Leopoldo Armandi

 

 

Leopoldo Armandi, chiamato comunemente Poldo, è nato il 30 aprile 1924 a Pinerolo ed in questa città trascorse la giovinezza coincidente con il regime fascista. 

Antifascista, durante la guerra di Liberazione, appena ventenne, organizzò il sabotaggio della produzione bellica e gli scioperi della primavera 1945.
Dopo la liberazione, fu impegnato come sindacalista della FIOM-CGIL e
militante del PCI. In particolare in quegli anni svolse la sua attività
presso lo stabilimento RIV di Villar Perosa.
In seguito alla sua attività politico-sindacale venne licenziato per rappresaglia negli anni 50. 

Assunto dalla Corcos continuò a dedicarsi all'attività politica e sindacale partecipando attivamente alle lotte della fine degli anni 60 e dell'inizio degli anni 70.


Nelle elezioni amministrative del 7 giugno 1970 fu eletto consigliere
comunale nelle liste del PCI e lo fu fino al 15 giugno 1975.

 In occasione di questa tornata elettorale fu uno dei promotori dell'apertura della lista del PCI agli indipendenti di sinistra.
Oltre all'impegno sindacale e politico ebbe una notevole attività in campo sociale. 

In questo ambito collaborò nei gruppi della parrocchia di San Lazzaro e fu uno dei promotori del gruppo di base del quartiere. Dopo il 1975 si dedicò interamente a questa attività ed all'organizzazione del
sindacato pensionati della CGIL.


E' deceduto il 25 febbraio 1995.
Di lui, come si disse nella commemorazione tenutasi in consiglio comunale il 14 marzo 1995, si può affermare che "fosse un cristiano ed un comunista nello stesso tempo, che si distingueva per il suo impegno civile e sociale e la sua rettitudine morale".

Alberto Barbero


(...)Il licenziamento di Armandi

Con l'inizio degli anni sessanta anche la Cisl comincia ad essere nel mirino dell'azione repressiva dell'azienda, in particolare quella parte della Cisl che troverà il suo massimo rappresentante in Tonino Chiriotti. Gruppo di militanti che nel corso degli anni accentueranno la loro autonomia dall'azione della Direzione Riv e creeranno le basi di un sindacato unitario con una maggior impronta classista.

La Riv affiancò, accanto alla classica carota, il bastone nodoso della repressione . Questa si espletava nei reparti confino e, anche se più raramente, con lo strumento del licenziamento come metodo di intimidazione e di rappresaglia. Come ha affermato Leopoldo Armandi " la Riv non ha mai usato in modo sistematico i sistemi repressivi tipici della Fiat. La Riv ha iniziato a usare il sistema Fiat con me, ma in genere era il paternalismo l'arma più usata. Suppo che è stato licenziato con me non ne sapeva niente. Ma per non licenziarne uno solo hanno licenziato anche lui (era della Cgil). La cosa buffa è che lui forse era uno di quelli che era contrario allo sciopero che abbiamo fatto, anche se aveva aderito allo sciopero."()

Eugenio Morero collega il licenziamento di Armandi e di Chiriotti ad un'unica strategia padronale tesa a colpire un tipo di sindacato ancorato alle esigenze dei lavoratori e poco disponibile al compromesso con la controparte." Il problema è che Chiriotti è venuto via, l'hanno licenziato. Prima avevano licenziato Poldo Armandi, che era una colonna della Fiom poi hanno licenziato Chiriotti. Ti racconto quello di Armandi che, tral'altro, siamo riusciti a fargli riconoscere il licenziamento per rappresaglia. Poldo era appena rientrato da 15 giorni di mutua. Il suo reparto era in sciopero per problemi salariali, per la paga di posto e così via. Al lunedì rientra Poldo e io dico di fare un'assemblea nel suo reparto per capire bene le motivazioni dello sciopero. Quando si faceva l'assemblea si saliva su un grande plateaux (pedana), dove si tracciavano i pezzi. Facciamo l'assemblea: parlo io e chiedo agli operai di dire quello che volevano, in quanto noi (C.I.) non l'abbiamo ancora capito. Noi siamo disposti a sostenere le vostre richieste ma dobbiamo saperle con precisione. Però nessuno parlava: era come parlare al muro. Allora io mi rivolgo a Poldo per chiedergli dei chiarimenti, anche se lui era rientrato in reparto il giorno stesso. Lui mi risponde che non aveva ancora capito molto, ma nella mattinata aveva sentito delle voci e comincia a riferire.

Alle diciassette meno venti - si usciva alla cinque meno un quarto - lo mandano a chiamare in Direzione e gli danno la lettera di licenziamento. Lo vedo fuori dalla fabbrica, sul tram e mi dice:'m'hanno licenziato': I primi due giorni sono andati bene, poi siamo solo più rimasti noi della Commissione Interna: ma non potevamo più rientrare nei reparti e facevamo lo sciopero nei locali della Commissione Interna." () Questo atteggiamento intimidatorio della Riv di Villar venne assunto nel gennaio del 1962 .

 

D'altra parte, nonostante che la Riv non adottasse apertamente metodi repressivi essere comunisti era difficile anche a Villar Perosa. Non ha bisogno di alcun commento questa testimonianza riportata sulle pagine di "Venticinquesima ora": " Quando sono stato assunto sono andato dal capo del personale, avevo la tuta che mi aveva preparato mia madre arrotolata in un giornale.'C'è aria poco sana a casa sua'. 'Perché?' risponde; Ha L'Unità sotto il braccio'. Se io invece di avere l'Unità avevo il Corriere della Sera o la Stampa, sarei andato a finire in un magazzino, invece sono andato subito nel reparto dei rossi."() - la Beidana- Lorenzo Tibaldo