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Riccione
– Rassegna Stampa
SINDACATI
DI BASE
Obiettivo: organizzare i lavoratori. Ma uniti, perché soli si scompare
di
Francesco Piccioni
24 maggio 2009 - Il
Manifesto
RICCIONE - Il passaggio alla maggiore età è un
momento importante per gli individui come per le organizzazioni. Qui
all'Assemblea nazionale della Cub c'è chi lo vive con impaziente
entusiasmo e chi ha nostalgia della minorità. Per il sindacalismo di base
la via sembra però ormai tracciata con sufficiente decisione: l'obiettivo
è arrivare a un soggetto unitario, credibile tra i lavoratori in generale
e non soltanto dentro le nicchie che fin qui hanno fatto da habitat
prevalente. Credibilità significa capacità di produrre, con le vertenze,
risultati concreti, verificabili in busta paga o in termini di diritti o
condizioni di lavoro. Significa anche formazione dei delegati e dei
lavoratori, perché ognuno sia in grado di riprodurre «autodifesa»
collettiva. Significa, in definitiva, «pensare in grande», fuori dalle
logiche di piccolo gruppo. Il convitato di pietra è la crisi globale, che
cambia rapidamente lo scenario, toglie la terra sotto i piedi a milioni di
persone contemporaneamente, azzera poteri che sembravano solidi (qui il «sindacalismo
concertativo» è visto in drastica discesa), evoca mostri come il
razzismo e la guerra tra poveri, ma costituisce anche l'occasione entro
cui o si diventa soggetto trainante oppure si scompare. La massa dei
delegati appare d'istinto molto più «unitaria», si vede che vive con
difficoltà — nei posti di lavoro — separazioni sempre meno spiegabili
tra sigle che fanno, grosso modo, lo stesso tipo di attività. Fabrizio
Tomaselli, coordinatore dell'SdL, coglie questa tensione e vede «settori
importanti del mondo del lavoro che possono interpretare l'unificazione
come un punto di riferimento in tempi rapidi». È un via libera convinto,
senza riserve. E proprio il fattore tempo è l'elemento che esclude ogni
ritualità dalla discussione in atto. Nella testa di tutti c'è chiaro il
precipitare della crisi sull'occupazione, il livello dei salari e la
vigenza dei diritti. Nei prossimi mesi, secondo i dati della stessa
Confindustria, arriveranno al pettine molti nodi occupazionali, creando
lacerazioni e tensione sociale. E all'inizio del prossimo anno ci sarà un
congresso della Cgil che al momento si presenta denso di incognite. «I
treni, o si prendono quando passano oppure si resta a terra» è la
metafora ricorrente. Perché l'obiettivo «non è quello di rappresentare
i lavoratori o interi settori sociali, ma di organizzarli». Sono finiti i
tempi dei partiti o sindacati « leggeri» , attenti più a essere
riconosciuti dalla controparte che a difendere gli interessi tangibili dei
«rappresentati». È in gioco la nozione di sindacato per come lo si è
fin qui conosciuto. La stessa idea di «sindacato metropolitano», qui
avanzata come possibile sintesi delle relazioni che vanno maturando con
settori diversi dal lavoro classico, sarà suscettibile di diversa
declinazione. E' il punto su cui si concentrano le perplessità di Piero
Bernocchi che, a nome della Confederazione Cobas, indica la necessità di
«una cosa nuova perché siamo dentro un passaggio epocale, con una
diversa dislocazione dei conflitti». Una cosa «già oltre il sindacato»
(l'esempio sono le lotte della scuola di quest'anno, con i genitori
accanto a professori e studenti), un «soggetto plurale», che «non
contempla più la separazione novecentesca tra sindacato e partito». I
Cobas, del resto, cercano da anni di praticare questa visione. E par di
capire che i tempi dell'unificazione (che pure «si può cominciare da
subito nelle categorie») saranno su questo lato più lenti di quanto
appaia, a questa assemblea, necessario e desiderabile. Non sarebbero
distinguo invalidanti, se gli scenari globali fossero meno traumatici e,
soprattutto, veloci.
23 maggio 2009 - Il Manifesto
ASSEMBLEA
NAZIONALE
Sindacalismo di base è scoccata l'ora del percorso unitario
di
Francesco Piccioni - RICCIONE manifesto 23.5
Sindacalismo di base è scoccata l'ora del percorso unitario
Aria nuova, e anche un bel salto di maturità, nel sindacalismo di base.
In pochi mesi, complice la crisi globale e la semiparalisi
dell'opposizione storica, questa galassia di piccole organizzazioni,
radicate in comparti sparsi della produzione e non, ha preso con decisione
la via del «percorso unitario». Com'era in parte scontato, questa nuova
vita parte lasciandosi alle spalle un piccolo pezzo di storia, la parte di
Cub legata al milanese Piergiorgio Tiboni, per guadagnare tutto il resto.
Ossia un mondo di conflittualità sociale e sindacale che tendenzialmente
può coprire gran parte dei settori popolari messi sotto stress dalla
crisi. Già nei mesi scorsi il «patto di consultazione permanente» con
SdL intercategoriale e Confederazione Cobas era stato trasformato in un più
solido «patto di base», con alle spalle la confortante prova di forza
dello sciopero generale del 17 ottobre. La proposta lanciata ieri a
Riccione da Paolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub, introducendo
i lavori dell'Assemblea nazionale, è una «fase costituente». Non una
semplice frase augurale, però, visto che presuppone anche un «Comitato
costituente» chiamato a gestirla.
Una proposta che prende le mosse da una lettura della crisi e delle
trasformazioni già avvenute o in atto nel mondo del lavoro e che
prefigura, per un verso, una decisa svolta verso un modello di sindacato
«confederale» - fin qui, nella Cub, si sono riunite singole
organizzazioni, non categorie di lavoro - e la creazione di un «sindacato
metropolitano» per organizzare, riunire, far contare tutte quelle figure
precarie che non hanno un posto di lavoro continuativo e magari «fungono
inconsapevolmente da ricatto verso i lavoratori stabili». O anche figure
che vivono problemi differenti, «che non hanno una casa di proprietà»,
«gli immigrati che sono buoni solo quando devono fare i badanti o le
braccia nelle fabbriche e nei cantieri».
Rispetto al passato, si affina anche la lettura critica del sindacalismo
definito «concertativo». La rottura «complice» operata da Cisl e Uil,
con la firma della «riforma del modello contrattuale», e il
contemporaneo imbarazzo di una Cgil incerta sulla strategia da seguire,
non lasciano indifferenti. Specie quando c'è un «governo che ha deciso
di andare all'attacco definitivo della forma sindacato che si era
affermata nel '900». Ciò non impedisce di registrare le improvvise
svolte a destra di questo o quel dirigente Cgil. Qui, anche per la forte
presenza del pubblico impiego, hanno notato subito la sortita di Carlo
Podda, segretario della funzione pubblica che ha lanciato il «contratto
unico a tutele progressive, in tutto e per tutto la proposta di Ichino,
Boeri, e altri»; ma anche «lo scandaloso protocollo sul contratto della
mobilità», siglato nei giorni scorsi anche dalla Cgil).
Ma il cuore della riflessione resta il contrasto ai «padroni"
(industriali, banchieri su tutti), responsabili sia della crisi che
dell'attuale «involuzione culturale»". Non solo di questo paese, ma
dell'intero Occidente. Nonostante Obama, infatti, «mentre la crisi
infuria, i governi spargono a piene mani ottimismo e inoculano i veleni
xenofobi tra la gente», come se fosse possibile «imputare ad altri, più
sfortunati di noi, la nostra riduzione di potere d'acquisto». Cambiamenti
giganteschi, e densi di pericoli. Stavolta, in questo sindacalismo «antagonista»,
non si sentono accenti «sprezzanti e autosufficienti». Ci si pone invece
seriamente la domanda «se oggi noi siamo adeguati a riempire gli spazi
che si sono aperti». Per poi cominciare, con modestia e determinazione,
la strada per costruire una risposta positiva.
Assemblea
nazionale della Cub a Riccione
Il
sindacalismo di base discute "cosa" diventare
Fabio
Sebastiani- liberazione 24 maggio 2009
Riccione
- nostro inviato
Il sindacalismo di base di fronte alla "cosa". Cosa farà? Un
sindacato-sindacato o un sindacato-partito? Una confederazione di
organizzazioni o un soggetto organizzato in confederazione? La Camera del
lavoro metropolitana o una Camera dei redditi? Quello che una volta era
chiamato il movimento sindacale extraconfederale si appresta al salto di
qualità. E pure in tempi brevi, in autunno l'assemblea costituente e poi
il soggetto unico o unitario che sia, giusto in tempo per non presentarsi
del tutto sguarniti a due scadenze centrali per il movimento sindacale
italiano in questa fase: il congresso della Cgil del 2010 e la nuova legge
sulla rappresentanza che investirà sia il settore pubblico che quello
privato. Insomma, l'unico punto chiaro è che Cobas, Usi, Sdl, Rdb e parte
della Cub, non hanno più spazi per tergiversare. A loro questa volta
potrebbe unirsi anche lo Slai-Cobas, per il quale ieri all'assemblea
nazionale della Cub è intervenuto Corrado Delle Donne sottolineando la
necessità di «un cambio di marcia». L'orizzonte per lo Slai-Cobas e per
tanti altri, è quello del sindacato di classe. Già, ma quale classe? Uno
dei temi affrontati dai delegati, e che presumibilmente diventerà uno dei
nodi centrali del soggetto futuro, è stato proprio quello dell'identità
sociale del nuovo sindacato. Anzi, della «cosa nuova», come l'ha
definita Guido Lutrario di "Blocchi Precari Metropolitani". Un
radicamento nel mondo del lavoro per progredire via via fino ad includere
il non-lavoro, o una struttura trasversale che da subito si ponga il
problema del "sociale" e affronti dentro un nuovo sistema di
alleanze i temi della cosiddetta confederalità?
Comunque sia, dalla base la spinta a fare presto che gà si era
manifestata a Milano un anno fa, è sempre più netta e urgente. Il gruppo
dirigente del sindacalismo di base è stato invitato a mettere da parte
gli "orticelli personali" per lanciarsi «senza paura»
(Fabrizio Tommaselli, Sdl) verso un nuovo percorso di conflitti e di
vertenze. Dovrà necessariamente tenere il timone della politica, come
vuole Piero Bernocchi, o potrà confrontarsi senza rete con il magma che
viene fuori dalla nuova composizione di classe rischiando di avere tra gli
iscritti il lavoratore leghista che smessa la tuta blu la sera va a
picchiare l'extracomunitario? «Lo vogliamo decidere noi», reclamano a
gran voce singoli rappresentanti sindacali, «basta che ci diate
l'opportunità senza indugiare oltre». Dalla platea di Riccione si
capisce che il tempo delle "autocelebrazioni" e di identità
fondate sulla diversità da Cigl Cisl e Uil è finito. Ora è il momento
di un sindacato che nel conflitto trovi la via «dell'efficacia» (Laura
Bergamini, Parma). L'interlocuzione con la Cgil? «Certo, con Cremaschi si
parla», dice Delle Donne, «ma va rimosso lo scoglio del 33%». «Siamo
coscienti delle differenze dice Mauro Casadio - ma dobbiamo trovare forme
per andare avanti».
Lo spazio potenziale che si sta aprendo, del resto, è grande. E non solo
perché il sindacato nell'epoca del centrodestra diventerà la "cosa
chiusa" di Bonanni&Co., che si baserà sempre di più sugli
affari e sempre di meno sul conflitto, ma perché ormai la tendenza del
capitalismo, come chiarisce il professor Luciano Vasapollo, punta sempre
più verso la distruzione «del lavoro e delle merci, della ricchezza e
dello Stato». Quindi, in poche parole, il conflitto sociale può solo
consegnarci il "paradigma della costruzione". Sta al
sindacalismo di base percorrerlo senza cedere da un lato al riflesso
condizionato dell'irriducibilità e, dall'altro, accogliendo democrazia e
confronto interno come elemento costitutivo dell'identità. Ora l'alchimia
è affidata più che agli apprendisti stregoni e all'ottimismo della
volontà, alla creatività e alla capacità di inventare nuove formule.
Formule che aiutino in questa fase la moltitudine di modelli organizzativi
in una "cosa" che sappia fare della diversità la sua
eccellenza. «Quale sindacato serve nell'epoca in cui il "tanto
peggio tanto meglio" non vale più?» si chiede Tommaselli. Per Paolo
Leonardi, che ha tenuto la relazione introduttiva, è indispensabile «superare
le divisioni che pure esistono, soprattutto a livello di categoria e di
territorio, e le diversità che pure ci sono, per arrivare quanto prima
alla costruzione di un nuovo soggetto sindacale in cui far confluire,
perché siano esaltate, tutte le nostre diversità e le nostre esperienze».
«Ma sappiamo che molte volte "il meglio è nemico del bene" e
che - ha concluso - se la sostanziale unificazione delle varie
organizzazioni rappresenterebbe senz'altro il traguardo migliore, sappiamo
anche che tali condizioni devono maturare senza forzature, se vogliamo
davvero che siano durature e positive».
Daniela
Pitti rappresentante sindacale Rdb
«Stare uniti farà bene al movimento ma alla larga dalle poltrone della
politica»
Riccione - Daniela Pitti è una delle tante maestre
d'asilo che a Roma hanno portato avanti la lotta contro le "esternalizzazioni".
Da un po' di anni è una rappresentante sindacale delle rappresentanze di
base. Nella platea dell'assemblea nazionale della Cub è sicuramente tra
le più giovani.
Come vedi questo processo costituente e quali aspettative hai?
Il sindacato di base fa parte delle mie corde da sempre perché è una
continuazione di ciò che realmente penso. Rdb fa con chiarezza la lotta
contro le esternalizzazioni e la privatizzazione dei servizi. Deve essere
un sindacato che parte da un movimento dal basso, realmente espressione
delle reali esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. L'unificazione
del sindacato di base è un risultato positivo. Credo sia assurdo
continuare a fare la staffetta l'uno con l'altro se alla fine molti punti
sono del tutto simili. Questo processo di unificazione avrà ricadute
positive anche per il territorio e le realtà che vi intervengono. Verso
il sindacato di base unito c'è molta attenzione da parte del movimento e
dei collettivi. E questa ricchezza non va dispersa.
Non pensi che il sindacato di base abbia accumulato un po' troppo ritardo?
Molti lavoratori chiedono da molto tempo che questo processo di
unificazione giunga a maturazione. Però tra gli stessi lavoratori c'è
molta confusione. Come si è verificato nella lotta contro la legge
Gelmini, alcune realtà hanno chiesto di partecipare a tutti gli scioperi,
indifferentemente del sindacalismo di base e dei sindacati confederali. E'
chiaro che c'è un'incapacità a comprendere le scelte di Cgil Cisl e Uil.
Non siamo più però nell'epoca del lavoratore politicizzato pronto a
recepire il messaggio sindacale. Come pensi di affrontare questo nodo?
Cerco di spiegare le motivazioni che impediscono a Rdb di unirsi a chi il
giorno prima ha firmato un brutto accordo e il giorno dopo chiama alla
lotta. Nei territori la necessità più immediata è quella di costruire
camere del lavoro o luoghi in cui si spieghi almeno quali sono i diritti
di base dei lavoratori e quali sono i percorsi sindacali. A volte i
lavoratori e le lavoratrici rimangono muti davanti al dirigente che gli
impedisce di distribuire il volantino o che strappa i manifesti del
sindacato di base.
Tu da dove cominceresti il lavoro del nuovo soggetto?
Innanzitutto da questo percorso di alfabetizzazione e poi dal radicamento
nel territorio. Ho trovato difficoltà, per esempio, a portare i
lavoratori a dei semplici incontri nelle sedi sindacali centrali. Se
invece esistesse un punto di riferimento in ogni municipio questo lavoro
sarebbe più facile.
Perché un lavoratore dovrebbe scegliere un sindacato di base rispetto al
sindacato confederale?
Credo che la spinta fondamentale venga dalla volontà di sottrarsi ai
ricatti sottili, alla continua erosione dei diritti, al clima di paura che
ormai va sempre più dilagando anche nella pubblica amministrazione.
Su che cosa si può vincere la competizione con il sindacato confederale
in un momento in cui non si può più parlare di concertazione?
E' un percorso lungo, però penso che il nodo delle esternalizzazioni e
delle privatizzazioni sia sicuramente prioritario. L'averlo affrontato ha
sicuramente rafforzato il sindacalismo di base, e i risultati si sono
visti.
Quale rapporto con la politica?
No, no per carità, bisogna tenersi lontano dalla politica e meno che mai
entrare nelle dinamiche di distribuzione delle poltrone perché per noi
sarebbe difficilissimo districarsi.(Fa.Seba.)
Se stiamo ai fatti la situazione della Cub è frutto
della mai risolta presenza al proprio interno di una confederazione ( RdB
) in competizione con la Cub.
Oggi si alza il tiro con il tentativo di scippare alle altre 14
organizzazioni l’insieme della confederazione. Questa
operazione, se verrà attuata, produrrà la separazione
dei lavoratori del P.I. da quelli del privato indebolendo/rallentando la
prospettiva della costruzione di un forte sindacato di base in grado di
dare soluzione ai problemi della classe lavoratrice.
Tra Cub e Rdb esiste una divergenza profonda sul modello sindacale di
riferimento che viene considerato incompatibile con il modello
storicamente assunto dalla Cub.
Altro che “rilanciare la CUB e adeguarla
ai nuovi compiti che la fase politico sindacale richiede”, si fa il
contrario di ciò che si dice di voler fare.
Rdb propone un sindacato centralizzato, quello tradizionale, con potere e
risorse ai vertici dell’organizzazione, la firma dei contratti anche se
negativi nel merito, la non essenzialità del radicamento nei luoghi di
lavoro.
La Cub si è costituita e sviluppata con il potere e le risorse diffuse a
tutti i livelli, con la centralità dell’azione sindacale nei luoghi di
lavoro, e sulle iniziative di lotta a carattere generale con
l’obbiettivo di contrastare le scelte di padroni, governi, sindacati
concertativi sostenendo una concreta alternativa oggi i due ambiti di
intervento sono essenziali per non lasciare soli i lavoratori maggiormente
colpiti dalla crisi.
Nel dibattito preparatorio di questa assemblea le parole sono state usate
spesso per mascherare i fatti con polemiche di basso livello.
Una testa un voto ma per tutti.
Si sbandiera la proposta una testa un voto ma si vuole negare ai
pensionati (130.000) e agli inquilini, e ai lavoratori che si iscrivono
direttamente questo diritto.
La certificazione degli iscritti delle varie organizzazioni Cub a cosa
serve?. A stabilire i rapporti numerici all’interno della Cub ? Basta
saperlo prima.
Se invece i rapporti numerici tra le 15 organizzazioni devono essere
stabiliti sulla base di criteri politici allora si parli di questo senza
sollevare inutili polveroni. Del resto alla rdb è sempre stato
riconosciuto un peso largamente superiore a quello degli iscritti.
Pensiamo che il criterio da seguire per determinare il numero dei delegati
all’assemblea nazionale e per la composizione degli organismi deve
prevede una quota pari per tutte le organizzazioni e una parte prevalente
che tenga conto degli iscritti.
Dicembre 2008 si avvia il percorso per
convocare l’assemblea nazionale.
Il Coordinamento Nazionale convocato a Firenze il 18 dicembre 2008 che da
mandato ai Coordinatori in carica e ai Coordinatori autosospesi, di
definire le modalità per la convocazione dell’Assemblea Nazionale Cub.
In due incontri si trova la soluzione a 4 delle 6 questioni in
discussione.
Il percorso deciso salta.
La discussione veniva bruscamente interrotta il 6 febbraio 2009 con un
documento approvato dal Consiglio Nazionale Rdb che dava (sic) il
“mandato a Antonini, Fascetti e Leonardi di promuovere l’Assemblea
Congressuale Costituente della CUB entro la fine di maggio 2009 e di
predisporre il documento e il regolamento congressuale”.
Ricordiamo a chi non fosse informato che solo il
Coordinamento Nazionale ha il potere statutario di convocare l’Assemblea
Nazionale.
Convocata per ottobre l’assemblea
nazionale Cub.
Il Coordinamento Nazionale della Cub del 6 maggio 2009, ha
convocato per il 9-10-11 0ttobre 2009 l’Assemblea Nazionale
della Cub eleggendo 6 nuovi Coordinatori con il compito di predisporre il
documento base per l’effettuazione dell’Assemblea Nazionale e le
eventuali proposte di modifica dello Statuto e del Regolamento da
sottoporre alla approvazione dell’Assemblea nazionale Cub.
I coordinatori svolgeranno la propria attività con la
partecipazione di un esponente delle organizzazioni non presenti tra i
coordinatori.
Dobbiamo essere determinati a compiere ogni sforzo per puntare
effettivamente ad un rilancio della Cub attraverso un dibattito
che coinvolga tutte le organizzazioni assumendo l’obbiettivo di
radicalizzare lo scontro sociale (vedi Grecia, Francia),
di rilanciare il Patto di base con il suo allargamento alle
organizzazioni oggi escluse. Una Cub forte
ed unita è la condizione essenziale per sviluppare tutte le potenzialità,
oggi in larga parte inespresse, del Patto di base.
Con sinceri auguri di buon lavoro.
Giovanni Cippo (Allca) - Valter Gelli (Cub Sanità) - Nanda
Garavaglia (Cub Tessili) - Walter Montagnoli (Flaica), Ferdinando
Maestroni (Cub Pensionati) - Carlo Romanenghi (Cub Edili) P.Giorgio Tiboni
( Flmuniti )
Milano 21 maggio 2009
Per info: 02 70631804 e mail cub.nazionale@tiscali.it
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