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da ieri ho iniziato a scrivere una
newsletter sulla rivolta in Egitto, una sorta di diario su quanto succede
laggiù, utilizzando le informazioni raccolte da testimonianze dirette di
amici egiziani e da tv e giornali arabi. La situazione è abbastanza
drammatica e in questo momento mi preme molto fare un po' di
controinformazione per aiutare gli amici egiziani che sono quasi isolati
dal mondo. (31.1.2011)


eco del chisone 2.2.2011



da ieri ho iniziato a scrivere una
newsletter sulla rivolta in Egitto, una sorta di diario su quanto succede
laggiù, utilizzando le informazioni raccolte da testimonianze dirette di
amici egiziani e da tv e giornali arabi. La situazione è abbastanza
drammatica e in questo momento mi preme molto fare un po' di
controinformazione per aiutare gli amici egiziani che sono quasi isolati
dal mondo. (31.1.2011)
30/01/2011
Cari
amici e amiche di Cairo Multireligiosa,
purtroppo non ho buone notizie dall'Egitto. Sono riuscita a mettermi in
contatto con Wael questa mattina. Non sempre può rispondere, le
comunicazioni sono difficoltose.
Sono giorni che la gente non dorme. Anche Wael aveva passato la notte
davanti alla porta di casa sua con un coltello per difendersi dai
saccheggiatori. In questo momento non c'è né governo né polizia, che è
stata ritirata per lasciar spazio alle forze speciali, responsabili di
ogni sorta di violenze. La nomina a vice presidente del capo dei servizi
segreti è un segno inequivocabile. Sembra che Mubarak abbia giocato la
carta sporca, lasciare il paese nel caos più totale, senza legge.
Gli egiziani temono la guerra civile, perché ieri sono evasi dalle
prigioni numerosi gruppi di fondamentalisti che hanno anche potuto
procurarsi delle armi. A singhiozzo si ha notizia di infiltrazioni nel
Sinai dalla striscia di Gaza da parte di militanti jihadisti. Per ora
Israele aspetta, ma la sua reazione è una temuta incognita.
I siti web dei giornali egiziani sono fermi alle notizie di giovedì
scorso, oppure non funzionano del tutto. Questa mattina Al Jazeera ha
annunciato che i suoi uffici in Egitto sono stati chiusi, notizia che
nemmeno Wael sapeva. Nei giorni scorsi, infatti, Al Jazeera forniva ai
telespettatori vari numeri di emergenza a cui chiamare per denunciare
saccheggiatori o azioni di violenza. E' di ieri la telefonata di un
prigioniero da una prigione poco fuori il Cairo che ha denunciato in
diretta l'uccisione da parte della polizia di settanta prigionieri che
tentavano la fuga. Evidentemente, si vuole oscurare quanto più possibile
l'Egitto, perché gli altri paesi non vedano quello che sta succedendo.
Ho tentato di mettermi in contatto con Abdel Fattah, preoccupata che in
quanto ex parlamentare dei Fratelli Musulmani potesse subire rappresaglie.
Non sono riuscita a trovarlo, il cellulare è spento o irraggiungibile. Ho
rinunciato a chiedere notizie di chi conosco in Egitto via sms, perché
tanto non rispondono. Non sapendo se avranno la possibilità di ricaricare
il cellulare, tengono i soldi rimasti per comunicazioni strettamente
necessarie. In realtà, non so nemmeno se gli sms arrivino, visto il caos
telefonico. Dunque, se volete mandare agli amici egiziani dei messaggi di
solidarietà, non stupitevi se non rispondono. Le email ovviamente neanche
a parlarne. Da venerdì non ho più visto nessun egiziano su internet.
Chi ha qualche idea su come aiutare l'Egitto in questo momento è più che
benvenuto.
Un abbraccio,
Elisa
30/01/2011
- parte seconda
Cari
amici di Adelfia, Cairo Multireligiosa e tutti gli interessati a quanto
succede in Egitto,
innanzitutto un grazie collettivo a quanti mi hanno scritto esprimendo la
loro solidarietà all'Egitto e agli amici egiziani con cui siamo in
contatto.
Sto raccogliendo quante più informazioni possibili sui fatti in Egitto da
tv arabe, telefonate ad amici egiziani, notizie da parte di amici di amici
egiziani che seguono come me gli avvenimenti, e altre fonti che non siano
i mass media italiani. Cerco di ricostruire il quadro di quanto succede
sulla base della mia esperienza personale in Egitto e da testimonianze
quanto più possibile dirette, anche per correggere alcune visioni
distorte che in questi giorni riempiono i giornali. Questo è quanto ho
capito finora:
Dopo la durissima giornata di manifestazioni di venerdì scorso, nel
totale black out di internet, telefoni cellulari e telefoni fissi, la
polizia si è ritirata dalle città con una fretta a dir poco sospetta.
L'esercito ne ha preso il posto, senza usare violenza ai dimostranti, ma
anche senza prendere apertamente posizione in loro favore. Dopodiché sono
cominciati i saccheggi che hanno costretto gli abitanti a organizzarsi per
difendere le proprie case. Tuttavia, molti egiziani denunciano che tra i
gruppi di saccheggiatori vi siano membri della polizia segreta, accusata
anche di violenze del tutto gratuite verso i manifestanti pacifici.
Dunque, una prima interpretazione diffusa è che Mubarak, il quale secondo
le tv arabe ha rifiutato di seguire i consigli dei suoi più stretti
collaboratori che gli suggerivano di fare alcune concessioni ai
manifestanti, abbia volutamente gettato il paese nel caos per dimostrare
al mondo che senza di lui nessuno può garantire l'ordine in Egitto.
In questa panorama preoccupano le notizie di evasioni di jihadisti armati
dalle prigioni (volute?).
In questo tetro panorama, al quale i media hanno dato molta enfasi, i
manifestanti non si fermano e danno prova di grande civiltà e
determinazione. Oggi sono riprese le manifestazioni in Piazza Tahrir, con
migliaia di persone che continuano a chiedere che Mubarak se ne vada. Ci
sono persone di tutti i tipi e le donne stanno giocando un ruolo di primo
piano. I Fratelli Musulmani non sono AFFATTO leader, ma sono piuttosto tra
le vittime più colpite dalla repressione con carcere e torture. Tra
parentesi, per i partecipanti di Cairo Multireligiosa, ancora nessuna
notizia dal Prof. Abdel Fattah.
La notizia importante di oggi è che si sono uniti alle dimostrazioni di
Piazza Tahrir, nonostante il coprifuoco, anche i giudici. Hosam Mikawi,
che i partecipanti di Cairo Multireligiosa conoscono, sembra essere uno
dei leader, oggi la BBC Arabic ha parlato di lui rendendo nota una sua
dichiarazione (il che vuol dire innanzitutto che sta bene!). Il sostegno
dei giudici ai manifestanti è particolarmente importante per far fallire
il tentativo di far passare la rivoluzione della società egiziana come
una caduta nel caos. Alla partecipazione dei giudici si aggiunge quella
importante di Al Azhar. Mentre scrivo stanno tutti dimostrando in Piazza
Tahrir sorvolati da aerei militari che non si sa bene cosa vogliano
comunicare.
Altra notizia importante è che tutte le "anime" della società
egiziana presenti nella protesta si stanno riunendo per formare un
comitato guidato da El Baradei, per portare alle autorità le richieste
della popolazione e per formare un nuovo governo di unità nazionale che
governi la transizione, modifichi la costituzione in senso democratico e
poi indica nuove elezioni libere.
Per il resto, la gente organizza servizi di vigilanza contro i
saccheggiatori. Anche nel caso del Museo Egizio si è tentato di
proteggerlo con un cordone umano di migliaia di persone.
Queste notizie sono indicative di quanto gli egiziani stiano lottando
strenuamente per opporsi al caos probabilmente voluto dal dittatore in
crisi, rispondendo in maniera che descriverei "democratica"
all'azione repressiva del governo.
Purtroppo, la lotta è sanguinosa e morti e feriti aumentano. La mia
impressione è che siano moltissimi di più di quanto rivelato
ufficialmente. Ieri gli ospedali chiedevano agli egiziani di donare il
loro sangue. Tuttavia, tutti gli egiziani insistono nel dire che
continueranno a lottare finché Mubarak non se ne sarà andato. I
diplomatici stranieri cominciano a organizzare la fuga.
Per finire vorrei fare alcune puntualizzazioni rispetto a quanto apparso
sui maggiori giornali italiani oggi:
- La rivoluzione egiziana NON E' affatto una sorpresa (checché ne dica
Lucia Annunziata su La Stampa). Da anni l'Egitto vede aumentare le
proteste, da anni si sente che questo doveva succedere. Basterebbe voler
fare attenzione ai segnali.
- L'Egitto e l'Iran sono due realtà diverse e incompatibili. Come si fa a
prevedere uno scenario iraniano per l'Egitto?????
- I Fratelli Musulmani non sono Al Qaeda, non vanno confusi con il
terrorismo.
Vi do anche un link, per chi non l'avesse già visto su Facebook, dove
potrete leggere il commento di una giornalista egiziana di cui condivido
le parole. Questo è quello che gli egiziani vorrebbero che si sapesse.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
31/01/2011
Cari
amici,
le manifestazioni e le proteste in Egitto continuano, in questo momento i
dimostranti, accampati da giorni in Piazza Tahrir, stanno cercando di
disporsi in modo da formare le lettere di una parola sola: "Irhal",
cioè "vattene", ovviamente rivolta a Mubarak. Questo è quello
che tutti gli egiziani ripetono instancabilmente da giorni, in piazza,
nelle tv, nei giornali. Non mollano e non molleranno finché Mubarak non
se ne andrà con tutta la sua banda. Ma il regime resta completamente
sordo, così ogni giorno i dimostranti alzano il tiro: ieri hanno preso
l'iniziativa di formare un comitato per preparare un governo di unità
nazionale, oggi invitano allo sciopero nazionale e a una marcia di milioni
di persone per domani. Il regime reagisce estendendo il coprifuoco (in
vigore ormai dalle 15 alle 8 di mattina) che nessuno rispetta.
L'esercito mantiene la sua posizione neutrale, ma sono sempre più
numerosi gli episodi di fraternizzazione con i dimostranti. Si dice che El
Baradei abbia aperto un dialogo con l'esercito. Ieri, un poliziotto della
polizia segreta ha aperto il fuoco sulla folla di Piazza Tahrir e
l'esercito ha risposto, poi l'ha arrestato. Per fortuna, comunque, la
giornata di ieri non ha contato molti morti e feriti.
Secondo le notizie, oggi la polizia dovrebbe tornare in strada a fare il
suo lavoro. Vedremo come si comporteranno.
Questa mattina il giornale "Al-Youm al-Sabiaa" è riapparso su
internet, scusandosi (figuriamoci!) per la forzata sospensione del
servizio di molti giorni. Dopo molte "estenuanti manovre
tecnologiche" - come scrivono - sono riusciti a riconnettersi al web
da Alessandria! E' un grande sollievo, dato che il sito web di questo
giornale è il più seguito nel mondo arabo.
Anche Al-Jazeera, oggi, è riuscita a recuperare molte immagini di quanto
successo durante il "Venerdì della collera", cioè venerdì 28
gennaio. Non sono di grande qualità, ma molto eloquenti nel far capire
sia l'estensione della mobilitazione in Egitto, sia chi sia stato
realmente a iniziare le violenze. Le immagini, che Al-Jazeera mostra senza
commento, fanno vedere la gente che prega in strada sotto il getto potente
degli idranti, senza farsi smuovere. Del tutto pacificamente, ma con
determinazione, non indietreggiano, mentre la polizia getta loro addosso
acqua, gas lacrimogeni e uno strano liquido rosso. Si vedono gruppi di
persone che spingono a mani nude i blindati per farli indietreggiare,
mentre questi non si curano di chi sta loro intorno e li investono con
manovre sconsiderate.
La cosa che colpisce, però, è la luce di felicità sul volto dei
dimostranti. Non ho mai visto gli egiziani così felici! E nonostante la
repressione a cui sono sottoposti. I loro volti mostrano una collera calma
e lucida, una gioia interiore per essersi finalmente liberati della paura,
una consapevolezza profonda di quel che stanno facendo e anche una gran
civiltà. Alcuni dimostranti si sono persino messi a pulire le strade dopo
gli scontri, cosa che - permettetemi un po' di malizia! - nei giorni
normali non facevano! Sia quel che sia, c'è grande voglia di occuparsi di
nuovo del proprio paese.
In questo panorama, spiccano le posizioni delle massime autorità
religiose (di quelle di alcuni governi occidentali e di Israele non voglio
nemmeno parlare). Ieri lo sceicco di Al-Azhar e il papa copto Shenouda
hanno entrambi rinnovato la fiducia a Mubarak. Del resto, prima degli
scontri di venerdì, la chiesa copta aveva indetto una messa straordinaria
per pregare per l'Egitto e poi aveva invitato tutti i cristiani a
chiudersi in casa e non partecipare alle dimostrazioni. Ma i giovani
musulmani e cristiani fanno di testa loro, anzi ieri è stata data la
notizia dell'invio di molte email a Papa Shenouda, da parte di molti
cristiani, che chiedono che lui si limiti a fare la guida spirituale e non
politica. Lo scollamento tra società e istituzioni religiose in Egitto si
fa sempre più profondo. Manca solo il pronunciamento delle confraternite
sufi, molto conservatrici, che in passato hanno sempre chiamato alla non
partecipazione alle proteste contro il governo.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Date: 02 febbraio 2011 11:42
Oggetto: rivolta in Egitto - giorno 8
A:
Cari amici e amiche,
ieri è stata una giornata senza precedenti per l'Egitto, come molti hanno
commentato. Milioni di persone sono scese nelle piazze per chiedere ancora
una volta l'allontanamento di Mubarak dal paese. Il regime ha cercato di
ostacolare le dimostrazioni chiudendo strade e linee ferroviarie. Anche l'ulimo
provider internet funzionante è stato chiuso e il sito di Al-Youm
al-Sabiaa è di nuovo bloccato. Ma a nulla è servito, la gente si è
riversata in massa nelle strade di gran parte delle città egiziane.
Secondo Al Jazeera due milioni di persone si sono radunate in Piazza
Tahrir, al centro del Cairo, altre settecento o ottocentomila ad
Alessandria, più di duecentocinquantamila a Mahalla al-Kubra e Suez, più
di mezzo milione ad al-Mansura, centinaia di migliaia a Port Said, Minia e
Damanhur. In realtà, gli egiziani presenti alle manifestazioni di Piazza
Tahrir danno stime inferiori del numero di persone presenti, ma comunque
oltre il milione. L'Egitto è in piazza.
Grazie a Dio, tutto si svolge in maniera pacifica e anche ordinata.
Manifestanti e esercito collaborano nel controllare chi entra nella
piazza, perquisendo le persone e verificando la loro identità tramite un
documento. Riescono a bloccare una macchina carica di armi che tentava di
accedere alla piazza. I manifestanti sono ben determinati, questa volta, a
impedire ogni tentativo di provocare la violenza, e anche ogni tentativo
di mettere un "cappello" politico o religioso alle
manifestazioni. "Siamo egiziani!", urla un ragazzo. Un gruppo
che inneggia allo stato islamico viene respinto dalla piazza, come è già
successo nelle dimostrazioni dei giorni scorsi. In piazza c'è gente di
tutte le età (quanti bambini!), tutte le religioni, tutti i colori
politici, tutte le classi sociali. Ci sono ragazze velate ed eleganti
signore in tailleur. E ci sono anche i cristiani, checché ne dica Papa
Shenouda, che ieri ha detto a Mubarak: "Grazie a Dio abbiamo persuaso
i cristiani a non scendere in piazza". Patetico.
Ma mentre la gente manifesta, canta e balla, le forze di opposizione si
organizzano e concordano un documento con quattro richieste al governo:
l'allontanamento di Mubarak dal potere, la formazione di un governo di
unità nazionale, la creazione di una commissione per la stesura di una
nuova Costituzione e lo scioglimento delle camere, risultato di false
elezioni. Cominciano, però, a girare voci di divisioni all'interno delle
forze di opposizione. I portavoce, tuttavia, tengono a precisare, con un
bel gioco di parole in arabo, che non si tratta di khilaf
(conflitto, contrasto), ma di ikhtilaf (differenza). Dicono che su
queste quattro richieste c'è accordo completo, specialmente
sull'allontanamento di Mubarak dal potere, condizione imprescindibile per
iniziare qualsiasi trattativa. Semmai il dibattito verte sul modo in cui
Mubarak dovrebbe lasciare il governo. Un dimostrante spiega che chi
decide, alla fine di tutto, sono i giovani di internet che hanno dato
avvio alla protesta. Loro sono la leadership, non i partiti e i movimenti
dell'opposizione, solo che ora sono penalizzati e non possono far sentire
direttamente la loro voce a causa del blocco di internet. L'opposizione
politica ha invece più visibilità nonostante il blocco, ma non può
prescindere dalla volontà dei giovani della piazza, perché sono troppi e
non si può dir loro "adesso andate a casa", e la loro richiesta
prioritaria è che Mubarak se ne vada.
Si registrano anche le prime opinioni contrarie alle dimissioni di Mubarak.
Si organizzano alcune contromanifestazioni per sostenere Mubarak che
riuniscono però solo centinaia o poche migliaia di persone. E' di oggi la
notizia che il ministro dell'informazione ha invitato i dipendenti di
radio e tv a scendere in strada per manifestare il proprio sostegno a
Mubarak. Diversi egiziani tuttavia, pur non sostenendo Mubarak, non vedono
con favore le sue dimissioni in questo momento, perché temono che
potrebbero solo portare al caos. Malak, ad esempio, egiziana che vive a
Dubai, scrive su Facebook che ha paura che l'Egitto finisca come l'Iraq se
Mubarak se ne andasse ora, in questa situazione.
Alla fine della giornata giunge il discorso di Mubarak. Un discorso
insultante e feroce degno di un dittatore. Esordisce dicendo che
nonostante i manifestanti godessero di piena libertà di espressione, le
dimostrazioni si sono trasformate in atti di violenza, saccheggio e
distruzione (primo ruggito della folla in piazza). Dice che nonostante la
sua disponibilità e apertura al dialogo con i manifestanti, loro hanno
rifiutato la sua mano tesa e accusa le forze politiche di destabilizzare
il paese. Dopodiché dichiara che non si ricandiderà a settembre, anzi
non aveva mai nemmeno avuto l'intenzione di farlo, visto il lungo tempo
che ha passato al servizio del popolo!. Dice che resterà in carica fino
alle nuove elezioni, per garantire, in questa difficile fase della storia
del paese, una transizione pacifica verso le riforme. Ordinerà al
Parlamento di correggere gli articoli 76 e 77 della Costituzione, che
definiscono le condizioni per potersi candidare alla Presidenza della
Repubblica, condizioni che oggi consentirebbero la candidatura solo a suo
figlio (il ruggito della folla cresce). Poi, con parole a dir poco
inquietanti, dice che chiederà alla polizia di perseguire tutti quelli
che hanno causato i disordini di questi giorni. Che vuol dire? Le leggi
d'emergenza sono ancora in vigore, possono arrestare chiunque vogliano
come hanno sempre fatto... Infine saluta dicendo che "morirà nella
sua terra". La folla esplode... L'unico fatto certo è che lui resta,
il resto sono parole. Il parlamento eletto con i brogli dovrebbe gestire
la transizione? E il ruolo delle opposizioni? Chi controlla? E le leggi
d'emergenza?
A questo punto le tv arabe danno spazio alle opinioni della piazza. Alcuni
sono in parte soddisfatti del discorso di Mubarak, dicono che è la prima
volta nella storia che si piega in qualche modo alla volontà della
piazza, dunque bisogna prendere in considerazione quanto ha detto. La
maggioranza dei giovani però è furiosa e ribadisce che non cederanno.
Un'attivista politica urla concitata: "Mubarak dice che non se ne va?
E noi non ci muoviamo da Piazza Tahrir! Non se ne va? E noi moriamo qui,
ma non ce ne andiamo!". Un altro dimostrante dice, con lucida rabbia:
"Mubarak si sbaglia se pensa che sia lui a decidere. E' la piazza che
decide del suo destino, lui non è che un ex-Presidente. Gli avevamo dato
una via d'uscita dignitosa, adesso sono affari suoi!" Gli altri
commenti sono tutti su questo tono. Un esponente del partito Wafd dice che
non è il discorso a non essere accettabile, ma l'uomo che l'ha fatto.
Sento Wael, per sapere da lui, come ogni giorno, se chi conosco del Centro
Tawasul sta bene. Dopo l'entusiasmo dei giorni scorsi è esausto e
depresso. Non è d'accordo con azioni ancora più forti da parte dei
dimostranti, teme anche lui che tutto possa finire in un massacro, ha
paura per la gente. E' deluso, come tanti, per la debole risposta della
comunità internazionale e dei governi occidentali in sostegno dei
manifestanti. "Non voglio mai più sentire gente che mi interroga su
Islam e democrazia, bisognerebbe parlare invece di Occidente e
democrazia!", mi dice.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
02/01/2011
Cari
amici e amiche,
questa sera io non parlo, lascio parlare alcune testimonianze che ho
ricevuto oggi dall'Egitto. La giornata è stata drammatica, i fatti li
sapete. Internet però è tornato a funzionare e subito sono piovuti
messaggi, quasi come uno sfogo collettivo. Eccone qua alcuni. Scusate se
la traduzione non è delle migliori, ma è stata fatta in un pomeriggio
concitato.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Nagwa,
insegnante
Grazie
a Dio stiamo bene! Ti ringrazio molto Elisa. Prega molto per noi, per quel
che sta per succedere, affinché possiamo avere la vita che il popolo
egiziano si merita. Comunque, nonostante tutto, siamo sicuri che Dio è
con noi, con il diritto e con la giustiza, sempre. Domani sarà un giorno
migliore per tutti gli egiziani degni di onore.
Gloobo,
compagnia tipo Skype per telefonare all’estero da cellulare a basso
costo
Gentile
cliente,
Con
la presente la informo che non possiamo garantire la qualità nelle
chiamate verso l’Egitto poiché la situazione attuale si traduce
sostanzialmente in un blocco delle comunicazioni.
Cercheremo
di fare fronte a questa situazione al più presto possibile.
Osama,
scrittore e regista
Mubarak
gioca a perdere tempo… Ha provato con i discorsi, ha provato con la
violenza, e adesso organizza manifestazioni in proprio sostegno… I mass
media più sporchi sono quelli egiziani… E, disgraziatamente, alcuni
artisti, nelle ore decisive, si sono schierati con il regime, vendendo la
rivoluzione della rabbia per i propri interessi
Non
so come voi vediate la situazione in Egitto! La situazione qui è
estremamente strana e preoccupante. Mubarak insiste nel voler restare al
potere, fino alla fine del suo mandato. Ma qui, come sapete, c’è una
rivoluzione contro di lui, una crisi causata spontaneamente dai giovani,
senza aiuto di partiti, anzi proprio perché non ci sono partiti in
Egitto. Tutti i partiti, infatti, traevano, e ancora traggono, profitto
dal regime. Se Mubarak resta, che sia per un mese, due mesi o otto, si
vendicherà certamente di tutti quelli che si sono ribellati a lui, cioè
almeno dieci milioni di persone, più o meno. Adesso Mubarak, dopo che
l’esercito si è rifiutato di colpire i manifestanti, è ricorso a gente
che si è venduta in cambio di soldi per assalire i manifestanti di Piazza
Tahrir, per sgombrare i manifestanti, per paura del prossimo venerdì che
è stato chiamato “il giorno decisivo”, “il giorno della
liberazione”. L’aiuto che puoi dare è mettere bene in chiaro che se
Mubarak resta al potere sicuramente si vendicherà di tutti quelli che si
sono ribellati a lui.
Ora
sento degli spari in piazza Tahrir…
Ieri
sono stato là (in piazza Tahrir) fino alle dieci di sera… La nostra
manifestazione è stata civile, non abbiamo compiuto azioni violente.
Desidero chiarificare che gli incendi, le distruzioni e
le evasioni sono opera della polizia del Ministero degli Interni per
portare lo scompiglio. Ed è stato Mubarak a ordinare il ritiro della
polizia, poco prima dell’arrivo dell’esercito, per portare la
confusione e mettere l’esercito in imbarazzo.
L’aeroporto
è nel caos totale, senza guardie. Sono previsti seicento voli al giorno,
immaginate la situazione… Mia moglie era qua, ma è partita lunedì.
E’ scesa in piazza anche lei…
Noi
qui non staremo zitti… Ma la gente ha cominciato a dividersi perché ha
paura… Sono cominciati gli spari in aria per disperdere i
manifestanti… La speranza è nel prossimo venerdì… Di nuovo grazie…
Una preghiera: se dovessi morire qui al Cairo, occupati dei miei
romanzi… Di nuovo grazie.
Rania,
bibliotecaria
Mi
sento profondamente triste per quanto sta succedendo ora in Egitto. Il
nostro paese è in pericolo e dobbiamo essere uniti per proteggerlo,
questa è la cosa più importante ora. Dobbiamo dare un’opportunità a
Mubarak e al suo regime, anche se è un sacrificio, ma è per il bene
dell’Egitto e della sua gente.
Grazie
mille, Elisa, per il tuo sostegno. Non posso credere che stia succedendo
questo in Egitto. Spero che questo incubo finirà presto per evitare altri
morti. Che Dio ti benedica.
Ancora
Osama
Adesso
chi è in piazza Tahrir sta di fronte a cavalli, cammelli e bombe
incendiarie… Sicuramente un piano di Mubarak, dopo che l’esercito si
è rifiutato di disperdere i manifestanti con la forza.
Padre
Richard, direttore di Dar Comboni
Sto
bene e sono al sicuro per ora… Non è lo stesso per i giovani in piazza
Tahrir che si stanno uccidendo tra loro, tra pro e contro Mubarak.
Date: 03 febbraio 2011 15:19
Oggetto: rivoluzione egiziana - giorno 10
A:
Cari amici e amiche,
piazza Tahrir si sta di nuovo riempiendo, dopo la notte di scontri
sanguinosi tra i giovani lì asserragliati e i dimostranti pro-Mubrak.
Sarebbe meglio dire le milizie di Mubarak, dato che le testimonianze sono
unanimi nel denunciare che questi sostenitori del regime sono in parte
della polizia segreta (in borghese) e in parte dei mercenari, pagati dal
regime o dai tanti uomini d'affari collusi col regime. Questa notte
l'esercito ha sostanzialmente lasciato fare.
Alla posizione ambigua dell'esercito do questa interpretazione, anche se
la mia analisi è ovviamente da verificare. L'esercito ha sostanzialmente
abbandonato Mubarak, ma non vuole in nessun modo mollare la presa sul
futuro governo che si formerà. Dunque, dichiara di difendere il popolo
egiziano con neutralità, non schierandosi né con i pro né con i contro
Mubarak. Con questa scusa, ben sapendo che in realtà i pro-Mubarak sono
milizie governative organizzate e non reale espressione di un'altra
opinione della società egiziana, non interviene in maniera determinante
per impedire scontri tra i due schieramenti. Anzi questa notte ha proprio
lasciato fare, permettendo ai miliziani di entrare in piazza e assalire i
giovani con ogni mezzo. Così, lascia fare loro il lavoro sporco di
eliminare fisicamente i più irriducibili, che mai accetterebbero un
dialogo con Omar Suleyman, il quale era già da tempo l'informale
candidato dell'esercito alle prossime elezioni presidenziali e ora è vice
di Mubarak.
Dopo questa notte, sono in molti a dire che ora non è più possibile
lasciar andar via Mubarak senza fargli pagare il conto. Bisogna
processarlo per i crimini effettuati e recuperare tutte le ricchezze che
ha rubato all'Egitto e che in questi giorni sta mettendo al sicuro
all'estero. Le aggressioni di ieri ai giornalisti stranieri poi hanno
suscitato scandalo a livello internazionale. Nella notte sono anche stati
effettuati numerosi arresti, ma non si sa di chi.
Su internet e sui giornali si diffondono moltissimi appelli agli egiziani
perché scendano in piazza a difendere i giovani di piazza Tahrir, per
impedire la carneficina che molti temono accadrà per impedire le
manifestazioni di massa di domani, già nominato il venerdì della
partenza (di Mubarak, ovviamente). Un gruppo di scrittori e intellettuali
ha invitato tutti i loro colleghi, il fior fiore della società, a recarsi
in piazza Tahrir per fare da scudo umano tra i dimostranti e le milizie di
Mubarak. Tra loro c'è Bahaa Taher, il più grande scrittore egiziano,
arabo addirittura, vivente.
Ci si appella anche agli artisti, alla gente dello spettacolo e ai
calciatori, perché facciano sentire la loro voce contro la tv di stato,
accusata di diffondere menzogne e di essere venduta al regime. Infatti,
nei giorni scorsi, molta gente dello spettacolo ha rilasciato in tv
dichiarazioni pro Mubarak.
Altra domanda che si pongono i giornalisti in questo momento è: perché
nel comitato formato dalle forze di opposizione non è stato messo nessun
esponente della protesta giovanile, vera autrice di questa rivoluzione?
Dov'erano le forze di opposizione mentre massacravano i giovani in piazza
Tahrir? Perché non hanno mobilitato i loro sostenitori per difenderli?
Fin dall'inizio sono in tanti coloro che pensano che queste forze abbiano
colto la palla al balzo quando è scoppiata la rivoluzione, cercando di
cavalcare l'onda. I Fratelli Musulmani, per ora, sono emarginati e hanno
perso credibilità per aver reagito con ritardo alla protesta di piazza.
I giovani sperano nella decisiva giornata di domani.
Notizia fresca fresca: il vicepresidente ha proibito ad alcuni ex ministri
di lasciare il paese e ha congelato i loro conti in banca...
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date: 03 febbraio 2011 20:33
Oggetto: rivoluzione egiziana - ultime notizie
A:
Cari amici e amiche,
le comunicazioni con l'Egitto si fanno difficoltose. Oggi ho provato a
chiamare Wael, il quale per fortuna ha risposto, ma solo con poche parole:
"Sto bene, no non sono a casa, ora non posso parlare". Stop. Non
ho fatto a tempo a chiedergli notizie degli altri. Nel pomeriggio, però,
mi ha telefonato la moglie di Osama, che sta ancora al Cairo e con il
quale sono in contatto attraverso Facebook. Lei è italiana ed è appena
scappata dall'Egitto domenica. Appena in tempo, prima che l'aeroporto
precipitasse nel caos! Comunque, dice anche lei che non riesce a parlare a
lungo con il marito. Nell'ultima telefonata le ha detto che era meglio non
parlare molto in una lingua che non fosse l'arabo e ha riattaccato. Che
cosa sta succedendo???? Mi anche confermato che gli sms in Egitto non
arrivano ancora e che internet funziona così così, troppo lento per
Skype.
Per fortuna c'è Facebook, almeno lì qualche egiziano ogni tanto appare,
solo che non tutti sono in Facebook.
I giudici oggi hanno di nuovo fatto sapere che parteciperanno alla grande
manifestazione di domani. Speriamo che sia pacifica, perché oggi è stato
un vero massacro, accompagnato da una retata di arresti di giornalisti,
attivisti politici e per i diritti umani. I "baltaghiya", cioè
gli scagnozzi di Mubarak, hanno persino messo i cecchini sui tetti di
piazza Tahrir che sparavano sulla folla. I morti ormai sono tanti e i
feriti non si contano più. Il tutto mentre il Primo Ministro, durante la
sua conferenza stampa in tv, si scusava per le violenze di ieri e
prometteva che non si sarebbero ripetute. Come può la gente fidarsi
ancora di questi ipocriti?
Il grande scrittore Bahaa Taher oggi ha restituito il premio Mubarak per
la letteratura da lui vinto nel 2009, dicendo che la sua coscienza non
sarebbe stata in pace se avesse conservato un premio con il nome di chi
aveva versato il sangue di tanti giovani egiziani.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date: 03 febbraio 2011 21:13
Oggetto: rivolta Egitto - articolo
A:
Cari amici e amiche,
vi disturbo ancora una volta per segnalarvi l'articolo del nostro amico
giudice Hosam Mikawi, la testimonianza di un "uomo delle
istituzioni". Questo è il link:
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/3/
EGITTO-Lettera-di-Mikawi-la-nostra-unita-sfida-gli-Usa-e-la-doppiezza-di-Mubarak/1/146864/
Un abbraccio,
Elisa
4 febbraio 2011
Cari amici e amiche,
vi scrivo brevemente per darvi una buona notizia. Ho trovato oggi sul ilsussidiario.net
un'intervista ad Abdel fattah, l'ex parlamentare dei Fratelli Musulmani
che abbiamo conosciuto durante il viaggio Cairo Multireligios. E' dovuto
scappare, ma a quanto pare sta bene. Qui c'è la sua intervista:
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/4/EGITTO-
Fattah-Hasan-Fratelli-musulmani-serve-un-governo-di-salvezza-nazionale/1/147143/
A presto,
Elisa
4febbraio-17.59
Cari amici e amiche,
anche oggi è stata una giornata di grandi manifestazioni in Egitto,
praticamente in tutte le città. Questa è la testimonianza diretta di
Osama, che è stato in piazza Tahrir fino a poche ore fa:
"Sono stato a piazza Tahrir e sono ritornato solo da due ore... In
piazza c'erano più di due milioni di persone... Ci sono stati pochissimi
scontri... Però l'assemblea dei saggi non ha ottenuto nulla finora. Loro
vogliono che Mubarak resti come "Presidente onorario" fino alla
fine del suo mandato e che il suo Vice lo rappresenti durante il processo
di emendamento della Costituzione. Ma noi non ci fidiamo, perché se resta
Mubarak il suo regime si vendicherà di noi tutti e non ci sarà più
un'altra occasione per manifestare come ora. Penso che la questione si
concluderà nel giro di giorni con una soluzione di mezzo. Lo sai che gli
arabi preferiscono sempre una soluzione di mezzo e mai quelle
estreme!"
E ancora:
"La situazione sembra in stallo. I manifestanti temono la vendetta di
Mubarak o di Omar Suleyman, ma si discute della necessità di tornare a
una vita normale e di lasciare in piazza chi è in piazza. Lo scopo è di
dividere la società egiziana. Poi ci sono gli altri giovani che sono
contro le dimostrazioni e c'è anche la possibilità che Mubarak accetti
le proposte della commissione dei saggi... La verità è che la società
cairota che sta fuori da piazza Tahrir ha veramente iniziato a gridare
alla necessità che Mubarak resti al potere questi mesi."
E la società, al di fuori delle manifestazioni o in concomitanza con
esse, continua a muoversi. Intellettuali e artisti egiziani hanno deciso
di scegliere tra loro 100 rappresentanti, perché discutano della
situazione in Egitto. Il regista Khaled Yusuf, allievo del più grande
regista egiziano Yusuf Shahine, era in piazza oggi, a seguire gli eventi
da vicino. Penso che vedremo presto molti film e molti libri su questo
momento storico! Altre persone famose del mondo della televisione hanno
dato le dimissioni, perché non volevano più essere strumenti della
propaganda di regime...
Comunque, qualunque cosa succederà, l'Egitto non sarà mai più come
prima, soprattutto perché la generazione portatrice di questo cambiamento
è costituita da ventenni. In un modo o nell'altro, la società del futuro
appartiene a loro e questo importante momento storico sarà altamente
formativo. Non importa se vinceranno, saranno sconfitti o conseguiranno
solo risultati parziali. La loro presa di coscienza ormai è avvenuta e
questo cambierà la società. Mi colpisce molto vedere fronteggiarsi
queste due realtà: da una parte, gli scagnozzi di Mubarak, i baltagheya,
con la loro barbarie e brutalità, perfetta espressione del trentennale
regime di Mubarak e del sistema burocratico-poliziesco-affaristico che ha
costruito negli anni; dall'altra, questa nuova generazione che manifesta
pacificamente, ma in maniera ben organizzata e preparata (non sono affatto
imbelli!), che organizza servizi di vigilanza per proteggere le proprie
case, ma anche i beni culturali, che pulisce le strade dopo gli scontri,
che ribadisce la propria unità tra cristiani e musulmani con gesti
significativi, che resiste con coraggio, senza indietreggiare, anche alle
violenze più brutali, che non chiede la morte di Mubarak, ma che sia
processato e restituisca al paese le ricchezze che ha rubato. E continua a
sorridere, nonostante bende, cerotti, lividi, ferite... Gli scagnozzi
sembrano un mondo che ormai appartiene al passato, anche se ferisce
ancora, e duramente. Sembra quasi che questi ragazzi, in tanti anni,
abbiano assimilato il "senso democratico" che noi stiamo
perdendo. Questa è la cosa che più mi dà fiducia in questo momento. Non
è importante se vincono o perdono, ma come lo fanno. E se perdono,
vinceranno domani.
Per finire, vi segnalo che domani mattina alle 9,30, su radio 3,
parteciperò alla trasmissione "Uomini e Profeti". Grazie a voi
la mia newsletter è venuta a conoscenza dei responsabili della
trasmissione e mi hanno contattata per parlare dell'Egitto. Grazie alle
"catene umane" come la nostra, una debole voce può diventare più
forte.
Un grazie e un abbraccio a tutti,
Elisa
5feb 14.15
Cari amici e amiche,
in queste ore di attesa, contrattazioni tra le varie forze coinvolte nella
rivoluzione (ormai tutti usano questo termine, "thawra" in
arabo, che ha sostituito quello di "intifada", utilizzato nei
primi giorni della sollevazione popolare) e di relativa tranquillità sul
piano degli scontri di piazza, è utile fermarsi un attimo a riflettere
per cercare di capire meglio che cosa bolle in pentola. E' un momento
estremamente delicato. Vi traduco alcuni estratti di un articolo di Said
Shoaib, giornalista del quotidiano "Al-Youm al-Sabiaa", il
quale, tra l'altro, avrebbe dovuto tenere una conferenza per Cairo
Multireligiosa, ma poi non ha potuto per motivi di salute:
Tutte le forze politiche parlano in nome del popolo. Qualunque cosa
dicono devono sempre ribadire, con strana determinazione, che "questo
è quanto vuole il popolo". I sostenitori del regime di
governo, nelle loro manifestazioni, affermano di parlare in nome del
popolo e innalzano striscioni con i quali chiedono al Presidente Mubarak
di restare al potere in nome del popolo. Anzi uno di loro ha pure scritto
che nessuno può destituire chi è stato designato da Dio, forse
influenzato dal discorso religioso politico... E se si riflette sul
discorso delle varie forze politiche, si vedrà che sono sullo stesso tono,
perché anche loro parlano in nome del popolo, nonostante propongano
discorsi politici diversi fra loro, anzi contradditori. Infatti, tra loro,
c'è chi vuole le immediate dimissioni del Presidente, chi vuole che si
dimetta e lasci il paese, chi vuole che completi il suo mandato, a
condizione di passare i suoi poteri effettivi al suo vice, Omar Suleyman,
ecc.
Perché tutti insistono nel reclamare a sé, in maniera contraffatta, il
ruolo di chi parla in nome del popolo? Perché questo dà loro la
credibilità alla quale, altrimenti, non hanno diritto. Credo che sarete
d'accordo che questa frode e questa menzogna politica non si addice a
quanti dichiarano di parlare sinceramente alla gente, perché l'unico
luogo che esprime veramente la voce del popolo è l'urna delle elezioni.
Credo che sia solo una delle tante forme della pericolosa tirannia nel
nostro paese, quella di pensare di essere gli unici rappresentanti del
popolo. Ciò dà loro automaticamente il diritto di non riconsocere le
altre parti in causa, magari persino di ucciderle, dato che non
rappresentano il popolo... Penso che sia un tipo di dispotismo pericoloso,
nella cui trappola sono cadute le persone più nobili che hanno preso
parte alla battaglia per la libertà del 25 gennaio. Non è strano lottare
per qualcosa che assomiglia alla dittatura che ci governava?
E intanto la coalizione dei giovani della rivoluzione egiziana del 25
gennaio fa sapere, con una dichiarazione ufficiale, le proprie richieste
che vi traduco qui sotto. E' interessante anche la retorica che viene
usata, alla quale noi non simao più abituati:
Adesso respiriamo la libertà... Siamo a un passo dalla vittoria della
nostra gloriosa rivoluzione... Saluti al nobile popolo egiziano, compagno
della nostra rivoluzione e fonte di ogni autorità. Saluti ai giovani che
si sono fatti carico del peso della lotta contro gli scagnozzi di Mubarak...
Per noi la vittoria significa una cosa sola, la caduta di Mubarak con il
suo regime al completo, oltre al suo processo per aver derubato il
popolo... Non si può restare indifferenti nei confronti di questo
furto... Per questo deve andarsene, in maniera chiara. Mubarak deve essere
allontanato, le due camere del Parlamento devono essere sciolte, così
come i consigli locali che sono stati eletti con i brogli. Lo stato di
emergenza deve terminare, la formazione di partiti e associazioni deve
immediatamente essere resa libera e i responsabili della morte di
centinaia di martiri della rivoluzione devono pagare. Si devono liberare i
prigionieri (sott. di opinione), si deve togliere immediatamente
ogni vincolo alla libertà di opinione, espressione e informazione.
Si deve costituire un governo temporaneo formato dai leader dei movimenti
giovanili e di tutte le vere forze di opposizione, così come dai leader
dei sindacati dei lavoratori... L'esercito deve restare fuori dal gioco
politico, con l'unica funzione di protezione dal colonialismo sionista.
Non ci deve essere alcun rapporto tra esercito e politica... Compito del
governo di transizione sarà preparare l'elezione di una commissione
costituente, sotto la piena supervisione dei giudici, per scrivere una
nuova Costituzione per il paese. Vogliamo che il governo stabilisca un
limite minimo ai salari e vogliamo che i salari siano legati al costo
della vita. Vogliamo anche che il governo indennizi le fabbriche chiuse e
le riapra. Vogliamo capovolgere le politiche economiche degli uomini
d'affari.
La Coalizione dei Giovani della Rivoluzione Egiziana (seguono 12 firme dei
rappresentanti)
Questo era un piccolo scorcio del dibattito che sta avendo luogo in
Egitto...
Cari saluti a tutti,
Elisa
5 febbraio- 20.16
Cari amici e amiche,
da oggi è iniziata quella che è già stata soprannominata "la
settimana della resistenza". I giovani hanno rifiutato ogni invito a
lasciare la piazza, anche quello dell'esercito. Hanno troppa paura che, se
vanno via, tutto resterà come prima e loro saranno spazzati via nel
silenzio dalla vendetta del regime. La rivoluzione, oggi, ha registrato il
sostegno ufficiale del sindacato degli avvocati e dei maggiori
intellettuali del paese, che hanno rilasciato una dichiarazione congiunta
in loro appoggio. Ieri, un famoso musicista, malato di cuore, ha voluto a
tutti i costi partecipare alla grande manifestazione del "venerdì
della partenza", poi ha avuto una crisi cardiaca ed è morto, cosa
che ha molto commosso. Questa rivoluzione ha veramente mobilitato tutti,
in un modo o nell'altro nessuno può semplicemente stare a guardare.
Domani si ritorna in piazza per una massiccia manifestazione, durante la
quale i cristiani che stanno dimostrando (Papa Shenouda si metta pure
l'anima in pace) terranno la messa della domenica, proprio come i loro
compagni musulmani, ieri, hanno effettuato la preghiera del venerdì,
preceduta dalla khutba.
Comunque, la situazione in Egitto resta estremamente complessa. Secondo
Osama, che mi tiene sempre aggiornata, la questione sta tutta nel modo in
cui avrà fine questa rivoluzione, che - lui dice - non ha precedenti
nella storia dell'Egitto. Nemmeno quella del 1952, con Nasser e gli
"ufficiali liberi", è paragonabile, perché aveva carattere
militare, mentre quella attuale ha visto la gente a uscire in strada, con
la forza della sola volontà e della voce. Sempre secondo Osama, la vera
incognita è l'esercito, che dall'inizio è rimasto su una posizione
neutrale, anche se, sotto sotto, è diventato strumento del regime,
permettendogli di usare ogni mezzo per restare al potere. Ma se l'esercito
decidesse di intervenire, sulla base della fiducia che gli egiziani
ripongono in esso, chi dice che terrebbero il potere solo per un tempo
determinato? E se poi instaurassero un altro regime militare, ripetendo
quel che successe nel 1952? Dubbi più che legittimi... Osama dice ancora
che l'unica cosa sicura è che l'attuale regime guidato da Mubarak non
resisterà, né avrà successo con i suoi finti tentativi di dialogo.
Questa situazione di stallo rafforza molto l'ipotesi di un intervento
dell'esercito, ma ciò che veramente preoccupa è quando interverrà,
perché ogni giorno che passa fa scivolare il paese verso la guerra
civile. E ogni giorno che passa, il regime tenta di distruggere ogni cosa
per poter dire di essere l'unica garanzia di sicurezza. Ciò che è
successo oggi ad Arish, secondo Osama, ossia l'incendio al gasdotto che
trasportava il gas verso la Giordania, è un messaggio del regime e dei
suoi apparati per fare pressioni all'interno e all'esterno del paese, e ce
ne saranno ancora altri.
Ho sentito anche Montasser, scrittore e professore universitario, che mi
ha confermato che nessuno sa come andranno a finire le cose, niente è
chiaro. Anche la vita normale non è affatto normale. Dovrebbe riprendere
a lavorare la prossima settimana, ma in realtà è difficile prevedere
cosa succederà da un giorno all'altro. Per fortuna, comunque, lui sta
bene. Spera fortemente che le cose volgano al meglio, perché - dice - dal
25 gennaiio in Egitto si respira uno spirito veramente diverso, che non va
sprecato. Solo che il regime gioca a perdere tempo, questo è ben chiaro a
tutti, e il rischio è che questo spirito si spenga. Più il tempo passa,
più c'è questo rischio. Infine, mi informa che la sicurezza della città
è molto migliorata rispetto alla scorsa settimana, anche se si sentono
ancora notizie di violenze e aggressioni. Probabilmente dipenderà anche
dai quartieri...
Intanto, anche l'economia dell'Egitto va a picco...
Buona serata a tutti,
Elisa
6 febbraio-19.55
Cari amici e amiche,
diversi giorni sono ormai passati dall'inizio della rivolta, la tensione
mediatica comincia a scendere e le telecamere vengono lentamente puntate
altrove. La scena egiziana, dal punto di vista di tv e giornali, sembra
meno ricca di eventi importanti, perché non ci sono scontri e violenze.
Diventa noioso seguire tutti i sommovimenti della società, le trattative
tra le varie forze politiche, il governo e i movimenti giovanili. Appare
estremamente complicato, per cui ci si volge da un'altra parte. E questo
è rischioso, perché è esattamente in questi momenti che le sorti del
popolo egiziano vengono decise, quasi in sordina. Oggi, infatti, si è
giunto a un accordo tra il governo, nella persona di Omar Suleyman, e i
rappresentanti di tutte le opposizioni, inclusi i Fratelli Musulmani e 7
rappresentanti dei giovani di piazza Tahrir. L'accordo include i seguenti
punti:
- esecuzione delle promesse fatte da Mubarak nel discorso del 1 febbraio:
la sua non-candidatura alle prossime elezioni presidenziali, una
transizione pacifica in accordo con la Costituzione, l'emendamento degli
articoli 76 e 77 della Costituzione, l'applicazione dei verdetti della
Corte di Cassazione sui brogli delle scorse elezioni parlamentari, la
punizione dei responsabili del vuoto di sicurezza dei giorni scorsi, il
ristabilimento della sicurezza attraverso gli apparati di polizia.
Dovranno poi essere formate due commissioni, una costituita da giudici e
personalità politiche, incaricata di studiare gli emendamenti
costituzionali da presentare entro la prima settimana di marzo, e una
commissione di controllo indipendente formata da personalità pubbliche e
rappresentanti dei movimenti giovanili.
Il governo ha anche annunciato l'apertura di un ufficio, dove poter
presentare reclami sulla detenzione di prigionieri di opinione, e la loro
immediata scarcerazione, senza processo o restrizioni alla loro attività
politica. Ha inoltre annunciato che i mezzi di informazione e di
comunicazione saranno lasciati di nuovo liberi da censure (censurati come
prima della rivoluzione, aggiungo io).
Si è anche raggiunto l'accordo sulla cessazione delle leggi di emergenza,
ma solo in base all'evolversi delle condizioni di sicurezza del paese.
(Facilissimo aggirare questo punto dell'accordo, se si mantiene un
sufficiente livello di insicurezza, sguinzagliando i baltagheya e
mettendo di tanto in tanto qualche bomba islamica qua e là... Sono
maligna?)
Il movimento del 25 gennaio è stato quindi riconosciuto come un movimento
nazionale, indipendente da influenze esterne. Le interferenze straniere
sono state condannate da entrambe le parti. E' stato anche osservato un
minuto di silenzio in ricordo dei morti della rivolta.
Soddisfacente? Chi lo sa... Il punto è che l'accordo è stato concluso
con Omar Suleyman che rappresenta la continuità con il vecchio regime e
Mubarak è sempre là, ben piantato al suo posto (già perché si dice che
la sua presenza è necessaria per emendare la Costituzione). I
manifestanti sono ancora in piazza e sono in tanti. I giornalisti inoltre
denunciano che, nonostante la svolta riformista del vecchio regime, il
sistema poliziesco continua ad agire, arrestando attivisti e giornalisti
che vengono fatti sparire e irrompendo negli uffici del sito web dei
Fratelli Musulmani. Dunque sembra la solita operazione di maquillage, ma
la sostanza, per ora, non cambia...
Intanto, oggi si è anche formata una coalizione di minoranze religiose,
costituita dagli Amazigh (berberi), gli sciiti, i nubiani e i baha'i.
Chiedono un colloquio con Omar Suleyman per chiedere una legge contro la
discriminazione razziale e religiosa.
Due disegni di legge sono stati presentati alla Camera, uno per aumentare
del 15% gli stipendi degli operai e le pensioni, a partire dal mese di
aprile, e un altro per abbassare l'età richiesta per candidarsi alla
Camera da 30 a 21 anni. Saranno approvati?
In piazza, si sono urlati diversi slogan contro le interferenze dell'Iran.
I manifestanti hanno urlato che la loro rivoluzione non si ispira a
nessuno, tantomeno all'Iran, ma è il mondo a ispirarsi alla loro
rivoluzione. Oggi, sempre in piazza, si è persino celebrato un matrimonio
tra due giovani partecipanti alle manifestazioni.
Un'ultima informazione: ho sentito Wael (che sta bene per fortuna, anche
se dice di essere deluso da come stanno andando le cose), il quale mi ha
informato che adesso dovrebbe essere in grado di leggere le email (quando
troverà un attimo di tranquillità), anche se internet funziona ancora
così così. Non è sicuro però che gli arrivino davvero tutte. Chi ha
scritto, o intende scrivere, agli amici egiziani via email, non si
stupisca quindi se non riceverà risposta. Gli sms sono sempre bloccati
(ah sì, nell'accordo c'è anche il ripristino completo di internet e
telefonia).
Anche i telefoni, a dire il vero, fanno scherzi sospettosi. Al mio primo
tentativo di chiamare Wael, mi ha risposto direttamente un'impiegata della
Vodafone! Forse potevo chiederle di passarmi le mukhabarat, i
servizi segreti, ma forse sono io che questa sera sono particolarmente
maligna.
Per finire vi passo i link di articoli suggeritimi oggi da alcuni di voi.
Grazie tantissimo per il contributo!!!
http://humanexperience.stanford.edu/beininegypt
(in inglese)
http://www.wolfstep.cc/2011/02/mubarak.html
http://it.peacereporter.net/articolo/26710/I+ragazzi+di+piazza+Tahrir
Un abbraccio a tutti,
Elisa
7 febbraio 18.14
Cari amici e amiche,
la rivoluzione egiziana è entrata nel quattordicesimo giorno e piazza
Tahrir non si svuota, anzi si ha notizia di molte persone che stanno
confluendo lì dai governatorati vicini per la grande manifestazione di
domani, la seconda in programma per questa "settimana della
resistenza". E' di oggi infatti la notizia che i giovani di piazza
Tahrir confermano il loro rifiuto di qualsiasi dialogo con Omar Suleyman,
se prima Mubarak non se ne va. I colloqui di ieri non hanno valore per
loro, perché i rappresentanti del "movimento 25 gennaio", che
erano presenti, non li rappresentano affatto, nonostante i giovani abbiano
espresso rispetto nei loro confronti. Dunque, si continua.
Del resto, finora sono pochi i segni concreti di un vero cambiamento. Ad
esempio, Said Shoaib si chiede, su "Al-Youm al-Sabiaa", perché
tutti quei prigioneri (circa 5000!) tenuti in carcere illegalmente, alcuni
da più di 15 anni, non siano ancora stati rilasciati, nonostante
l'accordo preso ieri. Si chiede perché vengano rilasciati solo quelli per
i quali intercedono personalità importanti, esattamente come succedeva
prima. E Shafiq, il Primo Ministro, che si è scusato per le violenze sui
manifestanti da parte delle forze di sicurezza del Ministero degli
Interni, dov'era quando venivano aggrediti? Come fa a dire che non sapeva,
visto che le televisioni satellitari di tutto il mondo mostravano le
immagini delle aggressioni senza interruzione? E Suleyman, il Vice
Presidente, che ha annunciato la fine della censura sulla televisione,
perché non licenzia il Ministro dell'Informazione, responsabile di aver
soggiogato la tv di stato, costringendola a diffondere menzogne sui
manifestanti? C'è ancora troppo del vecchio regime... Per questo i
giovani resistono.
Al-Youm al-Sabiaa oggi ha anche raccolto le testimonianze interessanti di
coloro che, la settimana scorsa, avevano fatto irruzione tra i
manifestanti a cavallo o a dorso di cammello. Dicono che non fanno parte
dei baltagheya, né sostengono Mubarak, sono andati là solo perché
stavano morendo di fame. Lavorano con i turisti, al sito delle piramidi, e
da quando sono iniziate le manifestazioni i turisti sono spariti. Non
hanno più soldi neanche per dar da mangiare ai cavalli, che ora mangiano
immondizia. Erano arrivati in piazza Tahrir solo per dire questo, perché
Mubarak facesse qualcosa. Non sapevano che erano in corso degli scontri.
Quando sono arrivati, i cavalli si sono spaventati e sono stati scambiati
per aggressori. Dicono che non avrebbe avuto senso rischiare cavalli da
3000 pound per poche centinaia di pound, la somma che si dice che il
regime abbia pagato ai falsi sostenitori di Mubarak. Alcuni raccontano
anche che sono stati ingannati, perché sono stati portati a manifestare
con i sostenitori di Mubarak in piazza Mustafa Mahmud, a Mohandiseen, e
loro pensavano di manifestare per se stessi e le loro richieste, invece
sono stati usati. Hanno anche dato loro degli striscioni da agitare che
però, essendo analfabeti, non erano in grado di leggere. Se è davvero
così, è un altro esempio dello stato in cui questo regime mantiene la
gente da decenni, ignoranza e povertà....
Oggi si registra anche una manifestazione dei conducenti dei taxi bianchi
(che molti di voi forse ricordano), davanti al Ministero delle Finanze.
Chiedono più occupazione e una riduzione delle quote che devono pagare.
Il coprifuoco è stato ristretto ulteriormente dalle 8 di sera alle 6 di
mattina, ma chi mai l'ha rispettato???
Ieri il giudice Hosam, attraverso Facebook, alla mia domanda su come
stava, mi ha risposto: "Sto bene, stiamo bene, ma abbiamo
bisogno di più diritti". Il passaggio repentino dall'io al noi
è indicativo della forte consapevolezza che gli egiziani hanno di sé in
questi giorni. Poi Hosam invia un commento agli amici di Facebook:
"Stiamo ancora protestando in piazza Tahrir, perché non ci fidiamo
del regime! Io sono contro questo regime, non abbiamo più bisogno di
aspirina, abbiamo bisogno di un'operazione chirurgica. E' una rivoluzione
egiziana, non dei Fratelli Musulmani. Il nostro scopo è la democrazia in
Egitto. Siamo la maggioranza. Ci rifiutiamo di passare più di questi 30
anni sotto corruzione, falsi parlamenti, uccisioni di giovani che
protestano e stato di emergenza. E' finita per Mubarak, ma può morire in
Egitto come qualsiasi altro egiziano, perché in passato ha fatto qualcosa
di buono. Non avremo più paura. Dovrebbe andarsene".
Rania è ottimista, oggi. Dice che la vita sta quasi tornando alla
normalità, le banche sono state aperte ieri (tanta gente è rimasta senza
stipendio per giorni) e la gente torna al lavoro. "Le dimostrazioni
in piazza Tahrir continuano" - dice - "ma sono ottimista sul
futuro, sento che le cose volgeranno verso la pace e una vita migliore in
Egitto". Preghiamo che sia così.
Wael mi ha telefonato questa mattina per chiedermi di inviarvi un
messaggio di ringraziamento collettivo per il vostro interesse e
solidarietà (finalmente sono anche riuscita a parlargli un po' di quel
che si pensa su questa sponda del mare). Grazie anche a chi gli ha
scritto. Lui non riesce a rispondere per ora, perché internet ha ancora
dei problemi e poi perché divide il suo tempo tra piazza Tahrir, il
lavoro e la guardia notturna alla porta di casa, il tempo che resta serve
a mangiare e dormire. Comunque ci tiene a ringraziarvi tutti insieme. Era
ovviamente esausto, ma ha detto che ha ancora moltissime speranze. I
manifestanti di piazza Tahrir sono dotati di grande determinazione.
Scriverà presto una sua testimonianza.
Per finire, vi consiglio di nuovo il blog di Invisible Arabs, che vale la
pena di seguire con regolarità:
http://invisiblearabs.com/
Un caro saluto a tutti,
Elisa
7 febbraio 22.44
Cari amici e amiche,
non credo di avervi ancora dato il link all'articolo con l'ultima
intervista del giudice Hosam Mikawi:
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/1/EGITTO-Il-giudice-Mikawi-
cosi-cristiani-e-musulmani-uniti-hanno-spiazzato-Mubarak/1/146348/
Buona notte,
Elisa
8 febbraio 20.48
Cari amici e amiche,
ancora una giornata di resistenza, con piazza Tahrir e le piazze di altre
città egiziane traboccanti di persone. E ai "margini" di questa
nuova, continua, grande manifestazione, se ne organizzano altre, sit-in e
piccole marce. Praticamente ogni categoria professionale sta prendendo
coraggio e sta scendendo in piazza con le proprie richieste particolari.
Ieri i tassisti e gli avvocati, oggi i giornalisti, i dipendenti di varie
imprese, quelli del ministero della cultura, non si riesce a star dietro a
tutti... In piazza oggi è sceso anche Ahmed Zoweil, premio Nobel per la
chimica, ma soprattutto sono scesi in piazza i bambini, migliaia di
bambini tra i 5 e i 13 anni che hanno organizzato una marcia che ha
movimentato ancora di più piazza Tahrir. Hanno urlato: "Voglio
studiare, voglio vivere, ma i soldi non bastano!"
Piazza Tahrir sta diventando un pezzetto d'Egitto liberato, come dice il
nome (tahrir, liberazione), un fazzoletto di terra dove già si
vive nel nuovo che verrà, come molti sperano. Piazza Tahrir si stende
all'ombra del famigerato palazzone grigio del Mugamma, cuore e simbolo
dell'opprimente burocrazia egiziana. Anch'io lì dentro ho passato ore per
ottenere un visto, ma ne sono uscita e questo è già qualcosa, visto che
una famosa barzelletta egiziana dice che ogni giorno entrano lì dentro un
milione di persone (questo è probabilmente vero), ma ne escono solo
990.000! In piazza Tahrir si resiste, si fatica, ma si festeggia anche,
per la gioia di aver recuperato la propria dignità. In questi giorni
questa parola è corsa sulle labbra di molti. Ci si sente di nuovo degni
di essere egiziani. Il regime non vuole fare concessioni alla piazza, ma
la dignità, questa se la sono ripresa da soli, qualunque cosa succederà.
Sono in tanti, infatti, a dire che il vero cambiamento è avvenuto dentro
gli egiziani, nei loro comportamenti, nei loro sentimenti. Non vedo l'ora
di vedere "dal vivo" tutto questo! E magari potessimo vederlo
anche qui...
A chi ancora vede iraniani, Fratelli Musulmani e nemici di Israele
dappertutto, vorrei presentare due piccole scene che ho trovato raccontate
sui giornali. La prima riguarda una famigliola - padre, madre, due bambine
piccole e un bambino cresciutello - scesa in piazza con i dimostranti.
Vivono in una stanza di pochi metri, con bagno in comune con i vicini. Il
padre ha perso il lavoro presso un forno, dopo aver avuto un incidente a
un piede. La madre dice che non ha paura per i suoi bambini se dovessero
esserci scontri, ciò di cui ha paura è la fame che li perseguita notte e
giorno. Chiarissimo.
La seconda scena è quella di un dimostrante che se ne sta in mezzo alla
strada con i suoi vestiti consunti, urlando con tutta la forza della sua
voce: "Ditemi, da dove prendo il cibo? Da dove prendo da bere? Da
dove prendo i soldi per mia moglie e i miei figli? Non ho pane da
mangiare! Io, mia moglie e i miei figli viviamo dell'elemosina di chiese e
moschee! Non so neanche come fare a comperare una coperta per scaldarli! E
poi la gente mi chiede: perché urli???" Poi gli si avvicina un
giovane che grida a sua volta: "Che sapore ha la carne? Qualcuno mi
dica che sapore ha!!! Ho 25 anni e da quando sono nato non ho mai neanche
saputo che aspetto ha!" Ecco, questa è la maggioranza delle persone
che manifestano. L'Iran e Israele non sono, diciamo, al centro dei loro
pensieri in questo momento.
Intanto Omar Suleyman prosegue con la sua tabella di marcia per una
transizione pacifica, cambiando tutto e non cambiando niente, l'ex
Ministro degli Interni viene indagato per il coinvolgimento nell'attentato
di Alessandria del 1 gennaio, numerose persone scomparse dal 28 gennaio
mancano ancora all'appello, un prigioniero evaso racconta come sia stata
la polizia a liberarli per poi inviarli ad attaccare i dimostranti, si
scopre che la macchina diplomatica che ha investito 25 persone era
americana... Speriamo che il piccolo mondo di piazza Tahrir riesca a farsi
strada in tutta questa oscurità.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
rivoluzione egiziana giorno 16-- 9 feb 2011 15.11
Cari amici e amiche,
mentre aleggia la minaccia rivolta alla piazza da parte di Omar Suleyman,
il quale ha detto che il governo non sopporterà a lungo altre
dimostrazioni, e mentre arrivano notizie di morti e feriti in altre
regioni dell'Egitto, nascoste alle telecamere, come al-Wadi al-Jadid, vi
consiglio di leggere gli articoli qui sotto:
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Un bel riassunto della situazione attuale:
http://www.medarabnews.com/2011/02/09/dopo-rivoluzione-quale-futuro-per-egitto/
Un'intervista a Osama Habashy, uno dei protagonisti di questa newsletter:
http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/9/EGITTO-Habashy-scrittore-
i-giovani-protestano-contro-il-fallimento-spirituale-di-un-popolo/1/148409/
Un chiarimento sui Fratelli Musulmani, da Invisible Arabs:
http://invisiblearabs.com/?p=2786
I rapporti tra Omar Suleyman e Israele:
http://www.medarabnews.com/2011/02/09/perche-gli-israeliani-preferiscono-omar-suleiman/
L'opinione di un Fratello Musulmano (in inglese):
http://www.medarabnews.com/p/feed.php?id=18194
Interessante articolo sui baltagheya che fa un parallelo con il
Sudafrica:
http://www.medarabnews.com/2011/02/04/le-tattiche-del-terrore-
della-%E2%80%9Cterza-forza%E2%80%9D-di-mubarak/
1o feb- 16.16
rivoluzione egiziana-giorno 17
Cari amici e amiche,
sembra che Mubarak, tra poco, passerà i suoi poteri alle forze armate...
Vedremo, intanto quel che è certo è che la protesta dilaga in Egitto.
Gli avvocati chiedono che Mubarak se ne vada, i ferrovieri scioperano in
diverse parti del paese, i dipendenti dell'ospedale oftalmico di Rod el
Farag, al Cairo, manifestano, assieme a cineasti, intellettuali e
giornalisti. E si potrebbe continuare. Si aprono inchieste sugli ex
ministri, come il ministro della cultura Farouq Hosni, e si continua a
protestare in piazza Tahrir.
La piazza, ormai, è diventata un insediamento permanente dotato di vari
"comfort". Hanno persino costruito delle toilettes, dopo un
lungo dibattito su quale fosse il posto migliore per collocarle, perché
non stonassero con l'ambiente (ebbene sì, chi conosce il Cairo a questo
punto sgranerà gli occhi!). Ci sono postazioni internet improvvisate e
servizi di "catering". Insomma, hanno decisamente intenzione di
non muoversi di lì.
Abdel Fattah mi ha telefonato oggi, chiedendomi di salutarvi e
ringraziarvi tutti per il vostro interesse. Dice che ormai si è fatto una
capanna in piazza Tahrir, che lui adesso chiama piazza dei Martiri (è il
destino di questa piazza cambiare nome ad ogni rivoluzione!). E' contento
anche lui, ha grandi speranze per un nuovo Egitto, "purificato dalla
corruzione con il sangue dei martiri", per usare le sue parole.
Wael invece, dopo due settimane passate in strada, è un po' influenzato,
ma mi ha mandato la sua ultima intervista che passo a voi in allegato.
Resta il ruolo dubbio dell'esercito. Oggi ci sono notizie sui giornali che
parlano di torture e arresti effettuati segretamente dall'esercito, che
dunque sarebbe neutrale solo in apparenza. Questo è proprio quel che
temeva Osama da qualche giorno e ora sembra che l'esercitò assumerà
pieni poteri, vedremo con quali conseguenze. Certo è che domani è
prevista un'altra manifestazione imponente di milioni di persone, ma tutto
dipende dalle prossime ore. Seguite le notizie.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
11FEB 10.34 rivoluzione egiziana-giorno
18
Cari amici e amiche,
è difficile descrivere quanto successo nella giornata di ieri, che ha
lasciato tanto amaro in bocca e tanta rabbia, oltre che una situazione
estremamente pericolosa. In mattinata c'era un'atmosfera di
ottimismo e grandi aspettative. Abdel Fattah, per telefono, aveva una voce
contenta e si era persino offerto di farmi visitare piazza dei Martiri (ex
piazza Tahrir) nel caso in cui fossi tornata in Egitto!
Nel primo pomeriggio questa atmosfera si era persino trasformata in
leggera euforia, perché era giunta la notizia che l'esercito stesse per
diramare un comunicato. Molti prevedevano che fosse il primo passo delle
dimissioni di Mubarak, il quale avrebbe, nel giro di poche ore, passato i
poteri all'esercito. Il comunicato poi è arrivato, il comunicato numero 1
(dunque ce ne sarebbe stato almeno un altro...). L'Alto Consiglio delle
Forze Armate annuncia di essere riunito in via permanente per esaminare la
situazione in Egitto. Annuncia che l'esercito proteggerà il popolo
egiziano e ne appoggerà le richieste legittime. Un altro ufficiale si
reca in piazza Tahrir e dice ai manifestanti che quella sera ci sarà una
bella sorpresa, tutte le loro richieste saranno soddisfatte. Allora
l'esercito sta con la gente! Questo è il sentimento e la speranza che si
diffonde a macchia d'olio. La piazza si prepara a una grande festa, invece
che a una grande manifestazione. Vedo che Rania, la dolce bibliotecaria,
cambia, senza altri commenti, l'immagine del suo profilo su Facebook: una
bandiera egiziana.
Giunge quindi notizia che Mubarak terrà un discorso la sera stessa. Tutti
si mettono a immaginare che cosa dirà e farà esattamente. E' sicuro che
si dimetterà e passerà i suoi poteri, ma a chi? Osama dice che li passerà
all'esercito, la fonte è sicura. Voci che Mubarak se ne sia già andato,
scappato. Wael mi manda un sms conciso e significativo: "Ora se ne
andrà". In piazza, alcuni ufficiali dell'esercito consegnano le armi
e si uniscono ai dimostranti. Uno di loro, intervistato da al-Jazeera,
invita i superiori a prendere una decisione chiara a favore del popolo
egiziano.
Poi, il discorso di Mubarak ritarda. Salem, su Facebook, scrive con tipico
umorismo egiziano: "Dai, fai 'sto discorso che poi devo
studiare!". Qualcuno comincia a preoccuparsi, forse è ancora in
corso un braccio di ferro tra Mubarak, Suleyman e l'esercito... Chissà
cosa significa questo ritardo, forse non ci sarà nessun discorso, forse
non ce n'è più bisogno, i poteri sono passati all'esercito e basta.
Invece il discorso arriva ed è peggio delle peggiori aspettative.
Sostanzialmente Mubarak non concede nulla, le solite promesse che valgono
niente, visto che ha avuto 30 anni per realizzare quel che dice di voler
realizzare. Passa i poteri a Suleyman, ma questo, come la piazza ben sa,
non cambia assolutamente nulla. Esplode la rabbia, e ad alimentarla è il
successivo discorso di Omar Suleyman: "Tornate alle vostre
case", "Farò tutto quanto necessario per mantenere la stabilità
del paese", ecc. ecc. Omar Suleyman fa venire i brividi soltanto a
vederlo. E' un noto torturatore e si sente a pelle. Come si può pensare
di affidare a quest'uomo il processo di democratizzazione del paese? I
discorsi di Mubarak e Suelyman sono uno schiaffo in faccia alle gente, che
in piazza trabocca sempre più. Sono insultanti e arroganti. Dicono di
volere una transizione pacifica e poi spingono il paese verso la guerra
civile.
Osama commenta amaro: "E' chiaro che Mubarak governa un altro stato,
non l'Egitto. Sembra che non sappia cosa stia succedendo nelle strade, o
forse non gli importa nulla di versare il sangue della sua gente".
Vedo in tv Zakariya Abdel Aziz, l'ex presidente del club dei giudici (dove
alcuni di voi sono stati ospiti una sera). E' in piazza anche lui,
visibilmente sconvolto, e dichiara ancora una volta quanto va ripetendo da
giorni, cioè che non ha più senso parlare di emendamenti della
Costituzione, perché la Costituzione non è più in grado di ricevere
ulteriori emendamenti. Stiamo vivendo una rivoluzione e nella rivoluzione
la Costituzione perde validità, va rifatta. Il governo, il Presidente,
hanno tutti perso legittimità. La piazza urla inferocita, alcune migliaia
di persone si muovono verso il palazzo della televisione e quello
presidenziale, dove sono tuttora. Wael mi invia un altro lapidario sms:
"Ci sarà la guerra".
Dunque nel giro di poche ore si è sprofondati nell'angoscia. Ma cosa è
successo in queste poche ore? Come si è passati dalla quasi certezza che
la piazza aveva vinto (persino Obama sembrava convinto di questo) alla
certezza che nulla o quasi era cambiato? Ora i manifestanti invocano a
gran voce l'esercito, l'unico che può risolvere la questione, solo che
non può farlo senza violenza. Contro chi? L'esercito è di fronte a una
scelta difficile, è in imbarazzo. Omar Suleyman era il loro candidato
alle prossime Presidenziali e certo l'esercito non vuole abbandonare la
presa sul governo. Tuttavia, nel suo primo comunicato si è
sostanzialmente schierato con la gente della piazza e certamente non vuole
usare la forza contro il popolo egiziano, perché ne perderebbe la
fiducia. Attaccando la sua gente, rovinerebbe anche l'immagine di
salvatore della nazione dall'espansionismo sionista. Dunque, che cosa farà
l'esercito? C'è divisione all'interno? La base si sta staccando dai
vertici? E cosa implicherebbe questo? Ci sono tanti punti oscuri... Osama
mi dice che ora il destino dell'Egitto è in mano a fattori imprevedibili.
L'esercito lo preoccupa molto. O sgombra piazza Tahrir con la forza,
oppure isola Mubarak con la forza, Osama non vede altre soluzioni.
Ora si attende il secondo comunicato dell'esercito, previsto per oggi.
Intanto la gente affluisce in piazza Tahrir e in altri punti chiave della
città. Stessa cosa nelle piazze di molte altre città egiziane. Oggi,
infatti, era prevista un'altra manifestazione di milioni di persone. Oggi
è venerdì, c'è la predica nelle moschee... "L'esercito, al Cairo,
è ben schierato sia in centro città, sia ad Heliopolis, dove c'è la
residenza di Mubarak, sia in altri quartieri strategici", mi informa
Osama. E Mubarak, dice il giornale, è andato a Sharm el-Sheykh ieri sera,
tre ore prima del suo discorso registrato. La situazione è tutt'altro che
allegra, gli egiziani hanno un bisogno enorme di aiuto.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
11feb 14.06 continuazione
Cari amici e amiche,
il comunicato numero 2 dell'esercito è arrivato poco prima della
preghiera di mezzogiorno. L'esercito si fa garante del processo di riforma
e di transizione pacifica verso la democratizzazione, secondo quanto
promesso da Mubarak. Poi invita la gente a tornare a una vita normale.
Bella beffa. Con questo comunicato l'esercito mantiene il piede in due
scarpe, almeno in apparenza, perché di fatto sta appoggiando il regime di
Mubarak. E' sempre più probabile l'ipotesi che la base dell'esercito stia
con la gente, ma i vertici si mantengano fedeli a Mubarak e Suleyman,
almeno finché non trovino di meglio. Scenario inquietante...
Ho sentito oggi alcuni commentatori (Marc Innaro, per fare un nome) dire
che a questo punto i manifestanti dovrebbero tornare a casa, perché
l'esercito assicurerà che le loro richieste vengano soddisfatte. Mi sa
che questi commentatori non abbiano ben capito la situazione. Se i
manifestanti andassero a casa ora, non avrebbero ottenuto nulla, tranne
parole e promesse. Tutto sarebbe sostanzialmente come prima. E poi chi
garantisce che queste promesse siano mantenute? Non certo Mubarak, né
Suleyman, questo è talmente lapalissiano che non vale nemmeno la pena
ripeterlo. L'esercito forse? Ma nei giorni passati ha dimostrato di avere
due facce, quella popolare che simpatizza con i manifestanti e quella
repressiva che arresta e tortura in segreto. E poi Mubarak e Suleyman sono
espressione dell'esercito. Dunque, come si fa a sostenere che i
manifestanti ora possono andare a casa tranquilli, perché tanto ci pensa
l'esercito a vegliare sui loro diritti? I dimostranti sanno bene quello
che succederebbe. Il cosiddetto "processo di transizione
pacifica" sarebbe una pura farsa, ma non sarebbe una farsa la
vendetta che probabilmente si abbatterebbe su di loro, con il conueto
strumento della polizia segreta che Suleyman ha sempre controllato. Chi
proteggerebbe i manifestanti una volta lasciata la piazza? La vigilante
comunità internazionale? Sì, come faceva prima, del resto... Si pensa
forse che i manifestanti si stiano divertendo in piazza Tahrir? Non si
pensa mai che anche loro vorrebbero tornare alle loro vite, ormai
completamente sottosopra? Non si riflette mai su cosa li tenga lì, in
piazza, da settimane? L'unica garanzia che i manifestanti hanno rispetto
alle loro richieste sono loro stessi. Per questo non possono cedere e per
questo la situazione si fa molto pericolosa.
In questo momento, i manifestanti sono in strada ovunque e si dirigono
verso luoghi diversi, la televisione, il palazzo presidenziale, le sedi di
governo. C'è chi dice che le voci che circolano su dove s trovi Mubarak
adesso (Sharm el Sheykh, gli Emirati Arabi, il Cairo...) siano messe in
giro apposta per dividere i manifestanti.
I predicatori del venerdì hanno invitato i manifestanti a resistere nelle
loro legittime richieste. Quello di piazza Tahrir, nel bel mezzo del suo
discorso, si è accasciato per un malore. E' stato subito sostituito da un
altro e la predica è continuata, ma non ho potuto fare a meno di notare
una cosa. Quando lo shaykh si è improvvisamente accasciato, le
telecamere di al-Jazeera si sono rispettosamente allontanate con
un'inquadratura più ampia. Io ho immaginato la zoomata che avrebbero
fatto le nostre televisioni. Gli arabi hanno qualcosa da insegnarci.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
11 feb 20.38
festa!
Cari amici e amiche,
dopo una lunga giornata di proteste dilaganti, Mubarak si è dimesso,
lasciando il potere all'esercito. Questa volta, però, per davvero! Il
Consiglio Supremo delle Forze Armate ha appena rilasciato il comunicato
numero 3, in cui afferma di non essere un sostituto della legittima
autorità che il popolo vorrà darsi. Frase fondamentale e rassicurante.
Nei prossimi comunicati verranno resi noti i passi che saranno intrapresi
per soddisfare le richieste dei manifestanti. Poi, il portavoce ha reso
gli onori a Mubarak, ma si è messo sull'attenti, facendo il saluto
militare, solo per i martiri della rivoluzione. Nelle strade egiziane è
un tripudio. Musica, danze, trilli, pianti, clacson, risate, preghiere di
ringraziamento, bandiere sventolanti... Una festa infinita...
A questo punto potrei approfondire gli ultimi sviluppi di oggi, oppure
passare a discutere degli scenari futuri, oppure potrei arrabbiarmi con il
corrispondente del tg3 che, nel bel mezzo della festa egiziana, non sa
fare di meglio che ricordare che tra gli obiettivi di al-Qaeda c'era
proprio la destituzione dei regimi arabi... Ma non lo farò, ci sarà
tempo domani. Vi traduco invece due commenti ricevuti su Facebook, appena
un'ora dopo il comunicato sulle dimissioni di Mubarak. Parlano da soli di
quale sia stato lo spirito di questa rivoluzione.
Il primo commento è di Huwayda Saleh, membro dell'associazione di
scrittori e intellettuali che hanno preso parte alla rivoluzione del 25
gennaio: "Chiediamo che vengano celebrati i funerali dei martiri che
ancora non hanno ricevuto sepoltura e che la gente scenda a dir loro addio
partendo da piazza dei Martiri/Tahrir fino al luogo della loro sepoltura,
affinché lo Stato egiziano possa proseguire le sue attività a partire da
domenica. Invitiamo inoltre tutti quelli che amano l'Egitto a unirsi a
noi, il prossimo martedì, per ricostruire piazza Tahrir e tutte le zone
danneggiate".
Il secondo commento è di Rania, rivolto agli egiziani: "Da oggi
questo è il tuo paese. Non buttare la spazzatura per terra, non rompere
le insegne, non dare bustarelle, non contraffare documenti, protesta se
qualcuno non fa bene il suo lavoro. E' la tua occasione di costruire il
tuo paese con le tue mani".
Speriamo che questo spirito non venga soffocato e che gli sia consentito
di dare i suoi frutti. Buoni frutti.
Buona serata a tutti,
Elisa
12 feb 17.29
post-rivoluzione egiziana- giorno 1
Cari amici e amiche,
oggi è il primo giorno della rinascita egiziana, questo è il sentimento
più diffuso ora in Egitto. Una rinascita che ieri mattina sembrava
insperabile. Wael, con cui oggi ho potuto parlare più tranquillamente,
dopo i grandi festeggiamenti ancora in corso, racconta che ieri, dopo il
comunicato numero 2 dell'esercito, che aveva dato l'impressione che le
forze armate appoggiassero il regime, le persone scese in strada erano
determinate a fronteggiare anche l'attacco dell'esercito, dopo quello
precedente della polizia. Erano pronti a morire, resistendo in maniera
pacifica fino alla fine. La speranza di vincere era sfumata. Invece, la
vittoria è giunta inaspettata ed è stato come passare dalla morte alla
vita. Wael dice proprio questo della nuova atmosfera che si è instaurata
in Egitto: "E' come se ci fosse stata restituita la vita". Anche
Nagwa, che proprio ieri festeggiava il suo compleanno, esprime sentimenti
simili: "Non dimenticherò mai il giorno del mio compleanno, perché
è il giorno in cui è rinato l'Egitto". E poi dice ancora: "La
malattia è passata".
La gioia incontenibile degli egiziani non è solo per aver cacciato il
tiranno, un sogno che sembrava irrealizzabile, ma anche per il modo in cui
lo hanno cacciato, con una rivolta pacifica e popolare, non partitica né
ideologica. Sono ben consci naturalmente dei rischi della situazione e
dell'enorme lavoro che resta da fare per smantellare il regime, ma la
cacciata di Mubarak, oltre a essere fortemente simbolica, a restituito
loro la fiducia in se stessi. Sanno che, d'ora in poi, la loro voce conterà,
e se non sarà ascoltata hanno imparato come fare a farsi sentire. Ormai
sono liberi dalla paura.
Intanto, l'esercito sembra comportarsi bene. Nel comunicato numero 4 di
stamattina, due sono i punti importanti da sottolineare: la dichiarazione
che l'esercito si impegna a costruire una nazione civile (e non militare)
e che tutti gli accordi e i trattati precedenti, regionali e
internazionali, verranno rispettati. Nel frattempo, in piazza Tahrir si è
cominciato a pulire e riordinare...
Come ultima cosa, vi allego l'ultima intervista di Wael per Avvenire. Wael
mi ha anche chiesto di esprimere la sua profonda gratitudine a tutti
quelli che gli hanno scritto nei giorni passati per esprimere la loro
solidarietà. Risponderà a ciascuno di voi al più presto, ora che è
possibile lasciare le piazze e tornare alle proprie case. E anch'io colgo
l'occasione per ringraziare ancora una volta tutti voi per l'interesse e
il coinvolgimento con cui seguite gli eventi in Egitto.
Buon week end a tutti,
Elisa
13 feb 18.01
post-rivoluzione egiziana- giorno 2
Cari amici e amiche,
l'Egitto è ben lungi dal riposare sugli allori, dopo il sovvertimento dei
giorni scorsi. C'è grande fermento, in tutti i settori. Innanzitutto,
oggi è stato diramato dalla tv di stato un altro comunicato con cui si è
annunciato lo scioglimento delle camere del Parlamento e la non-validità
della presente Costituzione (stato d'emergenza compreso). Verrà
costituita una commissione che redigerà gli articoli di una nuova
Costituzione che dovrà poi essere approvata tramite referendum.
L'esercito si farà carico degli affari di stato per sei mesi, nei quali
Tantawi rappresenterà l'Egitto internazionalmente e nazionalmente.
Durante questa fase di transizione, l'esercito avrà facoltà di emanare
decreti che avranno valore di legge, mentre l'attuale governo resterà in
carica sottoponendo ogni decisione al Supremo Consiglio delle Forze
Armate.
Dunque, altre richieste della piazza sono state accolte. Restano alcuni
dubbi, come la permanenza del vecchio governo e il ruolo di Omar Suleyman
che sarà deciso dall'esercito (perché non ha dato le dimissioni subito?
Sapere che quell'uomo è ancora in circolazione con il suo potere intatto
mi preoccupa alquanto). Ma la piazza non intende allentare la pressione:
ha già indetto per venerdì prossimo un'altra marcia dei milioni in
piazza Tahrir per ribadire il resto delle proprie richieste, tanto per far
capire che la gente è ancora là e controlla.
Il traffico in piazza Tahrir è stato riaperto, anche se ci sono ancora
dei manifestanti che rifiutano di andarsene. Sono però stati tolti i
blocchi che impedivano l'accesso alla piazza. Nel resto dell'Egitto, però,
continuano scioperi e manifestazioni. In alcuni casi si tratta delle
rivendicazioni di alcune categorie di lavoratori, come i ferrovieri, che
chiedono un aumento di stipendio e l'assunzione a tempo indeterminato dei
lavoratori precari (ma questo, temo, è un problema niente affatto
specifico del regime di Mubarak!). In molti altri casi, invece, si
manifesta per chiedere le dimissioni dei vertici di amministrazioni
aziendali, o corporazioni professionali, che sono espressione del vecchio
regime. Gli egiziani vogliono smantellarlo tutto...
Molto dibattuta è anche la questione di come trasformare il movimento di
piazza della rivoluzione del 25 gennaio in un partito che possa
presentarsi di diritto alle prossime elezioni. Poi c'è la questione dei
crimini e degli abusi commessi dal vecchio regime, che si vuole
perseguire, ci sono le indagini sulle proprietà illecite di Mubarak e dei
suoi ministri, ed è anche in corso una critica feroce a quegli
intellettuali, scrittori, artisti e personaggi dello spettacolo,
considerati colpevoli di aver calunniato e insultato la rivoluzione,
schierandosi pubblicamente con il regime, dal quale traevano grossi
benefici. Si stanno stilando delle vere e proprie liste di nomi di persone
da boicottare per punizione.
Da quanto scrive Said, il giornalista, sembra inoltre che la tv di stato
sia immediatamente saltata sul carro del vincitore, adulando la
rivoluzione esattamente come faceva prima con Mubarak e la sua famiglia.
Ovviamente, dice Said, non è questo che vuole la rivoluzione. Nel nuovo
Egitto si vuole un'informazione obiettiva che dia spazio a tutte le
opinioni, anche quelle contrarie alla rivoluzione. Speriamo che ci
riescano almeno loro...
Un caro saluto a tutti,
Elisa
14 febbraio -20.06
post-rivoluzione egiziana- giorno 3
Cari amici e amiche,
al di là delle notizie sulla salute di Mubarak, vere o meno che siano, il
dibattito principale di oggi in Egitto sembra essere stato quello tra due
diversi "partiti" di piazza Tahrir, coloro che vogliono andare a
casa e coloro che vogliono restare, finché non saranno soddisfatte tutte
le loro richieste. I primi vogliono concedere una possibilità
all'esercito, riservandosi il diritto di tornare in piazza se questo non
dovesse mantenere le promesse. I secondi invece non si fidano affatto e
vogliono continuare a fare pressioni sull'esercito per accelerare il
processo di democratizzazione. Ciò che li preoccupa è il permanere in
carica del governo nominato da Mubarak, considerato un
"pezzo"del vecchio regime. Inoltre, c'è la questione dei
prigionieri politici, non ancora liberati, che l'esercito tuttavia ha
promesso di liberare nell'arco di giorni. Le leggi di emergenza - pare -
non state abolite del tutto e gli irriducibili manifestanti chiedono anche
l'apertura del valico di Rafah, che permetterebbe il passaggio di aiuti
umanitari a Gaza.
La nota colorita della giornata è stato l'aggiungersi di centinaia di
poliziotti ai manifestanti di piazza Tahrir. Chiedevano che il famigerato
ex ministro degli interni, Habib al-Adly, fosse processato. I poliziotti
hanno urlato lo slogan: "Esercito, polizia e popolo sono una mano
sola", cercando di convincere i diffidentissimi manifestanti della
loro buona fede. Infatti, non hanno certo dimenticato che è stata la
polizia a lasciare la città nelle mani dei baltagheya.
L'esercito dal canto suo, si è espresso chiaramente contro scioperi e
manifestazioni. Ha invitato tutti a sgombrare le piazze per consentire
alle attività economiche di riprendere e al processo democratico di
proseguire in un clima opportuno (qualunque cosa questo voglia dire). In
effetti, fa notare qualcuno, oggi l'esercito ha tentato di sgombrare la
piazza, usando, in alcuni casi, i cari vecchi manganelli, cosa che lascia
un po' perplessi, visto che il diritto a manifestare pacificamente
dovrebbe rientrare tra i diritti difesi dalla democrazia nascente.
Intanto, si procede nell'eliminazione delle foto di Mubarak da uffici e
sale, si prevede di cambiare il nome delle scuole che portano quello di
Mubarak o della moglie Suzanne (non se ne poteva più nemmeno della falsa
beneficenza della first lady!), sostituendolo con i nomi dei caduti
durante la rivoluzione, e si istituisce una linea telefonica per
denunciare i casi di corruzione...
Un abbraccio a tutti,
Elisa
15 febbraio -20.21
post-rivoluzione egiziana- giorno 4
Cari amici e amiche,
sono passati solo quattro giorni dalle dimissioni di Mubarak e già la
situazione in Egitto si fa più complessa, forse persino un po' nebulosa,
come c'era da aspettarsi del resto. Il fiume in piena della grande
protesta di piazza si è frammentato in torrenti e rivoli, il cui corso si
fa più difficile da seguire. La rivoluzione ha spalancato la porta a
mille rivendicazioni, in ogni settore, che obiettivamente stanno creando
problemi al regolare svolgimento delle attività del paese. La Banca
Centrale, ad esempio, ha annunciato che le banche rimarranno chiuse anche
domani e dopodomani. Riapriranno solo domenica, passato il week end (cioè
venerdì e sabato), con tutti i problemi che potete immaginare per chi
deve riscuotere stipendi, ritirare soldi, ecc.
E' anche il momento di grandi dubbi e domande, per esempio sulla
neocostituita commissione per gli emendamenti costituzionali, presentata
dal Supremo Consiglio delle Forze Armate. Un nutrito gruppo di giudici ha
espresso il suo rifiuto per questa commissione, in particolare per la
presenza in essa di due giudici che sono stati stretti collaboratori
dell'ex ministro della giustizia. Hosam, il nostro amico giudice, si
chiede inoltre perché nella commissione ci sia un Fratello Musulmano,
perché non sia stato costituito un nuovo governo tecnico di transizione,
invece di tenere in vita quello nominato da Mubarak, e perché emendare la
vecchia Costituzione, invece di scriverne una nuova? C'è forse qualche
piano per "rubare" la rivoluzione?
Anche Osama esprime i suoi dubbi, dicendo che ci sono molti che tentano di
saltare sul carro della rivoluzione, primo tra questi l'esercito.
Innanzitutto, l'esercito non ha capacità politiche, dunque potrebbe
ricorrere ai politici che lo circondano, cosa - secondo Osama - di estrema
pericolosità, visto la loro appartenenza al vecchio regime. Questa fase
richiede grande attenzione, com'era facile prevedere.
Ma c'è qualcos'altro che preoccupa e questa volta riguarda il movimento
rivoluzionario. Si nota infatti una tendenza crescente a stilare liste di
proscrizione di coloro che hanno umiliato la rivoluzione, schierandosi
apertamente con il regime e talvolta insultando i dimostranti. Il rischio,
oltre che la tentazione, secondo alcuni, è che si ecceda in tal senso,
giungendo a stroncare carriere e boicottare la vita di persone che
esprimono idee diverse rispetto a quelle del vasto movimento
rivoluzionario. Ma un conto è denunciare, ad esempio, la tv di stato per
aver diffamato i manifestanti e diffuso notizie false, provando di
essere completamente asservita al potere di Mubarak, oppure il denunciare
abusi, crimini e sopraffazioni degli esponenti del vecchio regime, un
altro è chiedere le dimissioni di un caporedattore per non essersi
pronunciato a favore della rivoluzione, aver espresso opinioni diverse,
del tutto legittime, o essersi pronunciato contro. La campagna lanciata da
alcuni, contro tutti quelli che detengono una posizione di qualche
responsabilità e che non hanno dimostrato di essere dalla parte
della rivoluzione, rischia di assomigliare troppo al modo di fare del
vecchio Partito Nazionale Democratico al governo. L'entusiasmo per la
vittoria, il profondo desiderio di cambiamento e anche la paura che il
vecchio regime possa rigenerarsi intatto, facendo ripiombare il paese
nell'incubo da cui si è appena liberato, possono portare a rischiosi
eccessi e alla spaccatura del paese in "buoni" e
"cattivi". Anche in questo si gioca il futuro della nuova società
che va creandosi.
Questi sono i nodi che sono riuscita a cogliere oggi, attorno ai quali si
anima il dibattito egiziano.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
16 febbraio -19.57
post-rivoluzione egiziana- giorno 5
Cari amici e amiche,
oggi piazza Tahrir è vuota, un'immagine a cui non siamo più abituati...
Tuttavia, l'apparenza inganna, perché il paese è sempre in ebollizione,
e comunque il prossimo venerdì, soprannominato questa volta il
"venerdì della vittoria", è prevista un'altra grande
manifestazione per festeggiare il buon esito della rivoluzione. In realtà,
si vuole mantenere alta la pressione sull'esercito, che ha soddisfatto
solo il dieci per cento delle richieste della piazza.
Intanto, l'Egitto in transizione ha riconquistato a pieno titolo il suo
ruolo di laboratorio del mondo arabo. La notizia del giorno è la nascita
di un Comitato di Garanti della rivoluzione, che dovrebbe rappresentare le
varie voci della piazza. Tra i nomi noti ci sono quelli dello scrittore
Alaa al-Aswani, del presidente della Lega Araba Amr Musa (che però non ha
ancora confermato la sua partecipazione) e di Zakarya Abdel Aziz, l'ex
presidente del club dei giudici, di cui si è parlato in una precedente
newsletter. Nel Comitato ci sono anche diversi Fratelli Musulmani, cosa
che ha sollevato grandi perplessità da parte di qualcuno. Staremo a
vedere come si muoverà questo Comitato, che ha già fatto sapere che non
accetta l'emendamento della Costituzione, ma ne vuole una nuova.
A proposito di Costituzione, oggi si è pronunciato anche il rettore di
al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, impegnato a riconquistare terreno nei confronti
della rivoluzione, dopo le dichiarazioni in sostegno di Mubarak. Infatti,
ha candidamente affermato che le sue parole sono state fraintese (tecnica
ben collaudata!) e che il suo invito a non partecipare alle dimostrazioni
era solo dovuto alla paura che finisse tutto in un bagno di sangue. Era
solo preoccupato per la gente... Mah! Pensa davvero che qualcuno gli
crederà?
Comunque, al-Tayyeb ha poi affermato con forza che l'articolo 2 della
Costituzione non si deve toccare, perché sarebbe come
"sequestrare" la democrazia. Tanto per informazione, l'articolo
2 è quello che afferma che l'islam è la religione di stato, l'arabo è
la lingua nazionale e la sharia è la principale fonte della legislazione.
Non vedo grandi differenze con i terribili Fratelli Musulmani, anche se
al-Azhar è sempre stata uno dei più fidati alleati di Mubrak, baluardo
contro il fondamentalismo islamico. In effetti, è lo stesso al-Tayeb a
dire che al-Azhar e i Fratelli Musulmani condividono la stessa dottrina,
solo che loro sono un movimento politico, mentre al-Azhar è un'università,
dedita alla scienza. Due modi diversi di agire nella società, dunque, ma
con alla base la stessa sostanza. Speriamo che la piazza resista nella sua
richiesta di una Costituzione laica! Ma la battaglia è veramente dura e
noi italiani ne sappiamo qualcosa.
Per concludere, vi suggerisco alcuni articoli da leggere, i link sono qui
sotto.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Sul rapporto tra elite affaristica e politica:
http://www.medarabnews.com/2011/02/15/una-%E2%80%9Cproprieta-privata%E2%80%9D-chiamata-egitto/
Il nuovo panarabismo:
http://www.medarabnews.com/2011/02/16/la-resurrezione-del-panarabismo/
Il risveglio di coscienza arabo:
http://www.medarabnews.com/2011/02/16/la-piazza-araba-e-le-rivolte-in-egitto-e-in-tunisia/
La cecità di Israele sull'Egitto:
http://www.medarabnews.com/2011/02/13/israele-e-la-rivoluzione-egiziana-della-rabbia/
Le manovre di Omar Suleyman per impadronirsi del potere:
http://www.medarabnews.com/2011/02/11/il-golpe-di-omar-suleiman-non-e-questo-il-cambiamento/
17 febbraio -18.18
post-rivoluzione egiziana- giorno 6
Cari amici e amiche,
molti nodi stanno venendo al pettine in questi giorni. Le perplessità più
grandi si concentrano sulla composizione della Commissione per gli
emendamenti costituzionali, che ha lasciato molte persone insoddisfatte,
anzi sarebbe meglio dire seriamente preoccupate.
Tra i primi a esprimere chiaramente i propri dubbi sulla Commissione ci
sono stati i giudici del club omonimo, i quali l'hanno fortemente
criticata per l'assenza di adeguati rappresentanti dell'autorità
giudiziaria, l'unica che potrebbe garantire obiettività e imparzialità
in materia costituzionale. Fatto preoccupante, se si considera che sulla
nuova Costituzione si gioca l'intero futuro del paese.
A seguire, oggi è giunta una dichiarazione dei copti della diaspora che
esprime il netto rifiuto di Tareq al-Bashari come presidente della
Commissione, persona nota per il suo fanatismo religioso e per la sua
ostilità verso i cristiani. I copti residenti all'estero chiedono con
forza una Costituzione laica che rispetti appieno lo spirito della
rivoluzione del 25 gennaio, durante la quale cristiani e musulmani hanno
lottato fianco a fianco per la libertà. E' anche stata sollevata la
questione della necessità di far votare il referendum costituzionale
anche agli egiziani residenti all'estero, i quali sarebbero forse più
favorevoli alla laicità dello Stato e appoggerebbero una Costituzione
senza richiami religiosi.
Anche il giornalista Said Shoaib si chiede oggi, nel suo articolo, perché
l'esercito abbia sostituito la Commissione precedente che, seppur nominata
da Mubarak, era molto più equilibrata di quella attuale. Secondo quali
criteri è stata scelta? L'esercito non li ha resi noti. E perché non c'è
stata una pubblica consultazione con tutti i movimenti e le forze
politiche della rivoluzione prima di crearla? E come si può accettare la
presidenza di Tareq al-Bashari che, nonostante sia un giudice, vorrebbe
l'instaurazione di uno stato all'iraniana e considera chiunque abbia
opinioni diverse dalle sue un agente sionista o americano? E nonostante il
presidente della Commissione sia già abbastanza sbilanciato su posizioni
fondamentaliste, a lui si aggiunge Sobhi Saleh, un Fratello Musulmano.
Perché non si sono coinvolte anche le correnti laiche? La Commissione ha
una forte accentuazione islamica, in netto contrasto con le affermazioni
iniziali dell'esercito che ha dichiarato di volere uno stato civile. Beh,
forse con civile intendeva soltanto non militare e non uno stato laico...
Ma - dico io - chi muove politicamente l'esercito? Dopo che la rivoluzione
ha scacciato i fondamentalisti islamici dalla porta principale, c'è
qualcuno che vuole forse farli rientrare dalla finestra, dando loro un
rilievo molto più grande di quello che effettivamente hanno nella società?
Perché???
A queste osservazioni si aggiunge lo scenario delineato oggi da Mohammed
Alam su "Al-Sulta al-Rabia", nell'articolo suggeritomi dal
giudice Hosam Mikawi. Nell'articolo, Alam afferma che in Egitto è in
corso una contro-rivoluzione che ha lo scopo di ristabilire al potere il
vecchio regime, anche senza Mubarak. Questa contro-rivoluzione agirebbe in
sette modi diversi:
1) cercando di evitare i processi dei vari personaggi del vecchio regime,
responsabili di ogni nefandezza, trasmettendo all'opinione pubblica uno
strano concetto di tolleranza, secondo il quale costoro dovrebbero essere
perdonati, perché il passato è passato e dunque si deve concedere loro
la possibilità di girare pagina.
2) attraverso centinaia di manifestazioni, in tutti i settori lavorativi,
provocate appositamente per creare il caos e darne la colpa ai
rivoluzionari del 25 gennaio. Queste manifestazioni, che in Egitto stanno
dilagando da giorni, spesso non rispettano lo spirito pacifico della
rivolta del 25 gennaio, ma causano danni materiali e violenze. Inoltre,
sono di norma accompagnate da richieste impossibili da soddisfare, quasi
sempre legate ai soldi e non ai diritti. Infine, interrompono in maniera
egoistica i servizi fondamentali ai cittadini, il che fa pensare che
mirino a bloccare le attività vitali del paese, economia inclusa.
3) attraverso la diffusione di notizie di origine ignota, in genere subito
smentite, sulle condizioni di Mubarak e della sua famiglia, che sembrano
voler suscitare un'ondata di compassione per il vecchio rais. "Mubarak
è in coma, no non è in coma, ma preoccupa il suo stato psicologico,
forse andrà a farsi curare in Germania, forse andrà in Arabia Saudita, i
suoi figli lo hanno manipolato..."
4) attraverso la sistematica denigrazione dei leader della rivoluzione
come Wael Ghoneim, accusato di volta in volta di essere massone, un agente
delle forze di sicurezza o al soldo di qualche potenza straniera.
5) attraverso un "rifacimento d'immagine", grazie ai mass media,
di personaggi chiave del vecchio regime, accompagnato dal tentativo di
porre sullo stesso piano i morti della rivoluzione e delle forze di
sicurezza (ricorda il dibattito italiano sulla Resistenza...).
6) rovinando i buoni rapporti esistenti tra rivoluzione e esercito.
7) cercando di riconquistare il potere in vesti nuove, attraverso lo
sfruttamento del nome della rivoluzione, come Hosam Badrawi, l'ex
segretario generale del Partito Nazionale Democratico, che ha annunciato
di voler fondare un nuovo partito liberale, secondo lo spirito del
"25 gennaio".
Questo, naturalmente, è solo un punto di vista, però spiegherebbe alcune
cose... A me viene istintiva una domanda: dov'è Omar Suleyman? E cosa fa?
Il silenzio calato su di lui mi inquieta parecchio. E' un personaggio
pericoloso per lasciarlo agire indisturbato.
Quel che è certo è che il momento è critico. Domani, "il giorno
della vittoria", con la grande manifestazione in programma in piazza
Tahrir, si preannuncia essere una giornata importante.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Cari amici e amiche,
mi sono accorta che la newsletter di ieri sera sulla giornata in piazza
Tahrir non è mai partita. Scusatemi, ora ve la spedisco di nuovo,
soprattutto perché le notizie diffuse in proposito dalle tv italiane mi
hanno lasciata allibita...
Un abbraccio a tutti e a questa sera con il prosieguo,
Elisa
Date: 18 febbraio 2011 19:12
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 7
Cari amici e amiche,
oggi piazza Tahrir si è riempita di nuovo. Riempita è un eufemismo,
perché il numero delle persone presenti, secondo tv e giornali,
oscillava tra il milione e mezzo e i tre milioni. Una folla
impressionante! La società egiziana era di nuovo là, presente e
festosa, ma anche vigile e determinata a ottenere il resto delle sue
rivendicazioni.
Oggi si sono ricordati i martiri e si è festeggiata la vittoria della
settimana scorsa su Mubarak, ma tra balli e canti patriottici si è
urlato forte e chiaro il nuovo slogan che ha unito la piazza: "Il
popolo vuole purificare il paese", intendendo con questo che il
popolo vuole smantellare tutto quel che resta del vecchio regime. Che
non si inganni dunque chi crede che gli egiziani si accontentino
dell'allontanamento di Mubarak... Tre sono state le richieste principali
della piazza: la fine dello stato d'emergenza, la liberazione dei
prigionieri politici e le dimissioni del governo in carica, nominato da
Mubarak.
In piazza Tahrir campeggiava una bandiera dell'Egitto lunga cento metri
(ad ogni manifestazione la bandiere si allunga!) e tra i manifestanti si
sono registrate anche delle "new entry". Innanzitutto, si è
fatta molto notare la presenza di un gruppo ben nutrito di turisti
tedeschi e americani, scesi in piazza assieme agli operatori turistici,
tutti in divisa bianca, per sostenere il turismo egiziano. Hanno gridato
tutti insieme: "Chi ama l'Egitto venga a visitarlo!". Ai
manifestanti si sono uniti anche i lavoratori del settore elettrico del
sud del Cairo, quelli del trasporto pubblico e soprattutto decine di
persone imprigionate durante la rivolta che erano state appena
scarcerate. Hanno voluto mostrare ai presenti i segni della tortura sui
loro corpi.
I milioni di persone radunate in piazza Tahrir (ma non bisogna
dimenticare la manifestazione di Alessandria, anch'essa affollatissima)
hanno ascoltato la predica di Yusuf al-Qardawi, il presidente
dell'Unione Internazionale degli ulema', che ormai ha preso il
posto del rettore di al-Azhar come leader spirituale musulmano della
rivoluzione. I manifestanti, infatti, gridavano: "Lo sceicco di
al-Azhar dov'è?... Qui c'è al-Qardawi!". Del resto, Papa Shenouda
non è stato da meno del rettore, visto che nell'ultima messa da lui
celebrata non ha in alcun modo menzionato la rivoluzione, nemmeno per
sbaglio, limitandosi a invocare la pace per tutti, indipendentemente dal
governo al potere.
Al-Qardawi ha pronunciato parole importanti, di grande sostegno alla
rivoluzione, invitando gli egiziani a continuare e a non lasciarsela
sottrarre da nessuno. Ha sottolineato innanzitutto lo spirito di unità
nazionale che ha permeato la rivoluzione, riunendo insieme giovani e
vecchi, donne e uomini, sinistra e destra e, sopra ogni altra cosa,
cristiani e musulmani.
Su quest'ultimo punto al-Qardawi si è particolarmente soffermato,
affermando che la rivoluzione aveva superato, con il suo spirito, il
confessionalismo e il settarismo dell'era Mubarak. La vittoria della
rivoluzione è la vittoria di tutti gli egiziani, non solo dei
musulmani. Un gran risultato senza dubbio (durante la manifestazione
sono anche stati cantati degli inni cristiani, cosa impensabile solo
poco tempo fa!). Al-Qardawi, che ha invitato il popolo a rimanere fedele
a questo spirito di unità tra musulmani e cristiani, ha anche citato un
bel versetto coranico che esprime l'idea che Dio cambierà la società
solo quando cambieranno le persone. È quel che è successo agli
egiziani, senza che nessuno, dalle nostre parti, lo notasse.
Al-Qardawi è quindi passato a elogiare l'esercito, esprimendo la
propria fiducia nel suo patriottismo, come già dimostrato dall'esercito
tunisino, e lodando la decisione dei militari di voler costruire uno
stato civile. Ha invitato l'esercito a svolgere il proprio ruolo nella
rivoluzione, chiedendo con vigore che il governo attuale fosse sciolto,
in accordo con le richieste della piazza. Agli egiziani, invece, ha
chiesto di pazientare un poco e di svolgere il proprio lavoro con
dedizione. E poi si è passati a pregare...
Ci voleva questa giornata per rinfrancare gli animi, dopo i cupi scenari
e i presentimenti degli ultimi giorni. Ci voleva per rassicurarsi di
essere ancora uniti e decisi più che mai. E naturalmente non finisce
qua.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Date: 19 febbraio 2011 19:06
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 8
Cari amici e amiche,
è da ieri sera che vedo servizi in tv, sulla grande manifestazione in
piazza Tahrir, a dir poco sconcertanti. Si dice che la festa di ieri sia
stata monopolizzata dai Fratelli Musulmani e che Wael Ghonim, il manager
di Google diventato il personaggio simbolo della rivoluzione, non abbia
potuto parlare. In tutta sincerità, non ho trovato traccia di tutto ciò
sui mass media arabi. Ho seguito la diretta di al-Jazeera, i commenti di
BBC Arabic, ho cercato in diversi giornali egiziani, ho controllato gli
articoli di commentatori che so essere molto critici nei confronti dei
Fratelli Musulmani e anche con la rivoluzione, ma niente di niente. Da
nessuna parte ho trovato menzionato quanto raccontato nei servizi delle
nostre tv. Il quadro descritto dai mass media arabi è sì complesso, ma
niente a che vedere con quello dipinto dalla pochezza dell'informazione
italiana. E' mancanza di professionalità o malafede?
Ma per essere ulteriormente sicura, mi sono messa in contatto con gli
amici egiziani che sono stati presenti alla manifestazione. Il primo che
riesco a contattare è Hosam Mikawi, il quale, attraverso una breve chat,
mi dice che non è vero nulla. Alcuni Fratelli Musulmani hanno tentato di
gridare qualche slogan islamico, ma sono stati subito zittiti, come già
accaduto nelle settimane scorse. Nei giorni passati, poi, hanno perso
molto terreno. A proposito di Wael Ghonim dice semplicemente che contro di
lui c'è una campagna di diffamazione in corso.
Dopodichè riesco a parlare con Wael Farouq per telefono e, durante una
conversazione di quasi mezzora, raccolgo il suo sfogo. Non ha tempo di
scrivere, c'è troppo da fare, dunque chiede a me di trasmettere il suo
messaggio.
Anche Wael nega recisamente l'immagine della rivoluzione convogliata dai
mass media italiani in questi giorni. Al-Qardawi, ieri, era in piazza
Tahrir non in veste di Fratello Musulmano (e comunque formalmente non fa
parte della Fratellanza), bensì come simbolo di tutti coloro che sono
stati isolati dal regime per decenni (Al-Qardawi era in esilio in Qatar e
aveva il divieto di predicare in Egitto). Wael Ghonim non è stato voluto
al microfono, perché nei giorni scorsi la tv l'ha sorpreso a partecipare
ai riti di una setta satanica (allora esistono anche lì, questa sì che
è una notizia interessante!), ma Wael (Farouq) non dice se crede o no al
complotto contro il giovane manager da parte della controrivoluzione e
prosegue diritto... Afferma con forza che in piazza c'è soprattutto la
classe medio-alta degli egiziani, acculturata, civile e pacifica. La
maggioranza delle donne non era velata. "Siamo arrivati a tre milioni
di persone e non c'è stato né un incidente, né un episodio di molestie
sessuali. Vi immaginate? Tre milioni di persone tutte insieme nello stesso
posto e neanche un incidente! Voi invece, quando andate allo stadio, avete
bisogno della polizia". Beh sì, ammetto che il self-control e
l'auto-organizzazione dei ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio sono
degni della più alta ammirazione.
Poi Wael precisa ancora una volta che i Fratelli Musulmani non sono che
una minoranza, un partito in mezzo agli altri. "Abbiamo i comunisti,
i nazionalisti, i liberali e anche i Fratelli Musulmani, che rappresentano
non più del 5-10% della popolazione, ma la stragrande maggioranza è
liberale e vuole uno stato laico". Inoltre - prosegue Wael - i
Fratelli Musulmani hanno dichiarato che non si candideranno alla
Presidenza della Repubblica e, anche in Parlamento, concorreranno solo per
il 20% dei seggi. Dunque, anche nel caso peggiore, non supereranno questa
percentuale.
E a questo punto, evidentemente sfibrato dalle domande occidentali sui
fondamentalisti islamici, Wael si fa polemico. Dice che i Fratelli
Musulmani si stanno comportando con grande correttezza, accettando le
decisioni della maggioranza liberale. Dimostrano di avere un'etica
politica (e non solo) migliore di quella della maggior parte dei
parlamentari europei (le notizie sul nostro governo "prostitucratico",
purtroppo, sono giunte pure lì). Sono sicuramente meno pericolosi e
persone più degne dei parlamentari della Lega, alla quale il popolo
italiano ha permesso addirittura di andare al governo, quindi l'Italia non
può criticare l'Egitto a nessun titolo. Per ora, inoltre, i
Fratelli Musulmani si stanno comportando bene, sono cambiati, vogliono
anche loro uno stato liberale. Poi, quando la nuova Costituzione sarà
pronta e si andrà alle elezioni, parteciperanno come gli altri alla
competizione democratica, rispettando le regole. "E se vincessero-
dice sempre Wael - sosterrei il risultato delle elezioni, anche se non
sono d'accordo con loro, perché sarebbe la libera scelta della
gente". Wael si sente totalmente libero di difendere i Fratelli
Musulmani, proprio perché è sempre stato su posizioni molto lontane
dalla loro ideologia.
A proposito dell'esercito, Wael si dichiara stupito, perché sembra
veramente volere uno stato democratico, non militarizzato. Dice che
addirittura, senza che nessuno abbia avanzato alcuna richiesta al
riguardo, l'esercito ha affermato che non presenterà nessun candidato
alle prossime elezioni presidenziali. Questo fa ben sperare...
L'unica preoccupazione di Wael, in questo delicato processo, è
l'interferenza occidentale, perché sicuramente il governo che nascerà
non sarà più succube dell'Occidente com'era prima, e dunque Wael si
aspetta che sarà contrastato con ogni mezzo da Europa e America. "Se
fossimo lasciati a noi stessi - dice ancora - non c'è dubbio che ce la
faremmo. Del resto, finora abbiamo fatto tutto da soli. Quando c'è stato
l'attentato di Alessandria, tutto il mondo è intervenuto con voce forte,
e adesso si è scoperto che c'era la mano del governo egiziano dietro il
massacro dei cristiani. Ma quando è iniziata la nostra protesta, nessuno
è intervenuto in nostro aiuto con la stessa forza". Wael esprime un
sentimento largamente condiviso dagli arabi, covato a lungo, ovvero il
risentimento verso la politica dell'Occidente nei confronti dei paesi
arabi. Giustamente, ora sono orgogliosi di ciò che stanno compiendo e lo
rivendicano a sé soli. Non hanno più bisogno di lezioni da parte di
nessuno e nemmeno le chiedono. Wael termina dicendomi: "State lontani
da noi! E tutto andrà bene".
Incasso il rimprovero senza ribattere, perché in questo momento sarebbe
inutile. Hanno ritrovato se stessi, hanno rialzato la testa, superando
quel palpabile sentimento di frustrazione che era evidente a chiunque
fosse in stretto contatto con gli arabi. Mi ricordo che, più di quattro
anni fa, dopo aver commentato che mi sentivo più a casa in Egitto che in
Germania, lo stesso Wael mi aveva risposto "grazie", con un tono
tra l'incredulo e il piacevolmente stupito che aveva stupito anche me.
Ora, invece, forse risponderebbe "senza dubbio, non potrebbe essere
altrimenti!".
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Date: 20 febbraio 2011 16.45
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 9
Cari amici e amiche,
come sempre, ci sarebbero tanti fatti nuovi da raccontare, ad esempio
l'incarcerazione di tre ex ministri o il fiorire di innumerevoli partiti,
sull'onda dell'entusiasmo per la partecipazione alla nuova vita
democratica che ha investito tutti quanti. Tuttavia oggi vorrei fare un
pausa per parlare di uno degli aspetti più belli e caratteristici della
rivoluzione egiziana.
Dall'inizio delle rivolte si è visto di tutto: manifestazioni
non-violente, resistenza alle aggressioni, rabbia urlata, marce, feste,
musica, balli, spettacoli... Un tempo per ogni cosa. Ma per una cosa sola
c'è sempre stato il tempo, anche nei momenti più bui: l'umorismo. Si sa
che gli egiziani sono noti, tra gli arabi, per essere quelli che più
amano lo scherzo, attraverso il quale esprimono tutto ciò che non è
(era!) possibile esprimere altrimenti. L'umorismo è parte integrante
della vita degli egiziani, che riescono a ridere anche delle situazioni più
disperate. Il modo di scherzare degli egiziani, però, è ben lontano
dallo humour inglese, che spesso non capiscono, scambiandolo per
un'offesa. Preferiscono le barzellette, le storielle buffe, gli aneddoti,
la blanda presa in giro che però coglie nel segno. Le battute egiziane
non sono pugnalate dirette, a volte paiono persino troppo tenere agli
occidentali cinici e disincantati, però possiedono qualcosa di
indefinibile che fa ridere di gusto.
Ebbene, la rivoluzione egiziana è stata veramente egiziana anche in tal
senso. La gente non ha perso il buonumore e lo spirito gioioso nemmeno
durante i terribili giorni in cui i baltagheya attaccavano
brutalmente i giovani di piazza Tahrir, o quando sembrava che lo scontro
con l'esercito fosse inevitabile. Infatti, è stato riportato il tweet di
una ragazza che, al termine dell'ultimo discorso di Mubarak, in cui
annunciava che non si sarebbe mai dimesso, diceva testualmente: "Il
Ministero della Salute è stato informato che 80 milioni di egiziani sono
stati colti da paralisi contemporaneamente!".
Gli egiziani si sono davvero sbizzarriti, con slogan, cartelli, scenette
improvvisate, tanto che la BBC ha dedicato un servizio apposito
sull'argomento. Ad esempio, quando Mubarak si ostinava a non andarsene,
sono comparsi diversi cartelli con la scritta "irhal" (vattene),
scritto però al contrario. Il commento che stava sotto era "forse
così lo capisci meglio!". Oppure "Vattene, che mi fa male la
mano!", sottinteso "a tenere il cartello". O sulla
falsariga di questo: "Vattene, che devo sposarmi", o ancora
"Vattene, che mi mia moglie non mi vede da giorni e si
arrabbia!". Un altro cartello, invece, mostrava un codice a barre con
vicino la scritta: "Data di scadenza: 25 gennaio 2011". Un altro
suggeriva: "Per contattare Gamal Mubarak via internet: www.Gamal_Corruzione@eg.com".
Poi c'erano i cartelli allusivi: "Anche se il somaro è testardo, noi
siamo più testardi del somaro", e indovinate chi era il somaro (A
proposito di somari, la sapete quella che dice: "Che cos'è che
separa gli egiziani dai somari?". Risposta: "Il Mar
Rosso!". Se non l'avete capita date un'occhiata alla cartina, i
somari sono i sauditi, tradizionale bersaglio delle barzellette egiziane
che li dipingono sempre come "beduini" arricchiti, beduini nel
senso di gente rozza).
Restando in tema di animali, i cartelli hanno spesso preso in giro la
somiglianza di Mubarak con una mucca. Date un'occhiata alle foto che vi
allego. In una compare la faccia di Mubarak sulla scatola di formaggini
"La Vache qui rit". I maliziosi egiziani avevano anche sparso la
voce che Mubarak avesse ordinato il ritiro del prodotto...
Nell'altra foto invece c'è scritto: "La Vache qui rit: Muuuuuuubarak".
E ce n'erano altri del genere, con mille variazioni sul tema.
Un altro cartello diceva invece: "Non importa se vai o se resti, a me
piace la gente di qua e non me ne vado!". Un pensiero comune a tutti
i manifestanti, credo...
Ma i miei due cartelli preferiti sono quelli comparsi dopo le dimissioni
di Mubarak. Il primo dice più o meno: "Torna Presidente, sei su
Candid Camera!". Il secondo, invece, dice: "E' passata una
settimana, Presidente, e nemmeno una telefonata!". Assolutamente
irresistibile!
E come non parlare della sessione di dhikr (una pratica sufi in cui
si ripete il nome di Dio al movimento ritmico del corpo) inscenata da
qualcuno nel bel mezzo di piazza Tahrir? Solo che invece di pronunciare Allah!,
gli "attori" ripetevano, in estasi: irhal!, vattene.
E tutto ciò non è che una piccola parte dell'umorismo che si è sfogato
nella rivoluzione. Forse è grazie a questo spirito che sono riusciti
nella grande impresa, pacificamente.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date: 21 febbraio 2011 20.29
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 10
Cari amici e amiche,
è estremamente difficile, questa sera, scrivere dell'Egitto con quel che
sta succedendo in Libia, la quale meriterebbe tutta la nostra attenzione e
il nostro aiuto. Non avendo sufficiente competenza sulla Libia, tuttavia,
né contatti, spero che altri facciano il lavoro che io sto facendo con
l'Egitto. Intanto, vi lascio il link al blog Invisible Arabs che dà molte
informazioni, dove troverete anche altri link.
http://invisiblearabs.com/?p=2852
Per quanto riguarda l'Egitto, domani ci sarà una nuova grande
manifestazione in piazza Tahrir, per chiedere la costituzione di un
governo tecnico, in sostituzione di quello di Shafiq, nominato dal vecchio
regime. Nei giorni scorsi è stato annunciato il cambio di tre ministri,
ma alla piazza questo non basta. Del resto, nel paese sta crescendo la
preoccupazione per la presenza di Mubarak e della sua famiglia in
territorio egiziano. C'è chi dice che Mubarak abbia mantenuto i contatti
con alcuni esponenti delle forze armate o del vecchio regime, e che possa
dunque ancora giocare un ruolo da regista. Il figlio Gamal e la moglie
Suzanne, invece, vanno e vengono indisturbati dall'Egitto, senza alcuna
restrizione, e si sa che Gamal è a capo di una rete affaristica poco
raccomandabile, sospettata di essere tra i mandatari delle violenze dei baltagheya
sui manifestanti. Inoltre, la famiglia Mubarak dispone di beni e ricchezze
a sufficienza per tessere trame di ogni tipo contro la rivoluzione (con i
soldi si può tutto, o quasi...), ma la notizia importante di oggi è la
richiesta agli stati esteri, da parte del Procuratore Generale, di
congelare i fondi della famiglia Mubarak. Notizia ancor più importante,
se si considera che ieri Mubarak (ma non era in coma???) si era perfino
rivolto al tribunale per chiedere che i suoi conti bancari venissero
tutelati.
Altra notizia di rilievo è la nascita del primo partito religioso dopo
decenni. No, non è il partito dei Fratelli Musulmani (ma ne stanno
discutendo), bensì il Partito di Centro (al-Wasat), un partito islamico
moderato, nato da un gruppo staccatosi dalla Fratellanza. Il tribunale ne
ha riconosciuto la legittimità. In Vaticano, invece, è tornato
l'ambasciatore egiziano, che era stato ritirato dal vecchio regime dopo le
affermazioni di Benedetto XVI in difesa dei cristiani copti, dopo
l'attentato di Alessandria a Capodanno.
A proposito di copti, c'è anche stata una loro manifestazione per
chiedere l'abolizione dell'articolo 2 della Costituzione, che stabilisce
l'islam come religione di stato e la sharia come fonte principale della
legislazione. Sempre a proposito di copti, in allegato troverete una bella
foto che ben illustra il coinvolgimento dei cristiani in questa fase
storica della storia egiziana, con buona pace di Papa Shenouda
naturalmente.
In tutto questo fermento di sperimentazione democratica, gli egiziani non
si sono dimenticati, però, della vicina Libia. Giungono notizie che, tra
le innumerevoli vittime, ci siano anche degli egiziani, accorsi in
soccorso della rivolta libica. Anche nelle città egiziane si sono avute
dimostrazioni in sostegno dei libici e diversi attivisti umani egiziani
sono impegnati a far passare aiuti alla Libia attraverso il confine
occidentale. Questa nuova fratellanza araba, che non ha niente a che
vedere con il vecchio panarabismo di stampo nasseriano, è un altro dei
fenomeni più interessanti e sorprendenti di queste rivoluzioni arabe.
Fino a pochissimo tempo fa era comune sentire battute amare sulla
divisione dei paesi arabi, ma forse ci si riferiva ai governi, non alle
popolazioni. La condivisione di una comune oppressione, operata dai
diversi regimi, pare aver reso le genti arabe solidali e coese più di
quanto si potesse immaginare.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date: 22 febbraio 2011 17.40
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 11
Cari amici e amiche,
si sta tenendo, in piazza Tahrir, la manifestazione programmata per oggi
contro il governo Shafiq. In effetti, proprio oggi è stato annunciato il
ricambio di una decina di ministri, ma tra questi non si trovano i
ministri della difesa, degli interni e degli esteri, i ministeri più
cruciali e più sotto accusa per le violenze contro i manifestanti.
Dunque, venerdì prossimo, come era facile indovinare, ci sarà un'altra
manifestazione intitolata "il venerdì della purificazione" (gli
egiziani non mancano certo d'inventiva!).
Intanto, i Fratelli Musulmani annunciano il nome del loro futuro partito,
Giustizia e Libertà, mentre l'esercito emana il comunicato numero 9 per
rassicurare gli egiziani di avere in mano le redini del paese,
contraddicendo chi teme che Mubarak possa ancora influire sulle decisioni
di governo. A questo proposito, confutando le notizie circolate nei giorni
scorsi, secondo le quali Mubarak, a Sharm el-Sheykh, avesse costruito un
piccolo regno separato dal resto del paese, l'esercito afferma che la città
è una città egiziana in tutto e per tutto, dunque sotto la sua
giurisdizione.
Tuttavia, gli eventi in Libia hanno tenuto la scena anche in Egitto, e non
potrebbe essere diversamente, visto che l'Egitto è pesantemente
coinvolto, sia a causa della vicinanza, sia a causa della presenza di un
milione e mezzo di egiziani in Libia. Questo, dunque, è stato l'argomento
del giorno e la manifestazione di piazza Tahrir si è presto trasformata
in manifestazione in sostegno dei libici. L'esercito si è massicciamente
schierato sul confine libico, dopo che si è saputo che le forze di
sicurezza libiche l'hanno lasciato completamente sguarnito. Ma sono anche
stati disposti diversi ospedali da campo per accogliere i rifugiati,
egiziani e non. Cinquanta medici egiziani, e varie carovane umanitarie,
hanno attraversato il confine per portare cure, medicine, cibo, latte per
i bambini, bende, ecc. Sono anche stati preparati aerei per rimpatriare i
cittadini egiziani. Finora, sono riusciti a rientrare in più di ottomila
e centinaia sono le persone di altre nazionalità che hanno attraversato
il confine verso l'Egitto.
C'è enorme preoccupazione e partecipazione in Egitto, ma il
coinvolgimento dell'esercito egiziano forse non si fermerà qui. E' girata
la notizia, oggi, di una telefonata ufficiale che le forze armate egiziane
avrebbero fatto a Tripoli, per paventare un loro possibile intervento,
invocato anche da molti libici. Un coinvolgimento armato contro Gheddafi,
però, non è proprio quello di cui avrebbe bisogno il neonato Egitto.
Speriamo che si muova tutta la comunità internazionale, uscendo dalla sua
vergognosa immobilità.
Per rinfrancare lo spirito, vi allego qualche altra foto che illustra
l'umorismo e la creatività degli egiziani. Mostrano gli stratagemmi
escogitati per proteggersi il capo dalle eventuali bastonate dei baltagheya.
Dubito che sarebbero serviti a qualcosa, ma l'importante è provarci...
Un abbraccio a tutti,
Elisa
p.s. Gheddafi sta parlando alla nazione, un discorso degno di uno
psicopatico (se lo trovate tradotto da qualche parte, provate a leggerlo).
E' riuscito persino a dire che finora non ha usato la forza, ma se la
situazione non cambierà, ricorrerà alle armi. E' insostenibile, e ormai
sarà un'ora che delira!



Cari amici e amiche,
vi inoltre la email che ho ricevuto questa mattina dal Cairo, caso mai
potesse essere utile. Viene dalla Libia.
Buona giornata a tutti,
Elisa
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Date: 23 febbraio 2011 06:06
Oggetto: Fwd: IO HO COSTRUITO QUESTO PAESE E IO LO DISTRUGGERO'
Date: Monday, February
21, 2011, 2:27 PM
cari
amici
grazie
per il vostro pensiero siamo qui
ancora a bengazi abbiamo vissuto in incupo ora
mi sento che ho bisogno di aiuto
psicologico non dormo bene da giorni anche miei bambini lo
hanno vissuto...... ormai la situazione e calma dopo che e caduta nelle
mani del popolo e anche tutta la zona est fino il confine col egitto ...i
notizi che arrrivano da tripoli dicono che ce un massacro gheddafi
usa soldati africani prepaghati per blockare la folla piloti
libici sono scappati in malta perche li hanno dato le
ordine di bombardare luogi civili ....la notizia piu
tremende che arrivata oggi da tripoli dice che alcuni personaggi libici
hanno incontrato gheddafi e lo hanno chiesto di
dimettersi e lui li ha risposto ..questo paese lo ho costruito io e sono
io che lo distruggo ...tripoli ancora resistenza
(...)
Date: 24 febbraio 2011 13.20
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 12
Scusate, questa email doveva arrivarvi ieri sera, ma non è partita. Ora
rimedio...
A presto,
Elisa
Cari amici e amiche,
l'Egitto continua ad avanzare verso il futuro, procedendo su due binari:
lo smantellamento del vecchio regime e la ricostruzione della società,
basata su principi democratici. Per quanto riguarda il primo punto, oggi
ha fatto notizia la comparsa in tribunale di tre noti personaggi del
vecchio regime: Ahmad Ezz, ex segretario generale del Partito Nazionale
Democratico, Zuhayr Garrana, ex ministro del turismo, e Ahmed
al-Maghrabi, ex ministro dell'edilizia. Sono accusati di frode ed
appropriazione indebita di denaro pubblico. Vedere i tre in gabbia
(letteralmente!), con la divisa bianca del carcere, deve essere stato un
momento davvero storico per l'Egitto. La polizia ha dovuto proteggerli
dalla furia inferocita sia all'ingresso, sia all'uscita del tribunale.
E' chiaro che essi incarnano la corruzione di trent'anni di regime e la
folla si è sfogata su di loro. Speriamo che i processi, almeno in
Egitto, si facciano sul serio.
L'Egitto ha inoltre chiesto a tredici nazioni, arabe e non, il
congelamento dei fondi di Mubarak e famiglia. Se riusciranno a riavere
indietro anche solo parte della ricchezza rubata al paese sarà già una
vittoria.
Per quanto riguarda invece la ricostruzione del paese, si sono
nuovamente attivati i giudici della corrente indipendente.
Centocinquanta di loro hanno avanzato una proposta per garantire la
trasparenza e la regolarità delle prossime elezioni. La proposta
racchiude diversi punti, tra i quali:
- la supervisione di ogni procedura delle elezioni da parte di giudici
dei tribunali superiori, eletti dall'Assemblea Generale dei giudici.
- la preparazione di liste elettorali sulla base dei registri civici
delle varie circoscrizioni, nelle quali sia indicato il nome
dell'elettore assieme al suo numero identificativo nazionale (basarsi
solo sul nome per identificare una persona è una cosa impossibile in
Egitto, data la frequenza delle omonimie...). Le liste devono poi essere
messe a disposizione di tutti, per almeno due mesi, presso i tribunali
di prima istanza, in modo da permettere a chiunque di sollevare
eventuali obiezioni presso i rappresentanti della Suprema Commissione
per il Controllo delle Elezioni.
- la presentazione delle candidature presso i tribunali di prima
istanza.
- la presenza di un giudice in ogni seggio elettorale durante lo
svolgimento delle elezioni
Ma l'Egitto, nemmeno oggi, ha potuto dimenticare la Libia. Infatti, nel
quartiere di Mohandiseen, al Cairo, si è organizzata una campagna per
la raccolta di sangue da donare ai libici. L'obiettivo è raccogliere
almeno mille sacche, e non ho dubbi che ci riusciranno, gli egiziani
sono gente generosa.
E ora, per sorridere un po', vi allego tre foto. La prima mostra degli
egiziani pronti a salire sul microbus, il mezzo di trasporto più
popolare in Egitto. Guardate bene... Ebbene sì, si sono messi in fila,
non è un miraggio. Miracolo della rivoluzione egiziana!
La seconda foto, invece, mostra Mubarak in piazza che manifesta. Il
cartello dice "Mubarak vuole cambiare il popolo!", invertendo
il tipico slogan dei manifestanti che urlavano "Il popolo vuole
cambiare il regime!".
La terza foto, infine, mostra Mubarak camuffato, con i baffi, calvo e il
segno sulla fronte dovuto alle frequenti preghiere. In alto a destra c'è
scritto "Pensiero nuovo", e sotto "Mahmud Huseyn Mabruk,
il vostro candidato alle elezioni presidenziali 2011". Ovviamente
Mahmud Huseyn Mabruk è la storpiatura di Mohammad Hosni Mubarak...
La gente è ben conscia dei tentativi del vecchio regime di riciclarsi!
Buona serata a tutti,
Elisa


Date: 24 febbraio 2011 18.48
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 13
Cari
amici e amiche,
un incidente assai strano ha tenuto banco in Egitto negli ultimi due
giorni. Sembra che una macchina dei militari abbia attaccato il monastero
di Anba Bishoi, a Wadi Natrun, non lontano dal Cairo. I militari avrebbero
distrutto dei muretti a protezione del monastero e avrebbero persino
sparato sui monaci. I giornali non sono riusciti a verificare quest'ultima
informazione, tuttavia ieri sono scesi in piazza centinaia di copti per
manifestare contro l'accaduto e lamentarsi con le forze armate.
L'esercito, dal canto suo, ha affermato in un comunicato che non è mai
avvenuto nessun attacco, perché le forze armate rispettano la sacralità
dei luoghi di venerazione degli egiziani. I militari erano a Wadi Natrun
solo per demolire dei muretti abusivi e questo si sono limitati a fare.
Come interpretare questi fatti? L'esercito fa forse il doppio gioco,
mostrando pubblicamente un volto democratico e agendo in segreto in
maniera repressiva? Questo dubbio è già stato sollevato più volte, ad
esempio a proposito delle torture di manifestanti arrestati. Ma certo
l'incidente, se fosse stato pianificato dall'esercito, sarebbe stato una
mossa a dir poco stupida e controproducente, capace soltanto di minare la
fiducia che la gente ha nelle forze armate. Se anche l'esercito avesse
mire autoritarie, non sarebbe furbo agire in questo modo. Potrebbe allora
essere un'azione di singoli militari, che non condividono la svolta
democratica dell'esercito? Oppure è un complotto della controrivoluzione
che vuole seminare il conflitto religioso? Magari non erano affatto
militari, erano solo travestiti, eppure l'esercito, con il suo comunicato,
ha confermato che era presente a Wadi Natrun...
Un bel giallo, ma solo uno dei tanti che accadono in Egitto dalla caduta
di Mubarak. Temo che esistano tante forze nascoste che agitano le acque
della scena pubblica egiziana e non c'è dubbio che alcune di queste
cerchino di alimentare il conflitto religioso, succedeva già al tempo di
Mubarak. Anzi, a proposito, ho intravvisto una notizia - che andrà
confermata ovviamente - sul ritrovamento di carte, nel palazzo
presidenziale, che proverebbero l'esistenza di una vera strategia diretta
a causare tensioni tra la comunità cristiana e quella musulmana.
Beh, non ci sarebbe da stupirsi, visto quanto si è scoperto sul vero
mandante dell'attentato di Alessandria.
Qualunque cosa sia davvero successa, non bisogna comunque dimenticare il
senso di unione tra cristiani e musulmani espresso dalla piazza durante la
rivoluzione. Senso di unione che già esisteva nella società, ma non
aveva la stessa visibilità che ha invece avuto durante le manifestazioni
e che è stato esplicitato con parole e fatti. Questa è la realtà
predominante che si deve preservare e si deve tenere sempre in mente,
altrimenti si finisce per fare il gioco di chi vuole le guerre di
religione. E per aggiungere un granello di complessità, che sfati ancora
di più le visioni stereotipate, un leader dei Fratelli Musulmani ha detto
oggi in un'intervista che il loro futuro partito sarà aperto anche ai
cristiani. Da non capirci più nulla!
Confidando dunque che il popolo egiziano saprà resistere a ogni tentativo
di divisione, guardiamo il video qui sotto. Mostra una bandiera
dell'Egitto che, simbolicamente, viene appesa tra la Chiesa dei Due Santi
di Alessandria (quella dell'attentato) e la moschea accanto. Questo è il
vero spirito della rivoluzione del 25 gennaio.
http://www.youtube.com/watch?v=GjIPkLCT99A
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date: 25 febbraio 2011 18.42
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 14
Cari
amici e amiche,
un'altra giornata di grandi manifestazioni nel mondo arabo, e non solo in
piazza Tahrir, che pur ha fatto la sua parte come sempre. Per coprirle
tutte, al-Jazeera ha diviso lo schermo in tante finestre, una per ogni
città: il Cairo, Tunisi, Amman, Baghdad, Sanaa, Bengasi,... La lista è
lunga e il colpo d'occhio impressionante. Le televisioni italiane non
riescono a rendere l'idea della vastità e della grandiosità di quanto
sta succedendo nei paesi arabi. Mi ha colpito anche il contrasto tra la
piazza libica, grigia e cupa, e quella egiziana, colorata e festosa, la
differenza che passa tra un popolo ancora in lotta contro uno psicopatico
sanguinario e un popolo che già respira aria di libertà a pieni polmoni.
Piazza Tahrir, dunque, era di nuovo affollatissima. L'atmosfera era come
sempre festosa, ma c'era anche aria di protesta, più dello scorso venerdì.
La folla chiedeva con determinazione le dimissioni del governo Shafiq e il
processo di Mubarak. Questi sono i prossimi obiettivi della piazza,
obiettivi seri che gli egiziani sono ben intenzionati a raggiungere. Di
nuovo si sono sentiti slogan del tipo: "Noi non ce ne andiamo, è lui
che deve andarsene", riferito a Shafiq. Un giudice ha persino
minacciato che, se il governo non se ne andrà entro il prossimo venerdì,
allora assedieranno i ministeri e la sede del consiglio dei ministri (oops,
ricevo un tweet in questo momento che dice che lo stanno già facendo!).
Attenzione dunque, che la rivoluzione non è ancora finita.
Anche oggi si è tenuta la khutba in piazza, seguita dalla
preghiera, a cui ha fatto seguito a sua volta una messa per i cristiani.
Se continuano così finiranno per inventarsi un rito condiviso
inter-religioso! Uno slogan ripetuto spesso - sentito su al-Jazeera - è
stato: "Musulmano! Cristiano! Una mano sola!". Non si stancano
mai di sottolinearlo. A tal proposito, un'altra nota positiva giunta dalla
piazza oggi è stata la presenza di Wael Ghoneim (ricordate la polemica
del venerdì scorso, perché i Fratelli Musulmani gli avrebbero impedito
di parlare) e di Mohammad al-Baltaghy, esponente dei Fratelli Musulmani,
che insieme hanno gridato: "Siamo una mano sola!". Bene,
speriamo che la polemica finisca qui.
Altro aspetto della manifestazione di oggi in piazza Tahrir è stata,
naturalmente, la solidarietà con il popolo libico. Lo slogan è sempre lo
stesso, ma cambiano i protagonisti: "Libia! Egitto! Una mano
sola!" E' continuata la raccolta di sangue da portare ai fratelli
libici e si è innalzata anche la bandiera libica. Ma non solo, anche la
bandiera tunisina. I popoli arabi si stanno unendo e, poiché i giovani
delle piazze saranno con molta probabilità i leader di domani, forse
sarebbe meglio che l'Europa cominciasse a dar loro l'attenzione che si
meritano, mollando i vari leader autoritari che restano ancora in giro,
per schierarsi chiaramente dalla parte di questa generazione emergente.
Per carità, mica per difendere i diritti umani, nessuno si spaventi. Solo
per una questione di interesse, come da tradizione. Fine della nota
polemica.
La rabbia dei giovani di piazza Tahrir, tuttavia, è scoppiata quando
hanno scoperto che la televisione aveva completamente ignorato la loro
manifestazione. Invece di trasmettere le immagini della piazza - o almeno
della Libia! - hanno mandato in onda cartoni animati.
Comunque, oggi c'è stata un'altra bella notizia. Tenetevi forte: la
chiesa ha finalmente annunciato ufficialmente il suo sostegno alla
rivoluzione. E non solo la chiesa copto-ortodossa, ma tutte le chiese
cristiane rappresentate in Egitto: copto-ortodossa, evangelica,
siro-ortodossa, armeno-cattolica, episcopale e altre. Hanno emesso un
comunicato congiunto per appoggiare la rivoluzione e invitare i cristiani
a partecipare alla nuova fase politica che va delineandosi. A ciò si è
aggiunto un comunicato di intellettuali e attivisti politici, musulmani e
copti, che hanno invitato a rifiutare con forza ogni tentativo di
confessionalismo come nell'era Mubarak, che in passato ha reso la chiesa
interlocutrice privilegiata del potere, finché non si è staccata dal
contesto sociale e dalla realtà vissuta dei suoi membri. Nel comunicato
si invita anche a combattere ogni tentativo di esclusione dei copti dalla
vita del paese. Una bella risposta all'incidente di Wadi Natrun di cui ho
parlato ieri.
Vi lascio con una foto e un video. La foto viene da Minia, in Alto Egitto.
Sullo striscione c'è scritto: "Ti amiamo, Egitto", con sotto
una dedica ai martiri della rivoluzione. Il simbolo a sinistra parla da
solo.
Il video, invece, contiene il "Giuramento Egiziano", proposto
ieri su diversi siti web e pronunciato qui da persone di ogni tipo.
http://www.youtube.com/watch?v=DPuY9iOk9uk
Queste sono le parole del giuramento che ho tradotto per voi:
Giuro per Dio Potente
di proteggere l'Egitto libero che ha alzato la testa
di dedicare ad esso il mio lavoro in piena coscienza
di sforzarmi di realizzare i miei sogni
di rispettare i sogni dei miei figli
con la fiducia che il sole splenderà sul mio paese
la fede nell'unità del mio popolo
e la responsabilità di ogni granello di polvere del suolo della mia
patria
Dio è testimone delle mie parole
Un caro saluto a tutti,
Date: 26 febbraio 2011 20.09
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 15
Cari
amici e amiche,
temo che i venti di nuove proteste che soffiavano in piazza Tahrir ieri
non si placheranno. C'è voglia di tornare a protestare con convinzione.
Ieri sera, infatti, alcuni manifestanti rimasti in piazza Tahrir, dopo la
grande manifestazione, sono stati picchiati dalla polizia militare che
tentava di sgomberarli. L'esercito oggi ha ribadito che non ha e non userà
mai la violenza contro i manifestanti. Benissimo, ma qualcuno che picchia
c'è, allora chi è e chi ne ha il controllo? C'è ancora troppo del
vecchio regime nel nuovo Egitto, dunque non mi stupirei se i giovani
riprendessero a manifestare a oltranza...
L'evento di oggi, però, è stato l'annuncio dei risultati della
commissione costituzionale, molto criticata, che sicuramente alimenteranno
ancora di più le discussioni. Innanzitutto, il mandato del presidente
della Repubblica sarà ridotto a quattro anni (prima erano sei) e saranno
permessi massimo due mandati, che dovranno essere consecutivi, poi basta
per il resto della vita. Il limite d'età per candidarsi sarà
quarant'anni (chissà quanti anni ha Wael Ghonim? Devo verificare...), ma
non ci sarà un limite massimo d'età. Fin qui abbastanza bene, ma poi
iniziano le stranezze. Il presidente della Repubblica dovrà essere
egiziano (beh, richiesta legittima) e di padre e madre egiziani (cosa più
strana... Esclude Suzanne Mubarak, ma quando si parla del presidente della
Repubblica se ne parla sempre al maschile, la possibilità che possa
essere una donna non è affatto contemplata). Tornando ai requisiti del
presidente, non dovrà possedere nessun'altra nazionalità oltre a quella
egiziana (ecco là, qui c'è una trappola, non mi ricordo quale dei
possibili candidati famosi abbia doppia cittadinanza egiziana e americana,
forse el Baradei, dato che leggo un tweet di qualcuno che protesta:
"No, no, el Baradei è egiziano egiziano!"). Ma non finisce qua:
il presidente non può nemmeno essere sposato con una straniera.
Quest'ultima proprio non la capisco, ma ci sarà certamente una ragione
logica che emergerà presto.
Ci sarà tempo di commentare tutto questo nei prossimi giorni, assieme
alle reazioni a questi emendamenti, ma c'è già chi dice che è ora di
tornare in piazza. Come dicevo, i venti di protesta soffiano di nuovo...
Vi lascio con la traduzione di un post di oggi dal sito "Siamo tutti
Khaled Said" (Khaled Said è un giovane blogger trucidato dalla
polizia pochi mesi fa). Dice:
la rivoluzione non deve mettere nessuno al di sopra degli altri... La
rivoluzione è la rivoluzione di tutto il popolo... Gli eroi della
rivoluzione sono tutti gli egiziani, non esiste un eroe singolo, una
leggenda o un personaggio simbolico nel nome del quale protestiamo... I
veri eroi della rivoluzione sono coloro che per essa hanno dato la vita,
poi coloro che sono stati feriti, hanno perso un occhio o sono stati
colpiti da pallottole vere o di gomma... poi viene tutto il popolo, di
tutte le religioni... Non esiste nessun eroe della rivoluzione, né un
leader della rivoluzione, e nemmeno chi la organizza... Noi tutti lo
sappiamo bene... Questa è la rivoluzione del popolo egiziano.
E basta poco a riportare questo popolo in piazza, ma speriamo che non ce
ne sia bisogno.
Buona serata a tutti,
--------------------
Date: 26 febbraio 2011 21.16 appendice
Aha!
Avevo ragione! L' emendamento che prevede che il presidente della
Repubblica non possa avere un'altra cittadinanza oltre a quella egiziana
esclude dalla candidatura Ahmed Zuwayl, il premio Nobel per la chimica.
Di nuovo un caro saluto a tutti,
Elisa
Date: 27 febbraio 2011 19.06
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 16
Cari
amici e amiche,
clima duro in Egitto in questi giorni. Dopo la repressione violenta di
alcuni manifestanti, lo scorso venerdì notte, in cui la polizia militare
ha anche usato i manganelli elettrici, alcune migliaia di persone sono
tornate in piazza Tahrir per chiedere le dimissioni di Shafiq. Ieri sera
molti tweet invitavano a tornare in piazza e a ripiantare le tende.
Parlavano anche di fitte contrattazioni con l'esercito per riaccendere
tutti i lampioni della piazza, perché è stato soprattutto grazie
all'oscurità che i manifestanti hanno potuto essere aggrediti. L'esercito
si era scusato per le violenze, tuttavia aveva anche avvertito i
manifestanti di fare attenzione agli infiltrati che vogliono rovinare la
rivoluzione. Dove sta la verità? Ci sono veramente degli infiltrati tra i
manifestanti, ora che la massa di persone in piazza è diminuita in
maniera consistente e non c'è più un servizio d'ordine popolare che
controlli chi entra e chi esce? Probabile. Oppure è l'esercito che non ha
più il controllo di tutti i suoi elementi? Probabile anche questo.
Un altro incidente che ieri sera ha fatto parlare molto è stato lo
scontro tra Ahmed Shafiq, primo ministro, e Mahmud Saad, noto conduttore
televisivo del programma "Misr Innaharda", molto apprezzato per
aver appoggiato la rivoluzione tunisina e poi quella egiziana. Mahmud Saad,
saputo che avrebbe dovuto ospitare forzatamente, nel suo programma, il
primo ministro Shafiq, ha dato le dimissioni dalla tv egiziana, lasciando
il primo ministro con un palmo di naso. Shafiq ha poi partecipato
telefonicamente a un altro programma serale per dare la sua versione dei
fatti. Ha detto che nessuno ha imposto la sua presenza al programma, ma
era stato invitato. Inoltre, Mahmud Saad si sarebbe dimesso solo per
questioni di soldi, perché il suo stipendio sarebbe presto stato
drasticamente ridotto. Non c'è bisogno di dire che gli egiziani non hanno
dato nessun credito alle parole di Shafiq, lo stesso che, mentre i
manifestanti venivano brutalmente aggrediti, si scusava per le violenze,
dicendo che non ne era al corrente. Bastava accendere la televisione.
Comunque, questo episodio è significativo del clima che si vive in
Egitto. Decapitata la testa del regime, il resto del corpo si muove ancora
e morde, e ciascuno deve combatterlo nel proprio ambito di vita o di
lavoro.
Oggi la commissione costituzionale ha consegnato la versione definitiva
della proposta di emendamento della Costituzione. L'opinione pubblica e
specialistica, come i giudici, stanno esaminando la proposta. Com'era
ovvio, le restrizioni sulla nazionalità del candidato, e persino della
moglie del candidato, hanno suscitato commenti indignati. Ieri sera, su
Twitter, i commenti a caldo erano abbastanza netti: queste restrizioni
avrebbero impedito persino a un grande personaggio della storia egiziana
come Taha Hussein di candidarsi, perché sposato a una straniera. E
pensare che l'Egitto moderno si deve all'opera di Muhammad Ali, un
albanese! I giovani sono tutti d'accordo nel dire che una restrizione del
genere è una forma di discriminazione.
Per quanto riguarda l'incidente di Wadi Natrun, oltre alla condanna
generale sui giornali e in piazza, non si riscontra nessun progresso nelle
indagini, sempre che ci siano davvero delle indagini in corso. Ho ricevuto
ieri sera (grazie Gisela!) una lettera proveniente da un vescovo copto,
ora residente in Germania, originario del monastero di Anba Bishoi.
Racconta la testimonianza dei suoi amici monaci e dice che, dopo il ritiro
della polizia che stava a guardia del monastero, i monaci hanno deciso di
costruire un muro di protezione per difendersi da eventuali attacchi,
specie dopo l'evasione di numerosi prigionieri dalla prigione non lontana.
Poi, qualche giorno fa, hanno visto avvicinarsi i bulldozer dell'esercito
che hanno buttato giù il muro. Per ragioni del tutto incomprensibili,
hanno anche sparato, uccidendo un monaco e ferendone altri, mentre uno di
loro è stato arrestato e ora risulta disperso. Che cosa vuol dire tutto
ciò?
Anche Wael oggi mi ha confermato che la situazione, in questo momento,
è molto confusa, per niente stabile. Nessuno sa esattamente come
evolveranno le cose, perché - dice - il regime, in fondo, è ancora tutto
là. Ma tutti sono impegnati comunque nel grande sforzo di smantellarlo
pezzo a pezzo. La determinazione non manca di certo.
Sì, il vecchio regime c'è ancora e i giovani hanno ragione a voler
tornare in piazza. La battaglia è appena cominciata, ma oggi, a
rinfrancare gli animi, è giunta la notizia delle dimissioni di Ghannouchi,
il premier tunisino, dopo le forti proteste di questi giorni. Gli egiziani
l'hanno preso come un ottimo presagio: prima Ben Ali, poi Mubarak, prima
Ghannouchi, poi Shafiq. Subito è girata la battuta che dice: "Ghannouchi,
dài qualche ripetizione a Shafiq, per aiutarlo a scrivere la sua lettera
di dimissioni!" Certo - ha aggiunto a qualcuno più amaramente - ma
solo dopo che avrà eliminato tutte le prove che potrebbero portare a
processo lui e la sua cricca. Ormai, comunque, è chiaro che quanto
succede in Tunisia e in Libia è considerato cosa degli egiziani, tanto
quanto ciò che succede in Egitto. La foto che vi allego ne è una prova
ulteriore.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Date: 28 febbraio 2011 19.09
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 17
Cari
amici e amiche,
a proposito di emendamenti costituzionali... Mi sembra che il dibattito si
stia svolgendo su due livelli: il primo riguarda la "base", se
la si può chiamare così, e il secondo riguarda l'élite culturale e
politica. La base, che comprende anche una parte dei giovani della piazza,
meno politicizzata, e gran parte della popolazione egiziana, si concentra
a commentare le restrizioni alla cittadinanza del futuro presidente della
Repubblica e dei suoi familiari. In questi ultimi giorni ho seguito molti
commenti su Facebook, siti internet e soprattutto Twitter. Tra parentesi,
avrete ormai capito che mi sono messa a usare Twitter... Del resto sono
stata praticamente costretta, perché è il mezzo migliore per
intercettare notizie e umori della piazza che non si trovano sui giornali
egiziani e nemmeno sulle tv arabe, ormai concentrate sulla Libia. Dunque,
ho dovuto adeguarmi, ricorrendo allo stesso mezzo che i giovani della
rivoluzione usano per comunicare.
Tornando ai commenti della "base" sugli emendamenti
costituzionali, mi sembra di capire che la maggioranza approvi in tutto e
per tutto che il presidente debba essere egiziano e solo egiziano, di
padre e madre egiziani e non sposato a una non-egiziana. In realtà, è
perfino un miglioramento rispetto al regolamento in vigore, perché prima
il presidente doveva anche avere i nonni egiziani. Comunque, la
maggioranza approva l'emendamento, giustificandolo con il timore di
influenze straniere. Il nuovo presidente deve essere totalmente fedele
all'Egitto e deve sentire quel che sentono gli egiziani. Molti dicono di
averne già avuto abbastanza di influenze straniere nei decenni scorsi,
con Mubarak, Sadat e relative consorti. Ma c'è anche una consistente
fetta di questa base che ribatte che questo emendamento impedisce ad
almeno il 20% degli egiziani di esercitare pienamente i propri diritti.
Moltissimi egiziani sono sposati a straniere, soprattutto donne di altri
paesi arabi, perché l'emigrazione è fortissima. E molti, dunque, hanno
anche altre nazionalità, ma questo non vuol dire essere meno fedeli al
proprio paese, anzi si escluderebbero proprio delle persone che potrebbero
essere molto utili all'Egitto in questo momento.
L'élite più politicizzata, invece, si concentra sulla durata del mandato
(per alcuni troppo corta) e sulle modalità della supervisione dei
giudici. I punti più discussi riguardano i poteri del presidente, che
restano enormi, e le regole di formazione dei partiti, non toccate dagli
emendamenti. Il problema è che questa costituzione è difficile da
emendare, sarebbe da rifare dal principio e molti sostengono che questo è
lo scopo finale. Per ora si cerca di fare i minimi cambiamenti per
permettere di andare a elezioni in sei mesi, il tempo che l'esercito si è
dato per passare le consegne a un governo non militare. Tuttavia, c'è
anche chi dice che tutta questa fretta favorirà soltanto il vecchio
Partito Nazionale Democratico e i Fratelli Musulmani, perché sono gli
unici a essere preparati per delle elezioni in così poco tempo. La vice
presidente della Corte Costituzionale Tahani al Jibaly - che alcuni di voi
hanno conosciuto - ha proposto di tenere prima le elezioni presidenziali e
poi quelle parlamentari, così da concedere più tempo alla formazione e
alla organizzazione dei nuovi partiti. Vedremo come finirà...
Finalmente ho anche sentito voci che si sono alzate in segno di protesta
per tutto questo parlare del futuro presidente sempre e solo al maschile.
Ma sono state voci maschili. Un blogger egiziano ha persino incitato le
donne a muoversi, a rivendicare i loro diritti sfruttando il momento
propizio. Se non ora quando? Ma le donne, seppur presenti, non sembrano
prendere questa direzione... Perché?
Com'è come non è, sembra chiaro che questi emendamenti, che comunque
dovranno essere sottoposti a referendum, siano solo una misura temporanea,
ma intanto il vecchio regime sopravvive. Una buona notizia, tuttavia, c'è
anche oggi: finalmente hanno congelato i conti della famiglia Mubarak e
hanno proibito loro di lasciare il paese. Certo, un po' in ritardo.
Accanto a questo lavorio costituzionale e politico, tuttavia, c'è n'è
anche un altro, forse persino più importante, ma sommerso, che mi è
stato possibile notare solo grazie ai tweet di tante persone. I giovani
che dimostrano sono quotidianamente impegnati a discutere e parlare con la
gente intorno a loro per convincerli che le loro proteste sono giuste e
legittime. Lavorano per incrementare la consapevolezza democratica della
società dialogando con le persone una a una. Una ragazza racconta di aver
intavolato una discussione con un taxista che si lamentava delle
manifestazioni. Con pazienza, è riuscita a convincerlo e a portarlo dalla
loro parte. Colpisce come questi giovani riescano a parlare con tutti,
anche con alcuni baltagheya, come racconta Sandmonkey, un famoso
blogger. Dice che ha trattenuto la collera e si è messo a parlare con un
tizio che ha confessato di aver partecipato all'assalto dei manifestanti
con i cammelli. Sandmonkey afferma che bisogna rispettare le opinioni di
tutti, armarsi di coraggio e pazienza e parlare con chiunque. Ma dice
anche che bisogna preparsi a disputare con amici e familiari, per quanto
difficile possa essere, perché da questo lavoro di coscientizzazione del
resto della società, che non è scesa in piazza, dipende il futuro della
rivoluzione. E così i giovani si incitano a vicenda a dialogare con
tutti, si scambiano consigli su come ribattere alle accuse che vengono più
spesso ripetute contro di loro e stilano addirittura delle specie di
prontuari. Se vi dicono: "Ma cosa vogliono quei bambini in
piazza?" allora rispondete che bla bla bla. Se qualcuno vi chiede:
"Ma perché Shafiq dovrebbe andarsene?" allora sottoponetegli
queste argomentazioni logiche e bla bla bla.
Sì, argomentazioni logiche, perché questi giovani sono molto pratici.
Nessuno inneggia ad astratti principi, o a ideologie di qualunque tipo.
Restano attaccati alla ragione, al buon senso e all'evidenza schiacciante
dei fatti, e in questo modo riempiono di senso parole come libertà,
democrazia e giustizia, senza voli pindarici o teorie complicate. Stanno
ricostruendo il senso di queste parole dal basso, vivendole in situazioni
concrete. In questo modo, le parole che diranno esprimeranno davvero la
realtà, invece di cercare di applicare alla realtà parole dal senso
cristallizzato in una realtà che non esiste più. E questo mi fa pensare
che presto avranno molto da insegnarci.
Vi lascio con alcune foto e un video dell'accoglienza dei tunisi agli
egiziani in fuga dalla Libia, con il pensiero rivolto alle paure nostrane
dell'invasione dei profughi. Anche la parola umanità è riempita di senso
dall'altra parte del mare.
http://www.youtube.com/watch?v=Oa2NeuZ-K00&feature=player_embedded
Un caro saluto a tutti,
Elisa
iDate: 2 marzo 2011 18.09
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - gorno 19
Cari
amici e amiche,
sta prendendo piede un nuovo fenomeno in Egitto, quello degli incendi.
Molto casualmente prendono fuoco edifici in cui hanno sede vari uffici che
si occupano di conti pubblici. L'altro ieri si è incendiato l'ottavo
piano del Mugamma, il cupo edificio grigiastro in piazza Tahrir, dove si
trova il Dipartimento Investigativo sui Fondi Pubblici, e oggi è toccato
al primo e al secondo piano dell'edificio dove ha sede l'Organizzazione
Centrale per la Revisione dei Conti. Chissà se c'è qualche legame con le
indagini che si stanno svolgendo in questi giorni su vari personaggi della
politica, che si sarebbero appropriati di denaro pubblico... Gli egiziani
hanno pochi dubbi su questo. Incendi ne sono sempre scoppiati, me ne
ricordo qualcuno anch'io, però il fuoco non ha mai mirato così bene,
proprio a tutti quegli uffici che contegono documenti sul denaro pubblico.
Piuttosto sospetto, no? Controrivoluzione?
Per quanto riguarda la rivoluzione, invece, una coalizione di
organizzazioni per i diritti umani di Alessandria ha reso pubblica oggi
una lista nera, contenente i nomi di diversi ufficiali torturatori,
denunciati da alcuni ex prigionieri scarcerati in seguito alla rivoluzione
del 25 gennaio. Erano in carcere da più di vent'anni e i torturatori,
dunque, li conoscevano tutti. In cima alla lista compare un nome noto:
Mahmud Wagdi, l'attuale ministro degli interni, sostituto del precedente
Habib al-Adly, ora in carcere e sotto processo (lo stesso che avrebbe
organizzato l'attentato di Alessandria ai copti). Gli egiziani erano, e
sono ancora, in mano a una banda di criminali, appoggiati - sempre meglio
ricordarlo - dall'Occidente, che li riteneva fidati alleati nella lotta
contro il terrorismo. Non occorre commentare oltre.
Per quanto riguarda la politica, c'è stato ieri un incontro tra Mohammed
el Baradei e il Supremo Consiglio delle Forze Armate, alla presenza di Amr
Musa, presidente della Lega Araba, di altri ministri ed ex ministri, e del
direttore del giornale Al-Shorouk, Salama Ahmad Salama. Nessuna traccia,
durante l'incontro, dei rappresentanti dei giovani. El Baradei, comunque,
ha comunicato oggi che l'esercito sarebbe incline a tenere le elezioni
presidenziali prima di quelle parlamentari, come richiesto da sempre più
persone. Questa sarebbe una decisione importante, perché darebbe più
tempo alle forze indipendenti e ai movimenti dei giovani di organizzarsi
in partiti per le parlamentari. Il rischio, altrimenti, è di consegnare
le due camere al Partito Nazional Democratico, ex partito di governo, e ai
Fratelli Musulmani, i più pronti a presentarsi alle elezioni in breve
tempo.
Secondo el-Baradei, si sarebbe anche vicini allo scioglimento dell'attuale
governo, la principale richiesta della piazza in questo momento. Se la
notizia è fondata, però, speriamo che Shafiq non venga sostituito da
qualche altro reperto del vecchio regime, per cambiare tutto e non
cambiare niente. Intanto, in piazza Tahrir sono ricomparse le tende e ci
si prepara per venerdì prossimo, ma questa volta per restare anche dopo.
Ultima notizia politica è la smentita di Nageh Ibrahim, leader dei
Fratelli Musulmani, al quale era stata attribuita l'affermazione che la
Fratellanza fosse contro la candidatura di un copto alla presidenza della
Repubblica. Ibrahim ha negato recisamente, ribadendo che i Fratelli
Musulmani hanno ormai optato per un governo civile del paese, al quale
tutte le componenti della società possono partecipare liberamente.
E vento di democrazia si respira persino ad al-Azhar, dove gli imam
dell'antica università, che lottano per l'indipendenza dallo stato, sono
scesi in piazza per chiedere che il rettore venga eletto e non più
nominato dal presidente della Repubblica. Al-hamdu li-llah!
Un affettuoso saluto a tutti quanti,
Elisa
p.s. Vi lascio qualche foto, come sempre.
iDate:
3 marzo 2011 18.21
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - gorno 20
Cari amici e amiche,
giornata ricca di avvenimenti oggi. Per cominciare, sono finalmente
arrivate le dimissioni di Ahmad Shafiq, dopo giorni di insistenti
proteste della gente. Era ora! Un altra voce da spuntare dall'elenco di
richieste di piazza Tahrir. Ma la buona notizia non finisce qui, perché
la scelta del nuovo primo ministro, Essam Sharaf, ha pienamente
soddisfatto i manifestanti. Sharaf è un ingegnere nato nel 1952, che in
passato è già stato ministro dei trasporti, ma il suo incarico era
durato poco, perché aveva dato le dimissioni rifiutando la politica di
governo e la corruzione ad essa legata. Sharaf è anche sceso in piazza,
i primi di febbraio, per manifestare contro Mubarak, dunque riscuote i
favori della piazza senza riserve. Poche ore dopo la notizia della
nomina di Sharaf, una battuta all'egiziana già circolava su Twitter, ma
con un umorismo che nascondeva felicità: "Coraggio, scendiamo in
piazza a manifestare contro Sharaf, che da quando è stato nominato non
ha ancora fatto niente!".
La coalizione del 25 gennaio ha già cancellato i cortei di protesta di
domani - un altro magnifico venerdì di piazza - trasformandoli in una
nuova grande festa della rivoluzione.
Il giornale al-Youm al-Sabaa, invece, ha pubblicato oggi alcuni
documenti che chiariscono la responsabilità dell'ex ministro degli
interni Habib al-Adly - girano voci, tra l'altro, che abbia avuto una
crisi cardiaca in prigione oggi - nell'attentato di Alessandria di
Capodanno. E' un caso esemplare di come si crea a tavolino un conflitto
religioso, dunque è bene continuare a seguire la notizia e parlarne.
Dalle carte ritrovate si evince che il ministro aveva un piano per
ricattare Papa Shenouda. Il piano prevedeva un'azione violenta contro
una chiesa per poi darne la colpa ai vertici della chiesa copta. Le
inchieste successive all'incidente avebbero dovuto indirizzarsi verso
qualche leader della chiesa copta e il ministro, a questo punto, avrebbe
minacciato di rivelare all'opinione pubblica i risultati dell'indagine,
a meno che Papa Shenouda non avesse calmato le proteste dei copti, che
andavano aumentando, e non avesse abbassato il tono del suo stesso
discorso al governo. Al-Adly, per realizzare il suo piano, si sarebbe
rivolto a un detenuto islamista, il quale si sarebbe messo in contatto
con un membro di Hezbollah e si sarebbe procurato il materiale esplosivo
dalla striscia di Gaza. E il piano, fino qui, ha funzionato. Il governo,
infatti, pochi giorni dopo l'attentato, aveva gettato la colpa su alcuni
movimenti islamisti palestinesi, arrestando una persona come capro
espiatorio che, come ha denunciato la famiglia, è stata puntualmente e
crudelmente torturata. Poi, però, è scoppiata la rivoluzione... Chissà
se la posizione tenuta da Papa Shenouda contro i rivoltosi ha qualcosa a
che fare con questo bieco ricatto?
Questa storia, comunque, se verificata, dimostrerebbe bene come e chi
produca davvero il conflitto religioso. Solo che le persone che non
hanno sufficienti difese culturali finiscono per cadere nella trappola e
credere alla realtà di questo conflitto. La scuola pubblica egiziana ci
mette del suo, perché i programmi di storia sono del tutto inadeguati,
inculcando una visione dei rapporti tra cristianesimo e islam in Egitto
a dir poco distorta. E non solo dei rapporti tra cristianesimo e islam,
ma anche del popolo egiziano stesso, se vogliamo ascoltare il blogger
Sandmonkey, che denuncia come gli egiziani, nei manuali scolastici di
storia, siano sempre rappresentati come pacifici e ubbidienti al capo.
Raccontare la rivoluzione del 25 gennaio a scuola, come propone il
blogger, sarebbe un buon punto di inizio per ri-raccontare l'intera
storia egiziana in maniera non addomesticata. L'Università Americana,
intanto, ha già cominciato a farlo.
Su un altro versante, continuano le indagini su corruzioni e violenze.
La Procura Generale ha chiesto a tutti i cittadini di mettere a sua
disposizione qualsiasi tipo di materiale (fotografie, video,
testimonianze, ...) che provi le violenze sui manifestanti da parte
della polizia e delle forze di sicurezza. Le prove sono sempre più
schiaccianti, specie quelle che riguardano l'uso di cecchini per sparare
sui manifestanti dai tetti sopra piazza Tahrir. Ma si indaga anche sulle
vendite del gas naturale egiziano a Israele e ad altri sei paesi
europei, che sarebbero avvenute a prezzi troppo scontati, e sembrerebbe
anche - ma la notizia deve essere confermata - che sia stato emesso un
ordine di comparizione per Mubarak, il quale dovrebbe presentarsi la
settimana prossima davanti alla Procura. Una scena da non perdere...
Tutte queste indagini, tuttavia, continuano a essere ostacolate dalla
sparizione di documenti determinanti. Ho già parlato ieri degli incendi
in alcuni uffici amministrativi, dov'erano tenute carte riguardanti i
conti pubblici. Oggi, invece, si è scoperto che anche importanti
documenti di politica estera dell'era Mubarak sono stati bruciati. Anche
per questo la piazza vuole che il ministro degli esteri Abu-l-Gheit, uno
dei sopravvissuti del vecchio regime, sia il prossimo ad andarsene.
Oltretutto è anche accusato di non aver provveduto al rientro degli
esuli egiziani dalla Libia (oggi sono intervenuti gli aerei francesi per
sopperire alle mancanze del governo egiziano!) e di aver permesso il
massacro di detenuti in una prigione di Damanhur, avvenuto ieri. Girano
ancora notizie di tentativi di fuga di detenuti, che in alcuni casi sono
provocati dalla polizia, per costringere i carcerati ad andare a
ingrossare le file dei baltagheya. Ebbene, pare anche che alcuni
detenuti si siano rifiutati di evadere! A Damanhur, però, non è ancora
chiaro cosa sia successo, solo che è stata una carneficina.
Ultima notizia importante del giorno è la scarcerazione di Kheyrat
al-Shater (vedi foto in allegato), un leader dei Fratelli Musulmani in
carcere da anni. I prigionieri politici, dunque, escono lentamente di
prigione, tuttavia rimangono all'opera i tribunali militari. Hanno già
processato diversi civili che hanno partecipato alle proteste,
condannandoli a molti anni di prigione. Inutile dire che ciò è
avvenuto nel totale non rispetto dei diritti umani.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date:
4 marzo 2011 17.55
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 21
Cari
amici e amiche,
la giornata in piazza Tahrir è passata in un clima di festa. Dopo la
preghiera, è giunto nella piazza anche il neo primo ministro Essam Sharaf.
Con grande fatica, è riuscito a raggiungere il palco, perché la folla lo
premeva da ogni parte (tra l'altro è stato coraggioso, non c'era
assolutamente nessuna garanzia di sicurezza in quelle condizioni). Per
salire sul palco, però, alcuni presenti hanno dovuto issarselo sulle
spalle. Non c'era altro modo, visto che ogni passaggio era occupato da una
fitta folla. La scena è stata abbastanza umoristica, al di fuori di ogni
ufficialità, ma ha contribuito a suscitare ancor più simpatia per il
primo ministro.
Alla fine, Sharaf è riuscito a fare un breve discorso, preceduto da un
saluto per i martiri della rivoluzione. Sharaf non ha giurato davanti alla
folla come qualcuno aveva preannunciato, ma ha detto che la leggittimità
del suo ruolo dipende interamente dalla piazza e che, se non riuscirà a
soddisfare le sue aspettive, tornerà in piazza anche lui. Le centinaia di
migliaia di persone lì riunite hanno applaudito e urlato di gioia.
Tuttavia, nonostante l'ottimismo, i giovani hanno già chiarito di non
voler firmare a Sharaf nessun assegno in bianco e di essere pronti, come
sempre, a vigilare. Intanto, però, hanno deciso di sospendere le
manifestazioni per due settimane e vedere, nel frattempo, come si muove il
nuovo governo.
Tutt'altro clima si è respirato oggi ad Alessandria, che mi sembra stia
diventando una città più problematica rispetto al Cairo. Dopo la
consueta preghiera del venerdì, infatti, ci sono stati degli scontri. I
manifestanti hanno tentato di fare irruzione nell'edificio delle forze di
sicurezza, tristemente noto per le centinaia di persone che di lì sono
passate e sono state torturate. Questi scontri seguono di un giorno il
tentativo, purtroppo non riuscito, di impedire il trasferimento, da parte
delle forze di sicurezza, di un grosso quantitativo di documenti,
probabilmente molto compromettenti.
L'esercito, intanto, ha annunciato oggi che la data del referendum sugli
emendamenti costituzionali sarà il prossimo 19 marzo, fra circa due
settimane. I giudici, nel frattempo, fanno le loro mosse. Durante un
incontro tenuto oggi al club dei giudici, è stato deciso di inviare una
nota al Supremo Consiglio delle Forze Armate, nella quale si chiede la
nomina dell'attuale Presidente della Corte di Cassazione, Adel Abdel Hamid,
a ministro della giustizia, perché si possa affermare la visione di una
magistratura indipendente. Il nostro amico giudice Hosam Mikawi ha quindi
invitato a un successivo incontro per discutere gli emendamenti
costituzionali proposti dalla commissione presieduta da Tareq al-Bishry,
specie riguardo alla completa indipendenza della magistratura.
Per finire con una nota colorata, a lato della festa in piazza Tahrir si
sono anche svolte alcune manifestazioni in sostegno dell'ex premier Shafiq.
I giornali hanno riportato che uno striscione diceva: "Ti amiamo
Shafiq, tu che indossi il pullover blu più bello!" Sì, perché
Shafiq è diventato famoso per indossare sempre lo stesso pullover blu (vi
ricorda qualcuno?), cosa che ha provocato l'ironia sfrenata dei giovani
della piazza. Mi sa che quello striscione, se voleva essere d'aiuto a
Shafiq, ha completamente fallito nel suo intento...
Un abbraccio a tutti,
Elisa
p.s. in allegato alcune foto di Essam Sharaf, oggi in piazza Tahrir

Date:
5 marzo 2011 17.30
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 22
Cari
amici e amiche,
l'Egitto, da ieri, è entrato in una fase cruciale. Stanno accadendo fatti
importanti, eppure i giornali egiziani ne parlano poco, oppure offrono
versioni degli eventi significativamente diverse da quelle dei testimoni.
Al-Jazeera, dal canto suo, se ne è occupata brevemente, per poi tornare a
concentrarsi sulla Libia. Ma andiamo con ordine, cominciando
dall'inizio...
Dopo la festa di ieri in piazza Tahrir, alla presenza del nuovo primo
ministro Essam Sharaf, che ha riconosciuto nelle persone lì riunite
l'unica fonte di legittimità del suo incarico, si pensava che le acque si
sarebbero calmate per un po'. Circolava la voce, poi smentita, che i
manifestanti avessero promesso di sospendere le proteste per due
settimane. Invece no, si è subito accesa un'altra battaglia.
Tutto è cominciato ad Alessandria, dove il giorno prima i manifestanti
avevano assistito impotenti al trasferimento di montagne di documenti
dalla sede locale delle forze di sicurezza nazionale, soprannominata da
qualcuno "la Guantanamo egiziana", a destinazione sconosciuta.
Evidentemente, la cacciata di Shafiq è stata un duro colpo per le forze
di sicurezza che, sentendosi scoperte, hanno cominciato a distruggere
tutte le prove dei loro misfatti. I manifestanti non hanno potuto
sopportare tutto ciò. Ieri sera, dunque, si è radunata una folla
consistente davanti all'edificio per chiedere lo scioglimento delle forze
di sicurezza e impedire la distruzione di ulteriori documenti, comprovanti
le colpe degli odiati poliziotti speciali. Tra la folla c'erano molti
familiari di persone ancora in carcere - chissà dove - e anche molti ex
prigionieri che sono stati vittime di atroci torture proprio in
quell'edificio. L'esercito, messo in allarme, è giunto sul posto per
vigilare.
La situazione è precipitata quando gli agenti delle forze di sicurezza
hanno cominciato a lanciare molotov sui manifestanti e a sparare
proiettili veri. I manifestanti hanno risposto lanciando pietre e si sono
intestarditi ancora di più a farla finita con le forze di sicurezza. A
quel punto, l'esercito è intervenuto irrompendo nell'edificio ed è
iniziata una battaglia con gli agenti della sicurezza asserragliati
all'interno. L'esercito ha promesso che avrebbe arrestato tutti gli agenti
che avevano sparato e pare che, in effetti, siano avvenuti degli arresti.
I manifestanti, nel momento in cui l'esercito ha fatto irruzione, sono
entrati nell'edificio dietro di loro per salvare i preziosi documenti, nei
quali potevano anche essere indicati i luoghi segreti di detenzione di
molti prigionieri politici ancora dispersi. Inoltre, c'era la possibilità
che alcuni di questi prigionieri fossero proprio lì, al piano interrato,
in celle ben dissimulate. Quando i manifestanti sono entrati
nell'edificio, però, hanno scoperto che molti documenti erano stati
bruciati o passati al trita-documenti.
L'azione dei manifestanti di Alessandria, naturalmente, ha aperto la
strada per altre azioni del genere al Cairo e in altre città. Oggi sono
in corso sit-in di fronte a varie sedi delle forze di sicurezza, che
probabilmente andranno avanti tutta la notte, anche perché, dopo i fatti
di Alessandria, la sicurezza nazionale si è affrettata a fare piazza
pulita di ogni documento compromettente, in ogni parte del paese. I
giovani vogliono impedirlo e adesso sembrano ben decisi a eliminare, una
volta per tutte, le odiatissime forze di sicurezza. La rabbia degli
egiziani nei loro confronti non ha limiti, dopo l'umiliazione e la
violenza subita per decenni, per mano di questa "banda di torturatori
e violentatori, figli di cane e maiali", tanto per usare i nomi più
teneri con cui vengono chiamati. Il prossimo obiettivo dichiarato di
questa fase della rivoluzione, dunque, sembra essere la fine delle forze
di sicurezza. Vedremo se e come ci riusciranno.
Le informazioni che ho riassunto qui sopra, tuttavia, provengono
interamente dalle testimonianze di decine di persone via Twitter, che ho
seguito fino a tarda sera. Da Twitter provengono anche le foto dei fatti
di Alessandria che vi allego. Sui giornali egiziani, invece, ho trovato
poco di tutto questo finora, solo un breve resoconto che spiega come i
manifestanti di Alessandria abbiano attaccato la sede delle forze di
sicurezza, ma siano stati dispersi dall'esercito che ha riportato la
calma. Non si parla della battaglia dell'esercito contro le forze di
sicurezza in difesa dei manifestanti, né della collaborazione con loro
per recuperare i documenti. Da Twitter si ha l'impressione che la
rivoluzione stia subendo una nuova importante accelerazione, affrontando
uno dei nodi più duri, mentre dai giornali sembra che le cose procedano
senza grandi scossoni. Continuerò a seguire l'evoluzione degli
avvenimenti.
I giudici, intanto, si preparano al prossimo referendum. Hanno chiesto
aiuto ai giovani della rivoluzione, domandando loro di formare dei gruppi
per proteggere i seggi e i giudici che controlleranno il regolare
svolgimento delle elezioni. Evidentemente temono attacchi da parte dei baltagheya,
che già nell'era Mubarak decidevano delle sorti delle elezioni. Sulla
polizia non si può contare, dato che ancora non si decide a tornare in
strada a fare il suo lavoro. Alcuni cominciano a pensare che non si tratti
di paura da parte loro (avrebbero paura dei manifestanti!), ma di
insubordinazione bella e buona. La polizia, un milione e duecentomila
elementi, dunque ben più numerosa dei militari dell'esercito, è un'altra
spina nel fianco della rivoluzione a cui si dovrà pensare.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Date:
5 marzo 2011 17.44
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 23
Cari
amici e amiche,
anche la sede delle forze di sicurezza nazionale di Nasr City (vicino al
Cairo) è caduta. Ieri pomeriggio, verso le quattro, hanno cominciato a
radunarsi davanti all'edificio alcune centinaia di manifestanti,
dimostrando pacificamente. Anche l'esercito era là, a monitorare la
situazione. L'edificio sembrava sgombro, ma nessuno si fidava. Verso le
sette di sera, quando i manifestanti erano ormai diventati alcune
migliaia, sono riusciti a fare irruzione. Le comunicazioni tra i giovani,
come sempre, sono avvenute tramite telefonino e Twitter, così anch'io ho
potuto seguire le operazioni in diretta. Semplici messaggi del tipo:
"Io sono qua, venite, c'è bisogno di più gente". E la gente è
accorsa.
I ragazzi, seguiti dall'esercito che tentava di fermarli, si sono lanciati
alla ricerca di documenti e di prigionieri. Trovare le celle non è stato
facile, ma alla fine ci sono riusciti, anche grazie all'aiuto di qualcuno
che lì c'era già stato, ma da prigioniero. Hanno trovato molti
documenti, tuttavia la maggior parte era già stata fatta a brandelli in
fretta e furia. Altri documenti, invece, sono stati trovati a bordo di
camion della spazzatura che i manifestanti hanno prontamente bloccato.
Nessun prigioniero è stato trovato, solo qualche sparuto poliziotto,
preso in consegna dall'esercito.
I giovani hanno cominciato a esplorare ogni angolo, scoprendo sia le
stanze degli orrori, con le apparecchiature per la tortura, sia le stanze
dei capi, con numerosi lampadari di cristallo e lussuosità varie di
pessimo gusto. La sede delle forze di sicurezza era una vera e propria
cittadella, piena di meandri. I ragazzi hanno perlustrato tutto, per ore.
Infine, hanno chiamato la Procura, perché venisse a prendere i documenti
e a metterli al sicuro. I rappresentanti della Procura sono prontamente
arrivati e hanno chiesto ad alcune centinaia di giovani di restare a
proteggere il posto, mentre loro finivano di raccogliere i documenti. Ci
vorranno mesi per analizzarli tutti...
L'irruzione di ieri nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City è
stato un momento liberatorio. Tra i presenti c'erano tantissimi blogger e
attivisti politici che in anni passati sono stati incarcerati in quel
posto, o in posti simili. Alcuni sono stati presi da una sorta di euforia
rabbiosa. Tra le lacrime e la gioia, qualcuno voleva rivedere il posto
dove era stato torturato. Tanti ripetevano "non ci posso credere, non
ci posso credere, è un sogno!". Lì riunita c'era una fetta
rappresentativa della gioventù egiziana, che il vecchio regime ha
sistematicamente umiliato e torturato per anni. In nessun paese ho mai
incontrato così tante persone che dicono di essere state, almeno una
volta, in prigione. Difficile incontrare un artista, un intellettuale, un
giornalista che non abbia fatto questa esperienza. Non parliamo poi dei
militanti politici o dei difensori dei diritti umani. E per ognuno di
loro, in quegli uffici in cui i giovani stanno facendo irruzione giorno
dopo giorno, c'è sicuramente un fascicolo ben nutrito. Si faceva molta
ironia ieri su questo. I ragazzi si scambiavano messaggi chiedendosi l'un
l'altro di cercare il proprio fascicolo, per leggere finalmente cosa ci
fosse scritto.
Oggi, nemmeno più i giornali egiziani hanno potuto ignorare quanto sta
accadendo, cioè la fine delle forze di sicurezza. Alcuni hanno cominciato
a pubblicare i documenti trovati, ma l'esercito è intervenuto prontamente
chiedendo a tutti di consegnare i documenti alla procura senza renderli
noti, perché ne va della sicurezza nazionale. In effetti, è probabile
che ci siano molti documenti esplosivi tra quelli trovati, per esempio
sulla vendita sottocosto del gas a Israele, perciò si capisce perché non
si voglia divulgarli in maniera incosciente. Ma si capisce anche il
desiderio delle persone di sapere tutto, di conoscere quei segreti di
stato e quelle verità nascoste, serviti ad opprimerli per tanti anni. C'è
la speranza di poter finalmente svelare il gioco del potere di decenni.
Comunque, sarà difficile contenere la fuga di informazioni. I tantissimi
giovani che hanno recuperato i documenti non sono mica stupidi. Li hanno
sicuramente fotografati con i cellulari (le foto circolano già su
internet) o ne hanno fatto delle copie prima di consegnarli. Questo, del
resto, è persino il consiglio che danno i nostri amici giudici! Visto
l'esperienza passata, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, nemmeno
della Procura.
Ma un altro pericolo da non sottovalutare è che le forze di sicurezza
abbiano intenzionalmente lasciato nei propri uffici dei documenti falsi
per creare disordini. Sono in molti a dire che non cadranno senza
combattere. Anzi, alcuni predicono persino l'inizio di una strategia della
tensione, con bombe, attentati e rapimenti. Guarda caso oggi c'è stato un
primo allarme bomba in un ministero... C'è da stare molto attenti con le
forze di sicurezza.
La cosa che mi fa infuriare è che di tutto questo panorama complesso i
mass media italiani hanno riportato solamente la notizia di una faida tra
copti e musulmani, in un paese della provincia di Helwan, non lontano dal
Cairo, sfociata nell'incendio di una chiesa. Fonte della notizia: le forze
di sicurezza nazionale. Quelle stesse che, come si sta chiarendo, avevano
tra i loro obiettivi primari il mantenimento del conflitto religioso. Ma i
mass media italiani non sono interessati ad approfondire le notizie,
riportano soltanto quel che la maggioranza della gente di qua vuol
sentire, per rassicurare i propri pregiudizi. A nulla serve che i giovani
egiziani, cristiani e musulmani, si mostrino uniti nella lotta. Possono
provarle tutte, ma il primo, anche minimo, episodio di intolleranza
religiosa oscurerà del tutto la quotidiana convivenza civile di milioni
di persone di religione diversa. In fondo, quel che a noi interessa è
sapere se la Libia ci darà ancora il gas e se sarà ancora possibile fare
vacanze low cost a Sharm el Sheykh (ebbene sì, ho visto servizi tv su
questo tono!), oppure ci si accoda dietro le paure di Israele. E'
veramente sconfortante.
Ma non bisogna arrendersi. Ci mancherebbe, dopo quello che sono riusciti a
fare i giovani egiziani, per non parlare dei tunisini e di tutti gli altri
giovani arabi che ci stanno ancora provando. Pertanto, per lasciare
un'immagine positiva, vi allego una bella foto che mostra i musulmani in
preghiera, circondati da cristiani che li difendono. Come lo so? Il
ragazzo in primo piano, se guardate bene, ha una croce tatuata sul polso,
la croce che tutti i copti d'Egitto portano su di sé, come segno della
propria cristianità.
La seconda foto in allegato mostra quel che resta dei documenti distrutti
dalle forze di sicurezza. Vi allego anche un video dal giornale al-Masry
al-Youm sui fatti di ieri, con sottotitoli in inglese:
http://www.almasryalyoum.com/node/340679
Qui invece trovate una foto degli strumenti di tortura delle forze di
sicurezza:
http://www.facebook.com/photo.php?pid=216218&id=122752104463677
e un'altra delle celle trovate a Nasr City:
http://yfrog.com/h7d1rpjj
Un caro saluto a tutti,
Elisa


Date:
7 marzo 2011 17.08
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 24
Cari
amici e amiche,
la rivoluzione egiziana, ieri, ha subito uno shock. Dopo il successo
dell'irruzione nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City, sabato
scorso, i ragazzi si sono dati appuntamento ieri sera, davanti a un'altra
sede importante, quella di Lazhoughly, al centro del Cairo. L'intento era
di fare irruzione anche lì, ma questa volta le cose sono andate un po'
diversamente. Tanto per cominciare, il numero di manifestanti era molto
minore di sabato, qualcuno dice meno di cinquecento. Inoltre, sono
arrivati sul posto anche gruppi di baltagheya armati di coltelli. Ma la
sorpresa è arrivata dall'esercito. Fin dall'inizio c'era molto
nervosismo, c'è stato qualche screzio tra manifestanti e ufficiali
militari. Poi, a un certo punto, l'esercito ha cominciato a sparare in
aria, a picchiare con i bastoni e con i manganelli elettrici. Nello stesso
istante hanno attaccato anche i baltagheya, da dietro, così i
manifestanti sono rimasti intrappolati tra due fuochi. Alla fine, la
maggior parte è riuscita a scappare e a rifugiarsi nella vicina piazza
Tahrir, sconvolti. Altri, invece, sono rimasti intrappolati e alcuni
testimoni hanno giurato di aver sentito urla terribili di persone che
venivano duramente malmenate. Ventisette persone sono state arrestate, ma
per fortuna sono state rilasciate oggi.
I giovani non si aspettavano una reazione simile da parte dell'esercito.
Dicono che i militari, a un certo punto, hanno completamente perso la
testa. Questo ha impressionato negativamente, al punto da incrinare
profondamente la fiducia nell'esercito. Qualcuno, con umorismo amaro, ha
cominciato a dire: "Popolo e esercito, una mano sola! Infatti adesso
mi tocca farmela ingessare!". Certo i giovani, a dire la verità,
nonostante la diffusa retorica sullo stretto legame tra popolo ed
esercito, non si sono mai fidati fino in fondo, però hanno sperato molto
nei militari, anche perché non avevano molte alternative. Qualche
manifestante ora sostiene che l'esercito stia sempre con i più forti: se
i manifestanti sono più di 500, i miltari sono dalla loro parte, se
sono di meno li aggrediscono. Altri dicono che il comportamento
dell'esercito dipende molto da zona a zona, e da comandante a comandante.
Nulla è certo.
Comunque, i giovani non si sono scoraggiati. Hanno chiamato rinforzi in
piazza Tahrir e si sono di nuovo diretti verso Lazhoughly, ma questa volta
si sono messi a parlare con l'esercito, che ha spiegato le ragioni della
propria reazione eccessiva. In realtà è difficile capire cosa sia
davvero successo. L'esercito dice di essere stato attaccato per primo,
forse da baltagheya infiltrati (possibile) e che in realtà voleva
separarli dai manifestanti. In ogni caso, alla fine si è raggiunto un
accordo per far entrare nell'edificio sotto assedio una delegazione di 20
giovani, perché potesse assicurarsi che tutti i documenti fossero stati
presi in custodia dall'esercito e che non ci fossero prigionieri. I 20
giovani, però, hanno detto di non aver potuto entrare in alcune stanze
chiuse a chiave, contenenti - secondo l'esercito - documenti troppo
pericolosi per poter essere divulgati.
Tuttavia, nonostante questa riconciliazione tra esercito e manifestanti,
nella relazione tra i due resta una macchia. Intanto, l'ex presidente del
club dei giudici, Zakariya Abdel Aziz, che sabato scorso era giunto presso
la sede della sicurezza nazionale di Nasr City, in seguito alla chiamata
dei giovani, ha affermato che sul posto sono stati trovati 39 prigionieri,
14 donne e 25 uomini. Inizialmente, invece, si era detto che non si erano
trovati prigionieri. Il problema - secondo Abdel Aziz - è però che
esistono numerose celle segrete, nell'edificio di Nasr City e in altre
sedi, di cui neanche il Ministero degli Interni sa nulla. Il nuovo
ministro degli interni si è offerto di recarsi personalmente con il
giudice a cercare queste celle, mentre Abdel Aziz ha invitato i giovani a
cercare da sé, nelle sedi ancora inesplorate.
Intanto, l'Egitto è sommerso dai documenti segreti, che giungono sui
giornali e su internet. Solo che non si può dar loro molto credito, finché
la procura non avrà indagato accuratamente. Oggi, ad esempio, su Facebook
girava un documento-scherzo per far capire alla gente quanto sia facile
creare dei falsi, basta usare programmi come Photoshop.
Nel frattempo, sono in corso proteste nelle università. All'Università
del Cairo gli studenti manifestano con forza per chiedere le dimissioni
del rettore (e anche qui si sono messi alla ricerca di documenti
segreti!), mentre all'Università Americana gli studenti chiedono di
rimuovere il nome di Mubarak (che si tratti di Hosni, Gamal, Alaa o
Suzanne) da varie sale.
Da ieri sera si muovono anche i copti, con manifestazioni davanti al
Maspero, il palazzo della tv. Chiedono che vengano rispettati i loro
diritti e che Habib el Adly sia processato per l'attentato di Alessandria.
Hanno anche indetto una marcia dei milioni per il 9 marzo, mercoledì
prossimo. L'esercito, intanto, ha annunciato che ricostruirà la chiesa
bruciata nei pressi di Helwan, notizia accolta con grande gioia.
Domani, invece, è l'8 marzo e le donne egiziane che hanno partecipato
alla rivoluzione hanno indetto anche loro una grande manifestazione nei
luoghi simbolo della rivolta, in testa piazza Tahrir, naturalmente. Le
donne non vogliono essere dimenticate nel processo di riforma del paese,
tuttavia la battaglia è dura, sia all'esterno, sia all'interno della
società femminile, per niente incline a volersi emancipare... Ma di
questo parlerò domani, assieme alle notizie della manifestazione.
Intanto, purtroppo, girano voci che il nuovo primo ministro, Essam Sharaf,
si sia sentito male e sia in ospedale. E' l'ultima cosa di cui aveva
bisogno l'Egitto in questo momento, e speriamo sia solo un caso.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date:
8 marzo 2011 20.27
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 25
Cari
amici e amiche,
tante cose accadono in Egitto, come sempre. Il primo ministro sta bene per
fortuna, ieri ha soltanto avuto uno svenimento per la grande stanchezza.
La polizia militare, invece, ha arrestato Hasan Abdel Rahman, ex capo
delle forze di sicurezza nazionale, assieme a 47 ufficiali, con l'accusa
di aver distrutto documenti di grande rilevanza per la nazione. Lo sceicco
di al-Azhar, per parte sua, ha chiesto ai musulmani di collaborare alla
ricostruzione della chiesa bruciata ad Atfih, vicino a Helwan, invito
subito raccolto dalla coalizione dei giovani della rivoluzione che include
anche i Fratelli Musulmani.
Oggi, però, è l'8 marzo, festa della donna, dunque è importante
soffermarsi un po' più a lungo su questo evento. Anche in Egitto,
infatti, si è tentato di celebrare questa giornata, praticamente
sconosciuta, in difesa dei diritti della donna, ma purtroppo i risultati
sono stati a dir poco sconfortanti. La rivoluzione delle coscienze, per
quanto riguarda il ruolo delle donne nella società, è ancora lontana. La
maggior parte degli egiziani, e delle egiziane, deve fare ancora un lungo
cammino per liberarsi da ataviche tradizioni e consolidati stereotipi. Del
resto, il popolo egiziano sta uscendo solo ora da decenni di
totalitarismo, che certo non ha favorito questa evoluzione, preferendo
alimentare fanatismo e ignoranza in tutti i campi.
La marcia delle donne, dunque, è iniziata alle due del pomeriggio. In
testa c'era Buthayna Kamel, con un mazzo di rose da donare all'esercito.
Lei è una anchor woman che si occupa attivamente dei diritti delle donne.
Poche, comunque, le donne presenti: qualche migliaio secondo alcune fonti,
qualche centinaio secondo altre. La copertura mediatica dell'evento è
stata scarsissima, tanto da costringermi ancora una volta a rivolgermi a
Twitter, con le sue testimonianze in diretta. Del resto, i mass media
erano impegnati con la manifestazione dei copti davanti al palazzo della
tv, che va avanti da ieri. Sia le manifestazioni dei cristiani, sia quelle
delle donne hanno sempre dato fastidio, ma se proprio si deve scegliere,
meglio il male minore, cioè i copti. Un blogger (maschio) ha commentato
con amarezza che spesso, coloro che parlano in maniera molto progressista
contro il settarismo religioso e in favore dell'unità tra copti e
musulmani, si dimostrano assai conservatori per quanto riguarda i diritti
delle donne. Niente di nuovo sotto il cielo.
Non c'è voluto molto prima che le donne si ritrovassero circondate da
uomini poco raccomandabili: baltagheya probabilmente, o maschilisti comuni
di tutte le età, ma non islamisti. Hanno cominciato a urlare contro di
loro in maniera insultante: "tornate in cucina", "fuori da
piazza Tahrir", "abbasso le donne", per citare gli slogan
più gentili. Gli insulti di tipo sessuale ve li lascio immaginare.
Qualcuno ha cercato di convincerle che quel che stavano facendo era contro
l'islam, anzi qualcun altro aveva persino sparso la voce che fossero state
le donne occidentali a organizzare quella manifestazione, sempre contro
l'islam. Un'altra testimone afferma di aver sentito dire: "le donne
sono più emotive degli uomini e le donne arabe sono più emotive delle
donne europee, dunque non possono candidarsi alla Presidenza della
Repubblica". Durante la manifestazione, c'è stato un solo momento di
unità, quando entrambi i gruppi, cioè le donne e gli uomini
"anti-donne", hanno gridato slogan contro le forze di sicurezza.
Poi, però, quando gli uomini hanno letto i volantini con le richieste
delle donne (una Costituzione secolare e la possibilità di candidarsi
alla Presidenza) sono iniziate le aggressioni fisiche e le molestie
sessuali. Molte donne si sono spaventate e sono scappate, inseguite per le
strade da centinaia di uomini. Alcuni amici maschi erano là, ad aiutarle,
e ad un certo punto è persino intervenuto l'esercito, ma non è stato
sufficiente. Così, la manifestazione delle donne è finita nella
violenza, nel fuggi fuggi generale e nel silenzio dei mass media.
Non c'è bisogno di dire che nessuna famosa personalità politica era
presente, né ho notizia di qualche messaggio di solidarietà da parte
loro. Unica voce famosa che si è sentita oggi è quella di una donna di
nostra conoscenza: Tahani al-Jibali, la vice Presidente della Corte
Costituzionale. E' stata lei, infatti, la prima ad affermare con chiarezza
che la nuova Costituzione deve permettere anche la candidatura di una
donna alla Presidenza della Repubblica, e che pertanto l'articolo 75 deve
essere modificato. Tale articolo dice che il Presidente (al maschile) non
può essere sposato a una non egiziana (al femminile) e, così formulato,
precluderebbe la candidatura di una donna.
Ma la manifestazione dell'8 marzo, fin da quando è stata indetta, non ha
soltanto dovuto far fronte all'imperante maschilismo della società
egiziana. Purtroppo, ha dovuto anche affrontare l'opposizione di
moltissime donne, che infatti sono state latitanti, visto il numero esiguo
di partecipanti. La loro opposizione non è stata meno forte di quella
degli uomini, se si esclude l'aggressione fisica. Molte, infatti, hanno
criticato l'iniziativa, dicendo che non si può chiedere l'uguaglianza con
gli uomini, visto che questi, secondo il Corano (o meglio, secondo una
lettura maschilista del Corano) sono preposti alle donne e hanno il dovere
di occuparsi della loro sussistenza. Alcune, invece, hanno commentato che
l'ultima cosa di cui ha bisogno il paese ora, sono altre manifestazioni
"di categoria". Per altre, la manifestazione sarebbe una
semplice perdita di tempo, o qualcosa di poca importanza, comunque.
Secondo altre ancora bisognerebbe lottare per la concordia tra i sessi,
non seminare zizzania con richieste di uguaglianza tra donne e uomini.
Tuttavia, la polemica tra donne che più ha acceso gli animi riguarda
Sally Zahran, la ragazza rimasta vittima dei baltagheya durante la
rivolta. Le organizzatrici della manifestazione volevano onorarla in
occasione dell'8 marzo, ma la proposta ha suscitato l'opposizione di
diverse donne. La storia di questa ragazza, in effetti, è emblematica.
Alla sua morte, il suo viso e il suo nome sono stati diffusi dappertutto,
assieme a quelli degli altri caduti, perché il suo sacrificio venisse
ricordato. Dopo alcuni giorni, tuttavia, ha cominciato a circolare la
richiesta di sostituire la sua fotografia, che la mostrava con i capelli
scoperti, con un'altra foto, nella quale indossava il velo. Probabilmente
è stata la famiglia a chiedere questo, la cosa non mi è chiara. Ma non
è finita qui, perché pare che la madre abbia smentito la notizia che
Sally sia stata uccisa mentre combatteva i baltagheya in piazza Tahrir. Ha
invece affermato che la figlia si è buttata dal balcone! Due versioni
veramente contrastanti... Eppure, ho visto io stessa un video della
ragazza che manifesta in piazza Tahrir, incitando la gente a gridare
slogan, con i capelli al vento, ricci e fluenti. Forse la madre ritiene
che il suicidio (pesantemente condannato dall'islam) sia, per una donna,
più onorevole che manifestare in piazza? I dubbi ci sono.
Non c'è da stupirsi, del resto. Non è un caso che l'8 marzo sia una
festa pressoché sconosciuta in Egitto, mentre una delle feste più sacre
è quella della mamma. E le donne, secondo me, sono pienamente
responsabili di questa immagine, solo materna, della donna, ruolo di
massimo potere nella società egiziana. Sì, perché le donne-madri,
spesso, sono le prime sostenitrici delle tradizioni maschiliste, incluso
quelle che riguardano le mutilazioni genitali, proibite per legge. Le
donne-madri sono abili manipolatrici delle psicologie dei mariti, dei
figli e delle figlie, dote con la quale compensano una oggettiva debolezza
sul piano legale e sociale. So che gli egiziani, di entrambi i sessi, non
saranno mai d'accordo con quello che dico, ma io ritengo che il paese
debba emanciparsi da questo mito della madre, mito che opprime donne e
uomini in egual misura. Non credo che sia un caso che l'Egitto sia
chiamato "madre del mondo", e gli egiziani, se fate caso, dicono
spesso che l'Egitto è la loro madre, in canzoni, poesie o racconti
quotidiani. Per ora, gli egiziani sono riusciti ad emanciparsi dal
tiranno, spesso considerato come un padre. Per emanciparsi dalla madre si
dovrà ancora lavorare molto. Ma queste sono mie speculazioni...
Quel che conta è che ci sono molti segnali positivi, nonostante
l'insuccesso dell'8 marzo egiziano. Le donne, innanzitutto, non sono
affatto scoraggiate, né stupite. Sanno che sono solo all'inizio della
battaglia. Inoltre, sono le prima ad affermare che quanto successo oggi
non rappresenta la nuova realtà della rivoluzione. Durante la rivolta, al
contrario, si sono sentite al sicuro e non hanno avuto alcun problema con
i compagni uomini. E quanti uomini, giovani soprattutto, hanno mostrato
piena solidarietà alle donne, sostenendo l'iniziativa in tutti i modi.
Almeno nelle loro parole, non si sente traccia del tipico maschilismo
arabo-mediterraneo. Pertanto, c'è come sempre di che sperare.
Cari saluti a tutti,
Elisa
Date:
9 marzo 2011 19.20
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 26
Cari
amici e amiche,
tutti i giornali italiani hanno riportato la notizia degli scontri di ieri
sera in Egitto, nella zona del Muqattam, durante la manifestazione di
protesta dei copti. Naturalmente, la notizia è stata data senza alcuna
contestualizzazione, cosicché chi non abbia seguito da vicino gli ultimi
avvenimenti in Egitto, l'avrà letta come l'ennesimo scontro tra musulmani
e cristiani in Medio Oriente. In realtà, le cose sono molto più
complesse. Ieri, in effetti, c'è stata una protesta dei copti finita nel
sangue (il bilancio, per ora, è di 13 morti e centinaia di feriti), ma la
battaglia non è stata, in maniera netta, tra musulmani e cristiani.
Diversi musulmani, infatti, erano là, a difendere i cristiani, mentre gli
aggressori, definiti dai giornali come salafiti, erano in maggioranza
baltagheya (o "thugs", se preferite usare l'inglese). Certo, ci
saranno anche stati molti esaltati salafiti, visto che, quando si coltiva
diligentemente un clima di conflitto religioso, come ha fatto - ormai è
dimostrato - il regime di Mubarak, prima o poi i più ignoranti ci
cascano. Ma la regia degli attacchi ai copti è dei baltagheya, su questo
punto ci sono pochi dubbi in Egitto. Questi mascalzoni sono anche stati
identificati da molte persone come uomini di Fathi Surur, l'ex presidente
della Camera ed esponente di spicco del Partito Nazional Democratico.
Probabilmente, sono gli stessi baltagheya che ieri hanno attaccato le
donne in piazza Tahrir. Forse sono persino gli stessi baltagheya che, due
giorni fa, hanno bloccato un ponte e assalito gli automobilisti, facendosi
passare per cristiani. Sì, perché una volta interpretano il ruolo di
musulmani salafiti, un'altra volta quello di copti infuriati, ed ecco che
il conflitto religioso si infiamma.
Questi baltagheya sono gli stessi che oggi hanno attaccato i manifestanti
rimasti asseragliati in piazza Tahrir, con la scusa che i giovani, nelle
tende, praticassero sesso, usassero droghe e giocassero d'azzardo. Un
gruppo di baltagheya si è posizionato sui tetti e ha diretto le
operazioni degli altri scagnozzi dall'alto. Centinaia di persone hanno
attaccato i giovani nella piazza con bastoni, molotov e coltelli. La cosa
più preoccupante è che l'esercito ha lasciato fare per un bel po',
quindi, al momento buono, è intervenuto, sequestrando telecamere e
arrestando gente. I manifestanti, non i baltagheya ovviamente. Tutto
questo mentre si varava una legge che consenta la condanna a morte per
atti di "baltaga". Chissà a chi la applicheranno, questa nuova
legge...
I giovani arrestati, tra i quali diverse donne, sono stati portati al
Museo Egizio che, dai giorni della rivolta, è diventato un centro di
detenzione e tortura temporaneo. Infine, l'esercito ha smantellato le
tende in centro alla piazza, senza tanti complimenti, ponendo fine a quel
che rimaneva del presidio della rivoluzione. Ecco un video che testimonia
quanto successo:
http://www.youtube.com/watch?v=sK2jNRyt_ZE
Ma non abbiate paura, ora i manifestanti si sono tutti spostati al Maspero,
il palazzo della tv, per unirsi alla manifestazione dei copti che continua
da giorni, alla faccia di chi soffia sulla fiamma del conflitto religioso.
C'è già chi dice che quello diventerà il nuovo centro della rivolta.
Quel che bisogna tenere a mente per capire l'Egitto di questi giorni, è
che è in corso un pericolosissimo tentativo di soffocamento della
rivoluzione. Dopotutto, non si poteva mica pensare che le forze di
sicurezza e il Partito Nazional Democratico restassero a guardare senza
reagire. Ma la trama che mi sembra di intravedere è veramente diabolica e
l'esercito, che sta perdendo in fretta la fiducia dei manifestanti, pare
essere il protagonista più diabolico di tutti. Da un lato, i baltagheya
del PND stanno seminando caos e conflitto religioso, bloccando la vita del
paese. Questo serve, sul fronte interno, a fiaccare il favore
dell'opinione pubblica nei confronti della rivoluzione e, sul fronte
esterno, a sostenere il teorema che senza un sistema forte e autoritario
il paese diventerebbe preda di fondamentalisti e criminali comuni. Tra
l'altro, oggi si è avuta la notizia del primo rapimento (dico primo,
perché un blogger l'aveva previsto con largo anticipo), quello di uno
studente dell'Università Americana, per il rilascio del quale è stato
chiesto un riscatto di un milione di pound. Comunque, per tornare al
nostro discorso, ecco i baltagheya che aggrediscono tutte le componenti
della rivoluzione, una dopo l'altra, travestendosi di volta in volta da
cristiani, salafiti, cittadini che rivogliono l'ordine in città, ecc.
ecc.
Dall'altro lato, l'esercito fa un gioco veramente sporco. Lascia agire i
baltagheya quando gli serve, premendo nel frattempo l'acceleratore sulla
transizione verso un governo democratico, da effettuare in sei mesi.
Infatti, più corto è il periodo di transizione, più facile è che
nessuna transizione avvenga. Le forze veramente democratiche del
paese non riusciranno a essere pronte per le elezioni parlamentari
previste per giugno, chiedono almeno un anno. Dunque, lo zelo
dell'esercito che vuole fare in fretta finirà per favorire il PND e i
Fratelli Musulmani, i più organizzati (e, guarda caso, l'esercito ha dato
ai Fratelli Musulmani grande spazio nella commissione costituzionale).
Pertanto, alla fine del processo di transizione si rischia di ritrovarsi
con un parlamento composto principalmente da PND e Fratelli Musulmani,
mentre le forze nate dalla rivoluzione rischiano di essere escluse, o
troppo deboli per influire veramente sul governo del paese. Sarebbe un
parlamento del genere, poi, che dovrebbe esprimere il Presidente della
Repubblica. In questa situazione, naturalmente, l'Occidente e Israele
appoggerebbero le forze più conservatrici, vicine all'esercito, e a
questo punto la rivoluzione sarebbe finalmente stata soffocata, in soli
sei mesi. L'ordine tornerebbe magicamente a regnare nelle strade, a
dimostrazione che solo un potere forte è in grado di tenere a bada gli
arabi selvaggi. Sventato il pericolo islamico, sventato il pericolo
democratico, sventato il cambiamento. Tutti contenti, eccetto ovviamente
la maggioranza del popolo egiziano.
Non so come andrà a finire, quali risorse la rivoluzione egiziana saprà
tirar fuori per opporsi a queste azioni contro-rivoluzionarie. Sono ancora
fiduciosa che non si possa più tornare indietro. Ma almeno noi cerchiamo
di non dar credito a questa visione distorta dell'Egitto e del Medio
Oriente, a quest'idea che l'islam sia nemico dei cristiani e che i paesi
arabi pullulino di terroristi islamici pronti a salire al potere. Si è
visto chi sono i veri terroristi e chi manipola gli islamisti. Dopo
l'attentato alla chiesa di Alessandria, ora sembra anche, dalle indagini
sullo scandalo della vendita del gas a Israele a prezzo scontato, che
dietro l'attentato del 2005 a Sharm el Sheykh ci sia la mano di Gamal
Mubarak. Dunque, cerchiamo di non essere ingenui.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date:
10 marzo 2011 19.51
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 27
Cari
amici e amiche,
la società egiziana che ha dato vita alla rivoluzione è impegnata a
serrare i ranghi contro i tentativi delle forze di sicurezza, e di quel
che resta del regime, di dividere il paese in mille conflitti pericolosi.
La polizia, come annunciato ieri dal primo ministro Essam Sharaf, oggi è
tornata in strada. L'esercito, invece, occupa piazza Tahrir (purtroppo) e
la situazione sembra più calma, in attesa della manifestazione di domani
per ribadire l'unità nazionale, contro il settarismo religioso. Ma non c'è
comunque da stare tranquilli. Non si può stare tranquilli con tanta
polizia segreta in giro, oltre a Gamal Mubarak, Omar Suleyman, e tanti
altri, ancora a piede libero. Sono in molti a volere la caduta del nuovo
governo Sharaf, pienamente sostenuto dalla rivoluzione.
Alla complicata situazione interna, tuttavia, si aggiunge ora anche lo
scontento di Israele per il nuovo governo egiziano, e si sa quanto può
essere letale lo scontento israeliano. Da giorni, Israele sta facendo
pressioni su Washington, perché gli Stati Uniti costringano l'Egitto ha
rispettare gli accordi di pace e a riprendere l'esportazione del gas
(sospesa anche verso la Giordania, comunque). Bene, a questo punto è
necessario chiarire alcune cose, a proposito di questo tema delicato.
Si è detto più volte che la rivoluzione egiziana non è stata una
rivolta anti-israeliana o anti-americana. Non si sono viste bandiere
israeliane bruciate, né si sono sentiti slogan inneggianti alla
distruzione di Israele. Tutto vero, per carità. Ma nonostante questo, le
manifestazioni non sono state prive di pesanti frecciate ad Israele e
all'America che, come dice ironicamente un blogger, sono sfuggite ai
cosiddetti esperti di Medio Oriente solo perché, nella stragrande
maggioranza dei casi, questi non conoscono una parola di arabo, dunque non
sono stati in grado di leggere gli striscioni. Tantissimi cartelli,
infatti, definivano Mubarak come un agente degli americani (beh, difficile
dar loro torto), mentre altri lo mostravano con un bel paio di baffetti
alla Hitler e una stella di David stampata in fronte. Molti gridavano:
"Vattene Mubarak! Lo capisci o dobbiamo dirtelo in ebraico?".
Diffuso era anche il grido che chiedeva di non vendere il gas egiziano a
Israele, almeno non al prezzo irrisorio al quale era venduto. E perché
mai, del resto, svendere una risorsa del paese così importante, mentre la
gente muore di fame? Qualche slogan si è persino spinto a dire che la
prossima terra liberata sarebbe stata Gerusalemme, ma la rivoluzione non
è andata più in là di questo, l'obiettivo principale era ben altro,
come si sa.
Ma questi slogan anti-israeliani, che hanno oltretutto un solido
fondamento, non autorizzano nessuno a dedurre che gli egiziani siano
pronti ad aggredire Israele alla prima occasione. Chi pensa questo è
vittima del pregiudizio che vede gli arabi come una banda di irragionevoli
selvaggi, votati alla violenza. Gli arabi, checché ne dicano i
detrattori, conoscono il valore della vita umana e sono dotati di ragione
come tutti gli altri, dunque il nuovo governo egiziano che nascerà, con
tutti i problemi che dovrà affrontare, con un paese indebolito
dall'instabilità di mesi, non si precipiterà di certo in una guerra con
Israele, a meno, naturalmente, che non sia quest'ultimo a iniziarla, con
l'eterna scusa di prevenire qualche minaccia alla propria sicurezza.
Israele non è al centro dei pensieri degli egiziani in questo momento,
per quanto la sua vicinanza abbia sempre pesato sull'Egitto, basta dare
un'occhiata alla letteratura egiziana per rendersene conto.
Quanto detto sopra, tuttavia, non deve nemmeno indurre a pensare che gli
egiziani siano propensi a continuare la politica di Mubarak, sulla
questione palestinese e su molte altre. Il fatto che non abbiano
intenzioni bellicose riguardo a Israele (anzi, sono loro a temere, da
sempre, la bellicosità di Israele) non significa che nutrano sentimenti
amichevoli nei suoi confronti. Non potrebbe essere altrimenti, visto il
trascorso dei due paesi, in guerra dal 1948 al 1978, anno del trattato di
pace di Camp David. Come sa bene chi ha vissuto in Egitto, se c'è una
cosa che ha sempre compattato la società egiziana, ancor più dell'odio
per Mubarak, è l'ostilità verso Israele, mista a paura. Liberali,
islamisti, socialisti, cristiani, musulmani, intellettuali, operai,
vecchi, bambini, donne, uomini, tutti, senza esclusione, usano parole
durissime verso Israele. In Egitto, infatti, non c'era che il regime di
Mubarak ad aver firmato il trattato di Camp David. La popolazione no, quel
trattato non l'ha mai veramente digerito, né ha mai accettato la politica
di Mubarak riguardo ai Palestinesi (piuttosto maltrattati in Egitto) o gli
accordi economici con Israele.
Invece di condannare gli arabi per questo atteggiamento, si farebbe meglio
a tentare di comprendere il sentimento di umiliazione, impotenza,
ingiustizia, indignazione e rabbia profonda che la politica di Israele,
sostenuto dall'Occidente, ha coltivato per anni nella regione
mediorientale. Gli egiziani, di fronte all'oppressione di un regime
poliziesco che faceva affari con Israele, imprigionava i Palestinesi a
Gaza e viveva del sostegno occidentale, affamando, allo stesso tempo, la
propria gente, della quale soffocava le libertà elementari, non hanno
trovato altro modo di opporsi a Israele che quello di boicottarlo,
disconoscendone la legittimità attraverso il rifiuto di quanto proviene
da esso, persone o merci. Che altro potevano fare del resto? E'
l'unica forma di protesta pacifica rimasta loro contro l'occupazione
israeliana dei territori palestinesi. La società egiziana (tutta) attua
da anni il boicottaggio di Israele. Questo significa, ad esempio,
rifiutarsi di rilasciare un'intervista telefonica in tv, se collegato in
studio c'è anche un israeliano (ho assistito a scene di questo tipo sulla
BBC Arabic diverse volte). Significa non partecipare ad alcun tipo di
evento che coinvolga anche degli israeliani (forse vi ricordate quanto è
successo alla Fiera del Libro di Torino, qualche anno fa). Significa che
qualsiasi egiziano che intrattenga rapporti con un israeliano, senza
aggredirlo con accuse, subirà in patria l'ostracismo dell'intera società.
Non lavorerà più, non avrà più amici, non avrà più una vita. E'
successo a un calciatore egiziano, comprato da una squadra inglese in cui
giocava anche un israeliano. Persino l'ex ministro della cultura, Farouq
Hosni, ha dovuto ritirare i libri israeliani dalla Biblioteca di
Alessandria, per le pesanti pressioni del mondo culturale egiziano su di
lui, cosa che poi gli è costata l'accusa di antisemitismo e la presidenza
dell'UNESCO.
Molti, a questo punto, diranno che un boicottaggio di questo genere è
ingiusto, perché rischia di colpire anche gli israeliani che non
approvano la politica del proprio governo, quelli con cui gli arabi
potrebbero allearsi. Anch'io ho usato questi argomenti in passato, ma mi
sono accorta che ormai non reggono più neanche questi. A un arabo non
importa più di sapere che ci sono anche "israeliani buoni",
perché questo non ha mai cambiato le cose. Non gli importa un accidente
di sapere che ci sono israeliani dalla loro parte, non di fronte ai
quotidiani massacri di palestinesi, non finché quegli stessi
"israeliani buoni" tengono i piedi in una terra che non
appartiene loro. No, non serve nemmeno tirare fuori la vecchia storia
della dichiarazione Balfour, dare la colpa agli inglesi e mettere a
confronto due uguali legittimità, quella degli israeliani e quella dei
palestinesi. Un arabo risponderà che non c'è maggiore legittimità di
quella del vivere sulla propria terra, da secoli, il resto sono chiacchere,
e d'altronde anche gli inglese erano colonialisti e non avevano diritto di
dare la terra altrui a nessuno.
Io ho esaurito gli argomenti da tempo. Certo, sono convinta che indietro
non si possa tornare e che si debba dialogare a partire dalle condizioni
attuali. Ma sono anche convinta che, prima di dialogare, si debba
riconoscere pienamente l'ingiustizia subita dai palestinesi, riconoscere
che è stato fatto loro un torto bello e buono, senza giri di parole,
senza tenere una posizione bipartisan. Bisogna dirlo forte, soprattutto
noi occidentali. Poi, si potrà dialogare e trovare soluzioni. Anche gli
arabi che, come ho già detto, sono esseri ragionevoli, sapranno
dialogare. Ma senza questo riconoscimento, qualsiasi dialogo sarà del
tutto vuoto, per quanto ben intenzionato. Qualsiasi iniziativa di ricucire
un rapporto tra le parti in causa, che aggiri questo riconoscimento, si
baserà su un "non detto" che prima o poi scoppierà,
specialmente perché l'ingiustiza è ancora viva e attuale. I profughi
palestinesi sono ancora là, al Mogamma del Cairo, che fanno la fila per
ottenere un permesso di residenza, presso uno sportello riservato a loro,
visto il loro grande numero. Sono una realtà quotidiana per ogni egiziano
e ogni arabo. Non si può rimediare al passato, ma non si può nemmeno
rimuovere questa ferita storica, altrimenti causerà nuovi conflitti e
nuove sofferenze, magari ad altri popoli ancora.
Ripeto ancora una volta che gli egiziani non hanno in testa la guerra con
Israele, ma certamente lo stato nascente non ne sarà più succube, come
è giusto che sia. Se è questo che Israele teme, allora ha tutte le
ragioni di contrastare la democrazia in Egitto e non avrà altra scelta
che allearsi, come ha già fatto in passato, con regimi dispotici e
sanguinari. E questo che si vuole anche in Occidente? Continueremo ad
avallare la folle politica di Israele? Non porterebbe a nulla di buono, né
per noi né per Israele. Comunque, saranno gli arabi stessi a imporci un
cambio di rotta, il giorno che si saranno rafforzati politicamente, magari
unendo le proprie forze. Se però li anticipassimo, faremmo una figura
migliore, più coerente con i principi democratici che andiamo insegnando
a destra e a manca, con grande generosità.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date:
11 marzo 2011 20.40
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 28
Cari
amici e amiche,
una breve newsletter questa sera, per mancanza di tempo.
In piazza Tahrir, quest'oggi, si è festeggiato il Giorno dell'Unità
Nazionale, per dire no alle divisioni religiose nel paese e a chi tenta di
alimentarle. Il predicatore del venerdì ha insistito molto su questo
punto, chiedendo anche al governo di aprire un conto corrente, al quale i
musulmani possano inviare donazioni per ricostruire la chiesa bruciata di
Atfih. Durante la manifestazione, che ha radunato migliaia di persone, ha
parlato anche Buthayna Kamel, la presentatrice televisiva che l'8 marzo
guidava la marcia delle donne. Ha denunciato la corruzione della tv
egiziana, che non sa far altro che essere asservita al potente di turno.
C'era anche una delegazione di libici, i quali hanno dichiarato di essere
molto fieri di trovarsi nella ormai mitica piazza Tahrir. Infine, una
preghiera è stata rivolta anche al Giappone.
Qui sotto trovate un video della giornata, in inglese, ma le immagini
parlano da sole:
http://www.youtube.com/watch?v=baOtMbn4o2s
Intanto, sembra che la polizia sia finalmente tornata al lavoro, mettendo
un freno all'ondata di rapine e rapimenti di persone (allo scopo di
chiedere un riscatto) che negli ultimi giorni ha sconvolto l'Egitto. Più
esattamente (e non per coincidenza) i rapimenti sono iniziati dopo
l'irruzione in varie sedi della sicurezza nazionale. I giornali hanno dato
molto risalto alla notiza del ritorno della sicurezza nelle strade,
tuttavia i ragazzi di Twitter, che hanno prontamente effettuato varie
perlustrazioni delle città, sostengono che la polizia sia schierata solo
nel centro, dove ci sono le telecamere della tv.
In piazza Tahrir, oggi, si è anche annunciata l'intenzione di raccogliere
almeno un milione di firme per chiedere il processo di Mubarak. Nel
frattempo, sono stati arrestati quattro dirigenti del Ministero degli
Interni, accusati di aver ordinato di sparare sui manifestanti con
munizioni vere. Due membri del Partito Nazional Democratico, invece, sono
stati arrestati per il loro coinvolgimento in quella che è stata chiamata
"la battaglia dei cammelli", con riferimento all'aggressione
subita dai manifestanti, il 1 febbraio scorso, per mano di uomini pagati
dal regime, a dorso, appunto, di cammelli. Sono piccoli passi
significativi.
E nel frattempo, ci si prepara al referendum del 19 marzo sugli
emendamenti costituzionali... Solo che, oggi, un sondaggio commissionato
dal governo ha rivelato che il 57% degli egiziani voterebbe contro questi
emendamenti, preferendo una nuova Costituzione, riscritta dalla a alla
zeta. Cosa succederebbe allora in questo caso? Nessuno ci ha ancora
veramente pensato, ma la data si avvicina.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Date:
12 marzo 2011 20.32
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 29
Cari
amici e amiche,
il giorno del referendum sugli emendamenti costituzionali si avvicina e il
dibattito ferve. Dopo i risultati dei sondaggi di ieri, che prevedono una
maggioranza di no, sempre più voci si alzano per rifiutare gli
emendamenti proposti, come quella di Amr Musa, che oggi ha dichiarato che
voterà contro. Più di chiunque altro, sono gli esperti costituzionali e
i docenti di scienze politiche che insistono nel dichiarare illegittimi
gli emendamenti, perché la rivoluzione ha reso nulla l'intera
Costituzione. I Fratelli Musulmani, invece, hanno espresso il proprio voto
a favore, e ci mancherebbe altro visto che fanno parte della comissione
per gli emendamenti costituzionali. Essi ritengono che si debba votare sì
per assicurare una transizione pacifica, poi ci sarà tempo di fare
ulteriori modifiche ed emendamenti. I fautori dei no, al contrario,
sostengono che, in caso di mancata vittoria dei sì, l'unica cosa da fare
sarebbe costituire una nuova commissione per redigere una nuova
Costituzione, dato che quella vecchia, per decreto dell'esercito,
resterebbe sospesa. Gli esperti dicono che la stesura di una nuova
Costituzione non richiederebbe più di tre mesi. Ma mentre si profila una
vittoria dei no agli emendamenti costituzionali, fonti militari
preannunciano che, dopo il referendum, si procederà a riformare anche la
legge sulla formazione dei partiti. Intanto, c'è anche il problema di
spiegare questi emendamenti alla popolazione, affinché possa votare con
coscienza e liberamente (facile comprare i voti dei più indifesi
culturalmente, o influenzarli... oppure minacciarli), per non parlare del
problema della sicurezza dei seggi. Ormai manca una settimana.
Nel frattempo, l'economia egiziana desta molte preoccupazioni, tanto che
il Ministero delle Finanze ha persino predisposto un conto bancario, sul
quale è possibile versare un contributo per risollevare le finanze del
paese. Possono fare versamenti su questo conto sia gli egiziani
residenti in Egitto, sia gli espatriati (anzi, soprattutto gli espatriati,
visto che in genere sono più benestanti). Numero del conto? 25 01 2011.
Il solito umorismo egiziano...
La notizia del disastro in Giappone, tuttavia, ha colpito anche l'Egitto,
riaccendendo il dibattito (un po' come in Italia), sul programma nucleare
che era stato avviato dal vecchio regime (ebbene sì, non c'è solo
Ahmadinejad che ha queste aspirazioni!). Gli egiziani sono spaventati ora,
anche se credo che, al momento, il nucleare non sia la priorità e dovrà
passare del tempo prima di tornare a discuterne.
Continuano purtroppo le denunce di torture da parte dell'esercito, dopo lo
sgombero di piazza Tahrir del 9 marzo. Decine di persone, tra cui 17 donne
e molti artisti, sono ancora detenute non si sa dove e gli avvocati che
hanno chiesto di assistere i prigionieri non hanno ottenuto alcuna
risposta. Ci si aspetta la liberazione di alcuni dei prigionieri al più
presto, ma intanto restano dubbi e amarezza per il comportamento
dell'esercito.
Sul versante religioso, invece, mentre continuano molte iniziative in
sostegno dei cristiani di Atfih, dopo l'incendio alla loro chiesa, il
primo ministro Sharaf ha incontrato i rappresentanti dei copti all'estero.
Ha assicurato loro che considererà attentamente la possibilità di dar
loro il diritto di votare anche all'estero. Al Cairo, intanto, prosegue la
protesta dei copti davanti al palazzo della tv. Chiedono, tra l'altro, la
ricostruzione della chiesa di Atfih (promessa dall'esercito, ma su cui si
sta ancora dibattendo) e il processo dei responsabili dell'incendio
(incluso i mandanti). Ecco un video della protesta:
http://www.youtube.com/watch?v=ci7hJ3SKbhA
Un saluto affettuoso a tutti,
Elisa

Date:
13 marzo 2011 20.31
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 30
Cari
amici e amiche,
iniziamo con una buona notizia: il rilascio di Ali Sobhi e altri ragazzi,
arrestati lo scorso 9 marzo, durante lo sgombero di piazza Tahrir da parte
di esercito e baltagheya. Ali Sobhi è un artista di strada, per il
rilascio del quale si sono mobilitati in molti. Speriamo che gli altri
ragazzi e ragazze, ancora detenuti, siano rilasciati presto, perché
torture e abusi da parte di chicchessia non si possono tollerare. Ed è
bene ricordare che sono ancora tante le persone scomparse dal 28 gennaio.
A queste scarcerazioni si aggiunge anche quella di due attivisti politici
islamisti, in prigione da più di trent'anni. Ma per tante persone che
escono dal carcere, molte altre rischiano di entrarci. Si è saputo ieri,
per esempio, che la lista di persone accusate di essere i mandanti della
"battaglia del cammello", per lo più esponenti del Partito
Nazional Democratico, si sta allungando, mentre Zahi Hawass, l'ex ministro
dei beni archeologici, è sempre più nei guai. Si dice persino che abbia
fatto dono all'ex first lady, Suzanne Mubarak, di un prezioso gioiello
antico, proprietà dello Stato naturalmente, che avrebbe dovuto stare in
un museo. Beh, c'è chi ha Bondi e chi Hawass! Sempre in ambito culturale,
anche Ibrahim al-Moallim, direttore di Dar al-Shorouk, è attaccato da
varie parti con l'accusa di essersi appropriato di terre statali (tanti
sono accusati di questo) e di aver ottenuto il monopolio dell'editoria
egiziana, in cambio di qualche favorino al potere, tipo la censura di
scrittori come Alaa al-Aswani.
Un'altra buona notizia, tuttavia, è l'inizio della ricostruzione della
chiesa di Atfih (e speriamo che sia anche presto conclusa). Ecco un video
che registra l'evento:
http://www.youtube.com/watch?v=UaD7V34k6Ik&feature=player_embedded
Inoltre, una delegazione di copti di Atfih si è recata oggi al Maspero,
il palazzo della tv, per parlare con i manifestanti ancora assembrati nei
dintorni. Sono venuti fin lì per aggiornare di persona i loro confratelli
sulla situazione in Atfih, dato che - parole loro - l'informazione della
tv egiziana in proposito ha lasciato molto a desiderare. Nonostante ciò,
i manifestanti copti hanno deciso di continuare la loro manifestazione,
finché tutte le loro richieste non saranno soddisfatte.
Oggi, poi, si è finalmente saputo che cosa fosse venuto a fare al Cairo
l'emissario di Gheddafi. Pare che abbia chiesto all'Egitto di rifornire il
dittatore libico di armi, richiesta prontamente rifiutata dal Supremo
Consiglio delle Forze Armate. O almeno speriamo...
Tuttavia, l'argomento che continua a tenere banco nel dibattito interno
egiziano è il referendum sugli emendamenti constituzionali. Dopo il no
dichiarato da Amr Musa, El Baradei ha affermato che sarebbe meglio abolire
del tutto il referendum. I due principali candidati alla Presidenza,
dunque, sono nettamente contrari a questi emendamenti. Anche la nostra
amicaTahani al Jibaly ha espresso un importante no agli emendamenti
costituzionali. In quanto vice presidente della Corte Costituzionale e,
soprattutto, prima donna giudice in Egitto, il suo no è molto influente.
Al-Jibali ha ampiamento espresso la sua posizione in un'intervista al
quotidiano Al-Masry al-Youm, della quale allego il link (versione in
inglese) per chi voglia leggere direttamente le sue parole:
http://www.almasryalyoum.com/en/node/347797
Riassumendo, Tahani al-Jibaly suggerisce ai cittadini di votare no agli
emendamenti per il modo in cui sono stati imposti, senza dare tempo al
dibattito e senza nessuna consultazione con la Corte Costituzionale,
l'organismo più adatto a pronunciarsi in materia. Il sì agli
emendamenti, secondo al-Jibaly, porterebbe alla pericolosa riattivazione
della Costituzione ora sospesa, con la paradossale conseguenza che
l'esercito non potrebbe più indire elezioni, perché la Costituzione non
lo consentirebbe. Al Jibaly, come El Baradei, propone invece di ricorrere
a una dichiarazione costituzionale temporanea per il periodo di
transizione e a un consiglio presidenziale costituito da civili e
militari. Questa soluzione sarebbe valida nel caso di vittoria dei no al
referendum. E a chi dice che la nuova Costituzione si potrebbe avere una
volta eletto il nuovo parlamento, al-Jibaly fa notare che, nel caso in cui
questa prevedesse l'abolizione della Shura (una delle due camere), come si
sta discutendo, allora si dovrebbero mandare a casa centinaia di
parlamentari e si sarebbero così spesi soldi inutili per le elezioni. Da
qui l'importanza di tenere prima le elezioni presidenziali, in accordo con
una dichiarazione costituzionale transitoria, e poi redigere la nuova
Costituzione, in accordo della quale tenere in seguito le elezioni
parlamentari. Questo garantirebbe inoltre la rappresentatività di tutte
le forze politiche, che avrebbero il tempo di organizzarsi.
Infine, nella stessa intervista, al-Jibaly ha anche commentato quanto
successo alla marcia delle donne dell'8 marzo. Lei sostiene che, dal punto
di vista legale, i diritti delle donne sono ormai ben garantiti, tuttavia
non sono ancora "attivati" nella società. Ha anzi sottolineato
che, da questo punto di vista, si sta assistendo a una regressione nel
paese. Inoltre, al Jibaly afferma che sia giusto e normale vedere in
Egitto tante proteste di categoria, una dichiarazione in netta
contrapposizione con l'atteggiamento dei molti che sostengono che non sia
il momento di ulteriori proteste, perché potrebbe portare al caos.
Al-Jibaly si distingue dal coro, dicendo che l'esplosione di
rivendicazioni, alla quale si assiste oggi nel paese, è interamente parte
della vita democratica e pertanto non va oppressa. Le donne, in
particolare, dovrebbero approfittare della rivoluzione per ribadire e
rivendicare tutti i propri diritti. Immagino sia una pia illusione, ma una
Tahani al-Jibaly Presidente non mi dispiacerebbe per niente!
Affettuosi saluti a tutti,
Elisa
Date:
14 marzo 2011 20.16
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 31
Cari
amici e amiche,
l'esercito egiziano è riuscito a sollevare dubbi su di sé anche oggi,
questa volta a proposito della manifestazione dei copti. Ieri, c'era stato
un incontro tra i copti ancora assembrati sotto il palazzo della tv e il
vice premier Yehia al-Gamal, il quale aveva promesso loro il rilascio di
undici cristiani, arrestati per non aver rispettato il coprifuoco. Questa
promessa, e il fatto che la costruzione della chiesa di Atfih era
cominciata, avevano convinto i copti a tornare a casa. Tuttavia, una parte
di loro aveva deciso di restare. I vertici ecclesiastici, allora, avevano
chiesto tempo fino alle sei di questa mattina per convincere gli ultimi
giovani a lasciare il posto, ma l'esercito non ha aspettato. All'alba di
questa mattina, quando molti ragazzi erano ancora immersi nel sonno, hanno
sgomberato il luogo con la consueta violenza, già vista in piazza Tahrir
cinque giorni fa. Ci sono stati diversi feriti, anche seriamente. Altro
che esercito e popolo, una mano sola!
L'esercito ha davvero perso la pazienza ultimamente e l'annuncio che il
giorno 19 marzo, data del referendum, sarà proibita qualsiasi
manifestazione non è rassicurante, specie perché chiunque contravvenga
al divieto sarà trattato come un baltagheya. E ora l'esercito ha
decretato che i baltagheya possano essere persino condannati al carcere a
vita! Naturalmente, i baltagheya che hanno aiutato nello sgombero di
piazza Tahrir erano solo cittadini stufi delle manifestazioni. Sì, è
vero, erano armati, però bisogna capirli, poverini... Sicuramente, il 19
marzo sarà un momento delicato e pericoloso per il futuro dell'Egitto.
Ma nonostante il clima rovente, gli egiziani sono sempre al massimo
dell'ottimismo, che si concretizza in un'incontenibile voglia di fare. I
numerosi appelli alla produttività, che circolano specialmente su
internet, sono parte di questa atmosfera positiva. Si chiede a tutti di
dare il massimo nel proprio lavoro, ognuno nel proprio campo. La ruota
della produzione deve riprendere a girare ad alta velocità, se si vuole
salvare il paese da una crisi economica imminente. Dunque, si chiede a
ciascuno di lavorare più a lungo e i maniera più efficiente. "Se
prima lavoravamo otto ore - dicono - ora dobbiamo lavorare dieci
ore".
E' il tipico sentimento di unità egiziano a manifestarsi, profondamente
radicato nelle coscienze dai tempi dei faraoni. Questa caratteristica
tutta egiziana costituisce una grande forza, la forza della collettività.
Noi italiani, che a malapena riusciamo a festeggiare l'unità d'Italia,
per di più in maniera maldestra e poco convinta, facciamo fatica a capire
questo lato del carattere egiziano. I loro discorsi patriottici ci fanno
sorridere, ma sono del tutto sinceri, senza tradursi però ( e questa è
la cosa che apprezzo) in nazionalismo che esclude gli altri, né in senso
di superiorità razzista. Al massimo può manifestarsi in un senso di
fierezza per la propria storia che, prima della rivoluzione, era anche
misto a dolore per la decadenza subita nei secoli e l'incapacità di
uscire dall'oppressione, per poter realizzare le proprie grandi e uniche
potenzialità. Ecco, è esattamente questa speranza che è tornata nei
cuori degli egiziani. Allora, si aprono forum di discussioni, dove si
chiede ai partecipanti di immaginare l'Egitto del futuro e di dire cosa
sognano per il proprio paese. Mi ha colpito un ragazzino che ha detto:
"Vorrei che in futuro fosse l'America a chiedere aiuto all'Egitto, e
non viceversa". Nessuno gli ha riso in faccia, anzi il sogno del
ragazzino è stato incoraggiato ed è condiviso anche da molti adulti.
Sognare è una cosa che fino a due mesi fa gli egiziani non potevano
permettersi, ora invece sognano in grande. Per adesso, il primo scoglio da
superare è il referendum, ma passo passo si può arrivare lontano...
Un abbraccio a tutti,
Elisa



Date:
15 marzo 2011 18.42
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 32
Cari
amici e amiche,
finalmente è arrivata una notizia che da tempo si aspettava in Egitto: lo
scioglimento ufficiale dell'Amn al-Dawla, le forze di sicurezza statale
tanto odiate. E' stato il Ministro degli Interni a dare l'annuncio, che ha
riempito di gioia i giovani della rivoluzione, specie quelli che vi
avevano quotidianamente a che fare. L'euforia è stata però subito
seguita da grande cautela, perché il Ministro ha anche annunciato la
costituzione di un nuovo organismo di protezione dello stato, che si
chiamerà al-Amn al-Watani, Sicurezza Nazionale. Ovviamente si teme che il
cambiamento sarà solo nel nome, da statale a nazionale, e niente di più,
anche se il Ministro ha assicurato che il nuovo organismo dovrà operare
in sintonia con le altre istituzioni dello stato (cioè sotto controllo) e
ripettando i diritti umani. I suoi compiti riguarderanno principalmente la
lotta al terrorismo e la salvaguardia dello stato da attacchi esterni e
interni. Tutto ciò può suonare bene, ma bisognerà naturalmente vedere
come verrà messo in pratica. Intanto, molte persone già chiedono che il
nuovo organismo di sicurezza operi sotto stretta sorveglianza giudiziaria
e che gli agenti della vecchia Sicurezza siano processati. Ci mancherebbe
che venissero riassunti di nuovo!
In attesa della grande battaglia del prossimo referendum, tra dibattiti e
preoccupazione, si registrano alcune piccole vittorie importanti, effetti
collaterali significativi della rivoluzione. L'Università di Ayn Shams,
una delle università del Cairo, ha deciso oggi di eliminare la casella
"religione" dal documento necessario a candidarsi alle elezioni
studentesche. Mica da poco, se si considera che la religione è ancora un
dato richiesto sulla carta d'identità egiziana, fonte di possibili
discriminazioni. Del resto, l'indicazione della religione è necessaria,
in un paese dove la legge, in alcuni casi, si applica proprio a seconda
della religione, specie in questioni riguardanti il diritto familiare. Un
musulmano, ad esempio, non può sposare una cristiana e i cristiani non
possono divorziare. La decisione di questa università, allora, si pone
all'avanguardia sulla strada verso una società laica.
Talvolta, tuttavia, le vittorie sono di natura intima e personale. Noto
spesso dei tweet che commentano i cambiamenti che la rivoluzione ha
provocato all'interno delle famiglie. Uno di Mio padre ha spento la
tv di stato e mi ha chiesto: cosa si dice su Twitter?". Immagino le
discussioni precedenti tra il padre e la figlia sul fare politica, sul
manifestare in piazza, ecc. ecc. Un altro tweet di oggi, invece, sempre di
una ragazza, diceva con gran divertimento e soddisfazione: "Vedo le
mie zie discutere di emendamenti costituzionali!". E io, allora,
immagino due signore velate, abituate solo a cucinare e a parlare dei
nipotini, che sorseggiano il té, discutendo animatamente degli argomenti
a favore del sì e del no. Uno spasso! Un altro tweet di un po' di tempo
fa, questa volta di un ragazzo, raccontava: "Ieri è venuto a
cercarmi a casa mia un gruppo di agenti della sicurezza... Pensate un po'!
Il mio portiere li ha cacciati via a calci nel sedere!". Piccole,
grandi soddisfazioni di giovani che, probabilmente, prima della
rivoluzione, subivano il continuo rimprovero, o almeno la disapprovazione,
di parenti e conoscenti, che scoraggiavano il loro attivismo nella società.
In foto, studenti universitari che manifestano.
Un caro saluto,
Elisa



Date:
16 marzo 2011 20.35
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 33
Cari
amici e amiche,
la campagna per il referendum è a pieno regime. Ormai, gli schieramenti
per il sì e per il no sono chiari. I più grandi sostenitori del sì
sembrano essere i Fratelli Musulmani, che stanno distribuendo quantità
colossali di volantini in tutte le province e organizzano conferenze
ovunque. Con loro anche il nuovo partito Wasat, moderatamente islamista,
il quale ha però dichiarato che avrebbe accettato qualsiasi risultato
scaturito dal referendum. Tra i sostenitori del sì ci sono anche i
salafiti, gli islamisti più "aggressivi". Suppongo che il
sostegno al sì da parte degli islamisti, che può sembrare curioso, data
la loro opposizione al vecchio regime, abbia a che fare con la possibilità
di conquistare un gran numero di seggi nel nuovo Parlamento, se si andrà
presto a elezioni. Se invece passasse più tempo, è probabile che il loro
numero di seggi scenderebbe drasticamente, dato che sono di fatto una
forza minoritaria nel paese.
Del fronte del no, invece, fanno parte tutti i partiti e i movimenti di
opposizione, oltre ad alcune personalità in vista. Tra i sostenitori del
no, si è ormai consolidata l'abitudine a parlare degli emendamenti
costituzionali come di una "toppa" alla Costituzione. El Baradei
ha già espresso da tempo la sua posizione. Il Fronte Democratico, dal
canto suo, ha invitato i Fratelli Musulmani a un ripensamento sul
referendum, nell'interesse del paese. Zakariya Abdel Aziz, l'ex presidente
del Club dei Giudici, ha definito gli emendamenti costituzionali, ai quali
è fortemente contrario, un trapianto d'organi su un cadavere. Immagine
chiara ed espressiva! Per la Coalizione dei Giovani della Rivoluzione,
poi, l'idea degli emendamenti proverrebbe direttamente da Mubarak. In
effetti, qualche dubbio c'è...
Nel bel mezzo di questa campagna referendaria, si è fatta sentire anche
la voce del mufti d'Egitto, il quale ha affermato che votare al referendum
è un dovere, mentre l'articolo 2 della Costituzione (quello sull'islam
religione di stato) non si deve toccare nel modo più assoluto. Risposta
indiretta alle richieste dei copti...
In allegato, troverete tre immagini interessanti della propaganda
referendaria: una per il sì (in verde), che dice "sì agli
emendamenti costituzionali, al ritorno veloce alla stabilità, a una nuova
Costituzione secondo regole giuste e organizzate"; uno per il no (in
rosso) che dice "no alla toppa della Costituzione, ad una
Costituzione che ha perso legittimità, a una Costituzione che crea
dittatori" e uno neutrale, che invita semplicemente a votare
(tricolore), dicendo "io partecipo al referendum e, qualunque sarà
il risultato, rispetterò l'opinione altrui". Comunque vada, sono in
molti a dire che, in ogni caso, poter esprimere la propria opinione è già
un'enorme passo avanti.
Ma oggi sono anche tornati in piazza i manifestanti. Un primo gruppo sotto
il Maspero, il palazzo della tv, dove si chiede di rimuovere tutti i
vertici dell'informazione. Un secondo gruppo, invece, si è radunato
davanti al Museo Egizio, per protestare contro le torture dell'esercito.
Le testimonianze in proposito aumentano di giorno in giorno, anche molte
donne sono state torturate. Ci sono foto e video che circolano su
internet, tra l'altro spesso censurati da Flickr e Yahoo con varie scuse.
Come ha commentato amaramente un giovane, il museo che dovrebbe preservare
la storia degli egiziani si è tramutato ora in un centro specializzato
per torturarli. Purtroppo, lì al museo egizio, non si vede alcuna
differenza tra l'esercito e il vecchio Amn al-Dawla e, naturalmente, si ha
già notizia di alcuni arrestati tra i manifestanti.
Una notizia che mi ha colpito molto, invece, è stato l'annuncio, da parte
dei ferrovieri, della sospensione delle proteste, considerando la crisi
economica che sta attraversando il paese (pare che l'Egitto, da quando è
iniziata la rivoluzione, abbia perso 100 miliardi di dollari, anche se la
cifra cambia da giornale a giornale). I ferrovieri, allora, hanno promesso
di rimandare le loro rivendicazioni a tempi migliori. Ma la cosa non
finisce qua, perché hanno anche promesso di donare un giorno di paga in
sostegno dell'economia nazionale, e sto parlando di gente che fa la fame.
Gente che non ha di che vivere, sì, ma che ha grande dignità e crede nel
futuro del proprio paese.
Un caro saluto a tutti,
Elisa

Date:
17 marzo 2011 16.38
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 34
Cari
amici e amiche,
manca poco, ormai, al referendum. L'esercito ha decretato che domani,
vigilia della consultazione popolare, i mass media si astengano dal
dibattere gli emendamenti costituzionali. Naturalmente, questo divieto non
può riguardare le moschee e, siccome domani è venerdì, è probabile che
la propaganda referendaria prosegua per bocca dei predicatori (a
proposito, lo sceicco di al-Azhar e il Ministro delle Fondazioni Islamiche
si recheranno, per la preghiera del venerdì, ad Atfih). Sempre
nell'ambito della propaganda referendaria, c'è anche chi dice che la
questione si riassume nella scelta seguente: se hai più fiducia nella
gente che nell'esercito, allora vota sì agli emendamenti, perché il
passaggio di poteri sarà più veloce; se invece hai più fiducia
nell'esercito che nella gente, allora vota no. Anche questo è un punto di
vista...
Intanto, Ayman Nur (Partito al-Ghad) ha annunciato ufficialmente la
propria candidatura alle presidenziali. Per il programma, tuttavia, si
dovrà aspettare fino a dopo il referendum.
A proposito di fiducia nell'esercito, le polemiche sulle torture dei
militari nel museo egizio non si placano, anche se i giornali non danno
loro il giusto rilievo, impegnati come sono a non inimicarsi le forze
armate. Oggi, il capo della polizia militare ha dichiarato che l'esercito
non ha mai torturato nessuno, né baltagheya né semplici cittadini.
Secondo lui, i video che girano su internet sono falsi e c'è qualcuno che
vuole seminare zizzania tra la gente e i militari. Purtroppo, le
testimonianze di torture sono sempre più diffuse e concordi. Le parole
del capo della polizia militare ricordano il vecchio modo di fare delle
forze di sicurezza ormai sciolte. Beh, anche i metodi di tortura sono gli
stessi, dopotutto. Pertanto, la voce che si stia pensando di riutilizzare
molti degli agenti del vecchio apparato di sicurezza anche nel nuovo, fa
davvero rabbrividire. Al link qui sotto potrete trovare uno dei
tanti video sulle torture circolanti su internet. Raccoglie la
testimonianza di una ragazza arrestata il 9 marzo dai militari e portata
al Museo Egizio. Il video è sottotitolato in inglese:
http://www.youtube.com/watch?v=ajCe1km7UFM
Un altro argomento di grande dibattito al momento è l'arresto di una
presunta spia per conto degli israeliani. E' un cittadino giordano di 34
anni, sposato a un'egiziana, proprietario di un ditta di telecomunicazioni
satellitari. Sarebbe stato arruolato dal Mossad per spiare, con l'aiuto
della tecnologia a sua disposizione, le telefonate e le conversazioni di
importanti personalità egiziane, oltre che le opinioni delle persone in
strada. Sarebbe anche stato incaricato di tracciare una mappa della rete
di distribuzione del gas verso Israele. A tale scopo, avrebbe approfittato
del vuoto di sicurezza durante i giorni della rivoluzione, entrando
indisturbato in Egitto per compiere la sua missione. Si pensa che nella
rete spionistica siano coinvolte anche altre persone, egiziani e
israeliani, ma le indagini sono appena cominciate. Casi del genere,
comunque, non costituiscono una novità per l'Egitto. L'unica particolarità
è che si tratta del primo caso di spionaggio israeliano del dopo-Mubarak.
Inoltre, desta interesse per il legame con la questione della vendita del
gas a Israele, che molti giovani della rivoluzione stanno chiedendo di
sospendere (si è calcolato che l'Egitto, vendendo il gas a Israele
sottocosto, avrebbe perso 17 miliardi di lire egiziane).
Gas e acqua. Attorno a queste importanti risorse si prefigura una dura
battaglia. La guerra per l'acqua è particolarmente preoccupante, poiché
i paesi del bacino del Nilo hanno deciso unilateralmente di rivedere il
trattato sulla spartizione dell'acqua del fiume. All'Egitto spettava la
quota più grande, ma ora, paesi come l'Etiopia, l'Uganda, il Burundi,
ecc., si sono alleati per ridiscutere i diritti dell'Egitto sulle
acque del Nilo. La questione è scoppiata già l'anno scorso, tuttavia non
si è ancora trovata una soluzione. L'Egitto, che dipende interamente dal
Nilo (non si dice forse "Egitto, dono del Nilo"?), certo non può
permettere che gli si rubi l'acqua, solo che è l'ultimo a usufruirne, e
se l'Etiopia, come ha di fatto annunciato, costruirà quattro dighe che
ridurrano drasticamente la sua razione di acqua, che cosa farà? Vedremo
se il nuovo governo saprà affrontare il problema in maniera più efficace
del vecchio regime, il quale, praticamente, non ha mosso un dito.
E visto che si è parlato di referendum e di Nilo, in allegato troverete
un'altra immagine della propaganda referendaria. Una barchetta, forse una
feluca, veleggia sul Nilo, portando scritto sulla vela:
"Egitto". Davanti alla barchetta, il fiume si divide in due
rami: su uno sta scritto "sì" e sull'altro "no".
Sotto, in basso a destra, sta scritto invece: "L'Egitto andrà fino
in fondo", sottinteso "al processo democratico".
Cari saluti a tutti,
Elisa
Date:
18 marzo 2011 18.35
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 35
Cari
amici e amiche,
mentre nel Giappone la situazione si aggrava, mentre ci si prepara alla
no-fly zone sulla Libia (e chissà cos'altro), mentre in Oman la gente è
in sciopero, mentre in Bahrein gli sciiti in rivolta, violentemente
repressi, minacciano di chiedere aiuto all'Iran, mentre in Yemen si spara
sui manifestanti, uccidendone a decine, mentre la sollevazione in Siria
sta crescendo, l'Egitto vive in relativa tranquillità la vigilia del
referendum. Le tv tacciono, come voluto dall'esercito, ma i dibattiti
proseguono altrove, ad esempio all'Essawi Center, dove si è tenuto un
dibattito sul sì e sul no, al quale ha partecipato anche Tahani al Jibaly.
Oppure in piazza Tahrir, dove si sono radunate alcune centinaia di
persone, di fronte alla presenza massiccia dell'esercito, per dire no agli
emendamenti.
In attesa degli eventi di domani, approfitterei dunque per evidenziare un
aspetto estremamente interessante della rivoluzione egiziana: i
rivolgimenti interni ai Fratelli Musulmani. Infatti, questa rivoluzione ha
evidenziato con forza le correnti e i conflitti che attraversano la
Fratellanza, che sicuramente avranno sviluppi avvincenti. Tanto per
cominciare, si assiste all'emergere di una giovane generazione di Fratelli
Musulmani che contestano la leadership storica. Dopo il successo della
rivoluzione egiziana, questa nuova generazione ha minacciato, con una vera
e propria rivolta nella rivolta, di spodestare gli anziani capi della
Fratellanza, se non fosse stato concesso loro più spazio. E dare più
spazio a una nuova, giovane leadership, significa cambiare il modo di far
politica, verso un pieno rispetto delle regole democratiche, come già si
è potuto constatare nei giorni della lotta contro Mubarak.
Ma l'aspetto meno conosciuto della Fratellanza è che, al suo interno,
esistono anche le Sorelle Musulmane. Può sorprendere, visto gli
atteggiamenti misogeni all'interno del movimento e le sue posizioni
conservatrici in materia di donne. Eppure, le Sorelle Musulmane
rappresentano circa il 25% dei membri, una cifra per nulla trascurabile,
che dovrebbe far riflettere. Inizialmente, alle origini del movimento, le
donne della Fratellanza erano mogli e figlie dei militanti, tutti maschi.
A loro si affidavano compiti di rilevanza sociale, come la cura dei malati
o il nutrimento dei poveri, funzioni tipicamente femminili. Poi, con il
tempo, le donne hanno cominciato a prendere parte all'attività politica
del movimento, candidandosi al Parlamento (come indipendenti, ovviamente,
dato che i Fratelli Musulmani erano fuori legge e non potevano partecipare
alle elezioni in quanto partito). Infine, durante la rivoluzione, le
Sorelle Musulmane sono scese in piazza in gran numero, accanto ai colleghi
maschi. Per molte di loro, certamente molto conservatrici in materia di
costumi, era la prima volta che passavano la notte fuori casa, per più
notti di seguito, e per di più in un ambiente affollato di uomini! Questa
esperienza le ha di certo cambiate, rendendole consapevoli delle proprie
potenzialità e della propria forza. Adesso, non vogliono essere rispedite
a casa. Vogliono un ruolo maggiore nel movimento, vogliono accedere alle
cariche più alte, alla dirigenza, come gli organi legislativi ed
esecutivi della Fratellanza. E chissà, stanno anche pensando seriamente
che, forse, una donna avrebbe anche diritto a candidarsi alla Presidenza.
Perché no? Si prevedono sviluppi davvero interessanti all'interno dei
Fratelli Musulmani...
Per finire, vi lascio con un rap, le cui immagini riassumono i giorni
della rivoluzione. Il ritornello dice: "sono egiziano e non è facile
spezzarmi!".
http://www.youtube.com/watch?v=S0Y3D9ohyFw
Un affettuoso saluto a tutti,
Elisa
Date:
19 marzo 2011 21.41
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 36
Cari
amici e amiche,
oggi è stata una giornata memorabile per l'Egitto, già entrata nella
storia del paese. I seggi hanno aperto alle 8 del mattino e da subito c'è
stata un'affluenza immensa, in alcuni casi incontenibile. Se nel passato
l'astensione dal voto si aggirava attorno al 90%, oggi l'affluenza è
stata tale che non tutti sono riusciti a votare. Alcuni si sono arresi
dopo ora di attesa. A mezzogiorno, le urne già scoppiavano e molti seggi
avevano esaurito le schede, tanto da doverne stampare in fretta delle
copie aggiuntive. Del resto, questa è stata la prima consultazione
elettorale in Egitto, davvero rispettosa - si pensa - della volontà
popolare. Nessuno ha voluto restarne fuori, tutti erano eccitati dalla
novità, soprattutto perché è stato il popolo a guadagnarsela.
Le votazioni sono state una festa, consoderato il buon umore dei votanti.
Erano talmente felici di poter esprimere il proprio voto, da non
preoccuparsi più, per qualche ora, del risultato finale. Una ragazza ha
dichiarato: "Ho accompagnato la mia nonnina di 83 anni a votare. Era
la prima volta per lei!". Sì, perché tantissimi anziani sono andati
a votare per la prima volta proprio oggi, convinti che la loro voce
potesse davvero fare la differenza in questa occasione. Una signora
anziana, dopo aver votato, si è persino messa a sventolare una bandiera
cantando. Un anziano signore, invece, ha voluto precisare: "Questo
voto non è per me, ma per i miei figli e nipoti, morti in piazza Tahrir".
Sono stati tanti, in questo giorno, a ricordare le vittime della
rivoluzione, che con il loro sacrificio hanno permesso la realizzazione di
questo sogno. L'euforia degli egiziani - non so come altro descriverla! -
è palpabile anche a distanza. Il loro risveglio, questa mattina, ha avuto
un gusto del tutto particolare.
La cosa sorprendente è stato vedere gli egiziani pazientare in fila (se
penso alle lotte furibonde che ho fatto in passato per avere un visto, in
mezzo a folle selvagge!), ma questa volta - come ha puntualizzato un
giovane - non è la fila per il pane. E quando dico fila, intendo persone
ordinatamente allineate per centinaia di metri. Se non ci credete, date
un'occhiata a questo video impressionante (ed è solo uno dei tanti):
http://www.youtube.com/watch?v=dr2VB9x35NE
Il sole era già bollente, ma nessuno si è lamentato, anzi qualcuno ha
persino commentato: "Sono qua da ore sotto il sole e l'entrata al
seggio è ancora lontana, eppure mi sento così bene!". Gli egiziani,
oggi, erano felici come bambini al Luna Park!
Ogni seggio era presieduto da un giudice che controllava che ogni scheda
fosse timbrata. In caso contrario, apponeva lui una firma per convalidare
la scheda. Dunque, le schede erano considerate valide solo se avevano un
timbro o una firma. Il votante doveva presentare la propria carta
d'identità, gli scrutatori registravano i suoi dati e gli prendevano
l'impronta di un polpastrello. Dopo aver imbucato la scheda nell'urna, il
votante doveva immergere un dito in un inchiostro fucsia fosforescente
(vedere per credere), utile a distinguere chi aveva già votato, nel caso
in cui si fosse ripresentato al seggio. Dopodiché, il votante poteva
uscire e allora esibiva con grande orgoglio il dito colorato. Quante
foto sono state fatte di queste dita! C'è persino una pagina di Facebook
che vuole raccoglierle tutte per fare una mostra. Per avere un'idea di
cosa parlo, date un'occhiata alle foto che vi allego. In una c'è scritto:
"Il dito della libertà".
Polizia ed esercito hanno stazionato fuori dei seggi, disciplinando i
votanti in fila. Alcuni giudici, tuttavia, non sono riusciti a raggiungere
in tempo i seggi delle zone meno accessibili, soprattutto nell'Alto
Egitto. In questi casi, l'esercito è stato molto utile, perché ha
provveduto a trasportarli a destinazione con elicotteri. In generale,
comunque, non ci sono stati interventi degni di nota da parte delle forze
di sicurezza.
Gli egiziani hanno fatto valere i loro diritti anche mentre erano in fila,
in attesa di votare. Il governatore di Qasr el Ayn, ad esempio, appena
giunto al seggio, si è precipitato a votare passando davanti a tutti, ma
le persone in fila l'hanno letteralmente cacciato via, furibonde. Anche la
Guida Suprema dei Fratelli Musulmani è stato costretto a rispettare il
turno, mentre alle persone anziane è stata data la precedenza. Il mufti,
invece, viste le migliaia di persone in attesa davanti al suo seggio, ha
preferito fare dietro front e tornare qualche ora dopo. Amr Musa, tra i
primi a votare, ha insistito per fare la fila, nonostante molti
sostenitori lo invitassero a passare davanti. Ha fatto bene, visto quanto
è successo al governatore di Qasr al Ayn! Alcuni seggi hanno organizzato
due file separate per donne e uomini, abitudine già in uso in alcune
banche o in altri uffici pubblici, per evitare che le donne subiscano
palpeggiamenti indesiderati. Molti, poi, hanno portato con sé i bambini,
perché imparassero come si fa a votare, cosa che ha reso l'atmosfera
ancora più festosa. E Mubarak? Beh, all'inizio non si è fatto vivo,
tanto che girava la battuta che forse aveva dimenticato i documenti nel
palazzo presidenziale, il giorno della fuga. Poi, è girata la voce che si
fosse recato a votare a Sharm el Sheykh, con tutta la famiglia. Come c'era
da aspettarsi, hanno tutti votato sì.
I copti sono andati a votare in massa, suore e monaci compresi, seguendo
le indicazioni delle varie chiese. Anche Papa Shenouda, appena tornato
dagli Stati Uniti, dove si è recato per farsi curare, è giunto a gran
fatica al seggio di Shubra per votare. Rimane solo il rammarico per i 12
milioni di egiziani all'estero, ai quali non è stata data la possibilità
di votare. Speriamo che sarà per la prossima volta.
Tutto sommato, se non si tiene conto di qualche confusione con le
procedure, le operazioni di votazione sono andate bene, senza episodi di
violenza. Per ora, non ci sono state denunce di gravi violazioni, ma è
presto per dirlo, specie per i seggi dell'Alto Egitto, meno controllati
mediaticamente. Tuttavia, sono purtroppo avvenuti alcuni fatti spiacevoli
che hanno gettato un'ombra sulle votazioni, seppur senza intaccare il
grande successo della giornata. Mohammed el Baradei, ad esempio, tornato
apposta dall'India per partecipare al referendum, è stato aggredito
brutalmente nel momento in cui è giunto al seggio del Moqattam. Bande di
baltagheya e salafiti hanno bersagliato la sua auto con pietre,
impedendogli di entrare (ha poi votato altrove). Polizia ed esercito sono
intervenuti solo molto tardi, quando El Baradei era ormai andato via, per
separare i baltagheya dai suoi sostenitori, tra i quali stava per esserci
uno scontro diretto. El Baradei era giustamente furibondo e amareggiato,
ma come al solito questo attacco è strano. L'ora di arrivo di El Baradei
al seggio era stata annunciata, pertanto era possibile organizzare la
sicurezza. Come mai polizia ed esercito erano latitanti?
Altra ombra sulle votazioni è stato l'arresto di Ragia Omran e di sua
sorella. Ragia, avvocato in possesso di un permesso ufficiale per
assistere alle operazioni del seggio, ha chiesto di poter tenere sotto
controllo le procedure, ma in tutta risposta è stata arrestata, senza un
motivo chiaro. Si aspettano ancora notizie sue e della sorella. Sono
inoltre stati segnalati diversi tentativi di indirizzare i votanti verso
una scelta precisa. I Fratelli Musulmani, in particolare, sono stati
accusati di usare i vecchi metodi del Partito Nazional Democratico per
convincere le persone a votare sì. Sono persino giunti a dire che votare
sì era un dovere religioso. Sia il fronte del no, sia il fronte del sì,
si sono impegnati fino all'ultimo a distribuire volantini, appesi anche
alle porte dei seggi. In alcuni casi, ci sono stati momenti di tensione
tre i due "partiti", specie ad Alessandria, tra il movimento 6
aprile e i Fratelli Musulmani. Qualcuno, invece, ha sollevato dubbi sulla
reale segretezza del voto, garantita per lo più da tende scure, appese
negli angoli delle sale di votazione. Tuttavia, in molti seggi le tende
mancavano e ci sono video di gente che vota direttamente sull'urna (e
sotto le telecamere!).
I seggi, alla fine, sono stati chiusi alle 19, eccetto quelli in ritardo
per l'iniziale assenza dei giudici, rimasti aperti fino alle 21. In realtà,
i seggi hanno chiuso le porte, ma dentro c'era ancora molta gente in
attesa di votare. Le operazioni di scrutinio cominceranno solo quando
queste persone avranno espresso il loro voto. I risultati dovranno essere
pronti al massimo in 48 ore, 72 ore per alcuni seggi. Inutile dire che i
risultati sono attesi con ansia.
Nonostante alcuni episodi negativi, dunque, la giornata è stata
grandiosa. Il poeta palestinese Murid al-Barghuthi, rifugiato in Egitto,
ha scritto un tweet oggi: "L'Egitto ha reso il mondo più
bello". Altri la pensano così, ad esempio un egiziano che ha detto:
"Sono uscito per votare sì, per paura delle conseguenze di un no, ma
quel che ho visto nei seggi mi ha tranquillizzato, non importa quale sarà
il risultato. Il paese è al sicuro nelle mani del popolo egiziano".
Speriamo che le sue parole siano profetiche.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date:
20 marzo 2011 20.25
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 37
Cari
amici e amiche,
con rapidità inaspettata, i risultati del referendum sono stati
proclamati questa sera, alle 19 ora egiziana, anche se già ieri notte si
era capito come sarebbe andata a finire. Hanno vinto i sì agli
emendamenti costituzionali con il 77%, per un numero di votanti pari a 18
milioni. Le varie forze politiche sostenitrici del no, con grande fair
play, hanno immediatamente dichiarato di accettare il voto. La coalizione
dei giovani della rivoluzione, per parte sua, ha affermato di non voler
tornare in piazza per protestare contro il risultato. Tutti,
indistintamente, sono soddisfatti di aver superato la prima vera prova
democratica del paese, da sessant'anni a questa parte. L'euforia di ieri
non si è ancora spenta. Un ragazzo ha ben espresso la sua contentezza,
dicendo che l'Egitto, finalmente, ha sostituito l'immagine dei carri
armati, alla quale è associato da quasi due mesi, con quella delle file
per votare e delle dita color fucsia. La prossima tappa, adesso, saranno
le elezioni parlamentari.
Pur accettando la volontà popolare, tuttavia, è innegabile che vi sia
delusione nel campo del no, con critiche anche pesanti agli avversari per
il comportamento da loro tenuto in occasione del referendum. Le critiche
sono rivolte soprattutto ai Fratelli Musulmani, accusati di aver
pesantemente condizionato la volontà dei votanti con trucchi da vecchio
regime. Hanno organizzato pulman interi per portare la gente a votare,
hanno offerto zucchero e olio ai più poveri, in cambio del loro voto
positivo, hanno sfruttato il sentimento religioso dei più indifesi
culturalmente, dichiarando che il voto contro gli emendamenti fosse un
voto contro Dio, che avrebbe portato a una nazione guidata da miscredenti,
ecc. ecc. Insomma, hanno fatto una campagna aggressiva ed eticamente poco
corretta. Tuttavia, non sono stati gli unici. Nemmeno le chiese cristiane
sono state tenere, descrivendo i Fratelli Musulmani come demoni che non
vedono l'ora di trucidare tutti i copti.
Non credo, comunque, che il voto maggioritario per il sì sia dovuto solo
alla forte pressione dei Fratelli Musulmani (e del Partito Nazionale
Democratico, non dimentichiamolo, che sarebbe perfettamente in grado di
comprare molti voti, ma queste sono illazioni mie). Coloro che hanno
votato per il sì non sono soltanto i più sprovveduti politicamente,
quelli che hanno semplicemente seguito le indicazioni delle moschee (non
di tutte poi). Ci sono anche alcuni giovani attivi nella rivoluzione, ad
esempio. Penso che chi ha votato per il sì, l'abbia fatto per varie
ragioni: la paura di un lungo vuoto istituzionale, retto solo dalle forze
armate (nonostante la fiducia nell'esercito, a nessuno piace il governo
militare), il desiderio di tornare presto alla stabilità e a una vita
quotidiana normale, forse anche la tendenza ad accontentarsi dei risultati
conseguiti, la "paura di chiedere troppo" (basto ricordare
quante persone avrebbero voluto accettare l'offerta riformista di Mubarak
dopo il suo primo discorso).
Sia quel che sia, è certo che questo referendum ha portato alla luce il
vero problema di questa rivoluzione, forse di tutte le rivoluzioni. Quando
lo scopo è ben chiaro, come la cacciata del tiranno, non ci sono dubbi,
tutti sono coalizzati contro lo stesso nemico. Ma quando ci si addentra
nei dettagli su come attuare la democrazia nei fatti, ad esempio nei
tecnicismi degli emendamenti costituzionali, allora chi vince sono spesso
coloro che sanno far presa sul lato emozionale della gente, come i
Fratelli Musulmani, appunto, i quali sanno premere le leve giuste della
psicologia dei più poveri. Molti esponenti del fronte del no hanno capito
questo problema. Si sono resi conto di aver parlato solo con se stessi -
tra se stessi - non uscendo dalla classe medio-alta, alla quale per lo più
appartengono, se non a vere e proprie elite culturali. "Avremmo
dovuto fare come i Fratelli Musulmani, andare a parlare con la gente porta
a porta", ha detto oggi una ragazza. Un altro giovane suggerisce, in
vista delle parlamentari, di fondare una televisione per far sentire
meglio le proprie idee, "come fanno i predicatori islamici!".
Insomma, i giovani rivoluzionari sono consci del problema. Hanno già
fatto tanto, ma sanno che devono lavorare di più. La volontà non manca,
e se vorranno essere pronti per le prossime parlamentari, dovranno
mettersi subito in moto. Ayman Nour, a proposito, ha annunciato oggi che
presto renderà nota la proposta del suo partito (il Ghad) per la nuova
Costituzione. Sì, perché comunque, alla fine, dovrà esserecene una
nuova. Si impiegherà soltanto un tempo maggiore che aumenterà la
probabilità di incontrare seri ostacoli, ad esempio il rafforzamento
delle forze contro-rivoluzionarie. Ma indietro non si può tornare, queste
sono le parole più ripetute ora in Egitto.
Nell'attesa, vi lascio con alcune immagini. Ce n'è una, in particolare,
che oggi mi ha messo di buon umore (quella con lo sfondo nero). E' un
adesivo che la polizia di Zamalek, quartiere del Cairo, ha appiccicato
sulle macchine parcheggiate in seconda fila. Dice: "Così non va! Il
paese cambia e tu parcheggi in seconda fila. Comincia da te stesso!".
Nuovo senso civico e vecchio umorismo egiziano...
Saluti affettuosi a tutti,
Elisa


Date:
21 marzo 2011 18.58
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 38 Cari
amici e amiche,
in Egitto si festeggia oggi la festa della mamma, giorno quasi sacro per
gli egiziani. I giovani della rivoluzione, tuttavia, hanno lanciato un
appello, affinché chiunque, dopo i doverosi auguri alla propria madre
(regalo compreso), si rechi a omaggiare la madre di uno dei martiri del 25
gennaio. Un'altra occasione per non dimenticare, dunque.
La festa della mamma, tuttavia, non ha spento l'acceso dibattito del
dopo-referendum. Il punto più caldo in discussione è il ruolo avuto
dalla religione nella propaganda referendaria e, di conseguenza, nel
determinare il risultato della consultazione. O meglio, la
strumentalizzazione che, secondo molti, sarebbe stata fatta della
religione per far vincere il partito del sì o quello del no. Le accuse
sono rivolte sia ai Fratelli Musulmani, ai salafiti e alle altre
organizzazioni islamiste, sia alle varie chiese copte. Secondo un membro
della shura dei Fratelli Musulmani, però, coloro che hanno votato sì non
sono solo seguaci e simpatizzanti della Fratellanza, dunque, secondo lui,
la percentuale di votanti a favore dei Fratelli Musulmani, nelle prossime
elezioni parlamentari, sarà considerevolmente più bassa. In effetti,
credo che abbia ragione lui. Ho letto i commenti di alcune blogger della
rivoluzione che hanno votato sì, con motivazioni che nulla hanno a che
fare con la religione. E queste blogger, ora, ricevono attacchi pesanti da
parte del fronte del no, non meno "fanatico", in certi casi, dei
Fratelli Musulmani (devo dire, però, che noi italiani siamo abituati a
ben altro ormai, e queste sembrano scaramucce da ragazzini).
Il nostro amico giudice Hosam Mikawi, invece, è convinto che i Fratelli
Musulmani abbiano avuto successo nel manipolare biecamente il tradizionale
attaccamento alla religione dei non istruiti a loro favore (come hanno
sempre fatto). Infatti, nel seggio da lui presieduto, al Fayoum, la
maggioranza dei votanti ha firmato il registro con l'impronta digitale,
perché non sapeva scrivere, e tutte queste persone hanno votato sì
(ricordiamo che la segretezza del voto praticamente non esisteva).
Quel che è certo, è che è già iniziata la corsa per prepararsi alle
prossime elezioni, e le forze di opposizione dovranno fare uno sforzo
straordinario per mettersi alla pari con i Fratelli Musulmani e il Partito
Nazionale Democratico. Il vice premier Yehia al-Gamal ha annunciato che
presto l'esercito emanerà una dichiarazione costituzionale temporanea,
contenente gli articoli emendati, che servirà a governare la prossima
fase politica, fino alle elezioni. Nel frattempo, ognuno fa le proprie
mosse. I Fratelli Musulmani dicono che stanno rivedendo il loro programma.
Sembra che abbiano intenzione di accettare la possibilità per una donna o
un cristiano di candidarsi alla Presidenza. Un segno dei tempi! Sharaf e
al-Gamal, invece, hanno incontrato Papa Shenouda per sincerarsi della sua
salute e chiedergli di pregare per l'Egitto. In realtà, l'hanno anche
incontrato per rassicurarlo sul futuro dei copti nel paese e per
domandargli di tranquillizzarli (tradotto: di smettere di manifestare).
Papa Shenouda ha chiesto al primo ministro la riapertura di alcune chiese,
chiuse da tempo, e la liberazione immediata di 21 manifestanti copti,
arrestati in seguito alle loro dimostrazioni sotto il Maspero, il palazzo
della tv. Inoltre, Papa Shenouda ha chiesto che venga aggiunta una
postilla riguardante i copti all'articolo 2 della Costituzione, quello che
sancisce l'islam come religione di stato. Questo ha fatto infuriare i
laici, che non vogliono in nessun modo leggi diverse per appartenenti a
religioni diverse. E il dibattito continua...
Si registrano anche due nuovi candidati alla Presidenza: il primo è il
vice presidente della Corte di Cassazione, mentre il secondo è l'ex
comandante militare della guerra in Kuwait, al quale pare sia stata
chiesta la candidatura da parte di un gruppo di giovani del 25 gennaio.
tale gruppo avrebbe intenzione di fondare il Partito Nazionale Egiziano,
con a capo il comandante. Un candidato militare, dunque, ma non un
candidato dei militari.
Tuttavia, non c'è solo il dibattito elettorale ad attirare l'attenzione.
Il governo transitorio, infatti, va avanti. Per cominciare, chiederà a
Israele e Giordania di rivedere ufficialmente il prezzo al quale viene
loro venduto il gas, decisione attesa da tempo dalla piazza. Poi, oggi è
stato anche approvato il primo sindacato indipendente della storia
egiziana. Si tratta del sindacato dei pensionati e si presume che non sarà
l'ultimo. La ricostruzione, pertanto, procede. A volte si arresta, sbanda,
rallenta, ma tutto sommato procede. Gli egiziani sono prudenti, ma sempre
contenti.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
p.s. In allegato una foto che dice: "Sono egiziano e rispetterò il
risultato del referendum".

Date:
22 marzo 2011 18.37
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 39 Cari
amici e amiche,
passata l'euforia referendaria, e mentre è ancora in corso il dibattito
sul risultato, l'Egitto è ripiombato in mezzo alle agitazioni. Sono
tornate le proteste e, purtroppo, anche gli incendi di oscura origine.
Nella mattinata di oggi, infatti, sono scesi in piazza decine di migliaia
di poliziotti che hanno organizzato una manifestazione di fronte al
Ministero degli Interni, in centro città. I poliziotti hanno chiesto
l'aumento degli stipendi, l'abolizione dei tribunali militari e le
dimissioni del nuovo ministro degli Interni, Mansour Essawi. Non solo,
vorrebbero anche il ritorno del ministro precedente, Mahmud Wagdi.
Sembrava una dimostrazione ben pianificata, che ha coinvolto anche altre
province del paese. Tuttavia, nel pomeriggio, è divampato un incendio ai
piani alti del Ministero, del quale, inizialmente, si è data la colpa ai
dimostranti. Più tardi, però, si è chiarito che, molto probabilmente,
il fuoco è stato appiccato dall'interno, anche perché i manifestanti,
dal basso, non avrebbero potuto incendiare la parte superiore
dell'edificio. Il reparto del Ministero colpito dall'incendio, poi, pare
contenesse importanti documenti sulla sicurezza nazionale. E' probabile,
dunque, che siano tornati in azione gli incendiari di carte compromettenti
per il vecchio regime. E' già il secondo incendio al Ministero degli
Internii, da quando è stato cacciato Mubarak. Questa volta, però, ci
sono stati anche otto feriti. Qua sotto, il link a un video dell'incendio:
http://www.youtube.com/watch?v=GkxCf1McsMQ
In seguito all'incendio, i poliziotti che manifestavano si sono trasferiti
al palazzo della tv, dove già erano assembrati altri dimostranti (ancora
i copti, credo). In questo momento sono ancora là e minacciano di fare un
sit-in. C'è anche stato qualche scontro tra i manifestanti dei due
gruppi, ma nulla di grave per ora. Quel che si chiede la gente, tuttavia,
che notoriamente non ha alcuna simpatia per la polizia, è chi siano
realmente questi manifestanti. Sono tutti poliziotti o ci sono anche dei baltagheya?
E' un'iniziativa loro, quella di chiedere il ritorno di Mahmud Wagdi, o
sono stati manovrati dalla cosiddetta contro-rivoluzione? E perché
l'esercito non li fa sgomberare, portandoli al Museo Egizio per
torturarli, come ha fatto con i giovani di piazza Tahrir? Ahimé, non si
potrà più entrare in quel museo, senza pensare automaticamente a quanti
sono stati torturati lì dentro.
Ma ci sono altre proteste in corso in Egitto. Tra le tante, oggi è emersa
quella delle università, i cui studenti chiedono, per lo più, le
dimissioni dei rettori. Tuttavia, oggi c'è stato un caso particolare,
degno di rilievo, che ha riguardato la German University in Cairo. Ebbene,
gli studenti di questa università si erano organizzati per fondare una
Unione Studentesca che difendesse i loro interessi, ma l'amministrazione
ha reagito malissimo. Una ventina di studenti sono stati espulsi, con una
comunicazione affissa sul cancello dell'università che elencava i nomi
dei "puniti". All'aumentare delle proteste studentesche,
l'espulsione è diventata di massa. Gli sviluppi saranno interessanti da
seguire... E' comunque triste constatare come, ancora una volta, i
valori della democrazia occidentale, non appena alle istituzioni che la
rappresentano sia data occasione di cimentarsi nei fatti, si colorino
convenientemente delle tinte tiranniche locali.
Intanto, la commissione d'indagine del Consiglio per i Diritti Umani ha
consegnato al Supremo Consiglio delle Forze Armate il suo rapporto sugli
abusi degli apparati di sicurezza nei confronti dei manifestanti della
rivoluzione. Il numero di morti accertato è di 685, mentre il numero di
feriti è circa 5000. Sono anche iniziate le indagini su un presunto
coinvolgimento di Mubarak nell'attentato del suo predecessore, Sadat. La
questione è scoppiata dopo la recente liberazione dell'assassino dell'ex
presidente. E, sempre a proposito di Mubarak, l'Unione Europea ha
finalmente congelato i beni suoi, della sua famiglia e dei sui
fedelissimi, in totale 19 persone. La procura militare, dal canto suo, ha
incarcerato Muhammad al-Zawahiri, fratello del più noto Ayman al-Zawahiri,
il numero due di al-Qaeda. al-Zawahiri era riuscito ad evadere durante la
rivoluzione, ma poi è stato ricatturato.
Sul fronte politico, fonti militari hanno annunciato che le elezioni
parlamentari si terranno il prossimo settembre, mentre le presidenziali
avranno luogo a fine anno. Ancora nessuna notizia della dichiarazione
costituzionale transitoria tanto attesa. Il Partito Nazional Democratico,
nel frattempo, fa sapere di non volersi presentare alle presidenziali.
Forse non ne avrà bisogno, se riuscirà a guadagnarsi seggi sufficienti
in Parlamento per influenzare la scelta del candidato.
Tregua, invece, tra i Fratelli Musulmani e Papa Shenouda. Quest'ultimo,
infatti, ha telefonato alla Guida Suprema Muhammad Badia per ringraziarlo
del telegramma da lui inviatogli, con le felicitazioni per il suo ritorno
in patria. La telefonata - evento inaudito - è stata anche l'occasione
per riaffermare, da entrambe le parti, l'impegno contro le divisioni
religiose.
Infine, sulla questione del gas a Israele e Giordania, il ministro del
petrolio ha aggiunto oggi alle sue dichiarazioni di ieri che la priorità
sarà data ai bisogni locali, poi si penserà all'esportazione. E domani
riaprirà la borsa, con un contributo, da parte del governo, di 600
milioni. Qualcuno, comunque, già prevede un tracollo...
Un caro saluto a tutti,
Elisa 
Date:
23 marzo 2011 17.13
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 40
Cari
amici e amiche,
Il Consiglio Militare, qualche ora fa, ha incontrato i rappresentanti
della Coalizione e dell'Unione dei Giovani della Rivoluzione. Molti sono
stati i punti in discussione, a cominciare dall'interferenza religiosa
nella politica, in occasione dello scorso referendum. L'esercito ha
condannato questa interferenza, promettendo che in futuro si
intraprenderanno delle misure per impedire che si ripeta. L'esercito ha
poi rassicurato i giovani che la Costituzione del 1971 non tornerà in
auge e che il prossimo Presidente della Repubblica riceverà nelle sue
mani un paese laico e democratico. La prevista dichiarazione
costituzionale, inoltre, cancellerà molti emendamenti tra quelli
considerati responsabili di creare una dittatura del Presidente.
I giovani hanno chiesto all'esercito che il Partito Nazional Democratico
venga "congelato" per almeno un anno, tuttavia i militari hanno
risposto che tale passo non spetta a loro, bensì alla magistratura, e se
questa emanerà una sentenza in tal senso, le forze armate la renderanno
immediatamente effettiva. Stesso discorso sulla mancata carcerazione di
Zakariya Azmi (ex capo dell'Ufficio di Presidenza), Safwat el-Sherif (ex
presidente della Shura) e Fathi Sorour (ex presidente della Camera):
l'esercito ha detto cheè compito della magistratura indagare in piena
libertà.
Per quanro riguarda la scottante questione dei tribunali militari,
l'esercito ha affermato che essi svolgono solo processi di baltagheya.
Secondo loro, nessun attivista politico è presente, al momento, nelle
loro prigioni. Naturalmente, gli attivisti raccontano tutta un'altra
storia...
Alla richiesta dei giovani che il nuovo apparato di stato, preposto alla
sicurezza nazionale, venga controllato dal Parlamento e dai giudici,
l'esercito ha risposto che il vecchio Amn al-Dawla non sarà ricostituito,
tuttavia nessun paese può essere privo di un organismo di sicurezza,
specializzato nella lotta al terrorismo. La nuova Sicurezza
Nazionale, sempre secondo l'esercito, non si occuperà di politica, né
interferirà con le libertà dei cittadini. L'esercito non ha però
menzionato quale sarà il destino degli ex agenti del vecchio Amn al-Dawla,
se saranno riassorbiti dal nuovo organismo oppure no, specie quelli
(praticamente tutti, in realtà) macchiatisi di pesanti crimini contro
l'integrità fisica e psicologica dei detenuti (illegalmente, tra
l'altro).
I giovani, quindi, hanno riferito al Consiglio Militare le proprie
proposte in ambito economico, sociale (introduzione di un salario minimo e
massimo), politico, su come incrementare il turismo, su come prevenire il
conflitto religioso e su come organizzare le prossime elezioni (no al
giorno unico per votare, presenza di osservatori internazionali oltre ai
giudici, diritto di voto agli egiziani all'estero).
Infine, l'esercito ha ribadito il diritto di tutti a manifestare
pacificamente, confermando tuttavia che gli atti di baltaga saranno
severamente puniti, anche con la pena di morte. Tutto sta a definire chi
sono i baltagheya...
Quest'ultima affermazione sul diritto di manifestare suona particolarmente
ironica, perché, mentre si è svolto questo incontro tra l'esercito e i
giovani della rivoluzione, il Consiglio dei Ministri ha approvato un
disegno di legge che dichiara illegali scioperi e manifestazioni, nel caso
in cui causino il blocco delle attività di enti pubblici e privati. Tale
disegno di legge mira a porre un freno all'ondata di manifestazioni di
categoria che invade il paese, tuttavia lascia abbastanza sconcertati. La
violazione di questa legge comporterebbe addirittura l'arresto o
un'ammenda di mezzo milione di pound (più di 60000 euro)! E bisogna
considerare anche che le leggi d'emergenza sono ancora in vigore, cosa per
nulla rassicurante. E' inutile dire che i primi commenti sono negativi. C'è
già chi dice che oggi è finita la rivoluzione egiziana. Oltretutto, il
primo ministro Sharaf è lo stesso che è sceso in piazza contro Mubarak
e, assumendo il suo incarico, ha giurato di fronte alla folla di piazza
Tahrir. I giovani, che hanno già perso la fiducia nell'esercito, adesso
si sentono traditi anche dal governo di loro scelta. Naturalmente, è
necessario capire un po' meglio la legge prima di giudicare, ma il clima,
tra i giovani rivoluzionari, è molto nervoso. Sono sconcertati e
arrabbiati.
Il Consiglio dei Ministri ha anche approvato l'emendamento della Legge 40
del 1977 sulla costituzione dei partiti, che ora sarà possibile creare
con una semplice notifica a una commissione giudiziaria (si attendono
dettagli anche su questo). Ma, nel frattempo, la gente si chiede con
apprensione crescente: dov'è la promessa dichiarazione costituzionale che
doveva essere emanata 48 ore dopo il referendum? Ci sono notizie, ancora
non sicure, che l'annuncio avverrà oggi. Poi, vedremo.
Con questo aggiornamento, vi saluto per alcuni giorni, perché sarò in
viaggio. Sono stata gentilmente invitata dalla rete di donne luterane a
tenere un seminario e una conferenza sull'islam, la cultura araba e il
Corano. Dunque non avrò la possibilità di scrivere la newsletter per
qualche giorno, ma tornerò quanto prima con un resoconto delle
"puntate" perse.
Un caro saluto,
Elisa
Date:
29 marzo 2011 11.48
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorni 41-45
Cari
amici e amiche,
dopo un'interruzione di pochi
giorni, ritrovo l'Egitto in un clima nervoso. C'è grande attesa
per la dichiarazione costituzionale temporanea che ancora non è stata
emessa. In una conferenza stampa di questo pomeriggio, l'esercito ha
promesso che sarà pronta tra due giorni (in realtà, aveva già promesso
che sarebbe stata pronta 48 ore dopo l'annuncio del risultato del
referendum). Alcuni attribuiscono questo ritardo all'estrema attenzione
che l'esercito sta mettendo nel definire la dichiarazione, visto che da
essa dipenderà il futuro del paese. Altri, invece, pensano che l'esercito
stia semplicemente aspettando che si calmino le acque del dibattito
post-referendum.
Il clima generale, inoltre, è teso a causa di alcune voci, che si sono
rincorse nei giorni scorsi, di uno slittamento delle elezioni
presidenziali al mese di giugno 2012. Sebbene l'esercito abbia smentito
queste voci, ha tuttavia dichiarato che finora non si è stabilita nessuna
data precisa. I sostenitori del no al referendum stanno ridendo amaro e
fanno notare a quelli del sì quanto fosse ingenua la loro supposizione
che accettare gli emendamenti significasse accorciare la fase di
transizione.
Altro argomento che ha messo in subbuglio l'Egitto è la legge che limita
il diritto di scioperare e manifestare. Anche in questo caso, l'esercito
ha rassicurato la gente dicendo che si tratta di una misura temporanea,
destinata semplicemnete a porre un freno alle cospirazioni della
controrivoluzione e ai baltagheya. La legge, secondo quanto ha detto
l'esercito, sarà infine cancellata assieme alle leggi di emerenza. Ecco,
appunto, proprio questo è ciò che preoccupa, visto che le leggi di
emergenza sono in vigore dal 1981 e nessuno, per ora, sembra intenzionato
a rimuoverle, nonostante le insistenti richieste. Non c'è bisogno di
dire, comunque, che le dimostrazioni sono continuate. In piazza Tahrir
sono tornati i giovani, per chiedere il processo di Mubarak e di Sherif,
Azmi e Surur, ex leader del Partito Nazional Democratico.
Il Consiglio dei Ministri, intanto, ha sottoposto all'esercito la proposta
che, alle prossime elezioni parlamentari, previste per il mese di
settembre, si possano presentare solo candidati inseriti in liste
partitiche e non indipendenti. I partiti religiosi non saranno ammessi. E'
anche stato annunciato che il nuovo apparato di Sicurezza Nazionale
inizierà le sue attività ai primi di maggio (e qui, che Dio la mandi
buona agli egiziani!)
Nei giorni scorsi si è anche parlato molto di un presunto piano per
assassinare Mohammad El baradei, lo scrittore Alaa al-Aswani, uno dei
fondatori del movimento Kifaya, e il leader dello stesso movimento, George
Ishaq. I responsabili del piano farebbero parte del Partito Nazional
Democratico. Com'è, come non è, in seguito a questa scoperta, il
Ministro degli Interni ha assegnato a El Baradei (e gli altri due???) una
guardia personale, ovviamente insufficiente a proteggerlo, nel caso in cui
qualcuno volesse ucciderlo davvero.
Sul fronte giudiziario, sono state rese note le deposizioni dell'ex
ministro degli interni Habib el Adly, il quale ha dichiarato che l'ordine
di sparare sui manifestanti è partito dallo stesso Mubarak, nonostante
lui (anima innocente) avesse chiesto una soluzione politica. Sono quasi
finite, invece, le indagini sulla vendita del gas a Israele, che
dovrebbero anche quantificare il danno economico subito dall'Egitto in
quest'affare poco pulito. Altre indagini, intanto, hanno accertato che,
durante il lungo regno di Mubarak, l'Egitto ha perso all'incirca 500
miliardi di pound. Tuttavia, appare sempre più remota la possibilità di
recuperare le sostanze di Mubarak e famiglia, visto che la Gran Bretagna
ha dichiarato che, molto probabilmente, sono già state trasferite
altrove, verso destinazioni sconosciute. La decisione europea di congelare
i beni di Mubarak è giunta troppo tardi, tanto per cambiare. Canada,
Germania e Italia, invece, hanno assicurato all'Egitto che i desaparecidos
ricercati dall'Interpol, tra i quali due ex ministri e vari uomini di
affari, fuggiti dal paese prima della caduta di Mubarak, non risiedono nei
loro territori. USA e Inghilterra, al contrario, non hanno dato alcuna
risposta in proposito, tanto da far ipotizzare che alcuni di loro si
trovino proprio a Londra.
In questi giorni, si è anche registrata la visita di Louis Okampo, del
tribunale penale internazionale, giunto al Cairo per indagare sui crimini
contro l'umanità, commessi dal vecchio regime. Chissà se servirà a
qualcosa.
Il governo transitorio egiziano sta anche tentando di riallacciare
importanti rapporti internazionali. Oggi, il primo ministro Sharaf si è
recato in visita in Sudan, prima tappa di una serie di visite nei paesi
del continente africano, con particolare attenzione ai paesi del bacino
del Nilo, fondamentali nella contesa dell'acqua. L'Egitto tenta anche di
far sentire la sua voce, da tanto tempo silenziosa, in difesa di Gaza,
avvertendo Israele di non condurre nessuna rappresaglia sulla
Striscia,dopo l'attentato di Gerusalemme. Tuttavia, se Israele non
ascolterà l'avvertimento, nessuno sa che pesci piglierà l'Egitto.
La borsa è stata riaperta da alcuni giorni. Dopo un tonfo iniziale, si è
ripresa ed è tornata a far ben sperare. Il governo ha anche iniziato a
distribuire la prima rata di indennizzi a 165 ditte e istituti,
economicamente danneggiati dalla rivoluzione. A breve termine, è prevista
una seconda rata.
Per quanto riguarda le relazioni tra copti e musulmani, gli ultimi giorni
sono stati abbastanza frizzanti. Il partito al-Istiqama pare abbia scelto
come suo candidato alla Presidenza della Repubblica un copto, Adel Fakky
Daniel, il quale sarebbe appunto il primo candidato copto alle
presidenziali. Il primo punto del suo programma è la rimozione di alcuni
articoli del trattato di Camp David, accusati di aver consentito la
"rapina" dell'Egitto. Secondo Daniel, tale trattato è stato
utilizzato dal vecchio regime per nient'altro che i propri interessi
personali. Meno male che è un copto a dirlo, altrimenti avrebbero tutti
urlato ancora una volta al pericolo islamista, ecc. ecc. Daniel, inoltre,
ha anche affermato di non essere affatto contro l'articolo 2 della
Costituzione (quello che stabilisce che "la sharia è la fonte
principale della legge"). Tuttavia, vorrebbere aggiungere una
postilla, che trasformerebbe la frase citata sopra in: "la sharia e
le altre leggi celesti sono le fonti principali della legge". Ed
ecco che abbiamo sfatato anche un altro pregiudizio, quello che i
cristiani sarebbero più favorevoli alla laicità dello stato di quanto lo
siano i musulmani. Tra l'altro, anche la Guida Suprema dei Fratelli
Musulmani è d'accordo sull'aggiungere, all'articolo 2, un paragrafo
riguardante i copti, con buona pace degli sciiti, dei baha'i e dei non
credenti, dei quali non si interessa quasi nessuno.
A proposito dei Fratelli Musulmani, al loro interno c'è grande subbuglio.
Continua, infatti, lo scontro generazionale. I giovani del movimento hanno
tenuto una conferenza, in occasione della quale hanno chiesto di definire
con precisione i compiti della Guida Suprema e del Segretario e di rendere
pienamente effettiva la funzione di controllo della Shura sull'Ufficio
della Guida, organo esecutivo del movimento. Peccato che alla conferenza
non c'era nessuno dei membri di tale Ufficio, tantomeno il leader della
corrente "progressista", il dottor (perché medico) Abdel Moneim
Abul Futuh. Assente anche il vice della Guida Suprema, Muhammad Habib. I
giovani sono stati snobbati (così come le Sorelle Musulmane, del resto),
dunque ora c'è aria di rivolta. Ne vedremo delle belle.
Mentre Papa Shenouda ignora le "avances" dei Fratelli Musulmani,
che avevano tentato di aprire un dialogo, i salafiti si danno da fare per
alimentare il conflitto religioso, dimostrando di essere loro la vera
corrente islamista antidemocratica. Nel governatorato di Qena, infatti, un
gruppo di salafiti inneggianti alla sharia ha tagliato un orecchio a un
ragazzo copto, colpevole di avere una relazione con una ragazza di dubbia
fama. Il fatto ha coinvolto persino lo shaykh di al-Azhar, il quale è
dovuto intervenire pesantemente, denunciando l'azione dei salafiti come
del tutto estranea ai principi della sharia. E per enfatizzare
ulteriormente la sua posizione, lo shaykh si è anche recato a visitare il
povero ragazzo copto. Se non altro, a differenza dell'era Mubarak, fatti
orribili di questo tipo non cadono più nel silenzio, ma scatenano subito
una reazione indignata della società intera.
Sia come sia, l'importante principio di unità tra musulmani e cristiani,
affermato con forza dalla rivoluzione egiziana, sta facendo scuola anche
all'estero. La Siria (della quale, come per il Bahrein, non si occupa
nemmeno al-Jazeera, visto le collusioni del Qatar con al-Asad) si sta
ispirando all'Egitto, tornato a essere, ancora una volta, la fucina
intellettuale e politica del mondo arabo. La foto che vi allego ne è una
piccola testimonianza. Ma l'influenza della rivoluzione egiziana travalica
anche i confini arabi per raggiungere l'Occidente, come testimonia la
seconda foto che vi allego (scattata in Inghilterra). L'ultima foto,
invece, gira da qualche tempo su internet, ma ora è stata ritoccata: si
è aggiustato l'ordine dei dittatori già caduti e in procinto di cadere:
Ben Ali, Mubarak, al-Asad, Gheddafi, ...
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date:
29 marzo 2011 19.32
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 46
Cari
amici e amiche,
la scena egiziana continua a essere ricca di avvenimenti importanti e
certo non annoia. La notizia di rilievo delle ultime ore è l'annuncio, da
parte dell'esercito, di ulteriori emendamenti alla legge sulla formazione
dei partiti. I nuovi partiti, dunque, dovranno sottostare a precise
condizioni, che riassumo qui sotto:
- il nome del nuovo partito non dovrà essere né uguale né simile a
quello di un partito già esistente
- il programma e le attività del partito dovranno essere pienamente
compatibili con la Costituzione e non minacciare sicurezza e unità
nazionale
- nessun partito potrà essere a base religiosa, etnica, linguistica,
sessuale, ecc.
- il partito non dovrà ospitare al suo interno alcuna organizzazione
militare o para-militare
- non dovrà essere il ramo locale di un partito straniero
- dovrà esserci totale trasparenza sui principi che lo ispirano, sui suoi
scopi, sulle sue modalità di azione, sulla sua struttura interna, sui
mezzi adoperati nella sua attività politica e sulle fonti di
finanziamento
- i responsabili del partito dovranno essere egiziani, o naturalizzati
egiziani da almeno 5 anni, mentre il fondatore di un partito dovrà avere
padre egiziano (punto estremamente discusso!)
Per fondare un nuovo partito, poi, si dovrà inviare una semplice notifica
a un'apposita commissione di giudici, allegando 5000 firme e tutta la
documentazione necessaria relativa ai punti elencati sopra. Se la
commissione non solleva obiezioni entro 30 giorni dalla notifica, il
partito è considerato ammesso. Il finanziamento pubblico ai partiti è
abolito. Si apre, pertanto, ufficialmente la corsa alla creazione di nuovi
partiti, in vista delle elezioni parlamentari di settembre. L'esercito ha
inoltre annunciato che, prima delle elezioni, saranno finalmente abolite -
si spera - le leggi di emergenza.
Mentre si attendono una serie di emendamenti anche per i giornali
nazionali, previsti fra qualche giorno, il paese è immerso nel dibattito
a tutti i livelli. Si va delinenando, ad esempio, una coalizione tra il
Wafd (il partito liberale), il Ghad (il partito di Ayman Nour, già
candidatosi contro Mubarak alle elezioni del 2005 e poi incarcerato) e il
Fronte Democratico. Questi tre partiti stanno studiando la possibilità di
presentare una lista unificata alle prossime elezioni parlamentari, con
l'eventualità di allargare la coalizione anche ai nasseriani e alla
sinistra. Inoltre, la neonata coalizione si è anche detta sicura della
collaborazione dei Fratelli Musulmani, poiché, come ha affermato Ramy
Lakah, rappresentante del Wafd, la Fratellanza è sostanzialmente un
gruppo liberale che opera in un quadro di riferimento islamico. Del resto,
i Fratelli Musulmani, che non intendono presentare un loro candidato alla
Presidenza, hanno annunciato il loro sostegno a El Baradei, mossa che -
qualcuno ha sarcasticamente commentato - danneggerà non poco l'ex
presidente dell'AIEA.
I Fratelli Musulmani, tuttavia, continuano a navigare in acque agitate.
Ormai pare chiaro che, oltre al già annunciato partito Libertà e
Giustizia, ne sorgeranno altri dalle fila del movimento, ad esempio il
partito Nahdat Misr (Rinascita dell'Egitto). Leader di questo partito
dovrebbe essere Abdel Moneim Abul Futuh, medico che rappresenta la
corrente progressista della generazione "di mezzo" della
Fratellanza (oggi era girata la notizia che avesse dato le dimissioni, ma
poi è stata smentita). Si discute molto anche di quale relazione debba
esserci tra il movimento e tutti questi partiti, soprattutto Libertà e
Giustizia, dato che sarà l'organo politico più rappresentativo dei
Fratelli Musulmani. Chiaramente, questi partiti non potranno essere di
tipo religioso, visto che la legge non lo permette, né la Fratellanza
sembra orientata in tal senso.
Ultimamente, ci sono stati problemi anche per la Guida Suprema dei
Fratelli Musulmani. La domenica scorsa, infatti, qualcuno ha fatto
irruzione nella sua villa, portando via documenti importanti, di cui si
ignora la natura. La Guida ha accusato del furto due ufficiali dello Amn
al-Dawla, l'odioso apparato di sicurezza nazionale, sciolto da poco.
Evidentemente, la guerra dei documenti scottanti è tutt'altro che
conclusa.
I salafiti, invece, dopo aver tenuto le distanze dalla rivoluzione del 25
gennaio, alla quale non hanno partecipato, hanno ormai pienamente
riconosciuto la sua legittimità. Non solo. Si sono buttati a capofitto
nell'arena politica, lottando contro qualsiasi tentativo di stabilire uno
stato laico e pronunciandosi chiaramente, con parole e atti, contro la
proposta di abolire l'articolo 2 della Costituzione che sancisce l'islam
come religione di stato. I salafiti non riscuotono molte simpatie tra la
popolazione, ma fanno paura. Ieri, ad esempio, girava voce che, in una
delle province del Cairo, i salafiti avessero annunciato una campagna di
aggressioni contro le donne non velate. La notizia si è poi rivelata
falsa, ma è un esempio della fama che i salafiti si sono fatti (del
resto, la notizia del taglio di un orecchio ad un ragazzo copto è del
tutto vera, purtroppo). La cosa paradossale è che i salafiti sono stati
usati dal vecchio regime per indebolire i Fratelli Musulmani, come già i
Fratelli Musulmani erano stati usati da Sadat per contrastare i comunisti.
Mubarak (lo stesso che si dichiarava unico baluardo in Medio Oriente
contro il fondamentalismo islamico, con il beneplacito dell'Occidente)
aveva dato loro un discreto spazio, consentendo loro di gestire diverse
moschee e di manifestare contro i cristiani. E adesso, sebbene siano
largamente minoritari nel paese, ancor più dei Fratelli Musulmani, sono
in grado di creare molte tensioni.
Sempre in ambito islamico, oggi si è aggiunta una nuova candidatura alla
Presidenza della Repubblica, quella di Magdi Hussein, Segretario Generale
del Partito Laburista Islamico, dichiarato fuori legge nell'era Mubarak.
Anche Hussein, come chiunque l'ha preceduto, ha definito la sua discesa in
campo come un "dovere patriottico".
I giovani della rivoluzione, intanto, dicono di rimpiangere i giorni di
piazza Tahrir, quando le cose erano "facili". Non sono mai stati
degli ingenui, per carità. Hanno sempre saputo quali problemi avrebbero
dovuto affrontare dopo la caduta di Mubarak. Tuttavia, in questo momento,
hanno bisogno più che mai di recuperare lo spirito di Tahrir, o per lo
meno di rinvigorirlo. Di conseguenza, è già stata annunciata, per venerdì
1 aprile, un'altra Manifestazione del Milione. Di nuovo in piazza Tahrir,
dunque! Ma chissà come reagirà l'esercito ora, dopo la proposta di una
legge contro le manifestazioni e gli scioperi. I giovani, tuttavia,
annunciando quel che è già stato chiamato "il venerdì del
salvataggio della rivoluzione" - non poteva certo mancare il nome! -
hanno messo bene in chiaro che "la gente, unita, non chiede, bensì
decide".
Gli scioperi e le manifestazioni di categoria, invece, sono in
diminuzione, al contrario delle dimostrazioni studentesche. Infatti, si
continua a chiedere con insistenza le dimissioni dei vertici
amminisitrativi delle università, ritenuti collusi con il vecchio regime.
I giovani della rivoluzione, inoltre, insistono nel chiedere -
invano - il processo di Mubarak e di altri esponenti del PND. Da giorni
girano voci che il mancato processo di tali personaggi sia dovuto
all'interferenza dell'Arabia Saudita e di altri paesi del Golfo, i quali
avrebbero minacciato, nel caso di un processo a Mubarak, di espellere
tutti i lavoratori egiziani - e sono tanti! - dal loro territorio. Se
confermato, sarebbe un vero colpo basso per la rivoluzione.
Il governo transitorio, intanto, riscuote il suo primo successo in campo
diplomatico, riuscendo a impedire la sospensione dell'Egitto dall'Unione
Africana, motivata da un "trasferimento di poteri
incostituzionale", bella perifrasi per rivoluzione.
La borsa, invece, continua a dare soddisfazione, recuperando le perdite
dei giorni scorsi, e gli egiziani sognano. Un gruppo di giovani,
addirittura, ha lanciato una campagna su Facebook per raggiungere,
nell'arco di due anni, l'autosufficienza nella coltivazione del grano. Un
modo, secondo questi giovani, di coinvolgere pienamente i contadini nella
rivoluzione di tutti gli egiziani. Certo, ci sono tantissimi fattori
negativi che minacciano il futuro economico dell'Egitto. Da solo non potrà
farcela e chi mai avrà la volontà di aiutarlo? Eppure, gli egiziani ci
credono davvero, e questa convinzione, mista a testardaggine e orgoglio
nazionale, può contribuire a far loro percorrere una lunga strada. Glielo
auguro di cuore.
Ma nel subbuglio delle infinite trasformazioni dell'Egitto, tuttavia,
nessuno ha dimenticato che oggi sarebbe stato il compleanno di Muhammad Bu
Azizi, il giovane tunisino che, dandosi fuoco, ha incendiato tutto il
Medio Oriente con le rivoluzioni arabe. Oggi, i giovani egiziani gli hanno
rivolto un pensiero particolare.
Un saluto affettuoso a tutti,
Elisa
Date:
30 marzo 2011 18.48
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 47
Cari
amici e amiche,
l'esercito ha da poco annunciato la dichiarazione costituzionale tanto
attesa, che comprende in tutto 63 articoli. Già si prevede, nei prossimi
giorni, un intenso dibattito, ma intanto vediamo i punti fondamentali
della dichiarazione:
- l'Egitto è dichiarato essere uno stato democratico, fondato sulla
cittadinanza
- l'islam è la religione di stato e la sharia è la fonte principale
della legislazione (l'articolo 2 della vecchia Costituzione)
- sono assicurate la libertà religiosa e di opinione
- il Presidente della Repubblica dovrà nominare, entro 60 giorni dalla
sua elezione, un vice (i giovani chiedevano che il vice fosse eletto) ed
assumerà la funzione di capo delle forze armate immediatamente dopo la
sua elezione
- nel Parlamento, sarà mantenuta la quota del 50% destinata ai
rappresentanti di operai e contadini, oltre alle quote rosa
- fino alle prossime elezioni parlamentari, il Consiglio dei Ministri
coninuerà a coordinarsi con il Supremo Consiglio delle Forze Armate nel
delineare le politiche necessarie alla fase di transizione
- le leggi di emergenza saranno rimosse poco prima delle elezioni
parlamentari (ahimé, ancora sei mesi!)
- sono inclusi nella dichiarazione costituzionale i 9 emendamenti
approvati con il referendum del 19 marzo scorso, che stabiliscono le
condizioni per candidarsi alla Presidenza
- dopo le elezioni parlamentari e presidenziali, le due camere del
Parlamento procederanno ad eleggere un'assemblea costituente che redigerà
una nuova Costituzione definitiva, da sottoporre a nuovo referendum
Questa la sostanza della dichiarazione costituzionale appena diffusa sui
mass media. Le elezioni parlamentari si svolgeranno a settembre e quelle
presidenziali a ottobre o novembre. Da notare che la dichiarazione non ha
affrontato nessun "tema caldo", ad esempio la questione del voto
agli egiziani all'estero. Il livello del gradimento di questa
dichiarazione, comunque, si misurerà venerdì prossimo in piazza Tahrir.
Nel frattempo, fa ancora discutere la modifica alla legge sulla formazione
dei partiti, annunciata l'altro ieri. La critica più ascoltata, avanzata
ad esempio dai Fratelli Musulmani, ma anche dalla Coalizione dei Giovani
della Rivoluzione, riguarda la necessità di presentare 5000 firme per
poter fondare un partito. Questo numero sembra eccessivo, considerando il
poco tempo disponibile prima delle elezioni. Comunque, la richiesta di
fondare il primo partito è già stata presentata ieri: è il partito di
Ayman Nur, la "Libera coalizione egiziana per il domani", per
utilizzare il nome completo. Muhamma Badia, invece, la Guida Suprema dei
Fratelli Musulmani, ha invitato ancora una volta i copti a unirsi al loro
partito, invito che non credo sarà accolto, ma nulla è da escludersi.
Anche i salafiti, oggi, tentano di recuperare terreno con i copti,
denunciando il tentativo di coinvolgerli in conflitti religiosi con i
cristiani. Di nuovo la contro-rivoluzione in azione? Anche questo può
essere, ma non c'è dubbio che i salafiti si siano sempre distinti per
posizioni niente affatto concilianti verso i cristiani.
Intanto, la lista dei candidati alla Presidenza si allunga ancora,
aggiungendo il nome dell'ex ministro delle forze armate, Magdi Hetata, il
quale divulgherà il suo programma elettorale al più presto. Dubito, però,
che questa candidatura raccoglierà molti consensi, dato che si tratta di
un personaggio legato al vecchio regime. Basta vedere come è stata
commentata la notizia odierna che il ben più innocuo (si fa per dire,
perché è sospettato anche lui di gravi episodi di corruzione) Zahi
Hawass è stato riconfermato ministro delle antichità (tale ministero è
stato separato da quello della cultura). Ebbene, per festeggiare la sua
nomina, Zahi Hawass ha inviato un tweet (ormai tutti, incluso le forze
armate, usano i social networks per comunicare!) in cui diceva: "Sono
felice di essere di nuovo ministro delle antichità!". Il suo tweet
ha ricevuto varie risposte sarcastiche e lapidarie, tra cui la più
gentile è stata: "Beh, sei proprio l'unico a esserlo!".
Il Ministero degli Interni, invece, ha iniziato la selezione dei nuovi
agenti della neonata Sicurezza Nazionale. Gli egiziani incrociano le dita
di mani e piedi! Qui si gioca davvero il futuro del paese. Se il nuovo
apparato di sicurezza dovesse essere uguale al precedente, cioè uno stato
nello stato votato alla tortura e a ogni sorta di violazioni delle libertà
dei cittadini, allora la rivoluzione sarebbe davvero fallita.
La borsa, invece, continua a volare e le famiglie dei martiri hanno
finalmente cominciato a ricevere i dovuti indennizzi (perdere un padre, o
un figlio, per le famiglie egiziane significa molto spesso morire di fame,
dato che sui maschi grava di solito tutto il peso del mantenimento della
famiglia). Inoltre, l'Egitto fa progressi nel tessere nuove relazioni
internazionali. La visita in Sudan del primo ministro Sharaf è stata
determinante per far ripartire la cooperazione tra i paesi del bacino del
Nilo sullo sfruttamento delle acque del fiume. Il potenziale del fiume non
è stato ancora sfruttato appieno, dunque, invece di litigare, i paesi del
bacino del Nilo si avviano a studiare insieme il modo per soddisfare le
esigenze di tutti. Se questo avverrà realmente, sarà un successo enorme
per il nuovo Egitto.
Tuttavia, la cosa che più mi ha colpito oggi è un fatto passato per lo
più inosservato, ovvero le forme di consultazione popolare che si stanno
sperimentando in Egitto, su questioni che riguardano ampi settori della
vita del paese. Faccio alcuni esempi. Nel caso delle acque del Nilo si è
aperto un vero e proprio dialogo nazionale che ha coinvolto, per tre
giorni, centinaia di intellettuali, esperti legali, rappresentanti della
società civile e anche giovani della rivoluzione. Un simile dialogo, al
quale hanno partecipato 160 personalità pubbliche, si è aperto a
proposito della necessità di migliorare i salari. E per quanto riguarda
le prossime elezioni parlamentari, il Centro Informazioni del Consiglio
dei Ministri ha voluto effettuare un sondaggio sul sistema preferito dagli
egiziani per esprimere il proprio voto alle parlamentari. Su Facebook, però!
La cosa potrà sembrare strana, ma è così che si raggiungono le masse di
giovani che rappresentano la maggioranza nel paese (più del 50% della
popolazione ha meno di 25 anni) e, in un modo o nell'altro, determineranno
il futuro degli egiziani.
Quest' immagine dell'Egitto che avvia febbrili consultazioni su ogni cosa,
contrasta grandemente con quella dei carri armati e della dittatura
precedente. C'è davvero una società emergente che si distingue
nettamente dal passato per cultura democratica. Certo, non è ancora una
cultura maggioritaria e la battaglia è lunga per affermarla saldamente,
ma si sta sviluppando in fretta. Niente male per un paese che, secondo le
parole di Omar Suleyman, il vice di Mubarak, e di tantissimi occidentali,
non era pronto per la democrazia. Io, invece, l'unica vera democrazia del
Medio Oriente l'ho vista in piazza Tahrir. Speriamo che faccia scuola,
anche in Occidente.
In allegato, vi lascio la testimonianza di Wael Farouq, uno dei
"protagonisti" di questa newsletter che alcuni di voi conoscono
bene. Poiché mi ha dato il permesso di farla girare, ve la trasmetto
volentieri. Wael parla della sua esperienza diretta della rivoluzione
egiziana da un punto di vista interessante. E' una testimonianza che vi
consiglio di leggere con attenzione, perché potrà servire a far cadere
qualche stereotipo.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
testimonianza wael farouq.pdf
Date:
31 marzo 2011 18.06
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 48
Cari
amici e amiche,
ieri ho parlato dell'iniziativa del governo di aprire un dialogo nazionale
su vari argomenti e oggi ho cercato di capire meglio di che si tratta. Il
"dialogo" è iniziato ieri sera, con la prima seduta. A
presiederla c'era Yehia el-Gamal, vice premier, mentre tra gli invitati
erano presenti illustri personalità, ad esempio il presidente della Lega
Araba Amr Musa, il magnate egiziano Naguib Sawiris (cristiano e uomo più
ricco del paese), il portavoce dei Fratelli Musulmani Essam el-Arian, il
leader di Kifaya George Ishaq, il leader progressista dei Fratelli
Musulmani Abdel Moneim Abul Futuh, la vice presidente della Corte
Costituzionale Tahani al-Jibaly, l'illustre professore Galal Amin, il vice
presidente della Corte di Cassazione (e candidato alla Presidenza) Hisham
el-Bastawisi, l'ex segretario generale del Partito Nazional Democratico
Hossam Badrawi, e si potrebbe continuare ancora. Non c'era Mohammed El
Baradei, il quale ha tuttavia annunciato che parteciperà agli incontri
successivi. Non c'erano nemmeno i rappresentanti dei partiti Wafd, Tagammu
e i Nasseriani. Ma soprattutto mancavano i giovani della rivoluzione. Non
hanno voluto venire, nonostante l'invito rivolto loro dal Consiglio dei
Ministri. I giovani del 25 gennaio, infatti, considerano l'iniziativa del
dialogo nazionale una semplice farsa mediatica di vecchio stampo che non
produrrà alcun risultato tangibile.
Asma Mahfuz, una delle cyber-attiviste legata al Movimento 6 Aprile, ora
nella Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, ha commentato che l'invito
al dialogo è giunto molto in ritardo, dopo esser stato chiesto per molto
tempo da varie personalità pubbliche. Inoltre, i giovani attendono ancora
dei fatti, lamentando la lentezza della risposta del governo e delle forze
armate. Ad esempio, i giovani chiedono da tempo il processo di alcuni
personaggi chiave del regime ancora a piede libero - tra parentesi, sembra
che qualcosa inizi a muoversi su questo versante, ma attendo di saperne di
più - chiedono che l'informazione e le università vengano
"ripulite" dalle "bocche" di Mubarak e figli, e che i
processi militari di civili abbiano termine. Ma nulla di tutto questo è
sull'agenda degli incontri del dialogo nazionale.
I temi in discussione saranno comunque importanti, dall'istruzione alla
situazione nel Sinai. Tuttavia, non sono solo i giovani a nutrire dubbi
sulla reale efficacia di questo dialogo. Tanti altri hanno infatti
espresso la speranza che, ad ogni seduta, seguano decisioni concrete,
riguardanti argomenti fondamentali per il paese. L'ordinamento dello
stato, ad esempio, deve orientarsi verso una repubblica presidenziale o
parlamentare? Come riformare le università, strette, in passato, nella
morsa del regime? Quali regole dare alle elezioni di ogni tipo, in ogni
settore della vita del paese, dalle elezioni politiche e amministrative,
alle elezioni dei rappresentanti sindacali, ecc.? Come rendere la
magistratura pienamente funzionante e indipendente? Alcuni hanno anche
espresso la necessità di rivedere a fondo la politica estera dell'Egitto,
di stabilire un nuovo patto sociale e di dare inizio a un dialogo
islamo-cristiano per una pacifica convivenza civile. Temi di massima
importanza, che dovrebbero coinvolgere il massimo numero di voci. E'
improbabile che si potranno trovare soluzioni con un numero limitato di
sedute. Tuttavia, questo dialogo è un segno dell'Egitto che si trasforma.
Nella prima seduta di ieri, si è anche toccato un punto scottante, quello
riguardante le modalità di riconciliazione con gli esponenti del vecchio
regime. Inutile dire che l'idea è stata respinta con forza da più parti.
"Riconciliarci con chi???" - ha commentato un docente di scienze
politiche - "Noi vogliamo depurare lo stato da questi elementi
collusi con il vecchio regime, non riconciliarci con loro!". Nella
seduta di questa sera, invece, si parlerà delle acque del Nilo.
Ma un piccolo, significativo passo verso la democratizzazione si è fatto
anche oggi. Il Consiglio dei Ministri ha annunciato la ristrutturazione
completa della stampa statale, con la sostituzione dei vertici dei
giornali nazionali, come al-Ahram, Akhbar al-Youm e Aakhir Saa'a. I
direttori erano tutti uomini vicini a Gamal Mubarak, dunque si può ben
immaginare la manipolazione dell'informazione operata da questi giornali.
A questa notizia si aggiunge l'annuncio di un gruppo di editori che
intende creare l'Associazione Egiziana degli Editori dei Quotidiani
Indipendenti, più quello della costituzione di un simile organismo anche
all'interno del Maspero, ossia nella tv e nella radio egiziane.
Domani, invece, si torna in piazza Tahrir per il "venerdì del
salvataggio della rivoluzione". Oggi pomeriggio, per qualche ora, è
girata la falsa notizia, diffusa da giornali e radio, che i giovani
avevano deciso di rimandare la giornata. Niente di più falso. Forse
qualcuno ha paura della piazza e ha voluto confondere le acque, ma domani
si va a Tahrir. Il primo ministro Sharaf, che da piazza Tahrir ha tratto
la sua legittimità, è invitato a ritornare tra i giovani, per un
confronto. La manifestazione di domani, che si spera
"milionaria" come ai primi tempi della rivolta, è un test per
tutti: per i rivoluzionari, innanzitutto, per vedere se le diverse anime
della piazza sono ancora unite; per l'esercito, per verificare la tenuta
del suo legame con il popolo; infine per il governo che, come già
accennato, è stato scelto dal popolo e ora deve fare un primo bilancio
del suo operato di fronte alla piazza. L'appuntamento, dunque, è per
domani dopo la preghiera - o la messa - di mezzogiorno, a partire dalle
moschee e dalle chiese del Cairo (e del resto dell'Egitto, naturalmente),
il tutto all'ombra della nuova legge contro gli scioperi e le
manifestazioni.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Date:
1 aprile 2011 18.46
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 49
Cari
amici e amiche,
in questi istanti si sta concludendo la giornata di manifestazioni in
piazza Tahrir, nel cosiddetto giorno del "salvataggio della
rivoluzione". A giudicare dai commenti dei partecipanti, la giornata
è stata un successo, se non altro perché ha rinfrancato gli animi. Non
c'è stato il milione di persone atteso, "solo" decine di
migliaia di persone, ma del resto era difficile immaginarsi una
partecipazione maggiore, a circa un mese e mezzo di distanza dal
"venerdì della vittoria". Alla manifestazione hanno
sostanzialmente preso parte solo i giovani della rivoluzione, niente
partiti e niente islamisti, incluso i Fratelli Musulmani (anche se
qualcuno aveva affermato sui giornali che avrebbe partecipato). C'erano
invece i rappresentanti di molte categorie professionali, come i giudici e
gli avvocati. Una manifestazione variegata come al solito, dunque. Degna
di nota anche la gran quantità di venditori ambulanti che hanno
approfittato dell'occasione per incrementare i loro affari.
Per seguire la manifestazione, ho nuovamente fatto ampio uso dei social
network e delle tv di internet, scelta obbligata per poter rendermi conto,
oltre che degli avvenimenti, anche dell'atmosfera che si respirava in
piazza, visto che la copertura mediatica di tali dimostrazioni è sempre
scarsa. Tuttavia, piccolo segno di cambiamento, una cybernauta ha notato
che oggi, per la prima volta in assoluto, la tv egiziana ha aperto il tg
con piazza Tahrir.
Venendo alla giornata di oggi, comunque, tutto si è svolto pacificamente.
Passato mezzogiorno, diversi cortei sono partiti dalle moschee e dalle
chiese dei quartieri del Cairo, confluiti poi in piazza Tahrir, dove i
dimostranti si sono disposti su un lato della piazza per non bloccare
interamente il traffico. Stessa cosa ad Alessandria e in altre città,
nelle relative piazze centrali. La temperatura era decisamente torrida, a
sentire i partecipanti, con punte oltre i 35 gradi, tanto che in molti
hanno scherzato dicendo: "Meno male che abbiamo fatto la rivoluzione
a gennaio, altrimenti, con questo tempo, non ce l'avremmo mai
fatta!". In effetti, il caldo ha creato qualche problema, perché non
si è pensato di portare adeguate scorte d'acqua. Tuttavia, l'atmosfera
gioiosa non è stata affatto rovinata da questo contrattempo, anzi tutto
il contrario. L'atmosfera era gioiosa, ma anche pervasa da uno spirito
rivoluzionario per niente acquietato. Uno degli slogan di oggi, infatti,
è stato: "Il popolo che fa la rivoluzione a metà, si scava la fossa
da solo". E la piazza ha ancora tante, importanti richieste, avanzate
con forza al governo Sharaf e alle forze armate, entrambi meno popolari di
un tempo tra le fila dei giovani. Tali richieste includono: il processo
rapido dei "simboli della corruzione" del vecchio regime, con
relativa confisca dei loro beni, lo scioglimento del Partito Nazional
Democratico, il repulisti dell'informazione dai fantocci di Mubarak, la
liberazione dei restanti prigionieri di opinione e il permesso di
manifestare pacificamente, senza restrizioni (a proposito, anche Amnesty
International si è pronunciata contro la nuova legge egiziana che limita
fortemente il diritto di manifestare).
E' stato un vero piacere, oggi, rivedere i giovani egiziani in piazza e
poter riassaporare ciò che chiamerei la loro spontanea vitalità
democratica. C'erano capannelli di discussione ovunque, dibattiti ad ogni
angolo, con tanta voglia di esprimere la propria opinione. Uno dei punti
centrali del dibattito è l'opportunità o meno di una riconciliazione con
gli esponenti del vecchio sistema di potere. Chiaramente, la maggioranza
vuole che prima paghino per i crimini commessi e restituiscano agli
egiziani il maltolto, anche in termini di dignità.
La cosa più bella di questi giovani, tuttavia, è vedere il modo in cui
discutono. Anche negli scontri più duri, il dibattito resta sempre
civile. Si vede che credono nel dibattito e, pur nella differenza di
opinioni, hanno un linguaggio comune. Ribattono argomenti con argomenti,
non scadono negli insulti personali, né usano parole svuotate di
significato. E' stata una vera boccata d'aria anche per me poter seguire
queste discussioni, distogliendo lo sguardo - e le orecchie - dai penosi e
indecenti dibattiti italiani. Loro sì che sanno dare il giusto valore
alla libertà di opinione e di espressione, dato che ne sono stati privati
per lunghissimo tempo. Al di là delle difficoltà che la rivouzione sta
incontrando sulla sua strada, i giovani sono ancora ben consci della
differenza rispetto a prima. Un tweet di oggi, ad esempio, mi ha commosso.
Diceva: "E' comunque una bella cosa poter marciare senza essere
picchiati, inondati di gas lacrimogeni, colpiti dai cannoni ad acqua,
trattati come bestiame e arrestati". Un altro tweet, invece, dal
cuore di piazza Tahrir, diceva semplicemente: "Sono felice".
Anche in questa giornata ha potuto sfogarsi l'irrefrenabile senso
dell'umorismo egiziano. E' inutile, non importa se il periodo è delicato,
complicato o perfino drammatico, gli egiziani amano scherzare su tutto. Un
gruppo di giudici, presieduto nientemeno che dal vice presidente della
Corte di Cassazione, ha inscenato in mezzo alla piazza un finto processo a
Mubarak. Un attore si è messo davanti al viso un cartone con la faccia di
Mubarak ed è partita l'esilarante messa in scena. Tra il serio e il
faceto, ovviamente, perché le accuse nel finto processo erano tutte
autentiche. Una ragazza, molto divertita, ha detto che non avrebbe mai
potuto perdersi, prima di morire, il processo di Mubarak, nemmeno quello
finto. Poi, verso le tre e mezza, è arrivata la notizia di un terremoto
al Cairo, di magnitudo 6. In realtà, l'epicentro è stato a Creta, ma il
terremoto si è sentito in tutto il nord dell'Egitto. Apriti cielo! Quale
occasione per sbizzarrirsi con le battute! Il primo commento che ho
registrato su Twitter è stato: "Così, però, non c'è stabilità!".
Dopodiché, tempo un'ora o poco più, una pagina di Facebook già
raccoglieva decine di battute sul terremoto: "I salafiti negano di
avere alcun legame con il terremoto che ha colpito Alessandria poco
fa", "La televisione egiziana nega che ci sia stato alcun
terremoto, affermando che il paese gode di piena stabilità, sono solo
voci tendenziose", "E' un complotto
salafito-islamo-liberal-cristiano con la partecipazione di qualche
elemento di Hamas!", e via così...
Insomma, i giovani della rivoluzione non hanno perso il loro spirito, ma
neanche la determinazione a proseguire la rivoluzione che, come ben sanno,
non finirà qui. Forse, la marcia del milione tornerà anche venerdì
prossimo. Nel frattempo, vedremo le reazioni alla giornata di oggi da
parte di governo ed esercito. Se risponderanno alle richieste della
piazza, sarà un segno che la piazza non ha perso il suo potere di far
pressioni.
Cari saluti a tutti,
Elisa
Date:
2 aprile 2011 18.16
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 50
Cari
amici e amiche,
ancora non si spengono gli echi della giornata di ieri, in piazza Tahrir.
Un prima conseguenza delle proteste, forse, è la dichiarazione odierna
del Procuratore Generale, il quale ha affermato di essere pronto a
convocare in tribunale Mubarak e la sua famiglia, oltre agli altri
esponenti del PND sotto accusa, non appena riceverà i risultati delle
indagini su di loro. Sara'... Ma intanto i giovani della rivoluzione
stanno già preparando un'altra manifestazione per venerdì prossimo, 8
aprile, dal titolo "il venerdì della giustizia", oppure
"il venerdì dell'insistenza" (l'inventiva abbonda).
Anche Papa Shenouda ha qualche guaio giudiziario. Si tratta della
questione della donna copta che si sarebbe convertita all'islam e che la
chiesa terrebbe sequestrata da qualche parte. Non si sa se sia vero o no,
tuttavia il giudice vuole vederci chiaro, pertanto ha inviato a Papa
Shenouda un mandato di comparizione per il 19 aprile. Come recita uno
slogan della rivoluzione, davvero "nessuno è al di sopra della
legge"! Vedremo come si comporterà adesso Papa Shenouda.
I salafiti, intanto, hanno ricevuto condanne unanimi da parte di tutte le
autorità islamiche, dal mufti della Repubblica ai sufi. Il motivo è
l'opera di distruzione di alcuni mausolei, all'interno di diverse moscheee
del paese, che hanno intrapreso la settimana scorsa. I sufi hanno
addirittura accusato il Ministero delle Fondazioni Islamiche di connivenza
con i salafiti, perché le moschee sono state lasciate completamente
sguarnite durante gli attacchi. Di oggi, invece, è la notizia che i
salafiti sarebbero in favore del taglio della mano per i ladri e della
fustigazione per gli adulteri. Che dire... Chi conosce l'Egitto sa quanto
queste affermazioni stridano con la realtà del paese, tuttavia speriamo
che questi gruppuscoli estremisti siano bloccati subito e non
strumentalizzati come in passato, perché comunque possono fare molto
male.
Nei Fratelli Musulmani, invece, le defezioni aumentano. Due leader
importanti hanno lasciato il movimento: Ibrahim al-Zaafrani, membro della
Shura della Fratellanza, e Abdel Moneim Abul Futuh, che già aveva
annunciato una volta le dimissioni, poi smentite e infine riconfermate.
I candidati alla Presidenza, nel frattempo, vanno a caccia di sostenitori.
El Baradei ha dichiarato di essere disponibile, in caso di vittoria, a
lasciar entrare nel governo anche i Fratelli Musulmani. Al tempo stesso,
si è detto pronto a nominare dei copti nelle mukhabarat, i servizi
segreti egiziani. Secondo lui, tuttavia, l'80% della popolazione non è
preparata alla democrazia e dunque le prossime elezioni non consentiranno
a tutte le forze politiche di essere rappresentate in Parlamento. Temo che
un'affermazione del genere non gli attirerà voti. Tanto per cominciare,
El Baradei è visto un po' come uno "straniero", dato che ha
passato più tempo all'estero che in patria, e frasi di questo genere
potrebbero servire ad attribuirgli ulteriormente un senso di superiorità
controproducente.
Ma mentre El Baradei incassa l'appoggio dei Fratelli Musulmani, Amr Musa
ottiene quello delle tribù beduine. El-Bastawisi, dal canto suo, dà
prova di moderatezza, annunciando che, se diventerà Presidente, non
annullerà il trattato di Camp David. La campagna elettorale è già
cominciata con sei o sette mesi di anticipo.
La notizia del giorno, tuttavia, è la decisione delle forze armate di
inasprire le pene per la violenza sessuale, fino alla condanna a morte. Le
autorità islamiche hanno già dichiarato che la decisione è in perfetto
accordo con la sharia. Il dibattito sulle violenze sulle donne, in realtà,
è in corso da tempo in Egitto, ma non è mai emerso con forza alla luce
del sole. Se non altro, questa decisione dell'esercito servirà a farne
parlare di più.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
Sunday, April 03, 2011 6:38 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 51
Cari amici e amiche,
mentre sto scrivendo, è in corso l'ennesimo mistero egiziano: dov'è
Mubarak? Circa un'ora fa, infatti, al-Jazeera ha diffuso la notizia che
l'ex presidente stesse dirigendosi in Germania, suggerendo una fuga da
parte sua. Poi, quando già c'era chi gridava al tradimento delle forze
armate (dato che a Mubarak e famiglia è stato proibito di lasciare il
paese, nella speranza di processarli tutti) e chi invece tirava un sospiro
di sollievo, perché la permanenza di Mubarak sul territorio egiziano non
è comunque rassicurante, è giunta prontamente la smentita dell'esercito,
attraverso la radio di stato. Nulla di fatto, dunque. Eppure, la smentita
non ha affatto rassicurato gli animi. Il "popolo di internet" si
è subito detto convinto che, in realtà, il divieto di lasciare il paese
per la famiglia Mubarak sia solo un provvedimento di facciata, un
contentino che l'esercito ha dato al popolo per evitare disordini. Sono in
molti a credere che Mubarak abbia conservato la libertà di andare e
venire dall'Egitto in segreto, come più gli aggrada. L'efficientissima
rete di Twitter (nella quale, solo poco tempo fa, non avrei mai pensato di
essere coinvolta!) si è subito messa in moto, alla ricerca di notizie
certe. Il Frequency Monitor Center olandese ha confermato che,
effettivamente, un aereo Gulfstream dell'Egypt Air Force è atterrato
nella Germania dell'Ovest (Mubarak, in passato, era stato a Heidelberg per
un'operazione delicata), dopo aver sorvolato l'Italia. Non si sa se l'ex
presidente fosse a bordo, pertanto è subito partito l'appello a scovare
Mubarak in Germania e a fotografarlo. Se qualcuno ci riuscisse, sarebbe un
bruttissimo colpo per le forze armate egiziane.
Ieri, tuttavia, è stato un altro evento a scuotere l'Egitto, questa volta
in ambito sportivo, se così si può dire. Infatti, ieri sera si è tenuta
una partita di calcio tra lo Zamalek, squadra egiziana, e l'Afriqi,
squadra tunisina. Era una partita del girone di ritorno del campionato
africano e sarebbe dovuta essere un'occasione di festa, per celebrare la
solidarietà tra i due popoli, dopo le rispettive rivoluzioni. Invece, a
tre minuti dalla fine, l'arbitro algerino annulla il terzo gol al Zamalek,
che stava vincendo 2 a 1. I tifosi della squadra egiziana, allora,
irrompono a migliaia nel campo di calcio, attaccando l'arbitro e i
giocatori, incluso quelli egiziani. Diversi i feriti e moltissimi i danni,
tanto che è dovuta intervenire la polizia militare. Le due squadre sono
state portate via dallo stadio a bordo di blindati. Questo episodio, il
primo di questo genere in Egitto, ha letteralmente scioccato l'opinione
pubblica egiziana. "Siamo stati uniti nella rivoluzione" - ha
commentato qualcuno - "ed ora il calcio ci divide?". Ma, come al
solito in Egitto di questi tempi, l'evento si colora di mistero, perché
le 22 persone arrestate in seguito alle violenze sono risultate essere dei
teppisti, già colpevoli, in passato, di risse e aggressioni. Ci sono di
nuovo i baltagheya, allora, dietro le violenze nello stadio del
Cairo? In effetti, la reazione dei tifosi del Zamalek, che dopotutto stava
vincendo, appare molto strana. E perché poi attaccare anche i propri
giocatori? Chi lo sa... Il fatto certo è che la Tunisia ha ricevuto scuse
ufficiali e il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha istituito una
commissione d'inchiesta per accertare i fatti. La gente, invece, ha
spontaneamente organizzato una manifestazione di solidarietà (e di scuse)
davanti all'ambasciata tunisina, che si sta svolgendo in questo momento.
Non si può dire che ci si annoi in Egitto in questo periodo.
Sul versante politico, invece, sorge un nuovo partito di ispirazione
liberale. Si tratta del partito degli Egiziani Liberi, fondato dal magnate
Naguib Sawiris. In realtà, il partito avrebbe dovuto chiamarsi "I
Fratelli Egiziani", tuttavia si è cambiato il nome per evitare
conflitti con i Fratelli Musulmani. Sia quel che sia, alla base del
programma del nuovo partito ci sarà la rinascita economica e sociale del
paese, oltre che la netta separazione dei poteri e l'indipendenza della
magistratura. Papa Shenouda, dal canto suo, vuol dare il proprio
contributo alla risoluzione del conflitto sulle acque del Nilo, avviando
un dialogo con la chiesa copta d'Etiopia. La speranza è che le due chiese
sorelle possano agire da mediatrici. La notizia negativa di oggi, invece,
è l'ennesimo rinvio del processo dell'ex ministro degli interni Habib
al-Adly. L'ha scampata ancora una volta, ma solo fino a domani, se non si
avrà nessun altro rinvio. I giovani, comunque, confermano l'appuntamento
di venerdì prossimo in piazza Tahrir, per il "giorno della
giustizia", o "dell'insistenza", oppure ancora (nome nuovo,
fresco fresco di oggi) "della legalità". Il significato,
comunque, è sempre lo stesso: la richiesta di processare tutti i corrotti
del vecchio regime. Un post sulla pagina Facebook di "Siamo tutti
Khaled Said" esprime benissimo il concetto: "Sono stati rubati
decine di miliardi e un terzo degli egiziani non ha da mangiare... Decine
di milioni di metri quadrati di terre sono stati distribuiti come regali
ai corrotti e un quarto dei giovani egiziani non riesce a trovare un
appartamento di 100 metri per sposarsi... Milioni di lire egiziane sono
state spese per comprare migliaia di funzionari di ministeri diversi e un
terzo di giovani egiziani non trova un posto di lavoro... Dopo la nostra
rivoluzione, sono state processate meno di dieci persone tra i
rappresentanti del vecchio regime, e tra di loro non c'è nessuno della
vecchia combriccola... Perché?"
Cari saluti a tutti,
p.s. nella foto allegata c'è scritto ""Non dormo!" ,
sottinteso della rivoluzione, ovviamente
Monday, April 04, 2011 5:29 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 52
Cari amici e amiche,
ore di pioggia intensa al Cairo, di quella che lascia le strade allagate
per giorni. Dopo il caldo di venerdì scorso, infatti, la temperatura è
scesa improvvisamente di sei gradi, avvolgendo il Cairo in un'ondata di
freddo (per gli standard egiziani, s'intende).
Non ci sono nuove notizie di grande rilievo, oggi, solo gli strascichi
degli eventi di ieri, dopo le violenze durante la partita tra lo Zamalek e
l'Afriqi tunisino. Tuttavia, mi ha interessato una notizia passata in
sordina, diffusa dal sito "Siamo tutti Khaled Said". L'unione
Generale degli Ufficiali di Polizia, costituita da più di 9000 agenti,
cioè il 30% della polizia egiziana, ha deciso di presentare le proprie
scuse al popolo egiziano, promettendo che mai più tacerà sulla giustizia
e sulla corruzione dentro il Ministero degli Interni. Una presa di
posizione coraggiosa che mostra come, anche all'interno della polizia, vi
sia un movimento di rinnovamento in senso democratico. Ricordo che la
"rieducazione" della polizia ai diritti umani è uno dei punti
caldi del dibattito interno egiziano, dunque è bene che l'iniziativa
parta dalla polizia stessa, anche se per ora coinvolge solo una minoranza.
Sempre parlando di corruzione, è giunta la notizia che la Procura
Generale abbia chiesto la massima pena per l'ex ministro degli interni
Habib al-Adly (questo solo per quanto riguarda le accuse di corruzione),
oltre che la restituzione del denaro sottratto al paese, da lui stesso
intascato. Inoltre, fatto ampiamente riecheggiato dai giornali, il
presidente del tribunale ha chiesto all'ex ministro di rimanere in piedi
nella sua gabbia per tutta la seduta processuale. Una piccola vendetta nei
confronti dell'ex ministro, considerato il maggiore responsabile delle
nefandezze della polizia segreta nei confronti dei cittadini egiziani?
Forse... Comunque, il presidente del tribunale ha giustificato la propria
richiesta, dicendo che lo stare in piedi avrebbe permesso ad al-Adly di
seguire meglio il processo, anzi - come ha riportato qualche giornale - di
non cadere addormentato!
Ancora niente di definito, invece, per quanto riguarda i processi del
cosiddetto "Mubarakistan", la cricca di Mubarak, anche se forse
qualcosa si sta muovendo. Si capirà meglio nei prossimi giorni. Anche per
quanto riguarda il processo di Mubarak si sta facendo qualche piccolo
passo in avanti. Al contrario, è stata smentita la convocazione in
tribunale per Papa Shenouda, sulla questione di Kamilia Shehata, la donna
che si sarebbe convertita all'islam e sarebbe tenuta reclusa da qualche
parte. In realtà, la storia della donna non è affatto chiara. C'è chi
dice che non si sia mai convertita all'islam e stia semplicemente
nascondendosi dal marito, dal quale, essendo cristiana, non può
divorziare. C'è chi dice invece che sia stata rapita e convertita a forza
da alcuni musulmani. Le voci abbondano e sarà difficile fare chiarezza.
In ogni caso, questa storia non è un caso isolato in Egitto. Molte donne
cristiane ricorrono alla conversione all'islam proprio per poter
divorziare, pertanto suggerisco, come al solito, estrema cautela nel
giudicare questi fatti, prima di accusare l'una o l'altra parte religiosa
di innata illibertà. Spesso, di mezzo, ci sono storie personali
complesse, in società altrettanto complesse, dove le cose non sono mai in
bianco e nero.
Un'altra notizia degna di interesse giunge da Alessandria. L'arciprete
della Chiesa dei Due Santi (quella dell'attentato di Capodanno) ha
affermato che non c'è nulla che impedisca ai copti di far parte di un
partito di ispirazione islamica. Infatti, secondo lui, non c'è alcun
problema con l'islam o con i musulmani, con i quali i cristiani convivono
e c'è una relazione d'amore. Semmai i problemi sono il fanatismo, la
violenza e le idee sbagliate. Parole sagge che giungono al momento
opportuno.
Un affettuoso saluto a tutti,
Elisa
Habib-al_Adly
Tuesday, April 05, 2011 5:47 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 53
Cari amici e amiche,
è proprio vero che con le buone si ottiene tutto... La manifestazione di
venerdì scorso, e quella annunciata per il prossimo venerdì, stanno
sortendo i primi effetti. Infatti, i tre "pezzi grossi" del
Partito Nazional Democratico, di cui si chiedeva da tempo il processo,
sono finalmente nei guai. Fathi Sorour, Zakariya Azmi e Safwat el-Sherif
(con relative consorti) non possono più disporre liberamente dei propri
beni, liquidi e non, poiché sono iniziate le indagini su di loro. C'è
anche un quarto nome nella lista degli indagati: Muhammad Ibrahim Suleyman,
ex ministro degli alloggi (da non confondersi con Omar Suleyman, il vice
presidente). E anche Mubarak e famiglia sono indagati. Ci voleva
l'ennesima manifestazione per giungere a questo punto? Pare di sì, e
venerdì prossimo ce ne sarà un'altra ancora più affollata, visto che
questa volta parteciperanno anche i Fratelli Musulmani.
E mentre il Consiglio Supremo delle Forze Armate assicura, durante un
incontro con i direttori di giornali e agenzie di stampa, che l'Egitto non
sarà governato da un altro Khomeini, i salafiti continuano a far
discutere. Affermano di essere estranei agli episodi di distruzione dei
mausolei all'interno di alcune moschee, pur condannando la loro presenza
in quei luoghi di preghiera. Dicono che è in corso una campagna contro di
loro (oggi, ad esempio, girava voce che avessero paragonato le statue dei
faraoni agli idoli della Mecca, prima dell'islam), dicono che i veri
autori delle violenze sono gli ex agenti della Sicurezza Nazionale, gli
stessi che starebbero operando per conto del PND, creando caos ovunque
possibile. A chi credere? Chi lo sa. Certo è che questo trinomio PND-ex
Sicurezza Nazionale-baltagheya sta diventando il capro espiatorio
per tutto. Comunque, non escluderei troppo in fretta l'ipotesi di un
complotto della controrivoluzione. L'Egitto è stato governato per troppo
tempo da polizia e servizi segreti, pertanto è difficile che si mettano
da parte senza opporre resistenza.
Intanto è stato risolto il caso dell'assassinio del prete copto di Assiut,
ucciso nel febbraio scorso. E' stata la domestica con tre complici, a
scopo di rapina. Ha confessato lei stessa. Alla base del delitto, dunque,
non c'era nessun conflitto religioso. Come dicevo ieri, per giudicare
bisogna essere molto attenti.
Movimenti interessanti, invece, si registrano nell'ambiente giornalistico.
Ieri sera si è tenuto un seminario, organizzato dal Centro dei
Giornalisti Uniti, diretto da Said Shoaib, che ha discusso le riforme del
sindacato dei giornalisti. Tutti i presenti hanno concordato sulla
necessità di cambiare la legge del sindacato, avanzando proposte di
riforma da presentare in Parlamento, quando questo affronterà
l'argomento. I punti più caldi del dibattito in corso riguardano la
ridefinizione della professione di giornalista e la trasformazione del
sindacato in un organismo di tutela dei giornalisti, e non - come è oggi
- in un semplice strumento per ottenere la licenza di esercitare la
professione e altri privilegi. Inoltre, è ormai chiaro che si debba
abbandonare l'idea di un sindacato unico pagato dallo Stato, per aprire la
strada alla formazione di una pluralità di sindacati indipendenti, come
in qualsiasi paese normale.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
p.s: in allegato, una foto che illustra in maniera eloquente il ruolo
delle donne nella rivoluzione egiziana.
Wednesday, April 06, 2011 10:31 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 54
Cari amici e amiche,
oggi è il 6 aprile, anniversario dell'omonimo movimento egiziano che, nel
2008, ha organizzato uno sciopero generale ormai famoso, considerato uno
dei segni premonitori della rivoluzione di gennaio. E quale notizia poteva
rendere i festeggiamenti del movimento 6 aprile ancora più gioiosi, di
quella dell'imminente processo di Mubarak e compagnia? Tanto per
cominciare, è stato arrestato l'ex ministro degli alloggi Ibrahim
Suleyman (o Soliman, all'egiziana). Poi, è giunta la notizia che domani
inizierà l'interrogatorio di Zakariya Azmi, ex capo dell'Ufficio di
Presidenza (dunque uomo vicinissimo al rais) e uno dei "tre big"
della corruzione del vecchio regime, mentre la prossima settimana sarà il
turno di Gamal Mubarak. Infine, ciliegina sulla torta, Mohammed Husein
Tantawi, capo del Supremo Consiglio delle Forze Armate, ha formato una
commissione speciale, incaricata di intraprendere tutte le misure
necessarie a procedere contro Mubarak padre, per quanto riguarda la
questione dell'accumulo di ricchezze indebite. E queste ricchezze sono
impressionanti! Il giornale al-Masry al-Youm ha pubblicato oggi una serie
di fotografie della villa-castello di Sharm el-Sheykh, dove Mubarak è
"confinato". La villa, di cui allego due foto, è costruita in
riva al mare, praticamente sulla barriera corallina, dice il giornale. I
mobili sono importati da Stati Uniti e Europa e, per la costruzione, si
sono adottate tecniche raffinatissime, perché il terreno particolare
della costa non è facile da lavorare. Il costruttore è un noto uomo
d'affari che, se non ricordo male, è anche implicato nello scandalo della
vendita del gas a Israele a prezzi irrisori.
Mubarak, tuttavia, non sembra intenzionato a collaborare. Pare che le sue
guardie, ieri, si siano rifiutate di ritirare un mandato di comparizione
per il loro padrone, cosa che ha suscitato le ire dei magistrati, i quali
hanno fatto notare che ormai Mubarak è un comune cittadino e non gli
vanno usati riguardi. I giornali, a questo punto, hanno prontamente fatto
sapere che "le condizioni sue e della sua famiglia si sono
aggravate", come sempre quando per loro tira brutta aria. Ma
nonostante la sua evidente ritrosia, Mubarak si sta anche preparando. Ha
già costituito un team di avvocati difensori, capeggiati da un inglese. Sì,
perché il made in Egypt è sempre andato bene solo per i poveri.
Queste ultime notizie hanno rinfrancato la piazza, ma l'appuntamento di
venerdì prossimo non è affatto rimandato, anzi la manifestazione è
confermata e la gente è più decisa che mai ad andare fino in fondo.
Sul versante religioso, si è avviato un interessante dialogo tra alcune
organizzazioni di giovani copti e i giovani dei Fratelli Musulmani. I
compagni "più grandi", nei giorni scorsi, avevano rifiutato il
dialogo, ma i giovani hanno deciso di provare. Ora però sta entrando in
scena un altro "attore religioso": si tratta dei sufi, tirati in
ballo dai salafiti che, negli ultimi giorni, li hanno presi a bersaglio
assieme ai copti. Lo sheykh sufi più importante di Alessandria,
Gaber Qasim al-Khuli, ha dichiarato oggi che è necessario entrare in
politica per opporsi ai salafiti. Ci sarà un partito sufi dunque? Forse,
e non ci sarebbe da stupirsi. Ma la cosa più interessante del discorso di
al-Khuli è l'aver riconosciuto apertamente che i sufi hanno commesso un
grosso sbaglio nell'appoggiare incondizionatamente Mubarak e il Partito
Nazional Democratico per anni e anni. Infatti, i sufi non sono certo stati
da meno di al-Azhar e della Chiesa Copta nel soffocare ogni passato
tentativo di rivolta, ma i tempi sono cambiati.
Per augurarvi la buonanotte vi lascio con una delle tante canzoni della
rivoluzione (dal tono dolce, questa volta, niente rap). S'intitola "Kan
lazim" (Era necessario). La cosa interessante del video è il legame
esplicito che esso instaura tra la rivoluzione di luglio del '52 e la
rivoluzione attuale di gennaio. Il protagonista, all'inizio del video,
scrive la data della prima, poi, alla fine, la cancella e scrive la data
del 25 gennaio 2011. Anche se la canzone è in dialetto egiziano, senza
sottotitoli, le immagini sono eloquenti.
http://www.youtube.com/watch?v=B_n_e_Wt6oI
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Thursday, April 07, 2011 8:34 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 55
Cari amici e amiche,
l'Egitto sta assistendo a una vasta operazione "mani pulite",
risultato delle proteste di venerdì scorso. Ho quasi perso il conto degli
indagati e degli arrestati, eppure la lista è ancora lunga. Tante teste
illustri stanno cadendo. Ad esempio, la procura ha richiesto oggi
l'incarcerazione di Ahdi Fadli, ex direttore amministrativo di Akhbar
al-Youm, uno dei giornali che, pochi giorni fa, è stato coinvolto nel
piano di ristrutturazione dei vertici della stampa nazionale egiziana. Il
direttore aveva lasciato il suo posto meno di una settimana fa ed ora la
procura ne chiede l'incarcerazione per 15 anni, con l'accusa di
corruzione. E secondo il giornale al-Ahram, il Ministero dell'Istruzione
Superiore e il Consiglio Supremo delle Forze Armate starebbero
programmando un ricambio analogo dei vertici delle università, come gli
studenti chiedono da settimane. Secondo un'altra notizia diffusa oggi,
invece, sette ex ministri avrebbero pagato una consistente mazzetta a
Gamal Mubarak per accedere ai rispettivi ministeri. Si attendono ulteriori
indagini e convocazioni in tribunale.
La lotta alla corruzione, dunque, sembra essere davvero la prossima
battaglia della rivoluzione e, accanto a questa, la lotta per ridurre l'ncredibile
sperequazione degli stipendi, in parte conseguenza di tale sistema
corrotto. Si pensi che, mentre figli e parenti degli ex "big"
del potere potevano guadagnare, in media, anche 35000 pound al mese (circa
5000 euro), gli stipendi della maggioranza degli egiziani non superavano i
99 pound (14 euro) al mese. Un'impiegata della Bank Misr prendeva
addirittura 200000 pound mensili (più di 28000 euro), solo perché era
parente dell'ex primo ministro Nazif. Bastano questi pochi dati per capire
perché la gente sia furibonda all'idea che i corrotti possano farla
franca. E Mubarak è certo colui che più si è arricchito alle spalle
della sua stessa gente, dunque il suo processo è un punto imprescindibile
per decretare il successo della rivoluzione. Tuttavia, gira voce che
l'esercito, prima della caduta di Mubarak, abbia promesso all'ex
Presidente l'immunità, in cambio delle sue dimissioni. La notizia è
stata fortemente smentita, ma solo i fatti potranno provare la realtà o
la falsità di questo accordo segreto.
Per quanto riguarda le prossime elezioni parlamentari, invece, qualcuno
dice che si potrà utilizzare il voto elettronico (cosa che risolverebbe
il sovraffollamento dei seggi, osservato durante il referendum scorso).
Tuttavia, le forze partitiche preferibbero sperimentare il voto
elettronico con le elezioni sindacali, prima di applicarlo alle
parlamentari. E' comunque interessante che si parli di questo in Egitto.
Questo dibattito, come quello che si sta diffondendo sulla preservazione
dell'ambiente, sembrerebbe riservato ai paesi avanzati e moderni (e per i
più l'Egitto non è considerato tale). E, invece, il neo-Egitto ha il
coraggio (la presunzione, secondo qualcuno) di volerli affrontare da
subito, senza neanche aspettare di completare la transizione democratica.
Sempre per quanto riguarda le parlamentari, i Fratelli Musulmani hanno
aggiustato il tiro delle proprie ambizioni. Se in passato avevano
dichiarato di voler concorrere solo al 20% dei seggi, ora mirano al 49%,
però ancora non parlano di loro candidati alla Presidenza. Il Movimento 6
aprile, invece, ha deciso che non si trasformerà in partito. I suoi
aderenti, infatti, hanno orientamenti politici troppo vari e costituire un
partito vorrebbe dire escluderne molti. Dunque, il Movimento 6 aprile
preferisce trasformarsi in ONG, preservando la propria unità e, allo
stesso tempo, la propria diversità sociale interna. In tal modo, dicono i
leader, il movimento potrà continuare ad avere grande influenza sulla
società, soprattutto per quanto riguarda la lotta per la
democratizzazione e i diritti dei lavoratori.
Anche oggi, comunque, l'Egitto ha avuto il suo giallo quotidiano. E'
scoppiata una piccola bomba al sito delle piramidi, ferendo tre venditori
ambulanti che avevano visto spuntare qualcosa da sotto la sabbia e avevano
pensato che si trattasse di qualche reperto prezioso emerso dal deserto.
Invece, era una bomba. Potrebbe essere stato un residuo bellico, ma è
dall'invasione napoleonica che non vi è più stata alcuna battaglia sul
sito delle piramidi. Allora è un attentato? Qualcuno ha già puntato
sicuro il dito sui salafiti, tanto per cambiare. Ma il fatto resta un
giallo, per ora.
E a proposito dei salafiti... Il giornale al-Jumhuriya ha proposto di
radunare attorno allo sheikh di al-Azhar tutte le componenti
dell'islam egiziano, per un dialogo "intra-islamico": Fratelli
Musulmani, sufi, salafiti, "azhariti"... Proposta azzardata,
visto che non corre affatto buon sangue tra loro.
Domani, comunque, è di nuovo venerdì, il giorno in cui le piazza
arabe acuiscono le loro proteste (ormai gira la battuta che alcuni mufti
stiano seriamente pensando di abolire il venerdì!). In Egitto sarà il
"giorno della purificazione" (sì, alla fine questo è il nome
su cui la maggioranza si è messa d'accordo), per chiedere il processo di
tutti i corrotti ancora a piede libero. Vi allego la locandina della
giornata. Da destra a sinistra, in ordine di importanza crescente, si
vedono: Fathi Sorour, Zakariya Azmi (arrestato oggi, tra l'altro), Safwat
el-Sherif, Gamal Mubarak e Hosni Mubarak. In piazza Tahrir ci sono già
400 persone, in attesa della manifestazione di domani.
Un abbraccio a tutti,
Elisa
p.s: per chi è in zona, vicino a Torre Pellice, e per chi è interessato,
domani sera sarò al circolo "Fare nait", dove racconterò la
rivoluzione egiziana attraverso le fotografie e i video, prodotti e fatti
circolare dai "giovani di internet", i protagonisti principali
della rivolta

Saturday, April 09, 2011 12:10 PM
Subject: rivoluzione egiziana - atto secondo
Cari amici e amiche,
la rivoluzione egiziana si è riaccesa. I ragazzi di piazza Tahrir, questa
volta, ce l'hanno fatta, il "venerdì della purificazione e del
processo" ha avuto un grande successo, portando in piazza centinaia
di migliaia di persone, se non i milioni che alcuni giornali hanno
riferito. Non si vedeva un'affluenza così grande in piazza Tahrir da
prima della caduta di Mubarak, segno dello scontento generale per
l'operato dell'esercito fino ad ora. Questa volta hanno partecipato anche
i Fratelli Musulmani e i partiti, che avevano disertato l'appuntamento di
venerdì scorso. Di nuovo tutti in piazza, dunque. Anche Wael, a Tahrir
assieme agli altri amici, mi manda un sms: "Siamo tutti qua per
ricaricare la rivoluzione e la speranza". Il rischio di un ritorno
alla "normalità", in senso antidemocratico, è molto sentito.
Al contrario di venerdì scorso, si nota anche la presenza dell'esercito,
schierato a controllare gli eventi. Elicotteri militari sorvolano la
piazza, cosa che non succedeva dal tempo della prima Marcia del Milione,
il 1 febbraio scorso. In piazza, ci sono tante bandiere, di tutti i paesi
arabi in lotta: Libia, Tunisia, Siria, Yemen, Bahrein, persino il Libano,
ma soprattutto la Palestina. Tante, tantissime bandiere palestinesi che
sventolano in sostegno di Gaza, di nuovo sotto attacco israeliano. E
naturalmente c'è la tradizionale lunghissima bandiera egiziana, che si
allunga anche questa volta. In piazza, si segnala anche la presenza degli
operari delle fabbriche militari di Helwan, che protestano contro i
sindacati gestiti dallo Stato. Invece, il padrone di Faraeen TV, Tawfiq
Okasha, viene cacciato dai manifestanti, che non gli permettono di entrare
in piazza. Okasha, ai primi tempi della rivoluzione, aveva sostenuto
Mubarak ed è anche noto per le sue posizioni negazioniste sull'olocausto,
oltre che per il suo contributo a divulgare l'idea di un complotto ebraico
planetario, secondo quanto sostenuto dai Protocolli di Sion.
Prima di tutto si tiene la preghiera del venerdì e i cristiani, a loro
volta, recitano le loro preghiere. Un tweet informa che, per un istante,
le invocazioni ad Allah dei musulmani e gli "amen" dei cristiani
risuonano insieme, come da tradizione in piazza Tahrir. Poi, è il turno
dei discorsi dal palco. La tv di Stato, forse per la prima volta
dall'inizio della rivoluzione, segue da vicino gli avvenimenti. E' lì, in
piazza con la gente, ma quando gli speaker salgono sul palco per fare il
loro discorso, copre le loro parole con i commenti dei giornalisti, oppure
trasmette solo le immagini, accompagnate da canzoni. Dopodiché, inizia il
secondo atto del processo popolare a Mubarak, già iniziato venerdì
scorso. Il processo è tenuto da un vero giudice e vi sono anche veri
testimoni. Solo Mubarak è assente, ma c'è la sua gigantografia,
rinchiusa in una gabbia. Il primo testimone dell'accusa è la madre di
Khaled Said, il blogger assassinato dalla polizia mesi prima dello scoppio
della rivoluzione. Questa donna coraggiosa ha quasi sempre partecipato,
pur distrutta dal dolore, a tutte le iniziative della rivoluzione, in
memoria del figlio. Il verdetto del processo, tuttavia, viene rimandato a
venerdì prossimo, a Sharm el-Sheykh. Si fa strada, infatti, l'idea di
tenere il prossimo raduno del milione proprio nei pressi della villa
dell'ex rais. La rivoluzione alza di nuovo il tiro.
Ma ciò che più ha distinto la giornata da quelle che l'hanno preceduta,
è stato il mutato sentimento nei confronti dell'esercito. Le forze armate
non godono più del favore incondizionato della folla. Si sono sentiti
moltissimi slogan contro i militari (tutti censurati dalla tv statale), in
particolare contro il feldmaresciallo Tantawi, ministro della difesa e
ora, sostanzialmente, capo dello Stato. Il blogger Sandmonkey ha
commentato con ironia: "Caro mushir (feldmaresciallo), non
avresti dovuto avere un titolo che fa rima con Tahrir!". Dunque,
l'idillio tra esercito e popolo, che già aveva cominciato a guastarsi
dopo gli arresti e le torture nel museo egizio, e dopo la legge contro gli
scioperi, sembra davvero concluso. Ma non è finita qui, perché anche
all'interno dell'esercito sembrano esserci divisioni, e questo è un fatto
più pericoloso. Infatti, una ventina di soldati si sono uniti ai
manifestanti. Alcuni sono persino saliti sul palco per parlare, vestiti in
divisa, sfidando gli ammonimenti dell'esercito che avevano proibito di
partecipare alle manifestazioni in uniforme. Anzi, l'esercito aveva
persino dichiarato questo venerdì giorno lavorativo per i militari, in
modo da rendere estremamente pericolosa la posizione di quei soldati che
avessero disubbidito. E quando i soldati sono saliti sul palco, qualcuno
si è messo a gridare "scendete!", mentre qualcun altro scandiva
lo slogan "esercito e popolo, una mano sola!". Dunque, ci sono
divisioni nell'esercito, tra i vertici e la base, e sull'esercito,
all'interno dei manifestanti.
Infine, in serata, si sono formati vari cortei di protesta che si sono
mossi in direzione dell'ambasciata israeliana. Chiedevano lo stop dei raid
su Gaza e della vendita del gas a Israele. Volevano issare la bandiera
palestinese al posto di quella israeliana e l'allontanamento
dell'ambasciatore. Alla fine, sono riusciti soltanto a issare la bandiera
palestinese sulla moschea di fronte all'ambasciata, ma intanto è crollato
un tabù storico. Con Mubarak, infatti, una tale manifestazione sarebbe
stata proibita o repressa brutalmente. Ora, invece, migliaia di persone
hanno potuto alzare la voce contro le operazioni militari su Gaza. La
rabbia era tanta, anche perché, negli scorsi giorni, Israele ha
bombardato il confine con l'Egitto (cosa che ha già fatto varie volte) e
le deflagrazioni causano danni anche alla parte egiziana, alle case
situate nelle vicinanze.
Anche la preghiera del tramonto si è tenuta in piazza Tahrir. Molta
gente, infatti, ha voluto passare la notte lì, finché all'alba sono
tornati gli scontri. I manifestanti hanno voluto restare in piazza per
proteggere i soldati passati dalla loro parte, formando un cordone umano
attorno a loro, nel centro della piazza. Chiedevano le dimissioni di
Tantawi, gridando: "Tantawi=Mubarak!". Tuttavia, dopo che è
scattato il coprifuoco (ancora in vigore dalle 2 alle 5 del mattino), le
forze di sicurezza e l'esercito sono intervenute. Verso le tre di notte,
hanno cominciato a picchiare duramente i manifestanti con mazze e taser.
Hanno sparato in aria, e qualcuno dice che siano persino state usate
munizioni vere. Alcuni soldati ribelli sono scappati, altri sono stati
arrestati. Bus e macchine sono state incendiate. I testimoni oculari
parlano di diversi feriti e, forse, persino due morti, ma le fonti
ufficiali non sembrano voler divulgare la notizia. L'esercito, questa
mattina, ha diramato il comunicato numero 34 per spiegare il proprio punto
di vista: le persone asserragliate in piazza Tahrir sarebbero baltagheya
assoldati da alcuni leader del Partito Nazional Democratico. L'esercito,
quindi, avrebbe arrestato questi leader, tra cui Ibrahim Kamel, già
accusato di essere coinvolto nella "battaglia del cammello" del
2 febbraio. I manifestanti in piazza Tahrir negano questa versione dei
fatti e, in questo momento, stanno chiamando altre persone a raccolta.
Sono state ricostruite le barricate che bloccano l'ingresso alla piazza.
Le tende, rimesse in piedi, sono state protette con filo spinato. I
manifestanti stanno anche verificando la notizia che l'esercito abbia
fatto uso di munizioni vere sui manifestanti disarmati, proprio il giorno
in cui inizia il processo dei poliziotti, accusati dello stesso crimine.
Come ho detto inizialmente, la rivoluzione si è riaccesa. Se avrò
aggiornamenti da piazza Tahrir, scriverò di nuovo, perché la situazione
è molto tesa. La cosa più brutta, dice un manifestante, è che, a
differenza dei primi giorni della rivoluzione, ora è più difficile
distinguere i "buoni" dai "cattivi" e decidere da che
parte stare. Tutto si è complicato.
Un caro saluto a tutti,
Elisa






Saturday, April 09, 2011 9:26 PM
Subject: notizie dalla rivoluzione egiziana
Cari amici e amiche,
un aggiornamento sulla situazione in Egitto. La giornata è passata nella
tensione. Piazza Tahrir, di nuovo accerchiata da barricate, è stata
occupata da diversi manifestanti, accorsi a indagare sui fatti della notte
precedente. Il dibattito tra i manifestanti, sia in rete sia in strada, è
ancora acceso. C'è chi condanna le persone rimaste asserragliate nella
piazza, perché scontrarsi con l'esercito potrebbe essere letale per la
rivoluzione e per il paese, dato che le forze armate sono l'ultimo
pilastro dello stato che sta ancora in piedi. C'è chi condanna nettamente
l'uso della forza contro i manifestanti pacifici, che non ha alcuna
giustificazione. E c'è ancora chi cerca di comprendere il punto di vista
dell'esercito, il quale non può permettere nessun tipo di ammunitamento
al suo interno. Intanto, si cerca di sapere quanti siano effettivamente i
morti e i feriti (il Ministero della salute ha parlato di un morto e 71
feriti) e se siano davvero state usate munizioni vive contro i
manifestanti. Una grossa chiazza di sangue, in piazza Tahrir, è stata
circondata da filo spinato per conservarla come prova dei fatti notturni.
Tuttavia, l'alternarsi di notizie non verificate, subito seguite da
smentite, come quella delle dimissioni del primo ministro Essam Sharaf, ha
reso il clima molto nebuloso. Anche in piazza Tahrir, nessuno si fidava di
nessuno. E' un momento delicato, in cui è difficile capire chi sia chi,
da che parte stia e che gioco faccia, e il nervosismo cresce.
In serata, è arrivata la conferenza stampa delle forze armate, le quali
hanno offerto la propria versione dell'accaduto. Per i fatti di ieri
notte, hanno arrestato 42 persone, dei quali 8 avrebbero avuto la divisa e
3 sarebbero stranieri. Secondo loro, gli arrestati sono legati a note
personalità del Partito Nazional Democratico, il cui nome verrà rivelato
al momento opportuno. Ma allora potrebbe essersi trattato di un'azione del
PND, per vendicarsi degli arresti dei tre "big" della
corruzione, Sorour, Azmi e el-Sherif? L'esercito ha infine negato di aver
mai fatto uso contro i manifestanti di munizioni vere. In effetti, altre
testimonianze hanno suggerito che non fossero i soldati a sparare addosso
ai manifestanti, ma altre persone armate, di identità ignota. Se fosse
così, sarebbe comunque preoccupante, perché vorrebbe dire che girano
troppe armi in Egitto, in questo momento.
In fine giornata, tuttavia, in concomitanza con la conferenza stampa
dell'esercito, sono arrivate due notizie importanti. La prima è la messa
sotto tutela di tutte le sedi del PND, preludio a un possibile
scioglimento del partito. La seconda è l'annuncio della prossima
costituzione di un ufficio, riservato ai giovani della rivoluzione, che
dovrebbe affiancare il Consiglio dei Ministri in ogni decisione
riguardante il paese. Pare una buona cosa. Tuttavia, ogni giorno si fa un
passo indietro e uno in avanti, o viceversa. L'iniziale ambiguità
dell'esercito non si è mai dissipata. Da un lato, accolgono le richieste
della piazza, anche se lentamente, e dall'altra picchiano duro, usando
metodi da vecchio regime. Suppongo che possa essere il risultato dello
scontro di forze contrastanti che operano dietro le quinte, fuori e dentro
le forze armate, piuttosto che un gioco studiato a tavolino. Lo spero,
almeno. La trasparenza, comunque, in questo momento purtroppo non esiste.
Buona serata a tutti,
Elisa


Sunday, April 10, 2011 8:33 PM
Subject: rivoluzione egiziana - ultime notizie
Cari amici e amiche,
inaspettatamente, Mubarak è tornato sulla scena. Come attore principale,
questa volta. Nel pomeriggio, infatti, la tv saudita al-Arabiya, con sede
a Dubai, ha trasmesso un suo messaggio registrato, diretto agli egiziani.
Durante il discorso, sul video campeggiava la foto di Mubarak e sotto
scorreva una sorta di monitor del battito cardiaco (di chi, di Mubarak?).
Se non ci credete, date un'occhiata al video del discorso:
http://www.youtube.com/watch?v=AUj1MCVBS4A&feature=player_embedded#at=96
Comunque, a parte questo fatto ridicolo, alla conclusione del discorso, in
Egitto si è scatenato il putiferio. Riassumendo, Mubarak ha cominciato il
discorso dichiarandosi addolorato per le campagne di diffamazione contro
di lui e la sua famiglia, volte a ledere la loro reputazione e onestà.
Quindi, dopo il solito excursus sui suoi meriti politici e militari, al
servizio della patria e dei figli d'Egitto (bello anche il passaggio in
cui afferma di aver deciso - lui - di farsi da parte per il bene del
paese), è passato a dire che non possiede alcuna proprietà all'estero, né
conti bancari. Ha affermato di aver aspettato settimane nella fiducia che
il Procuratore Generale avrebbe infine appurato la verità, grazie ai
rapporti provenienti dai vari stati stranieri, i quali confermerebbero
tutti la sua versione dei fatti. Tuttavia, di fronte alle continue e
ingiuste campagne di diffamazione contro di lui e la sua famiglia, non
poteva tacere. Pertanto, ha dichiarato di aver deciso quanto segue:
rendersi disponibile a sottoscrivere qualunque documento necessario al
Procuratore Generale per investigare sui suoi conti esteri (tanto ormai
avrà avuto tutto il tempo di farli sparire) e per verificare l'esistenza
di proprietà estere a suo nome, o a nome di qualcuno della sua famiglia
(che probabilmente avrà già venduto). Infine, ha annunciato che, una
volta accertata la sua completa innocenza, farà valere i suoi diritti in
tribunale contro chiunque l'ha calunniato e diffamato. Tutto ciò,
naturalmente, per servire l'Egitto. Amen.
A questo punto, potrei commentare e analizzare queste parole, anche in
rapporto alla situazione attuale interna dell'Egitto, ma mi limiterò a
far notare il tempismo di questo discorso, subito dopo le violenze di
piazza Tahrir, la cui regia, secondo la maggioranza, è da attribuirsi ai
fedeli del PND, il partito di Mubarak. L'esercito e il governo, già sotto
l'attacco delle pesanti critiche della piazza, ricevono ora un duro colpo
dall'ex rais, che mira a far apparire false tutte le accuse contro di lui.
Mubarak non è un avversario facile, si sapeva. E si sospettava anche che
non fosse ancora del tutto sconfitto. Ma in proposito preferisco lasciar
parlare gli egiziani, trascrivendo una selezione dei loro commenti,
immediatamente dopo il discorso di Mubarak. Sono fioccati per ore, su
Twitter e su Facebook, e rendono bene l'idea di una tipica giornata
rivoluzionaria egiziana. Come sempre, sono pervasi di ironia (e tralascio
i commenti che contengono insulti e basta).
Beh, almeno ha detto che è l'ex Presidente! E' già una soddisfazione!
Ha detto che lui e la moglie non hanno proprietà all'estero, ma non ha
menzionato i figli.
Grazie, Mubarak! Le tue parole ci renderanno di nuovo uniti!
Mubarak è belligerante, come sempre.
Buona fortuna, Mubarak! Dovrai portare in tribunale tutto l'Egitto! Dai,
fammi causa, ladro, bugiardo e assassino!
Chiaramente Mubarak non è agli arresti domiciliari e l'esercito lo sta
aiutando a rifarsi l'immagine. Ora dovremo anche aspettarci una
manifestazione pro-Mubarak?
Caro SCAF (Supremo Consiglio delle Forze Armate), i sauditi ti
hanno appena fregato! (sì, perché al-Arabiya è saudita e l'Arabia
Saudita non ha mai nascosto il suo appoggio a Mubarak)
E' un tentativo di far cadere lo SCAF e il governo.
Hai visto, Tantawi, che cosa ti ha procurato la tua amicizia personale con
Mubarak, e il tuo tentativo di ritardare il suo processo?
Wael Ghonim: Quanto è lontano Sharm el-Sheykh?
Quante ore sono in macchina dal Cairo a Sharm el-Sheykh?
SCAF! Andate a Sharm, prendete Mubarak e gettatelo in piazza Tahrir!
Adesso si tratta di voi o di lui!
Breaking News: al-Arabiya trasmetterà a breve un messaggio registrato di
Ahmed Ezz, in cui dichiarerà di non essere basso. (Questo è uno
scherzo, ovviamente. Ahmed Ezz è un esponente del PND, ora in prigione,
ed evidentemente deve essere molto basso...)
Ayman Nour: Dalla voce si capisce che è in piena salute, al contrario
di quanto dicono i rapporti medici...
Mubarak non va processato solo per i conti all'estero, ma anche per
l'uccisione dei manifestanti, per le torture durante tutto il periodo del
suo governo, per i brogli elettorali e per la corruzione della vita
politica.
Murid Barghouti, celebre poeta palestinese, rifugiato in Egitto: La
squadra saudita è scesa in campo... e gioca... e giocherà...
Se Mubarak non ha beni all'estero, come hanno fatto Usa e Gran Bretagna a
congelarli?
Adesso si tratta di Tantawi contro Mubarak, i giochi di potere sono
iniziati.
No, non penso. Si tratta della gente contro Mubarak e Tantawi.
Mohammed el-Baradei: Gli sforzi per far fallire la rivoluzione non
cessano mai. Bisogna subito prendere provvedimenti per salvarne la
credibilità.
Per me il discorso di Mubarak è solo un modo per discolpare lo SCAF
dall'accusa di collusione con Hosni. (Hosni Mubarak, ovviamente)
Se c'è una cosa su cui gli egiziani sono uniti al 100% è la convinzione
che lui e la sua famiglia abbiano rubato miliardi. Mossa maldestra Signor
Presidente!
Come e quando è stato registrato il messaggio, se lui è agli arresti
domiciliari? Ha ottenuto un permesso dallo SCAF? Come può essergli stato
permesso, se lui e la sua famiglia sono sotto inchiesta?
Hossam Mikawi: Mubarak è il leader della contro-rivoluzione. Dopo
aver nascosto i soldi e le proprietà nei mesi scorsi, con l'aiuto dei
paesi del Golfo, nel momento in cui parte l'inchiesta sui suoi figli, si
ribella, nega e accusa. Vuole assicurarsi che lui e i suoi figli saranno
al sicuro.
L'Arabia Saudita protegge la contro-rivoluzione, senza dubbio. E poi, da
quando in qua le inchieste avvengono in televisione???? (L'amico
Mubarak ha imparato bene...)
Il prossimo venerdì sarà il "venerdì della piscina"...
nella piscina di Mubarak a Sharm el-Sheykh.
A questo punto giunge una dichiarazione del Procuratore Generale, che
afferma che il discorso di Mubarak non influenzerà le indagini. Anzi, il
Procuratore emana l'ordine che Mubarak e figli si presentino
immediatamente in Procura per avviare le indagini.
I Fratelli Musulmani: Il discorso di Mubarak indica che lui non ha
capito quel che è successo in Egitto. Continuiamo a chiedere che sia
processato.
La conseguenza inattesa di questo discorso sarà unire tutti gli egiziani
per recarsi a prendere Mubarak a Sharm el-Sheykh. Preparate i costumi!
Ci sono delle offerte negli hotel a Sharm el-Sheykh? Preparo i bagagli!
Wael Ghonim: Mubarak è addolorato per le campagne diffamatorie
contro di lui, ma non è addolorato per le centinaia di migliaia di
egiziani morti per malattia e per fame, né per il martirio di più
di 500 persone, uccise dalle pallottole della polizia, né si addolora per
la tortura di decine di migliaia di persone nelle prigioni...
Murid Barghouti: Non abbiate paura per la rivoluzione. Ogni volta
che questa si placa, la stupidità del regime la riaccende.
Slogan da piazza Tahrir (dove sono ancora radunate varie persone): Mubarak
è impazzito! Mubarak è impazzito!
Mia mamma mi ha detto: prendi queste vecchio scarpe, lì nell'angolo, e
quando vai a Sharm, tirale sulla sua villa!
Non ha dei conti all'estero, infatti ha delle banche!
Messaggio per al-Arabiya: Mubarak non è l'ex Presidente, è il Presidente
DESTITUITO!
Wael Ghonim: Viva Mubarak, che unisce tutti gli egiziani! (Contro
di lui, ovviamente)
Contro-rivoluzione in azione, dunque? Temo di sì, la partita è
ancora aperta. Intanto, l'ex primo ministro di Mubarak, Ahmed Nazif, è
stato arrestato per 15 giorni come misura cautelare. Un'altro pesce grosso
del PND in gabbia e anche il primo premier egiziano a finire in prigione. Fra
poco - commenta Hossam - potremo formare il governo di Tora! Tora
è il nome di una prigione del Cairo. Come prima risposta al
discorso arrogante di Mubarak non c'è male, poi ci sarà presto un altro
venerdì... I giovani di Tahrir sembrano estremamente decisi ad andare a
Sharm el-Sheykh.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
p.s: in allegato un'immagine con su scritto al-thawra (la
rivoluzione), una volta da destra a sinistra, con la bandiera che
sventola, e una volta da sinistra a destra, con una bocca dai denti
affilati, simbolo della contro-rivoluzione.

Tuesday, April 12, 2011 8:32 PM
Subject: la linea rossa invalicabile - notizie dall'Egitto
Cari amici e amiche,
pace fatta tra esercito e giovani della rivoluzione? Forse. Ufficialmente
sì, ma le versioni cambiano a seconda di chi si interroga. Per quattro
giorni, da sabato notte, piazza Tahrir è stata occupata da centinaia
(qualcuno dice migliaia) di giovani che hanno bloccato il traffico,
protestando contro l'esercito. Alcuni chiedevano solo l'immediato processo
di Mubarak, altri aggiungevano anche la richiesta delle dimissioni del
feldmaresciallo Tantawi, capo del Supremo Consiglio delle Forze Armate.
L'occupazione era stata decisa dopo la battaglia di sabato notte, tra
esercito, manifestanti e (si dice) scagnozzi del Partito Nazional
Democratico. L'esercito, infatti, era intervenuto per arrestare i presunti
militari (ancora non si è del tutto sicuri della loro identità) unitisi
alle proteste, causando alcuni morti e diversi feriti.
Comunque, la nuova occupazione di piazza Tahrir ha sollevato un grande
dibattito nel paese, sia a livello mediatico, sia nella piazza stessa. Il
primo fondamentale punto del dibattito ha riguardato l'identità degli
occupanti. Erano scagnozzi del PND, come ha subito sostenuto l'esercito?
Diversi cyber-attivisti, appena saputa la notizia dell'occupazione, sono
andati a controllare di persona e hanno negato la versione delle forze
armate. Secondo loro, qualche baltagheya c'era davvero, o più che
altro qualche testa calda, ma la maggioranza dei manifestanti della piazza
erano giovani delle fasce più povere. Disperati, molto simili per aspetto
ai poco raccomandabili balatgheya, ma comunque manifestanti
pacifici. Solo che, dati i numeri esigui di questi manifestanti, i baltagheya
- presenti da sempre ad ogni manifestazione - avevano ampio spazio di
manovra.
Il secondo punto del dibattito, invece, ha riguardato l'opportunità di
proseguire le proteste in questo modo, prendendo a bersaglio anche
l'esercito. Molti ritengono che le forze armate non si debbano toccare,
che siano la linea rossa da non oltrepassare, sia perché sono rimasti
l'ultimo pilastro dello Stato, sia perché senza il loro aiuto la
rivoluzione sarebbe persa. Inoltre, molti preferiscono protestare solo nel
week end, per non interrompere la "ruota della produzione" del
paese, termine già odiato da diversi manifestanti, come una divinità di
fronte alla quale si è obbligati a piegare la testa, sempre e comunque.
Pare certo, ad ogni modo, che la maggioranza della popolazione - quella
che non usa i social network - non appoggia queste proteste a oltranza, né
l'attacco all'esercito.
L'occupazione di piazza Tahrir è finita oggi. L'esercito, con un
comunicato sulla sua pagina Facebook (vedi allegato), ha ringraziato i
manifestanti per aver riaperto la piazza al traffico, proprio mentre la
polizia militare - così almeno hanno denunciato i ragazzi di Twitter là
presenti - sgombrava la piazza con la forza e arrestava numerose persone.
La solita doppiezza delle forze armate?
Ma ci sono altri indizi sul fatto che l'esercito sia diventato
intoccabile, la linea rossa che non si può valicare in nessun modo. Il
primo è una lettera che sarebbe giunta ai giornali egiziani, in cui le
forze armate invitano a sottoporre preventivamente qualsiasi articolo che
parli dell'esercito al Dipartimento degli Affari Morali e a quello
dell'Intelligence Militare. In altre parole, alla censura. Il secondo
indizio, invece, è la vicenda di Maikel Nabil, un blogger di 26 anni che
è appena stato condannato a tre anni di carcere da un tribunale militare,
per aver insultato l'esercito. Maikel Nabil è un blogger che si distingue
per le sue posizioni pro-Israele (una vera rarità in Egitto!), ma
nonostante questo, la sua condanna ha suscitato la solidarietà generale
degli altri blogger e cyber-attivisti. Se volete saperne di più su di
lui, questo è il link del suo blog, finché non lo oscurano:
http://www.maikelnabil.com/ Maikel Nabil, dunque, è il primo
prigioniero politico dell'era post-Mubarak. Toccare l'esercito è molto
pericoloso...
Qualche buon segno, tuttavia, c'è stato anche in questi ultimi due
giorni. Per esempio, è stato cancellato l'obbligo di ottenere un permesso
governativo per fondare un giornale e il Consiglio dei Ministri ha
annunciato che gli egiziani all'estero potranno votare alle Parlamentari.
Safwat el-Sherif, l'ex presidente della Shura (una delle due camere
parlamentari) ha subito un interrogatorio di otto ore, quindi è stato
trasferito alla prigione di Tora, assieme agli altri ex ministri, sotto
arresto per 15 giorni come misura precauzionale. Da poco, invece, è
giunta notizia che Mubarak sarebbe entrato nel reparto di cure intensive
dell'ospedale di Sharm el-Sheykh. Si attendono notizie. In molti si
augurano che ne esca presto per poterlo processare. In realtà, le
procedure processuali potrebbero essere già cominciate. Secondo alcuni
giornali, infatti, oggi l'ex rais è stato sottoposto a un interrogatorio
segreto a Tur Sina', nel Sinai, in seguito al quale le sue condizioni di
salute si sarebbero aggravate.
Un caro saluto a tutti,
Elisa Ferrero


Wednesday, April 13, 2011 6:47 PM
Subject: i Mubarak in carcere
Cari amici e amiche,
la notizia tanto attesa è finalmente arrivata e l'Egitto è di nuovo in
festa. Il Procuratore Generale ha emanato l'ordine di custodia cautelare
per l'ex presidente Hosni Mubarak, in seguito all'inchiesta sulle
sue ricchezze illecite e sulla sua responsabilità nell'uccisione dei
manifestanti. Ma non è tutto, perché il Procuratore ha emanato un ordine
identico anche per i "cuccioli" Gamal e Alaa Mubarak, i quali
sono poi stati trasportati con un aereo militare alla prigione di Tora,
vicino al Cairo. Si dice che siano arrivati lì in manette e con le divise
bianche dei carcerati, un'immagine che gli egiziani non dimenticheranno di
certo, anche se finora non sono stati diffusi video o fotografie della
scena. La prigione di Tora, ormai, è affollatissima di esponenti del
Partito Nazional Democratico (PND), tanto che Wael Ghonim ha suggerito di
ribattezzarla Prigione Nazional Democratica (in italiano non ci sarebbe
nemmeno bisogno di modificare l'acronimo: PND!). Hosni Mubarak, invece,
dato il suo stato di salute, trascorrerà i 15 giorni in ospedale.
Inizialmente, si è parlato di un trasferimento all'ospedale militare del
Cairo, poi a quello internazionale di Ismailiya, ma fino adesso non è
stato possibile, perché le sue condizioni si sono aggravate.
Il giornale al-Youm al-Sabia ha fornito un resoconto dettagliato
dell'interrogatorio di Mubarak e figli, utilizzando una fonte vicina
all'ex presidente, rimasta anonima. Pare che tre giorni fa, proprio quando
sarebbe stato registrato il messagio diffuso poi da al-Arabiya, Mubarak e
figli si siano recati al Cairo per essere sottoposti a interrogatorio in
qualche stabilimento militare. L'interrogatorio doveva avvenire
segretamente ma, quando il Procuratore stava per dare inizio alle
procedure, è giunta una lettera del Ministro degli Interni che avvisava
della mancanza di adeguate misure di sicurezza. Pertanto, è stata presa
la decisione di riportare l'ex rais a Sharm el-Sheykh, assieme ai figli,
in attesa che il Procuratore decidesse un nuovo luogo per
l'interrogatorio. I Mubarak sono dunque tornati a Sharm el-Sheykh lunedì
sera. A quel punto, l'avvocato della famiglia Mubarak ha suggerito all'ex
rais di recarsi in ospedale per dei controlli medici, così, nel caso in
cui fosse stato emesso l'ordine di custodia cautelare nei suoi confronti,
non avrebbe potuto essere condotto alla prigione di Tora. Alle undici di
mattina di ieri, martedì 12 aprile, è giunto in ospedale un
rappresentante della Procura per procedere all'interrogatorio sul posto.
Mubarak ha risposto alle domande seduto sul letto, a cominciare dalle
risposte sulle sue generalità (la scena deve essere stata particolarmente
gustosa!). Poi, di fronte alle accuse della Procura, Mubarak ha negato di
aver ordinato di sparare sui manifestanti, pur non negando di aver
ordinato di disperderli in ogni modo. All'osservazione dell'avvocato della
Procura che era stato l'ex ministro degli interni, Habib el-Adly, a
indicare lui come responsabile dell'ordine, Mubarak ha replicato che era
solo una menzogna. Dopodiché, Mubarak si è sentito esausto e
l'interrogatorio è stato interrotto alcuni minuti, mentre Gamal e Alaa
aspettavano il loro turno in un'altra stanza. L'interrogatorio è poi
proseguito fino alla fine. In totale cinque ore. Alla conclusione
dell'interrogatorio, le condizioni di Mubarak si sono di nuovo aggravate,
cosa che ha fatto posticipare il confronto con Alaa e Gamal alla sera.
Quindi, dopo il loro interrogatorio serale, tra l'altro relativamente
breve (solo due ore), è partito l'ordine di custodia cautelare anche per
loro. Sono allora stati trasferiti a Tora, e non a Tur Sina', come sarebbe
stato logico. Il motivo di questo cambiamento è stata la folla numerosa,
riunita lì nei dintorti, che costituiva una minaccia per la loro
sicurezza. L'arrivo a Tora è avvenuto alle 4,30 del mattino, poi, al
risveglio del paese, la notizia si è sparsa per tutto l'Egitto e il mondo
intero.
Resta da capire che ne è di Suzanne Mubarak, anche se girano voci che
anche lei stia subendo un interrogatorio serrato. Nel frattempo, però,
sono finiti in prigione anche Fathi Sorour, ex presidente della Camera
(così farà compagnia a Safwat el-Sherif, ex presidente della Shura,
l'altra camera parlamentare), e Murtada Mansur, ex presidente dello
Zamalek, la squadra di calcio. Mansur è accusato di essere uno dei
mandanti della "battaglia del cammello".
Non c'è bisogno di dire che gli egiziani sono euforici oggi. Si sentono
di nuovo orgogliosi del proprio paese, dopo varie settimane di ombre.
"Egitto ora in vantaggio sulla Tunisia" scherza qualcuno,
alludendo al fatto che i tunisini, pionieri delle rivoluzioni arabe, hanno
sempre ottenuto gli stessi obiettivi un po' prima degli egiziani. Scherzi
a parte, è un momento storico per l'Egitto. L'idea di sottoporre a
processo l'ex tiranno e tutti i suoi uomini (e donne) ha un valore
fortemente simbolico, oltre a rispondere, naturalmente, a un'esigenza di
giustizia. I giornali americani hanno ben sottolineato come questo sia un
passo senza precedenti nella storia dei paesi arabi ed è interessante,
aggiungo io, che si sia sempre insistito sul processo del rais, mai su una
sua esecuzione sommaria. No, si vuole sottoporre l'ex dittatore alla
legge, di fronte a tutto il popolo, senza cedere alla tentazione di una
vendetta spicciola. Si vuole agire come uno stato, duramente ma
civilmente. Così facendo si dimostra di avere rispetto per la giustizia,
fiduciosi che potrà essere uno dei capisaldi del futuro Egitto. Diverse
forze politiche, dopo aver espresso la propria soddisfazione per l'arresto
dei Mubarak, hanno subito chiesto che si svolga un processo giusto nei
loro confronti, distinguendo la loro responsabilità politica da quella
penale. E non vogliono in nessun modo un processo militare. Intanto, le
manifestazioni previste per venerdì prossimo sono sospese, in attesa di
vedere come si svilupperanno gli eventi.
Un saluto affettuoso a tutti,
Elisa

Thursday, April 14, 2011 8:45 PM
Subject: un'altra spallata al regime - notizie dalla
rivoluzione egiziana
Cari amici e amiche,
giornata indaffarata, oggi, per governo e forze armate, scandita da
bollettini contrastanti sulla salute di Mubarak, sempre all'ospedale di
Sharm el-Sheykh. Dapprincipio sembrava che avesse avuto un infarto, poi
un'equipe di medici ha assicurato che il suo cuore batteva come quello di
un trentenne, quindi si è sparsa la notizia che Mubarak fosse soltanto
molto scioccato per l'arresto dei figli, ma camminasse tranquillo sulle
proprie gambe. Le sue condizioni sono gravi, no anzi, si sono
stabilizzate, si può trasferire, niente affatto, non si può ancora...
Medici egiziani, giordani, tedeschi, americani, tutti ad alternarsi nel
dare il proprio parere. Persino il celebre cardiochirurgo Magdi Yacoub,
alla fine, si è offerto di intervenire per accertare la questione. Non c'è
dubbio, comunque, che Mubarak e famiglia siano scioccati. I tiranni lo
sono sempre quando si scoprono nudi.
Ha particolarmente colpito l'affermazione di Mubarak, durante il suo
interrogatorio, diffusa oggi dai giornali. Ha confessato che lui avrebbe
voluto dimettersi già il 28 gennaio, il giorno della collera, ma che poi
era stato convinto dai suoi collaboratori a non farlo, perché la piazza,
secondo loro, chiedeva soltanto un ricambio di governo. Insomma, nel caso
peggiore Mubarak è un gran bugiardo, ma anche nel caso in cui sia stato
sincero, questa confessione dimostra il baratro che lo separava dalla
società egiziana.
Intanto, i "cuccioli" Mubarak, alias Gamal e Alaa, alias i
prigionieri numero 23 e 24, restano in carcere, assieme ai loro compagni
del Partito Nazional Democratico. Le indagini su di loro e sul padre
riprenderanno il 19 aprile. Pare che il fascicolo sui loro reati contenga
già più di diecimila pagine... E' inoltre iniziata un'inchiesta sul
cognato dei due "cuccioli", l'uomo d'affari Magdi Rasikh.
Presto, la famiglia Mubarak sarà di nuovo riunita.
Nella giornata di oggi, tuttavia, il governo di Essam Sharaf ha dato
un'altra poderosa spallata a ciò che resta del vecchio regime, i
cosiddetti fulul (bisognerebbe cominciare a scrivere un dizionario
della rivoluzione). Infatti, è finalmente partita la vasta operazione di
ricambio dei governatori in tutto l'Egitto. Sono cadute ben diciassette
teste, sostituite da altrettanti nomi nuovi, tra cui anche un copto, nel
governatorato di Qena. Nessuna donna. Drasticamente ridotta, tra i
governatori, la componente militare. C'è stata anche una ristrutturazione
dei governatorati stessi, con l'accorpamento di 6 Ottobre (nome di citttà)
con Giza e Helwan con il Cairo. La cosa importante è che un'altra delle
richieste della rivoluzione è stata accolta.
Ciliegina sulla torta è stato il comunicato numero 36 del Supremo
Consiglio delle Forze Armate, con il quale l'esercito ha dichiarato che
ripeterà il processo di Walid Sami Saad, uno dei giovani manifestanti
arrestati nelle scorse settimane. Le forze armate hanno accolto la
supplica della madre del giovane, apparsa ieri sulle pagine del giornale
al-Wafd. Inoltre, l'esercito ha annunciato che rivedrà anche i processi
di tutti gli arrestati durante le manifestazioni. Ora si attende che alle
parole seguano i fatti (pare che l'esercito avesse già fatto un annuncio
simile un po' di tempo fa, ma non avesse poi mantenuto le promesse).
Tuttavia, mi preme sottolineare la lotta di questa madre. Non è l'unica.
Le madri di prigionieri politici, blogger, semplici manifestanti, stanno
silenziosamente conducendo una lotta tenace, per sensibilizzare l'opinione
pubblica sulle ingiustize commesse a danno dei propri figli (anche mariti,
fratelli, padri...). Spesso non sono donne particolarmente acculturate, o
politicizzate, ed è bene ricordarle, perché anche loro stanno dando un
grande contributo alla trasformazione del proprio paese.
Un'ultima buona notizia è stata la riapertura della chiesa di Atfih,
quella che era stata incendiata tempo fa da alcuni musulmani del paese. E'
stata ricostruita dall'esercito in 28 giorni e oggi si è potuta tenere la
prima messa, giusto in tempo per le festività di Pasqua. Questa volta, le
forze armate hanno mantenuto la loro promessa.
C'è però un'altra questione interessante che sta venendo a galla sulla
scena politica egiziana. Si tratta della successione di Amr Musa che,
essendo candidato alla Presidenza, ha lasciato il suo posto a capo della
Lega Araba. Finora, il Segretario Generale della Lega Araba è sempre
stato un egiziano, sintomo della leadership storica dell'Egitto nel mondo
arabo. Anche questa volta l'Egitto ha presentato un candidato, ma si è
subito aperta una polemica. Il candidato in questione è Mostafa el-Fiqqi,
ex ministro e membro del PND. Sono gli stessi egiziani a non amarlo, perché
è considerato un elemento del vecchio regime. Forse, allora, avrà più
chances l'altro candidato: Abdel Rahman al-Atiyyah, del Qatar. Sarà
interessante seguire questa vicenda. Gli stravolgimenti nell'area
mediorientale non potranno non avere effetto anche all'interno della Lega
Araba, da sempre ritenuta debole e vano strumento della politica araba
condivisa. Forse, però, le cose cambieranno, pertanto sarà interessante
vedere come si ridefiniranno i rapporti di forza nella Lega.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Friday, April 15, 2011 7:16 PM
Subject: Vittorio Arrigoni e l'Egitto
Cari amici e amiche,
ci sarebbero tanti argomenti di cui parlare oggi a proposito dell'Egitto,
ad esempio l'eterna telenovela sulla salute di Mubarak, o le proteste
contro i nuovi governatori, oppure le accuse al movimento "6
aprile" di ricevere soldi dall'estero. Tuttavia, la notizia della
barbara uccisione di Vittorio Arrigoni è giunta anche in Egitto, come in
tutto il mondo arabo del resto. Preferisco dunque soffermarmi sulle
reazioni a questo assassinio. Ci tengo soprattutto, perché immagino già
discorsi beceri del tipo "ecco, noi li aiutiamo e loro ci
ammazzano", confondendo in quel "loro" musulmani, arabi,
Hamas, Fratelli Musulmani, immigrati e salafiti (ho sentito oggi un
inviato da Gaza chiamarli "safalisti", tanto per fare un esempio
dell'inaccuratezza che spesso si accompagna al "racconto" del
mondo arabo).
L'assassinio di Arrigoni non ha certo avuto la stessa eco delle notizie
dei massacri quotidiani di arabi, in diversi paesi (le proteste non si
fermano né in Siria, né in Yemen, la guerra in Libia prosegue e il
conflitto israelo-palestinese è sempre acceso), ma ha avuto il rispetto
dovuto, sia sui giornali, sia su al-Jazeera, sia nelle opinioni dei
singoli. Ha colpito molto, sebbene non abbia stupito. Diversi tweet hanno
espresso il proprio dolore. La giornalista e scrittrice Mona Anis, per
esempio, ha scritto: "Condoglianze a tutti noi e agli amici italiani
per l'uccisione criminale di Vittorio, e lunga vita alla solidarietà
internazionale. Persone come Vittorio Arrigoni vivranno per sempre nel
cuore degli arabi che credono nell'internazionalismo e nella solidarietà
internazionale". Da un altro tweet ho letto: "Non conoscevo
Vittorio, ma sono furioso e nauseato per quelli che hanno ucciso un uomo
che combatteva per gli oppressi e li considerava la sua gente". Murid
Barghouti, in particolare, ha espresso il suo dolore e la sua rabbia.
Postando una fotografia di Vittorio, ritto su una barca, che sventolava la
bandiera della Palestina, ha commentato: "Cani! Ecco chi
ammazzate!".
L'uccisione di Arrigoni ha inoltre colpito gli egiziani, perché avvenuta
per mano dei salafiti, dei quali si discute molto anche in Egitto. Il
risveglio salafita spaventa tutti, soprattutto gli arabi, i primi a essere
colpiti dalle loro campagne di violenza. Tuttavia, in Egitto si crede che
dietro alle azioni dei salafiti, egiziani o della striscia di Gaza, ci
siano mani straniere che li sfruttano convenientemente. L'Arabia Saudita,
in primo luogo, con altri paesi del Golfo. Ma anche Israele, naturalmente.
E non fa eccezione il caso dell'omicido di Arrigoni, che presenta molti
punti oscuri. Un tweet, oggi, si chiedeva: "Chi trae vantaggio
dall'uccisione di due attivisti pro-Palestina nell'arco di dieci giorni? E
perché adesso?". Gli egiziani non hanno dubbi che ci siano manovre
saudite e israeliane per soffocare sul nascere i tentativi di creare una
vera democrazia in Medio Oriente. Il tempismo è perfetto. L'Egitto sta
processando l'ex dittatore (precedente pericoloso), sta riallacciando
rapporti internazionali importanti, ad esempio con l'Iran, ha riaperto le
trattative con i paesi del bacino del Nilo, molto più disposti, ora,
verso l'Egitto di quanto fossero prima con Mubarak, sta rivedendo i
trattati di vendita del gas con Israele e Giordania, e altro ancora. Tutti
fattori che possono mutare parecchio gli equilibri locali. Molti ritengono
addirittura che sia Israele il vero fautore della ribellione dei paesi del
bacino del Nilo nei confronti dell'Egitto, poiché ambirebbe a deviare il
corso del fiume verso il proprio territorio. La guerra dell'acqua non è
uno scherzo.
Molti storceranno il naso, a questo punto, pensando che si tratti delle
solite paranoie arabe che attribuiscono qualsiasi cosa a un complotto dei
sionisti o degli americani. Si sa, per molti gli arabi sono ossessionati
da Israele, impulsivi, irrazionali, tribali, violenti e straccioni. Poco
importa che alle loro spalle abbiano una storia ricca come e più della
nostra, che abbiano prodotto teologia, filosofia, scienza, arte, musica,
letteratura, tutto ai massimi livelli, e che ciò avvenga ancora oggi.
Tutto questo, qui da noi, non si conosce, dunque non esiste. Eppure, se io
nomino Dante a un arabo acculturato, lui sa di cosa parlo. Ma se un arabo
nomina al-Mutanabbi ad un occidentale, ugualmente acculturato, dubito che
quest'ultimo sappia anche solo vagamente di cosa l'arabo stia parlando.
Nel migliore dei casi conoscerà Alaa al-Aswani che - con il massimo
rispetto per il suo importante lavoro di denuncia e per il suo impegno
politico in Egitto - finisce, tuttavia, per farsi complice
dell'appiattimento del mondo arabo su un'immagine stereotipata, quella
della corruzione, del fondamentalismo e delle donne velate, tanto per
intenderci. Ma nel mondo arabo c'è anche altro, molto altro, solo che da
noi si seleziona lo stereotipo e basta. L'arabo, dalle nostre parti, resta
un misto tra l'esotico e il primitivo, quanto di più lontano dalla
razionalità si possa pensare, cosa che, naturalmente, lo rende
geneticamente inadatto alla democrazia. Molti preferiscono aggrapparsi a
questa credenza, piuttosto che dare credito agli argomenti degli arabi,
quando esprimono il loro punto di vista sulla realtà, nel caso in
questione le manovre israeliane e saudite di soffocare la democrazia in
Medio Oriente (anche attraverso l'omicidio di persone come Vittorio
Arrigoni). Così, se il tentativo di democratizzazione del mondo arabo
fallirà, sarà soltanto colpa dell'innata impermeabilità degli arabi
alla democrazia. Ma prima o poi bisognerà interrogarsi seriamente
sull'intimo piacere che molti occidentali provano nel veder fallire i
sacrosanti tentativi degli arabi per costruire società più giuste.
Vittorio Arrigoni, tuttavia, non era tra queste persone, e meno male che
ci sono molti come lui.
Un caro saluto a tutti,
Elisa

Saturday, April 16, 2011 6:10 PM
Subject: sciolto il partito di Mubarak
Cari amici e amiche,
sono giornate di relativa calma in Egitto, tanto da far definire il venerdì
appena passato come "il giorno della quiete". Piazza Tahrir è
vuota, ma è rifiorita, anzi rinverdita. Il giardino al centro della
piazza, dove era installata la tendopoli dei manifestanti, è stato
ripristinato e potete vedere nelle foto allegate il risultato. Meglio di
prima...
La telenovela dei Mubarak decaduti continua, ma non voglio annoiarvi con
il riassunto delle tante false notizie sul trasferimento di Mubarak in un
ospedale militare, circolate anche oggi sui giornali con le relative
smentite. L'ordine di trasferimento è effettivamente stato emanato, ma
per ora Mubarak è ancora a Sharm el-Sheykh, in attesa dell'aereo militare
che lo trasporti a nuova destinazione. Quel che è certo è che le sue
condizioni di salute sono buone, ormai è ufficiale. Il suo cuore, tutto
sommato, sta bene, ed è persino stata smentita la notizia che avesse
smesso di tingersi i capelli. Lo so, viene da ridere, eppure, se ci fate
caso, non c'è un solo dittatore arabo (solo arabo?) con i capelli
bianchi. Anche l'ex first lady - a chi interessa - sta meglio. Vedremo
come starà nei prossimi giorni, quando interrogheranno anche lei. C'è già
chi attende l'ingresso in carcere della prima "signora" di tutta
la storia egiziana.
Ma la notizia del giorno è lo scioglimento del Partito Nazional
Democratico, ex partito di governo, da parte della Suprema Corte
Amministrativa, la quale ha dunque accolto le richieste dei tre esposti
che le erano stati presentati. Inoltre, il PND dovrà restituire allo
Stato tutte le sue proprietà. Era ora, la notizia era grandemente attesa.
Adesso, però, si discute dell'opportunità di bandire gli ex membri del
PND dalla vita politica, che potrebbero candidarsi in altri partiti.
Sicuramente il dibattito si protrarrà per giorni e ne riparleremo.
L'ondata di sostituzioni dei governatori, invece, ha suscitato
approvazione, ma anche critiche e manifestazioni di protesta. Da un lato,
gli esperti di scienze politiche hanno accolto con favore l'iniziativa del
primo ministro Sharaf, come un primo passo sulla via del cambiamento.
Dall'altro, hanno sottolineato che sono soprattutto le politiche a dover
cambiare, non i singoli uomini. Inoltre, la nomina dei nuovi governatori
è avvenuta alla vecchia maniera, non per elezione diretta come qualcuno
aveva chiesto, punto da ridiscutere interamente.
Le proteste dei cittadini, invece, sono state motivate soprattutto dal
legame di alcuni neo-governatori con il vecchio regime, alcuni persino
coinvolti nella repressione violenta delle manifestazioni del 25 gennaio.
Questi personaggi sono semplicemente stati trasferiti da un governatorato
all'altro, scontentando i manifestanti che ne avrebbero voluto l'allontamento
definitivo da qualsiasi mansione amministrativa nel paese. Le proteste si
sono concentrate contro i governatori di Qena (l'unico copto), Minya e
Bani Suef. Non è chiaro se, nel caso di Qena, l'opposizione dei cittadini
sia nei confronti della religione cristiana del governatore, oppure nei
confronti del governatore stesso. Infine, sono scesi in piazza gli
impiegati amministrativi degli ex governatorati di Helwan e 6 Ottobre,
fusi rispettivamente con il Cairo e Giza. La fusione, per loro, ha
significato la perdita del posto di lavoro.
Anche le donne sono estremamente scontente dei nuovi governatori. Tra
loro, infatti, non vi è nessuna donna, nonostante ci fossero molte
candidate competenti e nonostante le voci che preannunciavano la nomina di
alcune di loro. Nel dopo-rivoluzione, le donne si sono viste escludere
totalmente dalla leadership del paese, prima dal Consiglio dei Ministri,
poi dalla Commissione per gli Emendamenti Costituzionali e infine dai
governatorati. Per protestare contro questo stato di cose, è stato quindi
deciso che le donne scenderanno nuovamente in piazza il 1 maggio, sperando
che la manifestazione ottenga più successo di quella dell'8 marzo.
Un caro saluto a tutti,
Elisa


Sunday, April 17, 2011 8:34 PM
Subject: una partita di calcio in prigione
Cari amici e amiche,
oggi è la domenica delle Palme anche in Egitto, debitamente festeggiata
dai copti, in mezzo a un grande dispiegamento di forze di sicurezza. Nei
giorni scorsi, era stato diffuso l'appello su Facebook, rivolto ai giovani
copti e musulmani, a formare dei comitati popolari per proteggere le
chiese durante le celebrazioni, perché le misure di sicurezza standard
non parevano soddisfacenti. La chiesa di Atfih, ricostruita dall'esercito
dopo l'incendio doloso che l'aveva distrutta, è stata inaugurata ieri
alla presenza dello sheykh di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb. E' un
momento di gloria per lo sheykh, un po' per i suoi sforzi volti a
evitare il conflitto religioso, specie con la condanna delle posizioni e
delle azioni dei salafiti, e un po' per la sua rinuncia, annunciata
qualche giorno fa, allo stipendio da lui guadagnato a partire dal marzo
2010, mese della sua nomina. Lo sheykh intende restituire la somma
già incassata al ministero delle finanze, per sostenere l'economia del
paese. Il denaro resistituito ammonterebbe complessivamente a 37.647 pound,
poco più di 5000 euro. Non molto, visto il prestigio dello sheykh.
Il dialogo tra chiesa copta ortodossa e Fratelli Musulmani, invece, si è
già arenato, a causa delle incaute dichiarazioni di alcuni leader del
movimento. Mahmud Ezzat, vice Guida Suprema, e Saad el-Husseini, altro
leader della Fratellanza, hanno infatti dichiarato di voler stabilire un
governo islamico, se ce ne saranno le condizioni, e applicare la sharia.
Tutto ciò, dopo un congresso dei giovani Fratelli Musulmani, che si sono
riuniti per discutere sulla maniera di rinnovare il linguaggio della
Fratellanza e riformare il movimento. Si è addirittura parlato di
cambiarne il nome, ormai troppo connotato negativamente. Dunque, sembra
proprio che il doppio linguaggio della Fratellanza, quello vecchio stile
della leadership e quello moderno della gioventù emergente, sia il nodo
più urgente da risolvere, in vista dell'inclusione dei Fratelli Musulmani
nel sistema democratico che si va costruendo. Naturalmente, dietro alla
questione del linguaggio, si nasconde una ben più cruciale discordanza di
vedute tra la nuova e la vecchia generazione.
Guai in vista, invece, per Zahi Hawass, il ministro delle antichità,
riconfermato al suo posto dal premier Essam Sharaf. Hawass è l'uomo che
avrebbe donato un prezioso gioiello faraonico a Suzanne Mubarak,
prelevandolo dalle proprietà statali, e che - dicono i maligni - ha
l'abitudine di aprire e inaugurare una stessa tomba più di una volta. Il
soggetto in questione era stato denunciato da un cittadino per la
sottrazione di un pezzo di terreno. Il tribunale amministrativo aveva
decretato la restituzione del terreno al cittadino, sentenza che Hawass ha
arrogantemente ignorato. Il cittadino, allora, si è rivolto alla Corte
Penale, la quale, oggi, ha condannato il ministro al carcere per un anno,
più una multa di 10.000 pound. Sharaf, per ora, ha smentito la notizia
delle dimissioni di Sharaf e già si scommette sui vari modi in cui Hawass
riuscirà a sfuggire alla giustizia anche questa volta, ma intanto il
verdetto del tribunale ha messo di buon umore molta gente. Forse Hawass
non sarà il pesce più grosso, intrappolato nella rete dei processi
contro la corruzione del vecchio regime, tuttavia è indubbio che attiri
la massima antipatia dei giovani rivoluzionari, almeno a sentire i
commenti che fanno su di lui.
Restando in ambito carcerario (niente paura, Mubarak non è ancora entrato
in prigione, è sempre a Sharm el-Sheykh), i giornali si stanno
sbizzarrendo a raccontare scene di vita quotidiana nella prigione di Tora,
dove sono detenuti Alaa e Gamal Mubarak, oltre a tutti gli altri ex
ministri ed esponenti del PND. Ebbene, oggi i giornali hanno indugiato
soprattutto nel descrivere una kafkiana partita di calcio che si è tenuta
venerdì scorso, dopo la preghiera, durante le due ore d'aria concesse ai
prigionieri. La prima squadra, capitanata da Ahmed Nazif (ex primo
ministro di Mubarak), era costituita da Ahmed Ezz (ex segretario del PND),
Amr Asal (ex funzionario del PND), Ahmed el-Maghrabi (ex ministro
dell'edilizia) e Zuhayr Garrana (ex ministro del turismo). La seconda
squadra, capitanata dal terribile Habib el-Adly (ex ministro degli
interni), era invece formata da Hasan Abdel Rahman (generale ed ex capo
della Sicurezza di Stato) e Adly Fayed (ex capo della sicurezza della città
6 Ottobre). Arbitro: Ahmed Nazif, ex primo ministro di Mubarak. In
panchina a guardare: Gamal Mubarak, Anas el-Fiqqi (ex ministro della
gioventù), Ahdi Fadly (ex direttore di Akhbar al-Youm), Ibrahim Kamel
(uomo d'affari, intimo amico di Mubarak) e Munir Ghabur (altro uomo
d'affari). Rimasti in cella a rimuginare, invece, Alaa Mubarak, Fathi
Sorour (ex presidente della camera), Safwat el-Sherif (ex presidente della
Shura) e Zakariya Azmi (ex capo del gabinetto del Presidente). La partita
è finita in parità. La scena, tuttavia, deve essere stata
indimenticabile.
Un abbraccio a tutti,
Elisa

Monday, April 18, 2011 9:49 PM
Subject: affari privati tra Mubarak e Berlusconi
Cari amici e amiche,
ieri sera, mentre scorrevo le ultime notizie sul sito di al-Ahram, sono
improvvisamente incappata nel nome di Berlusconi. "Anche qui!" -
ho subito pensato - "Ma allora non c'è modo di sfuggire alla saga
berlusconiana nemmeno in Egitto!". Quando ho capito che non si
trattava della storia di Ruby - proprio non ce l'avrei fatta a sorbirmi
anche la versione in arabo - ho letto l'articolo fino in fondo.
L'argomento era il seguente. Fonti importanti, non precisate dal giornale,
hanno rivelato che ci sarebbero forti prove dell'esistenza di una
relazione commerciale privata tra l'ex rais Mubarak e il nostro primo
ministro. Mubarak avrebbe concesso a un'azienda di Berlusconi in Egitto
privilegi senza precedenti. L'ex governatore del Sinai del sud, infatti,
spinto da Mubarak, avrebbe concesso a tale ditta italiana il permesso
straordinario di comprare vaste distese di terra nella penisola, violando
la legge che vieta agli stranieri di possedere terreni nel Sinai. La
terra, in totale circa 500.000 metri quadrati, sarebbe poi stata divisa in
lotti e venduta a stranieri da una sede nel Lussemburgo, a prezzi
esorbitanti.
Già questo basterebbe, ma non è finita qui. Le stesse fonti consultate
dal giornale hanno anche avanzato l'ipotesi che, in cambio di tale favore
da parte di Mubarak, il governo italiano (e sottolineo il governo
italiano, non il privato Berlusconi), avrebbe esercitato il diritto di
veto nell'Unione Europea per impedire il congelamento dei beni della
famiglia dell'ex rais, decisione in discussione proprio in questi giorni.
Lascio a voi i commenti.
Non ho sentito nulla di questo sui giornali italiani e naturalmente si
dovranno aspettare ulteriori indagini e conferme. Se ci saranno sviluppi
in Egitto, vi terrò al corrente. Certo, la cosa non aggiunge nulla a
quanto già sappiamo sulla nostra "politica estera", tuttavia
nessun dettaglio deve essere trascurato. Prometto che da domani tornerò a
occuparmi degli affari più propriamente egiziani.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
Mubarak e Berlusconi
Tuesday, April 19, 2011 8:18 PM
Subject: Salafiti, Sorelle Musulmane e interrogatori
Cari amici e amiche,
continuano le proteste di migliaia di persone contro il nuovo governatore
copto di Qena, nell'Alto Egitto. Le manifestazioni, sempre più
insistenti, hanno interrotto le ferrovie e le autostrade, oltre a chiudere
gli ingressi alla città. Per valutare la situazione, sono giunti sul
posto il ministro degli interni Mansour Essawi e il ministro dello
sviluppo regionale Mohsen Naamani. A sentire l'imam della moschea di Qena,
la situazione sta diventando esplosiva, a meno che il primo ministro
Sharaf e il Consiglio Supremo delle Forze Armate non ascoltino la
richiesta dei manifestanti di rimuovere il nuovo governatore. Ancora non
si capisce esattamente quali siano le reali ragioni dell'opposizione
popolare al generale Emad Mikhail, che succede, tra l'altro, a un altro
copto, Magdi Ayoub. C'è chi dice che la ragione sia semplicemente la sua
religione. I salafiti, se non altro, l'hanno detto chiaramente. Ma altri,
tra i quali un portavoce dei manifestanti, negano decisamente questa
motivazione, affermando che alle proteste partecipano anche molti copti.
Il motivo del rifiuto di Mikhail sarebbe piuttosto la sua responsabilità,
da generale della polizia, nell'uccisione di alcuni giovani di Qena,
durante la rivoluzione. In alcuni casi, le ragioni della protesta sembrano
intrecciarsi. Il governatore precedente, anche lui copto, è infatti
accusato dagli abitanti di Qena di aver provocato il conflitto religioso e
ora alcuni non vorrebbero ripetere l'esperienza con un altro copto.
Infine, c'è chi dice che le proteste sono nate dall'istigazione di gruppi
salafiti da parte di ex membri del PND e della Sicurezza Statale ormai
sciolta. Sono persino girate voci che i salafiti avrebbero intenzione di
creare un emirato islamico a Qena, voci smentite dagli stessi salafiti. E
poi, c'è anche chi attribuisce il tutto a semplici rivalità tribali.
Come sempre, è difficile districarsi...
Tra le file più moderate dei Fratelli Musulmani, tornano invece a farsi
notare le Sorelle Musulmane. Durante un loro recente convegno, hanno
ribadito la loro richiesta di maggiori responsabilità e la possibilità
di candidarsi alle elezioni, esprimendo un totale rifiuto della tutela
maschile nei loro confronti, che aveva senso soltanto quando la
Fratellanza era perseguitata.
Proseguono numerosi interrogatori, a cominciare da Alaa e Gamal Mubarak.
Finora, si è appurato che il più ricco della famiglia è Alaa, seguito
da Gamal, poi da Suzanne e infine il più "sobrio" Hosni. E'
rispuntato persino il finora indisturbato Omar Suleyman, interrogato oggi
nell'ambito dell'inchiesta su Mubarak padre, sia per quanto riguarda
l'accumulo di ricchezze, sia per quanto riguarda l'uccisione di
manifestanti. Ma sotto il torchio degli interrogatori sono finiti anche
Hatem al-Gabali, ex ministro della salute, e Aisha Abdel Hady, ex ministro
della forza lavoro. E ci sono nuovi guai per Zahi Hawass. E' iniziata una
raccolta di firme per presentare una denuncia contro di lui, che lo
accuserebbe di aver utilizzato preziosi e delicati pezzi da museo nella
campagna fotografica della sua linea di moda maschile. La legge egiziana,
ovviamente, vieta tutto questo, e ci mancherebbe. Vedere la fotografia
della maschera d'oro di Tutankhamon, dietro a un modello dalla faccia
vacua che veste abiti alla Indiana Jones firmati Hawass, beh... quel che
è troppo è troppo.
Il primo ministro Sharaf - che da quando si è recato in centro città con
la famiglia, a mangiare ful e taamiya in mezzo alla gente,
gode di vasta popolarità - ha rilasciato il secondo comunicato televisivo
settimanale, con il quale ha informato i cittadini egiziani dei progressi
compiuti. Ha dichiarato che entro un mese si troverà una soluzione al
problema dei salari dei lavoratori, fissando un limite massimo e un limite
minimo. Inoltre, ha annunciato la costruzione di 200.000 nuove unità
abitative, con superficie oscillante fra i 60 e i 120 metri quadrati. La
costruzione sarà finanziata dai sauditi, con un investimento di 7
miliardi di dollari. Infine, è stata presa la decisione di abolire l'ora
legale, dopo aver appurato che non fa risparmiare energia come si pensava.
In effetti, se posso permettermi una battuta, un'ora in più o in meno che
differenza fa in Egitto, specie per il Cairo, la "città che non
dorme mai"?
In allegato troverete la traduzione di una articolo comparso sul giornale
al-Shorouk, il 17 aprile scorso. Per quanto mi sarà possibile, cercherò,
da questo momento in poi, di tradurre ogni tanto qualche articolo, per dar
voce all'opinione dei diretti interessati e al dibattito interno egiziano.
Spero che questo chiarirà ancora meglio la complessità del mondo arabo,
contro ogni stereotipizzazione. Comincio con un articolo di Khaled
el-Khamissi (vedi pdf), scrittore noto anche in Italia per il suo libro
"Taxi".
Un saluto affettuoso a tutti,
Elisa

Wednesday, April 20, 2011 6:38 PM
Subject: conflitto religioso o complotto controrivoluzionario?
Cari amici e amiche,
la situazione a Qena è sempre più complicata e rovente. La missione del
ministro degli interni Mansour Essawi, giunto sul posto per mediare con i
manifestanti, è fallita. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate aveva
anche inviato a negoziare due predicatori musulmani, Mohamed Hassan e
Safwat Hegazi, più l'ex parlamentare Mostafa Bakri. Come dicevo,
tuttavia, i manifestanti non sono stati convinti a tornare a casa. Ora si
si attende la prossima mossa del governo per ristabilire l'ordine, ma
l'origine di tale protesta, come ho spiegato nella newsletter di ieri,
continua a essere poco chiara.
Intanto, i manifestanti hanno guadagnato un sostenitore illustre. Ayman
Nour, ieri, si è recato all'università di Qena per manifestare la
propria solidarietà agli studenti che protestano contro il nuovo
governatore. Ha dichiarato che lo denuncerà, perché è stato uno dei
suoi torturatori nel periodo passato in carcere (Ayman Nour, nel 2005, è
stato il primo a osare candidarsi alle Presidenziali contro Mubarak, con
il risultato di essere arrestato).
Quest'ultima notizia sembrerebbe avvalorare l'ipotesi secondo la quale le
proteste sono soprattutto motivate dall'essere, il nuovo governatore, un
generale di polizia, implicato con il vecchio regime. Ma le cose non
paiono così semplici. Ho ricevuto oggi un'email, inviata da un centro per
i diritti umani, abbastanza inquietante, con un comunicato scritto da
intellettuali e scrittori di Qena. Onestamente, non so quanto possa
fidarmi di questa fonte, perché non mi è chiaro attraverso quali canali
sia giunta a me questa email, ma alcune delle notizie contenute sono
girate anche sui giornali. Il comunicato, comunque, vuole correggere quel
che considera un oscuramento mediatico degli eventi a Qena, con la
fabbricazione di racconti falsi. I firmatari dicono che la città è in
balia di un gruppo di salafiti, baltagheya, ex membri del PND e
anche di qualche straniero non meglio identificato. La polizia e
l'esercito sarebbero assenti. Il comunicato dice poi che, a dare il via
alle proteste, sarebbero stati i Fratelli Musulmani assieme ai salafiti,
ma che in seguito la faccenda sarebbe andata fuori controllo. I Fratelli
Musulmani, allora, avrebbero lasciato la faccenda nelle mani dei salafiti,
dei baltagheya e dei fedeli del PND. Avrebbero cominciato a
circolare spaventosi slogan, inneggianti al conflitto religioso, e sarebbe
persino stata sventolata la bandiera saudita. Al momento della stesura del
comunicato, secondo i firmatari, era in corso la scelta del futuro capo
dell'emirato islamico di Qena. Tre i candidati: l'imam della moschea
al-Taqwa di Qena, anche responsabile della pagina religiosa del giornale
locale "Akhbar Qena", finanziato e diretto da Mustafa Bakri (ma
non è lo stesso della delegazione inviata dal Consiglio Militare?) e dal
fratello; Muhammad Khalil, presidente dell'Associazione dei Sostenitori
della Sunna di Muhammad e sceicco salafita; Muhammad Nur, sceicco anche
lui e membro per il PND del consiglio regionale. Sempre secondo il
comunicato, gli abitanti di Qena sarebbero ora costretti a una
disobbedienza civile non voluta da loro. I giovani della Coalizione della
Rivoluzione starebbero proteggendo la centrale idrica, in seguito alle
minacce di interrompere l'erogazione dell'acqua e dell'elettricità agli
stabilimenti del Mar Rosso. Ci sarebbe poi una macchina guidata da un ex
candidato PND alle ultime elezioni, che girerebbe per strada invitando la
gente, con un megafono, a unirsi alle proteste. Infatti, il numero dei
manifestanti sarebbe molto minore rispetto a quello fornito dai mass
media, al di sotto delle 5000 persone. Il comunicato termina sottolineando
la pericolosità della situazione, perché, come è ben noto a tutti, le
tribù sono armate (Qena è una zona fortemente tribale). Anche i
manifestanti radunati attorno al palazzo del governatore sono armati e
basterebbe una sola pallottola per far scoppiare una guerra tribale, nonché
l'attacco alla chiesa vicina.
Il comunicato, dunque, sembra suggerire un complotto degli ex PND e dei
salafiti, con il sostegno dell'Arabia Saudita, per scatenare il conflitto
religioso o una rivolta della popolazione contro il governo del Cairo.
Naturalmente, lo scopo sarebbe soffocare la rivoluzione del 25 gennaio e i
suoi principi, provocando un intervento autoritario repressivo con il
ritorno al passato (che, in realtà, non è poi così passato).
Insomma, anche se tutte queste informazioni necessitano più che mai di
conferma, il semplice fatto che siano in circolazione indica quanto il
conflitto religioso e lo spauracchio dell'islamismo salafita intransigente
siano armi sempre per contrastare le rivoluzioni arabe, e nulla mi toglie
dalla mente che ci sia una regia precisa dietro a questi fatti. Il
connubio salafiti-PND, poi, è particolarmente inquietante, anche se non
è né nuovo né sorprendente. Tuttavia, il gioco del conflitto religioso
- che non rappresenta la società egiziana, come ripeterò fino alla
nausea - è estremamente pericoloso e non va sottovalutato. E l'esercito,
in tutto questo, che gioco fa?
Sul versante processi, invece, Omar Suleyman ha scagionato Hosni Mubarak
dall'accusa di aver ordinato di uccidere i manifestanti. Il primo
responsabile sarebbe allora Habib el-Adly, l'ex ministro degli interni
dalla sinistra fama. Chiaramente, se è davvero così, la responsabilità
politica di Mubarak non diminuisce di un granello. Altre indagini hanno
invece appurato che i cecchini che sparavano sui manifestanti dai tetti di
piazza Tahrir erano effettivamente ufficiali di polizia, appartenenenti
alla sezione terrorismo dell'ormai sciolto Amn al-Dawla, la Sicurezza
Statale. Appunto, sezione terrorismo. Ma i terroristi erano loro.
Un caro saluto a tutti,
Elisa

Omar
Suleiman
Thursday, April 21, 2011 6:49 PM
Subject: correzioni storiche in attesa della Pasqua
Cari amici e amiche,
la rivoluzione del 25 gennaio è anche l'occasione di rivedere i manuali
di storia delle scuole elementari e medie, considerati troppo pro-Mubarak
e pro-Partito Nazional Democratico. Dei manuali ideologici, più che dei
manuali di storia. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha pertanto
incaricato una commissione di storici di verificarne i contenuti e
proporre delle modifiche. La commissione ha già avanzato le prime
proposte di correzioni, che saranno integrate nei manuali già a partire
dal prossimo anno scolastico. Sono le correzioni più urgenti, poi si
studierà una revisione più approfondita. Tra le modifiche c'è la
rimozione di Suzanne Mubarak dal capitolo dedicato ai personaggi femminili
più significativi della storia egiziana e c'è anche una correzione che
riguarda il primo Presidente della Repubblica: nei manuali, infatti, era
scritto che il primo è stato Gamal Abdel Nasser, mentre in realtà è
stato Muhammad Naguib. Un altro errore che è stato corretto è la nota
sulla partecipazione del Presidente Sadat alla guerra di Palestina, del
tutto falsa. Inserito, invece, un paragrafo sul comandante delle forze
armate egiziane dei primi anni settanta e sul suo ruolo nella guerra di
Ottobre. La commissione ha quindi proposto di eliminare il capitolo sulle
riforme di Mubarak, ritenuto menzognero, mentre il suo contributo alla
guerra di Ottobre è un fatto storico innegabile. La novità sarà
l'introduzione di un capitolo intero dedicato alla rivoluzione del 25
gennaio.
Continua, invece, il dibattito sulla deposizione di Omar Suleyman, che
oltre a scagionare Mubarak, ha affermato di avere delle informazioni che
non poteva rivelare per ragioni di sicurezza. Qualcuno obietta che tale
atteggiamento è un ostacolo al corso della giustizia. Suleyman dovrebbe
rivelare le informazioni in suo possesso e poi sarà la Procura a decidere
se secretarle o meno per ragioni di sicurezza nazionale. Fathi Sorour,
invece, ha sostenuto davanti alla Procura che, il giorno dopo la famosa
"battaglia del cammello", durante la quale numerose persone
hanno perso la vita, si è tenuto un incontro ufficiale tra Mubarak e
tutti i suoi ministri, più Omar Suleyman, nel quale le vittime sarebbero
state pesantemente derise e si sarebbe scherzato sui vari modi di uccidere
i manifestanti. Sorour, e anche Zakariya Azmi, si sono presi altri 15
giorni di custodia cautelare.
Mubarak, invece, è sempre a Sharm el-Sheykh, dove ha chiesto
ufficialmente - secondo fonti militari - di poter rimanere per tutti i 15
giorni di custodia cautelare. Chiaramente, questa richiesta ha scatenato
un altro dibattito. Perché l'esercito usa la mano tenera con lui?
Dopotutto, quale altro cittadino potrebbe osare fare una richiesta simile?
Questo dibattito si affianca a quello sulle celle di lusso in cui
sarebbero detenuti Gamal e Alaa. L'esercito, naturalmente, nega tutto.
Intanto, si attendono nuovi sviluppi a Qena. Girano voci che, sul posto,
sia stata indetta una marcia del milione per domani, mentre il governo ha
annunciato che il governatore rimarrà al suo posto. E' dunque stata
decisa la linea dura. Speriamo che le cose si risolvano per il meglio.
L'Egitto, nel frattempo, si prepara alla Pasqua. Pare che la chiesa
copto-cattolica abbia rivolto un invito ai Fratelli Musulmani a
partecipare alla messa. Vedremo...
Un caro saluto a tutti,
Elisa
p.s: vi allego un file in cui troverete
un'email, giunta alla rivista online www.italialaica.it,
nel quale un lettore critica il mio pezzo su Vittorio Arrigoni e l'Egitto.
Di seguito troverete la mia risposta, che potete anche leggere
direttamente sul sito. Invio anche a voi la mia replica, perché questo
genere di critiche sono piuttosto diffuse, dunque penso che possa essere
di interesse anche a voi.

pril 25, 2011 7:18 PM
Subject: il 25 aprile in Egitto
Cari amici e amiche,
il 25 aprile è la festa della liberazione anche in Egitto. Si tratta,
tuttavia, della liberazione del Sinai, avvenuta il 25 aprile 1982, in
seguito al ritiro delle truppe israeliane dalla penisola. Per celebrare il
ventinovesimo anniversario di tale data - assieme alla Pasqua, che per
fortuna è trascorsa in pace - l'esercito ha inviato la banda militare in
piazza Tahrir, per suonare musica dalle 10 del mattino fino a sera. Oltra
alla musica, l'esercito ha anche offerto alla folla piccoli regali,
principalmente orologi e radioline. Le forze armate fanno davvero di tutto
per mostrarsi mansueti...
La festa del 25 aprile capita al momento giusto, proprio quando la
questione del Sinai torna sotto i riflettori. Il primo ministro Sharaf,
infatti, si è recato in visita presso le tribù beduine della penisola
per ascoltare le loro richieste. Il Sinai è un luogo di grandi risorse
per l'Egitto: turistiche, minerarie (ad esempio il carbone), commerciali,
agricole... Oltre a rivestire un ruolo rilevante sia dal punto di vista
religioso, sia dal punto di vista politico e strategico, dato il confine
con Israele e Gaza. Nel Sinai, dove le tribù beduine hanno grande
influenza, abitano più o meno 380.000 persone. Il regime di Mubarak ha
fortemente oppresso questa regione e i suoi abitanti. Molti giovani e
intellettuali sono stati gettati in carcere, alla popolazione locale non
era permesso possedere le loro terre, sfruttate invece da uomini d'affari
senza scrupolo che ne hanno sottratto le ricchezze. Spesso, gli abitanti
del Sinai erano tutti trattati alla stregua di criminali, mercanti di
droga o contrabbandieri. Per loro era impossibile accedere ai vertici
della politica, delle università o della giustizia. Ora chiedono che i
loro diritti siano ristabiliti e il primo ministro pare ben disposto ad
ascoltarli.
Più a sud, a Qena, la situazione è ancora in stallo. Le trattative per
convincere i manifestanti a togliere il blocco dei treni sono fallite,
poi, nel pomeriggio, è giunta la notizia che il nuovo governatore
indesiderato è stato sospeso per tre mesi dalla sua funzione, per far sì
che la vita nella regione torni alla normalità. Le funzioni di
governatore saranno temporaneamente assunte dal segretario generale del
governatorato. Dunque, un punto per i manifestanti.
Il primo ministro Sharaf è anche impegnato sul fronte delle relazioni
internazionali. Inizia oggi un giro di visite in Arabia Saudita, Kuwait e
Qatar, durante il quale tenterà di consolidare il rapporto tra questi
paesi e l'Egitto, magari ottenendo qualche aiuto economico. Tale missione
è tanto più importante dopo che, oggi, si è diffusa la notizia che gli
Emirati Arabi Uniti si rifiutano di rinnovare i visti per lavoro dei
residenti egiziani, a causa della mutata politica estera dell'Egitto. Il
riferimento è al tentativo di riallacciare le relazioni diplomatiche con
l'Iran (si sta infatti discutendo di rinnovare lo scambio degli
ambasciatori, interrotto nel 1979, quando l'Egitto aveva ospitato lo scià,
in fuga dalla rivoluzione iraniana). A dire il vero, alcuni egiziani
residenti nei paesi del Golfo avevano denunciato la minaccia di essere
espulsi già settimane fa, attraverso i social network. Le fonti ufficiali
non hanno fatto altro che confermare la notizia, con molto ritardo, anche
se l'ambasciata egiziana negli Emirati, per ora, nega tutto.
Tuttavia, la notizia-scandalo del giorno è stata un'altra. La dogana
dell'aeroporto del Cairo ha fermato oggi ben 100 pacchi, pesanti tre
tonnellate, contenenti gli "effetti personali" - oro, diamanti,
antichità varie, ecc. - di Hussein Salem, l'uomo d'affari, amico della
famiglia Mubarak e proprietario della ditta che forniva gas a Israele.
Salem è riuscito a fuggire all'estero agli inizi della rivoluzione ed ora
è il superlatitante più ricercato d'Egitto. I pacchi fermati
all'aeroporto viaggiavano sotto la copertura di una principessa saudita,
figlia del capo dell'Intelligence dell'Arabia Saudita (toh guarda!), ed
erano firmati e accompagnati da un intermediario palestinese. Tuttavia,
tra i contenuti c'erano un tappetto con il nome di Salem, fotografie
dell'uomo con Mubarak, e altri oggetti che non lasciavano dubbi sul reale
proprietario. La principessa saudita, tuttavia, ha tentato di difendersi
affermando di aver comprato un palazzo da Salem anni fa, nel quale erano
inclusi anche quegli oggetti. Avendo venduto il palazzo, avrebbe tenuto
quegli oggetti per spedirli alla sorella, in Arabia Saudita. Molti
ritengono che Salem si sia rifugiato proprio in Arabia Saudita (anche se,
secondo alcuni, si troverebbe invece in Svizzera). Coincidenza?
Buon 25 aprile a tutti,
Elisa
T
April 25, 2011 7:18 PM
Subject: il 25 aprile in Egitto
Cari amici e amiche,
il 25 aprile è la festa della liberazione anche in Egitto. Si tratta,
tuttavia, della liberazione del Sinai, avvenuta il 25 aprile 1982, in
seguito al ritiro delle truppe israeliane dalla penisola. Per
celebrare il ventinovesimo anniversario di tale data - assieme alla
Pasqua, che per fortuna è trascorsa in pace - l'esercito ha inviato
la banda militare in piazza Tahrir, per suonare musica dalle 10 del
mattino fino a sera. Oltra alla musica, l'esercito ha anche offerto
alla folla piccoli regali, principalmente orologi e radioline. Le
forze armate fanno davvero di tutto per mostrarsi mansueti...
La festa del 25 aprile capita al momento giusto, proprio quando la
questione del Sinai torna sotto i riflettori. Il primo ministro Sharaf,
infatti, si è recato in visita presso le tribù beduine della
penisola per ascoltare le loro richieste. Il Sinai è un luogo di
grandi risorse per l'Egitto: turistiche, minerarie (ad esempio il
carbone), commerciali, agricole... Oltre a rivestire un ruolo
rilevante sia dal punto di vista religioso, sia dal punto di vista
politico e strategico, dato il confine con Israele e Gaza. Nel Sinai,
dove le tribù beduine hanno grande influenza, abitano più o meno
380.000 persone. Il regime di Mubarak ha fortemente oppresso questa
regione e i suoi abitanti. Molti giovani e intellettuali sono stati
gettati in carcere, alla popolazione locale non era permesso possedere
le loro terre, sfruttate invece da uomini d'affari senza scrupolo che
ne hanno sottratto le ricchezze. Spesso, gli abitanti del Sinai erano
tutti trattati alla stregua di criminali, mercanti di droga o
contrabbandieri. Per loro era impossibile accedere ai vertici della
politica, delle università o della giustizia. Ora chiedono che i loro
diritti siano ristabiliti e il primo ministro pare ben disposto ad
ascoltarli.
Più a sud, a Qena, la situazione è ancora in stallo. Le trattative
per convincere i manifestanti a togliere il blocco dei treni sono
fallite, poi, nel pomeriggio, è giunta la notizia che il nuovo
governatore indesiderato è stato sospeso per tre mesi dalla sua
funzione, per far sì che la vita nella regione torni alla normalità.
Le funzioni di governatore saranno temporaneamente assunte dal
segretario generale del governatorato. Dunque, un punto per i
manifestanti.
Il primo ministro Sharaf è anche impegnato sul fronte delle relazioni
internazionali. Inizia oggi un giro di visite in Arabia Saudita,
Kuwait e Qatar, durante il quale tenterà di consolidare il rapporto
tra questi paesi e l'Egitto, magari ottenendo qualche aiuto economico.
Tale missione è tanto più importante dopo che, oggi, si è diffusa
la notizia che gli Emirati Arabi Uniti si rifiutano di rinnovare i
visti per lavoro dei residenti egiziani, a causa della mutata politica
estera dell'Egitto. Il riferimento è al tentativo di riallacciare le
relazioni diplomatiche con l'Iran (si sta infatti discutendo di
rinnovare lo scambio degli ambasciatori, interrotto nel 1979, quando
l'Egitto aveva ospitato lo scià, in fuga dalla rivoluzione iraniana).
A dire il vero, alcuni egiziani residenti nei paesi del Golfo avevano
denunciato la minaccia di essere espulsi già settimane fa, attraverso
i social network. Le fonti ufficiali non hanno fatto altro che
confermare la notizia, con molto ritardo, anche se l'ambasciata
egiziana negli Emirati, per ora, nega tutto.
Tuttavia, la notizia-scandalo del giorno è stata un'altra. La dogana
dell'aeroporto del Cairo ha fermato oggi ben 100 pacchi, pesanti tre
tonnellate, contenenti gli "effetti personali" - oro,
diamanti, antichità varie, ecc. - di Hussein Salem, l'uomo d'affari,
amico della famiglia Mubarak e proprietario della ditta che forniva
gas a Israele. Salem è riuscito a fuggire all'estero agli inizi della
rivoluzione ed ora è il superlatitante più ricercato d'Egitto. I
pacchi fermati all'aeroporto viaggiavano sotto la copertura di una
principessa saudita, figlia del capo dell'Intelligence dell'Arabia
Saudita (toh guarda!), ed erano firmati e accompagnati da un
intermediario palestinese. Tuttavia, tra i contenuti c'erano un
tappetto con il nome di Salem, fotografie dell'uomo con Mubarak, e
altri oggetti che non lasciavano dubbi sul reale proprietario. La
principessa saudita, tuttavia, ha tentato di difendersi affermando di
aver comprato un palazzo da Salem anni fa, nel quale erano inclusi
anche quegli oggetti. Avendo venduto il palazzo, avrebbe tenuto quegli
oggetti per spedirli alla sorella, in Arabia Saudita. Molti ritengono
che Salem si sia rifugiato proprio in Arabia Saudita (anche se,
secondo alcuni, si troverebbe invece in Svizzera). Coincidenza?
Buon 25 aprile a tutti,
Elisa

April 25, 2011 7:18 PM
Subject: il 25 aprile in Egitto
Cari amici e amiche,
il 25 aprile è la festa della liberazione anche in Egitto. Si tratta,
tuttavia, della liberazione del Sinai, avvenuta il 25 aprile 1982, in
seguito al ritiro delle truppe israeliane dalla penisola. Per celebrare il
ventinovesimo anniversario di tale data - assieme alla Pasqua, che per
fortuna è trascorsa in pace - l'esercito ha inviato la banda militare in
piazza Tahrir, per suonare musica dalle 10 del mattino fino a sera. Oltra
alla musica, l'esercito ha anche offerto alla folla piccoli regali,
principalmente orologi e radioline. Le forze armate fanno davvero di tutto
per mostrarsi mansueti...
La festa del 25 aprile capita al momento giusto, proprio quando la
questione del Sinai torna sotto i riflettori. Il primo ministro Sharaf,
infatti, si è recato in visita presso le tribù beduine della penisola
per ascoltare le loro richieste. Il Sinai è un luogo di grandi risorse
per l'Egitto: turistiche, minerarie (ad esempio il carbone), commerciali,
agricole... Oltre a rivestire un ruolo rilevante sia dal punto di vista
religioso, sia dal punto di vista politico e strategico, dato il confine
con Israele e Gaza. Nel Sinai, dove le tribù beduine hanno grande
influenza, abitano più o meno 380.000 persone. Il regime di Mubarak ha
fortemente oppresso questa regione e i suoi abitanti. Molti giovani e
intellettuali sono stati gettati in carcere, alla popolazione locale non
era permesso possedere le loro terre, sfruttate invece da uomini d'affari
senza scrupolo che ne hanno sottratto le ricchezze. Spesso, gli abitanti
del Sinai erano tutti trattati alla stregua di criminali, mercanti di
droga o contrabbandieri. Per loro era impossibile accedere ai vertici
della politica, delle università o della giustizia. Ora chiedono che i
loro diritti siano ristabiliti e il primo ministro pare ben disposto ad
ascoltarli.
Più a sud, a Qena, la situazione è ancora in stallo. Le trattative per
convincere i manifestanti a togliere il blocco dei treni sono fallite,
poi, nel pomeriggio, è giunta la notizia che il nuovo governatore
indesiderato è stato sospeso per tre mesi dalla sua funzione, per far sì
che la vita nella regione torni alla normalità. Le funzioni di
governatore saranno temporaneamente assunte dal segretario generale del
governatorato. Dunque, un punto per i manifestanti.
Il primo ministro Sharaf è anche impegnato sul fronte delle relazioni
internazionali. Inizia oggi un giro di visite in Arabia Saudita, Kuwait e
Qatar, durante il quale tenterà di consolidare il rapporto tra questi
paesi e l'Egitto, magari ottenendo qualche aiuto economico. Tale missione
è tanto più importante dopo che, oggi, si è diffusa la notizia che gli
Emirati Arabi Uniti si rifiutano di rinnovare i visti per lavoro dei
residenti egiziani, a causa della mutata politica estera dell'Egitto. Il
riferimento è al tentativo di riallacciare le relazioni diplomatiche con
l'Iran (si sta infatti discutendo di rinnovare lo scambio degli
ambasciatori, interrotto nel 1979, quando l'Egitto aveva ospitato lo scià,
in fuga dalla rivoluzione iraniana). A dire il vero, alcuni egiziani
residenti nei paesi del Golfo avevano denunciato la minaccia di essere
espulsi già settimane fa, attraverso i social network. Le fonti ufficiali
non hanno fatto altro che confermare la notizia, con molto ritardo, anche
se l'ambasciata egiziana negli Emirati, per ora, nega tutto.
Tuttavia, la notizia-scandalo del giorno è stata un'altra. La dogana
dell'aeroporto del Cairo ha fermato oggi ben 100 pacchi, pesanti tre
tonnellate, contenenti gli "effetti personali" - oro, diamanti,
antichità varie, ecc. - di Hussein Salem, l'uomo d'affari, amico della
famiglia Mubarak e proprietario della ditta che forniva gas a Israele.
Salem è riuscito a fuggire all'estero agli inizi della rivoluzione ed ora
è il superlatitante più ricercato d'Egitto. I pacchi fermati
all'aeroporto viaggiavano sotto la copertura di una principessa saudita,
figlia del capo dell'Intelligence dell'Arabia Saudita (toh guarda!), ed
erano firmati e accompagnati da un intermediario palestinese. Tuttavia,
tra i contenuti c'erano un tappetto con il nome di Salem, fotografie
dell'uomo con Mubarak, e altri oggetti che non lasciavano dubbi sul reale
proprietario. La principessa saudita, tuttavia, ha tentato di difendersi
affermando di aver comprato un palazzo da Salem anni fa, nel quale erano
inclusi anche quegli oggetti. Avendo venduto il palazzo, avrebbe tenuto
quegli oggetti per spedirli alla sorella, in Arabia Saudita. Molti
ritengono che Salem si sia rifugiato proprio in Arabia Saudita (anche se,
secondo alcuni, si troverebbe invece in Svizzera). Coincidenza?
Buon 25 aprile a tutti,
Elisa
Dr. Essam Sharaf

uesday, April 26, 2011 8:01 PM
Subject: e l'esercito smentisce...
Cari amici e amiche,
sono giunte due smentite, oggi, da parte delle forze armate egiziane,
sempre attraverso la pagina di Facebook dell'esercito. La prima riguarda
le pressioni che Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti starebbero
esercitando sull'Egitto, con minacce di rinnovare i visti ai lavoratori
egiziani, affinché Mubarak non sia processato. L'esercito ha negato tutto
quanto, così come la notizia che il cugino di Gheddafi, Qadhdhaf al-Dam,
starebbe armando mercenari egiziani da portare in Libia per combattere gli
insorti. Da un po' di tempo, l'esercito ha smentito molte cose, invitando
ogni volta i mezzi di comunicazione a verificare l'esattezza delle notizie
che diffondono. Chissà chi ha ragione, i dubbi rimangono.
La crisi di Qena, invece, dopo la sospensione del nuovo governatore per
tre mesi, sembra avviata a una risoluzione. I manifestanti hanno
interrotto il sit-in e ill traffico di treni è stato ripristinato. Che
cosa succederà tra tre mesi è tutto da vedere. Fra tre mesi, infatti,
sarà piena estate e ci sarà il digiuno di Ramadan, poi dovrebbero
esserci le elezioni parlamentari, insomma un periodo "caldo" in
tutti i sensi. Una soluzione definitiva si dovrà pur trovare, alla fine.
Per una manifestazione che finisce, altre ne cominciano. Un'altra ondata
di proteste ha investito il paese, nonostante la legge che limita
fortemente gli scioperi e le manifestazioni. Tra le tante, ieri ce n'è
stata una anche dei sostenitori di Mubarak per chiedere che non sia
processato. A dire il vero, avevano organizzato una Marcia del Milione
davanti al Maspero, il palazzo della tv, ma non sono riusciti a radunare
che poche decine di persone, nell'ilarità generale di mass media e
passanti. Un maggior successo, invece, ha avuto la manifestazione di
protesta davanti all'ambasciata siriana del Cairo. Hanno partecipato
insieme egiziani e siriani, circa trecento persone, protestando contro la
repressione brutale della rivolta in Siria. La manifestazione, a un certo
punto, si è trasformata in una battaglia musicale. I manifestanti siriani
hanno iniziato a cantare davanti all'ambasciata, la quale, da parte sua,
ha risposto mettendo musica a tutto volume per coprire le voci dei
manifestanti. La "battaglia canora" è terminata quando i
manifestanti, esasperati, sono riusciti a togliere la corrente
all'ambasciata tranciando i cavi dall'esterno.
Non so come stia Mubarak oggi, sempre inchiodato a Sharm el-Sheykh, ma il
Procuratore Generale ha rinnovato la custodia cautelare anche per i suoi
figli. Continuano intanto le polemiche sulla prigione di Tora. Perché i
prigionieri possono comunicare tra loro? Forse possono anche comunicare
con l'esterno, attraverso i telefoni cellulari? L'esercito ha smentito (di
nuovo!) quest'ultima notizia, tuttavia è indubbio che gli ex ministri del
PND e i figli di Mubarak in prigione possano tranquillamente frequentarsi
e comunicare tra loro, magari mettendosi d'accordo sulle versioni da dare
in tribunale... Perché?
Nel frattempo, nel processo iniziato oggi, Habib al-Adly si è dichiarato
innocente di tutte le accuse. C'era da aspettarselo, visto il personaggio.
Il processo è quindi slittato al 21 maggio. Tanta, troppa lentezza...
Nella Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, invece, c'è aria di
tempesta. Il Movimento 6 Aprile ha deciso di andarsene, denunciando
interferenze nei propri affari interni. Nei giorni scorsi, il movimento
aveva anche dovuto affrontare l'accusa di essere finanziato dall'estero,
Stati Uniti in particolare. Questa defezione non è un segnale promettente
in vista delle prossime elezioni parlamentari. L'appuntamento elettorale
si avvicina velocemente, il tempo stringe, ma finora non sono stati fatti
passi significativi nelle file dell'opposizione, per organizzarsi e
prepararsi.
Un caro saluto a tutti,
Elisa


un'esplosione all'alba
Cari amici e amiche,
questa mattina l'Egitto si è svegliato all'alba con una nuova esplosione
presso la stazione del gas a sud di el-Arish, alla quale è seguito un
incendio che ha nuovamente interrotto l'erogazione del gas a Israele e
Giordania. E' il secondo attentato al gasdotto, il precedente era accaduto
prima della destituzione di Mubarak. Anche Porto Said è stata colpita
dall'interruzione del gas. Il governatore del Sinai del nord ha affermato
che non ci sono stati feriti e che l'esplosione è chiaramente di origine
dolosa. La sicurezza nei dintorni della stazione di el-Arish è stata
ulteriormente rafforzata, con il permesso di Israele, che ha consentito
l'arrivo di più soldati egiziani nel Sinai. Israele, tuttavia, che riceve
il 40% del suo gas naturale dall'Egitto, sta prendendo urgenti
provvedimenti per rendersi indipendente. Visto il clima generale in
Egitto, è probabile che la vendita del gas, prima o poi, sia davvero
interrotta, e non solo riprezzata. Le richieste in tal senso crescono di
numero e di intensità, legate alla domanda di rivedere il trattato di
pace del 1979, al quale la vendita del gas è connessa. Anche gli
studenti delle scuole si stanno mobilitando a tale scopo.
Le manifestazioni di categoria sono di nuovo dilaganti. Tutti in piazza,
nonostante la legge sugli scioperi: operai, medici, infermieri,
veterinari, impiegati di ministeri... Ieri ci sono state decine di
proteste di lavoratori in vari settori, per chiedere stipendi migliori,
pensioni e la rimozione dei manager corrotti. Anche gli imam di al-Azhar
continuano a manifestare (vedi foto allegata) per chiedere l'indipendenza
dell'Università, che dovrebbe riportarla all'antico splendore, e
l'elezione diretta dello shaykh. Pare che fossero addirittura
quindicimila.
E mentre a Qena la situazione si è calmata (il primo ministro Sharaf ha
persino dichiarato che il prossimo venerdì si recherà sul posto per
partecipare alla preghiera di mezzogiorno), un'altra crisi sta per
scoppiare a Minia, dove i Fratelli Musulmani hanno espresso un netto
rifiuto per il neo-governatore Samir Sallam, in precedenza governatore di
Qalyubiya. I Fratelli Musulmani di Minia lo accusano di aver commesso
delle illegalità durante il suo precedente incarico e pertanto non lo
vogliono nel loro territorio, minacciando un'escalation delle proteste.
Qena insegna...
A proposito di Fratelli Musulmani, la Guida Suprema Mohammed Badie ha
ribadito oggi, per dissipare gli ultimi dubbi, che la Fratellanza vuole
davvero un governo civile e non presenterà alcun candidato alla
Presidenza. Inoltre, i Fratelli Musulmani non ambiscono nemmeno ad avere
la maggioranza in Parlamento. L'islam, secondo Badie, non ha bisogno di
uno stato islamico, ma di uno stato secolare che riconosca l'islam e, per
quanto riguarda i copti, essi vanno protetti come ordina l'islam. Tali
dichiarazioni sarebbero certamente più rassicuranti se altri leader della
Fratellanza non le contraddicessero tutti i momenti con dichiarazioni di
altro tipo. Ma come si è detto più volte, i Fratelli Musulmani, in
questo momento, attraversano una fase di conflitto interno che
spiegherebbe queste discordanze.
L'esercito, infine, ha fatto la sua smentita anche oggi. Questa volta -
sempre attraverso un comunicato ufficiale su Facebook, il numero 42 per
l'esattezza - ha negato di esercitare alcuna influenza sui mass media,
invitandoli a trattare liberamente di qualsiasi tema. Evidentemente,
questo invito non può essere rivolto ai blogger e agli attivisti umani
che criticano l'esercito, come testimonia la storia di Maikel Nabil,
condannato a tre anni di prigione per aver attaccato le forze armate. E'
sempre bene ricordarle certe cose.
Si comincia anche a pensare alle celebrazioni del 1 maggio, festa dei
lavoratori. In realtà, il governo ha cancellato i festaggiamenti, perché
il presidente dell'Unione Egiziana dei Lavoratori è uno dei tanti che è
finito in carcere, quindi, secondo il governo, non è rimasto nessuno per
presenziare ufficialmente le celebrazioni. E' la prima volta, nella storia
dell'Egitto, che il 1 maggio viene cancellato, ma non importa, i sindacati
indipendenti si stanno già organizzando da soli per festeggiare il 1
maggio come si deve. In piazza Tahrir, naturalmente.
Un caro saluto a tutti,
Elisa

Mohammed_Badie
Cari
amici e amiche,
vorrei abbandonare la cronaca per un giorno e rivolgere l'attenzione a un
aspetto molto interessante della rivoluzione egiziana, di cui ho già
parlato in una lettera precedente. Si tratta del grande amore per lo
scherzo che ha reso famosi gli egiziani nel mondo arabo. L'umorismo è
stato una vera e propria arma nelle mani dei rivoluzionari. In ogni
momento, anche il più drammatico, gli egiziani sono riusciti a essere
seri e faceti al tempo stesso, una caratteristica che mi piace molto in
loro. Ritengo che questa sia davvero una delle peculiarità della
rivoluzione egiziana, a differenza delle altre rivolte arabe.
Per anni, attraverso gli scherzi, le barzellette e le storielle buffe, gli
egiziani hanno espresso tutto ciò che non era consentito loro esprimere
apertamente. Poi, con la rivoluzione, hanno trovato il coraggio di colpire
allo scoperto, sempre attraverso l'umorismo, i maggiori simboli del
potere: Mubarak, in primo luogo, paragonato, di volta in volta, alla mucca
del formaggino La Vache qui Rit, o a un somaro che non capisce il
significato della parola "vattene", e bersagliato da battute
sarcastiche, contenenti tuttavia un grande seme di verità. Ma l'umorismo
egiziano non ha risparmiato nemmeno gli altri personaggi del regime, ad
esempio l'ex primo ministro Shafiq, l'uomo dal pullover blu, perchè
indossava sempre lo stesso maglione di quel colore.
E' stato - ed è - un umorismo pervasivo di ogni cosa, liberatorio, che ha
smitizzato il tiranno e la sua corte, senza più confinamenti. Una risata
collettiva che ha sfogato l'oppressione di decenni, denudando il potere e
riportandolo alla sua dimensione umana. Potenza del riso... Ma per darvi
un'idea di cosa sto parlando, e della costante mescolanza tra il serio e
il faceto nella rivoluzione egiziana, voglio raccontarvi la mia avventura
con Omar Suleyman, l'ex capo delle mukhabarat, eminenza grigia del
regime e uomo tra i più potenti e pericolosi in Egitto. Insomma, uno di
quegli uomini che mai nessuno, prima d'oggi, si sarebbe mai sognato di
prendere in giro.
Un po' di tempo fa, in previsione di una serata in cui dovevo parlare
della rivolta egiziana, cercavo su internet il famoso video di Omar
Suleyman che annuncia le dimissioni di Mubarak, video ormai entrato a far
parte dell'iconografia rivoluzionaria. Invece del video, in mezzo alle
foto delle dimostrazioni, alcune di loro molto crude, trovo un'immagine,
estratta dal filmato in questione. Pensando di poterla inserire nelle mie
slides, la scarico sul computer. Per colpa della stanchezza, però, non mi
accorgo che c'è qualcosa che non va. Poi, quando la inserisco nelle
slides lo vedo: c'è un mostro blu dietro Omar Suleyman! Uno scherzo,
ovviamente. Il mostro blu ha preso il posto di quello che è diventato
famoso come "l'uomo dietro Omar Suleyman", sul quale si è riso
parecchio in Egitto. Nel video originale, infatti, appariva un uomo, ritto
dietro Suleyman, che sembrava volersi assicurare che costui non scappasse
e dicesse quel che doveva dire fino alla fine. Gli egiziani hanno fatto
innumerevoli ipotesi su chi fosse veramente, sempre scherzando
naturalmente, finché la persona in questione, di cui non ricordo il nome,
si è stufata ed è uscita allo scoperto, dichiarando di aver
semplicemente eseguito il suo lavoro, dunque non c'era nulla da ridere. Su
Facebook sono fioccate le scuse, ma le immagini ironiche sono rimaste.
A quel punto, con un largo sorriso sulla faccia, metto da parte la foto
con il mostro blu e ne cerco un'altra. La trovo, ma... questa volta dietro
Omar Suleyman c'è un panda! Mi scappa un'irrispettosa risata. Non
riuscendo a trovare una foto seria dell'annuncio di Omar Suleyman, decido
di cercare il video. Dopo una lunga ricerca riesco a recuperarlo. Lo
ascolto, perché non si sa mai con gli egiziani. Mi sembra tutto a posto,
ma... no, un momento. Prestando maggiore attenzione, mi accorgo che Omar
Suleyman ha un leggero difetto di pronuncia. Ha la esse sibilante, insomma
parla come gatto Silvestro! Per un momento c'ero quasi cascata! Meno male
che me ne sono accorta, altrimenti che figura ci facevo alla conferenza?
Ormai piegata in due dal ridere, decido di rimandare la ricerca del video
originale - quello serio - al giorno dopo.
Ma non è finita qui, l'onnipresente umorismo egiziano può causare
problemi anche su Twitter. A volte, bisogna fare estrema attenzione per
distinguere i tweet veri da quelli falsi, fatti per prendere in giro il
personaggio di turno, specie se si va di fretta o si è soprapprensiero.
Ogni tanto, infatti, capita che arrivi un tweet, che ne so, dal
feldmaresciallo Tantawi, il presidente del Supremo Consiglio delle Forze
Armate. La prima volta mi ci è voluto qualche buon minuto per rendermi
conto che si trattava di uno scherzo. Qualcuno aveva creato un profilo a
suo nome per prenderlo in giro. Dopotutto, le forze armate sono su
Facebook, perché non potrebbero usare anche Twitter? E poi ci sono tanti
altri personaggi famosi che mandano tweet, ad esempio El baradei e Ayman
Nour. E nel loro caso sono tweet autentici... oppure no? Come ho già
detto, con gli egiziani non si sa mai. Bisogna imparare a districarsi in
questa esilarante mescolanza tra il serio e il faceto, ma bisogna
ammettere che con loro non ci si annoia mai.
Un affettuoso saluto a tutti,
Elisa
29
APRILE I
fraintendimenti sulla laicità
Cari
amici e amiche,
l'eco della notizia dello storico accordo tra Hamas e Fath, che dovrebbe
ricondurre all'unità palestinese, non si è ancora spento in Egitto, dove
tuttavia le opinioni non sono unanimi in proposito, sia sulle ragioni di
tale accordo, sia sul suo futuro. Moltissime persone l'hanno saluto come
un grande successo del nuovo corso della politica estera
post-rivoluzionaria. "Rimossi Mubarak e Omar Suleyman le cose si sono
aggiustate in poche ore di trattative" - è uno dei commenti più
frequenti. Per altri invece, la politica estera dell'Egitto non c'entra
nulla. Il vero motivo che avrebbe spinto le due fazioni palestinesi a
trovare finalmente un accordo sarebbe piuttosto la paura di dover
fronteggiare sommovimenti popolari simili a quelli che scuotono, o hanno
scosso, altri paesi arabi. I segni di qualcosa del genere ci sono già
stati. Infine, c'è chi dice che è troppo presto per cantare vittoria. Un
accordo del genere era già stato raggiunto nel 2007 e poi era saltato
dopo pochi mesi. Il problema, semmai, è mantenerlo l'accordo. Comunque,
per quanto riguarda gli egiziani, loro almeno sono contenti di aver mutato
il proprio atteggiamento in politica estera. La notizia di oggi che
l'Egitto intende aprire il valico di Rafah ha ulteriormente rallegrato gli
animi.
In occasione del venerdì rivoluzionario arabo, oggi ci sono state diverse
manifestazioni incrociate in Egitto. In piazza Tahrir, alcuni manifestanti
hanno voluto esprimere la propria solidarietà a tutte le rivolte arabe in
corso, mentre altri dimostranti si sono radunati sotto le rappresentanze
diplomatiche israeliane per chiederne la chiusura. Ma la manifestazione
che ha dominato la scena, nel centro del Cairo, è stata quella dei
salafiti, svoltasi pacificamente. Due le loro richieste: le dimissioni del
mufti della repubblica Ali Gomaa e la liberazione di Kamilia Shehata, la
donna che, secondo loro, la chiesa copta terrebbe prigioniera in qualche
monastero, in seguito alla sua conversione all'islam.
I Fratelli Musulmani, invece, sono stati impegnati sul fronte interno. Si
è tenuta oggi la riunione della Shura per discutere della relazione che
ci dovrà essere tra il movimento e il partito Libertà e Giustizia.
Tuttavia, altri credono che sarà anche l'occasione per riaffermare il
ruolo stesso della Shura, la quale dovrebbe agire da organo di controllo
della Guida Suprema. E poi ci sono le istanze di riforma, alle quali ha
persino fatto riferimento al-Qaradawi, invitando i Fratelli Musulmani a
coinvolgere maggiormente le donne e i giovani nella leadership. La critica
di al-Qaradawi, tuttavia, è stata anche accompagnata da un grande elogio
nei loro confronti. Lo shaykh ritiene che la Fratellanza Musulmana
sia la migliore organizzazione islamica esistente, quella che comprende più
correttamente l'islam. Beh, del resto si sa che al-Qaradawi è molto
vicino ai Fratelli Musulmani, anche se ufficialmente non ne fa parte. Per
fortuna che nell'islam non esiste un'autorità assoluta e nessuno può
arrogarsi il diritto di parlare in suo nome.
E a proposito di islam e del dibattito sulla laicità dello stato, vi
propongo in allegato un articolo del noto intellettuale musulmano Fahmi
Huwaidi. Credo che sia interessante seguire il suo ragionamento, per
capire come pensa - ancor più di cosa pensa - un intellettuale di
questo tipo. E' utile per identificare dove si nascondono i frequenti
fraintendimenti nei quali si incorre, quando si parla di questi temi con
esponenti del mondo musulmano. Spesso sono fraintendimenti relativi al
linguaggio. La prima difficoltà che ho incontrato nella traduzione,
infatti, è stata la scelta per tradurre la parola madani.
Letteralmente significherebbe "civile", tuttavia, nel contesto
in cui è utilizzato, forse sarebbe meglio tradurla con "laico",
per renderla più comprensibile alla sensibilità occidentale. Ma l'esatto
equivalente della parola "laicità" in arabo è usata in fondo
all'articolo con un'accezione negativa. Magari avrei potuto sostituire
quest'ultima con "laicismo", tanto per rendere il discorso più
familiare a noi e usare "laico" per tradurre madani.
Avrei anche potuto usare il termine "secolare" al posto di
"civile", ma così si perdeva il gioco di parole tra madani-civile
e madani-medinese, spiegato nell'articolo. Alla fine, con molte
perplessità, ho optato per "civile", il significato più
letterale, e ho lasciato il termine "laicità" al suo posto, con
il senso negativo che il mondo arabo-musulmano gli attribuisce. Insomma,
questo è solo un piccolo esempio delle tante difficoltà che si
incontrano nel dialogo interculturale...
Un caro saluto a tutti,
Elisa
30
aprile
non
solo i Fratelli Musulmani
Cari
amici e amiche,
il consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani, il primo dopo sedici
anni, si è concluso oggi con una conferenza stampa. Il consiglio si è
tenuto a porte chiuse, come voluto dal movimento. Si è discusso del nuovo
partito, Libertà e Giustizia, e si è dato l'annuncio dei nomi che
andranno a costituirne la leadership. Il presidente sarà Mohammed Mursy,
considerato uno dei leader della corrente riformista all'interno della
Fratellanza e già membro del Consiglio della Guida. Il vice presidente
sarà invece Essam el-Erian, mentre il segretario generale sarà Saad
el-Katatny. I primi commenti su queste nomine da parte dei giovani dei
Fratelli Musulmani sembrano essere negativi, ma ci sarà tempo per
approfondire. Intanto, è anche stata annunciata l'intenzione del nuovo
partito di concorrere per il 45-50% dei posti in Parlamento alle prossime
elezioni legislative. Questa percentuale è più del doppio di quella
dichiarata nei giorni immediatamente successivi alla caduta di Mubarak.
Evidentemente, i Fratelli Musulmani si sono rifatti i loro conti,
soprattutto dopo la vittoria del sì al referendum sugli emendamenti
costituzionali.
Ma chi pensa che siano solo i "religiosi" a muoversi si sbaglia.
Tutta la società è in movimento per organizzarsi, mettemdo ordine nel
magma di forze, partiti e movimenti che hanno partecipato alla rivoluzione
e non. La società laica non è immobile, anche se se ne parla di meno.
Infatti, è in corso un'iniziativa importante, della quale sono venuta a
conoscenza grazie agli amici di Tawasul, fortemente coinvolti nel
sostenerla. E' un'iniziativa che si ripropone di riunire tutte le forze
civili e laiche, del paese e della rivoluzione, a formare un fronte comune
di ispirazione liberale, il più allargato possibile. Si tratta, appunto,
della creazione di un'Assemblea Nazionale, dal sottotitolo "Pane,
libertà e giustizia sociale".
L'obiettivo dell'Assemblea è quello di difendere i risultati raggiunti
dalla rivoluzione e portarli a compimento. L'invito a partecipare
all'Assemblea, pubblicato sul sito dedicato all'iniziativa, definisce
meglio questi obiettivi: porre le basi della prossima Costituzione,
studiare i modi di promuovere lo sviluppo e la giustizia sociale, creare
una lista unificata per le prossime elezioni legislative, che riunisca
tutte le forze civile e indipendenti del paese con un ampio consenso, e
infine costituire in dettaglio l'Assemblea Nazionale, da affiancare al
governo transitorio e al Supremo Consiglio delle Forze Armate.
Il 3 aprile scorso si è già tenuto un incontro del comitato
organizzativo per preparare la prima seduta dell'Assemblea, che si svolgerà
il 7 maggio. A questo incontro preparatorio erano state invitate 72
persone, 62 delle quali hanno presenziato alla riunione. Tra loro c'erano
esponenti di vari partiti e movimenti di opposizione (Tagammu, Partito
Socialista, movimento 6 aprile, al-Gabha, al-Karama, al-Ghad, Fronte
Democratico, Associazione per il Cambiamento), personalità indipendenti e
rappresentanti di contadini, lavoratori, feriti della rivoluzione, beduini
del Sinai e, naturalmente, i giovani della rivoluzione. In seguito a
questo incontro preparatorio è stato diramato un invito generale a
partecipare all'Assemblea del 7 maggio.
E' interessante considerare i requisiti per essere ammessi all'Assemblea:
credere nell'uguaglianza di tutti i cittadini egiziani, sostenere gli
obiettivi e i principi della rivoluzione del 25 gennaio, non aver
contribuito alla corruzione politica e pubblica dell'era Mubarak,
distinguersi per qualche attività in ambito politico o sociale, credere
nel bene collettivo. Queste le basi minime per costruire una grande
alleanza civile da oppore alla proposta dei Fratelli Musulmani. Il resto
si discuterà il 7 maggio.
Il programma del 7 maggio include solo tre punti fondamentali, da
discutere in tre sessioni separate: la nuova Costituzione, l'economia e la
giustizia sociale, l'Assemblea Nazionale stessa. Significativamente, ad
aprire ogni sessione sarà l'intervento dei giovani della rivoluzione, ai
quali è data la precedenza. Seguono l'intervento di un esperto in materia
(Tahani al-Jibaly per la Costituzione e Abdel Walid Farouq per l'economia)
e una discussione allargata a tutta l'Assemblea. Sarà un evento
interessante da seguire. Pare che i partecipanti saranno circa tremila. I
Fratelli Musulmani non ci saranno, anche se l'invito è stato esteso anche
a loro.
Un'altra iniziativa interessante della società civile egiziana è la
delegazione diplomatica popolare recatasi in Etiopia in questi giorni
(vedi foto allegata). Tra loro ci sono politici, giovani della
rivoluzione, giornalisti, giudici, personalità note, candidati alla
Presidenza, ecc. ecc. La delegazione, accolta dall'ambasciata egiziana,
dovrà incontrare il primo ministro Etiope e, naturalmente, l'oggetto al
centro della discussione sarà la delicata questione delle acque del Nilo.
Tuttavia, si sta tentando di dare un nuovo corso alle trattative anche in
questo caso, come già successo con l'Iran e i palestinesi. La
delegazione, infatti, ha affermato che "l'era dell'ostinazione",
che aveva contraddistinto il lungo governo di Mubarak, è finita,
aggiungendo di non essere giunta fino in Etiopia per parlare di dighe o
dei diritti storici dell'Egitto sul Nilo, bensì per parlare di diritti
umani, uguali per tutti, riguardo a acqua, cibo ed elettricità. La
delegazione ha dichiarato di credere nella giustizia sociale, per sé e
per gli altri.
Poi, ci sono tante minoranze - non solo i copti - che si muovono per
reclamare finalmente i propri diritti. Tra loro, ad esempio, ci sono i
berberi che vivono nell'oasi di Siwa, al confine con la Libia. Non sono
numerosi (10 tribù per un totale di circa 25000 persone), ma
contribuiscono anche loro alla grande ricchezza culturale dell'Egitto, da
preservare in tutti i suoi aspetti. Seguendo le orme dei Nubiani - che si
sono già fatti avanti - i berberi chiedono di essere rappresentati nel
dialogo nazionale in corso. Lamentano, infatti, numerosi problemi,
soprattutto la mancanza di servizi basilari come fogne e ospedali. Alcuni
villaggi dell'oasi non hanno nemmeno il telefono e sono completamente
isolati. Penso che l'ascolto e la visibilità di queste minoranze
"minori, se mi consentite il termine, sia fondamentale per non
appiattire il discorso interno egiziano sull'eterna dialettica tra
musulmani e copti, o tra Fratelli Musulmani e liberali. In fondo, sarà
anche dal rispetto dei diritti di queste minoranze meno note che si potrà
misurare il grado di democrazia raggiunto in Egitto.
Un caro saluto a tutti,
Elisa
p.s: per chi è interessato, in occasione del 1 maggio vi segnalo qui
sotto due articoli in inglese sul ruolo dei sindacati in Egitto e su come
si stanno riorganizzando.
http://www.almasryalyoum.com/en/node/417116
http://www.almasryalyoum.com/en/node/418296

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