Ercole Ridoni, ingegnere e collezionista
fra Otto e Novecento
di Massimo Martelli
da la Beidana n.34, 1999
LAssociazione Naturalistica Pinerolese si occupa della gestione del Museo di Scienze Naturali di Pinerolo e lattenzione alla realtà locale guida tutte le sue iniziative. In questo contesto e da alcune circostanze fortuite è nato il desiderio di riscoprire il personaggio Ercole Ridoni; in principio ignoravamo del tutto chi fosse questo pinerolese che tanto ha dato alla città e alle Valli, ma è rimasto sconosciuto.
Allinizio del 1998 lAssociazione ha acquisito per il Museo una piccola collezione di rocce e minerali, parte della collezione mineralogica fatta da Ercole Ridoni. Lestremo puntiglio con il quale erano compilate le etichette dei vari esemplari ci ha incuriositi e spinti a tentare di saperne di più. Poco a poco abbiamo trovato molte persone in possesso di informazioni o documenti con i quali abbiamo ricostruito il profilo umano, storico e professionale di Ercole Ridoni. È stata unesperienza interessante e divertente, che ci ha portati a riscoprire fatti, immagini e curiosità delle nostre valli allinizio del secolo.
La ricerca si è concretizzata in una mostra che è stata esposta al Museo di Scienze Naturali di Pinerolo per tutto il mese di ottobre*
* Il lavoro è stato completato grazie alla collaborazione di molte persone senza le quali non si sarebbe potuto neanche iniziare. Ringraziamo per la grande disponibilità dimostrata la Famiglia Villa (fino ad una diecina di anni fa titolare della Talco e Grafite Val Chisone); il Gruppo Mineralogico Pinerolo e Valli; la Luzenac Val Chisone S.p.a.; il geometra Mario La Montagna, pensionato Talco e Grafite Val Chisone; padre Candido dei Frati Cappuccini di Pinerolo dal quale è stata acquisito il materiale scientifico appartenuto a Ridoni; Silvio Gatti, pensionato Talco e Grafite Val Chisone; Umberto Ridoni nipote di Ercole; i volontari dellAssociazione Naturalistica Pinerolese che hanno lavorato per liniziativa.
Ercole Ridoni: la personalità
Descrivere un personaggio vissuto nel passato è difficile. Si rischia di falsare la realtà, di esagerare qualche aspetto o di sminuirne altri. Forse la cosa migliore è ascoltare chi ancora ne conserva il ricordo diretto:
Stabilire con il prossimo un rapporto umano era una delle caratteristiche di mio nonno; me ne sono reso conto parlando con tutte le persone che lo avevano frequentato per i più svariati motivi, a partire dai suoi sei figli, i quali lo ammiravano molto, ma non ne erano affatto sopraffatti e annullati, come invece sovente capita nelle famiglie dove cè un padre con una marcia in più. Il fatto è che il nonno Ercole non era solo un uomo di successo, ma anche e prima di tutto uomo di cultura nel senso più ampio del termine, conosceva perfettamente quattro lingue, era un sensibile musicista e con sua moglie, abile pianista, organizzavano dei concerti per i parenti e gli amici; appassionato di montagna, da giovane aveva compiuto molte ascensioni fra cui alcune prime nelle Alpi Cozie, in Val dAosta e nelle Alpi Bavaresi.
- Dagli appunti di Umbreto Ridoni su ricordi, fatti e dati biografici.
Una caratteristica personale dellingegner Ercole Ridoni che traspare in modo evidente da tutte le sue opere è linteresse entusiastico per ciò che faceva. Tutti gli argomenti che tratta sono descritti con puntigliosa precisione e sono corredati di tutte le informazioni storiche, legali e sociali che possono servire per capirli in pieno.
Lingegner Ercole Ridoni apparteneva sicuramente a quella schiera di personalità di antica memoria che erano contemporaneamente scienziati, artisti, scrittori, filosofi
La vita
Ercole Ridoni nacque a Torino il 25 Novembre 1868, secondo di tre fratelli; i suoi genitori, Eugenio Ridoni e Maria Angela Arrigoni, erano di origine milanese. La famiglia paterna era fuggita a Torino nel 1848 allepoca delle Cinque Giornate, in quanto coinvolta nei moti irredentistici. Il nonno materno Luigi Arrigoni era ingegnere; e forse questo influì sulla scelta di Ercole Ridoni di iscriversi al Politecnico.
Laureato nel 1892 dalla Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Torino, dopo due anni di praticantato in miniere della Sardegna e della Toscana, fu assunto dalla Società Miniere di Montecatini nel 1895 quale direttore delle miniere di rame di Montecatini Val di Cecina, carica che mantenne fino al 1910. Fu in quegli anni che si sposò e che, proprio in Toscana, nacquero i primi quattro figli.
Dal 1907 al 1910 gli fu inoltre affidata la direzione della miniera delle Merse, a Boccheggiano in provincia di Grosseto. In quel periodo si occupò anche di ricerche di minerali metallici, in prevalenza rame, di ligniti e di caolini, sia in Toscana che in Liguria.
Nel 1911 viene cooptato nel consiglio direttivo della Società Talco e Grafite Val Chisone. In principio fu impegnato prevalentemente dalle miniere di Talco e Grafite delle valli Chisone e Germanasca, ma già durante la prima Guerra Mondiale iniziò una lunga serie di esperimenti per riuscire ad ottenere elettrodi impiegando come materia prima la grafite naturale. Nel frattempo, a Pinerolo, nascevano gli ultimi due figli. Nel 1918 il processo industriale per la produzione degli elettrodi venne brevettato dalla Società Talco e Grafite Val Chisone e lui fu incaricato di progettare e realizzare a Pinerolo lo stabilimento per produrre industrialmente gli elettrodi di grafite. Loperazione ebbe un tale successo che nel decennio successivo la produzione di Pinerolo soddisfaceva il 50% del totale fabbisogno di elettrodi delle acciaierie italiane.
Anche lo studio delle applicazioni del talco nei prodotti ceramici refrattari ed isolanti, che lingegner Ridoni curò personalmente contemporaneamente alle altre attività di ricerca e di produzione, si concretizzò in un impianto per la loro produzione industriale, che fu chiamato "La Isolantite", tuttora in attività.
Negli ultimi giorni del 1928 Ercole Ridoni venne duramente colpito dalla morte prematura della moglie, avvenimento che, come ricorda il nipote Umberto,
Gli impegni di Ercole Ridoni non si limitarono al solo aspetto della ricerca, dello studio e della successiva industrializzazione del talco, della grafite e dei loro derivati; lui aveva il gusto di comunicare, in modo semplice e chiaro, tutto ciò che i suoi studi gli facevano scoprire; perciò, come scriveva "LEco del Chisone" del 24 Aprile 1943 in un articolo a lui dedicato in occasione della sua morte, "Lingegnere Ercole Ridoni è inoltre autore di diverse fondamentali pubblicazioni sul talco e la grafite, [ ] della scienza fu un dotto divulgatore; si ricordano interessanti conferenze illustrate da proiezioni da lui tenute". Ed ancora, dalla "Rassegna dellindustria mineraria dItalia e doltre mare" del luglio 1943:
Riconoscimenti postumi che, insieme ad alcune cariche onorifiche ricoperte in vita (era membro del Consiglio Direttivo della Associazione di Chimica Industriale di Torino, dellAssociazione Mineraria dellAlta Italia di Milano e di quella del Piemonte, di cui fu anche vicepresidente) furono tutto quanto ricavò dalla sua poliedrica attività, oltre allo stipendio, che gli consentiva di mantenere dignitosamente la sua numerosa famiglia, la quale vale la pena notarlo abitò, finché lui fu in vita, nella casa di Pinerolo in Viale Cavalieri dItalia n. 8, di proprietà della Società Talco e Grafite Val Chisone.
Una creazione particolare; gli elettrodi di grafite
Lindustria che fa uso di forni elettrici e di bagni elettrolitici usa grandi quantità di energia elettrica che viene immessa nel ciclo produttivo attraverso dispositivi chiamati elettrodi. Si tratta generalmente di cilindri di grafite con un diametro che arriva anche ad un metro.
Fino allinizio del 900 gli elettrodi venivano costruiti quasi esclusivamente con grafite artificiale (ottenuta dal carbone), considerata più idonea di quella naturale.
Spinto dallidea che fosse più conveniente vendere un prodotto lavorato (con elevato valore aggiunto) piuttosto che una materia prima grezza, come il minerale di grafite, ma anche dalle difficoltà che il commercio internazionale aveva allepoca, Ercole Ridoni tentò soluzioni alternative per sperimentare il modo di produrre elettrodi impiegando grafite naturale. Ed ecco i risultati ottenuti, spiegati da lui stesso:
[...] Alcuni elettrodi di 10 cm. di diametro da noi preparati con le nostre grafiti depurate e provate industrialmente nel febbraio dello scorso anno in forni Bassanese presso le acciaierie "Fiat" di Torino alla presenza di uno speciale inviato dellallora Ministero delle Armi e Munizioni, risultano avere una resistenza elettrica specifica fortemente ridotta rispetto a tutti gli altri elettrodi, e quindi soggetti ad un minore riscaldamento a parità di intensità e densità di corrente.
La loro struttura è risultata omogenea in ogni punto, col vantaggio di una maggiore resistenza meccanica alle rotture ed allo sfaldamento.
Si dimostrano difficilmente combustibili, sia allinizio che per tutta la durata dellesercizio; queste caratteristiche portarono al risultato di un consumo pari ad 1/3 di quello di elettrodi Acheson [prodotti negli Stati Uniti], di eguale diametro, usati nello stesso forno e nelle stesse condizioni.
[...] Sulla base di queste prove decisive si sta impiantando dalla Società Talco & Grafite Val Chisone un vasto stabilimento in Pinerolo, destinato per intanto alla produzione di elettrodi di grafite naturale depurata per forni ad arco ed a resistenza e per bagni elettrolitici, mentre proseguono gli studi per la fabbricazione delle spazzole striscianti per anelli e per collettori.
- E. RIDONI, Le risorse italiane in minerali non metalliferi ed il moderno sviluppo della industria nazionale del talco e della grafite, Roma, Società per il Progresso delle Scienze, 1919, p. 29 e segg.
Lattenzione ed il rispetto per le persone
In tutto il suo lavoro, Ridoni ha prestato una grande attenzione alle persone. Nelle sue pubblicazioni descrive spesso i mezzi usati per rendere più sopportabili le condizioni di lavoro; in particolare non si contano le iniziative per migliorare la ventilazione e lo scolo delle acque nelle miniere e quelle per migliorare la sicurezza del lavoro in fabbrica. Proprio lui, parlando dei mulini per la macinazione del talco, fa notare:
- E. RIDONI, Il Talco, Roma, Industria Grafica Nazionale, 1918, p. 44.
Parlando del processo di arricchimento della grafite ci ricorda:
- RIDONI, Le risorse italiane, cit., p. 26.
Questo avveniva fra gli ultimi anni dell800 e linizio del 900; notevole in unepoca in cui era normale che i bambini facessero gli spazzacamini!
Visto che le parole citate sono sue, potrebbe sorgere qualche dubbio sulla loro effettiva corrispondenza ai fatti; ma ci è giunta una precisa testimonianza al riguardo dal Parroco di Boccheggiano (paese dove Ridoni diresse per alcuni anni la miniera delle Merse). Questi, in una lettera al nipote nel 1967, racconta di come, alla partenza di Ridoni dalla direzione della miniera, "i minatori improvvisarono una manifestazione plebiscitaria di simpatia quale attestato alla sua bontà ed umanità".
Il rapporto con le leggi
Nei suoi scritti Ercole Ridoni sottolinea ripetutamente la sua grande preoccupazione per gli effetti a lungo termine di leggi inadeguate, e quindi, di cattiva gestione delle miniere. Allepoca, la legge prevedeva lesistenza di due classi di minerali: quelli soggetti al regime delle cave e quelli soggetti al regime delle miniere. Questi ultimi appartenevano al sovrano e pertanto venivano normalmente estratti da apposite imprese professionali, debitamente autorizzate e soggette a controlli. I primi, invece, appartenevano al proprietario del terreno, il quale poteva estrarli se e come preferiva. Il talco era assoggettato al regime delle cave. Di conseguenza proliferavano individui o piccole imprese che estraevano il minerale con mezzi di fortuna e senza alcun criterio tecnico. Il risultato era lestrazione di minerale di pessima qualità e in condizioni di lavoro disumane. Inoltre, lintrico di piccole gallerie fatte a caso avrebbe creato problemi di sicurezza anche quando lestrazione fosse passata in mano ad imprese in grado di coltivare il giacimento secondo le corrette tecniche di estrazione (cosa che si è puntualmente verificata). Ecco come lingegner Ridoni esponeva il problema:
- RIDONI, Il Talco, cit., p. 24.
Brandelli di storia
Linteresse e lentusiasmo che Ridoni provava per il suo lavoro, traspaiono anche dallestrema attenzione che dedicava nel collocare ogni argomento nel giusto contesto storico. È così che ci arrivano molte notizie e curiosità di inizio secolo, piccoli brandelli di storia delle nostre valli.
Scopriamo ad esempio che nel 1918 in alcuni mulini per la macinazione del minerale, le ruote a pale erano state sostituite con le prime turbine e che si iniziava a produrre energia elettrica per azionare dispositivi che prima erano messi in moto direttamente dalla forza motrice dellacqua.
Ibid., p. 43.
Lo sperimentatore
Una caratteristica della personalità di Ercole Ridoni che traspare da tutti i suoi scritti
Principali scritti scientifici di Ercole Ridoni (copia dei documenti qui utilizzati è consultabile presso la biblioteca del Museo di Scienze Naturali di Pinerolo):
1907 Della costruzione di un modello per la rappresentazione geologica di giacimenti irregolari o complessi, Torino, Tipogafia Cassone;
1911 Le cave di talco di Malzas e di Sapatlé della Società Talco e Grafite Val Chisone di Pinerolo; relazione al presidente della Società (agosto-settembre; dattiloscritto autografato);
1917 La Grafite, Torino, Tipografia Olivero & C.;
1918 Il Talco, Roma Industria Grafica Nazionale;
1919 Le risorse italiane in minerali non metalliferi ed il moderno sviluppo della industria nazionale del talco e della grafite, Roma, Società per il Progresso delle Scienze;
1927 Conferenza al Rotary Club (aprile; dattiloscritto con note e correzioni);
1930 Il talco e la sua storia, Milano, Arti grafiche E. Calamandrei & C.;
1931 Studii sul trattamento del talco. Nota n°3 (luglio-agosto; manoscritto);
1931 Appunti relativi alla visita fatta alle miniere ed ai sondaggi delle concessioni di Crosetto Malzas Sapatlé Fontane (12-15 ottobre; manoscritto);
1938 Il Talco e la Grafite delle Alpi Cozie, Faenza, Stabilimento grafico fratelli Lega.
è linnata attitudine alla sperimentazione. Per buona parte della sua vita osservò e sperimentò, con metodo rigorosamente scientifico, spinto dalla volontà di capire i fenomeni che studiava. Ecco come lo ricorda il nipote Umberto:
Ecco un brano tratto dagli scritti di Ercole Ridoni, relativo allessiccazione del talco.
- Ibid., p. 46.
Uninvenzione: il modello per la rappresentazione geologica dei giacimenti
Fra le tante invenzioni dellingegnere, una è davvero curiosa. Quando tra la fine dell800 e linizio del 900 lavorava presso le miniere di Montecatini Val di Cecina, si è trovato a dover gestire miniere che accedevano a filoni di minerale di forma così complessa che non erano rappresentabili e studiabili con i metodi dellepoca. Non disponendo di "personal computer" né di "realtà virtuale", ecco, il procedimento da lui stesso descritto.
- E. RIDONI, Della costruzione di un modello per la rappresentazione geologica di giacimenti irregolari o complessi, Torino, Tipogafia G. U. Cassone, 1907, p. 3.
Insoddisfatto dei metodi disponibili, Ridoni ha lavorato alla costruzione di un modello fatto di parallelepipedi di legno dipinti che può essere montato, smontato e variamente sezionato per esaminare il giacimento da tutti i punti di vista. Su tale modello egli pubblicò, nel 1907, un articolo sulla rivista "Rassegna mineraria e della industria chimica". La validità del metodo, sottolinea egli con malcelata fierezza, è tale che gli scavi fatti hanno confermato la posizione dei filoni nei punti dove erano stati "stimati" sul modello per mancanza di dati.
Lidea è stata così apprezzata che è diventata materia di insegnamento del prof. C. Schmidt allIstituto Geologico di Basilea.
La ricerca
Né da noi Italiani il metodo sperimentale è da considerarsi quale un prodotto di oltre Alpi e, per questo, riguardarlo ora quasi come contrario alla indole nostra, quanto proprio da noi e già da secoli quel metodo ebbe in Leonardo, nel Biringuggio, in Galileo, nel Volta, nella scienza come nellindustria, dei propugnatori e dei precursori sovrani; e litaliano "provando e riprovando" della gloriosa Accademia del Cimento dovrà essere pure il motto di ogni illuminato industriale come lo sta divenendo per alcune delle maggiori organizzazioni dellindustria nostra.
- Ridoni, Le risorse italiane in minerali non metalliferi ed il moderno sviluppo della industria nazionale del talco e della grafite, p. 21 e segg.
Nelle sue pubblicazioni egli non lesinava critiche allavversione per le idee e le cose nuove che definiva "misoneismo italiano". In particolare, contestava in modo severo lassenza di ricerca e delluso del metodo sperimentale. "Non si fa abbastanza ricerca" è una frase ricorrente sui mezzi di comunicazione attuali dai quali apprendiamo che le spese di ricerca italiane sono decisamente inferiori a quelle degli altri paesi. È curioso notare che in quasi un secolo, con tutti i cambiamenti che vi sono stati, da questo punto di vista nulla è cambiato dai suoi tempi.
Se Pinerolo ha raggiunto lo sviluppo industriale odierno è anche grazie agli elettrodi in grafite naturale, alla sua tecnica di arricchimento della grafite ed alle tantissime altre idee che ha concretizzato nella sua vita professionale. Lentusiasmo che egli provava per le novità viene anche sottolineato da una nota di sarcasmo. Parlando della grafite, spiegava che un tempo veniva chiamata "piombaggine", in quanto si pensava contenesse piombo; con lo sviluppo delle conoscenze in campo chimico si è appurato che invece si tratta di carbonio. È comunque rimasta labitudine di usare i due nomi.
- Ibid., p. 29.
Le foreste
Le pubblicazioni di Ercole Ridoni non sono interessanti soltanto per il loro contenuto, lo sono anche per altre informazioni che ci forniscono indirettamente.
È il caso delle fotografie degli impianti minerari delle nostre valli. Si tratta di immagini anteriori al 1920; osservandole, il conoscitore locale noterà che, pur ritrovando sovente le strade e gli stessi edifici attuali, le foreste si sono impossessate di spazi che allinizio del secolo erano privi di alberi. Tentare di rifare le stesse fotografie oggi significa cercare a lungo il medesimo punto di vista, salvo poi scoprire che il panorama è coperto da una barriera di alberi a pochi centimetri dallobiettivo. Losservazione è essenziale per farsi unidea di quanto lambiente sia cambiato in questo secolo; è inoltre una nota di ottimismo, visto che, ancora nellanno Mille, lItalia poteva essere attraversata da una parte allaltra senza uscire da una foresta, mentre oggi si può fare la stessa cosa senza vederne una!
Sulle ragioni dei disboscamenti degli ultimi secoli è facile spendere troppe parole. Il legno era necessario per costruire praticamente tutto: case, attrezzi, arredamento, etc. Le cucine e quel po di riscaldamento nelle case erano alimentati a legna. I sostegni delle gallerie per lo scavo dei minerali erano in legno. Inoltre non cera ancora una conoscenza approfondita dei problemi generati dalla deforestazione. Ma soprattutto le condizioni di vita sono state per secoli talmente precarie che non rimaneva tempo per pensare alla salute dei boschi. Le conseguenze si sono viste. La ben documentata deforestazione della val Pellice avvenuta nel 600 ha portato un secolo e mezzo di alluvioni disastrose delle quali ci sono giunti abbondanti documenti dellepoca. Oggi si può finalmente dire, a ragion veduta, che la situazione forestale delle nostre valli sta migliorando.
La collezione di minerali
Strettamente collegata alla sua attività nel settore minerario, è la collezione mineralogica. Essa comprendeva oltre milleduecento campioni provenienti da siti in cui aveva avuto occasione di lavorare oppure che aveva visitato personalmente, o ancora da scambi che probabilmente effettuava con altri suoi colleghi collezionisti.
Nel suo insieme la collezione riflette i canoni dellepoca e comprende quindi molti esemplari interessanti solo sotto laspetto scientifico, esteticamente poco appariscenti. Per contro molti campioni sono tuttoggi assolutamente eccezionali e decisamente unici anche sotto laspetto estetico. Ognuno dei campioni della collezione è identificato con un numero, nome del minerale, provenienza e, a volte, la data di acquisizione o le caratteristiche salienti; molti dei campioni sono conservati in curate scatolette di cartone.
Dopo la sua morte i figli, dovendosi trasferire in una casa più piccola, furono costretti a disfarsi della collezione; la cedettero a padre Candido del convento dei Cappuccini di Pinerolo, il quale ne allestì un Museo Naturalistico, rimasto aperto per alcuni anni. Nel 1998 questi, costretto anche lui a lasciare liberi gli spazi occupati dalla collezione, ne mise in vendita i campioni. La collezione è così finita smembrata tra vari collezionisti privati, tranne una piccola parte che è stata acquisita dallAssociazione Naturalistica Pinerolese per essere esposta nel Museo di Scienze Naturali di Pinerolo.
La collezione petrografica
Tra le acquisizioni dellAssociazione Naturalistica Pinerolese vi sono circa venti campioni di rocce, in blocchetti con una faccia levigata ("polimentata", secondo lingegner Ridoni), provenienti dal Gabinetto di Geologia della Regia Scuola dApplicazione per gli Ingegneri di Roma. Buona parte di essi sono ancora corredati da un cartellino, compilato in elegante grafia, con la data, compresa tra il 10 dicembre 1893 ed il 19 febbraio 1894. Alla mostra ne sono esposti i più rappresentativi.
Si tratta di campioni provenienti da varie parti dItalia e la loro presenza nella collezione Ridoni testimonia i suoi rapporti con il Politecnico di Roma, dove, tra laltro, è custodito il modello da lui costruito per rappresentare la struttura del giacimento minerario di Montecatini in val di Cecina.
Le fulgoriti
Nella collezione Ridoni sono presenti numerosi campioni di fulgoriti,
- Secondo la definizione che ne dà il professor E. Artini nel testo Le Rocce (Milano, Hoepli, 1975, sesta edizione), le fulgoriti sono "effetti del fulmine che si fanno sentire in modo particolare sulle alte vette: qualche volta tutto si limita ad una semplice fusione superficiale con formazione di patine o gocce vetrose (punta Gnifetti del Monte Rosa) oppure altre volte si osservano dei fori o canaletti, stretti e sinuosi, penetranti fino ad una certa profondità e rivestiti da una patina o crosta di fusione (vetta del Corno Bruciato nel gruppo del Disgrazia)". In effetti le Fulgoriti si presentano in genere come patine vetrose sulla superficie di rocce di varia natura. Esse non sono altro che roccia fusa dallenergia della scarica del fulmine e poi rapidissimamente solidificata.
essi provengono dalla cima di varie montagne delle Alpi Occidentali. Questi campioni, esposti nella mostra, testimoniano una delle sue passioni: lalpinismo. Uno di essi, per esempio, è accompagnato dal cartellino con lindicazione "Zumstein Monte Rosa m 4.563" e sotto, possiamo immaginare il malcelato orgoglio del nostro personaggio mentre lo scriveva, "E. Ridoni 1887". Altri, sempre con il suo nome o la sua sigla, provengono da altre cime del gruppo del Rosa. Sappiamo inoltre che egli effettuò varie ascensioni, alcune delle quali erano delle prime salite, nelle alpi Cozie, in Valle dAosta e nelle Alpi Bavaresi.
Lalpinismo è entrato nella vita dellingegner Ridoni probabilmente anche grazie al fatto che la sorella Paola era andata in sposa a Ugo Rey, fratello a sua volta di Mario e Guido Rey. Questultimo fu un valente e celebre alpinista noto anche come "il Poeta del Cervino" per aver dedicato, nel 1904, alla notissima montagna la sua opera letteraria più importante (Il Monte Cervino, appunto); aprì numerosissime nuove vie spaziando su tutto larco alpino, accompagnandosi spesso alle migliori guide alpine dellepoca. Vale la pena di citare, fra tutte le altre ascensioni, il tentativo di salita sulla cresta di Furrgen al Cervino, montagna alla quale è rimasto legato il suo nome. Gli altri suoi libri Alba alpina (1913) e Alpinismo acrobatico (1914) sono ormai considerati dei classici della letteratura di montagna.
Lo stesso Ercole Ridoni aveva trascorso il suo viaggio di nozze in val Tournanche, in una baita della borgata Giomein al Breuil (Cervinia), ospite di Guido Rey; quella casa, proprio di fronte al Cervino, era un vero e proprio "salotto" frequentato da alpinisti, pittori, letterati. Alcune delle folgoriti della collezione recano sul cartellino di identificazione i nomi di Guido e Mario Rey.
Riguardo allattività alpinistica di Ridoni, una piccola testimonianza ci è tramandata da due cartoline inviategli dalla famosa guida alpina Castagneri, di Crissolo. Nella prima gli viene confermato lappuntamento fissato per una salita nel gruppo del Monviso, nella seconda gli si dice che tutto sommato era stato un bene che egli non avesse potuto presentarsi allappuntamento, in quanto quel giorno il tempo era stato pessimo.