Andrea Gallo

 

E' morto don Gallo
prete degli ultimi

Il sacerdote è mancato nella Comunità di San Benedetto. Aveva 84 anni. Le sue condizioni erano improvvisamente peggiorate dopo i tre giorni di ricovero in ospedale

Don Andrea Gallo è morto. Se n'è andato il "prete degli ultimi", lui che aveva dato voce, conforto e speranza a chi era rimasto ai limiti o fuori della società. Ha ceduto il suo cuore, il cuore che tanta parte ha avuto nella  sua storia di prete.

Don Andrea da  un po' non stava bene, ma aveva continuato, comunque e sempre, la sua vita piena di impegni, per i "suoi ragazzi" per la gente della Comunità di San Benedetto al Porto. Solo qualche giorno fa sono riusciti a convincerlo a farsi ricoverare in ospedale, per una serie di controlli.

Tre giorni con il "don" che scalpitava per tornare a casa. Alla fine c'era riuscito, a tornare in Comunità, ma appena arrivato le sue condizioni sono peggiorate: cuore e polmoni in tilt, una situazione che è scivolata via in fretta, con i suoi ragazzi" attoniti , i medici che lo seguivano disperati per quel paziente che stimavano e a cui volevano bene. Fino a ieri sera è stato cosciente, oggi pomeriggio si è addormentato per sempre.

Gallo_il manifesto pdf

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=FMgE-XSiuU4

 


 

http://www.sanbenedetto.org/index.php?option=com_content&task=view&id=16

CRONISTORIA DI DON ANDREA GALLO

"Un prete che si è scoperto uomo"


Andrea nasce a Genova il 18 Luglio 1928 e viene immediatamente richiamato, fin dall'adolescenza, da Don Bosco e dalla sua dedizione a vivere a tempo pieno "con" gli ultimi, i poveri , gli emarginati, per sviluppare un metodo educativo che ritroveremo simile all'esperienza di Don Milani, lontano da ogni forma di coercizione.
Attratto dalla vita salesiana inizia il noviziato nel 1948 a Varazze, proseguendo poi a Roma il Liceo e gli studi filosofici.
Nel 1953 chiede di partire per le missioni e viene mandato in Brasile a San Paulo dove compie studi teologici: la dittatura che vigeva in Brasile, lo costringe, in un clima per lui insopportabile, a ritornare in Italia l'anno dopo.
Prosegue gli studi ad Ivrea e viene ordinato sacerdote il 1 luglio 1959.
Un anno dopo viene nominato cappellano alla nave scuola della Garaventa, noto riformatorio per minori: in questa esperienza cerca di introdurre una impostazione educativa diversa, dove fiducia e libertà tentavano di prendere il posto di metodi unicamente repressivi; i ragazzi parlavano con entusiasmo di questo prete che permetteva loro di uscire, poter andare al cinema e vivere momenti comuni di piccola autogestione, lontani dall'unico concetto fino allora costruito, cioè quello dell'espiazione della pena.
Tuttavia, i superiori salesiani, dopo tre anni lo rimuovono dall'incarico senza fornirgli spiegazioni e nel '64 Andrea decide di lasciare la congregazione salesiana chiedendo di entrare nella diocesi genovese: "la congregazione salesiana, dice Andrea, si era istituzionalizzata e mi impediva di vivere pienamente la vocazione sacerdotale".
Viene inviato a Capraia e nominato cappellano del carcere: due mesi dopo viene destinato in qualità di vice parroco alla chiesa del Carmine dove rimarrà fino al 1970, anno in cui verrà "trasferito" per ordine del Cardinale Siri.
Nel linguaggio "trasparente" della Curia era un normale avvicendamento di sacerdoti, ma non vi furono dubbi per nessuno: rievocare quel conflitto è molto importante, perché esso proietta molta luce sul significato della predicazione e dell'impegno di Andrea in quegli anni, sulla coerenza comunicativa con cui egli vive le sue scelte di campo "con" gli emarginati e sulle contraddizioni che questa scelta apre nella chiesa locale.
La predicazione di Andrea irritava una parte di fedeli e preoccupava i teologi della Curia, a cominciare dallo stesso Cardinale perché, si diceva, i suoi contenuti "non erano religiosi ma politici, non cristiani ma comunisti".

Un'aggravante, per la Curia è che Andrea non si limita a predicare dal pulpito, ma pretende di praticare ciò che dice e invita i fedeli a fare altrettanto: la parrocchia diventa un punto di aggregazione di giovani e adulti, di ogni parte della città, in cerca di amicizia e solidarietà per i più poveri, per gli emarginati che trovano un fondamentale punto di ascolto.

Per la sua chiara collocazione politica, la parrocchia diventa un punto di riferimento per molti militanti della nuova sinistra, cristiani e non.
L'episodio che scatena il provvedimento di espulsione è un incidente verificatosi nel corso di una predica domenicale: lo descrive il settimanale "Sette Giorni" del 12 Luglio 1970, con un articolo intitolato "Per non disturbare la quiete".
Nel quartiere era stata scoperta una fumeria di hashish e l'episodio aveva suscitato indignazione nell'alta borghesia del quartiere: Andrea, prendendo spunto dal fatto, ricordò nella propria predica che rimanevano diffuse altre droghe, per esempio quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare "inadatto agli studi" se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare "azione a difesa della libertà".
Qualcuno disse che Andrea era oramai sfacciatamente comunista e le accuse si moltiplicarono affermando di aver passato ogni limite: la Curia decide per il suo allontanamento dal Carmine.
Questo provvedimento provoca nella parrocchia e nella città un vigoroso movimento di protesta ma, la Curia, non torna indietro e il "prete scomodo" deve obbedire: rinuncia al posto "offertogli" all'isola di Capraia che lo avrebbe totalmente e definitivamente isolato.
Lasciare materialmente la parrocchia non significa per lui abbandonare l'impegno che ha provocato l'atteggiamento repressivo nei suoi confronti: i suoi ultimi incontri con la popolazione, scesa in piazza per esprimergli solidarietà, sono una decisa riaffermazione di fedeltà ai suoi ideali ed alla sua battaglia "La cosa più importante, diceva, che tutti noi dobbiamo sempre fare nostra è che si continui ad agire perché i poveri contino, abbiano la parola: i poveri, cioè la gente che non conta mai, quella che si può bistrattare e non ascoltare mai.
Ecco, per questo dobbiamo continuare a lavorare!"
Qualche tempo dopo, viene accolto dal parroco di S. Benedetto, Don Federico Rebora, ed insieme ad un piccolo gruppo nasce la comunità di base, la Comunità di S. Benedetto al Porto: quest'anno festeggiamo trentadue anni: se il nostro progetto con tanti compagni e compagne non fosse un poco riuscito, potremmo essere ancora qui???


Dopo tanti anni, la nostra porta è sempre aperta!


opere

  • San Giovanni Battista di Vinigo e i suoi fioli de jesia, s.l., s.n., 1993.
  • La chiesa di San Giuliano. Guida storico artistica, Venezia, Edizioni studium cattolico veneziano, 1995. ISBN 88-85351-20-4
  • Poi siamo tutti belli. La Comunità di San Benedetto attraverso le agende di don Andrea Gallo, Roma, Sensibili alle Foglie, 1995.
  • L'inganno droga, Tivoli, Sensibili alle Foglie, 1998. ISBN 88-86323-30-1
  • Il fiore pungente. Conversazione con Don Andrea Gallo, di Fabia Binci e Paolo Masi, Arenzano, O Caroggio, 2000; Milano, Dalai, 2011. ISBN 978-88-662-0070-3
  • Trafficanti di sogni, con altri, Lerici, Ippogrifo Liguria, 2004.
  • Angelicamente anarchico. Autobiografia, Milano, Mondadori, 2005. ISBN 88-04-53593-8
  • Il cantico dei drogati. L'inganno droga nella società delle dipendenze, Dogliani, Sensibili alle Foglie, 2005. ISBN 88-86323-98-0
  • Io cammino con gli ultimi, con Federico Traversa, Genova, Chinaski, 2007. ISBN 88-89966-10-6
  • In viaggio con Don Gallo, con Federico Traversa, Genova, Chinaski, 2008. ISBN 88-89966-26-2
  • Così in terra, come in cielo, con Simona Orlando, Milano, Mondadori, 2010. ISBN 978-88-04-59654-7
  • Sono venuto per servire, con Loris Mazzetti, Roma, Aliberti, 2010. ISBN 978-88-7424-614-4
  • E io continuo a camminare con gli ultimi, con Federico Traversa, Genova, Chinaski, 2011. ISBN 88-89966-65-3
  • Ancora in strada. Un prete da marciapiede, con Bruno Viani, Genova, De Ferrari, 2011. ISBN 978-88-640-5283-0
  • Di sana e robusta Costituzione, Roma, Aliberti, 2011. ISBN 978-88-7424-789-9
  • Il vangelo di un utopista, Reggio Emilia-Roma, Aliberti, 2011. ISBN 978-88-7424-820-9
  • Se non ora, adesso. [Le donne, i giovani, la liberazione sessuale], Milano, Chiarelettere, 2011. ISBN 978-88-619-0181-0
  • Non uccidete il futuro dei giovani, Milano, Dalai, 2011. ISBN 978-88-662-0232-5
  • La buona novella. Perché non dobbiamo avere paura, Roma, Aliberti, 2012. ISBN 978-88-7424-869-8
  • Come un cane in Chiesa. Il Vangelo respira solo nelle strade, Milano, Piemme, 2012. ISBN 978-88-5662-457-1
  • In cammino con Francesco, Chiarelettere, Milano 2013

link

LE INVASIONI BARBARICHE 01/04/2011 - Daria Bignardi intervista Don Gallo

altri video su youtube


DON GALLO, L'ANARCHICO OBBEDIENTE 15 MARZO 2010

Sono contento quando mi capita di parlare con amici di trasmissioni che vedo, di articoli o libri (non molti) che leggo, di un buon bicchiere bevuto in compagnia. Don Andrea Gallo beve solo barbera e lo trovo un segno di mediocrità, più che di umiltà, la quale infatti non disdegna mai di puntare all’eccellenza e di apprezzarla. Tuttavia, sono stato contento quando il mio amico Giancarlo mi ha proposto la lettura del suo recente “Così in terra, come in cielo” (Mondadori, 17 euro, pag.135).

Ciò che mi divide dal prete genovese organizzatore della Comunità di San Benedetto al Porto, dichiaratamente anarchico eppure fedele alla sua Chiesa, non è il monopolio assegnato al barbera, ma il suo ottimismo inguaribile, incrollabile, direi quasi cieco e a senso unico. Sostenitore dei preservativi e degli stranieri, amico di De Andrè, di Fernanda Pivano e di ogni movimento impegnato a contrastare le ingiustizie del trionfante capitalismo mondiale, don Gallo ci racconta una catena di successi. Mentre si diverte a provocare Berlusconi e a farsi intervistare dalle Jene in contraddittorio con don Benzi , con lui le prostitute abbandonano la strada, i tossici si liberano dalla schiavitù della droga, i ladruncoli si riscattano da una vita di illegalità e la giustizia funzionerebbe meglio se si distribuisse agli emarginati il denaro che lo Stato si ostina a investire (o a sprecare?) nelle carceri per reprimere invece che per rieducare e reinserire.
Ovviamente, sono d’accordo. Solo che, secondo me, Don Gallo sarebbe più efficace se raccontasse anche le delusioni, gli esperimenti falliti e le brucianti sconfitte cui va incontro chiunque provi a cambiare il mondo nel suo piccolo. Il proletariato non è come il cliente dell’Upim che ha sempre ragione. A volte ha persino torto e nascondere questo segreto di Pulcinella non ci ha mai aiutato a far valere meglio le nostre buone ragioni.
Mario Dellacqua (facebook)
Vedi anche in www.Sindacalmente.org.
AFFANGURU
Ma tutta la brava gente che ci circonda (e so vedere che ce n'è tanta) deve proprio morire per essere riconosciuta, apprezzata e sostenuta nel suo impegno associativo per migliorare la giustizia della vita quotidiana? Povera sinistra funeraria, ha perso il respiro capace di connettere la coscienza con il pensiero e con l'azione. Riccardo Pazzaglia diceva "Affanguru" e aveva ragione. Per ieri e per oggi. (m.Dellacqua-facebook 23mag2013