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1.La lotta della Fiat - 1980-in breveVenerdì
5 Settembre Cesare
Annibaldi annuncia che l'esigenza, per la FIAT, sarebbe quella di
licenziare 24.000 dipendenti (di cui 2.000 impiegati). Comunque è
possibile evitarlo ponendo in Cassa integrazione a zero ore, per 18 mesi
dal 1° Ottobre, questi lavoratori. Mercoledì'
10 Settembre, primo giorno Rottura
delle trattative a Torino. Annibaldi annuncia che in giornata, al massimo
domani, saranno aperte le procedure per quasi 15.000 licenziamenti. Inizia
il blocco dei cancelli. Giovedì
25 Settembre, sedicesimo giorno Sciopero
generale nazionale dei metalmeccanici, generale di tutte le categorie in
Piemonte. Sabato
27 Settembre, diciottesimo giorno
Alle 15, sul decretone, cade il governo Cossiga. Martedì
30 Settembre, ventunesimo giorno
Arriva la comunicazione che la FIAT pone in Cassa integrazione a O ore
22.884 lavoratori fino alla fine dell'anno. Venerdì
10 Ottobre, trentunesimo giorno Sciopero
generale nazionale di tutte le categorie. La manifestazione a Torino si fa
alla 5 di Mirafiori per rafforzare la centralità della lotta alla FIAT.
Oltre 40.000 persone si raccolgono per l'occasione: numerose le
delegazioni di altre fabbriche le lavoratrici. i giovani. I pensionati
distribuiscono un volantino di solidarietà con la lotta FIAT. Martedì'
14 Ottobre, trentacinquesimo giorno Assemblea,
al teatro Nuovo, del coordinamento capi. Il vicesindaco socialista Biffi
Gentili subissato da un mare di fischi e urla. Non può parlare. Mercoledì
15 Ottobre, trentaseiesimo giorno Già
nella notte si è diffusa la notizia dell'ipotesi di accordo. Pomeriggio.
Cinema Smeraldo, riunione del Consiglione. La sala è affollatissima di
delegati, operatori sindacali, operai di tutte le situazioni. Primi
slogan: "Da Torino al Meridione/non vogliamo nessun bidone" e
"E' ora, è ora di cambiare/ la segreteria se ne deve andare". Giovedì
16 Ottobre, trentasettesimo e ultimo giorno
Si tengono le assemblee per l'ipotesi di accordo. Segue a queste note di
cronaca la ricostruzione complessiva del voto. Lama alle Carrozzerie,
Benvenuto alle Presse e Carniti alle Meccaniche. Tutti e tre a Mirafiori.
Tensione ovunque altissima.La maggioranza degli interventi è contro
l’accordo. La scena è dappertutto quasi la stessa: gli operai che
assistevano all'assemblea sono attorno all'oratore, quando si alzano le
mani per il si non le vedono, perché sono lontane, tutto intorno e perché
ci sono gli ombrelli che nascondono la visuale. In realtà, quando vedono
tutte le mani di chi sta vicino al palco alzarsi per il no sono convinti
di aver vinto. Per questo la rabbia, lo sgomento, la convinzione di essere
stati imbrogliati al momento della proclamazione del risultato per il Sì. il movimento dei delegati- L.Castellina - pdf Cremaschi- lotte operaie fino al 1980-pdf dal 77 all'80- link Archivio storico della nuova sinistra cronaca dei 37 giorni del 1980 Fiat La cronologia è tratta dal libro "Con Marx alle porte" a cura delle Nuove Edizioni Internazionali LAVORARE IN FIAT- Marco Revelli -Capitolo 6 AUTUNNO '80: I 35 giorni...cap.5 'Passato Prossimo'- Fiat 1980- pdf Pierre Carniti video- la classe operaia dal dopoguerra ad oggi FIAT '98-2006 articoli di Renato Strumia da Umanità nova. pdf Lottare alla Fiat - R:Renzacci - pdf La Ballata della Fiat videoyoutube Storia della Fiat dal 1969 al 1989 -Lavorare in Fiat Marco Revelli L'operaismo italiano e il suo Sessantotto lungo vent'anni ( n+1) :
2. <<La spina nel fianco>>1981-87 I cassintegrati si organizzano Nell’ottobre
del 1980 cominciò l’odissea dell’altra metà dei lavoratori Fiat: i
23.000 cassintegrati. Dalla generale prostrazione per la sconfitta emerse
poco a poco la volontà degli espulsi di rimanere organizzati nel
sindacato. Furono inizialmente alcuni delegati FLM e militanti Pdup, in
particolare Guarcello e Citriniti, ad avanzare l’idea di costruire un
coordinamento sindacale dei cassintegrati (…). Nel 1981 si fecero in
tutti gli stabilimenti le assemblee dei cassintegrati e vennero eletti 140
delegati. (…) Ben presto il Coordinamento FLM dei lavoratori Fiat in
cassa integrazione assunse un ruolo di primo piano nella vita sindacale
torinese. Era un organismo sindacale inedito ed anomalo, composto di
militanti che, retribuiti dalla CIG, impegnavano tutto il loro tempo
quotidiano nell’attività di organizzazione e tutela dei
cassintegrati(…). Nei sette anni di cassaintegrazione, i cassintegrati
Fiat fecero di tutto per non farsi dimenticare, in primo luogo da Agnelli
e da Romiti ma anche dalla città, dal governo e dal proprio sindacato e,
per sottolineare questa funzione di pungolo, il Coordinamento titolò il
proprio giornalino ‘La spina nel
fianco’. Le forme di lotta organizzate dal Coordinamento furono
piuttosto inedite rispetto alla tradizione sindacale. Ecco come Fausto
Cristofari sintetizza così le mille iniziative dei cassintegrati “…
non potendo usare l’arma dello sciopero si tentava di colpire
l’immagine, falsa, offerta dalla Fiat. Per la verità siamo stati tra i
pochi (o gli unici) a farlo, proprio nel centro dell’impero, a Torino.
Ogni Natale eravamo in via Garibaldi con l’Agnellone ( un pupazzo
animato in gomma piuma raffigurante Gianni Agnelli alto circa 4 metri) a
volantinare. Al salone dell’auto offrivamo ai bambini palloncini con su
scritto ‘lavoro’. A corso Marconi abbiamo organizzato una
manifestazione di rumori, armati di bidoni, sirene ecc. Abbiamo cercato di
utilizzare radio, tv, giornali… “ Per fornire un’idea approssimativa dell’attività dei cassintegrati si possono aggiungere: decine e decine di assemblee, presidi, cortei, convegni, petizioni, incontri, occupazioni simboliche (stazioni ferroviarie, mole Antonelliana, sedi Inps, Ufficio Imposte, sedi di partito), centinaia di migliaia di volantini distribuiti, iniziative coi disoccupati, studenti, cassaintegrati di altre fabbriche, trasmissioni autogestita su radio e televisioni locali,presenze in programmi televisivi nazionali, lavori di utilità pubblica autogestita,spettacoli teatrali, azioni legali, costituzione di cooperative ed altro ancora. La sede del Coordinamento, presso la V Lega FLM era ogni giorno frequentata da lavoratori in CIG che chiedevano informazioni, consigli, assistenza sindacale. Soprattutto grazie al ruolo riconosciuto e apprezzato del Coordinamento l’adesione al sindacato rimase sempre molto alta, attorno al 70%. I
rapporti tra Coordinamento ed FLM precipitarono nell’estate del 1983, in
quanto tutti i cassintegrati in base aglio accordi dell’80 dovevano
rientrare tutti al lavoro. Erano
ormai 22.523 più altre migliaia che si erano aggiunte. Su un
totale di 28.000 una parte si era licenziata accettando le incentivazioni
dell’azienda, al primo luglio restavano in CIG 15.500 lavoratori. (…)
Un nuovo accordo scambiava l’impegno Fiat al rientro di tutti al 1
luglio 1983 con una certezza di rientri scaglionati per circa 4.000
lavoratori, lasciando i restanti 11.000 in cassa integrazione senza
prospettive certe.(…) Il
15 ottobre al Palazzetto dello Sport 2500 cassintegrati bocciarono
l’accordo,(...) La
Flm fece allora votare i lavoratori attivi e finalmente fu approvato.
(…) La
Fiat applicando un punto contenuto negli accordi sindacali, convocava
periodicamente i lavoratori in CIG, una volta al mese o anche più di
frequente, e offriva soldi per l’autolicenziamento. Le cifre salirono
negli anni per arrivare anche a 100 milioni nei casi di alcuni militanti
sindacali. Marco Revelli ha calcolato che in sette anni si licenziarono
dalla Fiat più di 40.000 lavoratori, e con una media di incentivazione di
15 milioni a testa, si può stimare che la Fiat utilizzò allo scopo circa
600 miliardi di lire (…) Dopo
la firma dell’accordo dell’83 non rimase al Coordinamento che il
ricorso alla magistratura. (…) Un nuovo accordo ci fu in primavera del
1986, anche questo contestato dal Coordinamento.(…) Nel
1987, con il rientro di tutti i cassintegrati rimasti, proprio quando i
delegati del Coordinamento potevano rivendicare con orgoglio il successo
della propria esperienza furono frammentati ed isolati, come è costretto
a riconoscere con rammarico Franco Runghino, uno dei protagonisti:
“rimane anche l’amarezza del fatto che il sindacato, Fiom compresa,
abbia accettato di ghettizzare gli invalidi.. e di disperdere l’unico
gruppo dirigente operaio sorto a livello nazionale dopo la sconfitta
dell’ottobre ’80. brani
da: Raffaello Renzacci - “Cento.. e uno anni di Fiat”- Massari ed-2000 3. coordinamento cassintegrati Fiat nel PineroleseDopo la messa in cassaintegrazione dei 30 lavoratori ‘scomodi’ alla Fiat MVP di Villar Perosa (il 25 gennaio 1981), fui eletto delegato dei 30 cassaintegrati. Dopo di che, sono stato eletto anche nel coordinamento provinciale dei cassaintegrati (ero uno dei 6 di Rivalta in quanto la MVP dipendeva da Rivalta) e ho costruito con altri compagni il "coordinamento dei cassaintegrati pinerolese". Ci vedevamo settimanalmente a Pinerolo presso la FLM (vi erano Remo Ricca, Antonio Ceravolo, Genre Marco, Bianciotto, Morici Giuseppe e non ricordo più chi altri). Organizzammo varie assemblee dei cassaintegrati FIAT del pinerolese a san Lazzaro. Dal
gruppo ristretto del coordinamento dei cassaintegrati nacque l'idea di
costituire la cooperativa Agrovalli, di cui feci il presidente per una
decina di anni e che tuttora è viva e vegeta, con una
decina tra soci lavoratori e dipendenti. Oggi il presidente è
Mario Cavigliasso. E’ significativa perchè dura da venti anni ed è una
delle poche esperienze di autogestione vera che perdurano nel tempo e
nella loro caratteristica autogestionaria. Del primo nucleo non è rimasto
più nessuno. La
cooperativa fu fondata nell'82 e ha
lavorato con disoccupati vari. I primi due lavoratori pagati (i
cassaintegrati facevano il lavoro burocratico a gratis) erano due ex
operai Fiat, messi in cig con i 23.000 e poi andati a lavoratore alla
cooperativa Agriforest di Torino e licenziati dalla medesima perchè
rompevano i coglioni sui carichi di lavoro. Paolo Ferrero |