archivio miniere

atacama

http://www.federacionminera.cl/publico/

http://www.oitchile.cl/pdf/publicaciones/ser/ser002.pdf storia del sindacalismo cileno

cronaca del recupero da  repubblica

speciale los 33

liberati

CILE 2010 E LOS 33 a cura di PonSinMor

miniere globali  Simona Baldanzi

 

se fosse successo in Italia...

http://www.ucm.es/info/crismine/Geologia_Minas/Geologia_Minas_portada.htm

http://www.minmineria.cl/574/w3-propertyvalue-1986.html

htttp://latercera.com/noticia/nacional/2010/08/680-283331-9-los-peores-accidentes-mineros-de-la-historia-de-chile.shtml

 

 

 vai a cronologia stampa in questa pagina

Il Cile a TrentaTre anni dal golpe link

Estamos bien en el rifugio los 33

video http://it.euronews.net/2010/08/27/cile-prime-

immagini-dei-minatori-intrappolati/

vedi programma: http://www.scopriminiera.it/pdf/h1ea3rcg49dmsdg.pdf

 

Vivi i 33 minatori intrappolati da 17 giorni Per tirarli fuori ci vorranno quattro mesi

il cantante folk Víctor Hugo Campusano canta 'los 33'

Tragedie anche enormi, tsunami, terremoti inondazioni ecc coinvolgono l'attenzione mondiale, rischiando di trasformarsi in spettacolo Questa vicenda dei minatori cileni, benchè di dimensioni più ridotte, cattura emotivamente. In internet centinaia di articoli. Qui una piccola raccolta.

 

I minatori hanno cercato di uscire da soli dalla miniera, nelle prime ore di prigionia. E avrebbero potuto pure farcela, se  gestori avessero rispettato le norme che avevano permesso loro la riapertura del giacimento dopo una chiusura dovuta alla mancanza di sicurezza: nel canale dell'aerazione da cui gli stessi soccorritori hanno cercato di scendere per raggiungerli, prima del crollo che lo ha chiuso, doveva esserci una scala. Se ci fosse stata i minatori sarebbero usciti da soli poche ore dopo il primo smottamento, perché avevano raggiunto da soli il livello 235, oltre il quale, in assenza di scala, non sono potuti salire.

**** IL pozzo di emergenza nella miniera di Rodoretto (Talco)

 
Il 9 luglio la Compagnia San Esteban, che gestisce la miniera San José, è stata, multata per "gravi infrazioni alla sicurezza sul lavoro"; lo riporta un rapporto presentato ai media dai deputati socialisti Fidel Espinoza e Denise Pascal e dall'indipendente Luis Lemus. Il documento è stato elaborato dopo un crollo che ha amputato una gamba a un minatore, il 3 luglio, e afferma che:

La compagnia non aveva effettuato i lavori di consolidamento del tetto, per impedire il suo crollo; inoltre il giacimento non aveva una segnalazione visibile e permanente nelle zone di pericolo e non compiva le norme di igiene e sicurezza.

 Da Sernageomin, l'ente pubblico che controlla il funzionamento del settore minerario e dà i permessi di apertura e chiusura delle miniere, sono già arrivate le dimissioni del direttore nazionale, del vicedirettore delle miniere e del direttore regionale.

 Ma non è ancora sufficiente.


 

Accidente en mina San José

Una vez más los trabajadores mineros
 
Ante el derrumbamiento de la mina San José, perteneciente a la compañía San Esteban, ocurrido el jueves al norte de Copiapó, como Federacion Minera de Chile declaramos lo siguiente:
 
1. Expresamos nuestra solidaridad tanto a los compañeros afectados, como a sus familias que desesperadamente han montado guardia, en espera del rescate de sus seres queridos.
 
2. El accidente se produjo, principalmente, porque la empresa no generó las condiciones de seguridad suficientes para salvaguardar la vida de quienes laboran en el interior de la mina, no cumpliendo las mínimas normas establecidas en el Reglamento de Seguridad Minera.
 
3. Es una  falla también de los organismos del Estado encargados de la fiscalización de las faenas mineras, las que a todo nivel se desarrollan con evidentes faltas de seguridad que durante los últimos años han acrecentado los accidentes.
 
4. Rechazamos la disyuntiva perversa de que ante las fiscalizaciones u otras medidas de control los empresarios atemoricen a los trabajadores con el cierre de las minas, ya que cualquier compañía debe considerar siempre como un requisito esencial la inversión en la seguridad de las personas.
 
5. Esperamos que este triste dramático suceso sirva para desarrollar conciencia de los riesgos a los que se ven sometidos los mineros y pueda repararse los daños a las personas.
 
 
Directorio
Federacion Minera de Chile

Le miniere, con l'esportazione soprattutto del rame, sono una delle più importanti risorse economiche del Cile; spesso affidate a multinazionali, spesso teatro di sfruttamento dei lavoratori, meglio se indigenas e analfabeti, spesso prive delle misure di sicurezza elementari, che la legge prevede, negli ultimi 5 anni hanno registrato 20 incidenti e 31 morti tra i lavoratori.

Il principale prodotto minerario esportato è il rame, di cui il Cile soddisfa il 36% del mercato mondiale. Di importanza rilevante ci sono anche il molibdeno, platino ed oro.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

L'estrazione ramifera rappresenta il 30% delle esportazioni del paese ma nel 1970 raggiungeva addirittura il 60%. L'impresa nazionale Codelco Chile è delle più grandi miniere esistenti al mondo e controlla anche vari giacimenti del paese come Chuquicamata e El Teniente. L'estrazione è la principale attività economica nel nord del paese: Regione di Tarapacá, Regione di Antofagasta e la Regione di Atacama ed ha unagrande importanza nella Regione di Coquimbo, Regione di Valparaíso, Regione del Libertador General Bernardo O'Higgins e nella Regione delle Magellane e dell'Antartide Cilena. Nel paese esistono anche dei giacimenti di petrolio.

http://rassegnastampa.wordpress.com/2006/08/26

/la-dove-nasce-l%E2%80%99oro-rosso-del-cile/

La produzione mineraria mondiale  di rame del 1970 è stata di 8,595 milioni di tonnellate. Il Cile è stato nel 2006 il paese produttore minerario più importante , seguito dagli Stati Uniti, dal Perù, dalla Cina e dall'Australia; la produzione di rame raffinato ha visto prima la Cina (18% circa del totale), seguito da Cile, Giappone, Stati Uniti e Russia.

I principali paesi consumatori di rame raffinato sono la Cina, gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania, la Corea del Sud e l'Italia (801 mila tonnellate).[8]

rapporto sulle miniere cilene pdf

http://en.wikipedia.org/wiki/2010_Copiap%C3%B3_mining_accident

 

per approfondire:

http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/27/foto/cile_foto_minatori-6549675/1/?ref=HREC1-2

Reporte oficial Emergencia en Mina San José, Copiapó Imprimir
Escrito por www.servicioregion.cl   
Domingo, 08 de Agosto de 2010 15:19

 

·

 

Il viaggio nei cunicoli della cava di rame - Video

GRAFICA ANIMATA Così si costruirà il maxi tunnel

 


 

Presidente visitó la zona y comprometió todo el apoyo del Gobierno.

· El mandatario dejó instrucciones expresas a los ministros, Intendenta, Gobernadores y Seremis de trabajar en acciones concretas de rescate.

· Las labores de rescate se retomaron en una nueva fase, esta vez, con la ayuda de maquinaria especializada para sondaje y personal especializado que se suma a los recursos disponibles.

· El sector salud y la red asistencial se mantiene funcionando de acuerdo a la planificación establecida desde un principio. Y el Presidente ha dado instrucciones claras a las autoridades que se encuentran en el lugar a mantener la red de apoyo a las familias, la que ha consistido en el trabajo con sicólogos, asistentes sociales y psiquiatras.

Comité Operativo de Emergencia en el Gobierno Regional

 


foto minatori cileni

pdf

pdf

cile


Quella di San Josè è una delle 1335 piccole e medie miniere del Cile, 
insieme alle 16 grandi aziende del settore. I minatori sono 175mila.
 I morti nel 2008 sono stati 43.




  • cronologia

    CILE, SIAMO TRECENTO NON TRENTATRE
    da peacereporter
    
    Nei 69 giorni in cui i minatori cileni sono rimasti intrappolati sottoterra,
    l'impresa San Esteban che gestisce la miniera non ha pagato né stipendi né
    liquidazioni ai restanti 267 minatori. Che ora protestano
    Mentre i 33 minatori cileni liberati giovedì 14 ottobre dall'inferno sotterraneo in
    cui sono rimasti intrappolati per 69 giorni stavano partecipando, domenica 17, a una
    messa speciale sul bordo della miniera San José, un gruppo di compagni scampati alla
    disgrazia hanno inscenato una manifestazione, accusando il governo di averli sempre
    discriminati e di continuare a farlo. "San Esteban, non siamo trentatré, siamo
    trecento" o ancora ''Piñera smettila con lo show'', sono solo alcuni degli slogan
    mostrati durante la protesta. La ragione è che l'impresa San Esteban non ha pagato
    loro né stipendi né liquidazioni. "Settanta giorni senza lavoro e senza denaro",
    avevano scritto sui loro striscioni. 
    
    "Ci devono gli stipendi e non ci hanno nemmeno consegnato la risoluzione di fine
    rapporto, quindi non possiamo trovarci un altro lavoro", ha spiegato il presidente
    del sindacato dei lavoratori di San José, Horacio Vicencio. E intanto, mentre la
    cerimonia si svolgeva in forma privata al riparo da telecamere e curiosi, ma anche
    lasciando fuori quei compagni in qualche modo anche loro vittime di quel crollo di
    inizia agosto, la dirigente sindacale, Evelyn Olmos, ha dichiarato: "Vengono esclusi
    perfino dalla messa. È indecente". E il presidente della Central Unitaria del Trabajo
    provincial, Javier Castillo, rincara la dose: "Il 10 agosto, cinque giorni dopo la
    tragedia, venne organizzata una messa alla presenza di tutti, adesso, che sono stati
    salvati e che il riscatto si è trasformato in un business li estromettono. È forte, è
    doloroso. Sono nostri compagni". 
    
    "Qui nessuno ha un soldo per pagare le nostre liquidazioni. Hanno i soldi per far le
    cose in pompamagnia, ma non per gli stipendi dei lavoratori", ha aggiunto il
    sindacalista. E intanto, nonostante la manifestazione si stesse svolgendo in maniera
    pacifica, alcuni carabinieri a guardia della zona hanno inasprito gli animi cercando
    di impedire ai manifestanti di esporre i loro cartelli. 
    
    E nel tentativo di non fare decadere l'attenzione del governo sulla condizione dei
    minatori in Cile, questi operai con le loro famiglie hanno deciso di accamparsi in
    quel luogo ameno, a 40 chilometri dalla città di Copiapó, in pieno deserto di
    Atacama. Resteranno fino a che non vedranno una soluzione concreta. E quel villaggio
    improvvisato lo chiameranno Villa Esperanza II, dal nome con cui era stata battezzata
    la trappola sotterranea dei loro colleghi. Come loro, anche questi minatori attendono
    di essere liberati, ma questa volta dal giogo dello sfruttamento. 
    E intanto, la propaganda va avanti in pompamagna. Il ministro dell'interno, Rodrigo
    Hinzpeter, ha fatto sapere che la capsula Fenix 2, una delle tre usate per mettere in
    salvo i lavoratori verrà esposta nella piazza principale di Santiago, davanti al
    Palazzo del La Moneda. Le altre due saranno portate, una all'Expo di Shiangai, e la
    terza andrà nel sud del paese, a Concepción. Un annuncio dai toni entusiasmanti nel
    quale non c'è stato il minimo accenno alle richieste dei 267 lavoratori ridotti sul
    lastrico.
    
    Stella Spinelli
    

     

     

     

    Mineros de Chile, tutti fuori. Con O. Ciai

    IL RACCONTO

    Il Cile che rinasce dal sottosuolo

    di LUIS SEPULVEDA

    IL Cile è un paese che cresce nelle tragedie. Il poeta Fernando Alegría ha scritto: "Quando ci colpisce un temporale o ci scuote un terremoto, quando il Cile non può più essere sicuro delle sue mappe, dico infuriato: viva il Cile, merda!". Nel mese di agosto, con la metà del sud del paese ancora tra le rovine provocate dal terremoto del 27 febbraio, giunse l'allarme dal nord, dal deserto di Atacama e venimmo a sapere che 33 minatori erano rimasti intrappolati.

    Erano rimasti imprigionati, dopo il crollo di una miniera di proprietà di un'impresa che violava tutte le regole di sicurezza sul lavoro.

    Trentatré uomini, uno dei quali boliviano, sono rimasti intrappolati a 700 metri di profondità per 69 giorni finché, nonostante lo spettacolo mediatico organizzato dal governo, hanno cominciato a uscire uno dopo l'altro dalle profondità della terra.

    Mentre scrivo queste righe ne sono già usciti una decina, sono usciti in piedi, ricevendo il caloroso saluto dei loro compagni di lavoro che li hanno cercati e trovati, e che hanno scavato la dura roccia promettendo loro, con il sobrio linguaggio dei minatori, che li avrebbero tirati fuori da lì.

    Quando è uscito il primo, il presidente Piñera ha ringraziato Dio e la nomenclatura per ordine di importanza negli incarichi, ma ha dimenticato di ringraziare i minatori della Pennsylvania, che avendo sperimentato una tragedia simile si sono fatti solidali con i loro lontani colleghi di Atacama e hanno messo a disposizione le conoscenze tecniche  -  la cultura mineraria  -  e parte dei macchinari che hanno reso possibile il salvataggio.

    Mentre tiravano fuori il secondo minatore, che usciva dal caldo e dall'umidità di quella reclusione a 700 metri sottoterra per affrontare il clima secco e i 10 gradi sotto zero del deserto, il presidente Piñera non ha resistito alla tentazione di un'altra conferenza stampa "in situ", il cui unico tratto rilevante è stata una vacillante dichiarazione d'intenti a favore della sicurezza sul lavoro dei minatori. Nella sua evidente goffaggine, Piñera non dice che proprio la destra cilena ha incarnato la più feroce opposizione a un regolamento sulla sicurezza del lavoro, sostenendo che i controlli sono sinonimo di burocrazia e attentano alla libertà di mercato.

    Durante il suo show, carico di gesti religiosi, Piñera ha omesso qualsiasi riferimento alla triste situazione degli altri duecento e passa minatori della stessa impresa, che lavoravano nella stessa miniera e che da agosto non ricevono il loro salario.

    Indubbiamente, è emozionante vederli uscire, uno per uno, e ancor più emozionante è vedere che quei minatori, nonostante i regali promessi, un viaggio in Spagna per vedere una partita del Real Madrid, un viaggio in Inghilterra per vedere una partita del Manchester United, un iPhone di ultima generazione, un viaggio in Grecia, e perfino diecimila dollari per uno donati da un imprenditore cileno che aspira a diventare presidente del Paese, nonostante tutto questo continuano a essere dei minatori e proprio per questo hanno annunciato la creazione di una fondazione che si preoccupi della situazione di tutti i minatori colpiti dal crollo della miniera.

    Tirarli fuori da lì è stata una prodezza, ma una prodezza di tutti quelli che hanno sudato finché non ce l'hanno fatta. E la maggior prodezza sarà ottenere che in Cile si rispettino le norme di sicurezza sul lavoro perché non accada mai più che 33 minatori scompaiano nelle viscere della terra.
    (Traduzione di Luis E. Moriones)
     

     

     

    CILE.
    COMINCIATE LE OPeRAZIONI DI RECUPERI DEI 33 MINATORI INTRAPPOLATI NELLA MINIERA DI SAN JOSE.radio anch'io

     

    Florencio e gli altri: tutti i salvataggi Florencio e gli altri: tutti i salvataggi

     

    Con la ''Fenice'' nelle viscere della montagna Con la ''Fenice'' nelle viscere della montagna

    Conto alla rovescia a San José. Chi sono i 33 mineros sepolti nella cava d’oro

    Conto alla rovescia per i minatori del Cile intrappolati nella cava di oro e rame di San Josè dal 5 agosto. Domani, mercoledì 13 ottobre, gli operai dovrebbero rivedere la luce. L’ora ufficiale per l’inizio delle operazioni di recupero è la mezzanotte locale, le cinque del mattino in Italia. Ecco un breve profilo dei 33 mineros.

    Mario Gomez, 63 anni, è il più anziano del gruppo. Lavora in miniera da quando ne aveva 12 e pensava di andare in pensione a novembre. È l’autore del famoso biglietto ’Estamos bien en el refugio – los 33’, con cui per la prima volta i minatori sono entrati in contatto con l’esterno. Anche Juan Aguilar, 46 anni, è tra i più esperti. Sulle spalle 20 anni di vita nel buio delle cave e ha visto in prima persona tanti incidenti e colleghi feriti. Dario Segovia, 48 anni, ha iniziato a scendere nelle profondità delle cave quando aveva 8 anni, quando accompagnava il padre, anch’egli minatore. Victor Segovia, 48 anni, conosce le ‘minas’ da quando aveva 17 anni. E’ lo ‘scrittore’ del gruppo, prende appunti su tutto ciò che succede in miniera.

    Il più giovane, invece, si chiama Jimmy Sanchez, 19 anni, fa il minatore da solo 5 mesi.

    Tra i 33 anche i fratelli Avalos, Renan, 29 anni, e Florencio, 31 e il neo papà Ariel Ticona, 29 anni. Sua moglie, Elizabeth Segovia, il 14 settembre ha dato alla luce una bambina, Esperanza. Esteban Rojas, 44 anni, ha promesso alla sua compagna, con la quale convive da 25 anni, che appena esce dalla miniera si sposa. Anche Claudio Yanes, 34 anni, ha chiesto ufficialmente in sposa la sua compagna dal buio della miniera. Carlos Bugueno, 27 anni, e Pedro Cortez, 24 anni, sono amici d’infanzia e hanno cominciato insieme a lavorare nella miniera di San José.

    C’è anche un ex calciatore tra gli operai rinchiusi nella miniera da oltre due mesi. Si chiama Franklin Lobos, 53 anni, e ha indossato la maglia della nazionale. Lo spagnolo David Villa, attaccante del Barcellona e figlio di un minatore, gli ha spedito una maglietta autografata.

    Carlos Mamani, 23 anni, boliviano è invece l’unico straniero del gruppo. Lavorava nella miniera soltanto da cinque giorni. Sono arrivati da poco a San José: Claudio Acuna, 44 anni,  solo tre giorni prima del crollo; Osman Araya, 30 anni, da 4 mesi in miniera, protagonista dell’emozionate video alla moglie; Samuel Avalos, 43 anni, aveva lasciato il suo lavoro di venditore ambulante qualche settimana prima del crollo.

    Anche Carlos Bugueno, 37 anni, per guadagnare di più ha preferito fare il mestiere di minatore a quello di guardiano di notte. Daniel Herrera, 37 anni, che per anni ha lavorato come camionista e tassista, è entrato in miniera sette mesi fa. Richard Villareal, 23 anni, ai suoi aveva sempre raccontato che lavorava da meccanico, non in miniera.

    Il leader: Luis Urzua, 54 anni, è il capo-turno nella cava. ha il compito soprattutto ora di mantenere l’ordine e la disciplina. Il sindacalista: Mario Sepulveda, 39 anni, ex dirigente sindacale, è conosciuto come uno dei più estroversi e incontrollabili del gruppo.

    Yonni Barrios, 50 anni è il medico del gruppo. I fondamenti della medicina li ha imparati curando la madre diabetica. In questi due mesi è stato indispensabile perché tra i minatori c’è un malato di diabete, José Ojeda, 56 anni, e uno che soffre di ipertensione, Jorge Gallegillos, 56 anni.

    Il pastore: José Henriquez, 56 anni, cristiano evangelico, cura invece lo spirito e mantiene viva la fede e la speranza. Nel 1986 si salvò dalla morte durante il crollo in un’altra miniera cilena.

    I sopravvissuti: Omar Reygadas, 56 anni, è la terza volta che rimane intrappolato in miniera, mentre Raul Bustos, 40 anni, qualche mese fa si era trasferito da Talcahuano, dove si trovava durante il terremoto dello scorso 27 febbraio in Cile.

    Tra i 33 minatori c’è chi si era confidato con i familiari e amici sui problemi nella cava. Edison Pena, 34 anni, aveva sottolineato i seri problemi di sicurezza mentre Alex Vega, 31 anni, aveva raccontato che nella miniera dal tetto spesso cadeva acqua.

    Pablos Rojas, 45 anni, si mantiene vivo pensando al figlio, iscritto al secondo anno di medicina. Juan Illanes, 52 anni, ex militare, ha invece registrato un video diretto al presidente cileno Sebastian Pinera.

    L’uomo catturato dal destino: Victor Zamora, 39 anni, il giorno del crollo non doveva essere in miniera, dove si era recato per riparare un macchinario.

    12 ottobre 2010

     

     

     

    Dopo 66 giorni trascorsi a oltre 600 metri di profondità i 33 minatori vedono avvicinarsi sempre di più la fine del loro calvario.

    E’ stato completato il tunnel di salvataggio per riportare in superficie i 33 'mineros' intrappolati dal 5 agosto scorso sottoterra in seguito al crollo della miniera di oro e rame di San José nel Deserto dell'Atacama in Cile. Oggi è stata abbattuta ultima barriera. Il momento è stato salutato dal suono delle sirene e immediatamente in superficie al ‘Campamento Esperanza’ si è fatto festa. Si tratta del campo popolato da 1.500 'abitanti', tra familiari dei minatori intrappolati, tecnici e autorità impegnati nei soccorsi, e giornalisti di tutto il mondo, circa 500 di 159 media, che sono li per documentare e commentare la vicenda. Subito i familiari si sono abbracciati e tutti hanno suonato i clacson delle auto e camion che erano sul posto. Gruppi di persone sono salite sull'altura che sovrasta il campo dove da tempo sventolano 32 bandiere cilene e una boliviana, questa è per l'unico minatore ‘straniero’. Sul luogo è giunto anche il ministro delle risorse minerarie cilena, Laurence Golborne. La T-130 era giunta alla miniera di San José da una vicina miniera, quella chiamata ‘Ines de Collahuasi’, ed ha iniziato le perforazioni lo scorso 7 settembre. La trivella ha perforato la roccia fino a raggiungere il punto in cui si trova il rifugio dei minatori. Ci sono voluti 33 giorni di perforazioni e alla fine è stato ricavato un tunnel largo 66 cm e lungo 624 metri. Dopo 66 giorni trascorsi a oltre 600 metri di profondità i 33 minatori vedono avvicinarsi sempre di più la fine del loro calvario. Però, in realtà non si può ancora dire che sia giunta la 'fine' della vicenda. Ora si tratta di completare il pozzo. I soccorritori dovranno decidere se puntellare o meno il pozzo con cerchi d’acciaio per renderlo più sicuro. Si tratta di cerchi lunghi 12 metri, spessi 2 cm e larghi 62 cm. L'operazione di consolidamento potrebbe durare tra i tre e i dieci giorni. Dopo di che si darà il via materialmente al salvataggio. E’ previsto infatti, che attraverso una capsula, che verrà calata nel cunicolo ricavato dalla perforatrice, si cercherà di riportare in superficie i 33 'mineros' uno alla volta. Ogni 'viaggio' della capsula richiederà tra i 12 e i 60 minuti. Le capsule sono tre e sono state costruite appositamente dai tecnici della Marina militare cilena. Si tratta di un cilindro pesante 250 chili, lungo 4 metri per 53 cm di diametro e rotelle di gomma alle due estremità, con cui il minatore potrà controllare la ridiscesa, dopo essersi sganciato dal cavo di traino, nel caso la capsula si blocchi nella risalita. La capsula sarà trainata fuori da un cavo agganciato a una gru. Il minatore sarà alloggiato in 2 metri e mezzo di 'modulo vitale' o 'gabbia'. Nella risalita il minatore sarà protetto da un casco e da una speciale tuta, avrà una scorta di ossigeno, cibo, due sistemi di comunicazione, uno bluetooth. Saranno monitorati battito cardiaco e respirazione con sensori collegati a una cintura biometrica. Le fasi di risalita saranno tre, secondo un modello sperimentato: prima i più lucidi, reattivi, in grado cioè di reagire a un imprevisto, di verificare la risalita e raccontarla alla base. Seguiranno i più deboli fisicamente e psicologicamente. Infine i più forti fisicamente e dai nervi più saldi, capaci cioè di aspettare più a lungo. Prima di iniziare il salvataggio scenderanno nella miniera un minatore esperto che collauderà il pozzo e la capsula-ascensore. Successivamente scenderà anche un infermiere-sommozzatore per visitare, selezionare e preparare i minatori alla risalita. Questi ultimi una volta in superficie verranno sottoposti ad una prima visita medica nell'ospedale da campo della miniera. Se in grado, potranno incontrare in privato i familiari, infine saranno trasferiti in elicottero all’ospedale di Copiapo per 48 ore di osservazione. Ieri le autorità cilene hanno ispezionato il locale che ospiterà i minatori quando saranno fuori dal pozzo. Per il fatto che sono stati sottoposti ad un lungo periodo di oscurità, una volta in superficie i minatori porteranno degli speciali occhiali per proteggere gli occhi dalla luce. Intanto che si aspetta il momento di rivedere i ‘los 33’ tutti sani e salvi in superficie, i soccorritori sono omaggiati da tutti come degli eroi anche se la vera protagonista dell’intera vicenda è la trivella che oggi ha raggiunto i minatori. Si tratta di una perforatrice T-130, Piano B, chiamata affettuosamente prima la 'trivella-miracolo' e poi la 'lepre'. Quello di dare un ‘nomignolo’ ad ognuna delle trivelle impegnate nelle perforazioni per raggiungere i minatori intrappolati sottoterra è stata un’iniziativa dei media cileni. Le trivelle usate sono state tre. La perforatrice petrolifera Rig 421, Piano C, è stata chiamata 'l'elefante' per le sue dimensioni, mentre la Strata, Piano A, la 'tartaruga', perchè più lenta nello scavare. Dal giorno che i 33 minatori sono rimasti bloccati nella miniera hanno inviato in superficie, tramite le 'palomas', i contenitori che hanno viaggiato via sonda fino alla superficie, più di 3mila messaggi, mentre da amici e parenti hanno a loro volta ricevuto più di 2.200 lettere. Sempre tramite le 'palomas' i 33 'mineros' hanno ricevuto copie della Bibbia, una per ogni minatore. Hanno ricevuto ognuno anche una trentina di lenti d'ingrandimento, dadi, qualche libro, 3 lanterne, un paio di scarpe, un cuscino e occhiali. Ogni giorno i soccorritori hanno assicurato loro anche due pacchetti di sigarette una bottiglia d'acqua minerale e 40 litri di acqua per fare la doccia.
    Ferdinando Pelliccia



    Cile, nel circo che aspetta
    il ritorno dei 33 minatori
    Dal fondo della miniera si comincia a sorridere
    9 ottobre
    Iniziano le ultime operazioni,
    la trivella ha raggiunto i minatori.
    La capsula speciale dovrebbe
    portarli fuori per martedì prossimo
    EMILIANO GUANELLA
    MINIERA DI SAN JOSE' (Cile)
    La notizia più attesa al «campamento Esperanza» arriva alla fine di una giornata lunghissima e piena d’aspettative. a trivella del «Piano B» ha toccato nella notte il rifugio dove si trovano i 33 minatori, ora non resta che assicurare la prima parte del lungo foro nella montagna per proteggere la discesa della capsula nelle viscere della montagna che li porterà fuori, uno a uno. Un'operazione che potrebbe durare, al massimo, tre giorni: martedì prossimo potrebbe essere il D-Day. I minatori lo sanno e si stanno preparando al gran momento. Il loro «trasloco» è già iniziato: da un paio di giorni le sonde arrivano in superficie con i ricordi raccolti in più di due mesi di permanenza sottoterra. Piccoli frammenti di roccia, carte, oggetti minuscoli, ma preziosi, che li accompagneranno per il resto della loro vita. Settecento metri sopra di loro si è formata una piccola città, la babele del grande circo mediatico, i soccorritori, i volontari, i famigliari e gli amici, i rappresentanti del governo e di tutte le istituzioni chiamate in causa nella più grande operazione di salvataggio che il Cile ricordi.

    La gara delle tv
    La gara delle postazioni tv è già iniziata, un metro in più in altezza assicura migliore visibilità per i collegamenti da effettuare nel gran giorno. Si grattano le mani i falegnami di Copiapo, che hanno abbandonato lavori e cantieri in corso e si sono messi a costruire come forsennati con compensi molto più cospicui del solito. Impalcature di legno, piattaforme, piccole basi per gli inviati di Al Jazeera, Bbc e un’altra quarantina di televisioni presenti sul posto. I newtork americani hanno trasformato questa storia in un grande reality show, che fra poco si trasformerà in soap opera. Dopo la cronaca immaginata dei giorni sottoterra arriveranno i racconti dei protagonisti, i libri, i film. Cbs, Nbc e Abc stanno facendo a gara per avere le interviste in esclusiva con i minatori appena escono, i cachet chiesti dai famigliari lievitano al suon della concorrenza. Tomas Urzua, l’addetto del governo per la stampa internazionale, ha già distribuito 900 accrediti. Il suo ufficio è in una baracca a fianco dell’ingresso all'aerea delle operazioni, una sbarra presidiata da due carabineros restringe l'accesso esclusivamente ai tecnici impegnati sul posto. Dà il benvenuto ai nuovi arrivati, chiede loro se sono riusciti a trovare una sistemazione, l'intera rete di alberghi e ostelli di Copiapo e della sua vicina Caldera, che si trova sulla costa, è collassata.

    Prezzi alle stelle
    Tutto, ovviamente è diventato più caro, alcuni vicini si sono organizzati per affittare le loro case. In Cile non si trovano più caravan e camper a noleggio, alla base Esperanza ce ne sono più di cento, di tutte le dimensioni. I più moderni e attrezzati sono quelli di Reuters, che ha una ventina di persone sul posto fra giornalisti, producers, fotografi e cineoperatori. La televisione sovrana è, comunque TVN, il canale pubblico cileno, che sarà l’incaricato di trasmettere le immagini ufficiali del salvataggio. Il D-Day durerà non meno di 30 ore, scenderanno inizialmente due uomini della marina militare specializzati in operazioni di salvataggio e primi soccorsi.

     

    L’ospedale da campo
    A fianco delle trivelle è stato preparato l’ospedale da campo, i minatori saranno controllati e tenuti in osservazione per un’ora almeno, potranno avere un primo contatto con i famigliari e poi via in elicottero, a gruppi di cinque, verso l’ospedale di Copiapo, dove dovranno restare per almeno due giorni per sottoporsi a diversi controlli. I famigliari sono ansiosi, ma ci tengono a dire che non vogliono assolutamente che si facciano le cose in fretta, che si accorcino i tempi per permettere al presidente cileno Sebastian Piñera di avere la foto con i minatori tratti in salvo prima di partire per la sua visita di Stato in Europa, che dovrebbe iniziare il 17 ottobre.

    «Abbiamo aspettato fin qui - racconta la signora Maria, mamma di Jimmy Sanchez - non ci costa niente attendere qualche giorno in più». Jimmy ha 19 anni, è il più giovane del gruppo. Aveva avvisato più volte i suoi del pericolo della miniera San José. «La nostra è una famiglia di minatori - spiega la madre - Jimmy aveva dei brutti presentimenti, voleva smettere a fine settembre. Grazie a Dio sta bene, è un ragazzo molto allegro, con un gran cuore, mi dice che è diventato un po’ il beniamino del gruppo. I più grandi gli fanno tutto il tempo degli scherzi, ma lo stanno anche proteggendo molto. Sono diventati una grande famiglia, li voglio abbracciare uno a uno». Ogni famiglia ha la sua piccola base. Una tenda, foto, messaggi. Thermos caldi di caffè e il fuoco per la notte. All’entrata della base il comune di Copiapo ha sistemato un piccolo ristorante, gestito da volontari. Si serve un pasto caldo al giorno, poi rimane aperto per 24 ore per dare piccoli snack, caffè, acqua. «Il pranzo - spiega Darla Rodriguez, infermiera volontaria posta dietro al bancone - è diviso in tre turni. Prima i famigliari, poi la stampa e infine i soccorritori. Non si servono bibite alcoliche, un paio di volte al giorno viene chiuso per celebrare la messa cattolica e un servizio evangelico».

    I Brugueño
    Al fianco del tendone principale c’è la postazione della famiglia Brugueño. Aspettano Carlos, di 27 anni, il minatore che nella prima lettera mandata in superficie ricordava alla madre di ritirare dagli armadietti degli spogliatoi dell’impresa lo zaino dove teneva trecentomila pesos, il salario degli ultimi quindici giorni. Al cambio fanno quattrocento euro. Alberto Perez è suo cugino e amico di Pedro Cortes, un altro dei «los 33». Sono cresciuti insieme, lavorava anche lui nella stessa miniera, aveva finito il suo turno dodici ore prima dell’incidente. «Li ho portati io a lavorare qui, ho un rimorso di coscienza grandissimo. Questa miniera era troppo insicura, due settimane prima dell’incidente un lavoratore aveva perso una gamba, ma i proprietari hanno fatto finta di niente. Dovrebbero andare in galera, scrivilo pure». Alberto e gli altri 237 minatori fermi da due mesi non hanno ricevuto lo stipendio di settembre.

    Senza lavoro
    La società, molto probabilmente, fallirà e loro rimarranno senza lavoro e senza liquidazione. Hanno fatto già due manifestazioni per il centro di Copiapo per chiedere che anche la loro situazione venga risolta. Alberto ne ha parlato con il ministro Francisco Golborne, che ogni sera fa il giro delle tende per sondare lo stato d’animo dei famigliari. «I trentatré usciranno bene e saranno sicuramente indennizzati ed è giusto così, quello che hanno vissuto è terribile. A noi, però, non rimarrà nulla. Io cercherò subito un lavoro in un altro giacimento... Non ci crederai, ma stare nelle miniere a me piace tantissimo, la montagna scorre nelle vene della gente di questa regione, è la nostra vita. Ma bisogna fare ancora molto e chiediamo adesso che lo faccia soprattutto lo Stato, perché questo non sia più un lavoro maledetto».

    Video "Mercoledì tiriamo fuori i minatori"
    Il nostro inviato: "Il capoturno ultimo a uscire"

    Cile, Il tunnel dell'ascensore "rivestito" di acciaio. Stabilito l'ordine della risalita di OMERO CIAI

    l Cile con il fiato sospeso
    la trivella ha raggiunto i minatori

    Audio La cronaca dell'inviato a San Josè -9 ottobre

     

    Il Cile con il fiato sospeso  la trivella ha raggiunto i minatori Un urlo di gioia dei familiari spezza la tensione nel deserto: la punta della perforatrice è arrivata al cunicolo a 700 metri di profondità, due mesi dopo l'incidente di OMERO CIAI

     

     

     

    Cile, i minatori fuori in pochi giorni - video 5 ottobre

     

     Cile, i minatori fuori in pochi giorni - video Uno dei responsabili dei soccorsi alla cava di San Josè ritiene che i 33 lavoratori intrappolati dal 5 agosto saranno salvati in tempi brevi. Il presidente Pinera spera che questo avvenga prima del suo viaggio in Europa, previsto per il 17 ottobre

     

     

    Cile, primi test per l'ascensore
    che dovrà salvare i minatori - video
    -- 4 ottobre

     

     Cile, primi test per l'ascensore che dovrà salvare i minatori - video Alla cava di San Josè si sperimenta la capsula "Fenice" allestita per riportare in superficie i 33 minatori intrappolati dal 5 agosto scorso

     

     

     

    domenica 3 ottobre 2010

    TREINTA Y TRES MINEROS












    di Pina Piccolo


    Treinta y tres mineiros,

    Se ne stavano nel grembo di Madre Terra

    Inghiottiti

    Da El Diablo del capitale

    No, non erano un reality

    E non era prevista l’espulsione

    Per acclamazione popolare

    Del meno simpatico

    Forse neppure un libro

    Si pianificava a Santiago

    Nelle avenidas delle case editrici

    “Si fueran mineros

    Non fueran seguro intelectuales”

    Treinta y tres mineros

    Treinta y tres proprio come los anos

    Di quel povero cristo

    Nudi adesso e sottoterra

    Sperando in una risurrezione

    Tecnologica

    Come profeti a mangiar locuste nel deserto

    Non piu’ di 60 chili

    Snelli e tonici devon restare

    Per entrare nella capsula salvifica

    Del Plano B.

    E i sociologi che come voyeurs

    Spiano se si sono creati

    Una società verticistica

    O se sottoterra sono stati contagiati

    Dal virus dell’horizontalismo

    De sus hermanos argentinos

    E non sanno che sono venuti a tener veglia con loro

    Lì nella loro oltretomba provvista di sonde

    Gli spiriti de los duemila mineros y su mujeres y su hijos

    Massacrati por la policia nel 1907 a Santa Maria de Iquique

    Certo che ce ne sono state notizie da scambiarsi

    Su 103 anni di prodezze sindacali

    Di democrazie e di golpe

    Di progresso e di regresso

    Forse non sapevano neppure di Lula

    Di Evo, di Cochabamba

    Los espiritus de los masacrados

    E la luce fioca del rifugio d’emergenza

    Non è certo canicola che ombra stampi

    E questi mineros non son certo l’uomo che se ne va sicuro

    E a loro nessun giornalista chiede una parola

    Che non sia quella del topo nella trappola

    Dello speleologo accidentale che informa

    Sullo stato della grotta

    Non si prevedono esalazioni

    Che portino a vaticini

    Tra di essi non è Sibilla

    Che qualche verità illustre

    Possa comunicare

    E le mogli, e i figli e le sorelle

    E le madri, e i padri e i cugini

    Nel villaggio de la esperanza

    A esultare quando el Plano B

    Promette de ser realizado

    Prima di Natale

    E le mogli, e le figlie e i fratelli

    E le nonne e i nonni e le cugine

    E i figli nati in loro assenza

    E i genitori morti quando il figlio

    Era sepolto-vivo

    Lì ad aspettare

    L’elemosina di una notizia

    L’eco d’una voce come quella

    Che li salutava ogni giorno dalla doccia

    Dove si levava la faccia nera

    E la sostituiva con la maschera

    Benigna del gran lavoratore

    Campafamiglia- capofamiglia

    Ritornato dal sacrificio quotidiano

    E los mineiros come Persefone distratta

    Che ingoia i tre chicchi di melagrana

    E las mujeres come l’inconsolabile Demetra

    Che si vede la figlia strappata sei mesi all’anno

    Dal Signore degli Inferi

    E noi che dall’interregnum

    Ascoltiamo e guardiamo

    Con avidità d’occhio e d’orecchi

    E aridità di cuore

    Il dipanarsi di sventure altrui

    Mentre pulluliamo

    con dignità di vespe sulla superficie

    a orecchie tappate e occhi bendati

    verso i segni

    che non dovremmo stentare

    a decifrare.

    Pina Piccolo, 1 ottobre 2010  

     

     

    Cile, i familiari fanno causa allo Stato
    "Vogliamo essere risarciti"
    1 ottobre

     

     Cile, i familiari fanno causa allo Stato "Vogliamo essere risarciti" VIDEO Al governo e alla compagnia mineraria chiedono un indinnizzo di un milione di dollari. Sono i parenti di 27 dei 33 "mineros" intrappolati nella cava. Continua il lavoro delle trivelle.

     

     

     

    Cile, i minatori: "Lavoriamo con voi"- 30.9.10

     

     Cile, i minatori: "Lavoriamo con voi" VIDEO Un nuovo video dei 33 lavoratori intrappolati dal 5 agosto scorso nella cava di San Josè: i minatori rimuovono le macerie prodotte dalle tre trivelle che stanno scavando i tunnel per farli uscire. "Stiamo bene, siamo super-contenti"

     

     

     

    Tireremo fuori i minatori entro 15 giorni"

     

     "Tireremo fuori i minatori entro 15 giorni" VIDEO. Cile, applausi, abbracci e pianti alle dichiarazioni del funzionario del ministero dell'Interno Christian Barra: "Il piano B procede bene". Ma secondo il giornale cileno "El Mercurio" il dirigente sarebbe stato ben più ottimista 30.9.10

     

     

     

    Cile, nel villaggio della speranza
    una scuola per i figli dei minatori
      29.9.10

     

     Cile, nel villaggio della speranza una scuola per i figli dei minatori VIDEO La struttura consentirà, ai figli dei "mineros" intrappolati nella cava, di continuare a stare vicini ai loro familiari senza perdere le lezioni. Una classe speciale: solo otto alunni

     

    Cile, c'è un "piano D". I minatori si allenano-- 28.9.10

     

     Cile, c'è un "piano D". I minatori si allenano VIDEO A San Josè arrivano i lunghi tubi di metallo per costruire i tunnel dove far scorrere le capsule di salvataggio. Ma è iniziata anche la preparazione fisica per un eventuale arrampicata nel tunnel se qualcosa non funzionasse

     

     

     

    26/9/2010 (10:0) - CILE - INTRAPPOLATI A 700 METRI DI PROFONDITA' DAL 5 AGOSTO

    Una capsula per salvare i minatori
    La capsula per il recupero dei minatori intrappolati
    La gabbia cilindrica alta 4 metri
    li riporterà tutti in superficie
    Una prima capsula di metallo, che servirà a far risalire in superficie i 33 minatori intrappolati dal 5 agosto a 700 metri di profondità nella miniera di San Josè, in Cile, è arrivata ieri scortata da auto della polizia e accolta da applausi e ovazioni dei familiari accampati intorno alla miniera. La capsula, la prima di tre costruite dai cantieri navali della marina cilena, è una specie di gabbia cilindrica «alta 4 metri, pesante 460 Kg. e con un diametro approssimativo di 53 centimetri» ha spiegato Sergio Navarro, membro dell’equipe che ha costruito le capsule.

    La gabbia metallica, dipinta di bianco, rosso e blu (i colori della bandiera cilena), è stata battezzata «fenice» dal ministro delle miniere, Laurence Golborne, mentre il ministro della sanità, Jaime Manalich, ha precisato che un soccorritore e un medico scenderanno fino a 700 metri di profondità per preparare i minatori alla risalita. Tutti i minatori, dopo aver preso posto nella capsula, saranno sollevati fino in superficie, uno ad uno, attraverso uno dei tre pozzi che i soccorritori stanno scavando.

    L’operazione - hanno affermato alcuni ingegneri - durerà da mezz’ora a un’ora e mezza. Una volta risaliti in superficie, i minatori riceveranno i primi soccorsi in un centro di osservazione dove potranno avere i primi contatti con i familiari. L’obiettivo dei soccorritori, ha aggiunto il ministro delle miniere - è di far risalire i 33 minatori «per i primi giorni di novembre».

    Cile, così funziona l'"ascensore"
    che salverà i minatori imprigionati
      video

    VIDEO. Un altro macchinario all'opera per tentare di liberare i minatori intrappolati a settecento metri di profondità. Utilizzato per le perforazioni petrolifere,  scaverà a un ritmo molto più veloce delle altre due trivelle già al lavoro da settimane

    21 settembre

     

     

    CILE

    Minatori, festa sottoterra per bicentenario Paese
    I soccorritori: "Forse liberi ai primi di novembre"

    Intrappolati dal 5 agosto nel deserto dell'Atacama, i 33 sono stati quasi raggiunti da una perforatrice. Ci vorrà ancora qualche settimana per allargare il buco dal quale saliranno in superficie. Delle altre trivelle una ha superato quota -320, l'altra entrerà in attività il 20 settembre

    COPIAPO' (Cile) - Il Cile spera con prudenza. Da quando una delle perforatrici, T-130, è riuscita a arrivare a 630 metri 1 di profondità vicino al punto in cui sono intrappolati 33 minatori, il Paese segue i lavori minuto per minuto proprio nei giorni della commemorazione del bicentenario dell'indipendenza dalla Spagna, feste presiedute dal capo dello Stato, Sebastian Pinera.

    A dare la notizia che i lavori per tirar fuori i 33 minatori - bloccati dal 5 agosto a 700 metri di profondità nelle viscere del deserto dell'Atacama - è stato Pablo Ramirez, responsabile della squadra di soccorso della società 'San Esteban', proprietaria della miniera di San Josè, a Copiapò, nel nord del Cile.

    Il ministro delle risorse minerarie, Laurence Golborne, ha poi spiegato più in particolare: "Siamo riusciti ad arrivare, con molta precauzione, nell'officina vicina al rifugio dove si trovano i minatori. Ora dovremo cambiare e montare i martelli della trivella che hanno cinque grosse 'teste' per poter perforare: quindi inizierà il vero e proprio procedimento per allargare il tunnel, fatto che impiegherà - ha puntualizzato - diverse settimane". "Stiamo avanzando un po' meglio della tabella di marcia prevista, forse riusciremo a finire a novembre", ha concluso Golborne

    Il 'buco', che adesso è di circa 30 centimetri dovrà raggiungere un diametro di circa il doppio, 65 centimetri, mentre allo stesso tempo si cercherà di rafforzare le pareti del tunnel: opera che richiederà anche la collaborazione dei minatori, i quali dovranno a loro volta rimuovere le macerie che cadono dall'alto durante i lavori. Dopo l'allargamento del tunnel i 33 cercheranno di raggiungere uno ad uno la superficie tramite una sorta di 'campana'.

    La perforatrice T-130, al centro di quello che i tecnici chiamano il 'piano B', è riuscita a scavare a una "velocità consistente", e cioé circa 18 metri all'ora. Parallelamente alla trivella del 'piano B' si fanno passi avanti anche con le altre due perforatrici, una ha superato quota -320, l'altra entrerà in attività il 20 settembre.

    Alla celebrazione dell'indipendenza partecipano come possono anche i minatori intrappolati che isseranno una grande bandiera cilena, alla presenza dei familiari, delle squadre di soccorso e delle autorità. E riceveranno da superficie il cibo tipico per i cileni in questi giorni di festa, in particolare l'asado (grigliata) e le empanadas (involtini).

    "Siamo soliti fare perforazioni per estrarre cose come petrolio, gas, acqua e minerali", ha detto Brandon Fisher, uno degli uomini impegnati nelle operazioni. "Perforare per salvare delle vite umane è un compito del tutto diverso, molto più importante di qualsiasi altra cosa fatta finora nel corso della nostra carriera". Se i lavori di soccorso proseguiranno come previsto, il salvataggio dovrebbe concludersi nei primi giorni di novembre.

    ( 18 settembre 2010 ) 

  • CILE- 18.9.2010

    Trivella raggiunge i minatori
    sottoterra da 42 giorni

    La comunicazione è arrivata dal responsabile della squadra di soccorso della società 'San Esteban', proprietaria della miniera di San Josè, nel nord del Cile. Perché possano tornare in superficie adesso il foro deve essere allargato

    COPIACO - Le operazioni di trivellaggio per trarre in salvo i 33 minatori intrappolati sottoterra nel deserto cileno di Atacama hanno raggiunto quota 630 metri, ovvero il livello in cui si trovano gli operai. Perché possano tornare in superficie adesso il foro deve essere allargato.

    Lo ha reso noto Pablo Ramirez, responsabile della squadra di soccorso della società 'San Esteban', proprietaria della miniera di San Josè, a Copiapò, nel nord del Cile. "La perforatrice T-130 ha poco fa raggiunto l'officina della miniera", ha detto Ramirez.

    Ora si sta lavorando per sgombrare il campo, nel punto dove si trova la perforatrice, ha precisato Ramirez, ricordando che per questa fase saranno necessarie circa sei ore. I tecnici impegnati nell'opera provvederanno inoltre all'installazione di una videocamera per poter verificare in quali condizioni si trova quella parte della miniera.

    Domani i tecnici cercheranno invece di allargare il tunnel costruito in questi giorni attraverso il quale i 33 cercheranno, una volta finiti i lavori, di raggiungere la superficie tramite una sorta di 'campana'. L'obiettivo è quello di allargare il 'buco' fino a 60 centimetri e allo stesso tempo di rafforzarne le pareti.

    Il piano annunciato dal presidente Sebastian Pinera all'inizio del mese prevedeva la riapertura del tunnel a spirale bloccato dallo smottamento con una perforatrice dell'Enap, compagnia statale del petrolio.

    Le comunicazioni fra i minatori e i familiari si sono svolte fino ad ora per lettera, solo una volta per telefono. I minatori hanno ricevuto magliette pulite e scarpe di gomma contro il fango, si sono alimentati bene e, con le torce a pile, hanno avuto anche la luce.

    Hanno dormito su brandine leggere ricevute smontate a pezzetti e da rimontare. Vicino all'ingresso della miniera, dove ci sono le sonde, si è addirittura organizzato un piccolo ufficio postale per gestire le lettere delle famiglie.


     
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  • da ecomapuche.com/ecomapuche/index.php?option=com_content&view=article&id=

    111:cile-33-minatori-e-34-indigeni-mapuche-sepolti-vivi&catid=44:notizie&Itemid=18

     

     
    Cile, 33 Minatori e 34 indigeni mapuche sepolti vivi
     
    20/09/2010
     
    33 MINATORI SEPOLTI VIVI dal 5 agosto per irresponsabilità del padrone dell’impresa San Esteban; Alejandro Bohon. In Cile l’impresa mineraria ha provocato gravi danni all’ambiente, agli ecosistemi, all’acqua, ai popoli indigeni. Gli imprenditori americani ed europei insieme allo stato cileno promuovono pericolosi progetti estrattivi che devastano il NORD DEL CILE
     
    34 NATIVI MAPUCHE SEPOLTI VIVI dal 12 luglio nelle galere per l’irresponsabilità dell’autorità “democratica” che per incarcerare i mapuche usa la legge dittatoriale, N°18.314 di pinochet, chiamata “legge anti-terrorista”. Per questo dal 12 luglio 34 MAPUCHE sono in sciopero della fame chiedendo di porre fine all’uso discriminatorio di questa legge che tutela gli interessi economici dell’impresa forestale e mineraria che devasta il territorio e viola i diritti umani nel SUD DEL CILE.
     
    I MINATORI LOTTANO PERCHE’ SI APPLICHI LA CONVENZIONE N. 176 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sulla sicurezza e sulla salute nelle miniere.
     
    I MAPUCHE LOTTANO PERCHE’ SI APPLICHI LA CONVENZIONE N. 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) concernente i popoli indigeni e tribali in stati indipendenti.
     
    La violenza dello $tato cileno e gli interessi economici foranei nelle terre del nord e del sud sono stati e sono causa di massacri, desaparecidos, popoli indigeni estinti, popoli in via d’estinzione e sopra ogni cosa causa di IMPUNITÀ!
     
    E’ ORA di cominciare a rispettare i Diritti Umani con i fatti, non solo con le parole o con le immagini folkloristiche adatte a scattare belle fotografie.
     
    E’ ORA di far rimuovere a polizia e gendarmeria cilene la dottrina di violenza neoliberale acquisita nella “Escuela de las Americas” e di informarli responsabilmente sugli Accordi Internazionali ratificati dal Cile cosiddetto democratico per poter avviare pratiche concrete sul Rispetto dei Diritti Umani, come fanno le democrazie dell’ OCSE, prestigioso gruppo di paesi democratici al quale il Cile vanta di appartenere.
     
    E’ ORA di tutelare la vita, principalmente quella dei bambini e ovunque non arrivino stampa e osservatori.
    È’ ORA di ispezionare le carceri cilene, di ispezionare i giacimenti e le industrie delle società forestali, di farlo con cadenza regolare senza regalare certificazioni. E’ ora di fare studi seri sull’impatto ambientale soprattutto nelle terre indigene dove le imprese hanno deciso d’attecchire.

     
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  • Cile, un "piano C" per salvare i minatori video
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  • di Luis Sepulveda
    CILE
    Quei mapuche così poco attuali
    Mobilitazione nazionale per liberare i minatori intrappolati sotto terra. Ma lo sciopero della fame di 32 indigeni condannati per terrorismo non fa notizia in un Cile che, denuncia lo scrittore Luis Sepulveda, non ha mai fatto davvero i conti con il proprio passato coloniale e post-coloniale
    I meriti letterari di Isabel Allende sono fuori discussione, ma è necessario fare alcune considerazioni riguardo al premio nazionale di letteratura. In tutti i paesi che lo contemplano, questo genere di premio è conferito come riconoscimento di tutta una vita dedicata alla scrittura e in nessun caso l'eventuale successo di vendite di una scrittrice o di uno scrittore viene confuso con il suo potenziale mercato internazionale - sia esse d'oro o da due soldi, perché questo vuol dire confondere capre e cavoli.
    Il premio poi non diventa l'argomento polemica dell'anno; in Cile invece, poiché il presente è - terremoto incluso - piuttosto sporco, viene allora rimpiazzato da un'attualità rozza e banale che riempe le televisioni e quasi tutti gli spazi consentiti. Agli occhi del mondo intero bisogna nascondere un fatto, occultarlo, negare la sua esistenza perché i 32 mapuche che stanno affrontando un lungo sciopero della fame, mettendo in pericolo le loro vite, è cosa che inquina l'attualità, in cui campeggia una sorta di dibattito intellettuale rozzo e banale.
    Per la maggior parte dei cileni, siano essi scrittori, scrittrici o gente che si dedica allo sport della «cilenitudine», i mapuche non esistono, e se per caso qualcuno accetta il fatto che i mapuche esistono da prima dell'arrivo degli europei, li considera fastidiosi perché non accettano il loro ruolo di «suppellettili etniche» o perché sono contadini il cui unico destino non è altro che quello di fornire manodopera a basso prezzo.
    Quei tappetti vanno bene per i lavori domestici, per quanto le peruviane sono più economiche; quei piccoli mapuche sono esperti di giardinaggio, di idraulica, sono quelli che castrano i gatti e che ne capiscono di piante selvatiche. Per duecento anni si è occultato, ignorato, negato uno dei fatti più sporchi della nostra storia: il saccheggio, il furto, l'usurpazione delle terre appartenenti a quella grande aggragazione umana chiamata il popolo dei mapuche.
    Dalla dubbia dichiarazione d'indipendenza, manipolata dai primi figli e nipoti dei colonizzatori - può questo essere motivo di festeggiamenti? - fino al recupero di una democrazia concepita dalla cricca della dittatura di Pinochet, le proteste sacrosante dei mapuche sono state ignorate o relegate ai faldoni dei problemi che si risolvono con il tempo. Ovvero, quando i mapuche spariranno come popolo, come nazione, come etnia, come parte integrante della cultura americana. Persino durante i mille giorni di governo Allende si affrontò a malapena la questione, contando sui benefici di una riforma agraria che non tenne conto affatto del sentire culturale dei mapuche, e che ignorò il loro speciale rapporto con la terra e con l'habitat, imprescindibile per la Gente della Terra.
    Sono disgustato quando, dopo un giro di acquavite peruviana, biondicce e biondicci di tutte le età e classi sociali, esprimono orgogliosi la gioia di avere qualche goccia di sangue mapuche nelle vene. Allora: «Dai bisogna portarci questo scrittore», e mi invitano ad andare a visitare i loro terreni o i loro poderi nella regione di Araucania, perché veda i mapuche e le belle cose che fanno al telaio. «Se siamo fortunati - aggiungono - magari vedi qualcuno che suona il corno».
    Lo sciopero della fame dopo una settimana causa pericolose alterazioni nell'organismo. E' evidente quindi che uno sciopero della fame che dura da più di un mese causa dei danni irrecuperabili. Le alterazioni del ritmo cardiaco e della pressione, avvicinano alla morte, ma è la morte dei mapuche, di un po' di uomini e donne sopravvissuti alla pace dell'Araucania. «Sono testardi questi mapuche», aggiungono, che si rifiutano di accettare passivamente la fine della vita, così spogliati della loro terra senza la quale non sanno, non possono e non vogliono vivere.
    Nel deserto di Atacama ci sono 33 minatori rinchiusi sotto una montagna. Sono uomini coraggiosi che non dovrebbero trovarsi sotto tonnellate di pietra se l'azienda mineraria avesse rispettato le norme internazionali della sicurezza del lavoro. Dovrebbero trovarsi ora insieme alle loro famiglie se in Cile l'esigenza di rispettare le norme non fosse considerata un attentato alla libertà di mercato. Quei minatori e la possibilità effettiva - perché le leggi le fanno i padroni a loro uso e consumo - che l'azienda non gli paghi i giorni trascorsi a lavorare lì sepolti, e i giorni che rimarranno lì sepolti fino a quando non li recupereranno, fa parte dello sporco presente del Cile, un presente immobile dal giorno in cui la dittatura ha consegnato il paese ai capricci del libero mercato. Un mercato che genera ricchezze di origine dubbia, come quella dell'attuale presidente.
    E anche questo presente è stato occultato, negato, ignorato da tutti coloro che hanno governato potenziando e glorificando il libero mercato. È disgustosa l'epidemia di patriottismo rozzo e banale che la tragedia delle miniere ha suscitato. E' disgustoso vedere soggetti come Leonardo Farkas, quel milionario dalla perenne abbronzatura made in Miami, di origine e stile come quelli di un Berlusconi o di un Piñera, che regalano cinque milioni di pesos alle famiglie dei minatori rinchiusi, senza alcuna progettualità politica, evidentemente. Quando quei minatori saranno recuperati - e devono essere liberati costi quel che costi - se qualcuno di loro dovesse insistere sull'esigenza di un impegno statale che tuteli la sicurezza del lavoro, costui verrà sanzionato con la legge anti-terrorismo?
    I minatori di Atacama, così come il premio nazionale di letteratura, fanno parte di quell'attualità che nasconde, occulta e nega il presente più sporco, e questo è il lungo presente dei mapuche. Trentadue uomini del sud rischiano di morire perché chiedono la libertà di prigionieri politici di una democrazia dettata dagli interessi di mercato. Chiedono il riconoscimento legale di uno Stato di Diritto, chiedono che cessi di essere loro applicata l'odiosa legge anti terrorismo che ha eliminato la presunta innocenza e contempla accuse da parte di testimoni incappucciati, processi a porte chiuse, incubi pseudo legali che li condannano a prendere posizioni radicali: ma questo è quel che vuole lo Stato cileno, per giustificare lo sterminio, la soluzione finale del problema dei mapuche.
    In Cile, questo strano paese che si affaccia sul mare e alla mercè dalla sua padrona - l'attualità inventata - si respira un presente carico di lerciume e infamia. Adesso l'attualità contemplerà i fasti del bicentenario, nelle osterie si sbaverà cilenitudine, anche la merda puzzerà di patriottismo, volenti o nolenti, il barbaro lemma nazionale sarà l'inno agglutinante di milioni di analfabeti sociali, e nel sud, nel profondo sud, i Mapuche, la Gente della Terra, persevererà la sua giusta lotta, negata, ignorata, occultata, repressa, falsificata dai paladini della cilenitudine, nelle cui vene - così dicono orgogliosi - scorre sangue mapuche.
    Quei 32 mapuche che si giocano la vita nelle carceri del sud, sono coloro a cui si riferiva Ercilla quando scrisse sulla terra australe: «La gente che la abita è così superba, gagliarda e bellicosa/che non è stata mai battuta/vinta da alcun re/né mai sottomessa a dominazione straniera».
    Traduzione di Valentina Manacorda

di Fabio Bozzato - SANTIAGO DEL CILE
PRIGIONIERI
Tre piani per salvare i minatori di San José
In azione le perforatrici
Qualunque sia il piano, la tempistica non cambierà. La data resta fissata ai primi di dicembre per rivedere in superficie i 33 minatori intrappolati nelle gole della miniera di rame di San José. La perforatrice, ad un mese esatto dal crollo della galleria e pur lavorando ininterrottamente, deve fare i conti con la necessità di procedere lentamente, senza provocare crolli o smottamenti, per evitare i quali - come ha sottolineato André Saugarret, capo dell'equipe del Codelco, l'ente nazionale del rame - è necessario fermarsi e rafforzare le pareti del pozzo. Il lieve sisma dei giorni scorsi, avvertito nella regione di Atacamaca, dove sta la miniera, ha ricordato quanto fragile e ballerina sia la terra da queste parti.
Come previsto, sta scattando anche un «piano B», con l'installazione di un secondo macchinario, denominato T-130, di proprietà di un'altra impresa mineraria, che nelle prossime ore procederà ad allargare di poco più di 30 centimetri uno dei condotti già esistenti. Ieri il ministro delle miniere, Laurence Golborne, ha confermato anche l'esistenza di un «piano C», di cui si vociferava i giorni scorsi. Si tratterebbe di ulteriore macchinario usato nell'industria petrolifera, su cui stanno lavorando tecnici dell'ente petrolifero nazionale (Enap) per tentare una terza perforazione.
Il febbrile lavorio delle squadre è protetto da un vasto spiegamento di carabineros, che tengono lontani le decine di reporter che hanno preso d'assalto la miniera e l'accampamento Esperanza, dove i familiari seguono da vicino gli eventi e ora hanno contatti continui con messaggi scritti, audio e video dei minatori intrappolati. Minatori che peraltro sembrano essere ancora in buone condizioni psico-fisiche, almeno così assicurano le autorità sanitarie. Ricevono, grazie alle palomas, cioè alle sonde che fin dal primo contatto stanno funzionando ininterrottamente, cibo caldo, medicinali, cambi di vestiti, persino dei leggerissimi lettini. I minatori stanno collaborando con i tecnici in superficie e il loro aiuto sarà ancora più prezioso mano a mano che la perforatrice si avvicinerà al luogo dove si trovano rifugiati.
Nel frattempo, da due giorni all'interno della galleria è stato messo in funzione un sistema di fibra ottica per monitorare il sistema di sicurezza dei lavoratori, soprattutto contro i rischi di infiltrazioni d'acqua. E permettere comunicazioni continue e veloci.
Il paese segue sempre con grande emozione le vicende dei mineros, diventati veri e propri «eroi della patria», come li ha definiti Isabel Allende, che ha loro dedicato il Premio nazionale di letteratura del Cile, ricevuto in questi giorni. Ormai sono delle star mediatiche, protagonisti di una sorta di reality show. I video registrati e trasmessi continuamente in tivù li ritraggono euforici, cantano l'inno, agitano la bandiera nazionale.
Qui si può sapere tutto su ogni loro gesto. Ieri uno dei minatori ha rispedito in superficie il dolce, lamentandosi della marmellata di mele. Indizio di buon umore. C'è chi discute se hanno problemi di astinenza con l'alcol oppure no. E anche se l'amante di uno dei minatori abbia davvero una tenda nell'accampamento Esperanza, quasi nascosta e tenuta in disparte dalle moglie ufficiali. D'altra parte, pubblico e privato si erano mescolati fin dal giorno del primo messaggio, quando il presidente della repubblica leggeva entusiasta a tutta la nazione la lettera personale indirizzata da uno dei minatori a sua moglie. Stampa e tivù amplificano dettagli e curiosità, per tenere in piedi lo show e anche perché ora cominciano a non sapere più di che parlare.
Finita la visita dell'equipe della Nasa, che ha fornito consigli e valutazioni sulle condizioni di isolamento estremo così somiglianti a quelle nello spazio, ieri sono arrivati all'accampamento di San José anche quattro dei sopravvissuti uruguayani del disastro aereo del 1972. Allora, un veivolo diretto a Santiago, con a bordo una squadra di rugby, si schiantò sulle Ande e solo 16 persone sopravvissero. Loro stessi raccontarono di come, isolati e disperati, arrivarono a cibarsi dei propri compagni deceduti. Per evitare equivoci, hanno già sottolineato quanto diverse siano le due situazioni.
Con l'avvicinarsi delle celebrazioni del Bicentenario dell'indipendenza, il clima nel paese si sta facendo effervescente. Ovunque nastri e bandiere stanno riempiendo macchine, negozi, terrazze. E la vicenda dei mineros è diventata il cuore dell'orgoglio nazionale.
Ad interpretare al meglio la capacità di successo del Paese sembra il suo presidente-impresario. Sebastian Piñera questa settimana ha incassato infatti un indice di gradimento del 56%, volando di dieci punti rispetto a due mesi fa. I cileni, secondo l'agenzia Adimark Gfk, riconoscono al Presidente «energia e decisione» in particolare nella vicenda dei minatori. Un regalo insperato per un politico considerato freddo e decisionista. E lui ringrazia, sbaragliando ancora di più l'opposizione di centro-sinistra, che sembra sempre più ammutolita.

 

 

Un giorno alla miniera maledetta

Videoreportage del nostro inviato in Cile

LA STORIA

Cile, quei messaggi dal sottosuolo
"Cara moglie, il buio mi farà impazzire"

A un mese dal crollo della miniera di San José, i trentatré uomini rimasti intrappolati nelle viscere della terra si aggrappano alla vita. Anche con le parole. Un piccolo ufficio postale vicino al pozzo: le famiglie vengono chiamate una alla volta e ricevono o inviano le lettere. Qualcuno ci aggiunge anche un fiore o un pegno d'amore

dal nostro inviato OMERO CIAI

"Cara moglie non so per quale ragione non sono ancora impazzito, dormiamo sul fango, qui intorno è tutto bagnato, non abbiamo magliette, solo pantaloni e stivali, è tutto buio, ho la gastrite, siamo stati quindici giorni mangiando un cucchiaino di tonno ogni quarantotto ore aggrappandoci alla vita, gli altri giorni solo acqua...". E un altro: "Non ti dirò bugie, qua sotto stiamo malissimo, è pieno d'acqua, sopra di noi la montagna si muove e se ci fosse un altro crollo non avremmo molto spazio dove scappare. Cerco di essere forte ma non è facile. Quando mi addormento a volte sogno di essere in un forno e quando mi risveglio mi ritrovo imprigionato in questa oscurità eterna che ogni giorno mi sfinisce. Sopravviverò per voi, fino alla fine, ma non raccontare nulla di tutto questo a nostra figlia".

Erano le prime, drammatiche lettere, che dall'inferno raggiungevano i familiari dei trentatré minatori sepolti a settecento metri sottoterra. Foglietti di carta stropicciati scritti in stampatello, al buio, da dita tremanti. Oggi, ad un mese dal crollo che li ha intrappolati in fondo alla galleria e a due settimane da quel foglietto che riemerse con la prima sonda dalle viscere della Terra ("Estamos bien en el refugio los 33"), la situazione è un po' migliorata. Le comunicazioni fra i minatori e i familiari si svolgono ancora per lettera, hanno parlato al telefono solo una volta e per pochi secondi, ma dai video che il governo distribuisce alle tv è evidente che stanno meglio. Hanno ricevuto magliette pulite e scarpe di gomma contro il fango, da giorni si alimentano bene e, con le torce a pile, hanno un po' di luce. Dormono su delle brandine leggere che hanno ricevuto smontate a pezzetti e da rimontare.

Vicino all'ingresso della miniera, dove ci sono le sonde, da qualche giorno c'è un piccolo ufficio postale. Alla sera, prima del tramonto, una alla volta le famiglie vengono chiamate. Ricevono le lettere scritte quel giorno dai minatori e consegnano quelle che hanno scritto loro, che verranno spedite là sotto durante la notte. È un ciclo vitale. Alcuni minatori scrivono anche quattro o cinque lettere al giorno. Mantengono i contatti con tutti: mogli, figli, parenti vicini, parenti lontani. Nel weekend l'ufficio postale s'affolla, c'è la fila. Ieri Jessica Yañez ha ricevuto tre lettere dal marito Esteban Roca. Ma non erano per lei, Esteban le ha scritte per i loro tre figli, ormai grandi. Jessica è una delle mogli che non ha mai lasciato la miniera fin da quel drammatico 5 agosto. "Preferisco dormire qui, a casa non ci riesco", ci dice. Ha una piccola tenda dietro il prefabbricato che serve da refettorio e cucina. In quelle più grandi montate dall'esercito per i familiari cento metri più su non c'è mai andata. Jessica è la donna che ha ricevuto dal suo compagno la promessa di matrimonio nella prima lettera spedita da sottoterra: "Viviamo insieme da venticinque anni ma non ci siamo mai sposati in Chiesa perché non avevamo i soldi per la festa, il ricevimento...". E adesso?: "Speriamo", risponde Jessica. "Beh - prova a rincuorarla la sorella - Esteban ormai lo ha detto a tutto il mondo, mica può ripensarci, ci sarà tutta la stampa cilena al loro matrimonio quando risorgerà da là sotto". Qualche minatore è già un caso internazionale. Dopo Mario Sepulveda e Mario Gomez, i più anziani che hanno guidato il gruppo e hanno messo la faccia nei primi video girati sottoterra, ora tocca a Yonni, il bigamo. Tutta colpa di quel maledetto documento che i minatori hanno ricevuto dall'assicurazione. Per riscuotere i premi hanno firmato un facsimile dove hanno dovuto specificare a chi andava consegnato l'assegno. Per prendere quello di Yonni si sono presentate due donne: la moglie e l'amante. Una all'insaputa dell'altra. Ora tutte e due l'aspettano per suonargliele, quando sarà di nuovo libero. Insieme alle lettere dei familiari i minatori ricevono anche fotografie con dedica. Collabora la comunità dei fotografi. È una delle cose che i parenti chiedono più spesso. Le ragazze si fanno fotografare con i figli piccoli in braccio vicino alla miniera, prendono l'autobus, tornano a Copiapò, stampano la foto e ci scrivono sotto una dedica. Poi, il giorno dopo, tornano su e, grazie alla sonda, la buttano settecento metri sottoterra. Qualcuna ci aggiunge anche un braccialetto o un fiore. Un segno d'amore.

Con il trascorrere dei giorni l'area intorno alla miniera è stata riorganizzata. All'inizio era anarchia pura. Tutti parlavano con tutti. Ora intorno alle tende dei familiari c'è un posto di blocco come prima della zona dove ci sono le sonde, l'ufficio postale, e le macchine perforatrici. Autorizzati a parlare con i giornalisti sono solo il capo delle operazioni di soccorso e il ministro delle miniere. Ogni giorno conferenza stampa all'aperto, sempre puntuali, alle 13,15 ora locale. Ma avvicinare i familiari resta facilissimo, nessuno di loro rispetta le regole e vanno nella zona chiusa delle tende solo quando sono stanchi. Verso mezzogiorno mangiano tutti insieme sotto il prefabbricato accanto alla sala stampa, un tendone con cinque grossi tavoli. L'ultima parte della strada che sale verso l'imbocco della miniera è un reliquiario. Parenti e amici dei minatori lasciano messaggi sulle rocce. Prima le graffiavano, adesso si portano gessetti e spray per scrivere. "Ti aspettiamo". "Resisti". "Abbiamo fiducia in te". I ragazzini scrivono grandi fogli colorati che poi appendono sotto una bandiera del Cile e che iniziano con "Papito querido". Quasi per ogni minatore ci sono altarini improvvisati che cambiano e s'arricchiscono di giorno in giorno. Ci sono foto di loro più giovani, ricordi di quando erano ragazzi, immagini di feste, matrimoni. Una mamma ha appeso la foto del figlio in guantoni, quando provava a fare il pugile prima di diventare minatore.

È uno scenario che con il passare del tempo scatena anche paradossali invidie e gelosie. Molti qui sono convinti che le famiglie dei minatori diventeranno ricche grazie a questa tragedia, alle donazioni, alla solidarietà e alle esclusive stampa e tv quando i loro cari riemergeranno dalla miniera. E così spuntano cugini di terzo grado che nessuno in famiglia ha mai visto. O il figlio avuto da adolescente da un'altra donna, ormai grande e mai più incontrato. Chi sfiora la morte senza che questa se lo porti via, finisce per dover fare con largo anticipo i conti con il suo passato.

Ogni sera, quando scende il tramonto, il campo intorno alla miniera si svuota. Il freddo punge e s'accendono fuochi. Alcune mogli, le più anziane, come Lily e Jessica, restano insieme al turno dei tecnici che seguono lo scavo del tunnel. Domani è un altro giorno, arriva un'altra macchina perforatrice, la terza. Nuove speranze: facciamo più in fretta, raggiungiamoli prima. Magari in due o tre settimane e non a metà novembre come previsto in un primo momento. Chissà.

 

 

CILE- repubblica 2 set

"Il 33, numero fortunato"
Sul bus con i familiari dei mineros

Ogni giorno un pullman dell'esercito porta i parenti dei minatori all'ingresso della cava. Durante il viaggio affiorano ricordi e riti. Per tradizione, le donne non si avvicinano alla miniera

dal nostro inviato OMERO CIAI

MINIERA DI SAN JOSE' - Una antica superstizione dei minatori cileni impedisce alle donne di avvicinarsi alla miniera. Il mito sostiene che se una donna si avvicina, o peggio ancora scende nella miniera, questa si secca. Le vene del rame e dell'oro scompaiono e, d'un lampo, i minatori perdono la fonte del loro lavoro e della sopravvivenza delle loro famiglie.

Le donne sorridono di questa superstizione anche se, ancora oggi, sono pochissime quelle che vengono assunte dalle grandi compagnie di estrazione che operano nei ricchi giacimenti del nord del Cile. Ne sorridono un po' timide anche quelle che, ormai da settimane, ogni mattina aspettano l'autobus dell'esercito che da Copiapò le porta per cinquanta chilometri di deserto fino alla cima della miniera di San José. Sono quasi tutte donne, mogli o figlie, quelle che salgono e, come superstizione, preferiscono quella del "33", il numero dei minatori sepolti ma anche - racconta una ragazza che ha un fratello nel fondo della miniera - "gli anni di Cristo" e, dunque, "una speranza di resurrezione", quella dei loro cari intrappolati nelle gallerie sotto terra.

Da quando è iniziato questo via vai quotidiano con la montagna, il giorno successivo al 5 agosto, i taxi possono chiedere fino a cento dollari per l'andata e il ritorno, così i familiari s'organizzano. Il Comune ha messo in campo questo pullman militare, sempre pieno, per i familiari più stretti, solo mogli e figli dei minatori sepolti, gli altri fanno l'autostop o salgono con le proprie auto. Una lunga processione che, ogni giorno, va e torna. Jorge Galleguillos ha il babbo sottoterra. Lui ha vent'anni, il padre cinquantasei. Studia ingegneria all'Università di Copiapò e il suo destino, come quello di moltissimi qui, è la miniera. Magari non come operaio ad ottocento dollari al mese come il padre.

Nella regione mineraria dell'Acatama si estrae il 40 per cento di tutto il rame che esporta il Cile: 40 miliardi di dollari all'anno. E c'è anche, ancora, un po' d'oro. Jorge è quello che ha la faccia più scura di tutto l'autobus. "Glielo avevo detto, papà non ci andare. Lo sapevamo tutti a Copiapò che quella di San Josè era la miniera più pericolosa di tutta la zona. Scherzando - aggiunge - la chiamavamo "Groviera" pensando a tutte le gallerie scavate nella montagna in cent'anni". Ma gli altri minatori - racconta ancora Jorge - la chiamavano "il Matadero" (il Macello) e quelli che ci andavano a lavorare erano soprannominati "Kamikaze"". Insomma per lui quel crollo che ha incastrato 33 uomini a settecento metri non ha avuto nulla di casuale, non è stato un incidente, era nell'ordine delle cose, prevedibilissimo. Primo o poi "Groviera" si sarebbe accasciata su se stessa come un formaggio sciolto.

Ora però a tutti piace il numero 33. "Porterà fortuna", dicono. A consolidare la superstizione, due storie. La prima è quella del minatore numero 34, Alejandro Valeria, il ragazzo di 24 anni che si è licenziato proprio la mattina del 5 agosto altrimenti sarebbe sceso insieme a tutti gli altri che sono rimasti intrappolati. E quella dell'autista dell'ultimo camion che è uscito dalla miniera mentre crollava. Questione di secondi. Ha visto la polvere nel retrovisore e ha pigiato l'acceleratore.

L'autobus corre veloce sullo sterrato lungo il deserto. Ieri la brina ha innaffiato un po' i costoni delle colline e dal terreno sono usciti dei fiorellini viola, macchie irregolari sul giallo scuro della sabbia. Sul pullman qualcuna delle donne si comincia a lamentare delle televisioni locali. "Da oggi basta - dice una -, interviste solo se ce le pagano cash", e ride. L'autobus è un microcosmo di avventure personali. Ci sono i parenti di Raul Bustos, uno dei sepolti vivi che è diventato il più famoso da queste parti per la sua doppia tragedia: sei mesi fa, alla fine di febbraio, quando ci fu il terremoto, perse ogni cosa a Talcahuano, nel sud del paese, dove viveva e lavorava in una acciaieria; tecnico specializzato in idraulica, dal sud si è trasferito quassù per lavorare nella miniera di San José. Ci sono anche il padre e la madre di Ariel, il giovane minatore mai apparso fino ad ora nei video girati sottoterra. Si scrivono, ci dice, ma non l'hanno mai visto. Nell'ora scarsa che dura il viaggio, i familiari si scambiano notizie, impressioni. Parlano delle informazioni sulle fasi del recupero e di quello che sono riusciti a sapere dei loro cari. Nonostante il reality tv sembrano conservare un filo di solidarietà comune.

Non lontano dall'ingresso della miniera, su uno spiazzo rialzato, e ora anche circoscritto da un drappo di stoffa e chiuso, sono state piantate 33 tende gialle col tetto rosso: una per ogni famiglia. È li che passano la giornata prima di riprendere il pullman che li riporterà a casa dopo il tramonto. Adesso i responsabili governativi dell'accampamento "Esperanza" stanno cercando di isolare i familiari dai giornalisti. Di proteggerli almeno un po'. Stampa e tv, nel frattempo, ingoiano di tutto: anche familiari falsi o lontanissimi parenti dei sepolti vivi, che approfittano della bulimia generale per partecipare allo show. 

 

 


 

L'INCIDENTE

Cile, la terra trema
paura per i minatori

Una scossa di 4,5 gradi nella zona dove sono imprigionati i 33 uomin. Giù sono arrivati anche i pasti caldi e le brandine. Ma per il salvataggio i tempi sono lunghi

dal nostro inviato OMERO CIAI

SAN JOSE'  -  La terra trema, una scossa breve che si confonde con il rumore della trivella che ha iniziato a bucare la roccia. Sono tonfi secchi, continui, di un grande pistone che colpisce la montagna. L'operazione che potrà restituire il cielo e le stelle ai 33 minatori è iniziata ieri notte, ma il piccolo terremoto (4,7 gradi Richter) ha ricordato a tutti quando sia precaria la situazione: un altro crollo nelle gallerie potrebbe diventare fatale. Da ieri i minatori ricevono pasti caldi. Prima una bottiglietta di plastica a testa con il brodo, poi pollo e riso. Duemila calorie al giorno è la dieta decisa dai medici. Le tre sonde (las palomas) che arrivano fino a settecento metri di profondità hanno sette centimetri di diametro e consentono il passaggio di molte cose. Ieri i 33 uomini hanno ricevuto dei lettini pieghevoli, molto leggeri, grazie ai quali non dovranno più dormire a contatto del suolo.

I tempi di recupero dei minatori però restano eterni, "forse Natale", dicevano ieri mattina i tecnici che seguono la perforatrice. Anche se è arrivata un'altra macchina che effettuerà un sondaggio in un'altra zona della montagna, alla ricerca di una strada più corta per raggiungerli. L'incubo per tutti è il rischio di smottamenti, di crolli. Per questo il terremoto è stato come un brivido di terrore. Il Cile è un paese ad altissimo rischio sismico. Appena sei mesi fa le scosse distrussero, insieme al maremoto, vaste zone del sud che, ancora oggi, soffrono le conseguenze.

Fino a qualche giorno fa, il governo cileno e i funzionari incaricati delle operazioni di recupero, speravano di trovare una soluzione più rapida per estrarre i minatori. C'è una data simbolica, politicamente significativa, che avrebbe fatto felice il presidente Piñera. Il 18 settembre, festa dei duecento anni dell'indipendenza cilena dalla Corona di Spagna. Ma ormai nessuno ci pensa più. Le ragioni della sicurezza sono prioritarie.

E' probabile che il salvataggio dei minatori si svolga di notte. L'altra opzione sarebbe quella di bendarli per proteggerli dall'impatto con la luce, pericoloso dopo tanto tempo sottoterra. Mentre i soccorritori stanno già cercando indumenti protettivi speciali per scongiurare shock termici. L'ultima fase, quella del recupero dei 33 minatori, durerà almeno tre o quattro giorni visto che dovranno essere issati uno per uno lungo il tunnel.
In Cile è arrivato anche un team di esperti della Nasa, il loro compito sarà quello di dare consigli sulla sopravvivenza in spazi ristretti per un lungo periodo di tempo. I minatori dovranno imparare a vaccinarsi anche perché il rischio principale della vita sottoterra sono le infezioni.

( 01 settembre 2010 ) © Riproduzione riservata


 

 

 

IL REPORTAGE

Le voci dei sepolti vivi
nell'inferno di San José

Tra i parenti dei 33 minatori intrappolati nella miniera cilena fra paure, speranze, lacrime, promesse di matrimonio: abbiamo passato una giornata con loro dal nostro inviato OMERO CIAI

MINIERA DI SAN JOSE' (Deserto dell'Atacama) - Neppure trenta secondi ma Lily è contenta. Ha ascoltato dal vivo la voce di Mario, il marito, da sotto la terra. Appena un rumore, un sospiro: "Mario, Mario", ha detto lei. "Ti bacio, ti abbraccio", ha detto lui. "Sono qui, ti aspetto", ha detto lei. Si è asciugata le lacrime ed è scesa dalla collinetta sull'ingresso della miniera verso l'accampamento "Esperanza". Per qualche minuto una delle sonde che hanno raggiunto il rifugio dei minatori cileni intrappolati ha funzionato come telefono tra loro e i familiari. Pochi secondi per ognuno, "ma sentire la voce dà forza, dà speranza", dice Lily. Jessica ha ricevuto una proposta di matrimonio da Esteban. Stanno insieme da vent'anni ma lui non ha mai voluto celebrare le nozze in chiesa. Ieri, nell'emozione, ha ceduto. "Lo giuro, appena esco ti sposo. In chiesa, alla grande...", ha detto a Jessica. E lei ha ridisceso la collinetta quasi arrossendo come una novizia.

Poco dopo l'alba il sole già brucia nel deserto dell'Atacama nonostante l'inverno australe. È un paesaggio di sabbia e sassi con le colline che si alzano per sette o ottocento metri tutto intorno. Niente acqua, niente vegetazione, niente vita. Solo sabbia e sassi. La miniera appare all'improvviso sulla cima di una collinetta in mezzo alla nebbiolina. Il costone è graffiato da grandi messaggi scritti nella roccia ("Fuerza mineros") e trafitto da 33 bandiere del Cile, una per ognuno dei minatori sepolti. Al lato della strada piccole tende e un prefabbricato.

"Sopravvivere là sotto", racconta Heriberto Marquez, un minatore di 63 anni, "è un inferno, per il caldo e l'umidità". Però, dicono gli esperti del governo, laggiù a settecento metri sottoterra si sono organizzati bene. Per qualche ora quando fuori è giorno accendono le luci dei camion e dei loro caschi per simulare la mattina e separarla dalla notte. Si muovono in una stanza larga quattro metri ed alta circa tre, ma hanno un altro chilometro di galleria verso il basso, libero dai massi del crollo.

Nel nuovo video, diffuso ieri, si vede che stanno un po' meglio. Mario Sepulveda, il primo che parla, e che descrive l'ambiente, ha indossato il casco rosso e si mostra meno impaurito e agitato dell'altro giorno. Hanno trascorso diciotto giorni mangiando due cucchiai di tonno ogni quarantotto ore mentre ora hanno acqua a volontà e gli arriva la colazione. Quando riescono a parlare con i familiari tutti chiedono birra e sigarette, ma sono prodotti vietati insieme alle lamette da barba.

I medici che seguono le operazioni di soccorso hanno stabilito un calendario decisamente salutista. Li vogliono nella forma migliore. Niente alcol e niente tabacco. Piuttosto ginnastica. La versione ufficiale per le lamette da barba è il rischio di infezioni per le lievi ferite che possono produrre sul volto quando ci si sbarba. Ma il commento generale è che gli psicologi temono che qualcuno più depresso degli altri possa fare qualche fesseria con le lamette. Per alleviare la rabbia dall'assenza di sigarette, invece, gli hanno spedito con le sonde delle gomme da masticare alla nicotina. Quelle che si usano, spesso con scarsissimi successi, per smettere di fumare.

C'è un minatore che non si è mai visto. Si chiama Ariel Ticona, è un ragazzo di 29 anni. Anche ieri s'è rifiutato di farsi riprendere nel video. Sua moglie è incinta e sta per partorire. E in una lettera di poche righe che ha scritto ai familiari, Ariel dice che non vuole che la sua compagna lo veda in queste condizioni. Smagrito, con la barba, lo sguardo accecato dal flash. "Ariel è timidissimo", racconta il padre, minatore anche lui, "non vuole mai essere fotografato. Mi ha chiesto di far filmare il parto della moglie così quando tornerà potrà vedere la nascita di suo figlio".

Nei cento metri di sabbia e sassi tra l'ingresso della miniera e il prefabbricato dell'accampamento Esperanza, i familiari vagano insieme ai fotografi in attesa di novità. Molti salgono su con il pullman che parte tutte le mattine da Copiapò e in meno di un'ora li scarica qui. Altri, come Lily, la moglie di Mario Gomez, non se ne sono mai andati. Lei stringe ancora tra le dita i tre foglietti bruciacchiati della prima ed unica lettera che gli ha spedito il marito dal fondo della miniera. Gli dice di baciare tutti, figli e nipoti, le promette che riemergerà da quelle maledette gallerie e che vivranno insieme felici per tanti anni ancora.
Sono famiglie allargate quelle dei minatori. Spesso un uomo che lavora in miniera è l'unico stipendio per sei o sette figli. Come Heriberto, che ha 63 anni, è in pensione ma è tornato in miniera per mandare a scuola i nipoti. In Cile i minatori fanno turni di dodici ore filate per sette giorni consecutivi e riposano i sette giorni successivi. Lui, Heriberto Marquez, s'è salvato dal crollo ma adesso è l'attore di un altro dramma insieme ai 170 operai della miniera di San José rimasti senza lavoro. La proprietà è praticamente fallita e di loro, visto che son vivi, non si sta occupando nessuno.

Vicino al pozzo della miniera c'è la macchina perforatrice, quella che dovrebbe scavare il tunnel largo 66 centimetri per estrarre i sepolti vivi. È ferma. Manca un pezzo che deve arrivare in aereo dalla Germania. Sulle modalità del recupero ormai si ascolta di tutto. Ieri i minatori si sono spostati più in basso, in un'area meglio aerata, meno calda e soffocante. La cosa più semplice da fare sarebbe scavare nella roccia che è franata e ha interrotto la galleria. Trenta metri, non di più. Ma è pericoloso. Nessuno assicura che in quel modo, cercando di liberare la galleria, non ci sarebbero altri crolli. Così ci sono il piano A e il piano B della perforatrice. Il primo prevede almeno due mesi di lavoro. Non proprio fino a settecento metri perché in realtà l'ostruzione della galleria è più in alto ed i minatori potrebbero risalire almeno un centinaio di metri. L'altro piano è quello di allargare il piccolo tunnel già scavato dalla sonda che ha raggiunto i minatori una settimana fa.
Tempi lunghi, comunque. E molta paura. Gli altri minatori sono molto meno ottimisti dei funzionari del governo, ministri ed esperti, che si alternano sul palcoscenico della miniera. San José, dicono, è un pozzo maledetto. Ci sono già stati molti incidenti. Quattro anni fa venne chiusa. Poi quando il prezzo del rame iniziò di nuovo a schizzare in alto alla Borsa di Londra, la riaprirono. La maggior parte dei minatori tornò perché pagavamo meglio che in altre miniere. Niente dell'altro mondo ma più di mille euro. Visto il rischio. Quello dei crolli.

Adesso le mogli e le figlie dei sepolti vivi incidono parole sui massi più grandi. Il nome del congiunto e una frase o un ricordo. "Ti aspettiamo". Gli alunni di una scuola elementare hanno dipinto un drappo verde che ora è appeso all'ingresso. Valentina manda un cuoricino, Fernando scrive "non siete soli", Pablito spera che escano da quel pozzo vivi. Vivi come sono adesso settecento metri sottoterra. È un gioco di resistenza. Dopo esser scampati alla morte una volta si è pronti a sopportare anche questo tempo che sembra infinito pur di ricacciarla ancora, la morte, un'altra volta. Ma quassù nessuno azzarda previsioni. Si va avanti ora per ora nella speranza che tutto resti com'è. Che la roccia non si muova e che loro resistano. Forti come Lily. Che aspetta e che non abbandona mai il suo posto sotto il cielo del deserto dell'Atacama.
 

( 31 agosto 2010 ) 

 

MINA SAN JOSÉ | Comenzarán a perforar el lunes a primera hora

Los equipos de rescate, listos para perforar la mina de los obreros atrapados

Los equipos de rescate preparan la máquina perforadora. | Afp

Los equipos de rescate preparan la máquina perforadora. | Afp

  • La máquina tiene capacidad para excavar hasta 700 metros de profundidad
  • La perforación podría prolongarse durante tres o cuatro meses

La operación de perforación para liberar a los 33 mineros chilenos atrapados comenzará el lunes a primera hora de la mañana, según ha confirmado el ingeniero jefe encargado de las perforaciones.

Esta operación forma parte del 'plan B' que tenían previsto los equipos de rescate, que tiene como objetivo acelerar la salida de los mineros atrapados en Campamento Esperanza. En un primer momento, las autoridades habían fijado un plazo de tres meses para sacar a los obreros, sepultados a más de 600 metros de profundidad.

Una perforadora gigante de fabricación australiana está siendo instalada en la zona para comenzar a excavar a primeras horas del lunes. El ingeniero chileno que ha confirmado la puesta en marcha del intento de rescate comprende que la perforadora "baje unos 702 metros en línea recta hasta el refugio" en el que se encuentran los mineros. Ha precisado que la perforación podría prolongarse durante tres o cuatro meses.

Según el Gobierno chileno, un primer túnel que se empezará a perforar este domingo permitirá proporcionar a los atrapados recursos básicos, la perforación en este caso duraría unos 90 días. El ministro de minería ha confirmado que el Ejecutivo planea acelerar el rescate: "Obviamente estamos mirando a otras opciones y además si es posible acelerarlo (el rescate), bienvenido sea y va a ser una opción que obviamente se tomará".

Los familiares han mostrado ya su esperaza e ilusión ante el aparente avance en las tareas que podrían permitir que los mineros vuelva a ver la luz del sol. "Estamos muy contentos ya que cualquier posibilidad de sacarlos antes sería maravilloso", dijo Cristina Nunes, esposa de Claudio Yáñez, uno de los mineros.

Hasta la NASA se va a poner al servicio de Chile para poner un final feliz a la historia de supervivencia de los mineros de la mina San José. Expertos de la agencia espacial se trasladarán esta semana al lugar para colaborar con las tareas de perforación.

Mientras llega el esperado rescate, los mineros han recibido -mediante las sondas perforados, proyectores de vídeo, MP3 y vídeos con mensajes alentadores y de entretenimiento para sobrellevar el 'encierro'.


 

(ANSA) - SANTIAGO DEL CILE, 28 AGO - Il Governo cileno spera di salvare i 33 minatori intrappolati nelle gallerie della miniera di San Jose' alla meta' di ottobre.

Due mesi, e non tre o quattro come ipotizzato finora per le operazioni di recupero che cominciano domani. Il tunnel sara' scavato in linea retta fino al rifugio degli operai (a una profondita' di 700 m). Ai minatori potrebbe essere chiesto di salire fino al livello di 300 m dove l'uscita e' bloccata da un masso dal peso calcolato in 700 tonnellate.

 

28 ago

La depressione, anzi il rischio di impazzire: sono i nemici principali dei 33 minatori cileni intrappolati 700 metri sotto terra, soprattutto perché prima che possano essere raggiunti dai soccorritori passeranno dei mesi: per questo attraverso la piccola galleria che costituisce l’unica via di comunicazione con la superficie verranno inviati generi di conforto come un proiettore e un sostituto della nicotina. Come riporta il quotidiano spagnolo El Pais, i soccorritori hanno inviato una piccola telecamera che i ministri hanno utilizzato per registrare dei messaggi; dal punto di vista tecnico, verrà usata per stabilire quali siano le condizioni nel rifugio soprattutto a causa della forte umidità, che potrebbe provocare delle lesioni alla pelle. Proprio l’umidità impedisce l’uso di cerotti alla nicotina come sostituti del sigarette - proibite dai medici - a causa del rischio di lesioni cutanee: otto minatori hanno tuttavia accettato delle gomme da masticare a base di nicotina; più avanti verrà calato anche un proiettore con dei film, ma gli psicologi dovranno prima stabilire il tipo di pellicole per non farli troppo emozionare. In arrivo - oltre alle torce, già inviate - delle luci più potenti che possano far distinguere il giorno dalla notte ristabilendo un minimo di ciclo biologico regolare, e 33 mini-Bibbie omaggio di un pastore avventista. Domenica è previsto inoltre l’arrivo di una squadra speciale inviata dalla Nasa, esperta in condizioni di isolamento.

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La storia è ormai tristemente nota: 33 minatori cileni, scampati miracolosamente al crollo del tunnel nella miniera di San Jose, ubicata nei pressi di Copiapo, città a settecento chilometri dalla capitale Santiago.

Ora però sono bloccati nelle viscere della Terra dal 5 agosto, quando lo smottamento ha tagliato loro ogni possibilità di risalire in superficie. Quindi i minatori, sani e salvi nel rifugio d'emergenza, dovranno aspettare almeno due mesi prima che si riesca a scavare nella montagna un canale alternativo che permetta loro di tornare a vedere la luce del sole. In questa storia, che mescola miracolo e speranza, un ruolo da protagonista potrebbe averlo anche la Nasa, interpellata direttamente dal governo cileno e pronta a offrire aiuto e consulenza.

Secondo quanto affermato dal ministro della Salute sudamericano, Jaime Manalich, le condizioni in cui dovranno vivere i minatori nelle prossime settimane non sono troppo dissimili da quelle degli astronauti in missione nello spazio o degli equipaggi che lavorano nei sottomarini: ambiente ristretto, senso di claustrofobia, difficoltà a effettuare movimenti e a nutrirsi correttamente. Seguendo il protocollo alimentare degli astronauti, i minatori dovrebbero riuscire a tenersi in forma grazie a compresse reidratanti e cibi altamente proteici. Paradossalmente, proprio qualche giorno uno studio aveva dimostrato che pochi mesi nello spazio conducono a un invecchiamento repentino e drastico del corpo umano: ed è proprio questo che dovrà essere evitato, in modo che i minatori abbiamo le forze necessarie per utilizzare il tunnel di salvataggio che sarà largo appena un metro.

Un altro problema che potrebbe presentarsi è quello della diffusione di infezioni: la prima sonda inviata al gruppo di superstiti ha permesso di distribuire gel antibiotico e colliri per l'idratazione oculare. Fondamentale sarà poi il gioco di squadra tra i componenti del gruppo, che peraltro hanno già eletto un proprio leader, Mario Gomez, che dovranno mantenersi calmi e disciplinati per tutta la durata delle operazioni di soccorso. Il mantenimento di continui contatti con la terra ferma e con i propri cari permetterà di mantenere alto il morale e di continuare a percepire lo scorrere del tempo: in quest'ottica si sta allestendo un sistema di comunicazione con la superficie.

La Nasa sarà quindi coinvolta anche nelle azioni di supporto psicologico, da effettuarsi quando il gruppo sarà tratto in salvo, inevitabili dopo una così prolungata lontananza dalla vita di tutti i giorni: si tratta dello stesso programma seguito dagli astronuati che vivono per mesi nelle stazioni spaziali orbitanti. Per ora non si hanno invece notizie di coinvolgimento dell'agenzia spaziale sul piano meramente tecnologico o di supporto alle attività di recupero e salvataggio dei minatori. Pochi mesi fa il Cile, squassato da un violento terremoto, aveva trovato nella tecnologia e più specificamente nei social network, un mezzo per condividere efficacemente informazioni tempestive e ovviare all'assenza dei normali sistemi di comunicazione.

 

La promessa del presidente del Cile: "I minatori festeggeranno il Natale a casa"

BUENOS AIRES - È iniziata ieri l'Odissea umana e tecnologica. La macchina dei soccorsi per il recupero de Los 33 minatori cileni intrappolati dal 5 agosto nelle viscere della miniera, è partita. Tutti parlano di lei, Xtrata 950, un mostro di 30 tonnellate. La perforatrice è arrivata a pezzi, per essere assemblata in loco. A Copiapò l'attesa è messianica. Le speranze di riemersione de Los 33, sono riposti sulla sua efficienza: trivellare la montagna, praticarle un foro di 66 centimetri su una delle pendici e soprattutto evitare altri smottamenti interni che potrebbero essere fatali ai prigionieri della terra.Dopo il primo giorno, quello dell'entusiasmo dei soccorritori e della gioia delle famiglie è l'ora dell'organizzazione dei lavori. Due i momenti cruciali, contigui ma distinti: l'assistenza fisica e psicologica ai minatori per quattro lunghi mesi e le procedure di trivellazione, guidate da geologi e ingegneri.

«A casa per Natale». Con queste parole il presidente cileno Sebastian Piñera ha garantito ai telespettatori della tv cilena che i 33 lavoratori bloccati in fondo alla miniera di San José, nel deserto di Atacama, saranno portati in salvo per la fine di dicembre. «Non saranno probabilmente con noi per il Bicentenario (dell'indipendenza del Cile, che si celebra il 18 settembre, ndr), ma lo saranno per Natale e Capodanno», ha dichiarato a margine di una breve cerimonia religiosa tenuta al palazzo presidenziale di Santiago, dedicata ai minatori.
Dopo gli annunci di lunedì ieri sono arrivate le prime indicazioni chiare per salvaguardare la loro capacità di resistenza. Molta attenzione all'aspetto psicologico dei minatori. Per questo il ministro della Sanità, Jaime Manalich, dopo aver consultato esperti nutrizionisti e di sopravvivenza in situazioni estreme, ha previsto esercizio fisico e libri, video e giochi per passare il tempo senza che lo sconforto e la depressione possano prevalere: dovranno potenziare i muscoli addominali ma non ingrassare, per non mettere in pericolo la capacità di risalita.

Il programma messo a punto dagli esperti prevede anche turni di dodici ore di riposo alternati a ore di guardia. Ovvero presidi mirati a captare eventuali nuovi smottamenti. Uno dei massimi esperti della sicurezza civile di Santiago, Juan Carlos Subercaseaux, ribadisce d'altro lato l'importanza per i minatori di creare una routine giornaliera, impegni da assolvere per mantenere la lucidità mentale.

Tra quattro giorni il ministro considererà terminata la fase di alimentazione di sicurezza e ai minatori saranno somministrati cibi solidi attraverso le tre palomas, le sonde che hanno raggiunto il luogo dove si sono rifugiati i minatori dopo il crollo.

La vicenda de Los 33 ha riacceso il dibattito sull'iniquità che regna nel paese più sviluppato dell'America Latina. Negli ultimi due anni, quelli della crisi mondiale, le imprese cilene hanno effettuato acquisizioni di società estere per 50miliardi di dollari. Eppure le condizioni di vita nelle miniere rimangono pessime e le norme di sicurezza molto spesso vengono disattese. In particolare la miniera di San José era stata chiusa nel 2007 per violazione dei regolamenti. Proprio in un incidente in miniera, un operaio aveva perso una gamba.

Il dramma dei minatori ha rievocato un'altra tragedia, quella del 13 ottobre 1972: un aereo con 45 passeggeri si schiantò sulle Ande e dopo 72 giorni di isolamento, 16 persone sopravvissero. Molti di loro appartenevano a una squadra di rugby. Da allora i giocatori hanno costituito una società che offre corsi di sopravvivenza

25 ago-il sole24ore

Cibo, acqua e contatti con l'esterno. Ecco come i minatori cileni intrappolati possono sopravvivere

I 33 minatori intrappolati a 700 metri di profondità «non sono messi male». Sono tanti, hanno cibo, acqua, e la terza preziosa risorsa, l'informazione. Riescono a comunicare con l'esterno, sanno che si sta lavorando per salvarli e questo elimina la paura più grande «l'ignoto». Paolo Legrenzi, professore di psicologia all'università di Venezia, segue la vicenda della miniera cilena su Cnn. Ricorda un altro caso molto studiato dai suoi colleghi, avvenuto sempre in Cile nel 1972: i sopravvissuti dell'aereo precipitato a ottobre sulle Ande e salvati a Natale. Costretti a mangiare i resti dei passeggeri morti, la loro storia ispirò il film «Alive».

«Quei sopravvissuti avevano il vantaggio di stare all'aperto, a contatto con la natura. Rimanere sottoterra è sicuramente la situazione più angosciante ma i minatori non sono un gruppo che compete per poche risorse, hanno da mangiare e da bere. In più sanno di essere stati individuati dai soccorritori e si conoscevano già». Al contrario di persone messe insieme dal caso come i naufraghi in un'isola deserta o i sopravvissuti a un disastro aereo, i minatori possono sfruttare «l'identità professionale, sanno di fare un lavoro rischioso e che possono morire sottoterra come capita ed è capitato ai minatori in ogni parte del mondo». Non sono allenati come astronauti ma hanno «la consapevolezza del loro destino», prevale così «l'entusiasmo di essere vivi».

Legrenzi osserva che questa convivenza forzata sottoterra sarà «un grande esperimento naturale», ricorda che l'uomo è una specie «con grande capacità di sopravvivenza e adattamento» ma giudica saggia la decisione dei soccorritori di non dire agli intrappolati che ci vorranno tre-quattro mesi per creare una via d'uscita. «Quelli che stanno sotto devono avere fiducia in quelli che stanno sopra: meglio non fare promesse che non si è assolutamente certi di poter mantenere. Ricordo che Alfredino Rampi (il bambino che cadde e morì in un pozzo vicino a Frascati nel 1981 ndr) a un certo punto si fidava più dei pompieri che dei suoi genitori perché sapeva che solo quelle persone lo potevano aiutare». È utile invece alleviare il senso di impotenza. «Hanno chiesto ai minatori di collaborare a togliere i detriti, questo li aiuterà».

La situazione psicologica dei minatori - continua Legrenzi - è la stessa di quella in cui si possono trovare i soldati in una guerra moderna con gli eserciti non più divisi da una frontiera. Non a caso queste situazioni sono state studiate da psicologi israeliani. «Prenda un gruppo di quattro soldati israeliani che pattugliano i confini con il Libano e a un certo punto si ritrovano in una zona nemica: sanno che se si muovono e comunicano possono essere intercettati e catturati. Devono rimanere immobili». Anche se sopra i loro elmetti splende il sole, la sensazione di isolamento è uguale. «Sono colleghi di lavoro che si ritrovano in un ambiente ostile. La stessa cosa potrebbe succedere ai soldati in Afghanistan».

Paradossalmente i minatori cileni non stanno peggio dei newyorkesi paralizzati dal blackout del 1977, spiega Legrenzi. Si può obiettare che il buio durò solo 24 ore. «Nessuno sapeva quanto sarebbe durato quando è andata via la luce e si diffuse il panico che come si sa è contagioso. In questo caso ci vuole solo molta pazienza».
angela.manganaro@ilsole24ore.com

25 ago

LA PERFORATRICE SUDAFRICANA - Per raggiungere Los 33 e trarli in salvo, uno alla volta, viene ordinata una perforatrice speciale: è un «mostro» da 30 tonnellate che si chiama Xtrata 950 ed è prodotta da una società svizzera molto nota nel suo settore. La Xtrata può scavare fino a 15-20 metri al giorno e raggiungere fino a 1.000 metri di profondità, scavando un tunnel di 38 cm di diametro che viene successivamente allargato fino a 66 cm. Quanto basta per recuperare un uomo alla volta. Nel frattempo i minatori sono stati raggiunti da  tre palomas, le sonde attraverso le quali riceveranno liquidi e cibo.


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«Sono vivi», messaggio dal ventre della miniera

di Fabio Bozzato

su il manifesto del 24/08/2010

Cile, biglietto degli intrappolati: quattro mesi per salvarli

Estamos bien en el rifugio los 33. Questo è il messaggio arrivato nel pomeriggio di domenica dalle viscere della terra. Miniera San José, Copiapo, nord del Cile. «Stiamo bene, nel rifugio, tutti e 33»: lo hanno scritto in rosso su un pezzo di carta i minatori da 17 giorni intrappolati a settecento metri di profondità, vittime di un crollo nelle gallerie del rame accaduto il 5 agosto scorso. La sonda che finalmente li ha raggiunti ha riportato in superficie il messaggio. Ormai le possibilità di trovarli in vita erano disperate.
Appena radio e tv hanno dato la notizia, una scarica di emozione ha attraversato il paese: clacson per le strade, crocchi negli incroci, sventolio di bandiere, la centrale Piazza Italia di Santiago ha cominciato a riempirsi. A sera sono arrivate anche le immagini, mentre la sonda incominciava a inviare medicinali, comunicazioni, viveri. Ora è la fase del recupero. Si dovrà scavare un percorso di 66 cm di diametro. Per portarli su, occorreranno tre-quattro mesi. Ma i trentatre minatori sono vivi.
Qui si dice che è un miracolo. Sarà stato San Lorenzo, il santo dei mineros, a esaudire le preghiere delle famiglie che hanno piantato le tende centinaia di metri più in alto, all'ingresso della galleria. Il loro accampamento Esperanza ha sfidato il panico dei proprietari della miniera, i dubbi delle istituzioni, la presenza dei carabineros. Mai era successo di ritrovare vivi minatori dispersi da così tanto tempo.
Ma i familiari erano sicuri. E così gli altri minatori. È il sapere degli operai, ci raccontava il giorno prima il presidente del sindacato Confederacion Minera Nestor Jorquera: «Sono vivi, per il tipo di terreno, perché conoscono bene le gallerie, per il luogo dove si trovavano al momento del crollo, perché resistono ad una fatica inimaginabile. Noi sappiamo che sono vivi. Il ministro dubita, ma lui è la prima volta che vede una miniera".
Il ministro ora osannato è Laurence Golborne, un ingegnere 48enne con alle spalle una brillante carriera manageriale. È la generazione di manager arrivata al governo con la vittoria, nel febbraio scorso, delle destre guidate dal presidente Sebastian Piñera. Quando i giorni scorsi il ministro aveva dato per spacciati i minatori, era stato interrotto dai familiari di fronte alle telecamere: «Dovreste tenerla voi la forza per resistere e continuare», si era alzata una voce dura e triste, da uno dei tanti che vivevano nell'accampamento Esperanza. La scena ha fatto il giro del paese.
Piñera si è giocato una partita importante per la sua popolarità. Nonostante la miniera sia gestita da un'impresa privata, con dirette responsabilità nell'accaduto, il presidente-imprenditore ha investito direttamente il governo, ha coinvolto tutti gli organi tecnici e ha fatto arrivare «i macchinari di ultima generazione dagli Stati Uniti e dall'Australia». Ha curato l'immagine nei dettagli, si è precipitato quattro volte sul luogo del dramma, accompagnato quasi sempre dalla moglie, Cecilia Morel, che si è proposta come «amica» di madri, spose e sorelle accampate.
Il presidente sapeva che qualunque fosse il destino dei minatori, avrebbe comunque vinto la sua battaglia personale, «populista e decisionista» come la definisce Jorquera. Che aggiunge: «Eppure restano intatte le responsabilità dello Stato nel concedere autorizzazioni per la sicurezza prive di fondamento e dei proprietari, che a fronte di guadagni enormi con il rame e l'oro, non investono un peso nella sicurezza del lavoro e delle gallerie».
Piñera ha mezzo decapitato il Servicio nacional de geologia y mineria (Sernageomin) e ha annunciato una nuova legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Sembra aver centrato l'obiettivo di apparire in sintonia emotiva con il paese, di conquistare il rispetto popolare e di presentarsi come un uomo sensibile ed empatico, come solo alla sua predecessora riusciva, la socialista Michelle Bachelet. Oltre al trionfo attribuitogli dai media, quasi tutti controllati da imprese vicine alle destre e uno di sua diretta proprietà.
Resta il fatto che quella miniera non aveva i requisiti di sicurezza, che il Sernageomin gli aveva incredibilmente concesso, l'ultimo nel giugno scorso. Problemi e incidenti si registravano fin dal 1999 nelle due miniere di San José e San Antonio, entrambe di proprietà di Alejandro Bohn Berenguer. Nel 2008 aveva dovuto chiuderle per sette mesi e pagare un indennizzo di 90 milioni di pesos alla famiglia di un minero morto in un'esplosione.
Quella di Bohn Berenguer è una delle 1.335 piccole e medie imprese minerarie che lavorano in Cile, assieme alle 16 grandi aziende del settore, dove sono occupati oltre 174 mila operai. Rappresentano il cuore dell'economia del paese, il rame, che si produce in oltre 5,4 milioni di tonnellate annue, cioè 22.300 milioni di dollari in utili solo nel 2007 e 6.200 di tasse nelle casse statali. Vi è una stretta relazione tra il prezzo del rame e il numero dei minatori morti: il boom del valore del minerale che negli ultimi anni è oscillato tra i 3,1 e i 3,2 dollari a libbra, ha coinciso con il macabro record di vittime, 31 nel 2006, 40 nel 2007, 43 nel 2008.

 

Chile: Mineros afrontarán mayor rescate subterráneo de la historia

Los propios mineros tendrán que colaborar en su rescate preparando la zona en la que se encuentran para facilitar las labores que se realizarán desde la superficie.

Los 33 mineros atrapados desde hace 18 días a 700 metros de profundidad en una mina del norte de Chile pidieron hoy agua, comida y oxígeno y se preparan para afrontar el mayor rescate subterráneo de la historia.

"Estamos todos sanos y con hambre", dijeron en su primera comunicación con el exterior los obreros accidentados en el yacimiento San José, situado en la región de Atacama, a unos 830 kilómetros al norte de Santiago.

El ministro de Minería, Laurence Golborne, a cargo de la operación de salvamento, explicó que los mineros atrapados, cuyo cautiverio fue registrado este domingo por una microcámara, se encuentran a salvo en las entrañas de la mina y no tienen problemas de salud, aunque sí "mucha hambre".

"Les comuniqué que todo el país está con ellos, que los vamos a ayudar", enfatizó el ministro.

Además de agua, medicinas y alimento líquido, los socorristas han empezado a mandarles oxígeno empleando unos cilindros que hacen descender hasta el refugio donde están los mineros utilizando el conducto de la sonda que ayer les encontró sanos y salvos.

Alentado por un hallazgo que muchos consideran "milagroso", el equipo de rescate que encabeza el ingeniero André Sougarret, de la minera estatal Codelco, se apresta ahora a iniciar una larga y complicada operación que durará por lo menos tres meses.

Paralelamente, los médicos se encargarán de su recuperación física y los psicólogos les darán apoyo emocional para que aguanten todo este tiempo en las mejores condiciones.

El Ministerio de Salud pedirá asesoría a la Agencia Espacial Estadounidense (NASA) para mantener a los mineros en condiciones óptimas.

Además les enviará un cuestionario para conocer su estado físico y psicológico con preguntas como "¿quién está organizando el grupo?", "¿cuándo fue la última vez que comiste?" o "¿estás herido, golpeado o enfermo?".

Los propios mineros tendrán que colaborar en su rescate preparando la zona en la que se encuentran para facilitar las labores que se realizarán desde la superficie.

Una gigantesca excavadora de casi treinta toneladas de peso llegó desmontada en piezas hasta el yacimiento San José procedente de la División Andina de Codelco.

La máquina perforará la roca a una velocidad de 20 metros por día para excavar un túnel vertical de 66 centímetros de diámetro por el que serán rescatados los obreros.

Paralelamente al avance de las labores de rescate, también se agudiza la controversia entre las autoridades y los dueños de la minera San Esteban, a cargo de la explotación del yacimiento siniestrado.

El presidente de Chile, Sebastián Piñera, anunció este lunes castigo para los responsables del siniestro en la mina San José.

"Vamos a sancionar a todos los que tengan responsabilidades en este accidente, tanto civiles como penales", dijo el mandatario durante un acto en el Palacio de la Moneda en el que anunció la creación de una comisión para la seguridad en el trabajo que elaborará recomendaciones para mejorar las condiciones de los obreros chilenos.

Desde ayer las autoridades han recibido mensajes de apoyo de diversas personalidades, entre ellas los presidentes de Bolivia, Evo Morales; Colombia, Juan Manuel Santos; Ecuador, Rafael Correa, y Perú, Alan García, así como del jefe del Gobierno español, José Luis Rodríguez Zapatero.

El Ejecutivo criticó a de los dueños de la mina, Alejandro Bohn y Marcelo Kemeny, por no haber adoptado las medidas de seguridad que hubieran evitado el accidente.

Bohn dijo a hoy a Radio Cooperativa que él y su socio no tienen "ninguna intención de seguir con el yacimiento San José por el momento" y agregó que no hay certeza de que la empresa pueda seguir pagando el salario de los trabajadores.

Al respecto, el ministro Golborne les reprochó que no garanticen el pago de los salarios a las familias de los trabajadores, las cuales ya han anunciado la presentación de una querella en contra de los empresarios.

Además, Brunilda González, alcaldesa de Caldera, localidad cercana a la mina, interpuso hoy una querella en contra de quienes resulten responsables del accidente, que se une a una investigación abierta por la fiscalía que va dirigida contra los dueños de la mina y los funcionarios públicos que permitieron su reapertura a pesar de los accidentes ocurridos en los últimos años.

Mientras tanto, en el campamento "Esperanza", que desde hace dos semanas alberga a las familias de los 33 obreros, se respiraba este lunes un ambiente de optimismo.

El cartel colgado en las cercanías de la mina que dice "La fe mueve montañas" parece tener hoy más sentido que nunca, ya que muchos consideran un milagro que todos los trabajadores hayan sobrevivido después de dieciocho días atrapados a más de 700 metros bajo tierra.

EFE

Los 33 mineros atrapados en un yacimiento de cobre y oro, donde fueron contactados a través de una sonda y una cámara de televisión, cumplieron hoy 18 días a 700 metros de profundidad y su rescate se demorará al menos tres meses.

5 agosto: Un derrumbe en el yacimiento San José, de la empresa minera San Esteban, situada a más de 800 kilómetros al noreste de Santiago, deja a 33 obreros atrapados, uno de ellos de nacionalidad boliviana.

6 agosto: Equipos de rescate llegan al punto del derrumbe, a unos 400 metros de profundidad, mientras otros rescatistas intentar contactarse con los mineros por una chimenea de ventilación.

7 agosto: Cuando todas las esperanzas están puestas en el conducto de ventilación, un derrumbe lo obstruye. Los expertos suspenden los trabajos para buscar otra alternativa. Entre lágrimas, el ministro de Minería, Laurence Golborne, entrega la información a los trabajadores.

12 agosto: El ministro de Minería, Laurence Golborne, culpa a los medios de comunicación de "haber sacado de contexto" sus declaraciones hechas al Canal 13 de Televisión, en las que consideró "bajas" las probabilidades de encontrar vivos a los 33 obreros atrapados.

13 agosto: Dueños de la mina San José, en entrevista al diario "La Tercera", aseguran que el yacimiento cumplía con todas las medidas de seguridad y que nada hacía prever que se produciría un accidente.

15 agosto: Las autoridades aseguran que las máquinas perforadoras se toparon con una roca de 700.000 toneladas, y expertos aconsejan no continuar con el trabajo interno.

17 agosto: Los familiares de los 33 trabajadores atrapados son autorizados a entrar en el socavón para observar directamente las tareas de rescate. Ese mismo día el Gobierno reconoce, a través de la ministro del Trabajo, Camila Merino, que sabía antes del accidente del incumplimiento de las normas de seguridad en la mina siniestrada.

19 agosto: El presidente de Chile, Sebastián Piñera, informa a la opinión pública que una sonda que alcanzó los 720 metros de profundidad no hizo contacto con los mineros atrapados.

19 agosto: Expertos culpan del fracaso del trabajo de las máquinas perforadoras a la imprecisión de los planos de la empresa minera San Esteban.

20 agosto: El Gobierno chileno dispone de un mayor contingente policial en los alrededores del yacimiento, debido a las protestas que han realizado los familiares de los mineros atrapados tras los fracasos por rescatarlos.

21 agosto: Gobierno confirma que una de las sondas que perforan en el yacimiento San José está a 80 metros del lugar donde se encuentran los mineros.

22 agosto: El presidente Sebastián Piñera anuncia al país que los 33 mineros se encuentran con vida y que las labores de rescate se prolongarán por al menos tres meses.

23 agosto: Se entregan a través de una sonda los primeros alimentos y medicinas a los 33 obreros atrapados a 700 metros bajo tierra.

 

-EFE

23 agosto 2010

CILE

Sonda raggiunge minatori intrappolati
Un medico: "I 33 sono in perfetta salute"

Il tubo ha portato acqua e medicinali al gruppo che ha comunicato con i soccorritori. Stabilito anche un contatto radio. Il loro destino affidato a una macchina perforatrice ma ci vorranno 120 giorni per salvarli. Il governo chiede aiuto alla Nasa

SANTIAGO DEL CILE - Sono ancora vivi, e la loro sopravvivenza è ora affidata a una sonda, alla quale è stato dato il nome di "paloma" (colomba). Acqua e medicinali sono arrivati ai 33 uomini intrappolati 1dal 5 agosto scorso a 700 metri di profondità nella miniera di San Josè nel deserto di Atacama, 800 chilometri a nord di Santiago del Cile. "Sono in perfetta salute" ha assicurato Paula Newman, il medico che è riuscito a comunicare con il gruppo. Ma le condizioni in cui si trovano sono estreme e il governo cileno ha chiesto aiuto alla Nasa per gestire la situazione che esperti locali hanno equiparato a quella dei marinai che passano mesi in un sottomarino o degli astronauti nelle stazioni spaziali.

In serata il ministro delle risorse minerarie, Laurence Golborne, ha parlato via radio con tutti i 33 minatori: il loro stato d'animo è buono e hanno urlato 'Viva il Cile'. "Abbiamo raccontato loro che in superficie c'è un accampamento con le loro famiglie, e abbiamo porto loro i saluti del presidente della Repubblicà - ha detto Golborne - ci siamo resi conto che sono ben organizzati, immediatamente hanno dato il telefono al capo di turno, don Lucho, che tranquillamente e con grande controllo della situazione ci ha informati di tutto quello che occorre loro". Il ministro ha detto anche che i minatori hanno confermato che stanno bene, che non hanno avuto problemi di salute a parte l'irritazione agli occhi dovuta alla polvere, che vorrebbero avere spazzolini da denti. Hanno chiesto notizie dei loro compagni che erano usciti poco prima del crollo e hanno urlato di gioia sapendo che erano tutti salvi. Quindi hanno spiegato di non aver potuto utilizzare il rifugio in galleria per problemi di ventilazione. Il ministro ha infine precisato di non aver detto loro che potrebbero essere necessari quattro mesi per riportarli in superficie.

Di fatto, il gruppo potrebbe rimanere a 700 metri di profondità fino a Natale. Le speranze sono affidate a una gigantesca macchina perforatrice, con un peso di 33 tonnellate, che inizierà a operare nelle prossime ore. Il ministero della Salute cileno ha reso noto che chiederà l'aiuto della Nasa proprio al fine di utilizzare tecniche già sperimentate dagli esperti americani nella gestione di situazioni estreme, come appunto quelle dei marinai e degli astronauti. Gli aiuti punteranno ad avere informazioni soprattutto da un punto di vista nutrizionale, anche perché - precisano i media locali - la Nasa ha ormai da molto tempo sviluppato un protocollo alimentare con cibi speciali, con particolare cura soprattutto nella tolleranza dei liquidi e il dosaggio dell'acqua che sarà inviata con la sonda "paloma".

Il destino del gruppo dipende molto da "paloma", un tubo in pvc di poco più di 10 centimentri di diametro: dopo i lavori fatti per rinforzare la galleria, la sonda è riuscita nel suo primo viaggio e ha raggiunto i minatori portando acqua e, successivamente, un pezzo di carta con una serie di domande per determinare lo stato di salute, insieme con medicinali di vario tipo, tra i quali antibiotici e vaccini contro il tetano. Molti dei minatori hanno contratto una seria infezione intestinale, dovuta alla carenza di cibo e di acqua: proprio per questo, gli esperti stanno in queste ore cercando di ristabilire la giusta idratazione. Poi saranno gli stessi lavoratori a dare indicazioni sulle loro necessità.

Ai minatori intrappolati, sempre grazie a "paloma", arriverà anche un concentrato liquido di sali minerali e zucchero. Dopo 24 ore l'alimentazione sarà affidata a un gel ricco di proteine e carboidrati. L'intero processo durerà circa 36 ore, rilevano i medici che si trovano sul posto, i quali sono tra l'altro preoccupati dalla situazione psicologica dei minatori. Proprio per questo, saranno inviati anche antidepressivi e tranquillanti. In seguito sarà infine istallato in un secondo condotto un telefono per stabilire un contatto diretto con i minatori. La videocamera giunta ieri nelle profondità della terra, ha mostrato immagini dei minatori, ma il forte rumore di una cascata che si trova nella zona ha impedito le comunicazioni.

A dare fiducia a 33 famiglie e a tutto il Cile che segue con apprensione la vicenda, è stato Mario Gomez, 63 anni. Mario aveva cominciato a lavorare in miniera a 12 anni, come suo padre prima di lui, come i suoi sei fratelli. Oggi è il protagonista dei media cileni, per i quali è diventato il capo del gruppo nella miniera San José. E' anche l'autore del biglietto che ha commosso tutto il Paese. Nel testo inviato alla moglie, arrivato in superficie tramite "paloma", ha scritto con grandi lettere azzurre: "Dai tanti baci ai nostri figli e ai nipoti, dì loro che li amo tanto, che devono stare tranquilli. Il mio amore per te è sempre più grande, saremo felici per sempre, insieme con la nostra famiglia".

Gomez, raccontano i media locali, è un uomo dalla vita avventurosa, rigoroso, onesto, soprannominato "il navigatore" perché ha lavorato anche come marinaio. Poco più che bambino abbandonò la scuola: il padre morì giovanissimo e gli lasciò il duro incarico di occuparsi dei suoi sei fratelli, tutti più piccoli. E lui cominciò a lavorare in miniera. La moglie Lily ricorda che Mario ha avuto sempre una passione per la montagna.

Nel biglietto, Mario chiede tra l'altro alla moglie che racconti quello che i minatori hanno passato negli ultimi mesi, dei problemi avuti nelle gallerie, della mancanza di sicurezza. Dal giorno del crollo, Lily e la figlia Roxana non si sono mosse dall'accampamento Esperanza organizzato subito dopo la tragedia all'ingresso della miniera. Giorno dopo giorno hanno seguito le informazioni fornite dalle autorità: Lily ha sempre indossato una maglia bianca con la scritta "Mario, te esperamos" ("Mario, ti aspettiamo").

video

http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/08/24/cile_

minatori_sepolti_liberati_forse_a_natale.html

i minatori intrappolati cantano l'inno nazionale

http://rottasudovest.blog.lastampa.it/rotta_a_sud_ovest/2010/08/

le-prime-immagini-dei-33-minatori-cileni-intrappolati.html

 

CILE- 22 agosto

Vivi i 33 minatori intrappolati da 17 giorni
Per tirarli fuori ci vorranno quattro mesi

Sono riusciti a raggiungere uno dei rifugi allestiti lungo le gallerie, dove hanno trovato ossigeno e provviste. E tramite la sonda che li ha raggiunti hanno fatto arrivare un biglietto in superficie

SANTIAGO DEL CILE - Dopo 17 giorni di ansia, possono tornare a sperare le famiglie e i colleghi dei 33 minatori intrappolati a 700 metri di profondità in una miniera di rame e oro nel deserto cileno di Atacama: un messaggio scritto su un pezzo di carta inviato con la sonda che ha raggiunto il rifugio in cui si sono riparati ha annunciato che sono tutti vivi. Lo ha confermato lo stesso presidente Sebastian Pinera, che si è precipitato sul posto, a 830 chilometri a nord di Santiago: quando la sonda ha raggiunto la quota -700 sono cominciati a trapelare segnali di vita, prima dei colpi battuti sul tubo d'acciaio, poi finalmente il pezzo di carta "venuto dalle viscere della terra", come ha detto Pinera sventolandolo trionfalmente. "Ci dicono che sono vivi, ci dicono che sono uniti", ha aggiunto il capo dello Stato.

Il messaggio conferma le speranze dei tecnici: al momento dello smottamento che ha fatto franare la miniera, i minatori sono riusciti a raggiungere uno dei rifugi allestiti lungo le gallerie, con provviste e ossigeno. Per questo sono riusciti a sopravvivere dal 5 agosto ad oggi, nella galleria caldissima di giorno e freddissima di notte, quattro chilometri e mezzo dentro alla miniera, con 700 metri di roccia sopra di loro.

Adesso comincia la seconda fase dei soccorsi: bisogna riuscire a tirarli fuori il più presto possibile. Ma è un compito difficile: per scavare una galleria che li raggiunga, saranno necessari almeno quattro mesi, hanno già calcolato i tecnici. Nel frattempo, una nuova sonda di diametro maggiore sarà fatta scendere per rifornirli di cibo, luce e aria. Dovranno resistere ancora a lungo.


Tutto si complica per il riscatto dei minatori cileni

Mesi. Ormai il governo cileno parla apertamente di mesi per il riscatto dei 33 minatori rimasti prigionieri della miniera San José, nella regione di Atacama, 10 giorni fa, a 700 metri di profondità. Improvvisamente un paio di giorni fa, quando le cose sembravano andare bene, tutto si è complicato. La rampa da cui le squadre di soccorso speravano di scendere sin dal primo momento, se non ci fosse stato un secondo smottamento che le ha costrette a risalire in superficie, è bloccato da una roccia di 700mila tonnellate. Impossibile pensare di muoverla senza mettere in pericolo la stabilità della miniera e, dunque, la vita degli uomini rimasti a 700 metri di profondità. La delusione delle famiglie, che speravano di avere notizie dei propri cari per il fine settimana, è stata enorme.
Ma quando la malasuerte mette la mano, le notizie cattive non arrivano mai da sole. Una delle sonde che stanno trivellando il terreno alla ricerca del rifugio in cui i 33 minatori dovrebbero trovarsi in attesa dei soccorsi, ieri è finita in una caverna non prevista dalle mappe, a circa 522 metri di profondità. E' stata calata immediatamente una telecamera, per capire se potevano esserci segnali di vita e i risultati sono stati negativi. Ma questa sonda ha terminato il suo lavoro e le altre si muovono intorno a quota 540 metri.
Adesso esperti e soccorritori valutano quattro possibili scenari per portare avanti il riscatto dei minatori che, siano quali siano le difficoltà, ha già detto il presidente Sebastián Piñera, si porterà comunque a termine. Le quattro possibilità richiedono tutte un lavoro di mesi, dato che bisogna attaccare la roccia della collina in cui si trova la miniera. La prima prevede l'ingresso dalla rampa della miniera, rimasta bloccata nel primo crollo che ha sepolto i 33 minatori, la seconda aprire un nuovo condotto dalla rampa, la terza aprire un nuovo ingresso nella collina e l'ultima allargare i condotti creati dalle sonde per tentare il riscatto diretto da lì; ognuna di queste possibilità esige che i minatori vengano alimentati attraverso i condotti delle sonde. Fantascienza? Più o meno. Infatti molti familiari dei minatori, visti i tempi di cui si parla, hanno deciso di tornare nei propri luoghi d'origine, per riprendere il lavoro, l'assistenza ai bambini e agli anziani perché, come ha detto amaramente uno di loro, "la vita continua". Altre famiglie hanno optato per darsi un cambio, in modo da rimanere comunque sul terreno, ad esortare le squadre di soccorso a non arrendersi. Le autorità, che continuano a gestire l'accampamento che ospita le famiglie, chiedono "con tutto il rispetto", che rimangano in zona solo i parenti stretti; raccontano che per gli abitanti della zona famiglia è un concetto ampio, che inserisce anche "l'amica e la vicina"; l'accampamento è arrivato a ospitare un migliaio di persone, la metà erano familiari e amici, 500 i membri delle squadre di soccorso. Rimanessero solo familiari e soccorritori, la cifra scenderebbe drasticamente e la gestione dello spazio sarebbe più facile.
Intanto, mentre il presidente Sebastián Piñera ha visitato per la terza volta la miniera San José, parlando ancora di speranze e di tutta la tecnologia messa a disposizione del Cile da Paesi di grande esperienza mineraria come il Canada e l'Australia, a Santiago del Cile si discute di quello che si sarebbe potuto fare e non è stato fatto per evitare la tragedia.
Il 9 luglio la Compagnia San Esteban, che gestisce la miniera San José, è stata, multata per "gravi infrazioni alla sicurezza sul lavoro"; lo riporta un rapporto presentato ai media dai deputati socialisti Fidel Espinoza e Denise Pascal e dall'indipendente Luis Lemus. Il documento è stato elaborato dopo un crollo che ha amputato una gamba a un minatore, il 3 luglio, e afferma che la compagnia non aveva effettuato i lavori di consolidamento del tetto, per impedire il suo crollo; inoltre il giacimento non aveva una segnalazione visibile e permanente nelle zone di pericolo e non compiva le norme di igiene e sicurezza". Secondo i deputati queste mancanze avrebbero dovuto causare la chiusura dell'impianto. Il governo ha già sostenuto varie volte che non permetterà l'impunità: "Per noi, come governo" ha ribadito ieri il ministro Ena von Baer "la cosa importante è che si stabiliscano responsabilità sull'incidente, siano pubbliche o private". Da Sernageomin, l'ente pubblico che controlla il funzionamento del settore minerario e dà i permessi di apertura e chiusura delle miniere, sono già arrivate le dimissioni del direttore nazionale, del vicedirettore delle miniere e del direttore regionale. Ma non è ancora sufficiente.

17 ago

 


Poor risk safety for piece of Chile's copper boom
13 Aug 2010 22:04:17 GMT
Source: Reuters
* Hundreds work in decrepit mines to make ends meet

* Smaller mines prone to accidents, lack gov't controls

y Alonso Soto

SANTIAGO, Aug 13 (Reuters) - A Chilean mine collapse that trapped 33 workers deep underground has exposed the underbelly of mining in the world's top copper producer, where thousands crawl into small, aging deposits for a piece of the industry boom.

Hopes to find survivors faded on Friday as rescuers raced against time to contact miners more than a week after a cave-in at the small San Jose gold and copper deposit in the far northern mining region -- one of Chile's worst mining accidents in decades.

Relatives hold out hope the miners are clinging to life in an underground shelter, rationing food and water, and blame the mine's owners for the accident in the 129-year-old deposit.

In sharp contrast to Chile's famous mega-mines that operate with the latest technology, dozens of small, century-old operations lack proper safety conditions and employ workers willing to risk their lives for a steady paycheck.

After 17 years playing professional soccer, Franklin Lobos had to take a job at the San Jose mine and drive a cab at night to pay for his daughters' college tuition. He is among the missing.

"We all asked him what was he doing down in a mine, but necessity leads many more like him into the bowels of the earth," said William Lobos, his nephew, waiting near the mouth of the mine for news about the rescue mission.

"You would think he made a lot of money playing football, but reality around here is different."

'I NEED THE MONEY'

For generations, miners in the barren Atacama desert have dug for saltpeter and later for copper, the engine of the South American country's economy, which has benefited from a recent boom in the price of the red metal used to build cars and freezers.

Many working in the decrepit mines that pepper the bare, rugged mountain range hope the copper bonanza will trickle down to their families.

"I know it's dangerous, but I need the money. I need to provide for my family," said Miguel Valenzuela, a soft-spoken 57-year-old miner who earned $600 a month at San Jose.

"I have been a miner all my life. This is what I know."

San Jose mine executives say the operation complied with regulations and that the deposit was safe.

President Sebastian Pinera fired Chile's mining watchdog in an attempt to defuse a public outcry over the accident. He has also vowed to punish those responsible for the accident and overhaul mine safety supervision.

Mining is considered one of the safest industries in Chile, where the frequency of accidents has fallen over the years, although there were 43 mine accident deaths in 2008, government data shows.

Union leaders said accidents remained common in smaller mines that lack the tough controls seen in big mining operations where companies invest millions of dollars to comply with international safety standards.

"This mine cost me my finger and the legs and arms of many others," said Javier Castillo, a leader of the San Jose mine union, holding his open hand in the air. "We need to stop this now. Authorities are finally looking at this problem, which has been simmering for years in the Atacama." (Editing by Simon Gardner and Peter Cooney)

 

Aug 10, 2010 by  Igor I. Solar

article imageSix days after accident Chilean miners still trapped underground

By Igor I. Solar.
Copiap - Today, six days since the cave-in of a tunnel in a copper and gold mine buried 33 mining workers near the city of Copiapó in the Atacama Desert, intense efforts to contact and rescue the workers have not succeeded.
Although the initial number of miners trapped in the mine was originally estimated at 34, now the number has been set at 33. Their families and friends have gathered and remain in the proximity of the mine and watch with apprehension and hopefulness the efforts of the rescue crews to reach the location where the miners are assumed to have taken refuge after the collapse of the tunnels.
Rescue crews, assisted by heavy machinery and sophisticated equipment provided by other mining companies, have been working around the clock since the day of the accident, however, until today, no contact have been made with the miners and no certainty about their condition exists.
Diario Atacama
View of the general area of the San José Copper and Gold Mine, property of Minera San Esteban - Primera in the Atacama Desert, Chile..
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Following the accident, there were reports from the operators of the mine (Minera San Esteban - Primera) that implied there was an emergency refuge with oxygen, food and water capable of sustaining the life of the workers for up to 72 hours. Nevertheless, more than 144 hours since the accident, most everybody on the site remains hopeful that the miners are still alive and that they will be rescued in good condition.
Diario Atacama
Wives and children of the miners have been waiting for 6 days so far. Anguish is reflected in their faces.
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Most of the foundation for that hope, however, comes from words of encouragement from local authorities, the fact that vigorous rescue efforts continue, the mutual support of family and friends gathered at the site and deep-rooted religious beliefs.
Diario Atacama
A statue of St. Lawrence, protector of miners was brought to the site for a religious ceremony celebrating Miner's Day. The figure wears a miner's helmet and other mining utensils.
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Today, officially Miner’s Day in Chile, the Catholic Bishop of Copiapó celebrated Mass at the San Jose site to honour St. Lawrence, guardian Saint of the Miners, and to pray for the prompt rescue of the workers trapped since last Thursday. The ceremony was attended by the families of the miners, First Lady Cecilia Morel, the Minister of Mining and other authorities in the region.
Diario Atacama
The Bishop of the Atacama Region of Chile celebrates Mass at the site of the accident, presided by the figure of St. Lawrence, protector of miners.
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Before participating in this ceremony, visibly moved and affected by the situation, First Lady Cecilia Morel said:
"I admire the strength and integrity of the families of the workers; uncertainty is a terrible feeling."
"I give all my sympathy to the wives of the miners, the support of a woman who is a mother and who has also suffered losses in her life,"
said Morel, as reported by "La Tercera" (In Spanish).
Diario Atacama
President of Chile, Sebastián PIñera, his wife Cecilia Morel, and other government officials visit the location of San José Mine to give their support to the families of the miners.
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Chilean President has requested assistance to Canada, Perú, the United States and Australia to deal with this emergency.
"If there is any technology, any knowledge that will help us, we will use it."
Piñera said.
Chile is the world’s largest producer of copper and this disaster has raised concerns that copper prices might increase in world markets. This concern is unfounded. Minera San Esteban of Copiapó is a relatively small operation. Most of the copper produced in Chile comes from the very large operations of Chuquicamata and El Teniente, both run by Codelco-Chile, and Minera Escondida, operated by a consortium integrated by BHP Billiton (British), Rio Tinto (Australia), JECO Corporation (Japan) and participation of International Finance Corporation (World Bank).
Diario Atacama
Intense activity is carried out, day and night, using all available tools and equipment to find and rescue the 33 trapped miners. The location where they may have found refuge is several hundred meters undergroud.
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Diario Atacama
Families and friends of the trapped miners cheer as they see addtional machinery and personnel arriving to the site to work in the rescue operations at the mine.
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Diario Atacama
During the night the relatives of the trapped miners gather around campfires near the mine to fight the very low temperature in the desert while they pray for the wellbeing of their loved ones.
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Diario Atacama
Several campfires burn every night to keep the hopefull families warm.
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(Note: Mr. D. Doll P. from "El Diario de Atacama", of Copiapó, kindly provided information and pictures for this report).

12 agosto. Cile, 34 minatori intrappolati da 48 ore "Corsa contro il tempo per i soccorsi"



Cile, 34 minatori intrappolati da 48 ore SANTIAGO (Cile) - "Siamo nelle mani di Dio". Le parole del presidente cileno Sebastian Pinera riassumono bene l'angoscia per la sorte dei 34 minatori cileni, intrappolati da giovedì in una piccola cava di rame e oro vicino a Copiapò, nel nord del paese. E' stato un crollo a bloccare i lavoratori, a circa 300 metri di profondità. Fino a questo momento i soccorritori non sono ancora riusciti a raggiungerli. E i tentativi hanno subito un rallentamento dopo che sabato c'è stato un altro smottamento. Finora non è stato neppure posisibile capire se i lavoratori sono ancora vivi.

Soccorsi difficili.
Dopo l'ultima frana, che ha bloccato i soccorritori, anche i parenti che da due giorni vivono un'angosciante attesa nei pressi della miniera hanno cominciato a perdere la speranza. Nonostante non ci sia stato ancora alcun contatto, si ritiene che i 34 intrappolati siano riusciti a raggiungere un piccolo rifugio sottoterra, attrezzato con ossigeno, e che stiano razionando cibo e acqua. Quella dei soccorritori resta comunque una lotta contro il tempo. Anche Pinera, ha deciso di tornare in patria da Bogotà, dove si trovava per l'insediamento del nuovo capo di Stato colombiano, per seguire le operazioni di soccorso che stanno impegnando circa 300 uomini. Il presidente ha incontrato in privato i familiari dei lavoratori. "La situazione non è facile. Devo dire la verità", ha detto Pineira al suo arrivo in aeroporto. "Non è solo nelle nostre mani, siamo nelle mani di Dio".

Poche speranze. Le speranze però si stanno affievolendo. Il ministro delle miniere Laurence Golborne ha detto che la necessità di trovare un percorso alternativo potrebbe andare per le lunghe. "La via più facile adesso è bloccata. Gli esperti stanno cercando alternative ma questo potrebbe portare via tempo prezioso". La notizia ha gettato nella disperazione i familiari, accampati da due giorni in preghiera nei pressi della cava. Si sono calmati solo quando hanno saputo che la miniera non è ancora crollata del tutto e che gli sforzi dei soccorritori sarebbero continuati. "Dobbiamo aspettare", ha detto Crisologo Rojas, un commerciante di 51 anni in pena per la sorte del nipote e di alcuni amici.

Maggior produttore di rame. L'incidente ha chiusto definitivamente l'attività della cava. Il Cile è il maggior produttore di rame. I grandi incidenti non sono molto frequenti nelle miniere perché le autorità tengono sotto stretto controllo le operazioni. Felix Medina, un funzionario del sindacato ha detto però che nelle piccole miniere "le condizioni sono precarie". Anche questa miniera, che impiega 150 persone, ha una storia recente di incidenti. Fu chiusa nel 2005 per le sue cattive condizioni e ha riaperto solo 2 anni fa.

Il deserto di Atacama è un serbatoio naturale di ricchezze minerarie. Un terra inospitale, praticamente disabitata: un luogo che ha acquistato anche un significato mitico e simbolico. Ed è stato spesso citato dagli autori cileni. In passato ne hanno scritto poeti di prima grandezza come Violeta Parra e Victor Jara, i due premi Nobel Pablo Neruda e Gabriela Mistral, e, per tornare ai giorni nostri, Ariel Dorfman e Roberto Ampuero.


Origine: Repubblica

12 de agosto | |

Again

The disastrous consequences of “development”: A mine threatens the lives of 33 Chilean workers

Descargar: MP3 – 1.8 MB

Mining in Latin America would grow rapidly in the next ten years. Chile alone could receive from 50 to 60 million dollars in investments for the sector, which would mean the highest investment flow in the history of the country.

Meanwhile, a week after the collapse of a mine in Chile, 33 workers continue trapped inside. Chances to find them alive are scarce.

In Peru and Brazil, mining investments would reach 30 million dollars, and Argentina, Colombia and Mexico would also receive large sums of funds in the next decade, according to the Copper and Mining Centre of Studies, an organization based in Santiago, capital city of Chile. Juan Carlos Guajardo, Executive Director at the organization, said that Latin America is one of the most attractive regions in the world in terms of mining exploitation.

Guajardo said that in Chile, Colombia and Argentina, the funding will mainly come from foreign countries, while in Brazil and Peru, local investors would play a larger role.

On August 5th, San Jose mine, owned by San Estaban Company, located near Copiapo in the Atacama region, 800 km to the North of Santiago, collapsed. 33 workers were trapped and it is estimated that they are 700 meters underground. Possibilities to find them alive are very low.

San Esteban´s authorities found out about the collapse several hours after it happened, early in the afternoon, and the relatives of the workers denounced that the rescue teams arrived at night.

The media reported on the outrage of the people waiting for their loved ones to be rescued, especially after they found out that San Esteban had already been denounced for their low levels of security, including in San Jose mine.

In 2007, workers of the company together with unions from other companies filed a complaint to the Court of Appeals and the Mining and Geology National Service for the death of three workers in San Jose and San Antonio deposits. Back then, the workers and the unions requested the closure of San Jose mine.

Javier Castillo, secretary of the union of San Esteban Company, said that the San Jose mine didn´t have proper ways of escape and ventilation, and that the authorities knew about this situation. “The hill where San Esteban´s mine is located has been creaking for two months and we have been raising this high-risk situation since 2003”, said Castillo, according to Chilean newspaper La Nación.

Photo: http://www.flickr.com/photos/chrisc...


Unions Say Mining Becoming More Dangerous in Chile

By Gerard Soler Serrat

COPIAPO, Chile – While 33 miners remain trapped underground after an accident last week at a copper and gold mine near this northern city, union leaders are denouncing the growing dangerousness of mining in Chile.

Management operates “without listening to the voice of the workers when they say that there is danger or risk,” Javier Castillo – the secretary of the union representing employees of Compañia Minera San Esteban Primera, the owners of the San Jose deposit, 45 kilometers (28 miles) northeast of Copiapo – told Efe.

Castillo said that he worked in the San Jose mine but was “marginalized” from the company, which he accused of anti-union practices.

He said the desire for profit overrides everything else, and this leads to unfortunate occurrences like the accident at the mine four days ago.

“Our main concern is that the comrades (trapped in the mine) get out,” he said. “But there are deeper issues, and the union movement is going to unite, it’s going to be one body, and we’re going to lobby so that from this tragedy a new way of seeing labor relations in Chile emerges.”

The veteran miner listed the irregularities and the incidents that have taken place in mines operated by the San Esteban company in recent years.

In 2003, workers filed a protective measure in the courts to stop work at San Jose, but the effort did not bear any fruit.

Two workers have died at San Jose within the last seven years, while a third perished at the nearby San Antonio facility, another Minera San Esteban property.

Just a month ago, a worker at San Jose lost his leg in another accident in that mine.

Gerardo Nuñez, the head of the union at the nearby Candelaria Norte mine, told Efe that at San Jose his colleagues “did not have ways to evacuate,” something that contradicts the mining company’s obligation under the Mining Code.

He said that in the safety area, miners speak of “a general line with exceptions,” which means that “everything works the same as at the San Jose mine, with exceptions.”

“Fortunately,” he said, Candelaria Norte is one of these exceptions, with an escape route to another mine, three refuge shelters, constant monitoring of mining conditions and a strong adherence to regulations.

“A basic issue is whether the regulations are being adhered to or not. Practically, we’re selling copper with blood,” the miner concluded.

Nestor Jorquera, the president of the Confederacion Minera, an entity that groups several miners unions, lamented the fact that a productive sector that provides so much money to the country could be so dangerous for the workers.

“Chile lives from mining, it earns much money and the families are begging for something,” he said, as he pointed out the camp where relatives of the trapped miners are waiting anxiously for news of their loved ones.

In Jorquera’s judgment, mining in Chile is a very hierarchical sector dominated by the big mining firms, almost all of them foreign-owned, far more than by the medium and smaller companies.

He said that to exploit a mining deposit there must be an engineer, a safety superintendent and production chief, such that a balance between the mineral that’s extracted and the working conditions in the mine can be found.

“The production superintendent cannot impose himself on the safety (chief) to take out more mineral, and that occurs in a small mining company. They just want to take out mineral,” he emphasized to Efe.

As many relatives and friends of the trapped miners have commented outside the mine over the past few days, Jorquera – too – said that for weeks the workers had been warning that something was not going well at the San Jose mine.

“Nobody listens to us. Then they say we’re right. If they would have believed the workers, we would not be lamenting this now,” he said. EFE
 

Foto de la Noticia
Foto: © IVAN ALVARADO / REUTERS

SANTIAGO, 9 Ago. (EUROPA PRESS) -


   El ministro de Minería de Chile, Laurence Golborne, ha informado de que las tareas de rescate de los 33 mineros que continúan atrapados en una mina del norte del país podrían durar "varios días", e incluso una semana.

   "Estamos haciendo a lo menos de seis sondajes (perforaciones de pequeño diámetro y gran longitud que se efectúan para alcanzar zonas inaccesibles) para llegar al punto donde se presume que podrían haber buscado refugio los trabajadores de esta mina. Esta es una tarea que podría tomar varios días (...) probablemente una semana", afirmó Golborne.

   El titular chileno de Minería agregó que las máquinas "avanzan entre 50 y 100 metros por día (...) Vamos a tirar al menos seis sondajes para que la posibilidad de éxito se multiplique, llegando con un sondaje y encontrando a los compañeros vivos se les podrá alimentar, dar comunicación y esperanza".

   Golborne afirmó que por otro lado se están haciendo excavaciones para llegar directamente a la zona donde se sospecha están los mineros. "Esa es una tarea que toma varias semanas, estamos hablando de construir un túnel de varios cientos de metros".

   Pese a que aún se desconoce si los 33 trabajadores de la mina de oro y cobre de la localidad de San Luis, que quedaron atrapados el pasado jueves por la noche hora local, los equipos de rescate se muestran optimistas de que puedan seguir vivos.

   Esto se debe a que el accidente que provocó un derrumbe interno en la mina se produjo en el sector sur de la explotación, mientras que los trabajadores se hayaban en ese momento en el sector norte, según declaró Luis Salazar, jefe de las operaciones de rescate, al periódico local 'La Tercera'.

   Los efectivos están trabajando al máximo de sus posibilidades en el yacimiento, localizado a unos 800 kilómetros al norte de Santiago, después de que otro derrumbe este sábado bloqueara el conducto de ventilación empleado para descender hasta un refugio donde se espera se encuentren los mineros.

   El presidente Sebastián Piñera estuvo la noche del sábado en la mina y se reunió con un grupo de familiares para dar palabras de apoyo y garantía de que su Gobierno haría todos los esfuerzos por procurar sacarlos con vida. "La situación no es fácil, y quiero hablar con la verdad", dijo Piñera en la víspera al arribar a la desértica región de Atacama, donde se ubica la mina.

Mineros chilenos atrapados en una mina de cobre

9 de agosto de 2010 - 17:05 | Sin comentarios
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Imagen a modo ilustrativo
 

En Sintesis:

Son 33 mineros, hace cuatro días están atrapados en una mina de cobre y oro en el norte de Chile, hay pocas esperanzas de un pronto rescate.

Un total de 33 mineros cumplieron el domingo tres días atrapados en una mina de cobre y oro en el norte de Chile, sin que se los haya aún contactado y con pocas esperanzas de un pronto rescate, tras un primer intento fallido que aumentó la angustia de los familiares.

Por la tarde una máquina de sondaje comenzó a perforar el cerro donde se encuentra emplazada la mina con el propósito de establecer una vía de comunicación con los mineros, que podrían estar guarecidos en un refugio en la parte más profunda del yacimiento, dijo el ministro de Minería, Laurence Golborne.

“Ya se instaló la primera máquina de sondaje. Estamos haciendo a lo menos seis sondajes para llegar al punto donde se presume que podrían haber buscado refugio los trabajadores”, explicó Golborne a periodistas en las afueras de la mina.

“Esta es una tarea que va a tomar días, varios días”, agregó el ministro.

En paralelo, Golborne informó que se trabaja en la construcción de un “chiflón” o túnel de varios cientos de metros por el que se intentaría rescatar a los mineros. “Pero esta tarea dura varias semanas”, explicó.

El grupo se encontraría atrapado a unos 400 metros de profundidad en el yacimiento San José de la Minera San Esteban, ubicado en la ladera de un cerro cerca de Copiapó, unos 800 kilómetros al norte de Santiago en el desierto de Atacama.

A través de los pequeños ductos abiertos con las máquinas de sondaje las autoridades creen posible suministrar alimentos y bebida a los mineros, lo que podría ayudarlos a subsistir si se demora mucho el rescate.

Se cree que podrían estar en un refugio que cuenta con oxígeno, alimento y comida, pero tampoco hay certeza de ello.

 


6 agosto/Boston.com

SANTIAGO, Chile—Rescuers scrambled Friday to dig out 34 copper mine workers trapped nearly 1,000 feet (300 meters) below ground after a tunnel caved in.

Authorities were hopeful the miners managed to reach an underground shelter that contains oxygen, food and other supplies after the collapse Thursday afternoon at the San Jose mine in northern Chile.

A day later, however, attempts to contact them through chimneys and vents have been unsuccessful.

Labor Minister Camila Merino said the shelter has enough oxygen to last the workers two more days -- though other miners said there was only enough for another 24 hours.

Rescuers were able to descend only about 200 feet (64 meters) into the mine, and were forced to pause the rescue effort for hours while they waited for heavy digging and other special equipment to be brought in.

"So far attempts to access the mine have been unsuccessful," Merino said.

In 2007, an explosion at the San Jose mine killed three workers.

It is owned by private mining company San Esteban.


I PRECEDENTI

È probabilmente da record la vicenda dei 33 minatori trovati vivi dopo esser rimasti intrappolati 17 giorni in un cunicolo a 700 metri sottoterra in una miniera di rame e oro a Copiapó, 800 km circa a nord di Santiago. Ecco alcuni casi simili degli ultimi cinque anni.
15 settembre 1995: Quattro minatori rimasti intrappolati per 90 ore alla profondita’ di 711 metri nella miniera di carbone Nowy Virek a Ruda Slaska (Katowice) nel sud della Polonia vengono salvati.
12 aprile 1996: 20 minatori tratti in salvo dopo quattro giorni da una miniera allagata nella regione dello Hebei, nella Cina settentrionale.
10 gennaio 1997: Quattro minatori nella regione del Liaoning (Cina nord-orientale) rimangono intrappolati per 16 giorni in una galleria a 105 metri di profondita’, dopo che un crollo aveva bloccato l’ingresso della miniera di carbone in cui lavoravano.
14 gennaio 2000: Nove minatori vengono estratti vivi dopo 80 ore in una miniera d’oro sudafricana a circa 200 km da Pretoria.
8 febbraio 2001: Viene salvato un minatore rimasto intrappolato per quasi sei giorni in una miniera di carbone allagata a Dhanbad, nell’India orientale.
28 luglio 2002: Salvi nove minatori intrappolati nella miniera di Quecreeck, Pennsylvania, per oltre tre giorni.
27 febbraio 2006: Un minatore polacco sopravvive cinque giorni intrappolato nella miniesta di Halemba nel sud della Polonia.
8 maggio 2006
: Due minatori australiani vengono estratti vivi dopo 14 giorni trascorsi in una gabbia a un migliaio di metri di profondita’ a Beaconsfield, nello stato-isola australiano della Tasmania.
9 dicembre 2007: Undici minatori intrappolati in una miniera dello Hebei, in Cina, sopravvivono sei giorni mangiando carta di giornale ed una cintura bollita.
5 agosto 2008: Otto minatori cinesi sopravvivono cinque giorni dopo il crollo della miniera in cui lavoravano, nella provincia dello Shanxi.
5 aprile 2010: 115 minatori vengono salvati dopo otto giorni in una miniera dello Shanxi.