SKF Gabbie dalle stelle alla KAMI
Settembre 2006
Questa
è una breve storia che ho raccolto dai lavoratori delle gabbie ex SKF ora
Kami.
Sono
passati quattro anni e l’ambiente di lavoro non è più quello di una volta.
La
storia di quest’azienda terziarizzata è simile a molte altre realtà in
Italia.
Un
ramo d’azienda che in quattro anni perde sempre più valore aggiunto sul
prodotto, per colpa di scelte dirigenziali, avventurose.
Dopo le promesse iniziali, che garantivano miglioramenti è stabilità l’occupazione alla kami è diminuita a causa della cassa integrazione, la mobilità, i trasferimenti, gli incentivi al licenziamento, le rappresaglie antisindacali ed i rapporti disciplinari.
Un
clima di lavoro pesante dove oggi ognuno pensa per se. Se un collega di lavoro
subisce un’ingiustizia si fa finta di niente.
Fra
tutte le operazioni di terziarizzazione messe in campo dal gruppo SKF Italia
Quella della Kami è stata la meno conveniente per gli operai.
Mentre
la vendita dello stabilimento SKF di Pinerolo (ora Euroball) per i lavoratori
le conseguenze sono state meno negative. Il clima di lavoro non è repressivo
come alla Kami.
Infatti
l’Euroball ha investito sull’ambiente e la sicurezza, l’occupazione è
stabile e non si è mai ricorsi alla cassa integrazione.
I
rapporti sindacali, sono più corretti, ciò non implica che i problemi
esistano, ma tra le parti c’è
più confronto.
La
vendita delle gabbie al gruppo CSMP per i lavoratori è stata invece
l’inizio di un veloce declino tutt’ora in atto.
Questo
scritto non servirà per svegliare le coscienze degli operai della Kami, ma
servirà come testimonianza per i nostri giovani sulle condizioni di lavoro
nel Pinerolese.
Mamma
Riv
Negli
anni passati chi lavorava alle gabbie in SKF condivideva con i colleghi un
buon ambiente sociale.
Qualche
cena, una buona colazione, ma soprattutto rispetto e solidarietà.
Anche
in Hbu si respirava più umanità, ma il rispetto della persona
ha sempre lasciato a desiderare.
Alle
gabbie infatti anche l’attività sindacale è sempre stata più attiva che
in Hbu, appunto per un senso di solidarietà più marcato.
Le
gabbie della Skf di Airasca producevano all’epoca (2001) le punterie, le
ruote foniche, gabbie e schermi per i cuscinetti.
I
guai cominciano quando un rampante direttore della Skf di
Cassino (un trentenne che vantava grande esperienza di marketing)
decide insieme all’allora capo del personale delle gabbie (ora responsabile
del personale nella Skf Hbu) di trasferire le punterie di Airasca a Cassino.
A
nulla erano valse le richieste dei capi reparto delle gabbie di non trasferire
le lavorazioni.
Lo
smontaggio di tali macchinari avrebbe precluso il loro corretto funzionamento
vista la loro anzianità operativa.
Ma
come si sa i manager dovevano dimostrare le loro capacità imprenditoriali
alla Skf.
Così
prima della vendita delle gabbie, le punterie prendono la via verso il sud,
alla Skf di Cassino.
Lo
smantellamento di quei vecchi macchinari è stata la causa del loro
malfunzionamento in seguito. Nonostante il via vai di operatori, capi reparto
da sud a nord, non si riusciva a
fare lavorare correttamente le punterie.
Risultato
finale le punterie spariscono e la commessa come al solito se la prende la
Germania.
Come
i cuscinetti giganti a Villar Perosa, questa delle punterie è uno dei tanti
epiloghi della miopia industriale Italiana, che pensa prima alle proprie
tasche e nulla è dovuto al territorio e allo sviluppo industriale nel nostro
paese.
Per
i lavoratori delle gabbie è stato un duro colpo perdere quelle lavorazioni,
perché si pensava immediatamente alla perdita dei
posti di lavoro.
Ma
come tutti sappiamo in Skf, l’operazione di vendita delle gabbie doveva
avvenire senza agitare le acque.
Così
chi aveva sbagliato nell’operazione delle punterie è stato ancora premiato
con il trasferimento dalla direzione di Cassino alla Skf di Airasca, il capo
del personale delle gabbie trasferito in Hbu.
I
capi, alcuni operatori e operai che erano andati a Cassino erano stati
premiati con il trasferimento in Hbu.
E
prima che la nave affondasse del tutto mamma Riv lancia un’ancora di
salvezza per alcuni suoi eletti. Alcuni delegati sindacali vengono reintegrati
nello stabilimento come autisti, altri personaggi sistemati negli uffici come
responsabili di alcuni settori dello stabilimento Hbu e così via.
Alla
fine del 2001 il terreno è pronto per la vendita del capannone gabbie.
le
consegne:
Il
passaggio di consegne garantiva tutti diritti acquisiti ottenuti in SKF; come
ad esempio, i trasporti, la mensa, le condizioni di miglior favore sulla mutua
ecc…
Anche
le liquidazioni erano state correttamente
saldate ai lavoratori (cosa che non è avvenuta ad esempio nel
passaggio tra Merlo & Tebaldini e Karmak. Dove la Skf non aveva
rinnovatoli contratto alla ditta Merlo & Tebaldini ).
Le
promesse c’erano tutte, sviluppo, gruppo solido leader nello stampaggio e
mantenimento dei livelli occupazionali.
Il
personale era stato tranquillizzato con i soliti metodi imbonitori tipici
della Skf di Airasca e così al primo gennaio 2002 iniziava questa grande
avventura.
La
Kami
La
storia della Kami (gruppo CSMP) nasce con l’accordo firmato nel novembre
2001 e attuativo il 1 gennaio 2002.
Nell’anno
2002 la forza lavoro partiva da 102
lavoratori di cui 84
operai e 18 impiegati.
Nel
settembre 2006 la forza lavoro totale si è ridotta a 62
operai e 18 impiegati.
Il
gruppo CSMP quindi acquisisce le lavorazioni delle gabbie per le buone
condizioni contrattuali che la Skf le concede.
Garanzia
di acquisto delle gabbie, schermi e ruote foniche
per cinque anni ma con la clausola di ottenere anno dopo anno prezzi
sempre più convenienti.
Le
spese di ammortamento sono per Csmp alettanti basso costo d’affitto del
grande capannone, riscaldamento fornito a prezzo vantaggioso dalla Skf
e soprattutto la possibilità di utilizzare metà capannone come
magazzino.
Per
CSMP infatti acquistare un magazzino sarebbe gravoso ed improduttivo.
Un
cliente come Skf non si poteva rifiutare onde evitare le perdite delle
commesse ed essere tagliati fuori dal mercato.
Il
problema più impellente era ora affrontare l’abbattimento dei costi delle
gabbie e schermi per rispettare
il contratto.
Qui
cominciano i guai per i lavoratori delle gabbie.
La
concorrenza dei mercati emergenti come la Bulgaria e soprattutto dello
stabilimento in India sono fattori che incidono sull’Occupazione delle
gabbie ad Airasca.
In
stabilimento arrivano infatti personaggi dall’India per imparare il mestiere
ed esportarlo al proprio paese, dove un operaio costa in media 110 euro al
mese.
La
svolta del 2003
E’
sul campo delle relazioni con il personale che si cambia atteggiamento.
Non
vengono più fornite alle Rsu notizie chiare sugli sviluppi produttivi e
occupazionali dell’azienda.
L’azienda
prende esempio dalla Skf nel diffondere in officina false preoccupazioni.
Si facevano circolare voci di un imminente trasferimento delle gabbie a
Frossasco dove c’è la sede della Csmp. Ma come con tutti i vantaggi del
magazzino d’Airasca?
Tante
voci vengono utilizzate per
aumentare il disorientamento degli operai.
Il
premio di produzione dal 2002 al 2005 inizia così gradualmente a
ridimensionarsi verso il basso.
Nel
2003 si trova la scusa del costo dell’acciaio, quando tutti sanno della
bolla speculativa creata dai maggiori fornitori in Cina, per fabbricarlo a
basso costo e rivenderlo in occidente a prezzi molto più convenienti.
La
qualità del prodotto inizia a peggiorare a causa del clima pesante che si
respira in officina, perché la Csmp inizia ad applicare una politica di
ridimensionamento del personale.
L’azienda
avvia un’ attività antisindacale, chiedendo aiuto a chi ha più esperienza
in questo campo.
Dietro
consiglio si crea il presupposto per licenziare una Rsu scomoda.
Si
crea una trappola per sorprendere il delegato e licenziarlo in tronco.
Un
collega di lavoro avvisa la direzione di avere sorpreso l’Rsu a fumare in
un’area vietata al fumo.
Secondo
l’azienda quell’atteggiamento avrebbe messo in serio pericolo
l’incolumità dei lavoratori giustificando così il licenziamento.
Il
sindacato non resta a guardare impugnando subito il licenziamento, avviando
una stagione di denunce sui giornali e sulla televisione come il TG 5.
Vengono
indetti anche alcuni scioperi, ma solo il primo riesce abbastanza bene, mentre
gli altri non vengono partecipati.
Passa
quindi la linea del terrore aziendale, dove chi vuole giustizia verrà
pesantemente punito.
Si
dequalificano le mansioni dei lavoratori.
Si
fanno rapporti disciplinari discutibili.
L’azienda
si avvale di operai per controllare altri operai nel loro lavoro.
Si
intimidiscono alcuni rappresentanti sindacali.
Tutta
questa regia è controllata sicuramente da una solida esperienza antisindacale
maturata in una delle maggiori fabbriche del Pinerolese, che ha tutti gli
interessi nel mantenere il livello di trattativa sindacale sempre su un basso
profilo contrattuale.
I
lavoratori delle gabbie non capisco già da allora che non puntando subito i
piedi si dava carta bianca alla Kami di procedere allo sfoltimento del
personale, iniziando proprio dai personaggi più scomodi.
Il
processo ha comunque visto l’infondatezza dell’accusa ed il reintegro
immediato dell’Rsu.
Il
sindacalista visto l’aria che tirava in officina la scarsa adesione agli
scioperi ha preferito raccogliere i bagagli e salutare tutti per una nuova
vita.
Il
2004
Il
nuovo anno inizia con l’avvio della cassa integrazione, le scuse sono sempre
le solite calo della produzione, crisi di settore ecc..
La
kami (sempre dietro lo storico supporto)
colpisce con la CIG un altro delegato sindacale aderente alla stessa
formazione del rappresentante licenziato.
Quest’impiegato
subisce per un anno intero l’umiliazione della Cig, come altri suoi
colleghi.
L’impiegato
che milita nel sindacato fa vertenza contro la Kami ottenendo alla fine del
2004 il reintegro al suo posto di lavoro.
L’azienda
risponde con la dequalificazione delle sue mansioni e avviando con i sui
colleghi di lavoro un’ ambiente di denigrazione sulla persona “il Mobbing”.
La
cassa integrazione viene inoltre fatta assorbire a rotazione anche dal resto
del personale, escludendo sempre con attenzione alcuni personaggi che fanno
sempre comodo.
Questi
infatti per pochi euro sono sempre pronti a vendere il proprio collega di
lavoro per apparire indispensabili all’azienda.
Il
clima di lavoro si deteriora, talmente che tra operai non ci si fida più di
nessuno, ognuno pensa a se stesso. L’azienda d’altro conto ottiene carta
bianca e procede con la ristrutturazione organizzativa del lavoro.
Questo
consiste nel convincere gli operai indiretti delle manutenzioni ad accettare
l’accorpamento del loro lavoro con la produzione in macchina.
Il
concetto è chiaro o fai così o finisci in Cig per un anno intero.
Messi
alle strette tutti accettano, ma chi può ottiene il trasferimento in altre
unità produttive della Skf.
La
kami ottiene così un primo ridimensionamento del personale specie sugli
indiretti, e aumentando così la capacità produttiva.
La
fine del 2004 apriva la strada alle procedure sulla mobilità.
Dal
2005 a settembre 2006
La
kami si prepara al rinnovo delle RSU simpatiche.
Dopo
quasi due anni di cassa integrazione nel 2005 la Kami avvia le procedure sulla
mobilità garantendosi la fuoriuscita di 12 persone.
Intanto
sull’ambiente e sicurezza niente è stato fatto, la manutenzione macchine è
affidata al fai da te, restano due manutentori su due turni.
La
manutenzione dove si sono formati professionalmente molti operai è stata
cancellata.
In
compenso agli operai vengono aumentati i ritmi di lavoro con l’accorpamento
di più macchine.
L’impiegato
esperto sindacale che aveva subito la Cig a zero ore, subisce una serie
interminabile di provocazioni da parte dei suoi colleghi, che sfociano a
giugno 2006 con il licenziamento senza giusta causa.
Anche
in quel caso nessun lavoratore ha aderito allo sciopero proclamato dal
sindacato. La solidarietà alla kami era morta da un pezzo.
Sempre
nel 2005 viene lasciato a casa a zero ore un’ altro lavoratore per
impedirgli di presentarsi nelle liste come candidato Rsu.
Il
lavoratore a settembre 2006 vince una prima sentenza contro la Kami per i
danni economici causati dalla Cig selvaggia.
L’azienda
essendo nel torto cerca il compromesso con una somma di denaro inferiore al
danno subito.
Ma
l’operaio rifiuta pretendendo il giusto risarcimento, così ad ottobre 2006
ci sarà una nuova sentenza del giudice del lavoro.
L’azienda
(come da tradizione Skf) si preparava con un anno di anticipo per il rinnovo
delle Rsu.
La
soluzione è sempre la stessa escludere i personaggi più scomodi.
Con
quelle esclusioni la strada per le elezioni del 2006 erano ormai tutta in
discesa, i personaggi graditi c’erano, bastava solo aspettare la regolare
scadenza elettorale.
Per
aggraziarsi i dipendenti la kami presenta il premio solo dopo le elezioni.
Mentre Skf anticipa l’uscita dei dati sul premio di produzione avendo
fiducia sul risultato elettorale a lei comodo. Questo grazie ad una politica
attenta che ha elargito agli operai ed impiegati, assegni al merito ed una
tantum.
La
sorpresa
invece è il risultato della kami dopo anni di perdite sul premio nel 2006
questo risulta superiore addirittura all’Hbu dove si fanno mozzi ruota di
terza generazione.
Nessuno
ci voleva credere la politica dell’imbonitore funzionava ancora.
Alle
votazioni il sindacato aziendale stravinceva, grazie all’esclusione dei
rappresentanti più preparati.
Ma
è sull’occupazione che i dipendenti Kami stanno perdendo da
102 lavoratori nel 2002 vengono ridotti a 80 nel
settembre 2006.
E
la fuga dalle gabbie continua, chi può va cercare altro, le prospettive
future non sono chiare, si spera in un rinnovo con Skf che garantisca altri
cinque anni il lavoro.
Si
ma a che condizioni?
Lo
stato di manutenzione delle macchine è pietoso, attorno ad esse regna la
sporcizia, oli superflui, e stampi difettosi.
Solo
la pressa a ruote foniche garantisce un valore aggiunto, ma quella non si può
smontare, avrebbe un costo sproporzionato alla resa, e se anche fosse sarebbe
poi inutilizzabile.
La
manutenzione è stata cancellata e gli operai devono arrangiarsi con il filo
di ferro.
Conclusioni
Chi
ci ha guadagnato?
Sicuramente
Skf Italia che procede con il disimpegno con le attività che lei chiama non
più strategiche.
Chi
ha potuto abbandonare la barca rientrando in Skf (i sindacalisti simpatici).
La
Csmp che sfrutta un basso costo d’affitto del capannone, e lo sfruttamento
della manodopera a basso costo.
Chi
ci perde?
Perde
il Pinerolese!
Questo
piccolo caso di cessione di ramo d’azienda nel nostro territorio e lo
specchio di quanto in questi anni la confindustria italiana è stata capace di
fare.
Zero
investimenti, sempre pronta a piangere con il primo governo che arriva al
potere.
Nessuna
voglia di rinnovarsi. Abbiamo visto come si cerca di evitare
le forme sindacali più preparate per la difesa dei lavoratori. Si
favorisce invece il clientelismo con le vecchie organizzazioni sindacali, e
imbriglia l’economia territoriale esportando le lavorazioni all’estero.
Che
sviluppo cercano le industrie quando esportano il lavoro all’estero e
pensano solo al guadagno immediato?
I
nostri ricercatori infatti trovano più opportunità di lavoro in Germania,
Inghilterra e Stati Uniti, dove si premia la professionalità e non il
clientelismo più becero.
Le
aziende italiane il più delle volte mettono in certi posti di comando persone
incapaci non in grado di rinnovare e sviluppare ricerca.
I
governi ed i padroni si dimenticano che è il lavoratore dipendente a creare
la ricchezza del paese pagando le tasse.
La
Kami è uno dei tanti piccoli esempi pratici, dove si sta cercando solo il
profitto immediato. Si è distrutta la memoria e la ricchezza professionale
che i lavoratori avevano ereditato dalla scuola Riv in
un territorio, come quello del Pinerolese, che deve molto
all’industria metalmeccanica..
Le
industrie pensano di svilire al massimo il rapporto tra operaio e macchina per
non creare più il clima di
rivendicazione professionale nelle persone.
Una
politica da terzo mondo e che vede l’Italia sempre più indietro nello
sviluppo economico di un certo livello.
Nel
Pinerolese da tempo raccogliamo segnali preoccupanti sull’occupazione, da
ultima la Manifattura di Perosa, la Sachs-ZF, l’Omvp e molte altre aziende
che hanno già chiuso i battenti.
L’illusione
delle olimpiadi è passata lasciando dietro di se molti debiti.
Non
ci si inventa operatori turistici dopo una tradizione centenaria
metalmeccanica.
Ai
lavoratori della kami ricordo che un posto di lavoro va difeso.
E’
paradossale che in tutti questi anni il vostro padrone non sia mai venuto in
officina a vedere ciò che ha comprato.
Una
verità che emerge è quella di avere solo il vantaggio di sfruttarvi fino in
fondo e scaricarvi alla prima occasione.
Lavoratori
della Kami non esistono gli eroi dei film Americani che all’ultimo secondo
arrivano a salvare il mondo.
Per
ALP\CUB
IL
collettivo ALP/CUB SKF
Alcuni
dati
Premio
di produzione alla kami
q
2002
1400 €
q
2003
1704 €
q
2004
1225 €
q
2005
1304 €
q
2006
2288 €
Le
cifre sono al lordo
Occupazione
q
2002
84 operai 18 impiegati
q
2006
62 operai 18 impiegati