Artigianato, un settore in salute
Il saldo
tra imprese attivate e imprese chiuse è positivo: spiccano i sottosettori
edile, alimentare, dei servizi e, in particolare in val Pellice, quello
dell'estrazione e lavorazione della pietra
Samuele Revel, Davide Rosso In questi giorni a Pinerolo si sta tenendo la XXX rassegna
dell’artigianato. Si è ricordato da più parti la storia della rassegna e la
sua «importanza nel far conoscere la realtà tipica del Pinerolese», si è
parlato forse un po’ meno della realtà artigiana. Una realtà importante per
il territorio, che però forse si conosce un po’ poco in termini soprattutto
di numeri; e pensare che l’artigianato nel Pinerolese, ma generalmente in
Provincia di Torino, è «un settore in salute», come ci conferma Paolo Alberti,
segretario provinciale della Confederazione nazionale artigiani (Cna) di Torino,
originario tra l’altro della val Chisone. In effetti a guardare le cifre pare
proprio che abbia ragione. Nel Pinerolese sono attive, stando ai dati della
Camera di commercio, 5.820 imprese artigiane su un totale generale di 65.747 in
Provincia di Torino (dove esse rappresentano il 30% delle attività produttive e
danno lavoro a più di 83.000 persone). «I dati che sono in nostro possesso –
sottolinea sempre Alberti – parlano anche di un artigianato che non è fermo
su posizioni acquisite ma è in crescita, registrando un saldo positivo di 600
unità in più rispetto allo scorso anno nel bilancio tra nuove aziende avviate
e quelle chiuse nello stesso periodo».
Nel Pinerolese il settore artigiano sembra in genere «tirare» e si dimostra
anche abbastanza dinamico. «La tipologia delle imprese – dice sempre Alberti
–, se presenta un 48,2% di artigiani attivi nel settore delle costruzioni
edili (dato per altro in linea con quelli provinciali e regionali, anche se
leggermente più alto), è forte anche di un 23,7% nell’alimentare, di un
17,7% nei servizi e di un 7% nel settore dei trasporti. Quindi siamo di fronte a
presenze importanti in differenti tipologie produttive, segno di un artigianato
in salute. A riguardo poi della qualità della produzione, non è da tralasciare
il fatto che, come è emerso anche da un’indagine che abbiamo condotto lo
scorso anno in val Chisone e Germanasca interpellando più di 650 imprese, sono
diverse le attività artigiane pinerolesi ad avere chiesto e ottenuto il marchio
di eccellenza, segno questo di una qualità buona della loro produzione».
Dati positivi quindi, che evidenziano qualità nella produzione con diverse
attività artigiane presenti nel Pinerolese, anche particolari e specialistiche,
e con il settore edile a farla da padrone, dando lavoro a centinaia di persone.
Un settore, quell’artigianato edile, che però si suddivide in ulteriori sotto
tipologie e che, soprattutto in val Pellice, ha da sempre fornito molti posti di
lavoro anche nell’estrazione e nella lavorazione della pietra nelle grandi
cave lusernesi e rorenghe di gneiss lamellare. Negli ultimi anni questo settore
ha subito più di altri una notevole trasformazione della manodopera, dovuta a
una forte immigrazione di operai cinesi specializzati nella lavorazione della
pietra. «Bisogna dire loro grazie – dice Luca Tourn Boncoeur, artigiano edile
specializzato nella posa di tetti in lose –: ci forniscono le pietre per le
coperture. Questo lavoro era svolto un tempo da molti operai locali ma oggi è
quasi esclusivamente un loro lavoro, gli operai italiani svolgono quella parte
di lavoro più meccanizzato, quella sugli escavatori per intenderci. I contatti
con queste persone sono radi ma la qualità del lavoro non si differenzia di
molto da quella fornita un tempo dagli artigiani italiani».
Il problema in realtà è un altro, più strettamente legato alla qualità della
pietra da lavorare, che non permette di eseguire lavori al meglio, essendo a
disposizione pietre di seconda scelta, e alla domanda di lavori di questo
genere. «In quest’ultimo anno sia io sia altri miei colleghi – continua
Tourn Boncoeur – abbiamo notato un calo delle offerte di lavoro rispetto
all’anno scorso: per questo motivo spesso si accettano incarichi al di fuori
delle Valli, magari in provincia di Cuneo, e a volte si eseguono anche tipologie
di opere che uno ama fare. Ultimamente poi sono emerse offerte lavorative in
Francia, dove si guadagnerebbe maggiormente rispetto a qui ma bisognerebbe
trasferirsi stabilmente laggiù; al momento comunque personalmente ogni giorno
per arrivare sul luogo di lavoro viaggio già circa un’ora».