Biotecnologie: istruzioni per
luso
La scienza del popolo di
Seattle.liberazione17/0301
"Lingegneria
genetica applicata è unalleanza senza precedenti
tra cattiva scienza e grande business, che potrebbe
portare alla fine dellumanità e del mondo come noi
li conosciamo. Lingegneria genetica applicata è
per sua natura rischiosa ma la mentalità
genetico-determinista, diffusa sia tra gli scienziati che
tra le persone comuni, plasma le coscienze e spinge la
gente ad agire inconsapevolmente per dare al mondo una
forma contraria al bene degli esseri umani e di tutti gli
altri abitanti del pianeta". Più incisivo non
poteva essere il programma del libro di Mae-Wan Ho, Ingegneria
genetica Ð Biotecnologie fra scienza e business, appena
tradotto da DeriveApprodi (pp.332, £.40.000). Se ci si
chiedeva quale fosse il pensiero scientifico del popolo
di Seattle, inteso nella sua veste più anti-biotech e
anti-multinazionali, questo libro è, sia nei contenuti
che nelle firme, un vero e proprio manifesto. Ma è anche
altro: un libro di testo, un programma politico e
scientifico che dichiara finita lepoca della
resistenza e tenta di rilanciare un nuovo modo di fare
scienza.
Lautrice e i suoi collaboratori Le firme,
prima di tutto. Dietro a questo libro non cè solo
una biologa molecolare, Mae-Wan Ho, di origine malese e
residente in Inghilterra. A fornire le basi di
uninterdisciplinarietà a tutto campo cè una
comunità planetaria di scienziati-contro: il Third World
Network, prima di tutto, una Ong transnazionale che si è
occupata a lungo di Wto e di diritti di proprietà
intellettuale, il Council of Responsible Genetics
statunitense, che organizzò i seminari su salute e
genetica durante le giornate di Seattle, a cui si
aggiungono praticamente tutte le organizzazioni del
pianeta che in questi ultimi anni hanno raccolto
informazioni e lanciato campagne contro il biotech.
Scienziati e ricercatori dai nomi impronunciabili Ð
malesi, norvegesi, africani, arabi, ispanici e via
dicendo Ð che disegnano il panorama di una
globalizzazione, questa sì Ð che promette futuri
migliori. Ognuno impegnato a fornire contributi, analisi
e risultati sperimentali per tutti gli ambiti toccati da
quella rivoluzione Ð o è meglio dire, involuzione - che
va sotto il nome di ingegneria genetica. Il libro è
strutturato in maniera tale da poter essere utilizzato
sia dai lettori che si accostano per la prima volta a
tali argomenti Ð con tanto di appendici scolastiche
sulle leggi di Mendel Ð sia per chi, invece, vuole
approfondire con un po di
"controinformazione" seria la questione del
biotech. La suddivisione fra i capitoli dei diversi
livelli di approfondimento è stata pensata proprio per
garantire il massimo grado di "usabilità" del
libro. Ma la biologa non si limita a demolire la
propaganda biotech e a illustrare i risvolti politici ed
economici della questione. Mae-Wan Ho rilancia e propone
un recupero di quelle teorie della complessità che
sembravano morte e sepolte dove più avrebbero potuto
essere utili: nello studio degli organismi viventi.
La cattiva scienza "La scienza non è cattiva, ma
esiste la cattiva scienza" sostiene lautrice.
Ed è cattiva scienza quella che resuscita il
determinismo rozzo della "genomania" a fini
commerciali. E cattiva scienza perché le sue
promesse Ð la stabilità degli Ogm, per dirne una Ð
vengono costantemente smentite dai test che, grazie alla
pressione delle multinazionali, vengono condotti solo
dopo che le applicazioni biotech sono state
commercializzate. E cattiva scienza perché vende
sogni Ð lidea di poter influire sugli organismi
operando sui mattoni ultimi, i geni Ð privi di
qualsivoglia fondamento scientifico. E cattiva
scienza perché utilizza gli esseri umani come cavie per
mettere alla prova delle mere ipotesi, come nel caso
della terapia genica, ventanni di trials clinici
senza un solo successo. Ed è cattiva scienza soprattutto
perché ci espone tutti a un rischio reale. La posizione
di Mae-Wan Ho sullingegneria genetica è
estremamente radicale: ogni tipo di applicazione comporta
al momento dei rischi inaccettabili. Gli scienziati che
hanno collaborato a questo libro sono gli stessi che
hanno diffuso su internet la richiesta di una moratoria
globale in base al principio di precauzione. Visto che
tutto ciò che sapevamo del genoma si sta rivelando
sbagliato, sostengono gli Scienziati del mondo, come si
firmano, blocchiamo la commercializzazione di ogni nuova
applicazione e rimettiamoci a studiare. Il rischio
maggiore, secondo ricercatori che hanno già alle spalle
numerose pubblicazioni scientifiche sullargomento
Ð naturalmente mai sbarcate sui media Ð è insito nella
base stessa dellingegneria genetica: il
trasferimento dei geni fra specie diverse.
Geni e mutazioni genetiche Il trasferimento genico
orizzontale, ovvero lo scambio di geni fra organismi
diversi, è un fenomeno naturale già ampiamente
documentato ma poco studiato probabilmente perché
contraddice in pieno il dogma centrale della genetica,
ovvero limmutabilità dei geni. Sembra invece che i
geni mutino eccome, con conseguenze che vanno a finire,
purtroppo, sotto gli occhi di tutti: laumento della
diffusione della resistenza ai farmaci, in primo luogo
gli antibiotici, così come lemergere di nuovi
patogeni, o di ceppi più aggressivi di vecchie malattie
come la tubercolosi, sembrano strettamente collegati al
trasferimento genico orizzontale. Lo scambio di geni
trasforma gli organismi dando luogo a mutazioni
"adattative", sostiene lautrice. Ai
profani può sembrare unaffermazione di poco conto,
ma chiunque abbia uninfarinatura di biologia Ð per
non parlare dei difensori dellortodossia dominante
Ð farà un salto sulla sedia. Sì perché affermare
lesistenza di mutazioni "adattative" o
"orientate" significa riproporre lidea
che il genoma possa mutare per adattarsi
allambiente, una cosa che non si sentiva dire dai
tempi di Lamarck Ð Lysenko a parte. Ma ecco che Mae-Wan
Ho riporta tutta una serie di esperienze di laboratorio
nelle quali i batteri, quando vengono esposti a diverse
sostanze, sono in grado di produrre una rapida risposta
di adattamento attraverso il riarrangiamento del proprio
genoma. Cosa centra questo con lingegneria
genetica? Moltissimo. Ogni tecnica di ricombinazione del
Dna Ð altra definizione del biotech Ð implica
lindebolimento delle difese naturali della cellula
ospite, che servono proprio ad arginare il trasferimento
genico naturale, e somma al processo naturale un
ulteriore trasferimento artificiale. Se, insomma, il
trasferimento genico orizzontale è la strategia dei
batteri nella guerra contro piante, animali ed esseri
umani, ecco che la diffusione delle biotecnologie spiana
loro la strada. Lipotesi viene suffragata da
numerosi esempi, episodi che si sono verificati
soprattutto in quelle parti del mondo dove la
commercializzazione del biotech risale più indietro nel
tempo. Non sta a noi, ovviamente, dare un giudizio
definitivo sulla questione ma, da profani, sembra davvero
assurdo che nessuno abbia ritenuto necessario impiegare
soldi e tempo per valutare seriamente questa ipotesi, a
fronte dellallarme dellOrganizzazione
Mondiale della Sanità che vede nellaumento della
resistenza ai farmaci il principale problema sanitario
globale dei prossimi dieci anni.
Un nuovo approccio Allarmismi a parte la cosa più
straordinaria di questo libro risiede nella capacità di
coniugare un tale livello di tecnicismo e scientificità
con una visione profondamente politica e sociale del
lavoro scientifico. Se il determinismo genetico, scrive
lautrice, va a braccetto con lideologia
ultra-capitalista dellInghilterra ottocentesca
prima e del neo-liberismo poi, io non vi propongo una
scienza apolitica, tuttaltro. Io non nascondo i
miei assunti ideologici, inevitabili visto che ogni
scienziato è immerso nel suo tempo, ma li paleso. Se i
fautori della genomania vi prospettano un mondo di
"geni egoisti", di animali
"riprogrammati", di bambini su misura per
eliminare le differenze, noi dobbiamo proporre
tuttaltro. Noi scienziati-contro che non siamo
proprietari di nessuna azienda quotata in borsa e che,
spesso, proveniamo da culture fino a ieri in equilibrio
organico con la natura, dobbiamo mettere insieme le
nostre conoscenze, tradizionali e scientifiche, e il
nostro sguardo critico sul mondo per edificare un nuovo
metodo. Un paradigma scientifico incentrato sullo studio
dei meccanismi di interazione e di collaborazione, sulle
trasformazioni e gli scambi reciproci, sulla dinamica
dellecosistema che non si ferma agli organismi ma
va, in profondità, fino al genoma. Un paradigma che,
secondo lautrice, viene da sé, una volta che si
siano esaminate le motivazioni di tutti i fallimenti
della biologia molecolare e tutte le prove Ð che si è
scelto di ignorare Ð che vanno a sostegno della
fluidità e della plasticità del genoma.
"Lecologia dei geni" proposta da Mae-Wan
Ho e dagli altri "scienziati di Seattle"
nellultimo capitolo, intitolato La nuova era
dellorganismo, può forse sembrare un po
ingenua nel suo afflato poetico, e probabilmente è la
parte scientificamente più debole del libro Ð
considerata la congenita difficoltà dei biologi nel
maneggiare le teorie della complessità e le leggi della
termodinamica Ð ma, indubbiamente, è bella e piena di
speranza.
Sabina Morandi
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