Alberto Barbero

sindaco di Pinerolo dal 1996 al 2006

09.06.1941 19.11.2010

La cerimonia funebre si è svolta nella chiesa di S.Lazzaro in Pinerolo il 21 novembre. Hanno salutato Alberto il Vescovo, il Pastore di Pinerolo e Mauro Ughetto ( il cui testo è qui sotto riportato)

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Ha scritto Alberto nella sua lettera di commiato dalla vita pubblica :”…un unico filo conduttore mi ha guidato nell’espletamento di funzioni che richiedevano responsabilità diverse, nello scorrere degli anni e delle stagioni politiche: ho sempre concepito e vissuto la politica e l’insegnamento come servizio per il bene collettivo, a partire dai più deboli; servizio che andava ricercato e perseguito al di là degli stessi schieramenti politici…”. 

Sono parole sobrie, chiare, definitive. Sono parole che condensano una vita.

E’ il suo testamento, la sua eredità.

E’ infatti sempre rimasto ancorato a quella esortazione di un Anonimo che recita così : “Si può essere pessimisti riguardo ai tempi e alle circostanze, riguardo alle sorti di un paese o di una classe, ma non si può essere pessimisti riguardo all’Uomo”.

 So che “ alla morte si addice il raccoglimento, la commozione intima di coloro che sono più vicini, il silenzio”. E’ per questo che non voglio fare un discorso commemorativo, per evitare ritualità formali e accenti retorici lontanissimi dalla sensibilità e dalla cultura di Alberto. 

Voglio però dire alcune cose perché se le merita e vanno ricordate in questa occasione che è anche un incontro speciale con i suoi amici e le sue amiche. 

E’ stato un gran camminatore. 

Ha percorso instancabile strade di città e sentieri di montagna, librerie e biblioteche, aule e corridoi, enti ed istituzioni.

 In questo suo andare da passista ha incontrato persone, ha traversato molti destini, ambienti e cambiamenti sfidando appartenenze e incrinando sicurezze di comodo. 

Nello zaino ha portato una tenace voglia di conoscenza sostenuta da una intelligenza aperta alla storia e alle storie.

 La meta era sempre la stessa: essere più vicini e più fraterni al mondo inquieto e ferito, costruire una società più giusta perché nel rivendicare la dignità di uomini liberi si arriva a toccare la nuda verità della vita. 

Ha scritto Luigi Pintor: “Più di tutto contano le cose quotidiane che articolano la vita e le danno continuità. Sono cose innumerevoli che incalzano sempre più velocemente col consumarsi degli anni, dei mesi , dei giorni. Mettere ordine, progettare, distrarre, frequentare persone, luoghi e stagioni, e poi accompagnare e sorreggere quando le forze sono venute meno e il corpo si ripiega su se stesso. Non c’è in una intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi”. 

E’ stato un buon sindaco, competente e impegnato con dedizione disinteressata in una attività nella quale ha messo “cuore, testa e tempo”. 

Ha vissuto il suo essere sindaco non come un’onorificenza ma come una camminata in più, per scoprire facce e situazioni della città inaspettate, per essere in cordata con altri e condividere insieme la fatica di gestire i problemi comuni e la bellezza di tentare di risolverli. 

Si possono fare di quel decennio tanti bilanci da prospettive diverse ma al di là di ogni considerazione emerge con nettezza un valore, oggi un po’ fuori conio, assunto come guida di condotta: l’onestà.

L’onestà come dirittura morale e rigore etico soprattutto per chi svolge mansioni pubbliche nella prospettiva del servizio da rendere al bene collettivo, l’onestà come caratteristica intellettuale che apre al confronto e ad un dialogo sempre ricercato perché tutti, uomini e donne, di fedi e provenienze diverse, siano accolti e possano esprimere paritariamente i loro diritti di cittadinanza.

Con questa laica impostazione impregnata di gratuità nei suoi mandati amministrativi ha onorato il lascito ideale di una Repubblica e di una Costituzione nate dalla Resistenza.

 E’ stato per molti e molte di noi un amico, “fedele alle amicizie”. 

Con naturale riserbo ci ha fatto compagnia nello scorrere degli anni e  “dei nostri giorni in fuga”, coltivando le comuni sintonie di fondo senza mai arrendersi al cinismo della storia o dare per perduta la speranza delle nostre vite.

E anche quando affiorava qualche stanchezza o la disillusione rendeva più affannoso il cammino, la sua sollecitudine , discreta, invitava a ricominciare, a riannodare la trama sfilacciata.

 Io credo che continueremo in qualche modo e da qualche parte ad incontrarci, a parlarci e a discutere.

Voglio salutarlo con una poesia,”un canto ultimo” di un prete che stimava, David Maria Turoldo :

 Quando avrò dalla mia cella

salutato gli amici e il sole

e si alzerà la notte,

finalmente

saldato il conto,

campane

suonate a distesa:

la porta è da tempo

segnata dal sangue

pronte le erbe amare

e il pane azzimo:

allora andremo leggeri nel vento.

http://www.pineroloindialogo.it/pineroloindialogo2010/pineroloindialogo12_2010/cittadini.htm

 

colle di Rodoretto, settembre 2009


INTERVENTO DEL PASTORE VALDESE

Cara Signora Clelia, cari familiari, e voi parenti, amici, cittadini di questo territorio pinerolese che Alberto Barbero ha così tanto amato e servito, sono qui per esprimere una parola di grande affetto, solidarietà, partecipazione da parte di tutta la comunità valdese di Pinerolo e del pinerolese.

Vi consegno anzitutto una lettera (che inviamo ai giornali) del nostro consiglio di chiesa che porta la firma del suo presidente ma rappresenta il sentire profondo di tutta la chiesa.
In questa lettera si parla del dialogo ecumenico che è stato anche un “fare”, un operare a livello ecumenico e che sempre è stato sostenuto da Alberto Barbero,  prima rappresentante di una parte politica e poi sindaco di tutta la città. Basti pensare al monumento alle vittime della violenza e dell’intolleranza religiosa e politica.
Basti pensare al principio della laicità e del rispetto del pluralismo che sempre ha ispirato la sua azione politica vissuta come pratica di responsabilità.

Fra i ricordi (troppi per essere tutti menzionati) l’impegno per un pieno coinvolgimento di Pinerolo nelle Olimpiadi invernali, per le opportunità che questi giochi offrivano alla città e al territorio, la decisione di intitolare una strada al XVII febbraio 1848, giorno importante per il riconoscimento dei diritti e delle libertà di tutti (perché dall’affermazione della libertà per le minoranze dipende la libertà di tutti), la sua costante attenzione alle diverse componenti religiose e non della città che nasceva dal suo modo di fare politica, cioè il tentativo continuo di comprendere tutti coloro con i quali viveva e che aveva ascoltato.

Per queste e per molte altre ragioni noi tutti siamo qui oggi, in una dimensione davvero “ecumenica” per quella che è la prima ragione di un funerale nella prospettiva evangelica: un momento cultuale di rendimento di grazie. Siamo qui non tanto per parlare di Alberto Barbero ma per ringraziare il Signore – nonostante il dolore di questa morte prematura – per ciò che abbiamo ricevuto dall’intensa e appassionata esistenza di Alberto Barbero.
Il dolore per la separazione – questa è la nostra preghiera anzitutto per i suoi familiari – crediamo possa poco per volta essere trasformato in una silenziosa gratitudine per la ricchezza di questa vita che è stata un grande dono di Dio per molti…

Vita che è stata un grande dono perché Alberto Barbero è riuscito a rispondere alla vocazione che Dio gli ha rivolto fin dagli anni della sua giovinezza.
Tutti (o quasi tutti) sanno che il lavoro – il lavoro secolare – nel protestantesimo è vissuto come vocazione, come servizio al prossimo che glorifica Dio. Tutti i mestieri, tutte le professioni hanno pari dignità davanti a Dio.
Ma per la Riforma due vocazioni sono particolarmente importanti: quella all’insegnamento che vuole accompagnare la crescita delle nuove generazioni e ancora di più quella al governo della cosa pubblica.
“Governare – dice testualmente Calvino – è la più sacra e la più onorevole fra tutte le vocazioni”: parole che, oggi, possono spesso suonare imbarazzanti. Ebbene, il fratello Barbero dal quale oggi prendiamo congedo nella riconoscenza al Signore, ha – pur con i suoi limiti – risposto a questa duplice, altissima vocazione.

Concludo con una parola che prendo in prestito e che mi ha sempre accompagnato pensando ad Alberto Barbero e anche a questi suoi ultimi, faticosissimi, mesi di malattia.
Barbero è stato insegnante e amministratore, rappresentante del popolo. A lungo, per molti anni, nonostante le delusioni che ha certamente dovuto elaborare. Ha risposto alla sua vocazione con disciplina e nell’azione quotidiana. Ha accettato di immergersi nella gestione pratica e dunque politica della quotidianità della vita.
Poi ha dovuto – per noi non vi è alcuna valenza salvifica della sofferenza – attraversare anche quella dimensione che tutti vorremmo evitare. Oggi (e ieri sera, alla splendida e sobria liturgia della Parola che Don Franco ci ha offerto) siamo stati convocati qui dalla Parola di Dio che ci parla della morte non come fine di tutto ma come piena libertà che il Signore ci offre.

Per forza di cose ho pensato alla poesia scritta dal carcere da Dietrich Bonhoeffer:

STAZIONI SULLA VIA VERSO LA LIBERTÀ
Disciplina. Se tu parti alla ricerca della verità, impara soprattutto / la disciplina dei sensi e dell’anima, affinché i desideri / e le tue membra non ti portino ora qui ora là. / Casti siano il tuo spirito e il tuo corpo, a te pienamente sottomessi / ed ubbidienti, nel cercare la meta che è loro assegnata. / Nessuno apprende il segreto della libertà, se non attraverso la disciplina.
Azione. Fare ed osare non qualsiasi, ma il giusto / non ondeggiare nelle possibilità, ma afferrare coraggiosamente il reale / non nella fuga dei pensieri, solo nell’azione è la libertà. / Lascia pavido esitare ed entra nella tempesta degli eventi / sostenuto solo dal comandamento di Dio e dalla tua fede / e la libertà accoglierà giubilando il tuo spirito.
Sofferenza. Straordinaria trasformazione. Le tue forti, attive mani / sono legate. Impotente, solo, vedi la fine / della tua azione. Ma tu prendi fiato, e ciò che è giusto poni / silenzioso e consolato, in mani più forti, e sei contento. / Solo un istante attingi beato la felicità / e poi la consegni a Dio, che le dia splendido compimento.
Morte. Vieni, ora, festa suprema sulla via verso la libertà / morte, rompi le gravose catene del nostro effimero corpo e della nostra anima accecata, / perché finalmente vediamo, ciò che qui c’è invidiato di vedere. / Libertà, a lungo ti cercammo nella disciplina, nell’azione e nella sofferenza. / Morendo, te riconosciamo ora nel volto di Dio.
 
Così sia, per Alberto e per ognuno di noi. Grazie
 
(gianni genre)

 


eco del chisone 1a pagina pdf

eco del chisone 2a pagina pdf

 


riforma


 

Alberto

è’ stato un amico vero, sin da quando adolescenti ci siamo conosciuti frequentando San Lazzaro, un amico con cui si stava bene, ma che sapeva darti dei consigli giusti (“leggi questo libro”) e ti richiamava all’impegno ed alla capacità di durare sopportando le difficoltà.

Un amico che mi ha insegnato ad amare la montagna, la gioia della fatica condivisa e poi della meta raggiunta, fino all’ultima escursione insieme al colle di Rodoretto nell’autunno scorso.

Siamo stati compagni di lavoro al Magistrale e poi al Porporato: concretamente e senza proclami ha testimoniato e fatto amare il valore dell’educazione e la bellezza di stare a fianco di chi è giovane e si prepara al futuro.

Abbiamo lavorato per sette anni a “Il giornale di Pinerolo e Valli” ed a lungo la sua casa è stata anche la sede della riunione della redazione il mercoledì: abbiamo condiviso la passione per l’informazione, soprattutto per i fatti, le situazioni, i problemi che venivano passati sotto silenzio perché scomodi per il potere.

Ho seguito ed apprezzato il suo impegno politico ed amministrativo, molte scelte fatte e proposte portate avanti.

Elio Salvai


Alberto Barbero: «Vi saluto tutti»

Dà le dimissioni dopo 35 anni di attività amministrativa a Pinerolo


Caro direttore,
ti allego una breve lettera con i più cordiali saluti.
Alberto Barbero
«Nei giorni scorsi ho rassegnato le dimissioni da consigliere comunale e da presidente del Consiglio per motivi di salute.
Si chiude così un lungo periodo, 35 anni, di vita politica ed amministrativa nel Comune di Pinerolo.
Ho ricoperto ruoli diversi; prima all’opposizione poi in maggioranza come assessore alla Cultura, poi sindaco e infine come presidente del Consiglio.
Un unico filo conduttore mi ha guidato nell’espletamento di funzioni che richiedevano responsabilità diverse nello scorrere degli anni e delle stagioni politiche: ho sempre concepito e vissuto la politica e l’insegnamento come servizio per il bene collettivo, a partire dai più deboli; servizio che andava ricercato e perseguito al di là degli stessi schieramenti politici.
Ringrazio e saluto tutti coloro con i quali ho lavorato (senza bravi collaboratori non si va lontano) e tutti i cittadini che, come me, amano Pinerolo».


riforma 17.3.2011


Un “contratto sociale” per il rilancio delle comunità locali

Alberto Barbero – Presidente del Consiglio comunale di Pinerolo- 2008

Un “contratto sociale” per il rilancio delle comunità locali Alberto Barbero – Presidente del Consiglio comunale di Pinerolo Negli anni scorsi, quando più basso era il livello di credibilità delle istituzioni rappresentative e del loro personale politico, i comuni, i sindaci, gli amministratori locali rappresentarono, assieme alla Presidenza della Repubblica, l’anello di tenuta del sistema politico-istituzionale. Il tasso di fiducia e di credibilità dei comuni da parte dei cittadini non fu intaccato; e per vari anni. E’ indubbio invece che oggi, in un clima e quadro politico mutati, e dopo le campagne mediatiche sulla “casta”, anche i comuni ed i loro amministratori, rischiano di essere omologati nel giudizio negativo. Mi pare di poter dire che, oltre al fatto che in alto loco c’è chi spinge in questa direzione, concorrano a procurare questo effetto vari elementi. Si è individuata nell’ICI, un’imposizione che rappresentava un livello di autonomia locale, la tassa iniqua per eccellenza, da cancellare. E’ implicito che se contestualmente si afferma che i comuni sono fonte di sprechi (frutto dei privilegi di chi li amministra) si ottiene il duplice risultato di squalificare gli enti di fronte all’opinione pubblica e di ridurre le risorse per cui diventano più inadeguati a fornire servizi. Servizi che, d’altro canto, sono messi in discussione non solo dalla carenza di risorse, ma anche dall’affermarsi di una mentalità, una cultura, individualista. Sempre più spesso infatti si sente dire: perché con il mio denaro devo contribuire a mantenere le mense scolastiche, l’inserimento dei portatori di handicap, i trasporti per scolari ed anziani, l’attività dei centri sociali e quelle sportive, gli asili nido dal momento che tutto ciò non rientra nei miei bisogni ed interessi? Se la solidarietà è soppiantata dall’individualismo, se lo sguardo complessivo che dà vita a progetti è sostituito da una visione che non va al di là del singolo e della sua cerchia, è difficile far vivere il comune. Il principio stesso è negato alla radice. Una serie di concause dunque vengono ad incidere sulla prospettiva dei comuni proprio mentre le città ed i paesi devono misurarsi con sfide e problemi nuovi. Nascono dalla povertà, dalla difficoltà a vivere dignitosamente, dall’immigrazione, dalla mancanza di casa e lavoro, dalla insicurezza, dalla esigenza di tutela dell’ambiente… Sfide e problemi che non si risolvono con l’assistenzialismo, col seminare paure, con la militarizzazione del territorio, con la “sceriffizzazione” dei sindaci e dei cittadini, con l’ottimismo di facciata, con il carcere per chi sporca… Abbiamo bisogno di un “contratto sociale” per il quale occorrono cittadini attivi ed informati, parti sociali aperte e dialoganti, istituzioni solide e credibili, interpretate da donne e uomini, scelti da cittadini elettori, che abbiano un’unica “lobby” di riferimento: lo sviluppo della città e del territorio e la qualità di vita di tutti i cittadini. Nell’affermarsi dell’individualismo e della “società liquida” è vivo il rischio che i rappresentanti delle istituzioni si trasformino, anche con le migliori intenzioni, in lobbisti di questo o quel settore, attenti più al consenso immediato che al bene comune. Credo che su questo versante si apra un campo di iniziativa e di azione per il PD, sia in un rilancio di valori e principi sia nella costruzione di programmi. La situazione dei e nei comuni non è facile; il quadro nazionale non aiuta di certo una politica di ampio respiro. Sono però convinto che se non riusciamo a far vivere le nostre comunità locali, se vien meno il senso che la cittadinanza si esercita nei diritti e nei doveri come nella capacità di iniziativa e controllo a partire dal “basso” della nostra Repubblica, c’è uno scadimento della qualità di vita. Ed assieme a questo un abbassamento del livello di democrazia.


mercoledì 28 gennaio 2009

APPUNTI SULLA LAICITA'

Ricevo e pubblico questa limpida riflessione di Alberto Barbero ( mio amatissimo fratello!), maturata in lunghi anni di impegno ecclesiale e politico e poi come sindaco della città di Pinerolo per un decennio.


Constatando, e non da oggi, che è dificile individuare sedi di riflessione e di confronto, senza pretese di completezza e di sistematicità voglio rendere partecipi amici, compagni o conoscenti con cui ho condiviso e condivido esperienze politiche, amministrative e culturali di alcuni pensieri sulla
laicità.

1. So bene che la politica è (dovrebbe essere) laica e che nella fase attuale le forze politiche tutte, ma penso soprattutto al PD, devono (dovrebbero) raddoppiare il loro impegno per renderla tale. Ciò non significa escludere dall'orizzonte di vita individuale e collettivo, la spiritualità, ciò che le
fedi e le religioni predicano e rappresentano.
Per chi poi ha maturato, interpretato e conquistato il concetto e la pratica di laicità partendo dall'esperienza di comunità cristiana e superando integrismo, integralismo e collateralismo politico, il problema è oggi tanto più acuto. Pare che il percorso vada a ritroso mentre la situazione esige prosecuzione.

2. 50 anni or sono, il 25 gennaio 1959, veniva indetto il Concilio Vaticano II. E' difficile pensare oggi alle energie ed alle speranze che quell'evento ha suscitato ed alla logica che ha innestato. Basta leggere il primo paragrafo della Costituzione conciliare "gaudium et spes" per renderci conto dell'orizzonte in cui il Concilio pose la Chiesa ed i singoli credenti: "le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono anche le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loo cuore".

3. La Chiesa conosce per secolare tradizione il valore dei simboli; le date e le ricorrenze rientrano in questa categoria. Proprio per questo motivo non si può non dare valore simbolico al fatto che la vigilia del 50° anniversario dell'indizione del Concilio venga tolta la scomunica a chi ha contrastato e negato (e continua a negare) il valore del Concilio. Non è il figliol prodigo che torna a casa pentito, è il padre che dice di essersi
sbagliato nei sui confronti.
Credo non sfugga a nessuno che siamo di fronte ad un fatto che va ben al di là della riammissione nella comunità ecclesiale di alcune migliaia di fedeli e di 4 vescovi: è la riabilitazione di un filone di pensiero, di una pratica liturgica e pastorale. E' una visione del mondo e della religione e non è possibile slegare questa vicenda da tanti altri fatti che capitano nella
Chiesa.

4. Intanto uno dei vescovi riabilitati per meglio precisare il suo pensiero nega l'esistenza dei campi di sterminio nazisti. La coincidenza del pronunciamento con il Giorno della memoria rende tanto più macabro e triste il tutto, ben sapendo che al negazionismo e all'antisemitismo sono legati tutti i momenti peggiori della storia civile ed ecclesiastica ed hanno un
ben preciso ed indubbio segno politico.

5. Sul caso di Eluana Englaro e su tutte le problematiche connesse, sulla costruzione di luoghi di culto per i musulmani, argomenti diversissimi fra loro, ma cartina al tornasole, sentiamo e leggiamo pronunciamenti che pongono interrogativi su laicità, pluralismo, tolleranza, integrazione e
multiculturalismo. Se penso che siamo solo all'inizio del capitolo che i casi sopraindicati aprono e che il futuro ci porrà di fronte a ben altre realtà, mi pare di poter dire che la riflessione a livello generale, ed in ambito politico in particolare sia del tutto insufficiente ed inadeguata.
Una assenza di riflessione in sede laica e politica (e sarà bene sempre ricordare che ciò non significa assenza di principi, di riferimenti etici e di considerazione per quanto viene dalle religioni) fa correre ai politici il rischio dell'opportunismo: interpretare la Chiesa come un potere che può
condizionare l'elettorato e quindi adattarsi ai suoi pronunciamenti per mero interesse. Ci sono già gli atei devoti che ben interpretano questa posizione.
L'assenza di ricerca e riflessione che si tramuta quindi in venir meno di dialettica di dialogo non aiuta neanche la Chiesa (ma dovremmo sempre di più pensare alle varie religioni) per superare fondamentalismi ed integralismi.

6. Ed è possibile superarli. Penso alle conseguenze positive che si avrebbero nella vita civile se all'interno della Chiesa trovassero udienza e prevalessero le posizioni che recentemente ho riscontrato in scritti di autorevoli vescovi.
Il primo. Nel momento in cui lascia la sua Diocesi, Caserta, mons. Nogaro tra l'altro scrive: "Amos Oz riferisce un aneddoto: "Avevo dato all'amico un appuntamento al bar. Assolsi ad un piccolo impegno d'urgenza e subito raggiunsi l'amico. Con mia sorpresa già seduto accanto a lui un signore dal nobile aspetto. Con qualche gesto impercettibile chiesi all'amico chi fosse.
Quegli, con fare circospetto, mi disse: mi pare tanto che sia Dio. Mi sedetti accanto e, parlando, anch'io ebbi l'impressione che fosse Dio. Volli allora togliermi una curiosità. Dissi: da noi qui ci sono tante religioni: la cristiana, l'ebraica, la musulmana. Qual è quella vera? Rispose: non lo so; io non sono religioso. Sono venuto sulla terra per amare gli uomini e per salvarli". Invece il confronto religioso diventa facilmente violenza,
dalla lotta contro gli albigesi alle crociate."
Il secondo. Il cardinal Martini nel suo libro Conversazioni notturne a Gerusalemme scrive: "Gli uomini si allontanano dai propri documenti di base, dai dieci comandamenti, e si costruiscono una propria religione; questo rischio esiste anche per noi. Non puoi rendere Dio cattolico. Dio è al di là
dei limiti e delle definizioni che noi stabiliamo".
Sono testi di alta spiritualità ma ritengo che ognuno, credente o no,comprenda il valore civile che essi hanno e come sarebbe più facile vivere se ci si impegnasse su queste linee.
Ci sarebbero ancora molte cose da dire. Concludo sottolinerando ancora che gli appunti sopra riportati avrebbero bisogno di ulteriori approfondimenti.

Cordiali saluti, Alberto Barbero

http://donfrancobarbero.blogspot.com/2009_01_01_archive.html

 

 

 


ecodelchisone.it

E' morto mezz'ora fa Alberto Barbero, 69 anni, insegnante, già sindaco di Pinerolo - per due mandati - dal 1996 al 2006. Da tempo era gravemente ammalato.

La storia della sua vita coincide con quella del suo impegno civile e politico. Per almeno 35 anni è stato uno dei protagonisti della vita pubblica della città.

Pacato nei modi, ma determinato. Di formazione cattolica, aveva militato nelle organizzazioni di area. Dirigente della Giac, si era iscritto giovanissimo alla Democrazia cristiana. Poi il grande salto verso il Partito Comunista, convinto che potesse essere lo strumento migliore per servire i principi sociali del cristianesimo.

A lungo segretario e anima del Pci pinerolese, Barbero visse l'evoluzione del partito verso il Pds, i Democratici di sinistra ed infine il Partito Democratico. Nella sua carriera politica è stato anche consigliere provinciale. Negli ultimi tempi, l'impegno come presidente del Consiglio comunale di Pinerolo, fino alle dimissioni per ragioni di salute.


COMUNICATO STAMPA

 

 

E’ stata costituita l’8 febbraio scorso la “Associazione Valore Laicità Alberto Barbero” per iniziativa del gruppo che da due anni nel Pinerolese opera sui temi della  tutela e della promozione dei diritti, con particolare riguardo alla difesa del diritto di scelta da parte di ciascuno sul fine vita e sulle disposizioni anticipate di trattamento (il “testamento biologico”).

I promotori hanno deciso di intitolare l’associazione ad Alberto Barbero, perché  da una sua iniziativa sono nati gli incontri a cui ha partecipato  animandone i lavori fin che gli è stato possibile, in coerenza con la difesa della laicità contro ogni tipo di manomissione.

Il gruppo ha operato sin dal 2009 diffondendo documenti (in particolare “Oggi è tempo di parlare” che è stato sottoscritto da circa 800 cittadini) ed organizzando incontri pubblici in varie occasioni.

Si è deciso ora di costituirci in modo formale per una possibilità di presenza riconosciuta ed in relazione alle iniziative che si intendono assumere.

L’associazione, in collaborazione con il Concistoro della Chiesa Valdese di Pinerolo, promuoverà infatti, approfondendo una modalità già proposta, una campagna di compilazione del testamento biologico ed una raccolta dei documenti con idonea registrazione e conservazione presso un ufficio che è stato individuato in via Dei Mille, 1 in un locale attiguo al Tempio.

L’associazione intende a tal scopo fornire attività di consulenza gratuita, mettendo a disposizione anche dei testimoni per la sottoscrizione del testamento biologico.

 La scelta di questa formula deriva anche dal fatto che l’amministrazione comunale di Pinerolo,  pur non essendosi dichiarata contraria ad una sollecitazione in merito da parte del gruppo “Valore laicità”, non ha concretizzato la  realizzazione del registro dei testamenti biologici presso gli uffici comunali, come sta avvenendo invece anche nel Pinerolese (comune di Pomaretto) od in provincia (si vedano ad es. le delibere dei Consigli comunali di Collegno e di Torino), nonché in molte parti d’Italia.

Il dibattito sui temi della gestione del fine vita appare ora particolarmente urgente in relazione alla prevista imminente discussione alla Camera del ddl  Calabrò approvato in tutta fretta al Senato nel 2009  a pochi mesi dalla morte di Eluana Englaro, ddl che toglie qualsiasi possibilità di rispetto delle scelte dei singoli (con obbligo di alimentazione ed idratazione forzata) ed è tra l’altro in contrasto con la Costituzione.

Compilare il proprio testamento biologico vuol dire riaffermare il diritto di scelta senza imporre a nessuno una visione del mondo od una etica particolare.

E’ importante farlo ora prima che una legge capestro annulli il diritto di libertà di sottoporsi/non       sottoporsi  a certe terapie, come l’art. 32 della Costituzione prevede.

 

Per presentare l’iniziativa è organizzato un incontro/conferenza stampa martedì 01 marzo alle ore 21.00 presso il Salone dei Cavalieri di Pinerolo.

Interverrà, oltre a rappresentanti dell’associazione, l’avv. Sergio Gentile che a Milano ha seguito una analoga iniziativa promossa dalla Chiesa Valdese; è stato invitato Beppino Englaro.

 

L’associazione è contattabile all’indirizzo mail: info@valorelaicita.it

I documenti prodotti sono sul sito www.valorelaicita.it

 

Pinerolo, 17.02.2011

 

L’associazione Valore laicità Alberto Barbero

 



documenti sul Movimento studenti cattolici

Dossier Miniere - inchiesta 25a ora- 1968pdf

documenti sul giornale di Pinerolo e Valli

Cronache del Pinerolese- scheda

 

 Un capitolo da 'Pinerolo a memoria' di Vittorio Morero

Cap. lO - LA SINISTRA E LE TANTE SINISTRE Ho conosciuto negli ultimi anni della sua v ita che si è spenta in una cameretta della Casa di Riposo Jacopo Bernardi l'on. Alessandro Buggino che fu deputato socialista negli anni immediatamente dopo la prima guerra mondiale. Era una persona squisita, intelligente, simpatica. Si stupiv a che io prete fossi interessato alla storia del suo partito che in qualche modo coincidev a allora con il mov imento operaio. Buggino era nato a Genov a, ov e conseguì il diploma di licenza tecnica, poi si trasferì a Pinerolo aprendovi un negozio di tessuti all'ingrosso. Certo i socialisti erano operaisti ma i loro primi rappresentanti v eniv ano o dal commercio o dal pubblico impiego. Fu deputato socialista a Torre Pellice Matteo Gay a cui si dev e lo sv iluppo del sindacalismo operaio in Val Pellice. Buggino si era iscritto al PSI all' età di 1 5 anni e a 18 nel 1907 fondò a Pinerolo un quindicinale socialista che si chiamav a "La Difesa operaià'. Nel 1 91 4 siedev a in consiglio comunale a Pinerolo con altri quattro compagni fra cui un prete sospeso a div inis don Giacomo Taramasso (la chiesa era allora antisocialista v iscerale), Gottero Francesco, Vaglio Giacomo che era un altro commerciante, Gaido Giuseppe. Buggino era chiamato dagli av v ersari l'uomo della pelliccia perché portava un cappotto che av ev a un pò di pelliccia sul colletto, una moda allora molto in v oga. Comunque Buggino era stato eletto consigliere comunale con 1232 voti di preferenza, il che era molto, se si pensa che l'esponente liberale più v otato della maggioranza (Maffei) aveva ottenuto 1857 v oti distanziando il sindaco Bosio (1840 v oti) e persino l'0n. Facta (1716 voti). C'era dunque una piccola borghesia che si era alleata con il ceto operaio, del resto ricordo a Bibiana l'orefice Toscano che era stato socialista già prima del fascismo. La costellazione socialista a Pinerolo non si esaurisce con Buggino perché ricordo di av er conosciuto v ecchi socialisti come Giacomo Delponte, A. G. Prete, e più tardi lo stesso Arnaldo Pittavino che da giov ane era amico di Gobetti, Emilio Balansino, l'avv. Archimede Gallina, Garzena, Mottura, Audiberti, Tommaso Giustetto che fu anche sindaco di Pinerolo (lo incontrav i sempre in bici con un cappello dalle larghe falde). Delponte era lo zio dei fratelli Poet, Gigi e Nini, il primo notaio e poi senatore socialista ai tempi dell' egemonia democristiana, il secondo ingegnere Francesco che sarà l'autore del progetto della casa del gallo. Balansino era presidente della Casa di riposo Jacopo Bernardi e fu lui a v olermi come cappellano. Erano uomini di forte carattere, sensibili ai problemi sociali, molto attenti al serv izio pubblico, antimilitaristi per v ocazione, con spiccate doti organizzative, sportiv i e buoni conv ersatori. Balansino passav a il suo tempo fra la Casa di Riposo e il Veloce Club, ov e av ev a tanti amici, Pittav ino scriveva libri di storia locale come suo padre e av rà una buona clientela elettorale che curav a con molta attenzione. Sarà non solo sindaco di Pinerolo, ma anche consigliere prov inciale. Gigi Poet era stato un v alido terzi no del Torino A.C farà il pieno di v oti in VaI Chisone, specie a Roure paese natale, era un valido professionista e sarà anche un buon senatore con incarichi anche di un certo peso al Senato. C'era negli anziani come Prete e Delponte una grande carica morale, uno spirito di grande disponibilità, una v era passione per la giustizia a difesa di deboli. Erano anticlericali ma non all' eccesso, dopotutto av ev ano av uto come compagno un ex-prete, Taramasso, Pittav ino poi era un grande stimato re del parroco don Matteo Giraudo di cui farà la commemorazione in Sala consigliare a Pinerolo. Balansino frequentava ogni domenica la messa e nelle solennità facev a anche la comunione. Certo non erano democristiani e soffriv ano quel certo collateralismo della Chiesa che fu ev idente negli anni dal 48 alla fine degli Anni '50-60. Ricordo che Balansino prese parte all'ingresso del nuov o parroco di San Lazzaro don Badariotti e in qualità di assessore fece anche un discorso in cui esaltò la carità cristiana non disgiunta però dalla giustizia. Questa era la motiv azione di fondo. Giustizia. Ed è in nome della giustizia e della libertà che a Pinerolo nell'immediato dopoguerra sorse una nuov a sinistra quella del partito d'Azione, che già operava nella clandestinità nel 1 943 dando poi v ita alle famose formazioni partigiane GL che significav a Giustizia e Libertà. Non sarà male ricordare che questa giovane formazione pol itica avrà due martiri che hanno pagato con la vita la loro scel ta: Luigi Barbieri e Giuseppe Chiappero, i l primo morto nel campo nazista di Flossemburg, il secondo a Mathausen. Il partito si era impiantato a Pinerolo in clandestinità grazie all'intervento di Aldo Guerraz un anti fascista che aveva dovuta fuggire dal la sua città, Ivrea, perché ricercato. Dopo Guerraz, il partito fu diretto da Mario Zaro (ma era parte attiva la sua signora) e pochi mesi prima della Liberazione da Placido Bertola. Erano azionisti Giulio Borgna e i l gruppo Barbieri, Chiappero, Damonte e comandanti partigiani come Favout, Costantino, Roberto Malan, i giovanissimi Balmas e Giordano che stampavano in clandestinitàun fogl io pol itico attorno a Gustavo Malan. Era azionista il farmacista Balcet e Sergio Coalova. In Val Pel l ice i l Partito d'Azione era nato sotto l 'impulso del l 'avv. Giorgio Agosti che all'8 settembre si era ri fugiato a Torre Pel l ice assieme ad al tri esponenti torinesi del partito come il prof. Venturi, Emanuel Artom, Vi ttorio Foà, A rol fo Banfi , Mario Rol l ier. Quest'ul timo, valdese, introdusse il partito nell'ambiente di quella confessione ove si distinsero assieme ai partigiani Favout, Malan, Poet, un insegnante ex-repubblicano, che dal la Toscana si era trasferito a Torre Jacobo Lombardini , i l Prof. Lobue, l'ing. Willy Jervis che sarà arrestato nel marzo del 1944, incarcerato, torturato poi fucilato l a sera del 5 agosto 1944 a Villar Pellice. Ci si chiede ogni tanto come mai questo parti to che era una mi rabi le sintesi fra i valori della giustizia e quelli della liberà abbia avuto v ita corta, nonostante la sua affermazione nel la Resistenza e nei mesi immediatamente dopo la Liberazione. A Pinerolo gl i azioni sti avevano avuto un certo successo nelle elezioni amministrative superando di gran lunga i candidati socialisti e comunisti che erano nel la Lista del fronte, mentre tutti ricordiamo il governo Parri presieduto appunto dal ledear di questo parti to (Un leader che dava lustro a Pinerolo essendo Parri nato nel la nostra città a i tempi in cui sua padre era direttore del Col legio Civico). Le ragioni sono senza dubbio tante: un partito di intellettuali bravi ad organizzare la clandestinità ma deboli nell'organizzazione ordinaria, la sua debole presenza nel mondo operaio ov e stav a esercitando una suo forte monopolio il Pci, la presenza nel Pinerolese di una folta schiera di anziani socialisti dotati di maggior senso politico e di una tradizione più allenata alla ricerca del consenso. Fatto sta che a Torre Pellice l'on. Matteo Gay vinse le elezioni comunali del 1 946 con una lista assieme ai socialisti e a due democristiani, mentre l'opposizione liberale ottenne tre seggi; nessuno seggio al Partito d'Azione che pure a Torre Pellice av ev a guidato la Resistenza. Ciò che av v enne a Torre Pellice av v enne anche a Pinerolo ov e la leadership della sinistra v enne presto occupata dai socialisti e dagli uomini del Pci. Questa prevalenza non era solo quantitativ a ma legata anche al carisma delle persone. I socialisti si riconoscevano in Arnaldo Pittav ino, il Pci negli anziani Perino, Brusa Tesi e nei più giovani Cucchiarati, Nebiolo, Falco e Morero Eugenio. Pittav ino av ev a una forte personalità che mantenne anche dopo la scissione di palazzo Barberini, quando egli passò ai socialdemocratici. Non era un uomo di apparato ma un politico della società, molto addentro alla macchina amministrativ a, figlio d'arte perché anche suo padre era stato storico e politico nella gestione del settimanale La Lanterna. Come storico amav a soprattutto il periodo risorgimentale e il '700, un po' meno la storia aulica e retorica delle dinastie. Certo contribuì non poco nel rinnov are a Pinerolo il mito della Maschera di ferro, ma mentre su altri v ersanti il mito si colorav a di romanticismo per Pittavino il mito doveva servire a indicare la tirannia di una Corte, la crudeltà e le lotte intestine di una tirannide monarchica. Pittav ino av ev a un suo modo di raccogliere consenso che era la sua conoscenza perfetta delle v alli che frequentav a assiduamente, creando contatti anche amichevoli in piccole scorribande in trattorie semplici ov e si cenav a alla piemontese e si conversava a ruota libera. La Trattoria del Talucco era una meta preferita e così il Talucco votava Pittavino in maniera quasi massiccia anche qulando la Dc facev a a Pinerolo il pieno dei voti. Fu uno degli ultimi politici pinerolesi che si spese per il progetto del Traforo della Croce, un esempio classico di propositi solenni che non v ennero mantenuti e mostrarono l'isolamento di Pinerolo dai centri decisionali di Torino e Roma. La morte di Pittav ino segnò il declino dei socialisti e bisognerà attendere la fine degli Anni' 60 l'arriv o alla politica militante di Gigi Poet il notaio che sarà eletto senatore (sarà anche v icesindaco della città) per riav ere i socialisti di nuovo alla ribalta. Poet era un uomo brillante, ottimo professionista, dotato di una fair play non comune, tuttavia poco prima i socialisti av ev ano av uto un ottimo assessore nella persona dell' av v . Costanzo che però lasciò presto la politica per curare meglio la sua professione che era ed è tuttora brillante. Più tardi ancora i socialisti espressero l'assessore arch. Bruno Arione della corrente lombardiana, mentre figura singolare era anche il socialista Cesare Baudrino, ex-partigiano e poi affermatosi nella sua attiv ità commerciale. Da San Secondo ove era medico condotto era sceso a Pinerolo a rappresentare i socialisti anche il Dott. Sebastiano Ros, un tipo decisionista, sportiv o che amav a i Rallies automobilistici, la conversazione sobria, le scelte concrete. Ma la sinistra pinerolese stav a allora assistendo alla crescita del Pci grazie soprattutto alla sua buona organizzazione condotta con una certa passione da neofiti e a quella cinghia di trasmissione che legav a il partito al sindacato come per l'Anpi, l'associazione degli ex partigiani. L’Unità v eniv a strillata sotto i portici e ricordo che esistev a un suo corrispondente il signor Biv i che inv itammo (e accolse l'inv ito) alla festa dei giornalisti che si celebrava a Pinerolo nel giorno di san Francesco di Sales con tanto di messa celebrata dal v escovo Binaschi. La guerra fredda era a Pinerolo molto tiepida, anche perché nonostante tutto, la classe operaia si esprimev a in un modo unitario pur conserv ando le differenze sindacali che si erano prodotte con la scissione della Cisl e della Uil. Durante la prima legislatura Bona il partito all' opposizione era guidato da un giov ane leader che era stato giovanissimo partigiano ed ora era sindacalista alla Riv , Mauro Mario. Ricordo i suoi interventi in Consiglio comunale sempre molto documentati, con linguaggio appropriato, sovente convincenti anche per la maggioranza. Mauro lascerà poi la Riv per assumere la direzione di un' agenzia di assicurazione che allora era proprietà di Agnelli. Questa abbandono della fabbrica v errà più v olte discusso sia all'interno del partito sia all' esterno, ma bisogna anche ammettere a posteriori che il passaggio di operai al terziario era fenomeno che si farà sempre più frequente, come div enterà normale una certa secolarizzazione della politica anche all'interno della sinistra. Del resto il Pci a Pinerolo non era soltanto operaista (lo sarà comunque sempre con Eugenio Morero e Alessandro Buffa) ma av ev a al suo interno uomini come Nebiolo e Vaglio che erano commercianti. Comunque l'ambiente del partito non accolse v olentieri questa conv ersione e Mauro lascerà il partito anche per motivi ideologici sbarcando fra i socialisti. Certo si dedicherà molto alla professione e in un certo momento inv entò anche una stazione telev isiv a locale con alterno successo. Non uscì comunque dal giro dell' animazione cittadina nemmeno oggi, anzi dedicò tutta la carica del suo carisma come sindaco di Prarostino, ov e ha lasciato un segno non debole della sua intelligenza politica e amministrativ a. Ad un certo punto v erso la fine degli Anni '60 e all'inizio degli Anni '70 il partito si fornì di quella sua ala di intellettuali che già era presente ma in tono minore ai primi tempi con l'adesione del Dott Ceresa e del prof. Giolito. L'infornata di insegnanti come Alberto Barbero, Clelia Roetto, Gianni Losano segnav a anche lo spostamento di una fascia di mondo cattolico pinerolese che reagiv a così alla doroteizzazione della Dc e al collocamento della sinistra democristiana in stabile e subalterna minoranza. Rimanev ano ancora attiv i e significativ i gli apporti della v ecchia guardia, quella di Nebiolo ed Eugenio Morero e quella dell'ala operaista di Alessandro Buffa. Nebiolo era una persona singolare che av ev a patito durante il v entennio una dura persecuzione, dall'Astigiano era arriv ato a Torino, da Torino si era spostato a Pinerolo con alterne v icende professionali che egli sapev a superare con l'arte del giocatore di bigliardo che in momenti duri per la sua economia gli permisero di sbarcare il lunario. Nebiolo era un uomo intelligente e generoso al punto da attendere ogni sabato il carretto e l'asino della Jacopo Bernardi che facev a la questua al mercato raccogliendo l'inv enduto. Lui dava v olentieri una mano. Alessandro Buffa era un giov ane operaio che dedicherà al partito tutta la sua energia, siederà sui banchi del Consiglio comunale con assiduità e con viva attenzione ai dossiers dell'Amministrazione, imparerà a sue spese una certa oratoria per lo più riv endicativ a ma senza enfasi, dedicherà anche il suo tempo ad assistere i più deboli ed era un donatore di sangue puntuale ed appassionato. C'era in questa sinistra un alto senso di dedizione e di moralità che era poi quella di quel segretario nazionale serio e sev ero con se stesso che era Berlinguer e di quell' altro leader che piacev a tanto a Buffa, Ingrao. Poi nel Pci che è oggi Ds si entrerà nell' epoca Barbero attuale sindaco dell'Uliv o un' epoca che ha dato anche all'Europarlamento un deputato come l'on. Bontempi già sindaco di Porte e l'ingresso in molti Comuni fra cui Pinerolo nella maggioranza di gov erno. Una lunga strada per legittimare una posizione che in democrazia è fisiologica stante una certa identità fra la società e i partiti. Del resto che Pinerolo sia stata e sia tuttora anche un laboratorio della sinistra lo dimostrano alcuni fatti signifi:ativ i che hanno caratterizzato questi ultimi trent'anni. Innanzitutto il forte mov imento studentesco che per circa un decennio (gli Anni '70) ha oscurato la sinistra tradizionale, una v iv ace leadership sindacale attorno ad un personaggio quale è stato Tonino Chiriotti, protagonista del nostro autunno caldo e dopo la fase sindacale presente nel tentativ o di rinnov are la politica pinerolese con un movimento oggi un po' in disarmo, la presenza sul territorio di un Centro ecumenico come Agape in funzione di magazzino e di rifornimento di idee, l'attuale dialettica sindacale che ha visto nascere a Pinerolo l'Alp un sindacato dissenziente dalle tre confederazioni classiche, la buona tenuta del partito della rifondazione comunista e di quello dei v erdi attorno a Gardiol. Insomma non la sinistra, ma le sinistre. A riprova di una città plurale, che non si appiattisce e non ha abbandonato il gusto della esperienza creativ a. Il Mov imento studenti del '68 nasce dall'Azione Cattolica, da alcuni preti di av anguardia (Barbero e Accastelli), da letture mirate, da una leadership giovanile in grado di autogestirsi (Claudio Canal, Elio Salv ai, Merlo Grado, Claudio Foti e Isa Demaria ne sono un pochino i capofila), dalla prossimità ecumenica con Agape ove Canal è di casa, ma anche dall'esperienza di don Milani, dai contatti frequenti di Pinerolo con Padre Balducci, Arturo Paoli e con il teologo Gonzalez Ruiz (celebre la sua conferenza al Teatro Sociale sul pericolo di una decafeizzazione del cristianesimo ad opera della Chiesa ufficiale), dai primordi della teologia della liberazione che adottò l'analisi marxista della società nonché dal dopo Concilio e infine dalla guerra del Vietnam che era episodio di coscienza e non ultima dalla situazione politica in città bloccata dall' egemonia democristiana in chiave moderata e dalla collocazione stabile e fatale della sinistra all' opposizione, come se si trattasse di un fatto compiuto fino all' eternità. Tutte queste origini sono anche delle motiv azioni, e, in certo qual modo recano anche i frutti di quel mov imento che sarebbe errato considerare come parentesi, quando invece ha generato un nuov o modo di far cultura e politica che permane. Oggi la cultura ambientalista, l'analisi critica della globalizzazione, il nuov o senso di autonomia che attrav ersa entità amministrativ e e la rete dei serv izi, lo stesso volontariato come alternativa al mercato selv aggio e ai profitti di accumulo, la diffusa cultura pacifista, lo stesso ecumenismo delle Chiese, la v olontà di conoscere i meccanismi della società da parte dei cittadini che non credono alla propaganda ma esercitano controllo e vogliono informazione anche sui dettagli, lo studio non solo per sapere ma anche per cambiare e trasformare, sono acquisizioni che arriv ano da quegli anni v issuti con molta emozione, ma pur sempre con radici che si sono impiantate nel profondo anche della mia società pinerolese. Con questo non dico che il mov imento non abbia av uto i suoi limiti e un certo esito che non sembrav a scontato. Intanto era un mov imento di studenti e quindi raggruppava giov ani in transizione in una fascia limitata. I giovani che già avevano superato tale età non v i presero parte, anche se stav ano percorrendo con metodi più razionali, meno giovanilistici ed emotiv i lo stesso percorso. La generazione di Alberto Barbero, di Elvio Fassone, di Gianni Losano, di Pier Carlo Pazè, di Amos Pignatelli che non erano più studenti rimase fuori dal mov imento anche se il loro approdo a sinistra era scontato e forse più maturo a liv ello pedagogico e ideologico. La natura del dissenso era poi così radicale che all'uscita dal mov imento per raggiunti limiti di età pochi approdarono alla sinistra tradizionale, qualcuno arriv ò al sindacato, altri alimentarono ma per breve periodo ciò che si chiamava allora la sinistra extraparlamentare, molti si rifugiarono nel privato e nella professione sia pure condotta con criteri innov ativ i. A limitare l'approdo ai partiti tradizionali concorreva anche una certa impermeabilità di quest'ultimi che negli Anni '80 entrarono in un fase di stanchezza e di inv ecchiamento. Il compromesso storico e il travaglio del Pci, che non era solo trav aglio ideologico ma anche morale, non erano fenomeni adatti ad assorbire forze nuov e. Senza dimenticare che l'ideologia del mov imento, radicale, qualche v olta semplificatrice al massimo, così da trasferire analisi adatte ad una società in via di sviluppo alla nostra di tecnologia av anzata non aiutò una integrazione. Il panorama si presentav a v ariegato v erso la fine degli Anni '80: c'era una sinistra di partito e una sinistra senza partito, nell' area socialista poi con l'affermazione del craxismo e con la scusa della modernità, tutto si stemperav a nella corsa al potere per il potere così da accentuare la div isione fra chi era all' opposizione e chi invece da sinistra era entrato nella stanza dei bottoni. Eugenio Maccari è l'esponente più in v ista di questa fase. Dopo un lunga carriera nella comunità montana, egli raggiunse il v ertice del suo impegno con l'assessorato in regione; ma era un leader senza partito che a Pinerolo città era diventato solo una agenzia elettorale per posti in Comune con uomini di non grande spessore culturale. Senza partito a Pinerolo, ma dentro alla macchina del suo partito a livello provinciale così da integrarsi in un sistema che av rà esito disastroso, Maccari rappresenta il tramonto del socialismo pinerolese che seguì in tutto e per tutto l'esito nazionale. Ci si chiedeva alla v igilia di questo tramonto fino a che punto fosse di sinistra una certa socialdemocrazia che si era doroteizzata e quella parte dei socialisti che combattev ano per un posto di assessore senza distinguersi molto dalle correnti democristiane. Ne è il segno l'attuale tandem Rivò- Trombotto che starebbe per approdare a destra in Forza Italia. Ma si chiedeva anche se era sinistra un certo radicalismo barricadero della sinistra extraparlamentare che sognava la riv oluzione disdegnando un gradualismo riformista. I colori erano ancora molti, ma la sostanza non era eccellente, nonostante la continuità della militanza in seno al Pci e poi nel partito dei Ds che è oggi l'unica sinistra con un minimo di organizzazione politica mentre Rifondazione ha un buon elettorato ma stenta a darsi una v isibilità permanente. Ci sono anche i v erdi ma per alcuni aspetti_ sono più nella società che nella politica. Purtroppo sta scomparendo la militanza, il dibattito è flebile, i rapporti fra i partiti e la società sono insignificanti. La sinistra è senza dubbio l'asse portante dell'Ulivo che ha dato a Pinerolo un deputato, Merlo, e un senatore, Fassone, ma il prestigio personale non garantisce un sistema che oggi appare sfilacciato, stanco, poco creativo, di scarsa mobilitazione. Senza dubbio mai come oggi Pinerolo ha assistito a gov erni retti da uomini di sinistra. Ma sono uomini che godono di una buona indiv idualità mentre il retro terra politico sembra del tutto scomparso o se c'è non ha una v isibilità efficace. Qualcuno dice che la sinistra al potere perde i connotati di sinistra, altri inv ece sostengono che il riformismo oggi è strada difficile, imperv ia, tutta da inv entare e quindi più bisognosa di riflessione e di progetti concreti che di grida altisonanti. Il benessere diffuso ha ampliato l'area della libertà, ma la giustizia dev e fare i conti con una corsa generalizzata all'individualismo più sfrenato, e una società edonistica, economicizzata al massimo, affluente, è anche una società secolarizzata. Ora senza fede e senza utopia si può essere di sinistra? Adattarsi a non cambiare, accettare anche solo un pizzico del pensiero unico, correre al centro per soddisfare il ceto più forte non è forse una corsa al suicidio? C'è da riflettere non poco. Non c'è solo l'indifferenza religiosa o l'ateismo pratico, c'è anche l'indifferenza politica e l'ateismo politico. Per fortuna esiste ancora oggi una sinistra culturale molto viva ma è dispersa nel v olontariato in gruppi e circoli ristretti. Troppo poco per mobilitare politicamente e inv entare un domani. Non ci sono più eresie e l'ortodossia è noiosa e stanca. �� �� �� 


DON MAZZOLARI E LO "SCANDALO" DI ADESSO / ALDO BERGAMASCHI ;

PRESENTAZIONE DI ALBERTO BARBERO.

Torino : Piero Gribaudi, 1967.

Alberto Barbero, nell'introduzione a “Lo scandalo di ‘Adesso’" di Bergamaschi, scrive: «Se a qualcuno venisse mai in mente di scrivere una storia delle occasioni perdute della cristianità italiana in questo dopoguerra, sulla laboriosa ed osteggiata via della maturazione, certamente dovrebbe assegnare uno dei primi posti ad “Adesso”. Chi sfoglia le pagine delle prime annate del giornale non può non provare un sentimento di stupore per la loro vivacità e di delusione per quel che avrebbero potuto significare. Il fatto che in quelle pagine si trovino tutti i temi che la riflessione conciliare avrebbe portato a maturazione, facendo così riacquistare loro diritto di cittadinanza nella cristianità italiana, ed il fatto che fu proprio l'apertura “imprudente” a consigliare i “prudenti” a guardare con sfiducia e ad ostacolare in tutti i modi “Adesso”, ci spiega in tutto perché il dopo-Concilio proceda in Italia così lentamente. (...) “Adesso” è la testimonianza che sulla strada della maturazione la cristianità italiana ha perso troppo tempo. Se i temi che circa vent'anni orsono erano al centro dell'attenzione di “Adesso” sono ancora quelli che dibattiamo, forse con nuove prospettive, ma con uguale interesse ed incertezza di soluzione oggi, è segno che ben poco cammino si è fatto, e che le idee non sono state certo favorite nel loro avanzare».