Con l'ingresso dei due paesi nella Unione europea l'Italia
dà il via libera ai lavoratori, soprattutto alle assistenti familiari

Allargamento Ue, porte aperte
alle badanti romene e bulgare

Le stime parlano di 150mila persone che saranno regolarizzate

Da oggi libero accesso al mercato del lavoro italiano per i cittadini romeni e bulgari

ROMA - Colf, badanti, lavoratori dell'edilizia di origini romene e bulgare. Da oggi, grazie all'ingresso nella Ue dei loro Paesi, hanno libero accesso al mercato del lavoro italiano. Circa 150 mila persone, dicono le stime, che non hanno più necessità di fare lunghe trafile burocratiche per poter vivere e lavorare in Italia. Lo prevedono le regole fissate dal consiglio dei ministri che, mercoledì scorso, ha adottato il regime transitorio previsto dai Trattati di adesione prima di liberalizzare completamente, entro un anno, la circolazione dei lavoratori provenienti dai due Paesi.

L'apertura immediata per romeni e bulgari vale per i settori del lavoro dirigenziale e altamente qualificato, di quello agricolo e turistico-alberghiero, del lavoro domestico e di assistenza alla persona, edilizio e metalmeccanico. E' ugualmente prevista l'apertura immediata per il settore del lavoro stagionale.
In realtà, come spiega il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, a essere interessati all'apertura delle nostre frontiere sono soprattutto colf e badanti, "molti già presenti nel nostro territorio".

Mentre la quasi totalità degli altri Paesi europei ha adottato misure restrittive sul versante del lavoro, l'Italia ha "di rendere completamente libera la circolazione, e quindi i rapporti di lavoro, per quanto riguarda le assistenti domiciliari, cioè le cosiddette badanti, e i lavoratori dell'edilizia, i lavoratori stagionali in genere, i lavoratori dei settori agricolo e turismo, i metalmeccanici", spiega Ferrero.

Il provvedimento del governo riguarda "larga parte dei lavoratori romeni - i bulgari sono pochi - che al primo gennaio 2007 non avranno più bisogno di passare per le procedure dello sportello unico perchè saranno equiparati ai lavoratori italiani".

Secondo le stime del ministro, calcolando che in Italia ci sono attualmente circa 2-300 mila lavoratori romeni, il provvedimento potrà riguardare circa 150 mila persone. "Il grosso - ha detto - sono lavoratori già presenti in Italia, infatti gran parte dell'utilità di questo decreto è per le tante persone che hanno fatto la domanda con il decreto flussi. Tantissime famiglie, che hanno in casa le cosiddette badanti, in questo modo potranno assumerle regolarmente senza le lungaggini burocratiche che conosciamo".

Il governo ha previsto comunque che l'ingresso dei lavoratori autonomi è comunque libero, come pure la circolazione per motivi diversi dal lavoro. Per le altre categorie, per le quali le restrizioni restano in vigore per un altro anno, ci sarà, ha detto Ferrero, una "procedura semplificata, e quindi si andrà verso una normalità di gestione".

( 1 gennaio 2007 )repubblica


 
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BUCAREST - Le bandiere blu con le stelle sono anche sulle auto della polizia e sui taxi. È tutta nelle piazze, nella notte di Capodanno, questa Romania che entra in Europa. Ricorda le radici della "Dacia felix" dell'imperatore Traiano e almeno per una notte impazzisce di gioia. Fuochi artificiali, balli e raggi laser con i colori della bandiera nazionale. Ma l'Europa è arrivata qui prima delle bandiere blu, e la parte più ricca (in testa Germania, Francia e Italia) ha comprato la fetta più grande e redditizia del Paese ex comunista. Fra le grandi industrie, solo due o tre sono romene.
C'è una sola banca nazionale, la "Cassa di Risparmi", tutte le altre sono arrivate da oltre confine. I distributori di benzina (i Petrom dell'Austria e i Lukoil della Russia) riempiono i serbatoi dell'auto più diffusa, la Dacia della francese Renault.

La terra delle cooperative comuniste è stata fatta a pezzetti di un ettaro o mezzo ettaro e i mediatori hanno fatto affari d'oro ricucendo i pezzi fra loro per rivenderli in blocco ad agricoltori soprattutto italiani.

Gli imprenditori arrivati dall'Ovest organizzano veglioni ma sono preoccupati. "Penso che dovrò raddoppiare gli stipendi ai miei operai, e non credo che basti". Mauro Tonolo, bolognese, è titolare della Indagricola Jessica, che con centinaia di ettari produce grano, granoturco e orzo. "Pago i miei dipendenti più di altri imprenditori, 150-160 euro al mese, anche nei due o tre mesi d'inverno quando non lavorano. C'è anche chi li paga 100-110 euro. Anche raddoppiando la paga, non credo che basteranno 300 euro al mese, se in Italia un operaio in fabbrica o in campagna potrà incassare 1.000 euro. Dovremo arrivare al più presto sui 500-600 euro, se vogliamo trattenere la nostra manodopera. I romeni sanno fare bene i conti. Mille euro in Italia, tolte le spese per un letto, il vitto e i viaggi, valgono i 600 a casa loro".


Nei primi anni dopo il crollo del comunismo la terra fu quasi regalata. "Prima del 2000, quando non c'erano ancora gli atti di proprietà, c'è chi ha rischiato e ha comprato a 20 o 30 euro all'ettaro. Nel 2000 si comprava ancora a 50-100 euro. Ora la terra vale dai 500 ai 1.200 euro all'ettaro attorno a Craiova e sale fino a 3.500 in Transilvania". Nemmeno un decimo, comunque, rispetto alla pianura Padana. "Noi sapevamo - dice Mauro Tonolo - che piano piano i prezzi del terreno e della manodopera sarebbero saliti. Ma con l'ingresso in Europa il salto è davvero forte e colpisce gli imprenditori come me che producono beni. Favorisce invece i colleghi del commercio, che non pagheranno più le tasse doganali".

Anche l'industria tessile e manifatturiera è sulle spine. "Secondo i nostri studi - dice Tiziano Giulio Minghelli, presidente di Uninpresa, la Confindustria che riunisce 600 imprese italiane nella regione dell'Oltenia - avremmo dovuto aumentare i salari a 500-600 euro entro il 2012 e per arrivare a 1.000-1.100 nel 2017. Adesso vedremo che succede. Vanno bene gli studi, ma quello che conta è il mercato reale. Nell'azienda tessile che dirigo - 1.000 dipendenti più l'indotto - gli operai guadagnano più della media, 300-350 euro al mese. Io confido sulla generazione che ormai ha 40-50 anni e che lavora con noi da quasi 16 anni. I loro figli partiranno per l'Italia, padri e madri no, perché per certe avventure ci vuole l'età giusta.

Certo, quando parlo con gli altri imprenditori, dico chiaramente che con stipendi fra i 100 ed i 200 euro non si vive più nemmeno in Romania. Avrebbero dovuto prenderne atto da tempo. Noi già adesso non riusciamo a trovare gli operai che ci servono. Qualche imprenditore è partito per l'Estremo Oriente, dove i costi sono appena più bassi ma la produttività è molto più alta. C'è anche chi ha rovesciato il problema: ha "importato" 200 operai cinesi in Romania, fornendo loro vitto e alloggio".

Anche le luminarie di Budapest rappresentano la bandiera europea. Il giornale Libertatea annuncia che il calciatore Adrian Mutu è a Miami e che per la vacanza "in hotel de cinci stele" spenderà 4.000 euro. La modella Nicoleta Luciu è invece ai Caraibi, con una spesa di 2.300 euro. Con l'ingresso in Europa, tanti sperano di poterli imitare presto. Poco lontano dalla piazza dell'Università e da quella della Rivoluzione (dove ci sono due veglioni con musica e i discorsi dei presidenti della Repubblica e del Consiglio) c'è un indirizzo conosciuto da quasi tutti i romeni: via Henri Coanda 9, sede dell'ambasciata d'Italia. "Quest'anno abbiamo distribuito 34.000 permessi di lavoro, più 8.000 per la Moldavia. Gli ultimi sono stati consegnati il 30 dicembre".

L'ambasciatore Daniele Mancini è arrivato un anno e mezzo fa ed è innamorato della Romania. "Mi ricorda il nostro Sud. I romeni sono ostinati e lavoratori. Per dare un futuro ai figli, partono come hanno fatto i nostri nonni. "Tanto tornerò - pensano - e forse sarò ricco. Almeno ci avrò provato". Li vedo nei supermercati che magari non comprano perché non hanno soldi ma guardano le scansie finalmente piene, dopo gli anni in cui erano sempre vuote e si mangiavano verze bollite tutto l'inverno e carne di maiale una volta all'anno. Molti operai guadagnano 150 euro al mese. Gli insegnanti arrivano a 200. Allora tutti fanno due o tre lavori, in nero, e solo così si spiegano le strade intasate di auto, con la benzina che anche qui costa più di un euro al litro".

Ora le frontiere sono aperte e, secondo quando stabilito nell'ultimo Consiglio dei ministri, "assistenti domiciliari, edili, lavoratori stagionali in genere, lavoratori nel settore agricolo e turismo, metalmeccanici", assieme a "intellettuali" saranno "equiparati ai lavoratori italiani". Bloccate per un anno alcune altre professioni. "In realtà non sappiamo nemmeno noi quali siano. Certamente arriveranno le circolari. Un fatto è certo: si è tenuto conto della realtà.

Cosa sarebbe successo in Italia se si fossero escluse le badanti o gli operai che lavorano in edilizia o nelle altre aziende? Del resto, i romeni sono la minoranza più numerosa nel nostro Paese - hanno superato i marocchini - e in Romania quella italiana è la più grande comunità straniera. Italia qui significa anche 600.000 posti di lavoro portati dai nostri imprenditori".
Ma l'Italia non si aspetta solo badanti e muratori. "I primi a essere preoccupati sono i romeni stessi. Sanno bene che le rapine in villa, la prostituzione e altri reati rischiano di rovinare l'immagine di chi emigra per cercare un futuro.

Del resto, gli italiani mafiosi in America erano un piccola minoranza ma per decenni Italia è stato sinonimo di mafia. Sono d'accordo con il nostro ministro Amato: per ogni persona illegittima che viene mandata via dall'Italia si libera un posto a una persona legittima. È così che dobbiamo lavorare. E ai romeni che arrivano, non basta offrire un anziano da assistere giorno e notte o la cazzuola da muratore. Bisogna accogliere davvero, interessarsi alla loro scuola, alla loro chiesa, alla loro vita dopo il lavoro. Solo così si costruisce l'integrazione. La Romania ha vissuto decenni terribili. In Italia, 17 anni dopo piazzale Loreto, è arrivata la Dolce Vita. Qui, diciassette anni e una settimana dopo la fucilazione di Ceausescu, arriva l'ingresso in Europa. Ci si può meravigliare di questa immensa festa nelle piazze?".

( 2 gennaio 2007 )