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VI ASSEMBLEA GENERALE dell’ALP/CUB

Auditorium dell’Istituto "Buniva" di Pinerolo, 24 febbraio 2001

sintesi dell'assemblea a cura di E.C.

Relazione del Presidente Enrico LANZA.

Se riflettiamo sulla condizione dei lavoratori in questi anni di globalizzazione non possiamo che dare un giudizio molto negativo: la crisi del sindacato deriva dall’ultima trasformazione del capitale e dal fallimento della politica della concertazione.

In effetti, i dati parlano di profitti delle imprese in netta crescita, di salari in ribasso, di condizioni di lavoro sempre più precarie, pericolose e con meno diritti, di attacco a spesa pubblica e pensioni. Inoltre le crescenti terziarizzazioni dividono i lavoratori, mettendo "in soffitta" i contratti di categoria.

Ormai tutto deve essere finalizzato al mercato, alla borsa, al business.

Segnali di risveglio.

Tuttavia ci sono segnali di risveglio: le lotte del "popolo di Seattle", della Fiat, della Scuola e, da noi, dei minatori della Luzenac e alla Skf per il referendum.

Anche la nostra Associazione ha fatto importanti passi in avanti:

Esperienza di Alp sul nostro territorio

Alla crisi del sindacato abbiamo risposto costituendo un movimento, diventato un riferimento sul territorio: ha messo insieme esperienze diverse del sindacato di base (Poste, TNT, Skf Bari, Scuola), ha tenuto aperti spazi di democrazia, ha spinto i confederali su terreni meno concertativi, ha ridato una speranza ai lavoratori.

In questo processo ribadiamo l’impegno per un lavoro comune con altri sindacati di base e rivendichiamo l’autonomia dal quadro politico e dai partiti, intesa come capacità di progettare interventi su problemi sindacali e su grandi questioni generali.

Dovremo perseguire questi obiettivi avendo presente la scelta del ’95 di formare un sindacato di base e del ’99, con mandato unitario, di affiliarci alla Cub, operando con autonomia organizzativa, patrimoniale e gestionale sul nostro territorio.

Negli ultimi mesi sono emerse critiche a questa scelta, in particolare nella Cub Scuola, per la scarsa rappresentanza raggiunta in questi anni. A questo proposito dobbiamo discutere tutti insieme del nostro futuro. Ricordo solo che la Cub, in questi anni, ha organizzato con altri sindacati di base le poche lotte contro finanziarie di governi "amici", guerra in ex-Jugoslavia, referendum antioperai di Pannella e soci. Credo anche che abbiamo praticato correttamente l’autonomia rivendicata nell’accordo di affiliazione.

Dobbiamo continuare a ragionare sul nostro rapporto con lavoratori, Rsu e confederali nelle esperienze di questi anni, scoprendo contraddizioni ed evitando contaminazioni. Forse è più utile un lavoro di informazione e di relazione coi lavoratori che non la polemica, anche giusta, con le burocrazie confederali.

Bisogna poi evitare che ognuno cerchi la soluzione nel chiuso della propria realtà di lavoro e promuovere la discussione collettiva tra i militanti e i lavoratori per una soluzione più avanzata.

Unificare ciò che il padrone divide

L’unità dei lavoratori è messa in discussione da terziarizzazioni, lavori in appalto, uso di cooperative, superando il contratto di lavoro come strumento unificante.

I risultati in termini di dispersione, precarizzazione, perdita di salario e diritti attraversano tutte le realtà (Luzenac, Fiat a Mirafiori, Rivalta, None e Volvera oggi TNT), con difficoltà a trovare linee di difesa comuni: tutto ciò genera sfiducia nel sindacato e nei delegati.

E’ quindi importante costruire coi Cobas un coordinamento della terziarizzazione per informare e coinvolgere i lavoratori. Attenzione anche alla SKF Pinerolo, diventata Euroball, e alla vendita della parte acciai di Villar.

La cosa più eclatante succede nel pubblico, dove le privatizzazioni portano all’uso delle cooperative coi soci-lavoratori per abbassare i costi, riducendo salari e diritti: ma questo non garantisce la qualità del servizio. Occorre aprire terreni di iniziativa per interventi che rendano pubblica la questione, difendano e conquistino diritti.

Non tutte le cooperative sono uguali: noi denunciamo solo il loro uso anomalo e spregiudicato. Proponiamo due momenti pubblici di approfondimento e riflessione su questo terreno.

La globalizzazione non è inattaccabile

Occorre rendere più concreti i rapporti con movimenti internazionali come SUD e ATTAC.

Altre battaglie da affrontare

Situazione organizzativa

Conclusioni

Dopo 5 anni di sacrifici dobbiamo fare un salto di qualità interno. Chi ci sostiene ci dice, forse con troppa delega, di continuare. Le battaglie in SKF, Euroball, Scuola, Poste, A.G. Porta, all’Asilo Valdese, per i Cimiteriali e i lavoratori del CISS, sono uno stimolo a proseguire. I segnali che riceviamo ci incoraggiano a tentare di cambiare la società a patto che non vendiamo cervello e cuore.

Dobbiamo perciò utilizzare il privilegio di lavorare in un territorio con storia e cultura su basi solidali, con comunità ecclesiali avanzate, con tradizione infinita di resistenza.

CONTRIBUTI:

F. B. – SKF Villar.

I risultati delle ultime elezioni alla SKF dimostrano che non eravamo un fuoco di paglia, ma che rappresentiamo delle esigenze serie: i lavoratori l’hanno capito e ci hanno accordato la loro fiducia. Per ottenere ciò ci siamo esposti all’attacco sia dei padroni, che avevano intuito il "pericolo" che rappresentavamo (e per questo ci avevano escluso nelle precedenti elezioni), sia degli altri sindacati, che sentivano minacciati i loro privilegi.

Ora il consenso elettorale ci pone di fronte a responsabilità superiori, ma ci dà una maggior tutela. La repressione indietreggia e alcuni di noi, che erano stati sottoposti a rappresaglia e trasferimenti, ricominciano a occupare i posti precedenti.

Bisogna ricominciare a entrare in fabbrica senza aver paura, come dice qualche giovane, e le nuove generazioni non ne hanno, perché, diversamente da noi, non hanno vissuto la traumatica sconfitta alla Fiat nell’80.

L’esperienza di Alp è importante anche per un altro motivo: se, come credo, la destra vincerà le elezioni, i contratti nazionali salteranno e i padroni contratteranno sempre più a livello territoriale.

L’atteggiamento dei confederali, nel quadro della concertazione, non ha portato nulla di buono; i sindacati di base, pur piccoli e frammentati, devono organizzarsi e cercare contatti anche a livello internazionale, ma finché si cercherà di cambiare le cose rimanendo sotto la "cupola" confederale, come fa la sinistra CGIL, non si vedrà nulla di nuovo. Noi diamo l’esempio che si può fare qualcosa di positivo anche essendo meno elefantiaci.

A proposito dei nostri militanti dell’SKF Avio, credo siano seri e preparati e che raccoglieranno sicuramente i frutti del loro lavoro, ma consiglio loro di separare l’attività politica da quella sindacale.

A Villar stiamo ora lavorando con Uilm e Fali su questioni ambientali, ma dovremo articolare le nostre iniziative per spingere sulle richieste salariali, ridurre l’orario di lavoro e migliorare l’ambiente di lavoro con il metodo "macchine ferme e poi discutiamo".

Sul problema degli iscritti alla Cub Scuola, credo sia necessario trovare una soluzione che unisca: hanno ottenuto una vittoria alle elezioni e, se si dividessero, non sarebbero capiti dagli elettori. Bisogna privilegiare la serietà e delle strategie che siano vicine a questi.

F.B. – Poste.

La questione del salario meriterebbe una discussione interna ad Alp con degli esperti: ne abbiamo bisogno noi e i lavoratori. Il salario legato allo straordinario è un problema prioritario alle Poste.

I soldi richiesti nel contratto non coprono neanche l’inflazione e si sono concesse flessibilità, mobilità, orario in prospettiva di una riduzione di personale. Per quale motivo l’azienda dovrebbe assumere se ha a disposizione un’enormità di ore di straordinario a disposizione?

Nel Pinerolese 75 sugli 80 partecipanti al referendum hanno detto no al contratto. Nella filiale (900 lavoratori circa), hanno ugualmente prevalso i NO, anche se di misura: è comunque un risultato positivo, se si pensa che dall’altra parte c’erano CGIL, CISL, UIL, Ugl, Failp, Sailp.

L’azienda poste chiede il massimo del lavoro senza concedere nulla in cambio, né sul salario né sull’occupazione. Noi stiamo tentando la resistenza: raduniamo i portalettere perché la riorganizzazione sia comunque al vaglio delle Rsu.

Coi nostri iscritti non abbiamo problemi a costruire iniziative sul territorio; le difficoltà, caso mai, sono con le altre Rsu.

Nel Pinerolese i lavoratori, nonostante l’iniziale diffidenza per verificare la nostra serietà, fanno ora riferimento ad Alp.

G.C. - Scuola.

Dopo l’accesa discussione al suo interno, il collettivo della Scuola ha approvato una mozione da mettere qui ai voti.

In questa si propone, visti i risultati delle ultime elezioni per le Rsu, la formazione di una struttura di coordinamento delle diverse organizzazioni di base, in cui ognuna abbia pari dignità. Si propone inoltre la formazione di un esecutivo di 4/6 elementi, da eleggere ogni anno.

Questo per evitare che alle elezioni ci si disperda: alle ultime, nel Pinerolese, ci siamo presentati in tre modi diversi!

Personalmente sono per la costruzione dei Cobas, ma non voglio mettere in discussione il ruolo di Alp nel Pinerolese.

Occorre comunque contrastare i privilegi dei confederali, come ad esempio la possibilità di nominare degli esterni con pari dignità negoziale delle Rsu.

E. G.– Pensionato (ex Scuola).

È importante l’autonomia, anche da chi crede di avere già il modellino pronto in tasca. La battaglia deve essere fino in fondo per l’unità di tutti i pezzi del sindacalismo di base, anche con alleanze su temi contingenti.

È sbagliato il trionfalismo per il raggiungimento dei numeri e se noi non abbiamo raggiunto l’obiettivo prefisso, dobbiamo caso mai essere stimolati a crescere più che a guardare ad altre forze sindacali..

Alp, nel Pinerolese, ha giocato un fondamentale ruolo unitario, è una ricchezza che altri non hanno; ma non deve fermarsi lì: occorre provare a fare altro per uscire dal blocco. Bisogna discutere e formare un gruppo che individui interventi anche solo di tipo esemplare.

Per quanto riguarda il collettivo Scuola, Alp è affiliata alla Cub, ma con piena autonomia: il settore Scuola, per conservare l’unità, potrebbe rendersi autonomo dalla Cub, pur rimanendo Alp.

B.P. – Asilo Valdese.

Il rinnovo del nostro contratto unifica tutti gli Istituti Valdesi, in vista della costituzione del contratto collettivo nazionale dell’assistenza.

La proposta di discussione verte sul fatto che la maggioranza degli istituti privati si regge sulle rette degli ospiti e sulla solidarietà raccolta e organizzata dalle chiese.

Il settore pubblico, d’altro canto, prevede delle leggi anche belle, ma di fatto la loro applicazione è lasciata ai privati.

In questo quadro, ad esempio, le risposte salariali sono deboli, perché implicano l’aumento delle rette, cosa che ci viene fatta pesare in trattativa.

Altro problema è quello degli appalti, affidati a cooperative i cui lavoratori sono super-sfruttati: capita che un lavoratore, svolgendo la sua opera in più istituti, faccia anche 11 giorni di lavoro consecutivi senza che lo si sappia.

Occorre organizzare in Alp un gruppo per elaborare delle proposte che diventino vertenze.

Riguardo all’impegno nel sindacato, non riusciamo ancora bene a coordinarlo coi nostri impegni quotidiani. Noi uomini ci siamo assegnati il ruolo sociale ed abbiamo delegato alle donne, per il retaggio della nostra cultura patriarcale, l’impegno domestico.

Nessuno ha dei modelli da proporre, ma risolviamo la questione solo parlandone fra noi. Se vogliamo cambiare il mondo in meglio, dobbiamo cambiare in meglio il nostro modo di stare al mondo.

P B. – Luzenac.

Il sindacato ha dei limiti: non ha il compito di cambiare la società, ma di contrattare e promuovere la forza lavoro. Dobbiamo, a questo proposito, fare in Alp una riflessione e un bilancio che non facciamo da tempo.

In ogni sindacato in cui si militi, credo sia necessario lottare contro la burocrazia e la delega, contro il capitalismo partendo dai lavoratori, ma non credo dobbiamo darci il compito di tirare fuori l’Italia dalle secche berlusconiane. Bisogna, prima di tutto, fornire un’informazione non settaria, valorizzando ciò che unisce i lavoratori, come la comune condizione salariale.

A. V. – RDB Sanità.

Partiamo dalla questione salariale, che unisce tutti i lavoratori: il salario viene flessibilizzato per creare divisioni: si riduce la parte fissa a favore di quella variabile.

Anche le esternalizzazioni vanno nel senso dello smembramento ed indebolimento dei lavoratori.

Inoltre gli investimenti del capitale avvengono ormai nella finanza invece che sulle risorse umane.

Tutto ciò per ridurre l’incidenza contrattuale del sindacato, sottraendogli gli elementi tradizionali su cui basare le proprie rivendicazioni: si investe in qualcosa che il sindacato non può più toccare. Bisogna capire più a fondo questo capitalismo per combatterlo.

Occorre una visione più complessiva del nostro operato e, a proposito della Scuola, non bisogna guardare solo al proprio settore: ci sono tanti settori in cui la Cub è maggiormente rappresentativa.

V. P. – SKF Avio.

Alp deve organizzarsi meglio, non facendo riferimento solo al presidente: occorre fare lavorare i compagni dentro la sede per far crescere gli iscritti. Se non portiamo verso di noi i lavoratori avremo problemi di sopravvivenza.

C’è poi l’ostacolo dell’ignoranza tra i vari settori: manca la circolazione delle informazioni e in fabbrica si crede che i postini siano ancora dei privilegiati, mentre si vede che i loro problemi sono analoghi ai nostri.

Bisogna far circolare i volantini tra diversi settori a livello di progettualità, anche perché un lavoratore SKF, ad esempio, che usufruisce di poste, ospedale, scuola, dovrebbe conoscere i problemi che riguardano i lavoratori di quel settore.

È necessario, inoltre, prevedere dei momenti di formazione per i militanti: riunioni su busta paga, pensioni, ecc. per essere più vicini ai lavoratori.

Riguardo al collettivo Scuola bisogna tenere presente una sola cosa: unire e difendere i lavoratori.

G. S. – Luzenac.

Per affrontare il problema della flessibilità e della precarietà dei nuovi contratti si è fatto appello allo sciopero di valle, poi rientrato anche per l’ostilità dei confederali.

Di fronte alla non riconferma di 2 contratti di formazione-lavoro e all’assunzione di 12 lavoratori polacchi, sono invece stati coinvolti anche i confederali, ma al direttivo allargato, convocato dalle Rsu, la maggioranza era di Alp.

L’azienda, alla richiesta di confermare i CFL, ha risposto che l’avrebbe accettata solo a fronte di flessibilità totale, meno salario, totale libertà sui lavoratori polacchi.

Queste sono le ultime novità e vi chiedo, quando sarà il momento, di batterci tutti insieme per evitare che succedano queste cose.

L. F. – Pensionato (ex Skf). vedi allegato

Nella relazione introduttiva ho ritrovato lo spirito, che penso sia di tutti noi: la necessità di sfidare le cose che ci stanno davanti, buttando il cuore al di là del muro e provando ad inseguirlo.

Riguardo alla nostra unità e all’affiliazione con la Cub, penso che dobbiamo decidere il modello sindacale più utile per inseguire ciò che cerchiamo. Le trasformazioni della società sono troppe per consentire di scegliere un modello per cambiarla.

I lavoratori combattono meglio il capitale se vedono un obiettivo che sta più in là, che punti alla trasformazione della società nel futuro.

I limiti di Alp sono, secondo me, questi: funziona colle "pantere grigie", i pensionati reduci da precedenti appartenenze sindacali, mentre occorrerebbe pagare qualcuno che si occupi a tempo pieno dei problemi dei lavoratori, cosa non possibile per questioni economiche.

Nello statuto di Alp, inoltre, abbiamo scritto di considerare il conflitto come mezzo di regolazione della società: occorre trovare la via migliore per coltivare la conflittualità contro il capitale.

Con la Cub c’è un rapporto di scambio di informazioni e nient’altro: l’Alp deve fare lo sforzo di non chiudersi sul territorio.

L’autonomia è questione di progetti. Ci possono essere problemi di compatibilità tra l’attività politica e quella sindacale, ma questo deve essere uno stimolo per tutti a precisare che si fa ciò che da quella organizzazione viene fuori. Se qualche organizzazione politica ha delle cose in comune col sindacato, bisogna valorizzarle senza essere schizofrenici.

Le questioni del salario, dei minatori, ecc. richiedono una piattaforma unitaria di tutto il movimento sindacale di base. Anche per questo Alp dovrebbe progettare dei percorsi di formazione dei militanti.

U. O. – Scuola.

Il sindacato di base è in crisi: 10 anni fa pensavamo che tutti avrebbero capito la fregatura dei confederali, ma così non è stato.

La riuscita della mobilitazione contro il "concorsone" ci aveva illusi che i lavoratori fossero con noi contro quella porcheria di Cgil, Cisl e Uil. Si pensava che il sindacato di base avrebbe raccolto i frutti e invece il 92% dell’elettorato ha votato i confederali. Questa ubriacatura ha portato alcuni di noi a pensare ai Cobas come alternativa, con azzeramento delle passate esperienze e prospettive diverse.

Non siamo tutti uguali e la scelta è personale. Io credo che la Cub Scuola lavori bene e che appartenere a una grande confederazione sia un valore aggiunto, non un ostacolo.

I problemi non si risolvono cambiando organizzazione e ormai è difficile pensare di riempire le piazze per cambiare il corso della storia: invece che per un sindacato di massa sono per l’idea di sindacato come casetta, con la porta aperta ad altre organizzazioni per lavorare insieme, ma in cui si stia anche con poche persone, autonomamente, senza intreccio stretto tra sindacato e politica.

L’attività sindacale fuori dell’orario di lavoro ci porta a volte a fare scelte masochistiche e in più dobbiamo spesso delegare i nostri impegni domestici ad altre persone. Ma nei Cobas non sarebbe diverso: se finisse quest’esperienza farei altro, non cambierei sindacato.

Da ultimo, il collettivo Scuola non ha rinnegato la Cub: ci sono state 3 dimissioni su 60.

G. T.– Scuola.

Resta il problema di come sforare la barriera del 5% per raggiungere la rappresentatività.

Ritengo Alp un valido strumento di difesa sul territorio, ma la scelta dei Cobas si renderà necessaria per problemi di numero, perché altrimenti si rimane a livello di associazione culturale e si sparisce come visibilità.

Nel collettivo Scuola ha giocato un ruolo importante lo sconcerto per lo sciopero diviso del sindacato di base. Occorre un processo di unità forte, che adotti soluzioni come ad esempio l’Orsa dei ferrovieri.

In conclusione viene messa ai voti la mozione del Collettivo Scuola, che viene approvata a larga maggioranza.

La mozione , approvata in una precedente riunione il 31 gennaio dal collettivo della scuola, prevede il tentativo di costruire a livello locale all'interno dell'ALP una struttura unitaria delle diverse realtà del sindacalismo di base (CUB,COBAS).

TESTO DELLA MOZIONE:

L'Assemblea degli iscritti ALP Scuola, anche alla luce dei recenti risultati elettorali, ritiene che il futuro del sindacalismo di base sia necessariamente legato alla capacità di costruire e sviluppare forme di azione e di organizzazione unitarie. Propone quindi di avviare immediatamente a livello locale, come Alp-Scuola, la formazione di una struttura di coordinamento delle diverse esperienze e componenti del sindacalismo di base a cui venga riconosciuta pari dignità.

A tale fine è necessario che ALP-Scuola possieda una piena autonomia organizativa e decisionale rispetto alle sigle nazionali del sindacalismo di base.

Individua perciò al proprio interno un comitato esecutivo (composto di 4-6 persone) eletto annualmente dall'assemblea degli iscritti.

Sul piano nazionale ALP-Scuola promuove la formazione di una struttura di coordinemento delle RSU elette nel sindacalismo di base.