Carlo Polliotti

 

Marcellin, Bianca,Nemo
Carlo Polliotti .cgil pdf
conversazione con Bianca - 11.3.09  video con Bianca

 

 

"Nella comunità di base esiste un "gruppo giovani" formato da una quindicina di adolescenti più o meno in crisi nel loro rapporto con "l'Eterno". E tra le attività di questo gruppo vi è la periodica pubblicazione di un "giornale" che si chiama Nemo. Il nome (che in latino significa "nessuno") è stato scelto da loro per la simpatia che nutrono verso "Nemo" alias Carlo Polliotti, un partigiano che vive vicino a Pinerolo, commissario politico nelle brigate "Garibaldi", che aveva questo nome di battaglia. Dopo la liberazione lavorò nel sindacato nella nostra zona, poi a Roma, poi a livello internazionale a Praga. Lama, al suo ritorno in Italia, gli offrì un posto di alta dirigenza ma lui volle lavorare vicino agli operai e fu mandato in valle d'Aosta, a fianco dei minatori della Cogne. Nemo non volle mai arricchirsi anche se ne ebbe le possibilità. Condusse sempre una vita sobria mettendo davanti gli interessi dei lavoratori e dei poveri a quelli della famiglia. Quando andò in pensione volle la pensione di operaio, come da sempre era stato il suo stipendio. Continuò il suo impegno per i valori della resistenza e della democrazia incontrando i giovani, scrivendo, intervenendo sui giornali locali. A 75 anni imparò ad usare il computer, internet e curò (in proprio) la pubblicazione e la diffusione di un foglio di riflessioni sulla libertà, la giustizia, i valori originari di una democrazia che sembravano offuscati. Lo abbiamo incontrato diverse volte in questi anni e siamo sempre stati edificati dalla sua tenacia e dalla sua coerenza, tanto che ci siamo chiesti da dove venisse quella speranza, quella forza per impegnarsi.

Nemo è morto la scorsa settimana. Al funerale civile c'erano alcuni degli ultimi partigiani, vecchi, dai passi un po' incerti. Mi sono chiesto il senso di tutte quelle lotte, per arrivare a morire in un... governo di fascisti (per usare un termine del discorso di commiato).
Allora ho pensato alle parole di Gesù: dentro alle vittorie, dentro alle sconfitte gioisci, piangi, lotta. Ma sappi che fai parte del sogno di Dio per una società di giustizia e di pace, il tuo nome Lui lo ha sognato prima che tu nascessi, e ora tocca a te realizzarne un pezzo.... come ha fatto Nemo."
 

2001-Angelo Merletti


 

nel 2005 sono state donate alla Camera del lavoro dagli eredi 

le carte di lavoro di Carlo Polliotti (Nemo), originario di Pinerolo,

 partigiano, sindacalista e presidente Anpi,


appunti n.21 - pdf : Nemo

 

  'Appunti' è sorto  anni or sono, uscendo finora con scadenza mensile. Scelta non casuale di un ultrasettantenne parecchio malandato fisicamente, rimasto convinto dei principi e valori che sono alla base dell'antifascismo storicamente determinato; memore, protagonista e testimone diretto di oltre sei decenni di difficili e sofferte lotte per la libertà, la giustizia civile e sociale nel nostro e in altri Paesi.

Giova ripetere che questa iniziativa è stata assunta dopo ripetuti e mai giustificati rifiuti da parte delle Pubbliche Istituzioni - comprese quelle direttamente preposte - di assumere, proprio mentre dilagava il cosiddetto "revisionismo storico", precise iniziative per la ricostruzione - nella verità - di una memoria storica contemporanea sempre tenuta scientemente nascosta o falsata nei suoi elementi fondamentali e più significativi.

Per superare tale iniquità, riversata sulle successive generazioni, abbiamo proposto pubblicamente di dare un serio e responsabile impulso attraverso iniziative specifiche ed, in particolare, una sostanziale incentivazione economica e pubblicistica (come avviene, da molti anni, in territori a noi vicini), tendente a favorire lavori di studi e ricerca storica da parte di giovani locali, ad esempio con tesi di laurea finalizzate alla ricostruzione di pagine importanti su un passato meritevole di attenzione, che non dovrebbe essere destinato alla spazzatura dell'oblio, se non peggio."

Così Nemo Polliotti, ex-partigiano, autodefinisce il proprio foglio ciclostilato, che da ormai tre anni, fa circolare tra amici e interessati con una scadenza pressoché mensile. Il suo è ovviamente un punto di vista parziale sull'argomento, e "Appunti" rimane un testo frammentario, fatto di considerazioni personali; tuttavia il lavoro di Nemo ci è apparso straordinario per la ricchezza di spunti di riflessione, nonché per la documentazione locale sul Pinerolese che esibisce. Ecco perché ci è sembrato giusto ospitare, sulle pagine di "Cultura nel Pinerolese" dedicate alla storia, degli estratti di "Appunti" dedicati alla nostra zona.

La pagina e i suoi link sono in costruzione, e viene attualmente aggiornata ogni due settimane. Nemo solleva questioni importanti sulle quali forse anche altre persone vorrebbero intervenire. Saremo felici di ospitare anche i loro interventi che possono essere inviati alla Sailing-line di Riva (indirizzo nella Home-page di "Cultura nel Pinerolese") oppure all'e-mail pinerolo-cultura@sail.it. Riteniamo assai più costruttivo aprire un dibattito piuttosto che rimuovere qualsiasi discussione sull'argomento, lasciando che nel frattempo scompaiano del tutto i testimoni di un momento storico drammatico, ma nel quale si sono gettate le basi per la costruzione della democrazia in Italia.

link all'archivio web di 'Nemo' http://www.pinerolo-cultura.sail.it/Nemo.html


 

 

Barbero Alberto

 Eco del Chisone N° 27 di Giovedì, 5 luglio 2001

Un nome della Resistenza

È deceduto Nemo Polliotti

Ho appreso la notizia della morte di Nemo nel modo più imprevedibile. Essendo convocato il "Comitato per la difesa dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione" di cui sono presidente e sapendo che Nemo era malato, ho telefonato a casa sua per aver notizie da comunicare all'inizio dell'incontro. E Nemo era morto da qualche ora.

Quello di Nemo (questo è il nome di battaglia di Carlo Polliotti) è stato per lungo tempo un nome che sentivo pronunciare con rispetto nell'ambito del partito (il Pci) cui mi ero appena avvicinato. Ho poi conosciuto la persona alla fine degli Anni '70 quando Nemo è rientrato a Pinerolo dopo l'attività politica e sindacale che l'aveva portato in varie parti dell'Italia e dell'Europa.

Averlo conosciuto ed aver potuto fruire della sua esperienza e dei suoi insegnamenti è stata una grande opportunità.

Formatosi nella Resistenza, Nemo ha fatto dei valori e dei principi della Resistenza stessa la ragione della sua vita sempre in modo dinamico. Rigoroso, appassionato e legato alle radici sapeva vedere il nuovo e le prospettive che esso apre a patto che ciò non rappresentasse un piegarsi superficiale alla moda. E nel dibattito non dava nulla per scontato fino a sembrare, in alcuni momenti, aspro.

Ma quando approfondivi il discorso ti trovavi non solo una persona di fondati principi e di forte etica ma anche di grande cultura e sensibilità: proprio per questo era libero da dogmatismi e settarismi e fortemente animato da spirito unitario anche quando era più difficile esserlo.

Negli ultimi anni ha avuto una grande preoccupazione culturale e politica: che il revisionismo storico cancellasse memoria e senso della Resistenza con gravi conseguenze politico-istituzionali, molto vicino in questo alle posizioni di don Giuseppe Dossetti.

Ed ancora una volta non si è fermato alle parole: è diventato ricercatore, ha messo assieme documenti e testimonianze, ha imparato ad utilizzare le nuove tecniche di scrittura e di comunicazione per poter più facilmente diffondere il Suo messaggio, fedele ad una concezione di politica: ideali, studio, senso di responsabilità, azione.

Grazie, Nemo.


CARLO POLLIOTTI detto NEMO (1921-2001)

Carlo Polliotti nasce a Pinerolo il 5 agosto del 1921, primo di undici figli.

A fine agosto del 1921 la famiglia emigra a Grenoble in Francia; successivamente si trasferisce a Nizza dove Carlo frequenta le scuole con grande profitto sino ad arrivare alla soglia dell’università, costretto a interrompere gli studi se avesse potuto continuare avrebbe scelto Architettura.

La famiglia rimane a Nizza fino al febbraio 1939 quando rientra a Pinerolo stabilendosi ad Abbadia Alpina, frazione Riaglietto.

Alla fine del 1939 Carlo trova lavoro come apprendista alle Officine Meccaniche Poccardi di Pinerolo, dove resta sino al gennaio 1941 quando è arruolato e mandato in guerra. Sbarca a Bari l’11 settembre del 1943, riesce a scappare e a raggiungere casa il 15 settembre. Sceglie di entrare in clandestinità e a fine settembre con altri giovani antifascisti fonda a Pinerolo il “Gruppo giovanile comunista”.

Nel gennaio del 1944 Il “Gruppo giovanile comunista” stampa clandestinamente volantini e altro materiale di propaganda nell’abitazione della famiglia Secondo, dove conosce Bianca che diventerà sua compagna per la vita.

Carlo va a lavorare alla Todt, un’emanazione del comando tedesco per la costruzione dell’aeroporto militare di Airasca e svolge attività politica di informazione, propaganda e proselitismo.

Nel giugno del 1944 contribuisce alla fondazione del giornale “La lotta” che sarà diffuso durante tutto il periodo della Resistenza.

In seguito ad una delazione tutto il “Gruppo giovanile comunista” scappa in montagna ed entra nella formazione garibaldina di Montoso. Carlo assume il nome di battaglia Nemo.

Tra luglio e agosto del 1944 è nominato commissario politico di battaglione da Leo Lanfranco e Pietro Comollo. A settembre gli viene affiancata la staffetta Bianca Secondo con il nome di Ljubitza.

Nell’area di Montoso e del lusernese si costituiscono, a dicembre del 1944,  la IV e 105 brigata Garibaldi.

La IV brigata, cui è designato come commissario politico, per sfuggire ai rastrellamenti si trasferisce nell’astigiano, nei dintorni di Castelnuovo don Bosco.

Tra il gennaio e l’aprile del 1945 le brigate IV, 105 e 119 vengono riunite nella I divisione Leo Lanfranco;  a lui è affidato l’incarico di commissario politico di divisione. Il 24 e 25 aprile partecipa alla liberazione di Torino.

Nel giugno dello stesso anno è capitano nella Polizia del Popolo a Torino. Il 24 luglio sposa Bianca e il 24 dicembre nasce la figlia Luciana.

Quando la Polizia del Popolo viene sciolta dagli americani, nel gennaio 1946, si trasferisce a Pinerolo dove dirige l’Ufficio Annonario in Comune.

A maggio del 1946 torna a lavorare in fabbrica alla Microtecnica di Pinerolo, organizza una cellula di partito e getta le basi per la riorganizzazione sindacale degli operai.

Insieme ad altri compagni fonda nell’ex Casa Littoria la Camera del Lavoro di Pinerolo, e ne sarà per qualche tempo Segretario. In questo periodo svolge un’intensa attività sindacale in tutti i settori, dal tessile al metalmeccanico.

Nel giugno del 1949 è trasferito a Torino come funzionario della Federazione Impiegati Operai Metalmeccanici (FIOM).

Il 14 settembre 1951 nasce il figlio Roberto.

Nel febbraio del 1954 diventa responsabile della Federazione Italiana Lavoratori Abbigliamento (FILA),  presso la Camera del Lavoro di Torino. Con lui è siglato alla Facis di corso Novara a Torino il primo contratto di parità salariale tra uomo e donna.

Nello stesso periodo si occupa anche della formazione quadri alla Scuola sindacale di Faggetto Lario, in Lombardia e compie diversi viaggi in Jugoslavia e a Mosca.

Nel dicembre del 1958 diventa segretario nazionale della Federazione Italiana Lavoratori Tessili Abbigliamento (FILTEA) e si trasferisce a Roma. Continua a tenere corsi di formazione alla Scuola di Ariccia e a viaggiare nei paesi socialisti.

Nel dicembre del 1964 è trasferito alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM), con sede a Praga, ed entra nella Segreteria dell’Unione Internazionale Tessili, Abbigliamento, Pelli e Cuoio dove assume la carica di segretario generale. La famiglia lo segue. Il lavoro nella FSM, che consiste nel promuovere e consolidare l’organizzazione sindacale in tutto il mondo, lo porta a viaggiare molto, soprattutto nei paesi dell’America Latina dove organizza riunioni spesso clandestine. Nello stesso periodo partecipa a comitati per la pace e il 28 agosto 1968, durante l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia scrive il primo comunicato stampa di condanna all’invasione.

Nel maggio del 1971 Nemo lascia la FSM, ritorna in Italia e assume l’incarico di segretario regionale della Camera del Lavoro della Valle d’Aosta di cui riorganizza la struttura.

Negli stessi anni rifiuta di candidarsi al Parlamento nelle fila del Partito Comunista Italiano (PCI).

Gravi problemi cardiaci lo costringono nel maggio del 1978 ad andare in pensione e si trasferisce a San Pietro Val Lemina.

In quest’ultimo periodo conduce con metodo ricerche sui temi del lavoro, della pace, della politica italiana e internazionale. Compie un minuzioso lavoro sulla storia della Resistenza italiana ed europea, con particolare riguardo alle vicende del torinese. Pubblica un foglio periodico “Appunti” e lavora attivamente alla formazione dei giovani sui valori e la storia della Resistenza. Negli anni Ottanta diventa per un mandato presidente dell’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, di Pinerolo e continua a svolgere attività prima nel PCI poi nel Partito Democratico della Sinistra (PDS).

Muore, all’età di ottant’anni, all’Ospedale civile di Pinerolo il 5 luglio 2001.

http://www.pinerolo-cultura.sail.it/Nemo.html