ASSEMBLEA GENERALE ALP/Cub - 2 febbraio 2002

Circolo culturale Stranamore – Pinerolo

Ordine del giorno:

1- Modifica dello Statuto.

2- Relazione del Presidente.

3- Approvazione del bilancio.

4- Elezione Direttivo.

5- Elezione Presidente.

6- Elezione Segretario.

Prima della relazione del Presidente, sono proposte all’assemblea le variazioni allo Statuto dell’associazione, come previsto dall’affiliazione alla CUB (accordo dell’8/2/1999) e dalla nuova legislazione sulle associazioni.

Viene data lettura delle modifiche agli articoli 1-2-3-9-10-12-13-14, che sono approvati a maggioranza (46 votanti, 39 a favore e 7 astenuti).

Nelle prossime assemblee si dovrà discutere la necessità prevista dallo statuto di approvare a maggioranza assoluta dei soci le modifiche dello stesso, che è troppo impegnativa.

Relazione del Presidente Enrico LANZA.

INTERVENTI:

Luigi FENOGLIO – pensionato, ex SKF.

Alp, pur coi suoi limiti, stabilisce delle relazioni importanti per le lotte. La relazione del Presidente ha degli aspetti critici: dice che incontriamo difficoltà sul percorso, ma non propone soluzioni. Bisogna che ne parliamo per continuare la nostra esperienza.

E’ necessario un bilancio sul ruolo della nostra associazione in questi anni, perché siamo ad un passaggio fondamentale: storicamente siamo nati contro la concertazione nel momento in cui questa era il modello adottato da tutti. Ora è stata messa da parte anche dalle proposte del governo. Occorre individuare una strategia.

Il nostro obiettivo era dar vita ad un sindacato di base in grado di incidere sul processo di smantellamento delle pensioni. Le energie iniziali si sono però sedimentate solo in esperienze marginali. Le nostre battaglie per la democrazia più in generale (ad esempio per i meccanici, dove gli accordi sono firmati senza il voto dei lavoratori) non hanno raggiunto l’obiettivo. Questo ci fa riflettere su come agire per restituire ai lavoratori la possibilità di decidere.

Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti: nuovo Governo ed evoluzioni della politica internazionale e delle modalità di lavoro.

Alzando il livello di scontro tra capitale e lavoro, Governo e padroni puntano a spaccare il sindacato, per ridurlo ad avere meno potere (anche dalla base) di quando era concertativo. Su articolo 18 e pensioni il Governo vuole isolare una parte del sindacato, dando contentini clientelari all’altra. Per questo la lotta nei meccanici non mette in discussione il contratto per ventimila lire, ma per la democrazia. Qui la CGIL fa una lotta che è anche la nostra.

Nelle fabbriche l’autonomia del sindacato dalla direzione è quasi nulla e, per una piccola organizzazione di base come la nostra, sarà difficile fare lotte diverse.

Ad esempio, i meccanici hanno scioperato il 29 gennaio coi confederali e, presumibilmente, non aderiranno il 15 febbraio allo sciopero del sindacato di base, all’incirca con gli stessi contenuti. Se facciamo una lotta la cui direzione spetta a chi ha i diritti (la FIOM) rischiamo di essere risucchiati oppure, se rifiutiamo di allearci, ci rinchiudiamo a curare solo la nostra organizzazione interna, con prospettive limitate.

La risposta a questi problemi sarà decisa collettivamente, ma bisogna continuare la nostra esperienza nel modo più unitario e intelligente possibile: dobbiamo tentare un percorso di approfondimento e formazione per fronteggiare il calo di tensione nei nostri organismi. Occorre formare gruppi di ricerca, sfruttando l’esperienza che abbiamo, eventualmente con verifiche annuali.

Il movimento che ha preso vita nel mondo oggi è significativo, ma le forme di organizzazione tradizionali (sindacato, partito, ecc.) hanno problemi a definirne le prospettive: il gruppo dirigente del movimento deve tener conto dei nuovi soggetti che si affermano, ma anche dei propri limiti nel rappresentarli secondo le forme canoniche.

Claudio VILLIOT – insegnante, ALP/Cub.

Non condivido la relazione del Presidente per quanto riguarda il collettivo della scuola. Se guardiamo ai dati delle ultime elezioni delle RSU riscontriamo il 40% di adesione alle nostre liste. In 18 scuole su 22 è presente la sigla ALP (non Cub Scuola). Di questo non si è parlato.

Il nostro collettivo è stato sempre presente nelle iniziative cittadine per la scuola, a riprova del fatto che si tratta di un’esperienza significativa e non solo di una fonte di problemi.

E’ ora di affrontare veramente i problemi e, a riguardo, proponiamo una mozione da mettere ai voti, che chiarisca i rapporti all’interno del collettivo scuola. Questo credo sia una realtà da valorizzare perché è composto da persone con tessere diverse, che discutono e provano ad affrontare i problemi. Non vogliamo che una parte di noi venga accettata o, peggio, tollerata.

LETTURA della MOZIONE.

Franco BREUZA – operaio, RSU alla OMVP Villar Perosa.

E’ difficile intervenire in questa fase di confusione, in cui si aprono prospettive diverse da quando siamo nati.

Faccio notare che in fabbrica la FIOM, che alle elezioni ha fruito del privilegio del 33% riservato ai confederali, non ha RSU, mentre noi ne abbiamo conquistate pur essendo svantaggiati.

In questi anni non abbiamo lottato per passatempo. Quando la FIOM o altri cambiano atteggiamento, non possiamo dimenticare che sono compagni di lavoro nelle fabbriche. Riguardo all’accordo in SKF-OMVP sulla mobilità, una parte di sindacato ha cambiato atteggiamento: abbiamo trattato al fianco dei confederali e hanno partecipato tutte le RSU. Infine, la votazione dei lavoratori ci ha dato ragione.

Come abbiamo sempre chiesto, l’accordo è stato firmato solo col consenso dei lavoratori. Pur non facendo salti di gioia, questi hanno apprezzato che abbiamo dato informazioni e cercato di spiegare le questioni. Quando non potevamo partecipare alle trattative questo non veniva fatto.

Dobbiamo rendere conto ai lavoratori: qui sta la motivazione del sindacato di base. Non vogliamo semplicemente gettare la gente in lotte dure. Abbiamo provato a dichiarare sciopero come ALP, ma l’han fatto in pochi perché si ha l’idea che la lotta, fatta tutti insieme, ha significato, altrimenti ti espone alle rappresaglie. Per questo non dichiareremo lo sciopero del 15 febbraio, perché è già stato fatto il 29 gennaio.

Gli scioperi riescono se dichiarati da tutti e i nostri iscritti spingono perché siamo noi a guidare la lotta.

Non so se riusciremo a fare il salto di qualità, ma i nostri militanti hanno preso per buona questa fase, soprattutto perché nelle assemblee abbiamo sempre preso le distanze da confederali e concertazione. Sappiamo che, quando finirà il periodo di alleanza, questi ricominceranno a fare "porcate" e il nostro compito sarà allora, come sempre, di denunciarle.

Agostino VALENTE – RdB Sanità.

Sono soddisfatto della relazione, meno degli interventi. Ero ansioso di sentire i problemi dell’organizzazione, ma ci si è arenati alla preoccupazione se decollare o no.

Non dobbiamo confondere la lotta con gli obiettivi: non si può lottare a fianco della CGIL, che punta al recupero della concertazione. Questa è superata nei fatti con il non allineamento delle retribuzioni all’inflazione reale.

Oggi il sindacato confederale è in crisi perché la concertazione è andata in crisi. La CUB ha invece fatto notevoli progressi come stratificazione e diffusione territoriale: nelle elezioni di novembre si è consolidata e distribuita su tutto il territorio nazionale. L’anno prossimo ogni Provincia avrà una sede CUB. All’ultimo attivo degli iscritti a Torino si è ragionato di organismi istituzionali in vista dell’assemblea nazionale.

Tutto ciò significa che possiamo continuare questo percorso e che non dobbiamo fare passi indietro.

La sentenza che, nella scuola, ha difeso il diritto di assemblea per il sindacato di base è stata utile, perché ha sancito un diritto universale.

La revisione della Costituzione in chiave federalista prevede l’acquisizione, da parte degli Enti Locali, di potere legislativo (statuti regionali, contratti regionali, ecc.). La CUB è la quarta organizzazione sindacale, oltre a CGIL-CISL e UIL, a sedersi al tavolo delle trattative nella Regione Piemonte. Non dobbiamo sottovalutarlo per proporre cose diverse dai confederali. In merito, ALP dovrà essere coinvolta perché rappresenta il territorio ed è un tesoro d’esperienza da tenere in considerazione.

Per lo sciopero del 15 febbraio: di fronte a uno scontro sociale così alto, non basta un intervento locale o aziendale. Si parla della privatizzazione di scuola, sanità e servizi con espulsione di lavoratori o mutamento del loro status (da pubblico a privato). C’è l’aspro scontro sulla Magistratura, il problema dei fondi privati e del capitale finanziario: di fronte ad un contrasto così forte è necessaria un’unica manifestazione a Roma di tutto il sindacato di base. Più gente si porta in piazza, più si dà visibilità ai contenuti alternativi del sindacato di base.

Piero ZANELLO – operaio, RSU Euroball.

Bisogna dire che, quanto a tesseramento, non raccogliamo in proporzione agli sforzi profusi per aiutare i lavoratori.

Nelle trattative, solo puntando di più i piedi, si riescono ad ottenere cose importanti: riguardo all’accordo sulla mobilità, per la prima volta si è parlato di eventuale riassunzione dei lavoratori che non raggiungano la pensione.

Quanto al premio aziendale, ho spiegato ai lavoratori che firmavo un accordo che non mi piaceva, ma puntando i piedi si sono raggiunti i 2 milioni e mezzo per i giovani (rispetto alle solite 700.000), intaccando appena il premio dei quinti livelli.

Anche la difesa dai provvedimenti disciplinari è più efficace se affrontata con decisione.

Per me fare sindacato è questo: aiutare la gente anche senza un immediato ritorno di tessere. Non fare come quando ci hanno fregato cinque anni di pensione, pur avendoci garantito in precedenza il contrario. Sull’articolo 18 succederà lo stesso: prima passerà per qualcuno e poi fregheranno tutti.

Al di là delle sigle, bisogna aiutare la gente a capire: l’importante, più che le tessere, è la chiarezza e la tutela dei lavoratori.

Beppe PAVAN – Asilo Valdese.

Questo dibattito non è il luogo adatto per approfondire le questioni che pongo, ma ciò si potrà fare in seguito per gruppi.

Il sindacato è uno strumento per far stare meglio le persone, ma questo vale anche per noi che lo pratichiamo. Il progresso come avviene? La pratica delle relazioni deve essere aiutata da quella dei diritti, come nel caso dell’assemblea nella scuola. Il diritto di fare assemblee è fondamentale e le relazioni sindacali esercitate senza restrizioni aiutano i lavoratori a stare meglio.

Parlare con la controparte e coi lavoratori per costruire una vertenza è utile per un’alternativa rispetto alle differenze rispetto al sindacato "tradizionale". Non si tratta solo di questioni di metodo, ma di sostanza.

Questo vale anche per il collettivo scuola: il cambiamento parte da noi, dalle nostre pratiche di stare con gli altri.

Chi sperimenta un coinvolgimento su altri livelli rispetto al consueto, può in seguito esportare la propria esperienza col beneficio di tutti.

Per l’assistenza anziani propongo al Social Forum di Pinerolo di realizzare una discussione contro l’uso improprio delle cooperative e il taglio del personale. Nell’assistenza, fare le cose materiali con meno personale comporta un maggior carico di lavoro e fa mancare la necessaria qualità del servizio, tanto sbandierata dalle strutture per farsi pubblicità.

Si realizzano tagli al bilancio, anche in strutture gestite dalla Chiesa, senza porre ad esempio la questione dell’obiezione fiscale alla guerra. Su questo dobbiamo riflettere.

Umberto OTTONE – Insegnante, CUB Scuola.

Un sindacato che ha un ruolo dentro il sistema di potere non può dirsi sindacato dei lavoratori. Se continuiamo a correre dietro alla triplice, rischiamo di nascondere la verità e di non differenziarci più da essa.

Il sindacato di base ha avuto un buon risultato: non dobbiamo per forza diventare di massa, ma portare avanti le istanze alternative ai confederali. Questo è l’obiettivo da prefiggerci per la tutela dei lavoratori e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Abbiamo gestito il processo di esternalizzazione che ha coinvolto alcuni settori della scuola: i dipendenti delle cooperative o aziende private, cui erano stati affidati dei lavori nella scuola, hanno trovato in noi un appoggio.

Se esiste un Collettivo Scuola, esiste anche la CUB Scuola, che ritiene che l’unità non deve passare dalla sottomissione ai confederali. Vi sono ragioni serie della pluralità della scelta: non si può rinunciare ad esse solo in nome dell’unità.

In un quadro in continuo movimento, qualcuno la pensa in modo diverso, ma deve sapere che non esistono scorciatoie: occorre rispettare la scelta di tutti.

In un collettivo tutti dovrebbero avere pari dignità ed è assurdo fare degli schieramenti. Prendiamo piuttosto atto della complessità senza fare forzature.

Salvatore INGHES – operaio SKF Avio Precisi.

Nella nostra realtà, ALP si è consolidata negli ultimi anni. C’è stato un buon coinvolgimento dei lavoratori sul contratto e sui grandi temi democratici. Abbiamo ottenuto il reintegro di un lavoratore con seri problemi fisici, che l’azienda aveva provato a "scaricare". Qualche maligno sparge la voce che non è stato merito nostro, ma nel piccolo riusciamo a difendere bene i lavoratori.

Dobbiamo tenerci uniti al di là delle sigle diverse, perché ci aspetta una lotta seria contro il Governo, con gli attacchi ad articolo 18 e pensioni.

Giorgio TOYE – insegnante, ALP/Cub.

Ho disdetto la tessera CUB perché non condividevo le lotte separate del sindacalismo di base. Farò comunque la tessera ALP, pur aderendo questa alla CUB. Penso anche che i progetti di confederalità della CUB sia un nodo importante. La CUB Scuola a livello nazionale, però, non esiste, mentre i COBAS sono l’organismo di riferimento.

Non ho condiviso che i COBAS abbiano dato vita ad un’ulteriore confederazione, anche se questa è significativa nella scuola.

Ci siamo trovati nel Collettivo e abbiamo discusso. Dalla votazione è scaturita una maggioranza e una minoranza, nulla più. Le sigle contrapposte non sono capite dai lavoratori.

Non esistono complotti per formare i COBAS a Pinerolo per mettere in difficoltà altre organizzazioni. Non ritengo ci sia una soluzione politica universale. Il sindacato di base è un’esperienza significativa, ma ALP non deve solo essere l’emanazione locale della CUB.

Non prevalgano gli attriti personali per non compenetrazione culturale sindacale: i sindacati di base sono secondo noi un progetto che va costruito, le altre organizzazioni sono solide e strutturate. Non si può fare un parallelo.

Già l’altr’anno proponemmo una mozione analoga, che prevedeva tre tipi di tesseramento. Non c’è la possibilità numerica che i COBAS vogliano egemonizzare ALP.

Cominciamo piuttosto a confrontarci per sperimentare la convivenza. Nella scuola abbiamo costruito un’esperienza significativa, ma non possiamo far ridere i confederali alle spalle delle nostre divisioni. Molti si sono tesserati alla CUB non conoscendo questi problemi e rischiamo di perderli.

Il principio di maggioranza è una cosa elementare per non dividersi sulle lotte, ma chi vuole far circolare materiale CUB lo faccia pure.

Per il 15 febbraio si è pensato di fare una manifestazione a Pinerolo (per settore pubblico, ma anche per l’articolo 18 e le pensioni).

Giampiero CLEMENT – Assessore Comune Pinerolo.

La Relazione è apprezzabile per gli spunti che offre. Ci vuole però il coraggio di riaggiornare i presupposti per cui eravamo nati. La situazione è diversa dal ’95: allora si partiva da una forte critica alla triplice e alla concertazione, in particolare per la mancanza di autonomia dal quadro politico. C’era critica di sostanza e metodo.

Oggi la concertazione è finita? La subalternità al quadro politico è meno accentuata, ma rimangono i motivi della nostra scelta di non tornare alla triplice.

Dobbiamo però ridefinire le differenze dai confederali.

In generale non si sa quanto la concertazione sia morta: CISL e UIL non avrebbero problemi a riprenderla. In CGIL ci sarebbe qualche resistenza in più, dopo le rotture operate sul contratto metalmeccanici.

Noi, nelle fabbriche, dobbiamo continuare a caratterizzarci e a portare avanti la nostra esperienza.

L’avventura iniziale per me non è finita: non nel senso dell’avventurismo ma, in senso positivo, di un impegno che avrebbe dato molte opportunità (ad esempio al Social Forum, che ha trovato per lo meno un appoggio organizzativo in ALP).

Sul problema della scuola: dobbiamo discutere di più del Collettivo Scuola, perché continui ad essere così, anche con sensibilità diverse. Un elemento puramente organizzativo non può impedire di lavorare insieme. Se la mozione di Villiot va in questo senso sono d’accordo, altrimenti no.

In questi anni abbiamo svolto un buon lavoro col gruppo fiscale, che va continuato, con l’appoggio al CAAF di Base.

Prossimamente, dovremo parlare di rivedere la quota d’iscrizione, dobbiamo avere le risorse per vivere tranquilli dal punto di vista organizzativo.

Mario Dell’ACQUA – insegnante, ALP/Cub.

La discussione nel Collettivo Scuola è analoga a quella fatta in altri ambiti. Ci si trova di fronte a due derive: lavorare troppo per l’organizzazione o sorbirci le lotte degli altri.

Ci sono momenti in cui dobbiamo dedicarci alla tutela individuale. Le piccole organizzazioni hanno la funzione di lievito e detonatore per lotte più ampie. Quando si produce una tensione più unitaria alla lotta non bisogna aver paura. Caso mai del contrario.

Bisogna continuare a tessere relazioni con gli altri, discutere, allearci, mediare. Deve vincere la lotta e la rottura della rassegnazione: abbiamo bisogno del fuoco delle lotte sociali, non della recinzione del nostro particolare.

Evitiamo di drammatizzare il naturale nervosismo dei momenti difficili, dando a tutte le posizioni pari dignità di cittadinanza. Questa è una fase in cui dobbiamo cercare le grandi ibridazioni, non le gelide identità.

Occorre che indaghiamo a fondo la crisi del sindacato di base almeno per guardarla in faccia, anche se sarà difficile eliminarla in quanto antica e radicata.

Negli anni della politicizzazione, l’intuizione del sindacato di base fu di far leva sui contenuti e sulle forze sociali. Ciò che veniva dall’alto era considerato modernizzazione senza civiltà. Bisogna ispirarsi a queste idee e lavorare dal basso, con gli altri, anche se ciò espone a delusione e frustrazione chi credeva di risolvere semplicemente i problemi con spallate successive.

Cogliamo l’ispirazione del Collettivo Scuola come espressione di duttilità, non come lotta per l’egemonia.

Dario MOSSO – Ufficio Vertenze ALP/Cub.

Io parlo da "nuovo iscritto": nell’ALP ho trovato quello che, secondo me, deve essere un sindacato di base. Se in altre organizzazioni ci sono dei problemi, qui invece si riesce a lavorare.

Bisogna però mettersi dei paletti: il sindacato di base porta anche a sbocchi che non si era prefisso. Ad esempio preferisco sapere subito se si vuole fare la strada con i confederali: in questo senso, ho inteso delle posizioni che non condivido. Nulla in contrario a fare pezzi di lotta insieme, ma non dimentichiamo che abbiamo caratteristiche diverse. Questo punto va chiarito.

Mi asterrò dal votare la mozione del Collettivo Scuola: mi lascia perplesso votare in questa assemblea questioni di organizzazione interna al collettivo che, essendo sovrano, dovrebbe risolverle nel suo ambito.

Enrico LANZA – Presidente ALP/Cub.

Nella relazione ho voluto parlare di quanto abbiamo fatto in questo periodo e, a proposito della scuola, pensavo di aver affrontato la questione con equilibrio. Dei risultati elettorali per le RSU scuola avevo parlato nella scorsa assemblea:

credo sia inutile continuare ad incensarci. Non ho dato ragione né a una parte né all’altra del Collettivo Scuola.

Modificherei il primo punto della mozione: la dicitura che il Collettivo non possa assolutamente identificarsi con la CUB non rispetta i compagni che credono in questa organizzazione.

Nell’aderire alla CUB abbiamo comunque rivendicato la nostra autonomia e possiamo decidere di far convivere diverse sigle al nostro interno.

Chiariamoci caso mai sul tipo di convivenza da adottare: dobbiamo trovarne uno nuovo per andare avanti, dando l’esempio di alleanza tra sigle che, al di fuori di ALP, non riescono a convivere.

Se necessario, fermiamoci un attimo e decidiamo come ripartire. Può esistere un Collettivo Scuola con diverse anime? Aderendo agli scioperi dei COBAS a maggioranza, può conservare la sua integrità ed essere identificato come Collettivo dai lavoratori?

Si pone anche il problema dell’uso della sede di ALP: in questo periodo tutti usufruiscono dei materiali senza alcuna regolamentazione. Bisogna che ne discutiamo.

Propongo questo: il primo punto della mozione deve dire che il Collettivo è formato da soggetti diversi, ma con pari dignità. Bisogna inoltre sapere chi frequenta la nostra sede. Infine anche la CUB deve poter dichiarare sciopero, anche se in minoranza.

 

Claudio VILLIOT.

Mi preme sapere se ALP può essere anche la sede per i COBAS Scuola o se questi verrebbero solo sopportati. Inoltre si pone un problema nelle assemblee: chi è in minoranza non deve pubblicizzare la sua data di sciopero, altrimenti si crea confusione.

Dalla discussione seguita, si è deciso quanto segue:

il Collettivo Scuola con dentro componenti diverse, anche in virtù dell’autonomia di ALP rispetto alla CUB, si chiamerà "Collettivo ALP Scuola" e deciderà a maggioranza, perseguendo comunque finalità unitarie. Chi è in minoranza può decidere lo sciopero per conto suo, senza però impegnare la sigla del Collettivo (ad es. solo CUB Scuola o COBAS Scuola).

Ciò sarà difficile da applicare in un organismo in cui ci sono più sindacati e diversi cani sciolti, ma dobbiamo basare le nostre scelte sulle indicazioni dei lavoratori. La divisione tra maggioranza e minoranza, se entrambe rimarranno sulle loro posizioni, darà sempre vita a problemi, ma non possiamo pensare di risolvere a Pinerolo un problema di carattere nazionale tra organizzazioni diverse.

La mozione viene approvata a maggioranza.