terreno soprattuto rispetto all'Europa. Dal 1998 al 2006 nei principali paesi dell'Unione europea si sono registrati tassi di crescita dell'ordine del 10% in media. In Francia e nel Regno Unito, il 15%; e in Germania del 5%. Questo vuol dire che fatto "100" l'indice in Italia nel 1998, nel 2006 siamo arrivati a 102,6 mentre gli altri hanno registrato punteggi del 118,3 nel Regno Unito e del 115,9 in Francia. E questo con una inflazione che in Italia è stata all'incirca il doppio di quella registrata in Germania. Ma la concertazione non doveva tutelarci proprio dall'inflazione?
Per 7,3 milioni di lavoratori dipendenti in Italia la busta paga non arriva a mille euro netti al mese. E 5 milioni di questi lavoratori che hanno una busta paga leggera sono donne. Se si considera il tetto di 1.300 euro sono invece 14 milioni i lavoratori dipendenti che non riescono a sorpassarlo. «Questo dato - spiega il presidente dell'Ires-Cgil Agostino Megale, direttore dell'Ires - segnala che c'è un problema generale di perdita di potere d'acquisto, di salari e di diseguaglianze accentuate. Tra i lavoratori sotto i mille euro ci sono soprattutto giovani, donne e immigrati. Per queste persone ci vuole una politica di sostegno a reddito familiare ma anche percorsi di formazione che li mettano in grado di ottenere salari migliori».
Qual è il rimedio a tutto ciò? Secondo Megale serve più concertazione, perché quella applicata fino ad oggi non ha rispecchiato il "modello ideale", ovvero quello sottoscritto tra le parti sociali nel 1993. Detto in poche parole, se da un lato quella politica serviva al controllo dei redditi, averli controllati troppo sta portando ad effetti negativi sul piano dello sviluppo. Certo, se il conflitto sociale fosse un algortimo sarebbe tutto più facile. E quindi viene da chiedersi dove fosse il sindacato in questi anni in cui quel modello comunque è stato applicato.
Guglielmo Epifani, che evidentemente conosce meglio di altri i punti deboli della concertazione evita di mettere l'accento su una quota maggiore di concertazione e preferisce parlare del vero grande assente nel quadro della economia italiana da quindi anni a questa parte, l'investimento d'impresa. E poi lancia un invito al governo.
«Il governo dovrebbe assumersi la responsabilità di aprire a gennaio un tavolo sulla politica dei redditi che affronti insieme il problema della bassa produttività, i bassi salari e la bassa crescita».


20/11/2007