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Egitto-2011

(questo archivio sarà aggiornato appena possibile)

la newletter di Elisa Ferrero sull'Egitto è 

pubblicata anche sui siti:

www.rbe.it di Luserna s.Giovanni:

www.rbe.it/piazzatahrir

www.criticaliberale.it
www.italialaica.it
www.cittafutura.al.it di Roma
www.paralleli.org
www.migrantitorino.it

dalla newsletter di Elisa     al   30 aprile

vai ai  TESTI IN ORDINE PROGRESSIVO

 invece  i PIU' AGGIORNATI sono IN  FONDO PAGINA (usare tasti rapidi Ctrl+Fine)


newconvegno primavere arabe 9-11 giugno 2011 audio - il manifesto

 

Venerdì 8 aprile 2011- LA RIVOLUZIONE DEL LOTO-(volantino)pdf

 con Elisa Ferrero

(autrice  newsletter sull' Egitto)

"La rivoluzione del Loto " vedi registrazione audio:         http://www.alpcub.com/la_rivoluzione_del_loto.htm

Viaggio nella rivoluzione egiziana, attraverso suoni, immagini e racconti per capire come sta cambiando l’Egitto, nel gioco di forze che sostengono e ostacolano il processo di democratizzazione del paese. 

Elisa Ferrero: traduttrice, studiosa del mondo arabo, ha vissuto in Egitto ed è autrice di una newsletter sulla rivoluzione egiziana.

audio serata sulla rivoluzione egiziana a Volare- con Elisa Ferrero e Matteo Scali  

 

 

 

 


avvisi

(...)vi saluto per alcuni giorni, perché sarò in viaggio. Sono stata gentilmente invitata dalla rete di donne luterane a tenere un seminario e una conferenza sull'islam, la cultura araba e il Corano. Dunque non avrò la possibilità di scrivere la newsletter per qualche giorno, ma tornerò quanto prima con un resoconto delle "puntate" perse.

Un caro saluto,
Elisa    23 marzo 2011 17.13  

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Date: 29 marzo 2011 11.48
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorni 41-45

 

Cari amici e amiche,

dopo un'interruzione di pochi giorni, ritrovo l'Egitto in un clima nervoso

(vedi fondo pagina)


 

vedi articoli raccolta onda araba su il manifesto e liberazione

e su Rai news24:

http://www.rainews24.rai.it/it/tag.php?id=1744

new 5 marzo L'imperialismo nel grande gioco nordafricano - 1a parte -

 Assoc. culturale Pon Sin Mor

new L'Egitto in rivolta al centro di un ampio marasma sociale 18.2 da 'n+1'

new rainews24  tag LIBIA: http://www.rainews24.it/it/tag.php?id=1386

new blog sulla Libia   http://www.ilmondodiannibale.it/

http://1000memories.com/egypt:

ricordo dei caduti egiziani

 

 

 

da ieri ho iniziato a scrivere una newsletter sulla rivolta in Egitto, una sorta di diario su quanto succede laggiù, utilizzando le informazioni raccolte da testimonianze dirette di amici egiziani e da tv e giornali arabi. La situazione è abbastanza drammatica e in questo momento mi preme molto fare un po' di controinformazione per aiutare gli amici egiziani che sono quasi isolati dal mondo. (31.1.2011)

eco del chisone 2.2.2011


 

 

 

 


da ieri ho iniziato a scrivere una newsletter sulla rivolta in Egitto, una sorta di diario su quanto succede laggiù, utilizzando le informazioni raccolte da testimonianze dirette di amici egiziani e da tv e giornali arabi. La situazione è abbastanza drammatica e in questo momento mi preme molto fare un po' di controinformazione per aiutare gli amici egiziani che sono quasi isolati dal mondo. (31.1.2011)

30/01/2011  

 Cari amici e amiche di Cairo Multireligiosa,

purtroppo non ho buone notizie dall'Egitto. Sono riuscita a mettermi in contatto con Wael questa mattina. Non sempre può rispondere, le comunicazioni sono difficoltose.

Sono giorni che la gente non dorme. Anche Wael aveva passato la notte davanti alla porta di casa sua con un coltello per difendersi dai saccheggiatori. In questo momento non c'è né governo né polizia, che è stata ritirata per lasciar spazio alle forze speciali, responsabili di ogni sorta di violenze. La nomina a vice presidente del capo dei servizi segreti è un segno inequivocabile. Sembra che Mubarak abbia giocato la carta sporca, lasciare il paese nel caos più totale, senza legge.

Gli egiziani temono la guerra civile, perché ieri sono evasi dalle prigioni numerosi gruppi di fondamentalisti che hanno anche potuto procurarsi delle armi. A singhiozzo si ha notizia di infiltrazioni nel Sinai dalla striscia di Gaza da parte di militanti jihadisti. Per ora Israele aspetta, ma la sua reazione è una temuta incognita.

I siti web dei giornali egiziani sono fermi alle notizie di giovedì scorso, oppure non funzionano del tutto. Questa mattina Al Jazeera ha annunciato che i suoi uffici in Egitto sono stati chiusi, notizia che nemmeno Wael sapeva. Nei giorni scorsi, infatti, Al Jazeera forniva ai telespettatori vari numeri di emergenza a cui chiamare per denunciare saccheggiatori o azioni di violenza. E' di ieri la telefonata di un prigioniero da una prigione poco fuori il Cairo che ha denunciato in diretta l'uccisione da parte della polizia di settanta prigionieri che tentavano la fuga. Evidentemente, si vuole oscurare quanto più possibile l'Egitto, perché gli altri paesi non vedano quello che sta succedendo.

Ho tentato di mettermi in contatto con Abdel Fattah, preoccupata che in quanto ex parlamentare dei Fratelli Musulmani potesse subire rappresaglie. Non sono riuscita a trovarlo, il cellulare è spento o irraggiungibile. Ho rinunciato a chiedere notizie di chi conosco in Egitto via sms, perché tanto non rispondono. Non sapendo se avranno la possibilità di ricaricare il cellulare, tengono i soldi rimasti per comunicazioni strettamente necessarie. In realtà, non so nemmeno se gli sms arrivino, visto il caos telefonico. Dunque, se volete mandare agli amici egiziani dei messaggi di solidarietà, non stupitevi se non rispondono. Le email ovviamente neanche a parlarne. Da venerdì non ho più visto nessun egiziano su internet.

Chi ha qualche idea su come aiutare l'Egitto in questo momento è più che benvenuto.

Un abbraccio,

Elisa

  

30/01/2011 - parte seconda

 

Cari amici di Adelfia, Cairo Multireligiosa e tutti gli interessati a quanto succede in Egitto,

innanzitutto un grazie collettivo a quanti mi hanno scritto esprimendo la loro solidarietà all'Egitto e agli amici egiziani con cui siamo in contatto.

Sto raccogliendo quante più informazioni possibili sui fatti in Egitto da tv arabe, telefonate ad amici egiziani, notizie da parte di amici di amici egiziani che seguono come me gli avvenimenti, e altre fonti che non siano i mass media italiani. Cerco di ricostruire il quadro di quanto succede sulla base della mia esperienza personale in Egitto e da testimonianze quanto più possibile dirette, anche per correggere alcune visioni distorte che in questi giorni riempiono i giornali. Questo è quanto ho capito finora:

Dopo la durissima giornata di manifestazioni di venerdì scorso, nel totale black out di internet, telefoni cellulari e telefoni fissi, la polizia si è ritirata dalle città con una fretta a dir poco sospetta. L'esercito ne ha preso il posto, senza usare violenza ai dimostranti, ma anche senza prendere apertamente posizione in loro favore. Dopodiché sono cominciati i saccheggi che hanno costretto gli abitanti a organizzarsi per difendere le proprie case. Tuttavia, molti egiziani denunciano che tra i gruppi di saccheggiatori vi siano membri della polizia segreta, accusata anche di violenze del tutto gratuite verso i manifestanti pacifici. Dunque, una prima interpretazione diffusa è che Mubarak, il quale secondo le tv arabe ha rifiutato di seguire i consigli dei suoi più stretti collaboratori che gli suggerivano di fare alcune concessioni ai manifestanti, abbia volutamente gettato il paese nel caos per dimostrare al mondo che senza di lui nessuno può garantire l'ordine in Egitto.
In questa panorama preoccupano le notizie di evasioni di jihadisti armati dalle prigioni (volute?).

In questo tetro panorama, al quale i media hanno dato molta enfasi, i manifestanti non si fermano e danno prova di grande civiltà e determinazione. Oggi sono riprese le manifestazioni in Piazza Tahrir, con migliaia di persone che continuano a chiedere che Mubarak se ne vada. Ci sono persone di tutti i tipi e le donne stanno giocando un ruolo di primo piano. I Fratelli Musulmani non sono AFFATTO leader, ma sono piuttosto tra le vittime più colpite dalla repressione con carcere e torture. Tra parentesi, per i partecipanti di Cairo Multireligiosa, ancora nessuna notizia dal Prof. Abdel Fattah.

La notizia importante di oggi è che si sono uniti alle dimostrazioni di Piazza Tahrir, nonostante il coprifuoco, anche i giudici. Hosam Mikawi, che i partecipanti di Cairo Multireligiosa conoscono, sembra essere uno dei leader, oggi la BBC Arabic ha parlato di lui rendendo nota una sua dichiarazione (il che vuol dire innanzitutto che sta bene!). Il sostegno dei giudici ai manifestanti è particolarmente importante per far fallire il tentativo di far passare la rivoluzione della società egiziana come una caduta nel caos. Alla partecipazione dei giudici si aggiunge quella importante di Al Azhar. Mentre scrivo stanno tutti dimostrando in Piazza Tahrir sorvolati da aerei militari che non si sa bene cosa vogliano comunicare.

Altra notizia importante è che tutte le "anime" della società egiziana presenti nella protesta si stanno riunendo per formare un comitato guidato da El Baradei, per portare alle autorità le richieste della popolazione e per formare un nuovo governo di unità nazionale che governi la transizione, modifichi la costituzione in senso democratico e poi indica nuove elezioni libere.

Per il resto, la gente organizza servizi di vigilanza contro i saccheggiatori. Anche nel caso del Museo Egizio si è tentato di proteggerlo con un cordone umano di migliaia di persone.

Queste notizie sono indicative di quanto gli egiziani stiano lottando strenuamente per opporsi al caos probabilmente voluto dal dittatore in crisi, rispondendo in maniera che descriverei "democratica" all'azione repressiva del governo.

Purtroppo, la lotta è sanguinosa e morti e feriti aumentano. La mia impressione è che siano moltissimi di più di quanto rivelato ufficialmente. Ieri gli ospedali chiedevano agli egiziani di donare il loro sangue. Tuttavia, tutti gli egiziani insistono nel dire che continueranno a lottare finché Mubarak non se ne sarà andato. I diplomatici stranieri cominciano a organizzare la fuga.

Per finire vorrei fare alcune puntualizzazioni rispetto a quanto apparso sui maggiori giornali italiani oggi:

- La rivoluzione egiziana NON E' affatto una sorpresa (checché ne dica Lucia Annunziata su La Stampa). Da anni l'Egitto vede aumentare le proteste, da anni si sente che questo doveva succedere. Basterebbe voler fare attenzione ai segnali.

- L'Egitto e l'Iran sono due realtà diverse e incompatibili. Come si fa a prevedere uno scenario iraniano per l'Egitto?????

- I Fratelli Musulmani non sono Al Qaeda, non vanno confusi con il terrorismo.

Vi do anche un link, per chi non l'avesse già visto su Facebook, dove potrete leggere il commento di una giornalista egiziana di cui condivido le parole. Questo è quello che gli egiziani vorrebbero che si sapesse.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

 

31/01/2011

 

Cari amici,

le manifestazioni e le proteste in Egitto continuano, in questo momento i dimostranti, accampati da giorni in Piazza Tahrir, stanno cercando di disporsi in modo da formare le lettere di una parola sola: "Irhal", cioè "vattene", ovviamente rivolta a Mubarak. Questo è quello che tutti gli egiziani ripetono instancabilmente da giorni, in piazza, nelle tv, nei giornali. Non mollano e non molleranno finché Mubarak non se ne andrà con tutta la sua banda. Ma il regime resta completamente sordo, così ogni giorno i dimostranti alzano il tiro: ieri hanno preso l'iniziativa di formare un comitato per preparare un governo di unità nazionale, oggi invitano allo sciopero nazionale e a una marcia di milioni di persone per domani. Il regime reagisce estendendo il coprifuoco (in vigore ormai dalle 15 alle 8 di mattina) che nessuno rispetta.

L'esercito mantiene la sua posizione neutrale, ma sono sempre più numerosi gli episodi di fraternizzazione con i dimostranti. Si dice che El Baradei abbia aperto un dialogo con l'esercito. Ieri, un poliziotto della polizia segreta ha aperto il fuoco sulla folla di Piazza Tahrir e l'esercito ha risposto, poi l'ha arrestato. Per fortuna, comunque, la giornata di ieri non ha contato molti morti e feriti.

Secondo le notizie, oggi la polizia dovrebbe tornare in strada a fare il suo lavoro. Vedremo come si comporteranno.

Questa mattina il giornale "Al-Youm al-Sabiaa" è riapparso su internet, scusandosi (figuriamoci!) per la forzata sospensione del servizio di molti giorni. Dopo molte "estenuanti manovre tecnologiche" - come scrivono - sono riusciti a riconnettersi al web da Alessandria! E' un grande sollievo, dato che il sito web di questo giornale è il più seguito nel mondo arabo.

Anche Al-Jazeera, oggi, è riuscita a recuperare molte immagini di quanto successo durante il "Venerdì della collera", cioè venerdì 28 gennaio. Non sono di grande qualità, ma molto eloquenti nel far capire sia l'estensione della mobilitazione in Egitto, sia chi sia stato realmente a iniziare le violenze. Le immagini, che Al-Jazeera mostra senza commento, fanno vedere la gente che prega in strada sotto il getto potente degli idranti, senza farsi smuovere. Del tutto pacificamente, ma con determinazione, non indietreggiano, mentre la polizia getta loro addosso acqua, gas lacrimogeni e uno strano liquido rosso. Si vedono gruppi di persone che spingono a mani nude i blindati per farli indietreggiare, mentre questi non si curano di chi sta loro intorno e li investono con manovre sconsiderate.

La cosa che colpisce, però, è la luce di felicità sul volto dei dimostranti. Non ho mai visto gli egiziani così felici! E nonostante la repressione a cui sono sottoposti. I loro volti mostrano una collera calma e lucida, una gioia interiore per essersi finalmente liberati della paura, una consapevolezza profonda di quel che stanno facendo e anche una gran civiltà. Alcuni dimostranti si sono persino messi a pulire le strade dopo gli scontri, cosa che - permettetemi un po' di malizia! - nei giorni normali non facevano! Sia quel che sia, c'è grande voglia di occuparsi di nuovo del proprio paese.

In questo panorama, spiccano le posizioni delle massime autorità religiose (di quelle di alcuni governi occidentali e di Israele non voglio nemmeno parlare). Ieri lo sceicco di Al-Azhar e il papa copto Shenouda hanno entrambi rinnovato la fiducia a Mubarak. Del resto, prima degli scontri di venerdì, la chiesa copta aveva indetto una messa straordinaria per pregare per l'Egitto e poi aveva invitato tutti i cristiani a chiudersi in casa e non partecipare alle dimostrazioni. Ma i giovani musulmani e cristiani fanno di testa loro, anzi ieri è stata data la notizia dell'invio di molte email a Papa Shenouda, da parte di molti cristiani, che chiedono che lui si limiti a fare la guida spirituale e non politica. Lo scollamento tra società e istituzioni religiose in Egitto si fa sempre più profondo. Manca solo il pronunciamento delle confraternite sufi, molto conservatrici, che in passato hanno sempre chiamato alla non partecipazione alle proteste contro il governo.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

 

 Date: 02 febbraio 2011 11:42
Oggetto: rivolta in Egitto - giorno 8
A:


Cari amici e amiche,

ieri è stata una giornata senza precedenti per l'Egitto, come molti hanno commentato. Milioni di persone sono scese nelle piazze per chiedere ancora una volta l'allontanamento di Mubarak dal paese. Il regime ha cercato di ostacolare le dimostrazioni chiudendo strade e linee ferroviarie. Anche l'ulimo provider internet funzionante è stato chiuso e il sito di Al-Youm al-Sabiaa è di nuovo bloccato. Ma a nulla è servito, la gente si è riversata in massa nelle strade di gran parte delle città egiziane. Secondo Al Jazeera due milioni di persone si sono radunate in Piazza Tahrir, al centro del Cairo, altre settecento o ottocentomila ad Alessandria, più di duecentocinquantamila a Mahalla al-Kubra e Suez, più di mezzo milione ad al-Mansura, centinaia di migliaia a Port Said, Minia e Damanhur. In realtà, gli egiziani presenti alle manifestazioni di Piazza Tahrir danno stime inferiori del numero di persone presenti, ma comunque oltre il milione. L'Egitto è in piazza.

Grazie a Dio, tutto si svolge in maniera pacifica e anche ordinata. Manifestanti e esercito collaborano nel controllare chi entra nella piazza, perquisendo le persone e verificando la loro identità tramite un documento. Riescono a bloccare una macchina carica di armi che tentava di accedere alla piazza. I manifestanti sono ben determinati, questa volta, a impedire ogni tentativo di provocare la violenza, e anche ogni tentativo di mettere un "cappello" politico o religioso alle manifestazioni. "Siamo egiziani!", urla un ragazzo. Un gruppo che inneggia allo stato islamico viene respinto dalla piazza, come è già successo nelle dimostrazioni dei giorni scorsi. In piazza c'è gente di tutte le età (quanti bambini!), tutte le religioni, tutti i colori politici, tutte le classi sociali. Ci sono ragazze velate ed eleganti signore in tailleur. E ci sono anche i cristiani, checché ne dica Papa Shenouda, che ieri ha detto a Mubarak: "Grazie a Dio abbiamo persuaso i cristiani a non scendere in piazza". Patetico.

Ma mentre la gente manifesta, canta e balla, le forze di opposizione si organizzano e concordano un documento con quattro richieste al governo: l'allontanamento di Mubarak dal potere, la formazione di un governo di unità nazionale, la creazione di una commissione per la stesura di una nuova Costituzione e lo scioglimento delle camere, risultato di false elezioni. Cominciano, però, a girare voci di divisioni all'interno delle forze di opposizione. I portavoce, tuttavia, tengono a precisare, con un bel gioco di parole in arabo, che non si tratta di khilaf (conflitto, contrasto), ma di ikhtilaf (differenza). Dicono che su queste quattro richieste c'è accordo completo, specialmente sull'allontanamento di Mubarak dal potere, condizione imprescindibile per iniziare qualsiasi trattativa. Semmai il dibattito verte sul modo in cui Mubarak dovrebbe lasciare il governo. Un dimostrante spiega che chi decide, alla fine di tutto, sono i giovani di internet che hanno dato avvio alla protesta. Loro sono la leadership, non i partiti e i movimenti dell'opposizione, solo che ora sono penalizzati e non possono far sentire direttamente la loro voce a causa del blocco di internet. L'opposizione politica ha invece più visibilità nonostante il blocco, ma non può prescindere dalla volontà dei giovani della piazza, perché sono troppi e non si può dir loro "adesso andate a casa", e la loro richiesta prioritaria è che Mubarak se ne vada.

Si registrano anche le prime opinioni contrarie alle dimissioni di Mubarak. Si organizzano alcune contromanifestazioni per sostenere Mubarak che riuniscono però solo centinaia o poche migliaia di persone. E' di oggi la notizia che il ministro dell'informazione ha invitato i dipendenti di radio e tv a scendere in strada per manifestare il proprio sostegno a Mubarak. Diversi egiziani tuttavia, pur non sostenendo Mubarak, non vedono con favore le sue dimissioni in questo momento, perché temono che potrebbero solo portare al caos. Malak, ad esempio, egiziana che vive a Dubai, scrive su Facebook che ha paura che l'Egitto finisca come l'Iraq se Mubarak se ne andasse ora, in questa situazione.

Alla fine della giornata giunge il discorso di Mubarak. Un discorso insultante e feroce degno di un dittatore. Esordisce dicendo che nonostante i manifestanti godessero di piena libertà di espressione, le dimostrazioni si sono trasformate in atti di violenza, saccheggio e distruzione (primo ruggito della folla in piazza). Dice che nonostante la sua disponibilità e apertura al dialogo con i manifestanti, loro hanno rifiutato la sua mano tesa e accusa le forze politiche di destabilizzare il paese. Dopodiché dichiara che non si ricandiderà a settembre, anzi non aveva mai nemmeno avuto l'intenzione di farlo, visto il lungo tempo che ha passato al servizio del popolo!. Dice che resterà in carica fino alle nuove elezioni, per garantire, in questa difficile fase della storia del paese, una transizione pacifica verso le riforme. Ordinerà al Parlamento di correggere gli articoli 76 e 77 della Costituzione, che definiscono le condizioni per potersi candidare alla Presidenza della Repubblica, condizioni che oggi consentirebbero la candidatura solo a suo figlio (il ruggito della folla cresce). Poi, con parole a dir poco inquietanti, dice che chiederà alla polizia di perseguire tutti quelli che hanno causato i disordini di questi giorni. Che vuol dire? Le leggi d'emergenza sono ancora in vigore, possono arrestare chiunque vogliano come hanno sempre fatto... Infine saluta dicendo che "morirà nella sua terra". La folla esplode... L'unico fatto certo è che lui resta, il resto sono parole. Il parlamento eletto con i brogli dovrebbe gestire la transizione? E il ruolo delle opposizioni? Chi controlla? E le leggi d'emergenza?

A questo punto le tv arabe danno spazio alle opinioni della piazza. Alcuni sono in parte soddisfatti del discorso di Mubarak, dicono che è la prima volta nella storia che si piega in qualche modo alla volontà della piazza, dunque bisogna prendere in considerazione quanto ha detto. La maggioranza dei giovani però è furiosa e ribadisce che non cederanno. Un'attivista politica urla concitata: "Mubarak dice che non se ne va? E noi non ci muoviamo da Piazza Tahrir! Non se ne va? E noi moriamo qui, ma non ce ne andiamo!". Un altro dimostrante dice, con lucida rabbia: "Mubarak si sbaglia se pensa che sia lui a decidere. E' la piazza che decide del suo destino, lui non è che un ex-Presidente. Gli avevamo dato una via d'uscita dignitosa, adesso sono affari suoi!" Gli altri commenti sono tutti su questo tono. Un esponente del partito Wafd dice che non è il discorso a non essere accettabile, ma l'uomo che l'ha fatto.

Sento Wael, per sapere da lui, come ogni giorno, se chi conosco del Centro Tawasul sta bene. Dopo l'entusiasmo dei giorni scorsi è esausto e depresso. Non è d'accordo con azioni ancora più forti da parte dei dimostranti, teme anche lui che tutto possa finire in un massacro, ha paura per la gente. E' deluso, come tanti, per la debole risposta della comunità internazionale e dei governi occidentali in sostegno dei manifestanti. "Non voglio mai più sentire gente che mi interroga su Islam e democrazia, bisognerebbe parlare invece di Occidente e democrazia!", mi dice.

Un abbraccio a tutti,

Elisa 

 

02/01/2011

Cari amici e amiche,

questa sera io non parlo, lascio parlare alcune testimonianze che ho ricevuto oggi dall'Egitto. La giornata è stata drammatica, i fatti li sapete. Internet però è tornato a funzionare e subito sono piovuti messaggi, quasi come uno sfogo collettivo. Eccone qua alcuni. Scusate se la traduzione non è delle migliori, ma è stata fatta in un pomeriggio concitato.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

Nagwa, insegnante

 

Grazie a Dio stiamo bene! Ti ringrazio molto Elisa. Prega molto per noi, per quel che sta per succedere, affinché possiamo avere la vita che il popolo egiziano si merita. Comunque, nonostante tutto, siamo sicuri che Dio è con noi, con il diritto e con la giustiza, sempre. Domani sarà un giorno migliore per tutti gli egiziani degni di onore.

 

Gloobo, compagnia tipo Skype per telefonare all’estero da cellulare a basso costo

 

Gentile cliente,

Con la presente la informo che non possiamo garantire la qualità nelle chiamate verso l’Egitto poiché la situazione attuale si traduce sostanzialmente in un blocco delle comunicazioni.

Cercheremo di fare fronte a questa situazione al più presto possibile.

 

Osama, scrittore e regista

Mubarak gioca a perdere tempo… Ha provato con i discorsi, ha provato con la violenza, e adesso organizza manifestazioni in proprio sostegno… I mass media più sporchi sono quelli egiziani… E, disgraziatamente, alcuni artisti, nelle ore decisive, si sono schierati con il regime, vendendo la rivoluzione della rabbia per i propri interessi

 

Non so come voi vediate la situazione in Egitto! La situazione qui è estremamente strana e preoccupante. Mubarak insiste nel voler restare al potere, fino alla fine del suo mandato. Ma qui, come sapete, c’è una rivoluzione contro di lui, una crisi causata spontaneamente dai giovani, senza aiuto di partiti, anzi proprio perché non ci sono partiti in Egitto. Tutti i partiti, infatti, traevano, e ancora traggono, profitto dal regime. Se Mubarak resta, che sia per un mese, due mesi o otto, si vendicherà certamente di tutti quelli che si sono ribellati a lui, cioè almeno dieci milioni di persone, più o meno. Adesso Mubarak, dopo che l’esercito si è rifiutato di colpire i manifestanti, è ricorso a gente che si è venduta in cambio di soldi per assalire i manifestanti di Piazza Tahrir, per sgombrare i manifestanti, per paura del prossimo venerdì che è stato chiamato “il giorno decisivo”, “il giorno della liberazione”. L’aiuto che puoi dare è mettere bene in chiaro che se Mubarak resta al potere sicuramente si vendicherà di tutti quelli che si sono ribellati a lui.

 

Ora sento degli spari in piazza Tahrir…

 

Ieri sono stato là (in piazza Tahrir) fino alle dieci di sera… La nostra manifestazione è stata civile, non abbiamo compiuto azioni violente. Desidero chiarificare che gli incendi, le distruzioni e le evasioni sono opera della polizia del Ministero degli Interni per portare lo scompiglio. Ed è stato Mubarak a ordinare il ritiro della polizia, poco prima dell’arrivo dell’esercito, per portare la confusione e mettere l’esercito in imbarazzo.

 

L’aeroporto è nel caos totale, senza guardie. Sono previsti seicento voli al giorno, immaginate la situazione… Mia moglie era qua, ma è partita lunedì. E’ scesa in piazza anche lei…

 

Noi qui non staremo zitti… Ma la gente ha cominciato a dividersi perché ha paura… Sono cominciati gli spari in aria per disperdere i manifestanti… La speranza è nel prossimo venerdì… Di nuovo grazie… Una preghiera: se dovessi morire qui al Cairo, occupati dei miei romanzi… Di nuovo grazie.

 

Rania, bibliotecaria

 

Mi sento profondamente triste per quanto sta succedendo ora in Egitto. Il nostro paese è in pericolo e dobbiamo essere uniti per proteggerlo, questa è la cosa più importante ora. Dobbiamo dare un’opportunità a Mubarak e al suo regime, anche se è un sacrificio, ma è per il bene dell’Egitto e della sua gente.

 

Grazie mille, Elisa, per il tuo sostegno. Non posso credere che stia succedendo questo in Egitto. Spero che questo incubo finirà presto per evitare altri morti. Che Dio ti benedica.

 

Ancora Osama

 

Adesso chi è in piazza Tahrir sta di fronte a cavalli, cammelli e bombe incendiarie… Sicuramente un piano di Mubarak, dopo che l’esercito si è rifiutato di disperdere i manifestanti con la forza.

 

Padre Richard, direttore di Dar Comboni  

Sto bene e sono al sicuro per ora… Non è lo stesso per i giovani in piazza Tahrir che si stanno uccidendo tra loro, tra pro e contro Mubarak.


Date: 03 febbraio 2011 15:19
Oggetto: rivoluzione egiziana - giorno 10
A:


Cari amici e amiche,

piazza Tahrir si sta di nuovo riempiendo, dopo la notte di scontri sanguinosi tra i giovani lì asserragliati e i dimostranti pro-Mubrak. Sarebbe meglio dire le milizie di Mubarak, dato che le testimonianze sono unanimi nel denunciare che questi sostenitori del regime sono in parte della polizia segreta (in borghese) e in parte dei mercenari, pagati dal regime o dai tanti uomini d'affari collusi col regime. Questa notte l'esercito ha sostanzialmente lasciato fare.

Alla posizione ambigua dell'esercito do questa interpretazione, anche se la mia analisi è ovviamente da verificare. L'esercito ha sostanzialmente abbandonato Mubarak, ma non vuole in nessun modo mollare la presa sul futuro governo che si formerà. Dunque, dichiara di difendere il popolo egiziano con neutralità, non schierandosi né con i pro né con i contro Mubarak. Con questa scusa, ben sapendo che in realtà i pro-Mubarak sono milizie governative organizzate e non reale espressione di un'altra opinione della società egiziana, non interviene in maniera determinante per impedire scontri tra i due schieramenti. Anzi questa notte ha proprio lasciato fare, permettendo ai miliziani di entrare in piazza e assalire i giovani con ogni mezzo. Così, lascia fare loro il lavoro sporco di eliminare fisicamente i più irriducibili, che mai accetterebbero un dialogo con Omar Suleyman, il quale era già da tempo l'informale candidato dell'esercito alle prossime elezioni presidenziali e ora è vice di Mubarak.

Dopo questa notte, sono in molti a dire che ora non è più possibile lasciar andar via Mubarak senza fargli pagare il conto. Bisogna processarlo per i crimini effettuati e recuperare tutte le ricchezze che ha rubato all'Egitto e che in questi giorni sta mettendo al sicuro all'estero. Le aggressioni di ieri ai giornalisti stranieri poi hanno suscitato scandalo a livello internazionale. Nella notte sono anche stati effettuati numerosi arresti, ma non si sa di chi.

Su internet e sui giornali si diffondono moltissimi appelli agli egiziani perché scendano in piazza a difendere i giovani di piazza Tahrir, per impedire la carneficina che molti temono accadrà per impedire le manifestazioni di massa di domani, già nominato il venerdì della partenza (di Mubarak, ovviamente). Un gruppo di scrittori e intellettuali ha invitato tutti i loro colleghi, il fior fiore della società, a recarsi in piazza Tahrir per fare da scudo umano tra i dimostranti e le milizie di Mubarak. Tra loro c'è Bahaa Taher, il più grande scrittore egiziano, arabo addirittura, vivente.

Ci si appella anche agli artisti, alla gente dello spettacolo e ai calciatori, perché facciano sentire la loro voce contro la tv di stato, accusata di diffondere menzogne e di essere venduta al regime. Infatti, nei giorni scorsi, molta gente dello spettacolo ha rilasciato in tv dichiarazioni pro Mubarak.

Altra domanda che si pongono i giornalisti in questo momento è: perché nel comitato formato dalle forze di opposizione non è stato messo nessun esponente della protesta giovanile, vera autrice di questa rivoluzione? Dov'erano le forze di opposizione mentre massacravano i giovani in piazza Tahrir? Perché non hanno mobilitato i loro sostenitori per difenderli? Fin dall'inizio sono in tanti coloro che pensano che queste forze abbiano colto la palla al balzo quando è scoppiata la rivoluzione, cercando di cavalcare l'onda. I Fratelli Musulmani, per ora, sono emarginati e hanno perso credibilità per aver reagito con ritardo alla protesta di piazza.

I giovani sperano nella decisiva giornata di domani.

Notizia fresca fresca: il vicepresidente ha proibito ad alcuni ex ministri di lasciare il paese e ha congelato i loro conti in banca...

Un caro saluto a tutti,

Elisa



Date: 03 febbraio 2011 20:33
Oggetto: rivoluzione egiziana - ultime notizie
A:


Cari amici e amiche,

le comunicazioni con l'Egitto si fanno difficoltose. Oggi ho provato a chiamare Wael, il quale per fortuna ha risposto, ma solo con poche parole: "Sto bene, no non sono a casa, ora non posso parlare". Stop. Non ho fatto a tempo a chiedergli notizie degli altri. Nel pomeriggio, però, mi ha telefonato la moglie di Osama, che sta ancora al Cairo e con il quale sono in contatto attraverso Facebook. Lei è italiana ed è appena scappata dall'Egitto domenica. Appena in tempo, prima che l'aeroporto precipitasse nel caos! Comunque, dice anche lei che non riesce a parlare a lungo con il marito. Nell'ultima telefonata le ha detto che era meglio non parlare molto in una lingua che non fosse l'arabo e ha riattaccato. Che cosa sta succedendo???? Mi anche confermato che gli sms in Egitto non arrivano ancora e che internet funziona così così, troppo lento per Skype.

Per fortuna c'è Facebook, almeno lì qualche egiziano ogni tanto appare, solo che non tutti sono in Facebook.

I giudici oggi hanno di nuovo fatto sapere che parteciperanno alla grande manifestazione di domani. Speriamo che sia pacifica, perché oggi è stato un vero massacro, accompagnato da una retata di arresti di giornalisti, attivisti politici e per i diritti umani. I "baltaghiya", cioè gli scagnozzi di Mubarak, hanno persino messo i cecchini sui tetti di piazza Tahrir che sparavano sulla folla. I morti ormai sono tanti e i feriti non si contano più. Il tutto mentre il Primo Ministro, durante la sua conferenza stampa in tv, si scusava per le violenze di ieri e prometteva che non si sarebbero ripetute. Come può la gente fidarsi ancora di questi ipocriti?

Il grande scrittore Bahaa Taher oggi ha restituito il premio Mubarak per la letteratura da lui vinto nel 2009, dicendo che la sua coscienza non sarebbe stata in pace se avesse conservato un premio con il nome di chi aveva versato il sangue di tanti giovani egiziani.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 
Date: 03 febbraio 2011 21:13
Oggetto: rivolta Egitto - articolo
A:


Cari amici e amiche,

vi disturbo ancora una volta per segnalarvi l'articolo del nostro amico giudice Hosam Mikawi, la testimonianza di un "uomo delle istituzioni". Questo è il link:

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/3/

EGITTO-Lettera-di-Mikawi-la-nostra-unita-sfida-gli-Usa-e-la-doppiezza-di-Mubarak/1/146864/

Un abbraccio,

Elisa


4 febbraio 2011

Cari amici e amiche,

vi scrivo brevemente per darvi una buona notizia. Ho trovato oggi sul ilsussidiario.net un'intervista ad Abdel fattah, l'ex parlamentare dei Fratelli Musulmani che abbiamo conosciuto durante il viaggio Cairo Multireligios. E' dovuto scappare, ma a quanto pare sta bene. Qui c'è la sua intervista:

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/4/EGITTO-

Fattah-Hasan-Fratelli-musulmani-serve-un-governo-di-salvezza-nazionale/1/147143/

A presto,

Elisa


4febbraio-17.59

Cari amici e amiche,

anche oggi è stata una giornata di grandi manifestazioni in Egitto, praticamente in tutte le città. Questa è la testimonianza diretta di Osama, che è stato in piazza Tahrir fino a poche ore fa:

"Sono stato a piazza Tahrir e sono ritornato solo da due ore... In piazza c'erano più di due milioni di persone... Ci sono stati pochissimi scontri... Però l'assemblea dei saggi non ha ottenuto nulla finora. Loro vogliono che Mubarak resti come "Presidente onorario" fino alla fine del suo mandato e che il suo Vice lo rappresenti durante il processo di emendamento della Costituzione. Ma noi non ci fidiamo, perché se resta Mubarak il suo regime si vendicherà di noi tutti e non ci sarà più un'altra occasione per manifestare come ora. Penso che la questione si concluderà nel giro di giorni con una soluzione di mezzo. Lo sai che gli arabi preferiscono sempre una soluzione di mezzo e mai quelle estreme!"

E ancora:

"La situazione sembra in stallo. I manifestanti temono la vendetta di Mubarak o di Omar Suleyman, ma si discute della necessità di tornare a una vita normale e di lasciare in piazza chi è in piazza. Lo scopo è di dividere la società egiziana. Poi ci sono gli altri giovani che sono contro le dimostrazioni e c'è anche la possibilità che Mubarak accetti le proposte della commissione dei saggi... La verità è che la società cairota che sta fuori da piazza Tahrir ha veramente iniziato a gridare alla necessità che Mubarak resti al potere questi mesi."

E la società, al di fuori delle manifestazioni o in concomitanza con esse, continua a muoversi. Intellettuali e artisti egiziani hanno deciso di scegliere tra loro 100 rappresentanti, perché discutano della situazione in Egitto. Il regista Khaled Yusuf, allievo del più grande regista egiziano Yusuf Shahine, era in piazza oggi, a seguire gli eventi da vicino. Penso che vedremo presto molti film e molti libri su questo momento storico! Altre persone famose del mondo della televisione hanno dato le dimissioni, perché non volevano più essere strumenti della propaganda di regime...

Comunque, qualunque cosa succederà, l'Egitto non sarà mai più come prima, soprattutto perché la generazione portatrice di questo cambiamento è costituita da ventenni. In un modo o nell'altro, la società del futuro appartiene a loro e questo importante momento storico sarà altamente formativo. Non importa se vinceranno, saranno sconfitti o conseguiranno solo risultati parziali. La loro presa di coscienza ormai è avvenuta e questo cambierà la società. Mi colpisce molto vedere fronteggiarsi queste due realtà: da una parte, gli scagnozzi di Mubarak, i baltagheya, con la loro barbarie e brutalità, perfetta espressione del trentennale regime di Mubarak e del sistema burocratico-poliziesco-affaristico che ha costruito negli anni; dall'altra, questa nuova generazione che manifesta pacificamente, ma in maniera ben organizzata e preparata (non sono affatto imbelli!), che organizza servizi di vigilanza per proteggere le proprie case, ma anche i beni culturali, che pulisce le strade dopo gli scontri, che ribadisce la propria unità tra cristiani e musulmani con gesti significativi, che resiste con coraggio, senza indietreggiare, anche alle violenze più brutali, che non chiede la morte di Mubarak, ma che sia processato e restituisca al paese le ricchezze che ha rubato. E continua a sorridere, nonostante bende, cerotti, lividi, ferite... Gli scagnozzi sembrano un mondo che ormai appartiene al passato, anche se ferisce ancora, e duramente. Sembra quasi che questi ragazzi, in tanti anni, abbiano assimilato il "senso democratico" che noi stiamo perdendo. Questa è la cosa che più mi dà fiducia in questo momento. Non è importante se vincono o perdono, ma come lo fanno. E se perdono, vinceranno domani.

Per finire, vi segnalo che domani mattina alle 9,30, su radio 3, parteciperò alla trasmissione "Uomini e Profeti". Grazie a voi la mia newsletter è venuta a conoscenza dei responsabili della trasmissione e mi hanno contattata per parlare dell'Egitto. Grazie alle "catene umane" come la nostra, una debole voce può diventare più forte.

Un grazie e un abbraccio a tutti,

Elisa


5feb 14.15



Cari amici e amiche,

in queste ore di attesa, contrattazioni tra le varie forze coinvolte nella rivoluzione (ormai tutti usano questo termine, "thawra" in arabo, che ha sostituito quello di "intifada", utilizzato nei primi giorni della sollevazione popolare) e di relativa tranquillità sul piano degli scontri di piazza, è utile fermarsi un attimo a riflettere per cercare di capire meglio che cosa bolle in pentola. E' un momento estremamente delicato. Vi traduco alcuni estratti di un articolo di Said Shoaib, giornalista del quotidiano "Al-Youm al-Sabiaa", il quale, tra l'altro, avrebbe dovuto tenere una conferenza per Cairo Multireligiosa, ma poi non ha potuto per motivi di salute:

Tutte le forze politiche parlano in nome del popolo. Qualunque cosa dicono devono sempre ribadire, con strana determinazione, che "questo è quanto vuole il popolo". I sostenitori del regime di governo, nelle loro manifestazioni, affermano di parlare in nome del popolo e innalzano striscioni con i quali chiedono al Presidente Mubarak di restare al potere in nome del popolo. Anzi uno di loro ha pure scritto che nessuno può destituire chi è stato designato da Dio, forse influenzato dal discorso religioso politico... E se si riflette sul discorso delle varie forze politiche, si vedrà che sono sullo stesso tono, perché anche loro parlano in nome del popolo, nonostante propongano discorsi politici diversi fra loro, anzi contradditori. Infatti, tra loro, c'è chi vuole le immediate dimissioni del Presidente, chi vuole che si dimetta e lasci il paese, chi vuole che completi il suo mandato, a condizione di passare i suoi poteri effettivi al suo vice, Omar Suleyman, ecc.
Perché tutti insistono nel reclamare a sé, in maniera contraffatta, il ruolo di chi parla in nome del popolo? Perché questo dà loro la credibilità alla quale, altrimenti, non hanno diritto. Credo che sarete d'accordo che questa frode e questa menzogna politica non si addice a quanti dichiarano di parlare sinceramente alla gente, perché l'unico luogo che esprime veramente la voce del popolo è l'urna delle elezioni. Credo che sia solo una delle tante forme della pericolosa tirannia nel nostro paese, quella di pensare di essere gli unici rappresentanti del popolo. Ciò dà loro automaticamente il diritto di non riconsocere le altre parti in causa, magari persino di ucciderle, dato che non rappresentano il popolo... Penso che sia un tipo di dispotismo pericoloso, nella cui trappola sono cadute le persone più nobili che hanno preso parte alla battaglia per la libertà del 25 gennaio. Non è strano lottare per qualcosa che assomiglia alla dittatura che ci governava?

E intanto la coalizione dei giovani della rivoluzione egiziana del 25 gennaio fa sapere, con una dichiarazione ufficiale, le proprie richieste che vi traduco qui sotto. E' interessante anche la retorica che viene usata, alla quale noi non simao più abituati:

Adesso respiriamo la libertà... Siamo a un passo dalla vittoria della nostra gloriosa rivoluzione... Saluti al nobile popolo egiziano, compagno della nostra rivoluzione e fonte di ogni autorità. Saluti ai giovani che si sono fatti carico del peso della lotta contro gli scagnozzi di Mubarak... Per noi la vittoria significa una cosa sola, la caduta di Mubarak con il suo regime al completo, oltre al suo processo per aver derubato il popolo... Non si può restare indifferenti nei confronti di questo furto... Per questo deve andarsene, in maniera chiara. Mubarak deve essere allontanato, le due camere del Parlamento devono essere sciolte, così come i consigli locali che sono stati eletti con i brogli. Lo stato di emergenza deve terminare, la formazione di partiti e associazioni deve immediatamente essere resa libera e i responsabili della morte di centinaia di martiri della rivoluzione devono pagare. Si devono liberare i prigionieri (sott. di opinione), si deve togliere immediatamente ogni vincolo alla libertà di opinione, espressione e informazione.
Si deve costituire un governo temporaneo formato dai leader dei movimenti giovanili e di tutte le vere forze di opposizione, così come dai leader dei sindacati dei lavoratori... L'esercito deve restare fuori dal gioco politico, con l'unica funzione di protezione dal colonialismo sionista. Non ci deve essere alcun rapporto tra esercito e politica... Compito del governo di transizione sarà preparare l'elezione di una commissione costituente, sotto la piena supervisione dei giudici, per scrivere una nuova Costituzione per il paese. Vogliamo che il governo stabilisca un limite minimo ai salari e vogliamo che i salari siano legati al costo della vita. Vogliamo anche che il governo indennizi le fabbriche chiuse e le riapra. Vogliamo capovolgere le politiche economiche degli uomini d'affari.

La Coalizione dei Giovani della Rivoluzione Egiziana (seguono 12 firme dei rappresentanti)

Questo era un piccolo scorcio del dibattito che sta avendo luogo in Egitto...

Cari saluti a tutti,

Elisa



5 febbraio- 20.16

Cari amici e amiche,

da oggi è iniziata quella che è già stata soprannominata "la settimana della resistenza". I giovani hanno rifiutato ogni invito a lasciare la piazza, anche quello dell'esercito. Hanno troppa paura che, se vanno via, tutto resterà come prima e loro saranno spazzati via nel silenzio dalla vendetta del regime. La rivoluzione, oggi, ha registrato il sostegno ufficiale del sindacato degli avvocati e dei maggiori intellettuali del paese, che hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in loro appoggio. Ieri, un famoso musicista, malato di cuore, ha voluto a tutti i costi partecipare alla grande manifestazione del "venerdì della partenza", poi ha avuto una crisi cardiaca ed è morto, cosa che ha molto commosso. Questa rivoluzione ha veramente mobilitato tutti, in un modo o nell'altro nessuno può semplicemente stare a guardare.

Domani si ritorna in piazza per una massiccia manifestazione, durante la quale i cristiani che stanno dimostrando (Papa Shenouda si metta pure l'anima in pace) terranno la messa della domenica, proprio come i loro compagni musulmani, ieri, hanno effettuato la preghiera del venerdì, preceduta dalla khutba.

Comunque, la situazione in Egitto resta estremamente complessa. Secondo Osama, che mi tiene sempre aggiornata, la questione sta tutta nel modo in cui avrà fine questa rivoluzione, che - lui dice - non ha precedenti nella storia dell'Egitto. Nemmeno quella del 1952, con Nasser e gli "ufficiali liberi", è paragonabile, perché aveva carattere militare, mentre quella attuale ha visto la gente a uscire in strada, con la forza della sola volontà e della voce. Sempre secondo Osama, la vera incognita è l'esercito, che dall'inizio è rimasto su una posizione neutrale, anche se, sotto sotto, è diventato strumento del regime, permettendogli di usare ogni mezzo per restare al potere. Ma se l'esercito decidesse di intervenire, sulla base della fiducia che gli egiziani ripongono in esso, chi dice che terrebbero il potere solo per un tempo determinato? E se poi instaurassero un altro regime militare, ripetendo quel che successe nel 1952? Dubbi più che legittimi... Osama dice ancora che l'unica cosa sicura è che l'attuale regime guidato da Mubarak non resisterà, né avrà successo con i suoi finti tentativi di dialogo. Questa situazione di stallo rafforza molto l'ipotesi di un intervento dell'esercito, ma ciò che veramente preoccupa è quando interverrà, perché ogni giorno che passa fa scivolare il paese verso la guerra civile. E ogni giorno che passa, il regime tenta di distruggere ogni cosa per poter dire di essere l'unica garanzia di sicurezza. Ciò che è successo oggi ad Arish, secondo Osama, ossia l'incendio al gasdotto che trasportava il gas verso la Giordania, è un messaggio del regime e dei suoi apparati per fare pressioni all'interno e all'esterno del paese, e ce ne saranno ancora altri.

Ho sentito anche Montasser, scrittore e professore universitario, che mi ha confermato che nessuno sa come andranno a finire le cose, niente è chiaro. Anche la vita normale non è affatto normale. Dovrebbe riprendere a lavorare la prossima settimana, ma in realtà è difficile prevedere cosa succederà da un giorno all'altro. Per fortuna, comunque, lui sta bene. Spera fortemente che le cose volgano al meglio, perché - dice - dal 25 gennaiio in Egitto si respira uno spirito veramente diverso, che non va sprecato. Solo che il regime gioca a perdere tempo, questo è ben chiaro a tutti, e il rischio è che questo spirito si spenga. Più il tempo passa, più c'è questo rischio. Infine, mi informa che la sicurezza della città è molto migliorata rispetto alla scorsa settimana, anche se si sentono ancora notizie di violenze e aggressioni. Probabilmente dipenderà anche dai quartieri...

Intanto, anche l'economia dell'Egitto va a picco...

Buona serata a tutti,

Elisa


6 febbraio-19.55

Cari amici e amiche,

diversi giorni sono ormai passati dall'inizio della rivolta, la tensione mediatica comincia a scendere e le telecamere vengono lentamente puntate altrove. La scena egiziana, dal punto di vista di tv e giornali, sembra meno ricca di eventi importanti, perché non ci sono scontri e violenze. Diventa noioso seguire tutti i sommovimenti della società, le trattative tra le varie forze politiche, il governo e i movimenti giovanili. Appare estremamente complicato, per cui ci si volge da un'altra parte. E questo è rischioso, perché è esattamente in questi momenti che le sorti del popolo egiziano vengono decise, quasi in sordina. Oggi, infatti, si è giunto a un accordo tra il governo, nella persona di Omar Suleyman, e i rappresentanti di tutte le opposizioni, inclusi i Fratelli Musulmani e 7 rappresentanti dei giovani di piazza Tahrir. L'accordo include i seguenti punti:

- esecuzione delle promesse fatte da Mubarak nel discorso del 1 febbraio: la sua non-candidatura alle prossime elezioni presidenziali, una transizione pacifica in accordo con la Costituzione, l'emendamento degli articoli 76 e 77 della Costituzione, l'applicazione dei verdetti della Corte di Cassazione sui brogli delle scorse elezioni parlamentari, la punizione dei responsabili del vuoto di sicurezza dei giorni scorsi, il ristabilimento della sicurezza attraverso gli apparati di polizia.

Dovranno poi essere formate due commissioni, una costituita da giudici e personalità politiche, incaricata di studiare gli emendamenti costituzionali da presentare entro la prima settimana di marzo, e una commissione di controllo indipendente formata da personalità pubbliche e rappresentanti dei movimenti giovanili. 

Il governo ha anche annunciato l'apertura di un ufficio, dove poter presentare reclami sulla detenzione di prigionieri di opinione, e la loro immediata scarcerazione, senza processo o restrizioni alla loro attività politica. Ha inoltre annunciato che i mezzi di informazione e di comunicazione saranno lasciati di nuovo liberi da censure (censurati come prima della rivoluzione, aggiungo io).

Si è anche raggiunto l'accordo sulla cessazione delle leggi di emergenza, ma solo in base all'evolversi delle condizioni di sicurezza del paese. (Facilissimo aggirare questo punto dell'accordo, se si mantiene un sufficiente livello di insicurezza, sguinzagliando i baltagheya e mettendo di tanto in tanto qualche bomba islamica qua e là... Sono maligna?)

Il movimento del 25 gennaio è stato quindi riconosciuto come un movimento nazionale, indipendente da influenze esterne. Le interferenze straniere sono state condannate da entrambe le parti. E' stato anche osservato un minuto di silenzio in ricordo dei morti della rivolta.

Soddisfacente? Chi lo sa... Il punto è che l'accordo è stato concluso con Omar Suleyman che rappresenta la continuità con il vecchio regime e Mubarak è sempre là, ben piantato al suo posto (già perché si dice che la sua presenza è necessaria per emendare la Costituzione). I manifestanti sono ancora in piazza e sono in tanti. I giornalisti inoltre denunciano che, nonostante la svolta riformista del vecchio regime, il sistema poliziesco continua ad agire, arrestando attivisti e giornalisti che vengono fatti sparire e irrompendo negli uffici del sito web dei Fratelli Musulmani. Dunque sembra la solita operazione di maquillage, ma la sostanza, per ora, non cambia...

Intanto, oggi si è anche formata una coalizione di minoranze religiose, costituita dagli Amazigh (berberi), gli sciiti, i nubiani e i baha'i. Chiedono un colloquio con Omar Suleyman per chiedere una legge contro la discriminazione razziale e religiosa.

Due disegni di legge sono stati presentati alla Camera, uno per aumentare del 15% gli stipendi degli operai e le pensioni, a partire dal mese di aprile, e un altro per abbassare l'età richiesta per candidarsi alla Camera da 30 a 21 anni. Saranno approvati?

In piazza, si sono urlati diversi slogan contro le interferenze dell'Iran. I manifestanti hanno urlato che la loro rivoluzione non si ispira a nessuno, tantomeno all'Iran, ma è il mondo a ispirarsi alla loro rivoluzione. Oggi, sempre in piazza, si è persino celebrato un matrimonio tra due giovani partecipanti alle manifestazioni.

Un'ultima informazione: ho sentito Wael (che sta bene per fortuna, anche se dice di essere deluso da come stanno andando le cose), il quale mi ha informato che adesso dovrebbe essere in grado di leggere le email (quando troverà un attimo di tranquillità), anche se internet funziona ancora così così. Non è sicuro però che gli arrivino davvero tutte. Chi ha scritto, o intende scrivere, agli amici egiziani via email, non si stupisca quindi se non riceverà risposta. Gli sms sono sempre bloccati (ah sì, nell'accordo c'è anche il ripristino completo di internet e telefonia).

Anche i telefoni, a dire il vero, fanno scherzi sospettosi. Al mio primo tentativo di chiamare Wael, mi ha risposto direttamente un'impiegata della Vodafone! Forse potevo chiederle di passarmi le mukhabarat, i servizi segreti, ma forse sono io che questa sera sono particolarmente maligna.

Per finire vi passo i link di articoli suggeritimi oggi da alcuni di voi. Grazie tantissimo per il contributo!!!

http://humanexperience.stanford.edu/beininegypt (in inglese)

http://www.wolfstep.cc/2011/02/mubarak.html

http://it.peacereporter.net/articolo/26710/I+ragazzi+di+piazza+Tahrir


Un abbraccio a tutti,

Elisa


7 febbraio 18.14

Cari amici e amiche,

la rivoluzione egiziana è entrata nel quattordicesimo giorno e piazza Tahrir non si svuota, anzi si ha notizia di molte persone che stanno confluendo lì dai governatorati vicini per la grande manifestazione di domani, la seconda in programma per questa "settimana della resistenza". E' di oggi infatti la notizia che i giovani di piazza Tahrir confermano il loro rifiuto di qualsiasi dialogo con Omar Suleyman, se prima Mubarak non se ne va. I colloqui di ieri non hanno valore per loro, perché i rappresentanti del "movimento 25 gennaio", che erano presenti, non li rappresentano affatto, nonostante i giovani abbiano espresso rispetto nei loro confronti. Dunque, si continua.

Del resto, finora sono pochi i segni concreti di un vero cambiamento. Ad esempio, Said Shoaib si chiede, su "Al-Youm al-Sabiaa", perché tutti quei prigioneri (circa 5000!) tenuti in carcere illegalmente, alcuni da più di 15 anni, non siano ancora stati rilasciati, nonostante l'accordo preso ieri. Si chiede perché vengano rilasciati solo quelli per i quali intercedono personalità importanti, esattamente come succedeva prima. E Shafiq, il Primo Ministro, che si è scusato per le violenze sui manifestanti da parte delle forze di sicurezza del Ministero degli Interni, dov'era quando venivano aggrediti? Come fa a dire che non sapeva, visto che le televisioni satellitari di tutto il mondo mostravano le immagini delle aggressioni senza interruzione? E Suleyman, il Vice Presidente, che ha annunciato la fine della censura sulla televisione, perché non licenzia il Ministro dell'Informazione, responsabile di aver soggiogato la tv di stato, costringendola a diffondere menzogne sui manifestanti? C'è ancora troppo del vecchio regime... Per questo i giovani resistono.

Al-Youm al-Sabiaa oggi ha anche raccolto le testimonianze interessanti di coloro che, la settimana scorsa, avevano fatto irruzione tra i manifestanti a cavallo o a dorso di cammello. Dicono che non fanno parte dei baltagheya, né sostengono Mubarak, sono andati là solo perché stavano morendo di fame. Lavorano con i turisti, al sito delle piramidi, e da quando sono iniziate le manifestazioni i turisti sono spariti. Non hanno più soldi neanche per dar da mangiare ai cavalli, che ora mangiano immondizia. Erano arrivati in piazza Tahrir solo per dire questo, perché Mubarak facesse qualcosa. Non sapevano che erano in corso degli scontri. Quando sono arrivati, i cavalli si sono spaventati e sono stati scambiati per aggressori. Dicono che non avrebbe avuto senso rischiare cavalli da 3000 pound per poche centinaia di pound, la somma che si dice che il regime abbia pagato ai falsi sostenitori di Mubarak. Alcuni raccontano anche che sono stati ingannati, perché sono stati portati a manifestare con i sostenitori di Mubarak in piazza Mustafa Mahmud, a Mohandiseen, e loro pensavano di manifestare per se stessi e le loro richieste, invece sono stati usati. Hanno anche dato loro degli striscioni da agitare che però, essendo analfabeti, non erano in grado di leggere. Se è davvero così, è un altro esempio dello stato in cui questo regime mantiene la gente da decenni, ignoranza e povertà....

Oggi si registra anche una manifestazione dei conducenti dei taxi bianchi (che molti di voi forse ricordano), davanti al Ministero delle Finanze. Chiedono più occupazione e una riduzione delle quote che devono pagare. Il coprifuoco è stato ristretto ulteriormente dalle 8 di sera alle 6 di mattina, ma chi mai l'ha rispettato???

Ieri il giudice Hosam, attraverso Facebook, alla mia domanda su come stava, mi ha risposto: "Sto bene, stiamo bene, ma abbiamo bisogno di più diritti". Il passaggio repentino dall'io al noi è indicativo della forte consapevolezza che gli egiziani hanno di sé in questi giorni. Poi Hosam invia un commento agli amici di Facebook: "Stiamo ancora protestando in piazza Tahrir, perché non ci fidiamo del regime! Io sono contro questo regime, non abbiamo più bisogno di aspirina, abbiamo bisogno di un'operazione chirurgica. E' una rivoluzione egiziana, non dei Fratelli Musulmani. Il nostro scopo è la democrazia in Egitto. Siamo la maggioranza. Ci rifiutiamo di passare più di questi 30 anni sotto corruzione, falsi parlamenti, uccisioni di giovani che protestano e stato di emergenza. E' finita per Mubarak, ma può morire in Egitto come qualsiasi altro egiziano, perché in passato ha fatto qualcosa di buono. Non avremo più paura. Dovrebbe andarsene".

Rania è ottimista, oggi. Dice che la vita sta quasi tornando alla normalità, le banche sono state aperte ieri (tanta gente è rimasta senza stipendio per giorni) e la gente torna al lavoro. "Le dimostrazioni in piazza Tahrir continuano" - dice - "ma sono ottimista sul futuro, sento che le cose volgeranno verso la pace e una vita migliore in Egitto". Preghiamo che sia così.

Wael mi ha telefonato questa mattina per chiedermi di inviarvi un messaggio di ringraziamento collettivo per il vostro interesse e solidarietà (finalmente sono anche riuscita a parlargli un po' di quel che si pensa su questa sponda del mare). Grazie anche a chi gli ha scritto. Lui non riesce a rispondere per ora, perché internet ha ancora dei problemi e poi perché divide il suo tempo tra piazza Tahrir, il lavoro e la guardia notturna alla porta di casa, il tempo che resta serve a mangiare e dormire. Comunque ci tiene a ringraziarvi tutti insieme. Era ovviamente esausto, ma ha detto che ha ancora moltissime speranze. I manifestanti di piazza Tahrir sono dotati di grande determinazione. Scriverà presto una sua testimonianza.

Per finire, vi consiglio di nuovo il blog di Invisible Arabs, che vale la pena di seguire con regolarità:

http://invisiblearabs.com/

Un caro saluto a tutti,

Elisa


7 febbraio 22.44

Cari amici e amiche,

non credo di avervi ancora dato il link all'articolo con l'ultima intervista del giudice Hosam Mikawi:

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/1/EGITTO-Il-giudice-Mikawi-

cosi-cristiani-e-musulmani-uniti-hanno-spiazzato-Mubarak/1/146348/

Buona notte,

Elisa


 

8 febbraio 20.48

Cari amici e amiche,

ancora una giornata di resistenza, con piazza Tahrir e le piazze di altre città egiziane traboccanti di persone. E ai "margini" di questa nuova, continua, grande manifestazione, se ne organizzano altre, sit-in e piccole marce. Praticamente ogni categoria professionale sta prendendo coraggio e sta scendendo in piazza con le proprie richieste particolari. Ieri i tassisti e gli avvocati, oggi i giornalisti, i dipendenti di varie imprese, quelli del ministero della cultura, non si riesce a star dietro a tutti... In piazza oggi è sceso anche Ahmed Zoweil, premio Nobel per la chimica, ma soprattutto sono scesi in piazza i bambini, migliaia di bambini tra i 5 e i 13 anni che hanno organizzato una marcia che ha movimentato ancora di più piazza Tahrir. Hanno urlato: "Voglio studiare, voglio vivere, ma i soldi non bastano!"

Piazza Tahrir sta diventando un pezzetto d'Egitto liberato, come dice il nome (tahrir, liberazione), un fazzoletto di terra dove già si vive nel nuovo che verrà, come molti sperano. Piazza Tahrir si stende all'ombra del famigerato palazzone grigio del Mugamma, cuore e simbolo dell'opprimente burocrazia egiziana. Anch'io lì dentro ho passato ore per ottenere un visto, ma ne sono uscita e questo è già qualcosa, visto che una famosa barzelletta egiziana dice che ogni giorno entrano lì dentro un milione di persone (questo è probabilmente vero), ma ne escono solo 990.000! In piazza Tahrir si resiste, si fatica, ma si festeggia anche, per la gioia di aver recuperato la propria dignità. In questi giorni questa parola è corsa sulle labbra di molti. Ci si sente di nuovo degni di essere egiziani. Il regime non vuole fare concessioni alla piazza, ma la dignità, questa se la sono ripresa da soli, qualunque cosa succederà. Sono in tanti, infatti, a dire che il vero cambiamento è avvenuto dentro gli egiziani, nei loro comportamenti, nei loro sentimenti. Non vedo l'ora di vedere "dal vivo" tutto questo! E magari potessimo vederlo anche qui...

A chi ancora vede iraniani, Fratelli Musulmani e nemici di Israele dappertutto, vorrei presentare due piccole scene che ho trovato raccontate sui giornali. La prima riguarda una famigliola - padre, madre, due bambine piccole e un bambino cresciutello - scesa in piazza con i dimostranti. Vivono in una stanza di pochi metri, con bagno in comune con i vicini. Il padre ha perso il lavoro presso un forno, dopo aver avuto un incidente a un piede. La madre dice che non ha paura per i suoi bambini se dovessero esserci scontri, ciò di cui ha paura è la fame che li perseguita notte e giorno. Chiarissimo.

La seconda scena è quella di un dimostrante che se ne sta in mezzo alla strada con i suoi vestiti consunti, urlando con tutta la forza della sua voce: "Ditemi, da dove prendo il cibo? Da dove prendo da bere? Da dove prendo i soldi per mia moglie e i miei figli? Non ho pane da mangiare! Io, mia moglie e i miei figli viviamo dell'elemosina di chiese e moschee! Non so neanche come fare a comperare una coperta per scaldarli! E poi la gente mi chiede: perché urli???" Poi gli si avvicina un giovane che grida a sua volta: "Che sapore ha la carne? Qualcuno mi dica che sapore ha!!! Ho 25 anni e da quando sono nato non ho mai neanche saputo che aspetto ha!" Ecco, questa è la maggioranza delle persone che manifestano. L'Iran e Israele non sono, diciamo, al centro dei loro pensieri in questo momento.

Intanto Omar Suleyman prosegue con la sua tabella di marcia per una transizione pacifica, cambiando tutto e non cambiando niente, l'ex Ministro degli Interni viene indagato per il coinvolgimento nell'attentato di Alessandria del 1 gennaio, numerose persone scomparse dal 28 gennaio mancano ancora all'appello, un prigioniero evaso racconta come sia stata la polizia a liberarli per poi inviarli ad attaccare i dimostranti, si scopre che la macchina diplomatica che ha investito 25 persone era americana... Speriamo che il piccolo mondo di piazza Tahrir riesca a farsi strada in tutta questa oscurità.

Un abbraccio a tutti,

Elisa


rivoluzione egiziana giorno 16-- 9 feb 2011 15.11

Cari amici e amiche,

mentre aleggia la minaccia rivolta alla piazza da parte di Omar Suleyman, il quale ha detto che il governo non sopporterà a lungo altre dimostrazioni, e mentre arrivano notizie di morti e feriti in altre regioni dell'Egitto, nascoste alle telecamere, come al-Wadi al-Jadid, vi consiglio di leggere gli articoli qui sotto:

Un caro saluto a tutti,

Elisa

Un bel riassunto della situazione attuale:

http://www.medarabnews.com/2011/02/09/dopo-rivoluzione-quale-futuro-per-egitto/

Un'intervista a Osama Habashy, uno dei protagonisti di questa newsletter:

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2011/2/9/EGITTO-Habashy-scrittore-

i-giovani-protestano-contro-il-fallimento-spirituale-di-un-popolo/1/148409/

Un chiarimento sui Fratelli Musulmani, da Invisible Arabs:

http://invisiblearabs.com/?p=2786

I rapporti tra Omar Suleyman e Israele:

http://www.medarabnews.com/2011/02/09/perche-gli-israeliani-preferiscono-omar-suleiman/

L'opinione di un Fratello Musulmano (in inglese):

http://www.medarabnews.com/p/feed.php?id=18194

Interessante articolo sui baltagheya che fa un parallelo con il Sudafrica:

http://www.medarabnews.com/2011/02/04/le-tattiche-del-terrore-

della-%E2%80%9Cterza-forza%E2%80%9D-di-mubarak/





1o feb- 16.16

rivoluzione egiziana-giorno 17

Cari amici e amiche,

sembra che Mubarak, tra poco, passerà i suoi poteri alle forze armate... Vedremo, intanto quel che è certo è che la protesta dilaga in Egitto. Gli avvocati chiedono che Mubarak se ne vada, i ferrovieri scioperano in diverse parti del paese, i dipendenti dell'ospedale oftalmico di Rod el Farag, al Cairo, manifestano, assieme a cineasti, intellettuali e giornalisti. E si potrebbe continuare. Si aprono inchieste sugli ex ministri, come il ministro della cultura Farouq Hosni, e si continua a protestare in piazza Tahrir.

La piazza, ormai, è diventata un insediamento permanente dotato di vari "comfort". Hanno persino costruito delle toilettes, dopo un lungo dibattito su quale fosse il posto migliore per collocarle, perché non stonassero con l'ambiente (ebbene sì, chi conosce il Cairo a questo punto sgranerà gli occhi!). Ci sono postazioni internet improvvisate e servizi di "catering". Insomma, hanno decisamente intenzione di non muoversi di lì.

Abdel Fattah mi ha telefonato oggi, chiedendomi di salutarvi e ringraziarvi tutti per il vostro interesse. Dice che ormai si è fatto una capanna in piazza Tahrir, che lui adesso chiama piazza dei Martiri (è il destino di questa piazza cambiare nome ad ogni rivoluzione!). E' contento anche lui, ha grandi speranze per un nuovo Egitto, "purificato dalla corruzione con il sangue dei martiri", per usare le sue parole.

Wael invece, dopo due settimane passate in strada, è un po' influenzato, ma mi ha mandato la sua ultima intervista che passo a voi in allegato.

Resta il ruolo dubbio dell'esercito. Oggi ci sono notizie sui giornali che parlano di torture e arresti effettuati segretamente dall'esercito, che dunque sarebbe neutrale solo in apparenza. Questo è proprio quel che temeva Osama da qualche giorno e ora sembra che l'esercitò assumerà pieni poteri, vedremo con quali conseguenze. Certo è che domani è prevista un'altra manifestazione imponente di milioni di persone, ma tutto dipende dalle prossime ore. Seguite le notizie.

Un abbraccio a tutti,

Elisa


11FEB 10.34

rivoluzione egiziana-giorno 18

Cari amici e amiche,

è difficile descrivere quanto successo nella giornata di ieri, che ha lasciato tanto amaro in bocca e tanta rabbia, oltre che una situazione estremamente pericolosa.  In mattinata c'era un'atmosfera di ottimismo e grandi aspettative. Abdel Fattah, per telefono, aveva una voce contenta e si era persino offerto di farmi visitare piazza dei Martiri (ex piazza Tahrir) nel caso in cui fossi tornata in Egitto!

Nel primo pomeriggio questa atmosfera si era persino trasformata in leggera euforia, perché era giunta la notizia che l'esercito stesse per diramare un comunicato. Molti prevedevano che fosse il primo passo delle dimissioni di Mubarak, il quale avrebbe, nel giro di poche ore, passato i poteri all'esercito. Il comunicato poi è arrivato, il comunicato numero 1 (dunque ce ne sarebbe stato almeno un altro...). L'Alto Consiglio delle Forze Armate annuncia di essere riunito in via permanente per esaminare la situazione in Egitto. Annuncia che l'esercito proteggerà il popolo egiziano e ne appoggerà le richieste legittime. Un altro ufficiale si reca in piazza Tahrir e dice ai manifestanti che quella sera ci sarà una bella sorpresa, tutte le loro richieste saranno soddisfatte. Allora l'esercito sta con la gente! Questo è il sentimento e la speranza che si diffonde a macchia d'olio. La piazza si prepara a una grande festa, invece che a una grande manifestazione. Vedo che Rania, la dolce bibliotecaria, cambia, senza altri commenti, l'immagine del suo profilo su Facebook: una bandiera egiziana.

Giunge quindi notizia che Mubarak terrà un discorso la sera stessa. Tutti si mettono a immaginare che cosa dirà e farà esattamente. E' sicuro che si dimetterà e passerà i suoi poteri, ma a chi? Osama dice che li passerà all'esercito, la fonte è sicura. Voci che Mubarak se ne sia già andato, scappato. Wael mi manda un sms conciso e significativo: "Ora se ne andrà". In piazza, alcuni ufficiali dell'esercito consegnano le armi e si uniscono ai dimostranti. Uno di loro, intervistato da al-Jazeera, invita i superiori a prendere una decisione chiara a favore del popolo egiziano.

Poi, il discorso di Mubarak ritarda. Salem, su Facebook, scrive con tipico umorismo egiziano: "Dai, fai 'sto discorso che poi devo studiare!". Qualcuno comincia a preoccuparsi, forse è ancora in corso un braccio di ferro tra Mubarak, Suleyman e l'esercito... Chissà cosa significa questo ritardo, forse non ci sarà nessun discorso, forse non ce n'è più bisogno, i poteri sono passati all'esercito e basta.

Invece il discorso arriva ed è peggio delle peggiori aspettative. Sostanzialmente Mubarak non concede nulla, le solite promesse che valgono niente, visto che ha avuto 30 anni per realizzare quel che dice di voler realizzare. Passa i poteri a Suleyman, ma questo, come la piazza ben sa, non cambia assolutamente nulla. Esplode la rabbia, e ad alimentarla è il successivo discorso di Omar Suleyman: "Tornate alle vostre case", "Farò tutto quanto necessario per mantenere la stabilità del paese", ecc. ecc. Omar Suleyman fa venire i brividi soltanto a vederlo. E' un noto torturatore e si sente a pelle. Come si può pensare di affidare a quest'uomo il processo di democratizzazione del paese? I discorsi di Mubarak e Suelyman sono uno schiaffo in faccia alle gente, che in piazza trabocca sempre più. Sono insultanti e arroganti. Dicono di volere una transizione pacifica e poi spingono il paese verso la guerra civile.

Osama commenta amaro: "E' chiaro che Mubarak governa un altro stato, non l'Egitto. Sembra che non sappia cosa stia succedendo nelle strade, o forse non gli importa nulla di versare il sangue della sua gente". Vedo in tv Zakariya Abdel Aziz, l'ex presidente del club dei giudici (dove alcuni di voi sono stati ospiti una sera). E' in piazza anche lui, visibilmente sconvolto, e dichiara ancora una volta quanto va ripetendo da giorni, cioè che non ha più senso parlare di emendamenti della Costituzione, perché la Costituzione non è più in grado di ricevere ulteriori emendamenti. Stiamo vivendo una rivoluzione e nella rivoluzione la Costituzione perde validità, va rifatta. Il governo, il Presidente, hanno tutti perso legittimità. La piazza urla inferocita, alcune migliaia di persone si muovono verso il palazzo della televisione e quello presidenziale, dove sono tuttora. Wael mi invia un altro lapidario sms: "Ci sarà la guerra".

Dunque nel giro di poche ore si è sprofondati nell'angoscia. Ma cosa è successo in queste poche ore? Come si è passati dalla quasi certezza che la piazza aveva vinto (persino Obama sembrava convinto di questo) alla certezza che nulla o quasi era cambiato? Ora i manifestanti invocano a gran voce l'esercito, l'unico che può risolvere la questione, solo che non può farlo senza violenza. Contro chi? L'esercito è di fronte a una scelta difficile, è in imbarazzo. Omar Suleyman era il loro candidato alle prossime Presidenziali e certo l'esercito non vuole abbandonare la presa sul governo. Tuttavia, nel suo primo comunicato si è sostanzialmente schierato con la gente della piazza e certamente non vuole usare la forza contro il popolo egiziano, perché ne perderebbe la fiducia. Attaccando la sua gente, rovinerebbe anche l'immagine di salvatore della nazione dall'espansionismo sionista. Dunque, che cosa farà l'esercito? C'è divisione all'interno? La base si sta staccando dai vertici? E cosa implicherebbe questo? Ci sono tanti punti oscuri... Osama mi dice che ora il destino dell'Egitto è in mano a fattori imprevedibili. L'esercito lo preoccupa molto. O sgombra piazza Tahrir con la forza, oppure isola Mubarak con la forza, Osama non vede altre soluzioni.

Ora si attende il secondo comunicato dell'esercito, previsto per oggi. Intanto la gente affluisce in piazza Tahrir e in altri punti chiave della città. Stessa cosa nelle piazze di molte altre città egiziane. Oggi, infatti, era prevista un'altra manifestazione di milioni di persone. Oggi è venerdì, c'è la predica nelle moschee... "L'esercito, al Cairo, è ben schierato sia in centro città, sia ad Heliopolis, dove c'è la residenza di Mubarak, sia in altri quartieri strategici", mi informa Osama. E Mubarak, dice il giornale, è andato a Sharm el-Sheykh ieri sera, tre ore prima del suo discorso registrato. La situazione è tutt'altro che allegra, gli egiziani hanno un bisogno enorme di aiuto.

Un caro saluto a tutti,

Elisa



11feb 14.06  continuazione

Cari amici e amiche,

il comunicato numero 2 dell'esercito è arrivato poco prima della preghiera di mezzogiorno. L'esercito si fa garante del processo di riforma e di transizione pacifica verso la democratizzazione, secondo quanto promesso da Mubarak. Poi invita la gente a tornare a una vita normale. Bella beffa. Con questo comunicato l'esercito mantiene il piede in due scarpe, almeno in apparenza, perché di fatto sta appoggiando il regime di Mubarak. E' sempre più probabile l'ipotesi che la base dell'esercito stia con la gente, ma i vertici si mantengano fedeli a Mubarak e Suleyman, almeno finché non trovino di meglio. Scenario inquietante...

Ho sentito oggi alcuni commentatori (Marc Innaro, per fare un nome) dire che a questo punto i manifestanti dovrebbero tornare a casa, perché l'esercito assicurerà che le loro richieste vengano soddisfatte. Mi sa che questi commentatori non abbiano ben capito la situazione. Se i manifestanti andassero a casa ora, non avrebbero ottenuto nulla, tranne parole e promesse. Tutto sarebbe sostanzialmente come prima. E poi chi garantisce che queste promesse siano mantenute? Non certo Mubarak, né Suleyman, questo è talmente lapalissiano che non vale nemmeno la pena ripeterlo. L'esercito forse? Ma nei giorni passati ha dimostrato di avere due facce, quella popolare che simpatizza con i manifestanti e quella repressiva che arresta e tortura in segreto. E poi Mubarak e Suleyman sono espressione dell'esercito. Dunque, come si fa a sostenere che i manifestanti ora possono andare a casa tranquilli, perché tanto ci pensa l'esercito a vegliare sui loro diritti? I dimostranti sanno bene quello che succederebbe. Il cosiddetto "processo di transizione pacifica" sarebbe una pura farsa, ma non sarebbe una farsa la vendetta che probabilmente si abbatterebbe su di loro, con il conueto strumento della polizia segreta che Suleyman ha sempre controllato. Chi proteggerebbe i manifestanti una volta lasciata la piazza? La vigilante comunità internazionale? Sì, come faceva prima, del resto... Si pensa forse che i manifestanti si stiano divertendo in piazza Tahrir? Non si pensa mai che anche loro vorrebbero tornare alle loro vite, ormai completamente sottosopra? Non si riflette mai su cosa li tenga lì, in piazza, da settimane? L'unica garanzia che i manifestanti hanno rispetto alle loro richieste sono loro stessi. Per questo non possono cedere e per questo la situazione si fa molto pericolosa.

In questo momento, i manifestanti sono in strada ovunque e si dirigono verso luoghi diversi, la televisione, il palazzo presidenziale, le sedi di governo. C'è chi dice che le voci che circolano su dove s trovi Mubarak adesso (Sharm el Sheykh, gli Emirati Arabi, il Cairo...) siano messe in giro apposta per dividere i manifestanti.

I predicatori del venerdì hanno invitato i manifestanti a resistere nelle loro legittime richieste. Quello di piazza Tahrir, nel bel mezzo del suo discorso, si è accasciato per un malore. E' stato subito sostituito da un altro e la predica è continuata, ma non ho potuto fare a meno di notare una cosa. Quando lo shaykh si è improvvisamente accasciato, le telecamere di al-Jazeera si sono rispettosamente allontanate con un'inquadratura più ampia. Io ho immaginato la zoomata che avrebbero fatto le nostre televisioni. Gli arabi hanno qualcosa da insegnarci.

Un caro saluto a tutti,

Elisa


11 feb 20.38

festa!

Cari amici e amiche,

dopo una lunga giornata di proteste dilaganti, Mubarak si è dimesso, lasciando il potere all'esercito. Questa volta, però, per davvero! Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha appena rilasciato il comunicato numero 3, in cui afferma di non essere un sostituto della legittima autorità che il popolo vorrà darsi. Frase fondamentale e rassicurante. Nei prossimi comunicati verranno resi noti i passi che saranno intrapresi per soddisfare le richieste dei manifestanti. Poi, il portavoce ha reso gli onori a Mubarak, ma si è messo sull'attenti, facendo il saluto militare, solo per i martiri della rivoluzione. Nelle strade egiziane è un tripudio. Musica, danze, trilli, pianti, clacson, risate, preghiere di ringraziamento, bandiere sventolanti... Una festa infinita...

A questo punto potrei approfondire gli ultimi sviluppi di oggi, oppure passare a discutere degli scenari futuri, oppure potrei arrabbiarmi con il corrispondente del tg3 che, nel bel mezzo della festa egiziana, non sa fare di meglio che ricordare che tra gli obiettivi di al-Qaeda c'era proprio la destituzione dei regimi arabi... Ma non lo farò, ci sarà tempo domani. Vi traduco invece due commenti ricevuti su Facebook, appena un'ora dopo il comunicato sulle dimissioni di Mubarak. Parlano da soli di quale sia stato lo spirito di questa rivoluzione.

Il primo commento è di Huwayda Saleh, membro dell'associazione di scrittori e intellettuali che hanno preso parte alla rivoluzione del 25 gennaio: "Chiediamo che vengano celebrati i funerali dei martiri che ancora non hanno ricevuto sepoltura e che la gente scenda a dir loro addio partendo da piazza dei Martiri/Tahrir fino al luogo della loro sepoltura, affinché lo Stato egiziano possa proseguire le sue attività a partire da domenica. Invitiamo inoltre tutti quelli che amano l'Egitto a unirsi a noi, il prossimo martedì, per ricostruire piazza Tahrir e tutte le zone danneggiate".

Il secondo commento è di Rania, rivolto agli egiziani: "Da oggi questo è il tuo paese. Non buttare la spazzatura per terra, non rompere le insegne, non dare bustarelle, non contraffare documenti, protesta se qualcuno non fa bene il suo lavoro. E' la tua occasione di costruire il tuo paese con le tue mani".

Speriamo che questo spirito non venga soffocato e che gli sia consentito di dare i suoi frutti. Buoni frutti.

Buona serata a tutti,

Elisa


12 feb 17.29

post-rivoluzione egiziana- giorno 1

Cari amici e amiche,

oggi è il primo giorno della rinascita egiziana, questo è il sentimento più diffuso ora in Egitto. Una rinascita che ieri mattina sembrava insperabile. Wael, con cui oggi ho potuto parlare più tranquillamente, dopo i grandi festeggiamenti ancora in corso, racconta che ieri, dopo il comunicato numero 2 dell'esercito, che aveva dato l'impressione che le forze armate appoggiassero il regime, le persone scese in strada erano determinate a fronteggiare anche l'attacco dell'esercito, dopo quello precedente della polizia. Erano pronti a morire, resistendo in maniera pacifica fino alla fine. La speranza di vincere era sfumata. Invece, la vittoria è giunta inaspettata ed è stato come passare dalla morte alla vita. Wael dice proprio questo della nuova atmosfera che si è instaurata in Egitto: "E' come se ci fosse stata restituita la vita". Anche Nagwa, che proprio ieri festeggiava il suo compleanno, esprime sentimenti simili: "Non dimenticherò mai il giorno del mio compleanno, perché è il giorno in cui è rinato l'Egitto". E poi dice ancora: "La malattia è passata". 

La gioia incontenibile degli egiziani non è solo per aver cacciato il tiranno, un sogno che sembrava irrealizzabile, ma anche per il modo in cui lo hanno cacciato, con una rivolta pacifica e popolare, non partitica né ideologica. Sono ben consci naturalmente dei rischi della situazione e dell'enorme lavoro che resta da fare per smantellare il regime, ma la cacciata di Mubarak, oltre a essere fortemente simbolica, a restituito loro la fiducia in se stessi. Sanno che, d'ora in poi, la loro voce conterà, e se non sarà ascoltata hanno imparato come fare a farsi sentire. Ormai sono liberi dalla paura.

Intanto, l'esercito sembra comportarsi bene. Nel comunicato numero 4 di stamattina, due sono i punti importanti da sottolineare: la dichiarazione che l'esercito si impegna a costruire una nazione civile (e non militare) e che tutti gli accordi e i trattati precedenti, regionali e internazionali, verranno rispettati. Nel frattempo, in piazza Tahrir si è cominciato a pulire e riordinare...

Come ultima cosa, vi allego l'ultima intervista di Wael per Avvenire. Wael mi ha anche chiesto di esprimere la sua profonda gratitudine a tutti quelli che gli hanno scritto nei giorni passati per esprimere la loro solidarietà. Risponderà a ciascuno di voi al più presto, ora che è possibile lasciare le piazze e tornare alle proprie case. E anch'io colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta tutti voi per l'interesse e il coinvolgimento con cui seguite gli eventi in Egitto.

Buon week end a tutti,

Elisa


13 feb 18.01

post-rivoluzione egiziana- giorno 2

Cari amici e amiche,

l'Egitto è ben lungi dal riposare sugli allori, dopo il sovvertimento dei giorni scorsi. C'è grande fermento, in tutti i settori. Innanzitutto, oggi è stato diramato dalla tv di stato un altro comunicato con cui si è annunciato lo scioglimento delle camere del Parlamento e la non-validità della presente Costituzione (stato d'emergenza compreso). Verrà costituita una commissione che redigerà gli articoli di una nuova Costituzione che dovrà poi essere approvata tramite referendum. L'esercito si farà carico degli affari di stato per sei mesi, nei quali Tantawi rappresenterà l'Egitto internazionalmente e nazionalmente. Durante questa fase di transizione, l'esercito avrà facoltà di emanare decreti che avranno valore di legge, mentre l'attuale governo resterà in carica sottoponendo ogni decisione al Supremo Consiglio delle Forze Armate.

Dunque, altre richieste della piazza sono state accolte. Restano alcuni dubbi, come la permanenza del vecchio governo e il ruolo di Omar Suleyman che sarà deciso dall'esercito (perché non ha dato le dimissioni subito? Sapere che quell'uomo è ancora in circolazione con il suo potere intatto mi preoccupa alquanto). Ma la piazza non intende allentare la pressione: ha già indetto per venerdì prossimo un'altra marcia dei milioni in piazza Tahrir per ribadire il resto delle proprie richieste, tanto per far capire che la gente è ancora là e controlla.

Il traffico in piazza Tahrir è stato riaperto, anche se ci sono ancora dei manifestanti che rifiutano di andarsene. Sono però stati tolti i blocchi che impedivano l'accesso alla piazza. Nel resto dell'Egitto, però, continuano scioperi e manifestazioni. In alcuni casi si tratta delle rivendicazioni di alcune categorie di lavoratori, come i ferrovieri, che chiedono un aumento di stipendio e l'assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori precari (ma questo, temo, è un problema niente affatto specifico del regime di Mubarak!). In molti altri casi, invece, si manifesta per chiedere le dimissioni dei vertici di amministrazioni aziendali, o corporazioni professionali, che sono espressione del vecchio regime. Gli egiziani vogliono smantellarlo tutto...

Molto dibattuta è anche la questione di come trasformare il movimento di piazza della rivoluzione del 25 gennaio in un partito che possa presentarsi di diritto alle prossime elezioni. Poi c'è la questione dei crimini e degli abusi commessi dal vecchio regime, che si vuole perseguire, ci sono le indagini sulle proprietà illecite di Mubarak e dei suoi ministri, ed è anche in corso una critica feroce a quegli intellettuali, scrittori, artisti e personaggi dello spettacolo, considerati colpevoli di aver calunniato e insultato la rivoluzione, schierandosi pubblicamente con il regime, dal quale traevano grossi benefici. Si stanno stilando delle vere e proprie liste di nomi di persone da boicottare per punizione.

Da quanto scrive Said, il giornalista, sembra inoltre che la tv di stato sia immediatamente saltata sul carro del vincitore, adulando la rivoluzione esattamente come faceva prima con Mubarak e la sua famiglia. Ovviamente, dice Said, non è questo che vuole la rivoluzione. Nel nuovo Egitto si vuole un'informazione obiettiva che dia spazio a tutte le opinioni, anche quelle contrarie alla rivoluzione. Speriamo che ci riescano almeno loro...

Un caro saluto a tutti,

Elisa


14 febbraio -20.06

post-rivoluzione egiziana- giorno 3

Cari amici e amiche,

al di là delle notizie sulla salute di Mubarak, vere o meno che siano, il dibattito principale di oggi in Egitto sembra essere stato quello tra due diversi "partiti" di piazza Tahrir, coloro che vogliono andare a casa e coloro che vogliono restare, finché non saranno soddisfatte tutte le loro richieste. I primi vogliono concedere una possibilità all'esercito, riservandosi il diritto di tornare in piazza se questo non dovesse mantenere le promesse. I secondi invece non si fidano affatto e vogliono continuare a fare pressioni sull'esercito per accelerare il processo di democratizzazione. Ciò che li preoccupa è il permanere in carica del governo nominato da Mubarak, considerato un "pezzo"del vecchio regime. Inoltre, c'è la questione dei prigionieri politici, non ancora liberati, che l'esercito tuttavia ha promesso di liberare nell'arco di giorni. Le leggi di emergenza - pare - non state abolite del tutto e gli irriducibili manifestanti chiedono anche l'apertura del valico di Rafah, che permetterebbe il passaggio di aiuti umanitari a Gaza.

La nota colorita della giornata è stato l'aggiungersi di centinaia di poliziotti ai manifestanti di piazza Tahrir. Chiedevano che il famigerato ex ministro degli interni, Habib al-Adly, fosse processato. I poliziotti hanno urlato lo slogan: "Esercito, polizia e popolo sono una mano sola", cercando di convincere i diffidentissimi manifestanti della loro buona fede. Infatti, non hanno certo dimenticato che è stata la polizia a lasciare la città nelle mani dei baltagheya.

L'esercito dal canto suo, si è espresso chiaramente contro scioperi e manifestazioni. Ha invitato tutti a sgombrare le piazze per consentire alle attività economiche di riprendere e al processo democratico di proseguire in un clima opportuno (qualunque cosa questo voglia dire). In effetti, fa notare qualcuno, oggi l'esercito ha tentato di sgombrare la piazza, usando, in alcuni casi, i cari vecchi manganelli, cosa che lascia un po' perplessi, visto che il diritto a manifestare pacificamente dovrebbe rientrare tra i diritti difesi dalla democrazia nascente.

Intanto, si procede nell'eliminazione delle foto di Mubarak da uffici e sale, si prevede di cambiare il nome delle scuole che portano quello di Mubarak o della moglie Suzanne (non se ne poteva più nemmeno della falsa beneficenza della first lady!), sostituendolo con i nomi dei caduti durante la rivoluzione, e si istituisce una linea telefonica per denunciare i casi di corruzione...

Un abbraccio a tutti,

Elisa


15 febbraio -20.21

post-rivoluzione egiziana- giorno 4


Cari amici e amiche,

sono passati solo quattro giorni dalle dimissioni di Mubarak e già la situazione in Egitto si fa più complessa, forse persino un po' nebulosa, come c'era da aspettarsi del resto. Il fiume in piena della grande protesta di piazza si è frammentato in torrenti e rivoli, il cui corso si fa più difficile da seguire. La rivoluzione ha spalancato la porta a mille rivendicazioni, in ogni settore, che obiettivamente stanno creando problemi al regolare svolgimento delle attività del paese. La Banca Centrale, ad esempio, ha annunciato che le banche rimarranno chiuse anche domani e dopodomani. Riapriranno solo domenica, passato il week end (cioè venerdì e sabato), con tutti i problemi che potete immaginare per chi deve riscuotere stipendi, ritirare soldi, ecc.

E' anche il momento di grandi dubbi e domande, per esempio sulla neocostituita commissione per gli emendamenti costituzionali, presentata dal Supremo Consiglio delle Forze Armate. Un nutrito gruppo di giudici ha espresso il suo rifiuto per questa commissione, in particolare per la presenza in essa di due giudici che sono stati stretti collaboratori dell'ex ministro della giustizia. Hosam, il nostro amico giudice, si chiede inoltre perché nella commissione ci sia un Fratello Musulmano, perché non sia stato costituito un nuovo governo tecnico di transizione, invece di tenere in vita quello nominato da Mubarak, e perché emendare la vecchia Costituzione, invece di scriverne una nuova? C'è forse qualche piano per "rubare" la rivoluzione?

Anche Osama esprime i suoi dubbi, dicendo che ci sono molti che tentano di saltare sul carro della rivoluzione, primo tra questi l'esercito. Innanzitutto, l'esercito non ha capacità politiche, dunque potrebbe ricorrere ai politici che lo circondano, cosa - secondo Osama - di estrema pericolosità, visto la loro appartenenza al vecchio regime. Questa fase richiede grande attenzione, com'era facile prevedere.

Ma c'è qualcos'altro che preoccupa e questa volta riguarda il movimento rivoluzionario. Si nota infatti una tendenza crescente a stilare liste di proscrizione di coloro che hanno umiliato la rivoluzione, schierandosi apertamente con il regime e talvolta insultando i dimostranti. Il rischio, oltre che la tentazione, secondo alcuni, è che si ecceda in tal senso, giungendo a stroncare carriere e boicottare la vita di persone che esprimono idee diverse rispetto a quelle del vasto movimento rivoluzionario. Ma un conto è denunciare, ad esempio, la tv di stato per aver diffamato i manifestanti  e diffuso notizie false, provando di essere completamente asservita al potere di Mubarak, oppure il denunciare abusi, crimini e sopraffazioni degli esponenti del vecchio regime, un altro è chiedere le dimissioni di un caporedattore per non essersi pronunciato a favore della rivoluzione, aver espresso opinioni diverse, del tutto legittime, o essersi pronunciato contro. La campagna lanciata da alcuni, contro tutti quelli che detengono una posizione di qualche responsabilità  e che non hanno dimostrato di essere dalla parte della rivoluzione, rischia di assomigliare troppo al modo di fare del vecchio Partito Nazionale Democratico al governo. L'entusiasmo per la vittoria, il profondo desiderio di cambiamento e anche la paura che il vecchio regime possa rigenerarsi intatto, facendo ripiombare il paese nell'incubo da cui si è appena liberato, possono portare a rischiosi eccessi e alla spaccatura del paese in "buoni" e "cattivi". Anche in questo si gioca il futuro della nuova società che va creandosi.

Questi sono i nodi che sono riuscita a cogliere oggi, attorno ai quali si anima il dibattito egiziano.

Un caro saluto a tutti,

Elisa 



16 febbraio -19.57

post-rivoluzione egiziana- giorno 5


Cari amici e amiche,

oggi piazza Tahrir è vuota, un'immagine a cui non siamo più abituati... Tuttavia, l'apparenza inganna, perché il paese è sempre in ebollizione, e comunque il prossimo venerdì, soprannominato questa volta il "venerdì della vittoria", è prevista un'altra grande manifestazione per festeggiare il buon esito della rivoluzione. In realtà, si vuole mantenere alta la pressione sull'esercito, che ha soddisfatto solo il dieci per cento delle richieste della piazza.

Intanto, l'Egitto in transizione ha riconquistato a pieno titolo il suo ruolo di laboratorio del mondo arabo. La notizia del giorno è la nascita di un Comitato di Garanti della rivoluzione, che dovrebbe rappresentare le varie voci della piazza. Tra i nomi noti ci sono quelli dello scrittore Alaa al-Aswani, del presidente della Lega Araba Amr Musa (che però non ha ancora confermato la sua partecipazione) e di Zakarya Abdel Aziz, l'ex presidente del club dei giudici, di cui si è parlato in una precedente newsletter. Nel Comitato ci sono anche diversi Fratelli Musulmani, cosa che ha sollevato grandi perplessità da parte di qualcuno. Staremo a vedere come si muoverà questo Comitato, che ha già fatto sapere che non accetta l'emendamento della Costituzione, ma ne vuole una nuova.

A proposito di Costituzione, oggi si è pronunciato anche il rettore di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb, impegnato a riconquistare terreno nei confronti della rivoluzione, dopo le dichiarazioni in sostegno di Mubarak. Infatti, ha candidamente affermato che le sue parole sono state fraintese (tecnica ben collaudata!) e che il suo invito a non partecipare alle dimostrazioni era solo dovuto alla paura che finisse tutto in un bagno di sangue. Era solo preoccupato per la gente... Mah! Pensa davvero che qualcuno gli crederà?
Comunque, al-Tayyeb ha poi affermato con forza che l'articolo 2 della Costituzione non si deve toccare, perché sarebbe come "sequestrare" la democrazia. Tanto per informazione, l'articolo 2 è quello che afferma che l'islam è la religione di stato, l'arabo è la lingua nazionale e la sharia è la principale fonte della legislazione. Non vedo grandi differenze con i terribili Fratelli Musulmani, anche se al-Azhar è sempre stata uno dei più fidati alleati di Mubrak, baluardo contro il fondamentalismo islamico. In effetti, è lo stesso al-Tayeb a dire che al-Azhar e i Fratelli Musulmani condividono la stessa dottrina, solo che loro sono un movimento politico, mentre al-Azhar è un'università, dedita alla scienza. Due modi diversi di agire nella società, dunque, ma con alla base la stessa sostanza. Speriamo che la piazza resista nella sua richiesta di una Costituzione laica! Ma la battaglia è veramente dura e noi italiani ne sappiamo qualcosa.

Per concludere, vi suggerisco alcuni articoli da leggere, i link sono qui sotto.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

Sul rapporto tra elite affaristica e politica:

http://www.medarabnews.com/2011/02/15/una-%E2%80%9Cproprieta-privata%E2%80%9D-chiamata-egitto/

Il nuovo panarabismo:

http://www.medarabnews.com/2011/02/16/la-resurrezione-del-panarabismo/

Il risveglio di coscienza arabo:

http://www.medarabnews.com/2011/02/16/la-piazza-araba-e-le-rivolte-in-egitto-e-in-tunisia/

La cecità di Israele sull'Egitto:

http://www.medarabnews.com/2011/02/13/israele-e-la-rivoluzione-egiziana-della-rabbia/

Le manovre di Omar Suleyman per impadronirsi del potere:

http://www.medarabnews.com/2011/02/11/il-golpe-di-omar-suleiman-non-e-questo-il-cambiamento/


17 febbraio -18.18

post-rivoluzione egiziana- giorno 6


Cari amici e amiche,

molti nodi stanno venendo al pettine in questi giorni. Le perplessità più grandi si concentrano sulla composizione della Commissione per gli emendamenti costituzionali, che ha lasciato molte persone insoddisfatte, anzi sarebbe meglio dire seriamente preoccupate.

Tra i primi a esprimere chiaramente i propri dubbi sulla Commissione ci sono stati i giudici del club omonimo, i quali l'hanno fortemente criticata per l'assenza di adeguati rappresentanti dell'autorità giudiziaria, l'unica che potrebbe garantire obiettività e imparzialità in materia costituzionale. Fatto preoccupante, se si considera che sulla nuova Costituzione si gioca l'intero futuro del paese.

A seguire, oggi è giunta una dichiarazione dei copti della diaspora che esprime il netto rifiuto di Tareq al-Bashari come presidente della Commissione, persona nota per il suo fanatismo religioso e per la sua ostilità verso i cristiani. I copti residenti all'estero chiedono con forza una Costituzione laica che rispetti appieno lo spirito della rivoluzione del 25 gennaio, durante la quale cristiani e musulmani hanno lottato fianco a fianco per la libertà. E' anche stata sollevata la questione della necessità di far votare il referendum costituzionale anche agli egiziani residenti all'estero, i quali sarebbero forse più favorevoli alla laicità dello Stato e appoggerebbero una Costituzione senza richiami religiosi.

Anche il giornalista Said Shoaib si chiede oggi, nel suo articolo, perché l'esercito abbia sostituito la Commissione precedente che, seppur nominata da Mubarak, era molto più equilibrata di quella attuale. Secondo quali criteri è stata scelta? L'esercito non li ha resi noti. E perché non c'è stata una pubblica consultazione con tutti i movimenti e le forze politiche della rivoluzione prima di crearla? E come si può accettare la presidenza di Tareq al-Bashari che, nonostante sia un giudice, vorrebbe l'instaurazione di uno stato all'iraniana e considera chiunque abbia opinioni diverse dalle sue un agente sionista o americano? E nonostante il presidente della Commissione sia già abbastanza sbilanciato su posizioni fondamentaliste, a lui si aggiunge Sobhi Saleh, un Fratello Musulmano. Perché non si sono coinvolte anche le correnti laiche? La Commissione ha una forte accentuazione islamica, in netto contrasto con le affermazioni iniziali dell'esercito che ha dichiarato di volere uno stato civile. Beh, forse con civile intendeva soltanto non militare e non uno stato laico...

Ma - dico io - chi muove politicamente l'esercito? Dopo che la rivoluzione ha scacciato i fondamentalisti islamici dalla porta principale, c'è qualcuno che vuole forse farli rientrare dalla finestra, dando loro un rilievo molto più grande di quello che effettivamente hanno nella società? Perché???

A queste osservazioni si aggiunge lo scenario delineato oggi da Mohammed Alam su "Al-Sulta al-Rabia", nell'articolo suggeritomi dal giudice Hosam Mikawi. Nell'articolo, Alam afferma che in Egitto è in corso una contro-rivoluzione che ha lo scopo di ristabilire al potere il vecchio regime, anche senza Mubarak. Questa contro-rivoluzione agirebbe in sette modi diversi:

1) cercando di evitare i processi dei vari personaggi del vecchio regime, responsabili di ogni nefandezza, trasmettendo all'opinione pubblica uno strano concetto di tolleranza, secondo il quale costoro dovrebbero essere perdonati, perché il passato è passato e dunque si deve concedere loro la possibilità di girare pagina.

2) attraverso centinaia di manifestazioni, in tutti i settori lavorativi, provocate appositamente per creare il caos e darne la colpa ai rivoluzionari del 25 gennaio. Queste manifestazioni, che in Egitto stanno dilagando da giorni, spesso non rispettano lo spirito pacifico della rivolta del 25 gennaio, ma causano danni materiali e violenze. Inoltre, sono di norma accompagnate da richieste impossibili da soddisfare, quasi sempre legate ai soldi e non ai diritti. Infine, interrompono in maniera egoistica i servizi fondamentali ai cittadini, il che fa pensare che mirino a bloccare le attività vitali del paese, economia inclusa.

3) attraverso la diffusione di notizie di origine ignota, in genere subito smentite, sulle condizioni di Mubarak e della sua famiglia, che sembrano voler suscitare un'ondata di compassione per il vecchio rais. "Mubarak è in coma, no non è in coma, ma preoccupa il suo stato psicologico, forse andrà a farsi curare in Germania, forse andrà in Arabia Saudita, i suoi figli lo hanno manipolato..."

4) attraverso la sistematica denigrazione dei leader della rivoluzione come Wael Ghoneim, accusato di volta in volta di essere massone, un agente delle forze di sicurezza o al soldo di qualche potenza straniera.

5) attraverso un "rifacimento d'immagine", grazie ai mass media, di personaggi chiave del vecchio regime, accompagnato dal tentativo di porre sullo stesso piano i morti della rivoluzione e delle forze di sicurezza (ricorda il dibattito italiano sulla Resistenza...).

6) rovinando i buoni rapporti esistenti tra rivoluzione e esercito.

7) cercando di riconquistare il potere in vesti nuove, attraverso lo sfruttamento del nome della rivoluzione, come Hosam Badrawi, l'ex segretario generale del Partito Nazionale Democratico, che ha annunciato di voler fondare un nuovo partito liberale, secondo lo spirito del "25 gennaio".

Questo, naturalmente, è solo un punto di vista, però spiegherebbe alcune cose... A me viene istintiva una domanda: dov'è Omar Suleyman? E cosa fa? Il silenzio calato su di lui mi inquieta parecchio. E' un personaggio pericoloso per lasciarlo agire indisturbato.

Quel che è certo è che il momento è critico. Domani, "il giorno della vittoria", con la grande manifestazione in programma in piazza Tahrir, si preannuncia essere una giornata importante.

Un caro saluto a tutti,

Elisa


Cari amici e amiche,

mi sono accorta che la newsletter di ieri sera sulla giornata in piazza Tahrir non è mai partita. Scusatemi, ora ve la spedisco di nuovo, soprattutto perché le notizie diffuse in proposito dalle tv italiane mi hanno lasciata allibita...

Un abbraccio a tutti e a questa sera con il prosieguo,

Elisa


Date: 18 febbraio 2011 19:12
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 7


Cari amici e amiche,

oggi piazza Tahrir si è riempita di nuovo. Riempita è un eufemismo, perché il numero delle persone presenti, secondo tv e giornali, oscillava tra il milione e mezzo e i tre milioni. Una folla impressionante! La società egiziana era di nuovo là, presente e festosa, ma anche vigile e determinata a ottenere il resto delle sue rivendicazioni.

Oggi si sono ricordati i martiri e si è festeggiata la vittoria della settimana scorsa su Mubarak, ma tra balli e canti patriottici si è urlato forte e chiaro il nuovo slogan che ha unito la piazza: "Il popolo vuole purificare il paese", intendendo con questo che il popolo vuole smantellare tutto quel che resta del vecchio regime. Che non si inganni dunque chi crede che gli egiziani si accontentino dell'allontanamento di Mubarak... Tre sono state le richieste principali della piazza: la fine dello stato d'emergenza, la liberazione dei prigionieri politici e le dimissioni del governo in carica, nominato da Mubarak.

In piazza Tahrir campeggiava una bandiera dell'Egitto lunga cento metri (ad ogni manifestazione la bandiere si allunga!) e tra i manifestanti si sono registrate anche delle "new entry". Innanzitutto, si è fatta molto notare la presenza di un gruppo ben nutrito di turisti tedeschi e americani, scesi in piazza assieme agli operatori turistici, tutti in divisa bianca, per sostenere il turismo egiziano. Hanno gridato tutti insieme: "Chi ama l'Egitto venga a visitarlo!". Ai manifestanti si sono uniti anche i lavoratori del settore elettrico del sud del Cairo, quelli del trasporto pubblico e soprattutto decine di persone imprigionate durante la rivolta che erano state appena scarcerate. Hanno voluto mostrare ai presenti i segni della tortura sui loro corpi.

I milioni di persone radunate in piazza Tahrir (ma non bisogna dimenticare la manifestazione di Alessandria, anch'essa affollatissima) hanno ascoltato la predica di Yusuf al-Qardawi, il presidente dell'Unione Internazionale degli ulema', che ormai ha preso il posto del rettore di al-Azhar come leader spirituale musulmano della rivoluzione. I manifestanti, infatti, gridavano: "Lo sceicco di al-Azhar dov'è?... Qui c'è al-Qardawi!". Del resto, Papa Shenouda non è stato da meno del rettore, visto che nell'ultima messa da lui celebrata non ha in alcun modo menzionato la rivoluzione, nemmeno per sbaglio, limitandosi a invocare la pace per tutti, indipendentemente dal governo al potere.

Al-Qardawi ha pronunciato parole importanti, di grande sostegno alla rivoluzione, invitando gli egiziani a continuare e a non lasciarsela sottrarre da nessuno. Ha sottolineato innanzitutto lo spirito di unità nazionale che ha permeato la rivoluzione, riunendo insieme giovani e vecchi, donne e uomini, sinistra e destra e, sopra ogni altra cosa, cristiani e musulmani.
Su quest'ultimo punto al-Qardawi si è particolarmente soffermato, affermando che la rivoluzione aveva superato, con il suo spirito, il confessionalismo e il settarismo dell'era Mubarak. La vittoria della rivoluzione è la vittoria di tutti gli egiziani, non solo dei musulmani. Un gran risultato senza dubbio (durante la manifestazione sono anche stati cantati degli inni cristiani, cosa impensabile solo poco tempo fa!). Al-Qardawi, che ha invitato il popolo a rimanere fedele a questo spirito di unità tra musulmani e cristiani, ha anche citato un bel versetto coranico che esprime l'idea che Dio cambierà la società solo quando cambieranno le persone. È quel che è successo agli egiziani, senza che nessuno, dalle nostre parti, lo notasse.

Al-Qardawi è quindi passato a elogiare l'esercito, esprimendo la propria fiducia nel suo patriottismo, come già dimostrato dall'esercito tunisino, e lodando la decisione dei militari di voler costruire uno stato civile. Ha invitato l'esercito a svolgere il proprio ruolo nella rivoluzione, chiedendo con vigore che il governo attuale fosse sciolto, in accordo con le richieste della piazza. Agli egiziani, invece, ha chiesto di pazientare un poco e di svolgere il proprio lavoro con dedizione. E poi si è passati a pregare...

Ci voleva questa giornata per rinfrancare gli animi, dopo i cupi scenari e i presentimenti degli ultimi giorni. Ci voleva per rassicurarsi di essere ancora uniti e decisi più che mai. E naturalmente non finisce qua.

Un abbraccio a tutti,

Elisa


Date: 19 febbraio 2011 19:06
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 8

Cari amici e amiche,

è da ieri sera che vedo servizi in tv, sulla grande manifestazione in piazza Tahrir, a dir poco sconcertanti. Si dice che la festa di ieri sia stata monopolizzata dai Fratelli Musulmani e che Wael Ghonim, il manager di Google diventato il personaggio simbolo della rivoluzione, non abbia potuto parlare. In tutta sincerità, non ho trovato traccia di tutto ciò sui mass media arabi. Ho seguito la diretta di al-Jazeera, i commenti di BBC Arabic, ho cercato in diversi giornali egiziani, ho controllato gli articoli di commentatori che so essere molto critici nei confronti dei Fratelli Musulmani e anche con la rivoluzione, ma niente di niente. Da nessuna parte ho trovato menzionato quanto raccontato nei servizi delle nostre tv. Il quadro descritto dai mass media arabi è sì complesso, ma niente a che vedere con quello dipinto dalla pochezza dell'informazione italiana. E' mancanza di professionalità o malafede?

Ma per essere ulteriormente sicura, mi sono messa in contatto con gli amici egiziani che sono stati presenti alla manifestazione. Il primo che riesco a contattare è Hosam Mikawi, il quale, attraverso una breve chat, mi dice che non è vero nulla. Alcuni Fratelli Musulmani hanno tentato di gridare qualche slogan islamico, ma sono stati subito zittiti, come già accaduto nelle settimane scorse. Nei giorni passati, poi, hanno perso molto terreno. A proposito di Wael Ghonim dice semplicemente che contro di lui c'è una campagna di diffamazione in corso.

Dopodichè riesco a parlare con Wael Farouq per telefono e, durante una conversazione di quasi mezzora, raccolgo il suo sfogo. Non ha tempo di scrivere, c'è troppo da fare, dunque chiede a me di trasmettere il suo messaggio.

Anche Wael nega recisamente l'immagine della rivoluzione convogliata dai mass media italiani in questi giorni. Al-Qardawi, ieri, era in piazza Tahrir non in veste di Fratello Musulmano (e comunque formalmente non fa parte della Fratellanza), bensì come simbolo di tutti coloro che sono stati isolati dal regime per decenni (Al-Qardawi era in esilio in Qatar e aveva il divieto di predicare in Egitto). Wael Ghonim non è stato voluto al microfono, perché nei giorni scorsi la tv l'ha sorpreso a partecipare ai riti di una setta satanica (allora esistono anche lì, questa sì che è una notizia interessante!), ma Wael (Farouq) non dice se crede o no al complotto contro il giovane manager da parte della controrivoluzione e prosegue diritto... Afferma con forza che in piazza c'è soprattutto la classe medio-alta degli egiziani, acculturata, civile e pacifica. La maggioranza delle donne non era velata. "Siamo arrivati a tre milioni di persone e non c'è stato né un incidente, né un episodio di molestie sessuali. Vi immaginate? Tre milioni di persone tutte insieme nello stesso posto e neanche un incidente! Voi invece, quando andate allo stadio, avete bisogno della polizia". Beh sì, ammetto che il self-control e l'auto-organizzazione dei ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio sono degni della più alta ammirazione.

Poi Wael precisa ancora una volta che i Fratelli Musulmani non sono che una minoranza, un partito in mezzo agli altri. "Abbiamo i comunisti, i nazionalisti, i liberali e anche i Fratelli Musulmani, che rappresentano non più del 5-10% della popolazione, ma la stragrande maggioranza è liberale e vuole uno stato laico". Inoltre - prosegue Wael - i Fratelli Musulmani hanno dichiarato che non si candideranno alla Presidenza della Repubblica e, anche in Parlamento, concorreranno solo per il 20% dei seggi. Dunque, anche nel caso peggiore, non supereranno questa percentuale.

E a questo punto, evidentemente sfibrato dalle domande occidentali sui fondamentalisti islamici, Wael si fa polemico. Dice che i Fratelli Musulmani si stanno comportando con grande correttezza, accettando le decisioni della maggioranza liberale. Dimostrano di avere un'etica politica (e non solo) migliore di quella della maggior parte dei parlamentari europei (le notizie sul nostro governo "prostitucratico", purtroppo, sono giunte pure lì). Sono sicuramente meno pericolosi e persone più degne dei parlamentari della Lega, alla quale il popolo italiano ha permesso addirittura di andare al governo, quindi l'Italia non può criticare l'Egitto a nessun titolo. Per ora, inoltre,  i Fratelli Musulmani si stanno comportando bene, sono cambiati, vogliono anche loro uno stato liberale. Poi, quando la nuova Costituzione sarà pronta e si andrà alle elezioni, parteciperanno come gli altri alla competizione democratica, rispettando le regole. "E se vincessero- dice sempre Wael - sosterrei il risultato delle elezioni, anche se non sono d'accordo con loro, perché sarebbe la libera scelta della gente". Wael si sente totalmente libero di difendere i Fratelli Musulmani, proprio perché è sempre stato su posizioni molto lontane dalla loro ideologia. 

A proposito dell'esercito, Wael si dichiara stupito, perché sembra veramente volere uno stato democratico, non militarizzato. Dice che addirittura, senza che nessuno abbia avanzato alcuna richiesta al riguardo, l'esercito ha affermato che non presenterà nessun candidato alle prossime elezioni presidenziali. Questo fa ben sperare...

L'unica preoccupazione di Wael, in questo delicato processo, è l'interferenza occidentale, perché sicuramente il governo che nascerà non sarà più succube dell'Occidente com'era prima, e dunque Wael si aspetta che sarà contrastato con ogni mezzo da Europa e America. "Se fossimo lasciati a noi stessi - dice ancora - non c'è dubbio che ce la faremmo. Del resto, finora abbiamo fatto tutto da soli. Quando c'è stato l'attentato di Alessandria, tutto il mondo è intervenuto con voce forte, e adesso si è scoperto che c'era la mano del governo egiziano dietro il massacro dei cristiani. Ma quando è iniziata la nostra protesta, nessuno è intervenuto in nostro aiuto con la stessa forza". Wael esprime un sentimento largamente condiviso dagli arabi, covato a lungo, ovvero il risentimento verso la politica dell'Occidente nei confronti dei paesi arabi. Giustamente, ora sono orgogliosi di ciò che stanno compiendo e lo rivendicano a sé soli. Non hanno più bisogno di lezioni da parte di nessuno e nemmeno le chiedono. Wael termina dicendomi: "State lontani da noi! E tutto andrà bene".

Incasso il rimprovero senza ribattere, perché in questo momento sarebbe inutile. Hanno ritrovato se stessi, hanno rialzato la testa, superando quel palpabile sentimento di frustrazione che era evidente a chiunque fosse in stretto contatto con gli arabi. Mi ricordo che, più di quattro anni fa, dopo aver commentato che mi sentivo più a casa in Egitto che in Germania, lo stesso Wael mi aveva risposto "grazie", con un tono tra l'incredulo e il piacevolmente stupito che aveva stupito anche me. Ora, invece, forse risponderebbe "senza dubbio, non potrebbe essere altrimenti!".

Un abbraccio a tutti,

Elisa



Date: 20 febbraio 2011 16.45
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 9

Cari amici e amiche,

come sempre, ci sarebbero tanti fatti nuovi da raccontare, ad esempio l'incarcerazione di tre ex ministri o il fiorire di innumerevoli partiti, sull'onda dell'entusiasmo per la partecipazione alla nuova vita democratica che ha investito tutti quanti. Tuttavia oggi vorrei fare un pausa per parlare di uno degli aspetti più belli e caratteristici della rivoluzione egiziana.

Dall'inizio delle rivolte si è visto di tutto: manifestazioni non-violente, resistenza alle aggressioni, rabbia urlata, marce, feste, musica, balli, spettacoli... Un tempo per ogni cosa. Ma per una cosa sola c'è sempre stato il tempo, anche nei momenti più bui: l'umorismo. Si sa che gli egiziani sono noti, tra gli arabi, per essere quelli che più amano lo scherzo, attraverso il quale esprimono tutto ciò che non è (era!) possibile esprimere altrimenti. L'umorismo è parte integrante della vita degli egiziani, che riescono a ridere anche delle situazioni più disperate. Il modo di scherzare degli egiziani, però, è ben lontano dallo humour inglese, che spesso non capiscono, scambiandolo per un'offesa. Preferiscono le barzellette, le storielle buffe, gli aneddoti, la blanda presa in giro che però coglie nel segno. Le battute egiziane non sono pugnalate dirette, a volte paiono persino troppo tenere agli occidentali cinici e disincantati, però possiedono qualcosa di indefinibile che fa ridere di gusto.

Ebbene, la rivoluzione egiziana è stata veramente egiziana anche in tal senso. La gente non ha perso il buonumore e lo spirito gioioso nemmeno durante i terribili giorni in cui i baltagheya attaccavano brutalmente i giovani di piazza Tahrir, o quando sembrava che lo scontro con l'esercito fosse inevitabile. Infatti, è stato riportato il tweet di una ragazza che, al termine dell'ultimo discorso di Mubarak, in cui annunciava che non si sarebbe mai dimesso, diceva testualmente: "Il Ministero della Salute è stato informato che 80 milioni di egiziani sono stati colti da paralisi contemporaneamente!".

Gli egiziani si sono davvero sbizzarriti, con slogan, cartelli, scenette improvvisate, tanto che la BBC ha dedicato un servizio apposito sull'argomento. Ad esempio, quando Mubarak si ostinava a non andarsene, sono comparsi diversi cartelli con la scritta "irhal" (vattene), scritto però al contrario. Il commento che stava sotto era "forse così lo capisci meglio!". Oppure "Vattene, che mi fa male la mano!", sottinteso "a tenere il cartello". O sulla falsariga di questo: "Vattene, che devo sposarmi", o ancora "Vattene, che mi mia moglie non mi vede da giorni e si arrabbia!". Un altro cartello, invece, mostrava un codice a barre con vicino la scritta: "Data di scadenza: 25 gennaio 2011". Un altro suggeriva: "Per contattare Gamal Mubarak via internet: www.Gamal_Corruzione@eg.com". Poi c'erano i cartelli allusivi: "Anche se il somaro è testardo, noi siamo più testardi del somaro", e indovinate chi era il somaro (A proposito di somari, la sapete quella che dice: "Che cos'è che separa gli egiziani dai somari?". Risposta: "Il Mar Rosso!". Se non l'avete capita date un'occhiata alla cartina, i somari sono i sauditi, tradizionale bersaglio delle barzellette egiziane che li dipingono sempre come "beduini" arricchiti, beduini nel senso di gente rozza).

Restando in tema di animali, i cartelli hanno spesso preso in giro la somiglianza di Mubarak con una mucca. Date un'occhiata alle foto che vi allego. In una compare la faccia di Mubarak sulla scatola di formaggini "La Vache qui rit". I maliziosi egiziani avevano anche sparso la voce che Mubarak avesse ordinato il ritiro del prodotto...  Nell'altra foto invece c'è scritto: "La Vache qui rit: Muuuuuuubarak". E ce n'erano altri del genere, con mille variazioni sul tema.

Un altro cartello diceva invece: "Non importa se vai o se resti, a me piace la gente di qua e non me ne vado!". Un pensiero comune a tutti i manifestanti, credo...

Ma i miei due cartelli preferiti sono quelli comparsi dopo le dimissioni di Mubarak. Il primo dice più o meno: "Torna Presidente, sei su Candid Camera!". Il secondo, invece, dice: "E' passata una settimana, Presidente, e nemmeno una telefonata!". Assolutamente irresistibile!

E come non parlare della sessione di dhikr (una pratica sufi in cui si ripete il nome di Dio al movimento ritmico del corpo) inscenata da qualcuno nel bel mezzo di piazza Tahrir? Solo che invece di pronunciare Allah!, gli "attori" ripetevano, in estasi: irhal!, vattene.

E tutto ciò non è che una piccola parte dell'umorismo che si è sfogato nella rivoluzione. Forse è grazie a questo spirito che sono riusciti nella grande impresa, pacificamente.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 


Date: 21 febbraio 2011 20.29
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 10

 

Cari amici e amiche,

è estremamente difficile, questa sera, scrivere dell'Egitto con quel che sta succedendo in Libia, la quale meriterebbe tutta la nostra attenzione e il nostro aiuto. Non avendo sufficiente competenza sulla Libia, tuttavia, né contatti, spero che altri facciano il lavoro che io sto facendo con l'Egitto. Intanto, vi lascio il link al blog Invisible Arabs che dà molte informazioni, dove troverete anche altri link.

http://invisiblearabs.com/?p=2852

Per quanto riguarda l'Egitto, domani ci sarà una nuova grande manifestazione in piazza Tahrir, per chiedere la costituzione di un governo tecnico, in sostituzione di quello di Shafiq, nominato dal vecchio regime. Nei giorni scorsi è stato annunciato il cambio di tre ministri, ma alla piazza questo non basta. Del resto, nel paese sta crescendo la preoccupazione per la presenza di Mubarak e della sua famiglia in territorio egiziano. C'è chi dice che Mubarak abbia mantenuto i contatti con alcuni esponenti delle forze armate o del vecchio regime, e che possa dunque ancora giocare un ruolo da regista. Il figlio Gamal e la moglie Suzanne, invece, vanno e vengono indisturbati dall'Egitto, senza alcuna restrizione, e si sa che Gamal è a capo di una rete affaristica poco raccomandabile, sospettata di essere tra i mandatari delle violenze dei baltagheya sui manifestanti. Inoltre, la famiglia Mubarak dispone di beni e ricchezze a sufficienza per tessere trame di ogni tipo contro la rivoluzione (con i soldi si può tutto, o quasi...), ma la notizia importante di oggi è la richiesta agli stati esteri, da parte del Procuratore Generale, di congelare i fondi della famiglia Mubarak. Notizia ancor più importante, se si considera che ieri Mubarak (ma non era in coma???) si era perfino rivolto al tribunale per chiedere che i suoi conti bancari venissero tutelati.

Altra notizia di rilievo è la nascita del primo partito religioso dopo decenni. No, non è il partito dei Fratelli Musulmani (ma ne stanno discutendo), bensì il Partito di Centro (al-Wasat), un partito islamico moderato, nato da un gruppo staccatosi dalla Fratellanza. Il tribunale ne ha riconosciuto la legittimità. In Vaticano, invece, è tornato l'ambasciatore egiziano, che era stato ritirato dal vecchio regime dopo le affermazioni di Benedetto XVI in difesa dei cristiani copti, dopo l'attentato di Alessandria a Capodanno.

A proposito di copti, c'è anche stata una loro manifestazione per chiedere l'abolizione dell'articolo 2 della Costituzione, che stabilisce l'islam come religione di stato e la sharia come fonte principale della legislazione. Sempre a proposito di copti, in allegato troverete una bella foto che ben illustra il coinvolgimento dei cristiani in questa fase storica della storia egiziana, con buona pace di Papa Shenouda naturalmente.

In tutto questo fermento di sperimentazione democratica, gli egiziani non si sono dimenticati, però, della vicina Libia. Giungono notizie che, tra le innumerevoli vittime, ci siano anche degli egiziani, accorsi in soccorso della rivolta libica. Anche nelle città egiziane si sono avute dimostrazioni in sostegno dei libici e diversi attivisti umani egiziani sono impegnati a far passare aiuti alla Libia attraverso il confine occidentale. Questa nuova fratellanza araba, che non ha niente a che vedere con il vecchio panarabismo di stampo nasseriano, è un altro dei fenomeni più interessanti e sorprendenti di queste rivoluzioni arabe. Fino a pochissimo tempo fa era comune sentire battute amare sulla divisione dei paesi arabi, ma forse ci si riferiva ai governi, non alle popolazioni. La condivisione di una comune oppressione, operata dai diversi regimi, pare aver reso le genti arabe solidali e coese più di quanto si potesse immaginare.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 


Date: 22 febbraio 2011 17.40
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 11

 

Cari amici e amiche,

si sta tenendo, in piazza Tahrir, la manifestazione programmata per oggi contro il governo Shafiq. In effetti, proprio oggi è stato annunciato il ricambio di una decina di ministri, ma tra questi non si trovano i ministri della difesa, degli interni e degli esteri, i ministeri più cruciali e più sotto accusa per le violenze contro i manifestanti. Dunque, venerdì prossimo, come era facile indovinare, ci sarà un'altra manifestazione intitolata "il venerdì della purificazione" (gli egiziani non mancano certo d'inventiva!).

Intanto, i Fratelli Musulmani annunciano il nome del loro futuro partito, Giustizia e Libertà, mentre l'esercito emana il comunicato numero 9 per rassicurare gli egiziani di avere in mano le redini del paese, contraddicendo chi teme che Mubarak possa ancora influire sulle decisioni di governo. A questo proposito, confutando le notizie circolate nei giorni scorsi, secondo le quali Mubarak, a Sharm el-Sheykh, avesse costruito un piccolo regno separato dal resto del paese, l'esercito afferma che la città è una città egiziana in tutto e per tutto, dunque sotto la sua giurisdizione.

Tuttavia, gli eventi in Libia hanno tenuto la scena anche in Egitto, e non potrebbe essere diversamente, visto che l'Egitto è pesantemente coinvolto, sia a causa della vicinanza, sia a causa della presenza di un milione e mezzo di egiziani in Libia. Questo, dunque, è stato l'argomento del giorno e la manifestazione di piazza Tahrir si è presto trasformata in manifestazione in sostegno dei libici. L'esercito si è massicciamente schierato sul confine libico, dopo che si è saputo che le forze di sicurezza libiche l'hanno lasciato completamente sguarnito. Ma sono anche stati disposti diversi ospedali da campo per accogliere i rifugiati, egiziani e non. Cinquanta medici egiziani, e varie carovane umanitarie, hanno attraversato il confine per portare cure, medicine, cibo, latte per i bambini, bende, ecc. Sono anche stati preparati aerei per rimpatriare i cittadini egiziani. Finora, sono riusciti a rientrare in più di ottomila e centinaia sono le persone di altre nazionalità che hanno attraversato il confine verso l'Egitto.

C'è enorme preoccupazione e partecipazione in Egitto, ma il coinvolgimento dell'esercito egiziano forse non si fermerà qui. E' girata la notizia, oggi, di una telefonata ufficiale che le forze armate egiziane avrebbero fatto a Tripoli, per paventare un loro possibile intervento, invocato anche da molti libici. Un coinvolgimento armato contro Gheddafi, però, non è proprio quello di cui avrebbe bisogno il neonato Egitto. Speriamo che si muova tutta la comunità internazionale, uscendo dalla sua vergognosa immobilità.

Per rinfrancare lo spirito, vi allego qualche altra foto che illustra l'umorismo e la creatività degli egiziani. Mostrano gli stratagemmi escogitati per proteggersi il capo dalle eventuali bastonate dei baltagheya. Dubito che sarebbero serviti a qualcosa, ma l'importante è provarci...

Un abbraccio a tutti,

Elisa

p.s. Gheddafi sta parlando alla nazione, un discorso degno di uno psicopatico (se lo trovate tradotto da qualche parte, provate a leggerlo). E' riuscito persino a dire che finora non ha usato la forza, ma se la situazione non cambierà, ricorrerà alle armi. E' insostenibile, e ormai sarà un'ora che delira!

 

 


Cari amici e amiche,

vi inoltre la email che ho ricevuto questa mattina dal Cairo, caso mai potesse essere utile. Viene dalla Libia.

Buona giornata a tutti,

Elisa

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Date: 23 febbraio 2011 06:06
Oggetto: Fwd: IO HO COSTRUITO QUESTO PAESE E IO LO DISTRUGGERO'

Date: Monday, February 21, 2011, 2:27 PM
 

cari amici

grazie per il vostro  pensiero  siamo qui ancora a bengazi  abbiamo vissuto in incupo  ora mi sento  che  ho bisogno di aiuto psicologico non dormo bene da giorni anche miei bambini  lo hanno vissuto...... ormai la situazione e calma dopo che e caduta nelle mani del popolo e anche tutta la zona est fino il confine col egitto ...i notizi che arrrivano da tripoli dicono che ce un massacro  gheddafi usa soldati africani prepaghati per blockare la folla  piloti libici sono scappati  in malta perche li hanno dato le ordine di bombardare luogi civili  ....la notizia piu tremende che arrivata oggi da tripoli dice che alcuni personaggi libici hanno incontrato gheddafi  e lo hanno chiesto di dimettersi e lui li ha risposto ..questo paese lo ho costruito io e sono io che lo distruggo  ...tripoli ancora resistenza  (...)

 


 

Date: 24 febbraio 2011 13.20
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 12

 

Scusate, questa email doveva arrivarvi ieri sera, ma non è partita. Ora rimedio...

A presto,

Elisa

 
Cari amici e amiche,

l'Egitto continua ad avanzare verso il futuro, procedendo su due binari: lo smantellamento del vecchio regime e la ricostruzione della società, basata su principi democratici. Per quanto riguarda il primo punto, oggi ha fatto notizia la comparsa in tribunale di tre noti personaggi del vecchio regime: Ahmad Ezz, ex segretario generale del Partito Nazionale Democratico, Zuhayr Garrana, ex ministro del turismo, e Ahmed al-Maghrabi, ex ministro dell'edilizia. Sono accusati di frode ed appropriazione indebita di denaro pubblico. Vedere i tre in gabbia (letteralmente!), con la divisa bianca del carcere, deve essere stato un momento davvero storico per l'Egitto. La polizia ha dovuto proteggerli dalla furia inferocita sia all'ingresso, sia all'uscita del tribunale. E' chiaro che essi incarnano la corruzione di trent'anni di regime e la folla si è sfogata su di loro. Speriamo che i processi, almeno in Egitto, si facciano sul serio.

L'Egitto ha inoltre chiesto a tredici nazioni, arabe e non, il congelamento dei fondi di Mubarak e famiglia. Se riusciranno a riavere indietro anche solo parte della ricchezza rubata al paese sarà già una vittoria.

Per quanto riguarda invece la ricostruzione del paese, si sono nuovamente attivati i giudici della corrente indipendente. Centocinquanta di loro hanno avanzato una proposta per garantire la trasparenza e la regolarità delle prossime elezioni. La proposta racchiude diversi punti, tra i quali:

- la supervisione di ogni procedura delle elezioni da parte di giudici dei tribunali superiori, eletti dall'Assemblea Generale dei giudici.
- la preparazione di liste elettorali sulla base dei registri civici delle varie circoscrizioni, nelle quali sia indicato il nome dell'elettore assieme al suo numero identificativo nazionale (basarsi solo sul nome per identificare una persona è una cosa impossibile in Egitto, data la frequenza delle omonimie...). Le liste devono poi essere messe a disposizione di tutti, per almeno due mesi, presso i tribunali di prima istanza, in modo da permettere a chiunque di sollevare eventuali obiezioni presso i rappresentanti della Suprema Commissione per il Controllo delle Elezioni.
- la presentazione delle candidature presso i tribunali di prima istanza.
- la presenza di un giudice in ogni seggio elettorale durante lo svolgimento delle elezioni

Ma l'Egitto, nemmeno oggi, ha potuto dimenticare la Libia. Infatti, nel quartiere di Mohandiseen, al Cairo, si è organizzata una campagna per la raccolta di sangue da donare ai libici. L'obiettivo è raccogliere almeno mille sacche, e non ho dubbi che ci riusciranno, gli egiziani sono gente generosa.

E ora, per sorridere un po', vi allego tre foto. La prima mostra degli egiziani pronti a salire sul microbus, il mezzo di trasporto più popolare in Egitto. Guardate bene... Ebbene sì, si sono messi in fila, non è un miraggio. Miracolo della rivoluzione egiziana!

La seconda foto, invece, mostra Mubarak in piazza che manifesta. Il cartello dice "Mubarak vuole cambiare il popolo!", invertendo il tipico slogan dei manifestanti che urlavano "Il popolo vuole cambiare il regime!".

La terza foto, infine, mostra Mubarak camuffato, con i baffi, calvo e il segno sulla fronte dovuto alle frequenti preghiere. In alto a destra c'è scritto "Pensiero nuovo", e sotto "Mahmud Huseyn Mabruk, il vostro candidato alle elezioni presidenziali 2011". Ovviamente Mahmud Huseyn Mabruk è la storpiatura di  Mohammad Hosni Mubarak... La gente è ben conscia dei tentativi del vecchio regime di riciclarsi!

Buona serata a tutti,

Elisa

 

 

 


Date: 24 febbraio 2011 18.48
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 13

 

 

 

Cari amici e amiche,

un incidente assai strano ha tenuto banco in Egitto negli ultimi due giorni. Sembra che una macchina dei militari abbia attaccato il monastero di Anba Bishoi, a Wadi Natrun, non lontano dal Cairo. I militari avrebbero distrutto dei muretti a protezione del monastero e avrebbero persino sparato sui monaci. I giornali non sono riusciti a verificare quest'ultima informazione, tuttavia ieri sono scesi in piazza centinaia di copti per manifestare contro l'accaduto e lamentarsi con le forze armate. L'esercito, dal canto suo, ha affermato in un comunicato che non è mai avvenuto nessun attacco, perché le forze armate rispettano la sacralità dei luoghi di venerazione degli egiziani. I militari erano a Wadi Natrun solo per demolire dei muretti abusivi e questo si sono limitati a fare.

Come interpretare questi fatti? L'esercito fa forse il doppio gioco, mostrando pubblicamente un volto democratico e agendo in segreto in maniera repressiva? Questo dubbio è già stato sollevato più volte, ad esempio a proposito delle torture di manifestanti arrestati. Ma certo l'incidente, se fosse stato pianificato dall'esercito, sarebbe stato una mossa a dir poco stupida e controproducente, capace soltanto di minare la fiducia che la gente ha nelle forze armate. Se anche l'esercito avesse mire autoritarie, non sarebbe furbo agire in questo modo. Potrebbe allora essere un'azione di singoli militari, che non condividono la svolta democratica dell'esercito? Oppure è un complotto della controrivoluzione che vuole seminare il conflitto religioso? Magari non erano affatto militari, erano solo travestiti, eppure l'esercito, con il suo comunicato, ha confermato che era presente a Wadi Natrun...

Un bel giallo, ma solo uno dei tanti che accadono in Egitto dalla caduta di Mubarak. Temo che esistano tante forze nascoste che agitano le acque della scena pubblica egiziana e non c'è dubbio che alcune di queste cerchino di alimentare il conflitto religioso, succedeva già al tempo di Mubarak. Anzi, a proposito, ho intravvisto una notizia - che andrà confermata ovviamente - sul ritrovamento di carte, nel palazzo presidenziale, che proverebbero l'esistenza di una vera strategia diretta a  causare tensioni tra la comunità cristiana e quella musulmana. Beh, non ci sarebbe da stupirsi, visto quanto si è scoperto sul vero mandante dell'attentato di Alessandria.

Qualunque cosa sia davvero successa, non bisogna comunque dimenticare il senso di unione tra cristiani e musulmani espresso dalla piazza durante la rivoluzione. Senso di unione che già esisteva nella società, ma non aveva la stessa visibilità che ha invece avuto durante le manifestazioni e che è stato esplicitato con parole e fatti. Questa è la realtà predominante che si deve preservare e si deve tenere sempre in mente, altrimenti si finisce per fare il gioco di chi vuole le guerre di religione. E per aggiungere un granello di complessità, che sfati ancora di più le visioni stereotipate, un leader dei Fratelli Musulmani ha detto oggi in un'intervista che il loro futuro partito sarà aperto anche ai cristiani. Da non capirci più nulla!

Confidando dunque che il popolo egiziano saprà resistere a ogni tentativo di divisione, guardiamo il video qui sotto. Mostra una bandiera dell'Egitto che, simbolicamente, viene appesa tra la Chiesa dei Due Santi di Alessandria (quella dell'attentato) e la moschea accanto. Questo è il vero spirito della rivoluzione del 25 gennaio.

http://www.youtube.com/watch?v=GjIPkLCT99A

Un caro saluto a tutti,

Elisa


Date: 25 febbraio 2011 18.42
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 14

Cari amici e amiche,

un'altra giornata di grandi manifestazioni nel mondo arabo, e non solo in piazza Tahrir, che pur ha fatto la sua parte come sempre. Per coprirle tutte, al-Jazeera ha diviso lo schermo in tante finestre, una per ogni città: il Cairo, Tunisi, Amman, Baghdad, Sanaa, Bengasi,... La lista è lunga e il colpo d'occhio impressionante. Le televisioni italiane non riescono a rendere l'idea della vastità e della grandiosità di quanto sta succedendo nei paesi arabi. Mi ha colpito anche il contrasto tra la piazza libica, grigia e cupa, e quella egiziana, colorata e festosa, la differenza che passa tra un popolo ancora in lotta contro uno psicopatico sanguinario e un popolo che già respira aria di libertà a pieni polmoni.

Piazza Tahrir, dunque, era di nuovo affollatissima. L'atmosfera era come sempre festosa, ma c'era anche aria di protesta, più dello scorso venerdì. La folla chiedeva con determinazione le dimissioni del governo Shafiq e il processo di Mubarak. Questi sono i prossimi obiettivi della piazza, obiettivi seri che gli egiziani sono ben intenzionati a raggiungere. Di nuovo si sono sentiti slogan del tipo: "Noi non ce ne andiamo, è lui che deve andarsene", riferito a Shafiq. Un giudice ha persino minacciato che, se il governo non se ne andrà entro il prossimo venerdì, allora assedieranno i ministeri e la sede del consiglio dei ministri (oops, ricevo un tweet in questo momento che dice che lo stanno già facendo!). Attenzione dunque, che la rivoluzione non è ancora finita.

Anche oggi si è tenuta la khutba in piazza, seguita dalla preghiera, a cui ha fatto seguito a sua volta una messa per i cristiani. Se continuano così finiranno per inventarsi un rito condiviso inter-religioso! Uno slogan ripetuto spesso - sentito su al-Jazeera - è stato: "Musulmano! Cristiano! Una mano sola!". Non si stancano mai di sottolinearlo. A tal proposito, un'altra nota positiva giunta dalla piazza oggi è stata la presenza di Wael Ghoneim (ricordate la polemica del venerdì scorso, perché i Fratelli Musulmani gli avrebbero impedito di parlare) e di Mohammad al-Baltaghy, esponente dei Fratelli Musulmani, che insieme hanno gridato: "Siamo una mano sola!". Bene, speriamo che la polemica finisca qui.

Altro aspetto della manifestazione di oggi in piazza Tahrir è stata, naturalmente, la solidarietà con il popolo libico. Lo slogan è sempre lo stesso, ma cambiano i protagonisti: "Libia! Egitto! Una mano sola!" E' continuata la raccolta di sangue da portare ai fratelli libici e si è innalzata anche la bandiera libica. Ma non solo, anche la bandiera tunisina. I popoli arabi si stanno unendo e, poiché i giovani delle piazze saranno con molta probabilità i leader di domani, forse sarebbe meglio che l'Europa cominciasse a dar loro l'attenzione che si meritano, mollando i vari leader autoritari che restano ancora in giro, per schierarsi chiaramente dalla parte di questa generazione emergente. Per carità, mica per difendere i diritti umani, nessuno si spaventi. Solo per una questione di interesse, come da tradizione. Fine della nota polemica.

La rabbia dei giovani di piazza Tahrir, tuttavia, è scoppiata quando hanno scoperto che la televisione aveva completamente ignorato la loro manifestazione. Invece di trasmettere le immagini della piazza - o almeno della Libia! - hanno mandato in onda cartoni animati.

Comunque, oggi c'è stata un'altra bella notizia. Tenetevi forte: la chiesa ha finalmente annunciato ufficialmente il suo sostegno alla rivoluzione. E non solo la chiesa copto-ortodossa, ma tutte le chiese cristiane rappresentate in Egitto: copto-ortodossa, evangelica, siro-ortodossa, armeno-cattolica, episcopale e altre. Hanno emesso un comunicato congiunto per appoggiare la rivoluzione e invitare i cristiani a partecipare alla nuova fase politica che va delineandosi. A ciò si è aggiunto un comunicato di intellettuali e attivisti politici, musulmani e copti, che hanno invitato a rifiutare con forza ogni tentativo di confessionalismo come nell'era Mubarak, che in passato ha reso la chiesa interlocutrice privilegiata del potere, finché non si è staccata dal contesto sociale e dalla realtà vissuta dei suoi membri. Nel comunicato si invita anche a combattere ogni tentativo di esclusione dei copti dalla vita del paese. Una bella risposta all'incidente di Wadi Natrun di cui ho parlato ieri.

Vi lascio con una foto e un video. La foto viene da Minia, in Alto Egitto. Sullo striscione c'è scritto: "Ti amiamo, Egitto", con sotto una dedica ai martiri della rivoluzione. Il simbolo a sinistra parla da solo.

Il video, invece, contiene il "Giuramento Egiziano", proposto ieri su diversi siti web e pronunciato qui da persone di ogni tipo.

http://www.youtube.com/watch?v=DPuY9iOk9uk

Queste sono le parole del giuramento che ho tradotto per voi:

Giuro per Dio Potente
di proteggere l'Egitto libero che ha alzato la testa
di dedicare ad esso il mio lavoro in piena coscienza
di sforzarmi di realizzare i miei sogni
di rispettare i sogni dei miei figli
con la fiducia che il sole splenderà sul mio paese
la fede nell'unità del mio popolo
e la responsabilità di ogni granello di polvere del suolo della mia patria
Dio è testimone delle mie parole

Un caro saluto a tutti,


 


 

Date: 26 febbraio 2011 20.09
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 15

 

Cari amici e amiche,

temo che i venti di nuove proteste che soffiavano in piazza Tahrir ieri non si placheranno. C'è voglia di tornare a protestare con convinzione. Ieri sera, infatti, alcuni manifestanti rimasti in piazza Tahrir, dopo la grande manifestazione, sono stati picchiati dalla polizia militare che tentava di sgomberarli. L'esercito oggi ha ribadito che non ha e non userà mai la violenza contro i manifestanti. Benissimo, ma qualcuno che picchia c'è, allora chi è e chi ne ha il controllo? C'è ancora troppo del vecchio regime nel nuovo Egitto, dunque non mi stupirei se i giovani riprendessero a manifestare a oltranza...

L'evento di oggi, però, è stato l'annuncio dei risultati della commissione costituzionale, molto criticata, che sicuramente alimenteranno ancora di più le discussioni. Innanzitutto, il mandato del presidente della Repubblica sarà ridotto a quattro anni (prima erano sei) e saranno permessi massimo due mandati, che dovranno essere consecutivi, poi basta per il resto della vita. Il limite d'età per candidarsi sarà quarant'anni (chissà quanti anni ha Wael Ghonim? Devo verificare...), ma non ci sarà un limite massimo d'età. Fin qui abbastanza bene, ma poi iniziano le stranezze. Il presidente della Repubblica dovrà essere egiziano (beh, richiesta legittima) e di padre e madre egiziani (cosa più strana... Esclude Suzanne Mubarak, ma quando si parla del presidente della Repubblica se ne parla sempre al maschile, la possibilità che possa essere una donna non è affatto contemplata). Tornando ai requisiti del presidente, non dovrà possedere nessun'altra nazionalità oltre a quella egiziana (ecco là, qui c'è una trappola, non mi ricordo quale dei possibili candidati famosi abbia doppia cittadinanza egiziana e americana, forse el Baradei, dato che leggo un tweet di qualcuno che protesta: "No, no, el Baradei è egiziano egiziano!"). Ma non finisce qua: il presidente non può nemmeno essere sposato con una straniera. Quest'ultima proprio non la capisco, ma ci sarà certamente una ragione logica che emergerà presto.

Ci sarà tempo di commentare tutto questo nei prossimi giorni, assieme alle reazioni a questi emendamenti, ma c'è già chi dice che è ora di tornare in piazza. Come dicevo, i venti di protesta soffiano di nuovo...

Vi lascio con la traduzione di un post di oggi dal sito "Siamo tutti Khaled Said" (Khaled Said è un giovane blogger trucidato dalla polizia pochi mesi fa). Dice:

la rivoluzione non deve mettere nessuno al di sopra degli altri... La rivoluzione è la rivoluzione di tutto il popolo... Gli eroi della rivoluzione sono tutti gli egiziani, non esiste un eroe singolo, una leggenda o un personaggio simbolico nel nome del quale protestiamo... I veri eroi della rivoluzione sono coloro che per essa hanno dato la vita, poi coloro che sono stati feriti, hanno perso un occhio o sono stati colpiti da pallottole vere o di gomma... poi viene tutto il popolo, di tutte le religioni... Non esiste nessun eroe della rivoluzione, né un leader della rivoluzione, e nemmeno chi la organizza... Noi tutti lo sappiamo bene... Questa è la rivoluzione del popolo egiziano.

E basta poco a riportare questo popolo in piazza, ma speriamo che non ce ne sia bisogno.

Buona serata a tutti,

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Date: 26 febbraio 2011 21.16

appendice

 

Aha! Avevo ragione! L' emendamento che prevede che il presidente della Repubblica non possa avere un'altra cittadinanza oltre a quella egiziana esclude dalla candidatura Ahmed Zuwayl, il premio Nobel per la chimica.

Di nuovo un caro saluto a tutti,

Elisa


 

 

Date: 27 febbraio 2011 19.06
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 16

 

 

Cari amici e amiche,

clima duro in Egitto in questi giorni. Dopo la repressione violenta di alcuni manifestanti, lo scorso venerdì notte, in cui la polizia militare ha anche usato i manganelli elettrici, alcune migliaia di persone sono tornate in piazza Tahrir per chiedere le dimissioni di Shafiq. Ieri sera molti tweet invitavano a tornare in piazza e a ripiantare le tende. Parlavano anche di fitte contrattazioni con l'esercito per riaccendere tutti i lampioni della piazza, perché è stato soprattutto grazie all'oscurità che i manifestanti hanno potuto essere aggrediti. L'esercito si era scusato per le violenze, tuttavia aveva anche avvertito i manifestanti di fare attenzione agli infiltrati che vogliono rovinare la rivoluzione. Dove sta la verità? Ci sono veramente degli infiltrati tra i manifestanti, ora che la massa di persone in piazza è diminuita in maniera consistente e non c'è più un servizio d'ordine popolare che controlli chi entra e chi esce? Probabile. Oppure è l'esercito che non ha più il controllo di tutti i suoi elementi? Probabile anche questo.

Un altro incidente che ieri sera ha fatto parlare molto è stato lo scontro tra Ahmed Shafiq, primo ministro, e Mahmud Saad, noto conduttore televisivo del programma "Misr Innaharda", molto apprezzato per aver appoggiato la rivoluzione tunisina e poi quella egiziana. Mahmud Saad, saputo che avrebbe dovuto ospitare forzatamente, nel suo programma, il primo ministro Shafiq, ha dato le dimissioni dalla tv egiziana, lasciando il primo ministro con un palmo di naso. Shafiq ha poi partecipato telefonicamente a un altro programma serale per dare la sua versione dei fatti. Ha detto che nessuno ha imposto la sua presenza al programma, ma era stato invitato. Inoltre, Mahmud Saad si sarebbe dimesso solo per questioni di soldi, perché il suo stipendio sarebbe presto stato drasticamente ridotto. Non c'è bisogno di dire che gli egiziani non hanno dato nessun credito alle parole di Shafiq, lo stesso che, mentre i manifestanti venivano brutalmente aggrediti, si scusava per le violenze, dicendo che non ne era al corrente. Bastava accendere la televisione. Comunque, questo episodio è significativo del clima che si vive in Egitto. Decapitata la testa del regime, il resto del corpo si muove ancora e morde, e ciascuno deve combatterlo nel proprio ambito di vita o di lavoro.

Oggi la commissione costituzionale ha consegnato la versione definitiva della proposta di emendamento della Costituzione. L'opinione pubblica e specialistica, come i giudici, stanno esaminando la proposta. Com'era ovvio, le restrizioni sulla nazionalità del candidato, e persino della moglie del candidato, hanno suscitato commenti indignati. Ieri sera, su Twitter, i commenti a caldo erano abbastanza netti: queste restrizioni avrebbero impedito persino a un grande personaggio della storia egiziana come Taha Hussein di candidarsi, perché sposato a una straniera. E pensare che l'Egitto moderno si deve all'opera di Muhammad Ali, un albanese! I giovani sono tutti d'accordo nel dire che una restrizione del genere è una forma di discriminazione.

Per quanto riguarda l'incidente di Wadi Natrun, oltre alla condanna generale sui giornali e in piazza, non si riscontra nessun progresso nelle indagini, sempre che ci siano davvero delle indagini in corso. Ho ricevuto ieri sera (grazie Gisela!) una lettera proveniente da un vescovo copto, ora residente in Germania, originario del monastero di Anba Bishoi. Racconta la testimonianza dei suoi amici monaci e dice che, dopo il ritiro della polizia che stava a guardia del monastero, i monaci hanno deciso di costruire un muro di protezione per difendersi da eventuali attacchi, specie dopo l'evasione di numerosi prigionieri dalla prigione non lontana. Poi, qualche giorno fa, hanno visto avvicinarsi i bulldozer dell'esercito che hanno buttato giù il muro. Per ragioni del tutto incomprensibili, hanno anche sparato, uccidendo un monaco e ferendone altri, mentre uno di loro è stato arrestato e ora risulta disperso. Che cosa vuol dire tutto ciò?

Anche Wael oggi mi ha confermato che la situazione, in questo momento,  è molto confusa, per niente stabile. Nessuno sa esattamente come evolveranno le cose, perché - dice - il regime, in fondo, è ancora tutto là. Ma tutti sono impegnati comunque nel grande sforzo di smantellarlo pezzo a pezzo. La determinazione non manca di certo.

Sì, il vecchio regime c'è ancora e i giovani hanno ragione a voler tornare in piazza. La battaglia è appena cominciata, ma oggi, a rinfrancare gli animi, è giunta la notizia delle dimissioni di Ghannouchi, il premier tunisino, dopo le forti proteste di questi giorni. Gli egiziani l'hanno preso come un ottimo presagio: prima Ben Ali, poi Mubarak, prima Ghannouchi, poi Shafiq. Subito è girata la battuta che dice: "Ghannouchi, dài qualche ripetizione a Shafiq, per aiutarlo a scrivere la sua lettera di dimissioni!" Certo - ha aggiunto a qualcuno più amaramente - ma solo dopo che avrà eliminato tutte le prove che potrebbero portare a processo lui e la sua cricca. Ormai, comunque, è chiaro che quanto succede in Tunisia e in Libia è considerato cosa degli egiziani, tanto quanto ciò che succede in Egitto. La foto che vi allego ne è una prova ulteriore.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

 


Date: 28 febbraio 2011 19.09
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 17

 

Cari amici e amiche,

a proposito di emendamenti costituzionali... Mi sembra che il dibattito si stia svolgendo su due livelli: il primo riguarda la "base", se la si può chiamare così, e il secondo riguarda l'élite culturale e politica. La base, che comprende anche una parte dei giovani della piazza, meno politicizzata, e gran parte della popolazione egiziana, si concentra a commentare le restrizioni alla cittadinanza del futuro presidente della Repubblica e dei suoi familiari. In questi ultimi giorni ho seguito molti commenti su Facebook, siti internet e soprattutto Twitter. Tra parentesi, avrete ormai capito che mi sono messa a usare Twitter... Del resto sono stata praticamente costretta, perché è il mezzo migliore per intercettare notizie e umori della piazza che non si trovano sui giornali egiziani e nemmeno sulle tv arabe, ormai concentrate sulla Libia. Dunque, ho dovuto adeguarmi, ricorrendo allo stesso mezzo che i giovani della rivoluzione usano per comunicare.

Tornando ai commenti della "base" sugli emendamenti costituzionali, mi sembra di capire che la maggioranza approvi in tutto e per tutto che il presidente debba essere egiziano e solo egiziano, di padre e madre egiziani e non sposato a una non-egiziana. In realtà, è perfino un miglioramento rispetto al regolamento in vigore, perché prima il presidente doveva anche avere i nonni egiziani. Comunque, la maggioranza approva l'emendamento, giustificandolo con il timore di influenze straniere. Il nuovo presidente deve essere totalmente fedele all'Egitto e deve sentire quel che sentono gli egiziani. Molti dicono di averne già avuto abbastanza di influenze straniere nei decenni scorsi, con Mubarak, Sadat e relative consorti. Ma c'è anche una consistente fetta di questa base che ribatte che questo emendamento impedisce ad almeno il 20% degli egiziani di esercitare pienamente i propri diritti. Moltissimi egiziani sono sposati a straniere, soprattutto donne di altri paesi arabi, perché l'emigrazione è fortissima. E molti, dunque, hanno anche altre nazionalità, ma questo non vuol dire essere meno fedeli al proprio paese, anzi si escluderebbero proprio delle persone che potrebbero essere molto utili all'Egitto in questo momento.

L'élite più politicizzata, invece, si concentra sulla durata del mandato (per alcuni troppo corta) e sulle modalità della supervisione dei giudici. I punti più discussi riguardano i poteri del presidente, che restano enormi, e le regole di formazione dei partiti, non toccate dagli emendamenti. Il problema è che questa costituzione è difficile da emendare, sarebbe da rifare dal principio e molti sostengono che questo è lo scopo finale. Per ora si cerca di fare i minimi cambiamenti per permettere di andare a elezioni in sei mesi, il tempo che l'esercito si è dato per passare le consegne a un governo non militare. Tuttavia, c'è anche chi dice che tutta questa fretta favorirà soltanto il vecchio Partito Nazionale Democratico e i Fratelli Musulmani, perché sono gli unici a essere preparati per delle elezioni in così poco tempo. La vice presidente della Corte Costituzionale Tahani al Jibaly - che alcuni di voi hanno conosciuto - ha proposto di tenere prima le elezioni presidenziali e poi quelle parlamentari, così da concedere più tempo alla formazione e alla organizzazione dei nuovi partiti. Vedremo come finirà...

Finalmente ho anche sentito voci che si sono alzate in segno di protesta per tutto questo parlare del futuro presidente sempre e solo al maschile. Ma sono state voci maschili. Un blogger egiziano ha persino incitato le donne a muoversi, a rivendicare i loro diritti sfruttando il momento propizio. Se non ora quando? Ma le donne, seppur presenti, non sembrano prendere questa direzione... Perché?

Com'è come non è, sembra chiaro che questi emendamenti, che comunque dovranno essere sottoposti a referendum, siano solo una misura temporanea, ma intanto il vecchio regime sopravvive. Una buona notizia, tuttavia, c'è anche oggi: finalmente hanno congelato i conti della famiglia Mubarak e hanno proibito loro di lasciare il paese. Certo, un po' in ritardo.

Accanto a questo lavorio costituzionale e politico, tuttavia, c'è n'è anche un altro, forse persino più importante, ma sommerso, che mi è stato possibile notare solo grazie ai tweet di tante persone. I giovani che dimostrano sono quotidianamente impegnati a discutere e parlare con la gente intorno a loro per convincerli che le loro proteste sono giuste e legittime. Lavorano per incrementare la consapevolezza democratica della società dialogando con le persone una a una. Una ragazza racconta di aver intavolato una discussione con un taxista che si lamentava delle manifestazioni. Con pazienza, è riuscita a convincerlo e a portarlo dalla loro parte. Colpisce come questi giovani riescano a parlare con tutti, anche con alcuni baltagheya, come racconta Sandmonkey, un famoso blogger. Dice che ha trattenuto la collera e si è messo a parlare con un tizio che ha confessato di aver partecipato all'assalto dei manifestanti con i cammelli. Sandmonkey afferma che bisogna rispettare le opinioni di tutti, armarsi di coraggio e pazienza e parlare con chiunque. Ma dice anche che bisogna preparsi a disputare con amici e familiari, per quanto difficile possa essere, perché da questo lavoro di coscientizzazione del resto della società, che non è scesa in piazza, dipende il futuro della rivoluzione. E così i giovani si incitano a vicenda a dialogare con tutti, si scambiano consigli su come ribattere alle accuse che vengono più spesso ripetute contro di loro e stilano addirittura delle specie di prontuari. Se vi dicono: "Ma cosa vogliono quei bambini in piazza?" allora rispondete che bla bla bla. Se qualcuno vi chiede: "Ma perché Shafiq dovrebbe andarsene?" allora sottoponetegli queste argomentazioni logiche e bla bla bla.

Sì, argomentazioni logiche, perché questi giovani sono molto pratici. Nessuno inneggia ad astratti principi, o a ideologie di qualunque tipo. Restano attaccati alla ragione, al buon senso e all'evidenza schiacciante dei fatti, e in questo modo riempiono di senso parole come libertà, democrazia e giustizia, senza voli pindarici o teorie complicate. Stanno ricostruendo il senso di queste parole dal basso, vivendole in situazioni concrete. In questo modo, le parole che diranno esprimeranno davvero la realtà, invece di cercare di applicare alla realtà parole dal senso cristallizzato in una realtà che non esiste più. E questo mi fa pensare che presto avranno molto da insegnarci.

Vi lascio con alcune foto e un video dell'accoglienza dei tunisi agli egiziani in fuga dalla Libia, con il pensiero rivolto alle paure nostrane dell'invasione dei profughi. Anche la parola umanità è riempita di senso dall'altra parte del mare.

http://www.youtube.com/watch?v=Oa2NeuZ-K00&feature=player_embedded

Un caro saluto a tutti,
Elisa

 

 

 

 


iDate: 2 marzo 2011 18.09
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - gorno 19

 

Cari amici e amiche,

sta prendendo piede un nuovo fenomeno in Egitto, quello degli incendi. Molto casualmente prendono fuoco edifici in cui hanno sede vari uffici che si occupano di conti pubblici. L'altro ieri si è incendiato l'ottavo piano del Mugamma, il cupo edificio grigiastro in piazza Tahrir, dove si trova il Dipartimento Investigativo sui Fondi Pubblici, e oggi è toccato al primo e al secondo piano dell'edificio dove ha sede l'Organizzazione Centrale per la Revisione dei Conti. Chissà se c'è qualche legame con le indagini che si stanno svolgendo in questi giorni su vari personaggi della politica, che si sarebbero appropriati di denaro pubblico... Gli egiziani hanno pochi dubbi su questo. Incendi ne sono sempre scoppiati, me ne ricordo qualcuno anch'io, però il fuoco non ha mai mirato così bene, proprio a tutti quegli uffici che contegono documenti sul denaro pubblico. Piuttosto sospetto, no? Controrivoluzione?

Per quanto riguarda la rivoluzione, invece, una coalizione di organizzazioni per i diritti umani di Alessandria ha reso pubblica oggi una lista nera, contenente i nomi di diversi ufficiali torturatori, denunciati da alcuni ex prigionieri scarcerati in seguito alla rivoluzione del 25 gennaio. Erano in carcere da più di vent'anni e i torturatori, dunque, li conoscevano tutti. In cima alla lista compare un nome noto: Mahmud Wagdi, l'attuale ministro degli interni, sostituto del precedente Habib al-Adly, ora in carcere e sotto processo (lo stesso che avrebbe organizzato l'attentato di Alessandria ai copti). Gli egiziani erano, e sono ancora, in mano a una banda di criminali, appoggiati - sempre meglio ricordarlo - dall'Occidente, che li riteneva fidati alleati nella lotta contro il terrorismo. Non occorre commentare oltre.

Per quanto riguarda la politica, c'è stato ieri un incontro tra Mohammed el Baradei e il Supremo Consiglio delle Forze Armate, alla presenza di Amr Musa, presidente della Lega Araba, di altri ministri ed ex ministri, e del direttore del giornale Al-Shorouk, Salama Ahmad Salama. Nessuna traccia, durante l'incontro, dei rappresentanti dei giovani. El Baradei, comunque, ha comunicato oggi che l'esercito sarebbe incline a tenere le elezioni presidenziali prima di quelle parlamentari, come richiesto da sempre più persone. Questa sarebbe una decisione importante, perché darebbe più tempo alle forze indipendenti e ai movimenti dei giovani di organizzarsi in partiti per le parlamentari. Il rischio, altrimenti, è di consegnare le due camere al Partito Nazional Democratico, ex partito di governo, e ai Fratelli Musulmani, i più pronti a presentarsi alle elezioni in breve tempo.

Secondo el-Baradei, si sarebbe anche vicini allo scioglimento dell'attuale governo, la principale richiesta della piazza in questo momento. Se la notizia è fondata, però, speriamo che Shafiq non venga sostituito da qualche altro reperto del vecchio regime, per cambiare tutto e non cambiare niente. Intanto, in piazza Tahrir sono ricomparse le tende e ci si prepara per venerdì prossimo, ma questa volta per restare anche dopo.

Ultima notizia politica è la smentita di Nageh Ibrahim, leader dei Fratelli Musulmani, al quale era stata attribuita l'affermazione che la Fratellanza fosse contro la candidatura di un copto alla presidenza della Repubblica. Ibrahim ha negato recisamente, ribadendo che i Fratelli Musulmani hanno ormai optato per un governo civile del paese, al quale tutte le componenti della società possono partecipare liberamente.

E vento di democrazia si respira persino ad al-Azhar, dove gli imam dell'antica università, che lottano per l'indipendenza dallo stato, sono scesi in piazza per chiedere che il rettore venga eletto e non più nominato dal presidente della Repubblica. Al-hamdu li-llah!

Un affettuoso saluto a tutti quanti,

Elisa

p.s. Vi lascio qualche foto, come sempre.

 

 

 

 


iDate: 3 marzo 2011 18.21
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - gorno 20

 

Cari amici e amiche,

giornata ricca di avvenimenti oggi. Per cominciare, sono finalmente arrivate le dimissioni di Ahmad Shafiq, dopo giorni di insistenti proteste della gente. Era ora! Un altra voce da spuntare dall'elenco di richieste di piazza Tahrir. Ma la buona notizia non finisce qui, perché la scelta del nuovo primo ministro, Essam Sharaf, ha pienamente soddisfatto i manifestanti. Sharaf è un ingegnere nato nel 1952, che in passato è già stato ministro dei trasporti, ma il suo incarico era durato poco, perché aveva dato le dimissioni rifiutando la politica di governo e la corruzione ad essa legata. Sharaf è anche sceso in piazza, i primi di febbraio, per manifestare contro Mubarak, dunque riscuote i favori della piazza senza riserve. Poche ore dopo la notizia della nomina di Sharaf, una battuta all'egiziana già circolava su Twitter, ma con un umorismo che nascondeva felicità: "Coraggio, scendiamo in piazza a manifestare contro Sharaf, che da quando è stato nominato non ha ancora fatto niente!".
La coalizione del 25 gennaio ha già cancellato i cortei di protesta di domani - un altro magnifico venerdì di piazza - trasformandoli in una nuova grande festa della rivoluzione.

Il giornale al-Youm al-Sabaa, invece, ha pubblicato oggi alcuni documenti che chiariscono la responsabilità dell'ex ministro degli interni Habib al-Adly - girano voci, tra l'altro, che abbia avuto una crisi cardiaca in prigione oggi - nell'attentato di Alessandria di Capodanno. E' un caso esemplare di come si crea a tavolino un conflitto religioso, dunque è bene continuare a seguire la notizia e parlarne. Dalle carte ritrovate si evince che il ministro aveva un piano per ricattare Papa Shenouda. Il piano prevedeva un'azione violenta contro una chiesa per poi darne la colpa ai vertici della chiesa copta. Le inchieste successive all'incidente avebbero dovuto indirizzarsi verso qualche leader della chiesa copta e il ministro, a questo punto, avrebbe minacciato di rivelare all'opinione pubblica i risultati dell'indagine, a meno che Papa Shenouda non avesse calmato le proteste dei copti, che andavano aumentando, e non avesse abbassato il tono del suo stesso discorso al governo. Al-Adly, per realizzare il suo piano, si sarebbe rivolto a un detenuto islamista, il quale si sarebbe messo in contatto con un membro di Hezbollah e si sarebbe procurato il materiale esplosivo dalla striscia di Gaza. E il piano, fino qui, ha funzionato. Il governo, infatti, pochi giorni dopo l'attentato, aveva gettato la colpa su alcuni movimenti islamisti palestinesi, arrestando una persona come capro espiatorio che, come ha denunciato la famiglia, è stata puntualmente e crudelmente torturata. Poi, però, è scoppiata la rivoluzione... Chissà se la posizione tenuta da Papa Shenouda contro i rivoltosi ha qualcosa a che fare con questo bieco ricatto?

Questa storia, comunque, se verificata, dimostrerebbe bene come e chi produca davvero il conflitto religioso. Solo che le persone che non hanno sufficienti difese culturali finiscono per cadere nella trappola e credere alla realtà di questo conflitto. La scuola pubblica egiziana ci mette del suo, perché i programmi di storia sono del tutto inadeguati, inculcando una visione dei rapporti tra cristianesimo e islam in Egitto a dir poco distorta. E non solo dei rapporti tra cristianesimo e islam, ma anche del popolo egiziano stesso, se vogliamo ascoltare il blogger Sandmonkey, che denuncia come gli egiziani, nei manuali scolastici di storia, siano sempre rappresentati come pacifici e ubbidienti al capo. Raccontare la rivoluzione del 25 gennaio a scuola, come propone il blogger, sarebbe un buon punto di inizio per ri-raccontare l'intera storia egiziana in maniera non addomesticata. L'Università Americana, intanto, ha già cominciato a farlo.

Su un altro versante, continuano le indagini su corruzioni e violenze. La Procura Generale ha chiesto a tutti i cittadini di mettere a sua disposizione qualsiasi tipo di materiale (fotografie, video, testimonianze, ...) che provi le violenze sui manifestanti da parte della polizia e delle forze di sicurezza. Le prove sono sempre più schiaccianti, specie quelle che riguardano l'uso di cecchini per sparare sui manifestanti dai tetti sopra piazza Tahrir. Ma si indaga anche sulle vendite del gas naturale egiziano a Israele e ad altri sei paesi europei, che sarebbero avvenute a prezzi troppo scontati, e sembrerebbe anche - ma la notizia deve essere confermata - che sia stato emesso un ordine di comparizione per Mubarak, il quale dovrebbe presentarsi la settimana prossima davanti alla Procura. Una scena da non perdere...

Tutte queste indagini, tuttavia, continuano a essere ostacolate dalla sparizione di documenti determinanti. Ho già parlato ieri degli incendi in alcuni uffici amministrativi, dov'erano tenute carte riguardanti i conti pubblici. Oggi, invece, si è scoperto che anche importanti documenti di politica estera dell'era Mubarak sono stati bruciati. Anche per questo la piazza vuole che il ministro degli esteri Abu-l-Gheit, uno dei sopravvissuti del vecchio regime, sia il prossimo ad andarsene. Oltretutto è anche accusato di non aver provveduto al rientro degli esuli egiziani dalla Libia (oggi sono intervenuti gli aerei francesi per sopperire alle mancanze del governo egiziano!) e di aver permesso il massacro di detenuti in una prigione di Damanhur, avvenuto ieri. Girano ancora notizie di tentativi di fuga di detenuti, che in alcuni casi sono provocati dalla polizia, per costringere i carcerati ad andare a ingrossare le file dei baltagheya. Ebbene, pare anche che alcuni detenuti si siano rifiutati di evadere! A Damanhur, però, non è ancora chiaro cosa sia successo, solo che è stata una carneficina.

Ultima notizia importante del giorno è la scarcerazione di Kheyrat al-Shater (vedi foto in allegato), un leader dei Fratelli Musulmani in carcere da anni. I prigionieri politici, dunque, escono lentamente di prigione, tuttavia rimangono all'opera i tribunali militari. Hanno già processato diversi civili che hanno partecipato alle proteste, condannandoli a molti anni di prigione. Inutile dire che ciò è avvenuto nel totale non rispetto dei diritti umani.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

 

 

 


 

Date: 4 marzo 2011 17.55
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 21

Cari amici e amiche,

la giornata in piazza Tahrir è passata in un clima di festa. Dopo la preghiera, è giunto nella piazza anche il neo primo ministro Essam Sharaf. Con grande fatica, è riuscito a raggiungere il palco, perché la folla lo premeva da ogni parte (tra l'altro è stato coraggioso, non c'era assolutamente nessuna garanzia di sicurezza in quelle condizioni). Per salire sul palco, però, alcuni presenti hanno dovuto issarselo sulle spalle. Non c'era altro modo, visto che ogni passaggio era occupato da una fitta folla. La scena è stata abbastanza umoristica, al di fuori di ogni ufficialità, ma ha contribuito a suscitare ancor più simpatia per il primo ministro.

Alla fine, Sharaf è riuscito a fare un breve discorso, preceduto da un saluto per i martiri della rivoluzione. Sharaf non ha giurato davanti alla folla come qualcuno aveva preannunciato, ma ha detto che la leggittimità del suo ruolo dipende interamente dalla piazza e che, se non riuscirà a soddisfare le sue aspettive, tornerà in piazza anche lui. Le centinaia di migliaia di persone lì riunite hanno applaudito e urlato di gioia. Tuttavia, nonostante l'ottimismo, i giovani hanno già chiarito di non voler firmare a Sharaf nessun assegno in bianco e di essere pronti, come sempre, a vigilare. Intanto, però, hanno deciso di sospendere le manifestazioni per due settimane e vedere, nel frattempo, come si muove il nuovo governo.

Tutt'altro clima si è respirato oggi ad Alessandria, che mi sembra stia diventando una città più problematica rispetto al Cairo. Dopo la consueta preghiera del venerdì, infatti, ci sono stati degli scontri. I manifestanti hanno tentato di fare irruzione nell'edificio delle forze di sicurezza, tristemente noto per le centinaia di persone che di lì sono passate e sono state torturate. Questi scontri seguono di un giorno il tentativo, purtroppo non riuscito, di impedire il trasferimento, da parte delle forze di sicurezza, di un grosso quantitativo di documenti, probabilmente molto compromettenti.

L'esercito, intanto, ha annunciato oggi che la data del referendum sugli emendamenti costituzionali sarà il prossimo 19 marzo, fra circa due settimane. I giudici, nel frattempo, fanno le loro mosse. Durante un incontro tenuto oggi al club dei giudici, è stato deciso di inviare una nota al Supremo Consiglio delle Forze Armate, nella quale si chiede la nomina dell'attuale Presidente della Corte di Cassazione, Adel Abdel Hamid, a ministro della giustizia, perché si possa affermare la visione di una magistratura indipendente. Il nostro amico giudice Hosam Mikawi ha quindi invitato a un successivo incontro per discutere gli emendamenti costituzionali proposti dalla commissione presieduta da Tareq al-Bishry, specie riguardo alla completa indipendenza della magistratura.

Per finire con una nota colorata, a lato della festa in piazza Tahrir si sono anche svolte alcune manifestazioni in sostegno dell'ex premier Shafiq. I giornali hanno riportato che uno striscione diceva: "Ti amiamo Shafiq, tu che indossi il pullover blu più bello!" Sì, perché Shafiq è diventato famoso per indossare sempre lo stesso pullover blu (vi ricorda qualcuno?), cosa che ha provocato l'ironia sfrenata dei giovani della piazza. Mi sa che quello striscione, se voleva essere d'aiuto a Shafiq, ha completamente fallito nel suo intento...

Un abbraccio a tutti,

Elisa

p.s. in allegato alcune foto di Essam Sharaf, oggi in piazza Tahrir

 

 


 

 


 

Date: 5 marzo 2011 17.30
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 22

 

 

Cari amici e amiche,

l'Egitto, da ieri, è entrato in una fase cruciale. Stanno accadendo fatti importanti, eppure i giornali egiziani ne parlano poco, oppure offrono versioni degli eventi significativamente diverse da quelle dei testimoni. Al-Jazeera, dal canto suo, se ne è occupata brevemente, per poi tornare a concentrarsi sulla Libia. Ma andiamo con ordine, cominciando dall'inizio...

Dopo la festa di ieri in piazza Tahrir, alla presenza del nuovo primo ministro Essam Sharaf, che ha riconosciuto nelle persone lì riunite l'unica fonte di legittimità del suo incarico, si pensava che le acque si sarebbero calmate per un po'. Circolava la voce, poi smentita, che i manifestanti avessero promesso di sospendere le proteste per due settimane. Invece no, si è subito accesa un'altra battaglia.
Tutto è cominciato ad Alessandria, dove il giorno prima i manifestanti avevano assistito impotenti al trasferimento di montagne di documenti dalla sede locale delle forze di sicurezza nazionale, soprannominata da qualcuno "la Guantanamo egiziana", a destinazione sconosciuta. Evidentemente, la cacciata di Shafiq è stata un duro colpo per le forze di sicurezza che, sentendosi scoperte, hanno cominciato a distruggere tutte le prove dei loro misfatti. I manifestanti non hanno potuto sopportare tutto ciò. Ieri sera, dunque, si è radunata una folla consistente davanti all'edificio per chiedere lo scioglimento delle forze di sicurezza e impedire la distruzione di ulteriori documenti, comprovanti le colpe degli odiati poliziotti speciali. Tra la folla c'erano molti familiari di persone ancora in carcere - chissà dove - e anche molti ex prigionieri che sono stati vittime di atroci torture proprio in quell'edificio. L'esercito, messo in allarme, è giunto sul posto per vigilare.
La situazione è precipitata quando gli agenti delle forze di sicurezza hanno cominciato a lanciare molotov sui manifestanti e a sparare proiettili veri. I manifestanti hanno risposto lanciando pietre e si sono intestarditi ancora di più a farla finita con le forze di sicurezza. A quel punto, l'esercito è intervenuto irrompendo nell'edificio ed è iniziata una battaglia con gli agenti della sicurezza asserragliati all'interno. L'esercito ha promesso che avrebbe arrestato tutti gli agenti che avevano sparato e pare che, in effetti, siano avvenuti degli arresti. I manifestanti, nel momento in cui l'esercito ha fatto irruzione, sono entrati nell'edificio dietro di loro per salvare i preziosi documenti, nei quali potevano anche essere indicati i luoghi segreti di detenzione di molti prigionieri politici ancora dispersi. Inoltre, c'era la possibilità che alcuni di questi prigionieri fossero proprio lì, al piano interrato, in celle ben dissimulate. Quando i manifestanti sono entrati nell'edificio, però, hanno scoperto che molti documenti erano stati bruciati o passati al trita-documenti.
L'azione dei manifestanti di Alessandria, naturalmente, ha aperto la strada per altre azioni del genere al Cairo e in altre città. Oggi sono in corso sit-in di fronte a varie sedi delle forze di sicurezza, che probabilmente andranno avanti tutta la notte, anche perché, dopo i fatti di Alessandria, la sicurezza nazionale si è affrettata a fare piazza pulita di ogni documento compromettente, in ogni parte del paese. I giovani vogliono impedirlo e adesso sembrano ben decisi a eliminare, una volta per tutte, le odiatissime forze di sicurezza.  La rabbia degli egiziani nei loro confronti non ha limiti, dopo l'umiliazione e la violenza subita per decenni, per mano di questa "banda di torturatori e violentatori, figli di cane e maiali", tanto per usare i nomi più teneri con cui vengono chiamati. Il prossimo obiettivo dichiarato di questa fase della rivoluzione, dunque, sembra essere la fine delle forze di sicurezza. Vedremo se e come ci riusciranno.

Le informazioni che ho riassunto qui sopra, tuttavia, provengono interamente dalle testimonianze di decine di persone via Twitter, che ho seguito fino a tarda sera. Da Twitter provengono anche le foto dei fatti di Alessandria che vi allego. Sui giornali egiziani, invece, ho trovato poco di tutto questo finora, solo un breve resoconto che spiega come i manifestanti di Alessandria abbiano attaccato la sede delle forze di sicurezza, ma siano stati dispersi dall'esercito che ha riportato la calma. Non si parla della battaglia dell'esercito contro le forze di sicurezza in difesa dei manifestanti, né della collaborazione con loro per recuperare i documenti. Da Twitter si ha l'impressione che la rivoluzione stia subendo una nuova importante accelerazione, affrontando uno dei nodi più duri, mentre dai giornali sembra che le cose procedano senza grandi scossoni. Continuerò a seguire l'evoluzione degli avvenimenti.

I giudici, intanto, si preparano al prossimo referendum. Hanno chiesto aiuto ai giovani della rivoluzione, domandando loro di formare dei gruppi per proteggere i seggi e i giudici che controlleranno il regolare svolgimento delle elezioni. Evidentemente temono attacchi da parte dei baltagheya, che già nell'era Mubarak decidevano delle sorti delle elezioni. Sulla polizia non si può contare, dato che ancora non si decide a tornare in strada a fare il suo lavoro. Alcuni cominciano a pensare che non si tratti di paura da parte loro (avrebbero paura dei manifestanti!), ma di insubordinazione bella e buona. La polizia, un milione e duecentomila elementi, dunque ben più numerosa dei militari dell'esercito, è un'altra spina nel fianco della rivoluzione a cui si dovrà pensare.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

 

 

 

 

 

 

 


Date: 5 marzo 2011 17.44
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 23

 

Cari amici e amiche,

anche la sede delle forze di sicurezza nazionale di Nasr City (vicino al Cairo) è caduta. Ieri pomeriggio, verso le quattro, hanno cominciato a radunarsi davanti all'edificio alcune centinaia di manifestanti, dimostrando pacificamente. Anche l'esercito era là, a monitorare la situazione. L'edificio sembrava sgombro, ma nessuno si fidava. Verso le sette di sera, quando i manifestanti erano ormai diventati alcune migliaia, sono riusciti a fare irruzione. Le comunicazioni tra i giovani, come sempre, sono avvenute tramite telefonino e Twitter, così anch'io ho potuto seguire le operazioni in diretta. Semplici messaggi del tipo: "Io sono qua, venite, c'è bisogno di più gente". E la gente è accorsa.

I ragazzi, seguiti dall'esercito che tentava di fermarli, si sono lanciati alla ricerca di documenti e di prigionieri. Trovare le celle non è stato facile, ma alla fine ci sono riusciti, anche grazie all'aiuto di qualcuno che lì c'era già stato, ma da prigioniero. Hanno trovato molti documenti, tuttavia la maggior parte era già stata fatta a brandelli in fretta e furia. Altri documenti, invece, sono stati trovati a bordo di camion della spazzatura che i manifestanti hanno prontamente bloccato. Nessun prigioniero è stato trovato, solo qualche sparuto poliziotto, preso in consegna dall'esercito.

I giovani hanno cominciato a esplorare ogni angolo, scoprendo sia le stanze degli orrori, con le apparecchiature per la tortura, sia le stanze dei capi, con numerosi lampadari di cristallo e lussuosità varie di pessimo gusto. La sede delle forze di sicurezza era una vera e propria cittadella, piena di meandri. I ragazzi hanno perlustrato tutto, per ore. Infine, hanno chiamato la Procura, perché venisse a prendere i documenti e a metterli al sicuro. I rappresentanti della Procura sono prontamente arrivati e hanno chiesto ad alcune centinaia di giovani di restare a proteggere il posto, mentre loro finivano di raccogliere i documenti. Ci vorranno mesi per analizzarli tutti...

L'irruzione di ieri nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City è stato un momento liberatorio. Tra i presenti c'erano tantissimi blogger e attivisti politici che in anni passati sono stati incarcerati in quel posto, o in posti simili. Alcuni sono stati presi da una sorta di euforia rabbiosa. Tra le lacrime e la gioia, qualcuno voleva rivedere il posto dove era stato torturato. Tanti ripetevano "non ci posso credere, non ci posso credere, è un sogno!". Lì riunita c'era una fetta rappresentativa della gioventù egiziana, che il vecchio regime ha sistematicamente umiliato e torturato per anni. In nessun paese ho mai incontrato così tante persone che dicono di essere state, almeno una volta, in prigione. Difficile incontrare un artista, un intellettuale, un giornalista che non abbia fatto questa esperienza. Non parliamo poi dei militanti politici o dei difensori dei diritti umani. E per ognuno di loro, in quegli uffici in cui i giovani stanno facendo irruzione giorno dopo giorno, c'è sicuramente un fascicolo ben nutrito. Si faceva molta ironia ieri su questo. I ragazzi si scambiavano messaggi chiedendosi l'un l'altro di cercare il proprio fascicolo, per leggere finalmente cosa ci fosse scritto.

Oggi, nemmeno più i giornali egiziani hanno potuto ignorare quanto sta accadendo, cioè la fine delle forze di sicurezza. Alcuni hanno cominciato a pubblicare i documenti trovati, ma l'esercito è intervenuto prontamente chiedendo a tutti di consegnare i documenti alla procura senza renderli noti, perché ne va della sicurezza nazionale. In effetti, è probabile che ci siano molti documenti esplosivi tra quelli trovati, per esempio sulla vendita sottocosto del gas a Israele, perciò si capisce perché non si voglia divulgarli in maniera incosciente. Ma si capisce anche il desiderio delle persone di sapere tutto, di conoscere quei segreti di stato e quelle verità nascoste, serviti ad opprimerli per tanti anni. C'è la speranza di poter finalmente svelare il gioco del potere di decenni.

Comunque, sarà difficile contenere la fuga di informazioni. I tantissimi giovani che hanno recuperato i documenti non sono mica stupidi. Li hanno sicuramente fotografati con i cellulari (le foto circolano già su internet) o ne hanno fatto delle copie prima di consegnarli. Questo, del resto, è persino il consiglio che danno i nostri amici giudici! Visto l'esperienza passata, fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, nemmeno della Procura.

Ma un altro pericolo da non sottovalutare è che le forze di sicurezza abbiano intenzionalmente lasciato nei propri uffici dei documenti falsi per creare disordini. Sono in molti a dire che non cadranno senza combattere. Anzi, alcuni predicono persino l'inizio di una strategia della tensione, con bombe, attentati e rapimenti. Guarda caso oggi c'è stato un primo allarme bomba in un ministero... C'è da stare molto attenti con le forze di sicurezza.

La cosa che mi fa infuriare è che di tutto questo panorama complesso i mass media italiani hanno riportato solamente la notizia di una faida tra copti e musulmani, in un paese della provincia di Helwan, non lontano dal Cairo, sfociata nell'incendio di una chiesa. Fonte della notizia: le forze di sicurezza nazionale. Quelle stesse che, come si sta chiarendo, avevano tra i loro obiettivi primari il mantenimento del conflitto religioso. Ma i mass media italiani non sono interessati ad approfondire le notizie, riportano soltanto quel che la maggioranza della gente di qua vuol sentire, per rassicurare i propri pregiudizi. A nulla serve che i giovani egiziani, cristiani e musulmani, si mostrino uniti nella lotta. Possono provarle tutte, ma il primo, anche minimo, episodio di intolleranza religiosa oscurerà del tutto la quotidiana convivenza civile di milioni di persone di religione diversa. In fondo, quel che a noi interessa è sapere se la Libia ci darà ancora il gas e se sarà ancora possibile fare vacanze low cost a Sharm el Sheykh (ebbene sì, ho visto servizi tv su questo tono!), oppure ci si accoda dietro le paure di Israele. E' veramente sconfortante.

Ma non bisogna arrendersi. Ci mancherebbe, dopo quello che sono riusciti a fare i giovani egiziani, per non parlare dei tunisini e di tutti gli altri giovani arabi che ci stanno ancora provando. Pertanto, per lasciare un'immagine positiva, vi allego una bella foto che mostra i musulmani in preghiera, circondati da cristiani che li difendono. Come lo so? Il ragazzo in primo piano, se guardate bene, ha una croce tatuata sul polso, la croce che tutti i copti d'Egitto portano su di sé, come segno della propria cristianità.

La seconda foto in allegato mostra quel che resta dei documenti distrutti dalle forze di sicurezza. Vi allego anche un video dal giornale al-Masry al-Youm sui fatti di ieri, con sottotitoli in inglese:

http://www.almasryalyoum.com/node/340679

Qui invece trovate una foto degli strumenti di tortura delle forze di sicurezza:

http://www.facebook.com/photo.php?pid=216218&id=122752104463677

e un'altra delle celle trovate a Nasr City:

http://yfrog.com/h7d1rpjj

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

 

 

 

 



 


 

Date: 7 marzo 2011 17.08
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 24

 

Cari amici e amiche,

la rivoluzione egiziana, ieri, ha subito uno shock. Dopo il successo dell'irruzione nella sede delle forze di sicurezza di Nasr City, sabato scorso, i ragazzi si sono dati appuntamento ieri sera, davanti a un'altra sede importante, quella di Lazhoughly, al centro del Cairo. L'intento era di fare irruzione anche lì, ma questa volta le cose sono andate un po' diversamente. Tanto per cominciare, il numero di manifestanti era molto minore di sabato, qualcuno dice meno di cinquecento. Inoltre, sono arrivati sul posto anche gruppi di baltagheya armati di coltelli. Ma la sorpresa è arrivata dall'esercito. Fin dall'inizio c'era molto nervosismo, c'è stato qualche screzio tra manifestanti e ufficiali militari. Poi, a un certo punto, l'esercito ha cominciato a sparare in aria, a picchiare con i bastoni e con i manganelli elettrici. Nello stesso istante hanno attaccato anche i baltagheya, da dietro, così i manifestanti sono rimasti intrappolati tra due fuochi. Alla fine, la maggior parte è riuscita a scappare e a rifugiarsi nella vicina piazza Tahrir, sconvolti. Altri, invece, sono rimasti intrappolati e alcuni testimoni hanno giurato di aver sentito urla terribili di persone che venivano duramente malmenate. Ventisette persone sono state arrestate, ma per fortuna sono state rilasciate oggi.

I giovani non si aspettavano una reazione simile da parte dell'esercito. Dicono che i militari, a un certo punto, hanno completamente perso la testa. Questo ha impressionato negativamente, al punto da incrinare profondamente la fiducia nell'esercito. Qualcuno, con umorismo amaro, ha cominciato a dire: "Popolo e esercito, una mano sola! Infatti adesso mi tocca farmela ingessare!". Certo i giovani, a dire la verità, nonostante la diffusa retorica sullo stretto legame tra popolo ed esercito, non si sono mai fidati fino in fondo, però hanno sperato molto nei militari, anche perché non avevano molte alternative. Qualche manifestante ora sostiene che l'esercito stia sempre con i più forti: se i manifestanti sono più di 500,  i miltari sono dalla loro parte, se sono di meno li aggrediscono. Altri dicono che il comportamento dell'esercito dipende molto da zona a zona, e da comandante a comandante. Nulla è certo.

Comunque, i giovani non si sono scoraggiati. Hanno chiamato rinforzi in piazza Tahrir e si sono di nuovo diretti verso Lazhoughly, ma questa volta si sono messi a parlare con l'esercito, che ha spiegato le ragioni della propria reazione eccessiva. In realtà è difficile capire cosa sia davvero successo. L'esercito dice di essere stato attaccato per primo, forse da baltagheya infiltrati (possibile) e che in realtà voleva separarli dai manifestanti. In ogni caso, alla fine si è raggiunto un accordo per far entrare nell'edificio sotto assedio una delegazione di 20 giovani, perché potesse assicurarsi che tutti i documenti fossero stati presi in custodia dall'esercito e che non ci fossero prigionieri. I 20 giovani, però, hanno detto di non aver potuto entrare in alcune stanze chiuse a chiave, contenenti - secondo l'esercito - documenti troppo pericolosi per poter essere divulgati.

Tuttavia, nonostante questa riconciliazione tra esercito e manifestanti, nella relazione tra i due resta una macchia. Intanto, l'ex presidente del club dei giudici, Zakariya Abdel Aziz, che sabato scorso era giunto presso la sede della sicurezza nazionale di Nasr City, in seguito alla chiamata dei giovani, ha affermato che sul posto sono stati trovati 39 prigionieri, 14 donne e 25 uomini. Inizialmente, invece, si era detto che non si erano trovati prigionieri. Il problema - secondo Abdel Aziz - è però che esistono numerose celle segrete, nell'edificio di Nasr City e in altre sedi, di cui neanche il Ministero degli Interni sa nulla. Il nuovo ministro degli interni si è offerto di recarsi personalmente con il giudice a cercare queste celle, mentre Abdel Aziz ha invitato i giovani a cercare da sé, nelle sedi ancora inesplorate.

Intanto, l'Egitto è sommerso dai documenti segreti, che giungono sui giornali e su internet. Solo che non si può dar loro molto credito, finché la procura non avrà indagato accuratamente. Oggi, ad esempio, su Facebook girava un documento-scherzo per far capire alla gente quanto sia facile creare dei falsi, basta usare programmi come Photoshop. 

Nel frattempo, sono in corso proteste nelle università. All'Università del Cairo gli studenti manifestano con forza per chiedere le dimissioni del rettore (e anche qui si sono messi alla ricerca di documenti segreti!), mentre all'Università Americana gli studenti chiedono di rimuovere il nome di Mubarak (che si tratti di Hosni, Gamal, Alaa o Suzanne) da varie sale.

Da ieri sera si muovono anche i copti, con manifestazioni davanti al Maspero, il palazzo della tv. Chiedono che vengano rispettati i loro diritti e che Habib el Adly sia processato per l'attentato di Alessandria. Hanno anche indetto una marcia dei milioni per il 9 marzo, mercoledì prossimo. L'esercito, intanto, ha annunciato che ricostruirà la chiesa bruciata nei pressi di Helwan, notizia accolta con grande gioia.

Domani, invece, è l'8 marzo e le donne egiziane che hanno partecipato alla rivoluzione hanno indetto anche loro una grande manifestazione nei luoghi simbolo della rivolta, in testa piazza Tahrir, naturalmente. Le donne non vogliono essere dimenticate nel processo di riforma del paese, tuttavia la battaglia è dura, sia all'esterno, sia all'interno della società femminile, per niente incline a volersi emancipare... Ma di questo parlerò domani, assieme alle notizie della manifestazione.

Intanto, purtroppo, girano voci che il nuovo primo ministro, Essam Sharaf, si sia sentito male e sia in ospedale.  E' l'ultima cosa di cui aveva bisogno l'Egitto in questo momento, e speriamo sia solo un caso.

Un caro saluto a tutti,
Elisa

 

 

 


 

Date: 8 marzo 2011 20.27
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 25

 

Cari amici e amiche,

tante cose accadono in Egitto, come sempre. Il primo ministro sta bene per fortuna, ieri ha soltanto avuto uno svenimento per la grande stanchezza. La polizia militare, invece, ha arrestato Hasan Abdel Rahman, ex capo delle forze di sicurezza nazionale, assieme a 47 ufficiali, con l'accusa di aver distrutto documenti di grande rilevanza per la nazione. Lo sceicco di al-Azhar, per parte sua, ha chiesto ai musulmani di collaborare alla ricostruzione della chiesa bruciata ad Atfih, vicino a Helwan, invito subito raccolto dalla coalizione dei giovani della rivoluzione che include anche i Fratelli Musulmani.

Oggi, però, è l'8 marzo, festa della donna, dunque è importante soffermarsi un po' più a lungo su questo evento. Anche in Egitto, infatti, si è tentato di celebrare questa giornata, praticamente sconosciuta, in difesa dei diritti della donna, ma purtroppo i risultati sono stati a dir poco sconfortanti. La rivoluzione delle coscienze, per quanto riguarda il ruolo delle donne nella società, è ancora lontana. La maggior parte degli egiziani, e delle egiziane, deve fare ancora un lungo cammino per liberarsi da ataviche tradizioni e consolidati stereotipi. Del resto, il popolo egiziano sta uscendo solo ora da decenni di totalitarismo, che certo non ha favorito questa evoluzione, preferendo alimentare fanatismo e ignoranza in tutti i campi.

La marcia delle donne, dunque, è iniziata alle due del pomeriggio. In testa c'era Buthayna Kamel, con un mazzo di rose da donare all'esercito. Lei è una anchor woman che si occupa attivamente dei diritti delle donne. Poche, comunque, le donne presenti: qualche migliaio secondo alcune fonti, qualche centinaio secondo altre. La copertura mediatica dell'evento è stata scarsissima, tanto da costringermi ancora una volta a rivolgermi a Twitter, con le sue testimonianze in diretta. Del resto, i mass media erano impegnati con la manifestazione dei copti davanti al palazzo della tv, che va avanti da ieri. Sia le manifestazioni dei cristiani, sia quelle delle donne hanno sempre dato fastidio, ma se proprio si deve scegliere, meglio il male minore, cioè i copti. Un blogger (maschio) ha commentato con amarezza che spesso, coloro che parlano in maniera molto progressista contro il settarismo religioso e in favore dell'unità tra copti e musulmani, si dimostrano assai conservatori per quanto riguarda i diritti delle donne. Niente di nuovo sotto il cielo.

Non c'è voluto molto prima che le donne si ritrovassero circondate da uomini poco raccomandabili: baltagheya probabilmente, o maschilisti comuni di tutte le età, ma non islamisti. Hanno cominciato a urlare contro di loro in maniera insultante: "tornate in cucina", "fuori da piazza Tahrir", "abbasso le donne", per citare gli slogan più gentili. Gli insulti di tipo sessuale ve li lascio immaginare. Qualcuno ha cercato di convincerle che quel che stavano facendo era contro l'islam, anzi qualcun altro aveva persino sparso la voce che fossero state le donne occidentali a organizzare quella manifestazione, sempre contro l'islam. Un'altra testimone afferma di aver sentito dire: "le donne sono più emotive degli uomini e le donne arabe sono più emotive delle donne europee, dunque non possono candidarsi alla Presidenza della Repubblica". Durante la manifestazione, c'è stato un solo momento di unità, quando entrambi i gruppi, cioè le donne e gli uomini "anti-donne", hanno gridato slogan contro le forze di sicurezza. Poi, però, quando gli uomini hanno letto i volantini con le richieste delle donne (una Costituzione secolare e la possibilità di candidarsi alla Presidenza) sono iniziate le aggressioni fisiche e le molestie sessuali. Molte donne si sono spaventate e sono scappate, inseguite per le strade da centinaia di uomini. Alcuni amici maschi erano là, ad aiutarle, e ad un certo punto è persino intervenuto l'esercito, ma non è stato sufficiente. Così, la manifestazione delle donne è finita nella violenza, nel fuggi fuggi generale e nel silenzio dei mass media.

Non c'è bisogno di dire che nessuna famosa personalità politica era presente, né ho notizia di qualche messaggio di solidarietà da parte loro. Unica voce famosa che si è sentita oggi è quella di una donna di nostra conoscenza: Tahani al-Jibali, la vice Presidente della Corte Costituzionale. E' stata lei, infatti, la prima ad affermare con chiarezza che la nuova Costituzione deve permettere anche la candidatura di una donna alla Presidenza della Repubblica, e che pertanto l'articolo 75 deve essere modificato. Tale articolo dice che il Presidente (al maschile) non può essere sposato a una non egiziana (al femminile) e, così formulato, precluderebbe la candidatura di una donna.

Ma la manifestazione dell'8 marzo, fin da quando è stata indetta, non ha soltanto dovuto far fronte all'imperante maschilismo della società egiziana. Purtroppo, ha dovuto anche affrontare l'opposizione di moltissime donne, che infatti sono state latitanti, visto il numero esiguo di partecipanti. La loro opposizione non è stata meno forte di quella degli uomini, se si esclude l'aggressione fisica. Molte, infatti, hanno criticato l'iniziativa, dicendo che non si può chiedere l'uguaglianza con gli uomini, visto che questi, secondo il Corano (o meglio, secondo una lettura maschilista del Corano) sono preposti alle donne e hanno il dovere di occuparsi della loro sussistenza. Alcune, invece, hanno commentato che l'ultima cosa di cui ha bisogno il paese ora, sono altre manifestazioni "di categoria". Per altre, la manifestazione sarebbe una semplice perdita di tempo, o qualcosa di poca importanza, comunque. Secondo altre ancora bisognerebbe lottare per la concordia tra i sessi, non seminare zizzania con richieste di uguaglianza tra donne e uomini.
 
Tuttavia, la polemica tra donne che più ha acceso gli animi riguarda Sally Zahran, la ragazza rimasta vittima dei baltagheya durante la rivolta. Le organizzatrici della manifestazione volevano onorarla in occasione dell'8 marzo, ma la proposta ha suscitato l'opposizione di diverse donne. La storia di questa ragazza, in effetti, è emblematica. Alla sua morte, il suo viso e il suo nome sono stati diffusi dappertutto, assieme a quelli degli altri caduti, perché il suo sacrificio venisse ricordato. Dopo alcuni giorni, tuttavia, ha cominciato a circolare la richiesta di sostituire la sua fotografia, che la mostrava con i capelli scoperti, con un'altra foto, nella quale indossava il velo. Probabilmente è stata la famiglia a chiedere questo, la cosa non mi è chiara. Ma non è finita qui, perché pare che la madre abbia smentito la notizia che Sally sia stata uccisa mentre combatteva i baltagheya in piazza Tahrir. Ha invece affermato che la figlia si è buttata dal balcone! Due versioni veramente contrastanti... Eppure, ho visto io stessa un video della ragazza che manifesta in piazza Tahrir, incitando la gente a gridare slogan, con i capelli al vento, ricci e fluenti. Forse la madre ritiene che il suicidio (pesantemente condannato dall'islam) sia, per una donna, più onorevole che manifestare in piazza? I dubbi ci sono.

Non c'è da stupirsi, del resto. Non è un caso che l'8 marzo sia una festa pressoché sconosciuta in Egitto, mentre una delle feste più sacre è quella della mamma. E le donne, secondo me, sono pienamente responsabili di questa immagine, solo materna, della donna, ruolo di massimo potere nella società egiziana. Sì, perché le donne-madri, spesso, sono le prime sostenitrici delle tradizioni maschiliste, incluso quelle che riguardano le mutilazioni genitali, proibite per legge. Le donne-madri sono abili manipolatrici delle psicologie dei mariti, dei figli e delle figlie, dote con la quale compensano una oggettiva debolezza sul piano legale e sociale. So che gli egiziani, di entrambi i sessi, non saranno mai d'accordo con quello che dico, ma io ritengo che il paese debba emanciparsi da questo mito della madre, mito che opprime donne e uomini in egual misura. Non credo che sia un caso che l'Egitto sia chiamato "madre del mondo", e gli egiziani, se fate caso, dicono spesso che l'Egitto è la loro madre, in canzoni, poesie o racconti quotidiani. Per ora, gli egiziani sono riusciti ad emanciparsi dal tiranno, spesso considerato come un padre. Per emanciparsi dalla madre si dovrà ancora lavorare molto. Ma queste sono mie speculazioni...

Quel che conta è che ci sono molti segnali positivi, nonostante l'insuccesso dell'8 marzo egiziano. Le donne, innanzitutto, non sono affatto scoraggiate, né stupite. Sanno che sono solo all'inizio della battaglia. Inoltre, sono le prima ad affermare che quanto successo oggi non rappresenta la nuova realtà della rivoluzione. Durante la rivolta, al contrario, si sono sentite al sicuro e non hanno avuto alcun problema con i compagni uomini. E quanti uomini, giovani soprattutto, hanno mostrato piena solidarietà alle donne, sostenendo l'iniziativa in tutti i modi. Almeno nelle loro parole, non si sente traccia del tipico maschilismo arabo-mediterraneo. Pertanto, c'è come sempre di che sperare.

Cari saluti a tutti,

Elisa

 


Date: 9 marzo 2011 19.20
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 26

 

 

 Cari amici e amiche,

tutti i giornali italiani hanno riportato la notizia degli scontri di ieri sera in Egitto, nella zona del Muqattam, durante la manifestazione di protesta dei copti. Naturalmente, la notizia è stata data senza alcuna contestualizzazione, cosicché chi non abbia seguito da vicino gli ultimi avvenimenti in Egitto, l'avrà letta come l'ennesimo scontro tra musulmani e cristiani in Medio Oriente. In realtà, le cose sono molto più complesse. Ieri, in effetti, c'è stata una protesta dei copti finita nel sangue (il bilancio, per ora, è di 13 morti e centinaia di feriti), ma la battaglia non è stata, in maniera netta, tra musulmani e cristiani. Diversi musulmani, infatti, erano là, a difendere i cristiani, mentre gli aggressori, definiti dai giornali come salafiti, erano in maggioranza baltagheya (o "thugs", se preferite usare l'inglese). Certo, ci saranno anche stati molti esaltati salafiti, visto che, quando si coltiva diligentemente un clima di conflitto religioso, come ha fatto - ormai è dimostrato - il regime di Mubarak, prima o poi i più ignoranti ci cascano. Ma la regia degli attacchi ai copti è dei baltagheya, su questo punto ci sono pochi dubbi in Egitto. Questi mascalzoni sono anche stati identificati da molte persone come uomini di Fathi Surur, l'ex presidente della Camera ed esponente di spicco del Partito Nazional Democratico. Probabilmente, sono gli stessi baltagheya che ieri hanno attaccato le donne in piazza Tahrir. Forse sono persino gli stessi baltagheya che, due giorni fa, hanno bloccato un ponte e assalito gli automobilisti, facendosi passare per cristiani. Sì, perché una volta interpretano il ruolo di musulmani salafiti, un'altra volta quello di copti infuriati, ed ecco che il conflitto religioso si infiamma.

Questi baltagheya sono gli stessi che oggi hanno attaccato i manifestanti rimasti asseragliati in piazza Tahrir, con la scusa che i giovani, nelle tende, praticassero sesso, usassero droghe e giocassero d'azzardo. Un gruppo di baltagheya si è posizionato sui tetti e ha diretto le operazioni degli altri scagnozzi dall'alto. Centinaia di persone hanno attaccato i giovani nella piazza con bastoni, molotov e coltelli. La cosa più preoccupante è che l'esercito ha lasciato fare per un bel po', quindi, al momento buono, è intervenuto, sequestrando telecamere e arrestando gente. I manifestanti, non i baltagheya ovviamente. Tutto questo mentre si varava una legge che consenta la condanna a morte per atti di "baltaga". Chissà a chi la applicheranno, questa nuova legge...

I giovani arrestati, tra i quali diverse donne, sono stati portati al Museo Egizio che, dai giorni della rivolta, è diventato un centro di detenzione e tortura temporaneo. Infine, l'esercito ha smantellato le tende in centro alla piazza, senza tanti complimenti, ponendo fine a quel che rimaneva del presidio della rivoluzione. Ecco un video che testimonia quanto successo:

http://www.youtube.com/watch?v=sK2jNRyt_ZE

Ma non abbiate paura, ora i manifestanti si sono tutti spostati al Maspero, il palazzo della tv, per unirsi alla manifestazione dei copti che continua da giorni, alla faccia di chi soffia sulla fiamma del conflitto religioso. C'è già chi dice che quello diventerà il nuovo centro della rivolta.

Quel che bisogna tenere a mente per capire l'Egitto di questi giorni, è che è in corso un pericolosissimo tentativo di soffocamento della rivoluzione. Dopotutto, non si poteva mica pensare che le forze di sicurezza e il Partito Nazional Democratico restassero a guardare senza reagire. Ma la trama che mi sembra di intravedere è veramente diabolica e l'esercito, che sta perdendo in fretta la fiducia dei manifestanti, pare essere il protagonista più diabolico di tutti. Da un lato, i baltagheya del PND stanno seminando caos e conflitto religioso, bloccando la vita del paese. Questo serve, sul fronte interno, a fiaccare il favore dell'opinione pubblica nei confronti della rivoluzione e, sul fronte esterno, a sostenere il teorema che senza un sistema forte e autoritario il paese diventerebbe preda di fondamentalisti e criminali comuni. Tra l'altro, oggi si è avuta la notizia del primo rapimento (dico primo, perché un blogger l'aveva previsto con largo anticipo), quello di uno studente dell'Università Americana, per il rilascio del quale è stato chiesto un riscatto di un milione di pound. Comunque, per tornare al nostro discorso, ecco i baltagheya che aggrediscono tutte le componenti della rivoluzione, una dopo l'altra, travestendosi di volta in volta da cristiani, salafiti, cittadini che rivogliono l'ordine in città, ecc. ecc.

Dall'altro lato, l'esercito fa un gioco veramente sporco. Lascia agire i baltagheya quando gli serve, premendo nel frattempo l'acceleratore sulla transizione verso un governo democratico, da effettuare in sei mesi. Infatti, più corto è il periodo di transizione, più facile è che nessuna transizione avvenga.  Le forze veramente democratiche del paese non riusciranno a essere pronte per le elezioni parlamentari previste per giugno, chiedono almeno un anno. Dunque, lo zelo dell'esercito che vuole fare in fretta finirà per favorire il PND e i Fratelli Musulmani, i più organizzati (e, guarda caso, l'esercito ha dato ai Fratelli Musulmani grande spazio nella commissione costituzionale). Pertanto, alla fine del processo di transizione si rischia di ritrovarsi con un parlamento composto principalmente da PND e Fratelli Musulmani, mentre le forze nate dalla rivoluzione rischiano di essere escluse, o troppo deboli per influire veramente sul governo del paese. Sarebbe un parlamento del genere, poi, che dovrebbe esprimere il Presidente della Repubblica. In questa situazione, naturalmente, l'Occidente e Israele appoggerebbero le forze più conservatrici, vicine all'esercito, e a questo punto la rivoluzione sarebbe finalmente stata soffocata, in soli sei mesi. L'ordine tornerebbe magicamente a regnare nelle strade, a dimostrazione che solo un potere forte è in grado di tenere a bada gli arabi selvaggi. Sventato il pericolo islamico, sventato il pericolo democratico, sventato il cambiamento. Tutti contenti, eccetto ovviamente la maggioranza del popolo egiziano.

Non so come andrà a finire, quali risorse la rivoluzione egiziana saprà tirar fuori per opporsi a queste azioni contro-rivoluzionarie. Sono ancora fiduciosa che non si possa più tornare indietro. Ma almeno noi cerchiamo di non dar credito a questa visione distorta dell'Egitto e del Medio Oriente, a quest'idea che l'islam sia nemico dei cristiani e che i paesi arabi pullulino di terroristi islamici pronti a salire al potere. Si è visto chi sono i veri terroristi e chi manipola gli islamisti. Dopo l'attentato alla chiesa di Alessandria, ora sembra anche, dalle indagini sullo scandalo della vendita del gas a Israele a prezzo scontato, che dietro l'attentato del 2005 a Sharm el Sheykh ci sia la mano di Gamal Mubarak. Dunque, cerchiamo di non essere ingenui.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 




 


Date: 10 marzo 2011 19.51
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 27

 

 

 

Cari amici e amiche,

la società egiziana che ha dato vita alla rivoluzione è impegnata a serrare i ranghi contro i tentativi delle forze di sicurezza, e di quel che resta del regime, di dividere il paese in mille conflitti pericolosi. La polizia, come annunciato ieri dal primo ministro Essam Sharaf, oggi è tornata in strada. L'esercito, invece, occupa piazza Tahrir (purtroppo) e la situazione sembra più calma, in attesa della manifestazione di domani per ribadire l'unità nazionale, contro il settarismo religioso. Ma non c'è comunque da stare tranquilli. Non si può stare tranquilli con tanta polizia segreta in giro, oltre a Gamal Mubarak, Omar Suleyman, e tanti altri, ancora a piede libero. Sono in molti a volere la caduta del nuovo governo Sharaf, pienamente sostenuto dalla rivoluzione.

Alla complicata situazione interna, tuttavia, si aggiunge ora anche lo scontento di Israele per il nuovo governo egiziano, e si sa quanto può essere letale lo scontento israeliano. Da giorni, Israele sta facendo pressioni su Washington, perché gli Stati Uniti costringano l'Egitto ha rispettare gli accordi di pace e a riprendere l'esportazione del gas (sospesa anche verso la Giordania, comunque). Bene, a questo punto è necessario chiarire alcune cose, a proposito di questo tema delicato.

Si è detto più volte che la rivoluzione egiziana non è stata una rivolta anti-israeliana o anti-americana. Non si sono viste bandiere israeliane bruciate, né si sono sentiti slogan inneggianti alla distruzione di Israele. Tutto vero, per carità. Ma nonostante questo, le manifestazioni non sono state prive di pesanti frecciate ad Israele e all'America che, come dice ironicamente un blogger, sono sfuggite ai cosiddetti esperti di Medio Oriente solo perché, nella stragrande maggioranza dei casi, questi non conoscono una parola di arabo, dunque non sono stati in grado di leggere gli striscioni. Tantissimi cartelli, infatti, definivano Mubarak come un agente degli americani (beh, difficile dar loro torto), mentre altri lo mostravano con un bel paio di baffetti alla Hitler e una stella di David stampata in fronte. Molti gridavano: "Vattene Mubarak! Lo capisci o dobbiamo dirtelo in ebraico?". Diffuso era anche il grido che chiedeva di non vendere il gas egiziano a Israele, almeno non al prezzo irrisorio al quale era venduto. E perché mai, del resto, svendere una risorsa del paese così importante, mentre la gente muore di fame? Qualche slogan si è persino spinto a dire che la prossima terra liberata sarebbe stata Gerusalemme, ma la rivoluzione non è andata più in là di questo, l'obiettivo principale era ben altro, come si sa.

Ma questi slogan anti-israeliani, che hanno oltretutto un solido fondamento, non autorizzano nessuno a dedurre che gli egiziani siano pronti ad aggredire Israele alla prima occasione. Chi pensa questo è vittima del pregiudizio che vede gli arabi come una banda di irragionevoli selvaggi, votati alla violenza. Gli arabi, checché ne dicano i detrattori, conoscono il valore della vita umana e sono dotati di ragione come tutti gli altri, dunque il nuovo governo egiziano che nascerà, con tutti i problemi che dovrà affrontare, con un paese indebolito dall'instabilità di mesi, non si precipiterà di certo in una guerra con Israele, a meno, naturalmente, che non sia quest'ultimo a iniziarla, con l'eterna scusa di prevenire qualche minaccia alla propria sicurezza. Israele non è al centro dei pensieri degli egiziani in questo momento, per quanto la sua vicinanza abbia sempre pesato sull'Egitto, basta dare un'occhiata alla letteratura egiziana per rendersene conto.

Quanto detto sopra, tuttavia, non deve nemmeno indurre a pensare che gli egiziani siano propensi a continuare la politica di Mubarak, sulla questione palestinese e su molte altre. Il fatto che non abbiano intenzioni bellicose riguardo a Israele (anzi, sono loro a temere, da sempre, la bellicosità di Israele) non significa che nutrano sentimenti amichevoli nei suoi confronti. Non potrebbe essere altrimenti, visto il trascorso dei due paesi, in guerra dal 1948 al 1978, anno del trattato di pace di Camp David. Come sa bene chi ha vissuto in Egitto, se c'è una cosa che ha sempre compattato la società egiziana, ancor più dell'odio per Mubarak, è l'ostilità verso Israele, mista a paura. Liberali, islamisti, socialisti, cristiani, musulmani, intellettuali, operai, vecchi, bambini, donne, uomini, tutti, senza esclusione, usano parole durissime verso Israele. In Egitto, infatti, non c'era che il regime di Mubarak ad aver firmato il trattato di Camp David. La popolazione no, quel trattato non l'ha mai veramente digerito, né ha mai accettato la politica di Mubarak riguardo ai Palestinesi (piuttosto maltrattati in Egitto) o gli accordi economici con Israele. 

Invece di condannare gli arabi per questo atteggiamento, si farebbe meglio a tentare di comprendere il sentimento di umiliazione, impotenza, ingiustizia, indignazione e rabbia profonda che la politica di Israele, sostenuto dall'Occidente, ha coltivato per anni nella regione mediorientale. Gli egiziani, di fronte all'oppressione di un regime poliziesco che faceva affari con Israele, imprigionava i Palestinesi a Gaza e viveva del sostegno occidentale, affamando, allo stesso tempo, la propria gente, della quale soffocava le libertà elementari, non hanno trovato altro modo di opporsi a Israele che quello di boicottarlo, disconoscendone la legittimità attraverso il rifiuto di quanto proviene da esso, persone o merci. Che altro potevano fare del resto?  E' l'unica forma di protesta pacifica rimasta loro contro l'occupazione israeliana dei territori palestinesi. La società egiziana (tutta) attua da anni il boicottaggio di Israele.  Questo significa, ad esempio, rifiutarsi di rilasciare un'intervista telefonica in tv, se collegato in studio c'è anche un israeliano (ho assistito a scene di questo tipo sulla BBC Arabic diverse volte). Significa non partecipare ad alcun tipo di evento che coinvolga anche degli israeliani (forse vi ricordate quanto è successo alla Fiera del Libro di Torino, qualche anno fa). Significa che qualsiasi egiziano che intrattenga rapporti con un israeliano, senza aggredirlo con accuse, subirà in patria l'ostracismo dell'intera società. Non lavorerà più, non avrà più amici, non avrà più una vita. E' successo a un calciatore egiziano, comprato da una squadra inglese in cui giocava anche un israeliano. Persino l'ex ministro della cultura, Farouq Hosni, ha dovuto ritirare i libri israeliani dalla Biblioteca di Alessandria, per le pesanti pressioni del mondo culturale egiziano su di lui, cosa che poi gli è costata l'accusa di antisemitismo e la presidenza dell'UNESCO.

Molti, a questo punto, diranno che un boicottaggio di questo genere è ingiusto, perché rischia di colpire anche gli israeliani che non approvano la politica del proprio governo, quelli con cui gli arabi potrebbero allearsi. Anch'io ho usato questi argomenti in passato, ma mi sono accorta che ormai non reggono più neanche questi. A un arabo non importa più di sapere che ci sono anche "israeliani buoni", perché questo non ha mai cambiato le cose. Non gli importa un accidente di sapere che ci sono israeliani dalla loro parte, non di fronte ai quotidiani massacri di palestinesi, non finché quegli stessi "israeliani buoni" tengono i piedi in una terra che non appartiene loro. No, non serve nemmeno tirare fuori la vecchia storia della dichiarazione Balfour, dare la colpa agli inglesi e mettere a confronto due uguali legittimità, quella degli israeliani e quella dei palestinesi. Un arabo risponderà che non c'è maggiore legittimità di quella del vivere sulla propria terra, da secoli, il resto sono chiacchere, e d'altronde anche gli inglese erano colonialisti e non avevano diritto di dare la terra altrui a nessuno.

Io ho esaurito gli argomenti da tempo. Certo, sono convinta che indietro non si possa tornare e che si debba dialogare a partire dalle condizioni attuali. Ma sono anche convinta che, prima di dialogare, si debba riconoscere pienamente l'ingiustizia subita dai palestinesi, riconoscere che è stato fatto loro un torto bello e buono, senza giri di parole, senza tenere una posizione bipartisan. Bisogna dirlo forte, soprattutto noi occidentali. Poi, si potrà dialogare e trovare soluzioni. Anche gli arabi che, come ho già detto, sono esseri ragionevoli, sapranno dialogare. Ma senza questo riconoscimento, qualsiasi dialogo sarà del tutto vuoto, per quanto ben intenzionato. Qualsiasi iniziativa di ricucire un rapporto tra le parti in causa, che aggiri questo riconoscimento, si baserà su un "non detto" che prima o poi scoppierà, specialmente perché l'ingiustiza è ancora viva e attuale. I profughi palestinesi sono ancora là, al Mogamma del Cairo, che fanno la fila per ottenere un permesso di residenza, presso uno sportello riservato a loro, visto il loro grande numero. Sono una realtà quotidiana per ogni egiziano e ogni arabo. Non si può rimediare al passato, ma non si può nemmeno rimuovere questa ferita storica, altrimenti causerà nuovi conflitti e nuove sofferenze, magari ad altri popoli ancora.

Ripeto ancora una volta che gli egiziani non hanno in testa la guerra con Israele, ma certamente lo stato nascente non ne sarà più succube, come è giusto che sia. Se è questo che Israele teme, allora ha tutte le ragioni di contrastare la democrazia in Egitto e non avrà altra scelta che allearsi, come ha già fatto in passato, con regimi dispotici e sanguinari. E questo che si vuole anche in Occidente? Continueremo ad avallare la folle politica di Israele? Non porterebbe a nulla di buono, né per noi né per Israele. Comunque, saranno gli arabi stessi a imporci un cambio di rotta, il giorno che si saranno rafforzati politicamente, magari unendo le proprie forze. Se però li anticipassimo, faremmo una figura migliore, più coerente con i principi democratici che andiamo insegnando a destra e a manca, con grande generosità.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

 


 

Date: 11 marzo 2011 20.40
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 28

 

Cari amici e amiche,

una breve newsletter questa sera, per mancanza di tempo.

In piazza Tahrir, quest'oggi, si è festeggiato il Giorno dell'Unità Nazionale, per dire no alle divisioni religiose nel paese e a chi tenta di alimentarle. Il predicatore del venerdì ha insistito molto su questo punto, chiedendo anche al governo di aprire un conto corrente, al quale i musulmani possano inviare donazioni per ricostruire la chiesa bruciata di Atfih. Durante la manifestazione, che ha radunato migliaia di persone, ha parlato anche Buthayna Kamel, la presentatrice televisiva che l'8 marzo guidava la marcia delle donne. Ha denunciato la corruzione della tv egiziana, che non sa far altro che essere asservita al potente di turno. C'era anche una delegazione di libici, i quali hanno dichiarato di essere molto fieri di trovarsi nella ormai mitica piazza Tahrir. Infine, una preghiera è stata rivolta anche al Giappone.

Qui sotto trovate un video della giornata, in inglese, ma le immagini parlano da sole:

http://www.youtube.com/watch?v=baOtMbn4o2s

Intanto, sembra che la polizia sia finalmente tornata al lavoro, mettendo un freno all'ondata di rapine e rapimenti di persone (allo scopo di chiedere un riscatto) che negli ultimi giorni ha sconvolto l'Egitto. Più esattamente (e non per coincidenza) i rapimenti sono iniziati dopo l'irruzione in varie sedi della sicurezza nazionale. I giornali hanno dato molto risalto alla notiza del ritorno della sicurezza nelle strade, tuttavia i ragazzi di Twitter, che hanno prontamente effettuato varie perlustrazioni delle città, sostengono che la polizia sia schierata solo nel centro, dove ci sono le telecamere della tv.

In piazza Tahrir, oggi, si è anche annunciata l'intenzione di raccogliere almeno un milione di firme per chiedere il processo di Mubarak. Nel frattempo, sono stati arrestati quattro dirigenti del Ministero degli Interni, accusati di aver ordinato di sparare sui manifestanti con munizioni vere. Due membri del Partito Nazional Democratico, invece, sono stati arrestati per il loro coinvolgimento in quella che è stata chiamata "la battaglia dei cammelli", con riferimento all'aggressione subita dai manifestanti, il 1 febbraio scorso, per mano di uomini pagati dal regime, a dorso, appunto, di cammelli. Sono piccoli passi significativi.

E nel frattempo, ci si prepara al referendum del 19 marzo sugli emendamenti costituzionali... Solo che, oggi, un sondaggio commissionato dal governo ha rivelato che il 57% degli egiziani voterebbe contro questi emendamenti, preferendo una nuova Costituzione, riscritta dalla a alla zeta. Cosa succederebbe allora in questo caso? Nessuno ci ha ancora veramente pensato, ma la data si avvicina.

Un abbraccio a tutti,

Elisa


Date: 12 marzo 2011 20.32
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 29

 

 

Cari amici e amiche,

il giorno del referendum sugli emendamenti costituzionali si avvicina e il dibattito ferve. Dopo i risultati dei sondaggi di ieri, che prevedono una maggioranza di no, sempre più voci si alzano per rifiutare gli emendamenti proposti, come quella di Amr Musa, che oggi ha dichiarato che voterà contro. Più di chiunque altro, sono gli esperti costituzionali e i docenti di scienze politiche che insistono nel dichiarare illegittimi gli emendamenti, perché la rivoluzione ha reso nulla l'intera Costituzione. I Fratelli Musulmani, invece, hanno espresso il proprio voto a favore, e ci mancherebbe altro visto che fanno parte della comissione per gli emendamenti costituzionali. Essi ritengono che si debba votare sì per assicurare una transizione pacifica, poi ci sarà tempo di fare ulteriori modifiche ed emendamenti. I fautori dei no, al contrario, sostengono che, in caso di mancata vittoria dei sì, l'unica cosa da fare sarebbe costituire una nuova commissione per redigere una nuova Costituzione, dato che quella vecchia, per decreto dell'esercito, resterebbe sospesa. Gli esperti dicono che la stesura di una nuova Costituzione non richiederebbe più di tre mesi. Ma mentre si profila una vittoria dei no agli emendamenti costituzionali, fonti militari preannunciano che, dopo il referendum, si procederà a riformare anche la legge sulla formazione dei partiti. Intanto, c'è anche il problema di spiegare questi emendamenti alla popolazione, affinché possa votare con coscienza e liberamente (facile comprare i voti dei più indifesi culturalmente, o influenzarli... oppure minacciarli), per non parlare del problema della sicurezza dei seggi. Ormai manca una settimana.

Nel frattempo, l'economia egiziana desta molte preoccupazioni, tanto che il Ministero delle Finanze ha persino predisposto un conto bancario, sul quale è possibile versare un contributo per risollevare le finanze del paese.  Possono fare versamenti su questo conto sia gli egiziani residenti in Egitto, sia gli espatriati (anzi, soprattutto gli espatriati, visto che in genere sono più benestanti). Numero del conto? 25 01 2011. Il solito umorismo egiziano...

La notizia del disastro in Giappone, tuttavia, ha colpito anche l'Egitto, riaccendendo il dibattito (un po' come in Italia), sul programma nucleare che era stato avviato dal vecchio regime (ebbene sì, non c'è solo Ahmadinejad che ha queste aspirazioni!). Gli egiziani sono spaventati ora, anche se credo che, al momento, il nucleare non sia la priorità e dovrà passare del tempo prima di tornare a discuterne.

Continuano purtroppo le denunce di torture da parte dell'esercito, dopo lo sgombero di piazza Tahrir del 9 marzo. Decine di persone, tra cui 17 donne e molti artisti, sono ancora detenute non si sa dove e gli avvocati che hanno chiesto di assistere i prigionieri non hanno ottenuto alcuna risposta. Ci si aspetta la liberazione di alcuni dei prigionieri al più presto, ma intanto restano dubbi e amarezza per il comportamento dell'esercito.

Sul versante religioso, invece, mentre continuano molte iniziative in sostegno dei cristiani di Atfih, dopo l'incendio alla loro chiesa, il primo ministro Sharaf ha incontrato i rappresentanti dei copti all'estero. Ha assicurato loro che considererà attentamente la possibilità di dar loro il diritto di votare anche all'estero. Al Cairo, intanto, prosegue la protesta dei copti davanti al palazzo della tv. Chiedono, tra l'altro, la ricostruzione della chiesa di Atfih (promessa dall'esercito, ma su cui si sta ancora dibattendo) e il processo dei responsabili dell'incendio (incluso i mandanti). Ecco un video della protesta:

http://www.youtube.com/watch?v=ci7hJ3SKbhA

Un saluto affettuoso a tutti,

Elisa

 


 


Date: 13 marzo 2011 20.31
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 30

 

 

Cari amici e amiche,

iniziamo con una buona notizia: il rilascio di Ali Sobhi e altri ragazzi, arrestati lo scorso 9 marzo, durante lo sgombero di piazza Tahrir da parte di esercito e baltagheya. Ali Sobhi è un artista di strada, per il rilascio del quale si sono mobilitati in molti. Speriamo che gli altri ragazzi e ragazze, ancora detenuti, siano rilasciati presto, perché torture e abusi da parte di chicchessia non si possono tollerare. Ed è bene ricordare che sono ancora tante le persone scomparse dal 28 gennaio.

A queste scarcerazioni si aggiunge anche quella di due attivisti politici islamisti, in prigione da più di trent'anni. Ma per tante persone che escono dal carcere, molte altre rischiano di entrarci. Si è saputo ieri, per esempio, che la lista di persone accusate di essere i mandanti della "battaglia del cammello", per lo più esponenti del Partito Nazional Democratico, si sta allungando, mentre Zahi Hawass, l'ex ministro dei beni archeologici, è sempre più nei guai. Si dice persino che abbia fatto dono all'ex first lady, Suzanne Mubarak, di un prezioso gioiello antico, proprietà dello Stato naturalmente, che avrebbe dovuto stare in un museo. Beh, c'è chi ha Bondi e chi Hawass! Sempre in ambito culturale, anche Ibrahim al-Moallim, direttore di Dar al-Shorouk, è attaccato da varie parti con l'accusa di essersi appropriato di terre statali (tanti sono accusati di questo) e di aver ottenuto il monopolio dell'editoria egiziana, in cambio di qualche favorino al potere, tipo la censura di scrittori come Alaa al-Aswani.

Un'altra buona notizia, tuttavia, è l'inizio della ricostruzione della chiesa di Atfih (e speriamo che sia anche presto conclusa). Ecco un video che registra l'evento:

http://www.youtube.com/watch?v=UaD7V34k6Ik&feature=player_embedded

Inoltre, una delegazione di copti di Atfih si è recata oggi al Maspero, il palazzo della tv, per parlare con i manifestanti ancora assembrati nei dintorni. Sono venuti fin lì per aggiornare di persona i loro confratelli sulla situazione in Atfih, dato che - parole loro - l'informazione della tv egiziana in proposito ha lasciato molto a desiderare. Nonostante ciò, i manifestanti copti hanno deciso di continuare la loro manifestazione, finché tutte le loro richieste non saranno soddisfatte.

Oggi, poi, si è finalmente saputo che cosa fosse venuto a fare al Cairo l'emissario di Gheddafi. Pare che abbia chiesto all'Egitto di rifornire il dittatore libico di armi, richiesta prontamente rifiutata dal Supremo Consiglio delle Forze Armate. O almeno speriamo...

Tuttavia, l'argomento che continua a tenere banco nel dibattito interno egiziano è il referendum sugli emendamenti constituzionali. Dopo il no dichiarato da Amr Musa, El Baradei ha affermato che sarebbe meglio abolire del tutto il referendum. I due principali candidati alla Presidenza, dunque, sono nettamente contrari a questi emendamenti. Anche la nostra amicaTahani al Jibaly ha espresso un importante no agli emendamenti costituzionali. In quanto vice presidente della Corte Costituzionale e, soprattutto, prima donna giudice in Egitto, il suo no è molto influente. Al-Jibali ha ampiamento espresso la sua posizione in un'intervista al quotidiano Al-Masry al-Youm, della quale allego il link (versione in inglese) per chi voglia leggere direttamente le sue parole:

http://www.almasryalyoum.com/en/node/347797

Riassumendo, Tahani al-Jibaly suggerisce ai cittadini di votare no agli emendamenti per il modo in cui sono stati imposti, senza dare tempo al dibattito e senza nessuna consultazione con la Corte Costituzionale, l'organismo più adatto a pronunciarsi in materia. Il sì agli emendamenti, secondo al-Jibaly, porterebbe alla pericolosa riattivazione della Costituzione ora sospesa, con la paradossale conseguenza che l'esercito non potrebbe più indire elezioni, perché la Costituzione non lo consentirebbe. Al Jibaly, come El Baradei, propone invece di ricorrere a una dichiarazione costituzionale temporanea per il periodo di transizione e a un consiglio presidenziale costituito da civili e militari. Questa soluzione sarebbe valida nel caso di vittoria dei no al referendum. E a chi dice che la nuova Costituzione si potrebbe avere una volta eletto il nuovo parlamento, al-Jibaly fa notare che, nel caso in cui questa prevedesse l'abolizione della Shura (una delle due camere), come si sta discutendo, allora si dovrebbero mandare a casa centinaia di parlamentari e si sarebbero così spesi soldi inutili per le elezioni. Da qui l'importanza di tenere prima le elezioni presidenziali, in accordo con una dichiarazione costituzionale transitoria, e poi redigere la nuova Costituzione, in accordo della quale tenere in seguito le elezioni parlamentari. Questo garantirebbe inoltre la rappresentatività di tutte le forze politiche, che avrebbero il tempo di organizzarsi.

Infine, nella stessa intervista, al-Jibaly ha anche commentato quanto successo alla marcia delle donne dell'8 marzo. Lei sostiene che, dal punto di vista legale, i diritti delle donne sono ormai ben garantiti, tuttavia non sono ancora "attivati" nella società. Ha anzi sottolineato che, da questo punto di vista, si sta assistendo a una regressione nel paese. Inoltre, al Jibaly afferma che sia giusto e normale vedere in Egitto tante proteste di categoria, una dichiarazione in netta contrapposizione con l'atteggiamento dei molti che sostengono che non sia il momento di ulteriori proteste, perché potrebbe portare al caos. Al-Jibaly si distingue dal coro, dicendo che l'esplosione di rivendicazioni, alla quale si assiste oggi nel paese, è interamente parte della vita democratica e pertanto non va oppressa. Le donne, in particolare, dovrebbero approfittare della rivoluzione per ribadire e rivendicare tutti i propri diritti. Immagino sia una pia illusione, ma una Tahani al-Jibaly Presidente non mi dispiacerebbe per niente!

Affettuosi saluti a tutti,

Elisa
                                      


Date: 14 marzo 2011 20.16
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 31

 

Cari amici e amiche,

l'esercito egiziano è riuscito a sollevare dubbi su di sé anche oggi, questa volta a proposito della manifestazione dei copti. Ieri, c'era stato un incontro tra i copti ancora assembrati sotto il palazzo della tv e il vice premier Yehia al-Gamal, il quale aveva promesso loro il rilascio di undici cristiani, arrestati per non aver rispettato il coprifuoco. Questa promessa, e il fatto che la costruzione della chiesa di Atfih era cominciata, avevano convinto i copti a tornare a casa. Tuttavia, una parte di loro aveva deciso di restare. I vertici ecclesiastici, allora, avevano chiesto tempo fino alle sei di questa mattina per convincere gli ultimi giovani a lasciare il posto, ma l'esercito non ha aspettato. All'alba di questa mattina, quando molti ragazzi erano ancora immersi nel sonno, hanno sgomberato il luogo con la consueta violenza, già vista in piazza Tahrir cinque giorni fa. Ci sono stati diversi feriti, anche seriamente. Altro che esercito e popolo, una mano sola!

L'esercito ha davvero perso la pazienza ultimamente e l'annuncio che il giorno 19 marzo, data del referendum, sarà proibita qualsiasi manifestazione non è rassicurante, specie perché chiunque contravvenga al divieto sarà trattato come un baltagheya. E ora l'esercito ha decretato che i baltagheya possano essere persino condannati al carcere a vita! Naturalmente, i baltagheya che hanno aiutato nello sgombero di piazza Tahrir erano solo cittadini stufi delle manifestazioni. Sì, è vero, erano armati, però bisogna capirli, poverini... Sicuramente, il 19 marzo sarà un momento delicato e pericoloso per il futuro dell'Egitto.

Ma nonostante il clima rovente, gli egiziani sono sempre al massimo dell'ottimismo, che si concretizza in un'incontenibile voglia di fare. I numerosi appelli alla produttività, che circolano specialmente su internet, sono parte di questa atmosfera positiva. Si chiede a tutti di dare il massimo nel proprio lavoro, ognuno nel proprio campo. La ruota della produzione deve riprendere a girare ad alta velocità, se si vuole salvare il paese da una crisi economica imminente. Dunque, si chiede a ciascuno di lavorare più a lungo e i maniera più efficiente. "Se prima lavoravamo otto ore - dicono - ora dobbiamo lavorare dieci ore".

E' il tipico sentimento di unità egiziano a manifestarsi, profondamente radicato nelle coscienze dai tempi dei faraoni. Questa caratteristica tutta egiziana costituisce una grande forza, la forza della collettività. Noi italiani, che a malapena riusciamo a festeggiare l'unità d'Italia, per di più in maniera maldestra e poco convinta, facciamo fatica a capire questo lato del carattere egiziano. I loro discorsi patriottici ci fanno sorridere, ma sono del tutto sinceri, senza tradursi però ( e questa è la cosa che apprezzo) in nazionalismo che esclude gli altri, né in senso di superiorità razzista. Al massimo può manifestarsi in un senso di fierezza per la propria storia che, prima della rivoluzione, era anche misto a dolore per la decadenza subita nei secoli e l'incapacità di uscire dall'oppressione, per poter realizzare le proprie grandi e uniche potenzialità. Ecco, è esattamente questa speranza che è tornata nei cuori degli egiziani. Allora, si aprono forum di discussioni, dove si chiede ai partecipanti di immaginare l'Egitto del futuro e di dire cosa sognano per il proprio paese. Mi ha colpito un ragazzino che ha detto: "Vorrei che in futuro fosse l'America a chiedere aiuto all'Egitto, e non viceversa". Nessuno gli ha riso in faccia, anzi il sogno del ragazzino è stato incoraggiato ed è condiviso anche da molti adulti. Sognare è una cosa che fino a due mesi fa gli egiziani non potevano permettersi, ora invece sognano in grande. Per adesso, il primo scoglio da superare è il referendum, ma passo passo si può arrivare lontano...

Un abbraccio a tutti,

Elisa

 

 

 


 

 

Date: 15 marzo 2011 18.42
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 32

 

 

 

Cari amici e amiche,

finalmente è arrivata una notizia che da tempo si aspettava in Egitto: lo scioglimento ufficiale dell'Amn al-Dawla, le forze di sicurezza statale tanto odiate. E' stato il Ministro degli Interni a dare l'annuncio, che ha riempito di gioia i giovani della rivoluzione, specie quelli che vi avevano quotidianamente a che fare. L'euforia è stata però subito seguita da grande cautela, perché il Ministro ha anche annunciato la costituzione di un nuovo organismo di protezione dello stato, che si chiamerà al-Amn al-Watani, Sicurezza Nazionale. Ovviamente si teme che il cambiamento sarà solo nel nome, da statale a nazionale, e niente di più, anche se il Ministro ha assicurato che il nuovo organismo dovrà operare in sintonia con le altre istituzioni dello stato (cioè sotto controllo) e ripettando i diritti umani. I suoi compiti riguarderanno principalmente la lotta al terrorismo e la salvaguardia dello stato da attacchi esterni e interni. Tutto ciò può suonare bene, ma bisognerà naturalmente vedere come verrà messo in pratica. Intanto, molte persone già chiedono che il nuovo organismo di sicurezza operi sotto stretta sorveglianza giudiziaria e che gli agenti della vecchia Sicurezza siano processati. Ci mancherebbe che venissero riassunti di nuovo!

In attesa della grande battaglia del prossimo referendum, tra dibattiti e preoccupazione, si registrano alcune piccole vittorie importanti, effetti collaterali significativi della rivoluzione. L'Università di Ayn Shams, una delle università del Cairo, ha deciso oggi di eliminare la casella "religione" dal documento necessario a candidarsi alle elezioni studentesche. Mica da poco, se si considera che la religione è ancora un dato richiesto sulla carta d'identità egiziana, fonte di possibili discriminazioni. Del resto, l'indicazione della religione è necessaria, in un paese dove la legge, in alcuni casi, si applica proprio a seconda della religione, specie in questioni riguardanti il diritto familiare. Un musulmano, ad esempio, non può sposare una cristiana e i cristiani non possono divorziare. La decisione di questa università, allora, si pone all'avanguardia sulla strada verso una società laica.

Talvolta, tuttavia, le vittorie sono di natura intima e personale. Noto spesso dei tweet che commentano i cambiamenti che la rivoluzione ha provocato all'interno delle famiglie. Uno di  Mio padre ha spento la tv di stato e mi ha chiesto: cosa si dice su Twitter?". Immagino le discussioni precedenti tra il padre e la figlia sul fare politica, sul manifestare in piazza, ecc. ecc. Un altro tweet di oggi, invece, sempre di una ragazza, diceva con gran divertimento e soddisfazione: "Vedo le mie zie discutere di emendamenti costituzionali!". E io, allora, immagino due signore velate, abituate solo a cucinare e a parlare dei nipotini, che sorseggiano il té, discutendo animatamente degli argomenti a favore del sì e del no. Uno spasso! Un altro tweet di un po' di tempo fa, questa volta di un ragazzo, raccontava: "Ieri è venuto a cercarmi a casa mia un gruppo di agenti della sicurezza... Pensate un po'! Il mio portiere li ha cacciati via a calci nel sedere!". Piccole, grandi soddisfazioni di giovani che, probabilmente, prima della rivoluzione, subivano il continuo rimprovero, o almeno la disapprovazione, di parenti e conoscenti, che scoraggiavano il loro attivismo nella società.

In foto, studenti universitari che manifestano.

Un caro saluto,

Elisa

 

 

 

 

 

 

 



 

Date: 16 marzo 2011 20.35
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 33

 

 

 

Cari amici e amiche,

la campagna per il referendum è a pieno regime. Ormai, gli schieramenti per il sì e per il no sono chiari. I più grandi sostenitori del sì sembrano essere i Fratelli Musulmani, che stanno distribuendo quantità colossali di volantini in tutte le province e organizzano conferenze ovunque. Con loro anche il nuovo partito Wasat, moderatamente islamista, il quale ha però dichiarato che avrebbe accettato qualsiasi risultato scaturito dal referendum. Tra i sostenitori del sì ci sono anche i salafiti, gli islamisti più "aggressivi".  Suppongo che il sostegno al sì da parte degli islamisti, che può sembrare curioso, data la loro opposizione al vecchio regime, abbia a che fare con la possibilità di conquistare un gran numero di seggi nel nuovo Parlamento, se si andrà presto a elezioni. Se invece passasse più tempo, è probabile che il loro numero di seggi scenderebbe drasticamente, dato che sono di fatto una forza minoritaria nel paese.

Del fronte del no, invece, fanno parte tutti i partiti e i movimenti di opposizione, oltre ad alcune personalità in vista. Tra i sostenitori del no, si è ormai consolidata l'abitudine a parlare degli emendamenti costituzionali come di una "toppa" alla Costituzione. El Baradei ha già espresso da tempo la sua posizione. Il Fronte Democratico, dal canto suo, ha invitato i Fratelli Musulmani a un ripensamento sul referendum, nell'interesse del paese. Zakariya Abdel Aziz, l'ex presidente del Club dei Giudici, ha definito gli emendamenti costituzionali, ai quali è fortemente contrario, un trapianto d'organi su un cadavere. Immagine chiara ed espressiva! Per la Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, poi, l'idea degli emendamenti proverrebbe direttamente da Mubarak. In effetti, qualche dubbio c'è...

Nel bel mezzo di questa campagna referendaria, si è fatta sentire anche la voce del mufti d'Egitto, il quale ha affermato che votare al referendum è un dovere, mentre l'articolo 2 della Costituzione (quello sull'islam religione di stato) non si deve toccare nel modo più assoluto. Risposta indiretta alle richieste dei copti...

In allegato, troverete tre immagini interessanti della propaganda referendaria: una per il sì (in verde), che dice "sì agli emendamenti costituzionali, al ritorno veloce alla stabilità, a una nuova Costituzione secondo regole giuste e organizzate"; uno per il no (in rosso) che dice "no alla toppa della Costituzione, ad una Costituzione che ha perso legittimità, a una Costituzione che crea dittatori" e uno neutrale, che invita semplicemente a votare (tricolore), dicendo "io partecipo al referendum e, qualunque sarà il risultato, rispetterò l'opinione altrui". Comunque vada, sono in molti a dire che, in ogni caso, poter esprimere la propria opinione è già un'enorme passo avanti.

Ma oggi sono anche tornati in piazza i manifestanti. Un primo gruppo sotto il Maspero, il palazzo della tv, dove si chiede di rimuovere tutti i vertici dell'informazione. Un secondo gruppo, invece, si è radunato davanti al Museo Egizio, per protestare contro le torture dell'esercito. Le testimonianze in proposito aumentano di giorno in giorno, anche molte donne sono state torturate. Ci sono foto e video che circolano su internet, tra l'altro spesso censurati da Flickr e Yahoo con varie scuse. Come ha commentato amaramente un giovane, il museo che dovrebbe preservare la storia degli egiziani si è tramutato ora in un centro specializzato per torturarli. Purtroppo, lì al museo egizio, non si vede alcuna differenza tra l'esercito e il vecchio Amn al-Dawla e, naturalmente, si ha già notizia di alcuni arrestati tra i manifestanti.

Una notizia che mi ha colpito molto, invece, è stato l'annuncio, da parte dei ferrovieri, della sospensione delle proteste, considerando la crisi economica che sta attraversando il paese (pare che l'Egitto, da quando è iniziata la rivoluzione, abbia perso 100 miliardi di dollari, anche se la cifra cambia da giornale a giornale). I ferrovieri, allora, hanno promesso di rimandare le loro rivendicazioni a tempi migliori. Ma la cosa non finisce qua, perché hanno anche promesso di donare un giorno di paga in sostegno dell'economia nazionale, e sto parlando di gente che fa la fame. Gente che non ha di che vivere, sì, ma che ha grande dignità e crede nel futuro del proprio paese.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

          

 


 

Date: 17 marzo 2011 16.38
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 34

 

Cari amici e amiche,

manca poco, ormai, al referendum. L'esercito ha decretato che domani, vigilia della consultazione popolare, i mass media si astengano dal dibattere gli emendamenti costituzionali. Naturalmente, questo divieto non può riguardare le moschee e, siccome domani è venerdì, è probabile che la propaganda referendaria prosegua per bocca dei predicatori (a proposito, lo sceicco di al-Azhar e il Ministro delle Fondazioni Islamiche si recheranno, per la preghiera del venerdì, ad Atfih). Sempre nell'ambito della propaganda referendaria, c'è anche chi dice che la questione si riassume nella scelta seguente: se hai più fiducia nella gente che nell'esercito, allora vota sì agli emendamenti, perché il passaggio di poteri sarà più veloce; se invece hai più fiducia nell'esercito che nella gente, allora vota no. Anche questo è un punto di vista...

Intanto, Ayman Nur (Partito al-Ghad) ha annunciato ufficialmente la propria candidatura alle presidenziali. Per il programma, tuttavia, si dovrà aspettare fino a dopo il referendum.

A proposito di fiducia nell'esercito, le polemiche sulle torture dei militari nel museo egizio non si placano, anche se i giornali non danno loro il giusto rilievo, impegnati come sono a non inimicarsi le forze armate. Oggi, il capo della polizia militare ha dichiarato che l'esercito non ha mai torturato nessuno, né baltagheya né semplici cittadini. Secondo lui, i video che girano su internet sono falsi e c'è qualcuno che vuole seminare zizzania tra la gente e i militari. Purtroppo, le testimonianze di torture sono sempre più diffuse e concordi. Le parole del capo della polizia militare ricordano il vecchio modo di fare delle forze di sicurezza ormai sciolte. Beh, anche i metodi di tortura sono gli stessi, dopotutto. Pertanto, la voce che si stia pensando di riutilizzare molti degli agenti del vecchio apparato di sicurezza anche nel nuovo, fa davvero rabbrividire. Al  link qui sotto potrete trovare uno dei tanti video sulle torture circolanti su internet. Raccoglie la testimonianza di una ragazza arrestata il 9 marzo dai militari e portata al Museo Egizio. Il video è sottotitolato in inglese:

http://www.youtube.com/watch?v=ajCe1km7UFM

Un altro argomento di grande dibattito al momento è l'arresto di una presunta spia per conto degli israeliani. E' un cittadino giordano di 34 anni, sposato a un'egiziana, proprietario di un ditta di telecomunicazioni satellitari. Sarebbe stato arruolato dal Mossad per spiare, con l'aiuto della tecnologia a sua disposizione, le telefonate e le conversazioni di importanti personalità egiziane, oltre che le opinioni delle persone in strada. Sarebbe anche stato incaricato di tracciare una mappa della rete di distribuzione del gas verso Israele. A tale scopo, avrebbe approfittato del vuoto di sicurezza durante i giorni della rivoluzione, entrando indisturbato in Egitto per compiere la sua missione. Si pensa che nella rete spionistica siano coinvolte anche altre persone, egiziani e israeliani, ma le indagini sono appena cominciate. Casi del genere, comunque, non costituiscono una novità per l'Egitto. L'unica particolarità è che si tratta del primo caso di spionaggio israeliano del dopo-Mubarak. Inoltre, desta interesse per il legame con la questione della vendita del gas a Israele, che molti giovani della rivoluzione stanno chiedendo di sospendere (si è calcolato che l'Egitto, vendendo il gas a Israele sottocosto, avrebbe perso 17 miliardi di lire egiziane).

Gas e acqua. Attorno a queste importanti risorse si prefigura una dura battaglia. La guerra per l'acqua è particolarmente preoccupante, poiché i paesi del bacino del Nilo hanno deciso unilateralmente di rivedere il trattato sulla spartizione dell'acqua del fiume. All'Egitto spettava la quota più grande, ma ora, paesi come l'Etiopia, l'Uganda, il Burundi, ecc.,  si sono alleati per ridiscutere i diritti dell'Egitto sulle acque del Nilo. La questione è scoppiata già l'anno scorso, tuttavia non si è ancora trovata una soluzione. L'Egitto, che dipende interamente dal Nilo (non si dice forse "Egitto, dono del Nilo"?), certo non può permettere che gli si rubi l'acqua, solo che è l'ultimo a usufruirne, e se l'Etiopia, come ha di fatto annunciato, costruirà quattro dighe che ridurrano drasticamente la sua razione di acqua, che cosa farà? Vedremo se il nuovo governo saprà affrontare il problema in maniera più efficace del vecchio regime, il quale, praticamente, non ha mosso un dito.

E visto che si è parlato di referendum e di Nilo, in allegato troverete un'altra immagine della propaganda referendaria. Una barchetta, forse una feluca, veleggia sul Nilo, portando scritto sulla vela: "Egitto". Davanti alla barchetta, il fiume si divide in due rami: su uno sta scritto "sì" e sull'altro "no". Sotto, in basso a destra, sta scritto invece: "L'Egitto andrà fino in fondo", sottinteso "al processo democratico".

Cari saluti a tutti,

Elisa

 

 

 


 

Date: 18 marzo 2011 18.35
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 35

 

Cari amici e amiche,

mentre nel Giappone la situazione si aggrava, mentre ci si prepara alla no-fly zone sulla Libia (e chissà cos'altro), mentre in Oman la gente è in sciopero, mentre in Bahrein gli sciiti in rivolta, violentemente repressi, minacciano di chiedere aiuto all'Iran, mentre in Yemen si spara sui manifestanti, uccidendone a decine, mentre la sollevazione in Siria sta crescendo, l'Egitto vive in relativa tranquillità la vigilia del referendum. Le tv tacciono, come voluto dall'esercito, ma i dibattiti proseguono altrove, ad esempio all'Essawi Center, dove si è tenuto un dibattito sul sì e sul no, al quale ha partecipato anche Tahani al Jibaly. Oppure in piazza Tahrir, dove si sono radunate alcune centinaia di persone, di fronte alla presenza massiccia dell'esercito, per dire no agli emendamenti.

In attesa degli eventi di domani, approfitterei dunque per evidenziare un aspetto estremamente interessante della rivoluzione egiziana: i rivolgimenti interni ai Fratelli Musulmani. Infatti, questa rivoluzione ha evidenziato con forza le correnti e i conflitti che attraversano la Fratellanza, che sicuramente avranno sviluppi avvincenti. Tanto per cominciare, si assiste all'emergere di una giovane generazione di Fratelli Musulmani che contestano la leadership storica. Dopo il successo della rivoluzione egiziana, questa nuova generazione ha minacciato, con una vera e propria rivolta nella rivolta, di spodestare gli anziani capi della Fratellanza, se non fosse stato concesso loro più spazio. E dare più spazio a una nuova, giovane leadership, significa cambiare il modo di far politica, verso un pieno rispetto delle regole democratiche, come già si è potuto constatare nei giorni della lotta contro Mubarak.

Ma l'aspetto meno conosciuto della Fratellanza è che, al suo interno, esistono anche le Sorelle Musulmane. Può sorprendere, visto gli atteggiamenti misogeni all'interno del movimento e le sue posizioni conservatrici in materia di donne. Eppure, le Sorelle Musulmane rappresentano circa il 25% dei membri, una cifra per nulla trascurabile, che dovrebbe far riflettere. Inizialmente, alle origini del movimento, le donne della Fratellanza erano mogli e figlie dei militanti, tutti maschi. A loro si affidavano compiti di rilevanza sociale, come la cura dei malati o il nutrimento dei poveri, funzioni tipicamente femminili. Poi, con il tempo, le donne hanno cominciato a prendere parte all'attività politica del movimento, candidandosi al Parlamento (come indipendenti, ovviamente, dato che i Fratelli Musulmani erano fuori legge e non potevano partecipare alle elezioni in quanto partito). Infine, durante la rivoluzione, le Sorelle Musulmane sono scese in piazza in gran numero, accanto ai colleghi maschi. Per molte di loro, certamente molto conservatrici in materia di costumi, era la prima volta che passavano la notte fuori casa, per più notti di seguito, e per di più in un ambiente affollato di uomini! Questa esperienza le ha di certo cambiate, rendendole consapevoli delle proprie potenzialità e della propria forza. Adesso, non vogliono essere rispedite a casa. Vogliono un ruolo maggiore nel movimento, vogliono accedere alle cariche più alte, alla dirigenza, come gli organi legislativi ed esecutivi della Fratellanza. E chissà, stanno anche pensando seriamente che, forse, una donna avrebbe anche diritto a candidarsi alla Presidenza. Perché no? Si prevedono sviluppi davvero interessanti all'interno dei Fratelli Musulmani...

Per finire, vi lascio con un rap, le cui immagini riassumono i giorni della rivoluzione. Il ritornello dice: "sono egiziano e non è facile spezzarmi!".

http://www.youtube.com/watch?v=S0Y3D9ohyFw

Un affettuoso saluto a tutti,

Elisa


Date: 19 marzo 2011 21.41
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 36

 

 

 

Cari amici e amiche,

oggi è stata una giornata memorabile per l'Egitto, già entrata nella storia del paese. I seggi hanno aperto alle 8 del mattino e da subito c'è stata un'affluenza immensa, in alcuni casi incontenibile. Se nel passato l'astensione dal voto si aggirava attorno al 90%, oggi l'affluenza è stata tale che non tutti sono riusciti a votare. Alcuni si sono arresi dopo ora di attesa. A mezzogiorno, le urne già scoppiavano e molti seggi avevano esaurito le schede, tanto da doverne stampare in fretta delle copie aggiuntive. Del resto, questa è stata la prima consultazione elettorale in Egitto, davvero rispettosa - si pensa - della volontà popolare. Nessuno ha voluto restarne fuori, tutti erano eccitati dalla novità, soprattutto perché è stato il popolo a guadagnarsela.

Le votazioni sono state una festa, consoderato il buon umore dei votanti. Erano talmente felici di poter esprimere il proprio voto, da non preoccuparsi più, per qualche ora, del risultato finale. Una ragazza ha dichiarato: "Ho accompagnato la mia nonnina di 83 anni a votare. Era la prima volta per lei!". Sì, perché tantissimi anziani sono andati a votare per la prima volta proprio oggi, convinti che la loro voce potesse davvero fare la differenza in questa occasione. Una signora anziana, dopo aver votato, si è persino messa a sventolare una bandiera cantando. Un anziano signore, invece, ha voluto precisare: "Questo voto non è per me, ma per i miei figli e nipoti, morti in piazza Tahrir". Sono stati tanti, in questo giorno, a ricordare le vittime della rivoluzione, che con il loro sacrificio hanno permesso la realizzazione di questo sogno. L'euforia degli egiziani - non so come altro descriverla! - è palpabile anche a distanza. Il loro risveglio, questa mattina, ha avuto un gusto del tutto particolare. 

La cosa sorprendente è stato vedere gli egiziani pazientare in fila (se penso alle lotte furibonde che ho fatto in passato per avere un visto, in mezzo a folle selvagge!), ma questa volta - come ha puntualizzato un giovane - non è la fila per il pane. E quando dico fila, intendo persone ordinatamente allineate per centinaia di metri. Se non ci credete, date un'occhiata a questo video impressionante (ed è solo uno dei tanti):

http://www.youtube.com/watch?v=dr2VB9x35NE

Il sole era già bollente, ma nessuno si è lamentato, anzi qualcuno ha persino commentato: "Sono qua da ore sotto il sole e l'entrata al seggio è ancora lontana, eppure mi sento così bene!". Gli egiziani, oggi, erano felici come bambini al Luna Park!

Ogni seggio era presieduto da un giudice che controllava che ogni scheda fosse timbrata. In caso contrario, apponeva lui una firma per convalidare la scheda. Dunque, le schede erano considerate valide solo se avevano un timbro o una firma. Il votante doveva presentare la propria carta d'identità, gli scrutatori registravano i suoi dati e gli prendevano l'impronta di un polpastrello. Dopo aver imbucato la scheda nell'urna, il votante doveva immergere un dito in un inchiostro fucsia fosforescente (vedere per credere), utile a distinguere chi aveva già votato, nel caso in cui si fosse ripresentato al seggio. Dopodiché, il votante poteva uscire e allora  esibiva con grande orgoglio il dito colorato. Quante foto sono state fatte di queste dita! C'è persino una pagina di Facebook che vuole raccoglierle tutte per fare una mostra. Per avere un'idea di cosa parlo, date un'occhiata alle foto che vi allego. In una c'è scritto: "Il dito della libertà".

Polizia ed esercito hanno stazionato fuori dei seggi, disciplinando i votanti in fila. Alcuni giudici, tuttavia, non sono riusciti a raggiungere in tempo i seggi delle zone meno accessibili, soprattutto nell'Alto Egitto. In questi casi, l'esercito è stato molto utile, perché ha provveduto a trasportarli a destinazione con elicotteri. In generale, comunque, non ci sono stati interventi degni di nota da parte delle forze di sicurezza.

Gli egiziani hanno fatto valere i loro diritti anche mentre erano in fila, in attesa di votare. Il governatore di Qasr el Ayn, ad esempio, appena giunto al seggio, si è precipitato a votare passando davanti a tutti, ma le persone in fila l'hanno letteralmente cacciato via, furibonde. Anche la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani è stato costretto a rispettare il turno, mentre alle persone anziane è stata data la precedenza. Il mufti, invece, viste le migliaia di persone in attesa davanti al suo seggio, ha preferito fare dietro front e tornare qualche ora dopo. Amr Musa, tra i primi a votare, ha insistito per fare la fila, nonostante molti sostenitori lo invitassero a passare davanti. Ha fatto bene, visto quanto è successo al governatore di Qasr al Ayn! Alcuni seggi hanno organizzato due file separate per donne e uomini, abitudine già in uso in alcune banche o in altri uffici pubblici, per evitare che le donne subiscano palpeggiamenti indesiderati. Molti, poi, hanno portato con sé i bambini, perché imparassero come si fa a votare, cosa che ha reso l'atmosfera ancora più festosa. E Mubarak? Beh, all'inizio non si è fatto vivo, tanto che girava la battuta che forse aveva dimenticato i documenti nel palazzo presidenziale, il giorno della fuga. Poi, è girata la voce che si fosse recato a votare a Sharm el Sheykh, con tutta la famiglia. Come c'era da aspettarsi, hanno tutti votato sì.

I copti sono andati a votare in massa, suore e monaci compresi, seguendo le indicazioni delle varie chiese. Anche Papa Shenouda, appena tornato dagli Stati Uniti, dove si è recato per farsi curare, è giunto a gran fatica al seggio di Shubra per votare. Rimane solo il rammarico per i 12 milioni di egiziani all'estero, ai quali non è stata data la possibilità di votare. Speriamo che sarà per la prossima volta.

Tutto sommato, se non si tiene conto di qualche confusione con le procedure, le operazioni di votazione sono andate bene, senza episodi di violenza. Per ora, non ci sono state denunce di gravi violazioni, ma è presto per dirlo, specie per i seggi dell'Alto Egitto, meno controllati mediaticamente. Tuttavia, sono purtroppo avvenuti alcuni fatti spiacevoli che hanno gettato un'ombra sulle votazioni, seppur senza intaccare il grande successo della giornata. Mohammed el Baradei, ad esempio, tornato apposta dall'India per partecipare al referendum, è stato aggredito brutalmente nel momento in cui è giunto al seggio del Moqattam. Bande di baltagheya e salafiti hanno bersagliato la sua auto con pietre, impedendogli di entrare (ha poi votato altrove). Polizia ed esercito sono intervenuti solo molto tardi, quando El Baradei era ormai andato via, per separare i baltagheya dai suoi sostenitori, tra i quali stava per esserci uno scontro diretto. El Baradei era giustamente furibondo e amareggiato, ma come al solito questo attacco è strano. L'ora di arrivo di El Baradei al seggio era stata annunciata, pertanto era possibile organizzare la sicurezza. Come mai polizia ed esercito erano latitanti?

Altra ombra sulle votazioni è stato l'arresto di Ragia Omran e di sua sorella. Ragia, avvocato in possesso di un permesso ufficiale per assistere alle operazioni del seggio, ha chiesto di poter tenere sotto controllo le procedure, ma in tutta risposta è stata arrestata, senza un motivo chiaro. Si aspettano ancora notizie sue e della sorella. Sono inoltre stati segnalati diversi tentativi di indirizzare i votanti verso una scelta precisa. I Fratelli Musulmani, in particolare, sono stati accusati di usare i vecchi metodi del Partito Nazional Democratico per convincere le persone a votare sì. Sono persino giunti a dire che votare sì era un dovere religioso. Sia il fronte del no, sia il fronte del sì, si sono impegnati fino all'ultimo a distribuire volantini, appesi anche alle porte dei seggi. In alcuni casi, ci sono stati momenti di tensione tre i due "partiti", specie ad Alessandria, tra il movimento 6 aprile e i Fratelli Musulmani. Qualcuno, invece, ha sollevato dubbi sulla reale segretezza del voto, garantita per lo più da tende scure, appese negli angoli delle sale di votazione. Tuttavia, in molti seggi le tende mancavano e ci sono video di gente che vota direttamente sull'urna (e sotto le telecamere!).

I seggi, alla fine, sono stati chiusi alle 19, eccetto quelli in ritardo per l'iniziale assenza dei giudici, rimasti aperti fino alle 21. In realtà, i seggi hanno chiuso le porte, ma dentro c'era ancora molta gente in attesa di votare. Le operazioni di scrutinio cominceranno solo quando queste persone avranno espresso il loro voto. I risultati dovranno essere pronti al massimo in 48 ore, 72 ore per alcuni seggi. Inutile dire che i risultati sono attesi con ansia.

Nonostante alcuni episodi negativi, dunque, la giornata è stata grandiosa. Il poeta palestinese Murid al-Barghuthi, rifugiato in Egitto, ha scritto un tweet oggi: "L'Egitto ha reso il mondo più bello". Altri la pensano così, ad esempio un egiziano che ha detto: "Sono uscito per votare sì, per paura delle conseguenze di un no, ma quel che ho visto nei seggi mi ha tranquillizzato, non importa quale sarà il risultato. Il paese è al sicuro nelle mani del popolo egiziano". Speriamo che le sue parole siano profetiche.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Date: 20 marzo 2011 20.25
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 37

 

 

 

Cari amici e amiche,

con rapidità inaspettata, i risultati del referendum sono stati proclamati questa sera, alle 19 ora egiziana, anche se già ieri notte si era capito come sarebbe andata a finire. Hanno vinto i sì agli emendamenti costituzionali con il 77%, per un numero di votanti pari a 18 milioni. Le varie forze politiche sostenitrici del no, con grande fair play, hanno immediatamente dichiarato di accettare il voto. La coalizione dei giovani della rivoluzione, per parte sua, ha affermato di non voler tornare in piazza per protestare contro il risultato. Tutti, indistintamente, sono soddisfatti di aver superato la prima vera prova democratica del paese, da sessant'anni a questa parte. L'euforia di ieri non si è ancora spenta. Un ragazzo ha ben espresso la sua contentezza, dicendo che l'Egitto, finalmente, ha sostituito l'immagine dei carri armati, alla quale è associato da quasi due mesi, con quella delle file per votare e delle dita color fucsia. La prossima tappa, adesso, saranno le elezioni parlamentari.

Pur accettando la volontà popolare, tuttavia, è innegabile che vi sia delusione nel campo del no, con critiche anche pesanti agli avversari per il comportamento da loro tenuto in occasione del referendum. Le critiche sono rivolte soprattutto ai Fratelli Musulmani, accusati di aver pesantemente condizionato la volontà dei votanti con trucchi da vecchio regime. Hanno organizzato pulman interi per portare la gente a votare, hanno offerto zucchero e olio ai più poveri, in cambio del loro voto positivo, hanno sfruttato il sentimento religioso dei più indifesi culturalmente, dichiarando che il voto contro gli emendamenti fosse un voto contro Dio, che avrebbe portato a una nazione guidata da miscredenti, ecc. ecc. Insomma, hanno fatto una campagna aggressiva ed eticamente poco corretta. Tuttavia, non sono stati gli unici. Nemmeno le chiese cristiane sono state tenere, descrivendo i Fratelli Musulmani come demoni che non vedono l'ora di trucidare tutti i copti.

Non credo, comunque, che il voto maggioritario per il sì sia dovuto solo alla forte pressione dei Fratelli Musulmani (e del Partito Nazionale Democratico, non dimentichiamolo, che sarebbe perfettamente in grado di comprare molti voti, ma queste sono illazioni mie). Coloro che hanno votato per il sì non sono soltanto i più sprovveduti politicamente, quelli che hanno semplicemente seguito le indicazioni delle moschee (non di tutte poi). Ci sono anche alcuni giovani attivi nella rivoluzione, ad esempio. Penso che chi ha votato per il sì, l'abbia fatto per varie ragioni: la paura di un lungo vuoto istituzionale, retto solo dalle forze armate (nonostante la fiducia nell'esercito, a nessuno piace il governo militare), il desiderio di tornare presto alla stabilità e a una vita quotidiana normale, forse anche la tendenza ad accontentarsi dei risultati conseguiti, la "paura di chiedere troppo" (basto ricordare quante persone avrebbero voluto accettare l'offerta riformista di Mubarak dopo il suo primo discorso).

Sia quel che sia, è certo che questo referendum ha portato alla luce il vero problema di questa rivoluzione, forse di tutte le rivoluzioni. Quando lo scopo è ben chiaro, come la cacciata del tiranno, non ci sono dubbi, tutti sono coalizzati contro lo stesso nemico. Ma quando ci si addentra nei dettagli su come attuare la democrazia nei fatti, ad esempio nei tecnicismi degli emendamenti costituzionali, allora chi vince sono spesso coloro che sanno far presa sul lato emozionale della gente, come i Fratelli Musulmani, appunto, i quali sanno premere le leve giuste della psicologia dei più poveri. Molti esponenti del fronte del no hanno capito questo problema. Si sono resi conto di aver parlato solo con se stessi - tra se stessi - non uscendo dalla classe medio-alta, alla quale per lo più appartengono, se non a vere e proprie elite culturali. "Avremmo dovuto fare come i Fratelli Musulmani, andare a parlare con la gente porta a porta", ha detto oggi una ragazza. Un altro giovane suggerisce, in vista delle parlamentari, di fondare una televisione per far sentire meglio le proprie idee, "come fanno i predicatori islamici!".

Insomma, i giovani rivoluzionari sono consci del problema. Hanno già fatto tanto, ma sanno che devono lavorare di più. La volontà non manca, e se vorranno essere pronti per le prossime parlamentari, dovranno mettersi subito in moto. Ayman Nour, a proposito, ha annunciato oggi che presto renderà nota la proposta del suo partito (il Ghad) per la nuova Costituzione. Sì, perché comunque, alla fine, dovrà esserecene una nuova. Si impiegherà soltanto un tempo maggiore che aumenterà la probabilità di incontrare seri ostacoli, ad esempio il rafforzamento delle forze contro-rivoluzionarie. Ma indietro non si può tornare, queste sono le parole più ripetute ora in Egitto.

Nell'attesa, vi lascio con alcune immagini. Ce n'è una, in particolare, che oggi mi ha messo di buon umore (quella con lo sfondo nero). E' un adesivo che la polizia di Zamalek, quartiere del Cairo, ha appiccicato sulle macchine parcheggiate in seconda fila. Dice: "Così non va! Il paese cambia e tu parcheggi in seconda fila. Comincia da te stesso!". Nuovo senso civico e vecchio umorismo egiziano...

Saluti affettuosi a tutti,

Elisa

 

 

 

 

 


 

Date: 21 marzo 2011 18.58
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 38

 

Cari amici e amiche,

in Egitto si festeggia oggi la festa della mamma, giorno quasi sacro per gli egiziani. I giovani della rivoluzione, tuttavia, hanno lanciato un appello, affinché chiunque, dopo i doverosi auguri alla propria madre (regalo compreso), si rechi a omaggiare la madre di uno dei martiri del 25 gennaio. Un'altra occasione per non dimenticare, dunque.

La festa della mamma, tuttavia, non ha spento l'acceso dibattito del dopo-referendum. Il punto più caldo in discussione è il ruolo avuto dalla religione nella propaganda referendaria e, di conseguenza, nel determinare il risultato della consultazione. O meglio, la strumentalizzazione che, secondo molti, sarebbe stata fatta della religione per far vincere il partito del sì o quello del no. Le accuse sono rivolte sia ai Fratelli Musulmani, ai salafiti e alle altre organizzazioni islamiste, sia alle varie chiese copte. Secondo un membro della shura dei Fratelli Musulmani, però, coloro che hanno votato sì non sono solo seguaci e simpatizzanti della Fratellanza, dunque, secondo lui, la percentuale di votanti a favore dei Fratelli Musulmani, nelle prossime elezioni parlamentari, sarà considerevolmente più bassa. In effetti, credo che abbia ragione lui. Ho letto i commenti di alcune blogger della rivoluzione che hanno votato sì, con motivazioni che nulla hanno a che fare con la religione. E queste blogger, ora, ricevono attacchi pesanti da parte del fronte del no, non meno "fanatico", in certi casi, dei Fratelli Musulmani (devo dire, però, che noi italiani siamo abituati a ben altro ormai, e queste sembrano scaramucce da ragazzini).

Il nostro amico giudice Hosam Mikawi, invece, è convinto che i Fratelli Musulmani abbiano avuto successo nel manipolare biecamente il tradizionale attaccamento alla religione dei non istruiti a loro favore (come hanno sempre fatto). Infatti, nel seggio da lui presieduto, al Fayoum, la maggioranza dei votanti ha firmato il registro con l'impronta digitale, perché non sapeva scrivere, e tutte queste persone hanno votato sì (ricordiamo che la segretezza del voto praticamente non esisteva).

Quel che è certo, è che è già iniziata la corsa per prepararsi alle prossime elezioni, e le forze di opposizione dovranno fare uno sforzo straordinario per mettersi alla pari con i Fratelli Musulmani e il Partito Nazionale Democratico. Il vice premier Yehia al-Gamal ha annunciato che presto l'esercito emanerà una dichiarazione costituzionale temporanea, contenente gli articoli emendati, che servirà a governare la prossima fase politica, fino alle elezioni. Nel frattempo, ognuno fa le proprie mosse. I Fratelli Musulmani dicono che stanno rivedendo il loro programma. Sembra che abbiano intenzione di accettare la possibilità per una donna o un cristiano di candidarsi alla Presidenza. Un segno dei tempi! Sharaf e al-Gamal, invece, hanno incontrato Papa Shenouda per sincerarsi della sua salute e chiedergli di pregare per l'Egitto. In realtà, l'hanno anche incontrato per rassicurarlo sul futuro dei copti nel paese e per domandargli di tranquillizzarli (tradotto: di smettere di manifestare). Papa Shenouda ha chiesto al primo ministro la riapertura di alcune chiese, chiuse da tempo, e la liberazione immediata di 21 manifestanti copti, arrestati in seguito alle loro dimostrazioni sotto il Maspero, il palazzo della tv. Inoltre, Papa Shenouda ha chiesto che venga aggiunta una postilla riguardante i copti all'articolo 2 della Costituzione, quello che sancisce l'islam come religione di stato. Questo ha fatto infuriare i laici, che non vogliono in nessun modo leggi diverse per appartenenti a religioni diverse. E il dibattito continua...

Si registrano anche due nuovi candidati alla Presidenza: il primo è il vice presidente della Corte di Cassazione, mentre il secondo è l'ex comandante militare della guerra in Kuwait, al quale pare sia stata chiesta la candidatura da parte di un gruppo di giovani del 25 gennaio. tale gruppo avrebbe intenzione di fondare il Partito Nazionale Egiziano, con a capo il comandante. Un candidato militare, dunque, ma non un candidato dei militari.

Tuttavia, non c'è solo il dibattito elettorale ad attirare l'attenzione. Il governo transitorio, infatti, va avanti. Per cominciare, chiederà a Israele e Giordania di rivedere ufficialmente il prezzo al quale viene loro venduto il gas, decisione attesa da tempo dalla piazza. Poi, oggi è stato anche approvato il primo sindacato indipendente della storia egiziana. Si tratta del sindacato dei pensionati e si presume che non sarà l'ultimo. La ricostruzione, pertanto, procede. A volte si arresta, sbanda, rallenta, ma tutto sommato procede. Gli egiziani sono prudenti, ma sempre contenti.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

p.s. In allegato una foto che dice: "Sono egiziano e rispetterò il risultato del referendum".

 


Date: 22 marzo 2011 18.37
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 39

 

 

 

Cari amici e amiche,

passata l'euforia referendaria, e mentre è ancora in corso il dibattito sul risultato, l'Egitto è ripiombato in mezzo alle agitazioni. Sono tornate le proteste e, purtroppo, anche gli incendi di oscura origine. Nella mattinata di oggi, infatti, sono scesi in piazza decine di migliaia di poliziotti che hanno organizzato una manifestazione di fronte al Ministero degli Interni, in centro città. I poliziotti hanno chiesto l'aumento degli stipendi, l'abolizione dei tribunali militari e le dimissioni del nuovo ministro degli Interni, Mansour Essawi. Non solo, vorrebbero anche il ritorno del ministro precedente, Mahmud Wagdi. Sembrava una dimostrazione ben pianificata, che ha coinvolto anche altre province del paese. Tuttavia, nel pomeriggio, è divampato un incendio ai piani alti del Ministero, del quale, inizialmente, si è data la colpa ai dimostranti. Più tardi, però, si è chiarito che, molto probabilmente, il fuoco è stato appiccato dall'interno, anche perché i manifestanti, dal basso, non avrebbero potuto incendiare la parte superiore dell'edificio. Il reparto del Ministero colpito dall'incendio, poi, pare contenesse importanti documenti sulla sicurezza nazionale. E' probabile, dunque, che siano tornati in azione gli incendiari di carte compromettenti per il vecchio regime. E' già il secondo incendio al Ministero degli Internii, da quando è stato cacciato Mubarak. Questa volta, però, ci sono stati anche otto feriti. Qua sotto, il link a un video dell'incendio:

http://www.youtube.com/watch?v=GkxCf1McsMQ

In seguito all'incendio, i poliziotti che manifestavano si sono trasferiti al palazzo della tv, dove già erano assembrati altri dimostranti (ancora i copti, credo). In questo momento sono ancora là e minacciano di fare un sit-in. C'è anche stato qualche scontro tra i manifestanti dei due gruppi, ma nulla di grave per ora. Quel che si chiede la gente, tuttavia, che notoriamente non ha alcuna simpatia per la polizia, è chi siano realmente questi manifestanti. Sono tutti poliziotti o ci sono anche dei baltagheya? E' un'iniziativa loro, quella di chiedere il ritorno di Mahmud Wagdi, o sono stati manovrati dalla cosiddetta contro-rivoluzione? E perché l'esercito non li fa sgomberare, portandoli al Museo Egizio per torturarli, come ha fatto con i giovani di piazza Tahrir? Ahimé, non si potrà più entrare in quel museo, senza pensare automaticamente a quanti sono stati torturati lì dentro.

Ma ci sono altre proteste in corso in Egitto. Tra le tante, oggi è emersa quella delle università, i cui studenti chiedono, per lo più, le dimissioni dei rettori. Tuttavia, oggi c'è stato un caso particolare, degno di rilievo, che ha riguardato la German University in Cairo. Ebbene, gli studenti di questa università si erano organizzati per fondare una Unione Studentesca che difendesse i loro interessi, ma l'amministrazione ha reagito malissimo. Una ventina di studenti sono stati espulsi, con una comunicazione affissa sul cancello dell'università che elencava i nomi dei "puniti". All'aumentare delle proteste studentesche, l'espulsione è diventata di massa. Gli sviluppi saranno interessanti da seguire...  E' comunque triste constatare come, ancora una volta, i valori della democrazia occidentale, non appena alle istituzioni che la rappresentano sia data occasione di cimentarsi nei fatti, si colorino convenientemente delle tinte tiranniche locali.

Intanto, la commissione d'indagine del Consiglio per i Diritti Umani ha consegnato al Supremo Consiglio delle Forze Armate il suo rapporto sugli abusi degli apparati di sicurezza nei confronti dei manifestanti della rivoluzione. Il numero di morti accertato è di 685, mentre il numero di feriti è circa 5000. Sono anche iniziate le indagini su un presunto coinvolgimento di Mubarak nell'attentato del suo predecessore, Sadat. La questione è scoppiata dopo la recente liberazione dell'assassino dell'ex presidente. E, sempre a proposito di Mubarak, l'Unione Europea ha finalmente congelato i beni suoi, della sua famiglia e dei sui fedelissimi, in totale 19 persone. La procura militare, dal canto suo, ha incarcerato Muhammad al-Zawahiri, fratello del più noto Ayman al-Zawahiri, il numero due di al-Qaeda. al-Zawahiri era riuscito ad evadere durante la rivoluzione, ma poi è stato ricatturato.

Sul fronte politico, fonti militari hanno annunciato che le elezioni parlamentari si terranno il prossimo settembre, mentre le presidenziali avranno luogo a fine anno. Ancora nessuna notizia della dichiarazione costituzionale transitoria tanto attesa. Il Partito Nazional Democratico, nel frattempo, fa sapere di non volersi presentare alle presidenziali. Forse non ne avrà bisogno, se riuscirà a guadagnarsi seggi sufficienti in Parlamento per influenzare la scelta del candidato.

Tregua, invece, tra i Fratelli Musulmani e Papa Shenouda. Quest'ultimo, infatti, ha telefonato alla Guida Suprema Muhammad Badia per ringraziarlo del telegramma da lui inviatogli, con le felicitazioni per il suo ritorno in patria. La telefonata - evento inaudito - è stata anche l'occasione per riaffermare, da entrambe le parti, l'impegno contro le divisioni religiose.

Infine, sulla questione del gas a Israele e Giordania, il ministro del petrolio ha aggiunto oggi alle sue dichiarazioni di ieri che la priorità sarà data ai bisogni locali, poi si penserà all'esportazione. E domani riaprirà la borsa, con un contributo, da parte del governo, di 600 milioni. Qualcuno, comunque, già prevede un tracollo...

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

 


Date: 23 marzo 2011 17.13
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 40

 

 

 

Cari amici e amiche,

Il Consiglio Militare, qualche ora fa, ha incontrato i rappresentanti della Coalizione e dell'Unione dei Giovani della Rivoluzione. Molti sono stati i punti in discussione, a cominciare dall'interferenza religiosa nella politica, in occasione dello scorso referendum. L'esercito ha condannato questa interferenza, promettendo che in futuro si intraprenderanno delle misure per impedire che si ripeta. L'esercito ha poi rassicurato i giovani che la Costituzione del 1971 non tornerà in auge e che il prossimo Presidente della Repubblica riceverà nelle sue mani un paese laico e democratico. La prevista dichiarazione costituzionale, inoltre, cancellerà molti emendamenti tra quelli considerati responsabili di creare una dittatura del Presidente.

I giovani hanno chiesto all'esercito che il Partito Nazional Democratico venga "congelato" per almeno un anno, tuttavia i militari hanno risposto che tale passo non spetta a loro, bensì alla magistratura, e se questa emanerà una sentenza in tal senso, le forze armate la renderanno immediatamente effettiva. Stesso discorso sulla mancata carcerazione di Zakariya Azmi (ex capo dell'Ufficio di Presidenza), Safwat el-Sherif (ex presidente della Shura) e Fathi Sorour (ex presidente della Camera): l'esercito ha detto cheè compito della magistratura indagare in piena libertà.

Per quanro riguarda la scottante questione dei tribunali militari, l'esercito ha affermato che essi svolgono solo processi di baltagheya. Secondo loro, nessun attivista politico è presente, al momento, nelle loro prigioni. Naturalmente, gli attivisti raccontano tutta un'altra storia...
Alla richiesta dei giovani che il nuovo apparato di stato, preposto alla sicurezza nazionale, venga controllato dal Parlamento e dai giudici, l'esercito ha risposto che il vecchio Amn al-Dawla non sarà ricostituito, tuttavia nessun paese può essere privo di un organismo di sicurezza, specializzato nella lotta al terrorismo.  La nuova Sicurezza Nazionale, sempre secondo l'esercito, non si occuperà di politica, né interferirà con le libertà dei cittadini. L'esercito non ha però menzionato quale sarà il destino degli ex agenti del vecchio Amn al-Dawla, se saranno riassorbiti dal nuovo organismo oppure no, specie quelli (praticamente tutti, in realtà) macchiatisi di pesanti crimini contro l'integrità fisica e psicologica dei detenuti (illegalmente, tra l'altro).

I giovani, quindi, hanno riferito al Consiglio Militare le proprie proposte in ambito economico, sociale (introduzione di un salario minimo e massimo), politico, su come incrementare il turismo, su come prevenire il conflitto religioso e su come organizzare le prossime elezioni (no al giorno unico per votare, presenza di osservatori internazionali oltre ai giudici, diritto di voto agli egiziani all'estero).
Infine, l'esercito ha ribadito il diritto di tutti a manifestare pacificamente, confermando tuttavia che gli atti di baltaga saranno severamente puniti, anche con la pena di morte. Tutto sta a definire chi sono i baltagheya...

Quest'ultima affermazione sul diritto di manifestare suona particolarmente ironica, perché, mentre si è svolto questo incontro tra l'esercito e i giovani della rivoluzione, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che dichiara illegali scioperi e manifestazioni, nel caso in cui causino il blocco delle attività di enti pubblici e privati. Tale disegno di legge mira a porre un freno all'ondata di manifestazioni di categoria che invade il paese, tuttavia lascia abbastanza sconcertati. La violazione di questa legge comporterebbe addirittura l'arresto o un'ammenda di mezzo milione di pound (più di 60000 euro)! E bisogna considerare anche che le leggi d'emergenza sono ancora in vigore, cosa per nulla rassicurante. E' inutile dire che i primi commenti sono negativi. C'è già chi dice che oggi è finita la rivoluzione egiziana. Oltretutto, il primo ministro Sharaf è lo stesso che è sceso in piazza contro Mubarak e, assumendo il suo incarico, ha giurato di fronte alla folla di piazza Tahrir. I giovani, che hanno già perso la fiducia nell'esercito, adesso si sentono traditi anche dal governo di loro scelta. Naturalmente, è necessario capire un po' meglio la legge prima di giudicare, ma il clima, tra i giovani rivoluzionari, è molto nervoso. Sono sconcertati e arrabbiati.

Il Consiglio dei Ministri ha anche approvato l'emendamento della Legge 40 del 1977 sulla costituzione dei partiti, che ora sarà possibile creare con una semplice notifica a una commissione giudiziaria (si attendono dettagli anche su questo). Ma, nel frattempo, la gente si chiede con apprensione crescente: dov'è la promessa dichiarazione costituzionale che doveva essere emanata 48 ore dopo il referendum? Ci sono notizie, ancora non sicure, che l'annuncio avverrà oggi. Poi, vedremo.

Con questo aggiornamento, vi saluto per alcuni giorni, perché sarò in viaggio. Sono stata gentilmente invitata dalla rete di donne luterane a tenere un seminario e una conferenza sull'islam, la cultura araba e il Corano. Dunque non avrò la possibilità di scrivere la newsletter per qualche giorno, ma tornerò quanto prima con un resoconto delle "puntate" perse.

Un caro saluto,

Elisa

 

 

 


Date: 29 marzo 2011 11.48
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorni 41-45

 

 

Cari amici e amiche,

dopo un'interruzione di pochi giorni, ritrovo l'Egitto in un clima nervoso. C'è grande attesa per la dichiarazione costituzionale temporanea che ancora non è stata emessa. In una conferenza stampa di questo pomeriggio, l'esercito ha promesso che sarà pronta tra due giorni (in realtà, aveva già promesso che sarebbe stata pronta 48 ore dopo l'annuncio del risultato del referendum). Alcuni attribuiscono questo ritardo all'estrema attenzione che l'esercito sta mettendo nel definire la dichiarazione, visto che da essa dipenderà il futuro del paese. Altri, invece, pensano che l'esercito stia semplicemente aspettando che si calmino le acque del dibattito post-referendum.

Il clima generale, inoltre, è teso a causa di alcune voci, che si sono rincorse nei giorni scorsi, di uno slittamento delle elezioni presidenziali al mese di giugno 2012. Sebbene l'esercito abbia smentito queste voci, ha tuttavia dichiarato che finora non si è stabilita nessuna data precisa. I sostenitori del no al referendum stanno ridendo amaro e fanno notare a quelli del sì quanto fosse ingenua la loro supposizione che accettare gli emendamenti significasse accorciare la fase di transizione.

Altro argomento che ha messo in subbuglio l'Egitto è la legge che limita il diritto di scioperare e manifestare. Anche in questo caso, l'esercito ha rassicurato la gente dicendo che si tratta di una misura temporanea, destinata semplicemnete a porre un freno alle cospirazioni della controrivoluzione e ai baltagheya. La legge, secondo quanto ha detto l'esercito, sarà infine cancellata assieme alle leggi di emerenza. Ecco, appunto, proprio questo è ciò che preoccupa, visto che le leggi di emergenza sono in vigore dal 1981 e nessuno, per ora, sembra intenzionato a rimuoverle, nonostante le insistenti richieste. Non c'è bisogno di dire, comunque, che le dimostrazioni sono continuate. In piazza Tahrir sono tornati i giovani, per chiedere il processo di Mubarak e di Sherif, Azmi e Surur, ex leader del Partito Nazional Democratico.

Il Consiglio dei Ministri, intanto, ha sottoposto all'esercito la proposta che, alle prossime elezioni parlamentari, previste per il mese di settembre, si possano presentare solo candidati inseriti in liste partitiche e non indipendenti. I partiti religiosi non saranno ammessi. E' anche stato annunciato che il nuovo apparato di Sicurezza Nazionale inizierà le sue attività ai primi di maggio (e qui, che Dio la mandi buona agli egiziani!)

Nei giorni scorsi si è anche parlato molto di un presunto piano per assassinare Mohammad El baradei, lo scrittore Alaa al-Aswani, uno dei fondatori del movimento Kifaya, e il leader dello stesso movimento, George Ishaq. I responsabili del piano farebbero parte del Partito Nazional Democratico. Com'è, come non è, in seguito a questa scoperta, il Ministro degli Interni ha assegnato a El Baradei (e gli altri due???) una guardia personale, ovviamente insufficiente a proteggerlo, nel caso in cui qualcuno volesse ucciderlo davvero.

Sul fronte giudiziario, sono state rese note le deposizioni dell'ex ministro degli interni Habib el Adly, il quale ha dichiarato che l'ordine di sparare sui manifestanti è partito dallo stesso Mubarak, nonostante lui (anima innocente) avesse chiesto una soluzione politica. Sono quasi finite, invece, le indagini sulla vendita del gas a Israele, che dovrebbero anche quantificare il danno economico subito dall'Egitto in quest'affare poco pulito. Altre indagini, intanto, hanno accertato che, durante il lungo regno di Mubarak, l'Egitto ha perso all'incirca 500 miliardi di pound. Tuttavia, appare sempre più remota la possibilità di recuperare le sostanze di Mubarak e famiglia, visto che la Gran Bretagna ha dichiarato che, molto probabilmente, sono già state trasferite altrove, verso destinazioni sconosciute. La decisione europea di congelare i beni di Mubarak è giunta troppo tardi, tanto per cambiare. Canada, Germania e Italia, invece, hanno assicurato all'Egitto che i desaparecidos ricercati dall'Interpol, tra i quali due ex ministri e vari uomini di affari, fuggiti dal paese prima della caduta di Mubarak, non risiedono nei loro territori. USA e Inghilterra, al contrario, non hanno dato alcuna risposta in proposito, tanto da far ipotizzare che alcuni di loro si trovino proprio a Londra.

In questi giorni, si è anche registrata la visita di Louis Okampo, del tribunale penale internazionale, giunto al Cairo per indagare sui crimini contro l'umanità, commessi dal vecchio regime. Chissà se servirà a qualcosa.

Il governo transitorio egiziano sta anche tentando di riallacciare importanti rapporti internazionali. Oggi, il primo ministro Sharaf si è recato in visita in Sudan, prima tappa di una serie di visite nei paesi del continente africano, con particolare attenzione ai paesi del bacino del Nilo, fondamentali nella contesa dell'acqua. L'Egitto tenta anche di far sentire la sua voce, da tanto tempo silenziosa, in difesa di Gaza, avvertendo Israele di non condurre nessuna rappresaglia sulla Striscia,dopo l'attentato di Gerusalemme. Tuttavia, se Israele non ascolterà l'avvertimento, nessuno sa che pesci piglierà l'Egitto.

La borsa è stata riaperta da alcuni giorni. Dopo un tonfo iniziale, si è ripresa ed è tornata a far ben sperare. Il governo ha anche iniziato a distribuire la prima rata di indennizzi a 165 ditte e istituti, economicamente danneggiati dalla rivoluzione. A breve termine, è prevista una seconda rata.

Per quanto riguarda le relazioni tra copti e musulmani, gli ultimi giorni sono stati abbastanza frizzanti. Il partito al-Istiqama pare abbia scelto come suo candidato alla Presidenza della Repubblica un copto, Adel Fakky Daniel, il quale sarebbe appunto il primo candidato copto alle presidenziali. Il primo punto del suo programma è la rimozione di alcuni articoli del trattato di Camp David, accusati di aver consentito la "rapina" dell'Egitto. Secondo Daniel, tale trattato è stato utilizzato dal vecchio regime per nient'altro che i propri interessi personali. Meno male che è un copto a dirlo, altrimenti avrebbero tutti urlato ancora una volta al pericolo islamista, ecc. ecc. Daniel, inoltre, ha anche affermato di non essere affatto contro l'articolo 2 della Costituzione (quello che stabilisce che "la sharia è la fonte principale della legge"). Tuttavia, vorrebbere aggiungere una postilla, che trasformerebbe la frase citata sopra in: "la sharia e le altre leggi celesti sono le fonti principali della legge". Ed ecco che abbiamo sfatato anche un altro pregiudizio, quello che i cristiani sarebbero più favorevoli alla laicità dello stato di quanto lo siano i musulmani. Tra l'altro, anche la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani è d'accordo sull'aggiungere, all'articolo 2, un paragrafo riguardante i copti, con buona pace degli sciiti, dei baha'i e dei non credenti, dei quali non si interessa quasi nessuno.

A proposito dei Fratelli Musulmani, al loro interno c'è grande subbuglio. Continua, infatti, lo scontro generazionale. I giovani del movimento hanno tenuto una conferenza, in occasione della quale hanno chiesto di definire con precisione i compiti della Guida Suprema e del Segretario e di rendere pienamente effettiva la funzione di controllo della Shura sull'Ufficio della Guida, organo esecutivo del movimento. Peccato che alla conferenza non c'era nessuno dei membri di tale Ufficio, tantomeno il leader della corrente "progressista", il dottor (perché medico) Abdel Moneim Abul Futuh. Assente anche il vice della Guida Suprema, Muhammad Habib. I giovani sono stati snobbati (così come le Sorelle Musulmane, del resto), dunque ora c'è aria di rivolta. Ne vedremo delle belle.

Mentre Papa Shenouda ignora le "avances" dei Fratelli Musulmani, che avevano tentato di aprire un dialogo, i salafiti si danno da fare per alimentare il conflitto religioso, dimostrando di essere loro la vera corrente islamista antidemocratica. Nel governatorato di Qena, infatti, un gruppo di salafiti inneggianti alla sharia ha tagliato un orecchio a un ragazzo copto, colpevole di avere una relazione con una ragazza di dubbia fama. Il fatto ha coinvolto persino lo shaykh di al-Azhar, il quale è dovuto intervenire pesantemente, denunciando l'azione dei salafiti come del tutto estranea ai principi della sharia. E per enfatizzare ulteriormente la sua posizione, lo shaykh si è anche recato a visitare il povero ragazzo copto. Se non altro, a differenza dell'era Mubarak, fatti orribili di questo tipo non cadono più nel silenzio, ma scatenano subito una reazione indignata della società intera.

Sia come sia, l'importante principio di unità tra musulmani e cristiani, affermato con forza dalla rivoluzione egiziana, sta facendo scuola anche all'estero. La Siria (della quale, come per il Bahrein, non si occupa nemmeno al-Jazeera, visto le collusioni del Qatar con al-Asad) si sta ispirando all'Egitto, tornato a essere, ancora una volta, la fucina intellettuale e politica del mondo arabo. La foto che vi allego ne è una piccola testimonianza. Ma l'influenza della rivoluzione egiziana travalica anche i confini arabi per raggiungere l'Occidente, come testimonia la seconda foto che vi allego (scattata in Inghilterra). L'ultima foto, invece, gira da qualche tempo su internet, ma ora è stata ritoccata: si è aggiustato l'ordine dei dittatori già caduti e in procinto di cadere: Ben Ali, Mubarak, al-Asad, Gheddafi, ...

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

 

 

 


Date: 29 marzo 2011 19.32
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 46

Cari amici e amiche,

la scena egiziana continua a essere ricca di avvenimenti importanti e certo non annoia. La notizia di rilievo delle ultime ore è l'annuncio, da parte dell'esercito, di ulteriori emendamenti alla legge sulla formazione dei partiti. I nuovi partiti, dunque, dovranno sottostare a precise condizioni, che riassumo qui sotto:

- il nome del nuovo partito non dovrà essere né uguale né simile a quello di un partito già esistente
- il programma e le attività del partito dovranno essere pienamente compatibili con la Costituzione e non minacciare sicurezza e unità nazionale
- nessun partito potrà essere a base religiosa, etnica, linguistica, sessuale, ecc.
- il partito non dovrà ospitare al suo interno alcuna organizzazione militare o para-militare
- non dovrà essere il ramo locale di un partito straniero
- dovrà esserci totale trasparenza sui principi che lo ispirano, sui suoi scopi, sulle sue modalità di azione, sulla sua struttura interna, sui mezzi adoperati nella sua attività politica e sulle fonti di finanziamento
- i responsabili del partito dovranno essere egiziani, o naturalizzati egiziani da almeno 5 anni, mentre il fondatore di un partito dovrà avere padre egiziano (punto estremamente discusso!)

Per fondare un nuovo partito, poi, si dovrà inviare una semplice notifica a un'apposita commissione di giudici, allegando 5000 firme e tutta la documentazione necessaria relativa ai punti elencati sopra. Se la commissione non solleva obiezioni entro 30 giorni dalla notifica, il partito è considerato ammesso. Il finanziamento pubblico ai partiti è abolito. Si apre, pertanto, ufficialmente la corsa alla creazione di nuovi partiti, in vista delle elezioni parlamentari di settembre. L'esercito ha inoltre annunciato che, prima delle elezioni, saranno finalmente abolite - si spera - le leggi di emergenza.

Mentre si attendono una serie di emendamenti anche per i giornali nazionali, previsti fra qualche giorno, il paese è immerso nel dibattito a tutti i livelli. Si va delinenando, ad esempio, una coalizione tra il Wafd (il partito liberale), il Ghad (il partito di Ayman Nour, già candidatosi contro Mubarak alle elezioni del 2005 e poi incarcerato) e il Fronte Democratico. Questi tre partiti stanno studiando la possibilità di presentare una lista unificata alle prossime elezioni parlamentari, con l'eventualità di allargare la coalizione anche ai nasseriani e alla sinistra. Inoltre, la neonata coalizione si è anche detta sicura della collaborazione dei Fratelli Musulmani, poiché, come ha affermato Ramy Lakah, rappresentante del Wafd, la Fratellanza è sostanzialmente un gruppo liberale che opera in un quadro di riferimento islamico. Del resto, i Fratelli Musulmani, che non intendono presentare un loro candidato alla Presidenza, hanno annunciato il loro sostegno a El Baradei, mossa che -  qualcuno ha sarcasticamente commentato - danneggerà non poco l'ex presidente dell'AIEA.

I Fratelli Musulmani, tuttavia, continuano a navigare in acque agitate. Ormai pare chiaro che, oltre al già annunciato partito Libertà e Giustizia, ne sorgeranno altri dalle fila del movimento, ad esempio il partito Nahdat Misr (Rinascita dell'Egitto). Leader di questo partito dovrebbe essere Abdel Moneim Abul Futuh, medico che rappresenta la corrente progressista della generazione "di mezzo" della Fratellanza (oggi era girata la notizia che avesse dato le dimissioni, ma poi è stata smentita). Si discute molto anche di quale relazione debba esserci tra il movimento e tutti questi partiti, soprattutto Libertà e Giustizia, dato che sarà l'organo politico più rappresentativo dei Fratelli Musulmani. Chiaramente, questi partiti non potranno essere di tipo religioso, visto che la legge non lo permette, né la Fratellanza sembra orientata in tal senso.

Ultimamente, ci sono stati problemi anche per la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani. La domenica scorsa, infatti, qualcuno ha fatto irruzione nella sua villa, portando via documenti importanti, di cui si ignora la natura. La Guida ha accusato del furto due ufficiali dello Amn al-Dawla, l'odioso apparato di sicurezza nazionale, sciolto da poco. Evidentemente, la guerra dei documenti scottanti è tutt'altro che conclusa.

I salafiti, invece, dopo aver tenuto le distanze dalla rivoluzione del 25 gennaio, alla quale non hanno partecipato, hanno ormai pienamente riconosciuto la sua legittimità. Non solo. Si sono buttati a capofitto nell'arena politica, lottando contro qualsiasi tentativo di stabilire uno stato laico e pronunciandosi chiaramente, con parole e atti, contro la proposta di abolire l'articolo 2 della Costituzione che sancisce l'islam come religione di stato. I salafiti non riscuotono molte simpatie tra la popolazione, ma fanno paura. Ieri, ad esempio, girava voce che, in una delle province del Cairo, i salafiti avessero annunciato una campagna di aggressioni contro le donne non velate. La notizia si è poi rivelata falsa, ma è un esempio della fama che i salafiti si sono fatti (del resto, la notizia del taglio di un orecchio ad un ragazzo copto è del tutto vera, purtroppo). La cosa paradossale è che i salafiti sono stati usati dal vecchio regime per indebolire i Fratelli Musulmani, come già i Fratelli Musulmani erano stati usati da Sadat per contrastare i comunisti. Mubarak (lo stesso che si dichiarava unico baluardo in Medio Oriente contro il fondamentalismo islamico, con il beneplacito dell'Occidente) aveva dato loro un discreto spazio, consentendo loro di gestire diverse moschee e di manifestare contro i cristiani. E adesso, sebbene siano largamente minoritari nel paese, ancor più dei Fratelli Musulmani, sono in grado di creare molte tensioni.

Sempre in ambito islamico, oggi si è aggiunta una nuova candidatura alla Presidenza della Repubblica, quella di Magdi Hussein, Segretario Generale del Partito Laburista Islamico, dichiarato fuori legge nell'era Mubarak. Anche Hussein, come chiunque l'ha preceduto, ha definito la sua discesa in campo come un "dovere patriottico".

I giovani della rivoluzione, intanto, dicono di rimpiangere i giorni di piazza Tahrir, quando le cose erano "facili". Non sono mai stati degli ingenui, per carità. Hanno sempre saputo quali problemi avrebbero dovuto affrontare dopo la caduta di Mubarak. Tuttavia, in questo momento, hanno bisogno più che mai di recuperare lo spirito di Tahrir, o per lo meno di rinvigorirlo. Di conseguenza, è già stata annunciata, per venerdì 1 aprile, un'altra Manifestazione del Milione. Di nuovo in piazza Tahrir, dunque! Ma chissà come reagirà l'esercito ora, dopo la proposta di una legge contro le manifestazioni e gli scioperi. I giovani, tuttavia, annunciando quel che è già stato chiamato "il venerdì del salvataggio della rivoluzione" - non poteva certo mancare il nome! -  hanno messo bene in chiaro che "la gente, unita, non chiede, bensì decide".

Gli scioperi e le manifestazioni di categoria, invece, sono in diminuzione, al contrario delle dimostrazioni studentesche. Infatti, si continua a chiedere con insistenza le dimissioni dei vertici amminisitrativi delle università, ritenuti collusi con il vecchio regime. I giovani della rivoluzione, inoltre, insistono nel chiedere -  invano - il processo di Mubarak e di altri esponenti del PND. Da giorni girano voci che il mancato processo di tali personaggi sia dovuto all'interferenza dell'Arabia Saudita e di altri paesi del Golfo, i quali avrebbero minacciato, nel caso di un processo a Mubarak, di espellere tutti i lavoratori egiziani - e sono tanti! - dal loro territorio. Se confermato, sarebbe un vero colpo basso per la rivoluzione.

Il governo transitorio, intanto, riscuote il suo primo successo in campo diplomatico, riuscendo a impedire la sospensione dell'Egitto dall'Unione Africana, motivata da un "trasferimento di poteri incostituzionale", bella perifrasi per rivoluzione.

La borsa, invece, continua a dare soddisfazione, recuperando le perdite dei giorni scorsi, e gli egiziani sognano. Un gruppo di giovani, addirittura, ha lanciato una campagna su Facebook per raggiungere, nell'arco di due anni, l'autosufficienza nella coltivazione del grano. Un modo, secondo questi giovani, di coinvolgere pienamente i contadini nella rivoluzione di tutti gli egiziani. Certo, ci sono tantissimi fattori negativi che minacciano il futuro economico dell'Egitto. Da solo non potrà farcela e chi mai avrà la volontà di aiutarlo? Eppure, gli egiziani ci credono davvero, e questa convinzione, mista a testardaggine e orgoglio nazionale, può contribuire a far loro percorrere una lunga strada. Glielo auguro di cuore.

Ma nel subbuglio delle infinite trasformazioni dell'Egitto, tuttavia, nessuno ha dimenticato che oggi sarebbe stato il compleanno di Muhammad Bu Azizi, il giovane tunisino che, dandosi fuoco, ha incendiato tutto il Medio Oriente con le rivoluzioni arabe. Oggi, i giovani egiziani gli hanno rivolto un pensiero particolare.

Un saluto affettuoso a tutti,

Elisa


Date: 30 marzo 2011 18.48
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 47

 

Cari amici e amiche,

l'esercito ha da poco annunciato la dichiarazione costituzionale tanto attesa, che comprende in tutto 63 articoli. Già si prevede, nei prossimi giorni, un intenso dibattito, ma intanto vediamo i punti fondamentali della dichiarazione:

- l'Egitto è dichiarato essere uno stato democratico, fondato sulla cittadinanza
- l'islam è la religione di stato e la sharia è la fonte principale della legislazione (l'articolo 2 della vecchia Costituzione)
- sono assicurate la libertà religiosa e di opinione
- il Presidente della Repubblica dovrà nominare, entro 60 giorni dalla sua elezione, un vice (i giovani chiedevano che il vice fosse eletto) ed assumerà la funzione di capo delle forze armate immediatamente dopo la sua elezione
- nel Parlamento, sarà mantenuta la quota del 50% destinata ai rappresentanti di operai e contadini, oltre alle quote rosa
- fino alle prossime elezioni parlamentari, il Consiglio dei Ministri coninuerà a coordinarsi con il Supremo Consiglio delle Forze Armate nel delineare le politiche necessarie alla fase di transizione
- le leggi di emergenza saranno rimosse poco prima delle elezioni parlamentari (ahimé, ancora sei mesi!)
- sono inclusi nella dichiarazione costituzionale i 9 emendamenti approvati con il referendum del 19 marzo scorso, che stabiliscono le condizioni per candidarsi alla Presidenza
- dopo le elezioni parlamentari e presidenziali, le due camere del Parlamento procederanno ad eleggere un'assemblea costituente che redigerà una nuova Costituzione definitiva, da sottoporre a nuovo referendum

Questa la sostanza della dichiarazione costituzionale appena diffusa sui mass media. Le elezioni parlamentari si svolgeranno a settembre e quelle presidenziali a ottobre o novembre. Da notare che la dichiarazione non ha affrontato nessun "tema caldo", ad esempio la questione del voto agli egiziani all'estero. Il livello del gradimento di questa dichiarazione, comunque, si misurerà venerdì prossimo in piazza Tahrir.

Nel frattempo, fa ancora discutere la modifica alla legge sulla formazione dei partiti, annunciata l'altro ieri. La critica più ascoltata, avanzata ad esempio dai Fratelli Musulmani, ma anche dalla Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, riguarda la necessità di presentare 5000 firme per poter fondare un partito. Questo numero sembra eccessivo, considerando il poco tempo disponibile prima delle elezioni. Comunque, la richiesta di fondare il primo partito è già stata presentata ieri: è il partito di Ayman Nur, la "Libera coalizione egiziana per il domani", per utilizzare il nome completo. Muhamma Badia, invece, la Guida Suprema dei Fratelli Musulmani, ha invitato ancora una volta i copti a unirsi al loro partito, invito che non credo sarà accolto, ma nulla è da escludersi. Anche i salafiti, oggi, tentano di recuperare terreno con i copti, denunciando il tentativo di coinvolgerli in conflitti religiosi con i cristiani. Di nuovo la contro-rivoluzione in azione? Anche questo può essere, ma non c'è dubbio che i salafiti si siano sempre distinti per posizioni niente affatto concilianti verso i cristiani.

Intanto, la lista dei candidati alla Presidenza si allunga ancora, aggiungendo il nome dell'ex ministro delle forze armate, Magdi Hetata, il quale divulgherà il suo programma elettorale al più presto. Dubito, però, che questa candidatura raccoglierà molti consensi, dato che si tratta di un personaggio legato al vecchio regime. Basta vedere come è stata commentata la notizia odierna che il ben più innocuo (si fa per dire, perché è sospettato anche lui di gravi episodi di corruzione) Zahi Hawass è stato riconfermato ministro delle antichità (tale ministero è stato separato da quello della cultura). Ebbene, per festeggiare la sua nomina, Zahi Hawass ha inviato un tweet (ormai tutti, incluso le forze armate, usano i social networks per comunicare!) in cui diceva: "Sono felice di essere di nuovo ministro delle antichità!". Il suo tweet ha ricevuto varie risposte sarcastiche e lapidarie, tra cui la più gentile è stata: "Beh, sei proprio l'unico a esserlo!".

Il Ministero degli Interni, invece, ha iniziato la selezione dei nuovi agenti della neonata Sicurezza Nazionale. Gli egiziani incrociano le dita di mani e piedi! Qui si gioca davvero il futuro del paese. Se il nuovo apparato di sicurezza dovesse essere uguale al precedente, cioè uno stato nello stato votato alla tortura e a ogni sorta di violazioni delle libertà dei cittadini, allora la rivoluzione sarebbe davvero fallita.

La borsa, invece, continua a volare e le famiglie dei martiri hanno finalmente cominciato a ricevere i dovuti indennizzi (perdere un padre, o un figlio, per le famiglie egiziane significa molto spesso morire di fame, dato che sui maschi grava di solito tutto il peso del mantenimento della famiglia). Inoltre, l'Egitto fa progressi nel tessere nuove relazioni internazionali. La visita in Sudan del primo ministro Sharaf è stata determinante per far ripartire la cooperazione tra i paesi del bacino del Nilo sullo sfruttamento delle acque del fiume. Il potenziale del fiume non è stato ancora sfruttato appieno, dunque, invece di litigare, i paesi del bacino del Nilo si avviano a studiare insieme il modo per soddisfare le esigenze di tutti. Se questo avverrà realmente, sarà un successo enorme per il nuovo Egitto.

Tuttavia, la cosa che più mi ha colpito oggi è un fatto passato per lo più inosservato, ovvero le forme di consultazione popolare che si stanno sperimentando in Egitto, su questioni che riguardano ampi settori della vita del paese. Faccio alcuni esempi. Nel caso delle acque del Nilo si è aperto un vero e proprio dialogo nazionale che ha coinvolto, per tre giorni, centinaia di intellettuali, esperti legali, rappresentanti della società civile e anche giovani della rivoluzione. Un simile dialogo, al quale hanno partecipato 160 personalità pubbliche, si è aperto a proposito della necessità di migliorare i salari. E per quanto riguarda le prossime elezioni parlamentari, il Centro Informazioni del Consiglio dei Ministri ha voluto effettuare un sondaggio sul sistema preferito dagli egiziani per esprimere il proprio voto alle parlamentari. Su Facebook, però! La cosa potrà sembrare strana, ma è così che si raggiungono le masse di giovani che rappresentano la maggioranza nel paese (più del 50% della popolazione ha meno di 25 anni) e, in un modo o nell'altro, determineranno il futuro degli egiziani. 

Quest' immagine dell'Egitto che avvia febbrili consultazioni su ogni cosa, contrasta grandemente con quella dei carri armati e della dittatura precedente. C'è davvero una società emergente che si distingue nettamente dal passato per cultura democratica. Certo, non è ancora una cultura maggioritaria e la battaglia è lunga per affermarla saldamente, ma si sta sviluppando in fretta. Niente male per un paese che, secondo le parole di Omar Suleyman, il vice di Mubarak, e di tantissimi occidentali, non era pronto per la democrazia. Io, invece, l'unica vera democrazia del Medio Oriente l'ho vista in piazza Tahrir. Speriamo che faccia scuola, anche in Occidente.

In allegato, vi lascio la testimonianza di Wael Farouq, uno dei "protagonisti" di questa newsletter che alcuni di voi conoscono bene. Poiché mi ha dato il permesso di farla girare, ve la trasmetto volentieri. Wael parla della sua esperienza diretta della rivoluzione egiziana da un punto di vista interessante. E' una testimonianza che vi consiglio di leggere con attenzione, perché potrà servire a far cadere qualche stereotipo.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

testimonianza wael farouq.pdf

 

 

 


Date: 31 marzo 2011 18.06
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 48

 

Cari amici e amiche,

ieri ho parlato dell'iniziativa del governo di aprire un dialogo nazionale su vari argomenti e oggi ho cercato di capire meglio di che si tratta. Il "dialogo" è iniziato ieri sera, con la prima seduta. A presiederla c'era Yehia el-Gamal, vice premier, mentre tra gli invitati erano presenti illustri personalità, ad esempio il presidente della Lega Araba Amr Musa, il magnate egiziano Naguib Sawiris (cristiano e uomo più ricco del paese), il portavoce dei Fratelli Musulmani Essam el-Arian, il leader di Kifaya George Ishaq, il leader progressista dei Fratelli Musulmani Abdel Moneim Abul Futuh, la vice presidente della Corte Costituzionale Tahani al-Jibaly, l'illustre professore Galal Amin, il vice presidente della Corte di Cassazione (e candidato alla Presidenza) Hisham el-Bastawisi, l'ex segretario generale del Partito Nazional Democratico Hossam Badrawi, e si potrebbe continuare ancora. Non c'era Mohammed El Baradei, il quale ha tuttavia annunciato che parteciperà agli incontri successivi. Non c'erano nemmeno i rappresentanti dei partiti Wafd, Tagammu e i Nasseriani. Ma soprattutto mancavano i giovani della rivoluzione. Non hanno voluto venire, nonostante l'invito rivolto loro dal Consiglio dei Ministri. I giovani del 25 gennaio, infatti, considerano l'iniziativa del dialogo nazionale una semplice farsa mediatica di vecchio stampo che non produrrà alcun risultato tangibile.

Asma Mahfuz, una delle cyber-attiviste legata al Movimento 6 Aprile, ora nella Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, ha commentato che l'invito al dialogo è giunto molto in ritardo, dopo esser stato chiesto per molto tempo da varie personalità pubbliche. Inoltre, i giovani attendono ancora dei fatti, lamentando la lentezza della risposta del governo e delle forze armate. Ad esempio, i giovani chiedono da tempo il processo di alcuni personaggi chiave del regime ancora a piede libero - tra parentesi, sembra che qualcosa inizi a muoversi su questo versante, ma attendo di saperne di più - chiedono che l'informazione e le università vengano "ripulite" dalle "bocche" di Mubarak e figli, e che i processi militari di civili abbiano termine. Ma nulla di tutto questo è sull'agenda degli incontri del dialogo nazionale.

I temi in discussione saranno comunque importanti, dall'istruzione alla situazione nel Sinai. Tuttavia, non sono solo i giovani a nutrire dubbi sulla reale efficacia di questo dialogo. Tanti altri hanno infatti espresso la speranza che, ad ogni seduta, seguano decisioni concrete, riguardanti argomenti fondamentali per il paese. L'ordinamento dello stato, ad esempio, deve orientarsi verso una repubblica presidenziale o parlamentare? Come riformare le università, strette, in passato, nella morsa del regime? Quali regole dare alle elezioni di ogni tipo, in ogni settore della vita del paese, dalle elezioni politiche e amministrative, alle elezioni dei rappresentanti sindacali, ecc.? Come rendere la magistratura pienamente funzionante e indipendente? Alcuni hanno anche espresso la necessità di rivedere a fondo la politica estera dell'Egitto, di stabilire un nuovo patto sociale e di dare inizio a un dialogo islamo-cristiano per una pacifica convivenza civile. Temi di massima importanza, che dovrebbero coinvolgere il massimo numero di voci. E' improbabile che si potranno trovare soluzioni con un numero limitato di sedute. Tuttavia, questo dialogo è un segno dell'Egitto che si trasforma.

Nella prima seduta di ieri, si è anche toccato un punto scottante, quello riguardante le modalità di riconciliazione con gli esponenti del vecchio regime. Inutile dire che l'idea è stata respinta con forza da più parti. "Riconciliarci con chi???" - ha commentato un docente di scienze politiche - "Noi vogliamo depurare lo stato da questi elementi collusi con il vecchio regime, non riconciliarci con loro!". Nella seduta di questa sera, invece, si parlerà delle acque del Nilo.

Ma un piccolo, significativo passo verso la democratizzazione si è fatto anche oggi. Il Consiglio dei Ministri ha annunciato la ristrutturazione completa della stampa statale, con la sostituzione dei vertici dei giornali nazionali, come al-Ahram, Akhbar al-Youm e Aakhir Saa'a. I direttori erano tutti uomini vicini a Gamal Mubarak, dunque si può ben immaginare la manipolazione dell'informazione operata da questi giornali. A questa notizia si aggiunge l'annuncio di un gruppo di editori che intende creare l'Associazione Egiziana degli Editori dei Quotidiani Indipendenti, più quello della costituzione di un simile organismo anche all'interno del Maspero, ossia nella tv e nella radio egiziane.

Domani, invece, si torna in piazza Tahrir per il "venerdì del salvataggio della rivoluzione". Oggi pomeriggio, per qualche ora, è girata la falsa notizia, diffusa da giornali e radio, che i giovani avevano deciso di rimandare la giornata. Niente di più falso. Forse qualcuno ha paura della piazza e ha voluto confondere le acque, ma domani si va a Tahrir. Il primo ministro Sharaf, che da piazza Tahrir ha tratto la sua legittimità, è invitato a ritornare tra i giovani, per un confronto. La manifestazione di domani, che si spera "milionaria" come ai primi tempi della rivolta, è un test per tutti: per i rivoluzionari, innanzitutto, per vedere se le diverse anime della piazza sono ancora unite; per l'esercito, per verificare la tenuta del suo legame con il popolo; infine per il governo che, come già accennato, è stato scelto dal popolo e ora deve fare un primo bilancio del suo operato di fronte alla piazza. L'appuntamento, dunque, è per domani dopo la preghiera - o la messa - di mezzogiorno, a partire dalle moschee e dalle chiese del Cairo (e del resto dell'Egitto, naturalmente), il tutto all'ombra della nuova legge contro gli scioperi e le manifestazioni.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

Date: 1 aprile 2011 18.46
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 49

 

Cari amici e amiche,

in questi istanti si sta concludendo la giornata di manifestazioni in piazza Tahrir, nel cosiddetto giorno del "salvataggio della rivoluzione". A giudicare dai commenti dei partecipanti, la giornata è stata un successo, se non altro perché ha rinfrancato gli animi. Non c'è stato il milione di persone atteso, "solo" decine di migliaia di persone, ma del resto era difficile immaginarsi una partecipazione maggiore, a circa un mese e mezzo di distanza dal "venerdì della vittoria". Alla manifestazione hanno sostanzialmente preso parte solo i giovani della rivoluzione, niente partiti e niente islamisti, incluso i Fratelli Musulmani (anche se qualcuno aveva affermato sui giornali che avrebbe partecipato). C'erano invece i rappresentanti di molte categorie professionali, come i giudici e gli avvocati. Una manifestazione variegata come al solito, dunque. Degna di nota anche la gran quantità di venditori ambulanti che hanno approfittato dell'occasione per incrementare i loro affari.

Per seguire la manifestazione, ho nuovamente fatto ampio uso dei social network e delle tv di internet, scelta obbligata per poter rendermi conto, oltre che degli avvenimenti, anche dell'atmosfera che si respirava in piazza, visto che la copertura mediatica di tali dimostrazioni è sempre scarsa. Tuttavia, piccolo segno di cambiamento, una cybernauta ha notato che oggi, per la prima volta in assoluto, la tv egiziana ha aperto il tg con piazza Tahrir.

Venendo alla giornata di oggi, comunque, tutto si è svolto pacificamente. Passato mezzogiorno, diversi cortei sono partiti dalle moschee e dalle chiese dei quartieri del Cairo, confluiti poi in piazza Tahrir, dove i dimostranti si sono disposti su un lato della piazza per non bloccare interamente il traffico. Stessa cosa ad Alessandria e in altre città, nelle relative piazze centrali. La temperatura era decisamente torrida, a sentire i partecipanti, con punte oltre i 35 gradi, tanto che in molti hanno scherzato dicendo: "Meno male che abbiamo fatto la rivoluzione a gennaio, altrimenti, con questo tempo, non ce l'avremmo mai fatta!". In effetti, il caldo ha creato qualche problema, perché non si è pensato di portare adeguate scorte d'acqua. Tuttavia, l'atmosfera gioiosa non è stata affatto rovinata da questo contrattempo, anzi tutto il contrario. L'atmosfera era gioiosa, ma anche pervasa da uno spirito rivoluzionario per niente acquietato. Uno degli slogan di oggi, infatti, è stato: "Il popolo che fa la rivoluzione a metà, si scava la fossa da solo". E la piazza ha ancora tante, importanti richieste, avanzate con forza al governo Sharaf e alle forze armate, entrambi meno popolari di un tempo tra le fila dei giovani. Tali richieste includono: il processo rapido dei "simboli della corruzione" del vecchio regime, con relativa confisca dei loro beni, lo scioglimento del Partito Nazional Democratico, il repulisti dell'informazione dai fantocci di Mubarak, la liberazione dei restanti prigionieri di opinione e il permesso di manifestare pacificamente, senza restrizioni (a proposito, anche Amnesty International si è pronunciata contro la nuova legge egiziana che limita fortemente il diritto di manifestare).

E' stato un vero piacere, oggi, rivedere i giovani egiziani in piazza e poter riassaporare ciò che chiamerei la loro spontanea vitalità democratica. C'erano capannelli di discussione ovunque, dibattiti ad ogni angolo, con tanta voglia di esprimere la propria opinione. Uno dei punti centrali del dibattito è l'opportunità o meno di una riconciliazione con gli esponenti del vecchio sistema di potere. Chiaramente, la maggioranza vuole che prima paghino per i crimini commessi e restituiscano agli egiziani il maltolto, anche in termini di dignità.

La cosa più bella di questi giovani, tuttavia, è vedere il modo in cui discutono. Anche negli scontri più duri, il dibattito resta sempre civile. Si vede che credono nel dibattito e, pur nella differenza di opinioni, hanno un linguaggio comune. Ribattono argomenti con argomenti, non scadono negli insulti personali, né usano parole svuotate di significato. E' stata una vera boccata d'aria anche per me poter seguire queste discussioni, distogliendo lo sguardo - e le orecchie - dai penosi e indecenti dibattiti italiani. Loro sì che sanno dare il giusto valore alla libertà di opinione e di espressione, dato che ne sono stati privati per lunghissimo tempo. Al di là delle difficoltà che la rivouzione sta incontrando sulla sua strada, i giovani sono ancora ben consci della differenza rispetto a prima. Un tweet di oggi, ad esempio, mi ha commosso. Diceva: "E' comunque una bella cosa poter marciare senza essere picchiati, inondati di gas lacrimogeni, colpiti dai cannoni ad acqua, trattati come bestiame e arrestati". Un altro tweet, invece, dal cuore di piazza Tahrir, diceva semplicemente: "Sono felice".

Anche in questa giornata ha potuto sfogarsi l'irrefrenabile senso dell'umorismo egiziano. E' inutile, non importa se il periodo è delicato, complicato o perfino drammatico, gli egiziani amano scherzare su tutto. Un gruppo di giudici, presieduto nientemeno che dal vice presidente della Corte di Cassazione, ha inscenato in mezzo alla piazza un finto processo a Mubarak. Un attore si è messo davanti al viso un cartone con la faccia di Mubarak ed è partita l'esilarante messa in scena. Tra il serio e il faceto, ovviamente, perché le accuse nel finto processo erano tutte autentiche. Una ragazza, molto divertita, ha detto che non avrebbe mai potuto perdersi, prima di morire, il processo di Mubarak, nemmeno quello finto. Poi, verso le tre e mezza, è arrivata la notizia di un terremoto al Cairo, di magnitudo 6. In realtà, l'epicentro è stato a Creta, ma il terremoto si è sentito in tutto il nord dell'Egitto. Apriti cielo! Quale occasione per sbizzarrirsi con le battute! Il primo commento che ho registrato su Twitter è stato: "Così, però, non c'è stabilità!". Dopodiché, tempo un'ora o poco più, una pagina di Facebook già raccoglieva decine di battute sul terremoto: "I salafiti negano di avere alcun legame con il terremoto che ha colpito Alessandria poco fa", "La televisione egiziana nega che ci sia stato alcun terremoto, affermando che il paese gode di piena stabilità, sono solo voci tendenziose", "E' un complotto salafito-islamo-liberal-cristiano con la partecipazione di qualche elemento di Hamas!", e via così...

Insomma, i giovani della rivoluzione non hanno perso il loro spirito, ma neanche la determinazione a proseguire la rivoluzione che, come ben sanno, non finirà qui. Forse, la marcia del milione tornerà anche venerdì prossimo. Nel frattempo, vedremo le reazioni alla giornata di oggi da parte di governo ed esercito. Se risponderanno alle richieste della piazza, sarà un segno che la piazza non ha perso il suo potere di far pressioni.

Cari saluti a tutti,

Elisa

 

 

 


 

Date: 2 aprile 2011 18.16
Oggetto: post-rivoluzione egiziana - giorno 50

 

 

 

Cari amici e amiche,

ancora non si spengono gli echi della giornata di ieri, in piazza Tahrir. Un prima conseguenza delle proteste, forse, è la dichiarazione odierna del Procuratore Generale, il quale ha affermato di essere pronto a convocare in tribunale Mubarak e la sua famiglia, oltre agli altri esponenti del PND sotto accusa, non appena riceverà i risultati delle indagini su di loro. Sara'... Ma intanto i giovani della rivoluzione stanno già preparando un'altra manifestazione per venerdì prossimo, 8 aprile, dal titolo "il venerdì della giustizia", oppure "il venerdì dell'insistenza" (l'inventiva abbonda).

Anche Papa Shenouda ha qualche guaio giudiziario. Si tratta della questione della donna copta che si sarebbe convertita all'islam e che la chiesa terrebbe sequestrata da qualche parte. Non si sa se sia vero o no, tuttavia il giudice vuole vederci chiaro, pertanto ha inviato a Papa Shenouda un mandato di comparizione per il 19 aprile. Come recita uno slogan della rivoluzione, davvero "nessuno è al di sopra della legge"! Vedremo come si comporterà adesso Papa Shenouda.

I salafiti, intanto, hanno ricevuto condanne unanimi da parte di tutte le autorità islamiche, dal mufti della Repubblica ai sufi. Il motivo è l'opera di distruzione di alcuni mausolei, all'interno di diverse moscheee del paese, che hanno intrapreso la settimana scorsa. I sufi hanno addirittura accusato il Ministero delle Fondazioni Islamiche di connivenza con i salafiti, perché le moschee sono state lasciate completamente sguarnite durante gli attacchi. Di oggi, invece, è la notizia che i salafiti sarebbero in favore del taglio della mano per i ladri e della fustigazione per gli adulteri. Che dire... Chi conosce l'Egitto sa quanto queste affermazioni stridano con la realtà del paese, tuttavia speriamo che questi gruppuscoli estremisti siano bloccati subito e non strumentalizzati come in passato, perché comunque possono fare molto male.

Nei Fratelli Musulmani, invece, le defezioni aumentano. Due leader importanti hanno lasciato il movimento: Ibrahim al-Zaafrani, membro della Shura della Fratellanza, e Abdel Moneim Abul Futuh, che già aveva annunciato una volta le dimissioni, poi smentite e infine riconfermate.

I candidati alla Presidenza, nel frattempo, vanno a caccia di sostenitori. El Baradei ha dichiarato di essere disponibile, in caso di vittoria, a lasciar entrare nel governo anche i Fratelli Musulmani. Al tempo stesso, si è detto pronto a nominare dei copti nelle mukhabarat, i servizi segreti egiziani. Secondo lui, tuttavia, l'80% della popolazione non è preparata alla democrazia e dunque le prossime elezioni non consentiranno a tutte le forze politiche di essere rappresentate in Parlamento. Temo che un'affermazione del genere non gli attirerà voti. Tanto per cominciare, El Baradei è visto un po' come uno "straniero", dato che ha passato più tempo all'estero che in patria, e frasi di questo genere potrebbero servire ad attribuirgli ulteriormente un senso di superiorità controproducente.

Ma mentre El Baradei incassa l'appoggio dei Fratelli Musulmani, Amr Musa ottiene quello delle tribù beduine. El-Bastawisi, dal canto suo, dà prova di moderatezza, annunciando che, se diventerà Presidente, non annullerà il trattato di Camp David. La campagna elettorale è già cominciata con sei o sette mesi di anticipo.

La notizia del giorno, tuttavia, è la decisione delle forze armate di inasprire le pene per la violenza sessuale, fino alla condanna a morte. Le autorità islamiche hanno già dichiarato che la decisione è in perfetto accordo con la sharia. Il dibattito sulle violenze sulle donne, in realtà, è in corso da tempo in Egitto, ma non è mai emerso con forza alla luce del sole. Se non altro, questa decisione dell'esercito servirà a farne parlare di più.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

 

 


Sunday, April 03, 2011 6:38 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 51

Cari amici e amiche,

mentre sto scrivendo, è in corso l'ennesimo mistero egiziano: dov'è Mubarak? Circa un'ora fa, infatti, al-Jazeera ha diffuso la notizia che l'ex presidente stesse dirigendosi in Germania, suggerendo una fuga da parte sua. Poi, quando già c'era chi gridava al tradimento delle forze armate (dato che a Mubarak e famiglia è stato proibito di lasciare il paese, nella speranza di processarli tutti) e chi invece tirava un sospiro di sollievo, perché la permanenza di Mubarak sul territorio egiziano non è comunque rassicurante, è giunta prontamente la smentita dell'esercito, attraverso la radio di stato. Nulla di fatto, dunque. Eppure, la smentita non ha affatto rassicurato gli animi. Il "popolo di internet" si è subito detto convinto che, in realtà, il divieto di lasciare il paese per la famiglia Mubarak sia solo un provvedimento di facciata, un contentino che l'esercito ha dato al popolo per evitare disordini. Sono in molti a credere che Mubarak abbia conservato la libertà di andare e venire dall'Egitto in segreto, come più gli aggrada. L'efficientissima rete di Twitter (nella quale, solo poco tempo fa, non avrei mai pensato di essere coinvolta!) si è subito messa in moto, alla ricerca di notizie certe. Il Frequency Monitor Center olandese ha confermato che, effettivamente, un aereo Gulfstream dell'Egypt Air Force è atterrato nella Germania dell'Ovest (Mubarak, in passato, era stato a Heidelberg per un'operazione delicata), dopo aver sorvolato l'Italia. Non si sa se l'ex presidente fosse a bordo, pertanto è subito partito l'appello a scovare Mubarak in Germania e a fotografarlo. Se qualcuno ci riuscisse, sarebbe un bruttissimo colpo per le forze armate egiziane.

Ieri, tuttavia, è stato un altro evento a scuotere l'Egitto, questa volta in ambito sportivo, se così si può dire. Infatti, ieri sera si è tenuta una partita di calcio tra lo Zamalek, squadra egiziana, e l'Afriqi, squadra tunisina. Era una partita del girone di ritorno del campionato africano e sarebbe dovuta essere un'occasione di festa, per celebrare la solidarietà tra i due popoli, dopo le rispettive rivoluzioni. Invece, a tre minuti dalla fine, l'arbitro algerino annulla il terzo gol al Zamalek, che stava vincendo 2 a 1. I tifosi della squadra egiziana, allora, irrompono a migliaia nel campo di calcio, attaccando l'arbitro e i giocatori, incluso quelli egiziani. Diversi i feriti e moltissimi i danni, tanto che è dovuta intervenire la polizia militare. Le due squadre sono state portate via dallo stadio a bordo di blindati. Questo episodio, il primo di questo genere in Egitto, ha letteralmente scioccato l'opinione pubblica egiziana. "Siamo stati uniti nella rivoluzione" - ha commentato qualcuno - "ed ora il calcio ci divide?". Ma, come al solito in Egitto di questi tempi, l'evento si colora di mistero, perché le 22 persone arrestate in seguito alle violenze sono risultate essere dei teppisti, già colpevoli, in passato, di risse e aggressioni. Ci sono di nuovo i baltagheya, allora, dietro le violenze nello stadio del Cairo? In effetti, la reazione dei tifosi del Zamalek, che dopotutto stava vincendo, appare molto strana. E perché poi attaccare anche i propri giocatori? Chi lo sa... Il fatto certo è che la Tunisia ha ricevuto scuse ufficiali e il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha istituito una commissione d'inchiesta per accertare i fatti. La gente, invece, ha spontaneamente organizzato una manifestazione di solidarietà (e di scuse) davanti all'ambasciata tunisina, che si sta svolgendo in questo momento. Non si può dire che ci si annoi in Egitto in questo periodo.

Sul versante politico, invece, sorge un nuovo partito di ispirazione liberale. Si tratta del partito degli Egiziani Liberi, fondato dal magnate Naguib Sawiris. In realtà, il partito avrebbe dovuto chiamarsi "I Fratelli Egiziani", tuttavia si è cambiato il nome per evitare conflitti con i Fratelli Musulmani. Sia quel che sia, alla base del programma del nuovo partito ci sarà la rinascita economica e sociale del paese, oltre che la netta separazione dei poteri e l'indipendenza della magistratura. Papa Shenouda, dal canto suo, vuol dare il proprio contributo alla risoluzione del conflitto sulle acque del Nilo, avviando un dialogo con la chiesa copta d'Etiopia. La speranza è che le due chiese sorelle possano agire da mediatrici. La notizia negativa di oggi, invece, è l'ennesimo rinvio del processo dell'ex ministro degli interni Habib al-Adly. L'ha scampata ancora una volta, ma solo fino a domani, se non si avrà nessun altro rinvio. I giovani, comunque, confermano l'appuntamento di venerdì prossimo in piazza Tahrir, per il "giorno della giustizia", o "dell'insistenza", oppure ancora (nome nuovo, fresco fresco di oggi) "della legalità". Il significato, comunque, è sempre lo stesso: la richiesta di processare tutti i corrotti del vecchio regime. Un post sulla pagina Facebook di "Siamo tutti Khaled Said" esprime benissimo il concetto: "Sono stati rubati decine di miliardi e un terzo degli egiziani non ha da mangiare... Decine di milioni di metri quadrati di terre sono stati distribuiti come regali ai corrotti e un quarto dei giovani egiziani non riesce a trovare un appartamento di 100 metri per sposarsi... Milioni di lire egiziane sono state spese per comprare migliaia di funzionari di ministeri diversi e un terzo di giovani egiziani non trova un posto di lavoro... Dopo la nostra rivoluzione, sono state processate meno di dieci persone tra i rappresentanti del vecchio regime, e tra di loro non c'è nessuno della vecchia combriccola... Perché?"

Cari saluti a tutti,

p.s. nella foto allegata c'è scritto ""Non dormo!" , sottinteso della rivoluzione, ovviamente

 

 


Monday, April 04, 2011 5:29 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 52

Cari amici e amiche,

ore di pioggia intensa al Cairo, di quella che lascia le strade allagate per giorni. Dopo il caldo di venerdì scorso, infatti, la temperatura è scesa improvvisamente di sei gradi, avvolgendo il Cairo in un'ondata di freddo (per gli standard egiziani, s'intende).

Non ci sono nuove notizie di grande rilievo, oggi, solo gli strascichi degli eventi di ieri, dopo le violenze durante la partita tra lo Zamalek e l'Afriqi tunisino. Tuttavia, mi ha interessato una notizia passata in sordina, diffusa dal sito "Siamo tutti Khaled Said". L'unione Generale degli Ufficiali di Polizia, costituita da più di 9000 agenti, cioè il 30% della polizia egiziana, ha deciso di presentare le proprie scuse al popolo egiziano, promettendo che mai più tacerà sulla giustizia e sulla corruzione dentro il Ministero degli Interni. Una presa di posizione coraggiosa che mostra come, anche all'interno della polizia, vi sia un movimento di rinnovamento in senso democratico. Ricordo che la "rieducazione" della polizia ai diritti umani è uno dei punti caldi del dibattito interno egiziano, dunque è bene che l'iniziativa parta dalla polizia stessa, anche se per ora coinvolge solo una minoranza.

Sempre parlando di corruzione, è giunta la notizia che la Procura Generale abbia chiesto la massima pena per l'ex ministro degli interni Habib al-Adly (questo solo per quanto riguarda le accuse di corruzione), oltre che la restituzione del denaro sottratto al paese, da lui stesso intascato. Inoltre, fatto ampiamente riecheggiato dai giornali, il presidente del tribunale ha chiesto all'ex ministro di rimanere in piedi nella sua gabbia per tutta la seduta processuale. Una piccola vendetta nei confronti dell'ex ministro, considerato il maggiore responsabile delle nefandezze della polizia segreta nei confronti dei cittadini egiziani? Forse... Comunque, il presidente del tribunale ha giustificato la propria richiesta, dicendo che lo stare in piedi avrebbe permesso ad al-Adly di seguire meglio il processo, anzi - come ha riportato qualche giornale - di non cadere addormentato!

Ancora niente di definito, invece, per quanto riguarda i processi del cosiddetto "Mubarakistan", la cricca di Mubarak, anche se forse qualcosa si sta muovendo. Si capirà meglio nei prossimi giorni. Anche per quanto riguarda il processo di Mubarak si sta facendo qualche piccolo passo in avanti. Al contrario, è stata smentita la convocazione in tribunale per Papa Shenouda, sulla questione di Kamilia Shehata, la donna che si sarebbe convertita all'islam e sarebbe tenuta reclusa da qualche parte. In realtà, la storia della donna non è affatto chiara. C'è chi dice che non si sia mai convertita all'islam e stia semplicemente nascondendosi dal marito, dal quale, essendo cristiana, non può divorziare. C'è chi dice invece che sia stata rapita e convertita a forza da alcuni musulmani. Le voci abbondano e sarà difficile fare chiarezza. In ogni caso, questa storia non è un caso isolato in Egitto. Molte donne cristiane ricorrono alla conversione all'islam proprio per poter divorziare, pertanto suggerisco, come al solito, estrema cautela nel giudicare questi fatti, prima di accusare l'una o l'altra parte religiosa di innata illibertà. Spesso, di mezzo, ci sono storie personali complesse, in società altrettanto complesse, dove le cose non sono mai in bianco e nero.

Un'altra notizia degna di interesse giunge da Alessandria. L'arciprete della Chiesa dei Due Santi (quella dell'attentato di Capodanno) ha affermato che non c'è nulla che impedisca ai copti di far parte di un partito di ispirazione islamica. Infatti, secondo lui, non c'è alcun problema con l'islam o con i musulmani, con i quali i cristiani convivono e c'è una relazione d'amore. Semmai i problemi sono il fanatismo, la violenza e le idee sbagliate. Parole sagge che giungono al momento opportuno.

Un affettuoso saluto a tutti,

Elisa

Habib-al_Adly

 


Tuesday, April 05, 2011 5:47 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 53

Cari amici e amiche,

è proprio vero che con le buone si ottiene tutto... La manifestazione di venerdì scorso, e quella annunciata per il prossimo venerdì, stanno sortendo i primi effetti. Infatti, i tre "pezzi grossi" del Partito Nazional Democratico, di cui si chiedeva da tempo il processo, sono finalmente nei guai. Fathi Sorour, Zakariya Azmi e Safwat el-Sherif (con relative consorti) non possono più disporre liberamente dei propri beni, liquidi e non, poiché sono iniziate le indagini su di loro. C'è anche un quarto nome nella lista degli indagati: Muhammad Ibrahim Suleyman, ex ministro degli alloggi (da non confondersi con Omar Suleyman, il vice presidente). E anche Mubarak e famiglia sono indagati. Ci voleva l'ennesima manifestazione per giungere a questo punto? Pare di sì, e venerdì prossimo ce ne sarà un'altra ancora più affollata, visto che questa volta parteciperanno anche i Fratelli Musulmani.

E mentre il Consiglio Supremo delle Forze Armate assicura, durante un incontro con i direttori di giornali e agenzie di stampa, che l'Egitto non sarà governato da un altro Khomeini, i salafiti continuano a far discutere. Affermano di essere estranei agli episodi di distruzione dei mausolei all'interno di alcune moschee, pur condannando la loro presenza in quei luoghi di preghiera. Dicono che è in corso una campagna contro di loro (oggi, ad esempio, girava voce che avessero paragonato le statue dei faraoni agli idoli della Mecca, prima dell'islam), dicono che i veri autori delle violenze sono gli ex agenti della Sicurezza Nazionale, gli stessi che starebbero operando per conto del PND, creando caos ovunque possibile. A chi credere? Chi lo sa. Certo è che questo trinomio PND-ex Sicurezza Nazionale-baltagheya sta diventando il capro espiatorio per tutto. Comunque, non escluderei troppo in fretta l'ipotesi di un complotto della controrivoluzione. L'Egitto è stato governato per troppo tempo da polizia e servizi segreti, pertanto è difficile che si mettano da parte senza opporre resistenza.

Intanto è stato risolto il caso dell'assassinio del prete copto di Assiut, ucciso nel febbraio scorso. E' stata la domestica con tre complici, a scopo di rapina. Ha confessato lei stessa. Alla base del delitto, dunque, non c'era nessun conflitto religioso. Come dicevo ieri, per giudicare bisogna essere molto attenti.

Movimenti interessanti, invece, si registrano nell'ambiente giornalistico. Ieri sera si è tenuto un seminario, organizzato dal Centro dei Giornalisti Uniti, diretto da Said Shoaib, che ha discusso le riforme del sindacato dei giornalisti. Tutti i presenti hanno concordato sulla necessità di cambiare la legge del sindacato, avanzando proposte di riforma da presentare in Parlamento, quando questo affronterà l'argomento. I punti più caldi del dibattito in corso riguardano la ridefinizione della professione di giornalista e la trasformazione del sindacato in un organismo di tutela dei giornalisti, e non - come è oggi - in un semplice strumento per ottenere la licenza di esercitare la professione e altri privilegi. Inoltre, è ormai chiaro che si debba abbandonare l'idea di un sindacato unico pagato dallo Stato, per aprire la strada alla formazione di una pluralità di sindacati indipendenti, come in qualsiasi paese normale.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

p.s: in allegato, una foto che illustra in maniera eloquente il ruolo delle donne nella rivoluzione egiziana.


Wednesday, April 06, 2011 10:31 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 54

Cari amici e amiche,

oggi è il 6 aprile, anniversario dell'omonimo movimento egiziano che, nel 2008, ha organizzato uno sciopero generale ormai famoso, considerato uno dei segni premonitori della rivoluzione di gennaio. E quale notizia poteva rendere i festeggiamenti del movimento 6 aprile ancora più gioiosi, di quella dell'imminente processo di Mubarak e compagnia? Tanto per cominciare, è stato arrestato l'ex ministro degli alloggi Ibrahim Suleyman (o Soliman, all'egiziana). Poi, è giunta la notizia che domani inizierà l'interrogatorio di Zakariya Azmi, ex capo dell'Ufficio di Presidenza (dunque uomo vicinissimo al rais) e uno dei "tre big" della corruzione del vecchio regime, mentre la prossima settimana sarà il turno di Gamal Mubarak. Infine, ciliegina sulla torta, Mohammed Husein Tantawi, capo del Supremo Consiglio delle Forze Armate, ha formato una commissione speciale, incaricata di intraprendere tutte le misure necessarie a procedere contro Mubarak padre, per quanto riguarda la questione dell'accumulo di ricchezze indebite. E queste ricchezze sono impressionanti! Il giornale al-Masry al-Youm ha pubblicato oggi una serie di fotografie della villa-castello di Sharm el-Sheykh, dove Mubarak è "confinato". La villa, di cui allego due foto, è costruita in riva al mare, praticamente sulla barriera corallina, dice il giornale. I mobili sono importati da Stati Uniti e Europa e, per la costruzione, si sono adottate tecniche raffinatissime, perché il terreno particolare della costa non è facile da lavorare. Il costruttore è un noto uomo d'affari che, se non ricordo male, è anche implicato nello scandalo della vendita del gas a Israele a prezzi irrisori.

Mubarak, tuttavia, non sembra intenzionato a collaborare. Pare che le sue guardie, ieri, si siano rifiutate di ritirare un mandato di comparizione per il loro padrone, cosa che ha suscitato le ire dei magistrati, i quali hanno fatto notare che ormai Mubarak è un comune cittadino e non gli vanno usati riguardi. I giornali, a questo punto, hanno prontamente fatto sapere che "le condizioni sue e della sua famiglia si sono aggravate", come sempre quando per loro tira brutta aria. Ma nonostante la sua evidente ritrosia, Mubarak si sta anche preparando. Ha già costituito un team di avvocati difensori, capeggiati da un inglese. Sì, perché il made in Egypt è sempre andato bene solo per i poveri.

Queste ultime notizie hanno rinfrancato la piazza, ma l'appuntamento di venerdì prossimo non è affatto rimandato, anzi la manifestazione è confermata e la gente è più decisa che mai ad andare fino in fondo.

Sul versante religioso, si è avviato un interessante dialogo tra alcune organizzazioni di giovani copti e i giovani dei Fratelli Musulmani. I compagni "più grandi", nei giorni scorsi, avevano rifiutato il dialogo, ma i giovani hanno deciso di provare. Ora però sta entrando in scena un altro "attore religioso": si tratta dei sufi, tirati in ballo dai salafiti che, negli ultimi giorni, li hanno presi a bersaglio assieme ai copti. Lo sheykh sufi più importante di Alessandria, Gaber Qasim al-Khuli, ha dichiarato oggi che è necessario entrare in politica per opporsi ai salafiti. Ci sarà un partito sufi dunque? Forse, e non ci sarebbe da stupirsi. Ma la cosa più interessante del discorso di al-Khuli è l'aver riconosciuto apertamente che i sufi hanno commesso un grosso sbaglio nell'appoggiare incondizionatamente Mubarak e il Partito Nazional Democratico per anni e anni. Infatti, i sufi non sono certo stati da meno di al-Azhar e della Chiesa Copta nel soffocare ogni passato tentativo di rivolta, ma i tempi sono cambiati.

Per augurarvi la buonanotte vi lascio con una delle tante canzoni della rivoluzione (dal tono dolce, questa volta, niente rap). S'intitola "Kan lazim" (Era necessario). La cosa interessante del video è il legame esplicito che esso instaura tra la rivoluzione di luglio del '52 e la rivoluzione attuale di gennaio. Il protagonista, all'inizio del video, scrive la data della prima, poi, alla fine, la cancella e scrive la data del 25 gennaio 2011. Anche se la canzone è in dialetto egiziano, senza sottotitoli, le immagini sono eloquenti.

http://www.youtube.com/watch?v=B_n_e_Wt6oI

Un caro saluto a tutti,

Elisa


 

Thursday, April 07, 2011 8:34 PM
Subject: post-rivoluzione egiziana - giorno 55

 

Cari amici e amiche,

l'Egitto sta assistendo a una vasta operazione "mani pulite", risultato delle proteste di venerdì scorso. Ho quasi perso il conto degli indagati e degli arrestati, eppure la lista è ancora lunga. Tante teste illustri stanno cadendo. Ad esempio, la procura ha richiesto oggi l'incarcerazione di Ahdi Fadli, ex direttore amministrativo di Akhbar al-Youm, uno dei giornali che, pochi giorni fa, è stato coinvolto nel piano di ristrutturazione dei vertici della stampa nazionale egiziana. Il direttore aveva lasciato il suo posto meno di una settimana fa ed ora la procura ne chiede l'incarcerazione per 15 anni, con l'accusa di corruzione. E secondo il giornale al-Ahram, il Ministero dell'Istruzione Superiore e il Consiglio Supremo delle Forze Armate starebbero programmando un ricambio analogo dei vertici delle università, come gli studenti chiedono da settimane. Secondo un'altra notizia diffusa oggi, invece, sette ex ministri avrebbero pagato una consistente mazzetta a Gamal Mubarak per accedere ai rispettivi ministeri. Si attendono ulteriori indagini e convocazioni in tribunale.

La lotta alla corruzione, dunque, sembra essere davvero la prossima battaglia della rivoluzione e, accanto a questa, la lotta per ridurre l'ncredibile sperequazione degli stipendi, in parte conseguenza di tale sistema corrotto. Si pensi che, mentre figli e parenti degli ex "big" del potere potevano guadagnare, in media, anche 35000 pound al mese (circa 5000 euro), gli stipendi della maggioranza degli egiziani non superavano i 99 pound (14 euro) al mese. Un'impiegata della Bank Misr prendeva addirittura 200000 pound mensili (più di 28000 euro), solo perché era parente dell'ex primo ministro Nazif. Bastano questi pochi dati per capire perché la gente sia furibonda all'idea che i corrotti possano farla franca. E Mubarak è certo colui che più si è arricchito alle spalle della sua stessa gente, dunque il suo processo è un punto imprescindibile per decretare il successo della rivoluzione. Tuttavia, gira voce che l'esercito, prima della caduta di Mubarak, abbia promesso all'ex Presidente l'immunità, in cambio delle sue dimissioni. La notizia è stata fortemente smentita, ma solo i fatti potranno provare la realtà o la falsità di questo accordo segreto.

Per quanto riguarda le prossime elezioni parlamentari, invece, qualcuno dice che si potrà utilizzare il voto elettronico (cosa che risolverebbe il sovraffollamento dei seggi, osservato durante il referendum scorso). Tuttavia, le forze partitiche preferibbero sperimentare il voto elettronico con le elezioni sindacali, prima di applicarlo alle parlamentari. E' comunque interessante che si parli di questo in Egitto. Questo dibattito, come quello che si sta diffondendo sulla preservazione dell'ambiente, sembrerebbe riservato ai paesi avanzati e moderni (e per i più l'Egitto non è considerato tale). E, invece, il neo-Egitto ha il coraggio (la presunzione, secondo qualcuno) di volerli affrontare da subito, senza neanche aspettare di completare la transizione democratica.

Sempre per quanto riguarda le parlamentari, i Fratelli Musulmani hanno aggiustato il tiro delle proprie ambizioni. Se in passato avevano dichiarato di voler concorrere solo al 20% dei seggi, ora mirano al 49%, però ancora non parlano di loro candidati alla Presidenza. Il Movimento 6 aprile, invece, ha deciso che non si trasformerà in partito. I suoi aderenti, infatti, hanno orientamenti politici troppo vari e costituire un partito vorrebbe dire escluderne molti. Dunque, il Movimento 6 aprile preferisce trasformarsi in ONG, preservando la propria unità e, allo stesso tempo, la propria diversità sociale interna. In tal modo, dicono i leader, il movimento potrà continuare ad avere grande influenza sulla società, soprattutto per quanto riguarda la lotta per la democratizzazione e i diritti dei lavoratori.

Anche oggi, comunque, l'Egitto ha avuto il suo giallo quotidiano. E' scoppiata una piccola bomba al sito delle piramidi, ferendo tre venditori ambulanti che avevano visto spuntare qualcosa da sotto la sabbia e avevano pensato che si trattasse di qualche reperto prezioso emerso dal deserto. Invece, era una bomba. Potrebbe essere stato un residuo bellico, ma è dall'invasione napoleonica che non vi è più stata alcuna battaglia sul sito delle piramidi. Allora è un attentato? Qualcuno ha già puntato sicuro il dito sui salafiti, tanto per cambiare. Ma il fatto resta un giallo, per ora.

E a proposito dei salafiti... Il giornale al-Jumhuriya ha proposto di radunare attorno allo sheikh di al-Azhar tutte le componenti dell'islam egiziano, per un dialogo "intra-islamico": Fratelli Musulmani, sufi, salafiti, "azhariti"... Proposta azzardata, visto che non corre affatto buon sangue tra loro.

 Domani, comunque, è di nuovo venerdì, il giorno in cui le piazza arabe acuiscono le loro proteste (ormai gira la battuta che alcuni mufti stiano seriamente pensando di abolire il venerdì!). In Egitto sarà il "giorno della purificazione" (sì, alla fine questo è il nome su cui la maggioranza si è messa d'accordo), per chiedere il processo di tutti i corrotti ancora a piede libero. Vi allego la locandina della giornata. Da destra a sinistra, in ordine di importanza crescente, si vedono: Fathi Sorour, Zakariya Azmi (arrestato oggi, tra l'altro), Safwat el-Sherif, Gamal Mubarak e Hosni Mubarak. In piazza Tahrir ci sono già 400 persone, in attesa della manifestazione di domani.

Un abbraccio a tutti,

Elisa

p.s: per chi è in zona, vicino a Torre Pellice, e per chi è interessato, domani sera sarò al circolo "Fare nait", dove racconterò la rivoluzione egiziana attraverso le fotografie e i video, prodotti e fatti circolare dai "giovani di internet", i protagonisti principali della rivolta

 


Saturday, April 09, 2011 12:10 PM
Subject: rivoluzione egiziana - atto secondo

Cari amici e amiche,

la rivoluzione egiziana si è riaccesa. I ragazzi di piazza Tahrir, questa volta, ce l'hanno fatta, il "venerdì della purificazione e del processo" ha avuto un grande successo, portando in piazza centinaia di migliaia di persone, se non i milioni che alcuni giornali hanno riferito. Non si vedeva un'affluenza così grande in piazza Tahrir da prima della caduta di Mubarak, segno dello scontento generale per l'operato dell'esercito fino ad ora. Questa volta hanno partecipato anche i Fratelli Musulmani e i partiti, che avevano disertato l'appuntamento di venerdì scorso. Di nuovo tutti in piazza, dunque. Anche Wael, a Tahrir assieme agli altri amici, mi manda un sms: "Siamo tutti qua per ricaricare la rivoluzione e la speranza". Il rischio di un ritorno alla "normalità", in senso antidemocratico, è molto sentito.

Al contrario di venerdì scorso, si nota anche la presenza dell'esercito, schierato a controllare gli eventi. Elicotteri militari sorvolano la piazza, cosa che non succedeva dal tempo della prima Marcia del Milione, il 1 febbraio scorso. In piazza, ci sono tante bandiere, di tutti i paesi arabi in lotta: Libia, Tunisia, Siria, Yemen, Bahrein, persino il Libano, ma soprattutto la Palestina. Tante, tantissime bandiere palestinesi che sventolano in sostegno di Gaza, di nuovo sotto attacco israeliano. E naturalmente c'è la tradizionale lunghissima bandiera egiziana, che si allunga anche questa volta. In piazza, si segnala anche la presenza degli operari delle fabbriche militari di Helwan, che protestano contro i sindacati gestiti dallo Stato. Invece, il padrone di Faraeen TV, Tawfiq Okasha, viene cacciato dai manifestanti, che non gli permettono di entrare in piazza. Okasha, ai primi tempi della rivoluzione, aveva sostenuto Mubarak ed è anche noto per le sue posizioni negazioniste sull'olocausto, oltre che per il suo contributo a divulgare l'idea di un complotto ebraico planetario, secondo quanto sostenuto dai Protocolli di Sion.

Prima di tutto si tiene la preghiera del venerdì e i cristiani, a loro volta, recitano le loro preghiere. Un tweet informa che, per un istante, le invocazioni ad Allah dei musulmani e gli "amen" dei cristiani risuonano insieme, come da tradizione in piazza Tahrir. Poi, è il turno dei discorsi dal palco. La tv di Stato, forse per la prima volta dall'inizio della rivoluzione, segue da vicino gli avvenimenti. E' lì, in piazza con la gente, ma quando gli speaker salgono sul palco per fare il loro discorso, copre le loro parole con i commenti dei giornalisti, oppure trasmette solo le immagini, accompagnate da canzoni. Dopodiché, inizia il secondo atto del processo popolare a Mubarak, già iniziato venerdì scorso. Il processo è tenuto da un vero giudice e vi sono anche veri testimoni. Solo Mubarak è assente, ma c'è la sua gigantografia, rinchiusa in una gabbia. Il primo testimone dell'accusa è la madre di Khaled Said, il blogger assassinato dalla polizia mesi prima dello scoppio della rivoluzione. Questa donna coraggiosa ha quasi sempre partecipato, pur distrutta dal dolore, a tutte le iniziative della rivoluzione, in memoria del figlio. Il verdetto del processo, tuttavia, viene rimandato a venerdì prossimo, a Sharm el-Sheykh. Si fa strada, infatti, l'idea di tenere il prossimo raduno del milione proprio nei pressi della villa dell'ex rais. La rivoluzione alza di nuovo il tiro.

Ma ciò che più ha distinto la giornata da quelle che l'hanno preceduta, è stato il mutato sentimento nei confronti dell'esercito. Le forze armate non godono più del favore incondizionato della folla. Si sono sentiti moltissimi slogan contro i militari (tutti censurati dalla tv statale), in particolare contro il feldmaresciallo Tantawi, ministro della difesa e ora, sostanzialmente, capo dello Stato. Il blogger Sandmonkey ha commentato con ironia: "Caro mushir (feldmaresciallo), non avresti dovuto avere un titolo che fa rima con Tahrir!". Dunque, l'idillio tra esercito e popolo, che già aveva cominciato a guastarsi dopo gli arresti e le torture nel museo egizio, e dopo la legge contro gli scioperi, sembra davvero concluso. Ma non è finita qui, perché anche all'interno dell'esercito sembrano esserci divisioni, e questo è un fatto più pericoloso. Infatti, una ventina di soldati si sono uniti ai manifestanti. Alcuni sono persino saliti sul palco per parlare, vestiti in divisa, sfidando gli ammonimenti dell'esercito che avevano proibito di partecipare alle manifestazioni in uniforme. Anzi, l'esercito aveva persino dichiarato questo venerdì giorno lavorativo per i militari, in modo da rendere estremamente pericolosa la posizione di quei soldati che avessero disubbidito. E quando i soldati sono saliti sul palco, qualcuno si è messo a gridare "scendete!", mentre qualcun altro scandiva lo slogan "esercito e popolo, una mano sola!". Dunque, ci sono divisioni nell'esercito, tra i vertici e la base, e sull'esercito, all'interno dei manifestanti.

Infine, in serata, si sono formati vari cortei di protesta che si sono mossi in direzione dell'ambasciata israeliana. Chiedevano lo stop dei raid su Gaza e della vendita del gas a Israele. Volevano issare la bandiera palestinese al posto di quella israeliana e l'allontanamento dell'ambasciatore. Alla fine, sono riusciti soltanto a issare la bandiera palestinese sulla moschea di fronte all'ambasciata, ma intanto è crollato un tabù storico. Con Mubarak, infatti, una tale manifestazione sarebbe stata proibita o repressa brutalmente. Ora, invece, migliaia di persone hanno potuto alzare la voce contro le operazioni militari su Gaza. La rabbia era tanta, anche perché, negli scorsi giorni, Israele ha bombardato il confine con l'Egitto (cosa che ha già fatto varie volte) e le deflagrazioni causano danni anche alla parte egiziana, alle case situate nelle vicinanze.

Anche la preghiera del tramonto si è tenuta in piazza Tahrir. Molta gente, infatti, ha voluto passare la notte lì, finché all'alba sono tornati gli scontri. I manifestanti hanno voluto restare in piazza per proteggere i soldati passati dalla loro parte, formando un cordone umano attorno a loro, nel centro della piazza. Chiedevano le dimissioni di Tantawi, gridando: "Tantawi=Mubarak!". Tuttavia, dopo che è scattato il coprifuoco (ancora in vigore dalle 2 alle 5 del mattino), le forze di sicurezza e l'esercito sono intervenute. Verso le tre di notte, hanno cominciato a picchiare duramente i manifestanti con mazze e taser. Hanno sparato in aria, e qualcuno dice che siano persino state usate munizioni vere. Alcuni soldati ribelli sono scappati, altri sono stati arrestati. Bus e macchine sono state incendiate. I testimoni oculari parlano di diversi feriti e, forse, persino due morti, ma le fonti ufficiali non sembrano voler divulgare la notizia. L'esercito, questa mattina, ha diramato il comunicato numero 34 per spiegare il proprio punto di vista: le persone asserragliate in piazza Tahrir sarebbero baltagheya assoldati da alcuni leader del Partito Nazional Democratico. L'esercito, quindi, avrebbe arrestato questi leader, tra cui Ibrahim Kamel, già accusato di essere coinvolto nella "battaglia del cammello" del 2 febbraio. I manifestanti in piazza Tahrir negano questa versione dei fatti e, in questo momento, stanno chiamando altre persone a raccolta. Sono state ricostruite le barricate che bloccano l'ingresso alla piazza. Le tende, rimesse in piedi, sono state protette con filo spinato. I manifestanti stanno anche verificando la notizia che l'esercito abbia fatto uso di munizioni vere sui manifestanti disarmati, proprio il giorno in cui inizia il processo dei poliziotti, accusati dello stesso crimine.

Come ho detto inizialmente, la rivoluzione si è riaccesa. Se avrò aggiornamenti da piazza Tahrir, scriverò di nuovo, perché la situazione è molto tesa. La cosa più brutta, dice un manifestante, è che, a differenza dei primi giorni della rivoluzione, ora è più difficile distinguere i "buoni" dai "cattivi" e decidere da che parte stare. Tutto si è complicato.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

 

 

 

 


Saturday, April 09, 2011 9:26 PM
Subject: notizie dalla rivoluzione egiziana

Cari amici e amiche,

un aggiornamento sulla situazione in Egitto. La giornata è passata nella tensione. Piazza Tahrir, di nuovo accerchiata da barricate, è stata occupata da diversi manifestanti, accorsi a indagare sui fatti della notte precedente. Il dibattito tra i manifestanti, sia in rete sia in strada, è ancora acceso. C'è chi condanna le persone rimaste asserragliate nella piazza, perché scontrarsi con l'esercito potrebbe essere letale per la rivoluzione e per il paese, dato che le forze armate sono l'ultimo pilastro dello stato che sta ancora in piedi. C'è chi condanna nettamente l'uso della forza contro i manifestanti pacifici, che non ha alcuna giustificazione. E c'è ancora chi cerca di comprendere il punto di vista dell'esercito, il quale non può permettere nessun tipo di ammunitamento al suo interno. Intanto, si cerca di sapere quanti siano effettivamente i morti e i feriti (il Ministero della salute ha parlato di un morto e 71 feriti) e se siano davvero state usate munizioni vive contro i manifestanti. Una grossa chiazza di sangue, in piazza Tahrir, è stata circondata da filo spinato per conservarla come prova dei fatti notturni.

Tuttavia, l'alternarsi di notizie non verificate, subito seguite da smentite, come quella delle dimissioni del primo ministro Essam Sharaf, ha reso il clima molto nebuloso. Anche in piazza Tahrir, nessuno si fidava di nessuno. E' un momento delicato, in cui è difficile capire chi sia chi, da che parte stia e che gioco faccia, e il nervosismo cresce.

In serata, è arrivata la conferenza stampa delle forze armate, le quali hanno offerto la propria versione dell'accaduto. Per i fatti di ieri notte, hanno arrestato 42 persone, dei quali 8 avrebbero avuto la divisa e 3 sarebbero stranieri. Secondo loro, gli arrestati sono legati a note personalità del Partito Nazional Democratico, il cui nome verrà rivelato al momento opportuno. Ma allora potrebbe essersi trattato di un'azione del PND, per vendicarsi degli arresti dei tre "big" della corruzione, Sorour, Azmi e el-Sherif? L'esercito ha infine negato di aver mai fatto uso contro i manifestanti di munizioni vere. In effetti, altre testimonianze hanno suggerito che non fossero i soldati a sparare addosso ai manifestanti, ma altre persone armate, di identità ignota. Se fosse così, sarebbe comunque preoccupante, perché vorrebbe dire che girano troppe armi in Egitto, in questo momento.

In fine giornata, tuttavia, in concomitanza con la conferenza stampa dell'esercito, sono arrivate due notizie importanti. La prima è la messa sotto tutela di tutte le sedi del PND, preludio a un possibile scioglimento del partito. La seconda è l'annuncio della prossima costituzione di un ufficio, riservato ai giovani della rivoluzione, che dovrebbe affiancare il Consiglio dei Ministri in ogni decisione riguardante il paese. Pare una buona cosa. Tuttavia, ogni giorno si fa un passo indietro e uno in avanti, o viceversa. L'iniziale ambiguità dell'esercito non si è mai dissipata. Da un lato, accolgono le richieste della piazza, anche se lentamente, e dall'altra picchiano duro, usando metodi da vecchio regime. Suppongo che possa essere il risultato dello scontro di forze contrastanti che operano dietro le quinte, fuori e dentro le forze armate, piuttosto che un gioco studiato a tavolino. Lo spero, almeno. La trasparenza, comunque, in questo momento purtroppo non esiste.

Buona serata a tutti,

Elisa

 

 


Sunday, April 10, 2011 8:33 PM
Subject: rivoluzione egiziana - ultime notizie

Cari amici e amiche,

inaspettatamente, Mubarak è tornato sulla scena. Come attore principale, questa volta. Nel pomeriggio, infatti, la tv saudita al-Arabiya, con sede a Dubai, ha trasmesso un suo messaggio registrato, diretto agli egiziani. Durante il discorso, sul video campeggiava la foto di Mubarak e sotto scorreva una sorta di monitor del battito cardiaco (di chi, di Mubarak?). Se non ci credete, date un'occhiata al video del discorso:

http://www.youtube.com/watch?v=AUj1MCVBS4A&feature=player_embedded#at=96

Comunque, a parte questo fatto ridicolo, alla conclusione del discorso, in Egitto si è scatenato il putiferio. Riassumendo, Mubarak ha cominciato il discorso dichiarandosi addolorato per le campagne di diffamazione contro di lui e la sua famiglia, volte a ledere la loro reputazione e onestà. Quindi, dopo il solito excursus sui suoi meriti politici e militari, al servizio della patria e dei figli d'Egitto (bello anche il passaggio in cui afferma di aver deciso - lui - di farsi da parte per il bene del paese), è passato a dire che non possiede alcuna proprietà all'estero, né conti bancari. Ha affermato di aver aspettato settimane nella fiducia che il Procuratore Generale avrebbe infine appurato la verità, grazie ai rapporti provenienti dai vari stati stranieri, i quali confermerebbero tutti la sua versione dei fatti. Tuttavia, di fronte alle continue e ingiuste campagne di diffamazione contro di lui e la sua famiglia, non poteva tacere. Pertanto, ha dichiarato di aver deciso quanto segue: rendersi disponibile a sottoscrivere qualunque documento necessario al Procuratore Generale per investigare sui suoi conti esteri (tanto ormai avrà avuto tutto il tempo di farli sparire) e per verificare l'esistenza di proprietà estere a suo nome, o a nome di qualcuno della sua famiglia (che probabilmente avrà già venduto). Infine, ha annunciato che, una volta accertata la sua completa innocenza, farà valere i suoi diritti in tribunale contro chiunque l'ha calunniato e diffamato. Tutto ciò, naturalmente, per servire l'Egitto. Amen.

A questo punto, potrei commentare e analizzare queste parole, anche in rapporto alla situazione attuale interna dell'Egitto, ma mi limiterò a far notare il tempismo di questo discorso, subito dopo le violenze di piazza Tahrir, la cui regia, secondo la maggioranza, è da attribuirsi ai fedeli del PND, il partito di Mubarak. L'esercito e il governo, già sotto l'attacco delle pesanti critiche della piazza, ricevono ora un duro colpo dall'ex rais, che mira a far apparire false tutte le accuse contro di lui. Mubarak non è un avversario facile, si sapeva. E si sospettava anche che non fosse ancora del tutto sconfitto. Ma in proposito preferisco lasciar parlare gli egiziani, trascrivendo una selezione dei loro commenti, immediatamente dopo il discorso di Mubarak. Sono fioccati per ore, su Twitter e su Facebook, e rendono bene l'idea di una tipica giornata rivoluzionaria egiziana. Come sempre, sono pervasi di ironia (e tralascio i commenti che contengono insulti e basta).

Beh, almeno ha detto che è l'ex Presidente! E' già una soddisfazione!

Ha detto che lui e la moglie non hanno proprietà all'estero, ma non ha menzionato i figli.

Grazie, Mubarak! Le tue parole ci renderanno di nuovo uniti!

Mubarak è belligerante, come sempre.

Buona fortuna, Mubarak! Dovrai portare in tribunale tutto l'Egitto! Dai, fammi causa, ladro, bugiardo e assassino!

Chiaramente Mubarak non è agli arresti domiciliari e l'esercito lo sta aiutando a rifarsi l'immagine. Ora dovremo anche aspettarci una manifestazione pro-Mubarak?

Caro SCAF
(Supremo Consiglio delle Forze Armate), i sauditi ti hanno appena fregato! (sì, perché al-Arabiya è saudita e l'Arabia Saudita non ha mai nascosto il suo appoggio a Mubarak)

E' un tentativo di far cadere lo SCAF e il governo.

Hai visto, Tantawi, che cosa ti ha procurato la tua amicizia personale con Mubarak, e il tuo tentativo di ritardare il suo processo?

Wael Ghonim: Quanto è lontano Sharm el-Sheykh?

Quante ore sono in macchina dal Cairo a Sharm el-Sheykh?

SCAF! Andate a Sharm, prendete Mubarak e gettatelo in piazza Tahrir! Adesso si tratta di voi o di lui!

Breaking News: al-Arabiya trasmetterà a breve un messaggio registrato di Ahmed Ezz, in cui dichiarerà di non essere basso. (
Questo è uno scherzo, ovviamente. Ahmed Ezz è un esponente del PND, ora in prigione, ed evidentemente deve essere molto basso...)

Ayman Nour: Dalla voce si capisce che è in piena salute, al contrario di quanto dicono i rapporti medici...

Mubarak non va processato solo per i conti all'estero, ma anche per l'uccisione dei manifestanti, per le torture durante tutto il periodo del suo governo, per i brogli elettorali e per la corruzione della vita politica.

Murid Barghouti, celebre poeta palestinese, rifugiato in Egitto: La squadra saudita è scesa in campo... e gioca... e giocherà...

Se Mubarak non ha beni all'estero, come hanno fatto Usa e Gran Bretagna a congelarli?

Adesso si tratta di Tantawi contro Mubarak, i giochi di potere sono iniziati.

No, non penso. Si tratta della gente contro Mubarak e Tantawi.

Mohammed el-Baradei: Gli sforzi per far fallire la rivoluzione non cessano mai. Bisogna subito prendere provvedimenti per salvarne la credibilità.

Per me il discorso di Mubarak è solo un modo per discolpare lo SCAF dall'accusa di collusione con Hosni.
(Hosni Mubarak, ovviamente)

Se c'è una cosa su cui gli egiziani sono uniti al 100% è la convinzione che lui e la sua famiglia abbiano rubato miliardi. Mossa maldestra Signor Presidente!

Come e quando è stato registrato il messaggio, se lui è agli arresti domiciliari? Ha ottenuto un permesso dallo SCAF? Come può essergli stato permesso, se lui e la sua famiglia sono sotto inchiesta?

Hossam Mikawi: Mubarak è il leader della contro-rivoluzione. Dopo aver nascosto i soldi e le proprietà nei mesi scorsi, con l'aiuto dei paesi del Golfo, nel momento in cui parte l'inchiesta sui suoi figli, si ribella, nega e accusa. Vuole assicurarsi che lui e i suoi figli saranno al sicuro.

L'Arabia Saudita protegge la contro-rivoluzione, senza dubbio. E poi, da quando in qua le inchieste avvengono in televisione???? 
(L'amico Mubarak ha imparato bene...)

Il prossimo venerdì sarà il "venerdì della piscina"... nella piscina di Mubarak a Sharm el-Sheykh.

A questo punto giunge una dichiarazione del Procuratore Generale, che afferma che il discorso di Mubarak non influenzerà le indagini. Anzi, il Procuratore emana l'ordine che Mubarak e figli si presentino immediatamente in Procura per avviare le indagini.

I Fratelli Musulmani: Il discorso di Mubarak indica che lui non ha capito quel che è successo in Egitto. Continuiamo a chiedere che sia processato.

La conseguenza inattesa di questo discorso sarà unire tutti gli egiziani per recarsi a prendere Mubarak a Sharm el-Sheykh. Preparate i costumi!

Ci sono delle offerte negli hotel a Sharm el-Sheykh? Preparo i bagagli!

Wael Ghonim: Mubarak è addolorato per le campagne diffamatorie contro di lui, ma non è addolorato per le centinaia di migliaia di egiziani morti per malattia e per fame, né per il martirio di più di 500 persone, uccise dalle pallottole della polizia, né si addolora per la tortura di decine di migliaia di persone nelle prigioni...

Murid Barghouti: Non abbiate paura per la rivoluzione. Ogni volta che questa si placa, la stupidità del regime la riaccende.

Slogan da piazza Tahrir (dove sono ancora radunate varie persone): Mubarak è impazzito! Mubarak è impazzito!

Mia mamma mi ha detto: prendi queste vecchio scarpe, lì nell'angolo, e quando vai a Sharm, tirale sulla sua villa!

Non ha dei conti all'estero, infatti ha delle banche!

Messaggio per al-Arabiya: Mubarak non è l'ex Presidente, è il Presidente DESTITUITO!

Wael Ghonim: Viva Mubarak, che unisce tutti gli egiziani!  (Contro di lui, ovviamente)

Contro-rivoluzione in azione, dunque? Temo di sì, la partita è ancora aperta. Intanto, l'ex primo ministro di Mubarak, Ahmed Nazif, è stato arrestato per 15 giorni come misura cautelare. Un'altro pesce grosso del PND in gabbia e anche il primo premier egiziano a finire in prigione. Fra poco - commenta Hossam - potremo formare il governo di Tora! Tora è il nome di una prigione del Cairo. Come prima risposta al discorso arrogante di Mubarak non c'è male, poi ci sarà presto un altro venerdì... I giovani di Tahrir sembrano estremamente decisi ad andare a Sharm el-Sheykh.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

p.s: in allegato un'immagine con su scritto al-thawra (la rivoluzione), una volta da destra a sinistra, con la bandiera che sventola, e una volta da sinistra a destra, con una bocca dai denti affilati, simbolo della contro-rivoluzione.

 


Tuesday, April 12, 2011 8:32 PM
Subject: la linea rossa invalicabile - notizie dall'Egitto

Cari amici e amiche,

pace fatta tra esercito e giovani della rivoluzione? Forse. Ufficialmente sì, ma le versioni cambiano a seconda di chi si interroga. Per quattro giorni, da sabato notte, piazza Tahrir è stata occupata da centinaia (qualcuno dice migliaia) di giovani che hanno bloccato il traffico, protestando contro l'esercito. Alcuni chiedevano solo l'immediato processo di Mubarak, altri aggiungevano anche la richiesta delle dimissioni del feldmaresciallo Tantawi, capo del Supremo Consiglio delle Forze Armate. L'occupazione era stata decisa dopo la battaglia di sabato notte, tra esercito, manifestanti e (si dice) scagnozzi del Partito Nazional Democratico. L'esercito, infatti, era intervenuto per arrestare i presunti militari (ancora non si è del tutto sicuri della loro identità) unitisi alle proteste, causando alcuni morti e diversi feriti.

Comunque, la nuova occupazione di piazza Tahrir ha sollevato un grande dibattito nel paese, sia a livello mediatico, sia nella piazza stessa. Il primo fondamentale punto del dibattito ha riguardato l'identità degli occupanti. Erano scagnozzi del PND, come ha subito sostenuto l'esercito? Diversi cyber-attivisti, appena saputa la notizia dell'occupazione, sono andati a controllare di persona e hanno negato la versione delle forze armate. Secondo loro, qualche baltagheya c'era davvero, o più che altro qualche testa calda, ma la maggioranza dei manifestanti della piazza erano giovani delle fasce più povere. Disperati, molto simili per aspetto ai poco raccomandabili balatgheya, ma comunque manifestanti pacifici. Solo che, dati i numeri esigui di questi manifestanti, i baltagheya - presenti da sempre ad ogni manifestazione - avevano ampio spazio di manovra.

Il secondo punto del dibattito, invece, ha riguardato l'opportunità di proseguire le proteste in questo modo, prendendo a bersaglio anche l'esercito. Molti ritengono che le forze armate non si debbano toccare, che siano la linea rossa da non oltrepassare, sia perché sono rimasti l'ultimo pilastro dello Stato, sia perché senza il loro aiuto la rivoluzione sarebbe persa. Inoltre, molti preferiscono protestare solo nel week end, per non interrompere la "ruota della produzione" del paese, termine già odiato da diversi manifestanti, come una divinità di fronte alla quale si è obbligati a piegare la testa, sempre e comunque. Pare certo, ad ogni modo, che la maggioranza della popolazione - quella che non usa i social network - non appoggia queste proteste a oltranza, né l'attacco all'esercito.

L'occupazione di piazza Tahrir è finita oggi. L'esercito, con un comunicato sulla sua pagina Facebook (vedi allegato), ha ringraziato i manifestanti per aver riaperto la piazza al traffico, proprio mentre la polizia militare - così almeno hanno denunciato i ragazzi di Twitter là presenti - sgombrava la piazza con la forza e arrestava numerose persone. La solita doppiezza delle forze armate?

Ma ci sono altri indizi sul fatto che l'esercito sia diventato intoccabile, la linea rossa che non si può valicare in nessun modo. Il primo è una lettera che sarebbe giunta ai giornali egiziani, in cui le forze armate invitano a sottoporre preventivamente qualsiasi articolo che parli dell'esercito al Dipartimento degli Affari Morali e a quello dell'Intelligence Militare. In altre parole, alla censura. Il secondo indizio, invece, è la vicenda di Maikel Nabil, un blogger di 26 anni che è appena stato condannato a tre anni di carcere da un tribunale militare, per aver insultato l'esercito. Maikel Nabil è un blogger che si distingue per le sue posizioni pro-Israele (una vera rarità in Egitto!), ma nonostante questo, la sua condanna ha suscitato la solidarietà generale degli altri blogger e cyber-attivisti. Se volete saperne di più su di lui, questo è il link del suo blog, finché non lo oscurano: http://www.maikelnabil.com/ Maikel Nabil, dunque, è il primo prigioniero politico dell'era post-Mubarak. Toccare l'esercito è molto pericoloso...

Qualche buon segno, tuttavia, c'è stato anche in questi ultimi due giorni. Per esempio, è stato cancellato l'obbligo di ottenere un permesso governativo per fondare un giornale e il Consiglio dei Ministri ha annunciato che gli egiziani all'estero potranno votare alle Parlamentari. Safwat el-Sherif, l'ex presidente della Shura (una delle due camere parlamentari) ha subito un interrogatorio di otto ore, quindi è stato trasferito alla prigione di Tora, assieme agli altri ex ministri, sotto arresto per 15 giorni come misura precauzionale. Da poco, invece, è giunta notizia che Mubarak sarebbe entrato nel reparto di cure intensive dell'ospedale di Sharm el-Sheykh. Si attendono notizie. In molti si augurano che ne esca presto per poterlo processare. In realtà, le procedure processuali potrebbero essere già cominciate. Secondo alcuni giornali, infatti, oggi l'ex rais è stato sottoposto a un interrogatorio segreto a Tur Sina', nel Sinai, in seguito al quale le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate.

Un caro saluto a tutti,

Elisa Ferrero

 


Wednesday, April 13, 2011 6:47 PM
Subject: i Mubarak in carcere

Cari amici e amiche,

la notizia tanto attesa è finalmente arrivata e l'Egitto è di nuovo in festa. Il Procuratore Generale ha emanato l'ordine di custodia cautelare per l'ex presidente  Hosni Mubarak, in seguito all'inchiesta sulle sue ricchezze illecite e sulla sua responsabilità nell'uccisione dei manifestanti. Ma non è tutto, perché il Procuratore ha emanato un ordine identico anche per i "cuccioli" Gamal e Alaa Mubarak, i quali sono poi stati trasportati con un aereo militare alla prigione di Tora, vicino al Cairo. Si dice che siano arrivati lì in manette e con le divise bianche dei carcerati, un'immagine che gli egiziani non dimenticheranno di certo, anche se finora non sono stati diffusi video o fotografie della scena. La prigione di Tora, ormai, è affollatissima di esponenti del Partito Nazional Democratico (PND), tanto che Wael Ghonim ha suggerito di ribattezzarla Prigione Nazional Democratica (in italiano non ci sarebbe nemmeno bisogno di modificare l'acronimo: PND!). Hosni Mubarak, invece, dato il suo stato di salute, trascorrerà i 15 giorni in ospedale. Inizialmente, si è parlato di un trasferimento all'ospedale militare del Cairo, poi a quello internazionale di Ismailiya, ma fino adesso non è stato possibile, perché le sue condizioni si sono aggravate. 

Il giornale al-Youm al-Sabia ha fornito un resoconto dettagliato dell'interrogatorio di Mubarak e figli, utilizzando una fonte vicina all'ex presidente, rimasta anonima. Pare che tre giorni fa, proprio quando sarebbe stato registrato il messagio diffuso poi da al-Arabiya, Mubarak e figli si siano recati al Cairo per essere sottoposti a interrogatorio in qualche stabilimento militare. L'interrogatorio doveva avvenire segretamente ma, quando il Procuratore stava per dare inizio alle procedure, è giunta una lettera del Ministro degli Interni che avvisava della mancanza di adeguate misure di sicurezza. Pertanto, è stata presa la decisione di riportare l'ex rais a Sharm el-Sheykh, assieme ai figli, in attesa che il Procuratore decidesse un nuovo luogo per l'interrogatorio. I Mubarak sono dunque tornati a Sharm el-Sheykh lunedì sera. A quel punto, l'avvocato della famiglia Mubarak ha suggerito all'ex rais di recarsi in ospedale per dei controlli medici, così, nel caso in cui fosse stato emesso l'ordine di custodia cautelare nei suoi confronti, non avrebbe potuto essere condotto alla prigione di Tora. Alle undici di mattina di ieri, martedì 12 aprile, è giunto in ospedale un rappresentante della Procura per procedere all'interrogatorio sul posto. Mubarak ha risposto alle domande seduto sul letto, a cominciare dalle risposte sulle sue generalità (la scena deve essere stata particolarmente gustosa!). Poi, di fronte alle accuse della Procura, Mubarak ha negato di aver ordinato di sparare sui manifestanti, pur non negando di aver ordinato di disperderli in ogni modo. All'osservazione dell'avvocato della Procura che era stato l'ex ministro degli interni, Habib el-Adly, a indicare lui come responsabile dell'ordine, Mubarak ha replicato che era solo una menzogna. Dopodiché, Mubarak si è sentito esausto e l'interrogatorio è stato interrotto alcuni minuti, mentre Gamal e Alaa aspettavano il loro turno in un'altra stanza. L'interrogatorio è poi proseguito fino alla fine. In totale cinque ore. Alla conclusione dell'interrogatorio, le condizioni di Mubarak si sono di nuovo aggravate, cosa che ha fatto posticipare il confronto con Alaa e Gamal alla sera. Quindi, dopo il loro interrogatorio serale, tra l'altro relativamente breve (solo due ore), è partito l'ordine di custodia cautelare anche per loro. Sono allora stati trasferiti a Tora, e non a Tur Sina', come sarebbe stato logico. Il motivo di questo cambiamento è stata la folla numerosa, riunita lì nei dintorti, che costituiva una minaccia per la loro sicurezza. L'arrivo a Tora è avvenuto alle 4,30 del mattino, poi, al risveglio del paese, la notizia si è sparsa per tutto l'Egitto e il mondo intero.

Resta da capire che ne è di Suzanne Mubarak, anche se girano voci che anche lei stia subendo un interrogatorio serrato. Nel frattempo, però, sono finiti in prigione anche Fathi Sorour, ex presidente della Camera (così farà compagnia a Safwat el-Sherif, ex presidente della Shura, l'altra camera parlamentare), e Murtada Mansur, ex presidente dello Zamalek, la squadra di calcio. Mansur è accusato di essere uno dei mandanti della "battaglia del cammello".

Non c'è bisogno di dire che gli egiziani sono euforici oggi. Si sentono di nuovo orgogliosi del proprio paese, dopo varie settimane di ombre. "Egitto ora in vantaggio sulla Tunisia" scherza qualcuno, alludendo al fatto che i tunisini, pionieri delle rivoluzioni arabe, hanno sempre ottenuto gli stessi obiettivi un po' prima degli egiziani. Scherzi a parte, è un momento storico per l'Egitto. L'idea di sottoporre a processo l'ex tiranno e tutti i suoi uomini (e donne) ha un valore fortemente simbolico, oltre a rispondere, naturalmente, a un'esigenza di giustizia. I giornali americani hanno ben sottolineato come questo sia un passo senza precedenti nella storia dei paesi arabi ed è interessante, aggiungo io, che si sia sempre insistito sul processo del rais, mai su una sua esecuzione sommaria. No, si vuole sottoporre l'ex dittatore alla legge, di fronte a tutto il popolo, senza cedere alla tentazione di una vendetta spicciola. Si vuole agire come uno stato, duramente ma civilmente. Così facendo si dimostra di avere rispetto per la giustizia, fiduciosi che potrà essere uno dei capisaldi del futuro Egitto. Diverse forze politiche, dopo aver espresso la propria soddisfazione per l'arresto dei Mubarak, hanno subito chiesto che si svolga un processo giusto nei loro confronti, distinguendo la loro responsabilità politica da quella penale. E non vogliono in nessun modo un processo militare. Intanto, le manifestazioni previste per venerdì prossimo sono sospese, in attesa di vedere come si svilupperanno gli eventi.

Un saluto affettuoso a tutti,

Elisa

 


Thursday, April 14, 2011 8:45 PM
Subject: un'altra spallata al regime - notizie dalla rivoluzione egiziana

Cari amici e amiche,

giornata indaffarata, oggi, per governo e forze armate, scandita da bollettini contrastanti sulla salute di Mubarak, sempre all'ospedale di Sharm el-Sheykh. Dapprincipio sembrava che avesse avuto un infarto, poi un'equipe di medici ha assicurato che il suo cuore batteva come quello di un trentenne, quindi si è sparsa la notizia che Mubarak fosse soltanto molto scioccato per l'arresto dei figli, ma camminasse tranquillo sulle proprie gambe. Le sue condizioni sono gravi, no anzi, si sono stabilizzate, si può trasferire, niente affatto, non si può ancora... Medici egiziani, giordani, tedeschi, americani, tutti ad alternarsi nel dare il proprio parere. Persino il celebre cardiochirurgo Magdi Yacoub, alla fine, si è offerto di intervenire per accertare la questione. Non c'è dubbio, comunque, che Mubarak e famiglia siano scioccati. I tiranni lo sono sempre quando si scoprono nudi.

Ha particolarmente colpito l'affermazione di Mubarak, durante il suo interrogatorio, diffusa oggi dai giornali. Ha confessato che lui avrebbe voluto dimettersi già il 28 gennaio, il giorno della collera, ma che poi era stato convinto dai suoi collaboratori a non farlo, perché la piazza, secondo loro, chiedeva soltanto un ricambio di governo. Insomma, nel caso peggiore Mubarak è un gran bugiardo, ma anche nel caso in cui sia stato sincero, questa confessione dimostra il baratro che lo separava dalla società egiziana.

Intanto, i "cuccioli" Mubarak, alias Gamal e Alaa, alias i prigionieri numero 23 e 24, restano in carcere, assieme ai loro compagni del Partito Nazional Democratico. Le indagini su di loro e sul padre riprenderanno il 19 aprile. Pare che il fascicolo sui loro reati contenga già più di diecimila pagine... E' inoltre iniziata un'inchiesta sul cognato dei due "cuccioli", l'uomo d'affari Magdi Rasikh. Presto, la famiglia Mubarak sarà di nuovo riunita.

Nella giornata di oggi, tuttavia, il governo di Essam Sharaf ha dato un'altra poderosa spallata a ciò che resta del vecchio regime, i cosiddetti fulul (bisognerebbe cominciare a scrivere un dizionario della rivoluzione). Infatti, è finalmente partita la vasta operazione di ricambio dei governatori in tutto l'Egitto. Sono cadute ben diciassette teste, sostituite da altrettanti nomi nuovi, tra cui anche un copto, nel governatorato di Qena. Nessuna donna. Drasticamente ridotta, tra i governatori, la componente militare. C'è stata anche una ristrutturazione dei governatorati stessi, con l'accorpamento di 6 Ottobre (nome di citttà) con Giza e Helwan con il Cairo. La cosa importante è che un'altra delle richieste della rivoluzione è stata accolta.

Ciliegina sulla torta è stato il comunicato numero 36 del Supremo Consiglio delle Forze Armate, con il quale l'esercito ha dichiarato che ripeterà il processo di Walid Sami Saad, uno dei giovani manifestanti arrestati nelle scorse settimane. Le forze armate hanno accolto la supplica della madre del giovane, apparsa ieri sulle pagine del giornale al-Wafd. Inoltre, l'esercito ha annunciato che rivedrà anche i processi di tutti gli arrestati durante le manifestazioni. Ora si attende che alle parole seguano i fatti (pare che l'esercito avesse già fatto un annuncio simile un po' di tempo fa, ma non avesse poi mantenuto le promesse). Tuttavia, mi preme sottolineare la lotta di questa madre. Non è l'unica. Le madri di prigionieri politici, blogger, semplici manifestanti, stanno silenziosamente conducendo una lotta tenace, per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle ingiustize commesse a danno dei propri figli (anche mariti, fratelli, padri...). Spesso non sono donne particolarmente acculturate, o politicizzate, ed è bene ricordarle, perché anche loro stanno dando un grande contributo alla trasformazione del proprio paese.

Un'ultima buona notizia è stata la riapertura della chiesa di Atfih, quella che era stata incendiata tempo fa da alcuni musulmani del paese. E' stata ricostruita dall'esercito in 28 giorni e oggi si è potuta tenere la prima messa, giusto in tempo per le festività di Pasqua. Questa volta, le forze armate hanno mantenuto la loro promessa.

C'è però un'altra questione interessante che sta venendo a galla sulla scena politica egiziana. Si tratta della successione di Amr Musa che, essendo candidato alla Presidenza, ha lasciato il suo posto a capo della Lega Araba. Finora, il Segretario Generale della Lega Araba è sempre stato un egiziano, sintomo della leadership storica dell'Egitto nel mondo arabo. Anche questa volta l'Egitto ha presentato un candidato, ma si è subito aperta una polemica. Il candidato in questione è Mostafa el-Fiqqi, ex ministro e membro del PND. Sono gli stessi egiziani a non amarlo, perché è considerato un elemento del vecchio regime. Forse, allora, avrà più chances l'altro candidato: Abdel Rahman al-Atiyyah, del Qatar. Sarà interessante seguire questa vicenda. Gli stravolgimenti nell'area mediorientale non potranno non avere effetto anche all'interno della Lega Araba, da sempre ritenuta debole e vano strumento della politica araba condivisa. Forse, però, le cose cambieranno, pertanto sarà interessante vedere come si ridefiniranno i rapporti di forza nella Lega.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

Friday, April 15, 2011 7:16 PM
Subject: Vittorio Arrigoni e l'Egitto

Cari amici e amiche,

ci sarebbero tanti argomenti di cui parlare oggi a proposito dell'Egitto, ad esempio l'eterna telenovela sulla salute di Mubarak, o le proteste contro i nuovi governatori, oppure le accuse al movimento "6 aprile" di ricevere soldi dall'estero. Tuttavia, la notizia della barbara uccisione di Vittorio Arrigoni è giunta anche in Egitto, come in tutto il mondo arabo del resto. Preferisco dunque soffermarmi sulle reazioni a questo assassinio. Ci tengo soprattutto, perché immagino già discorsi beceri del tipo "ecco, noi li aiutiamo e loro ci ammazzano", confondendo in quel "loro" musulmani, arabi, Hamas, Fratelli Musulmani, immigrati e salafiti (ho sentito oggi un inviato da Gaza chiamarli "safalisti", tanto per fare un esempio dell'inaccuratezza che spesso si accompagna al "racconto" del mondo arabo).

L'assassinio di Arrigoni non ha certo avuto la stessa eco delle notizie dei massacri quotidiani di arabi, in diversi paesi (le proteste non si fermano né in Siria, né in Yemen, la guerra in Libia prosegue e il conflitto israelo-palestinese è sempre acceso), ma ha avuto il rispetto dovuto, sia sui giornali, sia su al-Jazeera, sia nelle opinioni dei singoli. Ha colpito molto, sebbene non abbia stupito. Diversi tweet hanno espresso il proprio dolore. La giornalista e scrittrice Mona Anis, per esempio, ha scritto: "Condoglianze a tutti noi e agli amici italiani per l'uccisione criminale di Vittorio, e lunga vita alla solidarietà internazionale. Persone come Vittorio Arrigoni vivranno per sempre nel cuore degli arabi che credono nell'internazionalismo e nella solidarietà internazionale". Da un altro tweet ho letto: "Non conoscevo Vittorio, ma sono furioso e nauseato per quelli che hanno ucciso un uomo che combatteva per gli oppressi e li considerava la sua gente". Murid Barghouti, in particolare, ha espresso il suo dolore e la sua rabbia. Postando una fotografia di Vittorio, ritto su una barca, che sventolava la bandiera della Palestina, ha commentato: "Cani! Ecco chi ammazzate!".

L'uccisione di Arrigoni ha inoltre colpito gli egiziani, perché avvenuta per mano dei salafiti, dei quali si discute molto anche in Egitto. Il risveglio salafita spaventa tutti, soprattutto gli arabi, i primi a essere colpiti dalle loro campagne di violenza. Tuttavia, in Egitto si crede che dietro alle azioni dei salafiti, egiziani o della striscia di Gaza, ci siano mani straniere che li sfruttano convenientemente. L'Arabia Saudita, in primo luogo, con altri paesi del Golfo. Ma anche Israele, naturalmente. E non fa eccezione il caso dell'omicido di Arrigoni, che presenta molti punti oscuri. Un tweet, oggi, si chiedeva: "Chi trae vantaggio dall'uccisione di due attivisti pro-Palestina nell'arco di dieci giorni? E perché adesso?". Gli egiziani non hanno dubbi che ci siano manovre saudite e israeliane per soffocare sul nascere i tentativi di creare una vera democrazia in Medio Oriente. Il tempismo è perfetto. L'Egitto sta processando l'ex dittatore (precedente pericoloso), sta riallacciando rapporti internazionali importanti, ad esempio con l'Iran, ha riaperto le trattative con i paesi del bacino del Nilo, molto più disposti, ora, verso l'Egitto di quanto fossero prima con Mubarak, sta rivedendo i trattati di vendita del gas con Israele e Giordania, e altro ancora. Tutti fattori che possono mutare parecchio gli equilibri locali. Molti ritengono addirittura che sia Israele il vero fautore della ribellione dei paesi del bacino del Nilo nei confronti dell'Egitto, poiché ambirebbe a deviare il corso del fiume verso il proprio territorio. La guerra dell'acqua non è uno scherzo.

Molti storceranno il naso, a questo punto, pensando che si tratti delle solite paranoie arabe che attribuiscono qualsiasi cosa a un complotto dei sionisti o degli americani. Si sa, per molti gli arabi sono ossessionati da Israele, impulsivi, irrazionali, tribali, violenti e straccioni. Poco importa che alle loro spalle abbiano una storia ricca come e più della nostra, che abbiano prodotto teologia, filosofia, scienza, arte, musica, letteratura, tutto ai massimi livelli, e che ciò avvenga ancora oggi. Tutto questo, qui da noi, non si conosce, dunque non esiste. Eppure, se io nomino Dante a un arabo acculturato, lui sa di cosa parlo. Ma se un arabo nomina al-Mutanabbi ad un occidentale, ugualmente acculturato, dubito che quest'ultimo sappia anche solo vagamente di cosa l'arabo stia parlando. Nel migliore dei casi conoscerà Alaa al-Aswani che - con il massimo rispetto per il suo importante lavoro di denuncia e per il suo impegno politico in Egitto - finisce, tuttavia, per farsi complice dell'appiattimento del mondo arabo su un'immagine stereotipata, quella della corruzione, del fondamentalismo e delle donne velate, tanto per intenderci. Ma nel mondo arabo c'è anche altro, molto altro, solo che da noi si seleziona lo stereotipo e basta. L'arabo, dalle nostre parti, resta un misto tra l'esotico e il primitivo, quanto di più lontano dalla razionalità si possa pensare, cosa che, naturalmente, lo rende geneticamente inadatto alla democrazia. Molti preferiscono aggrapparsi a questa credenza, piuttosto che dare credito agli argomenti degli arabi, quando esprimono il loro punto di vista sulla realtà, nel caso in questione le manovre israeliane e saudite di soffocare la democrazia in Medio Oriente (anche attraverso l'omicidio di persone come Vittorio Arrigoni). Così, se il tentativo di democratizzazione del mondo arabo fallirà, sarà soltanto colpa dell'innata impermeabilità degli arabi alla democrazia. Ma prima o poi bisognerà interrogarsi seriamente sull'intimo piacere che molti occidentali provano nel veder fallire i sacrosanti tentativi degli arabi per costruire società più giuste. Vittorio Arrigoni, tuttavia, non era tra queste persone, e meno male che ci sono molti come lui.

Un caro saluto a tutti,

Elisa


Saturday, April 16, 2011 6:10 PM
Subject: sciolto il partito di Mubarak

Cari amici e amiche,

sono giornate di relativa calma in Egitto, tanto da far definire il venerdì appena passato come "il giorno della quiete". Piazza Tahrir è vuota, ma è rifiorita, anzi rinverdita. Il giardino al centro della piazza, dove era installata la tendopoli dei manifestanti, è stato ripristinato e potete vedere nelle foto allegate il risultato. Meglio di prima...

La telenovela dei Mubarak decaduti continua, ma non voglio annoiarvi con il riassunto delle tante false notizie sul trasferimento di Mubarak in un ospedale militare, circolate anche oggi sui giornali con le relative smentite. L'ordine di trasferimento è effettivamente stato emanato, ma per ora Mubarak è ancora a Sharm el-Sheykh, in attesa dell'aereo militare che lo trasporti a nuova destinazione. Quel che è certo è che le sue condizioni di salute sono buone, ormai è ufficiale. Il suo cuore, tutto sommato, sta bene, ed è persino stata smentita la notizia che avesse smesso di tingersi i capelli. Lo so, viene da ridere, eppure, se ci fate caso, non c'è un solo dittatore arabo (solo arabo?) con i capelli bianchi. Anche l'ex first lady - a chi interessa - sta meglio. Vedremo come starà nei prossimi giorni, quando interrogheranno anche lei. C'è già chi attende l'ingresso in carcere della prima "signora" di tutta la storia egiziana.

Ma la notizia del giorno è lo scioglimento del Partito Nazional Democratico, ex partito di governo, da parte della Suprema Corte Amministrativa, la quale ha dunque accolto le richieste dei tre esposti che le erano stati presentati. Inoltre, il PND dovrà restituire allo Stato tutte le sue proprietà. Era ora, la notizia era grandemente attesa. Adesso, però, si discute dell'opportunità di bandire gli ex membri del PND dalla vita politica, che potrebbero candidarsi in altri partiti. Sicuramente il dibattito si protrarrà per giorni e ne riparleremo.

L'ondata di sostituzioni dei governatori, invece, ha suscitato approvazione, ma anche critiche e manifestazioni di protesta. Da un lato, gli esperti di scienze politiche hanno accolto con favore l'iniziativa del primo ministro Sharaf, come un primo passo sulla via del cambiamento. Dall'altro, hanno sottolineato che sono soprattutto le politiche a dover cambiare, non i singoli uomini. Inoltre, la nomina dei nuovi governatori è avvenuta alla vecchia maniera, non per elezione diretta come qualcuno aveva chiesto, punto da ridiscutere interamente.

Le proteste dei cittadini, invece, sono state motivate soprattutto dal legame di alcuni neo-governatori con il vecchio regime, alcuni persino coinvolti nella repressione violenta delle manifestazioni del 25 gennaio. Questi personaggi sono semplicemente stati trasferiti da un governatorato all'altro, scontentando i manifestanti che ne avrebbero voluto l'allontamento definitivo da qualsiasi mansione amministrativa nel paese. Le proteste si sono concentrate contro i governatori di Qena (l'unico copto), Minya e Bani Suef. Non è chiaro se, nel caso di Qena, l'opposizione dei cittadini sia nei confronti della religione cristiana del governatore, oppure nei confronti del governatore stesso. Infine, sono scesi in piazza gli impiegati amministrativi degli ex governatorati di Helwan e 6 Ottobre, fusi rispettivamente con il Cairo e Giza. La fusione, per loro, ha significato la perdita del posto di lavoro.

Anche le donne sono estremamente scontente dei nuovi governatori. Tra loro, infatti, non vi è nessuna donna, nonostante ci fossero molte candidate competenti e nonostante le voci che preannunciavano la nomina di alcune di loro. Nel dopo-rivoluzione, le donne si sono viste escludere totalmente dalla leadership del paese, prima dal Consiglio dei Ministri, poi dalla Commissione per gli Emendamenti Costituzionali e infine dai governatorati. Per protestare contro questo stato di cose, è stato quindi deciso che le donne scenderanno nuovamente in piazza il 1 maggio, sperando che la manifestazione ottenga più successo di quella dell'8 marzo.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 




 

 

Sunday, April 17, 2011 8:34 PM
Subject: una partita di calcio in prigione

Cari amici e amiche,

oggi è la domenica delle Palme anche in Egitto, debitamente festeggiata dai copti, in mezzo a un grande dispiegamento di forze di sicurezza. Nei giorni scorsi, era stato diffuso l'appello su Facebook, rivolto ai giovani copti e musulmani, a formare dei comitati popolari per proteggere le chiese durante le celebrazioni, perché le misure di sicurezza standard non parevano soddisfacenti. La chiesa di Atfih, ricostruita dall'esercito dopo l'incendio doloso che l'aveva distrutta, è stata inaugurata ieri alla presenza dello sheykh di al-Azhar, Ahmed al-Tayyeb. E' un momento di gloria per lo sheykh, un po' per i suoi sforzi volti a evitare il conflitto religioso, specie con la condanna delle posizioni e delle azioni dei salafiti, e un po' per la sua rinuncia, annunciata qualche giorno fa, allo stipendio da lui guadagnato a partire dal marzo 2010, mese della sua nomina. Lo sheykh intende restituire la somma già incassata al ministero delle finanze, per sostenere l'economia del paese. Il denaro resistituito ammonterebbe complessivamente a 37.647 pound, poco più di 5000 euro. Non molto, visto il prestigio dello sheykh.

Il dialogo tra chiesa copta ortodossa e Fratelli Musulmani, invece, si è già arenato, a causa delle incaute dichiarazioni di alcuni leader del movimento. Mahmud Ezzat, vice Guida Suprema, e Saad el-Husseini, altro leader della Fratellanza, hanno infatti dichiarato di voler stabilire un governo islamico, se ce ne saranno le condizioni, e applicare la sharia. Tutto ciò, dopo un congresso dei giovani Fratelli Musulmani, che si sono riuniti per discutere sulla maniera di rinnovare il linguaggio della Fratellanza e riformare il movimento. Si è addirittura parlato di cambiarne il nome, ormai troppo connotato negativamente. Dunque, sembra proprio che il doppio linguaggio della Fratellanza, quello vecchio stile della leadership e quello moderno della gioventù emergente, sia il nodo più urgente da risolvere, in vista dell'inclusione dei Fratelli Musulmani nel sistema democratico che si va costruendo. Naturalmente, dietro alla questione del linguaggio, si nasconde una ben più cruciale discordanza di vedute tra la nuova e la vecchia generazione.

Guai in vista, invece, per Zahi Hawass, il ministro delle antichità, riconfermato al suo posto dal premier Essam Sharaf. Hawass è l'uomo che avrebbe donato un prezioso gioiello faraonico a Suzanne Mubarak, prelevandolo dalle proprietà statali, e che - dicono i maligni - ha l'abitudine di aprire e inaugurare una stessa tomba più di una volta. Il soggetto in questione era stato denunciato da un cittadino per la sottrazione di un pezzo di terreno. Il tribunale amministrativo aveva decretato la restituzione del terreno al cittadino, sentenza che Hawass ha arrogantemente ignorato. Il cittadino, allora, si è rivolto alla Corte Penale, la quale, oggi, ha condannato il ministro al carcere per un anno, più una multa di 10.000 pound. Sharaf, per ora, ha smentito la notizia delle dimissioni di Sharaf e già si scommette sui vari modi in cui Hawass riuscirà a sfuggire alla giustizia anche questa volta, ma intanto il verdetto del tribunale ha messo di buon umore molta gente. Forse Hawass non sarà il pesce più grosso, intrappolato nella rete dei processi contro la corruzione del vecchio regime, tuttavia è indubbio che attiri la massima antipatia dei giovani rivoluzionari, almeno a sentire i commenti che fanno su di lui.

Restando in ambito carcerario (niente paura, Mubarak non è ancora entrato in prigione, è sempre a Sharm el-Sheykh), i giornali si stanno sbizzarrendo a raccontare scene di vita quotidiana nella prigione di Tora, dove sono detenuti Alaa e Gamal Mubarak, oltre a tutti gli altri ex ministri ed esponenti del PND. Ebbene, oggi i giornali hanno indugiato soprattutto nel descrivere una kafkiana partita di calcio che si è tenuta venerdì scorso, dopo la preghiera, durante le due ore d'aria concesse ai prigionieri. La prima squadra, capitanata da Ahmed Nazif (ex primo ministro di Mubarak), era costituita da Ahmed Ezz (ex segretario del PND), Amr Asal (ex funzionario del PND), Ahmed el-Maghrabi (ex ministro dell'edilizia) e Zuhayr Garrana (ex ministro del turismo). La seconda squadra, capitanata dal terribile Habib el-Adly (ex ministro degli interni), era invece formata da Hasan Abdel Rahman (generale ed ex capo della Sicurezza di Stato) e Adly Fayed (ex capo della sicurezza della città 6 Ottobre). Arbitro: Ahmed Nazif, ex primo ministro di Mubarak. In panchina a guardare: Gamal Mubarak, Anas el-Fiqqi (ex ministro della gioventù), Ahdi Fadly (ex direttore di Akhbar al-Youm), Ibrahim Kamel (uomo d'affari, intimo amico di Mubarak) e Munir Ghabur (altro uomo d'affari). Rimasti in cella a rimuginare, invece, Alaa Mubarak, Fathi Sorour (ex presidente della camera), Safwat el-Sherif (ex presidente della Shura) e Zakariya Azmi (ex capo del gabinetto del Presidente). La partita è finita in parità. La scena, tuttavia, deve essere stata indimenticabile.

Un abbraccio a tutti,

Elisa


 

 

Monday, April 18, 2011 9:49 PM
Subject: affari privati tra Mubarak e Berlusconi

Cari amici e amiche,

ieri sera, mentre scorrevo le ultime notizie sul sito di al-Ahram, sono improvvisamente incappata nel nome di Berlusconi. "Anche qui!" - ho subito pensato - "Ma allora non c'è modo di sfuggire alla saga berlusconiana nemmeno in Egitto!". Quando ho capito che non si trattava della storia di Ruby - proprio non ce l'avrei fatta a sorbirmi anche la versione in arabo - ho letto l'articolo fino in fondo. L'argomento era il seguente. Fonti importanti, non precisate dal giornale, hanno rivelato che ci sarebbero forti prove dell'esistenza di una relazione commerciale privata tra l'ex rais Mubarak e il nostro primo ministro. Mubarak avrebbe concesso a un'azienda di Berlusconi in Egitto privilegi senza precedenti. L'ex governatore del Sinai del sud, infatti, spinto da Mubarak, avrebbe concesso a tale ditta italiana il permesso straordinario di comprare vaste distese di terra nella penisola, violando la legge che vieta agli stranieri di possedere terreni nel Sinai. La terra, in totale circa 500.000 metri quadrati, sarebbe poi stata divisa in lotti e venduta a stranieri da una sede nel Lussemburgo, a prezzi esorbitanti.

Già questo basterebbe, ma non è finita qui. Le stesse fonti consultate dal giornale hanno anche avanzato l'ipotesi che, in cambio di tale favore da parte di Mubarak, il governo italiano (e sottolineo il governo italiano, non il privato Berlusconi), avrebbe esercitato il diritto di veto nell'Unione Europea per impedire il congelamento dei beni della famiglia dell'ex rais, decisione in discussione proprio in questi giorni. Lascio a voi i commenti.

Non ho sentito nulla di questo sui giornali italiani e naturalmente si dovranno aspettare ulteriori indagini e conferme. Se ci saranno sviluppi in Egitto, vi terrò al corrente. Certo, la cosa non aggiunge nulla a quanto già sappiamo sulla nostra "politica estera", tuttavia nessun dettaglio deve essere trascurato. Prometto che da domani tornerò a occuparmi degli affari più propriamente egiziani.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

Mubarak e Berlusconi


 

Tuesday, April 19, 2011 8:18 PM

Subject: Salafiti, Sorelle Musulmane e interrogatori

Cari amici e amiche,

continuano le proteste di migliaia di persone contro il nuovo governatore copto di Qena, nell'Alto Egitto. Le manifestazioni, sempre più insistenti, hanno interrotto le ferrovie e le autostrade, oltre a chiudere gli ingressi alla città. Per valutare la situazione, sono giunti sul posto il ministro degli interni Mansour Essawi e il ministro dello sviluppo regionale Mohsen Naamani. A sentire l'imam della moschea di Qena, la situazione sta diventando esplosiva, a meno che il primo ministro Sharaf e il Consiglio Supremo delle Forze Armate non ascoltino la richiesta dei manifestanti di rimuovere il nuovo governatore. Ancora non si capisce esattamente quali siano le reali ragioni dell'opposizione popolare al generale Emad Mikhail, che succede, tra l'altro, a un altro copto, Magdi Ayoub. C'è chi dice che la ragione sia semplicemente la sua religione. I salafiti, se non altro, l'hanno detto chiaramente. Ma altri, tra i quali un portavoce dei manifestanti, negano decisamente questa motivazione, affermando che alle proteste partecipano anche molti copti. Il motivo del rifiuto di Mikhail sarebbe piuttosto la sua responsabilità, da generale della polizia, nell'uccisione di alcuni giovani di Qena, durante la rivoluzione. In alcuni casi, le ragioni della protesta sembrano intrecciarsi. Il governatore precedente, anche lui copto, è infatti accusato dagli abitanti di Qena di aver provocato il conflitto religioso e ora alcuni non vorrebbero ripetere l'esperienza con un altro copto. Infine, c'è chi dice che le proteste sono nate dall'istigazione di gruppi salafiti da parte di ex membri del PND e della Sicurezza Statale ormai sciolta. Sono persino girate voci che i salafiti avrebbero intenzione di creare un emirato islamico a Qena, voci smentite dagli stessi salafiti. E poi, c'è anche chi attribuisce il tutto a semplici rivalità tribali. Come sempre, è difficile districarsi...

Tra le file più moderate dei Fratelli Musulmani, tornano invece a farsi notare le Sorelle Musulmane. Durante un loro recente convegno, hanno ribadito la loro richiesta di maggiori responsabilità e la possibilità di candidarsi alle elezioni, esprimendo un totale rifiuto della tutela maschile nei loro confronti, che aveva senso soltanto quando la Fratellanza era perseguitata.

Proseguono numerosi interrogatori, a cominciare da Alaa e Gamal Mubarak. Finora, si è appurato che il più ricco della famiglia è Alaa, seguito da Gamal, poi da Suzanne e infine il più "sobrio" Hosni. E' rispuntato persino il finora indisturbato Omar Suleyman, interrogato oggi nell'ambito dell'inchiesta su Mubarak padre, sia per quanto riguarda l'accumulo di ricchezze, sia per quanto riguarda l'uccisione di manifestanti. Ma sotto il torchio degli interrogatori sono finiti anche Hatem al-Gabali, ex ministro della salute, e Aisha Abdel Hady, ex ministro della forza lavoro. E ci sono nuovi guai per Zahi Hawass. E' iniziata una raccolta di firme per presentare una denuncia contro di lui, che lo accuserebbe di aver utilizzato preziosi e delicati pezzi da museo nella campagna fotografica della sua linea di moda maschile. La legge egiziana, ovviamente, vieta tutto questo, e ci mancherebbe. Vedere la fotografia della maschera d'oro di Tutankhamon, dietro a un modello dalla faccia vacua che veste abiti alla Indiana Jones firmati Hawass, beh... quel che è troppo è troppo.

Il primo ministro Sharaf - che da quando si è recato in centro città con la famiglia, a mangiare ful e taamiya in mezzo alla gente, gode di vasta popolarità - ha rilasciato il secondo comunicato televisivo settimanale, con il quale ha informato i cittadini egiziani dei progressi compiuti. Ha dichiarato che entro un mese si troverà una soluzione al problema dei salari dei lavoratori, fissando un limite massimo e un limite minimo. Inoltre, ha annunciato la costruzione di 200.000 nuove unità abitative, con superficie oscillante fra i 60 e i 120 metri quadrati. La costruzione sarà finanziata dai sauditi, con un investimento di 7 miliardi di dollari. Infine, è stata presa la decisione di abolire l'ora legale, dopo aver appurato che non fa risparmiare energia come si pensava. In effetti, se posso permettermi una battuta, un'ora in più o in meno che differenza fa in Egitto, specie per il Cairo, la "città che non dorme mai"?

In allegato troverete la traduzione di una articolo comparso sul giornale al-Shorouk, il 17 aprile scorso. Per quanto mi sarà possibile, cercherò, da questo momento in poi, di tradurre ogni tanto qualche articolo, per dar voce all'opinione dei diretti interessati e al dibattito interno egiziano. Spero che questo chiarirà ancora meglio la complessità del mondo arabo, contro ogni stereotipizzazione. Comincio con un articolo di Khaled el-Khamissi (vedi pdf), scrittore noto anche in Italia per il suo libro "Taxi".

Un saluto affettuoso a tutti,

Elisa



Wednesday, April 20, 2011 6:38 PM
Subject: conflitto religioso o complotto controrivoluzionario?

Cari amici e amiche,

la situazione a Qena è sempre più complicata e rovente. La missione del ministro degli interni Mansour Essawi, giunto sul posto per mediare con i manifestanti, è fallita. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate aveva anche inviato a negoziare due predicatori musulmani, Mohamed Hassan e Safwat Hegazi, più l'ex parlamentare Mostafa Bakri. Come dicevo, tuttavia, i manifestanti non sono stati convinti a tornare a casa. Ora si si attende la prossima mossa del governo per ristabilire l'ordine, ma l'origine di tale protesta, come ho spiegato nella newsletter di ieri, continua a essere poco chiara.

Intanto, i manifestanti hanno guadagnato un sostenitore illustre. Ayman Nour, ieri, si è recato all'università di Qena per manifestare la propria solidarietà agli studenti che protestano contro il nuovo governatore. Ha dichiarato che lo denuncerà, perché è stato uno dei suoi torturatori nel periodo passato in carcere (Ayman Nour, nel 2005, è stato il primo a osare candidarsi alle Presidenziali contro Mubarak, con il risultato di essere arrestato).

Quest'ultima notizia sembrerebbe avvalorare l'ipotesi secondo la quale le proteste sono soprattutto motivate dall'essere, il nuovo governatore, un generale di polizia, implicato con il vecchio regime. Ma le cose non paiono così semplici. Ho ricevuto oggi un'email, inviata da un centro per i diritti umani, abbastanza inquietante, con un comunicato scritto da intellettuali e scrittori di Qena. Onestamente, non so quanto possa fidarmi di questa fonte, perché non mi è chiaro attraverso quali canali sia giunta a me questa email, ma alcune delle notizie contenute sono girate anche sui giornali. Il comunicato, comunque, vuole correggere quel che considera un oscuramento mediatico degli eventi a Qena, con la fabbricazione di racconti falsi. I firmatari dicono che la città è in balia di un gruppo di salafiti, baltagheya, ex membri del PND e anche di qualche straniero non meglio identificato. La polizia e l'esercito sarebbero assenti. Il comunicato dice poi che, a dare il via alle proteste, sarebbero stati i Fratelli Musulmani assieme ai salafiti, ma che in seguito la faccenda sarebbe andata fuori controllo. I Fratelli Musulmani, allora, avrebbero lasciato la faccenda nelle mani dei salafiti, dei baltagheya e dei fedeli del PND. Avrebbero cominciato a circolare spaventosi slogan, inneggianti al conflitto religioso, e sarebbe persino stata sventolata la bandiera saudita. Al momento della stesura del comunicato, secondo i firmatari, era in corso la scelta del futuro capo dell'emirato islamico di Qena. Tre i candidati: l'imam della moschea al-Taqwa di Qena, anche responsabile della pagina religiosa del giornale locale "Akhbar Qena", finanziato e diretto da Mustafa Bakri (ma non è lo stesso della delegazione inviata dal Consiglio Militare?) e dal fratello; Muhammad Khalil, presidente dell'Associazione dei Sostenitori della Sunna di Muhammad e sceicco salafita; Muhammad Nur, sceicco anche lui e membro per il PND del consiglio regionale. Sempre secondo il comunicato, gli abitanti di Qena sarebbero ora costretti a una disobbedienza civile non voluta da loro. I giovani della Coalizione della Rivoluzione starebbero proteggendo la centrale idrica, in seguito alle minacce di interrompere l'erogazione dell'acqua e dell'elettricità agli stabilimenti del Mar Rosso. Ci sarebbe poi una macchina guidata da un ex candidato PND alle ultime elezioni, che girerebbe per strada invitando la gente, con un megafono, a unirsi alle proteste. Infatti, il numero dei manifestanti sarebbe molto minore rispetto a quello fornito dai mass media, al di sotto delle 5000 persone. Il comunicato termina sottolineando la pericolosità della situazione, perché, come è ben noto a tutti, le tribù sono armate (Qena è una zona fortemente tribale). Anche i manifestanti radunati attorno al palazzo del governatore sono armati e basterebbe una sola pallottola per far scoppiare una guerra tribale, nonché l'attacco alla chiesa vicina.

Il comunicato, dunque, sembra suggerire un complotto degli ex PND e dei salafiti, con il sostegno dell'Arabia Saudita, per scatenare il conflitto religioso o una rivolta della popolazione contro il governo del Cairo. Naturalmente, lo scopo sarebbe soffocare la rivoluzione del 25 gennaio e i suoi principi, provocando un intervento autoritario repressivo con il ritorno al passato (che, in realtà, non è poi così passato).

Insomma, anche se tutte queste informazioni necessitano più che mai di conferma, il semplice fatto che siano in circolazione indica quanto il conflitto religioso e lo spauracchio dell'islamismo salafita intransigente siano armi sempre per contrastare le rivoluzioni arabe, e nulla mi toglie dalla mente che ci sia una regia precisa dietro a questi fatti. Il connubio salafiti-PND, poi, è particolarmente inquietante, anche se non è né nuovo né sorprendente. Tuttavia, il gioco del conflitto religioso - che non rappresenta la società egiziana, come ripeterò fino alla nausea - è estremamente pericoloso e non va sottovalutato. E l'esercito, in tutto questo, che gioco fa?

Sul versante processi, invece, Omar Suleyman ha scagionato Hosni Mubarak dall'accusa di aver ordinato di uccidere i manifestanti. Il primo responsabile sarebbe allora Habib el-Adly, l'ex ministro degli interni dalla sinistra fama. Chiaramente, se è davvero così, la responsabilità politica di Mubarak non diminuisce di un granello. Altre indagini hanno invece appurato che i cecchini che sparavano sui manifestanti dai tetti di piazza Tahrir erano effettivamente ufficiali di polizia, appartenenenti alla sezione terrorismo dell'ormai sciolto Amn al-Dawla, la Sicurezza Statale. Appunto, sezione terrorismo. Ma i terroristi erano loro.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

Omar Suleiman


Thursday, April 21, 2011 6:49 PM
Subject: correzioni storiche in attesa della Pasqua

Cari amici e amiche,

la rivoluzione del 25 gennaio è anche l'occasione di rivedere i manuali di storia delle scuole elementari e medie, considerati troppo pro-Mubarak e pro-Partito Nazional Democratico. Dei manuali ideologici, più che dei manuali di storia. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha pertanto incaricato una commissione di storici di verificarne i contenuti e proporre delle modifiche. La commissione ha già avanzato le prime proposte di correzioni, che saranno integrate nei manuali già a partire dal prossimo anno scolastico. Sono le correzioni più urgenti, poi si studierà una revisione più approfondita. Tra le modifiche c'è la rimozione di Suzanne Mubarak dal capitolo dedicato ai personaggi femminili più significativi della storia egiziana e c'è anche una correzione che riguarda il primo Presidente della Repubblica: nei manuali, infatti, era scritto che il primo è stato Gamal Abdel Nasser, mentre in realtà è stato Muhammad Naguib. Un altro errore che è stato corretto è la nota sulla partecipazione del Presidente Sadat alla guerra di Palestina, del tutto falsa. Inserito, invece, un paragrafo sul comandante delle forze armate egiziane dei primi anni settanta e sul suo ruolo nella guerra di Ottobre. La commissione ha quindi proposto di eliminare il capitolo sulle riforme di Mubarak, ritenuto menzognero, mentre il suo contributo alla guerra di Ottobre è un fatto storico innegabile. La novità sarà l'introduzione di un capitolo intero dedicato alla rivoluzione del 25 gennaio.

Continua, invece, il dibattito sulla deposizione di Omar Suleyman, che oltre a scagionare Mubarak, ha affermato di avere delle informazioni che non poteva rivelare per ragioni di sicurezza. Qualcuno obietta che tale atteggiamento è un ostacolo al corso della giustizia. Suleyman dovrebbe rivelare le informazioni in suo possesso e poi sarà la Procura a decidere se secretarle o meno per ragioni di sicurezza nazionale. Fathi Sorour, invece, ha sostenuto davanti alla Procura che, il giorno dopo la famosa "battaglia del cammello", durante la quale numerose persone hanno perso la vita, si è tenuto un incontro ufficiale tra Mubarak e tutti i suoi ministri, più Omar Suleyman, nel quale le vittime sarebbero state pesantemente derise e si sarebbe scherzato sui vari modi di uccidere i manifestanti. Sorour, e anche Zakariya Azmi, si sono presi altri 15 giorni di custodia cautelare.

Mubarak, invece, è sempre a Sharm el-Sheykh, dove ha chiesto ufficialmente - secondo fonti militari - di poter rimanere per tutti i 15 giorni di custodia cautelare. Chiaramente, questa richiesta ha scatenato un altro dibattito. Perché l'esercito usa la mano tenera con lui? Dopotutto, quale altro cittadino potrebbe osare fare una richiesta simile? Questo dibattito si affianca a quello sulle celle di lusso in cui sarebbero detenuti Gamal e Alaa. L'esercito, naturalmente, nega tutto.

Intanto, si attendono nuovi sviluppi a Qena. Girano voci che, sul posto, sia stata indetta una marcia del milione per domani, mentre il governo ha annunciato che il governatore rimarrà al suo posto. E' dunque stata decisa la linea dura. Speriamo che le cose si risolvano per il meglio.

L'Egitto, nel frattempo, si prepara alla Pasqua. Pare che la chiesa copto-cattolica abbia rivolto un invito ai Fratelli Musulmani a partecipare alla messa. Vedremo...

Un caro saluto a tutti,

Elisa

p.s: vi allego un file in cui troverete un'email, giunta alla rivista online www.italialaica.it, nel quale un lettore critica il mio pezzo su Vittorio Arrigoni e l'Egitto. Di seguito troverete la mia risposta, che potete anche leggere direttamente sul sito. Invio anche a voi la mia replica, perché questo genere di critiche sono piuttosto diffuse, dunque penso che possa essere di interesse anche a voi.


 

pril 25, 2011 7:18 PM
Subject: il 25 aprile in Egitto

Cari amici e amiche,

il 25 aprile è la festa della liberazione anche in Egitto. Si tratta, tuttavia, della liberazione del Sinai, avvenuta il 25 aprile 1982, in seguito al ritiro delle truppe israeliane dalla penisola. Per celebrare il ventinovesimo anniversario di tale data - assieme alla Pasqua, che per fortuna è trascorsa in pace - l'esercito ha inviato la banda militare in piazza Tahrir, per suonare musica dalle 10 del mattino fino a sera. Oltra alla musica, l'esercito ha anche offerto alla folla piccoli regali, principalmente orologi e radioline. Le forze armate fanno davvero di tutto per mostrarsi mansueti...

La festa del 25 aprile capita al momento giusto, proprio quando la questione del Sinai torna sotto i riflettori. Il primo ministro Sharaf, infatti, si è recato in visita presso le tribù beduine della penisola per ascoltare le loro richieste. Il Sinai è un luogo di grandi risorse per l'Egitto: turistiche, minerarie (ad esempio il carbone), commerciali, agricole... Oltre a rivestire un ruolo rilevante sia dal punto di vista religioso, sia dal punto di vista politico e strategico, dato il confine con Israele e Gaza. Nel Sinai, dove le tribù beduine hanno grande influenza, abitano più o meno 380.000 persone. Il regime di Mubarak ha fortemente oppresso questa regione e i suoi abitanti. Molti giovani e intellettuali sono stati gettati in carcere, alla popolazione locale non era permesso possedere le loro terre, sfruttate invece da uomini d'affari senza scrupolo che ne hanno sottratto le ricchezze. Spesso, gli abitanti del Sinai erano tutti trattati alla stregua di criminali, mercanti di droga o contrabbandieri. Per loro era impossibile accedere ai vertici della politica, delle università o della giustizia. Ora chiedono che i loro diritti siano ristabiliti e il primo ministro pare ben disposto ad ascoltarli.

Più a sud, a Qena, la situazione è ancora in stallo. Le trattative per convincere i manifestanti a togliere il blocco dei treni sono fallite, poi, nel pomeriggio, è giunta la notizia che il nuovo governatore indesiderato è stato sospeso per tre mesi dalla sua funzione, per far sì che la vita nella regione torni alla normalità. Le funzioni di governatore saranno temporaneamente assunte dal segretario generale del governatorato. Dunque, un punto per i manifestanti.

Il primo ministro Sharaf è anche impegnato sul fronte delle relazioni internazionali. Inizia oggi un giro di visite in Arabia Saudita, Kuwait e Qatar, durante il quale tenterà di consolidare il rapporto tra questi paesi e l'Egitto, magari ottenendo qualche aiuto economico. Tale missione è tanto più importante dopo che, oggi, si è diffusa la notizia che gli Emirati Arabi Uniti si rifiutano di rinnovare i visti per lavoro dei residenti egiziani, a causa della mutata politica estera dell'Egitto. Il riferimento è al tentativo di riallacciare le relazioni diplomatiche con l'Iran (si sta infatti discutendo di rinnovare lo scambio degli ambasciatori, interrotto nel 1979, quando l'Egitto aveva ospitato lo scià, in fuga dalla rivoluzione iraniana). A dire il vero, alcuni egiziani residenti nei paesi del Golfo avevano denunciato la minaccia di essere espulsi già settimane fa, attraverso i social network. Le fonti ufficiali non hanno fatto altro che confermare la notizia, con molto ritardo, anche se l'ambasciata egiziana negli Emirati, per ora, nega tutto.

Tuttavia, la notizia-scandalo del giorno è stata un'altra. La dogana dell'aeroporto del Cairo ha fermato oggi ben 100 pacchi, pesanti tre tonnellate, contenenti gli "effetti personali" - oro, diamanti, antichità varie, ecc. - di Hussein Salem, l'uomo d'affari, amico della famiglia Mubarak e proprietario della ditta che forniva gas a Israele. Salem è riuscito a fuggire all'estero agli inizi della rivoluzione ed ora è il superlatitante più ricercato d'Egitto. I pacchi fermati all'aeroporto viaggiavano sotto la copertura di una principessa saudita, figlia del capo dell'Intelligence dell'Arabia Saudita (toh guarda!), ed erano firmati e accompagnati da un intermediario palestinese. Tuttavia, tra i contenuti c'erano un tappetto con il nome di Salem, fotografie dell'uomo con Mubarak, e altri oggetti che non lasciavano dubbi sul reale proprietario. La principessa saudita, tuttavia, ha tentato di difendersi affermando di aver comprato un palazzo da Salem anni fa, nel quale erano inclusi anche quegli oggetti. Avendo venduto il palazzo, avrebbe tenuto quegli oggetti per spedirli alla sorella, in Arabia Saudita. Molti ritengono che Salem si sia rifugiato proprio in Arabia Saudita (anche se, secondo alcuni, si troverebbe invece in Svizzera). Coincidenza?

Buon 25 aprile a tutti,

Elisa
T
April 25, 2011 7:18 PM
Subject: il 25 aprile in Egitto

Cari amici e amiche,

il 25 aprile è la festa della liberazione anche in Egitto. Si tratta, tuttavia, della liberazione del Sinai, avvenuta il 25 aprile 1982, in seguito al ritiro delle truppe israeliane dalla penisola. Per celebrare il ventinovesimo anniversario di tale data - assieme alla Pasqua, che per fortuna è trascorsa in pace - l'esercito ha inviato la banda militare in piazza Tahrir, per suonare musica dalle 10 del mattino fino a sera. Oltra alla musica, l'esercito ha anche offerto alla folla piccoli regali, principalmente orologi e radioline. Le forze armate fanno davvero di tutto per mostrarsi mansueti...

La festa del 25 aprile capita al momento giusto, proprio quando la questione del Sinai torna sotto i riflettori. Il primo ministro Sharaf, infatti, si è recato in visita presso le tribù beduine della penisola per ascoltare le loro richieste. Il Sinai è un luogo di grandi risorse per l'Egitto: turistiche, minerarie (ad esempio il carbone), commerciali, agricole... Oltre a rivestire un ruolo rilevante sia dal punto di vista religioso, sia dal punto di vista politico e strategico, dato il confine con Israele e Gaza. Nel Sinai, dove le tribù beduine hanno grande influenza, abitano più o meno 380.000 persone. Il regime di Mubarak ha fortemente oppresso questa regione e i suoi abitanti. Molti giovani e intellettuali sono stati gettati in carcere, alla popolazione locale non era permesso possedere le loro terre, sfruttate invece da uomini d'affari senza scrupolo che ne hanno sottratto le ricchezze. Spesso, gli abitanti del Sinai erano tutti trattati alla stregua di criminali, mercanti di droga o contrabbandieri. Per loro era impossibile accedere ai vertici della politica, delle università o della giustizia. Ora chiedono che i loro diritti siano ristabiliti e il primo ministro pare ben disposto ad ascoltarli.

Più a sud, a Qena, la situazione è ancora in stallo. Le trattative per convincere i manifestanti a togliere il blocco dei treni sono fallite, poi, nel pomeriggio, è giunta la notizia che il nuovo governatore indesiderato è stato sospeso per tre mesi dalla sua funzione, per far sì che la vita nella regione torni alla normalità. Le funzioni di governatore saranno temporaneamente assunte dal segretario generale del governatorato. Dunque, un punto per i manifestanti.

Il primo ministro Sharaf è anche impegnato sul fronte delle relazioni internazionali. Inizia oggi un giro di visite in Arabia Saudita, Kuwait e Qatar, durante il quale tenterà di consolidare il rapporto tra questi paesi e l'Egitto, magari ottenendo qualche aiuto economico. Tale missione è tanto più importante dopo che, oggi, si è diffusa la notizia che gli Emirati Arabi Uniti si rifiutano di rinnovare i visti per lavoro dei residenti egiziani, a causa della mutata politica estera dell'Egitto. Il riferimento è al tentativo di riallacciare le relazioni diplomatiche con l'Iran (si sta infatti discutendo di rinnovare lo scambio degli ambasciatori, interrotto nel 1979, quando l'Egitto aveva ospitato lo scià, in fuga dalla rivoluzione iraniana). A dire il vero, alcuni egiziani residenti nei paesi del Golfo avevano denunciato la minaccia di essere espulsi già settimane fa, attraverso i social network. Le fonti ufficiali non hanno fatto altro che confermare la notizia, con molto ritardo, anche se l'ambasciata egiziana negli Emirati, per ora, nega tutto.

Tuttavia, la notizia-scandalo del giorno è stata un'altra. La dogana dell'aeroporto del Cairo ha fermato oggi ben 100 pacchi, pesanti tre tonnellate, contenenti gli "effetti personali" - oro, diamanti, antichità varie, ecc. - di Hussein Salem, l'uomo d'affari, amico della famiglia Mubarak e proprietario della ditta che forniva gas a Israele. Salem è riuscito a fuggire all'estero agli inizi della rivoluzione ed ora è il superlatitante più ricercato d'Egitto. I pacchi fermati all'aeroporto viaggiavano sotto la copertura di una principessa saudita, figlia del capo dell'Intelligence dell'Arabia Saudita (toh guarda!), ed erano firmati e accompagnati da un intermediario palestinese. Tuttavia, tra i contenuti c'erano un tappetto con il nome di Salem, fotografie dell'uomo con Mubarak, e altri oggetti che non lasciavano dubbi sul reale proprietario. La principessa saudita, tuttavia, ha tentato di difendersi affermando di aver comprato un palazzo da Salem anni fa, nel quale erano inclusi anche quegli oggetti. Avendo venduto il palazzo, avrebbe tenuto quegli oggetti per spedirli alla sorella, in Arabia Saudita. Molti ritengono che Salem si sia rifugiato proprio in Arabia Saudita (anche se, secondo alcuni, si troverebbe invece in Svizzera). Coincidenza?

Buon 25 aprile a tutti,

Elisa


April 25, 2011 7:18 PM
Subject: il 25 aprile in Egitto

Cari amici e amiche,

il 25 aprile è la festa della liberazione anche in Egitto. Si tratta, tuttavia, della liberazione del Sinai, avvenuta il 25 aprile 1982, in seguito al ritiro delle truppe israeliane dalla penisola. Per celebrare il ventinovesimo anniversario di tale data - assieme alla Pasqua, che per fortuna è trascorsa in pace - l'esercito ha inviato la banda militare in piazza Tahrir, per suonare musica dalle 10 del mattino fino a sera. Oltra alla musica, l'esercito ha anche offerto alla folla piccoli regali, principalmente orologi e radioline. Le forze armate fanno davvero di tutto per mostrarsi mansueti...

La festa del 25 aprile capita al momento giusto, proprio quando la questione del Sinai torna sotto i riflettori. Il primo ministro Sharaf, infatti, si è recato in visita presso le tribù beduine della penisola per ascoltare le loro richieste. Il Sinai è un luogo di grandi risorse per l'Egitto: turistiche, minerarie (ad esempio il carbone), commerciali, agricole... Oltre a rivestire un ruolo rilevante sia dal punto di vista religioso, sia dal punto di vista politico e strategico, dato il confine con Israele e Gaza. Nel Sinai, dove le tribù beduine hanno grande influenza, abitano più o meno 380.000 persone. Il regime di Mubarak ha fortemente oppresso questa regione e i suoi abitanti. Molti giovani e intellettuali sono stati gettati in carcere, alla popolazione locale non era permesso possedere le loro terre, sfruttate invece da uomini d'affari senza scrupolo che ne hanno sottratto le ricchezze. Spesso, gli abitanti del Sinai erano tutti trattati alla stregua di criminali, mercanti di droga o contrabbandieri. Per loro era impossibile accedere ai vertici della politica, delle università o della giustizia. Ora chiedono che i loro diritti siano ristabiliti e il primo ministro pare ben disposto ad ascoltarli.

Più a sud, a Qena, la situazione è ancora in stallo. Le trattative per convincere i manifestanti a togliere il blocco dei treni sono fallite, poi, nel pomeriggio, è giunta la notizia che il nuovo governatore indesiderato è stato sospeso per tre mesi dalla sua funzione, per far sì che la vita nella regione torni alla normalità. Le funzioni di governatore saranno temporaneamente assunte dal segretario generale del governatorato. Dunque, un punto per i manifestanti.

Il primo ministro Sharaf è anche impegnato sul fronte delle relazioni internazionali. Inizia oggi un giro di visite in Arabia Saudita, Kuwait e Qatar, durante il quale tenterà di consolidare il rapporto tra questi paesi e l'Egitto, magari ottenendo qualche aiuto economico. Tale missione è tanto più importante dopo che, oggi, si è diffusa la notizia che gli Emirati Arabi Uniti si rifiutano di rinnovare i visti per lavoro dei residenti egiziani, a causa della mutata politica estera dell'Egitto. Il riferimento è al tentativo di riallacciare le relazioni diplomatiche con l'Iran (si sta infatti discutendo di rinnovare lo scambio degli ambasciatori, interrotto nel 1979, quando l'Egitto aveva ospitato lo scià, in fuga dalla rivoluzione iraniana). A dire il vero, alcuni egiziani residenti nei paesi del Golfo avevano denunciato la minaccia di essere espulsi già settimane fa, attraverso i social network. Le fonti ufficiali non hanno fatto altro che confermare la notizia, con molto ritardo, anche se l'ambasciata egiziana negli Emirati, per ora, nega tutto.

Tuttavia, la notizia-scandalo del giorno è stata un'altra. La dogana dell'aeroporto del Cairo ha fermato oggi ben 100 pacchi, pesanti tre tonnellate, contenenti gli "effetti personali" - oro, diamanti, antichità varie, ecc. - di Hussein Salem, l'uomo d'affari, amico della famiglia Mubarak e proprietario della ditta che forniva gas a Israele. Salem è riuscito a fuggire all'estero agli inizi della rivoluzione ed ora è il superlatitante più ricercato d'Egitto. I pacchi fermati all'aeroporto viaggiavano sotto la copertura di una principessa saudita, figlia del capo dell'Intelligence dell'Arabia Saudita (toh guarda!), ed erano firmati e accompagnati da un intermediario palestinese. Tuttavia, tra i contenuti c'erano un tappetto con il nome di Salem, fotografie dell'uomo con Mubarak, e altri oggetti che non lasciavano dubbi sul reale proprietario. La principessa saudita, tuttavia, ha tentato di difendersi affermando di aver comprato un palazzo da Salem anni fa, nel quale erano inclusi anche quegli oggetti. Avendo venduto il palazzo, avrebbe tenuto quegli oggetti per spedirli alla sorella, in Arabia Saudita. Molti ritengono che Salem si sia rifugiato proprio in Arabia Saudita (anche se, secondo alcuni, si troverebbe invece in Svizzera). Coincidenza?

Buon 25 aprile a tutti,

Elisa

Dr. Essam Sharaf

 


uesday, April 26, 2011 8:01 PM

Subject: e l'esercito smentisce...

Cari amici e amiche,

sono giunte due smentite, oggi, da parte delle forze armate egiziane, sempre attraverso la pagina di Facebook dell'esercito. La prima riguarda le pressioni che Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti starebbero esercitando sull'Egitto, con minacce di rinnovare i visti ai lavoratori egiziani, affinché Mubarak non sia processato. L'esercito ha negato tutto quanto, così come la notizia che il cugino di Gheddafi, Qadhdhaf al-Dam, starebbe armando mercenari egiziani da portare in Libia per combattere gli insorti. Da un po' di tempo, l'esercito ha smentito molte cose, invitando ogni volta i mezzi di comunicazione a verificare l'esattezza delle notizie che diffondono. Chissà chi ha ragione, i dubbi rimangono.

La crisi di Qena, invece, dopo la sospensione del nuovo governatore per tre mesi, sembra avviata a una risoluzione. I manifestanti hanno interrotto il sit-in e ill traffico di treni è stato ripristinato. Che cosa succederà tra tre mesi è tutto da vedere. Fra tre mesi, infatti, sarà piena estate e ci sarà il digiuno di Ramadan, poi dovrebbero esserci le elezioni parlamentari, insomma un periodo "caldo" in tutti i sensi. Una soluzione definitiva si dovrà pur trovare, alla fine.

Per una manifestazione che finisce, altre ne cominciano. Un'altra ondata di proteste ha investito il paese, nonostante la legge che limita fortemente gli scioperi e le manifestazioni. Tra le tante, ieri ce n'è stata una anche dei sostenitori di Mubarak per chiedere che non sia processato. A dire il vero, avevano organizzato una Marcia del Milione davanti al Maspero, il palazzo della tv, ma non sono riusciti a radunare che poche decine di persone, nell'ilarità generale di mass media e passanti. Un maggior successo, invece, ha avuto la manifestazione di protesta davanti all'ambasciata siriana del Cairo. Hanno partecipato insieme egiziani e siriani, circa trecento persone, protestando contro la repressione brutale della rivolta in Siria. La manifestazione, a un certo punto, si è trasformata in una battaglia musicale. I manifestanti siriani hanno iniziato a cantare davanti all'ambasciata, la quale, da parte sua, ha risposto mettendo musica a tutto volume per coprire le voci dei manifestanti. La "battaglia canora" è terminata quando i manifestanti, esasperati, sono riusciti a togliere la corrente all'ambasciata tranciando i cavi dall'esterno.

Non so come stia Mubarak oggi, sempre inchiodato a Sharm el-Sheykh, ma il Procuratore Generale ha rinnovato la custodia cautelare anche per i suoi figli. Continuano intanto le polemiche sulla prigione di Tora. Perché i prigionieri possono comunicare tra loro? Forse possono anche comunicare con l'esterno, attraverso i telefoni cellulari? L'esercito ha smentito (di nuovo!) quest'ultima notizia, tuttavia è indubbio che gli ex ministri del PND e i figli di Mubarak in prigione possano tranquillamente frequentarsi e comunicare tra loro, magari mettendosi d'accordo sulle versioni da dare in tribunale... Perché?

Nel frattempo, nel processo iniziato oggi, Habib al-Adly si è dichiarato innocente di tutte le accuse. C'era da aspettarselo, visto il personaggio. Il processo è quindi slittato al 21 maggio. Tanta, troppa lentezza...

Nella Coalizione dei Giovani della Rivoluzione, invece, c'è aria di tempesta. Il Movimento 6 Aprile ha deciso di andarsene, denunciando interferenze nei propri affari interni. Nei giorni scorsi, il movimento aveva anche dovuto affrontare l'accusa di essere finanziato dall'estero, Stati Uniti in particolare. Questa defezione non è un segnale promettente in vista delle prossime elezioni parlamentari. L'appuntamento elettorale si avvicina velocemente, il tempo stringe, ma finora non sono stati fatti passi significativi nelle file dell'opposizione, per organizzarsi e prepararsi.

Un caro saluto a tutti,

Elisa


 


un'esplosione all'alba

Cari amici e amiche,

questa mattina l'Egitto si è svegliato all'alba con una nuova esplosione presso la stazione del gas a sud di el-Arish, alla quale è seguito un incendio che ha nuovamente interrotto l'erogazione del gas a Israele e Giordania. E' il secondo attentato al gasdotto, il precedente era accaduto prima della destituzione di Mubarak. Anche Porto Said è stata colpita dall'interruzione del gas. Il governatore del Sinai del nord ha affermato che non ci sono stati feriti e che l'esplosione è chiaramente di origine dolosa. La sicurezza nei dintorni della stazione di el-Arish è stata ulteriormente rafforzata, con il permesso di Israele, che ha consentito l'arrivo di più soldati egiziani nel Sinai. Israele, tuttavia, che riceve il 40% del suo gas naturale dall'Egitto, sta prendendo urgenti provvedimenti per rendersi indipendente. Visto il clima generale in Egitto, è probabile che la vendita del gas, prima o poi, sia davvero interrotta, e non solo riprezzata. Le richieste in tal senso crescono di numero e di intensità, legate alla domanda di rivedere il trattato di pace del 1979, al quale la vendita del gas è connessa.  Anche gli studenti delle scuole si stanno mobilitando a tale scopo.

Le manifestazioni di categoria sono di nuovo dilaganti. Tutti in piazza, nonostante la legge sugli scioperi: operai, medici, infermieri, veterinari, impiegati di ministeri... Ieri ci sono state decine di proteste di lavoratori in vari settori, per chiedere stipendi migliori, pensioni e la rimozione dei manager corrotti. Anche gli imam di al-Azhar continuano a manifestare (vedi foto allegata) per chiedere l'indipendenza dell'Università, che dovrebbe riportarla all'antico splendore, e l'elezione diretta dello shaykh. Pare che fossero addirittura quindicimila.

E mentre a Qena la situazione si è calmata (il primo ministro Sharaf ha persino dichiarato che il prossimo venerdì si recherà sul posto per partecipare alla preghiera di mezzogiorno), un'altra crisi sta per scoppiare a Minia, dove i Fratelli Musulmani hanno espresso un netto rifiuto per il neo-governatore Samir Sallam, in precedenza governatore di Qalyubiya. I Fratelli Musulmani di Minia lo accusano di aver commesso delle illegalità durante il suo precedente incarico e pertanto non lo vogliono nel loro territorio, minacciando un'escalation delle proteste. Qena insegna...

A proposito di Fratelli Musulmani, la Guida Suprema Mohammed Badie ha ribadito oggi, per dissipare gli ultimi dubbi, che la Fratellanza vuole davvero un governo civile e non presenterà alcun candidato alla Presidenza. Inoltre, i Fratelli Musulmani non ambiscono nemmeno ad avere la maggioranza in Parlamento. L'islam, secondo Badie, non ha bisogno di uno stato islamico, ma di uno stato secolare che riconosca l'islam e, per quanto riguarda i copti, essi vanno protetti come ordina l'islam. Tali dichiarazioni sarebbero certamente più rassicuranti se altri leader della Fratellanza non le contraddicessero tutti i momenti con dichiarazioni di altro tipo. Ma come si è detto più volte, i Fratelli Musulmani, in questo momento, attraversano una fase di conflitto interno che spiegherebbe queste discordanze.

L'esercito, infine, ha fatto la sua smentita anche oggi. Questa volta - sempre attraverso un comunicato ufficiale su Facebook, il numero 42 per l'esattezza - ha negato di esercitare alcuna influenza sui mass media, invitandoli a trattare liberamente di qualsiasi tema. Evidentemente, questo invito non può essere rivolto ai blogger e agli attivisti umani che criticano l'esercito, come testimonia la storia di Maikel Nabil, condannato a tre anni di prigione per aver attaccato le forze armate. E' sempre bene ricordarle certe cose.

Si comincia anche a pensare alle celebrazioni del 1 maggio, festa dei lavoratori. In realtà, il governo ha cancellato i festaggiamenti, perché il presidente dell'Unione Egiziana dei Lavoratori è uno dei tanti che è finito in carcere, quindi, secondo il governo, non è rimasto nessuno per presenziare ufficialmente le celebrazioni. E' la prima volta, nella storia dell'Egitto, che il 1 maggio viene cancellato, ma non importa, i sindacati indipendenti si stanno già organizzando da soli per festeggiare il 1 maggio come si deve. In piazza Tahrir, naturalmente.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

 

Mohammed_Badie

 

 


Cari amici e amiche,

vorrei abbandonare la cronaca per un giorno e rivolgere l'attenzione a un aspetto molto interessante della rivoluzione egiziana, di cui ho già parlato in una lettera precedente. Si tratta del grande amore per lo scherzo che ha reso famosi gli egiziani nel mondo arabo. L'umorismo è stato una vera e propria arma nelle mani dei rivoluzionari. In ogni momento, anche il più drammatico, gli egiziani sono riusciti a essere seri e faceti al tempo stesso, una caratteristica che mi piace molto in loro. Ritengo che questa sia davvero una delle peculiarità della rivoluzione egiziana, a differenza delle altre rivolte arabe.

Per anni, attraverso gli scherzi, le barzellette e le storielle buffe, gli egiziani hanno espresso tutto ciò che non era consentito loro esprimere apertamente. Poi, con la rivoluzione, hanno trovato il coraggio di colpire allo scoperto, sempre attraverso l'umorismo, i maggiori simboli del potere: Mubarak, in primo luogo, paragonato, di volta in volta, alla mucca del formaggino La Vache qui Rit, o a un somaro che non capisce il significato della parola "vattene", e bersagliato da battute sarcastiche, contenenti tuttavia un grande seme di verità. Ma l'umorismo egiziano non ha risparmiato nemmeno gli altri personaggi del regime, ad esempio l'ex primo ministro Shafiq, l'uomo dal pullover blu, perchè indossava sempre lo stesso maglione di quel colore.

E' stato - ed è - un umorismo pervasivo di ogni cosa, liberatorio, che ha smitizzato il tiranno e la sua corte, senza più confinamenti. Una risata collettiva che ha sfogato l'oppressione di decenni, denudando il potere e riportandolo alla sua dimensione umana. Potenza del riso... Ma per darvi un'idea di cosa sto parlando, e della costante mescolanza tra il serio e il faceto nella rivoluzione egiziana, voglio raccontarvi la mia avventura con Omar Suleyman, l'ex capo delle mukhabarat, eminenza grigia del regime e uomo tra i più potenti e pericolosi in Egitto. Insomma, uno di quegli uomini che mai nessuno, prima d'oggi, si sarebbe mai sognato di prendere in giro.

Un po' di tempo fa, in previsione di una serata in cui dovevo parlare della rivolta egiziana, cercavo su internet il famoso video di Omar Suleyman che annuncia le dimissioni di Mubarak, video ormai entrato a far parte dell'iconografia rivoluzionaria. Invece del video, in mezzo alle foto delle dimostrazioni, alcune di loro molto crude, trovo un'immagine, estratta dal filmato in questione. Pensando di poterla inserire nelle mie slides, la scarico sul computer. Per colpa della stanchezza, però, non mi accorgo che c'è qualcosa che non va. Poi, quando la inserisco nelle slides lo vedo: c'è un mostro blu dietro Omar Suleyman! Uno scherzo, ovviamente. Il mostro blu ha preso il posto di quello che è diventato famoso come "l'uomo dietro Omar Suleyman", sul quale si è riso parecchio in Egitto. Nel video originale, infatti, appariva un uomo, ritto dietro Suleyman, che sembrava volersi assicurare che costui non scappasse e dicesse quel che doveva dire fino alla fine. Gli egiziani hanno fatto innumerevoli ipotesi su chi fosse veramente, sempre scherzando naturalmente, finché la persona in questione, di cui non ricordo il nome, si è stufata ed è uscita allo scoperto, dichiarando di aver semplicemente eseguito il suo lavoro, dunque non c'era nulla da ridere. Su Facebook sono fioccate le scuse, ma le immagini ironiche sono rimaste.

A quel punto, con un largo sorriso sulla faccia, metto da parte la foto con il mostro blu e ne cerco un'altra. La trovo, ma... questa volta dietro Omar Suleyman c'è un panda! Mi scappa un'irrispettosa risata. Non riuscendo a trovare una foto seria dell'annuncio di Omar Suleyman, decido di cercare il video. Dopo una lunga ricerca riesco a recuperarlo. Lo ascolto, perché non si sa mai con gli egiziani. Mi sembra tutto a posto, ma... no, un momento. Prestando maggiore attenzione, mi accorgo che Omar Suleyman ha un leggero difetto di pronuncia. Ha la esse sibilante, insomma parla come gatto Silvestro! Per un momento c'ero quasi cascata! Meno male che me ne sono accorta, altrimenti che figura ci facevo alla conferenza? Ormai piegata in due dal ridere, decido di rimandare la ricerca del video originale - quello serio - al giorno dopo.

Ma non è finita qui, l'onnipresente umorismo egiziano può causare problemi anche su Twitter. A volte, bisogna fare estrema attenzione per distinguere i tweet veri da quelli falsi, fatti per prendere in giro il personaggio di turno, specie se si va di fretta o si è soprapprensiero. Ogni tanto, infatti, capita che arrivi un tweet, che ne so, dal feldmaresciallo Tantawi, il presidente del Supremo Consiglio delle Forze Armate. La prima volta mi ci è voluto qualche buon minuto per rendermi conto che si trattava di uno scherzo. Qualcuno aveva creato un profilo a suo nome per prenderlo in giro. Dopotutto, le forze armate sono su Facebook, perché non potrebbero usare anche Twitter? E poi ci sono tanti altri personaggi famosi che mandano tweet, ad esempio El baradei e Ayman Nour. E nel loro caso sono tweet autentici... oppure no? Come ho già detto, con gli egiziani non si sa mai. Bisogna imparare a districarsi in questa esilarante mescolanza tra il serio e il faceto, ma bisogna ammettere che con loro non ci si annoia mai.

Un affettuoso saluto a tutti,

Elisa

 

 

 

 

 

 


 

29 APRILE

I fraintendimenti sulla laicità

Cari amici e amiche,


l'eco della notizia dello storico accordo tra Hamas e Fath, che dovrebbe ricondurre all'unità palestinese, non si è ancora spento in Egitto, dove tuttavia le opinioni non sono unanimi in proposito, sia sulle ragioni di tale accordo, sia sul suo futuro. Moltissime persone l'hanno saluto come un grande successo del nuovo corso della politica estera post-rivoluzionaria. "Rimossi Mubarak e Omar Suleyman le cose si sono aggiustate in poche ore di trattative" - è uno dei commenti più frequenti. Per altri invece, la politica estera dell'Egitto non c'entra nulla. Il vero motivo che avrebbe spinto le due fazioni palestinesi a trovare finalmente un accordo sarebbe piuttosto la paura di dover fronteggiare sommovimenti popolari simili a quelli che scuotono, o hanno scosso, altri paesi arabi. I segni di qualcosa del genere ci sono già stati. Infine, c'è chi dice che è troppo presto per cantare vittoria. Un accordo del genere era già stato raggiunto nel 2007 e poi era saltato dopo pochi mesi. Il problema, semmai, è mantenerlo l'accordo. Comunque, per quanto riguarda gli egiziani, loro almeno sono contenti di aver mutato il proprio atteggiamento in politica estera. La notizia di oggi che l'Egitto intende aprire il valico di Rafah ha ulteriormente rallegrato gli animi.

In occasione del venerdì rivoluzionario arabo, oggi ci sono state diverse manifestazioni incrociate in Egitto. In piazza Tahrir, alcuni manifestanti hanno voluto esprimere la propria solidarietà a tutte le rivolte arabe in corso, mentre altri dimostranti si sono radunati sotto le rappresentanze diplomatiche israeliane per chiederne la chiusura. Ma la manifestazione che ha dominato la scena, nel centro del Cairo, è stata quella dei salafiti, svoltasi pacificamente. Due le loro richieste: le dimissioni del mufti della repubblica Ali Gomaa e la liberazione di Kamilia Shehata, la donna che, secondo loro, la chiesa copta terrebbe prigioniera in qualche monastero, in seguito alla sua conversione all'islam.

I Fratelli Musulmani, invece, sono stati impegnati sul fronte interno. Si è tenuta oggi la riunione della Shura per discutere della relazione che ci dovrà essere tra il movimento e il partito Libertà e Giustizia. Tuttavia, altri credono che sarà anche l'occasione per riaffermare il ruolo stesso della Shura, la quale dovrebbe agire da organo di controllo della Guida Suprema. E poi ci sono le istanze di riforma, alle quali ha persino fatto riferimento al-Qaradawi, invitando i Fratelli Musulmani a coinvolgere maggiormente le donne e i giovani nella leadership. La critica di al-Qaradawi, tuttavia, è stata anche accompagnata da un grande elogio nei loro confronti. Lo shaykh ritiene che la Fratellanza Musulmana sia la migliore organizzazione islamica esistente, quella che comprende più correttamente l'islam. Beh, del resto si sa che al-Qaradawi è molto vicino ai Fratelli Musulmani, anche se ufficialmente non ne fa parte. Per fortuna che nell'islam non esiste un'autorità assoluta e nessuno può arrogarsi il diritto di parlare in suo nome.

E a proposito di islam e del dibattito sulla laicità dello stato, vi propongo in allegato un articolo del noto intellettuale musulmano Fahmi Huwaidi. Credo che sia interessante seguire il suo ragionamento, per capire come pensa - ancor più di cosa pensa - un intellettuale di questo tipo. E' utile per identificare dove si nascondono i frequenti fraintendimenti nei quali si incorre, quando si parla di questi temi con esponenti del mondo musulmano. Spesso sono fraintendimenti relativi al linguaggio. La prima difficoltà che ho incontrato nella traduzione, infatti, è stata la scelta per tradurre la parola madani. Letteralmente significherebbe "civile", tuttavia, nel contesto in cui è utilizzato, forse sarebbe meglio tradurla con "laico", per renderla più comprensibile alla sensibilità occidentale. Ma l'esatto equivalente della parola "laicità" in arabo è usata in fondo all'articolo con un'accezione negativa. Magari avrei potuto sostituire quest'ultima con "laicismo", tanto per rendere il discorso più familiare a noi e usare "laico" per tradurre madani. Avrei anche potuto usare il termine "secolare" al posto di "civile", ma così si perdeva il gioco di parole tra madani-civile e madani-medinese, spiegato nell'articolo. Alla fine, con molte perplessità, ho optato per "civile", il significato più letterale, e ho lasciato il termine "laicità" al suo posto, con il senso negativo che il mondo arabo-musulmano gli attribuisce. Insomma, questo è solo un piccolo esempio delle tante difficoltà che si incontrano nel dialogo interculturale...

Un caro saluto a tutti,

Elisa


 


30 aprile

non solo i Fratelli Musulmani

 

Cari amici e amiche,

il consiglio della Shura dei Fratelli Musulmani, il primo dopo sedici anni, si è concluso oggi con una conferenza stampa. Il consiglio si è tenuto a porte chiuse, come voluto dal movimento. Si è discusso del nuovo partito, Libertà e Giustizia, e si è dato l'annuncio dei nomi che andranno a costituirne la leadership. Il presidente sarà Mohammed Mursy, considerato uno dei leader della corrente riformista all'interno della Fratellanza e già membro del Consiglio della Guida. Il vice presidente sarà invece Essam el-Erian, mentre il segretario generale sarà Saad el-Katatny. I primi commenti su queste nomine da parte dei giovani dei Fratelli Musulmani sembrano essere negativi, ma ci sarà tempo per approfondire. Intanto, è anche stata annunciata l'intenzione del nuovo partito di concorrere per il 45-50% dei posti in Parlamento alle prossime elezioni legislative. Questa percentuale è più del doppio di quella dichiarata nei giorni immediatamente successivi alla caduta di Mubarak. Evidentemente, i Fratelli Musulmani si sono rifatti i loro conti, soprattutto dopo la vittoria del sì al referendum sugli emendamenti costituzionali.

Ma chi pensa che siano solo i "religiosi" a muoversi si sbaglia. Tutta la società è in movimento per organizzarsi, mettemdo ordine nel magma di forze, partiti e movimenti che hanno partecipato alla rivoluzione e non. La società laica non è immobile, anche se se ne parla di meno. Infatti, è in corso un'iniziativa importante, della quale sono venuta a conoscenza grazie agli amici di Tawasul, fortemente coinvolti nel sostenerla. E' un'iniziativa che si ripropone di riunire tutte le forze civili e laiche, del paese e della rivoluzione, a formare un fronte comune di ispirazione liberale, il più allargato possibile. Si tratta, appunto, della creazione di un'Assemblea Nazionale, dal sottotitolo "Pane, libertà e giustizia sociale".

L'obiettivo dell'Assemblea è quello di difendere i risultati raggiunti dalla rivoluzione e portarli a compimento. L'invito a partecipare all'Assemblea, pubblicato sul sito dedicato all'iniziativa, definisce meglio questi obiettivi: porre le basi della prossima Costituzione, studiare i modi di promuovere lo sviluppo e la giustizia sociale, creare una lista unificata per le prossime elezioni legislative, che riunisca tutte le forze civile e indipendenti del paese con un ampio consenso, e infine costituire in dettaglio l'Assemblea Nazionale, da affiancare al governo transitorio e al Supremo Consiglio delle Forze Armate.

Il 3 aprile scorso si è già tenuto un incontro del comitato organizzativo per preparare la prima seduta dell'Assemblea, che si svolgerà il 7 maggio. A questo incontro preparatorio erano state invitate 72 persone, 62 delle quali hanno presenziato alla riunione. Tra loro c'erano esponenti di vari partiti e movimenti di opposizione (Tagammu, Partito Socialista, movimento 6 aprile, al-Gabha, al-Karama, al-Ghad, Fronte Democratico, Associazione per il Cambiamento), personalità indipendenti e rappresentanti di contadini, lavoratori, feriti della rivoluzione, beduini del Sinai e, naturalmente, i giovani della rivoluzione. In seguito a questo incontro preparatorio è stato diramato un invito generale a partecipare all'Assemblea del 7 maggio.

E' interessante considerare i requisiti per essere ammessi all'Assemblea: credere nell'uguaglianza di tutti i cittadini egiziani, sostenere gli obiettivi e i principi della rivoluzione del 25 gennaio, non aver contribuito alla corruzione politica e pubblica dell'era Mubarak, distinguersi per qualche attività in ambito politico o sociale, credere nel bene collettivo. Queste le basi minime per costruire una grande alleanza civile da oppore alla proposta dei Fratelli Musulmani. Il resto si discuterà il 7 maggio.

Il programma del 7 maggio include solo tre punti fondamentali, da discutere in tre sessioni separate: la nuova Costituzione, l'economia e la giustizia sociale, l'Assemblea Nazionale stessa. Significativamente, ad aprire ogni sessione sarà l'intervento dei giovani della rivoluzione, ai quali è data la precedenza. Seguono l'intervento di un esperto in materia (Tahani al-Jibaly per la Costituzione e Abdel Walid Farouq per l'economia) e una discussione allargata a tutta l'Assemblea. Sarà un evento interessante da seguire. Pare che i partecipanti saranno circa tremila. I Fratelli Musulmani non ci saranno, anche se l'invito è stato esteso anche a loro.

Un'altra iniziativa interessante della società civile egiziana è la delegazione diplomatica popolare recatasi in Etiopia in questi giorni (vedi foto allegata). Tra loro ci sono politici, giovani della rivoluzione, giornalisti, giudici, personalità note, candidati alla Presidenza, ecc. ecc. La delegazione, accolta dall'ambasciata egiziana, dovrà incontrare il primo ministro Etiope e, naturalmente, l'oggetto al centro della discussione sarà la delicata questione delle acque del Nilo. Tuttavia, si sta tentando di dare un nuovo corso alle trattative anche in questo caso, come già successo con l'Iran e i palestinesi. La delegazione, infatti, ha affermato che "l'era dell'ostinazione", che aveva contraddistinto il lungo governo di Mubarak, è finita, aggiungendo di non essere giunta fino in Etiopia per parlare di dighe o dei diritti storici dell'Egitto sul Nilo, bensì per parlare di diritti umani, uguali per tutti, riguardo a acqua, cibo ed elettricità. La delegazione ha dichiarato di credere nella giustizia sociale, per sé e per gli altri.

Poi, ci sono tante minoranze - non solo i copti - che si muovono per reclamare finalmente i propri diritti. Tra loro, ad esempio, ci sono i berberi che vivono nell'oasi di Siwa, al confine con la Libia. Non sono numerosi (10 tribù per un totale di circa 25000 persone), ma contribuiscono anche loro alla grande ricchezza culturale dell'Egitto, da preservare in tutti i suoi aspetti. Seguendo le orme dei Nubiani - che si sono già fatti avanti - i berberi chiedono di essere rappresentati nel dialogo nazionale in corso. Lamentano, infatti, numerosi problemi, soprattutto la mancanza di servizi basilari come fogne e ospedali. Alcuni villaggi dell'oasi non hanno nemmeno il telefono e sono completamente isolati. Penso che l'ascolto e la visibilità di queste minoranze "minori, se mi consentite il termine, sia fondamentale per non appiattire il discorso interno egiziano sull'eterna dialettica tra musulmani e copti, o tra Fratelli Musulmani e liberali. In fondo, sarà anche dal rispetto dei diritti di queste minoranze meno note che si potrà misurare il grado di democrazia raggiunto in Egitto.

Un caro saluto a tutti,

Elisa

p.s: per chi è interessato, in occasione del 1 maggio vi segnalo qui sotto due articoli in inglese sul ruolo dei sindacati in Egitto e su come si stanno riorganizzando.

http://www.almasryalyoum.com/en/node/417116

http://www.almasryalyoum.com/en/node/418296