Neda Agha Soltan

ندا سلطانی

(ASCA-AFP) - Parigi, 22 giu - Jeans, maglietta e il volto sporcato dal sangue, gli occhi fissi al cielo e l'incredulità di chi tenta di rianimarla. Sono le immagini interminabili della morte di Neda, la ragazza iraniana uccisa domenica a Teheran mentre stava protestando con il padre (ndr     un amico) tra le strade della città, teatro da giorni di manifestazioni e scontri.

 

Un video che sta facendo letteralmente il giro del mondo su siti internet, blog e quotidiani on-line. Il nome di Neda é diventato così il simbolo della resistenza iraniana, delle proteste dei sostenitori di Mir Hossein Mousavi, e della rivolta al regime del presidente Mahmoud Ahmadinejad. La radio di Stato ha fatto sapere che almeno 467 persone sono state arrestate durante i violenti scontri di sabato a Teheran tra manifestanti e forze dell'ordine a piazza Azadi. I media internazionali stanno diffondendo l'immagine sconvolgente della morte della giovane e sui blog di tutto il mondo il nome di Neda riecheggia come una promessa a non cedere alle provocazioni e a non dimenticare la violenza perpetrata dal governo iraniano.

 

Anche Wikipedia, enciclopedia on-line, ha dedicato una pagina alla ragazza: simbolo delle proteste di Teheran. Neda, il cui nome in persiano significa 'voce', sta diventando così la voce di migliaia di cittadini che non vogliono mettere a tacere la propria rabbia


iran dossier - il manifesto - feb 09 pdf
 
 
APPELLO DEL SINDACATO LIBERO DEGLI OPERAI DELL’IRAN

AI LAVORATORI IRANIANI 

24 giugno 2009

 

Sono passati 48 giorni dall’attacco contro la manifestazione del 1° maggio al parco

Laleh e l’arresto di operai che vi participavano. Fatti importanti sono accaduti nel

frattempo che hanno provocato sconvolgimenti sociali impressionanti. 

Nei dibattiti televisivi, i candidati presidenziali si sono accusati a vicenda di

irregolarità, di corruzione, di furto, di incapacità di governare e di carenze di

ogni genere. Ma nessuno di loro ha protestato contro le leggi che hanno imposto alla

popolazione tali disastri. Nessuno di loro ha messo in discussione le leggi che

negano il diritto di sciopero, che legittimano salari alla soglia del livello di

povertà, contro le leggi che impediscono agli operai di organizzarsi.               

Nessuno dei candidati ha criticato le leggi che legittimano licenziamenti di massa,

che autorizzano contratti anche di un solo mese, nessuno dei candidati ha parlato di

libertà di espressione, di libertà di abbigliamento, delle centinaia di pratiche

disumane che sono imposte in questa società. Anche quando, a volte, qualche candidato

ha accennato a questi problemi, era per dimostrare di essere il più bravo a far

applicare le leggi! In ogni occasione i candidati hanno ribadito il loro sostegno

alle leggi e alla situazione esistente. 

In queste condizioni, ora che un movimento massiccio della popolazione entra in scena

e reclama le sue rivendicazioni, noi, operai, reclamiamo il diritto di sollevare la

bandiera della nostra classe e di rivendicare: 

1. Un salario minimo superiore a 1.000.000 touman al mese (1000 euro). 

2. Abolizione immediata dei contratti di lavoro temporanei, nuovi contratti di

lavoro. 

3. Abolizione dei “Consigli islamici del lavoro” e delle “Case operaie”, che sono

organizzazioni governative nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Creazione dei

consigli di fabbrica e di altre organizzazioni operaie indipendenti. 

4. Pagamento immediato e incondizionato dei salari arretrati. 

5. Blocco dei licenziamenti e stanziamento di fondi sufficienti per i disoccupati. 

6. Liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici, compresi i

lavoratori che sono stati arrestati il 1° maggio: Jafar Azimzadeh, Qolamreza Khani,

Saaed Youzi, Saeed Rostami, Mehdi Farahi-Shandiz, Kaveh Mozzafari, Mansour Asanlou e

Ebrahim Madadi. Fine delle persecuzioni e delle intimidazioni contro i leader

operai. 

7. Libertà di sciopero, libertà di manifestazione, libertà d’assemblea, libertà

d’espressione e di parola sono nostri diritti irrinunciabili. 

8. Abolizione delle discriminazioni contro le donne, del lavoro dei bambini, dei

licenziamenti dei lavoratori immigrati. 

A tutti gli operai! 

Oggi, abbiamo il dovere di mobilitarci insieme agli altri strati della popolazione,

esprimendo le nostre rivendicazioni in modo indipendente, e di utilizzare la nostra

solidarietà di classe per difendere i nostri diritti umani.

(da operaicontro)


immagine di Neda con annuncio dello sciopero islamico mdal 6 all'8 luglio

Alla fine, vista la difficoltà di manifestare per le strade, si è deciso di organizzare, l'Etekaf, lo sciopero verde islamico, in tutto l'Iran nei giorni consentiti dalla legge islamica dal 15 al 17 Tir, secondo il calendario persiano e dal 13 al 15 del mese di Rajab per quello arabo (dal 6 all'8 luglio per il vostro). "Ogni azione non deve essere contro le leggi islamiche": questo dobbiamo ricordarci. Quindi i giorni consentiti per lo sciopero sono gli ultimi dieci del mese del Ramadan e quelli "bianchi" del mese di Rajab: così non infrangiamo né il diritto Coranico né le leggi della Repubblica