La SKF di Airasca ,

realtà in cui lavoro, è tradizionalmente refrattaria ad un sindacato combattivo come il nostro. Gli ostacoli arrivano non solo dalla direzione, ma anche da un diffuso senso di rassegnazione all’esistente da parte dei lavoratori. Certo, è difficile sperare quando le proprie richieste s’infrangono contro un muro di indolenza da parte sindacale. Inoltre dobbiamo considerare l’ostinazione di parte del sindacato concertativo ad ignorarci, a dire che tanto non contiamo niente.

Nei confronti della direzione, dobbiamo contrastare i continui tentativi di screditamento nei nostri confronti (continuano a dire che prendiamo soldi per la nostra attività e che non siamo legittimati perché non firmatari di CCNL).

Verso i sindacati confederali, svolgiamo una funzione di critica sul merito delle loro proposte e, in questo periodo di attacco ai diritti, cerchiamo di far capire ai lavoratori che non si lotta solo su simboli, ma su cose concrete (non solo art.18, ma anche pensioni, fisco, disuguaglianza sociale, perdita di salario).

I nostri punti di forza rispetto al sindacato tradizionale, secondo me, sono:

 

Le nostre maggiori difficoltà, invece, credo siano:

Sulle nostre proposte, a volte sostenute da lotte proclamate autonomamente, fatichiamo a coinvolgere i lavoratori, ma questi ci consultano spesso per avere dei consigli o informazioni tecniche.

È proprio da questo che, in ambienti come Airasca ma non solo, dobbiamo partire: stabilire un rapporto di fiducia coi lavoratori, senza l’ossessiva ricerca del beneficio per l’organizzazione.

Ci si trova talvolta a parlare tra lavoratori quasi da clandestini, ma c'è chi si espone se sa di essere preso in considerazione.

In merito alle diverse e preziose anime di Alp/Cub, credo che l’obiettivo di sindacato di massa, pur essendo una prospettiva legittima, non ci riguardi direttamente o che per lo meno passi attraverso la prioritaria e instancabile consultazione dei lavoratori nelle lotte, già così difficile.

Il nostro sindacato ha, secondo me, un altro obiettivo nell’immediato: far recuperare fiducia ai lavoratori per dare loro la possibilità di difendersi dalla perdita di diritti e salario.

Non dobbiamo né disdegnare le alleanze quando c’è unità di intenti con altri pezzi di sindacato, facendo valere questioni di appartenenza, né cercare l’unità a tutti i costi perché è più facile ottenere le cose.

Sarebbe riduttivo dare alla nostra attività solo l’obiettivo della ricerca del seguito fine a se stesso. Il nostro ruolo va oltre quando, anche nella difficile situazione attuale in cui basta uno sternuto per essere considerati terroristi, cerchiamo di informare il lavoratore sui diritti che ha e di cui ha perso la memoria.

A mio avviso siamo lungi dall’avere le condizioni di sostanziale unità, perché troppa parte del sindacato confederale opera senza tenere in conto i lavoratori: non si può giocare una partita in cui manca il contendente principale. Finchè ci sarà chi dà precedenza all’organizzazione, alle tessere, alle spinte corporative, non si potrà parlare di alleanza solida e duratura.

Il nostro è un lavoro lungo, di recupero, su un terreno ancora dominato dalla rassegnazione, ma credo vada nella direzione giusta perché guarda alle esigenze di chi lavora, non al puro vantaggio dell’organizzazione o al prestigio personale.

C.