Continua il delirio sul TFR

Lavoratori/ ci SKF AIRASCA

Proporre ai lavoratori fondi pensione che rendano come il TFR.

La  proposta è venuta negli ultimi tempi dagli stessi operatori del settore ed è al tempo stesso interessante e un po’ paradossale.Vediamo di capire di cosa stiamo parlando.
I soldi che vengono accantonati per la liquidazione dei lavoratori (il cosiddetto TFR) si rivalutano di anno in anno con un meccanismo automatico.

Il ‘rendimento’
annuo del TFR è pari ai tre quarti dell’inflazione aumentati dell’1,5%. 
Non sarà gran che, ma se l’inflazione è medio - bassa è sufficiente per non far
svalutare la futura liquidazione.
I fondi pensione non sono legati invece ad alcun rendimento prefissato e, se investono
anche in azioni, negli anni bui delle borse possono anche perdere terreno.

Morale della favola: nel 2001 (l’ultimo anno per cui siano disponibili statistiche complete)
i fondi pensione chiusi hanno perso in media il 6,2%. Il TFR si è rivalutato il 3,2%.

Le due cose sono legate perché la prospettiva più probabile quando la riforma previdenziale diventerà realtà è che i soldi che oggi alimentano il TFR finiscano nei fondi pensione.
E qui scatta il problema: perché mai i lavoratori dovrebbero rinunciare a un meccanismo che, se pur poco, rende di sicuro e imbarcarsi in investimenti che non danno alcuna garanzia a priori di guadagno?

La domanda è sensata. Tanto che, come detto all’inizio, si fa strada l’idea di proporre
fondi pensione che garantiscano di rendere almeno quanto il TFR.
 
Insomma: agganciare un fondo al TFR potrebbe davvero renderlo più appetibile in una fase di profonda sfiducia come questa. Ma sarebbe comunque un’iniziativa frutto di un illusione ottica.Conclusione meglio pochi ma buoni, lottiamo invece per rafforzare il sistema pubblico previdenziale. Boicottiamo i fondi di categoria.

COLLETTIVO ALP/CUB SKF AIRASCA

 

 

 

CICLI ALP/CUb VIA Bignone 89 Pinerolo                                aprile 2004