nota di alpcub- Pubblichiamo per gentile concessione questo dossier, rilevando che manca una valutazione dell'economia reale attuale delle valli, in particolare quella industriale - con si suoi effetti secolari sul sociale e sull'ambiente.- luglio 2002

 

Anno internazionale delle montagne

Carovana delle Alpi

LE VALLI del PINEROLESE

DOSSIER

Sommario

Prefazione

 

Sezione I . Alcuni problemi del territorio.

1. L’impatto ambientale delle Olimpiadi 2006 sul territorio delle valli del pinerolese

2. A cosa serve questo idroelettrico. Nuove centrali in Val Germanasca e Val Chisone

3. Il Parco Naturale di Val Troncea: un parco a rischio ?

 

Sezione II. Alcune "buone pratiche".

4. Progetti per un turismo sostenibile

5. Ambiente e vivibilità in montagna: il ruolo delle politiche sociali

Sezione III. Alcuni progetti per il futuro.

7. Un parco europeo per lo sviluppo sostenibile del territorio

8. Bosco e territorio: un progetto di filiera del legno

9. La filiera agro-alimentare: l’uso del biologico locale nelle strutture ricettive e ristorative.

 

PREFAZIONE

In occasione dell’Anno Internazionale delle Montagne, Legambiente organizza una campagna di informazione e sensibilizzazione sui temi della salvaguardia e della valorizzazione delle montagne italiane, denominata "Carovana delle Alpi".

L’Anno Internazionale delle Montagne rappresenta un’importante occasione per porre all’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori politici la questione del ruolo delle aree montane per lo sviluppo sostenibile del Sistema/Italia. Un ruolo importante che per essere svolto e mantenuto richiede che vengano messe in atto adeguate politiche in tutti i settori rilevanti (sviluppo economico, sanità, scuola, servizi, trasporti, ecc.) e serve al contempo una visione di insieme entro cui coordinare queste politiche.

Da Nord a Sud, anche nelle aree montane, L'Italia è costellata di migliaia di piccoli centri abitati, da secoli culla di un patrimonio straordinario fatto di beni culturali e ambientali, di tradizioni e abilità manifatturiere, di saperi e sapori. Questi territori offrono quel valore aggiunto in termini di turismo, produzioni tipiche, artigianali ed enogastronomiche, capace di trasformarli in un importante volano per l'economia italiana. Al tempo stesso però, la cosiddetta Italia minore, vive oggi una condizione di forte disagio dovuta alla preoccupante rarefazione dei servizi territoriali: scuole, presidi sanitari, uffici postali ed esercizi commerciali..

Nasce da queste due considerazioni "Piccola grande Italia" la campagna di Legambiente, Maurizio Costanzo Show, Sette - Corriere della Sera che insieme hanno deciso di impegnarsi per una grande iniziativa in favore dei piccoli Comuni, per dare un futuro all'Italia dei "talenti nascosti".

Uno dei primi obiettivi della campagna "La piccola grande Italia" sarà l'approvazione della legge Realacci, proposta dal Presidente di Legambiente e già firmata da molti parlamentari di tutti gli schieramenti.

L’Anno Internazionale è anche un’occasione per riflettere sulla qualità degli strumenti legislativi e degli interventi che sono stati attivati, tra luci ed ombre, in questi anni, nel nostro Paese come in altre parti d’Europa (si pensi ai protocolli della Convenzione delle Alpi, alla L. 72 sulla montagna, alle Leggi regionali, ecc. ...).

Un proposta ed una iniziativa di Legambiente per la montagna non può che partire dal riconoscimento di alcuni punti essenziali:

L’importanza strategica per il nostro Paese della montagna non solo per le sue risorse naturali e per l’assetto idro-geomorfologico o perché rappresenta un’area di loisir per il tempo libero invernale ed estivo di chi vive in città, ma anche e soprattutto perché evidenzia una produzione culturale e sociale specifica che la può caratterizzare come laboratorio di sostenibilità.

Si tratta di coniugare cura della naturalità, economia e qualità sociale e del vivere; ospitando attività produttive di terziario avanzato che non necessariamente devono essere collocate in città; attivando decongestionamento delle aree metropolitane, sperimentando un modello insediativo policentrico che consenta un abitare più ricco e di qualità, dove i tradizionali handicap di lontananza e dispersione possono essere superati tramite telematica e sistemi di trasporto locale pubblici efficienti.

In secondo luogo il fatto che non vi è sviluppo sostenibile senza assunzione attiva del proprio futuro da parte delle popolazioni locali, così come non è possibile senza articolare ed integrare i diversi livelli territoriali e questi con il globale, realizzando in questo modo un’effettiva dimensione "glocale".

Su questo ci pare che possa e debba formare una vasta alleanza tra Comuni, soggetti e attori locali, ambientalismo, forze sindacali e politiche.

La campagna "Carovana delle Alpi" si articola in un insieme di iniziative:

 

Quest’anno le località coinvolte sono 10, distribuite su tutto l’arco alpino, tra cui le Valli del pinerolese.

Anche in questo caso Legambiente (Legambiente Piemonte in collaborazione con i Circoli locali di Pinerolo e della Val Pellice) presenta un Dossier che vuole essere un invito alla riflessione rivolto alla popolazione ed agli amministratori locali sui problemi del territorio, ma anche su "buone pratiche" e su "buoni progetti" per il futuro.

Naturalmente il quadro che presentiamo non pretende di essere esaustivo ma va a scegliere tra le varie situazioni quelle che ci sembrano più interessanti ed attuali.

Si spera di offrire con questo Dossier uno strumento utile per i cittadini e per i decisori pubblici, capace di sviluppare dibattito: uno sprone ad agire ed ad impegnarsi per prendersi cura del territorio.

Il Responsabile nazionale della Campagna

Giovanni Borgarello

Il Presidente del Circolo Val Pellice

Renato Armand-Hugon

Il Presidente del Circolo di Pinerolo

Consolata Grosso

 

SEZIONE I.

Alcuni problemi del territorio

1. L’IMPATTO AMBIENTALE DELLE OLIMPIADI 2006.

 

1. PREMESSA.

I grandi eventi hanno da sempre creato delle perplessità in ragione delle ricadute negative sul territorio coinvolto.

I giochi olimpici invernali del 2006, che si svolgeranno nel pinerolese (Pinerolo, Valli Chisone, Val Pellice) e nella Val di Susa, oltreché a Torino, per la mobilitazione di mezzi e di persone vanno naturalmente annoverati fra i grandi eventi.

Da qui si può intendere la preoccupazione che ha colpito fin dall’inizio l’associazione Legambiente, in modo particolare nelle sue realtà territoriali, da sempre attente alle problematiche del territorio nel suo aspetto gestionale, di utilizzo e di programmazione.

La decisione di non porsi pregiudizievolmente in netta opposizione è nata dal desiderio di poter entrare quale soggetto interlocutore nelle diverse fasi di attuazione del progetto olimpico, nella speranza di poter partecipare all’opera di mitigazione degli effetti devastanti o, nella migliore delle ipotesi, cogliere delle opportunità per una riqualificazione del territorio.

Rimane comunque la convinzione dell’inderogabile necessità di cercare nel corso dei prossimi anni altre soluzioni organizzative in alternativa a queste manifestazioni di carattere mondiale, in modo particolare quando il territorio interessato presenta un ambiente delicato ed instabile come nel caso della montagna.

La prospettiva è quella di trovare per le prossime edizioni olimpiche invernali formule che sappiano far convivere la tutela del territorio con lo spirito conduttore della manifestazione nella promozione della solidarietà, della pace, dell’incontro fra i popoli e dell’incentivo alla pratica sportiva.

Ma non si può ignorare la gravità dell’impatto di manufatti di grandi dimensioni inseriti in ambienti montani e la falsità ideologica nel sostenere che queste opere (trampolini, piste da bob) possano incentivare la pratica di queste discipline sportive che restano e resteranno comunque elitarie.

Anziché concentrare in ristrette zone montane tutta l’impiantistica indispensabile per lo svolgimento delle gare, meglio sarebbe sfruttare strutture già esistenti, dislocando l’evento anche su più versanti alpini magari nella vicinissima Francia.

L’invito e l’impegno a cercare una nuova formula per lo svolgimento dei giochi olimpici invernali nelle prossime edizioni, è stato presentato fin dal ’99, all’indomani dell’assegnazione dei giochi a Torino, nel congresso Regionale Piemontese di Legambiente, attraverso una mozione approvata affinché il Congresso Nazionale con i sui organi si facesse interprete di tale disegno e iniziasse a tessere tutti i rapporti con le altre organizzazioni ambientaliste ed istituzionali, nonché con gli organismi sportivi, al fine di giungere ad un confronto aperto.

Si coglie qui l’occasione per rinnovare tale invito, confortati dalla sensibilità dimostrata dal C.I.O. sui problemi ambientali connessi agli eventi olimpici.

 

2. LE OSSERVAZIONI.

La V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) è stato un momento di grande confronto nel quale è emerso in tutta la sua potenzialità ciò che si stava delineando sul territorio. In relazione alle opere richieste l’impatto che ne esce è chiaramente devastante. Le opposizioni presentate dai Circoli locali di Legambiente ne sono la testimonianza e costituiscono le linee guida alle quali si fa riferimento per ogni successiva azione.

Valgano ad esempio alcune delle osservazioni:

- Trampolini di Pragelato. La migliore soluzione sarebbe stata la non costruzione, con l’utilizzo di impianti preesistenti in località alpine non distanti (vedi Albertville).

Poiché qualsiasi soluzione di costruzione (per altro la V.I.A. ne contempla una sola) mantiene alte criticità di impatto ambientale, a partire dagli sbancamenti per giungere ai tagli degli alberi ed alla localizzazione di manufatti nell’alveo del torrente con gravi rischi al resto dell’abitato, sarebbe stato opportuno ipotizzare impianti smantellabili dopo l’evento olimpico con opere di rinaturalizzazione di tutta l’area, finanziabile con la capitalizzazione delle perdite gestionali già previste per il dopo olimpiadi.

- Innevamento artificiale. Si rigetta qualsiasi intervento che non sia strettamente funzionale all’evento olimpico e questo in considerazione che:

Nell’aprile del 2001 la Giunta Regionale deliberava l’adozione della V.A.S. recependo molte osservazioni e ponendo una serie di raccomandazioni nella progettazione delle opere, raccomandazioni purtroppo disattese dallo studio di fattibilità dell’innevamento artificiale, che rimette in gioco, in questa fase, progetti non considerati essenziali.

 

3. ALLO STATO ATTUALE.

Con il trascorrere del tempo e con la necessità, quindi, di giungere alla realizzazione dei progetti nei tempi previsti ed inderogabili, si rischia di perdere la visione d’insieme in cui i vari interventi ipotizzati vanno collocati. In particolar modo, il rischio è quello che tutti gli sforzi si concentrino solo sulla realizzazione delle opere strettamente necessarie allo svolgimento dell’evento olimpico, perdendo di vista una ricaduta positiva durevole per il territorio sia sul piano economico che su quello della qualità ambientale e sociale.

Vi sono per fortuna segnali positivi che contraddicono questo rischio: ad esempio, a proposito di mobiltà o di gestione ambientale, va salutato come un fatto importante l’inserimento nel Piano delle opere connesse alle Olimpiadi di alcune opere strategiche, come il raddoppio della linea ferroviaria Pinerolo-Torino e la realizzazione dei collettori fognari di valle. Si tratta di opere che veicoleranno ingenti risorse finanziarie per risolvere problemi annosi e rilevanti del territorio, come quello dell’inquinamento dei nostri fiumi a causa di una inefficiente depurazione degli scarichi e di una portata d’acqua modificata dalle numerose captazioni.

Naturalmente Legambiente si augura che questi interventi non restino pure indicazioni programmatiche, ma diventino progetti esecutivi e vengano effettivamente realizzati.

E’ necessario continuare a battersi perché il territorio possa cogliere altri importanti obiettivi tra cui:

La Legambiente Val Pellice già nelle osservazioni della V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica 22/03/2001) lanciava l’allarme rispetto al rischio di trovarsi senza finanziamenti nella realizzazione proprio di quelle opere che sono di beneficio al territorio.

Proponeva, quindi, al punto 4 delle osservazioni, la necessità di creare un fondo, o un capitolo di spesa specifico, a cui attingere solo ed esclusivamente per interventi di mitigazione e compensazione alle opere olimpiche che avessero una ricaduta oltre l’evento olimpico.

In considerazione dei notevoli lavori di mitigazione ambientale prescritti dalla VAS e successivamente ripresi dalla delibera regionale, si richiedeva che questo "fondo ambientale" gestito da un organismo in cui venissero ammesse le associazioni ambientaliste costituisse la garanzia dell’esecuzione dei lavori prescritti.

Non avendo a tutt’oggi avuto soddisfazione a queste richieste, si ripropone in modo ancora più pressante la necessità di rivedere in modo costruttivo e collaborativo il progetto olimpico focalizzando l’attenzione sulla necessità di creare infrastrutture che possano arrecare ricadute post-olimpiche positive e durature sul territorio.

Vanno infine ricordati alcuni timori che Legambiente ha su alcuni aspetti che riguardano i percorsi di realizzazione delle opere direttamente o indirettamente legate all’evento olimpico. Si tratta di timori relativi ad aspetti sociali di grande importanza come la trasparenza delle procedure e dei processi, per evitare illegalità, e la tutela dei diritti dei lavoratori

Le Olimpiadi sono un grande affare, faranno giungere sul territorio piemontese migliaia di milioni di euro, richiederanno l’apertura di più di 100 cantieri e l’attivazione di migliaia di posti di lavoro, che saranno ricoperti ricorrendo a lavoratori extra-comunitari, data la scarsità di mano d’opera locale. Non si vuole che vi siano spazi per illegalità di diverso tipo e riteniamo essenziale una vigilanza costante ed attenta da parte delle istituzioni, ma anche da parte dei cittadini, a partire da Legambiente.

2. A COSA SERVE "QUESTO" IDROELETTRICO ?

Nuove centrali in Val Germanasca e Val Chisone

Questo documento è stato redatto dal Comitato salvaguardia Chisone ed affluenti. Legambiente lo ospita volentieri nel presente Dossier come contributo di riflessione

1. INTRODUZIONE.

Per effetto della politica energetica internazionale, si scopre oggi un rinnovato interesse di piccole e grandi imprese private verso la risorsa ACQUA.

Forse non è un caso che ciò avvenga in un’epoca in cui sempre più emerge la problematica della scarsità idrica, ponendo per il futuro una prospettiva in cui detenere la gestione di tale risorsa offrirà notevoli vantaggi economici. Ma attualmente, in Italia, a giustificazione di un apporto energetico da produzione alternativa ai sistemi che determinano effetti e scorie nocive, si fa ricorso ad un ipersfruttamento di corsi d’acqua e si ripropone (dopo vent’anni di pressoché completa fruizione dell’intero potenziale) la costruzione di nuovi impianti idroelettrici.

Riteniamo che le istituzioni politiche debbano porre attenzione alle peculiarità dei corsi d’acqua, specie in luoghi come le nostre valli, dove essi hanno funzioni paesaggistiche, sociali, ambientali.

Ciò pone la responsabilità di proporre scelte politiche a difesa delle risorse primarie e di pubblico dominio, incentivando da un lato la capacità gestionale del proprio territorio e dall’altro la ricerca di fonti e metodi per produrre energia, sempre più efficienti, ma compatibili con l’ambiente.

In Val Chisone, in Val Germanasca e nel Pinerolese, è sorto un " Comitato per la salvaguardia del Chisone e dei suoi affluenti", che ha approfondito in questi ultimi due anni tale argomento.

Il presente dossier intende proporre alcune considerazioni che il Comitato ha avuto già modo di portare all’attenzione di vari enti e di presentare in assemblee pubbliche, svolgendo un’operazione di informazione sicuramente utile a chi vuole vivere con attenzione nella propria valle.

 

2. LA SITUAZIONE DEL CHISONE.

Il torrente Chisone è, attualmente, sfruttato per scopi idroelettrici a tratti alterni a partire da Pourrieres fino a Porte. A Pourrieres c’è il primo invaso artificiale che alimenta la centrale ENERGIE 1 di Fenestrelle ( ex SKF), e a Porte c’è l’ultima centrale (ENEL 2), che verrà annullata dalla nuova centrale a progetto IDROVAL 4.

Il progetto originario IDROVAL ( società di scopo composta da ENERGIE ed IDROPADANA), prevede la costruzione di 5 nuove centrali, delle quali, la IDROVAL 2 sostituisce l’ENEL 1 "LOMBROSO" di Villaretto.

Questi nuovi impianti vengono inseriti nei tratti liberi del torrente, in modo tale che a fine progetto originario il Chisone sarebbe intubato ininterrottamente da Pragelato a Porte.

Una delle contropartite è la promessa di installazione del collettore fognario di valle, che a tratti potrebbe essere affiancato ai tubi della centrale e che impedirebbe in parte al rigagnolo di acqua residuo di diventare una fogna a cielo aperto.

Ultimamente è stato presentato un nuovo progetto che prevede l’eliminazione delle due centrali di testa: IDROVAL 1 e IDROPADANA 2, e l’allungamento dell’ultima la IDROVAL 4 fino al centro dell’abitato di Porte.

Inoltre il collettore è previsto quasi completamente sganciato dalle centrali.

Per completare il quadro dobbiamo segnalare che a S.Germano-Pramollo, sul Rio Risagliardo, sono stati presentati progetti per tre nuove centrali. Esiste pure uno studio preliminare per un’altra centralina da installare nel tratto da Sestriere Borgata fino al bivio Val Troncea. Quest’ultima prevede l’affiancamento del tubo per la fogna.

Facciamo notare una curiosità: la realizzazione del collegamento di Sestriere Borgata al collettore di valle (progettato ora fino a Pragelato) in un "masterplan" della Comunità Montana è prevista nel periodo 2016-2020 ossia 10-14 anni dopo l’evento Olimpico (2006)

Ultimo aspetto: nel vallone di Bourcet (Roure) è stato autorizzato il potenziamento dell’attuale centrale TOYE. Esso consiste nella sostituzione dell’attuale condotta di 350 millimetri di diametro lunga 1500 metri con un’altra di 500 millimetri di diametro lunga 740 metri, con un impatto ambientale devastante per il Vallone, uno degli ultimi ancora intatti e con danni irreversibili al Rio omonimo.

 

3. LA SITUAZIONE DEL GERMANASCA: LE CENTRALI ESISTENTI E QUELLE IN PROGETTO.

Esistono attualmente cinque Centrali idroelettriche che utilizzano l’acqua della Valle Germanasca, che sono: Bou du Col, Ribbe, Chiotti superiori, Chiotti inferiori, Pomaretto. L’acqua deviata per la loro utilizzazione priva l’alveo della sua portata normale per una lunghezza di circa 9 km. Nei periodi di magra si assiste frequentemente ad una riduzione quasi totale del deflusso, con conseguenze che colpiscono: a) la vita biologica ed ittica dei vari corsi d’acqua; b) la capacità di autodepurazione di tutto il torrente.

In progetto c’è la costruzione di altre 5 centrali: 2 a Salza, 2 a Prali, oltre alla megacentrale dell’ENEL di fronte ai Trossieri. Quest’ultima porterebbe al parziale annullamento della CIO di Ribbe, recentemente riattivata e ad un ridimensionamento della CIO di Chiotti superiori, con lo sfruttamento di altri 15 km di torrente. In questo modo il totale di Germanasca sfruttato ammonterebbe a 24 km, una lunghezza che supera quella della Valle Germanasca, poiché in certi tratti di Massello e Perrero, si privano dell’acqua contemporaneamente due o più rii.

E’ risaputo che l’impatto negativo si aggrava quando le centrali sono a cascata ma di seguito l’una all’altra con un effetto di amplificazione delle conseguenze sull’ambiente.

 

4. LA CENTRALE ENEL DI PERRERO.

Vogliamo soffermarci in modo particolare sulla centrale Enel di Perrero, perché, se tutte le centrali hanno un impatto negativo, questa avrà effetti devastanti ed irreversibili.

Con le sue tre prese può prelevare 10.000 litri/secondo e rilasciare 435 litri/secondo. Preleva ad una altezza di 1.100 metri e rilascia a 730 metri.

E’ urgente una presa di posizione delle Amministrazioni pubbliche per bloccare questo progetto e discuterlo in un contesto più ampio.

L’eventuale costruzione della progettata centrale Enel di Perrero, all’inverso dei Trossieri, avrà sicuramente alcune conseguenze facilmente prevedibili. Queste sono:

  1.  
  2. lo scavo della galleria (del diametro di 3,5 metri per una lunghezza di 8.400 metri) dalla confluenza dei rii di Massello e Salza fino alla zona del Linsardo produrrà una massa di materiale (uno scavato di circa 100.000 metri cubi) che dovrà essere movimentato scendendo lungo la bassa valle di Faetto, con conseguenze disastrose per la strada che era stata costruita magistralmente quando il traffico era molto meno pesante e non è in grado di sopportare l’utilizzazione necessaria per la costruzione dell’impianto.
  3.  
  4. la borgata di Pian Faetto in particolare in caso di perdite lungo la tubazione corre altri seri rischi. Lo stesso rischio corrono naturalmente le altre zone che si trovano sotto la galleria, non escluso il centro di Perrero anche se in misura un po’ minore.
  5.  
  6. Il prelievo dell’acqua ipotizzato, sia pure con il rilascio del deflusso minimo vitale, comprometterà la vita dei pesci, ma anche la depurazione spontanea dell’inquinamento prodotto, in particolare nel centro di Perrero. Infatti la verifica del deflusso minimo vitale è prevista subito dopo la captazione e non subito prima della reimissione dell’acqua nel suo letto naturale. Questo significa che è possibile il prosciugamento anche totale di tratti considerevoli del torrente, trasformato in fogna a cielo aperto, con grave pregiudizio anche delle poche attività legate al turismo, all’agricoltura e al godimento globale dell’ambiente in Val Germanasca.

 

5. CONSIDERAZIONI.

Proponiamo ora alcune valutazioni, cercando di rispondere ad alcuni quesiti.

Abbiamo detto no al "Nucleare"; le richieste di "Energia" aumentano progressivamente; l’Energia Idroelettrica è pulita: perché siete contrari a queste nuove Centrali Idroelettriche?

Queste sono le nostre risposte.

E’ vero che l’Energia Idroelettrica è pulita, perché durante la produzione non si emettono inquinanti, come invece succede per le centrali Termo-Elettriche; però ogni centrale priva il torrente, nel tratto dalla "PRESA" alla "TURBINA" di una grande quantità d’acqua. In esso scorre solo più il DEFLUSSO MINIMO VITALE (D.M.V.), che è la quantità d’acqua rilasciata alla presa, prevista e obbligatoria, secondo le attuali leggi.

Inoltre dagli schemi della Val Germanasca si può notare che, attualmente, partendo da Perosa, il torrente è già sfruttato fino a Perrero; con i nuovi progetti verrebbero ad essere prosciugati: il rio della Balma (Faetto) fino a sopra i Linsardo (m.1080), il Germanasca di Salza fino in località Pontelto (1450m.) e il Germanasca di Prali fino a Prali Villa.

In tutti questi tratti per un periodo di 9-10 mesi all’anno, scorrerebbe solo più il D.M.V..

Secondo noi asportare dagli alvei una così grande quantità d’acqua, ininterrottamente per 9-10 mesi, per tratti così lunghi, provocherà dei danni irreversibili e trasformerà i nostri torrenti in "fogne a cielo aperto". Perché? Perché i corsi d’acqua così ridotti perdono completamente la loro capacità di "Autodepurazione". Capacità che fino ad ora aveva permesso loro di campare dignitosamente anche in carenza di impianti di Depurazione adeguati.

Inviteremo i turisti a vedere le nostre "nuove bellezze naturali"?

Un’altra curiosità: nel famoso "Master Plan" già citato il Collettore Perrero-Pomaretto è previsto nel 2011-2015. Però a noi risulta che le centrali, specialmente la più "devastante" che è l’ENEL-PERRERO potrebbe essere autorizzata in tempi brevissimi (maggio 2002). Prima facciamo le centrali, il Germanasca diventa una fogna e 10 anni dopo forse facciamo il Collettore.

E’ ovvio il problema che si viene a creare per la fauna ittica e per i pescatori. La pesca non è il problema più importante ma essa è legata alla salute del torrente. Un torrente pescoso vuol dire che non è inquinato ed il ciclo biologico dell’acqua che contiene è equilibrato.

"Però se ci impegniamo, prima o poi riusciremo a distruggere quello che rimane di integro e tutto per una manciata di Kwh e di soldi!"

Tutto questo disastro per cosa ?

Tre dati di confronto:

primo- tutte le centrali idroelettriche "ESISTENTI" ed a "PROGETTO" in V.Chisone e V.Germanasca darebbero 45 Megawatt di potenza media applicata;

secondo- La centrale termo elettrica Cumiana-Piossasco avrà una potenza di 800 Megawatt. Inoltre sono previste nella Provincia di Torino nuove installazioni Termo Elettriche pari a 3500 Megawatt.

Terzo- questa fonte non può risolvere il problema energetico e neanche attenuarlo. E’ ormai in fase di saturazione e ulteriori installazioni, come si è visto, portano più danni che vantaggi.

Ma allora perché tutto questo accanimento a saturare i corsi d’acqua?

Per i seguenti motivi: dopo Kyoto, una politica non corretta nell’incentivare le fonti rinnovabili, ha reso gli investimenti in questo settore "molto redditizi".

L’altro aspetto, fondamentale, è quanto prevedeva il decreto Bersani (liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica) ove dice che per immettere in rete "Energia Sporca" occorre immettere il 2% di Energia Pulita. Conseguenza: visto che l’Energia pulita, per soddisfare questa esigenza, si può solo recuperare dall’idroelettrico residuo, raschiamo il barile e saturiamo i torrenti senza farsi grossi scrupoli per i danni IRREVERSIBILI che stiamo provocando.

Si sta attuando il paradosso che questo idroelettrico, invece di contribuire alla mitigazione degli impatti ambientali, serve a giustificare il termoelettrico, che applicato nelle quantità previste produrrà effetti inquinanti veramente preoccupanti.

 

 

6. CHE FARE.

Visto che la Comunità Montana e i Sindaci dei comuni interessati dalle nuove centrali partecipano formalmente, nella fase di Valutazione di impatto Ambientale, ed i loro pareri sono tenuti in grande considerazione dai funzionari, con il sostegno della popolazione devono esprimere "pareri negativi" e le motivazioni valide non mancano.

Si devo elaborare dei piani di risparmio energetico secondo le esigenze dei vari territori.

Occorre divulgare l’applicazione di sistemi come il "solare termico" ed il "fotovoltaico" tra l’altro già previsti nei piani di "sostegno" ma non conosciuti.

Tutto questo in attesa che la Regione Piemonte emani il Piano Energetico Regionale e "il Piano regolatore dei torrenti", tutti e due previsti ma non ancora redatti.

Ci dà l’impressione che prima vogliano fare i Palazzi e dopo "il Piano regolatore".

Per questo è indispensabile la MORATORIA (sospensiva) di tutte le autorizzazioni circa le nuove richieste di installazione.

 

3. IL PARCO NATURALE VAL TRONCEA:

UN PARCO A RISCHIO ?

1. PREMESSA.

L'Italia è il paese in Europa più ricco di biodiversità con più di un terzo del patrimonio faunistico europeo (5599 specie faunistiche) e una notevole diversità di ambiente e paesaggi.

Per conservare e valorizzare tale inestimabile patrimonio ambientale e prezioso bene collettivo, sono stati istituiti i Parchi, che sono altresì una grande occasione per il riconoscimento e la promozione di territori e identità locali.

I valori storici, culturali, territoriali ed ambientali si legano così strettamente alla conservazione e tutela della natura da dover diventare la base delle politiche di sviluppo territoriale e ancor più delle politiche di sviluppo sostenibile, nelle aree montane, là dove i Parchi sono anche presidio per le generazioni future.

Il Parco Naturale Val Troncea (3280 ettari) è un bene prezioso, insieme al Parco Orsiera Rocciavré, della Val Chisone ed è stato istituito nel 1980 per tutelare un territorio particolare per le sue ricchezze ambientali, paesaggistiche, storico culturali (miniera del Bet per l'estrazione del rame, prime popolazioni stabili valdesi).

I suoi bellissimi boschi (larici, pino uncinato), la sua abbondante fioritura per la quale la Val Troncea è nota come la Valle dei fiori, la sua fauna (oltre gli ungulati sono presenti i carnivori, l'ermellino, la donnola, la faina, la martora ed ora anche il lupo, i rapaci - è presente una coppia di aquila reale e poi lo sparviero, il greppio, il biancone ecc.) ne fanno meta di un turismo non devastante (che trova in loco non solo divieti, ma anche servizi utili durante la permanenza) unitamente ad una attività didattica che insegna ai ragazzi delle scuole ad avvicinarsi alla natura con rispetto ed amore.

2. CRITICITA' PER IL PARCO

Vogliamo qui di seguito esporre alcune minacce a cui il Parco Val Troncea è esposto:

  1.  
  2. LE SUE DIMENSIONI:

Il Parco Naturale Val Troncea ha una dimensione territoriale minima per un ambiente alpino essendo la superficie tutelata di 3.280 ettari a fronte del Parco Orsiera Rocciavré che presenta 11.000 ettari e del Parco Naturale Argentera di 26.000 ettari che lo portano così a confinare con il Parco Nazionale francese del Mercantour con i conseguenti vantaggi.

Il Parco Val Troncea, ampliato alle alte Valli Argentera e Thuras, potrebbe conseguire importanti obbiettivi di cui ne segnaliamo almeno uno: creare un continuum con il Parco francese del Queyras mediante i 12 km di confine con la conseguenza dell'istituzione di un grande polmone verde internazionale e area protetta di grande richiamo per i turisti e creando le premesse per una cooperazione internazionale volta alla valorizzazione economica e turistica del patrimonio culturale e naturale delle vallate in questione.

  • B) L'EVENTO OLIMPICO
  • Nel 2006 si svolgeranno le Olimpiadi invernali che coinvolgeranno il territorio di Pragelato su cui gravita il Parco.

    La VASS stessa (Valutazione Ambientale Strategica) parla di "…. effetti negativi sulla qualità ambientale del Parco Val Troncea".

    Quest'area protetta infatti sarà sottoposta in tutto il territorio antistante i suoi confini ad una massiccia pressione antropica.

    La ristrutturazione di 19 frazioni per un'ulteriore diffusione dell'edilizia residenziale e soprattutto il pesante intervento sul versante dove verranno ricostruire Laval e Jioussaud (una mega lottizzazione per 400 posti letto in 23 baite) fanno infatti prevedere gravi effetti negativi e ripercussioni sulla fauna e in generale sulle aree confinanti con il Parco e sul Parco stesso dovuti a: inquinamento acustico e luminoso, impermeabilizzazione delle nuove superfici soggette a cementificazione e asfalto; ulteriori sottrazioni idriche che vanno ad aggiungersi a quelle per l'innevamento artificiale.

    Analogamente si nutrono grandi preoccupazioni per l'impianto dei cinque trampolini per il salto, in trincea approfondita sul versante orografico destro del torrente Chisone a Pragelato in una zona Sito di Interesse Comunitario (direttiva 92/43 CEE) caratterizzata da notevoli distese di larici con rinnovo naturale, di pino cembro che garantisce la presenza del fagiano di monte, una specie nidificante di notevole interesse conservazionistico, particolarmente sensibile al disturbo e alla frammentazione d'habitat determinata da piste ed impianti di risalita.

    Per quanto riguarda il prelievo idrico nella zona ai confini con il Parco, forti perplessità derivano inoltre dal previsto bacino di raccolta idrica B12 a Pattemouche, della capacità di 30.000 mc con prelievo previsto di 90.000 mc a stagione, per il pompaggio dell'acqua alle piste dell'Anfiteatro.

    Preoccupazioni e perplessità sorte anche in relazione al rischio idrogeologico evidenziato dall'alluvione del 2001.

     

    C) IL DISEGNO DI LEGGE RECANTE "MODIFICHE alle leggi 6/12/1991 n° 394 e 11/02/1992 n° 157 in materia di attività venatoria nelle aree naturali protette"

    E' stato presentato alla Camera dei Deputati dalla maggioranza di centro-destra un disegno di legge che va a mettere in discussione uno dei punti considerati invalicabili anche prima della legge quadro sui Parchi: il divieto di esercitare all'interno del territorio delle aree protette l'attività venatoria.

    Questa proposta, qualora venisse approvata, facendo venir meno una delle condizioni fondamentali che stanno alla base dell’esistenza dei parchi, porrebbe praticamente fine al sistema delle aree di protezione in Italia e cancellerebbe la realtà ambientale, economica, storico culturale che la figura del Parco ha rappresentato nel nostro paese.

    Non solo:

    tale modifica va ad inficiare quella che è la finalità stessa di un'area protetta e cioè ripristinare e conservare i rapporti e gli equilibri che naturalmente si determinano nell'ambito di un eco sistema fra tutte le componenti dell'ecosistema stesso.

    L'introduzione del prelievo venatorio è in netto contrasto con questo principio fondante dell'essenza stessa di area protetta ovvero di un laboratorio in cui i processi naturali possano svilupparsi senza il condizionamento e interventi esterni contrari a qualsiasi principio di conservazione e tutela.

    Non solo:

    grazie ai parchi e nei parchi riescono oggi a sopravvivere parecchie specie di fauna selvatica che sono patrimonio del mondo: il lupo, l'orso, il capovaccaio, il gipeto, l'aquila reale, il biancone, l'astore, la civetta, il lanario.

  • Non solo:
  • la presenza dei cacciatori allontanerebbe sicuramente quei turisti (comprese le scuole) per i quali il Parco è sinonimo di certificato di qualità ambientale e sono consapevoli che la tutela del territorio (e a rigore si dovrebbe intendere anche il territorio fuori del Parco) è diventata tanto più importante quanto più si è andata aggravando la crisi del pianeta. Sarebbe una perdita gravissima anche in termini economici e di occupazione, poiché sono sempre più numerosi i turisti che in ogni stagione dell'anno visitano i Parchi Nazionali e Regionali facendo crescere ricchezza e posti di lavoro.

    A tutti noi, istituzioni in testa, tocca il compito di difendere e recuperare quello che resta di naturale per noi, ma soprattutto per le generazioni future.

    SEZIONE II.

    Alcune "buone pratiche".

    4. UN ESEMPIO DI SVILUPPO SOSTENIBILE:

    GLI ECO-MUSEI.

     

    Vogliamo qui di seguito, in modo esemplificativo e certamente non esaustivo, riportare alcuni progetti realizzati o in fase di realizzazione che vanno nella direzione di uno sviluppo sostenibile del nostro territorio.

    Le zone montane caratterizzate da un costante abbandono fisico da parte delle popolazioni racchiudono in loro ricchezze accumulate attraverso secoli di storia , di cultura e di lavoro.

    Valorizzare queste ricchezze, che rischiano di andare perdute per sempre, ha una doppia valenza: da un lato, rendere testimonianza di una ricca storia la cui perdita andrebbe a discapito dell’umanità, dall’altro creare un volano per un turismo attento e "dolce", capace per altro di garantire significativi risvolti economici.

    I progetti che vogliamo segnalare hanno visto l’impiego di notevoli di investimenti finanziari, con l’attivazione di risorse pubbliche (fondi europei e degli enti territoriali) e con l’applicazione delle varie leggi e linee d’azione di cui le amministrazioni regionali e provinciali si sono dotate nel corso degli ultimi decenni.

    Una particolare attenzione ai processi di sviluppo sostenibile del territorio è stata posta dall’Amministrazione provinciale attraverso il suo Progetto di valorizzazione delle culture materiali, strumento indispensabile per creare sul territorio quella rete luoghi, istituzioni, iniziative di interesse culturale che va nella duplice direzione di cui si parlava sopra.

    Forse - e questa vuole essere una critica di stimolo ad ottimizzare quanto fatto finora - è ancora insufficiente il collegamento in rete delle varie iniziative promosse e realizzate. Sovente si ha l’impressione di essere di fronte a interventi a compartimenti stagni dove ricettività, offerta culturale ma anche dei prodotti tipici locali parlino fra di loro lingue diverse.

     

     

    IL FORTE DI FENESTRELLE

    Dopo un tentativo negli anni ’80 di un importante intervento di ristrutturazione del Forte di Finestrelle mai andato a buon fine, la Pro Loco di Finestrelle negli anni ’90 decide di intervenire con un nuovo progetto.

    Progetto che accoglie attorno a sé un primo nucleo di persone mosse da uno scopo tanto nobile quanto, apparentemente, impossibile: quella di recuperare la Piazzaforte più grande d’Europa .

    Con questo obiettivo viene fondato il Comitato Progetto San Carlo, che si mobilita per aprire varchi transitabili fra la vegetazione all’interno dell’immenso monumento.

    Così in poco più di dieci anni di interventi, e con l’emergere di un nuovo interesse da parte delle amministrazioni pubbliche, il fatiscente monumento ha ripreso una attività sempre più vivace sia per il numero di visitatori che per il cartellone delle manifestazioni estive che va arricchendosi di anno in anno.

    I visitatori annualmente si aggirano intorno alle 10.000 unità ed il lavoro di recupero, seppure immane, procede alacremente.

    La fortificazione ha meritato il ruolo di monumento simbolo della Provincia di Torino

     

     

     

    "SCOPRIMINIERA" IN VAL GERMANASCA.

    Per gli abitanti della Val Germanasca il lavoro in miniera ha rappresentato per più di un secolo, la principale fonte di reddito. L’estrazione dei minerali (rame, grafite, talco, ecc. ....) è iniziata alla fine del 700.

    Per evitare che il ricco patrimonio culturale legato alla attività di estrazione mineraria, stratificatosi in oltre 200 anni di lavoro, andasse irrimediabilmente perso, la Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca ha avviato e portato a termine un progetto di conservazione e valorizzazione.

    Le testimonianze storiche del lavoro dei minatori e le infrastrutture minerarie abbandonate dall’attività estrattiva, opportunamente restaurate, sono ora "Scopriminiera", un prodotto turistico-culturale specifico della zona, organizzato per fornire nuove forme di occupazione e per soddisfare esigenze culturali e turistiche dei visitatori. Per la sua gestione è stata creata una società mista pubblico/privato denominata "La Tuno".

    L’ecomuseo è ricavato dalla miniera di talco della Paola a Prali in Val Germanasca: un percorso di circa 2 km. in galleria per conoscere le tecniche di lavoro di un minatore di altri tempi e per venire a contatto di una realtà di vita caratterizzata dalla tenacia tipica delle popolazioni di montagna.

     

     

    PROGETTO CRUMIERE

    Il progetto iniziale è datato 1994. Con la collaborazione fra il Comune di Villar Pellice, la Comunità Montana Val Pellice e la Cooperativa Nuova Crumiere si è previsto di trasformare una parte del fabbricato del vecchio opificio in un museo di archeologia industriale della Val Pellice.

    Oltre al recupero dell’edificio e dei macchinari, il progetto prevedeva anche la realizzazione di un Centro di documentazione con le testimonianze riguardanti la storia e i cicli produttivi degli insediamenti industriali locali , una sala polivalente e altri spazi dedicati ad attività didattiche .

    Il secondo lotto, ormai in fase di ultimazione, costituisce il naturale completamento del Museo di archeologia industriale e mira alla realizzazione delle attività e dei servizi necessari al completo recupero architettonico e funzionale dell’area. Sono stati realizzati spazi per attività artigianali, vetrina dei prodotti locali, iniziative imprenditoriali compatibili e servizi per la promozione socio-economica della Valle, oltre a un ristorante con piazzetta coperta e una struttura ricettiva per circa 60 posti letto.

    Il vecchio edificio fatiscente così ristrutturato appartiene ad un contesto socio-economico comune a molte aziende manifatturiere del Pinerolese, dove la presenza dei corsi d’acqua e la mano d’opera, soprattutto femminile, disposta a lavorare in fabbrica, sono stati fattori determinanti per lo sviluppo delle aziende, prevalentemente nel settore tessile .

    La Gestione del complesso "Crumière" è affidata alla AGESS (Agenzia per lo Sviluppo Sostenibile) della Val Pellice, società per azioni mista pubblico/privato creata per gestire progetti strategici per la valle.

     

    LA CARBONAIA

    L’ecomuseo della carbonaia si trova tra la Val Lemina e la Val Noce, situato fra i comuni di Pinerolo, Roletto e Frossasco.

    E’ un percorso lungo un sentiero che partendo dal Talucco di Pinerolo raggiunge il colle del Ciardonnet e si conclude nei pressi del rifugio Melano.

    La zona è ricchissima di tracce di passate attività di produzione di carbone a legna: moltissime sono infatti le piazzole circolari che si possono incontrare un pò ovunque anche nei luoghi più impervi e remoti. Segno che questa attività ricopriva una fondamentale importanza nella povera economia delle valli del Pinerolese .

    Il progetto dell’ecomuseo si propone di rendere testimonianza e conservare la conoscenza di questa attività ormai scomparsa. L’idea di distribuire le varie parti dell’ecomuseo lungo un percorso attrezzato ha lo scopo di far sperimentare ai visitatori il motivo principale per cui si produceva il carbone di legna: la difficoltà di trasporto in queste valli impervie dove tutto veniva spostato a spalle con le gerle. Portare, quindi, carbonella anziché legna, dai boschi alle abitazioni, lontane anche due ore di marcia, era un indubbio vantaggio.

    5. AMBIENTE E VIVIBILITA’ IN MONTAGNA:

    IL RUOLO DELLE POLITICHE SOCIALI.

    Il 2002 è Anno internazionale delle Montagne. E’ un’occasione importante per porre all’attenzione dell’opinione pubblica e dei decisori politici la questione del ruolo delle aree montane per lo sviluppo sostenibile del Sistema/Italia. Un ruolo importante che per essere svolto richiede adeguate politiche in tutti i settori rilevanti (attività economiche, sanità, scuola, servizi, trasporti, ecc.) e richiede al contempo una visione di insieme entro cui coordinare queste politiche.

    Questa visione d’insieme è per Legambiente quella di un mondo, di una società sostenibili.

    In quest’ottica è centrale il ruolo di chi il territorio abita e che solo può garantire nei comportamenti quotidiani, individuali e collettivi, una sempre migliore relazione con l’ambiente.

    Questo ci sembra tanto più vero per quello che riguarda la montagna.

    Garantire l’abitabilità della montagna e nel contempo prendersi cura e sviluppare la qualità ambientale è quindi per noi un tutt’uno.

    A questo fine riveste grande importanza la promozione di efficaci politiche dei servizi, in generale, e di efficaci politiche sociali, in particolare.

     

    Le valli del pinerolese, in particolare la Val Pellice, si segnalano per una ricca e significativa esperienza nella costruzione di una rete di servizi a sostegno della popolazione locale basata sul concetto della domiciliarità ovvero sul sostegno nel rimanere a casa, nel proprio ambiente di vita (fattore di per sé di salute) perseguito attraverso servizi prestati a casa (infermieristici, di assistenza famigliare, ecc. …), che valorizza l’apporto di tutte le figure del territorio e la messa in rete di tutte le risorse locali.

    Questo impegno che dura da ca. 30 anni si è concretizzato anche nell’invenzione di forme di servizio originali adeguate alle caratteristiche montane. Un esempio tra tutti: la realizzazione del Foyer per gli anziani di Angrogna, una casa/famiglia in cui gli anziani che abitano borgate disperse ed isolate possono andare a vivere durante l’inverno per poi tornare alle proprie case in primavera. Nel Foyer gli anziani sono ospitati in stanze che possono personalizzare, costruendo un "loro" ambiente con gli oggetti che gli sono cari. Vi sono poi degli ambienti comuni (cucina, sala da pranzo, ecc. ..) in cui le persone interagiscono, si incontrano e fanno vita comune. Vi è inoltre il supporto di operatrici che aiutano nella gestione della casa (cucinare, pulire, ecc. …).

    E’ questo un concreto tentativo per impedire l’abbandono del territorio, evitare il ricovero e l’istituzionalizzazione degli anziani, costruire salute nel senso più ampio di benessere psicologico, fisico e sociale, con - anche - ricadute occupazionali nei servizi alla persona.

    Tutto ciò si accompagna alla cura di altre dimensioni di sviluppo locale. Per fare un esempio prendiamo il caso del comune di Angrogna.

    Tra gli elementi essenziali per lo sviluppo locale sostenibile ha grande importanza l’attenzione alla memoria ed alla identità: in questo quadro si collocano ad esempio il percorso trentennale del Gruppo Teatro Angrogna, che produce spettacoli, itinerari di scrittura collettiva, ecc. che esplorano e ripropongono le vicende della comunità locale (quelle storiche legate all’esperienza valdese o al movimento operaio e quelle attuali legate ai processi di trasformazione in corso, alla pace e alla guerra, ecc. …).

    Sempre in questo quadro, è notevole il lavoro svolto dal Centro di Documentazione di cultura contadina con la produzione finora di ca. 20 Quaderni sui più svariati aspetti della storia, della cultura e della vita locale. Molti dei quali realizzati in collaborazione con i bambini della scuola elementare locale (una scuoletta di montagna a pluriclassi, sostenuta da una pluralità di servizi come la mensa scolastica, attività integrative, ecc.). Così come è importante la rete di piccoli musei valdesi etnografici che punteggiano il territorio per mettere in contatto i fruitori del territorio con le sue peculiarità.

    Ancora si potrebbe dire dei tanti progetti di sviluppo turistico sostenibile messi in atto da privati e/o dagli enti pubblici, o altre iniziative (come ad esempio i servizi di trasporto a gestione locale), che testimoniano la vitalità del territorio.

    Un primo effetto già si vede: negli ultimi anni la tendenza allo spopolamento, che sembrava inarrestabile, si è ribaltata e la popolazione ha ripreso a crescere con l’arrivo di nuove famiglie giovani.

    Tutto ciò è dovuto a molti fattori, tra cui vanno sottolineati: il ruolo di coesione sociale esercitato dalle chiese, con particolare riguardo alla Chiesa valdese con la sua specifica identità, che non isola gli abitanti ma li colloca in una rete di rapporti con tutta l’europa (abituale e continuo è il contatto con le comunità protestanti di Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Olanda, ecc. ..); il lavoro – umile, ma coerente e in alcuni casi anche di notevole spessore culturale - svolto da molti amministratori locali nel corso degli ultimi trent’anni; l’interazione tra i comuni di valle e il ruolo decisivo in questo senso della Comunità Montana, che da sempre rappresenta un’esperienza di qualità e di punta nel panorama non sempre esaltante delle comunità montane italiane.

    SEZIONE III.

    Alcuni progetti per il futuro.

    6. UN PARCO EUROPEO

    PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE DEL TERRITORIO.

    Le aree marginali, come sono quasi per definizione i territori montani, per non essere condannate ad un degrado sempre maggiore, magari lento ma sempre più profondo ed esteso, hanno bisogno che i loro abitanti abbiano idee per il futuro, progetti importanti in cui credere e su cui lavorare, che facciano restare i giovani ed anzi, perché no, che siano in grado di attrarre nuove persone e nuove energie.

    Servono progetti che non facciano rinchiudere queste aree in sé stesse, inseguendo un sogno di autosufficienza, impossibile nell’epoca della globalizzazione, in cui il destino di un territorio è legato attraverso mille fili a quello che succede nel mondo, ma che al contrario sappiano collegare l’identità di un territorio con gli interessi più generali (per es., raccordare città e montagna).

    La Val Pellice non fa eccezione, anche se forse è stata capace in questi anni più di altri territori a produrre tentativi, sforzi e progetti per il futuro.

    Molte cose sono state tentate e sono in corso, ma un’idea importante non ha finora trovato tutto il consenso, la forza, la compatezza necessari per farsi strada.

    Si tratta dell’idea di realizzare un Parco naturale transfrontaliero italo-francese tra Valli valdesi e Queyras.

    Perché è una grande idea ?

    Questa idea era stata lanciata da un Comitato promotore, a cui hanno aderito 24 tra associazioni e forze politiche, che ha prodotto un progetto molto dettagliato, ed aveva ricevuto il sostegno di molti cittadini (ca. 3000 firme raccolte in pochi giorni). Inoltre, era stata apprezzata e approvata da molti comuni (tutto tranne uno, quello di Bobbio Pellice) e, infine, è stata inserita nel Piano di sviluppo socio-economico della Comunità Montana Val Pellice.

    Nella scheda1 ricordiamo sinteticamente le caratteristiche principali del progetto fatto dal Comitato.

    Eppure questa idea è ferma, non va avanti. Giocano molti fattori: il centro-destra, al governo a livello nazionale e in Regione, non è favorevole a valorizzare i parchi esistenti, né tantomeno all’istituzione di nuovi parchi

    Anche localmente vi è chi è contrario [tipico e significativo è il caso dell’Amministrazione di Bobbio].

    Il fatto è che un Parco è visto ancora da alcuni come qualcosa che mette un sacco di vincoli, che non consente di fare.

    Invece un modo nuovo di concepire i parchi si è fatto strada in questi anni: oggi i parchi sono concepiti come uno strumento per unire la cura e lo sviluppo di un territorio.

    Uno strumento non contro le popolazioni locali, calato dall’alto, per soddisfare il punto di visto di qualche ambientalista, ma uno strumento in mano alla popolazione locale (e qui conta il modo in cui è costruito l’ente di gestione ed il fatto che i comuni e la Comunità Montana lo sentano e lo usino come un’ulteriore opportunità)

    Ora è forse il momento di riprendere questo progetto in mano e di ridargli nuova forza, perché:

    Prenderlo in mano non vuol dire fare semplicemente quanto aveva proposto il Comitato per il parco, ma costruire un progetto che vada bene a tutta la valle e che si confronti con i problemi reali che possono essere posti da coloro che non sono ancora convinti (quali confini, quale estensione, quale conformazione, ecc.).

    Cosa bisogna fare ? Quanto già previsto nel Piano socio-economico della comunità Montana:

    Scheda 1

    Sistema di aree protette della Val Pellice

    [Parco europeo del Queyras e delle Valli Valdesi].

     

    A. Obiettivo

    Promuovere la cura e lo sviluppo del territorio della Val Pellice nella sua fascia più montana dotando il territorio di uno strumento strategico per la pianificazione e la gestione di interventi: un Sistema di aree protette di concezione avanzata, di cui si propone la costituzione alla Regione Piemonte a norma della L.R.12/90.

    Tutto ciò come premessa per il perseguimento di un obiettivo di lungo periodo, vale a dire la costituzione di un Parco europeo transfrontaliero del Queyras e delle Valli valdesi, che consentirebbe una programmazione integrata tra i due versanti alpini e costituirebbe un significativo attrattore turistico.

    Il Sistema è dunque concepito nell’ottica della sostenibilità sociale, ambientale ed economica, laddove per sostenibilità sociale si intende il protagonismo della comunità locale nel prendersi cura del proprio territorio e nel modellare il suo futuro.

     

    B. Motivazioni della scelta dell’obiettivo operativo

    1.  
    2. la disponibilità di risorse di bilancio (anche se in verità i bilanci dei parchi oggi sono orientati per lo più alle spesi correnti che non agli investimenti)
    3.  
    4. accesso a specifiche risorse regionali, nazionali ed europee, mediante la presentazione di progetti
    5.  
    6. l’attivazione di flussi turistici importanti con ricadute economiche notevoli per le strutture ricettive e ristorative, ma anche per il commercio, l’artigianato, ecc. ...
    7.  
    8. l’erogazione di contributi per privati che svolgono attività produttive agricole per il mantenimento e cura del territorio, compreso il recupero e ristrutturazione di edifici (si pensi alle nostre borgate alpine sempre più degradate o agli alpeggi)
    9.  
    10. l’accesso prioritario a finanziamenti statali e regionali per i Comuni e per gli operatori economici che svolgono attività all’interno dei confini del parco.

     

    C. Autorità responsabile

    Una volta costituito con legge regionale il Sistema di aree protette della Val Pellice sarà gestito da un apposito Ente di gestione come previsto dalla L.R.12/90.

    D. Localizzazzione

    Il territorio della Val Pellice presenta aree a diversa caratterizzazione e a diversa vocazione. Pertanto si propone di articolare il Sistema di aree protette della Val Pellice in aree differenziate:

    1.  
    2. un nucleo a Parco vero e proprio;
    3.  
    4. una vasta Area di Pre-parco o di Salvaguardia che comprenda tutto il territorio a partire dagli 800 metri di altitudine;
    5.  
    6. ulteriori aree, anche non fisicamente consecutive rispetto le precedente e ad altitudine minore, di particolare pregio naturalistico e/o storico (come ad esempio la collina di S. Bernardo a Bibiana).

    L’estensione del Parco di cui al punto 1 può essere più o meno ampia: il Comitato promotore spontaneo propone la sua coincidenza sostanziale con l’attuale Oasi del Barant

     

    7. BOSCO E TERRITORIO:

    UN PROGETTO DI FILIERA DEL LEGNO.

     

     

    La Provincia di Torino ha inserito nella propria pianificazione strategica un progetto, denominato Bosco e Territorio, nato dal Comune di Usseaux (TO) e dalla Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, riguardante l’utilizzo delle risorse forestali in una prospettiva di attivazione di una filiera del legno. Il Consorzio Pracatinat (Laboratorio per una società sostenibile) è stato individuato come soggetto coordinatore e come struttura operativa in grado di garantire il raggiungimento degli obiettivi del progetto.

    Il Progetto "Bosco e Territorio" è orientato a promuovere un’idea di sviluppo sostenibile del territorio che prova a tenere conto di tutte le componenti che l’utilizzo di una risorsa così importante come la risorsa forestale può comportare.

    Anelli della filiera legno divengono processi come quelli legati alla certificazione del patrimonio boschivo; la gestione forestale con tecnologie non invasive; interventi migliorativi della qualità dei boschi; l’utilizzo tecnologico del prodotto legno (che garantisce tra l’altro risultati durevoli, un impiego rispettoso delle tradizioni ed un inserimento gradevole nel paesaggio); l’utilizzo energetico del prodotto legno (fonte rinnovabile, pulita, economica e moderna).

    Aspetto di non minore importanza appare poi essere la ricaduta in termini socio-economici ed ambientali di questo tipo di iniziativa: basti pensare alle possibilità connesse alla vendita dei lotti per gli Enti Pubblici e per i proprietari privati; alla possibilità di avviare più efficaci percorsi di gestione forestale con i miglioramenti attuabili per contrastare il degrado ambientale ed il dissesto idrogeologico dei territori montani; alla possibilità di sostenere processi di sviluppo imprenditoriale di aziende che si occupano delle diverse fasi di lavoro (esbosco, gestione forestale, lavorazione del legno; usi energetici, ecc.); alla possibilità di incidere sul paesaggio rurale sia per quanto attiene le risorse ambientali sia per quanto attiene le risorse antropiche (paesi e abitazioni, opere pubbliche, utilizzando la risorsa legno per le realizzazioni architettoniche).

    Per sostenere operativamente gli obiettivi di sviluppo locale sostenibile occorre svolgere un’attività di accompagnamento sociale del progetto che consiste, in estrema sintesi, in azioni integrate di informazione, comunicazione, coinvolgimento e formazione dei vari attori sociali e istituzionali implicati nella filiera; tali azioni devono permettere progressivamente una costruzione "partecipata" della filiera quale condizione essenziale per la sua attivazione e per il suo positivo effetto di sviluppo locale. Si devono infatti creare nuove favorevoli condizioni di promozione dell’imprenditività locale nel settore della forestazione, della trasformazione, della commercializzazione e dell’utilizzo del "prodotto legno"; azioni imprenditoriali che producano un "valore aggiunto" ambientale (nell’ambiente naturale e costruito); che questo, a sua volta, migliori l’offerta turistica (qualità del paesaggio, dell’ambiente, della cultura, dell’accoglienza) e promuova uno sviluppo delle condizioni di vita dell’area, invertendo o almeno resistendo alla tendenza di degrado ambientale, culturale e sociale conseguente alla diminuzione di residenti attivi e del numero di unità produttive.

    L’avvio della filiera è accompagnato e promosso da specifiche iniziative di informazione, sensibilizzazione e formazione sulle nuove tecnologie e sul "prodotto legno" (ma anche con iniziative per promuovere imprenditività e cultura del territorio), con seminari rivolti a amministratori, tecnici locali, giovani. Particolare attenzione viene rivolta al coinvolgimento di tecnici professionisti per favorire un tipo di progettazione volta a valorizzare gli effetti innovativi (economici ed ecologici) della filiera quali: la migliore utilizzazione turistica del bosco, l’installazione di caldaie a cippato (utilizzando materiale di scarto della lavorazione del legno o legname di piccola taglia); la realizzazione di strutture e manufatti in legname (coperture, serramenti, recinzioni, balconi, articoli di artigianato, ecc.). Tutto ciò potrà rinforzare il legame tra un materiale rinnovabile quale il legno, le fonti di energia alternative, le tecniche costruttive e lo sviluppo locale sostenibile e durevole.

    Punto di avvio delle iniziative connesse alla Filiera Legno sarà una grande manifestazione internazionale con dimostrazione sul campo delle più innovative tecnologie esistenti in questo settore che si terrà nei giorni 5, 6, 7, 8 del mese di settembre 2002 nel territorio del Comune di Usseaux (TO).

    La manifestazione si propone come un punto d’incontro per tutti coloro che cercano di risolvere l’annoso problema dello sviluppo sostenibile nelle regioni montane, a partire dall’utilizzo della risorsa bosco.

    Ovviamente il problema va affrontato a diversi livelli: tecnico, politico e commerciale. E’ per questo che la manifestazione include tanto una parte fieristica e dimostrativa che una serie di convegni tecnici che affronteranno le questioni maggiormente rilevanti in rapporto alle tematiche della meccanizzazione forestale, dell’uso energetico del legno, dell’uso tecnologico del legname.

    Dal momento che le regioni montane generalmente presentano caratteristiche omogenee indipendentemente dalle divisioni politiche e regionali, la manifestazione è organizzata a ridosso del confine Italo-Francese, così da incoraggiare un approccio trans-frontaliero a problemi sentiti in modo pressoché identico su entrambi i versanti.

    La scelta di un sito sulle Alpi Occidentali mira a coprire una zona che finora è restata al margine dello sviluppo forestale, almeno rispetto alle regioni Nord-Orientali, dove la collaborazione Italo-Austriaca ha già avuto un impatto notevole. Agli espositori questo permette di esplorare una zona dalle grandi potenzialità, ma ancora relativamente vergine, dove gli equilibri commerciali sono tutti da giocare.

    8. PRODOTTI BIOLOGICI LOCALI:

    UNA FILIERA "CORTA" AGRO-ALIMENTARE

    Il testo è stato scritto da Piervaldo Rostan consigliere delegato all’Agricoltura, Montagna e Ambiente della Comunità Montana Val Pellice, nonchè socio di Legambiente.

    Valorizzare i prodotti agricoli del territorio (in questo caso la Val Pellice) promuovendone l’utilizzo nei ristoranti, nelle strutture ricettive (per lo più extra alberghiere) e, naturalmente, negli agriturismi. E’ questo un esempio di "filiera corta" rispetto all’agricoltura, vale a dire di una organizzazione del percorso di produzione/consumo che vuole evitare che quanto le aziende agricole di una valle producono finisca per nulla valorizzato nei normali canali della grande distribuzione o in un anonimo mercato generale.

    La Comunità Montana Val Pellice sta da anni attuando politiche a sostegno dell’agricoltura, valorizzandone gli aspetti della tipicità dei prodotti e della qualità; una qualità che passa attraverso il costante miglioramento delle condizione di vita e di lavoro degli agricoltori anche in situazioni "estreme", come ad esempio nei numerosi alpeggi che da tempo hanno strade, luce prodotta con piccole centraline idroelettriche, idonei locali di trasformazione del latte. Ma la qualità passa anche attraverso l’acquisizione di marchi di certificazione che, al momento, in modo particolare per il settore ortofrutticolo, sono quelli offerti dalla normativa europea in tema di produzioni biologiche.

    Con una capillare opera di informazione e sensibilizzazione gli agricoltori sono stati portati a conoscenza delle opportunità offerte dalla scelta del biologico ed un numero significativo di aziende con una superficie che supera i 300 ettari ha deciso di avviare le proprie colture al metodo senza impatto ambientale. Va tenuto presente che, nelle zone montane, la certificazione di "biologico" altro non è che un sancire ufficialmente una situazione che in realtà è tale da sempre. Così la Val Pellice che è una delle valli con la maggior presenza di aziende agricole, ed in molti casi con titolari di impresa relativamente giovani ha ora una superficie importante certificata bio. Certo non si avrà mai da una valle alpina come questa qualsiasi tipo di prodotto ed in quantità illimitate, ma anche questo è un aspetto importante della sostenibilità di un’attività economica. Tanto più che l’agricoltura in montagna non svolge un esclusivo ruolo economico, ma che a questo si aggiungono la manutenzione ed il presidio del territorio rispetto ai rischi di degrado e di dissesto, e l’aspetto - assolutamente centrale - di motore attivo di un turismo di qualità.

    Fin qui la maggior parte delle presenze turistiche della Val Pellice è inscindibilmente legata alla presenza della Chiesa Valdese che porta annualmente migliaia di visitatori, specie dal Nord Europa.

    Questi stessi ospiti (con alle spalle una cultura dell’ambiente consolidata, una attenzione verso quello che è il comparto delle produzioni tipiche del territorio che li ospita, una buona capacità di spesa) sono fra i più interessati all’acquisto di "prodotti del territorio" ed al consumo di cibi naturali e del luogo nei ristoranti. In più le esperienze già avviate da agriturismi e ristoratori della valle di utilizzare al massimo prodotti della zona (va qui ricordato ad esempio l’ormai celebre Ristorante Flipot di Torre Pellice) sta creando un buon indotto sia per le aziende agricole che per i ristoratori; anzi la valle punta a qualificarsi anche perché offre i menù del territorio, ovvero ricette tradizionali con prodotti ottenuti in loco. Iniziative analoghe sono partite con alcuni Comuni rispetto alle mense scolastiche e si stanno avviando con il variegato mondo dell’assistenza agli anziani ospitati in una decina di presìdi socio assistenziali.

    L’azione dell’ente locale si muove su due piani: l’incremento delle produzioni attraverso un’opera di conoscenza delle nuove opportunità verso le aziende agricole e verso i giovani che potrebbero decidere di avviare attività agricole; l’incontro di domanda ed offerta in modo che gli operatori turistici sempre più conoscano quanto il territorio può loro offrire in termini di produzioni agricole di qualità.

    Infine la segnalazione di due partner importanti: da alcuni anni si è costituito in valle il "Consorzio Val Pellice doc", raggruppamento di cooperative e produttori che oltre a gestire direttamente un punto di vendita inizia a svolgere quel ruolo di "grossista di valle" che mette in comunicazione, appunto, domanda ed offerta. Sta per avviare la sua attività a Villar Pellice il ristorante del "Villaggio Crumière" che per scelta opererà nell’approvvigionamento delle derrate alimentari partendo proprio dalla valle: meno chilometri, più qualità. Non è soltanto uno slogan, deve essere una filosofia per valorizzare al massimo un’area geografica ed i suoi prodotti.