Riordinato l’archivio storico della Camera del lavoro di Pinerolo
di Paola Molino- eco mese
Nei documenti, dal 1945 a oggi, la storia
di un territorio e degli uomini. Il materiale è ora a disposizione degli studiosi
Quale
modo migliore per conoscere la storia di un territorio e di una popolazione se
non attraverso la ricostruzione dell’attività lavorativa, del sistema
occupazionale? Le rivoluzioni industriali hanno segnato la storia sociale
dell’Europa allo stesso modo, o forse ancora più radicalmente, che i grandi
conflitti.
Non
c’è bisogno di andare a recuperare gli scritti di Karl Marx per dire che è il
mondo del lavoro che determina dinamiche sociali complesse come la struttura
familiare, il numero dei figli, le ambizioni e le aspettative, il tempo libero,
la socialità, lo spirito di classe.
Conoscere
a fondo cosa è stato il mondo del lavoro di un territorio non è utile solamente
a ricostruire la storia economica e quella del movimento operaio e sindacale di
un’area, ma permette anche di fare una sociologia, una storia delle idee, dei
partiti e dei movimenti politici, anche una storia della cultura materiale.
Ecco
dunque spiegata l’importanza del riordino dell’archivio storico della Cgil di
Pinerolo, presentato pubblicamente a fine aprile, e oggi a disposizione in
libera consultazione nei locali del Centro rete bibliotecario, in locali messi
a disposizione del Comune.
Cinquanta
metri lineari di documentazione comprendente numerose pubblicazioni, manifesti,
volantini dal 1945 al 2001. Oltre al fondo della Camera del lavoro sono stati
individuati i fondi documentari dei sindacati di categoria e i fondi aggregati
dell’Associazione piemontese inquilini, dell’Associazione nazionale partigiani
d’Italia, dell’Unione donne italiane, dell’Istituto nazionale confederale di
assistenza che avevano sede alla Camera del lavoro di Pinerolo, e della sezione
pinerolese del Partito comunista italiano. Inoltre nel 2005 sono state donate
alla Camera del lavoro dagli eredi le carte di lavoro di Carlo Polliotti
(Nemo), originario di Pinerolo, partigiano, sindacalista e presidente Anpi,
scomparso nel luglio 2001.
Il
riordino e l’inventariazione dell’archivio sono stati realizzati con il
contributo della Regione Piemonte, che da alcuni anni si spende per il recupero
degli archivi storici sindacali, considerandoli un bene culturale importante.
Dietro
a ogni vertenza, a ogni iniziativa promossa con un volantino, a ogni sciopero,
a ogni diritto negato o acquisito c'è la storia personale di tanti individui.
Di persone comuni che hanno fatto la storia, di lavoratori e sindacalisti.
Minatori e tessili, soprattutto. Figure professionali oggi in via di
estinzione.
«Il lavoro del sindacalista
(dirigente o delegato di reparto) produce, come naturale risultato
dell’attività quotidiana, un importante patrimonio di testimonianze
documentarie, iconografiche e fotografiche» spiega Diego Robotti,
che ha seguito per la Soprintendenza archivistica per il Piemonte e la Valle
d’Aosta il riordino dell’archivio.
La
Camera del lavoro di Pinerolo, ricostituita alla fine del 1945, diventò una
struttura sindacale di rilievo in quanto operante in un importante distretto
economico per l’industria manifatturiera. Qui fu molto forte l’intreccio molto
tra le attività svolte dalle Leghe e le attività della Camera: non solo si
usavano gli stessi locali, ma spesso erano le stesse persone a occuparsi di
entrambe. Molto ricchi di documentazione gli archivi dei sindacati dei tessili,
dei metalmeccanici e dei lavoratori dell'industria estrattiva, seguiti dal
sindacato dei pensionati e dal sindacato dei lavoratori delle aziende
elettriche, del gas e dell'acqua.
L’archivio
conserva testimonianza dei rapporti con diverse fabbriche tessili e dell'abbigliamento di Pinerolo (1945–1993):
Gütermann poi Fil Seta[1], Cotonificio
V. Widemann, Cotonificio Valle Susa Cvs poi Esercizi tessili italiani Eti poi
Vallesusa industrie tessili poi Manifattura di Perosa, Manifattura abiti,
Türck, Vaciago poi Filatura di Luserna, Turati, con Manifattura Mazzonis, Bassotto, Confezioni
Europa, Confezioni Pralafera poi Iicp, Crumière, feltrifici riuniti poi Fir,
Feltrificio subalpino, tanto per citarne alcuni.
Il
fondo della Federazione impiegati operai
metalmeccanici Fiom pinerolese (dal 1946 al 1995) consente
di ricostruire i momenti più drammatici della ristrutturazione e delle alterne
vicende delle diverse fabbriche della zona, in particolare Indesit e Riv-Skf ma
anche Buroni, Corte e Cosso, Martin.
I
documenti degli archivi storici, a differenza di quanto si crede comunemente,
non restituiscono solo sterili relazioni di ciò che è accaduto, ma sono
preziose testimonianze di vite di singole persone che, in questo caso, si sono
spese per il sindacato, per un ideale di giustizia, di libertà.
A
Pinerolo si sono distinte le figure di Anselmo Orsi, segretario all’inizio
degli Anni ‘50, e soprattutto di Eugenio Morero, eletto segretario nel 1958 e
fino all’inizio degli Anni ‘90 figura di rilievo della vita politica del
Pinerolese. Ha dato impulso a molte iniziative, generando talvolta
sovrapposizioni di ruoli tra le varie organizzazioni in cui ha operato. La
conservazione dell’archivio della sezione di Pinerolo del Partito comunista
italiano, ad esempio, è dovuta al fatto che Morero ricoprì incarichi sia nel
sindacato sia nel partito e svolse la propria attività in un unico locale in
cui conservava i vari archivi in armadi diversi.
In
un documento ritrovato nell’archivio del Sindacato pensionati italiani (Spi)
egli racconta in prima persona la sua vita. Nel 1948 è segretario del Comitato
di fabbrica della Fiom. «Il padrone dove
lavoro, la ditta Corte e Cosso, in un’assemblea convocata dal medesimo ci
invita a votare per la Dc nelle elezioni del 18 aprile. Ribatto che ci sono
anche altri partiti da votare». Intanto, dopo il congresso di Palazzo
Barberini, si iscrive al Pci: «Dopo
alcuni giorni vengo licenziato con un pretesto. La vera ragione stava nel non
aver assecondato le volontà padronali per cui era evidente la rappresaglia». Una
vita spesa nell’impegno sociale: nel
1958 è segretario della Camera del lavoro di Pinerolo. «L’attività – scrive lui stesso -
viene svolta dopo il lavoro Riv, dalle 17 alle 24 e qualche volta anche oltre».
Altrettanto
prezioso è il materiale donato dagli eredi sul lavoro di Carlo Polliotti
(Nemo). Fece la Resistenza nella formazione garibaldina di Montoso; dopo aver
partecipato alla liberazione di Torino il 25 aprile del 1945 torna a lavorare
in fabbrica, alla Microtecnica di Pinerolo, dove organizza una cellula di partito
e getta le basi per la riorganizzazione sindacale degli operai. Fonda,
nell’ex-casa littoria, la Camera del lavoro di Pinerolo e ne sarà per qualche
tempo segretario. Nel 1949 a Torino è funzionario della Federazione impiegati
operai metalmeccanici (Fiom). Nel 1954 diventa responsabile della Federazione
italiana lavoratori abbigliamento (Fila), alla Camera del lavoro di Torino. Con
lui è siglato alla Facis di corso Novara a Torino il primo contratto di parità
salariale tra uomo e donna. Nel 1958 è segretario nazionale della Federazione
italiana lavoratori tessili abbigliamento (Filtea) e si trasferisce a Roma. Poi
sarà trasferito a Praga e la famiglia lo segue nei suoi spostamenti. Tornerà a
S. Pietro Val Lemina quando andrà in pensione, pur mantenendo molti dei suoi
impegni con il sindacato e il partito.
Storia
di vite vissute per il sindacato, lontane dalle luci della ribalta, a contatto
diretto con i lavoratori, nelle valli così lontane dai centri decisionali, ma
senza la retorica del sacrificio. Vite spese per un ideale di giustizia e di
libertà, maturato in gioventù con l’esperienza della Resistenza, che hanno
portato a scelte di vita coraggiose e difficili. Il cui prezzo è stato pagato
in prima persona.