Anziani in valle, dati e letture
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LAVORO/unità.itColf e badanti: nel nostro paese sono oltre 1 milione e mezzofonte: Redattore Sociale I dati sulla presenza di colf e badanti sono stati resi noti nel
corso dell’iniziativa “Badanti informate, famiglie protette”,
promossa da Adiconsum e Movimento Difesa del Cittadino, con il
finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sono 2
milioni 412 mila le famiglie italiane che ricorrono ai servizi di
collaboratori domestici (una su dieci), che nel 2009 hanno raggiunto
come detto la cifra record di 1 milione 538 mila (+42% rispetto al
2001,quando erano 1 milione e 83 mila).
PINEROLO CRESCE LA DOMANDA DI SERVIZI PER LA CURA
DELLA FASCIA PIÙ VECCHIA DELLA SOCIETÀ
ANTONIO GIAIMO
Dal Piano di zona 2006-2008 Comunità Montana Val Chisone e Germanasca + Sestriere N.B.: i dati relativi al grafico non comprendono il Comune di Sestriere
L’andamento della popolazione negli ultimi 12 anni si attesta mediamente intorno ad una media di 20.158 persone con punte di variazione in negativo dello 2,2% per il decennio 1991-2001 e dello 2,3% per il decennio 1993-2003; comunque l’andamento complessivo della popolazione si presenta in calo.Il quoziente di natalità (7,8 nati vivi ogni mille abitanti nel 2004) è inferiore a quello del restante territorio della provincia (8,9) e si discosta lievemente dai valori regionali (8,5).L’indice di mortalità (15,3 deceduti ogni mille abitanti nel 2004) è di molto superiore raffrontato a livello provinciale (10,7) e regionale (11,9).L’indice di vecchiaia, che stima il grado di invecchiamento di una popolazione, rivela che all’interno del territorio delle valli Chisone e Germanasca l’indice è di molto superiore (231) rispetto al livello provinciale 167 ed livello regionale 177, da questi dati si evince come la popolazione anziana sia di gran lunga superiore alla popolazione adolescenziale. Questo dato è confermato dal rapporto tra terza età e bambini (4,39), il quale evidenzia che per ogni bambino ci sono più di quattro anziani, mentre il dato regionale (2,18) rende particolarmente evidente la differenza rispetto al resto della regione (esattamente il doppio!).L’indice di dipendenza globale (0,56), che misura il carico sociale per ogni individuo in età adulta, è superiore di sei punti a quello provinciale (0,50) ed è superiore di quattro punti rispetto ai valori regionali (0,51).La popolazione quindi sembra presentare tratti dissimili e per alcuni versi più significativi rispetto a quella provinciale e regionale:- meno bambini e giovani; - meno adulti in età lavorativa; - molti più anziani, in special modo gli ultrasettantacinquenni.
Continua- pdf Ricerca anziani over 75 - Comunità Montana -pdf 2007 - Universo anziani- eco del chisone pdf
letture (Del 18/12/2007 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 67)la stampa “Non ricoverano l’anziano malato se non noleggia la tivù al plasma” Il mondo delle case di riposo convenzionate, quelle nelle quali è possibile ricoverare gli anziani con una minima partecipazione alle spese sottende anche delle curiose trappole. Come quella che ci racconta un lettore, che chiede di restare anonimo: «Tramite la vostra rubrica vorrei lanciare un appello affinché le istituzioni preposte effettuassero più controlli: inserire un proprio congiunto anziano e ammalato in una casa di cura è molto difficile, soprattutto se si desidera che il ricovero avvenga in una struttura vicino a Torino. «Ora succede che le strutture più comode da raggiungere hanno dei prezzi a carico dell'ammalato molto più care di quelle fuori Torino ma non solo... Ho contattato una struttura di nuova apertura nella prima cintura di Torino, convenzionata con l'Asl, per poter inserire un mio parente, oltre alla quota a carico nostro, elevata ma concordata con l'Asl, sul contratto compaiono un mucchio di spese extra quali ad esempio il noleggio del televisore. «Effettivamente un televisore al plasma in ogni camera è bello da vedere, ma un vecchio con problemi di demenza senile, che non riesce a prestare attenzione per più di un minuto che se ne fa di un televisore in camera, tra l'altro detti pazienti per questione di controllo non possono stare da soli nelle loro stanze, quindi perché pagare per un servizio non richiesto? «Sentito le istituzioni queste rispondono di non accettare, ma come può il singolo rifiutarsi? Il risultato è di tenersi l’anziano malato a casa. Pur di inserirlo, al lato pratico, ci si piega ad ogni ricatto, dovrebbe essere l'Asl o il Comune ad intervenire e vietare queste cose e magari far rimborsare chi ha già firmata questi contratti capestro». La denuncia lascia perplessi. E fa riflettere anche sui controlli, che la Regione dovrebbe effettuare con maggior frequenza e maggior severità.
Il Pianeta degli
anziani
(...)Infine l'opinione sul tempo
libero, molto articolata. Il 27,5 per cento chiede centri ricreativi,
il 19,9 i soggiorni estivi, il 18,5 sconti per cinema, teatri, mostre,
e un significativo 16,5 per cento vorrebbe svolgere attività utili:
vigilare i bambini nelle scuole, fare assistenza, lavorare ad eventi
culturali, curare il verde.
LA MORTE FA PAURA SOLO IN UNA SOCIETA’
MORTA
Nei paesi industrializzati la
popolazione invecchia sempre di più anche a causa delle poche
nascite. La vecchiaia diventa una contraddizione esplosiva tra
fiorente business sanitario e impaccio che grava sulla spesa
pubblica. La vita stessa, non solo il malato, subisce un accanimento
terapeutico ad esclusivo vantaggio del mercato. Ma la pensione di
vecchiaia, che per il proletario è puro salario differito, è
considerata quasi come un delitto. Dibattiti mondiali sorgono allora
sul fatto che l'anziano diventa protagonista imponente
dell'economia ma può sempre meno essere oggetto di rapina
sociale. Allora, fuori dal ciclo di valorizzazione, fa paura, e
quasi quasi ci si rammarica che non possa essere trasformato in
biscotti per cani (o per umani, come nel film "2022 i
sopravvissuti"). Nelle antiche comunità umane l'anziano
rappresentava la memoria storica, fonte di saggezza per tutta la
collettività. Il suo ciclo finiva serenamente. La civiltà
borghese ammazza bambini e adulti a milioni, ma ha il tabù della
morte naturale. Non allunga la vita, bensì la durata della
"malattia" che chiama vecchiaia. Non considerando la vita
come stato transitorio dell'individuo per il ricambio della specie, essa
ha perso il senso di perennità del corpo sociale. La
scomparsa personale è temuta ed esorcizzata con riti propiziatori
come il ritorno a scuola, diete mortificanti, imbalsamazioni
cosmetiche. Nelle società organiche - e quella comunista lo sarà -
nascita e morte sono ciclo naturale senza soluzione di continuità, e
non c’è disarmonia tra l’uomo e la natura da cui proviene e
ritorna.
ASPETTI DELLA VITA SOCIALE DEGLI ANZIANI IN EUROPA: PROBLEMI E POSSIBILI SCENARI ANDREA
BARTOLI (*) Il
tema affidatomi è vasto e complesso. Vorrei quindi affrontarlo provando
a identificare alcune grandi tendenze del rapporto tra anziani e
generazioni in Europa, mettendo in evidenza, in modo particolare, la
condizione degli anziani dipendenti, cioè non autosufficienti (1). È,
infatti, a partire dalle condizioni estreme che possiamo raccogliere
elementi chiari di analisi (2). In
Europa le prospettive demografiche indicano dei cambiamenti consistenti:
cresce la quota di persone anziane (3). Alle volte si prefigura uno
scenario drammatico e molti, anche studiosi, pensano che i vecchi siano
veramente un problema. "Come si potrà integrarli?" ci si
chiede e la domanda nasconde una preoccupazione: "Come potremo
occuparcene?". Secondo quest'approccio gli anziani sono soprattutto
una difficoltà. La questione è vista con gli occhi degli attivi. Gli
ambienti produttivi sono in ansia per quelli che non producono. Così le
domande centrali della questione sembrano essere: "Quanto ci
costa?" e "Cosa ci guadagnamo?". È la previdenza che
reagisce alla sfida difendendosi (4). È il settore della sanità che
si chiude allo stesso modo. È, in generale, un'impostazione
economicista che riduce la vita sociale e personale ai soli aspetti
economici. Ponendosi
però dal punto di vista degli anziani, le stesse affermazioni sono
percepite in altro modo. Innanzi tutto il prolungamento della vita non
è una minaccia, ma è una condizione personale positiva. Oggi sono
sempre più numerose le persone che possono dire: «A settanta, ottanta
anni sono ancora vivo! Non mi è accaduto di morire giovane come i miei
genitori, i nonni...». Gli anziani, in genere, non sono affatto
scontenti di vivere di più. La stragrande maggioranza è autonoma, vive
a casa sua, frequentemente svolge attività, lavorative e di vario tipo,
non è per nulla un peso o un problema. A volte si incontra un giusto
orgoglio. È la forza della propria età, dell'esperienza, della
voglia di vivere e di contare (5). La prima osservazione che dobbiamo sottolineare è quindi che c'è una percezione diversa della stessa situazione da parte degli anziani rispetto al resto della popolazione. Assistiamo, infatti, ad una divaricazione tra l'atteggiamento degli adulti, attivi, sani, integrati e quello degli anziani. Da una parte si tende al catastrofismo, dall'altra si cerca di presentare la terza età in termini positivi. Le posizioni a volte s'incontrano, a volte si scontrano, a volte danno dei risultati imprevisti. Proviamo a delineare alcuni possibili scenari. continua
(...)L’invecchiamento nel mondo Secondo dati demografici provenienti dalle Nazioni
Unite2, si è
registrato un forte aumento del numero delle persone oltre 60 anni
nel corso dei cinque ultimi decenni. La nuova analisi dell’Ufficio
Internazionale del Lavoro prevede l’accelerazione del fenomeno per
altri cinquant’anni. Il segreto di un'alleanza Il fenomeno della crescita della popolazione anziana è generale, riguarda l'Europa, il mondo sviluppato, ma finisce per toccare ogni parte del globo, dove arriva una briciola di progresso. Si può a ben vedere parlare di emersione di un nuovo continente: il Continente Anziani. La presenza di tanti anziani, la loro longevità, è uno dei prodotti migliori del nostro tempo. Eppure da più parti la presenza di tanti anziani nel nostro mondo è avvertita con crescente preoccupazione. Si parla sempre più spesso di "problema anziani": gli anziani con i loro bisogni impegnano risorse, rappresentano un impegno economico, sociale e sanitario di difficile gestione. Si vanno accentuando i caratteri di un vero e proprio conflitto generazionale, che ha come prodotto la frustrazione e la crescente emarginazione di tanti anziani in ogni parte del pianeta, i quali non si sentono più parte della comunità di cui sono membri. La Comunità di Sant'Egidio, ha raccolto la sfida umana e culturale di ricollocare gli anziani a pieno titolo nella famiglia umana dove tutte le generazioni hanno un posto, un ruolo, una missione. Continua (Comunità di S.Egidio) L'aumento degli anziani pone problemi assistenziali e pensionistici (...) I primi dati scientifici rilevati, pubblicati in un "Rapporto sull'invecchiamento" mostrano un quadro preoccupante della situazione demografica del nostro Paese e testimoniano un sostanziale cambiamento nella struttura della famiglia. Il Rapporto, infatti, conferma alcuni dati stimati dalla Divisione della Popolazione delle Nazioni Unite (1998): l'Italia è il Paese più vecchio a causa della più alta proporzione di ultrasessantenni (24%) e della più bassa proporzione di ragazzi con meno di 15 anni (14%). Per le nazioni più sviluppate, che arriveranno ad una situazione demografica analoga fra diversi anni, l'Italia rappresenta un osservatorio speciale per lo studio del trend demografico del futuro. Cresce il numero di nonni e bisnonni e si verificano numerosi casi di famiglie multigenerazionali, nelle quali però diminuisce in parallelo il numero dei bambini. Si assiste, come ha ricordato il prof. Golini nel corso del convegno, ad una "verticalizzazione" della famiglia a causa del ridottissimo numero non solo di fratelli e sorelle, ma anche di cugini, ed aumenta in proporzione anche il numero di famiglie composte da una sola persona anziana. Mentre nel 1950 per ogni ultrasettantacinquenne c'erano almeno 5 figli adulti (dai 50 ai 64 anni) che potevano prendersi cura di lui, oggi per lo stesso anziano ve ne sono poco più di 2 e nel 2050, secondo le proiezioni, ve ne sarà solo lo 0,9. Aumentano, quindi, i casi di anziani che vivono soli e che non sempre godono di autonomia funzionale nello svolgimento delle comuni attività quotidiane. Questa prospettiva demografica pone preoccupanti interrogativi sulla sostenibilità del sistema pensionistico e dell'intero sistema assistenziale italiano e sollecita nuovi interventi per gestire il diverso rapporto fra le generazioni e le loro esigenze: ad esempio, è stata messa in evidenza l'opportunità di assegnare maggiori risorse finanziarie ed umane al potenziamento delle strutture geriatriche piuttosto che a quelle pediatriche. L'aumento dell'età è associato, infatti, ad un aumento della prevalenza delle patologie croniche disabilitanti. Di conseguenza, la necessità di assistenza diventa un problema preponderante nella pianificazione sanitaria nazionale. Dai risultati ottenuti, illustrati nel corso del Convegno, è emerso che ogni anno si verificano tra la popolazione anziana 76.000 nuovi casi di infarto del miocardio, 78.000 di diabete, 104.000 di ictus, oltre 95.000 di demenza ed oltre 100.000 di neuropatia degli arti inferiori. Un altro dei disagi legati all'invecchiamento, messo in rilievo, riguarda la riduzione del grado di autosufficienza: il 25% degli uomini ed il 34% delle donne che hanno superato i 65 anni sono affetti da qualche forma di disabilità nelle attività quotidiane e nel gestire la propria persona. Per quanto concerne invece le persone totalmente autosufficienti, i dati indicano che, tra i 65 e i 69 anni, lo sono l'87% degli uomini e l'88% delle donne, mentre nella fascia di età tra 80-84 anni si scende al 56,2% per i maschi e al 54,2% per le femmine. Considerando, quindi, la rapidità con cui il gruppo degli ultraottantenni sta crescendo e che nei prossimi decenni esso rappresenterà circa il 7% della popolazione italiana, è urgente un ripensamento dell'assistenza sanitaria.Continua (Sandra Fiore) RENZO ROZZINI , TONY SABATINI (°) L’OSPEDALE ED I PAZIENTI ANZIANI:-PROBLEMI CLINICI ED ORGANIZZATIVI1. IntroduzioneIl problema del ricovero in ospedale del paziente anziano affetto da malattia acuta, che rappresenta uno degli aspetti più rilevanti per quanto concerne l’utilizzo dei servizi sanitari, non è stato a tutt’oggi adeguatamente affrontato né risolto e la discussione se l’ospedale rappresenti realmente la risposta più adatta ai bisogni di salute di questa fascia di popolazione è lungi dall’aver identificato una soluzione definitiva. A fronte dell’evidenza degli effetti negativi della ospedalizzazione, negli ultimi anni si è osservato un sempre maggiore ricorso all’ospedale, ed in particolare ai servizi specialistici ad alta intensità tecnologica. Circa un terzo dei letti ospedalieri per acuti dedicati è occupato da pazienti di età superiore ai 65 anni. Spesso l’ospedalizzazione produce un declino irreversibile non solo nelle modificazioni dello stile di vita e della sua qualità, ma specialmente nella stato funzionale: le persone anziane ospedalizzate alla dimissione presentano livelli di autosufficienza peggiore rispetto all’ingresso. Inoltre circa il 75% dei pazienti ultra-settantacinquenni che prima del ricovero in ospedale godevano di una buona salute funzionale, alla dimissione presentano problemi di autosufficienza e, per la maggior parte dei casi, il peggioramento non sembra debba essere attribuibile alla malattia che ha portato all’ospedalizzazione. Questa osservazione rappresenta il punto forte di chi vuole negare la possibilità di accesso degli anziani alle strutture ospedaliere adducendo motivazioni legate ai dati oggettivi (l’ospedale è il peggior nemico dell’anziano!). È però dimostrato che i danni dell’ospedalizzazione possono essere evitati laddove vengano attuate specifiche modalità assistenziali. Continua -pdf(...)L’Italia di oggi L’Italia è caratterizzata da un mix complesso dal punto di vista delle dinamiche di popolazione che la porta a seguire un originale percorso evolutivo in campo demografico e familiare.La crescita della popolazione è ormai prossima a zero. Nel 1997 a fronte di 540mila bambini troviamo 565mila morti, mentre il saldo migratorio con l’estero è moderatamente positivo. Secondo le ultime previsioni dell’ISTAT, e in particolare in base alle ipotesi considerate più "probabili" che rispecchiano gli andamenti attuali, la popolazione italiana dovrebbe iniziare a diminuire a partire dal 2005 , scendendo dai 57,6 milioni del 2000 ai 55,9 del 2050.La fecondità è in continua discesa da più di trent’anni, tanto che oggi tocchiamo i livelli tra i più bassi nel mondo: 1,22 figli per donna nel 2001. Si tratta di un comportamento che caratterizza da tempo le donne italiane; i dati a disposizione mostrano che a partire dalle generazioni nate negli anni venti il numero di figli diminuisce costantemente. Va anche ricordato che la fecondità italiana si realizza all’interno di un modello familiare piuttosto tradizionale, basato sulla coppia sposata, poco propensa alla separazione e al divorzio. In Italia, ci si sposa di meno (il tasso di nuzialità è sceso dal 7,4 per 1000 abitanti del 1980 al 5,1 del 1995) e sempre più tardi. Questo "ritardo" dell’inizio della vita matrimoniale sposta in avanti tutte le tappe della vita familiare e in particolare fa slittare la nascita del primo – e sempre piùspesso unico - figlio. Queste trasformazioni si accompagnano ad un aumento progressivo della durata media di vita e la combinazione di abbassamento della fecondità aumento della longevità ha prodotto un aumento percentuale di persone anziane. In poco più di sessanta anni la percentuale di anziani è più che raddoppiata passando dal 7 al 17,1 % e superando ampiamente la quota dei giovani tra 0 e 14 anni (14,7% nel 1996). E’ in questa prospettiva economica e demografica che gli anziani diventano "un problema sociale", per lo squilibrio presente che si viene a creare tra chi produce e chi consuma, tra chi partecipa alla vita attiva del paese e chi beneficia dell’attività svolta in passato e soprattutto futuro, poiché il picco estremo dell’invecchiamentodella popolazione si avrà tra il 2020 e il 2030.La struttura della popolazione risulta perciò fortemente modificata con effetti sul piano sociale, economico e sanitario di ampio raggio. In presenza di questi cambiamenti le politiche pubbliche si sono evolute e modificate con eccessiva lentezza. Ad esempio, a fronte di una notevole generosità dei trasferimenti pubblici dello stato italiano agli anziani, vi sono forti carenze nel sostenere le famiglie più giovani per le quali è spesso difficile conciliare il lavoro e la crescita dei figli. Le politiche pubbliche in Italia appaiono anche molto parcellizzate e disomogenee: se da un lato si sono raggiunti livelli più che soddisfacenti nel campo della istruzione e della sanità, permangono molte carenze nel campo dei servizi destinati ai bambiniin età prescolare, nonché relativamente ad alcuni aspetti del mercato del lavoro. Continua -pdfIL TEMPO È DALLA NOSTRA PARTE Scenari per l’Italia al 2030 a cura di Rossella Palomba maggio 2005
Ivana Daccò
http://www.ordiasveneto.it/public/info/intervento_dott_ssa_dacco.doc Conflitti vecchi e nuovi
Gli anziani al tempo della x-age
Mi
è stato chiesto di parlare, a proposito di conflittualità, del tema
per quanto riguarda la fascia di età anziana. In
quest’area, la conflittualità (nella famiglia, tra famiglia e società,
con e nei servizi) è la risultante di un problema che viene posto e
proposto, sempre più, nei termini di una emergenza; è la risultante
dello stato di tensione che si crea in presenza di una situazione che si
pone, o viene vissuta, come priva di soluzione, causa di tensione tra
bisogni diversi e tra esigenze non conciliabili. Tale stato di tensione è conseguente ad una disfunzionalità dell’organizzazione sociale (della famiglia, della comunità, dei servizi) rispetto ai bisogni cui la stessa è tenuta a rispondere. E si sente dire che lo è in quanto il problema degli anziani è una emergenza. E’
superfluo esporre i termini nei quali viene posto il problema anziani
nella nostra società, in quanto tali termini sono noti: gli indici di
vecchiaia dei nostri centri storici si avviano rapidamente a quota 400
(4 anziani ultra-sessantacinquenni ogni ragazzo al di sotto dei quindici
anni), mentre l’indice di vecchiaia medio può essere indicato intorno
a 200 (rapporto predetto 2/1). Solo
un cenno è sufficiente a far presente come, nei prossimi anni, tale
indice sia destinato a salire vertiginosamente, quando si presenteranno
alla soglia dei sessantacinque anni gli attuali 50-60enni, la
generazione nata nell’immediato secondo dopoguerra, generazione
cosiddetta del baby boom: la mia generazione, che sarà costretta alla
gioventù per legge, e costituirà una particolare forma di gioventù
acciaccata, non essendoci più posto per i vecchi in una società nella
quale una classe di età ex vecchia (60-80 anni), occorre definirla così,
sarà impegnata ad occuparsi dei vecchissimi, mentre già da ora viene
invitata a non pensionarsi. Una
struttura di popolazione di questo tipo è sicuramente fonte di
problemi, di conflittualità tra bisogni diversi e non sostenibili, Può
costituire addirittura un’emergenza[1] (si fa per dire, dato che
non è certo qualcosa accaduto all’improvviso, né qualcosa che,
agendo con urgenza, si potrà risolvere); ed è un’emergenza rispetto
alla quale il sistema dei servizi sociali è tenuto ad esprimersi e che
pertanto riguarda primariamente la nostra professione. Tale
emergenza, tuttavia, presenta aspetti che vengono scarsamente
analizzati, non secondari per quanto riguarda il che cosa fare e forse
soprattutto il come farlo. [1] Il vocabolario Treccani della lingua italiana definisce il concettosi emergenza come “circostanza imprevista, accidentale” e come “particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immediato. Continua- pdf Fratture del femore ed anziani: un problema crescente G. SALVIOLI La stampa informa che in Europa si verifica una frattura ogni 30 secondi; la causa, si afferma, è l’osteoporosi, malattia che colpisce un terzo delle donne fra i 60 e i 70 anni e i due terzi fra quelle con più di 80 anni; per i prossimi due decenni il numero delle fratture raddoppierà soprattutto negli anziani. È certo che il fattore di rischio di frattura più importante nell’anziano è la caduta; il numero di cadute per anno tenderà sicuramente ad aumentare per il previsto ulteriore invecchiamento della popolazione, facilitato dalla ridotta stabilità o disequilibrio, dalla diminuzione della forza muscolare, dalla riduzione del visus, da patologie concomitanti come l’ictus e i disturbi extrapiramidali; ma anche l’ipotensione ortostatica, l’assunzione di psicofarmaci e altre cause ancora aumentano l’incidenza delle cadute 1. La frattura più temuta e caratteristica del vecchio è la frattura del femore. Purtroppo l’argomento "cadute" interessa marginalmente il medico e l’infermiere come si può evincere anche dalla lettura critica dell’anamnesi e dell’esame obiettivo a tutti i livelli ed in particolare nelle cure ed assistenza territoriali; le modalità della caduta, il suo ripetersi nel tempo, i riferimenti al cammino, all’equilibrio, ad episodi vertiginosi sono episodici e scarsi così come la precisazione riguardante i fattori di rischio modificabili come la ridotta attività fisica, l’uso di certi farmaci, l’ipotensione ortostatica e il basso indice di massa corporea 2.In Inghilterra sono previste 120.000 fratture del femore nel 2015. Il costo annuale in Europa per questa patologia è calcolato intorno ai 25 miliardi di euro; il 20% di questa enorme somma serve a coprire le spese ospedaliere dove è richiesto un numero crescente di letti ortopedici dedicati e un decorso postoperatorio non sempre soddisfacente e foriero di disabilità e di disagi in un’alta percentuale di casi. I dati italiani non sono sufficientemente noti e divulgati anche a livello di mass media (40.000 fratture del femore/anno?); ma consultando i dati del Ministero della salute sulla numerosità dei DRG relativi a protesi anca si può avere un’idea della rilevanza numerica ed economica del problema a livello ospedaliero; qui si appresteranno nuovi letti ad hoc con particolare attenzione al decorso postoperatorio affidato, in alcuni casi al geriatra, più frequentemente ad altre figure. Mentre c’è insufficiente evidenza di efficacia del trattamento fisioterapico intensivo(...) continua- pdf << Comitato di base sulla condizione dell’anziano>>1970-82… Per
dieci anni dal 1970 si svolge la vita più vivace del comitato sugli
anziani a Pinerolo; otterrà il riconoscimento
istituzionale con la partecipazione alla Commissione congiunta in Comune
( con Gianni Losano, Pino
Morero, Romano Suppo ecc.). Si effettua nel 1972 in Pinerolo una
indagine sugli anziani per stabilire la necessità di assistenti
domiciliari, Si organizza una mostra in piazza Fontana, con
i cartelli legati agli alberi e le canzoni di
Giorgio Gaber. Quella prima manifestazione porta in piazza
anziani che erano chiusi in casa da anni e fermi nell'ideologia che
la politica era sporca. C'erano molti cattolici, ma anche comunisti,
valdesi, credenti e non credenti. Elio Tesio con Romano Suppo curava, su
il Giornale di Pinerolo e Valli, la
rubrica sugli anziani. Molti scivoloni furono fatti dall'amministrazione
sulle loro bucce di banana.... Di quel primo evento (manifestazione)
uscì un bellissimo articolo che descriveva ciò che avevano fatto gli
anziani. Nel
1972 viene introddotto il servizio di assistenza domiciliare in via
sperimentale nella zona di S.Lazzaro e poi nel centro Storico – dopo
una nuova inchiesta curata per il Centro Storico dall’Oratorio
S.Domenico ; si studia un progetto di casa per anziani con infermeria e
mensa, ma il comune non
concede i soldi per comperare il centro sociale di via Lequio - per
risistemarlo. In seguito cominciano a partecipare i gruppi di quartiere:
Tabona, Riva, Baudenasca, S.Lazzaro, Centro storico, Portici Nuovi
e le circoscrizioni. Giunge
l’istituzionalizzazione dei quartieri
(1976). Nell’82 è finita
la parte migliore di questo movimento, in parte per
aver ottenuto alcuni risultati. Suppo va ad abitare in Val Susa.
Il lavoro riprende nell’89, dall’impulso di d.Accastelli, si
arriva a una assemblea cittadina: ‘Quali servizi per gli anziani?’.
E’ poi partito il gruppo di lavoro sulla condizione degli anziani non
autosufficienti, una specie di consulta mensile nel ‘90, cui sono
invitati gli enti erogatori dei servizi, del comune, sindacati,
parrocchie, chiesa valdese. Infine con una nuova
inchiesta sugli anziani curata dalla Caritas nella maggior parte
di Pinerolo, coordinata da don Gigi Moine, nel 1998. Si ottenne un
servizio domiciliare di assistenza su base volontaria, gestito dall’AVASS
che organizza un corso di formazione nel
2000. P.B. sulla
lotta degli anziani esiste la tesi di Silvana Agù:
"INFLUENZA
DI UN GRUPPO DI PRESSIONE SUL POTERE LOCALE"- anno accademico
1978/79 - Facolta di Pedagogia - indirizzo sociologico - Relatore Prof.
Luciano Gallino da
:’Il vecchio che non muore’-
Vincenzo Guagliardo- 1991 ed.
Libro Libero: (…)Ma
chi ha colpito il vecchio? Chi ha organizzato la sua frattura dal mondo?
Perché la sua morte è stata così violenta, simile ad un pestaggio
durato anni? Chi lo ha picchiato? Tutti, cioè nessuno, il caso è
risolto. Ogni
Istituzione tende a diventare come la verità della vecchiaia. Persino
per i vecchi questa verità è recente, anche se questi casi non lo
sono. Un tempo, varie società dovevano uccidere o cacciare i vecchi
con riti espliciti: buttarli dalla rupe, annegarli, ecc. Ma In genere i
vecchi erano più uomini che donne, più agiati che disagiati, a parte
trascurabili minoranze. La
vecchiaia sorge quando la tendenza s'inverte: più donne che uomini, più
disagiati che agiati. La vecchiaia è la risposta istituzionalizzante ad
un problema nuovo. Perché
prima le donne e poi i vecchi sono andati aumentando nella
popolazione? Non si può proprio dire che non sia stato fatto di tutto
per impedirlo! Su questo punto la scienza, ‘umana’ o ‘esatta’,
oltre a limitarsi a sancire come stanno le cose dopo, tende anche a
sorvolare e mentire. Si tende per esempio ad attribuire l'aumento
dei vecchi al ‘progresso’ sociale e scientifico, altra versione
spesso fumosa del concetto di naturalezza. In particolare si sente dire
a volte della capacità raggiunta dalla scienza di prolungare la vita
del singolo essere umano. In realtà la singola vita umana ha aumentato
di poco la sua durata. Un uomo che avesse raggiunto la maturità vari
decenni fa aveva grosso modo gli stessi anni di sopravvivenza di quelli
che gli spettano mediamente adesso. Il fatto è che è aumentato
enormemente il numero di persone che superano quella soglia. Chi
ha scoperto l'importanza dell'igiene per sopravvivere al parto dopo la
repressione delle streghe? Una donna o un medico? Nel ripensarsi dello
straordinario O nell'ordinarietà degli esperti è avvenuta la scoperta?
E chi ha lottato contro la fatica? Il
mondo oppresso si è difeso, s'è liberato di parte della fatica, ha
cercato di avere più tempo e più soldi. Questo ha fatto sì che,
anche se la durata della vita individuale è aumentata di poco (forse
molto meno di quanto non consentissero culture ormai sepolte), le vite
che durano di più, superando la soglia del parto e dell'età lavorativa,
sono aumentate di molto! Per riuscire a mutare la durata della vita
individuale in misura significativa, bisogna uscire dalla sua attuale
cultura e non solo, com' è giusto, strappare maggiori spazi per il
corpo al suo interno. Allora la durata della vita tenderebbe ad essere
di più il frutto delle proprie scelte, un atto di libertà. Non
esiste morte ‘naturale’, ma - come per l'uomo che vive o muore -la
libertà o la schiavitù della vita e della morte. Il concetto di
morte naturale, come quello di immortalità, è filosofico: è l'altra
faccia di quella concezione che vede la vita come una finitezza
segnata fin dalla nascita. Se si preferisce, è l'altra faccia della
teoria del peccato originale. La teoria della Colpa ha mille facce... Le
conquiste vitali degli oppressi, capacità di vivere del
non-rappresentato, hanno determinato una risposta da parte di una
cultura fondata sul dominio: il decreto di vecchiaia che affretta la
morte dell'uomo-in-più. Il cimitero sociale anticipa quello vero e
proprio, affretta il suo arrivo, si estende sempre più a nuove figure,
oltre i vecchi. (…)
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