Fermato il tunnel di Lunardi- il manifesto 26/07/02

Il business delle tre acque- il manifesto 7/08

Liberazione 06/07/02

Anche l'acqua, bene comune in crisi, diventa oggetto di un referendum: la protesta, inaspettatamente, parte dal nord, da oltre cento comuni della Brianza in Lombardia, che chiedono l'abrogazione di una legge regionale per la privatizazione dei consorzi di gestione del servizio. Ma anche l'Umbria ha in mente un'iniziativa che faccia grande eco e pure nel Lazio, dove la Regione ha proclamato lo stato di calamità naturale, alcuni esponenti dell'opposizione intendono mobilitarsi: obiettivo cancellare le norme che obbligano gli Enti locali a privatizzare, trasformandoli in Spa, i consorzi che fino ad oggi hanno gestito il servizio idrico, con il rischio - è convinzione diffusa tra gli amministratori locali - di aumenti tariffari, anche del 5 per cento. In un seminario, organizzato dal Comitato italiano Contratto Mondiale dell'Acqua, che si è svolto ieri a Roma e al quale oltre a numerosi amministratori locali, il dito è stato puntato, innanzitutto contro l'art. 35 della Finanziaria che ha introdotto le nuove disposizioni ed in particolare contro la legge 21/98 della Regione Lombardia che ne anticipa i contenuti. I Comuni della Brianza hanno costituito un comitato promotore e si stanno muovendo perché il consiglio regionale possa al più presto indire il referendum abrogativo. '

EMERGENZA IDRICA www.il sole24ore.com

Eas, l'acquedotto vuoto
a perdere. Di soldi L'Ente acquedotti siciliani è in credito con i comuni siciliani per 112 mln€. Eppure, anche grazie a una "strana" legge regionale, ha i bilanci in rosso e nel 2000 ha potuto spendere solo 5 mln€ in manutenzione. di Serena Uccello

Sull'emergenza idrica in Sicilia si è detto e fatto di tutto. Detto: tutta colpa della mafia che succhia via le risorse per rivenderle a barili - o meglio a cisterne - come il petrolio; tutta colpa dell'infausta stagione segnata da un siccità fuori norma; tutta colpa degli invasi, o troppo vecchi o troppo piccoli, o troppo mal gestiti; tutta colpa della rete idrica "colabrodo".
Fatto: la presidenza del Consiglio proclama lo stato di emergenza, la possibilità di utilizzo delle navi dotate di impianti di dissalazione e il recupero delle acque reflue e del sottosuolo, oltre al collaudo delle 10 dighe esistenti nel territorio. Sempre la presidenza del Consiglio predispone una task force, il cui coordinamento spetta al ministro delle Infrastrutture Pietro Lunari. E una task force mette in campo anche il presidente della regione Sicilia, nonché commissario straordinario per l'emergenza, Salvatore Cuffaro.

Verità incontestabili. Provvedimenti improrogabili. Però. Sì perché un però c'è, ed è da cercare in una sigla: Eas, ovvero Ente acquedotti siciliani. Anche dell'Eas per la verità si è detto di tutto: della sua privatizzazione, partita a metà dello scorso anno e non ancora conclusa, della sua storia simile a quella di altri enti pubblici del Sud. Si è parlato pure di euro, di quanti cioè - tra 155 e 206 milioni - la regione Sicilia ne incasserebbe se cedesse l'Eas ai privati. Al momento si tratta di milioni di euro solo sulla carta, virtuali, e non sono gli unici.
Accade infatti che quel "però" che dà il senso a questa storia abbia il colore rosso dei bilanci dell'ente, la lunghezza a più cifre dei crediti che l'ente vanta nei confronti di alcuni comuni. Esattamente 112 milioni: 60 dai comuni e dai consorzi (135 circa) a cui l'ente fornisce l'acqua al "serbatoio", 52 dai comuni (110) per i quali l'ente provvede pure alla gestione in modo diretto della rete.

E' Messina il comune con il debito più elevato.
Una differenziazione non irrilevante ma che in parte spiega il farraginoso meccanismo della distribuzione dell'acqua nell'Isola e, di conseguenza, della riscossione dei pagamenti. L'Eas a cui spetta la fetta più grossa della gestione degli acquedotti - anche se non ne detiene il monopolio (tra acquedotti, enti erogatori, municipalizzate e consorzi di bonifica si conterebbero almeno 450 enti) - organizza la distribuzione dell'acqua principalmente secondo due modalità: all'ingrosso o al dettaglio. Nel primo caso cioè la vende direttamente ai comuni che poi provvedono in proprio a distribuirla all'utenza. Nel secondo caso, invece, è lo stesso ente a distribuire l'acqua all'utenza, a riscuotere il pagamento, a trattenere nelle proprie casse la parte relativa alle spese sostenute e a riversare nelle casse dei Comuni la parte di loro competenza, ovvero canone fognario e depurazione.
Tra i comuni, che fanno parte del primo gruppo, ad avere il debito più rilevante è Messina, 20 milioni di euro circa, anche se per la verità è in corso un contenzioso la cui conclusione sembrerebbe imminente. Spicca poi Avola (appena 32 mila abitanti in provincia di Siracusa) che negli anni ha accumulato un debito di 4 milioni e mezzo di euro. Tra i paesi del secondo gruppo - quello la cui posizione debitoria è da accreditare soprattutto al mancato pagamento del canone da parte dell'utenza - in testa figura Gela con 9 milioni di euro di debito, seguono Caltanisetta (7 milioni), Porto Empedocle (2,6 milioni), Sciacca (2,6 milioni ), Lipari e Erice (2 milioni), Ribera, Valderice e Castellammare con 1,3 milioni di euro, San Cataldo e Villabate (800mila euro), Favignana e Campobello (550 mila circa).

Cifre a più zeri, dunque, che acquistano un particolare significato se si considera che la manutenzione, ordinaria e straordinaria, spesso incriminata come la causa della dispersione delle risorse idriche, è costata all'ente nel 1999 oltre 6 milioni di euro e nel 2000 circa 5 milioni di euro. E se si considera, inoltre, che i consuntivi dell'Eas sono stati chiusi in rosso sia per il 1999 che il 2000. Nel 1999 l'ammontare dell'entrate è stato pari a 218.280.650 euro contro il totale delle spese pari a 219.955.280 euro. Nel 2000 le entrate sono state pari a 243.180.001 euro e le spese sono ammontate a 263.914.190 euro.
Sempre in tema di cifre, dalla cessione ai privati dell'Eas, si è detto, secondo stime provvisorie, la Regione Siciliana conterebbe di incassare tra 155 e 206 milioni, una forchetta per la verità ampia il cui minimo si avvicina però a quei 112 milioni di euro di crediti che, se incassati, renderebbero l'ente un boccone ben più appetibile. Oltre a far lievitare l'ammontare dell'incasso per l'amministrazione regionale. Così come il totale dei crediti, oggi, potrebbe essere probabilmente il doppio, circa, se nel 1997 con l'articolo 74 della legge 6 del 7 marzo la regione Siciliana non avesse concesso la riduzione del 50% del debito ai comuni che avessero accettato di risolvere il contenzioso entro il 31 dicembre di quell'anno.

21 giugno 2002

EMERGENZA IDRICA

"In Sicilia l'acqua c'è. Ma si perde per strada" Il fabbisogno è di 900 milioni di metri cubi l'anno. Dai pozzi ne escono 1,14 miliardi. Salvatore Indelicato, docente di idraulica dell'Università di Catania, spiega come può accadere che una regione, idrologicamente ricca, resti a secco.

di Nicola Borzi

"La Sicilia ha acqua a sufficienza, tanto per i cittadini che per le imprese e anche per l'agricoltura. O meglio: l'acqua sarebbe sufficiente. Lo sarebbe se venissero adeguate la gestione e le strutture". Parola di Salvatore Indelicato, docente di Idraulica alla Facoltà di Agraria dell'Università di Catania, che secondo il Consiglio nazionale delle ricerche è uno dei massimi esperti della situazione idrica dell'isola.

Sull'emergenza idrica tutti dicono la loro: l'acqua c'è ma non è abbastanza, l'acqua non c'è. Insomma, qual è il quadro esatto delle risorse idriche dell'isola?
Le cifre hanno, ovviamente, il valore di stime. Ma in Sicilia l'acqua c'è. In media, ogni anno, l'isola riceve piogge per un totale che varia tra i 13 e i 15 miliardi di metri cubi, anche se le precipitazioni hanno una elevatissima variabilità tanto nell'arco dell'anno che su più anni.
Attraverso i fiumi siciliani defluiscono ogni anno circa 5 miliardi di metri cubi d'acqua. Se si considerano però solo i corsi dove l'acqua continua a fluire almeno nel 90% degli anni, il dato sui deflussi si riduce tra i 2,5 e i 3 miliardi di metri cubi. Una cifra che da sola dà l'idea di quanto sia importante regolare e gestire gli invasi in funzione di andamenti pluriennali.
Infine, anche se con grandi difficoltà, si possono fare stime sulle captazioni delle acque sotterranee. Ogni anno la Sicilia estrae dalle falde una media di 1,3 miliardi di metri cubi d'acqua. Una quantità pressoché costante che cala solo in caso di siccità pluriennali, com'è successo, ad esempio, durante gli anni Novanta.

Qual è la situazione delle dighe?
Ci sono 39 invasi in esercizio che hanno una capacità teorica di 900 milioni di metri cubi d'acqua. Gli altri dieci in costruzione potrebbero contenere altri 240 milioni di metri cubi, per un totale di 1,14 miliardi di metri cubi, più di un chilometro cubo di acqua.

Potrebbero, però...
Però si tratta di una capacità teorica. La capacità massima autorizzata di acqua nei 39 invasi in esercizio è di appena 590 milioni di metri cubi. Alla maggior parte delle dighe manca il collaudo e senza quello non possono operare. In altri bacini invece sono emersi problemi di sicurezza in base ai quali il Servizio nazionale dighe non dà l'autorizzazione al riempimento oltre determinate quote.

Insomma, professore, quanta acqua c'è nei bacini?
Mediamente le dighe attuali possono contenere appena 300 milioni di metri cubi, solo un terzo della capacità teorica complessiva. Un valore che con l'evaporazione si riduce. Oggi si può fare affidamento su 200, 250 milioni di metri cubi. Comunque, anche se tutti gli invasi venissero completati e messi a norma, nella cinquantina di bacini disponibili non credo che si potrebbero accumulare più di 500 milioni di metri cubi.

Questo per quanto riguarda le disponibilità. E sul fronte della domanda?
Occorre distinguere le due grandi componenti del fabbisogno idrico, quello agricolo e quello civile-industriale.
La domanda irrigua per l'agricoltura, nelle aree già servite dai sistemi collettivi, cioé dai consorzi irrigui, è stimata in 170 milioni di metri cubi. Il dato della domanda irrigua complessiva sale invece a circa 250 milioni di metri cubi l'anno se si considerano tutte le terre attualmente irrigate. E salirebbe ancora, fino a circa 350 milioni di metri cubi l'anno, se venissero irrigate anche le terre servite da sistemi di distribuzione che già esistono ma che non sono stati mai utilizzati.

E la domanda civile?
Le stime sulla domanda di acqua a uso civile o industriale sono di circa 550 milioni di metri cubi l'anno, calcolate in base al dato medio della domanda nazionale per abitante.
In totale, la domanda massima complessiva della Sicilia è di 900 milioni di metri cubi l'anno.

Professore, la domanda è inferiore alle sole captazioni dalle falde. Allora come si spiega l'emergenza?
Con il cattivo stato delle strutture e con una gestione sbagliata. La rete idrica siciliana perde il 40% dell'acqua che vi entra. Le strutture, cioé i bacini e le reti, non sono efficienti.
Per non parlare poi della mancanza di una gestione adeguata delle risorse. Che deve essere organizzata su base pluriennale, proprio per tenere conto non solo del fatto che per sei-sette mesi durante l'anno normalmente non piove, ma anche del fatto che possono susseguirsi più anni di siccità, proprio come nel periodo che stiamo attraversando.

Insomma, anche la gestione ha i suoi limiti...
Sì. E consideri che quando parlo di gestione comprendo tutto. Anche i furti d'acqua. Ad Agrigento, solo per fare un esempio, la disponibilità teorica di acqua è di 300 litri al giorno per abitante, superiore alla media nazionale che è di circa 200 litri al giorno per abitante. Però nelle case l'acqua arriva solo una volta ogni due settimane...

mailto:nicola.borzi@ilsole24ore.com

20 maggio 2002

EMERGENZA ACQUA

La Sicilia dei mille rivoli L'Eas, Ente acquedotti siciliani di proprietà della regione, serve circa 1,9 milioni di abitanti. E gli altri tre milioni? Ci pensano oltre 450 altri organismi.

di Serena Uccello

Eas. Una sigla che sta per Ente acquedotti siciliani. Ovvero l'ente di diritto pubblico non economico che in Sicilia dagli anni '40 si occupa della costruzione e della manutenzione degli acquedotti. Costituito, infatti, nel 1942 con un decreto Regio, all'Eas era stato affidato il compito di costruire nuovi acquedotti, completare quelli in corso di costruzione da parte dello Stato e provvedere alla manutenzione di quelli esistenti. Tutto questo alle dipendenze dell'allora ministero dei Lavori Pubblici.

Grazie alle risorse della Cassa del Mezzogiorno, l'Eas ha realizzato alcune tra le più grandi strutture acquedottistiche dell'Isola dall'Alcantara, alle Madonie Est e Ovest, a Favara di Burgio, all'Ancipa, a Montescuro Est e Ovest, al Fanaco). Nel 1977 un Dpr ne ha decretato il passaggio dall'amministrazione statale a quella regionale.

Stando alle ultime rilevazioni l'ente gestisce attualmente in modo diretto le reti idriche interne di 111 Comuni e di 17 grandi frazioni comunali, per un totale di circa 300mila utenze. Nel complesso distribuisce circa 120 milioni di metri cubi all'anno di acqua servendo quindi una popolazione di 900.000 abitanti. Inoltre fornisce acqua ai serbatoi di altri 62 comuni, per una ulteriore popolazione servita di oltre un milione di abitanti. Gestisce, poi, direttamente undici acquedotti (Ancipa, Alcantara, Fanaco, Madonie, Montescuro, Favara di Burgio, Gela-Vittoria, Gela-Aragona, Blufi, Bresciana, Prizzi-Gammauta), tre invasi artificiali, tre grandi impianti di potalizzazione, 175 impianti di pompaggio comprendenti circa 50 pozzi, 210 serbatoi idrici, oltre 1.100 chilometri di condotte idriche.

Questi i numeri che fotografano l'ente, ai quali presto se ne potrebbero aggiungerere degli altri, quelli sulle stime dei proventi che la Regione Sicilia prevede di intascare dalla privatizzazione, annunciata alla fine dello scorso anno dal presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. Secondo stime provvisorie dalla cessione ai privati dovrebbero arrivare tra i 155 e i 206 milioni di euro (300-400 miliardi di lire). Ma l'apertura ai privati è solo una delle novità che potrebbero riguardare la gestione idrica siciliana.

Nell'agosto sempre dello scorso anno il presidente della Regione ha, infatti, firmato un decreto che rende operativa anche in Sicilia la legge 36 del 1994. In base a questa normativa la Sicilia è stata suddivisa in sette ambiti territoriali ottimali (Ato), all'interno dei quali la gestione dell'acqua sarà affidata a un consorzio di comuni, oppure a una società mista, tra gli enti locali e quelli pubblici oppure in alternativa a società private. Agli Ato spetterà anche il compito di gestire le risorse e, soprattutto, di programmare gli investimenti, utilizzando i fondi strutturali della Ue per il 2000-2006.

Un sistema, dunque, complesso che diventa ancora più articolato se si vanno a considerare le modalità di distruzione dell'acqua. E allora: la fetta più rilevante della gestione degli acquedotti siciliani - si è detto - è affidata all'Eas, che organizza la distribuzione dell'acqua secondo modalità diverse: all'ingrosso o al dettaglio. Nel primo caso la vende direttamente ai Comuni, che provvedono in proprio a distribuirla all'utenza. Nel secondo caso, invece, è lo stesso ente a distribuire l'acqua ai cittadini, a riscuotere il pagamento, a trattenere nelle proprie casse la parte relativa alle spese sostenute e a riversare nelle casse dei Comuni la parte di loro competenza, relativa cioè al canone fognario e di depurazione. Esiste però anche un terzo caso: a gestire il servizio, tutto o in parte, possono essere anche le aziende municipalizzate, come l'Amap a Palermo o l'Amam a Messina. Un meccanismo, questo, che nel tempo oltre a moltiplicare il rischio di disfunzione ha anche moltiplicato il numero di enti stessi. Tra consorzi di Bonifica, grandi acquedotti, enti erogatori, municipalizzate se ne conterebbero almeno 450. Il condizionale è d'obbligo perchè proprio in questi giorni il Gruppo per l'Emergenza idrica della Regione, insediato lo scorso mese ne sta elaborando un elenco completo, insieme alla ricognizione delle risorse idriche e dei fabbisogni. I risultati di questo lavoro sono attesi entro la fine di maggio.


17 maggio 2002

EMERGENZA ACQUA

La grande sete del Sud
sta distruggendo i raccoltiAllarme dell'Inea: dal 2001 le riserve idriche sono calate tra il 15% e il 65% in Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna. Allevamenti e campi allo stremo.

di Nicola Borzi

Il Mezzogiorno è a secco. La siccità, da sempre uno dei problemi più seri delle regioni meridionali, era già tornata a colpire pesantemente nel 2001. E il 2002, se possibile, è iniziato in maniera anche peggiore. Lo segnala il rapporto mensile del 3 maggio dell'Inea, l'Istituto nazionale di economia agraria, che dalla sede regionale di Potenza tiene sotto controllo mese per mese la situazione degli invasi. A fare le spese della situazione è soprattutto l'agricoltura - il settore che sull'acqua fa più conto - che vede una parte delle proprie riserve idriche dirottate agli usi civili.

Dal 2001 riserve idriche calate tra il 15% e il 65%
Gli ultimi dati, aggiornati al 15 aprile scorso, sono drammatici. La situazione più grave è quella di quattro regioni, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna. La situazione siciliana, balzata nuovamente alla ribalta della cronaca dopo le rivolte scoppiate a Palermo per la mancanza di acqua potabile, è quella che ha destato più scalpore. Ma secondo i dati Inea non è la peggiore.
Il deficit delle risorse idriche, calcolato in base ai volumi di acqua disponibili negli invasi, segna la riduzione pesantissima delle scorte di acqua su base annua. Senza dimenticare che la situazione del 2001 era già difficile. Il calo delle riserve è del 65% in Basilicata, del 62% in Sardegna, del 37% in Sicilia e del 15% in Puglia, dove però il calo sale al 57% nel raffronto con i dati del 2000.

Situazione grave in Basilicata
In Basilicata la situazione è grave. Secondo i dati al 15 aprile l'acqua accumulata negli invasi regionali era pari ad appena il 35% di quella presente un anno prima: 124 milioni di metri cubi nel 2002 a fronte dei 352 milioni del 2001.
Ma la contrazione delle scorte non tiene all'asciutto solo gli abitanti della regione: "Se si tiene conto che quasi tutti gli invasi lucani sono a destinazione plurima della risorsa e che rappresentano opere centrali per il funzionamento di schemi idrici interregionali per il trasferimento di acqua alle regioni limitrofe", scrive l'Inea, "si intuisce quanto sia difficile oggi garantire disponibilità idriche sufficienti a tutti i settori produttivi".

In Puglia a rischio la campagna del pomodoro
Nei serbatoi della Puglia il 15 aprile si stimavano 59 milioni di metri cubi, 10 in meno dello stesso periodo dell'anno scorso "Tale situazione può incidere negativamente sulle principali coltivazioni che si attuano nel Consorzio di Bonifica della Capitanata, come uva da vino e da tavola, pescheti e pomodoro" scrive l'Inea. "In particolare la carenza idrica attuale sta già determinando seri danni alla campagna del pomodoro per la quale si prevedono basse superfici investiti alla coltura sapendo sin da ora che ci saranno forti limitazioni di acqua per assicurarne l'irrigazione".

Disastro in Sicilia: a rischio serre, cereali, allevamenti
In Sicilia la situazione è sin d'ora disastrosa, anche peggiore, se possibile, di quella già drammatica del 2001. Negli ultimi sei mesi le piogge hanno raggiunto appena i 250 millimetri, la metà di quelle dello stesso periodo a cavallo tra il 2000 e il 2001, senza dimenticare che nello scorso anno secondo i dati del Servizio idrografico regionale la media mensile delle precipitazioni era stata notevolmente inferiore a quella degli ultimi 80 anni.
L'Inea comunica che "dal monitoraggio sullo stato degli invasi si evidenzia un deficit idrico di quasi 103 milioni di metri cubi", con "176 milioni di metri cubi attualmente accumulati contro i circa 279 dello stesso periodo dello scorso anno". E' già evidente, così, che le riserve sono "insufficienti allo svolgimento della stagione irrigua 2001".
La situazione peggiore, secondo l'Inea, è quella del Ragusano dove "l'invaso Ragoleto gestito dall'Agip Petroli sta per essere chiuso ai prelievi vista l'ormai l'esigua riserva d'acqua accumulata; la stessa sorgente Mussillo che lo scorso anno ha parzialmente garantito l'irrigazione delle colture in serra, fa registrare una portata di 170 litri al secondo simile a quanto si registra di solito a fine luglio (140 litri al secondo) mentre, nella norma, in questo periodo la portata dovrebbe essere di 500 litri al secondo. Le ripercussioni sull'economia della zona sono quindi abbastanza prevedibili", avverte l'Inea, "se si pensa che anche sui seminativi (grano, foraggere) la mancanza di piogge ha causato già seri danni con gravi conseguenze anche sugli allevamenti zootecnici".

Sardegna, allevamenti a secco nel basso Sulcis
Il quadro nerissimo si conclude con i dati della Sardegna, dove, secondo l'istituto nazionale di economia agraria, "le risorse idriche disponibili hanno segnato per l'anno in corso una decisa diminuzione di circa 594 milioni di metri cubi, il 62% in meno rispetto allo stesso periodo del 2001 (359 milioni di metri cubi quest'anno contro i quasi 954 milioni del 2001)". Tanto che "la stagione irrigua 2002, a meno di recuperi dovuti a eventuali piogge primaverili abbondantissime, sembra ormai compromessa" con gravi danni alle semine di barbabietola da zucchero (1.000 ettari in meno), mais e foraggere irrigue. Ma non basta: "in alcune aree della Sardegna meridionale, come il basso Sulcis, anche abbeverare il bestiame potrà costituire un serio problema", avverte l'Inea.

mailto:nicola.borzi@ilsole24ore.com

17 maggio 2002

 

La disponibilità di acqua nel Mezzogiorno
(Milioni di metri cubi al 15 aprile)

Regioni

Volumi disponibili al 15/04/02

Volumi disponibili al 15/04/01

Diff. assoluta 2002-2001

Var. % 2000-2001

Basilicata

123,72

351,98

-228,26

-64,9

Puglia

59,15

69,40

-10,25

-14,8

Sicilia

176,34

279,12

-102,78

-36,8

Sardegna

359,48

953,84

-594,36

-62,3

(Fonte: elaborazione INEA su dati forniti dagli Enti gestori degli invasi, aggiornamento 03/05/02)

 

 

 

Volumi di acqua disponibili in Basilicata per singolo invaso
(Milioni di metri cubi al 15 aprile)

Invasi

Capacità di invaso

Volumi disponibili al 15/04/02

Volumi disponibili al 15/04/01

Diff. assoluta 2002-2001

Var. % 2000-2001

M.Cotugno

430,00

43,08

178,40

-135,32

-75,9

Pertusillo

150,00

35,90

88,33

-52,43

-59,4

Camastra

58,00

18,34

22,15

-3,81

-17,2

Basentello

24,00

7,66

15,51

-7,85

-50,6

S. Giuliano

95,00

16,28

44,97

-28,69

-63,8

Gannano

10,00

2,46

2,62

-0,16

-6,1

TOTALE

767,00

123,72

351,98

-228,26

-64,9

(Fonte: elaborazione INEA su dati Ente Irrigazione Direzione Regionale Lucana, aggiornamento 03/05/02)

  

 

Volumi di acqua disponibili in Puglia per singolo invaso

(Milioni di metri cubi al 15 aprile)

Invasi

Capacità di invaso

Volumi disponibili al 15/04/02

Volumi disponibili al 15/04/01

Diff. assoluta 2002-2001

Var. % 2000-2001

Occhito

250,00

33,58

29,82

3,76

12,6

Celone

16,80

2,54

2,95

-0,41

-13,9

M.Capacciotti

49,00

13,34

22,04

-8,70

-39,5

Osento

14,50

3,69

0,89

2,80

314,6

Locone

105,00

6,00

13,70

-7,70

-56,2

TOTALE

435,30

59,15

69,40

-10,25

-14,8

(Fonte: elaborazione INEA su dati forniti dai Consorzi di Bonifica, aggiornamento 03/05/02)

 

 

Volumi di acqua disponibili in Sicilia per singolo invaso
(Milioni di metri cubi al 15 aprile)

Invasi

Capacità di invaso

Volumi disponibili al 15/04/02

Volumi disponibili al 15/04/01

Diff. assoluta 2002-2001

Var. % 2000-2001

Rubino

11,50

1,49

6,11

-4,62

-75,6

Zafferana

1,00

0,00

0,49

-0,49

-100,0

Paceco

15,00

4,10

5,03

-0,93

-18,5

Trinità

18,00

2,88

8,64

-5,76

-66,7

Garcia (1)

60,00

26,97

47,30

-20,33

-43,0

Poma (2)

68,00

7,69

38,47

-30,78

-80,0

Rosamarina

80,00

40,49

49,43

-8,94

-18,1

Arancio

38,80

10,70

21,13

-10,43

-49,4

Prizzi

9,20

3,02

n.d.

n.d.

 
Gorgo

3,41

0,56

1,18

-0,62

-52,5

Castello

26,00

5,20

12,21

-7,01

-57,4

San Giovanni

16,30

5,71

9,31

-3,60

-38,7

Comunelli

8,00

0,00

1,20

-1,20

-100,0

Disueri

14,00

1,00

2,30

-1,30

-56,5

Cimia

11,30

0,40

4,20

-3,80

-90,5

Biviere

4,80

0,30

1,45

-1,15

-79,3

Nicoletti

19,30

5,96

10,03

-4,07

-40,6

Pozzillo

141,00

3,00

n.d.

n.d.

 
Ancipa (3)

30,40

       
Olivo

10,00

1,69

3,63

-1,94

-53,4

Don Sturzo

110,00

8,20

n.d.

n.d.

n.d.

Ragoleto

20,00

1,60

n.d.

n.d.

n.d.

Santa Rosalia

20,70

13,38

20,01

-6,63

-33,1

Lentini (4)

127,00

32,00

37,00

-5,00

-13,5

TOTALE

863,71

176,34

279,12

-102,78

-36,8

(Fonte: elaborazione INEA su dati ASCEBEM, Consorzi di Bonifica, ESA, aggiornamento 03/05/02)
Note: 1: del volume accumulato nell'invaso del Garcia 20 Mmc sono a protezione della Diga e quindi non disponibili; 2: l'acqua accumulata non verrà utilizzata per creare una riserva per i mesi più caldi sia per il potabile che per l'agricoltura. 3: per questo invaso è stato richiesto un intervento di ristrutturazione 4: il volume accumulato può essere utilizzato solo in parte per la presenza di piccoli impianti di sollevamento

 

Volumi di acqua disponibili in Sardegna per singolo invaso
(Milioni di metri cubi al 15 aprile)

Invasi

Zone Idrografiche

Capacità d'invaso autorizzata

Volumi disponibili al 15/04/02

Volumi disponibili al 15/04/01

Diff. assoluta 2002-2001

Var. % 2000-2001

Coghinas

III-Coghinas-Mannu- Temo

223,91

64,93

200,27

-135,34

-67,6

Casteldoria

"

3,47

2,13

2,40

-0,26

-11,0

Cuga

"

25,00

17,24

26,50

-9,26

-34,9

Temo

"

58,87

13,18

47,58

-34,39

-72,3

Bidighinzu

"

11,00

2,42

10,45

-8,03

-76,9

Bunnari

"

1,61

0,28

1,15

-0,87

-75,9

Mannu Pattada

"

71,84

19,22

32,84

-13,62

-41,5

TOTALE ZONA III

395,69

119,40

321,18

-201,78

-62,8

Liscia

IV-Liscia

52,00

24,83

47,83

-23,00

-48,1

TOTALE ZONA IV

52,00

24,83

47,83

-23,00

-48,1

Posada

V-Posada-Cedrino

25,00

11,55

24,76

-13,21

-53,4

Cedrino

"

16,05

12,21

15,14

-2,94

-19,4

TOTALE ZONA V

41,05

23,76

39,90

-16,14

-40,5

Santa Lucia

VI-Sud-Orientale

3,10

0,15

2,95

-2,80

-94,9

Bau Muggeris

"

56,81

35,01

50,29

-15,28

-30,4

TOTALE ZONA VI

59,91

35,16

53,24

-18,08

-34,0

Gossovai

II-Tirso

2,80

0,89

2,02

-1,13

-55,9

Olai

"

5,93

1,61

5,49

-3,89

-70,8

Sos Canales

"

3,58

0,61

3,25

-2,64

-81,2

Benzone

"

0,94

0,46

0,44

0,03

6,2

Cucchinadorza

"

16,99

6,03

12,20

-6,17

-50,6

Gusana

"

49,90

35,62

45,38

-9,76

-21,5

Da riserva strategica sistema Taloro    

-19,00

-19,00

0,00

 
Cantoniera

"

79,06

90,63

190,47

-99,84

-52,4

Torrei

"

0,94

0,08

0,94

-0,87

-92,0

TOTALE ZONA II

160,14

116,93

241,18

-124,25

-51,5

Monte Pranu

I-Sulcis

38,44

7,89

32,64

-24,75

-75,8

Bau Pressiu

"

8,25

1,80

5,91

-4,12

-69,6

TOTALE ZONZA I

46,69

9,69

38,55

-28,87

-74,9

Flumendosa

VII Flumendosa

232,00

0,50

99,44

-98,94

-99,5

Basso Cixerri

"

24,00

3,49

23,39

-19,90

-85,1

Rio Leni

"

19,50

7,23

19,41

-12,18

-62,8

Is Barrocus

"

12,25

5,02

9,61

-4,59

-47,7

Mulargia

"

323,00

4,50

28,68

-24,17

-84,3

Flumineddu

"

1,42

0,43

0,28

0,15

53,4

Sa Forada

"

1,13

0,97

0,42

0,55

132,5

Casafiume

"

0,75

0,45

0,52

-0,07

-13,4

Simbirizzi

"

30,30

1,25

15,10

-13,85

-91,7

Punta Gennarta

"

12,20

4,59

9,65

-5,06

-52,4

Medau Zirimilis

"

1,89

0,22

1,79

-1,56

-87,5

Corongiu

"

3,70

1,07

3,69

-2,62

-70,9

TOTALE ZONA VII

662,14

29,73

211,96

-182,24

-86,0

TOTALE

 

1417,62

359,48

953,84

-594,36

-62,3

(Fonte: elaborazione INEA su dati Commissario governativo emergenza idrica, aggiornamento 03/05/02)

SPECIALE

Il futuro? La stimolazione delle pioggeUn progetto della Tecnagro di Bari, condotto da un professore di economia e politica agraria e seguito anche dall'Onu per spingere le nuvole a "fare il loro dovere".

Un aereo si alza in volo. Raggiunge una nuvola. Sparge nell'aria una polverina quasi invisibile. E improvvisamente comincia a piovere. Sembra un miracolo ed è invece il progetto di stimolazione delle piogge messo a punto dalla Tecnagro, una società italiana che ha sviluppato tecniche già utilizzate in Israele. "La sperimentazione è partita nel 1984 - spiega Massimo Bartolelli, presidente della Tecnagro, professore di economia e politica agraria all'università di Bari - ma ora lavoriamo per l' Onu, perchè in Italia, dopo tante prove, non si è fatto più niente". Eppure i primi risultati sembravano incoraggianti: "Abbiamo registrato incrementi dei livelli di pioggia fino al 40% annuo". Non male, specie in un periodo di siccità come questo.

Le nuvole non bastano a far piovere
Ma come funziona nel dettaglio il progetto? Un premessa: per far piovere non bastano le nuvole. Servono anche nuclei di condensazione capaci di aggregare le particelle di acqua e farle crescere di volume. Solo in questo modo, infatti, le gocce possono vincere le correnti d'aria e cadere a terra. Se il cielo è nuvoloso ma non piove, vuol dire che mancano proprio questi nuclei di condensazione. Ed è qui che entra in gioco l'idea della Tecnagro: aggiungere queste particelle quando non ci sono. Una specie di inseminazione artificiale delle nuvole.

Le pagine di un sito di meteorologia sulla "pioggia artificiale"
Modifiche del ciclo idrologico



La soluzione Tecnagro: ioduro d'argento
Il materiale che ha dato i risultati migliori è stato finora lo ioduro d'argento, che non è tossico e quindi non nocivo per l'uomo e per l'ambiente. Viene sparso alla base delle nuvole, in soluzione con acetone, tramite piccoli aerei. Bruciato nell'aria forma miliardi di particelle che hanno la stessa struttura fisica dei cristalli di ghiaccio. L'intervento dell'aereo, naturalmente, è l'ultimo passo di una strategia complessiva. Da terra, via radar, bisogna infatti individuare per tempo le nuvole che possono essere inseminate. Le migliori, che cioè possono dare più pioggia, sono quelle in equilibrio metastabile, cioè con temperature inferiori allo zero e che contengono acqua ancora allo stato liquido. La stimolazione delle piogge era stata indicata come strumento efficace per la lotta alla siccità gia nei documenti conclusivi della Conferenza mondiale sull'ambiente che si è tenuta Rio dei Janeiro nel 1992.

I precedenti: il Mezzogiorno, Israele e... un tentativo in Usa dopo la guerra di secessione
In Italia era stata avviata una fase di sperimentazione nel Mezzogiorno che poi però non ha avuto seguito. Oltre a quello di Israele, il progetto pioggia artificiale ha un precedente più antico, anche se a livello empirico. Nel 1890 il generale americano Dyrenfort riuscì a farsi finanziare un piano da parte del Congresso degli Stati Uniti. Aveva notato che dopo ciascuna delle 198 battaglie della Guerra di secessione, c'era sempre stata pioggia. L'ipotesi era che fosse il rumore delle cannonate a provocarla. L'esperimento fu fatto in Texas: cannonate a ripetizione, ma senza nuvole. E in mancanza di materia prima, naturalmente fallì.

20 maggio 2002

mailto:giulia.crivelli@ilsole24ore.com

 

 
 
 
Modifiche del ciclo idrologico Trasporto dell'acqua su vasta scala Trattamento delle acque

MODIFICHE DEL CICLO IDROLOGICO

Per il futuro l'uomo ha molte possibilità di sfruttare le risorse idriche per la risoluzione dei suoi problemi relativi all'acqua. S'è fatto un certo numero di tentativi per modificare il naturale svolgersi del ciclo idrologico, senza però sbilanciarne gli equilibri e provocare gravi conseguenze. Questi tentativi potranno essere un giorno utilmente impiegati su vasta scala per il bene dell'umanità. Vale qui la pena di ricordarne alcuni: il controllo delle precipitazioni, l'eliminazione dell'evaporazione e il rifornimento delle acque sotterranee.
E' possibile aumentare artificialmente la quantità dell'acqua di precipitazione disperdendo tra le nuvole del materiale che provochi la cosiddetta "nucleazione", o formazione di nuclei del vapore acqueo nell'atmosfera. La caduta di neve e di pioggia può essere provocata dalla presenza di piccoli cristalli di ghiaccio in nuvole sottoraffreddate ("teoria di Wegener-Findeisen-Bergeron") o dalla presenza di goccioline d'acqua relativamente grosse ("processo di coalescenza"). Certe nuvole danno luogo a scarse precipitazioni, o non ne danno affatto, perché mancano di questi componenti. Si può ovviare a questa deficienza seminando artificialmente le nuvole con ghiaccio secco o con ioduro d'argento per provocare la formazione di cristalli di ghiaccio, oppure introducendo gocce d'acqua o grossi nuclei igroscopici.

Oltre alla formazione delle piogge, si è dimostrato utile, al fine di dissipare le nebbie raggelate sugli aeroporti, disperdere nell'aria goccioline di propano gassoso, brina o ghiaccio secco, che provocano la caduta della neve e liberano l'atmosfera. Sono attualmente allo studio progetti più ambiziosi coi quali si vogliono eliminare i cicloni e disperdere l'enorme energia in essi concentrata, seminando le nuvole o persino provocando delle esplosioni nucleari. La violenza dei cicloni potrebbe anche essere notevolmente ridotta se si cospargesse di materiali oleosi la superficie del mare davanti ad essi, per eliminare l'evaporazione superficiale e il conseguente rifornimento di energia. Questi tentativi di modificare su vasta scala i delicati equilibri del ciclo idrologico globale possono avere pericolose conseguenze; vanno perciò rinviati sino a quando non si sarà in grado di predirne con una certa agevolezza i possibili effetti.
Su scala locale, più ristretta, l'eliminazione dell'evaporazione e la ricostituzione delle riserve d'acqua sotterranea si sono dimostrati metodi di grande efficacia in molti casi; é perciò probabile che in futuro saranno largamente impiegati. Si sono studiati vari metodi per eliminare l'evaporazione e conservare le quantità d'acqua disponibili. La pratica corrente consiste nel disperdere sulla superficie dell'acqua uno stato monomolecolare che ostacoli la fuoriuscita delle molecole dall'acqua, ritardando così l'evaporazione.
Vari sono anche i metodi per la ricostituzione delle acque sotterranee. Il primo metodo, in uso nella California sin dal 1890, è quello della "diffusione dei canali", mediante il quale si fa deviare l'acqua superficiale in eccesso, in fossi aperti, così da aumentarne la rapidità d'infiltrazione. Questo metodo, tuttavia, è stato per lo più rimpiazzato da quello detto della "diffusione dei bacini". E' questo il sistema più efficace per la rigenerazione delle riserve, dal momento che si presta ad una diffusione prolungata di grandi quantità d'acqua. Nella contea di Los Angeles, in California, la velocità di infiltrazione combinata di una ventina di zone di diffusione è di circa 60.000 litri al secondo. Anche la ricarica per mezzo di pozzi ghiaiosi in disuso o appositamente costruiti si è dimostrata efficace per progetti su scala limitata, specialmente dove siano disponibili delle acque che non abbiano sedimenti naturali.
Enciclopedia del Novecento - Ven Te Chow - Edito dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana - Treccani

 
 
 
 
 
Modifiche del ciclo idrologico Trasporto dell'acqua su vasta scala Trattamento delle acque

TRASPORTO DELL'ACQUA NEL FUTURO

Nella seconda metà del sec. XX si sono estese le tecniche riguardanti il trasporto dell'acqua su vasta scala, da un bacino idrografico o da una regione all'altra con la conseguenza di ottenere effetti determinanti, in particolare sullo sviluppo sociale ed economico della regione ricevente. L'acquedotto del California Water Plan, lungo 700 chilometri, porta verso le zone centrali e meridionali le acque della ricca regione del delta del Sacramento - San Joaquin, al nord. Ancora più ambizioso è il programma di trasportare l'acqua da uno Stato all'altro, oppure di farle superare la cresta spartiacque, come è il caso delle acque del fiume Colorado verso Los Angeles.
Col modernissimo Texas Water Plan, circa 15.000 milioni di metri cubi di quest'acqua scorreranno per una lunghezza di 800 chilometri tra acquedotti e bacini e saranno trasportati per l'irrigazione sino a 1.000 metri d'altezza sugli altipiani del Texas occidentale. L'acqua che risultasse eventualmente in eccesso sarà inviata nel Nuovo Messico.

Alcuni progetti per il trasporto su vasta scala dell'acqua possono forse sembrare sogni da fantascienza. Il programma NAWAPA (North American Water and Power Alliance) prevede il controllo di tutti i più grandi fiumi della zona occidentale del continente nordamericano, dallo Yukon, in Alaska, al Messico settentrionale. Arginando con dighe le prime anse dei fiumi Columbia, Kootenay e Fraser, si creerebbe sulle Montagne Rocciose un serbatoio lungo 800 chilometri che si estenderebbe dal Montana alla Columbia Britannica attraverso i confini del Canada. Il fondo di tale bacino di riserva si troverebbe a 900 metri di altezza sul livello del mare; di qui l'acqua verrebbe distribuita al sud, per mezzo degli acquedotti sino alle aride zone occidentali, degli Stati Uniti ed al Messico. Accanto a questo bacino gigantesco vi dovrebbe essere una catena di serbatoi sviluppantesi dall'Alaska alla Columbia Britannica, dai quali si potrebbe pompare dell'acqua per alimentare un sistema di navigazione e per arricchire d'acqua le praterie canadesi, l'alto Mississippi ed i Grandi Laghi. Il sistema dovrebbe, infine, ricollegarsi con progetti analoghi nel Labrador, nel Quebec, nell'Ontario, e nella zona settentrionale dello Stato di New York. Paragonabile al programma NAWAPA per vastità di estensione è il progetto di deviazione dell'Ob-Jenisej-Irtys. Con tale progetto si poterebbe l'acqua dei fiumi che nella Siberia Occidentale scorrono verso il nord ai deserti della zona del Caspio, mediante la creazione di un mare artificiale in Asia, con una superficie avente un'area più grande dell'Inghilterra. Secondo un altro progetto, noto col nome di "progetto Sergel", si dovrebbe allagare il 10% circa del continente africano e si potrebbe un giorno forse irrigare l'arido deserto del Sahara.

Enciclopedia del Novecento - Ven Te Chow - Edito dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana - Treccani

 
 
 
 
 


AMBIENTE

Mediterraneo: a cinque Paesiil 90 per cento delle risorse I dati sulla disponibilità idrica dell'area presentati in occasione della giornata mondiale dell'acqua organizzata dall'Onu il 22 marzo 2002.

di Giulia Crivelli

L’acqua nei Paesi mediterranei è scarsa e ripartita in modo molto irregolare sia nel tempo che nello spazio. E’ quindi sottoposta a pressioni crescenti, legate alla crescita demografica, allo sviluppo e all’aumento dell'irrigazione.

Nel complesso, sui 12 Paesi del sud e dell’est del Mediterraneo, 8 paesi (Malta, Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Territori palestinesi, Israele, Libano) sfruttano già oggi ogni anno più del 50% delle loro risorse idriche rinnovabili. Di questi otto, 2 Paesi sfruttano già più della loro disponibilità di risorse rinnovabili (Autorità

Palestinese e Libia). Nel 2025, secondo uno scenario tendenziale, 10 paesi su 12 consumeranno più del 50% delle risorse idriche rinnovabili e tra essi 8 più del 100% delle risorse rinnovabili.
In questa situazione di limitata disponibilità, alcuni Paesi hanno fatto ricorso allo sfruttamento di falde fossili non rinnovabili. Il degrado talvolta irreversibile degli ecosistemi, degli acquiferi e le infiltrazioni di acqua salata diventano sempre più frequenti. Di conseguenza l’opinione pubblica si sensibilizza sempre di più e in alcune aree, e i rischi di conflitto aumentano.

Shimon Peres, premio Nobel per la pace e attuale ministro degli Esteri israeliano, disse qualche anno fa: "L'acqua non ha frontiere." Purtroppo in Medio Oriente sembra averle, oggi.

La popolazione del Mediterraneo
Nonostante il recente rallentamento nella crescita la popolazione del Mediterraneo in un secolo si è praticamente triplicata a ragione in particolare dell’aumento demografico nel Sud e nell’Est della Regione.

Mondo rurale e sviluppo urbano
Numerosi paesi del Sud e dell’Est sono ancora a carattere tipicamente rurale. Il 26% della popolazione attiva in Tunisia, il 35% di quella egiziana e il 48% della popolazione turca vivono sul settore agricolo. L’acqua è per loro una risorsa naturale ed economica vitale. L’esodo rurale verso le città genera dei costi che possono essere considerevoli in un contesto economico e sociale instabile e caratterizzato da elevata inflazione.

Contrasti economici
Su un PIL complessivo del Mediterraneo dell’ordine di 4.000 miliardi di dollari, la quota dei cinque Paesi dell’Unione Europea (Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Grecia) è di circa il 90%. Il rapporto nel PIL pro-capite va da 1 a 30 tra il Paese più ricco e il Paese più povero.

Risorse idriche
Le fonti naturali di acqua sono ripartite molto irregolarmente tra Paesi: 72% della disponibilità si trova nei Paesi del Nord Mediterraneo, il 23% all’Est e solamente il 5% al Sud. Alcuni Paesi o territori, Siria, Israele, Palestina, Egitto si trovano in una situazione di forte dipendenza rispetto ad altri Paesi che si trovano a monte nei bacini idrici di pertinenza.
Tendenze per il futuro
Al giorno d’oggi nel Mediterraneo sono utilizzati circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua dolce. Questa domanda di risorse idriche, composta dal consumo più le perdite degli acquedotti e dei sistemi di distribuzione, è raddoppiata in un secolo ed è aumentata del 60% negli ultimi 25 anni. Vi è anche una forte differenziazione tra Paesi con variazioni da 100 metri cubi per abitante per anno a oltre 1.000.

Una situazione non sostenibile
Il super sfruttamento delle falde idriche sotterranee e il ricorso a risorse idriche fossili (non rialimentate nel ciclo idrologico) portano ad una situazione non sostenibile nel tempo. Inoltre l’insabbiamento dei serbatoi e bacini artificiali è un’altra causa di una crescente riduzione delle riserve idriche con delle perdite annuali di capacità utile tra il 2 e il 3%.
L’impatto sull’ambiente, la società e l’economia
L’ipersfruttamento degli acquiferi costieri ha già provocato numerose infiltrazioni di acqua salata spesso irreversibili. Più della metà delle zone umide mediterranee sono scomparse con un forte impatto sugli ecosistemi. L’inquinamento crescente conduce al degrado delle fonti idriche e provoca costi crescenti per assicurare la produzione di acqua potabile e il costo della gestione delle risorse idriche aumenta.
La limitatezza delle risorse idriche non permette più di assicurare la sicurezza alimentare della regione nonostante una crescita sostenuta della produzione cerealicola.
Per chi vuole approfondire questi temi
Maggiori informazioni sulla situazione del Mediterraneo potranno essere ottenute dal sito www.planbleu.org e dal sito www.semide.org.
21 marzo 2002

mailto:giulia.crivelli@ilsole24ore.com

AMBIENTE

Italia: l'abbondanza non è per tuttiIl nostro Paese non ha problemi di approvvigionamento (155 mld di metri cubi). Ma la forbice nella percentuale di disponibilità e utilizzo tra Sud e Nord è enorme.

di Giulia Crivelli

L’Italia si colloca fra i paesi ricchi di risorse idriche, potendo vantare una disponibilità teorica annua di 155 miliardi di metri cubi, pari a un volume pro-capite di 2.700 metri cubi. La natura irregolare dei deflussi e le difficoltà di utilizzo fanno scendere questa disponibilità a 110 miliardi di metri cubi (2.000 metri cubi pro-capite) tenuto conto delle risorse potenzialmente utilizzabili, e fino a 42 miliardi di metri cubi (pari a 928 metri cubi pro-capite) considerando la rete di infrastrutture idriche esistente.

Il sito della Giornata Mondiale dell'Acqua in Italia (a cura del Corpo forestale)


Grandi contrasti tra Nord e Sud
L’interazione fra caratteristiche climatiche, idrologiche e orografiche e gli insediamenti umani determina una grande variabilità di situazioni. Mentre le regioni del Nord possono godere di risorse abbondanti e regolarmente disponibili, al Sud tale disponibilità è ridotta: sia in termini di precipitazioni (Puglia, Sicilia e Sardegna ricevono il 40-50% in meno delle precipitazioni delle regioni più piovose), sia in termini di risorse disponibili. Nei bacini del Nord sono utilizzabili circa il 50% delle disponibilità, percentuale che drammaticamente si riduce al Sud, con punte del 15-20% nelle Isole e del 10% in Puglia. Questi fattori hanno reso necessari imponenti investimenti per realizzare trasferimenti idrici interregionali e invasi artificiali.
Bizzarrie climatiche
Negli ultimi decenni si è registrata un’alternanza più accentuata di precipitazioni intense e di periodi di siccità, come lo scorso inverno. Il trend osservato contribuisce all’acuirsi dei problemi legati al controllo delle piene e alla difesa idrogeologica e incide significativamente sulla disponibilità di risorse, facendo registrare, soprattutto al Sud e nelle Isole, restrizioni nelle erogazioni sia irrigue che idropotabili.
Gli usi dell'acqua in Italia
A fronte dei 42 miliardi di metri cubi di risorse idriche utilizzabili, i prelievi ammontano a circa 40 miliardi di metri cubi.
Per ciò che concerne l’uso delle risorse idriche in Italia, al nord la domanda è maggiore (66%) a causa di una prevalente attività agricola e zootecnica a carattere intensivo e di un’accentuata concentrazione industriale, mentre nel sud si riscontra una cronica carenza di acqua per tutti gli usi.
Quanto alla destinazione d’uso delle risorse a livello nazionale, il settore agricolo assorbe il 60% dell’intera domanda di acqua del paese, seguito dal settore energetico e industriale con il 25% e dagli usi civili per il 15%.

In futuro l'acqua si pagherà e forse la useremo meglio
In un prossimo futuro c’è da attendersi, anche per effetto di una politica tariffaria che trasferirà quasi per intero il costo dell’acqua sul consumatore, che si giunga ad un uso più razionale delle risorse e quindi ad una conseguente riduzione dei consumi.

Maggiore efficienza in agricoltura
Nel settore agricolo esigenze di mercato e una rinnovata concezione dell’agricoltura stanno portando ad una riduzione nell’utilizzazione delle risorse. Una evoluzione che sembra incoraggiare la specializzazione dell’agricoltura nazionale che sta puntando al ridimensionamento quantitativo delle produzioni a vantaggio di una più elevata qualità. In questo contesto l’uso di tecniche risparmiatrici di acqua tende a diffondersi, specialmente nel Mezzogiorno, dove senza acqua non è possibile un’agricoltura competitiva.

La cooperazione italiana nel mondo per le risorse idriche
La cooperazione italiana è presente nel settore delle risorse idriche con investimenti che, solo come bilaterale, hanno superato i 1.500 milioni di dollari nel decennio 1986-1996. Investimenti che sono ripartiti principalmente nei sub-settori degli Acquedotti e Fognature (85%) e delle Risorse idriche per l’Agricoltura (15%).
Da tale impegno, significativamente consistente sia dal punto di vista degli importi sia della varietà di tipologie d’intervento e di copertura geografica, scaturisce un’esperienza che ha consentito alla cooperazione italiana di definire precise strategie settoriali (ciclo integrato dell’acqua, gestione sostenibile e tariffa) e priorità geografiche (Bacino del Mediterraneo e la Regione Medio Orientale interessata al processo di pace arabo-israeliano).
I progetti finanziati dalla cooperazione italiana nel settore delle risorse ed infrastrutture idriche interessano tutto il ciclo integrato dell’acqua, con una prevalenza delle infrastrutture sulla gestione.
La realizzazione dei progetti è stata affidata prevalentemente ad imprese e fornitori italiani (GICO in Algeria; Ansaldo, Condotte, Fochi, Nuovo Pignone, Tirrena Scavi, Tubi Ghisa in Egitto; b&b Ingg., EMIT in Libano; Carlo Lotti e A. in Marocco; Gres Sala in Palestina); in qualche caso invece l’affidamento è stato dato ad ONG (CISS in Palestina) o ad Agenzie ONU che ne hanno subappaltato localmente i lavori (PNUD e UNRWA in Palestina).

21 marzo 2002

mailto:giulia.crivelli@ilsole24ore.com

LIBRI DELLA SETTIMANA

L'acqua: mito, storia, scienza e futuroUn libro del chimico inglese Philip Ball ci guida alla scoperta del mondo dell'oro blu del ventunesimo secolo

.di Giulia Crivelli

Philip Ball
H20 una biografia dell'acqua
Rizzoli
pagine 432
€ 17,50

Per molti studenti la chimica è un po' una "bestia nera", ma c'è una formula che tutti conoscono, quella dell'acqua, H2O. E' giusto che sia così, visto e considerato che non è soltanto l'elemento più diffuso sul nostro pianeta, ma è anche la fonte di vita più importante. L'acqua compare in ogni mito antico che si rispetti, partendo dalla Bibbia dove "lo spirito di Dio aleggiava sulle acque" al Rgveda, antico testo religioso indiano, dove "tutto era Acqua indistinta". Il suo valore simbolico è, perciò, presente in tutte le culture della Terra. Molte volte capita che la descrizione scientifica, con i suoi metodi analitici e logici, spazzi via l'aurea mitica che accompagna una sostanza.

Questo, però, con l'acqua non è accaduto tanto che Philip Ball, un chimico inglese che si occupa di divulgazione scientifica per Nature, Times e The Guardian, ha deciso di scrivere una sua biografia. Il risultato è questo volume che assomiglia a una storia avvincente. L'autore descrive con grande sapienza e rigore il mondo dell'acqua, dalla formazione degli atomi di idrogeno e ossigeno alle origini dell'universo, fino ad arrivare alla presenza di acqua nelle comete o nei pianeti del Sistema solare.

Ball parla, inoltre, del diluvio primordiale di quattro miliardi di anni fa, che originò gli oceani e dei rischi ecologici che incombono sul prossimo futuro. Il volume è perciò una sorta di viaggio che accompagna il lettore non solo a conoscere la storia della scienza, ma vengono toccate altre discipline, dall'astronomia alla geologia e alla religione, dalla biologia cellulare all'ecologia. Un "pot-pourri" miscelato con sapienza così da offrire al lettore, attraverso lo studio dell'acqua, una nuova prospettiva sulla vita e i suoi fondamenti.

22 marzo 2002

mailto:giulia.crivelli@ilsole24ore