Reyhaneh Jabbari

la stampa

Reyhaneh Jabbari

Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana condannata a morte per l’uccisione dell’uomo che voleva stuprarla, è stata impiccata a mezzanotte. All’esecuzione erano presenti i genitori di Reyhaneh e il figlio della vittima, che secondo le fonti ha tolto lo sgabello da sotto i piedi della ragazza. La notizia dell’imminente esecuzione era arrivata ieri sera, quando i genitori della ragazza erano stati convocati in carcere per vederla per l’ultima volta.  

 

La 26enne era poi stata trasferita in un altro carcere non precisato, dove all’alba è stata impiccata. A nulla è valsa la campagna internazionale lanciata per salvare Reyhaneh, né gli appelli che la madre, Sholeh Pakravan, ha affidato ad Aki-Adnkrons International. «L’ho abbracciata per l’ultima volta - diceva la donna nell’ultimo appello, di ieri sera - intervenite al più presto, fate qualcosa per salvare la vita di mia figlia».  

 

La pagina Facebook della campagna per salvare la giovane arredatrice d’interni ha pubblicato la scritta «Riposa in pace». L’esecuzione era stata fissata per il 30 settembre ma era stata poi rinviata facendo sperare in un atto di clemenza. Venerdì alla madre era stato permesso di visitare Reyhaneh per un’ora, un segnale che l’impiccagione era imminente. 

 

Il relatore dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu aveva denunciato che il processo del 2009 era stato viziato da molte irregolarità e non aveva tenuto conto che si era trattato di legittima difesa di fronte a un tentativo di stupro. Il perdono della famiglia della vittima avrebbe salvato Reyhaneh dalla forca, ma il figlio dell’uomo ha chiesto che la ragazza negasse di aver subito un tentativo di stupro e lei si è sempre rifiutata di farlo.