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La Beloit Italia, entrata in Italia 1'1 gennaio 1958 acquistando dalla Cartiera Burgo  il pacchetto azionario delle officine Poccardi di Pinerolo, fa parte di quello che si è soliti chiamare il "Gruppo Beloit" che ha la sua sede centrale a Beloit, nel Wisconsin, USA. La Beloit Italia costruisce macchine continue per cartiere come altre consorelle del gruppo, il quale globalmente si interessa al ciclo completo di fabbricazione della carta, producendo infatti il macchinario per il taglio e la raccolta dell'albero, il trasporto dei tronchi, ecc. Il gruppo oltre ad essere presente negli USA e in Italia è presente nel Canada (Beloit Intemational Ltd), in Spagna (Beloit Segura) , in Gran Bretagna (Beloit Walmsleys Ltd), in Messico, in India, in Giappone e, per il settore finanziario e di vendita, in Svizzera, a Zurigo. E' una società a carattere familiare, essendo la base azionaria nelle mani di un'unica famiglia.

L'intervento della Beloit in Italia e in Europa è un tipico esempio dell'intervento del capitale americano che, come è stato detto, tende a ridurre sempre più l'Europa a colonia. Infatti il potere di decisione scientifica, economico-finanziaria e in definitiva politica si sposta sempre più verso gli USA.

l'ALABI (Associazione Lavoratori Apolitici Beloit Italia) sindacato aziendale che sorge all'inizio del 1961.

L'ALABI raccoglie uomini vicini alla Direzione del personale e persone provenienti dai vari sindacati che si sono lasciate comprare e trova uno spazio di affermazione anche nella desindacalizzazione progressiva che si veniva verificando alla Beloit. L'ALABI non si presenta con un programma più chiaro dello schierarsi dalla parte della Direzione, non ha una linea più precisa dell'affermazione della apoliticità (leggi qualunquismo) e del motto di democristiana memoria " progresso senza avventure ". Esso rifiuta i contratti nazionali volendo risolvere tutto con una contrattazione aziendale (con il tacito presupposto di disinteressarsi delle sorti della categoria metalmeccanici) e non si preoccupa affatto della parte normativa.

Ma quello che è più grave è il totale avvelenamento dei rapporti aziendali in corrispondenza anche allo sfacciato appoggio della Direzione verso l'ALABI, i cui iscritti otterranno con facilità passaggi di categoria, chiederanno premi extra per il loro crumiraggio durante gli scioperi del 62 (premi dovuti a " coloro che han lavorato e rischiato "), i cui rappresentanti soltanto avranno la possibilità di parlare in refettorio, per fare solo alcuni esempi

L’ALABI si impone rapidamente: 4 seggi su 12 nella Commissione Interna nel ’61, 6 nel ’62, e poi la maggioranza assoluta. Nell’ottobre del ’62 cominciano i licenziamenti collettivi e in un clima deteriorato dall’azione dell’Alabi vengono colpiti in particolare alcuni attivisti sindacali (fra cui Bosio della Fiom). Nel marzo’63 viene licenziato Orsi e alla fine dell’anno si chiedono 90 licenziamenti, poi ridotti a 45.

Né allora né a febbraio ’64 quando vengono licenziati 75 impiegati le maestranze si muovono – per il controllo dell’Alabi e per la paura di perdere il posto di lavoro in un momento di recessione economica.

Il 29/12/64 vengono richiesti altri 300 licenziamenti e parte lo sciopero. Il 7 gennaio ’65 c’è l’occupazione della Beloit ( all’inizio è presente anche l’Alabi). Il 16 gennaio la fabbrica viene sgomberata dalla polizia.

I licenziamenti vengono ridotti a 123, più alcune dimissioni volontarie e varie sospensioni a 0 ore. Nel luglio ’66 160 sospensioni a 0 ore verranno poi trasformate in licenziamento, alcuni lavoratori sospesi verranno reintegrati. Dopo l’occupazione torna apparentemente la calma, non si aderisce agli scioperi nazionali metalmeccanici del ’66. Ma sta crescendo lo scontento verso l’Alabi, con astensione e schede bianche alle elezioni interne.

 

Canzone- Gualtiero Bertelli - Da quest'autunno giorno per giorno

  Compagni, operai, state a sentire: giovedì tre aprile è morto un operaio ai Cantieri Navali della Giudecca, un altro alla S.A.V.A, pochi giorni fa. Il padrone e il « Gazzettino » li chiamano incidenti, incidenti sul lavoro: è per fatalità! ma bisogna aprire gli occhi tutti quanti per dire insieme la verità. Si muore soltanto per lo sfruttamento che diventa ogni giorno sempre più pesante: se con impianti vecchi hai ritmi più duri non sono incidenti, sono delitti. Se per vivere bisogna lavorare più in fretta e correre ogni giorno rischi più gravi, se il cottimo è la loro macchina maledetta, non sono incidenti, sono delitti! Perché cottimo vuoi dire auto-sfruttamento, cottimo vuoi dire servire il padrone; senza fermarti per dieci ore ti vuol vedere, per essere contento. Cottimo vuoi dire che in ogni momento sei disposto a rischiare persino la pelle, perché per vivere bisogna produrre: tu non gli importi, è il lavoro che serve. Cottimo vuoi dire fare sempre più in fretta: tre pezzi in più, sono venti lire; a fine mese ci paghi una rata oppure compri il televisore. Compagni, operai, state a sentire: il prossimo autunno è tempo di lotta; da troppo si aspetta questo momento, non possiamo davvero lasciarlo passare. Non vogliamo aumentare la produzione, il lavoro è per vivere e non per morire, non vogliamo lasciarci sfruttare più a lungo, il padrone l'ha fatto per troppo tempo. Più soldi per vivere e meno lavoro è quanto vogliamo ottenere domani. ma la lotta va avanti finché il potere sarà del tutto nelle nostre mani. Da quest'autunno, giorno per giorno, ora per ora, contro il padrone, vogliamo tutto, non un po' meglio, non gli faremo una concessione! Compagni, operai, state a sentire: giovedì tre aprile è morto un operaio ai Cantieri Navali della Giudecca, un altro alla S.A.V.A. pochi giorni fa.

 

 

cronologia

1970. Gennaio Negli stabilimenti pinerolesi si tengono le prime assemblee interne, frutto del contratto nazionale del 1969. A marzo scoppiano nel Pinerolese le lotte sui trasporti pubblici. A giugno l’Alabi tiene assemblee in Beloit, con dirigenti nazionali, ma gli operai sono fuori al sole… Il 21 luglio viene licenziato l’operaio Galetto, membro di C.I. per un incidente di lavorazione. Sciopero per alcuni giorni. L’Alabi già il secondo giorno invita al crumiraggio. Novembre – viene presentata la piattaforma rivendicativa. Dicembre . Gravissimo infortunio: due operai muoiono schiacciati da un cassone.

1973. Gennaio. Durante i contratti viene licenziato il delegato Belcari e vengono sospesi 17 operai per un corteo interno. 1 febbraio. Grande manifestazione a Pinerolo con 2000 lavoratori in corteo. La lotta in Beloit continua da un mese e mezzo. Marzo. La lotta paga. Vengono ritirate le 17 sospensioni e rientrano due dei tre licenziati. Settembre. Viene preparata la piattaforma aziendale. Novembre. Scioperi interni ed esterni.

1980 Febbraio. La direzione, come da impegni presi riconferma che costruirà la mensa. La mensa alla fine costerà 140 ore di sciopero per la firma, più altre 40 perché dopo un anno non cominciavano i lavori.

Aprile. A 7 mesi dall’apertura della vertenza aziendale la Beloit rifiuta le richieste e propone un aumento unilaterale di 20.000 più altre 15.000. Il cdf si oppone a un accordo simile.

Il 30 giugno si volge il processo per la denuncia a impiegati e sindacalisti da parte della Beloit per i fatti del dicembre 1976. (Allora la Beloit licenziò una delegata FLM e 7 impiegati e ‘convinse’ una cinquantina di dipendenti a dare le dimissioni. Ci furono tre settimane di lotta, due o tre ore al giorno e presidio dei cancelli da parte di un centinaio di impiegati). *** 10 settembre 1980 grave infortunio alla Carpenteria della Beloit Sede. Muore Francesco Litterio di 35 anni. Scioperi ripetuti dopo la scarsa reazione aziendale.

Il 9 dicembre l’azienda chiede la CIG. La faranno 372 dipendenti a 24 ore, 72 a 0 ore per tre mesi.

1991 In occasione della guerra del Golfo la Beloit entra in sciopero e va in corteo per Pinerolo, davanti alle scuole, chiedendo agli studenti di uscire. A partire da questo decennio la Beloit si organizza nell’indotto, vengono eliminate operazioni sul prodotto, date all’esterno. Oggi il 60% è fatto fuori.

1992 Viene chiusa la Fonderia. I dipendenti sono riciclati in sede. Negli anni ’92 – ’94 c’è cassa integrazione prima ordinaria poi straordinaria.

1993 GIUGNO. Il cdf si incontra con la direzione per discutere le modalità della CIG straordinaria. Si parla di 300 persone dal 12 luglio. L’azienda dirà poi che saranno un centinaio a rotazione

1998 LA SVOLTA

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO.

Il peso di quest'azienda non investe esclusivamente il tessuto produttivo ed economico. I lavoratori della Beloit hanno sempre giocato un ruolo chiave nella storia del movimento operaio nel Pinerolese e nella vita della cittadina stessa, dagli scioperi del `58 per annullare il licenziamento di 65 operai del reparto Carri Ferroviari. Nel 61 le continue assunzioni di personale altamente specializzato presso la Beloit (che intanto raggiunge l'organico di 1200 lavoratori), mettono in crisi la piccola industria locale. Nel gennaio del '65 i lavoratori occuperanno per dieci giorni la fabbrica, contro la richiesta di 300 licenziamenti. Altre mobilitazioni: dall'infinità di scioperi contro il ridimensionamento dell'organico, per la contrattazione aziendale, per mobilitazioni politiche (forte la componente di Lotta Continua). Nell'84 si mobiliteranno contro il commissariamento della fim di Pinerolo, per l'adesione alle lotte contro l'accordo sulla scala mobile. Intanto all'inizio degli anni novanta l'organico raggiunge solo più le 800 unità. Ancora lotte contro la guerra nel Golfo, contro il ridimensionamento delle prestazioni pensionistiche e la bocciatura dell'accordo relativo avvallato da cgil, cisl, uil (nel Pinerolese con il 63 % contrario; alla Beloit 51 sì e 328 no).

Sarà quella la goccia in più che porterà alla nascita dell'Associazione Lavoratori Pinerolesi (Alp),1995, con l'importante contributo del collettivo della Beloit. Da questo momento l'iniziativa sindacale sfuggirà di mano ai sindacati metalmeccanici della triplice, che non perderanno occasione per mettere i bastoni tra le ruote al collettivo Beloit ed a libere elezioni dei rappresentanti dei lavoratori. Nell'aprile del 98 finalmente si terranno le elezioni delle rsu con i seguenti risultati: partecipano 202 operai su 258 (78%) ALP 125 voti, elette 2 RSU, FIOM 71 voti elette 3 RSU; UILM 1 voto; 2 bianche, 3 nulle, mentre gli impiegati non votavano mancando candidati. Verificato il voto, l'azienda, su pressione dell'Amma (associazione imprenditoriale dei metalmeccanici), impugnerà le elezioni, ma la commissione elettorale respingerà il ricorso; ricorrerà allora al Collegio dei Garanti dove, con l'appoggio di cgil cisl, uil, verranno annullate le elezioni.

A questo punto si intrecceranno iniziative di lotta contro l'annullamento delle elezioni e contro le dichiarazioni di 110 esuberi, che poi diventeranno 150, mentre continua il processo di terziarizzazione dell'attività produttiva (che raggiunge il 60 % dell'intera produzione). Si arriva così alla fine del 98 con la bocciatura da parte dei lavoratori di una bozza d'accordo avvallata dai sindacati di stato, verrà ritirata la procedura di mobilità per 168 dipendenti e proposta la CIGS straordinaria a rotazione per 260 lavoratori, con voto favorevole dei lavoratori

Il 14 dicembre FimFiomUilm, direzione Beloit e Amma siglano una nuova ipotesi di accordo in cui l’azienda ritira la procedura di mobilità per 166 dipendenti. Viene richiesta la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per 260 dipendenti in media, per un anno, a rotazione secondo le esigenze produttive e con anticipo da parte della ditta. La Beloit si impegna a organizzare la formazione per tutti i dipendenti. E’ previsto il ricorso ad orari sul fine settimana in caso di necessità produttive.

Il 16 dicembre i dipendenti hanno votato: 328 votanti, 291 SI, 22, NO, 8 bianche, 7 nulle.

1999 Anno nuovo vita nuova. Arriviamo al 1999 e sembra la quiete dopo la tempesta, visti i pericoli precedenti l'ultimo accordo lascia delle speranze, ma le avvisaglie di nuove turbolenze non si fanno attendere.

I primi segnali arrivano dalla mancata piena attuazione degli accordi: attorno ad agosto l'Alp-CUB è nuovamente costretta a denunciare, nell'indifferenza generale, il nuovo pericolo di 250 licenziamenti. Siamo di nuovo ad un rincorrersi di "notizie di corridoio" e comunicati aziendali da cui emerge l'effettiva drammaticità della situazione cui non si sa quale sbocco dare. In un comunicato ufficiale la direzione dichiara superato l'accordo del 98 a causa dell'avvenuta crisi della casa madre negli Usa (ma non parlano tutti di un boom dell'economia statunitense?) In particolare risulterebbe un enorme buco finanziario a carico della società Harnishfeger che controlla la Beloit Corporation, provocato dalla crisi dell'Est asiatico con alcune commesse di macchine per carta non pagate dall'Indonesia. Com'è piccolo il mondo, almeno quello finanziario!

É a questo punto che i lavoratori, consapevoli del valore del conflitto, ricominciano a promuovere scioperi e mobilitazioni con l'obiettivo di coinvolgere più soggetti possibili attorno alla loro vertenza, dai lavoratori di altre aziende che non hanno tardato a solidarizzare il 5 novembre alla manifestazione tenutasi a Torino, ai gruppi ed associazioni presenti sul territorio, ai tavoli istituzionali comunali, provinciali e regionali.

Una brutale e-mail giunta dagli USA nel bel mezzo di una di queste riunioni ha comunicato la chiusura della Beloit e la messa in mobilità di 436 lavoratori.

Per la società Harnishfegerm, il cui unico vero pezzo di valore è il centro di ricerche, il destino finale sarà segnato nel prossimo gennaio da un'asta fallimentare. Per le varie Beloit sparse per il mondo è stata formalizzata la messa in liquidazione, seguita per quella italiana da un curatore fallimentare di Milano che è in contatto con un imprenditore di Domodossola e alcuni ex dirigenti dell'azienda pinerolese. Dall'altra parte i lavoratori, con il sostegno dell'Alp-CUB, hanno organizzato un presidio permanente, hanno nominato un comitato di sette lavoratori votati in assemblea, hanno attivato un loro sito d'informazione e stanno lavorando per uno sciopero generale territoriale per il 17 dicembre.

Una vicenda ancora tutta aperta, dove il buon livello tecnologico ed il bilancio dell'azienda di Pinerolo lasciano ben sperare. La battaglia, con ogni probabilità, sarà sull'organico da mantenere in forza. Allora il principale elemento di speranza per il futuro sta proprio nella storia passata, piena di lotte, di dignità e di solidarietà, di questi lavoratori, che alle soglie del duemila sembrano ancora decisi alla lotta.

Alcuni passaggi

Beloit Italia chiude? Si apprendono i particolari : la direzione ha dapprima comunicato la sera del 15 ottobre ai sindacati confederali la richiesta della mobilità per esubero di personale per 197 lavoratori: 126 della produzione, 8 Uff. Acquisti, 26 Ufficio tecnico, 12 Area Commerciale e Progetti, 25 Amministrativi;

in seguito, iI 22 ottobre si è svolto un incontro all’Amma in cui è stato detto che l’azienda chiude e una seconda fetta di lavoratori verrà messa in mobilità . Si tratta di una comunicazione giunta dagli USA tramite degli avvocati di Milano. La direzione locale è bypassata.

Dopo la comunicazione, proveniente dagli Usa, della messa in liquidazione della Beloit Italia, una delle aziende metalmeccaniche di spicco del Pinerolese, chissà cosa rimarrà del gemellaggio tra la città americana di Beloit e Pinerolo, vicino Torino?

Comunque questo sarà il meno. Il pericolo è la chiusura di un'azienda presente sul territorio pinerolese dall'inizio del secolo (prima come Officine Poccardi di Pinerolo, poi dal 1958 come Beloit Italia del gruppo Beloit Corporation), ed il licenziamento dei suoi attuali 430 lavoratori, altamente specializzati nella costruzione di macchinari per cartiere.

19 novembre: Assemblea con tutti i lavoratori (ALP partecipa con gli altri sindacati)si decide di iniziare il presidio permanente.

22 novembre: Manifestazione con blocco della strada e comizio di Cremaschi, si prosegue in assemblea, dove si vota il presidio e un comitato di lotta che fa la veci delle RSU che non ci sono.

23 novembre: S’inaugura il presidio con i cassaintegrati e operai e impiegati in sciopero. Il sindaco è invitato a tagliare un simbolico nastro che segna l’inizio di una lotta che dovrà coinvolgere tutto il pinerolese e preparare lo Sciopero Generale del 17 Dicembre.

Alle 16,30 si riunisce l’assemblea degli azionisti che dovrà rimanere aperta per permettere la trattativa con gli americani, oppure nominare un liquidatore che tratti la vendita direttamente.

L’assemblea degli azionisti decide le seguenti cose: 1) Dimissioni dell’attuale consiglio 2)Nomina di un presidente.(Conti). 3) entro il 20 dicembre fare l’accordo di vendita.

24 novembre Il nuovo presidente prende possesso dell’azienda. Primo incontro con i sindacati dove viene ribadito che non ci sono deroghe ai contratti e leggi ( si tratta solo con i sindacati ufficiali) e viene accettata una delegazione di 6 persone (senza sigle) da affiancare ai sindacati. Era presente per la prima volta dopo tanti mesi l’AMMA.

17 dicembre Sciopero Generale di tutto il pinerolese. Oltre 3000 persone partecipano alla manifestazione, in testa i confederali con le istituzioni, vescovo, sindaci, in mezzo il sindacato di base (Volantino e striscione unitario Alp, RdB, Cub Scuola) con slogan non solo contro i licenziamenti Beloit ma anche contro flessibilità, precarietà, globalizzazione.

"Ma che flessibilità, ma che concertazione, mandiamo a quel paese la globalizzazione".

In coda oltre 1000 studenti con striscioni e canti molto coloriti. Lo striscione più spiritoso quello dell’Alberghiero: E’ ora di cambiare menù!!

Alla fine comizi dei confederali, poi alcuni studenti, tre donne della Beloit dopo un po discussioni sul palco. Alp non ha potuto parlare per il veto posto in particolare dalla Cisl. Si è fatto così un breve comizio dopo avere gridato "parlare meno, parlaretutti" denunciando la scarsa sensibilità democratica dei confederali verso chi aveva molto lavorato per lo sciopero. Poi con gli studenti si è continuata la manifestazione ritornando davanti alla Beloit.

Si è trattato comunque della più grande manifestazione degli ultimi 15/ 20 anni nel nostro territorio, e anche l’adesione allo sciopero è stata molto alta sia nelle fabbriche che nel pubblico impiego in particolare nella Scuola dove solo la Cub ha dichiarato lo sciopero così come nelle sanità lo ha dichiarato solo la RdB.  

canzone- Alfredo bandelli - La cassa integrazione

La cassa integrazione e poi il licenziamento, la disoccupazione arriva a tradimento. E giorni e giorni in giro non c'è niente da fare se non ti sai arrangiare non potrai più campare... La produzione si deve salvare ristrutturare e licenziare. Tutti d'accordo, patto sociale e riprendiamo a lavorare. "Prego signor padrone mi faccia lavorare, un mese di cantiere o un giorno a scaricare" senza assicurazione, i furti sulle ore tutto si può accettare dalla disperazione. Ora il contratto ti hanno firmato non lamentarti se ti han fregato. Attento a te in ogni momento ti può arrivare un licenziamento. Ci voglion licenziare per farci impaurire poterci ricattare e non farci lottare, ma la nostra risposta per non farci fregare è "Col lavoro o senza noi si vuole campare". Cresce la crisi la svalutazione ma che ci frega della produzione. Vogliamo avere il diritto alla vita a organizzarci per farla finita. Lotta compagno, crepa padrone l'ora è vicina, rivoluzione la la la la la la la la la ...

2000

26giugno / 5luglio si susseguono una serie di incontri in azienda con Nugo/Bollani nei quali cominciano a definirsi i contorni del piano:

19 miliardi di investimenti, ambiti di mercato, riorganizzazione e particolarmente pesante l’assetto finale dell’occupazione con 200 addetti, 50 indiretti e 150 diretti.

A giugno del 2000 la situazione occupazionale era la seguente:

Totale 349 di cui 160 operai, 189 impiegati. 176 indiretti e 173 diretti.

Questo piano viene bocciato dalla delegazione e si richiede un altro piano con più precisazioni industriali e meno ecceden

25 luglio ore 17 incontro finale tra fim-fiom-uilm-Comitato e Nugo/Bollani, Conti e AMMA.

Viene siglata una ipotesi di accordo che elimina le zero ore con la messa in cassa integrazione di 170 persone medie con rotazione "compatibile" con le esigenze aziendali, qualche incremento nell’occupaziione finale, corsi di riqualificazione, niente sugli accordi disdetti.

Solo una piccola delegazione si ferma ai cancelli per la durata della trattativa.

27 luglio Assemblee referendum. I cassaintegrati convocati a parte.

Risultato 70% a favore 30% contrari.

Si firma l’accordo. Il giudizio dell’ALP è che questo accordo è figlio della situazione che siamo riusciti a costruire e delle lotte che non siamo stati in grado di rilanciare come a dicembre.

13 /11/2000>>>Beloit Ora ha una nuova denominazione: PMT. Il 13 si è svolto un incontro all’AMMA . Presentato un piano di investimenti per il 2001 di 8 miliardi. Il consuntivo dei primi tre mesi di cassa integrazione vede 60 dipendenti interessati in media, metà a rotazione e metà a 0 ore.

18 /3/02 Gravissima decisione di Nugo che apre la procedura di mobilità per 60 persone quando ancora c’è cassa fino a settembre, 40 a zero ore e straordinari, imprese e presenze esterne fuori da ogni norma. Procede la preparazione dell’elezione RSU. Presentate già tre liste: Fiom, Uilm, ALP.

29/03/02 Si tengono le elezioni in PMT con i seguenti risultati : ALP 92, Uilm 55 e Fiom 47 . IL regolamento favorisce la Uilm e nonostante abbia più voti ALP/Cub avrà meno RSU. I seggi vengono così spartiti 2 Alp 2 Uilm ( 1 nominato ) e 2 Fiom (1 nominato ).

2004

PMT: Le assemblee del 25 Marzo danno alle RSU il mandato per trattare sulla piattaforma integrativa aziendale. In breve, le richieste sono :

- recupero salariale.

- ritorno a orario full-time per le lavoratrici passate a part-time a causa della crisi del ’99 ( quella che   

  portò al passaggio di proprietà ).

- tutela dei diritti degli apprendisti e miglioramento del loro salario .

-Flessibilità d’orario.

Era dall’89 che in Beloit (prima) e Pmt (poi ) non si faceva contrattazione aziendale, che qualcuno si stia risvegliando ??

 Fine dicembre- Chiusa la vertenza. Si istituisce un premio di risultato legato al valore aggiunto per addetto con riferimento al 2003. In pratica ad obbiettivo raggiunto ci saranno 240 Euro annui. Inoltre una lavoratrice a part time rientrerà a tempo pieno

Nel 2006 si cercano commesse, si naviga a vista come tutte le aziende.

Dopo i due anni di Grande Lavoro sulla macchina da carta2004- 2005 dove tra l'altro si è costruita una Continua completa in Germania cosa che non succedeva da almeno 15 anni . A settembre 2006 si evadono le ultime commesse per lo più TISSUE (maccine per carta igienica scottex ecc.)Ci troviamo con un buco di alcuni mesi ,Ufficio Tecnico ha iniziato a smaltire ferie arretrate seguiranno reparti produttivi.
La propreità ha portato lavori non da macchina da carta che coinvolge solamente un po' di carpenteria e alcune macchine utensili grandi(sulle quali è stato instaurato il 3°turno)questi lavori daranno lavoro per una quindicina di addetti per circa 30 mesi.Con gennaio 07 dovrebbero entrare un paio di piccole commesse sulla macchina da carta.Stando così la situazione non si vede come si possa evitare la CIG nei primi mesi del 07. Salvo si prenda una buona mole di lavoro in queste settimane. (luglio06)

canzone- Gualtiero bertelli - Vedrai com'è bello

M'hanno detto a quindici anni di studiare elettrotecnica è un diploma sicuro, d'avvenire tranquillo, con quel pezzo di carta non avrai mai problemi, non avrai mai padroni, avrai sempre il tuo lavoro. Vedrai com'è bello lavorare con piacere in una fabbrica di sogno tutta luce e libertà! M'hanno detto a quindici anni fai la specializzazione, è importante, nella fabbrica farai il lavoro che ti piace. lo l'ho fatta, ed a vent'anni poi mi sono diplomato e ad un corso aziendale m'hanno pur perfezionato Vedrai com'è bello... Tutto quello che hai studiato dentro qui non serve a niente, non importa un accidente cosa poi tu voglia fare il diritto più importante è catena di montaggio, modi e tempi di lavoro ogni giorno, ogni ora. Qui dentro non c'è tempo, non c'è spazio per la gente, qui si marcia con le macchine e non si parla di libertà. La tua libertà resta fuori dai cancelli, la puoi ritrovare fra le mura di casa. Vedrai com'è bello...

Enrico Lanza di Alp ricorda il Natale di lotta del 1999 che salvò lo stabilimento
Sulla Pmt i fantasmi della Beloit
«Con la nuova proprietà fino a oggi tutto bene, ma il futuro ci preoccupa»

Non fu un buon Natale per i lavoratori della Beloit, quello del 1999. Dagli Stati Uniti la proprietà aveva comunicato di voler chiudere lo stabilimento, per poi passare alla richiesta di mobilità per 166 dipendenti su 436. Tutto faceva prevedere che per lo storico stabilimento per la produzione di macchinari per cartiere, in via Martiri a Pinerolo, non ci sarebbe stato futuro.

Venne indetto uno sciopero generale nel Pinerolese per il 17 dicembre. Gli operai sfilarono per le vie di Pinerolo con il sostegno di tutta la città e del vescovo Debernardi, fresco di nomina. Se vogliamo, eravamo di fronte alle avvisaglie di quanto sarebbe avvenuto in larga scala dopo e continua ancora oggi: la chiusura delle fabbriche, non per mancanza di commesse ma per spostare la produzione dove il costo del lavoro è più basso. E anche allora, come oggi, i sindacati faticarono a trovare un accordo sulla strategia da seguire per affrontare la crisi. «Noi di Alp eravamo tra quelli convinti che si poteva cercare una strada diversa da quella già tracciata e che inevitabilmente avrebbe portato alla chiusura dello stabilimento - ricorda Enrico Lanza, presidente del sindacato autonomo Alp-Cub -. Ci battemmo affinché la Beloit fosse venduta».

Così avvenne dopo una lunga contrattazione: l'azienda passò dagli americani all'attuale proprietario, l'imprenditore di Domodossola Nugo, di quelli per interderci che "si sono fatti da soli". Nell'accordo di vendita fu coinvolto anche il Comune di Pinerolo: quest'ultimo si impegnò a favorire la riconversione in zona residenziale dell'area occupata dalla fonderia Beloit, in via Vigone. Accordo che si è concretizzato pochi mesi fa con l'approvazione definitiva del Piano di zona da parte del Consiglio comunale.

Oggi la Beloit si chiama Pmt, opera ancora nel settore delle macchine per cartiere e occupa circa 300 addetti. «Noi del sindacato Alp non abbiamo nulla da dire su come sono andate le cose in questi anni - afferma Lanza -. La proprietà ha mantenuto quanto promesso, gli investimenti sono stati fatti e i lavoratori sono rientrati riportando l'occupazione vicina ai livelli di prima della crisi».

Dunque un bilancio positivo. «Direi di sì, ma purtroppo devo aggiungere che adesso ricominciamo ad essere preoccupati, dall'interno della fabbrica giungono segnali che non ci piacciono». Precisa il sindacalista: «Fabbriche come questa lavorano a commesse, e quindi è normale che ci siano degli alti e bassi nella produzione; però ci insospettiamo quando non lavorano i progettisti e quando parte del lavoro in officina viene spostato all'esterno: sono cose che già stanno accadendo». Prosegue Lanza: «Temiamo che la strategia porti ad un ulteriore trasferimento della produzione: per concludere, non vorremmo che il nuovo anno ci portasse cassa integrazione e poi la mobilità. Intendiamo chiedere garanzie, non vogliamo riavere quella brutta esperienza per la seconda volta».

 

Pinerolo: la decisione motivata dalla sospensione di due importanti commesse
Alla Pmt ritorna la cassa integrazione
La Fiom: «Ricevute garanzie per il futuro» - Alp: «Terziarizzazione selvaggia» - 17-1-07

La Pmt, ex-Beloit, storica azienda di Pinerolo per la produzione di macchine per cartiere, ha chiesto la cassa integrazione guadagni ordinaria per 80 dipendenti. La notizia non è proprio un fulmine a ciel sereno: nelle settimane scorse il sindacato di base Alp sulle pagine di questo giornale aveva anticipato tale evenienza.

La preoccupazione per il significato di questa decisione è molta. Tutti si domandano: si tratta di un provvedimento per tamponare un calo di produzione temporaneo o siamo di fronte a qualcosa di più grave? Martedì mattina al tavolo dell'Unione industriale i dirigenti della Pmt, tra cui il capo del Personale Alessi, hanno incontrato le rappresentanze sindacali per illustrare i motivi della richiesta e concordare le modalità di applicazione del provvedimento.

Per quanto riguarda le motivazioni il rappresentante della Fiom di Pinerolo, Colina, afferma di aver ricevuto informazioni tranquillizzanti dai dirigenti della Pmt. «Hanno spiegato che il provvedimento nasce dall'improvvisa sospensione di due commesse già acquisite negli Stati Uniti e Russia: nel primo caso si tratterebbe di un problema finanziario e nel secondo burocratico, fatti che inevitabilmente hanno creato un periodo di stasi nella produzione». Per quanto riguarda il futuro: «Loro dicono di voler continuare ad impegnarsi nel settore delle macchine per cartiere, lo testimonierebbe la decisione di acquistare una fonderia in Inghilterra funzionale al tipo di produzione che si fa alla Pmt, e noi non abbiamo motivo di non creder loro».

Di diversa opinione il sindacato di base Alp, che nel suo periodico bollettino afferma: «Noi non siamo preoccupati solo della cassa, cosa tipica del settore, ci preoccupa la tendenza ad una terziarizzazione selvaggia in tutti i reparti: a rischio non è solo l'occupazione, ma la stessa presenza nel campo delle macchine da carta».

Da noi interpellato il capo del personale, Alessi, preferisce non commentare queste voci: «Il nostro stile - dice - è rispondere con i fatti, come abbiamo fatto in tutti in questi anni e come intendiamo dimostrare in futuro»,.

Per quanto riguarda la cassa integrazione, secondo le prime informazioni giunte dall'Unione industriale, questa riguarderebbe inizialmente 50 dipendenti, per la maggior parte del settore montaggio. Il sindacato ha chiesto che la cassa venga applicata a rotazione per evitare eccessive penalizzazioni per alcuni dipendenti.

Da registrare, infine, la reazione del sindaco di Pinerolo, Paolo Covato: «Mi informerò sulle cause di questa decisione. Oggettivamente mi dispiace che questo avvenga all'indomani dell'approvazione della concessione edilizia per l'area della fonderia, frutto di un accordo proprio per il mantenimento dell'occupazione».


Alberto Maranetto

 


Alberto Maranetto

 


Le ruspe attaccano la vecchia fonderia

eco del chisone 22-3-07

Fa uno strano effetto liberare lo sguardo oltre l'ex-fonderia Beloit in fase di demolizione. Sull'ampia superficie che si libererà sorgeranno quattro condomini, mentre via May si prolungherà sino a via Juvara. Ma al di là del panorama che si allarga c'è chi segnala nuvole di polvere tenute relativamente sotto controllo (il vento dei giorni scorsi non ha aiutato), paventando rischi per la salute. Detto che l'Arpa vigila sull'applicazione del Piano di sicurezza presentato dall'impresa (riguarda anche il Moirano che attraversa l'area), ogni cumulo di terreno o di struttura, preventivamente analizzato, perviene a discariche per rifiuti speciali che a loro volta monitorano ogni carico conferito. Il che taglierebbe la testa al toro: se i conferenti hanno interesse a inviare materiale "pulito" per pagare meno (amianto non ce ne sarebbe), ai riceventi conviene vigilare (obblighi di legge a parte) poiché eventuali "spedizioni" dissonanti farebbero scattare, a loro vantaggio, una maggiorazione dei prezzi applicati. Certo polvere ce n'è, e tanta.