ASSEMBLEA NAZIONALE 09

 

Se stiamo ai fatti la situazione della Cub è frutto della mai risolta presenza al proprio interno di una confederazione ( RdB ) in competizione con la Cub.
Oggi si alza il tiro con il tentativo di scippare alle altre 14 organizzazioni l’insieme della confederazione. Questa operazione, se verrà attuata, produrrà la separazione dei lavoratori del P.I. da quelli del privato indebolendo/rallentando la prospettiva della costruzione di un forte sindacato di base in grado di dare soluzione ai problemi della classe lavoratrice. (cub)

 

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Riccione – Rassegna Stampa

 

 

SINDACATI DI BASE
Obiettivo: organizzare i lavoratori. Ma uniti, perché soli si scompare
di Francesco Piccioni

 

24 maggio 2009 - Il Manifesto

 

RICCIONE - Il passaggio alla maggiore età è un momento importante per gli individui come per le organizzazioni. Qui all'Assemblea nazionale della Cub c'è chi lo vive con impaziente entusiasmo e chi ha nostalgia della minorità. Per il sindacalismo di base la via sembra però ormai tracciata con sufficiente decisione: l'obiettivo è arrivare a un soggetto unitario, credibile tra i lavoratori in generale e non soltanto dentro le nicchie che fin qui hanno fatto da habitat prevalente. Credibilità significa capacità di produrre, con le vertenze, risultati concreti, verificabili in busta paga o in termini di diritti o condizioni di lavoro. Significa anche formazione dei delegati e dei lavoratori, perché ognuno sia in grado di riprodurre «autodifesa» collettiva. Significa, in definitiva, «pensare in grande», fuori dalle logiche di piccolo gruppo. Il convitato di pietra è la crisi globale, che cambia rapidamente lo scenario, toglie la terra sotto i piedi a milioni di persone contemporaneamente, azzera poteri che sembravano solidi (qui il «sindacalismo concertativo» è visto in drastica discesa), evoca mostri come il razzismo e la guerra tra poveri, ma costituisce anche l'occasione entro cui o si diventa soggetto trainante oppure si scompare. La massa dei delegati appare d'istinto molto più «unitaria», si vede che vive con difficoltà — nei posti di lavoro — separazioni sempre meno spiegabili tra sigle che fanno, grosso modo, lo stesso tipo di attività. Fabrizio Tomaselli, coordinatore dell'SdL, coglie questa tensione e vede «settori importanti del mondo del lavoro che possono interpretare l'unificazione come un punto di riferimento in tempi rapidi». È un via libera convinto, senza riserve. E proprio il fattore tempo è l'elemento che esclude ogni ritualità dalla discussione in atto. Nella testa di tutti c'è chiaro il precipitare della crisi sull'occupazione, il livello dei salari e la vigenza dei diritti. Nei prossimi mesi, secondo i dati della stessa Confindustria, arriveranno al pettine molti nodi occupazionali, creando lacerazioni e tensione sociale. E all'inizio del prossimo anno ci sarà un congresso della Cgil che al momento si presenta denso di incognite. «I treni, o si prendono quando passano oppure si resta a terra» è la metafora ricorrente. Perché l'obiettivo «non è quello di rappresentare i lavoratori o interi settori sociali, ma di organizzarli». Sono finiti i tempi dei partiti o sindacati « leggeri» , attenti più a essere riconosciuti dalla controparte che a difendere gli interessi tangibili dei «rappresentati». È in gioco la nozione di sindacato per come lo si è fin qui conosciuto. La stessa idea di «sindacato metropolitano», qui avanzata come possibile sintesi delle relazioni che vanno maturando con settori diversi dal lavoro classico, sarà suscettibile di diversa declinazione. E' il punto su cui si concentrano le perplessità di Piero Bernocchi che, a nome della Confederazione Cobas, indica la necessità di «una cosa nuova perché siamo dentro un passaggio epocale, con una diversa dislocazione dei conflitti». Una cosa «già oltre il sindacato» (l'esempio sono le lotte della scuola di quest'anno, con i genitori accanto a professori e studenti), un «soggetto plurale», che «non contempla più la separazione novecentesca tra sindacato e partito». I Cobas, del resto, cercano da anni di praticare questa visione. E par di capire che i tempi dell'unificazione (che pure «si può cominciare da subito nelle categorie») saranno su questo lato più lenti di quanto appaia, a questa assemblea, necessario e desiderabile. Non sarebbero distinguo invalidanti, se gli scenari globali fossero meno traumatici e, soprattutto, veloci.

 

23 maggio 2009 - Il Manifesto

ASSEMBLEA NAZIONALE
Sindacalismo di base è scoccata l'ora del percorso unitario


 

di Francesco Piccioni - RICCIONE manifesto 23.5

Sindacalismo di base è scoccata l'ora del percorso unitario
Aria nuova, e anche un bel salto di maturità, nel sindacalismo di base. In pochi mesi, complice la crisi globale e la semiparalisi dell'opposizione storica, questa galassia di piccole organizzazioni, radicate in comparti sparsi della produzione e non, ha preso con decisione la via del «percorso unitario». Com'era in parte scontato, questa nuova vita parte lasciandosi alle spalle un piccolo pezzo di storia, la parte di Cub legata al milanese Piergiorgio Tiboni, per guadagnare tutto il resto. Ossia un mondo di conflittualità sociale e sindacale che tendenzialmente può coprire gran parte dei settori popolari messi sotto stress dalla crisi. Già nei mesi scorsi il «patto di consultazione permanente» con SdL intercategoriale e Confederazione Cobas era stato trasformato in un più solido «patto di base», con alle spalle la confortante prova di forza dello sciopero generale del 17 ottobre. La proposta lanciata ieri a Riccione da Paolo Leonardi, coordinatore nazionale della Cub, introducendo i lavori dell'Assemblea nazionale, è una «fase costituente». Non una semplice frase augurale, però, visto che presuppone anche un «Comitato costituente» chiamato a gestirla.
Una proposta che prende le mosse da una lettura della crisi e delle trasformazioni già avvenute o in atto nel mondo del lavoro e che prefigura, per un verso, una decisa svolta verso un modello di sindacato «confederale» - fin qui, nella Cub, si sono riunite singole organizzazioni, non categorie di lavoro - e la creazione di un «sindacato metropolitano» per organizzare, riunire, far contare tutte quelle figure precarie che non hanno un posto di lavoro continuativo e magari «fungono inconsapevolmente da ricatto verso i lavoratori stabili». O anche figure che vivono problemi differenti, «che non hanno una casa di proprietà», «gli immigrati che sono buoni solo quando devono fare i badanti o le braccia nelle fabbriche e nei cantieri».
Rispetto al passato, si affina anche la lettura critica del sindacalismo definito «concertativo». La rottura «complice» operata da Cisl e Uil, con la firma della «riforma del modello contrattuale», e il contemporaneo imbarazzo di una Cgil incerta sulla strategia da seguire, non lasciano indifferenti. Specie quando c'è un «governo che ha deciso di andare all'attacco definitivo della forma sindacato che si era affermata nel '900». Ciò non impedisce di registrare le improvvise svolte a destra di questo o quel dirigente Cgil. Qui, anche per la forte presenza del pubblico impiego, hanno notato subito la sortita di Carlo Podda, segretario della funzione pubblica che ha lanciato il «contratto unico a tutele progressive, in tutto e per tutto la proposta di Ichino, Boeri, e altri»; ma anche «lo scandaloso protocollo sul contratto della mobilità», siglato nei giorni scorsi anche dalla Cgil).
Ma il cuore della riflessione resta il contrasto ai «padroni" (industriali, banchieri su tutti), responsabili sia della crisi che dell'attuale «involuzione culturale»". Non solo di questo paese, ma dell'intero Occidente. Nonostante Obama, infatti, «mentre la crisi infuria, i governi spargono a piene mani ottimismo e inoculano i veleni xenofobi tra la gente», come se fosse possibile «imputare ad altri, più sfortunati di noi, la nostra riduzione di potere d'acquisto». Cambiamenti giganteschi, e densi di pericoli. Stavolta, in questo sindacalismo «antagonista», non si sentono accenti «sprezzanti e autosufficienti». Ci si pone invece seriamente la domanda «se oggi noi siamo adeguati a riempire gli spazi che si sono aperti». Per poi cominciare, con modestia e determinazione, la strada per costruire una risposta positiva.

 

 

 

 

Assemblea nazionale della Cub a Riccione

 

Il sindacalismo di base discute "cosa" diventare     

 

Fabio Sebastiani- liberazione 24 maggio 2009

Riccione - nostro inviato
Il sindacalismo di base di fronte alla "cosa". Cosa farà? Un sindacato-sindacato o un sindacato-partito? Una confederazione di organizzazioni o un soggetto organizzato in confederazione? La Camera del lavoro metropolitana o una Camera dei redditi? Quello che una volta era chiamato il movimento sindacale extraconfederale si appresta al salto di qualità. E pure in tempi brevi, in autunno l'assemblea costituente e poi il soggetto unico o unitario che sia, giusto in tempo per non presentarsi del tutto sguarniti a due scadenze centrali per il movimento sindacale italiano in questa fase: il congresso della Cgil del 2010 e la nuova legge sulla rappresentanza che investirà sia il settore pubblico che quello privato. Insomma, l'unico punto chiaro è che Cobas, Usi, Sdl, Rdb e parte della Cub, non hanno più spazi per tergiversare. A loro questa volta potrebbe unirsi anche lo Slai-Cobas, per il quale ieri all'assemblea nazionale della Cub è intervenuto Corrado Delle Donne sottolineando la necessità di «un cambio di marcia». L'orizzonte per lo Slai-Cobas e per tanti altri, è quello del sindacato di classe. Già, ma quale classe? Uno dei temi affrontati dai delegati, e che presumibilmente diventerà uno dei nodi centrali del soggetto futuro, è stato proprio quello dell'identità sociale del nuovo sindacato. Anzi, della «cosa nuova», come l'ha definita Guido Lutrario di "Blocchi Precari Metropolitani". Un radicamento nel mondo del lavoro per progredire via via fino ad includere il non-lavoro, o una struttura trasversale che da subito si ponga il problema del "sociale" e affronti dentro un nuovo sistema di alleanze i temi della cosiddetta confederalità?
Comunque sia, dalla base la spinta a fare presto che gà si era manifestata a Milano un anno fa, è sempre più netta e urgente. Il gruppo dirigente del sindacalismo di base è stato invitato a mettere da parte gli "orticelli personali" per lanciarsi «senza paura» (Fabrizio Tommaselli, Sdl) verso un nuovo percorso di conflitti e di vertenze. Dovrà necessariamente tenere il timone della politica, come vuole Piero Bernocchi, o potrà confrontarsi senza rete con il magma che viene fuori dalla nuova composizione di classe rischiando di avere tra gli iscritti il lavoratore leghista che smessa la tuta blu la sera va a picchiare l'extracomunitario? «Lo vogliamo decidere noi», reclamano a gran voce singoli rappresentanti sindacali, «basta che ci diate l'opportunità senza indugiare oltre». Dalla platea di Riccione si capisce che il tempo delle "autocelebrazioni" e di identità fondate sulla diversità da Cigl Cisl e Uil è finito. Ora è il momento di un sindacato che nel conflitto trovi la via «dell'efficacia» (Laura Bergamini, Parma). L'interlocuzione con la Cgil? «Certo, con Cremaschi si parla», dice Delle Donne, «ma va rimosso lo scoglio del 33%». «Siamo coscienti delle differenze dice Mauro Casadio - ma dobbiamo trovare forme per andare avanti».
Lo spazio potenziale che si sta aprendo, del resto, è grande. E non solo perché il sindacato nell'epoca del centrodestra diventerà la "cosa chiusa" di Bonanni&Co., che si baserà sempre di più sugli affari e sempre di meno sul conflitto, ma perché ormai la tendenza del capitalismo, come chiarisce il professor Luciano Vasapollo, punta sempre più verso la distruzione «del lavoro e delle merci, della ricchezza e dello Stato». Quindi, in poche parole, il conflitto sociale può solo consegnarci il "paradigma della costruzione". Sta al sindacalismo di base percorrerlo senza cedere da un lato al riflesso condizionato dell'irriducibilità e, dall'altro, accogliendo democrazia e confronto interno come elemento costitutivo dell'identità. Ora l'alchimia è affidata più che agli apprendisti stregoni e all'ottimismo della volontà, alla creatività e alla capacità di inventare nuove formule. Formule che aiutino in questa fase la moltitudine di modelli organizzativi in una "cosa" che sappia fare della diversità la sua eccellenza. «Quale sindacato serve nell'epoca in cui il "tanto peggio tanto meglio" non vale più?» si chiede Tommaselli. Per Paolo Leonardi, che ha tenuto la relazione introduttiva, è indispensabile «superare le divisioni che pure esistono, soprattutto a livello di categoria e di territorio, e le diversità che pure ci sono, per arrivare quanto prima alla costruzione di un nuovo soggetto sindacale in cui far confluire, perché siano esaltate, tutte le nostre diversità e le nostre esperienze». «Ma sappiamo che molte volte "il meglio è nemico del bene" e che - ha concluso - se la sostanziale unificazione delle varie organizzazioni rappresenterebbe senz'altro il traguardo migliore, sappiamo anche che tali condizioni devono maturare senza forzature, se vogliamo davvero che siano durature e positive».


Daniela Pitti rappresentante sindacale Rdb
«Stare uniti farà bene al movimento ma alla larga dalle poltrone della politica»

Riccione - Daniela Pitti è una delle tante maestre d'asilo che a Roma hanno portato avanti la lotta contro le "esternalizzazioni". Da un po' di anni è una rappresentante sindacale delle rappresentanze di base. Nella platea dell'assemblea nazionale della Cub è sicuramente tra le più giovani.
Come vedi questo processo costituente e quali aspettative hai?
Il sindacato di base fa parte delle mie corde da sempre perché è una continuazione di ciò che realmente penso. Rdb fa con chiarezza la lotta contro le esternalizzazioni e la privatizzazione dei servizi. Deve essere un sindacato che parte da un movimento dal basso, realmente espressione delle reali esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. L'unificazione del sindacato di base è un risultato positivo. Credo sia assurdo continuare a fare la staffetta l'uno con l'altro se alla fine molti punti sono del tutto simili. Questo processo di unificazione avrà ricadute positive anche per il territorio e le realtà che vi intervengono. Verso il sindacato di base unito c'è molta attenzione da parte del movimento e dei collettivi. E questa ricchezza non va dispersa.
Non pensi che il sindacato di base abbia accumulato un po' troppo ritardo?
Molti lavoratori chiedono da molto tempo che questo processo di unificazione giunga a maturazione. Però tra gli stessi lavoratori c'è molta confusione. Come si è verificato nella lotta contro la legge Gelmini, alcune realtà hanno chiesto di partecipare a tutti gli scioperi, indifferentemente del sindacalismo di base e dei sindacati confederali. E' chiaro che c'è un'incapacità a comprendere le scelte di Cgil Cisl e Uil.
Non siamo più però nell'epoca del lavoratore politicizzato pronto a recepire il messaggio sindacale. Come pensi di affrontare questo nodo?
Cerco di spiegare le motivazioni che impediscono a Rdb di unirsi a chi il giorno prima ha firmato un brutto accordo e il giorno dopo chiama alla lotta. Nei territori la necessità più immediata è quella di costruire camere del lavoro o luoghi in cui si spieghi almeno quali sono i diritti di base dei lavoratori e quali sono i percorsi sindacali. A volte i lavoratori e le lavoratrici rimangono muti davanti al dirigente che gli impedisce di distribuire il volantino o che strappa i manifesti del sindacato di base.
Tu da dove cominceresti il lavoro del nuovo soggetto?
Innanzitutto da questo percorso di alfabetizzazione e poi dal radicamento nel territorio. Ho trovato difficoltà, per esempio, a portare i lavoratori a dei semplici incontri nelle sedi sindacali centrali. Se invece esistesse un punto di riferimento in ogni municipio questo lavoro sarebbe più facile.
Perché un lavoratore dovrebbe scegliere un sindacato di base rispetto al sindacato confederale?
Credo che la spinta fondamentale venga dalla volontà di sottrarsi ai ricatti sottili, alla continua erosione dei diritti, al clima di paura che ormai va sempre più dilagando anche nella pubblica amministrazione.
Su che cosa si può vincere la competizione con il sindacato confederale in un momento in cui non si può più parlare di concertazione?
E' un percorso lungo, però penso che il nodo delle esternalizzazioni e delle privatizzazioni sia sicuramente prioritario. L'averlo affrontato ha sicuramente rafforzato il sindacalismo di base, e i risultati si sono visti.
Quale rapporto con la politica?
No, no per carità, bisogna tenersi lontano dalla politica e meno che mai entrare nelle dinamiche di distribuzione delle poltrone perché per noi sarebbe difficilissimo districarsi.(Fa.Seba.)

Le parole valgono più dei fatti? Alle e ai partecipanti all’assemblea di Rdb del 22/23/24 maggio 2009 di Riccione.23-05-2009

 

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Se stiamo ai fatti la situazione della Cub è frutto della mai risolta presenza al proprio interno di una confederazione ( RdB ) in competizione con la Cub.
Oggi si alza il tiro con il tentativo di scippare alle altre 14 organizzazioni l’insieme della confederazione. Questa operazione, se verrà attuata, produrrà la separazione dei lavoratori del P.I. da quelli del privato indebolendo/rallentando la prospettiva della costruzione di un forte sindacato di base in grado di dare soluzione ai problemi della classe lavoratrice.
Tra Cub e Rdb esiste una divergenza profonda sul modello sindacale
di riferimento che viene considerato incompatibile con il modello storicamente assunto dalla Cub.
Altro che “rilanciare la CUB e adeguarla ai nuovi compiti che la fase politico sindacale richiede”, si fa il contrario di ciò che si dice di voler fare.
Rdb propone un sindacato centralizzato, quello tradizionale, con potere e risorse ai vertici dell’organizzazione, la firma dei contratti anche se negativi nel merito, la non essenzialità del radicamento nei luoghi di lavoro.
La Cub si è costituita e sviluppata con il potere e le risorse diffuse a tutti i livelli, con la centralità dell’azione sindacale nei luoghi di lavoro, e sulle iniziative di lotta a carattere generale con l’obbiettivo di contrastare le scelte di padroni, governi, sindacati concertativi sostenendo una concreta alternativa oggi i due ambiti di intervento sono essenziali per non lasciare soli i lavoratori maggiormente colpiti dalla crisi.
Nel dibattito preparatorio di questa assemblea le parole sono state usate spesso per mascherare i fatti con polemiche di basso livello.
Una testa un voto ma per tutti.
Si sbandiera la proposta  una testa un voto ma si vuole negare ai pensionati (130.000) e agli inquilini, e ai lavoratori che si iscrivono direttamente  questo diritto.
La certificazione degli iscritti delle varie organizzazioni Cub a cosa serve?. A stabilire i rapporti numerici all’interno della Cub ? Basta saperlo prima.
Se invece i rapporti numerici tra le 15 organizzazioni devono essere stabiliti sulla base di criteri politici allora si parli di questo senza sollevare inutili polveroni. Del resto alla rdb è sempre stato riconosciuto un peso largamente superiore a quello degli iscritti.
Pensiamo che il criterio da seguire per determinare il numero dei delegati all’assemblea nazionale e per la composizione degli organismi deve prevede una quota pari per tutte le organizzazioni e una parte prevalente che tenga conto degli iscritti.
Dicembre 2008 si avvia il percorso per convocare l’assemblea nazionale.
Il Coordinamento Nazionale convocato a Firenze il 18 dicembre 2008 che da mandato ai Coordinatori in carica e ai Coordinatori autosospesi, di definire le modalità per la convocazione dell’Assemblea Nazionale Cub. In due incontri si trova la soluzione a 4 delle 6 questioni in discussione.
Il percorso deciso salta.
La discussione veniva bruscamente interrotta il 6 febbraio 2009 con un documento approvato dal Consiglio Nazionale Rdb che dava (sic) il “mandato a Antonini, Fascetti e Leonardi di promuovere l’Assemblea Congressuale Costituente della CUB entro la fine di maggio 2009 e di predisporre il documento e il regolamento congressuale”.
Ricordiamo a chi non fosse informato che solo il Coordinamento Nazionale ha il potere statutario di convocare l’Assemblea Nazionale.
Convocata per ottobre l’assemblea nazionale Cub.
Il Coordinamento Nazionale della Cub del 6 maggio 2009, ha convocato per il 9-10-11 0ttobre 2009 l’Assemblea Nazionale della Cub eleggendo 6 nuovi Coordinatori con il compito di predisporre il documento base per l’effettuazione dell’Assemblea Nazionale e le eventuali proposte di modifica dello Statuto e del Regolamento da sottoporre alla approvazione dell’Assemblea nazionale Cub.
I coordinatori svolgeranno la propria attività con la partecipazione di un esponente delle organizzazioni non presenti tra i coordinatori.
Dobbiamo essere determinati a compiere ogni sforzo per puntare effettivamente ad un rilancio della Cub attraverso un dibattito che coinvolga tutte le organizzazioni assumendo l’obbiettivo di radicalizzare lo scontro sociale (vedi Grecia, Francia), di rilanciare il Patto di base con il suo allargamento alle organizzazioni oggi escluse. Una Cub forte ed unita è la condizione essenziale per sviluppare tutte le potenzialità, oggi in larga parte inespresse, del Patto di base.
Con sinceri auguri di buon lavoro.

Giovanni Cippo (Allca) - Valter Gelli (Cub Sanità) - Nanda Garavaglia (Cub Tessili) - Walter Montagnoli (Flaica), Ferdinando Maestroni (Cub Pensionati) - Carlo Romanenghi (Cub Edili) P.Giorgio Tiboni ( Flmuniti )

Milano 21 maggio 2009

Per info:  02 70631804 e mail cub.nazionale@tiscali.it