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Fabio Sebastiani
Se infatti i lavoratori delle amministrazioni pubbliche, stando
ai numeri dell'Ires-Cgil, hanno registrato un lieve aumento rispetto
all'inflazione (+3,6% medio annuo rispetto al 3,2% dell'aumento dei
prezzi) le retribuzioni di fatto dei metalmeccanici hanno a malapena
mantenuto il potere d'acquisto (3,2% annuo come l'inflazione) mentre
le retribuzioni del credito e delle costruzioni hanno perso terreno
rispetto al costo della vita (3,1% anno il credito e 3% le
costruzioni sempre a fronte del 3,2% dei prezzi).
La perdita del potere d'acquisto si concentra nel 2002 (532 euro
persi oltre a 171 di mancata restituzione del fiscal drag) e nel
2003 (1.298 euro persi oltre a 151 di fiscal drag) mentre una
ripresa delle retribuzioni si segnala dal 2005 (+312 euro ridotte
però da 118 euro di mancato fiscal drag) quando gli aumenti
salariali hanno cominciato a tenere conto non più solo
dell'inflazione programmata ma di quella effettiva.
Si capisce come l'attacco ai redditi nel lungo quindicennio della
concertazione si stata una strategia scientifica. Ovviamente, dal
calcolo rimangono fuori i redditi di quei quasi quattro milioni di
precari che non godono di alcun rinnovo contrattuale. Precari che di
fatto hanno agito, loro malgrado, da vero e proprio calmiere dei
redditi da lavoro. Ma questo dato la ricerca dell'Ires-Cgil lo
considera in una tabella striminzita. Le differenze dal lavoratore
standard di un lavoratore "giovane" (precario) o di una
lavoratrice oscilla tra un -13,4% (lavoratore del Mezzoggiorno) e il
27,1% (lavoratore giovane).
"Salari in difficoltà", c'è scritto sul frontespizio
della sintesi della ricerca. Ma forse si tratta di qualcosa di più.
Anche perché i lavoratori e le lavoratrici italiane perdono terreno
soprattuto rispetto all'Europa. Dal 1998 al 2006 nei principali
paesi dell'Unione europea si sono registrati tassi di crescita
dell'ordine del 10% in media. In Francia e nel Regno Unito, il 15%;
e in Germania del 5%. Questo vuol dire che fatto "100"
l'indice in Italia nel 1998, nel 2006 siamo arrivati a 102,6 mentre
gli altri hanno registrato punteggi del 118,3 nel Regno Unito e del
115,9 in Francia. E questo con una inflazione che in Italia è stata
all'incirca il doppio di quella registrata in Germania. Ma la
concertazione non doveva tutelarci proprio dall'inflazione?
Per 7,3 milioni di lavoratori dipendenti in Italia la busta paga non
arriva a mille euro netti al mese. E 5 milioni di questi lavoratori
che hanno una busta paga leggera sono donne. Se si considera il
tetto di 1.300 euro sono invece 14 milioni i lavoratori dipendenti
che non riescono a sorpassarlo. «Questo dato - spiega il presidente
dell'Ires-Cgil Agostino Megale, direttore dell'Ires - segnala che c'è
un problema generale di perdita di potere d'acquisto, di salari e di
diseguaglianze accentuate. Tra i lavoratori sotto i mille euro ci
sono soprattutto giovani, donne e immigrati. Per queste persone ci
vuole una politica di sostegno a reddito familiare ma anche percorsi
di formazione che li mettano in grado di ottenere salari migliori».
Qual è il rimedio a tutto ciò? Secondo Megale serve più
concertazione, perché quella applicata fino ad oggi non ha
rispecchiato il "modello ideale", ovvero quello
sottoscritto tra le parti sociali nel 1993. Detto in poche parole,
se da un lato quella politica serviva al controllo dei redditi,
averli controllati troppo sta portando ad effetti negativi sul piano
dello sviluppo. Certo, se il conflitto sociale fosse un algortimo
sarebbe tutto più facile. E quindi viene da chiedersi dove fosse il
sindacato in questi anni in cui quel modello comunque è stato
applicato.
Guglielmo Epifani, che evidentemente conosce meglio di altri i punti
deboli della concertazione evita di mettere l'accento su una quota
maggiore di concertazione e preferisce parlare del vero grande
assente nel quadro della economia italiana da quindi anni a questa
parte, l'investimento d'impresa. E poi lancia un invito al governo.
«Il governo dovrebbe assumersi la responsabilità di aprire a
gennaio un tavolo sulla politica dei redditi che affronti insieme il
problema della bassa produttività, i bassi salari e la bassa
crescita».
20/11/2007
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