Preoccupa amministratori e politici l'ipotesi di accorpamento delle Asl
Azienda sanitaria 10, che ne sarà di lei?
Ma Valpreda assicura: «Toccherà le questioni amministrative, i servizi rimarranno tali»

Mentre in Regione si lavora al nuovo Piano sanitario regionale che - parola di assessore alla Sanità, Mario Valpreda - dovrebbe essere approvato in Giunta entro fine anno, cresce nei diversi territori la preoccupazione di amministratori e politici locali. Motivo di ansia non è il Piano di programmazione triennale in cantiere, che anzi andrà a coprire un vuoto che dura da sei anni, ma le reiterate dichiarazioni nel corso dei numerosi interventi pubblici di Valpreda in merito alla necessità di «ridurre il numero di Aziende sanitarie territoriali e ospedaliere presenti in Piemonte». Un taglio robusto, un colpo d’ascia che a grandi linee dovrebbe dimezzare le attuali 22 Aziende territoriali e le 8 aziende ospedaliere. «La nostra regione, rispetto ad altre con caratteristiche analoghe per dimensioni e abitanti, ha ancora troppe Aziende», ripetono ossessivamente in corso Regina a Torino, dove ha sede l’assessorato di Valpreda. Scontato quindi che ogni bacino territoriale sede di Asl si chieda: che ne sarà di noi? E non bastano a tranquillizzare le assicurazioni dell’assessore regionale e del gruppo dei suoi collaboratori, impegnati alla stesura del Piano, i quali sottolineano che «la riorganizzazione toccherà esclusivamente gli ambiti amministrativi; i servizi ai cittadini non subiranno ripercussioni di sorta».

No, non bastano proprio, soprattutto nel Pinerolese (Asl 10), dove il rischio di rimanere schiacciati dalla popolosa cintura metropolitana è reale. Lo sostengono all’unisono i tre presidenti di Comunità montane, Roberto Prinzio (Val Chisone e Germanasca), Claudio Bertalot (Val Pellice) e Paolo Foietta (Pinerolese pedemontano): «Queste ipotesi di accentramento, benché ispirate da legittime logiche di risparmio, per i cittadini sono solitamente foriere di disastri per quanto riguarda la qualità dei servizi».

Accerchiata da aziende ipertrofiche per estensione ma anche per popolazione, l’Asl 10, con i suoi 130.000 abitanti circa rischia di fare la parte di Cenerentola. A sud è sotto la pressione dell’ASsl 8 con i suoi oltre 282.700 abitanti; a est dell’Asl 5, che di abitanti ne ha ben 365.200 circa, e a ovest, seppur più dimensionata, deve fare i conti con i 160.500 abitanti circa dell’Asl 17. Le ipotesi di accorpamento si sprecano: c’è chi vede una naturale fusione con l’attuale Asl 8, i cui confini, pur partendo da aree che lambiscono l’Astigiano, salgono fin ai Comuni di Candiolo e None; chi invece vede un naturale sbocco nell’Asl 5, che ci abbraccia da Piossasco a Bardonecchia. Ipotesi su cui non vale la pena di scommettere. Semmai, come dice Alberto Barbero, sindaco di Pinerolo ma anche presidente della Conferenza dei sindaci in seno all’Asl 10, «devono essere rimessi in discussione i confini delle diverse Asl, per creare aree omogenee nelle quali sia possibile mettere in campo effettive politiche di indirizzo, governo e controllo per la salute».

Il Pinerolese, e con esso l’Asl 10, accorpamenti o no, ha caratteristiche molto particolari e trascurarle potrebbe diventare problematico per i suoi residenti: un vasto territorio montano con relativa dispersione abitativa, un’alta percentuale di popolazione anziana e a basso reddito. Paradossalmente, però, queste criticità possono trasformarsi in opportunità. L’assessore Valpreda ha infatti proposto alcune importanti novità in merito alle regole di assegnazione dei fondi alle Aziende: la quota pro capite (per abitante), cioè, verrà corretta sulla base di una serie di nuovi parametri che consentiranno di tenere conto sia della composizione per età della popolazione, sia delle condizioni economiche sociali del territorio, e, ancora, delle caratteristiche geografiche. Inoltre, stando sempre alle dichiarazioni fatteci dall’assessore regionale, tra i cardini del Piano sanitario che si sta elaborando c’è la necessità «di un maggiore coinvolgimento degli enti locali, dai singoli Comuni alle Comunità montane, coinvolgimento necessario per favorire una politica di salute». Questo sì che è un concetto che chiama tutti attorno ad un tavolo. Ognuno con le proprie competenze e responsabilità: creare benessere e salute è un compito che non può e non deve essere ad esclusivo appannaggio della sanità. Far vivere bene una popolazione vuol dire pensare - in città come in territori montani - alle diverse politiche del vivere quotidiano, attente all’uomo e all’ambiente.


Sofia D'Agostino