Da "Umanità Nova" n.41 del 19 dicembre 1999

Beloit di Pinerolo. Storia di una lotta

 

Dopo la comunicazione, proveniente dagli Usa, della messa in liquidazione della Beloit Italia, una delle aziende metalmeccaniche di spicco del Pinerolese, chissà cosa rimarrà del gemellaggio tra la città americana di Beloit e Pinerolo, vicino Torino?

Comunque questo sarà il meno. Il pericolo è la chiusura di un'azienda presente sul territorio pinerolese dall'inizio del secolo (prima come Officine Poccardi di Pinerolo, poi dal 1958 come Beloit Italia del gruppo Beloit Corporation), ed il licenziamento dei suoi attuali 430 lavoratori, altamente specializzati nella costruzione di macchinari per cartiere.

Il peso di quest'azienda non investe esclusivamente il tessuto produttivo ed economico. I lavoratori della Beloit hanno sempre giocato un ruolo chiave nella storia del movimento operaio nel Pinerolese e nella vita della cittadina stessa, dagli scioperi del `58 per annullare il licenziamento di 65 operai del reparto Carri Ferroviari. Nel 61 le continue assunzioni di personale altamente specializzato presso la Beloit (che intanto raggiunge l'organico di 1200 lavoratori), mettono in crisi la piccola industria locale. Nel gennaio del '65 i lavoratori occuperanno per dieci giorni la fabbrica, contro la richiesta di 300 licenziamenti. Altre mobilitazioni: dall'infinità di scioperi contro il ridimensionamento dell'organico, per la contrattazione aziendale, per mobilitazioni politiche (forte la componente di Lotta Continua). Nell'84 si mobiliteranno contro il commissariamento della fim di Pinerolo, per l'adesione alle lotte contro l'accordo sulla scala mobile. Intanto all'inizio degli anni novanta l'organico raggiunge solo più le 800 unità. Ancora lotte contro la guerra nel Golfo, contro il ridimensionamento delle prestazioni pensionistiche e la bocciatura dell'accordo relativo avvallato da cgil, cisl, uil (nel Pinerolese con il 63 % contrario; alla Beloit 51 sì e 328 no).

Sarà quella la goccia in più che porterà alla nascita dell'Associazione Lavoratori Pinerolesi (Alp), con l'importante contributo del collettivo della Beloit. Da questo momento l'iniziativa sindacale sfuggirà di mano ai sindacati metalmeccanici della triplice, che non perderanno occasione per mettere i bastoni tra le ruote al collettivo Beloit ed a libere elezioni dei rappresentanti dei lavoratori. Nell'aprile del 98 finalmente si terranno le elezioni delle rsu con i seguenti risultati: partecipano 202 operai su 258 (78%) ALP 125 voti, elette 2 RSU, FIOM 71 voti elette 3 RSU; UILM 1 voto; 2 bianche, 3 nulle, mentre gli impiegati non votavano mancando candidati. Verificato il voto, l'azienda, su pressione dell'Amma (associazione imprenditoriale dei metalmeccanici), impugnerà le elezioni, ma la commissione elettorale respingerà il ricorso; ricorrerà allora al Collegio dei Garanti dove, con l'appoggio di cgil cisl, uil, verranno annullate le elezioni.

A questo punto si intrecceranno iniziative di lotta contro l'annullamento delle elezioni e contro le dichiarazioni di 110 esuberi, che poi diventeranno 150, mentre continua il processo di terziarizzazione dell'attività produttiva (che raggiunge il 60 % dell'intera produzione). Si arriva così alla fine del 98 con la bocciatura da parte dei lavoratori di una bozza d'accordo avvallata dai sindacati di stato, verrà ritirata la procedura di mobilità per 168 dipendenti e proposta la CIGS straordinaria a rotazione per 260 lavoratori, con voto favorevole dei lavoratori.

Anno nuovo vita nuova. Arriviamo al 1999 e sembra la quiete dopo la tempesta, visti i pericoli precedenti l'ultimo accordo lascia delle speranze, ma le avvisaglie di nuove turbolenze non si fanno attendere.

I primi segnali arrivano dalla mancata piena attuazione degli accordi: attorno ad agosto l'Alp-CUB è nuovamente costretta a denunciare, nell'indifferenza generale, il nuovo pericolo di 250 licenziamenti. Siamo di nuovo ad un rincorrersi di "notizie di corridoio" e comunicati aziendali da cui emerge l'effettiva drammaticità della situazione cui non si sa quale sbocco dare. In un comunicato ufficiale la direzione dichiara superato l'accordo del 98 a causa dell'avvenuta crisi della casa madre negli Usa (ma non parlano tutti di un boom dell'economia statunitense?) In particolare risulterebbe un enorme buco finanziario a carico della società Harnishfeger che controlla la Beloit Corporation, provocato dalla crisi dell'Est asiatico con alcune commesse di macchine per carta non pagate dall'Indonesia. Com'è piccolo il mondo, almeno quello finanziario!

É a questo punto che i lavoratori, consapevoli del valore del conflitto, ricominciano a promuovere scioperi e mobilitazioni con l'obiettivo di coinvolgere più soggetti possibili attorno alla loro vertenza, dai lavoratori di altre aziende che non hanno tardato a solidarizzare il 5 novembre alla manifestazione tenutasi a Torino, ai gruppi ed associazioni presenti sul territorio, ai tavoli istituzionali comunali, provinciali e regionali.

Una brutale e-mail giunta dagli USA nel bel mezzo di una di queste riunioni ha comunicato la chiusura della Beloit e la messa in mobilità di 436 lavoratori.

Per la società Harnishfegerm, il cui unico vero pezzo di valore è il centro di ricerche, il destino finale sarà segnato nel prossimo gennaio da un'asta fallimentare. Per le varie Beloit sparse per il mondo è stata formalizzata la messa in liquidazione, seguita per quella italiana da un curatore fallimentare di Milano che è in contatto con un imprenditore di Domodossola e alcuni ex dirigenti dell'azienda pinerolese. Dall'altra parte i lavoratori, con il sostegno dell'Alp-CUB, hanno organizzato un presidio permanente, hanno nominato un comitato di sette lavoratori votati in assemblea, hanno attivato un loro sito d'informazione e stanno lavorando per uno sciopero generale territoriale per il 17 dicembre.

Una vicenda ancora tutta aperta, dove il buon livello tecnologico ed il bilancio dell'azienda di Pinerolo lasciano ben sperare. La battaglia, con ogni probabilità, sarà sull'organico da mantenere in forza. Allora il principale elemento di speranza per il futuro sta proprio nella storia passata, piena di lotte, di dignità e di solidarietà, di questi lavoratori, che alle soglie del duemila sembrano ancora decisi alla lotta. Auguri!

Luca Ferrero