RELAZIONE V° ASSEMBLEA dei SOCI dell’ALP/CUB

 

Carissime e carissimi,

Grazie di dedicare ancora una volta un po’ del vostro tempo per ragionare e riflettere sulla nostra esperienza, sulla nostra impegnativa scelta: L’alp.

Non sembra vero ma a luglio compiremo 5 anni, chi l’avrebbe mai detto? Qualcuno pronosticava la nostra sparizione dopo qualche mese e invece compiamo i primi 5 anni, e se rileggiamo le cose fatte possiamo essere soddisfatti e per alcune cose anche orgogliosi.

ALP resiste non ostante le grandi difficoltà, la fatica di molti militanti perché anche se oggi la parola "Sindacato" non evoca più i sentimenti e le speranze di un tempo, c’è molto bisogno di sindacato, inteso come strumento di difesa e speranza di cambiamento, ma soprattutto di difesa di chi lavora, degli ultimi, in difesa delle leggi che hanno tutelato ed emancipato in questo secolo i lavoratori e che in questi anni di deregolamentazione tutti sembrano voler spazzare.

Alp ha resistito e continuerà ad esistere perché in questi 5 anni abbiamo dato il nostro contributo piccolo o grande per questi obiettivi.

Perché continua la logica liberistica che soltanto tagliando diritti e certezze a chi lavora si risolveranno i problemi.

Per essere competitivi nel mercato globale ci vuole flessibilità, bassi salari, libertà di licenziamento.

Per ridurre il deficit interno si devono tagliare le conquiste storiche che avevano fatto diventare civili le nostre società e che oggi vengono chiamate le "cause" di tutti i mali:

Previdenza pubblica, Servizio Sanitario nazionale, Scuola laica e pluralista, Statuto dei diritti dei lavoratori.

L’iniziativa "ideologica" continua in questi mesi da numerosi soggetti Confindustria, Banca d’Italia, Fondo Monetario, Governo, Polo, Radicali e il guaio è che anche i sindacati e la "sinistra" pur con tutti i distinguo non sanno prendere le distanze proporre delle alternative.

Ormai a queste ricette liberiste e liberticide pochi si oppongono in modo organizzato e finalizzato a costruire una alternativa sociale e politica: il sindacato di base, è tra questi pochi soggetti ed è questo il nostro terreno di impegno di ricerca, di lotta.

Questo è il panorama preoccupante che abbiamo di fronte sinistre che sempre più si identificano con le logiche di mercato, nella necessità di privatizzare, di tagliare spese sociali primarie.

La politica che parla sempre meno dei problemi e sempre di più di meccanismi di autoconservazione, per questi motivi si disertano le elezioni.

La Cisl che alterna videoconferenze all’americana con atteggiamenti di opposizione anche spregiudicata, in realtà solo per rivendicare più potere nella concertazione, mentre sui contenuti è per aumentare le flessibilità e per ridurre diritti e salari per il sud in cambio di investimenti.

La Cgil ingessata e incapace di fare iniziative che disturbino il manovratore di centro sinistra.

Ma ci sono dei segnali anche di speranza in questo mondo globalizzato e del pensiero unico.

Scriveva un giornale messicano: Da Seattle a Quito prima chiamata. Queste due esperienze sono il segnale un primo piccolo segnale che non sempre i disegni dei potenti sono immodificabili, perché dei gruppi di paesi sviluppati anche disomogenei hanno cominciato a mettere in discussione le regole del commercio mondiale, e i contadini dell’Equador, i poveri che sono al contatto con la terra, si sono ribellati e anche se è durato solo un giorno sicuramente ci riproveranno perché la dollarizzazione della loro economia non gli permette più di soprovvivere.

Intanto si incomincia a parlare di una "rete lillipuziana" , come si dice nell’Omelia di Natale della Comunità di S.Lazzaro, che si è resa visibile a Seattle attraversoun’infinità di sigle e di organizzazioni di base….e intanto il gigante ha fatto cilecca…….e a Davos ancora si sono fatti sentire e i contadini dell’Equador sicuramente ci riproveranno.

Dunque non è vero che la globalizzazione, il controllo dei media informatici modello grande fratello è immodificabile, questo è quello che sperano di farci credere.

Anche a Pinerolo questa fine millennio così scura è stata illuminata da piccoli ma importanti episodi.

Alp è diventato un riferimento nel nostro territorio, un sindacato ma non solo sindacato, siamo diventati un soggetto politico a cui qualcuno guarda con preoccupazione perché ha paura che possiamo contagiare altre realtà sindacali e sociali, ma che altri guardano con interesse e attenzione.

Nel Comitato contro la Guerra abbiamo consolidato il rapporto con i gruppi più impegnati del pinerolese, ma è il rapporto con gli studenti quello più significativo, mentre è più problemativo e complesso il lavoro con il gruppo autorganizzato dei disoccupati.

 

Limiti sui problemi generali.

I limiti:

1) Abbiamo dedicato poco tempo ai problemi generali, TFR, pensioni, Modifica stato sociale, sanità, cassa integrazione/disoccupazione, diritto di sciopero.

2) Poche iniziative monografiche di riflessione e dibattito.

3) Giornale: solo Piero e Ricu, gli altri bisogna sempre sollecitarli e poi non scrivono.

Pochi volantini sulla terziarizzazione SKF.

4) Sulla Beloit manca il rapporto internazionale.

5) Manca un gruppo che affianchi il presidente nel guidare le iniziative dell’ALP.

6) Manca un confronto tra le iniziative dei collettivi e il Direttivo.Ripensare al direttivo.

7) Vertenze

8) Patronato

I passi in avanti:

1) Elezioni alle poste: Pregi e problemi. (Coordinam. Regionale della Cub Poste)

2) Il modello cub/ alp scuola. accordo economico e rapporto con Cobas Scuola. (Piemonte??)

3) A.G Porta rapporti con altri sindacati.

4) Collettivo Ciov e Case di assistenza anziani.

5) I rapporti con RdB (sanità e pubblico impiego) alllo sciopero del 17 presenza di tutto il sind. di

base

6) La presenza della CUB nel CNEL

7) Il caso Beloit: pregi e difetti.

8) Istituzioni : Locali, Regione, Provincia.

9) Prime iniziative unitarie di base sui problemi generali.

10) Buona presenza dell’ALP in molti istituti per anziani.

Il problema:

Si fanno passi in avanti nelle lotte ed iniziative nel Pubblico Impiego, mentre si regredisce nelle fabbriche. Così come è successo in questi anni in Europa (in Francia in particolare) sono i lavoratori dei trasporti, scuola, telecomunicazioni a fare le lotte più radicali mentre non c’è storia nelle grandi fabbriche operaie, piene di precarietà, paure, condizionamenti generazionali, si è rotta la continuità della militanza, le lotte l’organizzazione operaia tra padri e figli. le poche lotte vengono nascoste, non c’è socializzazione, i controllo nll’era globale è molto rigido e sembra non esserci spazio nella memoria storica operaia. ( vedi Nuvel Observateur - operai senza classe).

Questa situazione alp la vive in pieno e l’unica eccezzione é stato lo Sciopero generale del 17 dicembre del 1999 che ha dopo tanto tempo riunificato i lavoratori delle fabbriche incazzati per la perdita del lavoro, il peggioramento delle condizioni di lavoro e salariali, la precarietà sempre più accentuata, con i lavoratori della scuola in particolare e degli studenti che dopo anni hanno incominciato ad interrogarsi sul loro futuro, il lavoro il non lavoro, le decisione delle multinazionali, la debolezza della politica e del sindacato.

Si comincia ad intravedere la difinizione di una struttura e ruolo dell’ALP ?

Possiamo dire che dopo 5 anni di lavoro e rapporti con altri soggetti sindacali é possiblie pensare ad una traiettoria intermedia nella quale ALP si consolida come sindacato territoriale e confederale che fa parte integrante di una organizzazione nazionale come la CUB, oggi il sindacato di base più rappresentativo in Italia, e che ha la piena autonomia sullle politiche nel territorio, si collega con la Cub per gli interventi più generali e lavora per collettivi "di Categoria" come la scuola, le poste, la sanità. Resta ancora aperto il problema dei meccanici e dell’industria in generale da definire, in particolare il collegamento con la FLMuniti, molte volte accennato ma mai definito.

I limiti di fine millennio

L’impegno nel Comitato contro la Guerra, la crisi della Beloit hanno in pratica assorbito tutte le nostre energie. Sulla Beloit abbiamo lavorato molto perchè questa lotta diventasse la lotta di tutto il pinerolese, ci siamo sicuramente riusciti ma così non abbiamo più seguito con la dovuta attenzione le problematiche generali.

Nel frattempo continua il martellamento sulle pensioni per anticipare l’ulteriore peggioramento e nel sindacato confederale si pone solo un problema di metodo e di tempi da rispettare senza opporsi in modo serio al superamento delle pensioni di anzianità come ormai tutti auspicano. La verità é che si vuole ulteriormente tagliare le pensioni pubbliche per fare decollare le pensioni integrative e alimentare il mercato finanaziario utilizzando il salario dei lavoratori.

Le decisioni sul TFR da parte del Governo di passarlo al Tesoro e di incentivare l’adesione ai fondi integrativi che non decollano come vorrebbero non ha destato reazione tranne per i padroni che volevano continuare a tenerselo o per questioni di metodo. Il problema per i confederali anche se in modo differenziato, non stà tanto nei contenuti, ma nel fatto che queste decisioni devono essere prese insieme al sindacato con la concertazione, mentre i padroni e soci vogliono andare oltre.

Andare oltre per proporre i licenziamenti più facili sostenuti dalla strana coppia Pannella/Bonino, che con i referendum hanno deciso di passare decisamente alla fase antioperaia.

Andare oltre per aumentare ancora la precarietà, la flessibilità, decretare finalmente assiema al Presidente del Consiglio la fine del posto fisso, prendendo esempio dagli USA.

Andare oltre la concertazione, questo vuole la Confidustria, andare oltre ad un modello che pur ha portato per gli imprenditori immense fortune. L’indagine annuale di Mediobanca dice che nel ‘97 i profitti sono aumentati del 50% rispetto al’96, nel ‘98 i profitti sono aumentati del 51% rispetto al ‘97, e che nel primo trimestre del ‘99 siamo in presenza di un incremento del 50%. Questi dati confermano, come dice un documento della CUB, che i sacrifici imposti dalla concertazione vanno ad aumentare la ricchezza di chi è già molto ricco senza dare benefici a chi materialmente la produce, e nemmeno per i disoccupati. Le proposte sulla sull’introduzione del salario ai disoccupati passano attraverso una riduzione della cassa integrazione e la banca ore prevista in molti contratti tende addirittura a fare utilizzare le ferie in alternativa alla cassa.

Andare oltre inbavagliando chi si oppone ai processi di ristrutturazione, di privatizzazione, di un liberismo sfrenato che accentua le disuguaglianze. Per questo si attacca il diritto di sciopero, i diritti e libertà ai sindacati di base. Questa situazione spiega perchè continua il grande ostruzionismo sulla legge per la rappresentanza che, anche se annacquata, permetterebbe di legittimare in molti luoghi di lavoro i sindacati di base portatori di un modello più contrattuale e conflittuale che sicuramente darebbe voce ai lavoratori più combattivi e potrebbe contagiare un panorama sindacale in tutti i luoghi di lavoro solo in apparenza tranquillo e sottomesso.

Su questo terremo abbiamo fatto poco dibattito, sia tra i nostri militanti con un confronto tra i vari colletive e nel Direttivo, sia con momenti di riflessione più allargata.

Abbiamo inoltre molto ritardo nel capire ed atrezzarci su cosa stà succedendo nelle fabbriche, per le terziarizzazioni alla SKF, così come abbiamo avuto limiti nel collegarci con le altre realtà del gruppo Beloit.

Non abbiamo pensato a strumenti per intervenire sui lavori atipici e come prendere contatto con questi lavoratori, il loro rapporto con le varie agenzie che crescono sempre più.

L’informazione procede solo perchè Piero si accolla tutto il lavoro, ma questo limita il campo agli addetti ai lavori e molte iniziative non vengono conosciute e divulgate come si dovrebbe.

Manca un gruppo che affianche il presidente nelle decisioni e nel guidare le nostre iniziative, sindacali, sociali, politiche e vertenziali.