XXV ora - 9-11-67 dossier Capitale e classe operaia nel Pinerolese (II)

BELOIT-

Il nostro secondo intervento nell'analisi "Capitale Classe Operaia nel Pinerolese" si incentra sulla Beloit Italia per il carattere esemplare che in essa assume lo sfruttamento e il controllo sulla classe operaia e per le potenzialità di lotta che in essa sono sviluppabili.,

La Beloit Italia, entra,ta in Italia 1'1 gennaio 1958 acquistando dalla Cartiera Burgo prima metà, poi tutto il pacchetto azionario delle officine Poccardi di Pinerolo, fa parte di quello che si è soliti chiamare il "Gruppo Beloit" che ha la sua sede centrale a Beloit, nel Wisconsin, USA. La Beloit Italia costruisce macchine continue per cartiere come altre consorelle del gruppo, il quale globalmente si interessa al ciclo completo di fabbricazione della carta, producendo infatti il macchinario per il taglio e la raccolta dell'albero, il trasporto dei tronchi, ecc. Il gruppo oltre ad essere presente negli USA e in Italia è presente nel Canada (Beloit Intemational Ltd), in Spagna (Beloit Segura) , in Gran Bretagna (Beloit Walmsleys Ltd), in Messico, in India, in Giappone e, per il settore finanziario e di vendita, in Svizzera, a Zurigo. E' una società a carattere familiare, essendo la base azionaria nelle mani di un'unica famiglia.

L'intervento della Beloit in Italia e in Europa è un tipico esempio dell'intervento del capitale americano che, come è stato detto, tende a ridurre sempre più l'Europa a colonia. Infatti il potere di decisione scientifica, economico-finanziaria e in definitiva politica si sposta sempre più verso gli USA.

Non è qui la sede per affrontare il problema nella sua vastità, basti dire, e l'osservazione vale in modo particolare per la Beloit, che oltre ad esigenze di inserimento produttivo nel MEC e nell'EFTA, una delle ragioni chiave per l'intervento del capitale americano è il minor costo della mano d'opera, fermo restando il prezzo del prodotto (la Beloit H. vende le sue macchine anche in America del Sud e non solo in Europa). .

Qui ci interessa in modo particolare accennare, a mo' di introduzione al materiale del fascicolo di "Venticinquesima ora " al controllo del capitale sulla classe operaia.

Questo si realizza in modo particolare con la creazione della figura dell'operaio Beloit come operaio " privilegiato" rispetto alle altre aziende per l'alto livello salariale. Questa figura, che ha giocato un ruolo determinante al momento del reperimento della forza lavoro, si regge su elementi ambigui, che, a seconda. delle variazioni del capitale, mostrano il loro vero volto: l'operaio della Beloit è un operaio specializzato; questa condizione, data la debolezza attuale della classe operaia, lo rende disponibile al ricatto perchè nella zona non esistono possibilità di occupazione per tali mansioni (solo recandosi a Torino e diventando pendolare può sfuggire a ciò). .

L'operaio della Beloit " sta bene"; in realtà questo " guadagno" si realizza con una umiliante "collaborazione" con il padrone (vedi .la documentazione allegata) e con orari di lavoro che, con lo straordinario imposto giungono a limiti di " spolpamento" difficilmente raggiungibili in altre aziende.

L'operaio della Beloit ha una Direzione del personale che "gli viene incontro", infatti gli fornisce un sindacato disposto a tener conto del suo desiderio di far carriera, a certe condizioni naturalmente; gli fornisce inoltre la possibilità di andare a

pesca e a caccia, di mettere la foto del suo bambino sul giornale aziendale, di sentirsi cioè parte di una grande famiglia patriarcale dove bisogna conservare a tutti i costi l'armonia perchè se si bisticcia il patriarca si arrabbia e manda via da questa famiglia.

Noi crediamo che il livello di sfruttamento e di frantumazione della classe operaia alla Beloit sia giunto ad un livello tale che la sua risposta non si farà attendere molto. Superando l'artificiale divisione e gerarchia tra gli operai creata dal capitale è possibile ricostituire una unità di lotta che rimetta in discussione l'assetto della fabbrica e che da questa si allarghi a cogliere il rapporto sempre più stretto che si stabilisce fra fabbrica e società. Un primo obiettivo da raggiungere è il ripristino dell'assemblea degli operai, come già avveniva prima dell'intervento della Beloit. Esso deve diventare lo strumento di discussione dE;i problemi ) rivendicativi e organizzativi degli operai.

Il riferimento alla Francia era d'obbligo; esso non è stato fatto solo per il fascino e le speranze che hanno esercitato su di noi i fatti di maggio, ma anche per le indicazioni che si possono trarre per la nostra lotta. I documenti che pubblichiamo, raccolti da due membri della redazione, sono inediti.

LA CONDIZIONE OPERAIA

Domanda: Dal passaggio Poccardl Belolt il deterioramento del rapporto padrone-operai è continuato; si possono indivlduarne le cause?

Operaio: E' stata applicata la classica politica. dei padroni, soprattutto dei padroni americani, cioè la politica del bastone e della carota. Soldi da una parte licenziamenti dall'altra: se acconsenti alla mia politica lo ti do anche dei quattrini. Ogni anno si contratta un accordo Interno, un trattatello per mantenere la calma:

io ti do tanto e tu stai calmo durante l'anno. Un tempo era accettata solo nella forma, e poi, se c'era qualche cosa che non andava, si mandava tutta a carte e quarantotto e cl si fermava e si discutevano quel problemi che erano sorti. Ricordo che circa 8 anni fa durante il primo e Il secondo accordo aziendale con la direzione Beloit, succeduta alle officine meccaniche Poccardi, la C.I. aveva pensato ad ùn aumento Intorno alle 30 o 40 lire. Vi fu un aumento che per qualcuno si aggirava addirittura sulle 120 lire l'ora. Fu il momento In cui la Belolt si accaparrava tutta la mano d'opera specializzata della zona e I piccoli Industriali protestavano. Ci hanno dati I quattrini e non hanno messo condizioni, ma pochi giorni dopo cominciarono le grane, cioè volevano farci lavorare fino all'una dopo mezzanotte. In quel momento a lottare contro queste Imposizioni siamo rimasti In pochi, perchè gli altri erano soddisfatti delle paghe, ritenute alte. Poi c'è stata la formazione del sindacato aziendale, che cl ha dato il colpo di grazia, perchè almeno inizialmente ha avuto molto successo. .

Domanda: la direzione aveva buon gioco soprattutto con i più giovani, e d'altro canto i sindacati tradizionali non funzionavano molto bene.

Operaio: Mentre In sede nazionale si svolgevano le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro, il nostro datore di lavoro invitava la C.I. a trattare un accordo aziendale. Noi e i sindacati eravamo in disaccordo perchè si trattava innanzi tutto di rompere con 30 o 40 lire un fronte che Invece si muove in tutt'altra direzione. Nel contratti nazionali di lavoro non vedi tanto l'accento sugli aumenti del salario ma, per esempio, la parlficazlone tra Impiegati e operai, la riduzione dell'orario di lavoro e la regolamentazione dello straordinario, tutte cose che contano, ma nulla o quasi nulla si è ottenuto. Tutte queste cose sono poco conosciute dagli operai e secondo me bisognerebbe che In occasione del prossimo rinnovo del contratto nazionale di lavoro gli operai si recassero dal sindacati e dicessero: . Queste e queste sono le cose che noi vogliamo". Il sindacato aziendale è creato apposta per tagliar fuori dalle vertenze quelle cose che inciderebbero sul potere, cioè I quattrini sI, un briciolo di libertà no!

Operaio: lo ricordo che 8 o 10 anni fa se avevi bisogno di una mezza giornata di ferie, andavi dal capo a dirgli di metterti In ferie; ma adesso niente da fare, niente I E se per caso vuoi Insistere, ribellarti, ma neanche rlbellarti, chiedere soltanto di non fare gli straordinari perchè son due anni che li fai, ti prendi due giorni di sospensione. Non bisogna poi credere che questo lo si possa fare In 5 o 6, perchè rischi il licenziamento.

Operaio: Il giorno in cui licenziarono uno della C.I. gli operai non fecero nulla appunto per paura di essere licenziati. Ed oltre tutto non ci si è mossi per quelle 30 o 40 lire o la promessa di passare di categoria, e così pure passa il taglio del tempi, passa Il licenziamento Individuale, qualsiasi cosa. Noi siamo un po' come In guerra: I primi cadaveri fanno un po' Impressione, poi, quando diventano migliaia, ci si abitua, così per Il licenziamento.

Operaio: Un'altra cosa gravissima è che, durante quei licenziamenti collettivi dovuti alle crisi clcliche, fanno passare nel numero de licenziati gli anziani, non di 70 anni che non c sono, ma di 50-55 anni che non hanno un'altra specializzazione e che a quell'età cominciano, rendere un po' meno, l'agilità manca. E questi è maledettamente grave, perchè, se per un gi( vane Il licenziamento rappresenta magari il fatto di fare Il pendolare e di andare a Torino, per l'anziano non c'è più niente da fare: va a vendere la benzina a 60.000 lire al mese oppure va a fare tutti quei lavoretti di poco conto. Io penso che questo caso sia addirittura programmato dai sistema, ma posso anche sbagliarmi.

Operaio: E' naturale che cl sia più paura alla Beloit che in altre aziende, che siano state meno colpite. Nel licenziamenti collettivi son stati sempre colpiti gli attivisti sindacali, prima quelli della CGll, poi quelli della CISL ed anche in ultimo alcuni della Uil. Questo mette una grossa paura addosso. La CGIL prova difficoltà a trovare un membro di commissione Interna, tanto è vero che abbiamo un membro tutt'altro che rappresentativo.

Domanda: Del sindacato aziendale che ne pensate?

Operaio: A prima vista potrebbe sembrare che gli operai della Beloit siano dei cretini perchè hanno lasciato sorgere un sindacato aziendale. Infatti gli operai quando si lascian dividere dimostrano di non aver capito niente. Non hanno capito che la forza per fronteggiare il padrone deriva solo dallo stare uniti. Ma questo sindacato è sorto In modo, dlciamo cosi, mascherato. Approfittando di alcuni errori commessi dal sindacati tradizionali e sopra tutto In un terreno ben preparato già in precedenza dalla scissione sindacale.

Operaio: Inoltre la Beloit a quel tempo aveva una nuova direzione americana che si presentava come quella capace di risolvere a tavolino tutte le questioni. Quando poi si viene a sapere che quel sindacato è voluto dal padrone, chi ha per meta il denaro pensa ( aver trovato il sindacato che fa per lui.

Domanda: Oggi la situazione dell’Alabi, Sindacato aziendale, qual'è?

Operaio: Bisogna vedere dopo le votazioni della C.I. che si terranno fra poco perchè prendendo gli operai ad uno ad uno e chiedendo loro la propria Idea, sono tutti contro l'Alabi però quando si tratta di andare a votare la la C.I. l'Alabi ha sempre la maggioranza del voti del membri di commissione Interna. Poi vi un numero rilevante di schede bianche.

Operaio: Anche questo fenomeno è molto Interessante, Infatti vi è stato un rilevante m mero di schede bianche, anche perchè negli altri sindacati non c'erano persone rappresentative e questo ha il suo peso nei problemi sindacali.

Operaio: Penso che la spiegazione sia già stata data quando abbiamo fatto cenno al licenziamento dei sindacalisti in quel famosi liceinzia menti collettivi; perciò il fatto di non aver uomini rappresentativi nelle liste elettorali con porta' l'astensione di molti operai che l'Alabi non lo vogliono. E negli altri che uomini ci sono? La politica della CGIL, la politica della CISL sono state buone, ma non ci sono più rappresentanti.

Operaio.Esistono poi in alcuni casi delle pressioni: se vuoi passare di 1" devi Iscriverti al sindacato, perchè noi ti diamo questo, quello, quell'altro.

Domanda: Passando' alla situazione interna...

Operaio: Se si parla di pallone, di pesca o di bocce tutto va bene; ma se si parla di politica la cosa diventa più dura.

Operaio: Quando c'è un tizio che corre dietro ad un pallone allora si radunano 50 o 100 dipendenti; ma se si parla di questioni che riguardano i nostri Interessi cl possiamo contare sulle dita di una mano. Chi ha un'Idea o un interesse riguardo al problemi del mondo del lavoro ha paura di parlarne In fabbrica oppure ne parla solo con quel pochi che lui sa si interessino. Il meccanismo dell'Informazione all'interno della fabbrica è molto ampio e pericoloso, perchè se anche Tizio non è un galoppino, lo dice a Calo che lo dice a Sempronio e poi arriva dove si possono prendere dei provvedimenti.

Operaio: Anche se uno espone soltanto del problemi passa già per un sovversivo.

Operaio: I galoppini non sono casi numerosi come sembra, sono 20 o 25. Gli altri si mimetizzano, non parlano. Quando troviamo uno che accetta di parlare anche se non è della nostra idea cl sembra di aver fatto una scoperta.

Operaio: Siamo arrivati al punto di non parlare con Tizio non perchè sia un galoppino, ma perchè sappiamo che è amico di un galoppino.

Operaio: Il fatto è che molti pensano e credono che la situazione attuale sia giusta, perchè fin da bambini Il hanno convinti che sia cos1. Il padrone a Natale regala i giocattoli al nostri figli; quindi il padrone è buono, regala i giocattoli a Natale o alla Befana.

Domanda: Per quanto riguarda gli straordinari...

Operaio: Rifacendoci di nuovo al contratto di lavoro viene detto che il datore di lavoro può richiedere all'operaio di fare lo straordinario per un massimo di 10 ore settimanali. Il contratto di lavoro continua dicendo che lo straordinario deve avere, carattere di eccezionalità. SI gioca su quella parola 11. Eccezionalità nella vita di un uomo può essere 2 o 3 anni. Eccezionalità in un anno di lavoro può essere due mesi. Il padrone si è riservata una interpretazione tutta particolare: Intende le eccezionalità rispetto alla durata dell'universo... Il padrone oltre tutto ha la legge dalla sua, perchè dietro regolare domanda l'Ispettorato del lavoro concede l'autorizzazione. Ora cl sarebbe da chiedersi perchè l'Ispettorato del lavoro conceda queste autorizzazioni. La risposta è molto semplice: perchè molti operai vogliono fare lo straordinario. Infatti l'operaio si è abituato ad un certo tenore di vita a cui non può far fronte se non con gli straordinari.

Operaio: Noi abbiamo assistito a casi In cui, dopo aver fatto 10 ore di lavoro, l'operaio si recava in altre officine a fare altre 6 o 7 ore di lavoro.

Non so come si faccia dopo 16, 17, 18 ore di lavoro a far fronte ancora agli altri bisogni.

Domanda: Questo meccanismo di autosfruttamento come lo spiegate?

Operaio: lo credo che la prima e più forte spinta siano i consumi: l'operaio deve comperarsi l'automobile, il frigorifero, la televisione, il frullatore o che so io perchè Tizio ce l'ha. Così l'operaio viene sfruttato da due parti.

Operaio: Quando si riesce ad andare a spasso alla domenica, al cinema quando si vuole o si hanno altre cose, è difficile dopo fame a meno.

Operaio: Secondo me la spiegazione sta nella società: il male sta nella società.

Operaio: Quando poi ti sembra di essere a posto, ci pensa lo Stato a chiederti come mal non ti compri una casetta, così non devi pagare l'affitto e via dicendo: . Fai il mutuo e noi ti aiutiamo qui e ti aiutiamo là o. T'accorgi dopo come ti aiutano, perchè ti fanno pagare il 15 il 20% di Interesse. Questa società è fatta proprio In questo modo: ti fa vivere per avere, se hai, fai parte della società, se non hai, non ne fai parte. L'operaio che si aggiusta per avere la macchina è in parte giustificato anche lui proprio perchè, se no, viene lasciato solo. E questo non è un fenomeno nè della Belolt nè della Riv nè della società italiana solamente ma è una via per raggiungere il modello, cioè la società americana dove addirittura due lavori non bastano più per soddisfare tutti I bisogni consumistici. Questo è voluto per sfruttarci il più possibile.

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Domanda: C'è una certa stanchezza di fare questi straordinari?

Operaio: SI, stanchezza c'è, ma è molto aleatoria perchè a parole sono tutti stufi degli straordinari. Dicevano che 10 ore al giorno erano troppe, ma da quando a noi è stato diminuito l'orario di un'ora cl sono già quelli che si lamentano e dicono che così alla fine del mese non prendono più abbastanza soldi.

Operaio: C'è qualcuno che fa 10 ore al giorno, altri che ne fanno 9 e così quello che ne fa nove ha invidia dell'altro che guadagna di più.

Operaio: lo ho constatato questo fatto proprio nel mio reparto. C'è stato un periodo In cui lo al sabato andavo a lavorare e vicino a me c'era un ragazzo che protestava perchè avrebbe voluto entrare alle 5 del mattino per avere più soldi alla fine del mese.

Operaio: Secondo me questo fenomeno è facilmente spiegabile perchè, a parte l'entità della cifra In più o in meno sul salario mensile, c'è Il fatto che parte degli operai si trova a vivere con gente che guadagna di più, pur avendo le stesse identiche esigenze; per cui, ingiustamente, l'operaio che fa 10 ore al giorno la domenica può ad esempio pranzare al ristorante, mentre quello che ne fa nove deve mangiare In casa. Parlando tuttavia cogli operai presi ad uno ad uno, la loro risposta circa gli straordinari è unanime: . Siamo stufi o, però questa risposta ha poco peso proprio per l'aspetto che dicevo prima. lo penso Infatti che se tutti facessero otto ore al giorno sarebbero ben contenti di farlo e vivrebbero beati e tranquilli; ma finchè ce ne sarà una parte che fa 10 ore, l'altra parte non avrà voglia di fame solo otto e guadagnare meno.

Domanda: E per quanto riguarda il taglio del tempi?

Operaio: Noi abbiamo un contratto di lavoro, dove alla voce cottimi tra l'altro si dice che i tempi, di lavorazione hanno un periodo di assestamento di 6 mesi, cioè Il padrone si stabilisce un certo tempo e lo puO rivedere coll'operaio in un tempo di 6 mesI. Passati i 6 mesi, il tempo rimane fisso. I tempi di lavorazione dopo I 6 mesi possono venire rivisti solo nel caso di modificazione tecnologica. Invece noi assistiamo ad un taglio dei tempi attuato in modo sistematico. Poi c'è l'altra questione degli aumenti individuali al merito, I quali comportano che chi è più In gamba prende di più. Che modo ha l'operaio di fare vedere che è in gamba? Stare nei tempi, e, se poi arriva un pezzo che in precedenza con un'altra

macchina richiedeva un'ora di lavoro, questo. operaio farà di tutto per Impiegare meno di un'ora, cioè vuoi far vedere di essere più In gamba. '

Operaio: Il sistema che adoperano più spesso per tagliare i tempi è questo: se il pezzo è un pezzo' che arriva sovente sulla macchina, allora cambiano sovente macchina. Se Invece è un pezzo che si fa solo una o due volte all'anno, tagliano I tempi tranquillamente perchè l'operaio dopo 6 mesi non si ricorda più quanto tempo aveva Impiegato precedentemente.

Operaio: Oltre tutto da noi non viene considerato l'effetto stancante. Tu dovresti dopo 10 ore essere fresco come alla prima.

Operaio: Una volta quando l'operaio doveva fare un pezzo gli veniva lasciata una copia della bolla su cui era indicato il tempo di lavorazione e quindi, quando gli veniva in seguito dato un pezzo Identico, poteva controllare se il tempo gli era stato tagliato o no. Adesso con tutte le innovazioni meccanografiche la bolletta è unica e non si riesce più a controllare.

Operaio: Gli operai dovrebbero già fare sciopero contro l'1BM. Infatti tra le altre fregature l'1BM ci ha portato anche quella della busta paga. Un tempo la busta paga consisteva In un acconto al 25 del mese. Con l'IBM che meccanizza tutta la contabilità, l'acconto ce lo danno il 5 del mese seguente e Il saldo al venti. Non so se sia il caso di sospettare la questione degli Interessi bancari o simili.

Operaio: AI 5 ci viene dato un acconto che corrisponde ad un terzo della paga totale, mentre agII Impiegati lo stipendio viene corrisposto il 30 dello stesso mese di lavoro.

Operaio: Anche se non è una speculazione, cioè è solo una questione di carattere tecnico, questo dimostra comunque che il padrone pensa solo al comodi suoi e noi non siamo capaci di pensare ai nostri.

Operaio: Quando l'operaio non è d'accordo con chi stabilisce il tempo, manda a chiamare i preventivisti che controllino il tempo effettivo di lavoro che ci vuole per_ un determinato pezzo. Questo controllo è una buggeratura dall'inizio alla fine, perchè vengono controllati e segnati come tempi effettivi soltanto i tempi in cui c'è un utensile che lavora. Se per un caso qualsiasi tu devi cambiare utensile que. sto non viene segnato come tempo attivo bensì come tempo passivo; anche I bisogni personali sono tempo passivo; se tu devi farti molare un utensile questo è tempo passivo. In più c'è un certo contratto che dice che alla fine della lavorazione si dovrebbe maggiorare Il tempo registrato del 15%. lo ricordo che se registrano 4 ore per fare un determinato lavoro, alla fine mi trovo registrato sulla bolla un tempo di 3 ore se tutto va bene, e poi i rilievi vengono continuamente fatti a matita per comodità di chi rileva il tempo che cosi, se sbaglia a registrare, può cancellare facilmente. Però per fare un determinato pezzo continuano a darti soltanto il tempo che vogliono loro. Se poi vengono a controllare il tempo non vanno da un operaio in gamba e che abbia un po' di buon senso, vanno sempre a controllare il tempo di un operaio che sia in procinto di avere un aumento al merito o un passaggio di categoria, sfruttando così anche quell'incentivo psicologico.

Operaio: Il grave è questo: l'ufficio metodi stabilisce il tempo; quando poi un operaio fà un pezzo in tre ore mentre ne era stata preventivata una sola, la direzione non si fida dell'operaio ed allora questo manda a chiamare il preventivi sta che venga a fargli il rilievo del tempo alla macchina.

Ma viene rilevato soltanto il tempo in 'cui la macchina lavora; tutto il resto è, considerato tempo passivo, tempo passivo che viene tolto dal tempo totale impiegàto.

Poniamo che il pezzo sia stato fatto in tre ore e due se ne siano andate perii cambio degli utensili, la molatura, il controllo delle misure e così via: la lavorazione effettiva della ri1aCchina risulta veramente di un'ora. Allora l'ufficio metodi tiene per buona quest'ora, ci aggiunge il 15% (e io non so chi abbia stabilito questo 15% mentre andrebbe contrattato) e di conseguenza l'operaio si trova ad aver impiegato tre ore e ad avere un tempo di un'ora e 15, e questo diventa il tempo ufficiale, così l'operaio quando si troverà a dover fare nuovamente quel tipo di lavoro dovrà darci dentro al massimo per giungere ad avvicinarsi al tempo stabilito.

Operaio: Inoltre non rilevano mai il tempo che si impiega a fare il primo pezzo, bensì cercano di rilevare il tempo il più tardi possibile, quando hai già preso la mano al lavoro e si arriva addirittura a questo assurdo che il cronometrista cerca di aiutare l'operaio perchè possa andare più in fretta.

In tal caso l'operaio dovrebbe far presente al preventivista che in seguito non ci sarà più nessuno ad aiutarlo, a meno che il preventivista non si impegni ad aiutarlo anche in seguito...!

Noi alla Beloit non abbiamo uno studio scientifico dei tempi, bensì una applicazione artigianale. Quindi il taylorismo e tutti questi metodi scientifici alla Beloit contano poco. All'ufficio metodi, nel determinare a tavolino il tempo di lavorazione di un pezzo, si usa il metodo artigianale servendosi sia delle tabelle internazionali sulle lavorazioni di questo tipo, sia, soprattutto per le altre cose (come la preparazione della macchina), andando ad occhio. E' una cosa totalmente campata in aria tanto è vero che noi alla Beloit abbiamo del tempi stranissimi, abbiamo degli ottimi lavoratori che ricevono un preventivo di un pezzo da fare in un ora e alla fine si ritrovano a fare il pezzo in tre ore: questo vuoi dire che non c'è un vero studio ad esempio dei movimenti, anche perchè forse questo studio risulterebbe troppo costoso data l'enorme varietà dei tipi di lavorazione da eseguire.

Operaio: C'è ancora quest'altro aspetto: secondo il preventivista il lavoro va sempre bene, la superficie del metallo è sempre abbastanza liscia, le tolleranze vanno sempre bene, invece poi al collaudo risulta che il pezzo non è stato fatto con sufficiente accuratezza e l'operaio deve quindi ripassarlo con un ulteriore impiego di tempo che naturalmente non viene più registrato.

Domanda: E gli Infortuni?

Operaio: Più o meno essi avvengono sempre negli stessi reparti cioè carpenteria, e reparto di lavorazione meccanica pesante. Per quanto riguarda la carpenteria non ci sono esalazioni nocive, bensì un rumore tremendo; Inoltre il reparto è piccolo, inadeguato e cosi vi regna la più grande confusione con conseguente pericolo di Infortuni.

Operaio: C'è un'altra considerazione da fare: gli operai della carpenteria non trovano nemmeno il tempo per mangiare la colazione indispensabile per resistere senza svenire dall'ora di ingresso fino all'ora di pranzo. Questo dipende dal fatto che in carpenteria gli operai sono particolarmente sottoposti alla pressione del capo reparto. In carpenteria non ci sono molte macchine e il lavoro è prettamente manuale, perciò non si può fare un taglio dei tempi simile a quello per le lavorazioni meccaniche, perciò il ritmo di lavoro viene mantenuto alto per mezzo delle urla ed incutendo paura agli operai con qualche licenziamento di quando in quando. Se a questo, come già si diceva, aggiungiamo la ristrettezza del reparto si ha un'idea del perchè gli infortuni siano così frequenti.

Operaio: Anche nei reparti di lavorazione pesante spesso è il ritmo affannoso del lavoro a provocare gli infortuni, ad esempio se c'è vicino un pezzo di tornitura che dà noia non si perde tempo a prendere il gancio per toglierlo ma lo si tira via con le mani.

Operaio: Un altro aspetto importante circa gli infortuni è che fino ad ora sono limitati nel numero, per puro caso. Potrebbero accadere facilmente incidenti gravissimi anche mortali. Pensate che la Beloit ha avuto una riduzione dell'organico dei manovali di circa il 60%. Se si pensa che gli operai si trovano a volte a manovrare da soli pezzi di 10-15 tonnellate (imbragatura con le corde, alzarli con la gru, ecc.) è evidente che questo è molto pericoloso; infatti !'incaricato dell'azienda per la prevenzione infortuni in casi del genere dice all'operaio di aspettare il manovale. Ma il manovale spesso non c'è, perchè la direzione si rifiuta' di assumè'rne di nuovi e quelli esistenti non bastano.

Operaio: Capita che non ci sia che un manovale in tutto il reparto e così, dato che esso può fare un solo ,turno di lavoro al giorno. cl sono dei turni in cui gli operai non hanno a disposizione nemmeno un manovale. Il lavoro non può certo essere fermato fino a quando arriveranno i manovali e perciò l'operaio deve fari o da solo o aiutato dal capo nel caso peggiore (il quale capo spesso non conosce il tipo di lavoro e rappresenta un pericolo lui stesso). Quindi tra le cause di infortuni a mio avviso vi è anche la scarsità dei' manovali.

Operaio: In questi ultimi anni si sono verificati alla Beloit: una amputazione di una gamba, un morto, un'altra gamba scarnificata totalmente, più un'infinità di incidenti meno gravi.

Domanda: Cosa ne pensate de "La voce della Beloit "?

Operaio: lo ne penso tutto il male possibile: è un giornale fatto dal padrone per il lavoratore e quindi potete immaginare su che tono. Non so se vi è mai capitato di leggere. La gazzetta dei lavoratori" che è un giornale della Confindustria che viene distribuito alle fabbriche in un certo numero di copie; pensate che non osano distribuirlo agIi operai: lo mettono sui tavoli del refettorio, l'operaio che va a mangiare così può dargli un'occhiata, guarda la prima pagina e solitamente cl vede una bella figliola; nell'ultima pagina invece fino a poco tempo fa c'erano barzellette e caricature su Mao Longo e simili. Il resto di questo giornale spinge nella direzione dei consumI.

Operaio: Il giornale aziendale della Beloit per un certo periodo ha avuto qualcosa di positivo, quando era presidente Curtis. Questo Curtis faceva ogni mese un articolo in cui trattava i problemi interni cioè mercati, difficoltà, prospettive dell'industria: cose cioè che possono Interessare all'operaio pur facendo' le dovute tare e considerando da che parte provengano. Ma dopo quel momento il giornale è tornato come prima: c'è l'intervista all'anziano . cosa fai, quali sono i tuoi passatempi?" e cose di questo genere. Direi che queste Inter

viste sono stupide e perfino Irriverenti nel confronti degli anziani Beloit. Poi cl sono le notizie circa' le attività ricreative e, diciamo così, culturali della Beloit Italia. Evidentemente c'è qualcuno che pensa di dare all'operaio qualcosa con cui svagarsi e non pensi alla sua condizione di sfruttato.

Domanda: L'aspetto umano della fabbrica...

Operaio: Direi che c'è un aspetto antiumano

che deriva dall'arretratezza di certe costruzioni. VI sono alcuni reparti completamente senza finestre: si va avanti tutto il giorno con la luce artificiale. D'estate sono impianti del ventilatori, alcuni che gettano aria in diverse direzioni, altri Invece sono fissi e se hai la disgrazia di lavorare sotto il getto d'aria, ci si può immaginare l'effetto.

Operaio: C'è poi il problema del refettorio, anzi dei refettori. Quello degli impiegati ha l'aria condizionata ed è abbastanza ampio; mentre quello degli operai è assolutamente insufficiente. Capita spesso di aver nel piatto delle patate con odore di peperoni (naturalmente del vicino).

Operaio: Manca addirittura una mensa aziendale. Ad una richiesta di farci una mensa addirittura senza spese per l'azienda, la direzione ci ha risposto di essere venuta a far macchine per la carta e non un albergo.

Operaio: Inoltre ci sono degli spogliatoi completamente insufficienti e così pure i lavandini.

FLASH SULLA FONDERIA

dalla Voce della Be!oit - novembre '62

. Appena oltrepassata la soglia sei nell'inferno. Uomini si muovono con lunghi arnesi, pescano in recipienti che contengono un incandescente liquido che sprigiona bagliori come le paillettes, una gamma di colori stupendi. Gli uomini che si muovono con lunghi arnesi manovrano In fine questi recipienti e il liquido terribile cola e sprigiona brillii, che assomigliano a piccole stelle, e si spengono subito. Un caldo tremendo, soffocante, avvolge ogni cosa. SI asciugano il sudore, gli uomini, e attendono per ripetere la medesima operazioni

Si sprigioneranno altri bagliori, altri brillii nuovamente si asciugheranno il sudore e attenderanno per altre infinità di volte. Caldo soffocante e polvere scura, penetrante, si insinuano nel più profondi alveoli del polmoni, ti aggrediscono appena si oltrepassa la soglia della fonderia ".

...

Maestranze: 150-160 tra operai e Impiegati. Tre turni di lavoro di 10, 9112, 9 ore ciascuno: dalle 5 alle 15; dalle 7 alle 17,30 dalle 20 alle 5 con Intervalli per pranzo di mezz'ora-un'ora. Tutti I turni effettuano due ore di straordinario che a fine mese danno effettive lire 3000-4000 in più.

L'ambiente di lavoro è caratterizzato da una forte presenza di polvere e gas In modo particolare vicino alle colate; la temperatura dell'ambiente varia dai 25 al' 30-35 gradi centigradi.

E' molto alta di conseguenza la percentuale di affetti la silicosi; al proposito mancano le statistiche ufficiali che la direzione non fornisce; la C.I. composta di membri del slndacato aziendale, si dichiara Impotente ad affrontare il problema. Il trattamento dei capi reparto verso gli operai è durissimo, come pare non si riscontri in altre aziende.

Il 10% degli operai è assunto con contratto a termine rimanendo così disponibile ad ogni tipo di pressione della direzione.

L'alta percentuale degli Infortuni è dovuta al carattere estenuante dell'orario svolto in ambiente malsano e alla Istigazione dei capi ad accelerare Il lavoro.

SINDACATI E LOTTE OPERAIE ALLA BELOIT (1958-1968)

 

Il caso della Belolt Italia è certamente unico nel pinerolese per quanto riguarda la politica aziendale portata avanti dalla Direzione e non trova riscontri precisi neppure in provincia di Torino.

Definirla politica. all'americana", fatta di atti, di programmi e di parole tanto grandiosi e "generosi" quanto instabili, coglie nel segno soltanto parzialmente e vale prevalentemente per i primi anni della gestione Beloit; in seguito, da un Iato si è potuto vedere, In coincidenza anche alla recessione del 63-65, il risvolto più vero di questa politica Intesa a raggiungere i più alti profitti in periodo di espansione economica, ma

. pronta a licenziare massicciamente In periodo di crisi, per non ridurre I profitti, e dall'altro lo svolgersi di un plano preciso e coerente di annientamento della forza operaia, plano che ha certamente tra I suoi artefici massimi Il direttore del personale. Questo articolo esamina, con un tentativo di Interpretazione. I fatti degli ultimi 10 anni, dal momento cioè In cui la Belolt Italia subentrò alle Officine Meccaniche Poccardi Pinerolo (OMPP).

1) INSTALLAZIONE DELLA BELOIT.

All'atto del passaggio OMPP-Beloit, l'azienda conta circa 400 dipendenti con una forte tradizione sindacale e capacità di organizzazione e di lotta. Uno del primi atti con la nuova direzione è la soluzione di una vertenza risalente al 1957. AI primi di marzo del 58 si raggiunge un accordo che prevede la riduzione dell'orario (45 ore, pagate 48), il sabato festivo e miglioramenti salariali In misura del 5%. Mr. Dietrlch. direttore della Belolt, sottoscrive l'accordo con l'esplicita assicurazione che esso varrà anche per Il futuro.

Un altro problema che si pone Immediatamente è lo smantellamento del Reparto Riparazione Carri Ferroviari: la direzione vuole licenziare 65 dipendenti che dice di non poter assorbire nel nuovo tipo di produzione; la lotta delle maestranze ottiene però Il ritiro di tutti I licenziamenti.

Il comunicato della direzione che rende nota la cosa è uno dei primi atti espliciti di paternalismo aziendale e di enunciazione di vasti programmi.

Avviso.

La Direzione della Belolt Italia SpA desidera rendere noto a tutti i suoi dipendenti quanto segue.

Nel corso delle trattative per eliminare Il poco redditizio reparto riparazione carri ferroviari in modo da permettere un maggior sviluppo del nostro reparto per la fabbricazione di macchine per carta, era stato sugo gerito che 65 operai fossero trasferiti alla società con cui si sta trattando per cedere il nostro contratto per la riparazione carri ferroviari. Codesta Direzione aveva aderito a studiare la possibilità a condizione che un tale passo non arrecasse scapito agli operai. Dagli accertamenti fatti risulta però che Il trasferimento degli operai si sarebbe risolto in uno svantaggio degli stessi.

Questa Direzione rende noto che pur continuando le trattative per la cessione del contratto si è escluso dalle discussioni quanto concerne i nostri operai.

Come ben noto questa ditta è attualmente In fase di sviluppo ed abbiamo fondate speranze che tale sviluppo si verifichi.

Abbiamo vasti programmi relativi all'approvvigionamento di nuove macchine alla trasformazione delle condizioni attuali, alla costruzione di un nuovo capannone in fonderia, ecc... ed abbiamo tanta fiducia nei nostri operai e nel nostro futuro da poter dire di non prevedere una sostanziale smobilitazione In seguito all'abolizione del reparto veicoli.

Siamo dell'opinione che la grande maggioranza, se non tutte le persone attualmente addette al reparto veicoli, sarà destinata ad altri lavori di natura simile a quelli che hanno attualmente.

Alcuni verranno istruiti per essere adibiti a lavori di altro genere, altri verranno utilizzati per lavori per i quali sono già qualificati ed altri verranno destinati ad un lavoro che, pur potendo essere di non completo loro gradimento, si rende necessario in quanto è nostra intenzione assorbire quanti più lavoratori è possibile In una attività produttiva.

Pinerolo,

3-9-1958.

Presidente esecutivo

La Direzione

G. W. Dietrich

Frattanto i programmi si concretizzano in una politica di vastissime assunzioni: dalle.400 unità iniziali l'azienda triplica in tre anni le maestranze e poichè la produzione richiede personale specializzato, la Beloit mette In crisi la piccola e media industria locale, con il quasi totale accaparramento di personale qualificato prospettando a questo illimitate garanzie di lavoro e dimostrando una totale noncuranza delle particolari condizioni del mercato del lavoro esistenti in Italia, condizioni che non permettono un facile riassorbimento di manodopera licenziata (cosa che si verificherà puntualmente al momento della crisi). Inoltre personale specializzato viene a Pinerolo da molte parti d'Italia attratto dalle paghe Beloit che sono tra le più alte e dalle prospettive che parlano di giungere fino a 2500 dipendenti.

L'elargizione di "grano" fatta discriminatamente con notevole abbondanza, specie a livello impiegati zio, sotto forma di premi

di produzione e aumenti vari, crea le premesse per un disinteresse verso la lotta della classe operaia: lo si constaterà in occasione degli scioperi dell'aprile maggio 1959 per il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanici: mentre la partecipazione degli operai rimane alta, quella degli impiegati si riduce progressivamente a percentuali minime.

Le prime difficoltà seppure temporanee si presentano nel 1960: a maggio si ha una riduzione d'orario da 45 a 40 settimanali "per improvvisa riduzione di commesse" ed a giugno durante una vertenza interna riguardante Il taglio del tempi la Direzione licenzia due membri di C.I. con una motivazione assolutamente destituita di fondamento. Le maestranze rispondono con uno sciopero compatto dal 10 al 13 giugno e la Direzione è costretta a ritirare I licenziamenti.

I

2) L'ALABI.

Con il 1961 inizia Il secondo momento della politica padronale alla Beloit caratterizzata dal tentativo di controllare ogni espressione ed ogni forma organizzativa delle maestranze, sfidando e distruggendo la forza che gli operai avevano.

Questa politica è portata avanti con brutalità colpendo attivisti ed organizzazioni sindacali sino ad annientarle, assumendo in proprio quelle attività paraziendali (culturali, ricreative, assistenziali) che permettono di operare un efficace controllo, dividendo e mettendo gli operai gli uni contro gli altri, facendo uscire un giornale aziendale, " La voce della Beloit Italia ), che dovrebbe coprire queste operazioni con l'ideologia della grande famiglia o dell'esprit da corp come dice il presidente Dietrich nel primo numero.

" E' stata per me una grande fortuna aver fatto parte della Beloit Italia dal giorno della sua nascita - avvenuta dalla già fondata OMPP - ad oggi, momento particolarmente propizio in cui noi pubblichiamo Il primo numero del giornale aziendale: la voce della Beloit.

Posso solo dire che fino ad ora, tutte le testimonianze tangibili ed Intangibili sparse

,nel mondo, sono Il risultato della Impareggiabile collaborazione del personale della Beloit Italia. Esse dimostrano <<l'esprit de corp >> che caratterizza la Beloit - spirito che distingue non solo noi, ma anche i nostri clienti e i molti amici che abbiamo nel mondo - e che è la ragione stessa del nostro essere.

Ci sia consentito di continuare a crescere e prosperare cosicchè i vantaggi finora acquisiti continuino ad estendersi come si è estesa la nostra azienda. .

Le mie congratulazioni, associate a quelle della " Casa Madre" a tutti per " un lavoro ben fatto 8, e per la dimostrazione di fede data al nostro futuro.

George William Dietrlch

Perno di tutto questo è l'ALABI (Associazione Lavoratori Apolitici Beloit Italia) sindacato aziendale che sorge all'inizio del 1961.

L'ALABI raccoglie uomini vicini alla Direzione del personale e persone provenienti dai vari sindacati che si sono lasciate comprare e trova uno spazio di affermazione anche nella desindacalizzazione progressiva che si veniva verificando alla Beloit. L'ALABI non si presenta con un programma più chiaro dello schierarsi dalla parte della Direzione, non ha una linea più precisa dell'affermazione della apoliticità (leggi qualunquismo) e del motto di democristiana memoria " progresso senza avventure ". Esso rifiuta i contratti nazionali volendo risolvere tutto con una contrattazione aziendale

(con il tacito presupposto di disinteressarsi delle sorti della categoria metalmeccanici) e non si preoccupa affatto della parte normativa.

Ma quello che è più grave è il totale avvelenamento dei rapporti aziendali in corrispondenza anche allo sfacciato appoggio della Direzione verso l'ALABI, i cui iscritti otterranno con facilità passaggi di categoria, chiederanno premi extra per il loro crumiraggio durante gli scioperi del 62 (premi dovuti a " coloro che han lavorato e rischiato "), i cui rappresentanti soltanto avranno la possibilità di parlare in refettorio, per fare solo alcuni esempi.

In corrispondenza si avrà una spudorata azione di "leccaggio" da parte di molti carrieristi verso il direttore del personale (come esempio illuminante presentiamo la conclusione di un articolo sul circolo aziendale, a firma LG. apparso sul primo numero de "La voce della Beloit ":

" ...Ci pare di vedere il dotto Manganaro,

(guardiamo dal buco della serratura), ridere, ridere con fumature ironiche e chiedersi fra sè e sè: "E poi mica vogliono altro per caso? ". Ricordiamo solo le parole che il dotto Manganaro ci ha elargite in un recente colloquio: "Avremmo intenzione di redarre un giornale aziendale e altre cose. Dopo un periodo di attese, abbiamo !'impressione che ora, qui a Pinerolo, si possa fare qualcosa di concreto ".

L.G.

Oltre a questo si ha l'assunzione da parte della Direzione di quelle attività (gite, befana dei bambini, agevolazioni varie) che permettevano un contatto umano tra operai e Commissione Interna e la creazione del Circolo Aziendale Beloit Italia che presenta come programma "una biblioteca e conseguenti manifestazioni culturali per gli intellettualoidi. Spettacoli musicali (come quello che sta allestendo attualmente la Beloit). Spettacoli di prosa con una compagnia del Circolo ricreativo formata da elementi della nostra azienda. Una sala di audizione musicale con dischi di canzonette ed anche musica sinfonica. Sale da giochi vari; bigliardi, tavoli per scoponi, da bridge per i più raffinati, ecc.ecc. Feste danzanti almeno una volta al mese, ricevimenti con sapori anticonformisti, con preghiera ai signori di non comparire in smoking e alle signore di non sfoggiare le toillettes da sera di Balenciaga, delle sorelle Fontana, o di Capucci; e gli altri di non presentarsi in giacca e calzoni sportivi. Infine gite,

concorsi, di ogni genere, e poi... poi basta " (dal primo numero de "La voce della Beloit Italia).

Il circolo aziendale per la verità non ha mai funzionato ed è stato in notevole misura disertato degli operai: esso, come si può ben scorgere dal programma, non ha pretese neppur velatamente culturali, ma si pone molto più semplicemente e brutalmente sul plano del controllo del tempo .libero dei dipendenti all'Insegna del consumismo.

L'azione di rottura dell'ALABI comincia Immediatamente con un esposto, alla Pretura sulla destinazione del fondi della Cassa Soccorso interno a contribuzione volontaria, che serviva a passare una piccola indennità giornaliera ai dipendenti ammalati. L'esposto, a proposito del quale Il giudice istruttore decreterà non doversi promuovere azione penale, sapientemente montato dalla stampa padronale, poi smentita, voleva mettere in cattiva luce I membri di com

missione Interna. E', interessante a questo proposito Il comportamento degli alabini che dapprima interrogati " confermarono integralmente" ciò che hanno scritto e più ardi, quando ormai è chiaro che ammanchi non esistono, precisano "che non intendevano denunciare eventuali ammanchi sottrazioni o irregolarità" I.....

L'ALABI si impone rapidamente per le ragioni già descritte ottenendo. 4 seggi su 12 nelle elezioni di C.I. del 61, 6 nel 62 ed arrivando poi alla maggioranza assoluta. L'ALABI rivela la sua natura specialmente in occasione degli scioperi del giugno, luglio e settembre 62 per il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanici. Pregiudizialmente esso vuole fare un accordo separato (riuscirà nel suo intendo). Inoltre durante gli scioperi di giugno crea dei "picchetti neri" per far sì che la gente entri a lavorare e membri dell'ufficio della direzione del personale e dirigenti ALABI collaborano con le " forze dell'ordine" per collocare tubature per idranti; ancora all'inizio di luglio, d'accordo con la direzione, organizza una farsa di referendum per vedere se scioperare o no, sbandierando poi come clamorosa vittoria (73% si, 27% no) i 600 voti su 1300 dipendenti per la continuazione del lavoro (i sindacati avevano boicottato l'iniziativa). La Direzione d'altra parte effettua una serrata preventiva il 26 e 27 giugno, poi fa lavorare il 29 (festivo) per ricuperare la produzione ed infine non vuole pagare le giornate 26 e 27 a 35 dipendenti "che avrebbero scioperato".

3) LA CRISI.

Nell'ottobre del 62 in un clima aziendale sempre più deteriorato (gli scioperi del settembre alla Beloit erano falliti) cominciano i licenziamenti collettivi e vengono colpiti in particolare alcuni attivisti sindacali. Nel marzo 63 viene licenziato Orsi, per lungo tempo se9.!:etario di commissione Interna, che aveva rifiutato pochi mesi prima di entrare a far parte dell'Ufficio Assistenza come addetto alle relazioni interne, e alla fine del mese vengono richiesti 90 licenziamenti poi ridotti a 45 per interventi vari dall'esterno. Tra i licenziati ci sono anche alcuni esponenti dell'ALABI che evidentemente richiedevano troppo per il loro "impegno"del giugno dell'anno precedente. Nè allora nè alla fine del febbraio 64 quando vengono ulteriormente licenziati 75 impiegati le maestranze si muovono: da un Iato gioca Il lavoro fatto dall'ALABl, e dall'altro soprattutto la paura di perdere il posto di lavoro in un momento di recessione economica. Piuttosto è significativo ancora una volta il comportamento della direzione che, pur sapendo che l'azienda era soggetta alle crisi cicliche che colpiscono il mercato delle macchine per cartiera non aveva approntato alcuna soluzione che permettesse di superare il periodo di crisi con un minimo di sacrificio; frutto questo di una mentalità americana la quale dimentica che !'Italia non è il Wiscounsin e di una politica di tipo " coloniale ".

Si giunge così al momento più aspro della crisi: il 28 dicembre 64 di fronte alle richieste di altri 300 licenziamenti i dipendenti Beloit scendono in sciopero. Più tardi il 7 gennaio occupano la fabbrica; inizialmente è presente anche l'ALABI la cui intenzione è di fare una occupazione moderata e guidata tale da favorire la liquidazione del direttore dell'azienda e l'ascesa di qualcun altro. Presto però "occupazione sfugge dalle mani degli alabini alcuni dei quali lasciano l'azienda, e l'occupazione continua fino al 16 gennaio, quando per l'intervento della polizia la fabbrica è sgomberata. Come risultato si ottiene la riduzione da 300

a 123 licenziamenti, alcune dimissioni volontarie e sospensioni a O ore. Tra I licenziati ci sono ancora attivisti sindacali. Nel luglio 66 160 sospesi a O ore saranno poi licenziati.

Un interessante documento redatto dalle maestranze durante l'occupazione denuncia come cause della crisi, oltre a quelle da noi elencate in precedenza, anche Il non oculato controllo delle spese di approvviggionamento delle materie prime, del macchinario e della utensileria necessaria nelle varie lavorazioni, la svendite a prezzo di rottame del materiale acquistato in quantità non appropriata, Il non oculato controllo delle spese di rappresentanza e il prezzo finale troppo alto del prodotti senza che i costi di lavorazione siano superiori alla media di quelli delle aziende Beloit Corporatlon.

4) VITTORIA PADRONALE: FINO A QUANDO?

Dopo l'occupazione "l'ordine" padronale sembra essersi imposto alla Beloit: durante gli scioperi per il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanici del 66 la Beloit non si è mossa; i sindacati sono stati fiaccati e annientati fino a non essere più in grado di presentare liste o ad essere obbligati a candidare per lo più elementi di secondo piano; il clima di terrore e di discriminazione continua.

Tuttavia c'è tra le maestranze un disagio ed una insofferenza diffusa che si manifesta tra l'altro nel rifiuto del sindacato padronale il quale raccoglie sempre meno voti. C'è forse la possibilità che il dissenso espresso anche con l'astensione e la altissima percentuale di schede bianche nelle elezioni di commissione interna trovi le forme e i modi di farsi concretamente sentire.

Volantini e DOCUMENTI

Presentiamo alcuni volantini distribuiti dall'ALABI che valgono a caratterizzare molto precisamente questo" sindacato ".

A TUTTI I LAVORATORI DELLA BELOIT ITALIA.

Sottoponiamo alla vostra attenzione questi tre punti che formano l'intero nostro programma tecnico organizzativo:

1) Apoliticità. - Riteniamo erronee le impostazioni che attualmente danno le Organizzazioni sindacali alla loro intera attività, in quanto al vertice di ognuna delle suddette Organizzazioni c'è un capo che, oltre ad esser tale, è anche appartenente ad un determinato partito. Ne risulta pertanto evidente che l'azione sindacale non potrà mai avere un'unica direttiva in quanto già alla partenza le direttive sono diverse. In conseguenza di ciò, noi intendiamo formulare uno statuto che preveda, al punto primo, l'assoluta apoliticità della nostra Organizzazione e, a garanzia di ciò, tutti i nostri rappresentanti (membri di Commissione Interna. Comitato Direttivo e Segreteria) non potranno avere delle cariche politiche.

2) Questione organizzativa. - Pensiamo che una Organizzazione seria, dovendo provvedere autonomamente alle sue necessità senza chiedere aiuti finanziari ad Enti o Organizzazioni diverse dalla nostra, debba necessariamente provvedere in modo concreto alle sue necessità tecniche organizzative. L'esperienza ci insegna che le attuali quote che pagano gli iscritti alle esistenti Organizzazioni Sindacali sono insufficienti a mantenere autonoma ed indipendente la nostra organizzazione. Pertanto riteniamo

3ssere nel giusto proponendo ai lavoratori il versamento -mensile di almeno L. 1000 che verranno depositate in una banca e amministrate da un Consiglio di. Amministrazione eletto dai lavoratori. In caso di dimissioni il lavoratore avrà sempre diritto a percepire l'intera somma versata, con gli interessi, meno le eventuali spese che l'associazione abbia sostenuto. Mensilmente verrà pubblicato il rendiconto delle entrate e delle uscite. Norme più precise verranno fissate nello Statuto che verrà elaborato e discusso dai lavoratori.

3) Contratto di lavoro. - Riteniamo che gli attuali contratti nazionali di lavoro, i cui articoli vengono formulati ed approvati dalle rispettive Organizzazioni Sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, non possono soddisfare appieno le esigenze dei lavoratori. Siamo dell'opinione che i lavoratori di ogni azienda debbano stipulare con il rispettivo datore di lavoro un accordo aziendale nel quale siano fissate tutte le norme che garantiscano, a determinate condizioni, la sicurezza del posto di lavoro e una ragionevole retribuzione. In una parola dovrebbero essere fissate norme da garantire pace, serenità, tranquillità a tutti i dipendenti.

Il Comitato Direttivo della costituenda

Associazione Lavoratori Apolitici

Beloit Italia

Volantini distribuiti dall'Alabi durante gli scioperi del giugno-luglio 1962 per il rinnovo del contratto nazionale:

LAVORATORI DELLA BELOIT ITALIA.

Ancora una volta ci si accusa di manovrare con la Direzione per la divisione della classe lavoratrice, solo perchè nella nostra azienda non si è aderito allo sciopero del 13 giugno scorso.

Ancora una volta, i Sindacati tradizionali, giocano sui salari dei lavoratori per soddisfare le loro ambizioni di lotta a tutti i costi, dicono che le trattative aziendali non devono escludere i lavoratori dalla lotta per il Contratto Nazionale..., e allora perchè si dovrebbero rifiutare gli aumenti ottenuti in base a richieste dei lavoratori solo per soddisfare i desideri di coloro che degli scioperi fanno un'arma di esistenza?

Perchè si dovrebbe ignorare la volontà dei lavoratori stessi per i quali la retribuzione è l'unico corrispettivo delle loro sudate fatiche, gettando li in una lotta il cui esito rimane incerto?

E' giusto ottenere un Contratto Nazionale adeguato ai'1empi, ma se quanto fa oggetto di questo contratto può essere ottenuto da noi senza sacrifici economici ed in tempo relativamente breve, perchè eludere questa possibilità?

I lavoratori della Beloit, altamente qualificati e coscienti dei loro reali interessi, hanno compreso qual è la vera situazione interna e di fronte ai concreti miglioramenti retributivi ottenuti, certamente si rifiuteranno di aderire agli scioperi proclamati dalle Organizzazioni Sindacali.

Il Direttivo Alabi

...

LAVORATORI DELLA BELOIT ITALIA BASTA CON LE POLEMICHE DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI! BASTA COI LUDI CARTACEI!

Noi desideriamo badare al vero ed esclusivo interesse dei lavoratori della Beloit Italia, continuando cioè quelle trattative con la Direzione che, ci auguriamo, possano concludersi con altri significativi vantaggi a altro reale benessere per i lavoratori della Beloit Italia.

Pertanto abbiamo il piacere di comunicare a tutti i dipendenti che oggi alle 13,30 la Direzione, su precisa richiesta dell'Alabi, ha accettato di convocare la Commissione Interna per il proseguimento delle trattative in corso.

Conseguentemente visto che la maggioranza dei lavoratori della Beloit Italia ha espresso attraverso il referendum la volontà di non aderire agli scioperi dichiarati dalle Organizzioni Sindacali, considerata la opportunità di trattare con la Direzione (la trattativa dovrebbe portare altre concessioni economiche e normative) , il direttivo Alabi, prendendo atto della situazione su esposta invita i lavoratori della Beloit Italia a non aderire agli scioperi dei giorni 7, 8 e 9 c.m. ed a non subire intimidazioni di sorta da una minoranza che non ha nè il potere nè il diritto sul piano democratico di costringere la maggioranza dei lavoratori della Beloit Italia a scioperare contro la propria volontà. Luglio 1962.

Il Direttivo Alabi

BASTA CON LE PROVOCAZIONI!

A tutti voi che credete di essere spiritosi passando le giornate a bighellonare davanti alle case altrui, insultando chi lavora e negando quella libertà in nome della quale dite di agitarvi, non vi viene in mente di guardarvi allo specchio, non superficialmente, ma nel profondo del vostro io, e fare un vero esame di coscienza?

Molti di voi, vivendo nell'incoscienza o succubi di qualche mente che vi domina, credono di risolvere i guai dei lavoratori con parolacce ed insulti a chi è più cosciente, dimostrando che non sono i miglioramenti economici o normativi ad interessarvi, ma la esclusiva volontà di vivere nel caos e nel disordine, vorreste elevarvi e per far ciò vi abbassate una volta di più facendo emergere tutta l'inciviltà che regna in quella parte più retrograda della classe operaia, inciviltà che non riusciremo mai a scrollarci di dosso fino a che quei quattro caporioni, i quali hanno tutto l'interesse a farei annegare nell'ignoranza, saranno seguiti come lo sono i cani dei pastori dalle pecore.

Non basta farsi accompagnare da qualche pugile per intimorire chi è più intelligente di voi, non bastano gli insulti o le minacce quando si è nel falso perchè i fatti dimostrano che non sono le migliori condizioni di vita dei lavoratori ad interessarvi, constatando che rifiutate di accettare le stesse cose di cui fate motivo per gli scioperi, dove queste cose vi vengono offerte, e se qualcuno più cosciente di voi fa pressione affinchè si accettino... li chiamate venduti o crumiri.

Dobbiamo constatare purtroppo che noi lavoratori non è contro gli industriali che dobbiamo lottare, ma prima di tutto contro l'ignoranza che ancora domina le azioni di molti di noi.

Se volete scioperare, nessuno vi nega il diritto di farlo... ma il diritto di insultarci e minacciarci. questo sì, noi ve lo neghiamo, vi diciamo basta, non accettiamo assolutamente lezioni da voi, non provocateci più perchè la pazienza ha un limite, noi vi avvertiamo, bighellonate dove volete ma lasciateci stare perchè potreste trovare un giorno qualcuno o molti non più disposti a sopportare le vostre angherie.

I lavoratori della Beloit Italia che vogliono lavorare.

.. .

VERBALE DELLA RIUNIONE COMMISSIONE INTERNA E DIREZIONE DEL 20 LUGLIO 1962.

Particolarmente significativo è l'atteggiamento del direttore del personale il quale non si degna (o non vuole?) trattare con la commissione interna e per questo delega un suo incaricato a far da magnetofono...

Il sig. Manganaro presenta brevemente Griffo alla C.I., dicendo che è stato incaricato dalla direzione a trattare con i membri della C.I. i problemi sindacali.

Griffo: si presenta, dice che vista la piega degli ultimi avvenimenti la direzione ha incaricato lui di trattare con I membri di C.I. ed invita i membri di C.I. a prendere la parola.

Gheddo (CISL): si deve chiarire la questione del sabato ferie, perchè, non si sa mai se si è conteggiato nelle ferie stesse, ed a tali condizioni si potrebbe anche discutere il contratto aziendale. Se invece la direzione desidera fare una cosa aziendale con le ste'3se caratteristiche di quello nazionale valgono le vecchie pregiudiziali. Chiede perchè la direzione faccia una discriminazione nel pagamento delle 2 giornate di sciopero del 26 e 27 giugno non corrispondendole ad una quarantina di dipendenti.

Ferrarottì(UIL): dice che il comunicato della direzione riguardante i due giorni di chiusura che sarebbero stati pagati a tutti deve essere applicato subito per creare un clima di normalità e di parità.

Giorda (ALABI): fa presente che alla sua corrente è stata fatta richiesta da parte di coloro che non aderirono agli scioperi affinchè chiedesse un premio oltre alle 20.000 lire per coloro che appunto in quel periodo hanno lavorato. Riguardo al contratto aziendale è d'accordo senza pregiudiziale.

Orsi (CGIL): dice che non ha senso parlare di contratto aziendale non sapendo che cosa stabilirà il contratto nazionale... chiede che il premio di L. 20.000 sia dato a tutti. Riguardo le richieste di Glorda sul premio extra dice che la C.I. è libera di fare le sue proposte.

Griffo: riassume le richieste: il comunicato relativo all'acconto che si pagherà il 30 luglio; la richiesta di Giorda di pagare un premio extra a coloro che hanno lavorato durante lo sciopero; la questione del pagamento del 26-27 giugno.

- Per il comunicato relativo all'acconto

verrà affisso il più presto possibile.

- Per la questione delle 20.000 L. ne parlerà alla direzione riservandosi di rispondere.

- Per il premio extra a coloro che hanno lavorato ne parlerà alla direzione riservandosene di rispondere.

- Per il pagamento dei giorni 26-27 gli interessati si rivolgano alla direzione.

Gheddo: afferma che secondo lui togliendo le 20.000 lire a coloro che hanno scioperato la direzione dimostra l'intenzione di punire.

Griffo: insiste che non è punizione. Pagando a tutti le 20.000 lire si potrebbe avere del malumore tra quelli che hanno lavorato e rischiato, a quanto affermano.

Giorda: dice che sono tutti d'accordo perchè il premio venga dato a tutti.

Griffo chiede di assentarsi per 5 minuti.

Griffo: dice che Manganaro è d'accordo a corrispondere a tutti Il premio di L. 20.000 perchè si capisca che da parte della direzione non c'è malanimo. Per le due giornate di chiusura non retribuite ad alcuna persona dice che degli operai della fonderia si sono presentati da Manganaro ed a questi sarà concesso il pagamento. Facciano altrettanto gli operai della sede spiegando a Manganaro che Il 26.27 non avevano intenzione di scioperare.

Dice che i giorni 26-27 non sono stati di serrata ma solo una precauzione della direzione per evitare incidenti. La direzione ha scelto certi nomi In quanto si sa che sono persone che avrebbero scioperato.

Orsi: chiede che, poichè la direzione fece chiudere la fabbrica verso le 6,45, le due giornate vengano pagate a tutti coloro che avrebbero dovuto entrare dopo le 7, compresi i 35...

Grlffo: risponde che si Informerà meglio sui nominativi degli operai e degli Impiegati.

Orsi: rlafferma che si deve pagare a tutti coloro che avrebbero dovuto entrare dalle 7 In avanti.

Grlffo: chiude la riunione dicendo che per le 20.000 L. si è d'accordo e per il resto ne parlerà al sig. Manganaro.

Sul modo di intendere la collaborazione da parte della Direzione Beloit (e cioè sul tentativo di rompere in ogni modo l'unità operaia) presentiamo questi due comunicati del 1960.

COLLABORAZIONE

Sul modo di intendere la collaborazione da parte della Direzione Beloit (e cioè sul tentativo di rompere in ogni modo l'unità operaia) presentiamo questi due comunicati del 1960.

La Direzione della Beloit Italia.

Constatato che lo spirito che ha animato le parti nella stipulazione dell'accordo 1/7/ 1960 e nel quale veniva promessa la erogazione di un premio extra contrattuale denominato collaborazione a ciascun dipendente non è stato mantenuto, chiarisce che l'erogazione del premio suddetto non potrà essere concessa a quei laovratorl che tale collaborazione non hanno dimostrato.

Secondo lo spirito dell'accordo menzionato pertanto la direzione si riserva di concedere tale premio a quei lavoratori che dimostreranno la loro collaborazione a partire del 29-11-60.

Pinerolo, 25 novembre 1960.

Comunicato alle maestranze.

La direzione della Beloit Italia ha confermato più volte alla vostra C.I. che ci sarebbe stato definitlvamente un premio di collaborazione, ma sembra che certi elementi di detta Commissione non desiderino riceviate detto premio, che è stato loro promesso più volte e chiaramente.

Siamo lieti di vedere che ci sono molte persone che capiscono Il significato della parola collaborazione e pertanto a dimostrare che siamo sinceri comunichiamo che il premio di collaborazione sarà concesso come promesso nell'accordo aziendale firmato Il 15-7-1960 a tutta la maestranza che ha avuto fiducia in noi e che questa mattina non ha seguito l'esempio degli altri che hanno abbandonato Il lavoro.

Pinerolo, 9-12-1960.

La Direzione della Belolt

...

LA GRANDE FAMIGLIA

Sul tentativo di trasmettere !'ideologia neo capitalistica della fabbrica come grande famiglia presentiamo un articolo di Manganaro dal primo numero de " La voce della Beloit Italia - (gennaio 1962).

Amico che lavori con me nella grande famiglia della Beloit Italia, ecco il tuo giornale. Il farlo vivére dipenderà solo ed unicamente da te. "'

Chissà quante volte avrai letto articoli su giornali delle più svariate tendenze ed avrai esclamato: "No, questo non va! lo la penso in un altro modo; ho qualche idea io. Saprei come rispondere-.

Ecco il punto: basta avere qualche idea, molta buona volontà e il coraggio della propria opinione.

Pensa che questo non è un giornale di parte o di élite: è il tuo giornale, quello sul quale potrai scrivere anche tul Questo nume o è uscito un po' di soppiatto, preparato da un gruppo di persone che avevano già un poco di dimestichezza con le redazioni e la carta stampata. Ma non è un foglio amministrato da un cerchio chiuso di persone; questi primi redattori non si vogliono certo rinchiudere in una casta di inavvicinabill; al contrario, attendono la tua collaborazione. Potrai sbizzarrirti:

sei un operaio montatore? un operatore

macchina? sei un Impiegato, o una signorina che incolonna vertiginosamente cifre su cifre da mane a sera, o un operaio fonditore o un disegnatore? anche tu hai qualche idea da esprimere, qualche proposta da fare. una novella da pubblicare, un articolo tecnico, o un disegno, o qualche bella foto da mostrare a tutti.

Scrivi ci dipenderà da te l'uscita del prossimo numero.

Un augurio cordiale per un nuovo anno

prospero e felice.

A. J. Manganaro

...

OCCUPAZIONE

Questo documento contiene le norme tecniche relative al comportamento nella fabbrica occupata (7-16- gennaio 1965) lo presentiamo come testimonianza di uno dei periodi più aspri di lotta, dopo alcune Iniziali incertezze, alla Beloit.

Il giorno che fu occupata la fabbrica si è formato un comitato di occupazione il quale si presentò dai dottor Manganaro per dichiarare l'occupazione della fabbrica. A tale comitato è stato fatto presente che la responsabilità di tutto ciò che accadrà nello stabilimento ricade sul comitato stesso, sia per i danni arrecati da tutti i dipendenti sia per qualsiasi ragione penale che può essere intrapresa contro le maestranze.

Il comitato precisa di attenersi scrupolosamente alle disposizioni che verranno date di volta In volta per non creare anarchia e confusione che sarebbero solo a nostro danno in quanto potrebbero dividere l'unità ora esistente nell'Interno della fabbrica.

1) Assoggettarsi a tutti I servizi comandati (guardie e pulizia) pregando tutte le maestranze di mantenere la pulizia ne gli uffici.

2) Rispetto per il materiale esistente negli uffici e in officina (disegni, sedie, tavoli, macchine, ecc.).

3) Alla sera alle 23 tutte le luci negli uffici e nei reparti siano spente fino alle 7; chi vuole giocare a carte vada nella sala mensa cercando quanto ritorna al posto per dormire di non disturbare I compagni.

4) Non eccedere nel bere: espulsione per gli ubriachi.

5) Civiltà nel comportamento verso chi passa In strada, non stare appesi al cancelli durante Il giorno, non urlare a coloro che passano anche se sono dipendenti fuori, e in special modo se si presenterà qualcuno della direzione.

6) Tutta la roba che viene portata per solidarietà dall'esterno deve essere consegnata al comitato e rimane a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno. Chi non consegna ciò che riceve per solidarietà, dovrà risarcire il danno e sarà, espulso dallo stabilimento.

7) Per tutte le trattative con la direzione il comitato prima di decidere Interpellerà le maestranze e tutte le proposte della direzione saranno esposte in bacheca; perciò le proposte della direzione saranno esposte In bacheca; perciò non dar retta a qualsiasi voce che circola nello stabilimento.

Citazioni del capo Antonio John Manganaro

Chi è Antonio John Manganaro? Facciamocelo dire da lui stesso: "Sono Antonio Manganaro, un uomo che crede negli insopprimibili ideali di libertà, di giustizia e di ordinato progresso. I miei amici hanno voluto perciò che io fossi candidato del PLI per le prossime elezioni politiche ed io, accettando Il gravoso impegno, ho promesso che avrei fatto tutto il possibile per ottenere ia migliore affermazione, conscio dell'assoluta necessità che ha la nostra Patria di un nuovo dinamico risorgimento... Ritengo di appartenere alla nuova generazione, che conosce e sa affrontare proprio una soluzione... Non so se Le è nota la mia personale posizione e preparazione; ritengo comunque utile ricordare che sono direttore del Personale e Capo delle pubbliche relazioni alla Beloit-Italia di Pinerolo, incarico raggiunto attraverso una severa selezione nel precedente servizio di auditor delle società anglo-americane in Europa... Dedico il mio tempo libero alle organizzazioni culturali e sportive, in vari incarichi direttivi: da Presidente della "Pinerolo Boxe" a Vice Presidente del "Pinerolo Football Club" e a Presidente del "Gruppo Sportivo Beloit-Italia" e della. Beloit Volley Ball ". Sono Il rappresentante dell'Unione Industriale di Pinerolo, l'economo della Croce Verde e Consigliere Comunale della Città... Ho sempre amato la schiettezza e non ho mal cercato la facile popolarità; sono convinto che più le parole sono I fatti a contare, e la mia vita è tutta un susseguirsi di fatti positivi che ritengo siano la migliore garanzia per chi deve indicare Il suo rappresentante in Parlamento" (lettera di presentazione per la campagna elettorale per le elezioni politiche maggio 1968).

Questo quadro, in fondo freddo e imparziale, che Antonio John Manganaro ci dà di sè non è sufficiente a coglierne la profonda e complessa personalità.

Ci viene incontro un "Ritratto: Il Capo del Personale" su la "Voce della Beloit" del marzo 1962, in cui ci viene spiegato Il perché del disagio che tutti noi proviamo di fronte al Capo: "Saranno forse gli occhi grigio-blu che ti fissano mentre parli, quasi se cercassero di capire cosa vuoi, più profondamente delle sole tue parole; sarà forse quel suo stare perfettamente a suo agio seduto sulla poltrona che mette te a disagio, sarà forse quel ascoltarti pazientemente senza interromperti, e poi attendere qualche minuto prima di risponderti che ti fa sentire _quasi un po' ridicolo quasi come se non ti fossi spiegato bene, saranno forse tante altre cose che non so spiegare resta però una cosa certa, che "atmosfera è diversa, là, nell'Ufficio del Capo del Personale",

Non crediamo con ciò di aver colto tutto della personalità di Antonio John Manganaro: " ... la qualità meno evidente e più marcata è la sua capacità di comprendere, la sua delicata sensibilità nel risolvere i problemi umani ". Ecco la provai

" Una volta a proposito di un caso estremamente delicato adottò un provvedimento tanto umano e comprensivo che se fosse stato conosciuto avrebbe dimostrato appieno la misura'

della sua bontà. Invece rimase chiuso fra quattro mura, fra i segreti ben custoditi, così come le altre cose che non traspaiono ma che pur esistono ".

Tuttavia, se noi vogliamo cogliere in tutta la sua complessità e Il suo rigore Il pensiero del Capo Antonio John Manganaro, dobbiamo leggere i suoi scritti su la . Voce della Beloit ". Infatti il Capo è uso comunicare il suo pensiero ai suoi dipendenti in articoli che compaiono sotto Il titolo di " Parliamone ".

Ne faremo una breve scelta In modo da permettere a tutti di usufruire della originalità e profondità di tali gargarismi.

Il principio basilare del pensiero economico e politico di Antonio John Manganaro si enuncia così: "Se vogliamo mantenere la sicurezza

del posto di lavoro, dobbiamo produrre. Ciò non vuoi dire che I salari non possano aumentare, significa semplicemente che noi dobbiamo guadagnare I nostri aumenti di paga aumentando la produttività" (V. d. B. V, '65).

Dal che si dimostra che ciò che proponeva agli operai quel vecchio scrittore ormai superato, Karl Marx: "Richiedere, sulla base del sistema salariale, una paga uguale o anche soltanto equa, è lo stesso che richiedere la libertà sulla base del sistema schiavistico" (n Salario, prezzo, profitto n Roma, 196, p. 72) non ha oggi più alcun senso e che la classe operaia farebbe un grosso errore a tenerne ancora conto.

Ma il cardine del pensiero del Nostro sta nell'analisi dei concetti fondamentali dell'economia politica. Esaminiamone alcuni:

"Cos'è il capitale? E' qualsiasi cosa serva a compiere determinate operazioni ".

Segue l'esemplificazione storica:

. Il bracciante agricolo ha il suo capitale costituito dai suoi attrezzi (piccone e pala), così il venditore ambulante ha il suo carretto ecc. ...".

Che il piccone e la pala da soli, senza terra da coltivare, servano a poco, è una osservazione marginale che solo economisti male intenzionati e sovversivi possono permettersi di fare,

Infatti Antonio John Manganaro continua rigorosamente:

<<E' capitale anche il mobilio di casa nostra, il vestiario, la biancheria di casa, i servizi da tavola, la batteria da cucina, tutto quanto cioè cl consente di provvedere alle nostre necessità di vita".

Ma la documentazione non si ferma a questo punto: "L'uomo all'inizio era nudo e inerme. Poi si è vestito di pelli, si è costruito una lancia per la caccia, una fiocina per la pesca. una capanna. Iniziava il capitale. Il capitale è dunque frutto dell'ingegnosità e dell'attività umana". (V.d.B. I, 1966).

Perché il capitale si produca è necessaria la collaborazione di tutti e la Beloit che è una . grande famiglia" (v. presentazione del giornale V.d.B. fatta dal nostro pago 8) lo esige attraverso il suo teorico Antonio John Manganaro: " L'apologo di Menenio Agrippa è sempre di attualità ".

(Come sei superato Carlo Marx che dicevi: . Quando i plebei romani fecero sciopero contro i patrizi romani, il patrizlo Agrippa raccontò loro che la pancia patrizia nutre le membra plebee del corpo politico, Agrlppa non riuscì però a dimostrare che le membra di un uomo si nutrono quando si riempie la pancia di un altro" come sopra, pago 26).

. Ognuno di noi deve sentirsi interessato al buon andamento delle cose della società, deve essere convinto che collaborando al raggiungimento degli scopi dell'azienda, lavora per sè e per la difesa del proprio posto di lavoro" (V.d.B. 111, '66). -.

Ma la collaborazione non esclude la gerarchia, infatti essa .- è una necessità . Dove sono due uno comanda: sarà o il più intelligente o il più attivo ambizioso" (V.d.B. IX, '66).

Il pensiero del Capo si estende, come dicevamo, anche a concetti ben più ardui come quello di . profitto" e di "proprietà ". Seguiamolo attentamente: . Da che mondo è mondo nulla viene fatto dagli uomini senza interesse ". Intendiamoci: "Può essere interesse puramente spirituale, come nel caso dei santi e dei grandi filantropi, ma sarà sempre un Interesse. Nella grande maggioranza è Invece l'interesse materiale che spinge gli uomini a lavorare, guadagnare di più, salire nella scala e nella considerazione sociale, In una parola affermarsi... Ci pare dunque evidente la necessità del profitto ". (V.d.B. Il, '67). La condizione perchè il profitto possa realizzarsi è che: "Coloro che hanno l'esperienza e la capacità di dirigere una società (i dirigentI) e coloro che rendono ciò possibile (gli occupati) possono lavorare meglio solo se c'è il minimo di Interferenza esterna, sia dal governo sia dai partiti politici che dai sindacati o da altri" (V.d.B. IX, '65).

Ma il culmine del pensiero di Antonio John Manganaro si realizza nell'analisi della "proprietà ": "Il riconoscimento del diritto di proprietà si perde nella notte dei tempi, e basta vedere, i bambini come sanno dire è mio e difendere i propri giocattoli ". Anche la Bibbia lo conferma: "Nella Bibbia è scritto: n Abramo era molto ricco In possessi, oro e argento... ma anche Lot che era con Abramo aveva greggi di pecore, armenti e tende", Infatti non c'è chi non vede: . come nasciamo differenti nel fisico, e queste differenze condizionano le nostre attività e possibilità, così nasciamo differenti nella psiche. Doti di intelligenza, di facilità di apprendimento, di capacità selettiva ma, soprattutto di Iniziativa, di intraprendenza, di autogoverno, faranno sì che avremo sempre persone che partendo da zero riescono a farsi una buona posizione finanziaria e persone che Invece sperperano Il patrimonio familiare o quanto hanno accumulato in momenti di particolare fortuna ", Non si può a questo punto non confutare sdegnosamente la dottrina marxista: . Vi è gente che ritiene con Marx che la proprietà privata deve finire. E' chiaro che alle masse non piace vedere gente troppo ricca. Dovrebbero scomparire o ridursi di molto sia i ricchi che i miseri. Abbiamo detto dovrebbero, perchè non si tratta di leggi, ma di qualità personali... " Se tutto fosse nazionalizzato non ci sarebbero più nè ricchi nè poveri" questa è la dottrina marxista ", In ultimo, la conclusione che non ammette repliche: . La proprietà privata non va per nulla abolita. (V.d.B. X, '67).

Gli economisti volgari non fanno altro che "sistemare, rendere pedanti e sbandierare come verità eterne e banali e tronfie Idee degli agenti di produzione borghesi sul loro proprio mondo, come il migliore dei mondi possibili" (Marx, "Il Capitale ", Roma, 1965, I, I sez., I, nota 32).