I GIORNI DI GENOVA SCHEDA 18/07/02 IL MANIFESTO
15 LUGLIO 2001
Ore 0,00 - Genova
Iniziano i primi fermi ai caselli autostradali attorno alla
città. Chiude la stazione di Genova Brignole. Dal giorno prima
l'Italia ha sospeso il trattato di Shengen.
16 LUGLIO
Ore 9,30 - Punta Vagno (Ge)
Inizia il public forum, che durerà tutta la settimana. Tra gli
ospiti Susan George, che da 20 anni sostiene la necessità di
cancellare il debito dei Paesi poveri, Walden Bello, leader della
battaglia contro i "principali strumenti della
globalizzazione liberista", e Lucia Marina Dos Santos del
movimento Sem Terra di Rio de Janeiro.
Ore 10,35 - Caserma S.Fruttuoso (Ge)
Una carica di tritolo nascosta in una busta anonima esplode
ferendo il carabiniere di leva Stefano Torri, 20 anni. Poco prima
la postina aveva consegnato a Torri una busta antiurto che
conteneva un portafoglio da donna. Il militare in servizio di
piantonamento riporterà ferite gravi al volto, a un occhio e
alla mano. È l'inizio di una giornata di tensione e falsi
allarmi.
17 LUGLIO
Ore 6,00
I carabinieri perquisiscono il centro sociale Tnt di Napoli, il
centro sociale anarchico Stella nera per la rivolta a Firenze, il
Pinelli di Genova e l'accampamento dei manifestanti presso il
campo sportivo La Sciorba. Nell'informativa del giorno stesso
alla Camera il ministro Scajola dichiarerà che nei giorni
precedenti sono state respinte alla frontiera 686 persone e che
nella città di Genova saranno in servizio 20.000 uomini delle
forze dell'ordine.
Ore 9,30 - Punta Vagno (Ge)
Secondo giorno di lavori per il public forum. Le sessioni
tematiche della mattina sono dedicate al lavoro e al sapere. Nel
pomeriggio l'assemblea plenaria si occupa dei meccanismi della
democrazia globale, il dibattito è coordinato da Tom Benettollo.
18 LUGLIO
Ore 6,00 - Stadio Carlini (Ge)
Alcune centinaia di agenti di polizia si presentano allo stadio
Carlini, dove sono accampate 700 persone, per una verifica. Dopo
una trattativa i manifestanti ottengono che a controllare il
campo siano solo cinque funzionari di polizia ai quali vengono
mostrati scudi in plexiglass e copertoni, già presentanti alla
stampa come strumenti di difesa. La costruzione delle grate
attorno alla zona rossa è completata.
Ore 9,30 - Punta Vagno (Ge)
Il Public forum parla di pace e di debito ecologico e sociale del
nord del mondo. Al dibattito pomeridiano sulle "Alternative
alla globalizzazione economica" partecipa anche il sindaco
di Porto Alegre, Tarso Genro. È la giornata dedicata in
particolare alle Ong e alle associazioni ambientaliste di tutto
il mondo, da Via Campesina a Greenpeace.
Ore 12,20 - Bologna
Gli artificieri disinnescano una bomba trovata in via dei
Terribilia, a pochi metri dalla prefettura e dal palazzo
comunale. L'ordigno era contenuto in una pentola a sua volta
posta all'interno di un bauletto di una bicicletta. In mattinata
alla prefettura era arrivata una lettera anonima con allegate le
chiavi del bauletto. Il testo parlava di una partita di droga
trovata da un anonimo che aveva deciso di consegnare il tutto
alla polizia.
Ore 12,25 Milano
Un pacco bomba scoppia nella redazione milanese del Tg4. L'ordigno è nascosto in una busta
indirizzata al direttore della testata, Emilio
Fede. Ma ad aprire il pacco è la segretaria di redazione, che
rimane ustionata alle mani. Sia il pacco che una successiva
lettera di rivendicazione erano state spedite da Bologna. La
giornata dei pacchi-bomba era cominciata in piena notte a Milano,
quando aveva preso fuoco l'agenzia di lavoro interinale Select.
Bomba anche alla Benetton di Ponzano Veneto (Tv), disinnescata
senza incidenti.
Ore 22,00 - Piazzale Kennedy (Ge)
Concerto di Manu Chao, Meganoidi e 99 Posse.
19 LUGLIO
Ore 9,30 - Punta Vagno (Ge)
Il Public forum ospita la sessione straordinaria del
"Tribunale sui crimini di questo ordine mondiale", a
cui partecipano fra gli altri José Bovè, Vittorio Agnoletto e
Vandana Shiva.
Ore 13,00 - Ancona
La polizia blocca 180 manifestanti greci arrivati via nave nel
porto di Ancona. Il gruppo, che faceva parte di una delegazione
greca di 900 persone, si fronteggia con la polizia, subisce una
carica, poi è costretto a risalire a bordo della nave. Le altre
700 persone partono in direzione di Genova.
Ore 17,00 - Piazza Sarzano (Ge)
Parte il primo corteo della tre giorni anti-G8. I partecipanti
sono 50.000 secondo gli organizzatori, 20.000 per le forze
dell'ordine, e sfilano per i diritti dei migranti e dei
rifugiati. Durante la giornata si ripetono gli allarmi bomba in
tutt'Italia.
Ore 22,00 - Stadio Carlini (Ge)
Piove da circa un'ora. I tendoni cedono e circa 2000 persone sono
costrette a spostarsi sotto i portici di piazza Rossetti
20 LUGLIO
Ore 9,00 - Chiesa di S. Antonio a Boccadasse (Ge)
Inizia il digiuno di missionari, religiosi e religiose che
durerà fino al giorno dopo.
Ore 11,00 - Piazza Manin (Ge)
Si raduna il concentramento di Rete donne, Mani tese, Commercio
equo e solidale. Il gruppo, di 200 persone, si sposta verso uno
dei 16 varchi aperti ma presidiati, a piazza Portello. Lo
bloccano impedendo il passaggio di automobili e persone. Il
blocco dura fino alla sera, ma durante il pomeriggio la polizia
passa attraverso il sit-in lanciando lacrimogeni e picchiando chi
oppone resistenza per lanciarsi all'inseguimento di un gruppo di
black bloc in avvicinamento.
Ore 11,00 - Piazza Montano (Ge)
Il corteo di Cub, Slai, Cobas, anarchici marxisti rivoluzionari
greci si muove verso piazza Di Negro e poi torna indietro senza
subire incidenti.
Ore 11.30 - Piazza P. Da Novi (Ge)
È il punto di incontro del Network per i diritti globali, Cobas,
gli inglesi del Socialist workers party e Globalize resistance.
Un gruppetto di persone vestite di nero spacca il marciapiede con
un palo. Poco lontano, a piazza Tommaseo, un altro gruppo attacca
una banca sfondando le vetrine. Qualche auto è incendiata. I
carabinieri chiudono l'accesso alla piazza e caricano tutto il
concentramento. Solo alle 13 Cobas e Network riusciranno a
muoversi in corteo verso piazzale Kennedy. Intanto gli scontri
proseguono in tutta la zona. Alcune centinaia di manifestanti
"anarchici" si avvicinano a viale XX settembre, cuore
della zona rossa. Quattro ragazzi riescono a sfondare la grata in
piazza Dante ma vengono respinti dagli idranti.
Ore 14,00 - Stadio Carlini (Ge)
Si muove il corteo della disobbedienza civile. Durante la notte
le forze dell'ordine hanno murato con i container quasi tutti gli
ingressi a piazza Verdi, il grande piazzale tra la stazione
Brignole e l'imboccatura
21 LUGLIO
Ore 9,00
Alcune camionette dei carabinieri circondano il campo di Cobas e
Network presso l'asilo Redipuglia e si allontanano poco dopo.
Alle 11, quando la maggior parte degli ospiti del campeggio ha
lasciato lo spazio per recarsi alla manifestazione del
pomeriggio, le forze dell'ordine tornano, perquisiscono il campo
e arrestano quelli che sono rimasti, una ventina di persone.
Ore 11,40
Gli anarchici del Black Bloc danneggiano alcuni negozi, nelle
zone di Marassi e Quarto.
Ore 12,30 - Piazza Sturla
La piazza è già piena e inizia ad avanzare il corteo che doveva
partire alle 15,30. Gli organizzatori della manifestazione
parlano di oltre 200.000 partecipanti. Il neo-costituito servizio
d'ordine del Gsf allontana i gruppi considerati più violenti.
Ore 14,15 - Piazzale Kennedy (Ge)
Mentre si avvicina la testa del corteo inizia il lancio di
lacrimogeni da parte della polizia schierata sull'estremità
opposta della piazza. Poco dopo, la prima carica di polizia e
finanzieri spezza il corteo a metà: una parte sale verso Corso
Torino, l'altra rimane incastrata sul lungomare, a Corso Italia.
Nella piazza gli scontri proseguono per ore e vengono distrutti
negozi, automobili e banche nei paraggi.
La coda del primo troncone sarà costantemente inseguita dalle
forze dell'ordine, mentre il secondo pezzo del corteo è
costretto a fare marcia indietro. Gli agenti caricano
indistintamente chiunque: famiglie con bambini piccoli, anziani,
pacifisti seduti a terra in segno di non violenza, medici,
avvocati, passanti. Alcuni gruppi di manifestanti cercano di
salire verso la stazione di Brignole imboccando strade
secondarie. Molti genovesi aprono le finestre e le case ai
manifestanti: passano bottiglie ai manifestanti: passano
bottiglie d'acqua, danno indicazioni topografiche, ospitano i
feriti.
Ore 16,00 - Piazza Ferraris (Ge)
La testa del corteo arriva incolume mentre le forze dell'ordine
caricano nella zona di Sturla, da dove il corteo è partito, e
lungo tutto il percorso della manifestazione. Gruppi di
"black bloc" distruggono banche, negozi e automobili.
Negli stessi minuti un pezzo della coda del corteo, prima di
piazzale Kennedy, si allontana da corso Italia e cerca di
rifugiarsi verso il mare o a Punta Vagno, lo spazio sede delle
riunioni del Public forum, ma anche qui arrivano lacrimogeni e
manganelli.
Ore 16,30 - Corso Torino (Ge)
Gli scontri si concentrano attorno al ponte ferroviario che passa
sopra corso Torino. Uno spezzone del corteo rallenta sotto il
tiro dei lacrimogeni. Da un lato i manifestanti hanno fatto una
barricata di cassonetti incendiati, dall'altro la polizia avanza
sparando lacrimogeni. Intanto la testa del primo spezzone si
muove verso il piazzale davanti al carcere di Marassi. Riparte il
lancio di lacrimogeni mentre i manifestanti risalgono sui pullman
per tornare a casa o mentre tornano agli accampamenti allo stadio
Carlini o a Re di Puglia. Alcuni gruppi si allontanano ancora
verso le colline fuori Genova. In tutta la città iniziano i
rastrellamenti.
Ore 21,00 - Brignole (Ge)
Riapre la stazione, nelle ore seguenti partono 30 treni speciali.
Un bilancio provvisorio parla di 228 feriti non gravi, tra cui 73
poliziotti. 60 gli arrestati. Manifestazioni in solidarietà da
tutto il mondo e da molte città italiane.
Ore 24,00 - Scuola Diaz (Ge)
Dai due lati di via Trento arrivano circa 200 agenti di polizia
seguiti dai blindati. La carica travolge l'attivista di Indymedia
Uk Mark Orwell che finirà all'ospedale con le costole rotte.
Sfondano il cancello e la porta della scuola ed entrano. Pestano
brutalmente quasi tutti i presenti: alla fine del blitz i feriti
saranno 63 su 92 persone che dormivano all'interno dell'edificio.
Dopo un quarto d'ora alcuni agenti entrano nella scuola di
fronte, la Pascoli, Media Center e centrale operativa del Gsf.
Ammanettano 3 italiani e qualche straniero. Salgono al primo
piano e irrompono nella stanza dei sanitari e in quella degli
avvocati del Gsf: prelevano gli hard disk dei due computer su cui
gli avvocati hanno già iniziato a raccogliere denunce e
testimonianze e la lista con nomi e numeri di telefono di tutti i
volontari del gruppo. Salgono ai piani superiori, interrompono la
diretta di radio Gap e prelevano i nastri video dalle
stanze di Indymedia. Ordinano a tutti i presenti di
mettersi seduti attaccati ai muri e li identificano. Intanto
tutti i 93 ospiti della Diaz vengono portati via, molti sono
caricati sulle barelle e perdono sangue. I 63 feriti sono
trasportati all'ospedale S. Martino. Tre sono in prognosi
riservata.
22 LUGLIO
Dall'ospedale tutti i feriti vengono portati nella caserma di
Bolzaneto. I 93 arrestati di sabato notte vanno ad aggiungersi
agli 85 di venerdì, ai 72 di sabato (escludendo il blitz) e ai
28 di domenica. Dei 280 arrestati 200 vengono portati nella
caserma di Bolzaneto insieme a 100 fermati per identificazione.
Tutti passano un'altra notte di violenze di ogni genere. Ottanta
finiscono a Forte San Giuliano. Gli arresti convalidati sono
stati 130, di cui 78 quelli degli stranieri. Gli arrestati
saranno poi condotti nelle carceri di Alessandria, Pavia,
Vercelli e Voghera e rilasciati pochi giorni dopo.
(a cura di Sara Menafra)
No global nell'anno delle destre. E della
guerra
Dodici mesi di movimento, dai cortei per Carlo Giuliani al colpo
dell'11 settembre, dal rifiuto della "guerra economica,
militare e sociale" alle mobilitazioni contro le politiche
del governo Berlusconi. Passando per il forum di Porto Alegre e
per la mobilitazione pro-Palestina. Un equilibrio difficile e
pieno di tensioni
A. MAS.- il manifesto 18/07/02
Le giornate di Genova e quello che accade nei mesi seguenti
dimostrano con evidenza che una buona parte dell'Italia non ha
creduto alla versione dei fatti offerta sbrigativamente dal
governo. Il corto circuito informativo è notevole: da un lato i
giornalisti testimoni di Genova che raccontano, di solito con
onestà e dovizia di particolari, le violenze e brutalità
commesse dalla polizia; dall'altro commentatori autorevoli che
tentano di dimostrare come in fondo, e nonostante tutto, i
responsabili di quanto accaduto fossero da ricercare tra quei 300
mila che hanno osato sfidare i Grandi della Terra. Ma a svelare
l'inganno basta poco, se un'arzilla vecchietta di un paesino
dell'avellinese decide di preparare centinaia di
"zeppole" per i no global venuti lì a trascorrere una
settimana in campeggio. "Da quello che avevo visto in tv
pensavo che venissero qui a distruggere tutto", ci
raccontava al fresco della montagna di Montevergine lo scorso
agosto. Ma ben presto si era resa conto che l'immagine vendutale
dai media non corrispondeva esattamente a quanto vedeva con i
suoi occhi e con senso d'ospitalità tipicamente meridionale
aveva spalancato loro i sapori della propria cucina. A fare gli
onori di casa il prete no global don Vitaliano della Sala, sul
quale nei mesi successivi si abbatterà la censura ecclesiastica.
Già nei giorni immediatamente successivi alle giornate genovesi
l'indignazione per quanto accaduto aveva fatto capire che buona
parte del paese non aveva ceduto alla criminalizzazione del
movimento. Il 23 e il 24 luglio nelle maggiori città d'Italia
scende in piazza mezzo milione di persone per urlare
"assassini" al governo e denunciare le violenze
subìte. A Roma si rivedono giovani reduci da Genova e vecchi
partigiani, e l'unione in nome dell'antifascismo e
dell'antiberlusconismo fa presagire come a partire dall'autunno
l'attività del movimento italiano si concentrerà soprattutto
sulla contestazione alle politiche del governo Berlusconi,
dall'immigrazione alla scuola all'attacco ai diritti dei
lavoratori. A Milano, causa una piazza Duomo stracolma di
manifestanti, si forma un corteo spontaneo che nessuno osa
fermare. L'indignazione è tanta, la commozione per l'uccisione
di Carlo Giuliani pure. Ma a stravolgere tutto arriva l'11
settembre. Il nuovo scenario di "guerra globale
permanente" apre una nuova fase e mette in crisi l'analisi
sui guasti della globalizzazione neoliberista. Le nuove emergenze
sono determinate dalle restrizioni alle libertà personali e
collettive, dall'ossessione sicuritaria e dal riaffacciarsi della
guerra e del terrorismo su vasta scala nella pratica politica.
Gli effetti si vedranno da subito: per il 27 settembre è
prevista la prima grande manifestazione dopo Genova.
L'appuntamento è a Napoli, dove è prevista una riunione della
Nato. Ma l'attacco alle Twin Towers e l'imminenza dell'attacco
all'Afghanistan causano l'annullamento del vertice. Così, anche
la manifestazione perde di importanza e viene virata sulla parola
d'ordine del "no alla guerra". Nonostante tutto,
scendono in piazza in 15 mila. La paura è tanta, visti i
precedenti e le polemiche della vigilia con la polizia, ma tutto
fila liscio. A novembre era previsto anche il vertice Fao a Roma,
ma viene rinviato a giugno.
Nel frattempo, il 5 ottobre gli Usa attaccano l'Afghanistan e il
movimento viene assorbito completamente dal conflitto in corso,
dimostrando una grande capacità di mobilitazione. A partire dal
13 ottobre, quando la tradizionale marcia della pace
Perugia-Assisi fa registrare una partecipazione a dir poco
straordinaria: in 300 mila, scout e lillipuziani, comunisti e
ambientalisti, si sobbarcano i 25 km di strada che separano le
due città umbre. Nel frattempo, in diverse città d'Italia si
costituiscono social forum, sull'onda dell'esperienza genovese.
Alla fine, se ne conteranno almeno un centinaio, e alla prima
assemblea generale di Firenze, il 20 ottobre, se da un lato si
dichiarerà estinto il vecchio Genoa social forum e non
realizzabile un Forum sociale italiano, si deciderà invece
un'altra grande manifestazione "contro la guerra economica,
sociale e militare". Da quel giorno le parole d'ordine del
movimento italiano saranno "contro la guerra e il
liberismo", le stesse che saranno poi adottate nel Forum
sociale mondiale di Porto Alegre. Così, il 10 novembre più di
100 mila persone sfilano a Roma mentre dall'altra parte va in
scena l'Usa day organizzato dal Polo delle libertà a piazza del
Popolo, e che riesce a raccogliere, a voler essere abbondanti,
non più di 30 mila persone.
La contemporanea assemblea dei social forum decide, tra le altre
cose, di tornare a occuparsi con maggiore assiduità anche della
politica interna italiana. Così, il popolo che qualche mese
prima era stato dell'antiglobalizzazione tornerà in piazza in
maniera massiccia contro la riforma della scuola targata Moratti,
la legge Bossi-Fini, ma anche al fianco dei metalmeccanici Fiom e
dei lavoratori del pubblico impiego Cobas. Nel frattempo,
dall'esperienza genovese del laboratorio Carlini nasce il
"laboratorio della disobbedienza sociale", area che
comprende numerosi centri sociali, i Giovani comunisti e parte
dei Verdi, e che promuove una giornata dedicata alla
disobbedienza sociale, con decine di iniziative su immigrazione,
scuola e lavoro precario. Mentre la Rete Lilliput, che da Genova
in poi si era sfilata da ogni appuntamento di piazza, decide di
continuare a lavorare sui grandi temi della globalizzazione e sul
locale, ma senza far parte dei social forum.
Finito il tempo delle grandi trasferte antiglobalizzazione, unica
tappa fuori casa è il secondo Forum sociale mondiale di Porto
Alegre, al quale la delegazione italiana, con 974 delegati, è la
più numerosa dopo quella degli ospiti brasiliani. Nel documento
conclusivo si parla di Tobin Tax (in Italia Attac avvierà una
raccolta di firme), cancellazione del debito e democrazia
partecipativa. Nella città brasiliana si decideranno anche i
Forum continentali, quello europeo si terrà a novembre proprio
in Italia.
Un altro fronte aperto dal movimento è quello del rapporto con
il municipalismo, dove si possono cominciare a sperimentare, su
piccola scala, forme di democrazia dal basso come il bilancio
partecipativo. Sulla base di ciò verranno tentate anche delle
"sperimentazioni" in alcuni comuni in cui si vota:
risulterà vincente il "modello genovese" di
candidature nelle liste del Prc ma anche dei Ds, e comunque di
alleanza con il centrosinistra; fallirà il tentativo di liste
civiche autonome sganciate dal centrosinistra.
Ma a cambiare di nuovo le carte in tavola ci pensa questa volta
il governo Berlusconi, che pensa di intaccare lo Statuto dei
lavoratori colpendo l'articolo 18, quello che tutela dai
licenziamenti ingiustificati. Il movimento abbraccia la causa e
con la parola d'ordine di "sciopero generalizzato"
porta in piazza, il 23 marzo a Roma, decine di migliaia di
studenti, disoccupati e lavoratori precari. Si sfilano i Cobas,
che decidono di non partecipare e che allo sciopero generale del
16 aprile prenotano piazze e percorsi diversi da quelli dei
sindacati confederali. Il movimento si dividerà tra entrambi,
per poi ritrovarsi in piazza a Milano, il primo maggio, per la
"Mayday parade", la prima manifestazione in Italia di
lavoratori precari, studenti e disoccupati.
Ma a mandare in crisi il già precario equilibrio dei social
forum ci pensa la crisi palestinese. Il 9 marzo una grande
manifestazione con la parola d'ordine "due popoli, due
stati" attraversa le vie della capitale, ma alla successiva
il protagonismo di alcuni gruppi (non tutti interni al social
forum) e i linguaggi adoperati fanno sì che i partiti
dell'opposizione e la Fiom abbandonino il corteo, che arriva alla
meta spaccato in due. La terza manifestazione, frettolosamente
organizzata per il 25 aprile, riuscirà a portare in piazza solo
poche migliaia di persone, e provocherà nuove divisioni ancora
una volta sull'atteggiamento da tenere nei confronti di
palestinesi e israeliani. Le ripercussioni politiche saranno
notevoli, per quanto indistinte, e sfoceranno in un'aggressione
al Ghetto nei confronti di Vittorio Agnoletto. Nello stesso
tempo, l'attività di interposizione di centinaia di militanti di
tutta Europa nei Territori occupati metterà in crisi a più
riprese l'apparato bellico israeliano. Ma è l'intera capacità
di mobilitazione del movimento che accusa la stanchezza di un
anno di attivismo permanente. Ne è testimonianza il vertice Fao
di giugno, per il quale a novembre erano previste almeno
centomila persone, e che invece a giungo ne porta in piazza non
più di 15 mila. Riescono ad attrarre di più manifestazioni come
la Reclaim the media di Indymedia a Roma e la street
parade antiproibizionista di Bologna del 29 giugno.
Nel frattempo, la stagione dei controvertici si limita alle
mobilitazioni contro gli appuntamenti europei. A Barcellona a
marzo tra sindacati e no global scendono in piazza oltre 400 mila
persone. A Siviglia a giugno circa 150 mila. Ma la partecipazione
italiana è esigua, e l'unico fatto politicamente rilevante è
l'abbozzo di una rete di disobbedienti europea. Si tratta di
appuntamenti simili a quelli che eravamo abituati a conoscere
fino a Genova. Ma questa volta a nessuno viene in mente di
assediare la zona rossa o di tentare di bloccare il vertice, anzi
i cortei si svolgono a summit finito. Anche questo è un effetto
di Genova. E dell'11 settembre.