Anziani in valle, dati e letture

 

 

LAVORO/unità.it

Colf e badanti: nel nostro paese sono oltre 1 milione e mezzo

 

fonte: Redattore Sociale

I dati sulla presenza di colf e badanti sono stati resi noti nel corso dell’iniziativa “Badanti informate, famiglie protette”, promossa da Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sono 2 milioni 412 mila le famiglie italiane che ricorrono ai servizi di collaboratori domestici (una su dieci), che nel 2009 hanno raggiunto come detto la cifra record di 1 milione 538 mila (+42% rispetto al 2001,quando erano 1 milione e 83 mila).

Il profilo della collaboratrice domestica. Badante e colf sono per l’82,6% donne. La maggior parte è straniera (71,6%) e proviene dall’Europa dell’Est: Romania (19,4%), Ucraina (10,4%), Polonia (7,7%) e Moldavia (6,2%). Numerosi sono anche i filippini: il 9%del totale. Il 51,4% ha meno di 40 anni (il 57,3% tra gli stranieri). Quanto al livello di istruzione, quello di colf e badanti straniere è più alto delle loro colleghe italiane: il 37,6% possiede un diploma di scuola superiore e il 6,8% una laurea, contro rispettivamente il 23,2% e il 2,5% dei collaboratori domestici italiani.

Attività lavorativa. La maggioranza (55,4%) lavora per una sola famiglia, mentre il 44,6% è “pluricommittente”: il 15,4% lavora per due famiglie, il 13,6% per tre, il 9,8%per quattro e il 5,7% per più di quattro. Il 26,5% alloggia presso la famiglia per cui lavora. In media, l’anzianità di servizio è attorno a 7 anni, con il 33,1% dei collaboratori domestici impiegati da meno di 4 anni, il 26,1% da 4-6 anni e il 17,3% da oltre 10 anni. La paga mensile media è di 900 euro netti. La maggioranza guadagna meno di 1.000 euro netti al mese: il 22,9% meno di 600 euro, il 20,2% da 600 a 800 euro, il 24,5% tra 800 e 1.000 euro.Ma per una fetta consistente dei collaboratori domestici (il 32,4%) la retribuzione netta mensile supera la soglia dei 1.000 euro (il 14,6% guadagna più di 1.200 euro). Da una precedente indagine Censis risultava inoltre che il 62% di colf e badanti lavora ''in nero'' o con ''un'evasione contributiva parziale''.

in data:29/11/2010


 

 

PINEROLO CRESCE LA DOMANDA DI SERVIZI PER LA CURA DELLA FASCIA PIÙ VECCHIA DELLA SOCIETÀ
Anziani, servono più risorse per l’assistenza domiciliare
Nel territorio dell’Asl To3 gli over 65 sono centoventimila



PINEROLO

«La vecchiaia è l'adolescenza dell'infinito», così scrive Victor Hugo nel passaggio preso a prestito dall'Asl To3 per la sua monografia, destinata ad illustrare il bilancio sociale. Ma di infinito, a quanto pare, ci sono soprattutto le attese e le tribolazioni che molte famiglie affrontano quando devono trovare una sistemazione adeguata per un loro caro. Nel territorio dell'Asl To3 gli anziani sono 122 mila, solo nel Pinerolese 10.400, questo parametro è riferito alla fascia che va fra i 65 e i 74 anni. Fra i 74 e gli 84 si scende a 7.464, oltre gli 85 sono 2.614. In Val Pellice il numero totale degli anziani supera di poco i 6 mila, in Val Chisone i 5 mila. Si assiste ad un aumento della popolazione ultraottantenne e questo vuol dire che presto aumenterà il costo dell'assistenza sanitaria per questa fascia della popolazione. Nel 2008 l'Asl ha destinato circa 47 milioni di euro per gli anziani e di questi 25 milioni sono serviti per pagare le rette nelle case di riposo. Mediamente nel Pinerolese la quota mensile si aggira fra i 2.500 e 2.700 euro. Un osservatorio attento sul pianeta anziani è rappresentato dallo sportello dei diritti aperto da tre anni a Pinerolo dalla Cgil. «Abbiamo esaminato già una settantina di casi – spiega Renato Ambrogi del sindacato pensionati – Le famiglie costrette a trovare una sistemazione per un loro caro in una casa di riposo spendono 90 euro al giorno, a meno che riescano ad accedere a uno dei posti in convenzione con l'Asl. In questo caso i costi si riducono del 50%. Insomma, ben che vada, tutta la pensione finisce lì, ma ti devono comunque ancora lasciare e disposizione 115 euro al mese».
Nei casi in cui l'anziano non ha nulla e non ha parenti, allora intervengono i servizi sociali. La lista d'attesa per poter entrare a far parte della quota a carico dell'Asl è lunga, si aspetta anche per tre anni. Esiste un meccanismo di convenzione che assegna un punteggio in base alla valutazione sanitaria e a quella sociale. «Attualmente siamo impegnati nel dare assistenza residenziale a circa 1.950 anziani in una cinquantina di strutture in tutta il territorio dell'Asl To3 – spiega Oscar Perotti, responsabile dell'assistenza territoriale - con una spesa che oscilla intorno ai 30 milioni di euro. Nei centri diurni assistiamo anche una cinquantina di persone, in alcuni casi l'anziano è seguito durante la giornata e poi alla sera può fare ritorno a casa». In questi anni l'Asl ha integrato l'assistenza nelle case di riposo con i servizi a casa. Aggiunge Perotti: «Al fianco dell’Asl è importante il lavoro svolto dai consorzi e le associazioni di volontariato presenti sul territorio». La Regione aveva individuato nel 2% la percentuale di ogni Asl per farsi carico dei posti in convenzione, quota che potrebbe essere ora rimessa in discussione.

ANTONIO GIAIMO

Dal Piano di zona 2006-2008 Comunità Montana Val Chisone e Germanasca + Sestriere

 

N.B.: i dati relativi al grafico non comprendono il Comune di Sestriere

 

L’andamento della popolazione negli ultimi 12 anni si attesta mediamente intorno ad una media di 20.158 persone con punte di variazione in negativo dello 2,2% per il decennio 1991-2001 e dello 2,3% per il decennio 1993-2003; comunque l’andamento complessivo della popolazione si presenta in calo.

Il quoziente di natalità (7,8 nati vivi ogni mille abitanti nel 2004) è inferiore a quello del restante territorio della provincia (8,9) e si discosta lievemente dai valori regionali (8,5).

L’indice di mortalità (15,3 deceduti ogni mille abitanti nel 2004) è di molto superiore raffrontato a livello provinciale (10,7) e regionale (11,9).

L’indice di vecchiaia, che stima il grado di invecchiamento di una popolazione, rivela che all’interno del territorio delle valli Chisone e Germanasca l’indice è di molto superiore (231) rispetto al livello provinciale 167 ed livello regionale 177, da questi dati si evince come la popolazione anziana sia di gran lunga superiore alla popolazione adolescenziale. Questo dato è confermato dal rapporto tra terza età e bambini (4,39), il quale evidenzia che per ogni bambino ci sono più di quattro anziani, mentre il dato regionale (2,18) rende particolarmente evidente la differenza rispetto al resto della regione (esattamente il doppio!).

L’indice di dipendenza globale (0,56), che misura il carico sociale per ogni individuo in età adulta, è superiore di sei punti a quello provinciale (0,50) ed è superiore di quattro punti rispetto ai valori regionali (0,51).

La popolazione quindi sembra presentare tratti dissimili e per alcuni versi più significativi rispetto a quella provinciale e regionale:

- meno bambini e giovani;

- meno adulti in età lavorativa;

- molti più anziani, in special modo gli ultrasettantacinquenni.

Continua- pdf

Ricerca anziani over 75 - Comunità Montana -pdf 2007

- Universo anziani- eco del chisone pdf

 


 

letture


  
(Del 18/12/2007 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 67)la stampa


“Non ricoverano l’anziano malato se non noleggia la tivù al plasma”




Il mondo delle case di riposo convenzionate, quelle nelle quali è possibile ricoverare gli anziani con una minima partecipazione alle spese sottende anche delle curiose trappole. Come quella che ci racconta un lettore, che chiede di restare anonimo: «Tramite la vostra rubrica vorrei lanciare un appello affinché le istituzioni preposte effettuassero più controlli: inserire un proprio congiunto anziano e ammalato in una casa di cura è molto difficile, soprattutto se si desidera che il ricovero avvenga in una struttura vicino a Torino. «Ora succede che le strutture più comode da raggiungere hanno dei prezzi a carico dell'ammalato molto più care di quelle fuori Torino ma non solo... Ho contattato una struttura di nuova apertura nella prima cintura di Torino, convenzionata con l'Asl, per poter inserire un mio parente, oltre alla quota a carico nostro, elevata ma concordata con l'Asl, sul contratto compaiono un mucchio di spese extra quali ad esempio il noleggio del televisore. «Effettivamente un televisore al plasma in ogni camera è bello da vedere, ma un vecchio con problemi di demenza senile, che non riesce a prestare attenzione per più di un minuto che se ne fa di un televisore in camera, tra l'altro detti pazienti per questione di controllo non possono stare da soli nelle loro stanze, quindi perché pagare per un servizio non richiesto? «Sentito le istituzioni queste rispondono di non accettare, ma come può il singolo rifiutarsi? Il risultato è di tenersi l’anziano malato a casa. Pur di inserirlo, al lato pratico, ci si piega ad ogni ricatto, dovrebbe essere l'Asl o il Comune ad intervenire e vietare queste cose e magari far rimborsare chi ha già firmata questi contratti capestro». La denuncia lascia perplessi. E fa riflettere anche sui controlli, che la Regione dovrebbe effettuare con maggior frequenza e maggior severità.

 


Il Pianeta degli anziani
Come resistere alla crisi
Cercano di risparmiare, vorrebbero una vita sociale migliore
di GUGLIELMO PEPE


(...)Però gli anziani sanno di cosa hanno bisogno: di centri di assistenza domiciliare integrata (43,4 per cento), dell'assegno di cura a favore di famiglie con non autosufficienti (21,3) e di centri anziani, diurni e di socializzazione (17,5 per cento). Gli "edifici protetti" per chi è autosufficiente vengono considerati un ghetto dal 27,7 per cento, mentre sono una buona cosa per chi è solo (32,5 per cento) e per chi non dipende dagli altri (25,1 per cento).

(...)Infine l'opinione sul tempo libero, molto articolata. Il 27,5 per cento chiede centri ricreativi, il 19,9 i soggiorni estivi, il 18,5 sconti per cinema, teatri, mostre, e un significativo 16,5 per cento vorrebbe svolgere attività utili: vigilare i bambini nelle scuole, fare assistenza, lavorare ad eventi culturali, curare il verde.

Resta il fatto che oggi l'attività più frequente è la visita di parenti e amici (62,2 per cento), seguita dalla tv (59,9 per cento) e, a sorpresa con il 35,1 per cento, dalla lettura di quotidiani e settimanali. E il 14,3 per cento afferma di andare in palestra, piscina o di fare jogging. Ma andando ai desideri da soddisfare nella terza e quarta età, gli anziani vorrebbero la mente in allenamento (30,7 per cento), uno stile di vita sano (25,3), contatti con i giovani (24,3) e dedicare tempo agli altri (16,6 per cento). Gli anziani "forti" (laureati e diplomati) desiderano imparare, informarsi, una vita sociale attiva, mentre quelli con livello di istruzione più basso sono proiettati in una dimensione personale, intima e tranquilla.

In conclusione, gli anziani italiani mostrano un'ampia autonomia e capacità di "resistenza". Ma c'è un'altra faccia del pianeta, quello più debole, più fragile, che richiede un più incisivo impegno delle istituzioni.
http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/cronaca/convesalu/convesalu/convesalu.html


LA MORTE FA PAURA SOLO IN UNA SOCIETA’ MORTA

http://www.quinterna.org/newsletter/nws_090.htm

 
Nei paesi industrializzati la popolazione invecchia sempre di più anche a causa delle poche nascite. La vecchiaia diventa una contraddizione esplosiva tra fiorente business sanitario e impaccio che grava sulla spesa pubblica. La vita stessa, non solo il malato, subisce un accanimento terapeutico ad esclusivo vantaggio del mercato. Ma la pensione di vecchiaia, che per il proletario è puro salario differito, è considerata quasi come un delitto. Dibattiti mondiali sorgono allora sul fatto che l'anziano diventa protagonista imponente dell'economia ma può sempre meno essere oggetto di rapina sociale. Allora, fuori dal ciclo di valorizzazione, fa paura, e quasi quasi ci si rammarica che non possa essere trasformato in biscotti per cani (o per umani, come nel film "2022 i sopravvissuti"). Nelle antiche comunità umane l'anziano rappresentava la memoria storica, fonte di saggezza per tutta la collettività. Il suo ciclo finiva serenamente. La civiltà borghese ammazza bambini e adulti a milioni, ma ha il tabù della morte naturale. Non allunga la vita, bensì la durata della "malattia" che chiama vecchiaia. Non considerando la vita come stato transitorio dell'individuo per il ricambio della specie, essa ha perso il senso di perennità del corpo sociale. La scomparsa personale è temuta ed esorcizzata con riti propiziatori come il ritorno a scuola, diete mortificanti, imbalsamazioni cosmetiche. Nelle società organiche - e quella comunista lo sarà - nascita e morte sono ciclo naturale senza soluzione di continuità, e non c’è disarmonia tra l’uomo e la natura da cui proviene e ritorna.
 

 

 

 


 

ASPETTI DELLA VITA SOCIALE DEGLI ANZIANI IN EUROPA: PROBLEMI E POSSIBILI SCENARI

ANDREA BARTOLI (*)

Il tema affidatomi è vasto e complesso. Vorrei quindi affrontarlo provando a identificare alcune grandi tendenze del rapporto tra anziani e generazioni in Europa, mettendo in evidenza, in modo particolare, la condizione degli anziani dipen­denti, cioè non autosufficienti (1). È, infatti, a partire dalle condizioni estreme che possiamo raccogliere elementi chiari di analisi (2).

In Europa le prospettive demografiche indicano dei cambiamenti consistenti: cresce la quota di persone anziane (3). Alle volte si prefigura uno scenario drammatico e molti, anche studiosi, pensano che i vecchi siano veramente un problema. "Come si potrà integrarli?" ci si chiede e la domanda nasconde una preoccupazio­ne: "Come potremo occuparcene?". Secondo quest'approccio gli anziani sono soprattutto una difficoltà. La questione è vista con gli occhi degli attivi. Gli ambienti produttivi sono in ansia per quelli che non producono. Così le domande centrali della questione sembrano essere: "Quanto ci costa?" e "Cosa ci guadagnamo?". È la previdenza che reagisce alla sfida difenden­dosi (4). È il settore della sanità che si chiude allo stesso modo. È, in generale, un'impostazione economicista che riduce la vita sociale e perso­nale ai soli aspetti economici.

Ponendosi però dal punto di vista degli anzia­ni, le stesse affermazioni sono percepite in altro modo. Innanzi tutto il prolungamento della vita non è una minaccia, ma è una condizione per­sonale positiva. Oggi sono sempre più numero­se le persone che possono dire: «A settanta, ot­tanta anni sono ancora vivo! Non mi è accaduto di morire giovane come i miei genitori, i nonni...». Gli anziani, in genere, non sono affatto scontenti di vivere di più. La stragrande maggioranza è autonoma, vive a casa sua, frequentemente svolge attività, lavorative e di vario tipo, non è per nulla un peso o un problema. A volte si in­contra un giusto orgoglio. È la forza della pro­pria età, dell'esperienza, della voglia di vivere e di contare (5).

La prima osservazione che dobbiamo sottoli­neare è quindi che c'è una percezione diversa della stessa situazione da parte degli anziani ri­spetto al resto della popolazione. Assistiamo, in­fatti, ad una divaricazione tra l'atteggiamento degli adulti, attivi, sani, integrati e quello degli anziani. Da una parte si tende al catastrofismo, dall'altra si cerca di presentare la terza età in termini positivi. Le posizioni a volte s'incontrano, a volte si scontrano, a volte danno dei risultati imprevisti. Proviamo a delineare alcuni possibili scenari. continua


     
  L'anziano nella mia realtà  
 
 
di Giuliana Bianchi
   
 
   
 

Pubblichiamo questo breve saggio sulla condizione degli anziani scritto come esercitazione all'interno del corso per operatori della terza età. Nei prossimi numeri pubblicheremo altri interventi di partecipanti allo stesso corso.

   
     
     
     
     
     
 

Realtà! Apparentemente è un vocabolo da significato concreto e limitato; ma che cos'è la "realtà"?
Ogni essere umano ha una sua idea del mondo, una chiave di lettura che gli consente di orientarsi e compiere scelte con valenza soggettiva e, quindi, non di verità assoluta.
Ognuno di noi è investito da una quantità enorme di "informazioni" che passando attraverso i nostri filtri neurologici, biologici, culturali, sociali, genetici e individuali producono la nostra rappresentazione del mondo che ci circonda. Ogni singola rappresentazione della realtà non è la realtà, quindi persone diverse avranno risposte diverse in una un'area di comune condivisione convenzionale fatta di convinzioni che generano deformazioni, cancellazioni, generalizzazioni; varie situazioni, cioè, vengono interpretate cancellando ciò che si ritiene superfluo e facendo rientrare, per esempio, milioni di persone individualmente molto diverse e con comportamenti per nulla identici in categorie come: gli sportivi, le mamme, gli operai…gli anziani. continua

 


(...)L’invecchiamento nel mondo

Secondo dati demografici provenienti dalle Nazioni Unite2, si è registrato un forte aumento del numero delle persone oltre 60 anni nel corso dei cinque ultimi decenni. La nuova analisi dell’Ufficio Internazionale del Lavoro prevede l’accelerazione del fenomeno per altri cinquant’anni.

Nei paesi sviluppati, ad esempio, le persone oltre 60 anni sono passate dall’11,7 percento della popolazione totale nel 1950 al 19,4 percento nel 2000, pari ad un aumento del 66 percento. Dal 2000 al 2050, si potrebbe raggiungere la quota del 33,5 percento, pari ad un ulteriore aumento del 72 percento.

Nei paesi in via di sviluppo, le cui popolazioni sono più giovani relativamente ai paesi industrializzati, l’aumento del numero delle persone oltre 60 anni è ancora più forte. Dal 1950 al 2000, passano dal 6,4 percento al 7,7 percento (ossia un aumento del 19 percento). Fino al 2050, si prevede un aumento del 150 percento, fino al 19,3 percento della popolazione totale.

L’aumento è ancora più accentato nel gruppo degli oltre 80 anni. Nei paesi sviluppati, dalla quota 3,1 percento nel 2000, raggiungeranno il 9,6 percento nel 2050, registrando un aumento totale del 200 percento. Nei paesi in via di sviluppo, dallo 0,7 percento nel 2000, raggiungeranno il 3,3 percento nel 2050, con un aumento del 400 percento.

Secondo il rapporto, questo cambiamento demografico è dovuto maggiormente al declino generale del tasso di fertilità e a un rialzo del livello generale di salute, con la conseguenza di una maggiore speranza di vita e della riduzione della parte dei neonati nella popolazione totale.

« Tutto questo equivale ad una rivoluzione demografica », ha inoltre dichiarato Juan Somavia. « Mentre invecchiano le nostre società, le prospettive relative alla povertà e all’esclusione destano seria preoccupazione ». Continua

(L’Organizzazione Internazionale del Lavoro)


Il segreto di un'alleanza

Il fenomeno della crescita della popolazione anziana è generale, riguarda l'Europa, il mondo sviluppato, ma finisce per toccare ogni parte del globo, dove arriva una briciola di progresso. Si può a ben vedere parlare di emersione di un nuovo continente: il Continente Anziani. La presenza di tanti anziani, la loro longevità, è uno dei prodotti migliori del nostro tempo. Eppure da più parti la presenza di tanti anziani nel nostro mondo è avvertita con crescente preoccupazione. Si parla sempre più spesso di "problema anziani": gli anziani con i loro bisogni impegnano risorse, rappresentano un impegno economico, sociale e sanitario di difficile gestione.

Si vanno accentuando i caratteri di un vero e proprio conflitto generazionale, che ha come prodotto la frustrazione e la crescente emarginazione di tanti anziani in ogni parte del pianeta, i quali non si sentono più parte della comunità di cui sono membri.

La Comunità di Sant'Egidio, ha raccolto la sfida umana e culturale di ricollocare gli anziani a pieno titolo nella famiglia umana dove tutte le generazioni hanno un posto, un ruolo, una missioneContinua

(Comunità di S.Egidio)


L'aumento degli anziani pone problemi assistenziali e pensionistici (...)

I primi dati scientifici rilevati, pubblicati in un "Rapporto sull'invecchiamento" mostrano un quadro preoccupante della situazione demografica del nostro Paese e testimoniano un sostanziale cambiamento nella struttura della famiglia.

Il Rapporto, infatti, conferma alcuni dati stimati dalla Divisione della Popolazione delle Nazioni Unite (1998): l'Italia è il Paese più vecchio a causa della più alta proporzione di ultrasessantenni (24%) e della più bassa proporzione di ragazzi con meno di 15 anni (14%). Per le nazioni più sviluppate, che arriveranno ad una situazione demografica analoga fra diversi anni, l'Italia rappresenta un osservatorio speciale per lo studio del trend demografico del futuro.

Cresce il numero di nonni e bisnonni e si verificano numerosi casi di famiglie multigenerazionali, nelle quali però diminuisce in parallelo il numero dei bambini.

Si assiste, come ha ricordato il prof. Golini nel corso del convegno, ad una "verticalizzazione" della famiglia a causa del ridottissimo numero non solo di fratelli e sorelle, ma anche di cugini, ed aumenta in proporzione anche il numero di famiglie composte da una sola persona anziana. Mentre nel 1950 per ogni ultrasettantacinquenne c'erano almeno 5 figli adulti (dai 50 ai 64 anni) che potevano prendersi cura di lui, oggi per lo stesso anziano ve ne sono poco più di 2 e nel 2050, secondo le proiezioni, ve ne sarà solo lo 0,9.

Aumentano, quindi, i casi di anziani che vivono soli e che non sempre godono di autonomia funzionale nello svolgimento delle comuni attività quotidiane.

Questa prospettiva demografica pone preoccupanti interrogativi sulla sostenibilità del sistema pensionistico e dell'intero sistema assistenziale italiano e sollecita nuovi interventi per gestire il diverso rapporto fra le generazioni e le loro esigenze: ad esempio, è stata messa in evidenza l'opportunità di assegnare maggiori risorse finanziarie ed umane al potenziamento delle strutture geriatriche piuttosto che a quelle pediatriche.

L'aumento dell'età è associato, infatti, ad un aumento della prevalenza delle patologie croniche disabilitanti. Di conseguenza, la necessità di assistenza diventa un problema preponderante nella pianificazione sanitaria nazionale.

Dai risultati ottenuti, illustrati nel corso del Convegno, è emerso che ogni anno si verificano tra la popolazione anziana 76.000 nuovi casi di infarto del miocardio, 78.000 di diabete, 104.000 di ictus, oltre 95.000 di demenza ed oltre 100.000 di neuropatia degli arti inferiori.

Un altro dei disagi legati all'invecchiamento, messo in rilievo, riguarda la riduzione del grado di autosufficienza: il 25% degli uomini ed il 34% delle donne che hanno superato i 65 anni sono affetti da qualche forma di disabilità nelle attività quotidiane e nel gestire la propria persona. Per quanto concerne invece le persone totalmente autosufficienti, i dati indicano che, tra i 65 e i 69 anni, lo sono l'87% degli uomini e l'88% delle donne, mentre nella fascia di età tra 80-84 anni si scende al 56,2% per i maschi e al 54,2% per le femmine.

Considerando, quindi, la rapidità con cui il gruppo degli ultraottantenni sta crescendo e che nei prossimi decenni esso rappresenterà circa il 7% della popolazione italiana, è urgente un ripensamento dell'assistenza sanitaria.Continua

(Sandra Fiore)


RENZO ROZZINI, TONY SABATINI (°) L’OSPEDALE ED I PAZIENTI ANZIANI:-PROBLEMI CLINICI ED ORGANIZZATIVI

1. Introduzione

Il problema del ricovero in ospedale del paziente anziano affetto da malattia acuta, che rappresenta uno degli aspetti più rilevanti per quanto concerne l’utilizzo dei servizi sanitari, non è stato a tutt’oggi adeguatamente affrontato né risolto e la discussione se l’ospedale rappresenti realmente la risposta più adatta ai bisogni di salute di questa fascia di popolazione è lungi dall’aver identificato una soluzione definitiva. A fronte dell’evidenza degli effetti negativi della ospedalizzazione, negli ultimi anni si è osservato un sempre maggiore ricorso all’ospedale, ed in particolare ai servizi specialistici ad alta intensità tecnologica. Circa un terzo dei letti ospedalieri per acuti dedicati è occupato da pazienti di età superiore ai 65 anni. Spesso l’ospedalizzazione produce un declino irreversibile non solo nelle modificazioni dello stile di vita e della sua qualità, ma specialmente nella stato funzionale: le persone anziane ospedalizzate alla dimissione presentano livelli di autosufficienza peggiore rispetto all’ingresso. Inoltre circa il 75% dei pazienti ultra-settantacinquenni che prima del ricovero in ospedale godevano di una buona salute funzionale, alla dimissione presentano problemi di autosufficienza e, per la maggior parte dei casi, il peggioramento non sembra debba essere attribuibile alla malattia che ha portato all’ospedalizzazione. Questa osservazione rappresenta il punto forte di chi vuole negare la possibilità di accesso degli anziani alle strutture ospedaliere adducendo motivazioni legate ai dati oggettivi (l’ospedale è il peggior nemico dell’anziano!). È però dimostrato che i danni dell’ospedalizzazione possono essere evitati laddove vengano attuate specifiche modalità assistenziali.  Continua -pdf


(...)L’Italia di oggi

L’Italia è caratterizzata da un mix complesso dal punto di vista delle dinamiche di popolazione che la porta a seguire un originale percorso evolutivo in campo demografico e familiare.

La crescita della popolazione è ormai prossima a zero. Nel 1997 a fronte di 540mila bambini troviamo 565mila morti, mentre il saldo migratorio con l’estero è moderatamente positivo. Secondo le ultime previsioni dell’ISTAT, e in particolare in base alle ipotesi considerate più "probabili" che rispecchiano gli andamenti attuali, la popolazione italiana dovrebbe iniziare a diminuire a partire dal 2005 , scendendo dai 57,6 milioni del 2000 ai 55,9 del 2050.

La fecondità è in continua discesa da più di trent’anni, tanto che oggi tocchiamo i livelli tra i più bassi nel mondo: 1,22 figli per donna nel 2001. Si tratta di un comportamento che caratterizza da tempo le donne italiane; i dati a disposizione mostrano che a partire dalle generazioni nate negli anni venti il numero di figli diminuisce costantemente. Va anche ricordato che la fecondità italiana si realizza all’interno di un modello familiare piuttosto tradizionale, basato sulla coppia sposata, poco propensa alla separazione e al divorzio. In Italia, ci si sposa di meno (il tasso di nuzialità è sceso dal 7,4 per 1000 abitanti del 1980 al 5,1 del 1995) e sempre più tardi. Questo "ritardo" dell’inizio della vita matrimoniale sposta in avanti tutte le tappe della vita familiare e in particolare fa slittare la nascita del primo – e sempre piùspesso unico - figlio.

Queste trasformazioni si accompagnano ad un aumento progressivo della durata media di vita e la combinazione di abbassamento della fecondità aumento della longevità ha prodotto un aumento percentuale di persone anziane. In poco più di sessanta anni la percentuale di anziani è più che raddoppiata passando dal 7 al 17,1 % e superando ampiamente la quota dei giovani tra 0 e 14 anni (14,7% nel 1996). E’ in questa prospettiva economica e demografica che gli anziani diventano "un problema sociale", per lo squilibrio presente che si viene a creare tra chi produce e chi consuma, tra chi partecipa alla vita attiva del paese e chi beneficia dell’attività svolta in passato e soprattutto futuro, poiché il picco estremo dell’invecchiamentodella popolazione si avrà tra il 2020 e il 2030.

La struttura della popolazione risulta perciò fortemente modificata con effetti sul piano sociale, economico e sanitario di ampio raggio. In presenza di questi cambiamenti le politiche pubbliche si sono evolute e modificate con eccessiva lentezza. Ad esempio, a fronte di una notevole generosità dei trasferimenti pubblici dello stato italiano agli anziani, vi sono forti carenze nel sostenere le famiglie più giovani per le quali è spesso difficile conciliare il lavoro e la crescita dei figli. Le politiche pubbliche in Italia appaiono anche molto parcellizzate e disomogenee: se da un lato si sono raggiunti livelli più che soddisfacenti nel campo della istruzione e della sanità, permangono molte carenze nel campo dei servizi destinati ai bambiniin età prescolare, nonché relativamente ad alcuni aspetti del mercato del lavoro.  Continua -pdf

IL TEMPO È DALLA NOSTRA PARTE

Scenari per l’Italia al 2030

a cura di Rossella Palomba maggio 2005


continua


Ivana Daccò

 http://www.ordiasveneto.it/public/info/intervento_dott_ssa_dacco.doc

Conflitti vecchi e nuovi

Gli anziani al tempo della x-age

 Mi è stato chiesto di parlare, a proposito di conflittualità, del tema per quanto riguarda la fascia di età anziana.

In quest’area, la conflittualità (nella famiglia, tra famiglia e società, con e nei servizi) è la risultante di un problema che viene posto e proposto, sempre più, nei termini di una emergenza; è la risultante dello stato di tensione che si crea in presenza di una situazione che si pone, o viene vissuta, come priva di soluzione, causa di tensione tra bisogni diversi e tra esigenze non conciliabili.

Tale stato di tensione è conseguente ad una disfunzionalità dell’organizzazione sociale (della famiglia, della comunità, dei servizi) rispetto ai bisogni cui la stessa è tenuta a rispondere. E si sente dire che lo è in quanto il problema degli anziani è una emergenza.

E’ superfluo esporre i termini nei quali viene posto il problema anziani nella nostra società, in quanto tali termini sono noti: gli indici di vecchiaia dei nostri centri storici si avviano rapidamente a quota 400 (4 anziani ultra-sessantacinquenni ogni ragazzo al di sotto dei quindici anni), mentre l’indice di vecchiaia medio può essere indicato intorno a 200 (rapporto predetto 2/1).

Solo un cenno è sufficiente a far presente come, nei prossimi anni, tale indice sia destinato a salire vertiginosamente, quando si presenteranno alla soglia dei sessantacinque anni gli attuali 50-60enni, la generazione nata nell’immediato secondo dopoguerra, generazione cosiddetta del baby boom: la mia generazione, che sarà costretta alla gioventù per legge, e costituirà una particolare forma di gioventù acciaccata, non essendoci più posto per i vecchi in una società nella quale una classe di età ex vecchia (60-80 anni), occorre definirla così, sarà impegnata ad occuparsi dei vecchissimi, mentre già da ora viene invitata a non pensionarsi.

Una struttura di popolazione di questo tipo è sicuramente fonte di problemi, di conflittualità tra bisogni diversi e non sostenibili, Può costituire addirittura un’emergenza[1] (si fa per dire, dato che non è certo qualcosa accaduto all’improvviso, né qualcosa che, agendo con urgenza, si potrà risolvere); ed è un’emergenza rispetto alla quale il sistema dei servizi sociali è tenuto ad esprimersi e che pertanto riguarda primariamente la nostra professione.

Tale emergenza, tuttavia, presenta aspetti che vengono scarsamente analizzati, non secondari per quanto riguarda il che cosa fare e forse soprattutto il come farlo.



[1] Il vocabolario Treccani della lingua italiana definisce il concettosi emergenza come “circostanza imprevista, accidentale” e come “particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immediato.

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Fratture del femore ed anziani: un problema crescente

G. SALVIOLI

La stampa informa che in Europa si verifica una frattura ogni 30 secondi; la causa, si afferma, è l’osteoporosi, malattia che colpisce un terzo delle donne fra i 60 e i 70 anni e i due terzi fra quelle con più di 80 anni; per i prossimi due decenni il numero delle fratture raddoppierà soprattutto negli anziani. È certo che il fattore di rischio di frattura più importante nell’anziano è la caduta; il numero di cadute per anno tenderà sicuramente ad aumentare per il previsto ulteriore invecchiamento della popolazione, facilitato dalla ridotta stabilità o disequilibrio, dalla diminuzione della forza muscolare, dalla riduzione del visus, da patologie concomitanti come l’ictus e i disturbi extrapiramidali; ma anche l’ipotensione ortostatica, l’assunzione di psicofarmaci e altre cause ancora aumentano l’incidenza delle cadute 1. La frattura più temuta e caratteristica del vecchio è la frattura del femore. Purtroppo l’argomento "cadute" interessa marginalmente il medico e l’infermiere come si può evincere anche dalla lettura critica dell’anamnesi e dell’esame obiettivo a tutti i livelli ed in particolare nelle cure ed assistenza territoriali; le modalità della caduta, il suo ripetersi nel tempo, i riferimenti al cammino, all’equilibrio, ad episodi vertiginosi sono episodici e scarsi così come la precisazione riguardante i fattori di rischio modificabili come la ridotta attività fisica, l’uso di certi farmaci, l’ipotensione ortostatica e il basso indice di massa corporea 2.

In Inghilterra sono previste 120.000 fratture del femore nel 2015. Il costo annuale in Europa per questa patologia è calcolato intorno ai 25 miliardi di euro; il 20% di questa enorme somma serve a coprire le spese ospedaliere dove è richiesto un numero crescente di letti ortopedici dedicati e un decorso postoperatorio non sempre soddisfacente e foriero di disabilità e di disagi in un’alta percentuale di casi.

I dati italiani non sono sufficientemente noti e divulgati anche a livello di mass media (40.000 fratture del femore/anno?); ma consultando i dati del Ministero della salute sulla numerosità dei DRG relativi a protesi anca si può avere un’idea della rilevanza numerica ed economica del problema a livello ospedaliero; qui si appresteranno nuovi letti ad hoc con particolare attenzione al decorso postoperatorio affidato, in alcuni casi al geriatra, più frequentemente ad altre figure. Mentre    c’è insufficiente evidenza di efficacia del trattamento fisioterapico intensivo(...)

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<< Comitato di base sulla condizione dell’anziano>>1970-82…

 

Per dieci anni dal 1970 si svolge la vita più vivace del comitato sugli anziani a Pinerolo; otterrà il  riconoscimento istituzionale con la partecipazione alla Commissione congiunta in Comune ( con Gianni Losano,   Pino Morero, Romano Suppo ecc.). Si effettua nel 1972 in Pinerolo una indagine sugli anziani per stabilire la necessità di assistenti domiciliari, Si organizza una mostra in piazza Fontana, con  i cartelli legati agli alberi e le canzoni di  Giorgio Gaber. Quella prima manifestazione porta in piazza anziani che erano chiusi in casa da anni e fermi nell'ideologia che la politica era sporca. C'erano molti cattolici, ma anche comunisti, valdesi, credenti e non credenti. Elio Tesio con Romano Suppo curava, su il Giornale di Pinerolo e Valli,  la rubrica sugli anziani. Molti scivoloni furono fatti dall'amministrazione sulle loro bucce di banana.... Di quel primo evento (manifestazione)  uscì un bellissimo articolo che descriveva ciò che avevano fatto gli anziani.

Nel 1972 viene introddotto il servizio di assistenza domiciliare in via sperimentale nella zona di S.Lazzaro e poi nel centro Storico – dopo una nuova inchiesta curata per il Centro Storico dall’Oratorio S.Domenico ; si studia un progetto di casa per anziani con infermeria e mensa, ma  il comune non concede i soldi per comperare il centro sociale di via Lequio - per risistemarlo. In seguito cominciano a partecipare i gruppi di quartiere: Tabona, Riva, Baudenasca, S.Lazzaro, Centro storico, Portici Nuovi  e le circoscrizioni.  Giunge l’istituzionalizzazione dei quartieri  (1976). Nell’82 è finita  la parte migliore di questo movimento, in parte per  aver ottenuto alcuni risultati. Suppo va ad abitare in Val Susa.  Il lavoro riprende nell’89, dall’impulso di d.Accastelli, si arriva a una assemblea cittadina: ‘Quali servizi per gli anziani?’. E’ poi partito il gruppo di lavoro sulla condizione degli anziani non autosufficienti, una specie di consulta mensile nel ‘90, cui sono invitati gli enti erogatori dei servizi, del comune, sindacati, parrocchie, chiesa valdese. Infine con una nuova   inchiesta sugli anziani curata dalla Caritas nella maggior parte di Pinerolo, coordinata da don Gigi Moine, nel 1998. Si ottenne un servizio domiciliare di assistenza su base volontaria, gestito dall’AVASS che organizza un corso di formazione nel  2000. P.B.

sulla lotta degli anziani esiste la tesi di Silvana Agù:  "INFLUENZA DI UN GRUPPO DI PRESSIONE SUL POTERE LOCALE"- anno accademico 1978/79 - Facolta di Pedagogia - indirizzo sociologico - Relatore Prof. Luciano Gallino

 


da :’Il vecchio che non muore’- Vincenzo Guagliardo- 1991

ed. Libro Libero:

 

(…)Ma chi ha colpito il vecchio? Chi ha organizzato la sua frattura dal mondo? Perché la sua morte è stata così vio­lenta, simile ad un pestaggio durato anni? Chi lo ha pic­chiato? Tutti, cioè nessuno, il caso è risolto.

Ogni Istituzione tende a diventare come la verità della vecchiaia.

Persino per i vecchi questa verità è recente, anche se questi casi non lo sono. Un tempo, varie società doveva­no uccidere o cacciare i vecchi con riti espliciti: buttarli dalla rupe, annegarli, ecc. Ma In genere i vecchi erano più uomini che donne, più agiati che disagiati, a parte trascurabili minoranze.

La vecchiaia sorge quando la tendenza s'inverte: più donne che uomini, più disagiati che agiati. La vecchiaia è la risposta istituzionalizzante ad un problema nuovo.

Perché prima le donne e poi i vecchi sono andati au­mentando nella popolazione? Non si può proprio dire che non sia stato fatto di tutto per impedirlo! Su questo punto la scienza, ‘umana’ o ‘esatta’, oltre a limitarsi a sancire come stanno le cose dopo, tende anche a sorvo­lare e mentire. Si tende per esempio ad attribuire l'au­mento dei vecchi al ‘progresso’ sociale e scientifico, altra versione spesso fumosa del concetto di naturalezza. In particolare si sente dire a volte della capacità raggiun­ta dalla scienza di prolungare la vita del singolo essere umano. In realtà la singola vita umana ha aumentato di poco la sua durata. Un uomo che avesse raggiunto la ma­turità vari decenni fa aveva grosso modo gli stessi anni di sopravvivenza di quelli che gli spettano mediamente adesso. Il fatto è che è aumentato enormemente il nume­ro di persone che superano quella soglia.

 

Chi ha scoperto l'importanza dell'igiene per sopravvi­vere al parto dopo la repressione delle streghe? Una don­na o un medico? Nel ripensarsi dello straordinario O nell'ordinarietà degli esperti è avvenuta la scoperta? E chi ha lottato contro la fatica?

Il mondo oppresso si è difeso, s'è liberato di parte del­la fatica, ha cercato di avere più tempo e più soldi. Que­sto ha fatto sì che, anche se la durata della vita indivi­duale è aumentata di poco (forse molto meno di quanto non consentissero culture ormai sepolte), le vite che du­rano di più, superando la soglia del parto e dell'età la­vorativa, sono aumentate di molto! Per riuscire a mutare la durata della vita individuale in misura significativa, bisogna uscire dalla sua attuale cultura e non solo, com' è giusto, strappare maggiori spazi per il corpo al suo inter­no. Allora la durata della vita tenderebbe ad essere di più il frutto delle proprie scelte, un atto di libertà.

Non esiste morte ‘naturale’, ma - come per l'uomo che vive o muore -la libertà o la schiavitù della vita e del­la morte. Il concetto di morte naturale, come quello di immortalità, è filosofico: è l'altra faccia di quella conce­zione che vede la vita come una finitezza segnata fin dal­la nascita. Se si preferisce, è l'altra faccia della teoria del peccato originale. La teoria della Colpa ha mille facce...

Le conquiste vitali degli oppressi, capacità di vivere del non-rappresentato, hanno determinato una risposta da parte di una cultura fondata sul dominio: il decreto di vecchiaia che affretta la morte dell'uomo-in-più. Il ci­mitero sociale anticipa quello vero e proprio, affretta il suo arrivo, si estende sempre più a nuove figure, oltre i vecchi. (…)