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 vedi Liberato Norcia
LAVORATORI... TIE'!  (1a fase)

gli azionisti e Marchionne



21 aprile 2010 LA FIAT RADDOPPIA

Marchionne svela a Torino il piano Fiat 2010-2014: scorporo delle attività non automobilistiche in un'altra società quotata in borsa entro l'anno, con l'obiettivo di 6 milioni di auto Fiat-Chrysler (quasi il doppio delle attuali) e 34 nuovi modelli, ma soprattutto obbligo di «flessibilità» per i lavoratori. Altrimenti «porteremo la baracca altrove». Presidio delle tute blu a Lingotto, la Fiom: «Vogliono marginalizzare l'Italia».

Marchionne: "Investimenti per 20 miliardi
i sindacati si possono accontentare"

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LAVORATORI... TIE'!  (2a fase)

 

dossier Pomigliano

11-08-2010

Universo Fiat, specchio del caso Italia  ascolta

 

Fiat, la Fiom non firma
l'accordo su Pomigliano
Referendum tra i lavoratori

Intesa separata per il futuro dello stabilimento: la proposta dell'azienda è stata accettata da Fim-Cisl, Uilm, Fismic e anche dall'Ugl. Landini: "Ricatto del Lingotto". Marchionne aveva avvertito: "Firma, o si chiude"

accordo Pomigliano

accordo pdf

alcuni  ritagli di commenti

Pomigliano, il plebiscito non c'è
62,2% di sì, il fronte del no al 36%

IL DOCUFILM
di Lorenzo Maria Falco

video Landini-Sacconi

salute e prestazione ppt

video http://tv.repubblica.it/dossier/lo-scontro-su-pomigliano?ref=HRER1-1

Ma l'alternativa a Marchionne c'è  di Guido Viale

Quale militanza per il futuro?

LAVORATORI... TIE'!  (3a fase)

disdetta contratto - dossier

Federmeccanica a testa bassa contro il contratto dei metalmeccanici. Il 7 settembre il direttivo dell'associazione imprenditoriale ha deciso di recedere dagli impegni dell'accordo siglato nel 2008 e ancora vigente. Il recesso, ha spiegato il presidente, Pierluigi Ceccardi, avviene «per ragioni cautelative» e «per garantire la migliore tutela delle aziende»

 
  • FIAT, TRA PASSATO E PRESENTE
    Un libro e due convegni per una storia che parla all'oggi
    Dieci anni dopo la prima edizione (manifestolibri) torna il libreria «Restaurazione italiana» (L'ancora del Mediterraneo), di Gabriele Polo (giornalista del manifesto) e Claudio Sabattini (sindacalista della Cgil, scomparso nel 2003). Accanto al testo originario, una prefazione di Gianni Rinaldini e una postafazione di Luca Baldissara che tirano un filio tra gli eventi di trent'anni fa e la situazione politica e sindacale di oggi, con particolare riferimento alla «gestione Marchionne». E' la stessa chiave di lettura di due convegni organizzati a Torino dalla Fiom locale e dalla Fondazione Claudio Sabattini. Il 28 settembre (ore 10, presso il Gruppo Abele, corso Trapani 90) Airaudo, Benvenuto, Bertinotti, Manghi, Pizzinato, Tridente e Landini discuteranno di «Democrazia e rappresentanza, 1980-2010». Venerdì 8 ottobre (ore 10, presso il salone della Cgil, via Pedrotti 5) per Annibaldi, Bellofiore, Garibaldo, Lettieri, Revelli e Rinaldini il tema sarà «Ottobre 1980-ottobre 2010, a trent'anni dalla sconfitta sindacale alla Fiat».
materiali

video cub http://cubvideo.it/index.php?page=./video/visualizza_video&id_video=278&id_categoria=

sintesi relazione il futuro dell'auto.pdf  dibattito

11/08/2010
Universo Fiat, specchio del caso Italia- rai3

I 40.000 trent'anni dopo
la marcia che cambiò il Paese

Video Guarda le immagini mai viste

I 40.000 trent'anni dopo la marcia che cambiò il Paese Il 14 ottobre 1980 i quadri Fiat scendono in piazza. E chiudono la più drammatica vertenza della storia d'Italia. 

Il racconto dei protagonisti su quel "corteo silenzioso" che attraversò Torino di S. TROPEA /

 

cosa succede intanto in Germania?

La Siemens si impegna a rinunciare anche in futuro a licenziamenti unilaterali, senza il consenso del sindacato. Se occorrerà ridurre il personale, l'azienda lo farà con altri strumenti, da negoziare volta per volta: riduzione dell'orario di lavoro (largamente praticata per riassorbire l'ultima crisi, fino al luglio scorso), prepensionamenti, passaggio a altri stabilimenti.

 


 

L'ad Fiat: nascono due società legate
ma autonome. Il titolo balza in Borsa- la stampa 21.4.10

TORINO
«Gli investitori ci chiedono da anni di scorporare l’auto. Non c’è più ragione di tenere insieme settori che hanno logiche industriali diverse». Così l’amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha annuciato lo scorporo dal gruppo di Iveco, Cnh, Fpt. «La crescita dell’autonomia e dell’efficienza - ha spiegato sono la ratio di questo spin-off. Per noi è importante». Marchionne ha detto che lo spin-off potrà essere operativo entro sei mesi. Il timing prevede il via libera del Cda a luglio e la quotazione delle due nuove società a fine anno. La New Fiat dove sarà concentrata l’attività auto e Fiat Industrial (dove saranno concentrate Cnh, Iveco, Fpt industrial & marine).

La struttura azionaria sarà identica tra le due nuove società: il piano prevede infatti che ogni attuale azionista del Lingotto riceverà per ogni azione una azione di Fiat e una di Fiat Industrial. Inoltre anche per Fiat Industrial l’azionariato prevederà tre classi di titoli, ordinarie, risparmio e privilegiate. Il settore auto e quello industriale, ha detto Marchionne, differiscono nella ciclicità, nei fabbisogni di capitale e nei ritorni sugli investimenti. Lo scorporo servirebbe quindi a fare «chiarezza finanziaria e strategica», e sviluppare ogni business in maniera indipendente, creando un competitore globale nel settore automotive e un altro nel settore dei beni industriali. «Inizierà una nuova storia della Fiat - ha detto l’ad - con due aziende dotate di massima autonomia per svilupparsi». L’annuncio dello scorporo delle attività auto era molto atteso ed è stato premiato in Borsa, guadagnando subito il 3%. Proprio nel giorno in cui Fiat ha alzato il sipario sul piano industriale, il Gruppo presenta conti in miglioramento nel primo trimestre e conferma che quest’anno il mercato dell’auto registrerà una forte decelerazione a causa del venir meno degli incentivi. Il piano conferma inoltre una produzione di 1,4 auto in Italia nel 2014, mentre con Chrysler Fiat prevede di vendere insieme a Chrysler un totale di 6 mln di auto al 2014.

Il Lingotto archivia i primi tre mesi dell’anno con un risultato netto «prossimo al pareggio» e ricavi in forte crescita. In particolare, registra una perdita pari a 21 milioni di euro contro i 411 milioni di rosso segnati nello stesso periodo del 2009. I ricavi sono invece aumentati del 14,7% a 12,9 miliardi di euro, con Fiat Group Automobiles che ha conseguito un incremento del 22,1%. Confermati gli obiettivi del 2010, «un anno di transizione e stabilizzazione», che prevedono un risultato netto vicino al break-even, ricavi superiori a 50 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria tra 1,1 e 1,2 miliardi e un indebitamento netto industriale superiore ai 5 miliardi. «È stato un trimestre anomalo - ha detto l’ad Sergio Marchionne - in cui abbiamo continuato ad avvantaggiarci della coda degli incentivi. Nell’anno prevediamo un calo del del 15% del mercato in Europa. Il calo della domanda in Italia si vedrà nel secondo semestre dell’anno, senza incentivi le vendite scenderanno del 30%». «Chiudiamo un anno di crisi con risorse più che adeguate per passare ad un clima economico che si preannuncia di nuovo normale», ha proseguito. Secondo il top manager tutti gli obiettivi di Fiat, dal 2004 al 2008, sono stati raggiunti se non superati.

La partnership con Chrysler «è un passo fondamentale per il futuro della Fiat, perchè ci permette di raggiungere un’adeguata massa critica per ottenere grandi economie di scala, di aumentare i volumi associati alle singole piattaforme, di sfruttare ogni possibile sinergia e di estendere la nostra presenza geografica», ha proseguito.

Marchionne, durante l’investor day, ha illustrato anche i risultati di Chrysler che ha chiuso il primo trimestre del 2010 con un utile operativo di 143 milioni di dollari, contro una perdita di 297 milioni nel quarto trimestre 2009. I ricavi sono passati da 9,434 a 9,687 miliardi di dollari, le perdite sono scese da 2,691 miliardi a 197 milioni. Marchionne infine ha parlato del cambio ai vertici dell’azienda: «John Elkann, nonostante la sua giovane età, ha raggiunto il giusto livello di esperienza e maturità per assumere il ruolo di presidente».

dossier lingotto 

LAVORATORI... TIE'!  (5a fase)

 

 dossier stampa Mirafiori (da dicembre a  29 gennaio 2011)

 

 

Confindustria delegittimata e nell'indotto aziende senza sindacato. Gli interessi globali hanno indotto il Lingotto a superare la rappresentanza nazionale. Lavoratori divisi tra il modello americano e quello tedesco partecipativo di ROBERTO MANIA

http://www.repubblica.it/economia/2010/12/13/news/cos_lo_tsunami_marchionne

_sconvolge_le_relazioni_industriali-10122727/?ref=HREC1-5

 

 

MIRAFIORI

FIAT - Ieri la Fiom, oggi Fim e Uilm. Intanto Marchionne vede Emma Marcegaglia
Mirafiori, assemblee operaie «No al modello Pomigliano» 10.12.2010

Antonio Sciotto
Assemblee affollate alla Fiat di Mirafiori, stabilimento da cui Sergio Marchionne vorrebbe partire per portare a termine la sua ultima crociata: abbattere il contratto nazionale dei metalmeccanici e crearsere uno ad hoc per il suo gruppo. Ieri sui tre turni hanno tenuto banco i sindacalisti della Fiom, oggi toccherà a Fim e Uilm: alle quattro assemblee del primo turno hanno partecipato quasi un migliaio di operai, a testimoniare la preoccupazione e l'attenzione delle tute blu per il destino dell'impianto torinese.
La Fiom ha invitato Fim e Uilm a un confronto a Roma, lunedì prossimo, in vista della ripresa della trattativa, interrotta la settimana scorsa dopo che Fiat si era alzata dal tavolo. Intanto i metalmeccanici della Cgil hanno promosso una raccolta firme, su un documento che chiede all'azienda di non replicare il «modello Pomigliano» a Mirafiori. Nella sola giornata di ieri sono state raccolte ben 2500 sottoscrizioni, e l'appello continuerà a circolare anche alle assemblee di oggi.
«I lavoratori - spiega il segretario nazionale Fiom Giorgio Airaudo - sanno di essere ricattabili dalla crisi, ma poichê sono anche consapevoli di aver contribuito con i loro sacrifici al rilancio del gruppo, chiedono a Marchionne di cambiare opinione sulle pause, sulla tutela della salute, sulla governabilità che considerano un falso problema». «Non vorremmo - prosegue Airaudo - che la Jeep annunciata per Torino fosse uno specchietto per le allodole, come è stata la Grande Punto che prodotta a Mirafiori con un contributo pubblico locale di 750 milioni di euro, dopo poco è stata trasferita da Torino. Marchionne gioca a poker sul piano industriale scoprendo le carte una per volta e questo non va bene. È curioso che il governo americano investa soldi pubblici in un impianto italiano senza che il nostro esecutivo intervenga».
Sempre ieri, Marchionne incontrava a New York la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, per parlare del contratto nazionale. Il segretario Fiom Maurizio Landini, anche lui presente alle assemblee di Mirafiori, nota che «l'ultima volta che Marcegaglia e Marchionne si sono incontrati sono saltate fuori le deroghe al contratto nazionale. Se dal nuovo incontro deve uscire fuori la cancellazione, meglio che non si vedano». Landini ha aggiunto «che la trattativa va fatta quando i lavoratori hanno la possibilità di conoscere ciò di cui si discute, per questo è inaccettabile un negoziato a fabbrica chiusa. Si riprenda il confronto per raggiungere un accordo vero, rispettoso del contratto del 2008 senza deroghe e della legge. Se anche a Mirafiori si ripeterà il modello Pomigliano, ci troveremmo di fronte non solo a un brutto accordo, ma alla cancellazione del contratto nazionale».
Dalle assemblee di ieri è venuta fuori un'altra indicazione: «Non solo c'è una opinione unanime che non si possa concludere un accordo a fabbrica chiusa - spiega Federico Bellono, segretario Fiom torinese - Ma i lavoratori hanno apprezzato la nostra richiesta che si torni in assemblea prima della firma qualora si arrivasse alla vigilia di un accordo». La cassa integrazione a Mirafiori riprende lunedì: toccherà alla linea della Multipla, poi mercoledì a Punto, Musa e Idea; da giovedì saranno in fabbrica quindi solo gli addetti alla Mito.
Federmeccanica ha convocato per mercoledì Fim, Uilm, Fismic e Ugl: al centro del confronto, un possibile contratto solo per il settore auto (anche questo, un tentativo per tenere la Fiat dentro il contratto nazionale) . La Fiom non è stata invitata, visto che non ha firmato il contratto del 2009, con le relative deroghe poi aggiunte lo scorso settembre. La Uilm però non andrà - accampa «altri impegni già presi precedentemente» - mentre la Fim Cisl ci sarà: ma entrambe le organizzazioni ribadiscono che «non c'è bisogno di un contratto solo per l'auto», e che «basta quello dei metalmeccanici con le deroghe».

 

 

 

BRUNO VITALI (FIM CISL)
«Marchionne rinunci al punto sul contratto e l'accordo si trova»

An. Sci.- 4dic09
«Ci siamo trovati di fronte a un irrigidimento della Fiat sulla questione del contratto nazionale, e così abbiamo detto che avremmo voluto fare prima una verifica interna, nel sindacato. L'azienda a quel punto si è alzata dal tavolo, dicendo che non c'erano più le condizioni per trattare in quel momento, e che eventualmente se ne sarebbe riparlato in seguito». Racconta così, Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim Cisl, il momento della rottura sul tavolo di Mirafiori.

Perché non vi è piaciuta la proposta Fiat?
Per il fatto che rispetto alla sera prima c'è stato addirittura un peggioramento: nella prima versione della premessa all'accordo si parlava di un contratto per la newco di Mirafiori - joint venture tra Chrysler e Fiat - ma con precisi riferimenti al contratto nazionale. Nella seconda versione è sparito qualsiasi riferimento, e Fiat ha detto che vuole solo un contratto ad hoc, senza più legame con il contratto nazionale.

Ma non è così anche a Pomigliano? Eppure in quel caso avete firmato l'accordo.
No, c'è una sostanziale differenza: a Pomigliano non c'è scritto in premessa che non ci sarà più contratto nazionale. E anzi, se la Fiat vuole trasportare questo modello di Mirafiori anche nel sito campano, per noi della Fim si aprirà un problema pure a Pomigliano.

Ora cosa farete? Avete parlato con Raffaele Bonanni? Il parere della Cisl peserà su di voi?
Ovvio che abbiamo continuamente informato Bonanni e certamente ci confronteremo anche con la Cisl. Ma adesso quello che ci preme per prima cosa è una verifica interna dentro la Fim, perché nelle nostre regole diamo una centralità assoluta al contratto nazionale. Non è che siamo contro le newco o contro gli adattamenti alle singole situazioni aziendali, per favorire la produzione, ma questo non vuol dire mollare il contratto. Inoltre vorremmo fare le assemblee con i lavoratori, ma non sarà possibile finché non avremo una chiara proposta Fiat: finora non c'è un testo scritto, definitivo, che possiamo presentare a un'assemblea.
Quale potrebbe essere la via di uscita?
Il punto dirimente è quella premessa: se fosse tolta la parte relativa al contratto nazionale ci sarebbero gli spazi per un accordo. Sostanzialmente c'era già un'intesa sui turni, sul bouquet di possibilità che la Fiat mette in campo e che vanno verificati con gli operai. Stavamo lavorando sul problema della malattia e dell'assenteismo, sullo straordinario al diciottesimo turno: tutti punti su cui eravamo a uno stadio avanzato. Io dico che siamo «condannati» a cercare un accordo, anche se non so se lo troveremo o no. Perché se la Fiat rinunciasse all'investimento, per Mirafiori comincerebbe un'agonia. E oltretutto, altra ipotesi in campo, Marchionne potrebbe decidere di andare avanti senza l'accordo, con un semplice regolamento.

 

 

MARCHIONNE
Alfa a Volkswagen (più Pomigliano?) Mirafiori è il problema

Francesco Paternò- 4dic10
Il foglio bianco di Sergio Marchionne, da cui ripartire per la trattativa su Mirafiori, è diventato un foglio scarabocchiato. Pieno di segnacci sulle relazioni con il sindacato, di segni più e segni meno sulle relazioni con la controllata Chrysler e per la partita sul destino dell'Alfa Romeo.
A Mirafiori, la delegazione Fiat ha ritenuto ieri che non ci fossero le condizioni per trattare. In azienda non escludono di riprendere il filo, ma fanno capire che se ci fossero altri stop, si riterrebbero «liberi di agire». Vuol dire che il progetto di Marchionne chiamato Fabbrica Italia salta? Il piano prevede il raddoppio della produzione entro il 2014 e l'investimento nelle fabbriche del paese di 20 miliardi di euro. Ma il tempo passa, i soldi vengono solo annunciati e Fabbrica Italia «resta un guscio vuoto», dice il responsabile auto della Fiom Giorgio Airaudo. «Mirafiori è solo una tappa», ribattono al Lingotto. Ma non si può escludere che, in caso di mancata intesa, la fabbrica simbolo della Fiat potrebbe diventare il classico sassolino che ferma l'ingranaggio.
Marchionne ha già pronta l'alternativa a Mirafiori, sta a Belvidere nell'Illinois. Nei progetti, l'impianto torinese dovrebbe trasformarsi in una joint venture Fiat-Chrysler da 1 miliardo di euro di investimento, dove produrre l'Alfa Romeo Giulia e due Suv con marchi Alfa e Jeep. Marchionne ha già investito 600 milioni di dollari nella fabbrica Chrysler di Belvidere, dove verranno prodotte una nuova Dodge compatta e (per ora) una sola Jeep al posto delle due attuali (Compass e Patriot). Insomma, quel che tecnicamente è buono per Mirafiori è buono per Belvidere. Con la differenza che Marchionne a Belvidere ha linee già in allestimento e l'accordo sindacale in tasca, mentre a Mirafiori per ora ha contrattazione ferma e linee obsolete (la Multipla finirà i suoi giorni entro l'anno, l'Idea e la Lancia Musa nuova generazione sono state destinate alla fabbrica in Serbia, l'Alfa Mito non è chiaro se resterà).
Dietro il caso Mirafiori, è in discussione il rilancio dell'Alfa Romeo, che continua a perdere soldi. Marchionne sostiene che entro il 2014 venderà nel mondo 500.000 Alfa, dalle circa 120.000 previste nel 2010. Secondo la rivista Automotive News, l'amministratore delegato della Fiat vivrebbe nel dubbio se vendere o meno l'Alfa ai tedeschi di Volkswagen, con i quali avrebbe trattato negli ultimi quattro mesi. Un dubbio che nemmeno a Elsinore, aggiungiamo, perché (sempre secondo Automotive News) studi interni dimostrerebbero che se vendesse, il gruppo sarebbe in posizione migliore per sopravvivere nei prossimi due anni; se non vendesse e riuscisse a sopravvivere, l'Alfa Romeo potrebbe diventare il marchio chiave del rilancio dell'intero gruppo Fiat-Chrysler.
Per restare in metafora, ci sarebbe anche del marcio in questa trattativa con la Volkswagen. Gira la voce che la Fiat venderebbe l'Alfa ai tedeschi solo se accettassero nel pacchetto anche la fabbrica di Pomigliano. Da Wolfsburg avrebbero risposto nein, piuttosto infastiditi. E c'è chi parla di un misterioso «consulente straniero» per il quale la trattativa Fiat-Vw per Alfa comprenderebbe soldi, più la cessione di ben due fabbriche italiane ai tedeschi. Una Pomigliano, l'altra forse Mirafiori? Di sicuro, per l'Alfa a Marchionne farebbero comodo almeno un paio di miliardi di euro. Per fare cassa e magari accelerare la scalata al 51% della Chrysler, da raggiungere in anticipo come ipotizzava ieri un rapporto di Barclays Bank. Alfa o non Alfa, Mirafiori resta comunque un problema.

 

 

 

MIRAFIORI L'azienda non vuole più il contratto nazionale, Fim e Uilm non firmano
Fiat lascia il tavolo
Antonio Sciotto-4dic09
Alle 13,15 la Fiat si alza dal tavolo: «Non ci sono più le condizioni per trattare sui futuri investimenti a Torino». Finisce con un nulla di fatto il negoziato su Mirafiori. La Fiom, che comunque era ancora seduta con gli altri, si era già detta non disponibile a firmare: «Ci propongono il modello Pomigliano leggermente modificato», ha spiegato il segretario generale Giorgio Airaudo. Ma quello che ha fatto chiudere il sipario alla Fiat è l'impossibilità di accordarsi con Fim e Uilm: i due sindacati, che già per il sito campano avevano siglato l'intesa, ieri hanno chiesto «qualche giorno per valutare», e a quel punto l'azienda si è spazientita e ha lasciato per prima.
Fim e Uilm avevano già presentato una controproposta alla bozza Fiat messa in campo l'altroieri sera, ma poi quella che l'azienda ha illustrato ieri è addirittura risultata - parola dei due sindacati - «peggiorativa». Il nodo sta nel contratto nazionale: nell'ultima versione di accordo Fiat salta del tutto qualsiasi riferimento. L'azienda vuole crearsi un contratto tutto suo, modulato su Mirafiori, senza alcun obbligo di rispettare il contratto nazionale. E stiamo parlando non solo di quello del 2008, su cui si basa la Fiom, ma anche di quello siglato dalle sole Fim e Uilm nel 2009 (e poi arricchito dalle «deroghe» del settembre scorso).
Quanto ai contenuti, Fiat proponeva un modello con tre possibili turnistiche da attivare a seconda delle esigenze di produzione, con una consultazione dei lavoratori 15 giorni prima, «e però con carta bianca a procedere lo stesso senza accordo» aggiunge Airaudo: i 18 turni come a Pomigliano; i 15 turni; o i 12 con giornate lavorative - questa sarebbe una novità assoluta - di ben 10 ore. «Su pause, malattia, diritto di sciopero e su tutto il resto si ricalcava esattamente il modello Pomigliano - spiega Airaudo - con il classico "prendere o lasciare" che ormai conosciamo in Marchionne. Altro che trattativa che parte "dal foglio bianco", come aveva detto. Piuttosto, ci chiedeva una ennesima cambiale in bianco».
La Fiom spiega di aver controproposto «un modello di produzione tutto modulato sul contratto nazionale del 2008, che avrebbe permesso esattamente i volumi produttivi voluti dalla Fiat, ma senza peggiorare le condizioni di lavoro - dice Airaudo - Anzi, avevamo anche fatto un passo avanti, proponendo la procedura di raffreddamento in caso di contrasti, prima di proclamare uno sciopero. Ma nessuna nostra idea è stata accolta».
Secondo il segretario Fiom, «Marchionne vuole cancellare, stabilimento per stabilimento, il contratto nazionale e crearsi un contratto Fiat da applicare in tutti i siti. Ma lasciando il sindacato fuori dalla fabbrica: servirà solo all'esterno, per firmare accordi di cornice, ma i lavoratori non potranno più pronunciarsi sulle proprie condizioni e saranno a piena disposizione». «A un certo punto della trattativa - conclude Airaudo - la Fiat lo ha detto chiaro a Fim e Uilm, che erano basite: "Non avete capito, a Mirafiori applichiamo il contratto che vogliamo noi"».
Adesso la Fiom chiede le assemblee per discutere con i lavoratori, da lunedì, ma per ora Fim e Uilm non hanno dato disponibilità. «Non ci sono le condizioni per le assemblee - spiega Claudio Chiarle, Fim torinese - visto che l'azienda ha detto che non c'è più l'investimento».
Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ci tiene all'accordo, quindi sottolinea che la trattativa è «solo sospesa». Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si è appellato alla «responsabilità delle parti perché il dialogo riprenda», ricordando che l'investimento Fiat porterebbe lavoro e «incrementi retributivi detassati». Susanna Camusso, segretaria generale Cgil, dice che «a questo punto il tema va rovesciato: non è più la Fiom che non firma gli accordi ma è la Fiat che non riconosce più il contratto nazionale e vuole uscire dalla Confindustria».

 

 

 

 

 

TORINO Fiom contraria alla proposta Marchionne, tavolo fino alla notte
Anche alla Fiat di Mirafiori si prepara la firma separata

Mauro Ravarino
TORINO 3dic10
Altro che «foglio bianco» da cui ripartire, come si era sbrigato a specificare, all'avvio del tavolo all'Unione industriali di Torino, Sergio Marchionne. Si tratta di una fotocopia aggiornata, nera, nerissima, dell'accordo di Pomigliano. La trattativa, se mai è stata tale, sul futuro di Mirafiori è rimasta alle loro condizioni, quelle del Lingotto; scivolata verso un'intesa senza la Fiom e una probabile uscita dal contratto nazionale. Una Pomigliano bis, con il plauso di Fim, Uilm e Fismic e con il rischio di una cattiva sorte per gli oltre 5500 lavoratori delle Carrozzerie di corso Tazzoli, costretti ai 18 e 12 turni e alle 10 ore al giorno in fabbrica, semmai le condizioni di mercato lo richiedessero. Ieri in serata la trattativa non si era ancora conclusa, e quindi oggi potrebbe essere la giornata di una nuova rottura tra la Fiat e la Fiom e di un altro accordo separato. Come è stato a Pomigliano.
Bocciate le controproposte della Fiom, che ha continuato a rivendicare la convocazione di un tavolo nazionale. No alle pause di 40 minuti per tutelare la salute degli operai, la Fiat le vuole di 30, e nemmeno alla possibilità che siano a scorrimento, consentendo alla linea di continuare a lavorare. No, anche, alla proposta di sostituire le parti dell'accordo che puniscono chi sciopera al sabato con una «clausola di raffreddamento», che prevederebbe (come nei servizi pubblici) la consultazione dei sindacati per risolvere i conflitti.
È stata una lunga giornata, iniziata di prima mattina con l'assemblea in strada della Fiom, davanti alla sede provinciale, per fare il punto con i lavoratori delle Carrozzerie. Sono venuti in tanti, alcune centinaia. E c'erano anche operai della Bertone, dell'Itca e della Lear. Il piano Fiat, soprattutto l'attacco ai diritti, non piace e lo dicono subito. «Provino loro a stare dieci ore alla catena di montaggio». «Abito ad Asti - dice un ragazzo con la sciarpa rossa - per arrivare al turno delle 6 dovrei svegliarmi alle tre, finire di lavorare alle 16 e magari fare ancora un'ora di straordinario. Una volta a casa me ne andrei subito a dormire, in attesa di un'altra giornata di lavoro. Bella vita».
Per Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom «la proposta della Fiat cambia orari, condizioni di vita, libertà dei lavoratori. Pare assurdo che durante la trattativa nessuno chieda cosa ne pensano gli operai. Devono, invece, pesare nel negoziato, perché i lavoratori, come i sindacati, non vanno lasciati soli». E a Torino c'era anche il segretario generale della Fiom Maurizio Landini: «La newco così come è stata posta è una pregiudiziale nella trattativa su Mirafiori, è singolare che un dipendente Fiat per continuare a lavorare per la stessa azienda dovrebbe firmare delle nuove condizioni individuali. Hanno proposto una gestione di contratto individuale, sottoscritta dal singolo lavoratore, ma questo aggira le leggi sul trasferimento d'impresa. A noi non va assolutamente bene perché siamo di fronte a una lesione delle regole democratiche».
Il tavolo tra azienda e sindacati è ripreso nel pomeriggio. Da una parte la Fiom, intenzionata ad aprire un negoziato vero (disponibile a trattare sui 15 turni e pause, sui 39 sabati all'anno, ma non sulle clausole di responsabilità e sul non pagamento dei primi giorni di malattia) e contraria a una precipitazione della situazione, dall'altra il Lingotto e Fim-Uilm-Fismic pronti a chiudere in tempi stretti.
Ma anche tra i sindacati filo-Fiat è emersa qualche differenza. Il Fismic scavalca a destra Marchionne e si dice contrario al referendum. La Uilm, come la Fim, è inferocita per «la presenza solitaria» di Landini ad Annozero, la puntata di ieri su Rai due. Ma la Fim è anche più combattuta: «Un aspetto problematico riguarda il fatto che l'azienda non intende aderire al contratto nazionale», ha affermato Bruno Vitali, responsabile Auto del sindacato di categoria della Cisl.
La trattativa è stata poi sospesa per due ore, per consentire la scrittura della bozza d'intesa. Nel break Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom, ha ribadito: «Prima di chiudere riteniamo utile, doveroso e opportuno un confronto con i lavoratori, per questo crediamo sia necessario attendere fino a lunedì quando gli operai torneranno in fabbrica dopo la cassa integrazione e discuterne in assemblea». Il tavolo è quindi ripreso in serata, l'intesa separata è a un passo. Una Pomigliano bis pure.

 

 

TRATTATIVA SU MIRAFIORI
Se dieci ore vi sembran poche. La Fiat ha fretta la Fiom consulta i suoi
Lo. C.- 1dic10

Dieci ore al giorno alla catena di montaggio, anzi undici se lo ordina il dio mercato: entri alle 8 di sera (o addirittura alle 7) e esci alla 6 del mattino dalla fabbrica. Oppure entri alle 6 e esci alle 16 o alle 17. Per tutto il tempo ripeti la stessa operazione che può durare anche meno di un minuto. Certo, a metà turno ti lasciano mangiare e quasi 40 minuti di pausa sono garantiti. I guasti di un lavoro così (si può dire di merda?) sono psichici (alienazione) e fisici (tendiniti, tunnel carpale...), ma la Fiat ha fretta, vuole dai sindacati una risposta entro sette giorni. Ha fretta, anche se i nuovi modelli a Mirafiori - sempre che i sindacati «scelgano» di dire sì a Marchionne - entreranno in produzione a metà del 2012. Oltre ai turni, variabili secondo un menù aziendale che viaggia tra i 12 e i 18 settimanali, Marchionne annuncia una nuova società, la Newco italo-americana: si azzera tutto, contratti e diritti, e si riparte da zero. Meglio sarebbe senza Fiom.
Marchionne ha fretta con tutti, anche con Federmeccanica che dopo aver lavorato tutta l'estate e l'autunno per accontentare la Fiat introducendo deroghe su deroghe al contratto nazionale, si sente rispondere che non va bene: basterebbe una sola mossa per chiudere la partita, abolire i contratti nazionali. Ma allora a che servirebbe Federmeccanica, con la sua struttura, i suoi funzionari, dirigenti e dipendenti? A niente, siamo nel nuovo mondo D.C. (dopo Cristo).
La Fiom ha ripetuto in tutte le lingue cheè pronta a discutere e trattare per giungere un a un accordo su Mirafiori ma ha un limite A.C. (avanti Cristo): la pratica democratica. Ieri la segreteria del coordinamento Fiat, giovedì riunirà a Torino tutti gli iscritti e chiede a Fim e Uilm di organizzAre assemblee con tutti i lavoratori. Non sono loro i destinatari delle attenzioni di Marchionne? Sarà o no un dovere dei sindacati chiedere loro una delega a trattare e, in caso di accordo, un giudizio vincolante sui contenuti? Dopo l'assemblea degli iscritti con il segretario Maurizio Landini, giovedì riprenderà la trattativa con la Fiat.

 

 

 

FIAT Presentato lo spin off a piazza Affari
Trattativa su Mirafiori o solo su Meccaniche?

Tommaso De Berlanga-30 nov10
Finalmente si è visto l'intervento dello stato nella vertenza Fiat: ieri mattina, a piazza Affari, dove era atteso l'a.d. Sergio Marchionne, la borsa era tutta transennata e difesa da ben 17 (non sono scaramantici) mezzi di polizia.
Era atteso dagli analisti finanziari, cui doveva chiarire i termini della divisione del gruppo in due marchi distinti anche come logo (Fiat e Fiat Industrial), che saranno entrambi quotati in borsa dal 1 gennaio 2011. Il ramo automobilistico esce da un anno disastroso, che porterà a un indebitamento netto - all'inizio del nuovo anno - oscillante tra 1,6 e 2 miliardi. In compenso avrà liquidità per 10 miliardi e punta a raddoppiare i ricavi (32 miliardi nel 2010) entro il 2014. Più contenuto il progresso previsto per Fiat Industrial (da 19 a 29), che parte però con i bilanci in positivo.
Dalla sua parte della barricata Marchionne può annoverare la Banca europea degli investimenti, che ha confermato ieri la disponibilità a finanziare lo stabilimento in Serbia. Nonché i sindacati «complici» - Cisl e Uil - scavalcati però in fedeltà aziendale dal Fismic (ex Sida, praticamente fondato da Valletta). Intanto è riuscito a vendere il Doblò, prodotto nello stabilimento di Bursa, in Turchia, alla Opel.
Marchionne deve però convincere i lavoratori, più che diffidenti rispetto ai suoi piani. Sul fronte Termini Imerese - considerata «chiusa» dal Lingotto - ci sarebbe stato un incontro con Gianmario Rossignolo, candidato rilevare parte dell'impianto siciliano, e un ok di massima al passaggio di proprietà. Ma è un progetto che potrà assorbire una parte minima della manodopera.
Intanto è ripartita la discussione sul destino di Mirafiori, per il quale Marchionne ha delineato una joint venture con Chrysler, Caso interessante come «conflitto di interessi», perché avremmo una «società» fatta in parte con capitali pubblici - americani - per uno stabilimento privato italiano. Il progetto è ambizioso, come sempre, con numeri importanti e due modelli: un Suv con motori e meccaniche Usa e una vettura su piattaforma Chrysler 200. Modelli per cui la verifica di mercato è tuta da fare (parte della produzione dovrebbe riprendere la via oltre Atlantico). Il problema non risolto è però un altro: sarà una newco come a Pomigliano? applicherà i contratti esistenti (almeno due).
Pesantissime però le richieste sul fronte dell'organizzazione del lavoro, in termini di turni e «governabilità». E soprattutto non si discute dell'intero stabilimento di Mirafiori, ma solo delle «meccaniche». Non a caso, ieri, i
lavoratori delle Presse e degli Stampi, in assemblea, hanno votato all'unanimità un testo che chiede una trattativa «per tutto il sito», una «costante informazione attraverso le assemblee» e «un referendum per confermare qualsiasi accordo».
La Fiom Cgil, dice il responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo, è disponibile a discutere di turni, ma «garantendo le risorse umane», ossia «la salute». E quindi oppone alle richieste di maggiore intensità del lavoro la necessità di confermare pause e mensa, come elementi costitutivi di quel «recupero fisiologico» necessario in ogni «lavoro stressante» (tutte le operazioni da fare sulle linee sono intorno al minuto).
In tema di «governabilità», infine - che per il Lingotto significa essenzialmente divieto di sciopero e sanzioni per i sindacati e i singoli lavoratori - Airaudo invita la Fiat « rimuovere le cause». In parole povere: «il 70% degli scioperi sono spontanei, in seguito all'aumento improvviso di carichi di lavoro o alle linee che vanno troppo veloci». Solo il 30%, invece, in seguito a mobilitazioni indette dal sindacato. Non c'è sindacato che possa farsi «garante» (ossia guardiano) in casi come questi. Quindi «la minaccia in teoria diretta ai sindacati in realtà è rivolta ai lavoratori». Quelli che stanno sulle linee e producono «profittabilità».

 

 

 

Betim-fiat brasile

  • FIAT, TRA PASSATO E PRESENTE
    Un libro e due convegni per una storia che parla all'oggi
    Dieci anni dopo la prima edizione (manifestolibri) torna il libreria «Restaurazione italiana» (L'ancora del Mediterraneo), di Gabriele Polo (giornalista del manifesto) e Claudio Sabattini (sindacalista della Cgil, scomparso nel 2003). Accanto al testo originario, una prefazione di Gianni Rinaldini e una postafazione di Luca Baldissara che tirano un filio tra gli eventi di trent'anni fa e la situazione politica e sindacale di oggi, con particolare riferimento alla «gestione Marchionne». E' la stessa chiave di lettura di due convegni organizzati a Torino dalla Fiom locale e dalla Fondazione Claudio Sabattini. Il 28 settembre (ore 10, presso il Gruppo Abele, corso Trapani 90) Airaudo, Benvenuto, Bertinotti, Manghi, Pizzinato, Tridente e Landini discuteranno di «Democrazia e rappresentanza, 1980-2010». Venerdì 8 ottobre (ore 10, presso il salone della Cgil, via Pedrotti 5) per Annibaldi, Bellofiore, Garibaldo, Lettieri, Revelli e Rinaldini il tema sarà «Ottobre 1980-ottobre 2010, a trent'anni dalla sconfitta sindacale alla Fiat».
Ridurre i salari e le ferie, naturalmente in primo luogo degli operai, per aumentare la produttività della Fiat e aiutarla a vendere automobili, visto che sui piazzali strapieni non c’è più spazio. È la proposta lanciata da Sergio Chiamparino, sindaco Pd di Torino e possibile candidato del centrosinistra alle prossime elezioni politiche.

 

  • di Patrizia Cortellessa
    DANTE DE ANGELIS
    Solidarietà con gli operai di Melfi? Sospeso dal lavoro per 10 giorni
    Un provvedimento disciplinare al macchinista
    Dieci giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio per aver espresso «solidarietà come cittadino-lavoratore, riferendo di una esperienza personale risolta positivamente grazie alla determinazione dei compagni di lavoro ed alla sensibilità dell'opinione pubblica». La solidarietà è quella espressa nei confronti di Giovanni Barozzino, Marco Pignatelli, Antonio Lamorte, i tre operai di Melfi ingiustamente licenziati, reintegrati dal giudice e non riammessi al posto di lavoro.
    A ricevere un provvedimento disciplinare è ancora una volta Dante De Angelis, macchinista ferroviere nonché rappresentante per la sicurezza (licenziato già due volte, sempre reintegrato). I ferrovieri della rivista «Ancora in Marcia!» parlano di intimidazione, di accanimento delle Fs. Ma di quale colpa si sarebbe macchiato Dante, questa volta? Presto detto. Due sono le dichiarazioni «contestate» dalle Fs. La prima riguarda questa dichiarazione: «anche le Fs, in occasione del mio primo licenziamento nel 2006 hanno tentato di tenermi fuori dall'azienda garantendomi lo stipendio, una scorciatoia antidemocratica ed antisindacale \ che con i compagni di lavoro abbiamo respinto con forza, perché finalizzata a separare fisicamente i lavoratori tra loro e dalla realtà lavorativa e neutralizzare la loro attività».
    Divulgata, come contesta Fs, «mediante un portale di news e informazione ad accesso generalizzato \ del tutto falsa e destituita di ogni fondamento \ perché - continua l'azienda - «a differenza di quanto accaduto per i lavoratori Fiat, Lei non è stato destinatario di alcun provvedimento giudiziale di reintegra e la scrivente società non le ha offerto alcun tipo di remunerazione per mantenerLa fuori dall'azienda».
    La risposta è altrettanto dettagliata. «Preciso che non ho formulato - né tantomeno intendevo farlo - accuse né denigrazioni nei confronti di chicchessia né, tantomeno, nei confronti di Trenitalia Spa \ Risulta pacifico e notorio, oltre che documentato da atti formali \ che codesta ditta abbia avanzato per due volte proposte conciliative comprendenti entrambe l'estromissione dal mio posto di lavoro come macchinista (e delegato alla sicurezza) \ La prima consisteva nella concessione di un trattamento economico sostitutivo del salario, comportante l'implicita rinuncia da parte mia ad agire immediatamente in giudizio, instaurando, invece, una trattativa dagli esiti futuri e incerti, con specifico riguardo alla mia posizione lavorativa finale \. La seconda (...) prevedeva esplicitamente: "Trenitalia Spa \ per concorrere ad individuare una soluzione \ che consenta al lavoratore comunque di trovare una valida occupazione per il proprio mantenimento e della di lui famiglia, si dichiara disponibile a farsi parte attiva per ottenere l'assunzione ex novo dello stesso presso altra società controllata del Gruppo Fs \».
    Poi c'è la seconda contestazione, riferita ad una frase «erroneamente attribuitami dal quotidiano Il Tirreno (5 ottobre 2010) nell'articolo «Primo, non lasciateci soli, Strage, alla festa del Pdci l'appello delle famiglie colpite», che non corrisponde,infatti, a quanto da me effettivamente pronunciato nel corso dell'iniziativa pubblica richiamata». Un errore di trascrizione al quale seguiva una richiesta immediata di rettifica. Apparsa puntualmente, con evidenza, il giorno successivo. Contestazioni che vengono quindi respinte al mittente da De Angelis, che chiede l'estinzione del procedimento.
    Intanto, però, c'è da registrare che lo stesso «metodo» disciplinare viene applicato ad altri delegatisindacali. La stessa punizione - dieci giorni di sospensione - è stata inflitta quattro giorni fa ad un altro macchinista e Rls, denunciano ancora i ferrovieri. Che oggi scenderanno in piazza a fianco della Fiom, contro «l'odioso ricatto: o diritti o lavoro». Ad abbracciare i tre operai di Melfi ci saranno anche Dante De Angelis e tanti ferrovieri.

 


FIOM Comitato centrale, la minoranza non vota
«La Cgil si ritiri dal tavolo sulla produttività»
Francesco Piccioni- 9nov10
ROMA
Volendo scherzare, si può dire che il Comitato Centrale della Fiom, ieri, ha approvato all'unanimità la relazione di Maurizio Landini, segretario generale. In realtà la minoranza coordinata da Fausto Durante, che in Cgil fa capo ora a Susanna Camusso, ha deciso di non votare, al termine di una giornata di discussione segnata da un grande consenso e da vistosi imbarazzi (con tanto di uscita dalla sala e rientro al momento del voto).
Ma andiamo con ordine. Stavolta la Fiom si è presentata con diverse proposte, certo di non facile digestione per un dibattito che al momento sembra guardare più alle dinamiche del quadro politico che non al concreto delle relazioni industriali. Landini ha preso le mosse dalla grande giornata del 16 ottobre che, «a partire da una piattaforma sindacale», ha cominciato a indicare la necessità di «un diverso modello di sviluppo per uscire dalla crisi», dimostrando così di «saper parlare a larga parte del paese». Quel dialogo «va tenuto aperto», anche - è una prima proposta - «aprendo una campagna di sindacalizzazione», «trasformando le casse di resistenza in associazione "Sto con la Fiom"». Ma soprattutto «contattando i licenziati, stabili o precari, perché la Fiom è disposta a impugnare i licenziamenti (per effetto del Collegato lavoro va fatto entro 60 giorni, ndr) e chiedere l'assunzione a tempo indeterminato».
Ma c'è un chiarimento da fare. Se «la linea di Confindustria è quella di Bombassei a Genova, a fine settembre», lì non può essere ravvisata «nessuna apertura», perché l'idea è quella di «uscire dalla crisi rendendo senza limiti i contratti a termine o in somministrazione, mettendo un periodo di prova di 12 mesi prima dell'assunzione, portando al 50% la percentuale di salario aziendale», ecc. Un'idea di «contratti nazionali leggeri» dove non si stabilisce più il salario, l'orario, l'inquadramento. Ma «in un paese in crisi e con quasi tutte le imprese sotto i 15 dipendenti» il contratto aziendale ce l'hanno in pochi. E quindi «meglio un contratto nazionale sovrappeso, per difendere il lavoro».
La proposta qui diventa quella di «un contratto per tutta l'industria», mettendo fine a «quei 400 contratti» che palesemente non corrispondono ad altrettante categorie. Ne discuterà anche la Fem (sindacato europeo dei metalmeccanici) in giugno. L'obiettivo intermedio, intanto, può essere «una categoria, un solo contratto», perché «il lavoro deve essere riunificato», non si può continuare ad andare avanti con divisioni fittizie che, fra l'altro, rendono praticamente impossibile fare «accordi di filiera o di sito». Con fabbriche come la Ergon (Fiat), che per metà è metalmeccanica e per l'altra chimica, che vedono due contratti diversi.
E' una proposta in decisa controtendenza con il «nuovo modello contrattuale» siglato nel 2009 senza la Cgil; ma anche con il «patto sociale sulla produttività» - cui invece partecipa - che ha già partorito quattro «avvisi comuni» inviati al governo. Su almeno due punti la Fiom di Landini trova molto da ridire: «tutte le parti convengono nell'estendere e rendere strutturali gli strumenti di contrattazione di secondo livello, e che il salario sia in funzione della produttività aziendale»: e, sul Sud, «per incentivare gli investimenti, andare alla riforma di tutta la strumentazione sul lavoro, sia a livello nazionale che decentrata». Concessioni estreme di cui «nessuno ha fin qui potuto discutere». E, pertanto, la Fiom chiede alla Cgil di «abbandonare il tavolo sulla produttività aperto con la Confindustria» e mettere tutta l'organizzazione, fino ai lavoratori, di discutere se questa trattativa è davvero necessaria. Vincenzo Scudiere, della segreteria confederale, è invece intervenuto per ribadire che «la produttività è un tema vero su cui accettare la sfida».
Al contrario, proprio lo smantellamento delle tutele del lavoro renderebbe urgente (ma «non in alternativa con la manifestazione del 27 novembre») uno sciopero generale di tutte le categorie. Perché «non è che per ragioni politiche (cacciare Berlusconi e avere un altro governo, ndr) ci si fa massacrare sul piano sociale».

 

 

 

 

FIAT/SI PREPARA UNA MIRAFIORI A STELLE E STRISCE?- 7nov10
Intanto Romani loda Marchionne. E chiede alla Fiom un passo indietro
Ieri le indiscrezioni, uscite sulla stampa, di una possibile Newco, come a Pomigliano, anche per Mirafiori: insieme alla ex Bertone di Grugliasco, lo stabilimento torinese della Fiat andrebbe sotto il controllo di Chrysler e Fiat, dunque non solo più esclusivamente della casa torinese. Tutto questo, avrebbe ovviamente come coronamento l'applicazione del «modello Pomigliano» anche nelle fabbriche piemontesi. E mentre dunque le notizie rendono incerto il futuro di Mirafiori - comunque l'operazione si farebbe dopo lo spin-off, cioè lo scorporo, dell'auto dal resto, e perciò non prima di gennaio 2011 - ieri anche il ministro dello Sviluppo Paolo Romani - dopo le innumerevoli volte del suo collega al welfare Sacconi - ha dichiarato esplicitamente a favore della linea Marchionne, chiedendo alla Fiom di fare un passo indietro.
«Mi auguro che anche da parte loro ci sia un ripensamento - ha detto da Riad, in Aurabia Saudita, dove si trovava ieri in missione - Ho trovato sensibilità su questo tema negli incontri con Bonanni e Angeletti, ma tutto sommato anche con Epifani, che ho incontrato nel momento di passaggio con Susanna Camusso». Anche l'incontro con l'ad della Fiat Sergio Marchionne per Romani è stato «largamente positivo».

 

 

 

FIAT
«Mai minacciato di lasciare l'Italia»
Incontro «separato» con Cisl e Uil

Roberto Tesi- 5nov10
Minacce in diretta tv, rettifica in differita, secondo lo squallido stile di Berlusconi. Il protagonista del «mi avete frainteso» questa volta non è il cavaliere e la stampa nemica, ma Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat. Il quale ieri ha confermato che i conti del gruppo automobilistico torinese, senza la parte italiana, sarebbero migliori, ma poi ha precisato di non aver mai minacciato di lasciare l'Italia, come tutta l'Italia aveva capito dopo il suo intervento a «Che tempo che fa», la trasmissione condotta da Fabio Fazio sulla Terza Rete Rai.
Marchionne ha parlato a margine dell'incontro di ieri con Paolo Romani, il ministro dello Sviluppo economico. La dichiarazione più preoccupante ha per oggetto Pomigliano d'Arco lo stabilimento per il quale nei giorni scorsi è stato firmato un accordo (non sottoscritto dalla Fiom) per l'utilizzo (dal 15 novembre) della Cassa integrazione in deroga, anziché - come normale in questi casi di ristruturazione - di Cig straordinaria. L'Ad di Fiat ha garantito che le assunzioni a Pomigliano d'Arco «partiranno dal 2011» e poi ha assicurato che la produzione della nuova Panda nello stabilimento campano consentirà il mantenimento della piena occupazione nella fabbrica. Di più: si è anche avuta la conferma che ad operare a Pomigliano sarà una Newco (una nuova società) denominata «Società 1» costituita a luglio.
Marchionne non ha specificato cosa intende per piena occupazione. Significa che saranno riassunti dalla nuova società tutti i lavoratori che lavorano a Pomigliano? E' praticamente certo che non accadrà. Si andrà sicuramente a assunzioni a «saturazione», come si dice in gergo. Ovvero la nuova società riassumerà solo le persone necessarie in base alla pianta organica e i piani di produzione previsti dall'azienda. Ma pianta organica e piani di produzione non sono stati resi noti: Marchionne li tiene chiusi gelosamente nel cassetto.
Di più: le nuove assunzioni saranno per chiamata nominativa (e di fatto con retribuzioni individuali) anche se ovviamente la Fiat dovrà impegnarsi prima a riassorbire i lavoratori in Cig. Ma non tutti. La cosa grave è che Cisl e Uil hanno siglato l'accordo per la Cig in deroga che di fatto è l'anticamera della mobilità, cioè del licenziamento per chi non verrà richiamato in fabbrica dalla nuova società. Senza contare che la Cig in deroga è finanziata direttamente dallo stato e pagata dall'Inps senza che l'azienda si prenda il disturbo non solo di contribuire finanziariamente (come avviene con la Cig straordinaria) ma neppure di avere il «disturbo» di anticipare il pagamento della Cig.
La giornata ha riservato una coda per molti inaspettata. Uscito dall'incontro con Romani, l'amministratore della Fiat ha incontrato i segretari di Cisl, Uil e Fismic oltre a quelli di Fim e Uilm. Un incontro separato come gli ultimi accordi siglati: la Cgil e la Fiom nulla ne sapevano. L'incontro, si legge in una nota, era stato chiesto un paio di settimane fa dai tre sindacati per avere assicurazioni sullo stato del progetto Fabbrica Italia. Cisl, Uil e Fismic hanno chiesto alla Fiat di discutere nei dettagli, stabilimento per stabilimento, i contenuti del progetto di investimento previsto dall'azienda torinese. E al termine della riunione, che i sindacati hanno definito «rassicurante ed interessante», si è concordato che entro pochi giorni si svolgerà un analogo incontro tra azienda e sindacati sullo stabilimento di Mirafiori.
Lo Slai Cobas, intanto, ha fato sapere che un operaio della Fiat di Pomigliano d'Arco è stato reintegrato al lavoro dalla Corte d'Appello di Napoli, che ha anche condannato l'azienda a un risarcimento di 250 mila euro. Una precedente sentenza del 2009 aveva dato ragione alla Fiat.

 

 

CAMBIA IL VENTO IN CGIL
Loris Campetti 5nov10
Sta cambiando il vento. È questo il messaggio che emerge dal discorso di insediamento della neoeletta segretaria della Cgil. Quali segnali consentono a Susanna Camusso di ipotizzare un tale, salvifico mutamento? Il più vistoso riguarda il rapporto tra governo, sindacati e Confindustria. Fino a ieri, dice Camusso, «nella stagione appena trascorsa... erano i ministri che dettavano agenda e rotture alle parti sociali». E fin qui ci siamo: non è stato proprio il ministro Sacconi a chiedere complicità ai sindacati e ad espellere dai tavoli di confronto la Cgil, ritenuta colpevole di non complicità? Ora, invece, cosa capita? Capita che «si accentua la critica al governo delle associazioni di impresa, Confindustria in primis. Ciò può determinare un'idea di ruolo delle parti sociali che indicano autonomamente l'agenda, che possono trovare su alcuni temi convergenze».
Insomma, la crisi di Berlusconi può essere mallevatrice di un nuovo patto unitario tra Cgil, Cisl e Uil e, al tempo stesso, di un patto sociale tra i sindacati - finalmente in cammino nella stessa direzione - e la Confindustria che ora alza la voce con il presidente del consiglio e denuncia l'immobilismo dell'esecutivo. Del resto, sul versante politico (non solo in casa Pd) non si ipotizza forse uno storico patto tra diversi, finalizzato alla caduta di Berlusconi?
C'è chi si spinge oltre: un governo d'emergenza potrebbe coinvolgere direttamente le forze sociali, per lo meno quelle che detengono il potere economico. Sarebbe la quadratura del cerchio, operata per salvare il paese dal declino economico, politico, sociale, morale. Alberto Asor Rosa ammette che assemblare i sostenitori di Marchionne con i sostenitori della Fiom per «salvare l'economia nazionale» potrebbe sembrare contraddittorio ma, aggiunge il nostro collaboratore, «forse nell'immediato anche questa contraddizione si può ragionevolmente affrontare, se il problema è evitare la catastrofe, la catastrofe non giova agli operai, di sicuro molto meno che ai padroni».
Prima perplessità: il governo non è rimasto immobile, ha governato e con l'aiuto di molti complici ha demolito il diritto del lavoro e insidiato la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori. Ma, si può controbattere, questo avveniva nella stagione passata mentre quando tutti insieme avremo costruito l'alternativa a Berlusconi la musica cambierà. Seconda perplessità: la Confindustria accusa sì il governo, ma non di troppa bensì di troppo poca deregulation: si può fare di più.
Che cosa ci fa credere che in nome della salvezza nazionale, nella nuova stagione, Marchionne manifesterebbe insieme a Fim, Uilm, Fismic, ai tre licenziati di Melfi e al 40% degli operai di Pomigliano in difesa del diritto di sciopero? E che Bonanni e Angeletti sarebbero pronti ad abbandonare la strada degli accordi separati, riconoscendo il ruolo e la ragionevolezza non dico della Fiom, ma almeno della Cgil?
Di Berlusconi non se ne può più, chi può negarlo. Ma se per buttarlo giù bisogna salire tutti sulla stessa barca in cui a remare, sotto le frustate del padrone, devono essere sempre gli stessi, la contraddizione diventa insanabile e i guasti sociali certamente non minori. A meno che, sotto sotto, chi propone un nuovo 25 luglio non stia già preparando il 25 aprile. Saremo distratti, ma non ce ne siamo accorti.

 

 

«Sciopero generale: stop a Confindustria»

di Fabio Sebastiani

su Liberazione del 01/10/2010

Intervista a Giorgio Cremaschi

Da Fiat a Fincantieri, gli imprenditori in mancanza di una azione del Governo stanno agendo "in proprio".

Sono stato a Palermo e tutti i lavoratori che ho incontrato mi hanno ripetuto che si aspettavano che prima o poi sarebbe successo anche da loro come a Pomigliano. Gli imprenditori stanno usando il ricatto della crisi e il grosso deficit degli investimenti per attaccare alla radice il contratto nazionale. L'accordo separato scritto sotto dettatura Fiat nei metalmeccanici è puntualissimo da questo punto di vista. Siamo in fase di avvitamento della crisi industriale, ed è evidente che quell'accordo serve a lanciare il segnale a tutti gli imprenditori di rivalersi sui lavoratori. E' una cosa che capiscono tutti perfettamente. E' una linea di una miopia sociale e industriale come non c'è mai stata prima in Italia.


Ti ha soddisfatto la risposta del segretario generale della Cgil dopo la firma delle deroghe nel settore metalmeccanico?

Una risposta totalmente inadeguata. Consiglierei ad Epifani di non usare più la parola dialogo e smetterla di cadere nella trappola. Tutte le volte che l'ha fatto si sono verificati dei guai clamorosi. E' successo al congresso della Cgil dove le offerte verso Cisl, Uil e Confindustria sono durate lo spazio di una legge finanziaria di 25 miliardi di euro. Sabato scorso, poi, la liturgia del dialogo a Genova, dove persino Marchionne, che ha lanciato alcuni segnali di disponibilità, il giorno dopo ha dettato i contenuti dell'accordo sulle deroghe. Tutte le volte, insomma, alla parola dialogo corrisponde, per il Governo e gli imprenditori, il segnale di resa. La verità è che la Cgil o si arrende e si autodistrugge o lotta sul serio.


Cosa dovrebbe fare quindi?

A tutto questo c'è una sola risposta: lo sciopero generale contro la Confindustria, e quindi la rottura. Essere un sindacato di lotta e di governo è difficilissimo. Essere un sindacato di lotta e di resa è proprio impossibile. Del resto, nell'accordo separato sui metalmeccanici non c'è nulla di più berlusconiano, perché consegna la licenza di uccidere in mano ai padroni, addirittura con il principio del silenzio assenso. Il contratto nazionale, da questo punto di vista, non è più la cornice del minimo, come nel passato, ma il massimo possibile. La contrattazione aziendale quindi non solo interviene al ribasso ma rappresenta una vera e propria picchiata rispetto al contratto nazionale. E' la legge della giungla. La peggiore controriforma sociale fatta in Italia da decenni a questa parte. Le regole sull'arbitrato completano il quadro. Lasciamelo dire, Cisl e Uil sono le appendici di Berlusconi e Marchionne. O la Cgil prende atto di questa situazione e si dà una mossa oppure sarà stravolta. Per l'ennesima volta ha sbagliato mossa.


Che quadro esce dal seminario di Todi?

Il seminario di Todi è stato un seminario in cui ho visto una storia di altri tempi, come quando si sosteneva che per difendere la scala mobile bisognava tagliarla. La sostanza è stata una negazione della realtà da parte del gruppo dirigente della Cgil. La Confindustria punta nella crisi a una sostanziale regressione sociale. Niente investimenti e conto finale tutto sulle spalle dei lavoratori. Che progresso c'è in questo? Si prepara l'ennesima truffa per cui dicono: fate i sacrifici per avere lo sviluppo. I sacrifici ci saranno e lo sviluppo non ci sarà. Lo sviluppo si fa migliorando la civiltà del lavoro e del paese. L'accordo di Pomigliano è il succo di una ideologia padronale e reazionaria: se vuoi lavorare devi rinunciare a tutto. Ti darò l'elemosina, ma intanto tu rinuncia.


La Cgil dice che il nuovo patto sociale potrebbe cominciare dalla verifica dell'accordo del 2009.

In ogni caso penso che la Cgil debba definire una propria piattaforma sì, ma una piattaforma sociale. Questa piattaforma, poi, deve essere sottoposta a una trasparente consultazione dei lavoratori e degli iscritti. Non voglio neanche pensare all'ipotesi di una Cgil che improvvisamente accetta la proposta di fare un tagliando all'accordo del 22 gennaio.


Epifani sostiene che ci sono alcuni contratti positivi da cui partire.

Le categorie che ancora le deroghe non ce le hanno devono prepararsi a lottare contro per difendersi. Non pensino di cavarsela con quello che hanno firmato.


Veniamo a Fincantieri, con la manifestazione del primo ottobre a Roma. C'entra qualcosa la privatizzazione che non sono riusciti a fare?

Ancora nell'ultimo incontro ci hanno rimproverato perché ci siamo opposti all'entrata in borsa. Se fossimo entrati in borsa ci troveremmo come la Francia, dove i cantieri sono stati comprati dai Coreani e successivamente il governo li ha dovuti rinazionalizzare perché quelli li stavano chiudendo. O c'è il disastro sociale o l'intervento pubblico. A Fincantieri abbiamo chiesto perché chiudevano in Italia e assumevano negli Usa, la risposta è stata che lì l'assunzione veniva imposta dal governo. Non si fa politica industriale lasciando tutto alla centralità del mercato facendo ricadere i costi sulle spalle dei lavoratori.

 


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Filosofiat: «Ristrutturare tutto»

di Francesco Piccioni

su il manifesto del 02/01/2010

 

L'attenzione al «tema del giorno» a volte acceca anche i giornalisti più preparati. E il 22 dicembre - l'incontro a palazzo Chigi tra la Fiat, il governo e i sindacati - il tema del giorno era il destino degli stabilimenti di Termini Imerese e Pomigliano. E' passato così quasi inosservato il cuore del ragionamento svolto da Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto: «adesso ci sono tutti i presupposti per rimuovere le debolezze strutturali che ci portiamo avanti da decenni, tra cui la sovracapacità produttiva». E' l'annuncio della più grande ristrutturazione industriale mai tentata dal gruppo torinese, tale da far impallidire il ricordo di quella di fine anni '70, che portò al licenziamento di 23.000 dipendenti e alla «restaurazione» degli anni '80. Una ristrutturazione concepita su scala globale, perché la Fiat - specie ora che si è «alleata» con Chrysler - lotta per sopravvivere in un mercato in crisi, tenuto fin qui in vita solo dalle politiche pubbliche («incentivi, nuove linee di credito, garanzie statali sui prestiti», ecc).
Il problema è posto con molta nettezza, senza cortine fumogene: bisogna ridurre il numero degli impianti e aumentare il numero di vetture prodotte per unità lavorativa. «I cinque stabilimenti italiani producono 650.000 vetture l'anno e occupano quasi 22.000 persone; in Polonia un unico stabilimento produce circa gli stessi volumi con un terzo degli addetti; in Brasile, un solo impianto arriva a produrre 730.000 vetture con 9.400 persone». Inutile interrogarsi sulle diversità di questi paesi, la logica della produzione non può tenerne conto (se non come un problema da risolvere). In fondo - è questo il vero esempio di riferimento - negli Usa c'è «un cambiamento strutturale e coraggioso che ha chiamato a raccolta il governo, le aziende, i sindacati, le istituzioni finanziarie». Che ha determinato «un'azione significativa per razionalizzare gli impianti, un ripensamento del sistema in chiave ecologica una nuova base su cui ricostruire il settore» automobilistico, ovvero la produzione-pilota di tutta l'industria nel dopoguerra. Chrysler ha ridotto gli stabilimenti da 20 a 13 (dieci anni fa erano 29), messo fuori 17.000 lavoratori in soli 12 mesi e il 40% in cinque anni.
In Europa, invece, ogni paese ha cercato di tutelare in primo luogo l'occupazione nazionale, foraggiando in vari modi le aziende ma senza «intervenire alla radice del problema»: che è sempre quell'eccesso di «capacità produttiva». E' vero, il Lingotto annuncia nuovi modelli e vari restyling, mostra di voler privilegiare la produzione in Italia (rispetto alla Spagna, però; oltre che in Polonia, la produzione europea si allargherà infatti alla Serbia, per le nuove city car con motori a due cilindri). Ma in una strategia globale, l'importanza del paese-madre diventa relativa. Specie se la Ue - con due diverse iniziative - di fatto «penalizza» i costruttori d'auto del continente: il «regolamento sulle emissioni di Co2 dei veicoli commerciali leggeri a partire dal 2014» (i cui progetti sono ormai definiti e in via di attuazione) e «l'accordo di libero scambio con la Corea del Sud» (cui la Ue riconosce la possibilità di esportare qui merci con «contenuto locale» inferiore al 60%).
Il testo di Marchionne illumina però anche lo stato di altri settori dell'economia reale, al di là delle sole automobili (per cui prevede comunque un calo di immatricolazioni in Europa, nel 2010, dagli attuali 13,5 milioni a soli 12).
La riduzione del commercio al dettaglio è dimostrata dalla contrazione delle vendite di veicoli commerciali leggeri (-30% nel 2009, in Europa occidentale), senza prospettive di ripresa. Situazione simile per i veicoli industriali, dove il marchio perde nel 2009 il 20% di fatturato (nella Ue va anche peggio: -40). Ma la catastrofe si vede nelle macchine per le costruzioni, che segnano «un vero record storico, in negativo, superiore al 50%» e, anche qui, con prospettive stagnanti sugli attuali infimi livelli. Ne sa qualcosa la Cnh, con l'impianto di Imola che vanta una «capacità installata per 20.000 mezzi l'anno», ma che è riuscita a piazzare, nel 2009, soltanto 450 esemplari. Neanche le macchine agricole se la cavano - la contrazione per l'anno in corso è nell'ordine del 10-15%, con ulteriori cali nel 2010.
Sono tutti settori in cui Fiat ha una presenza importante, tanto da farne un «indice di riferimento» delle crisi altrui. E dovrebbero tremare a molti le vene e i polsi al pensiero che anche in questi altri settori si sta probabilmente affermando la stessa logica esposta da Marchionne: fabbricare più pezzi possibile, in un mercato in calo, ma con molta meno gente in produzione. Resta l'impressione di un mostro che si morde la coda: se saremo di meno a lavorare, chi si potrà permettere di comprare quel che verrà prodotto?

 

Quanto conta l'uomo nell'organizzazione aziendale luglio 09

NON POSSIAMO ASPETTARE CHE CI PIOVA IN TESTA! luglio 09

http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm     pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979

lotta alla PlASTIC COMPONENTS - _MELFI giugno 09

giudizio cub- pdf

FIAT
Operai sul piede di guerra a Termini Imerese e rinnovo rsu
Al via la mobilitazione in Sicilia. A Mirafiori, la Fiom si conferma il primo sindacato
A Termini Imerese gli operai Fiat annunciano battaglia. Dal 2012, nello stabilimento siciliano (che conta 1400 dipendenti, 2200 con l'indotto), non si faranno più auto, ha annunciato Marchionne due giorni fa. Come sarà possibile assicurare gli stessi volumi occupazionali installando a Termini Imerese un'altra attività produttiva? Marchionne a questo non ha risposto, perciò lavoratori e sindacati - che con una dura mobilitazione scongiurarono la chiusura dello stabilimento nel 2002 - mandano a dire che non staranno a guardare. Assemblee e scioperi unitari partiranno lunedì, sia nello stabilimento Fiat che nelle fabbriche dell'indotto. Per martedì è stato convocato un tavolo di confronto in regione, che dovrebbe varare un documento alternativo (rispetto alle previsioni del Lingotto) da presentare all'azienda.
I sindacati lo dicono chiaramente: «Su questo piano non è possibile alcuna mediazione». «Fiat ha costruito questa fabbrica con soldi pubblici - dice Roberto Mastrosimone (Fiom) - La nostra lotta sarà durissima».
Il confronto tra Fiat e sindacati sulla ristrutturazione del gruppo prende avvio martedì a Torino. Ordine del giorno: gli esuberi alla Cnh, l'azienda del gruppo che produce macchine per le costruzioni e per l'agricoltura. Poi si aprirà il capitolo Termini Imerese. Ma non solo perchè, dice Giorgio Airaudo, segretario Fiom a Torino, «quello di Marchionne è stato un antipasto mediatico, un piatto salato servito in un guanto di velluto». Continua Airaudo: «Per quanto diluita nel tempo, Marchionne propone la chiusura di uno degli stabilimenti dell'auto, lunga cassa integrazione per Pomigliano e la continuazione di vecchi prodotti per Mirafiori. Non capisco come si possa dare un giudizio positivo sull'incontro, serve un negoziato».


A Torino, nello stabilimento Powertrain, si annuncia intanto altra cassa integrazione: 1575 lavoratori si fermeranno dal 20 luglio al 15 agosto, altri 1077 dal 20 luglio al 1 agosto.
Infine, le elezioni delle rappresentanze sindacali a Mirafiori, dove la Fiom si conferma il primo sindacato. In termini percentuali i metalmeccanici Cgil ottengono il 26,3% delle preferenze (+0,2% rispetto al 2006), la Fim il 22,6% (-2,1%), il Fismic il 21,8% (-1,4%), la Uilm il 14,6% (+0,1%), l'Ugl il 7,9% (+1,3%) e i Cobas il 2% (+2%).

 

fiat-opel

 

melfi- memoria

Maggio 2004 - 21 giorni di Sciopero Fiat Melfi 1.a parte
(Documento Fiom-Cgil) SiderurgikaTv

Data:05/10/2010
Maggio 2004 - 21 giorni di Sciopero Fiat Melfi 2.a parte
(Documento Fiom-Cgil) SiderurgikaTv

Data:05/10/2010
Maggio 2004 - 21 giorni di Sciopero Fiat Melfi 3.a parte
(Documento Fiom-Cgil) SiderurgikaTv

Data:05/10/2010
Maggio 2004 - 21 giorni di Sciopero Fiat Melfi 4.a parte
(Documento Fiom-Cgil) SiderurgikaTv

Data:05/10/2010
Maggio 2004 - 21 giorni di Sciopero Fiat Melfi 5.a parte
(Documento Fiom-Cgil) SiderurgikaTv

 

 

 

  Fiat-Chrysler, dopo il sì dei giudici
accordo ok, Marchionne nuovo a.d.- 10 giugno

Fiat-Chrysler, arriva lo stop La Corte ferma Obama - 9 giugno 2009

16 maggio: i fatti di Torino  

Markionne

FIAT-Opel: i tedeschi hanno annunciato tagli fino a 18mila posti di lavoro e la chiusura di Pomigliano e Termini Imerese, intervista a C. Pariani RSU FLMUniti-CUB AlfaRomeo di Arese 18-05-2009 video

Confronto Paolo Ferrero-Niki Vendola 3 maggio 2009

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Chrysler e Opel

2009- La Fiat torna in Usa e rileva il 35% della Chrysler, una quota che in futuro potrà salire. Nasce un gruppo con circa 240.000 occupati (185.000 nel gruppo Fiat e 55.000 in Chrysler) che, globalmente, nei 208 impianti industriali (30 Chrysler e 178 Fiat) costruisce oltre 4 milioni di auto. La borsa per la FIAT chiude in perdita dell'1,34%, il titolo e' ai minimi storici. Chrysler continua a perdere in america e nel mondo Due zoppi non fanno un sano. Gli operai pagheranno le spese del matrimonio


 

di Loris Campetti
USA-ITALIA Siglato l'accordo, Obama dà un mese di tempo per abbattere il debito
La Fiat salverà la Chrysler. Ma chi salverà gli operai Fiat?
Ieri ha visto la luce la prima vettura Fiat costruita in Serbia a Kragujevac, nella gloriosa e umanitariamente bombardata Zastava. Non ha festeggiato nessuno la prima Punto classic balcanica, salvo qualche centinaia di operai serbi. Le ragioni che fanno prevalere le preoccupazioni sono molte, e molto più importanti delle curiosità est-europee. Il titolo Fiat è andato a rotta di collo lasciando sul campo quasi il 10%, e mal comune (la giornata di ieri ha visto una strage per tutti i titoli a quattro ruote nei cinque continenti) non fa mezzo gaudio. Non poteva tenere il titolo Fiat, nonostante il peana del presidente americano Obama alla multinazionale italiana, dato che: 1) dagli Usa veniva la notizia del siluramento del numero 1 della Gm, Wagoner, imposto dal governo, roba che neanche nella Russia di Breznev nei confronti del capo della Avtovaz di Togliattigrad; 2) a Parigi veniva mandato a casa il numero 1 della Peugeot, Streiff; 3) a Tokyo le tre case automobilistiche giapponesi decidevano il brusco ridimensionamento della produzione determinato dal crollo della domanda. Infine, per il Lingotto le parole dolci di Obama sul management e sulle tecnologie Fiat non possono nascondere il fatto che per il governo Usa quel che la Chrysler ha fatto per salvarsi e ottenere altri sei miliardi di dollari non basta: un mese di tempo per abbattere costi e debiti, sennò sarà bancarotta.
Cos'è che manca al piano Chrysler per ottenere l'ok di Obama? Il governo americano ha detto alla più piccola delle tre big dell'auto Usa che i passi fin qui fatti dal management vanno nella direzione giusta, ma non sono sufficienti. Dei due piani presentati, uno è da buttare nel cesso ed è quello che prevedeva la possibilità che la Chrysler potesse salvarsi da sola. Il secondo piano - quello che prevede l'accordo con Fiat e che in cambio dell'ingresso dei torinesi nel capitale mette a disposizione della Chrysler motori e tecnologie che consentirebbero una riconversione ecologia della produzione - va benissimo e l'accordo dev'essere dev'essere siglato in fretta. Ma entro il 30 aprile, la società americana deve abbattere significativamente l'indebitamento. Come? Semplice, costringendo le banche creditrici, i fornitori e i concessionari ad accettare azioni Chrysler al posto di danaro fresco. Poi, la Chrysler dovrà convocare i sindacati e fare loro la stessa proposta: quel che dobbiamo per i fondi pensione possiamo pagarlo in azioni. Saranno contenti i pensionati, a cui non resta che sperare in un futuro radioso della società, ipotesi per ora difficilmente immaginabile. Del resto i creditori della Chrysler, che siano banchieri o sindacalisti, sanno però che l'alternativa a questa medicina amara è ancora peggiore e si chiama bancarotta, con quel che comporterebbe per i loro crediti.
Nel tardo pomeriggio di ieri le agenzie di stampa hanno battuto la notizia più attesa dopo le parole di Obama: la bozza di intenti tra Fiat e Chrysler si è trasformata in un'alleanza globale tra le due società e il fondo di private equity Cerberus (il primo azionista di Chrysler), con il sostegno del Tesoro Usa.
Tutto questo fa tirare un sospiro di sollievo ai torinesi, ma la festa - ammesso che ci sia qualcosa che meriti davvero di essere festeggiata - è rinviata al 30 aprile e al giudizio finale del governo americano sull'esito delle trattative di Chrysler con banchieri, fornitori e sindacati. Ma in Italia, tra i lavoratori, le preoccupazioni non diminuiscono. Come ricorda il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, «l'intesa ha un senso ma non è risolutiva dei problemi che la Fiat ha in Italia». Problemi seri, appena mitigati da una parziale ripresa della domanda in conseguenza degli incentivi statali, a cui si deve la riduzione della cassa integrazione a Melfi e Temini Imerese. Problemi legati alla crisi, e alle parole di Sergio Marchionne agli azionisti della scorsa settimana: fin'ora abbiamo rispettato i nostri impegni e nessuno stabilimento in Italia è stato chiuso. Ma adesso la fase è cambiata. o meglio è finita l'epopea ultrasecolare dell'automobile e le conseguenze della crisi costringeranno tutti i produttori europei a ridimensionare e razionalizzare la produzione. L'unica garanzia offerta dall'amministratore delegato del Lingotto riguarda lo stabilimento torinese di Mirafiori. E tutte le altre fabbriche? In particolare, che ne sarà nel prossimo futuro di insediamenti produttivi come quello siciliano di Termini Imerese, o quello napoletano di Pomigliano d'Arco?


 

Le aziende in crisi in provincia di Torino man mano evidenziano la difficoltà in modo più evidente, è il caso della Motorola come di diverse altre in cui ciò che si era concordato spesso viene ridiscusso.
Dai media emerge un tacito accordo a minimizzare gli effetti della crisi, anche se molti paesi sono in allarme rischio rivolta.
Fiat : Marchionne pur dicendo che il peggio è passato, all’assemblea degli azionisti ci dà un quadro prospettico su cui fare deduzioni, egli dice “chiudere Mirafiori è una cosa inconcepibile” ..“il problema per Fiat come per altri costruttori è quello di una capacità produttiva troppo elevata e di un mercato troppo diverso dal 2004 .. entro la fine del  2009 la capacità produttiva in Europa sarà di un terzo di quella strutturale..” …“la capacità produttiva a livello mondiale è di 94 milioni di vetture l’anno, almeno 30 milioni in più di quanto il mercato sia in grado di assorbire in condizioni normali.. e 1/3 è in Europa , si stima che le capacità di utilizzo degli impianti scenderanno al 65% (quindi lavoratori in meno), in Usa e Canada hanno chiuso 24 fabbriche negli ultimi 12 mesi, .. dovremo arrivarci anche in Europa. E’ un problema dell’industria dell’auto che non può continuare a distruggere valore”… azioni governative di dumping nazionale (F, D, GB ..) gli fa paura, “aiuti a tutti o a nessuno” 
La sfida di Torino passa per alleanze in un’ottica di concentrazione, resteranno 5-6 competitor globali, la Fiat si sta preparando per giocare un ruolo da protagonista nel lungo periodo, alla fine conferma l’obiettivo di un Utile di un miliardo per fine anno.
Qualcuno gli chiede soldi, ovvero il dovuto (il saldo di luglio del premio di risultato del 2008 cioè € 1100 …chissa se ha sentito  .
Quindi per Marchionne uscire dalla crisi significa risolvere il problema della sovrapproduzione di 30 milioni  di vetture nel mondo di cui 10 milioni in Europa, chissà che fine faranno i produttori ovvero i lavoratori di questi 30 milioni di vetture. E dice :“è un problema che riguarda insieme azienda, banche, sindacato e governo.”       

crisi e lotte alla fiat  

 

http://www.pinographic.altervista.org/fiat61.htm     pagina sui 61 licenziamenti Fiat del 1979

il voto rsu nel 2006

la Fiat è ripartita -htm

Il lancio della nuova500- link video Fiat

auto dell'est -pdf- venerdì repubblica- 2007

la cinquecento-guido viale -link

NASCE NEL SANGUE LA NUOVA FIAT IN INDIA - L'inchiesta vecchio stile su "DIARIO"- di Danielo Bezzi, da New Dehli – Roma 01-05-2007

La fabbrica del benessere - loris campetti 5/12/07 pdf

la paga dei padroni - il caso Fiat - Youtube

link al giornale web di operai contro

l'unica foto in cui appare 'la città' di Agnelli - ai suoi funerali - dal libro della Stampa 2008 (assente ogni foto della storia operaia)

   

Una brutta sorpresa, nell’era Marchionne»

di L.V.

su l'Unità del 13/01/2008

Intervista a Luciano Gallino: «Anche nelle migliori aziende è in atto una pressione verso il basso»

Professor Luciano Gallino, esperto in sociologia del lavoro, che cosa sta succedendo allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco?

«La Fiat ha sempre avuto un’organizzazione del lavoro molto burocratica e militaresca: di generazione in generazione il codice è stato riprodotto in forme nuove, più pesanti o più leggere a seconda della resistenza degli operai. Prima della marcia dei 40mila, ad esempio, si è passati da un eccesso di disciplina a qualche licenza di troppo, poi rientrata con la sconfitta sindacale».

Quindi non si tratta di una novità, ma di un ritorno alle vecchie abitudini.

«Già a Melfi, nello stabilimento più avanzato tecnologicamente, si è adottata un’organizzazione del lavoro molto rigida: sono scomparsi i cronometristi, ma sono arrivati i computer a calcolare tempi e movimenti dei lavoratori. Alla Fiat di Melfi ci sono stati diversi scioperi aziendali sulle aspre condizioni di lavoro e sull’organizzazione dei turni».

Nel complesso campano, però, si è arrivati al divieto di parlare in gruppi superiori alle tre persone.

«È una novità un po’ cinese, sorprendente e preoccupante soprattutto nell’era Marchionne, quando si pensava non dovessero più succedere cose simili. Invece succedono, e la tragedia dell’acciaieria Thyssenkrupp di Torino l’ha dimostrato con chiarezza: anche nelle migliori aziende è in atto una pressione verso il basso sui salari e sulle condizioni di lavoro, nella stessa direzione degli altri lavoratori globali».

Si riferisce alla situazione dei lavoratori nei paesi emergenti?

«Esattamente. Questi provvedimenti restrittivi nei confronti degli operai, che sembrano provenire da una fabbrica cinese o indiana, si riscontrano invece in molti stabilimenti italiani, francesi, tedeschi. È in atto una compressione globale dei diritti dei lavoratori».

Quindi, non saranno le condizioni di lavoro degli operai asiatici ad assomigliare sempre di più a quelle degli operai europei?

«Quella che impropriamente chiamiamo globalizzazione, in realtà è una grande forma di politica del lavoro. Le imprese sono andate a produrre dove i diritti e i salari sono più bassi rispetto ai paesi di provenienza, importandone merci a prezzi molto concorrenziali. Questo tira tutti verso il fondo della scala piuttosto che far salire il livello generale».

La Sata-Fiat, con buona pace del “democratico” Marchionne, licenzia il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco e l’operaio Donato Auria iscritto alla Flmuniti-Cub.

Licenziamenti giustificati solo dalla volontà di impedire l’azione del sindacato di base.

 I fatti:

·        In seguito a un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Potenza Sata-Fiat, quando la notizia era nota solo agli indagati, ha immediatamente sospeso dal lavoro e poi licenziato l’operaio Donato Auria l’iscritto alla Flmuniti-Cub.

L’iniziativa della Procura della Repubblica di Potenza solleva pesanti interrogativi sugli effettivi obiettivi. Sembra di capire che si punti a indagare sul materiale sindacale prodotto a sostegno della lotta dei 21 giorni; se fosse cosi, attaccando la libertà di espressione, si rischierebbe di far fare ai diritti dei lavoratori un salto indietro di parecchi decenni.

 ·        contemporaneamente Fiat Sata  ha sospeso e poi licenziato il delegato Rsu Flmuniti-Cub Ferrentino Francesco. 

Ferrentino è stata licenziato per avere distribuito un volantino a firma Flmuniti-Cub nel quale è stato  contestato al responsabile del Montaggio tale Marchetta di essere “arrivato quasi allo scontro fisico con chi rappresenta i lavoratori. Non è la prima volta”. 

L’azione del Marchetta è avvenuta mentre era in corso uno sciopero al montaggio contro il continuo aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro

Una vera e propria montatura: Sata contrasta con ogni mezzo la presenza di Flmuniti-Cub per impedire che si sviluppi una efficace azione di tutela dei lavoratori e su questo obiettivo ha costruito una vera e propria montatura per arrivare ai licenziamenti. 

FlmunitiUniti-Cub è fortemente determinata a contrastare i licenziamenti arbitrari e illegittimi decisi da Fiat Sata che attentano alle fondamentali libertà sindacali. 

Lo sciopero generale del 9 novembre indetto dal sindacalismo di base sarà fortemente caratterizzato in Basilicata contro i licenziamenti attuati da Fiat-Sata.

 Per info. Amendola 3474299081-   

Milano 24-10-07 CUB

  Acconto FIat sul contratto metalmeccanico - M.Deaglio la stampa 254-10-07


 

(Del 24/11/2007 la stampa

VERRÀ INGRANDITO L’IMPIANTO DI BETIM, IL MAGGIORE STABILIMENTO DEL GRUPPO NEL MONDO
Fiat punta sul Brasile con 1,9 miliardi di euro
In America Latina piano d’investimenti da 2,4 miliardi



TORINO

Destinazione Brasile: la Fiat ha deciso di investire 5 miliardi di real, 1,9 miliardi al cambio in euro, per ingrandire la megafabbrica di Betim, nello Stato di Minas Gerais, che è il più grande stabilimento del mondo con il marchio del Lingotto. Intanto sul fronte borsistico di Piazza Affari, dopo gli arretramenti dei giorni scorsi, ieri il titolo Fiat ha guadagnato l’1,52% risalendo a 17,934 euro, anche sull’onda del buon andamento del settore automobilistico in Europa che ha visto Volvo segnare +2%, Renault +0,98% e Daimler +0,70%. L’operazione oltreoceano fa parte di un più vasto piano di investimenti per complessivi 6,4 miliardi di real (2,4 miliardi di euro) che il gruppo italiano intende indirizzare nell’area dell’America Latina tra il 2008 e il 2010. Nel dettaglio, oltre ai fondi destinati a Betim, Fiat destinerà un miliardo di real allo sviluppo della Case di São Paulo e 400 milioni per rendere operativo lo stabilimento di Cordoba in Argentina. L’intero piano è stato annunciato dall’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che, nel corso di un viaggio di lavoro in Sudamerica, ha incontrato il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva. Con il mercato brasiliano dell’auto in pieno boom, l’impianto di Betim funziona attualmente al limite della capacità, su turni che vanno dalla mezzanotte di lunedì alle 6 del sabato mattina per produrre 14 modelli differenti in 50 versioni. Di recente, la Banca statale brasiliana ha stanziato 600 milioni di real per finanziare l’ampliamento dell’impianto, e la Banca di sviluppo di Minas Gerais altri 800 milioni. Con l’operazione decisa al Lingotto la fabbrica sarà ulteriormente estesa per passare dall’attuale capacità produttiva di tremila vetture al giorno a 5.200 auto. Questo anche perchè, secondo quanto ipotizza il quotidiano economico brasiliano «Gazeta Mercantil», la decisione di rafforzare ulteriormente Betim sarebbe in parte frutto della valutazione negativa sulle possibilità del governo argentino di provvedere energia elettrica sufficiente a far sì che l’impianto di Cordoba possa alleggerire il sovraccarico di produzione di Betim. Nello Stato brasiliano del Minas Gerais si concentra il maggior numero di stabilimenti e il maggior volume di attività del Gruppo Fiat nel paese sudamericano. Per la fabbrica di Betim si prevede una produzione di circa 720 mila unità nel 2007, pari al 30% della produzione complessiva della Fiat nel mondo. Nella stessa località si trovano la Fpt Powertrain Technologies, Comau e Teksid. A Sete Lagoas, invece, si producono veicoli commerciali leggeri della Fiat e camion dell'Iveco, oltre a motori diesel della Fpt. A Contagem si trovano le fabbriche della Cnh e quelle della Magneti Marelli, che ha anche un’altro stabilimento a Lavras. I centri di ricerca Fiat nel Minas Gerais sono quattro: due a Betim, uno a Contagem e un altro a Sarzedo. A Nova Lima, infine, è situato il centro amministrativo delle imprese del gruppo.

VANNI CORNERO

 

22-9-06

Gli utili di Marchionne

Marchionne in attivo

Auto:la strage quotidiana - link

valorizziamo la lotta di Melfi /dossier

LE LOTTE DEGLI OPERAI FIAT

Pratola Serra, Mirafiori, Rivalta, Cassino, Iveco Torino e Brescia, Pomigliano d’Arco, Termoli, New Holland Modena, Melfi. In ordine sparso, senza una strategia complessiva, senza capi, anzi spesso boicottati da coloro che dovrebbero organizzare una difesa complessiva contro la strategia Fiat, i lavoratori ha dimostrato che comunque la lotta in difesa del salario e delle condizioni di lavoro e di vita è insopprimibile.

Da novembre dello scorso anno a oggi, nei vari comparti sul territorio nazionale, gli operai Fiat hanno messo sulla bilancia diverse giornate di sciopero. Anziani alle soglie della pensione e giovani tute blu ventenni con contratti di formazione lavoro o "terziarizzati" TNT o giovani "interinali" con contratti d’affitto da parte di una miriade di agenzie del lavoro, hanno tutti comunque vissuto l’esperienza di questi mesi di lotta. I motivi vanno dall’integrativo ai turni ai ritmi. Le condizioni di lavoro sono diverse e non si è più nella condizione degli anni ’60 almeno nelle prospettive. Gli anziani non hanno più davanti a sé la realtà "mitica" della vecchia Fiat e, privi ormai del vecchio potere della fabbrica-città, contano gli anni o i mesi che li separano dalla pensione. I giovani, per lo più non sindacalizzati, con forte senso della precarietà addosso, del ricatto padronale, vedono la prospettiva di una permanenza transitoria in Fiat. Eppure, il fenomeno peculiare emerso dalle lotte di questi mesi, è la spontanea reazione e la più massiccia adesione quando entra in gioco la solidarietà con i compagni licenziati. A Pratola Serra raddoppiano le ore di astensione quando la direzione licenzia due delegati combattivi della UILM e le adesioni si fanno totali (100%) con cortei e manifestazioni. A Torino, gli scioperi partono spontanei per solidarietà con i 137 giovani interinali lasciati a casa e soprattutto vedono uniti delegati e operai combattivi di diversa appartenenza sindacale e contro le manovre divisorie dei funzionari sindacali. Dal canto suo, la direzione non ha lesinato colpi, licenziando, applicando la serrata, denunciando, come a Cassino, 216 operai per danni alla produzione (in realtà, gli operai lottavano contro l’aumento dei ritmi del 20%). Se da queste lotte si salverà questo barlume di coscienza della necessaria unità di classe, si dovrà capire prima o poi che alla strategia Fiat – General Motor gli operai dovranno contrapporre unità di intenti e di organizzazione. (dal 'bollettino nazionale delle lotte - n.1-giugno 2001)

inoltre vedi in questo sito

dossier fiat . la vera storia della Fiat

storia dell'Alfa Romeo link http://alfa156selespeed.altervista.org/storia/pagina2.htm

 

fiatstory

LINK http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/agnelli.html SPIONAGGIO FIAT

http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20030620154256 ART.18 DELLO STATUTO

http://pdpace.interfree.it/s1_tanzarella-8.pdf#search=%22LO%20SPIONAGGIO%20FIAT%22

dossier fiat su sito cub http://www.cub.it/article/?c=dossier-fiat

GLI AFFARI DI AGNELLI E GUARINO 

IL SIDA 

FIAT '98-2006  articoli di Renato Strumia da U.N. pdf

Storia della Fiat dal 1969 al 1989 -Lavorare in Fiat Marco Revelli

Fiat 1980 immagini e documenti di una lotta operaia /a/b-  mp3

la marcia dei 40mila- video- link

 la fine di mirafiori- Marco Revelli- 1993-htm

melfi.htmldi Operai Contro

e immaginate una fabbrica(da quinterna)

e TORINO DOPO LA FIAT Loris Campetti

e LA FABBRICA TERZIARIZZATA Mimmo Garetti Vittorio Rieser Luigi Sartirano

e sciopero spontaneo Fiat 2/02/01 de il manifesto

e lettera del S.inCobas a liberazione

e solidarietà con la lotta degli operai Fiat

e operai anziani in esubero 6/4/01

e il contratto 5/4/01

e comunicato slai-cobas

e dopo undici mesi di quasi silenzio

e Pratola Serra - da Operaicontro

e Fiat ottobre

trattativa Fiat in stallo 2 NOTIZIE VARIE: http://web.tiscalinet.it/operaicontro

e la Lezione di MIRAFIORI

e Dismissioni-gennaio 2002

e filiera -gennaio 2002

e Sida

 

contratto Fiat 5/04/01 S.inCobas

terziarizzazioniFiat5/4/01

comunicato slai-cobas sulla vertenza Fiat

TNT-SlaiCobas

MelfiSlaiCobas- file .pdf ------ Sentenza su elezioni RSU

Melfisentenza Cobas

Fiat ottobre

DUE INTERVENTI SULLA FIAT - e una visita di studenti medi

OPERAI DELLA FIAT

All’Fma di Pratola Serra abbiamo dato ad Agnelli un colpo secco. Uno sciopero al 100% non si era mai visto.

Lo sciopero segue quelli sulle linee a Mirafiori e a Rivalta ed è un segnale chiaro: alla FIAT qualcosa fra le nuove leve operaie sta cambiando ed è una forza incontrollabile. Per anni ricatti, repressioni, sindacati e sindacalisti consenzienti ci hanno piegato alla galera FIAT, ma il meccanismo si è inceppato. E si è inceppato su un semplice problema: come si può accettare che gli operai FIAT vengano divisi in operai di serie A e operai di serie B, con salari diversi, turni peggiori, pur facendo lo stesso lavoro nelle stesse, se non più pesanti, condizioni produttive.

Gli operai vogliono risalire, sono stanchi di scendere verso il basso, finalmente la strada è stata imboccata. Basta con i contratti di programma con cui sindacalisti venduti hanno sottoscritto condizioni salariali e normative peggiori di quelle applicate nelle stesse fabbriche del gruppo.

Tutti operai FIAT, per tutti le stesse condizioni!

Il padrone ha risposto allo sciopero della Fma vigliaccamente. Ha colpito quelli che ritiene i promotori della lotta. Vuol far fuori loro per costringere gli operai a piegare la testa. Ha sfruttato il contrasto tra gli operai stabili e gli interinali per colpire i delegati. Un esempio lampante di tattica padronale: frantumare gli operai, metterli gli uni contro gli altri per schiacciare gli uni e gli altri.

Colpa è anche del sindacato che ha sostenuto il lavoro in affitto, il lavoro a termine, i contratti di formazione.

Gli operai, se vogliono resistere alla FIAT, devono capirsi, sostenersi a vicenda. Agli operai della fabbrica tutta la solidarietà quando vogliono conquistare le stesse condizioni degli operai FIAT, agli operai interinali, il doppio di solidarietà quando vogliono superare la loro condizione precaria per diventare stabilmente operai FIAT. Doppia solidarietà perché per loro è molto difficile organizzarsi e far valere le loro ragioni.

Certo che chi col crumiraggio rompe questo patto paga le conseguenze di aver voluto frantumare la solidarietà operaia e rovinare i propri compagni di lavoro.

Bisogna assolutamente non cedere di un passo. Alla repressione dei delegati si risponde con scioperi compatti. Se la questione passa nelle mani della magistratura non rientreranno più in fabbrica. Agnelli è troppo potente fra i suoi giudici e fra le sue leggi. La lotta per superare le moderne gabbie salariali del gruppo FIAT non si può fermare. E’ necessario un segnale anche da Melfi, anche a Torino sono in atto fermate sulle linee. Il sindacato compromesso farà di tutto per fare rifluire il movimento, per mettere fine alle agitazioni, bisogna impedirgli di salvare ancora la FIAT. Gli operai FIAT sono in movimento, travolgeranno tutti i grandi e piccoli frenatori.

Associazione per la Liberazione degli Operai

Per contatti scrivere: Via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (MI) ftp. 14/11/2000

http://web.tiscalinet.it/aslo_operaicontro http://web.tiscalinet.it/operaicontro

e-mail: pp10023@cybernet.itoperai.contro@tin.it

 

Buone notizie sulla Fiat: sciopero


Erano vent'anni che gli stabilimenti Fiat non si fermavano tutti insieme. E' successo ieri e l'adesione è stata plebiscitaria, in testa ai cortei i giovani. Festa grande a Mirafiori e Pratola Serra
LORIS CAMPETTI

Il primo sciopero generale del gruppo Fiat dal 1980 è riuscito e ha finalmente scacciato da Mirafiori il fantasma della sconfitta. Insieme allo sciopero sono ricomparsi i cortei interni alle officine e agli stabilimenti del nord e del sud, guidati dai giovani assunti. I ragazzi e le ragazze in contratto di formazione lavoro e quelli a tempo determinato, i più esposti ai ricatti aziendali e dei superiori, hanno trainato la riuscita della giornata di lotta. Così è andata a Mirafiori e a Rivalta, ma anche negli stabilimenti meridionali di Pratola Serra e di Melfi, dove le ore di sciopero da due sono diventate otto, e di Lecce. A Brescia i lavoratori sono usciti dalla fabbrica (Iveco) e in corteo hanno attraversato la città fino a piazza della Loggia, dove una loro delegazione è stata ricevuta dal sindaco. I bresciani hanno mostrato al primo cittadino le loro buste paga, il modo più diretto per spiegare le ragioni di un contratto integrativo che si fonda su una proposta economica tutt'altro che massimalista (2.200.000 lire all'anno, in due anni).
Dalla Avio all'Iveco, dalla Marelli alla Allis, fino alle società terziarizzate dalla multinazionale torinese e agli stabilimenti dell'Auto, la Fiat ha dovuto incassare la prima sconfitta da molti anni: l'ultimo grande sciopero risale al '94 contro le pensioni, e quella era stata l'unica parentesi positiva dopo la fine dei 35 giorni dell'80. Come sempre, è Mirafiori il punto di osservazione privilegiato, sia per l'azienda che per i sindacati, negli anni delle lotte come negli anni duri. E come sempre dopo uno sciopero importante, anche ieri è partita la guerra dei numeri. La Fiat, abituata a fornire percentuali di adesioni a una cifra, ieri si è sbilanciata con un 30%, un terzo rispetto ai dati forniti dal sindacato. Fatto sta che sia a Mirafiori che a Rivalta, come in tutti gli altri stabilimenti, la produzione di vetture è stata decimata dalla giornata di protesta. E oggi le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm si riuniscono per decidere un nuovo calendario di lotte.
Oltre alla conquista del contratto, a cui la Fiat si oppone con inedita prepotenza, tra gli obiettivi di questa stagione di lotta c'è il ritiro della minaccia di 1000 licenziamenti tra gli impiegati resi "esuberanti" dall'accordo con la General Motors. Per ora di licenziamenti la società del Lingotto ne ha fatti due ai danni di altrettanti delegati di Pratola Serra, colpevoli di guidare la lotta per conquistare negli stabilimenti meridionali del gruppo lo stesso trattamento di cui "godono" i lavoratori settentrionali.

 

 

Tutti in Fiat- Franco Milanesi

"Le passo subito la signorina Cinzia". Attesa di otto secondi. "Deve comunicarmi data e luogo di nascita dei ragazzi e degli accompagnatori. Indichi poi tre giorni possibili per la visita e attenda la nostra risposta. Le telefonerò al più presto". Cortesia formale e freddina, efficienza, cura di particolari apparentemente irrilevanti (cosa gliene frega del luogo di nascita?). Insomma, azienda, azienda, azienda. Ho deciso di portare la classe quinta a visitare la Fiat. Dal fordismo al postfordismo, e poi new economy, e just in time, e finanziarizzazione e globalizzazione. Insomma, ho cercato di ripercorrere i luoghi canonici delle trasformazioni del lavoro, dell'impresa, del mercato. E credo che una visita a Mirafiori possa essere utile. C'è molta emozione. In me. E come andare in America dopo aver digerito decine di western. Immaginario e realtà. Dai libri con gli schemini del reparto presse, vogliamo tutto, Agnelli e Pirelli, pagine e pagine su cosa caspita pensano dicono e fanno gli operai a quella fabbrica che oggi, forse, neppure un operaio sa bene cosa sia. Ma comunque è lì, Mirafiori, la Fiat.

In pullman gli studenti sentono le cuffiette e si raccontano beatamente i fatti loro. Sembra che siano loro ad accompagnare me. Arriviamo dieci minuti prima delle 10.30 e aspettiamo 9 minuti e trenta secondi in corso Agnelli, piantati come piloni davanti all'ingresso degli impiegati. Riprendo un po' di storia, ma gli studenti sono già scomparsi nel bar dall'altra parte della strada. Inflessibile sull'anticipo credo che il ritardo, anche il nostro, non sarebbe perdonato dall'azienda, quindi richiamo gli studenti all'ordine. Finalmente si entra. Una graziosa signorina illustra con dati molto essenziali i caratteri della costruzione. Tutto molto destoricizzato. Non una data, un elemento di storia sociale o politica, sembra che la fabbrica sia venuta su da sola, così, e si sia messa a fare automobili. Si sale sul piccolo trenino elettrico e si percorre, due volte qualche corridoio della lastroferratura. Tutti con le cuffiette, ma i dati che arrivano sono ovvi e scarni e i ragazzi cominciano a distrarsi. Guardano i grandi convogliatori in alto, le scintille che sprizzano dai saldatori. Alcuni operaie e operai ci fanno cenni di saluto, sembrano rilassati. "Ehi pro, (neppure prof, gli studenti economizzano al massimo le energie) ma non c'è tanto casino" "Qui no -dico- ma in altri reparti il rumore e molto peggio. Guardate le dimensioni". Vedo moti giovani, pochi operai oltre i cinquanta, e mi piacerebbe fermarli, farli salire sul trenino, gente che magari è qui da trent'anni e farci raccontare qualcosa. Ci spostiamo di corridoio e Lucia, la gentile accompagnatrice, prosegue imperterrita a dire esattamente ciò che vediamo: qui si mettono i vetri, qui si sistema una parte dell'interno, il cruscotto, qui i sedili. Non si abbandona certo ad astrazioni, la signorina Lucia. Descrive ciò che vediamo. A me capita di camminare nel centro di Torino e fare invece gioco di astrazione dal qui e ora e pensarmi nella piccola capitale sabauda, come doveva essere via Roma prima del fascismo o la zona di Piazza Vittorio due secoli fa. Forse chi insegna storia finisce per vivere un po' troppo dentro questa distorsione di prospettiva, ha la testa rivolta più al passato che al futuro, "sente" le forme trascorse non come qualcosa che non è più ma come uno scenario di possibilità, alcune perse, altre in atto, altre ancora, forse, da tentare di riagguantare. Ogni prof vorrebbe che la stessa sensibilità appartenesse agli studenti e questo è un motivo perenne di attrito, lontani come sono i giovani dal gusto della storicizzazione, inevitabilmente proiettati nell'indefinitezza creativa dell'attesa di vita. Ora, annoiato dalla descrizione in tempo reale della signorina Lucia, mi lascio scivolare dentro la fantasia, la sovrapposizione tra le immagini di adesso e le letture o i racconti che amici e compagni mi hanno fatto. Cerco di pensare a questi corridoi che sto percorrendo nelle trasformazioni che li hanno segnati, penso alla Fiat vallettiana a cosa doveva essere qua dentro cinquant'anni fa, e poi a questi stessi corridoi "spazzati" da un corteo interno, il casino dei "tamburi di Mirafiori", i cancelli e la vita di idee, di lavoro, di cambiamento che bolliva qua attorno. "A destra vedete due addetti che montano il parabrezza anteriore, poco dopo altri addetti al montaggio delle componenti isolanti". Addetti. Faccio notare allo studente seduto vicino a me che la signorina Lucia non ha mai parlato di operai. Solo di addetti a qualcosa. Lui scuote la testa in segno di assenso. Chissà cosa frulla nella testa dei miei studenti. Per molti di loro la Fiat non è altro che la fabbrica da cui è uscita l'automobile dei genitori. Ma durante le ore trascorse in classe a riassumere un po' si storia della fabbrica sono stati particolarmente attenti. Hanno fatto domande pertinenti. Li ho lasciati parlare, raccontare, e sono venute fuori tante storie, vicende di fabbriche e di posti di lavoro, e poi si è discusso di stipendi (con l'immancabile battuta sulle 18 ore settimanali dei professori, che ormai incasso come segno di una raggiunta confidenza con le classi) e di quanto prende un calciatore e se ha senso un calmiere e il libero mercato ecc. ecc. Facevo da moderatore solo per smorzare i toni, ogni tanto decisamente accesi, e le troppe voci accavallate. Mi gustavo questo grezzo gomitolo di idee che si srotolava davanti a me, in modo caotico e casuale, contento di non insegnare matematica e di avere l'opportunità di osservare questi ragazzi nel loro confronto con la storia, che sia vicinissima o lontanissima, perché dopo un po' capiscono che gli uomini, in fondo hanno voluto, potuto e dovuto fare le stesse cose, dai Sumeri a oggi e solo l'hanno fatto in maniera un po' diversa. E proprio a questo pensavo mentre il nostro silenzioso trenino andava avanti, tra addetti di qui e addetti di là, dentro la pancia della Fiat, io coi i miei ricordi e le mie emozioni libresche, da ex studentello operaista, di una fabbrica che non c'è più, loro, chissà. Il giorno dopo in aula chiedo pareri, impressioni, cerco di forzare un commento. Bocche cucite. "Ma insomma, interessante no?" Assenso muto. Osservo Marco & Marco, vicini di banco, dopo tre anni di frequentazione dentro e fuori dalle aule, ormai in condizioni simbiotica, legati da quelle amicizie assolute che solo a quella età si possono avere. Abituati a commentare tutto con disegnini che poi circolano suscitando ilarità per la classe. Vedo che scarabocchiano e, come sempre lascio perdere, non indago. Prima di uscire chiedo se è possibile vedere il loro nuovo capolavoro. "Spero che diventiate almeno come Disegni e Caviglia" dico accondiscendente, mentre con sguardo complice mi danno il foglietto. Il consiglio di classe, più il Preside, è ritratto dietro una catena di montaggio ad avvitare teste di studenti (riconoscibili dai vistosi piercing) su busti di marionetta. Bravi ragazzi, questa è la scuola del futuro.