Cambio della guardia alla Luzenac
La visita agli stabilimenti di Malanaggio ha permesso di rispondere alle osservazioni sulla «soddisfazione delle comunità locali» nei confronti della miniera. Qualche timore per le polveri
Davide Rosso- riforma 24-5-06
Sono state più di 200 le persone che sabato 20 maggio dopo essersi
prenotate, hanno visitato gli stabilimenti di Malanaggio in val Chisone
della Luzenac, o meglio di quella che oggi è la Rio Tinto mineral. Un
buon risultato quindi dal punto di vista «dell’aprirsi e del farsi
conoscere meglio anche dai “vicini”», come ci diceva sabato stesso
Alexander Kristen, amministratore delegato degli stabilimenti italiani
della multinazionale del talco. Kristen – questa è una prima notizia
– dopo diversi anni passati in val Chisone e Germanasca sta per
lasciare il suo posto a un suo collaboratore, il direttore Stefano
D’Orazio. «Sì – conferma Kristen –, non è ancora ufficializzato
quale sarà ma il gruppo ha deciso di affidarmi un altro incarico
nell’ambito della multinazionale e di sostituirmi qui con D’Orazio,
una persona più che valida che tra l’altro lavora già a Malanaggio
da tempo e quindi garantirà un cambio sicuramente nella continuità».
In effetti D’Orazio, come ci ha spiegato egli stesso, lavora a
Malanaggio dal 2001. «Finora – ha detto – mi sono occupato della
parte amministrativa. Da giugno invece mi è stato chiesto di ricoprire
l’incarico di amministratore delegato e lo farò ovviamente partendo
dall’esperienza che abbiamo accumulato fino a qui come parte del
gruppo con le sue specificità».
Alle viste quindi è in arrivo un cambio ai vertici della Rio Tinto in
Italia, cosa che in qualche modo ha fatto sì che la giornata a porte
aperte di sabato 20 sia stata anche un modo per Kristen di salutare un
territorio che ha imparato a conoscere in questi anni e con cui ha
spesso intessuto dei rapporti di amicizia oltre che di lavoro. Ma
veniamo alla visita: le guide (sarebbe meglio dire i padroni di casa,
visto che il percorso era guidato in molti casi dai vertici della Rio
Tinto, dal direttore degli stabilimenti ai capoofficina
all’amministratore delegato stesso) hanno cercato di rispondere alle
numerose domande e curiosità che dal pubblico arrivavano. In realtà il
pubblico aveva avuto, anche a mo’ di introduzione di studio, una sorta
di breve quanto intensa presentazione dell’attività del gruppo nel
mondo ma soprattutto in val Germanasca e Chisone e sui diversi utilizzi
del talco e sui diversi modi di estrazione ma anche sull’impatto
ambientale della coltivazione e poi, ovviamente visto che si era a
Malanaggio, sulla macinazione del talco.
La visita agli stabilimenti di Malanaggio è stata però soprattutto la
continuazione e la risposta ai dati del «questionario sulla
soddisfazione delle comunità locali del Piemonte», iniziato e portato
avanti dalla Rio Tinto negli anni passati. Dai risultati, frutto di 75
interviste (di cui 50 a cittadini abitanti nelle aree intorno ai siti
del talco in valle, 5 ad attività imprenditoriali della zona, e 20 ad
autorità e enti locali come i sindaci da Pinerolo a Perosa e da Perosa
a Prali, Salza e Massello più i rappresentanti di Comunità montana e
Scopriminiera) emergevano due punti critici: da un lato la sensibilità
(difficile dar loro torto) dei cittadini rispetto al problema polveri e
dall’altro una generale richiesta di maggiore informazione. «Sul lato
polveri – è stato detto nel corso della giornata – da quando è
stato possibile accedervi nuovamente, dopo i lavori per la nuova strada,
sul lato a monte della palazzina l’azienda si è impegnata in un
grande lavoro di ripristino dell’area utilizzata come deposito
esterno, con lavori di risistemazione e contenimento dei cumuli». Sul
lato informazioni una prima risposta è stata appunto la giornata a
porte aperte e, visto il numero di partecipanti e di domande, pare
proprio che qualche effetto l’abbia ottenuto.