Lotte in Francia, 2016

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redazione- 7 marzo2016

Traduzione del comunicato dell’Unione Sindacale Solidaires

Annunci di Hollande: miliardi di euro alle imprese, nessuno al lavoro

Il 18 gennaio 2016 il presidente della Repubblica ha annunciato le misure di un ennesimo “piano per l’occupazione”. Brutta sorpresa: il governo continua a portare avanti una politica favorevole alle imprese senza preoccuparsi dei lavoratori e dei disoccupati e prevede una serie di contro-riforme di enorme portata.

Il presidente della Repubblica ha chiaramente scelto da che parte stare, portando un attacco:

…all’orario di lavoro

La “modulazione”, che esiste già in alcune aziende e in alcuni settori professionali, permette di variare la durata dell’orario di lavoro nell’arco dell’anno, obbligando i lavoratori ad adattarsi all’attività dell’impresa. Laddove è utilizzata, un lavoratore può lavorare 30 ore una settimana e 40 ore la settimana successiva, senza che venga pagata nessuna ora di straordinario. Con la “modulazione” le ore lavorate sono sempre omogenee. In futuro la “modulazione” potrebbe essere aggravata perché estesa da un anno con l’altro.

Attualmente, se il monte ore lavorate è negativo, a fine anno deve essere obbligatoriamente riportato a zero. Questo con la Legge Lavoro non accadrà più. Verrà permessa una maggiore flessibilità per l’impresa, che potrà così evitare di ricorrere a nuove assunzioni.

…al lavoro:

Ancora un aiuto alle imprese, pari a 2000 euro per ogni lavoratore il cui salario minimo mensile si attesta tra l’1 e l’1,3 Smic (Salario Minimo Mensile, stabilito dal governo ogni 1° gennaio) per quanto riguarda le piccole e medie imprese (PME). Questo aiuto statale viene versato sia nel caso di assunzione con contratto a tempo indeterminato (CDI), che a tempo determinato (CDD), come se si trattasse della stessa cosa! Questa misura non obbligherà in alcun modo gli imprenditori ad assumere con contratto a tempo indeterminato.

Il governo prevede anche di generalizzare il premio per le imprese molto piccole (TPE) per i contratti a tempo determinato alla loro prima stipula, con una durata minima di 6 mesi (mentre oggi prevede che il contratto sia di almeno 12 mesi). Queste misure fiscali, che si aggiungono a quelle già esistenti, permetteranno ai datori di lavoro di beneficiare di aiuti supplementari per dei contratti precari. Tutto questo non fa altro che incoraggiare le assunzioni brevi senza futuro e non produrrà alcun effetto se non a livello di propaganda e di statistiche sull’occupazione! Si tratta di un’ulteriore misura che si pone sulla scia di quei piani che non hanno portato nessuna nuova assunzione. Ricordiamoci quando Gattaz, il presidente del MEDEF (la Confindustria francese), sfoggiava le spillette con su scritto “un milione di posti di lavoro”: dove sono? E tuttavia il Medef è stato accontentato in molte delle sue richieste e ciò continua anche ora.

….ai salari

Il governo spera di rendere possibile un abbassamento della maggiorazione degli straordinari, a costo di aggirare gli accordi conclusi a livello di categoria. E propone che possa bastare un accordo aziendale per abbassare dal 25% al 10% questa maggiorazioneSebbene l’Unione Sindacale Solidaires ritenga che gli straordinari dovrebbero essere trasformati in contratti stabili, abbassare la loro remunerazione significa ancora una volta attaccare il salario dei lavoratori.

…ai prud’hommes (i tribunali che si occupano delle contese sul lavoro, formati da rappresentanti eletti dei lavoratori e degli imprenditori)

Istanza di difesa per eccellenza degli interessi dei lavoratori, utilizzata per riequilibrare le ingiustizie nate in seno al rapporto di lavoro, le indennità verrebbero corrisposte in funzione dell’età del lavoratore e non più in base al giudizio del tribunale. Inoltre, in caso di licenziamento illegittimo, le indennità prodomali passerebbero ad un massimo di 15 mesi di stipendio pieno, ovvero la metà di quanto stabilito attualmente. Quand’anche le “contravvenzioni gravi” (discriminazione, molestie…), venissero escluse da questo tetto massimo, per quanto riguarda invece i licenziamenti illegittimi ci sarebbe sicuramente una riduzione dei costi per le imprese, mettendo in discussione le protezioni offerte ai lavoratori. Si tratta di un duro colpo inferto alla giustizia prudomale

…alla formazione professionale

Promettere ancora più formazione domandando alle regioni di investire può sembrare una buona idea. Tuttavia, lo squilibrio d’accesso alla formazione sui territori verrà accentuato perché risponderà di più alle esigenze locali del padronato che a una reale politica occupazionale attenta ai bisogni sociali. I soldi investiti nella formazione, come percentuale sul pil vanno comunque a diminuire; l’apprendistato, che resta una delle soluzioni, resterà utilizzato dalle imprese per coprire dei posti di lavoro a tempo pieno senza alcun obbligo di assunzione. Inoltre, alla luce qui quelli che sono i mezzi degli enti pubblici di formazione come l’Afpa, è ovvio che si tratta della promessa di nuovi finanziamenti per degli enti privati.

…al contratto di lavoro

La gerarchia delle norme giuridiche e il principio di favore (un dispositivo della legge del lavoro francese  secondo il quale “quando due norme sono entrambe applicabili allo stesso rapporto di lavoro, occorre, per principio, considerare quella più favorevole al lavoratore”) continuano ad essere spintonati, sulla linea delle preconizzazioni del rapporto Combrexelle e dei principi della negoziazione collettiva considerati. Con il pretesto di promuovere la negoziazione al livello più prossimo al luogo di lavoro – l’azienda o lo stabilimento – il legislatore risponde ad una domanda dei padroni: poter negoziare a livello locale per avere un maggiore rapporto di forza. Abbiamo già visto cosa il ricatto del posto di lavoro permetta di fare alle direzioni d’impresa, basti pensare al caso Smart. Ormai, accordi di impresa che hanno per oggetto l’occupazione – e non più soltanto gli accordi di mantenimento del posto – potranno imporsi al contratto di lavoro del lavoratore/trice in senso sfavorevole. In caso di rifiuto da parte dei lavoratori (tramite referendum), l’ammorbidimento delle condizioni richieste per praticare il licenziamento economico individuale e la sua generalizzazione rimetterebbero in causa il contratto di lavoro e quelle protezioni ancora esistenti contro le procedure di licenziamento economico.

…alle politiche pubbliche

E’ scandaloso l’annuncio di una perennizzazione del CIR (Credito, Imposta, Ricerca – un aiuto fiscale destinato a sostenere e incoraggiare gli sforzi in ricerca e sviluppo delle aziende) e di una trasformazione del CICE (Credito Imposta Lavoro Competitività) nel senso di un abbassamento per l’impresa degli oneri sul lavoro. Già criticate nel passato, queste imposte sono state utilizzate dalle aziende per aumentare i loro margini e gli utili versati agli azionisti e ai dirigenti d’impresa. Il lavoro, gli investimenti o i salari non ci hanno guadagnato niente mentre il denaro pubblico veniva distribuito a fiotti. Il presidente della Repubblica ha del resto ricordato che l’insieme delle misure “sarà finanziato senza ulteriori prelievi fiscali”, ovvero saranno finanziati attraverso dei risparmi (sulle altre spese).

Queste misure sono in continuità con le politiche passate, mentre le emergenze sociali sono sempre maggiori: è la solita politica di competitività che non crea occupazione. Il governo, facendo e accentuando una politica padronale, difendendo gli interessi capitalisti al posto di quelli della maggioranza della popolazione, in particolar modo dei lavoratori e delle lavoratrici, dei disoccupati, dei giovani o dei più fragili tra i pensionati, ha fatto una scelta.

I diversi rapporti (Badinter, Combrexelle…) sottoposti al governo gli servono da fonte di ispirazione per portare avanti delle contro-riforme che minano la sicurezza dell’impiego, le condizioni di lavoro e la vita democratica dei lavoratori dentro e fuori le imprese. Non vi è però alcuna reale necessità di queste contro riforme e altre scelte sono possibili. L’Unione Sindacale Solidaires lo dimostra ogni giorno nelle imprese e nei territori.

5,5 milioni: é il numero dei disoccupati in Francia: significa 1,1 milioni di persone disoccupate in più rispetto a maggio 2012.

41 miliardi: è la somma di denaro distribuita sotto forma di regalo fiscale da parte del governo alle imprese “per il patto di responsabilità”. Le imprese si erano impegnate a creare occupazione: abbiamo visto i risultati!

2 miliardi: il costo del nuovo piano per l’impiego presentato da Hollande, con una logica identica alle misure precedenti, ovvero distruggere il Codice del Lavoro e distribuire il denaro pubblico alle

 

francia contro Loi TravailI giovani francesi contro il Jobs Act di Hollande

Cortei in tutte le città, università e licei in agitazione. Sindacati divisi, ma tantissimi lavoratori scendono in piazza

Di Anna Maria Merlo, da Il Manifesto del 1 Aprile 2016

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La protesta.  No al licenziamento facile e al superamento delle 35 ore. Il presidente, già in crisi dopo il ritiro della riforma costituzionale sulla cittadinanza, cerca di mediare. Per alcuni è la riedizione della rivolta contro il Cpe.

Il 5 aprile scenderanno in piazza di nuovo liceali e studenti, poi, il 9, sarà un’altra giornata di cortei e scioperi in tutta la Francia, contro la riforma del Codice del lavoro. La protesta non cede. Ieri, al terzo giorno di manifestazioni di sindacati dei lavoratori e degli studenti, la mobilitazione è stata importante.

E questo malgrado le modifiche alla prima stesura del testo e la spaccatura dei sindacati – la Cfdt era ufficialmente assente dai cortei, anche se alcuni iscritti vi hanno partecipato, così come la Fage, organizzazione degli studenti. Cgt, Fo, l’Unef per gli studenti e altri 4 sindacati continuano a chiedere il «ritiro totale» della riforma. Al Senato, stessa richiesta da parte dei senatori del Pcf.
Per il segretario della Cgt Philippe Martinez, in testa al corteo parigino, bisogna «ripartire da zero, con un Codice moderno, che garantisca diritti a tutti i lavoratori, giovani e meno giovani». Per la Cfdt, al contrario, un ritiro del testo sarebbe «una sconfitta per i lavoratori», perché «siamo riusciti a far avanzare delle nostre proposte».

In preda alla confusione
Il governo è incerto, mentre l’onda d’urto della protesta è rafforzata anche dal ritiro precipitoso della riforma della Costituzione sulla privazione di nazionalità per i responsabili di terrorismo, annunciato da François Hollande alla vigilia. La ministra del Lavoro, Myriam El Khomri, sta valutando altri ritocchi, in particolare sui licenziamenti per motivi economici.
In preda alla confusione, il governo cerca di accontentare tutti: alla piccola e media impresa offre una diminuzione del periodo di calo di attività per poter licenziare (meno di un anno) e ai lavoratori propone di allungare questo lasso di tempo (più di un anno) per le grandi società. Ma ancora una volta prevale l’improvvisazione, come già messo in luce dal caos in cui è naufragata la riforma costituzionale: il Consiglio costituzionale potrebbe annullare questa modifica, perché infrange il principio di eguaglianza. Principio che i contestatori considerano rotto dalla riforma, che dà spazio agli accordi di impresa a scapito di quelli di categoria.

Più di 260 cortei e scioperi
«Touche pas à mon code», «Non à la casse du travail», «On vaut mieux que ça», ma anche un più auto-ironico «Plus de frites à la cantine» (più patate fritte alla mensa) e una carta interattiva per seguire i cortei su Internet (loitravail.lol). Ci sono stati più di 260 cortei attraverso le città francesi. Molto forte la presenza di giovani e giovanissimi. Una decina di facoltà bloccate, come 176 licei, a Parigi 11 chiusi preventivamente dai presidi, per evitare che si verificassero violenze, come una settimana fa. Il poliziotto filmato mentre pestava un ragazzino di fronte al liceo Henri-Bergson a Parigi ieri è stato messo in stato di fermo. La polizia ha fatto uso di lacrimogeni e di manganelli, anche in molte città di provincia. Ci sono stati una trentina di fermi, per le violenze ai margini dei cortei. Il portavoce del governo, il ministro Stéphane Le Foll, ha lanciato un «appello alla calma», molti ragazzi hanno espresso indignazione per le violenze gratuite da parte di casseurs, che «ci screditano». A Marsiglia, Nantes, Rouen, Rennes, Brest, Tolosa e altrove ci sono stati momenti di tensione nei cortei, incidenti con lanci di oggetti, petardi, vetrine spaccate.

A Parigi, dopo alcune tensioni al corteo dei liceali la mattina, nel pomeriggio sotto la pioggia la manifestazione si è divisa in “due teste”, i sindacati da un lato e un gruppo di giovanissimi, più nervosi, dall’altro. Scioperi seguiti nei trasporti (treni, aerei, metro), nelle amministrazioni, nella scuola, all’Opéra, Tour Eiffel e Château de Versailles chiusi, giornali assenti dalle edicole e presenza nei cortei di molti lavoratori del settore privato, con i nomi sugli striscioni delle fabbriche che hanno chiuso o che licenziano.

C’è chi paragona questo movimento alla lotta – vittoriosa – contro il Cpe (Contratto di primo impiego) di 10 anni fa. «Non bisogna essere nostalgici – afferma pero’ William Martinet dell’Unef – ogni generazione inventa e decide come mobilitarsi». Ora c’è la forza di Internet, a potenziare l’impatto dei cortei.

Protesta al di là della riforma
La forza della mobilitazione mostra una lotta contro la riforma del Codice del lavoro che va al di là del contenuto del testo di legge, che manifesta angoscia per la disoccupazione che non cala, rabbia contro delle relazioni di lavoro che si degradano, contro la deriva dello strapotere del padronato, simboleggiato, proprio due giorni prima delle manifestazioni di ieri, dall’arroganza del raddoppio dello stipendio di Carlos Tavares, Ad di Peugeot, salito a 5,2 milioni nel 2015, un «premio al merito» per il Medef (Confindustria francese) ma realizzato con il gelo del salari dei dipendenti e dei licenziamenti. Nei cortei anche l’espressione di una grande delusione verso i socialisti al governo, la conferma di una spaccatura ormai irrimediabile tra Hollande e i suoi ex elettori. La Cfdt sembra così predicare nel vuoto con la proposta delle modifiche al testo iniziale, in parte già accettate, con l’obiettivo di aggiungerne altre nel dibattito al Parlamento, dove la “fronda” socialista è in allerta e la sinistra della sinistra lotta per il ritiro. È l’idea stessa che sta alla base della riforma a non venire accettata: il concetto tipico della destra che il Codice del lavoro, cioè la protezione dei lavoratori, sia un ostacolo all’occupazione.

In una società a crescita zero, i manifestanti chiedono maggiore protezione, meno precariato, una riduzione dell’orario mentre la riforma annacqua le 35 ore, una democratizzazione delle relazioni di lavoro. Il Jobs Act di Hollande impone il concetto caro al Medef: se sarà più facile licenziare ci saranno più assunzioni. Le modifiche ottenute dalla Cfdt, che lasciano un po’ di spazio ai giudici del lavoro per stabilire le indennità in caso di licenziamento abusivo o riducono ai margini la libertà di licenziare, per i più cadono nel vuoto.

 

 

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Redazione 1 aprile 2016

Traduciamo il comunicato nazionale intersindacale di CGT, FO, FSU, Solidaires, UNEF, UNL et FIDL, a commento delle giornata di scioperi e manifestazioni del 31 marzo contro la Loi Travail.

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Giovedì 31 marzo 2016

La grande giornata di sciopero e manifestazioni, che ha riunito più di un milione di persone in 260 città, ha dimostrato la forte determinazione degli studenti, liceali, lavoratori, disoccupati e pensionati ad ottenere il ritiro del progetto della Loi Travail e a conquistare nuovi diritti sociali.

Le organizzazioni sindacali CGT, FO, FSU, Solidaires, UNEF, UNL e FIDL affermano ancora una volta che in un contesto di crescita della disoccupazione, di esplosione della precarietà e della povertà, questo testo comporta una regressione generalizzata dei diritti, crea dumping sociale tra imprese di uno stesso territorio o di una stessa categoria e aggrava le disuguaglianze tra lavoratori.

Contrariamente a quanto afferma il governo, questo progetto di legge non creerà in alcun caso posti di lavoro stabile necessari al rilancio e agli investimenti.

Il governo deve ascoltare le migliaia di studenti, liceali, lavoratori, disoccupati e pensionati mobilitatisi massivamente oggi per le strade e nelle imprese con numerosi scioperi. Deve ascoltare il parere dei cittadini: il 70% della popolazione ritiene infatti che bisogna ritirare il testo, che non è migliorabile, dal momento che la sua filosofia di fondo è rimasta la stessa (ndr) nonostante le modifiche apportate dal governo.

Le organizzazioni sindacali firmatarie affermano ancora una volta che i poteri pubblici devono garantire il diritto a manifestare, a riunirsi, ad organizzarsi, garantendo la sicurezza dei manifestanti.

Confermano la loro disponibilità ad incontrare il governo e a fare proposte per nuovi diritti in termini di occupazione, salari, pensioni, orario di lavoro, protezione sociale, garanzie collettive, condizioni di lavoro, formazione, diritti e libertà sindacali. Proposte portatrici di progresso sociale e corrispondenti alla realtà del lavoro di oggi e di domani.

Fin da ora sono previste nuove giornate di mobilitazione con scioperi e manifestazioni, a partire dal 5 aprile con l’iniziativa delle organizzazioni dei giovani. I lavoratori si mobiliteranno in forme diverse, in particolar modo con l’interpellanza dei parlamentari.

Le organizzazioni sindacali fanno appello ad una nuova grande giornata di sciopero e manifestazioni per il 9 aprile. Se il governo non risponde, le organizzazioni sindacali CGT, FO, FSU, Solidaires, UNEF, UNL, FIDL rimarranno determinate a proseguire e ampliare la mobilitazione per ottenere il ritiro del progetto di legge Loi Travail e a conquistare nuovi diritti sociali, anche attraverso le manifestazioni e lo sciopero interprofessionale. Decidono inoltre di reincontrarsi il 6 aprile.

Montreuil, il 31 marzo 2016

 

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Francia - "I nostri sogni non entreranno nelle vostre urne "

Notti insonni per il governo, la mobilitazione contro la legge sulla riforma del codice del Lavoro continua giorno e notte nelle piazze francesi.

di Marina Nebbiolo

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5 / 4 / 2016

Marzo, un risveglio dal grande sonno dell'emergenza con licei, università, comitati di lavoratori precari e disoccupati, mondo associativo e sindacati che organizzano 'campus' diffusi e assemblee per costringere il governo a rinunciare, come in passato, alle leggi che precarizzano ulteriormente le condizioni di lavoro ed eliminano le garanzie minime di protezione dei lavoratori per favorire "la crescita" dei capitali finanziari.

La battaglia che si è intensificata in questo ultimo mese sta diventando un incubo per la ministra El-Khomri ed il primo ministro Valls il cui obiettivo è quelle di trovare un accordo in sintonia con il Medef, confederazione dell'industria francese, grazie alla mediazione sindacale.

Nel contesto attuale in cui vive il paese con uno stato d'emergenza permanente in un nodo di tensioni che attraversano l'intera società francese, la riforma del lavoro coerente con le politiche economiche europee arriva come una pietra incandescente lanciata con l'aumento dei salari ai funzionari pubblici per ammorbidire le asperità elettorali, che si presentano ad un anno dalle prossime elezioni presidenziali.

Finita l'ebrezza dell'unità nazionale post-attentati il bitume delle strade di Parigi e delle altre città di Francia si è coperto del sangue dei manifestanti, la maggior parte di loro sono liceali.

Dopo la terza giornata di lotta, centinaia di persone, a Parigi, presidiano giorno e notte Place de la République per ottenere il ritiro della "legge sul lavoro", un movimento cittadino che si è costituito come Nuit Debout, osservato a vista da CRS e dall'amministrazione municipale che non esita a sgomberare la piazza ogni mattina all'alba senza molto successo visto che il popolo della "notte" rivendica la veglia efficacemente sostenuta da migliaia di persone che si danno il turno per occupare la piazza.

La "Convergenza delle lotte" che aveva dato il via ai presidi si è espressa in questi giorni andando oltre i propositi dei collettivi che l'hanno promossa il 9 marzo scorso: In piazza si vuole riscrivere integralmente la Legge, si discute di reddito, di lavoro, di guerra alla povertà e alla miseria sociale, di femminismo e di ecologia, dei diritti all'abitare, alla salute, all'educazione, di democrazie e di rivoluzione. Le assemblee durano qualche ora ogni giorno a partire dalle 18 in presenza di "citoyens indignati" di ogni età, lavoratori precari, disoccupati, studenti e professori, pensionati, migranti… anche militanti delusi di partiti o di sindacati.

Qualcuno utilizza come simbolo il pesce del 1° aprile, prima notte di occupazione della piazza, qualcun altro procede per commissioni, moltissimi si rendono disponibili a gestire l'accoglienza e la logistica dell'occupazione in piazza o della comunicazione; c'è una sorta di servizio d'ordine ma anche chi, particolarmente conviviale, offe il caffè ai troppi poliziotti che perimetrano l'area animata dalle attività in corso.

L'aspetto informale non deve tradire la determinazione, nonché l'intenzione dichiarata, di organizzarsi per contrastare le operazioni sia da parte del governo che presenta false soluzioni, che delle forze dell'ordine la cui presenze incombe minacciosa e si rivela esplicitamente provocatoria e violenta nei confronti delle azioni organizzate dagli studenti universitari e nei licei.

Un'inchiesta sugli interventi polizieschi si è imposta grazie alle testimonianze registrate e alle denunce in seguito alle giornate che hanno scandito la mobilitazione a livello nazionale.

I fatti hanno coinvolto molti poliziotti, gruppi di CRS e numerosi studenti minorenni in balia di sevizie nei commissariati, aggressioni fisiche e armate, con manganelli, tiri di flashball e ogni altro strumento di guerra il cui uso è ormai reso possibile dal decreto che aumenta i poteri e l'arsenale militare in dotazione delle forze dell'ordine: dalla Bac (Brigata anti-criminalità) la cui presenza è sempre più invasiva nei cortei, ai CRS, corpo di gendarmeria antisommossa, e all'esercito che pattuglia e dispone di ampia manovra e di controllo delle aree di transito ostacolando la mobilità dell'intera popolazione.

Questa violenze sono ordinaria amministrazione nei quartieri e davanti ai licei in particolare e non hanno a che vedere con lo stato d'emergenza. Considerando che l'apparato giudiziario protegge sistematicamente la polizia e tradizionalmente favorisce l'impunità di fronte a dei crimini e delitti commessi dagli agenti, si può facilmente supporre che la serie di violenze perpetrate in questi giorni restino, come in passato, nel limbo dell''immunità', cioè siano impermeabili alla giustizia che caratterizza l'uso (sproporzionato) della forza da parte dello Stato francese.

Ma gli studenti non si sono lasciati intimorire e non hanno esitano a reagire e rispondere ai colpi.

Le prossime mobilitazioni sono previste dal 5 al 9 aprile.