
MOSTRA SULLA STORIA SINDACALE DELLE MINIERE DI TALCO
-Appunti sulle lotte principali
orario : lunedģ-sabato dalle 17alle 19; domenica dalle10 alle 12 e dalle 17 alle19
Ringraziamo la Comunitą Montana Val Chisone e Germanasca per l'ospitalitą. Alla mostra sono intervenute circa 130 persone, di cui una decina erano lavoratori Luzenac. Non abbiamo pensato di avvertire le scuole per qualche visita al mattino e la stampa locale non ci ha aiutato. Contiamo di migliorare la mostra per l'anno prossimo.Chi ha del materiale utile e vuole prestarcelo puņ telefonare ad ALP:0121 321729.
(testo esposto e distribuito alla mostra)
APPUNTI PER UNA STORIA SINDACALE DELLE MINIERE DI TALCO
- lotte principali (a cura di Enrica Rochon/Cobas Scuola ed Alp/Cub miniere Luzenac v.Chisone)
Fino al secondo dopoguerra non esisteva una forma organizzata dei minatori; restano tuttavia delle tracce di conflittualitą. Una di queste, molto colorita, risale al 1906, anno in cui una ditta, precedente alla T&G volle costruire un troncone di teleferica alla Roussa , fino a Balma. I portatori temevano la disoccupazione e, con la solidarietą dei minatori, la ostacolarono in ogni modo, fino ad arrivare al tentato omicidio del direttore dei lavori, Carlo Salton. Alla fine dellanno rientrņ il licenziamento di un indiziato e ci fu un aumento di paga, ma la funivia venne costruita , e i portatori persero il lavoro .(Ferrero Carlo, la storia delle miniere,1988 pg 19-21))La paga di un minatore nel 1936 era di 1,60 lire al giorno, aumentata a 2,40 lire nel 40.
GLI ANNI 50
Si avvertģ la presenza sindacale ed un conflitto organizzato solo, comč ovvio, a partire dalla fine degli anni quaranta. In quel primo decennio del dopoguerra si registrarono lunghi e ripetuti conflitti determinati da richieste di aumenti salariali e dal mancato rispetto degli accordi precedentemente sottoscritti dalla direzione.
Il sindacato (CGIL e CISL) pure presente nelle miniere, era perņ molto debole; cerano fenomeni di repressione anti-operaia, acutizzate da un padronato piuttosto ferreo, e soprattutto perdurarono condizioni contrattuali precarie e inaffidabili. I nodi rivendicativi degli anni 50 riguardavano sostanzialmente gli aumenti salariali, in particolare la questione del premio di produzione e il rispetto degli accordi. Il salario di un minatore nel 1949 andava dalle trenta alle trentasettemila lire mensili: molto meno di quello che guadagnava un operaio del fondovalle. I salari furono mantenuti costantemente bassi fino a tutti gli anni 50 perchč da un lato la T&G aveva il monopolio delloccupazione in Valle, dallaltro il lavoro in miniera fu, fin dal suo esordio unintegrazione al lavoro agricolo, e dunque, non costituiva lunica fonte di reddito, per quanto quello agricolo fosse un reddito di sopravvivenza o poco pił.
" Succedeva di uscire dalla miniera a mezzanotte e di salire direttamente alla miando per dormire. Lindomani mattina si falciava il fieno fino a mezzogiorno. Un anziano minatore aveva portato in una settimana tredici carichi di fieno dalla miando a casa sua, pur avendo dovuto lavorare nel turno di notte in miniera."
Per quanto riguarda la sicurezza del lavoro, resa possibile da una legge dello Stato nasceva nel 59 la Commissione di Polizia Mineraria composta da un tecnico aziendale, un impiegato e un operaio eletto dai compagni di lavoro. Questultimo aveva per la prima volta il potere di far sentire la propria voce, potendo redigere un suo verbale in caso di dissenso dagli altri membri.
GLI ANNI 60
Per alcuni dei pił giovani la miniera poteva essere diventata lunica occupazione, di qui lesigenza di avere i salari aumentati. Ma, per raggiungere un risultato favorevole dal punto di vista salariale occorrerą arrivare agli anni 60 e precisamente al 1962; dopo tre mesi di sciopero,che, nel ricordo dei protagonisti fu esemplare per coesione interna e unitą dei lavoratori, lo sbocco fu: 4000 lire per i minatori e 3000 per gli operai della macinazione. La Commissione Interna diventņ pił abile, il Sindacato a livello generale acquistava via via pił forza. Su questonda positiva sinserģ la riduzione dorario a 40 ore per i minatori approvata dal Parlamento nel 1962 e da un nuovo contratto nel 1963 che stabilģ alcuni punti fermi di grande portata, tra cui un nuovo mansionario (e labolizione della figura del manovale) e la contrattazione aziendale del premio di produzione.
Negli anni 60 crebbe lorganizzazione dei lavoratori, mentre la loro forza contrattuale, soprattutto in tema di difesa dei posti di lavoro, restņ bassa.
La Val Germanasca fu teatro di lunghe lotte per il rispetto dei contratti e la difesa dei posti di lavoro, intorno ad esse si formarono schieramenti, si sviluppņ solidarietą, ed il tutto ebbe una grande risonanza sui giornali locali.
Si cominciņ nel 1966: lagitazione prese le mosse dalla mancata assegnazione del premio di produzione. La prima risposta dei minatori fu una lotta articolata: due ore per turno di astensione dal lavoro, in attesa di un incontro al Ministero del Lavoro in cui i Sindacati chiedevano la revoca della concessione della Miniera alla Societą T&G. Era il 13 gennaio 1966: lincontro fallģ e i minatori occuparono la miniera. La Direzione spense il sistema di ventilazione e interruppe lenergia elettrica. La commissione Interna organizzņ i due turni del presidio, uno di giorno e uno di notte:
" ... Stavamo senzaria dalle 19 alle 7 e dalle 7 alle 19; uscivamo bianchi come stracci, mezzi morti. I turni li facevano tutti, in assoluto. Lo prendevamo come un lavoro: alla sera partivamo col nostro sacco e una bottiglia di vino, giocavamo a carte tutta la notte"
Resistettero, e non solo in miniera: infatti scesero, a fine gennaio, a presidiare anche il Malanaggio e S.Sebastiano. Si accamparono di fronte agli autotreni inviati a prelevare il talco, ci furono alcuni arresti . Seguģ una marcia dimostrativa e silenziosa il 9 febbraio 1966: i minatori trovarono la sede chiusa e i Carabinieri ad aspettarli. Essi non erano perņ soli; molte forze sociali, politiche ed ecclesiastiche appoggiarono la lotta: Parlamentari , Consiglio di Valle, Chiesa Cattolica e Valdese espressero la loro solidarietą. Il 17 febbraio 1966 fu siglato laccordo: riproporzionamento del premio di produzione, rivalutazione dellincentivo giornaliero, definizione del premio derivante dallaccordo del 1962 e pagamento degli arretrati.
"Quellanno i soldi ce li hanno dati" ha detto un protagonista, ma... non trascorse neppure un anno che la lotta ricominciņ: questa volta erano in gioco 280 posti di lavoro (in un primo momento la Direzione propose di scambiare il licenziamento in massa con la non-applicazione dellaccordo del 1966!) Partirono le prime 100 lettere di licenziamento ai primi di marzo ed iniziņ cosģ una nuova occupazione che durņ quasi due mesi. La situazione era difficile (era passato a malapena un anno dallultima occupazione) e la tensione calņ nel momento in cui furono resi noti i nomi dei licenziati . Dopo due mesi di occupazione la vertenza si chiuse tragicamente il 24 aprile 1967 con 140 licenziati.
Furono dunque anni di grandi conflitti, con esiti di accordi contrastanti: positivo quello del 1963, negativo quello del 67. Questi avvenimenti possono essere spiegati, ancora una volta, con lintervento della variabile tecnologica:; infatti la ristrutturazione tecnologica avviata alla fine degli anni 50 provocņ un aumento di produzione e contemporaneamente lesubero della forza-lavoro. Cosģ nel 63 gli aumenti furono concessi anche perché la produzione era raddoppiata, ma subito dopo arrivņ lo spettro dei licenziamenti. Il 1967 č laltra faccia della medaglia della ristrutturazione tecnologica: pale meccaniche, perforatrici con sostegni, chiusura degli imbocchi meno produttivi avevano di nuovo reso superflui molti minatori, come daltronde era avvenuto in una fase precedente, in seguito allintroduzione delle perforatrici a secco.
GLI ANNI 70-80
Negli anni 70-80 gli obiettivi riguardavano tanto lambiente e le qualifiche, quanto la solidarietą con altri lavoratori e la dimensione salariale. Infatti, fin dal 1977 ci furono buoni risultati sul fronte dellambiente di lavoro: Enti specializzati potevano rilevare dati ambientali in miniera, il sistema di ventilazione e tutte le attrezzature furono revisionate. Grandi discussioni si svilupparono nel 79 intorno alla ripiena cementata, ritenuta nociva dai minatori nella fase di essiccatura del cemento. Essi chiedevano lattesa di otto giorni nei cantieri adiacenti alle ripiene appena effettuate.
Trentasei giorni di sciopero articolato furono il prezzo di una vertenza aziendale dellaprile 1980 che aveva come obiettivi( raggiunti) lo slittamento in avanti di una categoria per tutti i minatori, e listituzione della mensa. Si trattņ di due conquiste significative.
La solidarietą con altri lavoratori si manifestņ in concomitanza con la chiusura dellIsolantite (1984).
Sempre pił forti diventarono invece tre parole dordine aziendali: produttivitą, ristrutturazione e mobilitą. Il 1360, limbocco che si aprģ nel 1984 fu la rappresentazione emblematica di queste tre parole dordine. A qualche mese dallinizio della galleria di accesso lAzienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esterna, avanzando presso il Consiglio di Fabbrica e i Sindacati, ragioni legate al mancato rispetto dei tempi e dei costi previsti. La Ditta appaltatrice usava tecnologie nuove ( pale pił grandi ed una diversa organizzazione del lavoro ( tre turni ); in seguito tali modifiche sono state applicate anche dallAzienda in parecchi altri cantieri.
Il sistema dellappalto sarą ripetuto per tutte le gallerie di accesso al 1360, la rampa del 1440 (terminata nel 94) e la galleria che da Pomeifré entra per due chilometri nella montagna verso Rodoretto in direzione dei fori sonda (iniziata nel 1995). (VEDI SCHEDA APPALTO)
Relativamente agli anni 80 possiamo ancora citare laccordo sulla mobilitą che risaliva al 77 e riguardava in un primo momento soprattutto gli stabilimenti, ma venne ad un certo punto applicato anche al sottosuolo. Gli effetti della mobilitą sono magistralmente descritti da un minatore:
" Lo spostamento di minatori attivi e svegli creava scompenso nellorganizzazione delle lotte; poi non era mai facile riadattarsi in un cantiere nuovo. La miniera č un luogo affettivo; essere spostati č una tragedia, perché cambi amicizie e sistema di lavoro".
GLI ANNI 90: LA GESTIONE LUZENAC
Con la vendita della Talco & Grafite alla multinazionale francese Talc de Luzenac iniziņ un nuovo periodo di ristrutturazioni, con profonde modifiche produttive e periodiche riduzioni di personale con mobilitą, prepensionamenti e incentivi ai dimissionari.
Si ebbe un salto di qualitą nellorganizzazione del lavoro della miniera tale da modificare sostanzialmente il principio organizzativo dellestrazione del talco e la messa in discussione della centralitą della figura del "minatore di mestiere". Questa ristrutturazione ha agito in profonditą perchč ha operato contemporaneamente su tutti i versanti che caratterizzano il lavoro in miniera:
- sul talco: non viene pił estratto tutto (di qui il vecchio termine coltivazione) ma solo quello che si presenta in filoni cosģ consistenti da poter essere estratto rapidamente e con lausilio di mezzi meccanici (e quindi con grandi risparmi ma spreco del giacimento fino a giungere a metodi sperimentali i di estrazione per caduta con fornelli sostanzialmente a rapina.)
- sui macchinari utilizzati che tendono a trasformare sempre pił la miniera in una cava
- sullorganizzazione del lavoro; dopo aver spezzato lunificazione delle mansioni che era rappresentata dalla coppia redistribuisce responsabilitą e compiti frammentandoli tra diverse figure operaie (i minatori addetti all estrazione, quelli addetti alla ripiena, ecc.), ponendo la professionalitą operaia in una posizione assai pił marginale dentro il ciclo produttivo. Vedi le forme di assunzione per la nuova manodopera (SCHEDE LA NUOVA MANODOPERA E EXTRACOMUNITARI)
Finiti gli scioperi orari, fin dai primi anni novanta si ripresero gli scioperi per lintera giornata. Gli obiettivi perseguiti erano in parte generali ( per esempio gli scioperi contro la riforma delle pensioni (VEDI SCHEDA) ed in parte aziendali. Quelli aziendali erano di vari tipi:
Cresceva intanto la crisi di rappresentanza del sindacato, in special modo in concomitanza con laccordo sulle pensioni nel 95: anche fra i minatori ci fu chi sciopero e scese a Pinerolo in manifestazione, fischiando sotto le sedi sindacali (il voto sullaccordo delle pensioni diede in miniera i seguenti risultati: 63 no, 4 si). Una delle conseguenze fu ladesione di vari minatori alla nuova associazione ALP ( Associazione Lavoratori Pinerolesi). Da allora i sindacati confederali si fecero pił attenti . La Direzione continua a lamentarsi della conflittualitą, ma questa, come si č visto, si č ridotta fortemente negli anni, le lotte sporadiche e brevi sono intervallate da lunghi periodi di confronti al tavolo delle trattative, sempre perņ sotto la minaccia di chiudere le miniere se non si viene incontro alle esigenze aziendali.

LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - ORARI
Nel 1991 si fa un accordo per nuovi orari, eliminazione del Sabato , sette ore e mezza di lavoro con pausa mensa a fine turno; durerą per alcuni anni poi ci saranno negli anni vari tentativi della direzione per modificare lorario verso un pieno utilizzo degli impianti, con resistenze dei minatori, pur cedendo alla fine su sabati e domeniche Su questo punto esiste una proposta della Fulc, condivisa da una stretta maggioranza di minatori che i confederali avanzano per evitare oggi lappalto della coltivazione del talco al Crosetto.
Alcuni passaggi di una continua pressione sulla forza lavoro:
1)Il 1992 vede linizio del lavoro di notte alla galleria di ricerca.
Marzo 95. Assemblee in miniera sulle modifiche che l'azienda vuole fare all'orario di lavoro ( straordinari al sabato e Ferie a rotazione). Intanto il turno di notte chiede il cambio: l'azienda propone la rotazione. Iniziano gli straordinari volontari al sabato : č stato portato a 30.000 lincentivo, scarsi risultati di partecipazione.
A settembre, dopo lo stillicidio di comunicati sul pericolo di perdere il mercato e la richiesta di prolungare lorario di lavoro, la direzione comunica che vuole 8 sabati obbligatori su tre turni. Contro questa pretesa sciopero in miniera da venerdģ 22 a martedģ 26. Si scende a Pinerolo davanti alla sede coi caschi.
A ottobre lazienda rinuncia ai sabati obbligatori e torna a quelli volontari, senza recupero e pagati 50.000 in pił.
2) Nel 1996 a inizio maggio in un incontro con le RSU la direzione propone di passare al cambio sul posto in miniera. Questa richiesta si ripete a Febbraio 97 :la direzione intende cambiare lorario di lavoro, (portandolo su quattro turni che si accavallano in modo da garantire il cambio sul posto e sei ore per turno di piena produzione nei cantieri); inoltre vuole regolamentare le ferie, espellere con incentivi ecc una decina di malati, ridurre il personale dei servizi in modo da avere in futuro in miniera solo pił manodopera efficiente e in produzione. Si incomincerą dando in appalto da marzo il trasporto del talco dalla miniera alla cernita, e il trasporto del legname. (Buona parte di queste richieste viene rimandata). A marzo. dopo vari tentennamenti si raggiunge un accordo il 18 con la direzione che prevede la sperimentazione dellorario proposto dai minatori di 8 ore per turno a partire da maggio, fino a settembre. Le giornate di ferie risultanti saranno utilizzate per ponti.
A settembre la direzione chiede per proseguire le attivitą in valle una disponibilitą sindacale ai cambiamenti - e fa notare che gli scioperi in miniera sono troppo frequenti.
3)A giugno 99 richiesta di Sabati con recupero per la miniera e lo stabilimento, altrimenti il gruppo sposta parte degli ordini dei clienti su stabilimenti esteri. I minatori non vogliono farne che sei prima di agosto e chiedono una maggiorazione..
Inoltre la direzione lega la riconferma dei 6 assunti con contratto a termine alla flessibilitą . Mandato delle assemblee a trattare sulla proposta sindacale di un programma di 48 sabati mattina di straordinario, con recupero e maggiorazione raddoppiata, 16 ore di riduzione orario, revisione del premio, assunzione di altri 2 operai in miniera e conferma dei precedenti contratti a termine.
4)A settembre 99 lazienda chiede lavoro al Sabato pomeriggio, si risponde che va bene se volontario, intanto i minatori non vanno a lavorare nemmeno al sabato mattina finché non vengono assunti i minatori previsti dagli accordi. Dal momento che i lavori di preparazione di Rodoretto si prolungano e la vecchia miniera del Crosetto č ancora produttiva ,il 20 ottobre la direzione propone di spostare la fine dellappalto alla Negroni a metą del 2000. La delegazione trattative ha proposto invece di aprire un discorso sulla flessibilitą, in cambio del rispetto dellaccordo sulla fine dellappalto. Le assemblee hanno dato mandato di esplorare con la direzione gli spazi per una organizzazione del lavoro e degli orari che permetta, con assunzioni, di evitare lappalto in miniera.
5)A dicembre si redige una bozza di accordi sugli orari sul Sabato Domenica che viene poi sottoposta a refendum in miniera ottenendo una stretta maggioranza a favore. Lappalto alla Negroni finirą infine entro febbraio 2000. (Ma la ditta resterą in valle con lavori allo Scoprimuseo)
Il 25 gennaio 2000 la direzione si impegna a consegnare il piano per il nuovo orario e le proposte per i premi.
A fine marzo lorganico in miniera č sufficiente per il nuovo orario ma non č ancora stato firmato laccordo, per motivi salariali..
A maggio sciopero di tre turni in miniera, assemblee, breve incontro con la direzione che resta sulle sue posizioni.
6)La situazione si trascina fino allautunno, con scarsi successi nelle assunzioni e grave situazione del macchinario per cui la direzione decide di spostare a Pomeifrč alla galleria di Rodoretto i minatori e dare in appalto la miniera del Crosetto che continua ad essere in produzione nonostante le previsioni. La Fulc propone di rendere operativo lorario sul sabato-domenica e dice no allappalto. Ci si incontra con gli amministratori locali e si ottiene la promessa di un incontro in Regione a gennaio 2001.
Alp/CUB invita lavoratori e cittadini della valle allo sciopero generale.
LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - AMBIENTE DI LAVORO E INFORTUNI
Uno dei primi problemi posti dalla gestione Luzenac nasce in miniera con la sperimentazione delle pale diesel, di cui si denuncia la nocivitą. Lazienda poi si concentra sugli infortuni tradizionali, inviando anche lettere di ammonimento E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI, ma sono i minatori e non lei a far rilevare le lesioni alludito che finora non erano state preventivate. LInail apre un contenzioso per il passato. Nel 1993 la direzione fa il bilancio della sua campagna contro gli infortuni in miniera. lindice (numero degli incidenti per 200.000 ore di lavoro) č passato da 45 nel 1990 a 7,8 a ottobre 93. Intanto si usa dare permessi retribuito a chi subisce infortuni lievi per risparmiare sui contributi INAIL. Proseguono i controlli interni sulla polverositą, il rumore e linquinamento dei mezzi diesel (dal 1996 con macchinette portatili personali). Nello stesso anno comincia il corso per tutti i dipendenti sulla sicurezza ambientale, in parziale applicazione della legge 626. Nel 2000 si registrano 5 infortuni . I minatori intanto devono lavorare bardati come palombari (casco,occhiali,maschera per la polvere, guanti), ma il pericolo č sempre presente e solo il caso evita il peggio
a) 1991. I DIESEL: La FULC convoca un professore di Medicina del lavoro delluniversitą di Siena per iniziare controlli sui fumi. I minatori si fermano ad aprile per tre turni, lazienda sospende luso delle pale nei cantieri ma non al minaggio. Le prove sui fumi dei diesel si fanno nonostante i minatori dicano che conta il loro giudizio e non quello dei tecnici. La direzione a questo punto , le spalle coperte dai rilevamenti, dichiara che senza i diesel la miniera chiude. Minaccia di richiamare i cassintegrati e dichiarare una settantina di esuberi, per ultimare le coltivazioni esistenti in vista di un abbandono della miniera. E un segnale forte, che si riproporrą negli anni seguenti ogni volta che qualche cambiamento non accettato dai minatori darą luogo a un conflitto di interessi. A inizio settembre la miniera entra in lotta, si tratta in sede e allUnione Industriale e la direzione Luzenac consegna un documento in cui dice di essere disposta ad ogni controllo sui diesel , a miglioramenti della ventilazione, e depurazione sui mezzi diesel. Lo sciopero dura dieci giorni interi e sarą finora lultimo sciopero lungo della nuova gestione: I minatori votano: 35 per sospendere la lotta e una quindicina per continuare lo sciopero ( ha partecipato a questa assemblea metą dei minatori e ha votato anche chi non lavora sui diesel).
Il 16 ottobre 1991 cč laccordo: filtri sugli scarichi, registrazione continua dei valori degli inquinanti, rotazione ampia del personale, intervento delluniversitą di Siena. Nei fatti non si riuscirą a gestire bene laccordo negli anni seguenti. E ancora presto per sapere se il grado di inquinamento cui sono sottoposti i minatori darą luogo nel lungo periodo a conseguenze...
b). Ricordiamo alcuni infortuni .
*Sempre nel 1991, il 17 dicembre, il grave infortunio a Dino Bertalmio, meccanico che lavorava allesterno ad una tubatura dellaria compressa. Sta a lungo in coma alle Molinette, poi sarą tentata una riabilitazione ma resterą invalido e non riprenderą il lavoro.
*Il 26 ottobre 1994 muore, allimbocco della galleria Paola, Marco Brugiafreddo, tecnico della miniera, di 23 anni. Usciva su un locomotore e urtando contro le tramogge della ghiaia muore sul colpo. La miniera si ferma. I compagni di lavoro partecipano in massa ai funerali a Pinerolo A Dicembre viene consegnato a metą mese il rapporto su Brugiafreddo. Viene scritto che linfortunio mortale č stato provocato da "mancata visione dellostacolo o errata valutazione delle dimensioni, consistenza e posizione dellostacolo (scivolo aperto= punto di impatto sulla vittima)". Non verrą fatta nessuna contestazione nč dal sindacato nč dalla famiglia, ma seguirą un procedimento giudiziario. Nel 1995 un mezzo gommato resta sotto una frana : il minatore si toglie allultimo momento... Capita altre volte. A dicembre viene consegnato con la busta paga un quiz antinfortunistico e un commento che riporta i dati sui morti sul lavoro del 1994 in Italia, 1028 : non viene ricordato Marco Brugiafreddo...
1996 Si continua ad avere infortuni ad una media di uno al mese. Il rappresentante per la sicurezza di parte operaia č stato eletto in questanno.
*Ad inizio aprile grave infortunio al capo dellesterno che ha lesioni di varia gravitą a tre dita della mano destra.
Viene istitituito su proposta della direzione un premio-infortuni ( monte di 300.000 lire annue riducibili secondo gli infortuni, ma che confluisce se non pagato in una cassa di mutuo soccorso gestita dai lavoratori. *Nel 1998 fra gli altri un infortunio a un minatore prossimo alla pensione che si rompe una gamba. In aprile un altro serio infortunio a un minatore travolto da una caduta di talco. La sera prima aveva chiesto che fosse rinforzato larmamento del cantiere ( dopo la convalescenza verrą trasferito al mulino).. *A maggio grave infortunio a un operaio della Negroni, che appalta i lavori nella nuova galleria di Rodoretto. Rimarrą paralizzato alle gambe. Il lavoro in appalto si svolge con orari intensivi, infatti si applica il contratto edile. Non si rispettano le norme sui fumi dei diesel e delle volate. Nessuna forma di sindacalizzazione č presente allinterno dellappalto.
La Luzenac prosegue nella sua campagna per la sicurezza , preoccupata anche dalla tragedia austriaca in una miniera del gruppo: A fine luglio 98, in Austria, grave incidente in miniera per una frana di materiale fangoso a Lassing, della Luzenac Austria. Le squadre di soccorso riescono recuperare sano e salvo il primo minatore rimasto intrappolato; purtroppo la prima squadra di soccorso č stata bloccata in un pozzo. Alla fine risultano morti i dieci soccorritori. La miniera di Lassing verrą chiusa..
LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - LAVORO IN APPALTO
Uno dei primi appalti in miniera č quello del trasporto del talco dalla cernita della miniera allo stabilimento di Malanaggio. Altri appalti sono stati dati per le sonde esterne per delimitare il giacimento di Rodoretto nel 1992 e poi, tracciata la galleria principale, per i primi sondaggi interni nellautunno 1996.
Questione pił spinosa quella dellappalto per il lavoro in roccia in nuove gallerie. Al livello 1360, per limbocco che si aprģ nel 1984, a qualche mese dallinizio della galleria di accesso lAzienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esterna, avanzando presso il Consiglio di Fabbrica e i Sindacati, ragioni legate al mancato rispetto dei tempi e dei costi previsti. La Ditta appaltatrice usava tecnologie nuove ( pale pił grandi ed una diversa organizzazione del lavoro ( tre turni ); in seguito tali modifiche sono state applicate anche dallAzienda in parecchi altri cantieri.
Il sistema dellappalto del lavoro in roccia sarą ripetuto per tutte le nuove gallerie: la rampa del 1440 (terminata nel 94) e la galleria che da Pomeifré entra per due chilometri nella montagna verso Rodoretto in direzione dei fori sonda . Poi si chiederą anche lappalto per la coltivazione del talco, con vertenze logoranti che porteranno alla concessione da parte dei minatori di coltivare in appalto il primo livello Sud di Rodoretto.
I minatori stanno imparando a proprie spese cosa vuol dire andare sotto alle ripiene cementate fatte dallappalto a Rodoretto. Infatti per la fretta e la poca conoscenza delle tecniche di lavoro sul talco da parte della ditta Negroni si sono fatte ripiene approssimative e ai piani inferiori anche la direzione lavori Luzenac deve ammettere che bisogna correre ai ripari dove possibile.
Per questo si pensa che oggi la direzione giochi la carta dellappalto al Crosetto, dove la coltivazione č al termine, molti livelli fatti dai minatori locali garantiscono la stabilitą della miniera ed anche minatori improvvisati possono in qualche modo mandare avanti la produzione.
Alcuni passaggi.
- Aprile 1995 inizia lo scavo della galleria di Pomeifrč verso Rodoretto, appaltati alla ditta Negroni di Bergamo. Il lavoro in appalto si svolge con orari intensivi, oltre lorario del contratto minerario, infatti si applica il contratto edile. Non si rispettano le norme sui fumi dei diesel e delle volate. Nessuna forma di sindacalizzazione č presente allinterno dellappalto. Gli operai provenienti dal Bergamasco, reclutati a seconda dei picchi di lavorazione, vivono in baracche metalliche vicino alla miniera.
I lavori esterni li ha fatti Barus di Prali che appalta anche il trasporto alla discarica a livello 1440 dello sterile prodotto dallo scavo. Maggio il trasporto talco dalla miniera a Malanaggio passa dalla ditta Speed a quella Paschetto.
1997 : Alla ripresa dei lavori dopo le Ferie c'č una assemblea in miniera perché la direzione vuole sospendere il trasporto talco fra miniera e cernita col camion della ditta per non affrontare le spese di riparazione per il collaudo. segue incontro con la direzione senza risultato : il trasporto č in appalto (violando laccordo sindacale).
1998. La direzione minaccia di abbandonare Rodoretto se non si accetta lappalto . Dopo lunghe trattative e rotture alla fine in Regione il 12 dicembre si raggiunge laccordo. CGIL e CISL ritirano il loro ricorso in Pretura sullappalto del trasporto del talco, viene inserito un punto su lavori alternativi allesterno per i minatori - oltre la cernita - e impegni per eventuali sbocchi nel museo della miniera in avanzata fase di allestimento. Continua a mancare nellaccordo il piano per stabilimento e sede
Si vota il 15/12 ai mulini di Malanaggio con gli impiegati della sede e il giorno dopo in miniera . Laccordo viene accettato, con 73 SI, 22 NO, 8 bianche e 2 nulle. La maggioranza dei NO vengono dai minatori che fino allultimo hanno confermato che lappalto per la coltivazione del talco, anche se con garanzie che si svolgerą solo al primo livello SUD č un precedente e introduce una concorrenza che potrebbe peggiorare le condizioni di lavoro future.
Lappalto alla Negroni per Rodoretto č finito a febbraio 2000. Ma la ditta č rimasta in valle con lavori allo Scoprimuseo, e sarą quindi a disposizione per un ulteriore rilancio dellappalto : la direzione a fine 2000 annuncia che intende spostare a Pomeifrč alla galleria di Rodoretto i minatori e dare in appalto la miniera del Crosetto che continua ad essere in produzione nonostante le previsioni. I minatori scioperano 4 ore e scendono a Malanaggio dove č in corso una riunione della direzione coi sindaci di valle.
La FULC in un comunicato dice no allappalto che viola il contratto minerario e prelude ad una estensione dellappalto e terziarizzazione della miniera. Dopo incontri in Comunitą Montana con gli amministratori di valle , si attende un incontro in Regione. La FULC proporrą un orario su sabato-domenica per evitare lappalto.
ALP/CUB propaganda lo sciopero di valle per costruire una forza dei minatori ed una solidarietą fra tutti i lavoratori della valle coinvolti in processi di ristrutturazione ed esperimenti di flessibilitą.
LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE- LA NUOVA MANODOPERA
Anche in miniera da vari anni si sperimenta ilcontratto di formazione, lavoro a termine, poi campagna acquisti con scarso risultato (lavoratori di altre regioni, stranieri ecc) Il turn-over ripreso tardivamente per ridurre al minimo il costo della manodopera, ha fatto sģ che nel 2001 su 32 minatori in sottosuolo, solo una dozzina sono quelli sopravvissuti alla campagna di assunzioni di questi anni, fatta con controlli sanitari crescenti e scoraggiando la manodopera locale con i salari iniziali bassi, i contratti a termine ( sovente confermati ,va detto). Fra questi quattro nuovi minatori sardi. Lazienda ha poi provato a inserire lavoratori stranieri, con esito finora incerto, storia che cerchiamo di sintetizzare nella scheda GLI EXTRACOMUNITARI. La mancanza di manodopera, problema oggi comune a molte aziende serve alla direzione a giustificare la richiesta di appalto.
Quando arriva la multinazionale circola il bollettino "Flash Luzenac", con notizie dalla Francia: alla cava di talco il lavoro si svolge solo nella bella stagione, 68 marocchini, 28 spagnoli e 26 portoghesi. , Poi ci sono 66 francesi, concentrati nella sorveglianza o allo stabilimento. La presenza di stranieri č un'abitudine per la Francia e forse una prospettiva anche per l'Italia. "Ma in miniera ci saranno ancora posti di lavoro quando saranno "convenienti" gli stranieri?"- scrivevamo nel 1991. Dopo quattro anni di cura dimagrante a base di mobilitą e pensionamenti nel 1994 in miniera si č 98 ( si era in 163 nel 90). La direzione comunica che dą incentivo di 40 milioni a chi dą le dimissioni. Poi con la mobilitą verso la pensione espelle altra manodopera e dichiara che per due anni non ha eccedenza di personale.
A novembre del 1995 viene assunto un diplomato IPSIA, in contratto formazione lavoro, per l'officina meccanica. Con varie dimissioni siamo rimasti in 66 operai in miniera.
Nel 1996 riprende lentamente il turnover, un paio di assunzioni di meccanici e il rientro di due dalla mobilitą per mancanza di requisiti per la pensione. Si inaugura ora il tentativo di cessione di manodopera: a inizio 97 č' dimissionario il magazziniere della miniera, vicino alla pensione, e anche la moglie che faceva le pulizie. La direzione ne approfitta per proporre alla seconda donna delle pulizie di passare ad una ditta esterna con orario di lavoro raddoppiato e modesto aumento salariale. In quel periodo la direzione tenta anche di far lavorare alla ripiena del Crosetto operai della ditta bergamasca che sta scavando a Pomeifrč. Entrambe le iniziative vengono fermate ma poi si deve scioperare contro lo spostamento della donna delle pulizie a Pinerolo e l'appalto delle pulizie. Senza esito e beffati perché questa dą le dimissioni.
Il 21 ottobre 97 lazienda consegna il programma di lavori in miniera dal 98 al 2001: nel 99 č prevista la fine di "Crosetto 1", 24 minatori vanno a Rodoretto, nel 2000 la fine di "Crosetto 2", 14 minatori si trasferiscono. Questi tempi saranno vistosamente ridimensionati. Lappalto dovrebbe coltivare il primo livello per un anno, dopo aver fatto lavori preparatori. Prevista lassunzione di sei minatori con contratto a termine di due anni.
A febbraio 98 la direzione per la revisione del progetto Rodoretto vuole ridurre i costi fra laltro vorrebbe espellere una decina di operai non pił pienamente idonei alla produzione, precisando che se si rifiuta la riorganizzazione proposta procederą unilateralmente a licenziare. Altrimenti si limita ad alcuni trasferimenti( in parte gią avvenuti) assumerą due operai per l'interno miniera e "incoraggerą" altri a uscire (mobilitą, invaliditą, nuovi posti di lavoro del museo della miniera ecc.). Il 3 marzo comincia lo sciopero che dura alcuni giorni costringendo la direzione a fare un passo indietro.
SCHEDA EXTRACOMUNITARI
Da marzo 1999, con la ricerca di nuovo personale da inserire in miniera e vista la cronica mancanza (secondo la Luzenac Val Chisone) di soggetti residenti in valle, si č cominciato a vedere tra di noi una nuova forza lavoro extracomunitaria. Sono giunti fin qui 4 marocchini, 2 tunisini e 1 rumeno. Di questi sono presenti attualmente solo 1 tunisino e 1 rumeno. I motivi per cui alcuni di loro non si sono fermati sono vari:
- 1° Marocchino non č stato confermato per motivi di salute sopravvenuti dopo la visita medica di idoneitą. Pensare che aveva lavorato per la impresa Negroni nellappalto di Rodoretto senza che ci fossero problemi di salute!
- 2° Marocchino non confermato perché non sapeva leggere e scrivere nella nostra lingua.
- 3° Marocchino se nč andato spontaneamente perché la realtą che ha trovato non corrispondeva alle promesse fatte dallAzienda.
- 1° Tunisino, anche lui se nč andato di sua volontą. Forse perché aveva unofferta di lavoro migliore o perché non si era abituato al tempo di lavoro e di vita qui presente.
- Il lavoratore Rumeno gią impiegato nelle miniere del suo paese, ora č anche impiegato come guardiano presso la ex- miniera Gianna, con relativo alloggio ; ha quindi abbandonato il villaggio olimpico di Pomeifrč, nei pressi della nuova galleria di Rodoretto. Lo ha seguito nel lasciare la vita in baracca il Tunisino che dopo la conferma del contratto si č trovato lalloggio in quel di Perosa. Questi č in Italia da parecchio tempo ed ha gią lavorato come muratore per alcuni anni. Questa la situazione attuale riguardante la manodopera extracomunitaria nella nostra ditta. Ora ci si aspetta la calata della comitiva di Polacchi ( si parla di circa 10 unitą) per cui ci sarebbe gią il permesso ma sono in ritardo gli accertamenti previsti dalla Questura. Larrivo dei Polacchi č in forse, viste le ultime proposte fatte dalla direzione, riguardanti lappalto dellestrazione del talco al Crosetto.
Aggiornamento (aprile 2001)
Con il mese di febbraio la Luzenac ha assunto con contratto a termine di un anno 12 polacchi.
Questi sono giunti proprio nella settimana in cui i minatori incominciavano lo sciopero per la mancata conferma di un giovane in contratto formazione lavoro e contro la linea aziendale sulla miniera.
Inizialmente i punti interrogativi erano tanti fra i minatori (ed alcuni rimangono tuttora) su queste assunzioni da parte della Direzione. Lavorando coi polacchi e parlando ( per quel poco che si puņ, visto che uno dei maggiori problemi č proprio quello della scarsa conoscenza della nostra lingua- la direzione ha organizzato dei corsi di italiano) si č capito che non sono quei minatori cosģ esperti come la Direzione va dicendo. Sono lavoratori che sģ hanno lavorato in miniera, girando il mondo, ma in miniere totalmente diverse ( carbone ecce).
Cercano tutti di inserirsi e legare con noi e i minatori locali hanno capito presto che accoglierli č importante per ridurre il rischio che siano usati contro di noi. Infatti sono operai che per la loro situazione di precarietą a tutti i livelli ( alloggio, lontananza da casa, bisogno di guadagnare in fretta il pił possibile) sono disposti anche a orari e condizioni di lavoro molto diversi da quelli in uso fra noi ( e su questo qualcuno ci gioca).
Del gruppo di 12 uno č stato rimandato in Polonia per motivi di salute.
Su 11 , assunti con la qualifica di operai all8° livello, uno (7°livello) č il loro referente verso la Direzione ed č forse il meno accetto al nostro interno, non abbiamo ancora capito bene le sue mansioni ( costui fra laltro pare sia gią in pensione nel suo paese e si dice faccia parte di una ditta che potremmo paragonare alle nostre agenzie di lavoro interinale).
I polacchi, dopo un periodo passato nel villaggio olimpico di Pomeifrč ( le baracche della ditta Negroni adattate dalla Luzenac) si sono trasferiti nei vecchi locali spogliatoi della ex miniera Gianna. A turni ogni tanto godono dei riposi ritornando in Polonia.
LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - CONTRATTAZIONE
I contratti nazionali negli anni hanno perso il ritmo tendendo a slittare oltre le scadenze. Il settore minerario si sta riducendo a poche centinaia di addetti nelle miniere e il resto nelle cave. Tanto che si parla da anni di accorparlo ( i confederali vorrebbero unirsi al settore chimico ma il padronato non ci sta per il divario salariale da questultimo). Cosģ si giungerą a nemmeno pił organizzare delle lotte e delle discussioni sulle piattaforme. Basti vedere il contratto nazionale rinnovato nel 2000 con 72.000 lire lorde di aumento al 5° livello, come se non si dovesse recuperare almeno linflazione ( gli insegnanti ottengono negli stessi giorni 300.000 lorde di aumento al mese, ma almeno hanno scioperato). Cosģ tutto resta affidato alla contrattazione aziendale, dove possibile, č il caso della Luzenac dove perņ la contrattazione aziendale si sfilaccia nel tempo a seconda delle contraddizioni su orari, premi, appalti che si creano tra direzione e minatori e si svolge con discussioni e pochi momenti di lotta.
Alcuni passaggi:
- 1993 Accordo a Roma sul contratto nazionale, spostata la scadenza al 30/9/94 : l'ultimo č stato rinnovato il 30/9/88 ! Aumenti. uno di 50.000 subito e un altro dal 1/10/93 (quinto livello). Una tantum di 850.000 lire (500.000 gią anticipate dalla Talco Val Chisone).
- 1994. 30 settembre č iniziato uno sciopero di 8 ore sulla vertenza aziendale, con assemblee di tutti i turni.
Ottobre. Inizia il mese con due scioperi di 8 ore , per la vertenza e sulla questione delle pensioni. Il venerdģ infatti si partecipa alla manifestazione a Pinerolo.
Seguono altre due giornate di lotta, una coincidente con lo sciopero generale del 14 ottobre.
La direzione adesso č disposta a discutere.
Novembre. Riprende e si interrompe la trattativa, l'azienda vuole tenere fermi gli accordi di luglio col governo. Dicembre. Siglato a metą mese l'accordo aziendale: prevede un aumento fisso del premio mensile di 56.000 lire ed altre variabili a seconda della collocazione produttiva e dell'aumento di produzione mensile. 500.000 di unatantum. Inoltre anticipo sul contratto nazionale: 60.000 subito altre 60.000 a ottobre '95.
- 1996. Luglio E' finita la CIG ai mulini.. Si tratta in sede con le RSU e il 10 luglio si rinvia a settembre la revisione degli incentivi di produzione e del premio annuo. Nel frattempo con la paga di luglio ci sarą un anticipo di 300.000 lire. Dal 1° agosto arriva il nuovo amministratore delegato che sostituirą l'ing.Di Piazza.
A settembre incontri col nuovo amministratore ing. Salina sui premi. A ottobre la proposta dell'azienda, di fronte alla richiesta di 1.500.000 annue di aumento, arriva, dopo una giornata e varie ore di sciopero, a una nuova base per il premio annuo(1.200.000), alla modifica dell'incentivo di produzione, all'aumento della indennitą notturna al 50%, e infine un premio-infortuni ( monte di 300.000 lire annue riducibili secondo gli infortuni, ma che confluisce se non pagato in una cassa di mutuo soccorso gestita dai lavoratori). Le assemblee giudicano buono il risultato ( in miniera il sģ ha una strettissima maggioranza) e si sospende la lotta..
- 1999. il 17 novembre si svolge dopo anni un intercategoriale dei delegati su crisi Beloit e del territorio, patto territoriale. Si decide lo sciopero generale di zona per il 17 dicembre.
La Beloit č un segnale per tutti. Se guardiamo in zona troviamo segnali simili. Alle Miniere il pericolo non smentito di terziarizzare passando alla coltivazione in appalto e lincertezza sulla resa della nuova miniera di Rodoretto. Alla Manifattura di Perosa la CIG che continua ( ricordiamo ancora la lotta di maggio del 93 e la grande manifestazione di valle che segnņ una svolta nella linea della direzione). Alla Cascami il disinteresse di troppi a risolvere il problema dei bozzoli con le cooperative calabresi. (a dicembre 96 la direzione aveva deciso 18 licenziamenti e i lavoratori fecero pił di 300 ore di sciopero, con la solidarietą di tutta la valle e manifestazione il 1° febbraio- anche questa volta i minatori erano presenti. Si chiuse la vertenza a marzo 97 con 14 volontari in mobilitą. Non passņ la selezione degli esuberi) Allospedale Valdese le misure monetarie per tamponare con lo straordinario la fuga di infermiere . Alla Pramec il recente fallimento. Alla SKF di Villar lintenzione di vendere il settore acciai e smembrare lo stabilimento. Alla Boge la produzione tira ma si abusa del lavoro precario. La SKF di Pinerolo č gią passata sotto un consorzio di imprese. IL magazzino prodotti SKF di Airasca sembra destinato a finire sotto la TNT. Alla Turati e alla Microtecnica segnali di crisi.
La miniera da anni ha cominciato a cedere pian piano su orari, appalti, ha utilizzato il contratto formazione, il lavoro a termine, copiando quel che succedeva pił in basso nelle fabbriche della valle. In comune con molte di loro, da dieci anni ha il fatto di appartenere a una multinazionale, diretta da finanzieri. La miniera non puņ essere spostata, ma puņ venir meno linteresse a tenerla aperta...Esiste un rischio di impresa ma i minatori pur tenendo al posto di lavoro ripetono spesso che il rischio del lavoro in sottosuolo, pressati da richieste di produzione e conseguenti metodi di estrazione approssimativi, non č monetizzabile e si difendono.
- 2000. metą dicembre. E stato rinnovato il contratto nazionale, senza scioperi. Per il salario aumento al 5° livello di 72000 lorde mensili. Per luna-tantum 550mila lorde uguali per tutti , rapportate al periodo lavorativo.
Si devono svolgere le votazioni per sentire almeno il parere dei minatori a cose fatte.
Comunicato FULC
INIZIATIVE DI MOBILITAZIONE E DI LOTTA DEI LAVORATORI LUZENAC PER
NO! ALLAPPALTO DELLA COLTIVAZIONE DEL TALCO AD UNA DITTA ESTERNA
DIFESA DEI DIRITTI DEI MINATORI E DELLE CONDIZIONI DI LAVORO
CON QUESTI OBIETTIVI,
Venerdģ 1 dicembre e Sabato 2 dicembre si sono svolti gli incontri e lAssemblea dei Lavoratori della Luzenac Val Chisone organizzati dalle RSU e dalla FULC di Torino con gli Amministratori locali (Sindaci, Comunitą Montana), le Organizzazioni Confederali del territorio (CGIL,CISL), il sindacato territoriale ALP e la Pastorale del lavoro.
La proposta della Luzenac Val Chisone di far effettuare lestrazione del talco della miniera di CROSETTO ad una Ditta Edile e concentrare tutti i Minatori a RODORETTO, motivata per ragioni tecniche e produttive (carenze di macchinari, di manutenzione e di personale) č stata respinta e giudicata non percorribile per le seguenti ragioni:
1. Appaltare il lavoro dellestrazione ( anche in modo temporaneo) significa avviare un processo che porta i Minatori ad accettare la graduale cessazione stessa della loro funzione di lavoro e/o contribuire al peggioramento in prospettiva delle loro condizioni di lavoro, ciņ č INACCETTABILE, visto e considerato che il lavoro in sotteraneo č riconosciuto tra quelli "PARTICOLARMENTE USURANTI".
2. Le difficoltą della Miniera sono di tipo strutturale, non temporaneo, e devono essere risolte strutturalmente dalla Luzenac assumendosi direttamente tutte le responsabilitą dellattuale situazione.
Il lavoro di estrazione del Talco deve rimanere ai MINATORI LUZENAC, questa č la strada che puņ consentire la definizione di un ACCORDO SINDACALE COMPLESSIVO e soltanto in tale ambito i Minatori e le loro OO.SS. potranno assumersi le responsabilitą che gli competono come sempre hanno fatto.
Gli Amministratori locali nel condividere le nostre preoccipazioni hanno assunto limpegno di favorire il confronto con la Direzione Azeindale e chiederanno lattivazione urgente di un confronto presso la Regione Piemonte.
Le OO.SS. Confederali si sono impegnate a coordinare linformazione e le iniziative sul territorio a sostegno della vertenza.
I Lavoratori e le OO.SS. ritengono che attraverso il confronto sul percorso sopra richiamato sia possibile arrivare ad un quadro di intesa che ridefinisca in positivo le prospettive produttive ed occupazionali della Miniera e dello Stabilimento di Malanggio.
Sarebbe gravissimo se lAzienda pensasse di affrontare la situazione eludendo il confronto e trasformando la Vertenza in un problema di ORDINE PUBBLICO.
Contro questa scelta ci sarą la pił ampia mobilitazione dei Lavoratori, delle loro Organizzazioni Sindacali e delle Amministrazioni locali.
FEDERAZIONE UNITARIA LAVORATORI CHIMICI RSU LUZENAC
TORINO 5/12/00
volantino ALP/CUB
LA LUZENAC VAL CHISONE TIENE AL MARCHIO MA NON AI SUOI MINATORI :
E LINTERA VALLE CHE DEVE INTERROGARSI SULLA QUALITA DEL SUO FUTURO E STRINGERSI INTORNO A LORO.
1. Premessa
Il sindacato ALP/CUB, presente alla Luzenac dal 95 quasi solo in miniera, ha sempre tenuto conto della volontą dei minatori, non ritenendo di potere o volere dare indicazioni che non fossero condivise da questi. I tempi della ricostruzione di una forza nazionale ed internazionale dei lavoratori sono lunghi e non crediamo si debba scavalcarli mandandoli allo sbaraglio isolati e anzitempo non tenendo conto dei rapporti di forza. ALP/CUB č in aperto disaccordo con molte delle scelte nazionali del sindacato confederale ma riconosce che CGIL e CISL di categoria, alla miniera si affidano da qualche anno ai voleri della maggioranza. Ma i margini per i minatori si fanno stretti.
2. No al regalo di Natale della Luzenac.
In questo momento di fronte alla volontą della direzione di attuare lappalto della coltivazione del talco al Crosetto, siamo uniti nel condannare la terziarizzazione selvaggia, nel rivendicare il diritto al lavoro per i minatori Luzenac contro un prevedibile futuro di allargamento dellappalto, nella difesa dei diritti e della tutela acquisiti.
Abbiamo presenti i problemi:
-Riconosciamo che non abbiamo fatto passi in avanti nellestensione alla ditta edile in appalto - che in questi anni ha fatto lavori in roccia e linizio della coltivazione a Rodoretto- delle tutele e dei diritti dei minatori. Lappalto diventa perciņ sempre pił conveniente e non solo per motivi contingenti - vedi la mancanza della voce salariale lavoro in sottosuolo e della legata anticipazione del pensionamento, vedi condizioni di odioso sfruttamento del personale, vedi possibilitą di licenziamento. Tutto legale.
I minatori sono convinti che la Luzenac Val Chisone non rispetta le regole che i suoi stessi dirigenti a livello di multinazionale si sono dati nella carta etica ( dove si afferma che le regole valgono anche per gli appalti).
-Inoltre la direzione locale non ha dimostrato di essere interessata al turn-over e alladdestramento di nuovo personale, incentivando pił volte le dimissioni e rendendo meno interessante il lavoro in Luzenac ai pochi nuovi assunti con contratti a termine ( ma i minatori non si improvvisano). A Roma si sta trattando il contratto nazionale allargando il lavoro a termine e regolando apprendistato e lavoro interinale ...No comment.
-Allo stesso modo letica di "impreditore" ci sembra smentita nel caso dei macchinari in cui si notano due politiche: una per lo stabilimento - di mantenimento dellefficenza- ed una per la miniera. Si vuole creare una situazione in cui proporre lappalto per la manutenzione dei mezzi meccanici anche in miniera, come da tempo si fa ai mulini di Malanaggio?
Avere 7 mezzi in avaria su 8 ed ordinare con grande ritardo pezzi di ricambio č responsabilitą della direzione, mentre questa dice che sono i minatori a guastare i mezzi.!
Da quanto detto č evidente che la direzione approfitta di questa situazione per poter dire che non ha alternative allappalto della coltivazione, che risolverebbe i problemi di mancanza di manodopera e di macchine da scavo. Ha fatto i suoi conti, solo che questa volta i suoi interessi sono ben lontani dai nostri.
Finora non č servito a molto ribattere che semmai la direzione puņ assumere i lavoratori della ditta Negroni - invece di appaltarle la miniera - ed affittare i macchinari, se pensa che in futuro non ne avrą pił bisogno. La multinazionale vuole fare a meno del lavoro della valle per la miniera o almeno arrivare a non gestirlo pił in proprio.
3.Esiste una via di uscita non dolorosa?
Per evitare lappalto il sindacato confederale ha proposto da tempo un nuovo regime di orari per il pieno utilizzo degli impianti. Mette in discussione tempi di lavoro e di vita e non č per niente migliorativo per gli operai.
Su questo punto non abbiamo potuto offrire come riflessione ai minatori che lesempio di altre aziende della zona dove esperimenti vari sono attuati (SKF,Boge, Manifattura) e dove sono stati solo soluzioni provvisorie in un percorso di progressivo peggioramento.
Sappiamo perņ che queste flessibilitą procedono da lungo tempo a livello mondiale,ed in Italia č lo stesso sindacato confederale che sovente si fa avanti nel tentativo di sbloccare situazioni di crisi finendo alla lunga con aiutare pił padroni e governi che i lavoratori.
Non si riesce oggi a fermare a livello locale questo peggioramento complessivo delle condizioni dei lavoratori - salvo attuare coraggiose e durissime lotte con esito positivo solo in casi limitati - occorre riprendere forza e ricostruire lunitą dei lavoratori oggi divisi e precarizzati in modo crescente.
In miniera abbiamo quindi avuto un ruolo critico, ma il referendum ha dato una maggioranza limitata che approva la proposta sindacale sullorario.
La direzione dellazienda da parte sua, anche se lha accettata nelle trattative, non ha concluso sulla parte salariale, ma sopratutto ha minato le possibilitą di applicazione come gią detto lasciando i minatori senza mezzi di produzione e attuando una selezione rigidissima del personale da assumere per cui praticamente il nuovo orario non sarebbe molto facile da applicare. (Difesa della salute, prevenzione , "626" oggi si ritorcono contro il lavoro regolare ma lazienda si guarda bene da far pesare questi "costi" e diritti per lappalto.)
Il sindacato confederale, pur cosciente di tutte le difficoltą , si prende la responsabilitą di rilanciare questa via di uscita per la direzione e le chiede di non ricorrere allappalto, appoggiato dalle Amministrazioni locali.
Alp č daccordo di coinvolgere la Regione nella trattativa, se lazienda vuole ancora discutere, ma ha messo le mani avanti proponendo di allargare il fronte di resistenza a tutta la valle e preparare uno sciopero generale.
I minatori sapranno decidere le forme di lotta opportune per difendere il diritto al lavoro.
Lazienda da parte sua mette in campo le forze dellordine per garantirsi di attuare lappalto dopo Natale.
Alp/Cub 12/12/00 cicl.via Bignone 89, Pinerolo- tel. 0121 321729
interno miniera Rodoretto
Luzenac Val Chisone. Appunti (bis) sul lavoro in miniera a Rodoretto (alpcub-luglio 2002)
La gestione Luzenac comincia nel 1990. A quella data gli addetti dellazienda erano 292 cosģ divisi: miniera 163, stabilimenti 78, centrali elettriche 11, sede 30
Gli addetti totali della miniera sono oggi solo un terzo, circa una sessantina. I metodi di coltivazione del talco sono rimasti gli stessi anche se la Luzenac ristrutturando ha chiuso nel 90 i piccoli cantieri, ha introdotto i grandi cantieri in batteria(la giornata lavorativa prevedeva lavori vari su pił cantieri paralleli) , in modo da aumentare la produttivitą e ridurre tempi morti, e il personale. I cantieri in batteria non erano generalizzati. Dipendeva da zona a zona. In questi si usava un team di tre minatori. Per ora a Rodoretto si lavora allantica con una coppia, in genere fissa, su singoli cantieri . I cantieri aperti sono due a Nord e uno a Sud. Oggi si lavora su tre turni a rotazione.
minatori effettivi (36), di cui 14 polacchi (ogni turno vede presenti 10-11 persone). Sono distribuiti due per cantiere Quando cč il getto del calcestruzzo per le ripiene occorrono due addetti alla pompa, pił un terzo. Un minatore č adibito ai legnami. Dai cantieri si porta il talco a una distanza di 100 metri al deposito. Un minatore a Rodoretto caricava talco dal deposito interno sul camion dellappalto che quindi lo trasportava alla cernita; la Luzenac ha tolto questo lavoro e lha dato in appalto alla ditta Paschetto.
addetti dellesterno (16) : 1 addetto polveriera (pił altre mansioni, manutenzione elettrica 1 ( appoggiato dalla ditta Guala sia per interventi sui cantieri sia per la reperibilitą al sabato), officina meccanica 1 capo e 5 operai; 1 magazziniere; 1 tubista, 1 autista(+ lavoro allinterno); cernita della Carla - 2 capi e tre operai sul centrale. Un minatore riassume lopinione dei compagni di sottosuolo sul lavoro allesterno : č meglio rompersi la schiena fuori che allinterno - con laggiunta del buio e del fumo.
gerarchia di miniera:(8) un sorvegliante generale, 3 capisquadra di giornata (uno per turno) - e il vice caposquadra (e se non cč il capo ci si rivolge a lui per la dinamite visto che ha le chiavi della polveriera).
Al di sopra lingegnere di miniera coadiuvato dal geologo e dal topografo ( responsabile anche della manutenzione e progettazione di nuovi fabbricati)-. Lingegnere col sorvegliante organizza la produzione. Inoltre un responsabile della sicurezza in miniera (diretto dalllingegnere della sicurezza della sede). Al di sopra lingegnere capo.
Nel 90 il numero dei tecnici di miniera era maggiore, anche lģ č passata la ristrutturazione..
. Cosa pensano i minatori dei tecnici? E pił facile che si fissino nellimmaginario collettivo le incertezze e gli errori, sovente oggetto di discussione nelle trattative sindacali, circa la gestione della miniera.
I minatori cosģ sovente si interrogano sui misteri delle intenzioni aziendali nella coltivazione.
Il lavoro č pił intenso rispetto agli ultimi anni della gestione T&G, non cč pił la pratica di spingere il lavoro a inizio turno, il lavoro č pił costante ma la fatica cč sempre. Anche se ci sono mezzi meccanici che allora non cerano. Lorario di lavoro si č prolungato . Ci si organizza il lavoro cercando di fare una giornata onesta, cercando di non essere rimproverati, mediando fra la salute e la produzione.(vedi sicurezza). Ad esempio quando cč unispezione esterna la direzione per una settimana organizza pulizie, fa sparire fango e legname. Quando invece un minatore trova il cantiere poco in ordine e vuole fare pulizia deve magari litigare col capo che vorrebbe che facesse un lavoro produttivo.
Il lavoro di coppia che un tempo durava anche per anni, č cambiato, si č spostati pił sovente.
Oggi il sistema di armatura in produzione č un misto tra sistema classico (armatura di legno) e moderno ( armatura per coltivazione in discenderia - sotto cemento- con quadri di ferro di entrata). A Rodoretto il giacimento ha delle condizioni particolari, quindi anche sotto cemento si sono abbandonati i vecchi puntelli in ferro . Sulla linea Nord ci sono quadri di acacia ogni 30-40 cm.
Il quadro rispetto a ventanni fa č in genere molto pił grande, con cappello di 3,5 metri che dovrebbe, per il peso, essere sollevato solo con la piattaforma (Merlo); il quadro arriva anche a 3 metri di altezza. Queste piattaforme sono due, ma una č sempre in riparazione, per cui sia per il trasporto che per alzare il cappello ci si serve di espedienti. Per il trasporto del legname sul cantiere si usa talvolta impropriamente la pala gommata. Per sollevare il cappello si alza un ponte di assi su dei blocchi di polistirolo e ci si fa aiutare da altri minatori. Questo metodo č anchesso a rischio ma č lunica soluzione rimasta dopo che sono stati eliminati i cavalletti di ferro ritenuti pericolosi. Misteri dellantinfortunistica. Senza il Merlo teoricamente non si dovrebbe mettere il quadro, stando alle procedure verbali e alle raccomandazioni.
Per forare si usano in genere le perforatrici ad aria compressa e acqua tradizionali. I mezzi meccanici su ruote per forare sono due: il Jumbo piccolo usato al Crosetto č oggi in avaria, il Jumbo grande con braccio lungo e senza snodo centrale entra solo nelle trance pił agevoli.
Anche il getto delle ripiene cementate č cambiato rispetto ai sistemi della fine degli anni 80 .Ormai i cantieri sono solo sotto Rodoretto ( da marzo 2002 č chiuso lultimo cantiere del Crosetto). Oggi inoltre č stato abbandonato anche il sistema Pauss in uso per alcuni anni con la gestione Luzenac ( mezzo gommato che lanciava con un nastro il calcestruzzo).
Oggi ci sono pompe idromeccaniche CIFA simili a quelle in uso sui betoncar che sparano con pistoni alternati il calcestruzzo attraverso una tubazione pił leggera.
A questa pompa la boiacca arriva trasportata con un mezzo chiamato siluro che č una autobetoniera che la porta vicino ai cantieri si carica dallimpianto centrale attraverso un silos-.
La centrale che mischia la boiacca č sulla linea principale, il silos la scarica su una linea secondaria a livello inferiore.
Per le ripiene si č ricominciato a mettere il geotessuto per limitare linquinamento del talco. Questa ripiena sembra migliore di quella del precedente sistema PAUSS. Il getto ha ancora molti problemi. Regolarmente alla partenza del getto si intasa. Ecco allora la direzione che propone il ciclo continuo. I tubi sono ancorati ai quadri con catene. Dato che lultimo tubo č a perdere, si ricorre a un tubo di polietilene che copre il tratto da inizio a fine trancia. Questo tubo č difficile e pericoloso da stendere.
Il carico del talco sul cantiere č pił veloce dato che ci sono pale diesel di grande portata. Perņ cč molto sterile soprattutto per le caratteristiche del giacimento ma anche per la mancata cernita sul posto e per i metodi di minaggio.
Sul fumo degli scarichi dei mezzi diesel a dieci anni di distanza dalla lotta contro le pale diesel il bilancio č negativo. (Per un periodo in precedenza si usavano pale elettriche).Dopo dieci anni di uso la pala diesel č cotta e quindi anche le regolazioni sul fumo, sul motore non sono pił quelle dei controlli della Medicina del Lavoro. Nelle riunioni sulla sicurezza periodiche si lamenta da parte dei minatori la scarsa ventilazione. E annunciata una modifica della ventilazione ma senza impegni precisi. Ci sono minatori che usano mezzi meccanici anche se non sono efficienti, qualcuno prova a difendersi, ci sono proteste. Dipende molto dal minatore e dalla sua attenzione. Facendo un bilancio quindi lobiettivo del 91 non č stato rispettato si accettava di subire le pale diesel , dietro il ricatto dei licenziamenti ma contando di intervenire giorno per giorno bloccando il lavoro per ogni anomalia. La maggior parte dei minatori interni aveva votato contro i diesel.
Oggi, talvolta si lavora con la pala per completare lo smarino del talco anche se laria non č buona, poi se il minatore ha voglia di rimediare sistema la ventilazione altrimenti cč chi se ne frega. La direzione fa fare manutenzione ai mezzi in modo discontinuo, con rappezzi, alla fine le condizioni sono sempre precarie. Quali saranno gli effetti dei diesel sul lungo periodo? Un commento a tutta questa situazione č: La miniera č vista da molti come "un posto di lavoro in cui sconti una pena".
Se conosci lambiente i rischi apparenti e quelli meno apparenti, sei sempre con le orecchie dritte. La prevenzione č un impegno aziendale ed ha dato dei risultati. Nel 90 cerano 40 infortuni lanno. Oggi lobbiettivo 2002 č 1 infortunio. I minatori perņ continuano a pensare che č tanto se non ci scappa il morto. Cč chi risponde di non esagerare, ma la multinazionale fa sapere che sulla sicurezza (in Europa) non scherza e in questo caso sarebbe pronta a chiudere la miniera.
La figura del minatore classico č sparita. I giovani minatori di oggi, sotto le pressioni per ottenere una maggiore produttivitą, sono sovente meno attenti alla qualitą del lavoro e non si difendono con continuitą dai fumi ecc.
Ci sono riunioni sulla sicurezza e poi, quando si entra in miniera, bisogna dimenticarle altrimenti non si lavora. Trovi anche il capo che dice: nessuno ti obbliga a fare operazioni non regolari, perņ facendo la dovuta attenzione ci puoi provare.
Molti piccoli infortuni sono mascherati come malattia, con forti pressioni sui minatori, perché si vuole rispettare gli obiettivi della multinazionale e risparmiare sulle assicurazioni. In casi di lesioni pericolose č evidente che non dichiarare infortunio puņ pregiudicare sia sulla salute sia sulla tutela per il futuro. E una lesione pericolosa č gią il comune strappo alla schiena o simile dovuto al sollevamento pesi.
Sui mezzi si usa la check list. Si compila un foglio per segnalare il buono o cattivo stato del mezzo. Lo si fa al mattino e si firma. Come molta altra carta del sistema sicurezza poi certe volte non se ne tiene conto. Succede che se si segnala sulla check list un guasto, il capo dica di andare avanti lo stesso. Poi il foglio il giorno dopo arriva in officina come richiesta urgente. Magari passa una settimana senza che il mezzo venga riparato. Se manca un faro al mezzo bisognerebbe fermare il lavoro, perņ č scritto che se il conducente ritiene sufficiente lilluminazione puņ continuare a lavorare. Ci sono casi in cui si va avanti cosģ col capo che dice di non fermarsi anche se la visibilitą č ridotta al minimo.
Sulla sicurezza la direzione si tiene nel vago nella pratica: a livello ufficiale ci sono delle belle regole ecc e poi nella pratica si cerca di mandare avanti la produzione aggiungendo che non ci sono soldi per macchinari migliori ecc.
I polacchi sono arrivati in primavera del 2001 con contratto a termine di 1 anno (rinnovato da poco), erano dodici sono rimasti in 11. A luglio 2002 ne sono arrivati altri 3.
I polacchi erano impiegati gią nellultimo periodo delle miniere di grafite. La maggioranza in miniera č ancora costituita da minatori locali. I minatori locali pił anziani hanno una ventina danni di anzianitą. Non si sa cosa intende fare la direzione, certo coi pensionamenti, e trasferimenti, senza forzare la mano , fra poco i rapporti si ribalteranno a favore dei polacchi che sono pił ricattabili, anche se non ci sembra facile in miniera violare i regolamenti minerari. E prevedibile che allora come organizzazione sindacale cambierebbe tutto.
La Direzione giustifica il ricorso ai polacchi con la mancanza di manodopera locale ma risulta che domande di lavoro da parte di giovani della valle continuano ad esserci.
. I polacchi abituati alle loro miniere qui si trovano bene, sia per i ritmi richiesti finora sia per le paghe. Sono da quel che capiamo operai di una specie di agenzie interinali internazionali, quindi ampiamente ricattabili. Stanno meglio che in Polonia come lavoro e hanno il vantaggio economico salariale rispetto allEst. Inoltre pare lavorino fuori orario in vario modo, allesterno della miniera. Sono stati assunti di 7° livello, ora sono di 6°, tolto il capo-portavoce che č di 5°.In Polonia avevano paghe da 800mila il mese. In Polonia fino a dieci anni fa se non lavoravi la domenica ti mandavano la polizia in casa. I polacchi sono sotto il controllo a distanza delle agenzie polacche che li hanno inviati in Luzenac. Non sembrano tenere pił di tanto a orari pił intensivi, ma certo si piegano di pił a richieste della ditta, vedi episodi di orari irregolari denunciati recentemente dal sindacato. In questa occasione il turno polacco smontante della notte, secondo la direzione eccezionalmente e per effettuare manutenzioni in previsione di una ispezione" smontava alle 4.30 e bollava di nuovo alle 9 riprendendo il lavoro. I delegati invitano a sospendere questo orario - senza esito. Parte la denuncia delle RSU. Cosģ tre ispettrici del Lavoro sono venute a parlare con i polacchi, senza perņ sentire le RSU, alla fine si sono riunite con la direzione di miniera. Questa versione delispezione č contestata dalla direzione di miniera. In ogni caso non si sanno ancora i risultati.
Anche sulla sicurezza i polacchi sono disinvolti, quando diventassero la maggioranza della forza lavoro ci si puņ attendere che non farebbero nemmeno le osservazioni che i minatori locali oggi rivolgono alla direzione, e tanto meno sembra possibile che arrivino a esprimere dei delegati combattivi, sarebbe perņ una sorpresa positiva. Continuando nella sostituzione di personale locale e sindacalizzato tutto lapparato della sicurezza forse continuerą ad esistere, se la miniera resta in gestione alla Luzenac, ma temiamo sarą solo una facciata mentre la realtą quotidiana sarą unaltra, peggio di oggi. Si ritornerą indietro.
Il sindacato in miniera ha alcuni esponenti della vecchia guardia, che hanno tenuto insieme i minatori e gestita lattivitą sindacale in miniera come delegati, attuando un controllo dal basso sulle lotte e assicurando una verifica democratica degli accordi. Sono difficili da sostituire quando presto andranno in pensione, visto il numero ridottissimo di addetti. I giovani minatori non sono molto interessati alla gestione del sindacato e delegano .Sovente pur lamentandosi giorno per giorno non ci si difende nel lavoro, salvo brevi fiammate. La direzione dai tempi della T&G č cambiata. E la multinazionale ora che impone scelte e criteri, perciņ le trattative sono per un lungo periodo sono diventate una sofferenza continua con poca mediazione. Di recente per recuperare almeno una parte del salario perso in passato sui premi di produzione per la scarsa produzione il sindacato ha concordato quattro giorni di straordinario al sabato. Il salario di un minatore locale anziano č sui 2.300.000 ( compresa la monetizzazione del trasporto in auto sul turno di notte).
Si č chiuso in modo meno complicato un contenzioso sul pagamento su ferie e malattia dellindennitą turno. Si conclude la trattativa con un accordo che prevede per il getto continuo una indennitą di 24.000 e lazienda accetta di pagare su ferie e malattia lindennitą turno al 15% come richiesto.
La conflittualitą in miniera dopo lo sciopero dei diesel del 90, oltre a piccoli episodi vari ha visto ancora una grande lotta nel 2001 per impedire alcuni licenziamenti di giovani. Questanno lo sciopero generale unitario del 16 aprile ha visto grande partecipazione, contro la riforma dellart.18 dello statuto, qualcuno dice di aver scioperato anche per il timore di cambiamenti per la pensione speciale minatori. Sono inoltre continuati gli scioperi con buona riuscita sempre sullart.18 organizzati dalla CGIL.
Fino agli ultimi anni ottanta, il lavoro era concentrato a inizio turno, cera pił soddisfazione e si andava a lavorare pił contenti, cerano piccoli scioperi, lotte aziendali meno drammatiche, i padroni dicevano anche allora chiudiamo. Il rapporto della ditta col minatore era differente. Adesso per la direzione il minatore č una palla al piede, tu devi fare quello che dice luomo con la cravatta. I toni e il rapporto sono cambiati. Quindi cč stato anche chi si č licenziato dalla miniera ed ha cambiato lavoro. Altri hanno accettato o richiesto il trasferimento allo stabilimento. Molti restano sperando solo pił di riuscire ad andare presto in pensione.
La multinazionale ha salvato la T&G , ma certo voleva fare gli affari suoi, portando la sua cultura.
I piani aziendali prevedevano per il progetto Rodoretto la chiusura di Crosetto 1 a inizio 99, la chiusura di Crosetto 2 nel 2000, lentrata in produzione (metą gią nel 99), produzione a regime nel 2001 (40.000 tonnellate). Crosetto 2 č stato chiuso con un ritardo di due anni perché continuava ad esserci talco, anche se con grandi problemi di movimentazione (quattro spostamenti del talco).
Rodoretto dopo le previsioni rosee iniziali si č ridimensionata sia nella quantitą (si č intorno alle 20.000 tonnellate anno) sia nella qualitą del talco finora estratto. Ai mulini si č dunque ricorso a miscele con talchi di altra provenienza e si sono spostati clienti su altre aziende del gruppo Luzenac. Inoltre in stabilimento č entrato in funzione limpianto tavola a scosse per arricchire il minerale (principalmente togliendo i frammenti di sterile).
Questanno cč stata una prima ondata di licenziamenti per mobilitą concordata e ne č prevista unaltra per fine anno: i minatori si interrogano sul futuro della miniera, la crescita del numero dei polacchi fa pensare a una volontą di far sparire nel tempo i minatori italiani, e quindi a una lavorazione selvaggia con turni intensivi.
In questo caso non migliorando la qualitą di talco si recupererebbe sulla quantitą.
Sono due anni che il talco doc non si vede , quel che cč di bello a SUD si mescola con quello di minor qualitą dei cantieri Nord- una volta si faceva pił attenzione.
Fino a che punto si va avanti? Ci si chiede quando si troverą la vena produttiva di talco di buona qualitą che tutti aspettano.
( allegato volantino CUB sul Patto di Roma) Cicl alp via Bignone 89 Pinerolo tel 0121 321729
Luzenac Val Chisone. Notatki (bis) na temat pracy w
kopalni w Rodoretto
(alpcub-listopad 2002)
Zarządzanie Luzenac
rozpoczyna się w 1990 roku. Wówczas
pracowników w firmie było 292 podzielonych w następujący sposób:
kopalnia 163, zakłady 78, centrale elektryczne 11, biura 30
Dzisiaj
całkowita liczba pracowników to jedna trzecia tej cyfry, około sześćdziesięciu
osób. Metody eksploatacji talku pozostały te same, pomimo że Luzenac
dokonując resktrukturyzacji pozamykała w 1990 roku małe zakłady,
wprowadziła duże przodki w baterie (dzień roboczy
przewidywał różne prace na wielu przodkach równoległych), tak
aby zwiększyć wydajność i zredukować czas i personel.
Przodki pracujące w baterii nie były równoważone. Zależało
to od strefy. Wykorzystywało się w nich brygadę trzech górników.
Dotychczas w Rodoretto pracowało się na starym sposobie, wykorzystując
brygady dwuosobowe, zazwyczaj stałe, na pojedyńczych przodkach.
Istnieją dwa otwarte przodki na Północy i jeden na Południu.
Dzisiaj pracuje się rotacyjnie na trzech zmianach.
Górnicy zatrudnieni na stałe (36), w tym 21 Polaków (każda zmiana przewiduje obecność
10-11 osób). Podzieleni są po dwóch ludzi na przodek. Gdy dokonywany jest
wylew betonu wypełniającego potrzebnych jest dwóch pracowników przy
pompie, plus trzeci. Jeden górnik pracuje przy drewnie. Z przodku przenosi się
talk na odległość 100 metrów do magazynu. Kiedyś jeden górnik
w Rodoretto ładował talk z magazynu na dole na ciężarówkę,
która następnie przewoziła talk do sortowania; Luzenac usunęła
tę pracę zlecając jej wykonawstwo firmie Paschetto.
Pracownicy
z zewnątrz (16) : 1 pracownik na
prochowni (plus inne prace, elektryk 1 (wspomagany przez firmę Guala zarówno
jeśli chodzi o interwencje na przodkach jak i o dyspozycyjność w
sobotę), warsztat mechaniczny 1 kierownik i 5 robotników; 1 magazynier; 1
instalator kanalizacji 1 kierowca(+ praca wewnątrzzakładowa);
sortowanie firmy Carla - 2 kierowników i trzech robotników na środkowej
zmianie. Górnik przedstawia opinię kolegów pracujących pod ziemią
na temat pracy na górze: lepiej
zaharować się na na górze niż pod ziemią na
dodatek w ciemnie i dymie.
Hierarchia w kopalni:(8) nadzorca główny, 3 brygadziści dzienni (jeden na zmianę)
i zastępca brygadzisty (jeśli nie ma szefa idzie się do niego
po dynamit, ponieważ on ma klucz od prochowni).
Ponad wszystkimi inżynier techniczny kopalni wspomagany przez
geologa i topografa (odpowiedzialnego również za konserwację i
projektowanie nowych budynków)-. Inżynier wraz z nadzorcą organizuje
produkcję. Ponadto, kierownik bezpieczeństwa kopalnianego (podlegający
inżynierowni odpowiedzialnemu za bezpieczeństwo zakładu). Nad
nimi wszystkimi dyrektor techniczny.
W 90 roku liczba pracowników
technicznych była wyższa, tu również została przeprowadzona
restrukturyzacja.
Co myślą górnicy o pracownikach technicznych? Łatwo
zakorzeniają się w kolektywnej wyobraźni niepewności i błędy,
częsty temat dyskusji w negocjacjach związkowych dotyczących zarządzania
kopalnią.
Górnicy
w ten sposób często zastanawiają sią na temat tajemnic planów
firmy dotyczących eksploatacji.
Praca jest bardziej intensywna w porównaniu do ostanich lat zarządzania T&G, nie istnieje
praktyka spychania pracy na początek zmiany, praca jest bardziej stała
lecz trud pozostaje. Nawet jeśli istnieją środki mechaniczne, których
wówczas nie było. Wydłużył się czas pracy. Organizuje
się pracę starając się wykonać uczciwą dniówkę,
aby nie zostać zganionym, starając się pogodzić zdrowie z
wymogami produkcji (zobacz bezpieczeństwo). Na przykład, gdy jest
inspekcja zewnętrzna, to dyrekcja przez cały tydzień organizuje
sprzątanie, usuwa błoto i materiały drewniane. Natomiast gdy górnik
uważa, że wyrobisko jest nieuporządkowane i chce posprzątać
musi czasami kłócić się z kierownikiem który chce aby wykonywał
pracę produkcyjną.
Praca
w systemie dwójkowym która kiedyś trwała nawet latami została
zmieniona i teraz zostaje się częściej przenoszonym.
Dzisiaj system wzmacniania w
produkcji to mieszanka pomiędzy systemem klasycznym (wzmocnienia drewniane)
i nowoczesnym (wzmocnienie do eksploatacji w pochylni pod betonem z wejściowymi
obudowami z żelaza). W Rodoretto złoża mają szczegolne
uwarunkowania, zatem nawet pod cementem pozostawione są stare żelazne
kopalniaki. Na linii Północ istnieją obudowy drewniane co 30-40 cm.
Odrzwia obudowy w porównaniu do tego co było dwadzieścia lat temu
są zazwyczaj większe, z wychodnią 3,5 metrową która
powinna być, z uwagi na ciężar, podniesiona tylko przy użyciu
platformy (Merlo); obudowa dochodzi nawet do 3 metrów wysokości. Są
dwie takie platformy, lecz jedna jest ciągle w naprawie, zatem zarówno do
transportu jak i do podnoszenia wychodni używa się wybiegów. Do
transportu drewna na wyrobisko używa się czasami niewłaściwie
ładowarki. W celu podniesienia wychodni podnosi się most z belek
umieszczonych na klockach ze styropianu i wykorzystuje się pomoc innych górników.
Ta metoda jest również bardzo ryzykowna, lecz jest to jedyne rozwiązanie
pozostałe po wyeliminowaniu stojaków (kozłów) zelażnych, które
uznane zostały za niebezpieczne. Tajemnice zapobiegania wypadkom. Bez
Merla teoretycznie nie powinno ustawiać się obudowy, zgodnie z
procedurami ustnymi i zaleceniami.
W celu wiercenia stosowane są
zazwyczaj tradycyjne wiertarki na sprężone powietrze i wodę.
Istnieją dwa urządzenia mechaniczne na kółkach służące
do wiercenia: mały Jumbo stosowany w Crosetto jest dzisiaj zepsuty, duży
Jumbo z długim ramieniem i bez środkowego przegubu wchodzi tylko do
łatwo dostępnych fragmentów.
Również
układanie wypełnienia
cementowego zmieniło się w stosunku do systemów stosowanych w końcowych
latach 80. Pozostały tylko wyrobiska pod Rodoretto (od marca 2002 zamknięto
ostatnie wyrobisko w Crosetto). Dzisiaj ponadto opuszczony został system
Pauss stosowany przez wiele lat podczas zarządzania Luzenac (maszyna która
rzucała beton przy pomocy taśmy).
Dzisiaj
istnieją pompy hydromechaniczne CIFA podobne do tych które stosowane są
na betoniarkach, wyrzucające beton przy użyciu przemiennych tłoków
przy użyciu lekkiego rurociągu.
Zaprawa
cementowa jest doprowadzana do tej pompy przy użyciu maszyny zwanej torpedą.
Jest to samochód betoniarka dowożący aż do przodka wybierakowego
ładuje się od głównej instalacji przy użyciu silosa-.
Centrala mieszająca zaprawę znajduje się na linii głównej,
silos wyładowuje zaprawę na linię drugorzędną na niższym
poziomie.
Do wypełnień zaczeło się stosować geotkankę w
celu zredukowania zanieczyszczenia przez talk. To wypełnienie wydaje się
być lepsze od poprzedniego systemu PAUSS. Wypełnianie posiada jeszcze
wiele problemów. Regularnie na początku strumień zatyka się. Wówcza
dyrekacja proponuje cykl ciągły. Rury są przymocowane do obudów
przy pomocy łańcuchów. Ponieważ ostatnia rura jest ubytkowa,
zastosowało się rurę polietylenową która pokrywa trakt od
początku do końca fragmentu. Ta rura jest trudna i niebezpieczna do
umieszczenia.
Ładowanie talku na
przodku jest szybsze z uwagi na fakt że istnieją ładowarki diesel
o dużej ładowności. Jednakże jest dużo skały płonnej
zwłaszcza z uwagi na charakterystykę złóż lecz również
z powodu braku sortowania na miejscu oraz z uwagi na metody kopalniane.
Jeśli
chodzi o dymy spalinowe wydzielane przez
maszyny diesel po dziesięciu latach walki przeciwko ładowarkom
diesel bilans jest negatywny. (Przez pewien okres w przeszłości
stosowano ładowarki elektryczne). Po dziesięciu latach użytkowania
ładowarka diesel jest przegrzana i nawet regulacje wydzielania dymów,
oraz silnika nie odpowiadają już kontrolom według wskazań
Medycyny Pracy. Podczas okresowych zebrań na temat bezpieczeństwa górnicy
skarżą się na słabą wentylację. Została
zapowiedziana modyfikacja wentylacji, lecz bez powzięcia precyzyjnych
zobowiązań. Są górnicy, którzy stosują środki
mechaniczne nawet jeśli nie są już skuteczne, niektórzy próbują
bronić się, są protesty. Dużo zależy od górnika i od
stopnia jego uwagi. Zatem dokonując bilansu, cel 91 roku nie został
osiągnięty akceptuje się wykorzystywanie ładowarek
diesel, pod naciskiem zwolnień z pracy lecz licząc na to że będzie
można interweniować każdego dnia blokując pracę po
pojawieniu się usterek. Większość górników dołowych głosowała
przeciw ładowarkom diesel.
Dzisiaj, czasami pracuje się stosując ładowarkę w celu
wykończenia wydobywania talku, nawet jeśli powietrze nie jest dobre. Później,
jeśli górnik chce zaradzić tej sytuacji, naprawia wentylację, w
przeciwnym wypadku są osoby którym jest wszystko jedno. Dyrekcja upoważnia
dokonywanie konserwacji maszyn w sposób nieciągły, na zasadzie łatowania
dziur. Lecz w efekcie warunki są ciągle niestabilne. Jakie będą
skutki diesel na dłuższy okres? Komentarz na całą tę
sytuację: Kopalnia jest
widziana przez wiele osób jako miejsce pracy w którym odbywa się karę.
Jeśli znasz otoczenie i ryzyka widoczne i mniej widoczne, masz zawsze
szeroko otwarte oczy i uszy. Zapobieganie
wypadkom to obowiązek zakładu i dał on już rezultaty. W
latach 90tych było 40 wypadków przy pracy rocznie. Dziś celem 2002
roku jest 1 wypadek. Jednakże górnicy cały czas myślą,
że całe szczęście, że nie ma ofiar śmiertelnych.
Niektórzy odpowiadają, aby nie przesadzać, lecz firma zapowiada,
że jeśli chodzi o bezpieczeństwo (w Europie) to nie ma żartów
i że w tym przypadku byłaby gotowa zamknąć kopalnię.
Klasyczna figura górnika już nie istnieje. Dzisiaj młodzi górnicy,
pod presją uzyskania większej wydajności, często mniej
zwracają uwagę na jakość pracy i nie chronią się
ciągle przed dymami itp.
Dokonywane
są zebrania na temat bezpieczeństwa a potem, gdy wchodzi się do
kopalni, należy zapomnieć to o czym się mówiło, w
przeciwnym wypadku nie można pracować. Istnieją również
kierownicy którzy mówią: nikt ci nie każe dokonywać operacji
niezgodnych z przepisami, lecz zachowując ostrożność możesz
spróbować.
Wiele
niewielkich wypadków maskuje się jako chorobę, dokonując silnych
nacisków na górników, ponieważ chce się osiągnąć
cele postawione przez firmę i zaoszczędzić na ubezpieczeniach. W
razie niebezpiecznych okaleczeń, jasne jest że nie uznanie wypadku
przy pracy, będzie mogło mieć negatywne konsekwencje dla zdrowia
i dla ochrony w przyszłości. A niebezpiecznym wypadkiem może być
zwykłe nadszarpnięcie kręgosłupa lub podobne spowodowane
podnoszeniem ciężarów.
Przy
maszynach używa się check list.
Wypełnia się arkusz w celu zaznaczenia dobrego lub złego stanu
maszyny. Wypełnia się go rano i podpisuje się. Podobnie jak w
przypadku innych papierów związanych z systemem bezpieczeństwa, potem
wielokrotnie nie są one brane pod uwagę. Zdarza się, że
zaznacza się usterkę na check list, kierownik mówi żeby pracować
dalej pomimo tej usterki. Następnie arkusz, dzień później
przychodzi do warsztatu naprawczego jako pilne zlecenie. Czasami upływa
tydzień zanim maszyna zostanie naprawiona. Jeśli brakuje reflektora w
maszynie należałoby zatrzymać pracę maszny, lecz jest też
napisane, że jeśli operator uzna oświetlenie za wystarczające
może kontynuować pracę. Są przypadki gdzie pracuje się
w ten sposób i kierownik mówi, aby nie zatrzymywać się, nawet jeśli
widoczność zredukowana jest do minimum.
Jeśli
chodzi o bezpieczeństwo dyrekcja w praktyce pozostaje w niejasnej pozycji:
oficjalnie istnieją ładne normy itp., a potem w praktyce stara się
pchać pracę naprzód dodając że nie ma pieniędzy na
lepsze maszyny itd.
Polacy przybyli
na wiosnę 2001 roku na umowę terminową trwającą 1 rok (niedawno
odnowioną), było ich 12, pozostało 11. W 2002 roku przyjechało
dalszych 10.
Polacy
byli zatrudnieni już podczas ostatniego okresu eksploatacji kopalni grafitu.
Większość w kopalni złożona jest jeszcze z górników
miejscowych. Starsi górnicy miejscowi mają około dwudziestu lat pracy.
Nie wiadomo co chce zrobić dyrekcja, oczywiście dzięki wysyłaniom
na emeryturę i przenoszeniom, bez zbytniego wysiłku, niedługo
stosunek zmieni się na korzyść Polaków, na których można
łatwiej naciskać. Chociaż wydaje nam się że nie jest
tak łatwo naruszać przepisy górnicze w kopalni. Jest prawdopodobne,
że wówczas jeśli chodzi o organizację związkową zmieni
się wszystko.
Dyrekcja uzasadnia decyzje zatrudnienia Polaków brakiem
miejscowej siły roboczej lecz wiemy, że wnioski o pracę ze
strony młodzieży z okolic ciągle napływają.
Polacy
przyzwyczajeni do ich kopalni, tutaj czują się dobrze, zarówno jeśli
chodzi o rytm pracy jak i o płace. Z tego co wiemy, są to robotnicy z
tak zwanych międzynarodowych agencji prac tymczasowych, a zatem mogą
być łatwo poddawani naciskom. Żyje im się tutaj lepiej niż
w Polsce jeśli chodzi o pracę i mają korzystniejsze płace w
stosunku do krajów Europy Wschodniej. Poza tym, wydaje się że pracują
dodatkowo na różny sposób, poza kopalnią.
Zostali zatrudnieni w 7° grupie, teraz przeszli na 6°, oprócz szefa
brygady który jest na 5° grupie. W Polsce mieli zarobki rzędu 800tysięcy
lirów miesięcznie. W Polsce, jeszcze dziesięć lat temu, jeśli
nie pracowałeś w niedzielę wysyłano ci policję do domu.
Polacy są pod kontrolą, na odległość, agencji polskich,
które wysłały ich do Luzenac. Wydaje się, że nie zależy
im za bardzo na intensywniejszych godzinach pracy, lecz oczywiste jest że
złamią się pod wpływem żądań firmy,
zobacz przypadki nieregularnych godzin pracy zasygnalizowanych niedawno przez
związki zawodowe. Przy tej okazji, brygada Polaków, która pracowała
na nocną zmianę, według dyrekcji wyjątkowo i w celu
dokonania interwencji konserwatorskich przed inspekcją zakończyła
pracę o 4.30 i o godzinie 9
znowu podbiła kartę rozpoczynając pracę. Związkowcy
zwrócili się o zawieszenie takich godzin pracy bez rezultatu. RSU wysłały
zatem doniesienie. Wówczas przybyły trzy inspektorki z Urzędu Pracy
aby porozmawiać z Polakami, jednak bez wysłuchania RSU. Na zakończenie
spotkały się z dyrekcją kopalni. Ta wersja inspekcji kontestowana
jest przez dyrekcję kopalni. W każdym razie nie znane są jeszcze
rezultaty.
Również jeśli chodzi o bezpieczeństwo Polacy mają zbyt
swobodne podejście. Jeśli staną się większością
siły roboczej można będzie oczekiwać, że nie będą
dokonywać uwag, z którymi miejscowi górnicy dzisiaj zwracają do
dyrekcji. Wydaje się również niepradwopodobne aby wybrali wśród
siebie walczących związkowców, chociaż byłaby to pozytywna
niespodzianka. Kontynuując zastępowanie personelu miejscowego oraz po
uzwiązkowieniu wszystkiego, cały aparat bezpieczeństwa być
może nadal będzie istniał, jeśli kopalnia pozostanie zarządzana
przez Luzenac, lecz obawiamy się, że będzie to tylko przykrywka,
podczas gdy codzienna rzeczywistość będzie inna, gorsza niż
dzisiaj. Powróci się do przeszłości.
Związki Zawodowe w kopalni mają niektórych działaczy ze starej ekipy, którzy
trzymali razem górników i działali w kopalni jako przedstawiciele,
kontrolując walki od dołu i zapewniając demokratyczną
weryfikację uzgodnień. Trudno będzie ich zastąpić, gdy
wkrótce odejdą na emeryturę, biorąc pod uwagę bardzo małą
liczbę pracowników. Młodzi górnicy nie są zainteresowani działalnością
w związkach. Często, pomimo że skargi dokonywane są dzień
po dniu, nie ma obrony w pracy, za wyjątkiem krótkich zapaleń.
Dyrekcja od czasów T&G zmieniła się. Teraz to holding międzynarodowy,
który nakazuje decyzje i kryteria, dlatego też negocjacje stały się
długotrwałe i są ciągłą udręką z
niewielką możliwością porozumienia się. Ostatnio aby
odzyskać przynajmniej część płac utraconych w przeszłości
na premiach produkcyjnych z powodu niskiej produkcji, związek zawodowy
uzgodnił cztery dni godzin nadliczbowych w soboty. Płaca miejscowego górnika
z długim stażem pracy wynosi około 2.300.000 lirów (włącznie
z opłatą dojazdu samochodem na nocną zmianę).
Zamknięto w sposób mniej skomplikowany kontrowersję
dotyczącą opłacenia urlopu i chorobowego w dodatku wyrównawczym
dla zmian roboczych. Negocjacja zamyka się porozumieniem, które przewiduje
przy pracy stałej wyrównanie w wysokości 24.000 lirów i firma zgadza
się opłacić urlop i chorobowe w dodatku wyrównawczym od zmian
roboczych w wysokości 15% tak jak zażądano.
Konfliktowość w kopalni, po strajku diesel w 90 roku, oprócz różnych
małych epizodów pojawiła się większa walka w 2001 roku
przeciwko zwolnieniom z pracy niektórych młodych pracowników. W tym roku
powszechny strajk generalny 16 kwietnia zarejestrował liczne uczestnictwo,
przeciwko reformie artykułu 18 statutu. Niektórzy mówią, że
strajkowali również z obawy o zmiany w specjalnym systemie emerytalnym dla
górników. Kontynuowane były strajki, z dobrym rezultatem, przeciwko
reformie artykułu 18 organizowane przez CGIL.
Aż
do końca lat osiemdziesiątych, praca koncentrowała się na
początku zmiany, było więcej satysfakcji i szło się do
pracy chętniej. Były niewielkie strajki, walki zakładowe mniej dramatyczne, właściciele
firm mówili również wówczas zamykamy. Stosunek firmy do górnika
był inny. Teraz dla dyrekcji górnik jest kulą u nogi, musisz robić
to mówi człowiek z krawatem. Tony i stosunek zmieniły się. Zatem
niektórzy pozwalniali się z kopalni i zmienili pracę. Inni
zaakceptowali sytuację lub poprosili o przeniesienie na teren zakładu.
Wielu pozostaje żywiąc nadzieję że wkrótce przejdą na
emeryturę.
Holding
międzynarowody uratował T&G , lecz oczywiście chciał
popchnąć do przodu swoje interesy, wprowadzić swoją kulturę.
Plany firmy przewidywały dla projektu Rodoretto zamknięcie
Crosetto 1 na początku 99 roku, zamknięcie Crosetto 2 w 2000 roku,
wejście do produkcji (połowa już w 99 roku),
pełna produkcja w 2001 roku (40.000 ton). Crosetto 2 zostało
zamknięte z dwuletnim opóźnieniem ponieważ cały czas był
talk, nawet przy dużych problemach związanych z przesuwaniem (cztery
przemieszczenia talku).
Rodoretto po różowych przewidywaniach początkowych zmniejszyła
się zarówno jeśli chodzi o ilość (wydobywa się około
20.000 ton rocznie) jak i o jakość dotychczas wydobytego talku. W młynach
zaczęło się zatem stosować mieszanki talków pochodzących
z innych miejsc i klienci zostali przeniesieni na inne zakłady z grupy
Luzenac. Poza tym w zakładzie zostało wprowadzone do eksploatacji urządzenie
stół wstrząsowy służący do wzbogacania minerału
(początkowo usuwając fragmenty skały płonnej).
W tym roku pojawiła się pierwsza fala zwolnień z pracy z
powodu uzgodnionego wpisania tych pracowników na specjalne listy ułatwiające
zatrudnienie w innym miejscu pracy, i przewidziana jest następna fala
zwolnień na koniec roku: górnicy pytają się o przyszłość
kopalni, wzrost liczby Polaków zastanawia czy nie chodzi o usunięcie w
przyszłości włoskich górników, a zatem doprowadzenie do
produkcji dzikiej, na intensywnych zmianach roboczych.
W tym przypadku nie podnosząc jakości talku można będzie
odzyskiwać zarobek zwiększając ilość wydobycia.
Od dwóch lat nie widać talku o wysokiej jakości , to co jest
dobre jakościowo na Południu miesza się z gorszej jakości
talkiem z kopalń na Północy kiedyś bardziej zwracano uwagę
na jakość.
Jak długo będzie można dalej kontynuować w ten sposób?
Pytamy się również kiedy zostanie znaleziona żyła talku
wysokiej jakości, na którą wszyscy czekają.