Piero Polastro-1989

 

A “ Pollo cit” era facile voler bene. Da persona senza sottointesi, immediata, comunicava pensieri, sentimenti, emozioni non ambigui. Non era persona da messaggi impliciti: né li lanciava né li recepiva.

Forse non era facile essere accettati da lui. Era selettivo nelle sue amicizie però poi essere amico suo significava poter contare nella sua totale disponibilità e godere della sua immensa generosità.

Piero dava e si concedeva agli amici e soffriva nel contastare che la reciprocità non era scontata.

Credo non sia mai stato tradito dal suo rapporto con la natura. “ A l’é già bel belesì” delle gite di sci alpinismo era una costante. Non é necessario raggiungere la cima, ho faticato  e ora godo di ciò che ho, di dove sono.

Non so se fosse la sua filosofia di vita, ma Piero sapeva godere delle piccole cose. Come sapeva arrabbiarsi per quelle che gli altri consideravano inezie ma che per lui erano fondamentali. La coerenza era infatti un’altra costante della sua personalità. Coerente ma non rigido, coerente ma non intollerante.... e festaiolo. I pranzi, le cene, le bevute in sua compagnia, condite di discussioni, risate, cori, musica ( la sua armonica), sono indimenticabili.

Tutti gli amici hanno condiviso la sua cucina pseudomacrobiotica, senza rinunciare alla toma e al vino.

Era molto fiero della sua casa i cui mobili erano stati in parte stati progettati e costruiti da lui.

Molti amici sono stati ospito di Piero: nel momento del bisogno lui c’era.

Anche la sua famiglia é stata per Piero un importante punto di riferimento. La sorella, i fratelli, i nipoti, i cognati, la zia Teresina , i cugini di Rio Agrevo,....

Piero ha distribuito affetto, speso energie, concesso tempo e se i rapporti fossero registrabili come una partita doppia potremmo forse dire che aveva accumulato un forte credito.

La vita é stata in debito con lui: si é sottratta, defilata crudelmente.

Il Piero sofferente ed arrabbiato non lo dimenticheremo mai, ma non dimenticheremo mai neanche il Piero entusiasta, incontenibile, affettuoso, irruente, polemico, divertente a cui abbiamo voluto bene.

                                                                                                                                      Un’amica

 

 

LA BELLO A LA FENETRO-pdf

 

 

Piero fece parte in gioventù del collettivo  operaio studenti di Perosa, contemporaneamente collaborava al 'Giornale di Pinerolo e valli'.

 

Il ciclostilato (1975-1976)

 

Il gruppo OPERAISTUDENTI nasce a Perosa Argentina nel 1970 a ridosso delle lotte studentesche del '68 e delle lotte operaie del '69. E' un gruppo di giovani il cui nucleo si può definire di impegno cristiano, che per meglio arrivare alla gente stampa "il ciclostilato" che inizia le pubblicazioni nel nov. 1971. Diventa nel '72 "il punto interrogativo", diminuiscono gli articoli "ecclesiastici" in favore di una maggiore attenzione ai problemi sociali e il gruppo Operaistudenti diventa Collettivo. Aumentano gli argomenti e si approfondiscono le analisi su fabbriche, comune, scuola popolare e problematiche giovanili a livello locale, l'ingiustizia sociale, l'antifascismo, la religione, la scienza a livello più generale. Non mancano argomenti, per l'epoca, poco usuali, il fumetto, la satira, l'inchiesta sui radioamatori, lotte spontanee contro gli aumenti ENEL, mercatini alternativi e via discorrendo. Riprende la denominazione "il ciclostilato" nel nov.1974 per cessare poi le pubblicazioni nell'estate '76. Il finanziamento era dato dall'autotassazione del Collettivo e il giornale era distribuito gratuitamente nelle buche delle abitazioni di Perosa, delle borgate e di Pomaretto. Informazione territoriale quindi, completa.

Veniva, appunto, ciclostilato in un locale dei "Salesiani". Molti i collaboratori, tra i più assidui: Carlo Rol, Piero Polastro, Lucia Dainese, don Piero Borelli, Gianluigi Faure, Roberto Baral, Edgardo Tron, Franco Bergoin, Patrizia Santoro, Valter Bruno, Giovanni Laurenti, Eliana Bouchard, Giuliano Pastore, Ranieri Gariglio, Elena e Franca Bertocchio, Ugo Palmero, Ezio Guglielmino, Silvano Frecci, Celso Cottino, Enrica Giustetto... e molti altri.

Franco Bergoin

 

documento/Il gruppo di Perosa-  Gioventù Evangelica – ottobre 72:

 

Sorge a Perosa Argentina, negli anni '68/'69, un nucleo di 6 giovani provenienti dalle esperienze del mo­vimento studentesco e strettamente collegati ai grup­pi di Pinerolo. A Perosa però si effettuano solo interventi sporadici, e in genere su avvenimenti che esu­lano dai problemi locali.

Al culmine delle lotte studentesche, il gruppo al­larga in Perosa la sua area di incidenza. Ciò è reso possibile dall'unico strumento che riunisce effettiva­mente i giovani cioè la catechesi: riunione settimanaIe, in cui assieme ai problemi di carattere religioso vengono pure affrontati e discussi quelli sociopolitici emergenti dalla riflessione studentesca. Questi incontri portano ad alcune attività pratiche  di sensibiliz­zazione e di impegno  come la raccolta della carta.

Per l'anno scolastico '69/,70, il gruppo si prende l'impegno di un doposcuola in una pluriclasse di una borgata vicina; si tratta di bambini di famiglie nume­rose, che non possono essere seguiti a casa.

     Si organizza pure un cineforum per suscitare il di­battito sui problemi politici e sociali.

     Intanto avvengono alcuni fatti che saranno determinanti per una maturazione del gruppo:

      agli studenti si affiancano alcuni operai.

      un contrasto molto acuto si sviluppa nei confronti della chiesa locale, dapprima sul modo d'inten­dere la catechesi (non è accettato il metodo della ' ricerca '), quindi sul cineforum... Fondamentalmente so­no due modi di porsi di fronte alla verità evangelica, quello della legge e quello dello spirito. Lo scon­tro finisce in una rottura. Il gruppo ripiega su stesso e viene emarginato.

 l'emarginazione comporta una crisi interna, per l'incertezza di una linea teorica e d'azione ben preci­sa. Manca cioè un elemento totalizzante in cui sia pos­sibile la convergenza delle ideologie politiche e della testimonianza di fede.

Si promuove perciò una serie di dibattiti sulla chiesa locale (rilevante la presa di posizione sul signi­ficato della scelta, a Roma, di don Lutte), da cui emer­ge l'intuizione di una chiesa ' diversa', fortemente in­carnata nella storia locale e al contempo testimone di una presenza trascendente. Di qui sorgono alcuni sotto gruppi, di studio e di impegno, quali il gruppo operaio, il gruppo di studio teologico (lettura e commento di Tillich) , il gruppo del cineforum.

Il gruppo che meglio funziona è quello operaio, in quanto la realtà sociopolitica zonale presenta nel '71'72 alcune situazioni critiche relative al problema operaio nelle fabbriche. Da un lavoro di indagine sor­ge l'esigenza di mettere a conoscenza di un pubblico più vasto momenti particolarmente salienti della lotta operaia alla Nuova Fast di Cumiana, alla Gutermann di Perosa e alla Scot di Dubbione. Il gruppo rivela inoltre gli intrallazzi della politica amministrativa nel comune di Perosa.

Contemporaneamente, in collaborazione col gruppo residente di Agape si lavora per sensibilizzare la popolazione sulla situazione del Vietnam e per ottenere dei fondi per la campagna del chinino.

Circa ogni mese, il gruppo si è occupato della ven­dita a Perosa del “Giornale di Pinerolo e valli ”, con una bancarella al mercato.

 

Momento catalizzante e di verifica di tutta l'atti­vità, per la quasi totalità del gruppo, è quello della celebrazione dell'eucarestia la domenica sera: nell'a­scolto della Parola e nel confronto con essa; nello spezzare il pane insieme, segno e tentativo di comunità...

Parallelamente vengono effettuati alcuni incontri con la comunità valdese di Pomaretto (serate di preghiera e scambio di esperienze).

Per l'anno '72'73, il gruppo si sta ponendo 3 diver­si obiettivi che dovrebbero allargare il raggio d'incidenza nella zona: una scelta di fede, la ricerca del ricambio di persone, la scuola popolare.

1) Ci pare importante riconsiderare il valore della preghiera e dell'eucarestia. Forti dell'esperienza precedente, puntiamo ad una celebrazione domenicale aperta, stimolo per un'intensa vita di testimonianza e di fede.

2) Sta sorgendo un gruppo di ragazzi e ragazze più giovani che già ha lavorato nell'estate per la campagna del chinino, ed ora sta per intraprendere a li­vello di scuola media inferiore e superiore un'attività di controinformazione periodica, locale.

3) Su richiesta di alcuni operai, mancanti della licenza di scuola media, è iniziata il 18 settembre '72 una scuola popolare serale, gratuita. Il gruppo si è as­sunto unanime questo impegno, per vari motivi.

E' parso doveroso mettere a servizio degli altri il nostro privilegio di studiare. Stimolante il motivo po­litico: rendere capace l'operaio di acquisire lo stru­mento della cultura per difendersi dallo sfruttamen­to del padrone. Crediamo pure in uno scambio culturale, che cioè l'operaio abbia un'esperienza valida da comunicarci. Infine un motivo pratico: senza la licenza di 3° media si corrono grossi rischi, tra cui il non passaggio di categoria (nelle piccole fabbriche), la difficoltà di trovare lavoro, il licenziamento.  


il partito comunista

Contro l’inganno elettorale
Per la lotta di classe - Dalle elezioni, qualunque ne sia il risultato, il proletariato esce sempre sconfitto - Col voto i lavoratori possono solo scegliere quali fra i figuranti della borghesia saranno messi a far finta di governare

Il potere politico non è del “governo”, tantomeno dalla sua “maggioranza parlamentare”, ma del grande Capitale nazionale ed internazionale, cioè della borghesia industriale e finanziaria. In tutti i paesi la macchina di potere del Capitale è il suo Stato. La cosiddetta “casta politica” è al servizio del grande Capitale, che la mantiene finché il teatrino elettorale e parlamentare è utile a nascondere la vera natura del suo potere, dittatoriale e di classe, deviando contro i suoi spregevoli “politici” la rabbia dei lavoratori.

Negli ultimi vent’anni la classe dominante si è servita della falsa contrapposizione fra berlusconismo e antiberlusconismo. Al momento opportuno Berlusconi è stato messo da parte e un governo, sostenuto da entrambe le fazioni, ha colpito i lavoratori più duramente dei precedenti, di destra e di “sinistra”.

Oggi, il regime del Capitale si accinge a darsi una nuova veste democratica con le elezioni, rinnovando il vergognoso teatrino parlamentare e i suoi falsi schieramenti.

Domani, potrà anche chiudere la sua corte di rumorosi pagliacci, il parlamento, come nel ventennio fascista, e mostrare il vero volto della sua dittatura. Per poi, quando tornerà utile, licenziare il nuovo Mussolini, come già fatto nel 1943, e tornare a vestire i panni democratici.

La democrazia è una ideologia che maschera la dittatura borghese: difende il capitalismo contro i lavoratori, illudendoli che esistano altri mezzi per difendere se stessi che non siano la loro forza organizzata. Lottare per la “vera democrazia” serve solo a perpetuare questo inganno e a rafforzare questo regime. Il capitalismo è una società divisa in classi in cui il proletariato non ha e non potrà mai avere alcun potere.

I lavoratori possono difenderi solo con LA FORZA della LOTTA DI CLASSE:
 - con veri scioperi: a oltranza, senza preavviso, con picchettaggi, che si estendano al di sopra delle aziende e delle categorie
 - per gli obiettivi che uniscono tutti i proletari: forti aumenti salariali, maggiori per le categorie peggio pagate; riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario; salario ai lavoratori licenziati.

Per far questo è necessario ricostruire un vero SINDACATO DI CLASSE fuori e contro i sindacati di regime (CGIL, CISL, UIL, UGL) la cui funzione principale è impedire la lotta di classe.

Questo non basta. Ogni vittoria sindacale non è mai definitiva finché resta in piedi il capitalismo. Lo dimostrano questi ultimi anni in cui tutte le conquiste delle dure lotte operaie passate sono state una ad una distrutte.

La classe lavoratrice si libererà definitivamente dalla condizione di miseria, precarietà e sfruttamento solo conquistando il potere con la Rivoluzione, abbattendo la dittatura borghese e imponendo con la dittatura proletaria le riforme dell’originale programma comunista rivoluzionario necessarie a emancipare l’umanità dal capitalismo: abolizione del lavoro salariato, con estinzione del Capitale e distribuzione gratuita di beni e servizi; obbligo sociale al lavoro, con la scomparsa della disoccupazione; drastica riduzione del lavoro a poche ore giornaliere; regolazione della produzione secondo i bisogni umani e non del profitto.

Il Partito Comunista Internazionale è il solo che ha difeso e saputo mantenere l’originale programma comunista rivoluzionario contro l’ultima e peggiore delle sconfitte: quella culminata con lo stalinismo e la menzogna del falso socialismo russo, cinese, ecc. È il solo che da quella sconfitta ha potuto trarre le lezioni necessarie alla riscossa proletaria futura. Non al voto vi chiama ma alla milizia nelle proprie file per questo grandioso quanto vitale compito.