BELOIT: storia di un licenziamento collettivo via e-mail

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Siamo quattrocentotrenta lavoratrici e lavoratori della Beloit Italia, Vi scriviamo da una azienda dalle elevate capacità produttive e tecnologiche nella quale abbiamo un ufficio tecnico dotato da anni di strumenti informatici per il calcolo ed il disegno dei pezzi del nostro prodotto, una officina che parte da una carpenteria pesante e continua con macchine utensili in grado di lavorare pezzi di grandi dimensioni i quali vengono montati da nostri tecnici altamente specializzati, un ufficio commerciale in grado di dialogare con clienti di tutto il mondo, tecnici preparati per l’assistenza ed un mercato potenziale e siano stati, tutti e quattrocento trenta, licenziati pochi giorni fa via Internet .Via Internet abbiamo scelto di rendere nota la nostra situazione.

La Beloit Italia è una ditta che fa parte di un gruppo multinazionale con casa madre ed uffici direttivi negli Stati Uniti e produce da circa 40 anni macchinario per le cartiere. Nel passato Beloit Italia produceva il suo prodotto come centro di profitto, ossia gestiva in proprio una fetta del mercato mondiale concordato con la casa madre, con bilancio proprio, con una propria struttura tecnica, anministrativa e commerciale e rendeva conto alla casa madre solo attraverso il pagamento di royalties per la tecnologia utilizzata.

Da circa due anni il gruppo ha affrontato una pesante ristrutturazione che ha trasformato i vari siti, tra cui Beloit Italia, da centri di profitto autonomi a centri di costo, ossia entità aventi la sola autonomia produttiva ma senza la possibilità di acquisire e gestire in proprio gli ordini come nel passato. La capogruppo ha accentrato negli Stati Uniti la completa gestione ed degli ordini per tutto il territorio mondiale e relativa assegnazione degli stessi ai vari siti.La trasformazione ha inoltre esautorato il sito Beloit Italia da qualsiasi autonomia sulle scelte strategiche, tecnologiche ed amministrative del suo lavoro e di quello del gruppo.

Questa trasformazione, accompagnata da un rapido avvicendarsi di gruppi di management alla guida della multinazionale a livello di casa madre, ciascuno con una propria strategia che non seguiva il lavoro iniziato dalla precedente amministrazione, ha portato alla mancanza di finalizzazione di obiettivi concreti a lungo termine compromettendo la credibilità del marchio ed allo stesso tempo minando alla base la capacità di sviluppo tecnologico dello stesso e di aggressione al mercato.Va inoltre evidenziato che Beloit Corporatlon ha fatto e fa tuttora parte a sua volta di Harnischfeger, un gruppo multinazionale operante anche nel settore delle macchine per l'estrazione e movimento terra.Ia non florida situazione finanziaria di questo gruppo più grande ha portato ad una gestione complessiva mirante all 'utile a breve termine senza considerare gli aspetti tecnici dei singoli gruppi produttivi al fine di sanare una situazione precaria con la dismissione di alcune attività cui non ha fatto seguito una strategia adeguata per quelli rimanenti.Beloit Italia, che negli anni precedenti alla trasformazione aveva sempre generato una grande e costante quantità di utili, trasferiti alla casa madre per sanare una situazione finanziaria del resto del gruppo nel suo complesso, si è ritrovata in una situazione di impossibilità di gestire in proprio liquidi, strategie ed investimenti assistendo passivamente a scelte a livello di gruppo non sempre adeguate alla trasformazione del mercato ed alle sue necessarie fluttuazioni.

In questo quadro, le pesanti perdite generate dalle commesse acquisite dalla capogruppo in Indonesia (senza le dovute garanzie finanziarie) hanno portato, al momento della crisi che ha investito il sud est asiatico due anni fa all’aggravarsi della situazione, accompagnato ad un ulteriore avvicendarsi della dirigenza.In conseguenza a questa situazione Beloit Italia si è trovata a dover subire scelte che si sono rivelate negative per il suo sviluppo ed ora per la sua sopravvivenza.Circa un mese fa, dopo essere stata messa in amministrazione controllata nel maggio 1999, la BeloIt Corporation è stata messa in vendita da Harnischfeger nella sua globalità.In questo periodo di trattative la Harnischfeger sta cercando di vendere il gruppo nella sua globalità e rifiuta ogni trattativa legata all , acquisto di singole entità. Possibili acquirenti che si sono fatti avanti per l’acquisto della sola Beloit Italia sono stati al momento rifiutati preferendo la dichiarazIone della cessazione della attività in Italia piuttosto che la sua vendita a terzi.

Ad oggi, pur in questo scenario, grazie alla credibilità maturata negli anni passati, la clientela si dimostra ancora disposta a dare lavoro a Beloit Italia come industria a se.Tali ordini potenziali sono stati bloccati dalla capogruppo la quale ha deciso di vietare l' acquisizione di ordini con consegna superiore alle quattro settimane, scelta giustificata dalla volontà di non lasciare contratti aperti al possibile acquirente per il gruppo nella sua globalità.Noi lavoratrici . e lavoratori della Beloit Italia, increduli come sempre ci si trova in queste situazioni quando si pensa che cose del genere succedano sempre agli altri, rivendichiamo la realtà che il nostro lavoro, finché ha avuto modo di essere libero di trasformarsi in prodotti, ha creato profitti e successi.Ci riteniamo colpiti da una situazione finanziaria non generata da noi e neppure dal mercato. Tale situazione ci sta schiacciando e sta schiacciando ogni possibilità di ripresa della azienda e di riconoscimento del nostro lavoro.Lotteremo con le armi che abbiamo a disposizione, smuovendo le autorità locali e nazionali ma vorremmo allo stesso modo ci sia riconosciuta la possibilità di lavorare ancora nel campo in cui ci siamo per anni specializzati e nel quale siamo internazionalmente rinomati. Vorremmo ci fosse riconosciuta la possibilità di farlo tutti insieme o con quanti di noi vorranno e si sentiranno di continuare senza lasciare che ciascuno di noi sia obbligato a trovare la sua strada da solo o da sola.Non vogliamo solo la elemosina degli ammortizzatori sociali e neppure vogliamo che la gente si occupi di noi senza conoscere la nostra storia o lo faccia solo nell'ottica caritatevole. Riteniamo che i soldi spesi negli ammortizzatori sociali possano essere più proficuamente impiegati per rilanciare l’attività.

Una azienda di medie dimensioni che ha da anni operato e dato lavoro su di un territorio come il Piemonte, votato da sempre all’industria automobilistica ed il suo indotto, riteniamo che abbia il diritto di sopravvivere al fine di non sprecare la professionalità e le conoscenze acquisite negli anni nel depresso territorio Pinerolese.

L'alternativa che temiamo si possa prefigurare in caso di cessazione dell’attività produttiva sia la destinazione dell' area della Beloit ad area residenziale con possibilità di speculazione.

Operai e impiegati della Beloit