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“Anna, Anna, Anna
i tuoi occhi hanno guardato l’inguardabile.
Non hai scritto ballate di guerra,
non hai cantato eroi immortali,
sei stata sul margine della morte
ci hai raccontato la sua vertigine
e l’amaro sapore del lutto,
lo sproloquio dell’arroganza,
l’attesa impaurita dei bambini,
le bocche d’acciaio dei militari,
le voci perdute degli ignoti,
le viscere segrete degli uomini del potere
il gelido alfabeto del potere.”
(...)CLAUDIO:
Signora Politkovskaja, dopo Beslan non è più andata in Cecenia?
VESNA: «No, il direttore non
vuole. Ritiene che oggi sia molto più pericoloso. Sono d’accordo: oggi
il pericolo sono persone che hanno promesso di uccidermi»
Chi sono?
«Ramzan Kadyrov, [ il presidente
filo-russo della Cecenia]».
Perché?
«Non gli piace che io lo ritenga un
bandito di Stato, che lo consideri uno degli errori tragici di Putin».
Lo sa da terze fonti o glielo ha sentito dire?
«Lui è pazzo, un idiota assoluto.
Dice queste cose alle riunioni di governo. Come un bambino terribile, dice
e fa ciò che vuole. Uccide molte persone, laggiù».
Sembra che questa verità non interessi molto ai russi, e nemmeno ai
ceceni.
«Sì, è un vicolo cieco. Putin
all’estero racconta che in Cecenia tutto funziona. Chi sa che il 99% di
quello che dice sono bugie? Non c'è nessuno a cui appellarsi nel mondo:
l'ho capito. Ma in qualche caso si riesce a fare qualcosa. Ogni volta si
tratta di una vita salvata».
I suoi articoli sono mai costati la vita a qualcuno?
«Purtroppo. Oggi non succede più.
Quando accadeva urlavo, usavo ogni occasione per parlarne in Occidente.
Siamo riusciti a impedire un altro caso quando ci si voleva vendicare di
chi aveva parlato con i giornalisti».
Perché nessuno scende in piazza per le sue denunce? Non ci credono?
«La gente legge, poi ne parla con gli amici. Ne ho parlato con i
difensori dei diritti umani, siamo stati costretti ad ammettere che non
esiste una quantità di sangue sufficiente a portare i russi in piazza. Se
scrivessi che ieri sono morti 200 mila ceceni direbbero, sì, in effetti
sono tanti. Tutto qui. Nemmeno se morissero 200 mila abitanti di una città
russa. La società oggi è molto crudele».
Si dice che i russi hanno il governo che si meritano.
«Certamente. Una volta la gente
parlava. Oggi, se vado a fare la spesa, incontro sicuramente qualcuno che
mi dice qualcosa, ma solo in un orecchio. Penso che sia perché nelle
posizioni chiave ci sono gli uomini del Kgb. Nel dna della nostra gente c'è
il ricordo che a “questi“ non ci si oppone. Gli unici che hanno il
coraggio di alzare la voce sono i nazionalisti, i fascisti».
Non ha paura che ci sia un altro giro di vite, che chiudano i
giornali?
«Ne ho paura da morire. Ma ho
deciso che resterò fino all'ultimo, fino a che non potrò più
pronunciare una parola».
Lei non aveva mai fatto la corrispondente di guerra. Poi è finita in
una fossa, prigioniera dei russi.
«È stato disgustoso. Continuavo a
dire: vi sbagliate. Non ne avete il diritto, è illegale. Mi rispondevano
che stavano lottando con il terrorismo e io ero una serpe che stava con i
guerriglieri, che sarebbe stato giusto ammazzarmi, ma si sarebbero
limitati a rendermi innocua. Secondo loro, se non consideravo i ceceni
degli animali ero dalla loro parte».
Perché i ceceni l'hanno chiamata a fare la mediatrice nella crisi del
teatro Dubrovka?
«Ci ho pensato a lungo, non ho una
risposta. Avevano fiducia in me perché anch'io ero stata prigioniera dei
russi. Tuttora non sappiamo cosa sia accaduto in quel teatro».
Si diceva che le vedove nere non volessero morire.
«Niente affatto. Avevo parlato con
loro. In Cecenia c'era stata quasi una gara tra le donne per poter andare
al Dubrovka. Volevano vendicarsi. È una verità crudele. Si è detto che
erano state costrette, drogate. Nulla di tutto questo. Avevo parlato con
loro, avevo parlato con quelli che avrebbero voluto far parte di quel
commando e non ci erano riusciti. Sognavano il Dubrovka, ciascuno per un
motivo personale. In Cecenia la sorella per un fratello spesso è più
importante della moglie. Al Dubrovka c'erano molte sorelle i cui fratelli
erano stati rapiti. Pensavano di vendicarsi così». .
La volta successiva, a Beslan, avevano cercato di avvelenarla.
«Il caso non è ancora chiuso. Dopo
per sei mesi sono stata malissimo. Ancora adesso, non riesco a lavorare
per una giornata piena. Dovrei curarmi».
Non teme che la prossima volta andrà peggio?
«Quando scegli la tua strada la
vivi, anche perché c'è molta gente che conta su di te».
Cosa pensano i suoi figli?
«Mi rispettano, e così i loro
amici. Le mie amiche sono rimaste. Mia suocera mi odiava, oggi mi adora
perché pensa che la mia è stata una vita onesta. Per quanto riguarda mio
marito, il giornalista Alexandr Politkovskij, sono contenta che ci siamo
lasciati. Era vittima della propaganda ufficiale, beveva e mi diceva che
mi ero venduta ai ceceni. Vivere insieme, dopo 22 anni, è diventato
impossibile».
Ama l'adrenalina della guerra?
«No, non bevo, non fumo e non amo
l'adrenalina. I giornalisti maschi qualche volta giocano alla guerra. Io
la odio. È orrenda. Quando ero prigioniera nella fossa era terribile,
sporcizia, puzza, senza bagno, acqua, cibo. Mi avevano tolto anche i
bottoni, temevano che dentro ci fossero microfoni, mi avevano lasciato
solo il burro di cacao e poi uno mi ha rotto pure quel tubetto, cercava i
microfoni».
Il corpo è stato ritrovato in Inguscezia
Uccisa giornalista sequestrata a Grozny
Natalia Estemirova era sparita mercoledì mattina. Aveva vinto
il premio intitolato ad Anna Politkovskaya
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| Natalia Estemirova |
MOSCA - È stata trovata morta Natalia Estemirova, la
giornalista e collaboratrice dell'ong Memorial, che era stata
sequestrata mercoledì mattina a Grozny, in Cecenia. Il corpo della
vittima è stato trovato alle 17.20 ora di Mosca (le 15.20 in
Italia) in un bosco vicino al villaggio di Gazi-Ur, nei pressi di
Nazran, lungo l'autostrada. Gli investigatori hanno constatato che
la donna è stata uccisa con colpi d'arma da fuoco. La Estemirova,
di cui da mercoledì mattina non si avevano più notizie, era una
"veterana" della raccolta di materiali su rapimenti,
scomparse ingiustificate, torture e uccisioni dopo lo scoppio della
seconda guerra, quella voluta da Vladimir Putin nel 1999. Secondo un
suo collega di Memorial, Aleksandr Cherkesov, Estmirova aveva di
recente denunciato un’esecuzione arbitraria, cosa che aveva
irritato molto le autorità locali filorusse.
AVEVA VINTO IL PREMIO INTITOLATO ALLA POLITKOVSKAYA - «L’Occidente
non può e non deve voltare le spalle al popolo ceceno». Era stato
questo l’appello che Natalya Estemirova, aveva lanciato a Londra
quanto aveva ritirato il primo "Anna Politkovskaya Award"
per le donne che si battono per il rispetto dei diritti umani in
guerra. La giornalista aveva anche aggiunto di sperare che il premio
risvegliasse le coscienze: «La Cecenia è parte dell’Europa, non
potete dimenticarci ».
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