La Beloit Italia,
entrata in Italia 1'1 gennaio 1958 acquistando dalla Cartiera Burgo il pacchetto azionario delle officine Poccardi di Pinerolo, fa parte
di quello che si è soliti chiamare il "Gruppo Beloit" che ha la sua
sede centrale a Beloit, nel Wisconsin, USA. La Beloit Italia costruisce macchine
continue per cartiere come altre consorelle del gruppo, il quale globalmente si
interessa al ciclo completo di fabbricazione della carta, producendo infatti il
macchinario per il taglio e la raccolta dell'albero, il trasporto dei tronchi,
ecc. Il gruppo oltre ad essere presente negli USA e in Italia è presente nel
Canada (Beloit Intemational Ltd), in Spagna (Beloit Segura) , in Gran Bretagna (Beloit
Walmsleys Ltd), in Messico, in India, in Giappone e, per il settore finanziario
e di vendita, in Svizzera, a Zurigo. E' una società a carattere familiare,
essendo la base azionaria nelle mani di un'unica famiglia.
L'intervento
della Beloit in Italia e in Europa è un tipico esempio dell'intervento del
capitale americano che, come è stato detto, tende a ridurre sempre più
l'Europa a colonia. Infatti il potere di decisione scientifica,
economico-finanziaria e in definitiva politica si sposta sempre più verso gli
USA.
l'ALABI (Associazione Lavoratori
Apolitici Beloit Italia) sindacato aziendale che sorge all'inizio del 1961.
L'ALABI
raccoglie uomini vicini alla Direzione del personale e persone provenienti dai
vari sindacati che si sono lasciate comprare e trova uno spazio di affermazione
anche nella desindacalizzazione progressiva che si veniva verificando alla
Beloit. L'ALABI non si presenta con un programma più chiaro dello schierarsi
dalla parte della Direzione, non ha una linea più precisa dell'affermazione
della apoliticità (leggi qualunquismo) e del motto di democristiana memoria
" progresso senza avventure ". Esso rifiuta i contratti nazionali
volendo risolvere tutto con una contrattazione aziendale (con il tacito
presupposto di disinteressarsi delle sorti della categoria metalmeccanici) e non
si preoccupa affatto della parte normativa.
Ma
quello che è più grave è il totale avvelenamento dei rapporti aziendali in
corrispondenza anche allo sfacciato appoggio della Direzione verso l'ALABI, i
cui iscritti otterranno con facilità passaggi di categoria, chiederanno premi
extra per il loro crumiraggio durante gli scioperi del 62 (premi dovuti a "
coloro che han lavorato e rischiato "), i cui rappresentanti soltanto
avranno la possibilità di parlare in refettorio, per fare solo alcuni esempi
L’ALABI si impone rapidamente: 4
seggi su 12 nella Commissione Interna nel ’61, 6 nel ’62, e poi la
maggioranza assoluta. Nell’ottobre del ’62 cominciano i licenziamenti
collettivi e in un clima deteriorato dall’azione dell’Alabi vengono colpiti
in particolare alcuni attivisti sindacali (fra cui Bosio della Fiom). Nel
marzo’63 viene licenziato Orsi e alla fine dell’anno si chiedono 90
licenziamenti, poi ridotti a 45.
Né
allora né a febbraio ’64 quando vengono licenziati 75 impiegati le maestranze
si muovono – per il controllo dell’Alabi e per la paura di perdere il posto
di lavoro in un momento di recessione economica.
Il
29/12/64 vengono richiesti altri 300 licenziamenti e parte lo sciopero. Il 7
gennaio ’65 c’è l’occupazione della Beloit ( all’inizio è presente
anche l’Alabi). Il 16 gennaio la fabbrica viene sgomberata dalla polizia.
I
licenziamenti vengono ridotti a 123, più alcune dimissioni volontarie e varie
sospensioni a 0 ore. Nel luglio ’66 160 sospensioni a 0 ore verranno poi
trasformate in licenziamento, alcuni lavoratori sospesi verranno reintegrati.
Dopo l’occupazione torna apparentemente la calma, non si aderisce agli
scioperi nazionali metalmeccanici del ’66. Ma sta crescendo lo scontento verso
l’Alabi, con astensione e schede bianche alle elezioni interne.
Canzone- Gualtiero Bertelli - Da quest'autunno giorno per giorno
cronologia
1970.
Gennaio Negli stabilimenti pinerolesi si tengono le prime assemblee interne,
frutto del contratto nazionale del 1969. A marzo scoppiano nel Pinerolese le
lotte sui trasporti pubblici. A giugno l’Alabi tiene assemblee in Beloit, con
dirigenti nazionali, ma gli operai sono fuori al sole… Il 21 luglio viene
licenziato l’operaio Galetto, membro di C.I. per un incidente di lavorazione.
Sciopero per alcuni giorni. L’Alabi già il secondo giorno invita al
crumiraggio. Novembre – viene presentata la piattaforma rivendicativa.
Dicembre . Gravissimo infortunio: due operai muoiono schiacciati da un cassone.
1973.
Gennaio. Durante i contratti viene licenziato il delegato Belcari e vengono
sospesi 17 operai per un corteo interno. 1 febbraio. Grande manifestazione a
Pinerolo con 2000 lavoratori in corteo. La lotta in Beloit continua da un mese e
mezzo. Marzo. La lotta paga. Vengono ritirate le 17 sospensioni e rientrano due
dei tre licenziati. Settembre. Viene preparata la piattaforma aziendale.
Novembre. Scioperi interni ed esterni.
1980
Febbraio. La direzione, come da impegni presi riconferma che costruirà la
mensa. La mensa alla fine costerà 140 ore di sciopero per la firma, più altre
40 perché dopo un anno non cominciavano i lavori.
Aprile.
A 7 mesi dall’apertura della vertenza aziendale la Beloit rifiuta le richieste
e propone un aumento unilaterale di 20.000 più altre 15.000. Il cdf si oppone a
un accordo simile.
Il
30 giugno si volge il processo per la denuncia a impiegati e sindacalisti da
parte della Beloit per i fatti del dicembre 1976. (Allora la Beloit licenziò
una delegata FLM e 7 impiegati e ‘convinse’ una cinquantina di dipendenti a
dare le dimissioni. Ci furono tre settimane di lotta, due o tre ore al giorno e
presidio dei cancelli da parte di un centinaio di impiegati). *** 10 settembre
1980 grave infortunio alla Carpenteria della Beloit Sede. Muore Francesco
Litterio di 35 anni. Scioperi ripetuti dopo la scarsa reazione aziendale.
Il
9 dicembre l’azienda chiede la CIG. La faranno 372 dipendenti a 24 ore, 72 a 0
ore per tre mesi.
1991
In occasione della guerra del Golfo la Beloit entra in sciopero e va in corteo
per Pinerolo, davanti alle scuole, chiedendo agli studenti di uscire. A partire
da questo decennio la Beloit si organizza nell’indotto, vengono eliminate
operazioni sul prodotto, date all’esterno. Oggi il 60% è fatto fuori.
1992
Viene chiusa la Fonderia. I dipendenti sono riciclati in sede. Negli anni ’92
– ’94 c’è cassa integrazione prima ordinaria poi straordinaria.
1993
GIUGNO. Il cdf si incontra con la direzione per discutere le modalità della CIG
straordinaria. Si parla di 300 persone dal 12 luglio. L’azienda dirà poi che
saranno un centinaio a rotazione
1998 LA SVOLTA
FACCIAMO
UN PASSO INDIETRO.
Il
peso di quest'azienda non investe esclusivamente il tessuto produttivo ed
economico. I lavoratori della Beloit hanno sempre giocato un ruolo chiave nella
storia del movimento operaio nel Pinerolese e nella vita della cittadina stessa,
dagli scioperi del `58 per annullare il licenziamento di 65 operai del reparto
Carri Ferroviari. Nel 61 le continue assunzioni di personale altamente
specializzato presso la Beloit (che intanto raggiunge l'organico di 1200
lavoratori), mettono in crisi la piccola industria locale. Nel gennaio del '65 i
lavoratori occuperanno per dieci giorni la fabbrica, contro la richiesta di 300
licenziamenti. Altre mobilitazioni: dall'infinità di scioperi contro il
ridimensionamento dell'organico, per la contrattazione aziendale, per
mobilitazioni politiche (forte la componente di Lotta Continua). Nell'84 si
mobiliteranno contro il commissariamento della fim di Pinerolo, per l'adesione
alle lotte contro l'accordo sulla scala mobile. Intanto all'inizio degli anni
novanta l'organico raggiunge solo più le 800 unità. Ancora lotte contro la
guerra nel Golfo, contro il ridimensionamento delle prestazioni pensionistiche e
la bocciatura dell'accordo relativo avvallato da cgil, cisl, uil (nel Pinerolese
con il 63 % contrario; alla Beloit 51 sì e 328 no).
Sarà
quella la goccia in più che porterà alla nascita dell'Associazione Lavoratori
Pinerolesi (Alp),1995, con l'importante contributo del collettivo della Beloit.
Da questo momento l'iniziativa sindacale sfuggirà di mano ai sindacati
metalmeccanici della triplice, che non perderanno occasione per mettere i
bastoni tra le ruote al collettivo Beloit ed a libere elezioni dei
rappresentanti dei lavoratori. Nell'aprile del 98 finalmente si terranno le
elezioni delle rsu con i seguenti risultati: partecipano 202 operai su 258 (78%)
ALP 125 voti, elette 2 RSU, FIOM 71 voti elette 3 RSU; UILM 1 voto; 2 bianche, 3
nulle, mentre gli impiegati non votavano mancando candidati. Verificato il voto,
l'azienda, su pressione dell'Amma (associazione imprenditoriale dei
metalmeccanici), impugnerà le elezioni, ma la commissione elettorale respingerà
il ricorso; ricorrerà allora al Collegio dei Garanti dove, con l'appoggio di
cgil cisl, uil, verranno annullate le elezioni.
A
questo punto si intrecceranno iniziative di lotta contro l'annullamento delle
elezioni e contro le dichiarazioni di 110 esuberi, che poi diventeranno 150,
mentre continua il processo di terziarizzazione dell'attività produttiva (che
raggiunge il 60 % dell'intera produzione). Si arriva così alla fine del 98 con
la bocciatura da parte dei lavoratori di una bozza d'accordo avvallata dai
sindacati di stato, verrà ritirata la procedura di mobilità per 168 dipendenti
e proposta la CIGS straordinaria a rotazione per 260 lavoratori, con voto
favorevole dei lavoratori
Il
14 dicembre FimFiomUilm, direzione Beloit e Amma siglano una
nuova ipotesi di accordo in cui l’azienda ritira la procedura di mobilità per
166 dipendenti. Viene richiesta la Cassa Integrazione Guadagni
Straordinaria per 260 dipendenti in media, per un anno, a rotazione secondo le
esigenze produttive e con anticipo da parte della ditta. La Beloit si impegna a
organizzare la formazione per tutti i dipendenti. E’ previsto il ricorso ad
orari sul fine settimana in caso di necessità produttive.
Il
16 dicembre i dipendenti hanno votato: 328 votanti, 291 SI, 22, NO, 8 bianche, 7
nulle.
1999 Anno nuovo vita nuova. Arriviamo
al 1999 e sembra la quiete dopo la tempesta, visti i pericoli precedenti
l'ultimo accordo lascia delle speranze, ma le avvisaglie di nuove turbolenze non
si fanno attendere.
I
primi segnali arrivano dalla mancata piena attuazione degli accordi: attorno ad
agosto l'Alp-CUB è nuovamente costretta a denunciare, nell'indifferenza
generale, il nuovo pericolo di 250 licenziamenti. Siamo di nuovo ad un
rincorrersi di "notizie di corridoio" e comunicati aziendali da cui
emerge l'effettiva drammaticità della situazione cui non si sa quale sbocco
dare. In un comunicato ufficiale la direzione dichiara superato l'accordo del 98
a causa dell'avvenuta crisi della casa madre negli Usa (ma non parlano tutti di
un boom dell'economia statunitense?) In particolare risulterebbe un enorme buco
finanziario a carico della società Harnishfeger che controlla la Beloit
Corporation, provocato dalla crisi dell'Est asiatico con alcune commesse di
macchine per carta non pagate dall'Indonesia. Com'è piccolo il mondo, almeno
quello finanziario!
É
a questo punto che i lavoratori, consapevoli del valore del conflitto,
ricominciano a promuovere scioperi e mobilitazioni con l'obiettivo di
coinvolgere più soggetti possibili attorno alla loro vertenza, dai lavoratori
di altre aziende che non hanno tardato a solidarizzare il 5 novembre alla
manifestazione tenutasi a Torino, ai gruppi ed associazioni presenti sul
territorio, ai tavoli istituzionali comunali, provinciali e regionali.
Una
brutale e-mail giunta dagli USA nel bel mezzo di una di queste riunioni ha
comunicato la chiusura della Beloit e la messa in mobilità di 436 lavoratori.
Per
la società Harnishfegerm, il cui unico vero pezzo di valore è il centro di
ricerche, il destino finale sarà segnato nel prossimo gennaio da un'asta
fallimentare. Per le varie Beloit sparse per il mondo è stata formalizzata la
messa in liquidazione, seguita per quella italiana da un curatore fallimentare
di Milano che è in contatto con un imprenditore di Domodossola e alcuni ex
dirigenti dell'azienda pinerolese. Dall'altra parte i lavoratori, con il
sostegno dell'Alp-CUB, hanno organizzato un presidio permanente, hanno nominato
un comitato di sette lavoratori votati in assemblea, hanno attivato un loro sito
d'informazione e stanno lavorando per uno sciopero generale territoriale per il
17 dicembre.
Una
vicenda ancora tutta aperta, dove il buon livello tecnologico ed il bilancio
dell'azienda di Pinerolo lasciano ben sperare. La battaglia, con ogni probabilità,
sarà sull'organico da mantenere in forza. Allora il principale elemento di
speranza per il futuro sta proprio nella storia passata, piena di lotte, di
dignità e di solidarietà, di questi lavoratori, che alle soglie del duemila
sembrano ancora decisi alla lotta.
Alcuni passaggi
Beloit Italia chiude? Si apprendono i particolari : la direzione ha
dapprima comunicato la sera del 15 ottobre ai sindacati confederali la richiesta
della mobilità per esubero di personale per 197 lavoratori: 126 della
produzione, 8 Uff. Acquisti, 26 Ufficio tecnico, 12 Area Commerciale e Progetti,
25 Amministrativi;
in seguito, iI 22 ottobre si è svolto un incontro all’Amma in cui è
stato detto che l’azienda chiude e una seconda fetta di lavoratori verrà
messa in mobilità . Si tratta di una comunicazione giunta dagli USA tramite
degli avvocati di Milano. La direzione locale è bypassata.
Dopo
la comunicazione, proveniente dagli Usa, della messa in liquidazione della
Beloit Italia, una delle aziende metalmeccaniche di spicco del Pinerolese, chissà
cosa rimarrà del gemellaggio tra la città americana di Beloit e Pinerolo,
vicino Torino?
Comunque
questo sarà il meno. Il pericolo è la chiusura di un'azienda presente sul
territorio pinerolese dall'inizio del secolo (prima come Officine Poccardi di
Pinerolo, poi dal 1958 come Beloit Italia del gruppo Beloit Corporation), ed il
licenziamento dei suoi attuali 430 lavoratori, altamente specializzati nella
costruzione di macchinari per cartiere.
19
novembre: Assemblea con tutti i lavoratori (ALP partecipa con gli altri
sindacati)si decide di iniziare il presidio permanente.
22
novembre: Manifestazione con blocco della strada e comizio di Cremaschi, si
prosegue in assemblea, dove si vota il presidio e un comitato di lotta che fa la
veci delle RSU che non ci sono.
23
novembre: S’inaugura il presidio con i cassaintegrati e operai e impiegati in
sciopero. Il sindaco è invitato a tagliare un simbolico nastro che segna
l’inizio di una lotta che dovrà coinvolgere tutto il pinerolese e preparare
lo Sciopero Generale del 17 Dicembre.
Alle
16,30 si riunisce l’assemblea degli azionisti che dovrà rimanere aperta per
permettere la trattativa con gli americani, oppure nominare un liquidatore che
tratti la vendita direttamente.
L’assemblea
degli azionisti decide le seguenti cose: 1) Dimissioni dell’attuale consiglio
2)Nomina di un presidente.(Conti). 3) entro il 20 dicembre fare l’accordo di
vendita.
24
novembre Il nuovo presidente prende possesso dell’azienda. Primo incontro con
i sindacati dove viene ribadito che non ci sono deroghe ai contratti e leggi (
si tratta solo con i sindacati ufficiali) e viene accettata una delegazione di 6
persone (senza sigle) da affiancare ai sindacati. Era presente per la prima
volta dopo tanti mesi l’AMMA.
17 dicembre Sciopero Generale di tutto
il pinerolese. Oltre 3000 persone partecipano alla manifestazione, in
testa i confederali con le istituzioni, vescovo, sindaci, in mezzo il sindacato
di base (Volantino e striscione unitario Alp, RdB, Cub Scuola) con slogan non
solo contro i licenziamenti Beloit ma anche contro flessibilità, precarietà,
globalizzazione.
"Ma
che flessibilità, ma che concertazione, mandiamo a quel paese la
globalizzazione".
In
coda oltre 1000 studenti con striscioni e canti molto coloriti. Lo striscione più
spiritoso quello dell’Alberghiero: E’ ora di cambiare menù!!
Alla
fine comizi dei confederali, poi alcuni studenti, tre donne della Beloit dopo un
po discussioni sul palco. Alp non ha potuto parlare per il veto posto in
particolare dalla Cisl. Si è fatto così un breve comizio dopo avere gridato
"parlare meno, parlaretutti" denunciando la scarsa sensibilità
democratica dei confederali verso chi aveva molto lavorato per lo sciopero. Poi
con gli studenti si è continuata la manifestazione ritornando davanti alla
Beloit.
Si
è trattato comunque della più grande manifestazione degli ultimi 15/ 20 anni
nel nostro territorio, e anche l’adesione allo sciopero è stata molto alta
sia nelle fabbriche che nel pubblico impiego in particolare nella Scuola dove
solo la Cub ha dichiarato lo sciopero così come nelle sanità lo ha dichiarato
solo la RdB.
canzone- Alfredo bandelli - La cassa integrazione
La cassa integrazione e poi il licenziamento, la disoccupazione arriva a tradimento. E giorni e giorni in giro non c'è niente da fare se non ti sai arrangiare non potrai più campare... La produzione si deve salvare ristrutturare e licenziare. Tutti d'accordo, patto sociale e riprendiamo a lavorare. "Prego signor padrone mi faccia lavorare, un mese di cantiere o un giorno a scaricare" senza assicurazione, i furti sulle ore tutto si può accettare dalla disperazione. Ora il contratto ti hanno firmato non lamentarti se ti han fregato. Attento a te in ogni momento ti può arrivare un licenziamento. Ci voglion licenziare per farci impaurire poterci ricattare e non farci lottare, ma la nostra risposta per non farci fregare è "Col lavoro o senza noi si vuole campare". Cresce la crisi la svalutazione ma che ci frega della produzione. Vogliamo avere il diritto alla vita a organizzarci per farla finita. Lotta compagno, crepa padrone l'ora è vicina, rivoluzione la la la la la la la la la ...
2000
26giugno
/ 5luglio si susseguono una serie di incontri in azienda con Nugo/Bollani
nei quali cominciano a definirsi i contorni del piano:
19
miliardi di investimenti, ambiti di mercato, riorganizzazione e particolarmente
pesante l’assetto finale dell’occupazione con 200 addetti, 50 indiretti e
150 diretti.
A
giugno del 2000 la situazione occupazionale era la seguente:
Totale
349 di cui 160 operai, 189 impiegati. 176 indiretti e 173 diretti.
Questo
piano viene bocciato dalla delegazione e si richiede un altro piano con più
precisazioni industriali e meno ecceden
25
luglio ore 17 incontro finale tra fim-fiom-uilm-Comitato e Nugo/Bollani,
Conti e AMMA.
Viene
siglata una ipotesi di accordo che elimina le zero ore con la messa in cassa
integrazione di 170 persone medie con rotazione "compatibile" con le
esigenze aziendali, qualche incremento nell’occupaziione finale, corsi di
riqualificazione, niente sugli accordi disdetti.
Solo
una piccola delegazione si ferma ai cancelli per la durata della trattativa.
27
luglio Assemblee referendum. I cassaintegrati convocati a parte.
Risultato
70% a favore 30% contrari.
Si
firma l’accordo. Il giudizio dell’ALP è che questo accordo è figlio della
situazione che siamo riusciti a costruire e delle lotte che non siamo stati in
grado di rilanciare come a dicembre.
13 /11/2000>>>Beloit Ora ha una nuova denominazione: PMT.
Il 13 si è svolto un incontro all’AMMA . Presentato un piano di investimenti
per il 2001 di 8 miliardi. Il consuntivo dei primi tre mesi di cassa
integrazione vede 60 dipendenti interessati in media, metà a rotazione e metà
a 0 ore.
18
/3/02 Gravissima decisione di Nugo che
apre la procedura di mobilità per 60 persone quando ancora c’è cassa
fino a settembre, 40 a zero ore e straordinari, imprese e presenze esterne fuori
da ogni norma. Procede la preparazione dell’elezione RSU. Presentate già tre
liste: Fiom, Uilm, ALP.
29/03/02
Si tengono le elezioni in PMT con i seguenti risultati : ALP 92, Uilm 55
e Fiom 47 . IL regolamento favorisce la Uilm e nonostante abbia più voti ALP/Cub
avrà meno RSU. I seggi vengono così spartiti 2 Alp 2 Uilm ( 1 nominato ) e 2
Fiom (1 nominato ).
2004
PMT: Le assemblee del 25 Marzo danno alle RSU il mandato per trattare sulla piattaforma integrativa aziendale. In breve, le richieste sono :
- recupero salariale.
- ritorno a orario full-time per le lavoratrici passate a part-time a causa della crisi del ’99 ( quella che
portò al passaggio di proprietà ).
- tutela dei diritti degli apprendisti e miglioramento del loro salario .
-Flessibilità d’orario.
Era dall’89 che in Beloit (prima) e Pmt (poi ) non si faceva contrattazione aziendale, che qualcuno si stia risvegliando ??
Fine
dicembre- Chiusa la vertenza. Si istituisce un premio di risultato legato al valore
aggiunto per addetto con riferimento al 2003. In pratica ad obbiettivo raggiunto
ci saranno 240 Euro annui. Inoltre una lavoratrice a part time rientrerà a
tempo pieno
Nel 2006 si cercano commesse, si naviga a vista come
tutte le aziende.
Dopo i due anni di Grande Lavoro sulla macchina
da carta2004- 2005 dove tra l'altro si è costruita una Continua completa in
Germania cosa che non succedeva da almeno 15 anni . A settembre 2006 si evadono
le ultime commesse per lo più TISSUE (maccine per carta igienica scottex
ecc.)Ci troviamo con un buco di alcuni mesi ,Ufficio Tecnico ha iniziato a
smaltire ferie arretrate seguiranno reparti produttivi.
La propreità ha portato lavori non da macchina da carta che coinvolge solamente
un po' di carpenteria e alcune macchine utensili grandi(sulle quali è stato
instaurato il 3°turno)questi lavori daranno lavoro per una quindicina di
addetti per circa 30 mesi.Con gennaio 07 dovrebbero entrare un paio di piccole
commesse sulla macchina da carta.Stando così la situazione non si vede come si
possa evitare la CIG nei primi mesi del 07. Salvo si prenda una buona mole di
lavoro in queste settimane. (luglio06)
canzone- Gualtiero bertelli - Vedrai com'è bello
M'hanno detto a quindici anni di studiare elettrotecnica è un diploma sicuro, d'avvenire tranquillo, con quel pezzo di carta non avrai mai problemi, non avrai mai padroni, avrai sempre il tuo lavoro. Vedrai com'è bello lavorare con piacere in una fabbrica di sogno tutta luce e libertà! M'hanno detto a quindici anni fai la specializzazione, è importante, nella fabbrica farai il lavoro che ti piace. lo l'ho fatta, ed a vent'anni poi mi sono diplomato e ad un corso aziendale m'hanno pur perfezionato Vedrai com'è bello... Tutto quello che hai studiato dentro qui non serve a niente, non importa un accidente cosa poi tu voglia fare il diritto più importante è catena di montaggio, modi e tempi di lavoro ogni giorno, ogni ora. Qui dentro non c'è tempo, non c'è spazio per la gente, qui si marcia con le macchine e non si parla di libertà. La tua libertà resta fuori dai cancelli, la puoi ritrovare fra le mura di casa. Vedrai com'è bello...
| Enrico Lanza di Alp ricorda il Natale di lotta del
1999 che salvò lo stabilimento Sulla Pmt i fantasmi della Beloit «Con la nuova proprietà fino a oggi tutto bene, ma il futuro ci preoccupa» |
||
|
Non fu un buon Natale per i lavoratori della Beloit, quello del 1999.
Dagli Stati Uniti la proprietà aveva comunicato di voler chiudere lo
stabilimento, per poi passare alla richiesta di mobilità per 166
dipendenti su 436. Tutto faceva prevedere che per lo storico stabilimento
per la produzione di macchinari per cartiere, in via Martiri a Pinerolo,
non ci sarebbe stato futuro.
Venne indetto uno sciopero generale nel Pinerolese per il 17 dicembre.
Gli operai sfilarono per le vie di Pinerolo con il sostegno di tutta la
città e del vescovo Debernardi, fresco di nomina. Se vogliamo, eravamo di
fronte alle avvisaglie di quanto sarebbe avvenuto in larga scala dopo e
continua ancora oggi: la chiusura delle fabbriche, non per mancanza di
commesse ma per spostare la produzione dove il costo del lavoro è più
basso. E anche allora, come oggi, i sindacati faticarono a trovare un
accordo sulla strategia da seguire per affrontare la crisi. «Noi di
Alp eravamo tra quelli convinti che si poteva cercare una strada diversa
da quella già tracciata e che inevitabilmente avrebbe portato alla
chiusura dello stabilimento - ricorda Enrico Lanza, presidente del
sindacato autonomo Alp-Cub -. Ci battemmo affinché la Beloit fosse
venduta».
Così avvenne dopo una lunga contrattazione: l'azienda passò dagli
americani all'attuale proprietario, l'imprenditore di Domodossola Nugo, di
quelli per interderci che "si sono fatti da soli". Nell'accordo
di vendita fu coinvolto anche il Comune di Pinerolo: quest'ultimo si
impegnò a favorire la riconversione in zona residenziale dell'area
occupata dalla fonderia Beloit, in via Vigone. Accordo che si è
concretizzato pochi mesi fa con l'approvazione definitiva del Piano di
zona da parte del Consiglio comunale.
Oggi la Beloit si chiama Pmt, opera ancora nel settore delle macchine
per cartiere e occupa circa 300 addetti. «Noi del sindacato Alp non
abbiamo nulla da dire su come sono andate le cose in questi anni -
afferma Lanza -. La proprietà ha mantenuto quanto promesso, gli
investimenti sono stati fatti e i lavoratori sono rientrati riportando
l'occupazione vicina ai livelli di prima della crisi».
Dunque un bilancio positivo. «Direi di sì, ma purtroppo devo
aggiungere che adesso ricominciamo ad essere preoccupati, dall'interno
della fabbrica giungono segnali che non ci piacciono». Precisa il
sindacalista: «Fabbriche come questa lavorano a commesse, e quindi è
normale che ci siano degli alti e bassi nella produzione; però ci
insospettiamo quando non lavorano i progettisti e quando parte del lavoro
in officina viene spostato all'esterno: sono cose che già stanno
accadendo». Prosegue Lanza: «Temiamo che la strategia porti ad un
ulteriore trasferimento della produzione: per concludere, non vorremmo che
il nuovo anno ci portasse cassa integrazione e poi la mobilità.
Intendiamo chiedere garanzie, non vogliamo riavere quella brutta
esperienza per la seconda volta».
La Pmt, ex-Beloit, storica azienda di Pinerolo per la produzione
di macchine per cartiere, ha chiesto la cassa integrazione guadagni
ordinaria per 80 dipendenti. La notizia non è proprio un fulmine a
ciel sereno: nelle settimane scorse il sindacato di base Alp sulle
pagine di questo giornale aveva anticipato tale evenienza.
La preoccupazione per il significato di questa decisione è
molta. Tutti si domandano: si tratta di un provvedimento per
tamponare un calo di produzione temporaneo o siamo di fronte a
qualcosa di più grave? Martedì mattina al tavolo dell'Unione
industriale i dirigenti della Pmt, tra cui il capo del Personale
Alessi, hanno incontrato le rappresentanze sindacali per illustrare
i motivi della richiesta e concordare le modalità di applicazione
del provvedimento.
Per quanto riguarda le motivazioni il rappresentante della Fiom
di Pinerolo, Colina, afferma di aver ricevuto informazioni
tranquillizzanti dai dirigenti della Pmt. «Hanno spiegato che il
provvedimento nasce dall'improvvisa sospensione di due commesse già
acquisite negli Stati Uniti e Russia: nel primo caso si
tratterebbe di un problema finanziario e nel secondo burocratico,
fatti che inevitabilmente hanno creato un periodo di stasi nella
produzione». Per quanto riguarda il futuro: «Loro dicono di
voler continuare ad impegnarsi nel settore delle macchine per
cartiere, lo testimonierebbe la decisione di acquistare una fonderia
in Inghilterra funzionale al tipo di produzione che si fa alla Pmt,
e noi non abbiamo motivo di non creder loro».
Di diversa opinione il sindacato di base Alp, che nel suo
periodico bollettino afferma: «Noi non siamo preoccupati solo
della cassa, cosa tipica del settore, ci preoccupa la tendenza ad
una terziarizzazione selvaggia in tutti i reparti: a rischio non è
solo l'occupazione, ma la stessa presenza nel campo delle macchine
da carta».
Da noi interpellato il capo del personale, Alessi, preferisce non
commentare queste voci: «Il nostro stile - dice - è
rispondere con i fatti, come abbiamo fatto in tutti in questi anni e
come intendiamo dimostrare in futuro»,.
Per quanto riguarda la cassa integrazione, secondo le prime
informazioni giunte dall'Unione industriale, questa riguarderebbe
inizialmente 50 dipendenti, per la maggior parte del settore
montaggio. Il sindacato ha chiesto che la cassa venga applicata a
rotazione per evitare eccessive penalizzazioni per alcuni
dipendenti.
Da registrare, infine, la reazione del sindaco di Pinerolo, Paolo
Covato: «Mi informerò sulle cause di questa decisione.
Oggettivamente mi dispiace che questo avvenga all'indomani
dell'approvazione della concessione edilizia per l'area della
fonderia, frutto di un accordo proprio per il mantenimento
dell'occupazione». Alberto Maranetto
|
Le ruspe attaccano la vecchia fonderia eco del chisone 22-3-07 |
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Fa uno strano effetto liberare lo sguardo oltre l'ex-fonderia Beloit in
fase di demolizione. Sull'ampia superficie che si libererà sorgeranno
quattro condomini, mentre via May si prolungherà sino a via Juvara. Ma al
di là del panorama che si allarga c'è chi segnala nuvole di polvere
tenute relativamente sotto controllo (il vento dei giorni scorsi non ha
aiutato), paventando rischi per la salute. Detto che l'Arpa vigila
sull'applicazione del Piano di sicurezza presentato dall'impresa (riguarda
anche il Moirano che attraversa l'area), ogni cumulo di terreno o di
struttura, preventivamente analizzato, perviene a discariche per rifiuti
speciali che a loro volta monitorano ogni carico conferito. Il che
taglierebbe la testa al toro: se i conferenti hanno interesse a inviare
materiale "pulito" per pagare meno (amianto non ce ne sarebbe),
ai riceventi conviene vigilare (obblighi di legge a parte) poiché
eventuali "spedizioni" dissonanti farebbero scattare, a loro
vantaggio, una maggiorazione dei prezzi applicati. Certo polvere ce n'è,
e tanta. |