Cecilia Pron

Come abbiamo visto, anche le ugonotte del Settecento francese "resistevano" nelle case, proprio come nelle case, specie di montagna, insieme ai compagni uomini, le partigiane hanno sognato una societa' democratica. Queste ultime non solo hanno praticato la nonviolenza, spesso senza esserne pienamente coscienti, ma hanno provato a vivere una diversa femminilita', a testimonianza che la prima consapevolezza descritta in questo libro e' stata davvero un seme di nuova storia piantato negli anni della lotta al nazifascismo. Significativa, al riguardo, e' la testimonianza di Cecilia Pron (20), partigiana della Val Pellice (Torino) che narra come la "preparazione" alla Resistenza e' passata per il recupero della parola impedita dal ventennio fascista: "Parlavamo tanto... mi fermavo a dormire alla base partigiana quando dovevo portare messaggi o roba da mangiare. Passavamo la notte seduti sulla porta a chiacchierare fino al mattino dell'Italia del dopo, che ci sarebbero stati i sindacati e altro, ed erano le prime volte che parlavo anche del Partito Comunista. Era una cosa ancora un po' fantastica, mi piacevano le idee, ma non come quelle dell'Unione Sovietica". La politica, in altre parole, cresceva in quelle notti di confronto, fra uomini e donne in parita' e in amicizia, un sentimento che fondo' la Resistenza e l'dentita' democratica dell'Italia del "dopo". Queste schegge di storia non militare della Resistenza possono essere la base per una ricerca di pace.

(Bruna Peyrot)

http://lists.peacelink.it/nonviolenza/2006/11/msg00016.html