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Rumori di fondo |
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Laboratorio sul Pinerolese/ ricerca aperta- inviare critiche e contributi a
la presa di parola di gruppi sociali, di paese, di chiesa: la politica ‘minore’ e le pubblicazioni del Pinerolese dal secondo dopoguerra - autori vari Ringraziamo
coloro che hanno collaborato in vario modo alla ricerca ( a cura de "
l'asinistra" ) iniziata in sordina dieci anni fa e ripresa più volte:
Gianluca
Aimaretti, Daniela Alberti, Leopoldo
Armandi, Piero Baral (P.B.), Vincenzo Baraldi, Alberto Barbero, Carlo
Baret, Alberto Bassani, Franco Bergoin, Vincenzo Bertalmio,Corrado
Bertolotto, Ezio Bertone, Carlo Bianco, Gemma Boaglio, Carlo Borra, Sandro
Buffa, Giuseppe Buzzanga, Manuela Cammillotti,
Claudio Canal, Giorgio Canal, Tonino Chiriotti, Sergio Coalova, Sandro
Conti, Piermario Corino, Carlo Degiovanni, Mario Dellacqua , Isa Demaria, Judith
Elliot, Elvio
Fassone , Vittorio Federico, Luigi Fenoglio, Enzo Ferlenda, Paolo Ferrero,
Vivina Forgia, Carla Galetto , Emilio Gardiol,
Giorgio Gardiol, Diego Giachetti, Gianpaolo Giordana, Piero Granero,
Fulvio Gottero, Consolata Grosso, Vincenzo Guagliardo, Fiammetta Gullo,
Anna Lami , Beniamino Lami, Enrico Lanza, Marc Lazar, Gianni Losano,
Gustavo Malan, Alberto Maranetto, Ezio
Marchisio, Angelo Merletti, Giorgio Merlo, Elio Millanesio, Gigi Moine,
Eugenio Morero, Pier Cesare Morero, Giovanni Panosetti, Valter
Passet, Valentina Pazè, Bruna Peyrot, Ugo Piton, Severo Piergallini,
Valerio Podio, Ada Poet, Franco
Polastro, Andrea Pomini, Roberto Prinzio, Luca Prola,
Raffaello Renzacci, Clelia Roetto, Aldo Rosa, Elvio Rostagno,
Piervaldo Rostan, Paolo Sales , Andrea Salusso, Elio Salvai, Sandro Sarti,
Moreno Soster, Francesca Spano, Renzo Tessore , Lorenzo Tibaldo, Graziella
Tron, ed altri ; si ringrazia la Beidana,
Gioventu’ Evangelica, Vittorio Morero,
l’Eco del Chisone e l’Eco mese, ‘Alias’ per i loro testi. Sono
scomparsi alcuni protagonisti, ricordiamo Sandro Buffa e Eugenio Morero
che non abbiamo potuto interrogare.
L’asinistra
è la sigla di un collettivo informale composto da alcuni dei reduci del
Circolo operaio di None, attivo all’Indesit nei primi anni ’70.
Uscirono alcuni lavori come la ricerca
sull’assenteismo (1979) e l’opuscolo ‘Il
fondo del barile’ sul licenziamento dei 61 della Fiat (1979). La
sigla fu ripresa per firmare il giornalino ‘non
tutto è valle’ venduto settimanalmente in 140 copie per quattro
anni, dal ’90 al ’94 in Val Chisone. “L’asinistra
come suggerisce il nome invita a non illudersi troppo sulle nostre capacità
- sinistra vecchia e nuova – e a fare ‘gas piccolo’ evitando le
borie da partito. Sovente non siamo molto preparati e, quando ci
tartassano troppo, sferriamo qualche calcio poderoso.” Avvertimenti
al
lettore Questa
raccolta di schede e di testi viene ordinata cronologicamente, senza
ambizione scientifica. La
prima parte mescola, come detto nel sottotitolo, esperienze locali
anche molto diverse – la politica ‘minore’ e i suoi mezzi di
espressione; ricordi sindacali; esperienze culturali, di chiesa, e così
via per le varie aggregazioni segnalate nei campi più diversi, fino alla
musica giovanile - lasciando
all’appendice approfondimenti vari e alcune schede sui partiti
tradizionali e maggiori[1]
. Questi
testi vengono affidati al lettore senza che si giunga a una
interpretazione storica d’insieme. Non sono uno storico, né un
ricercatore, questo lavoro nasce dall’esigenza personale di raccogliere
memoria di questi anni, in cui come tanti più anziani ho conosciuto in
vari ambienti compagni di
strada o avversari, nel lavoro e nel sociale. Ho avuto esperienze limitate
che ora con il contributo di tante testimonianze cerco di arricchire e
riordinare. In questi tempi di ripensamenti e di perdita della memoria mi
sembra utile permettere intanto di ricordare, e seguire cronologicamente
non lo svolgersi degli avvenimenti locali, impresa più ardua che lascio
ad altri, ma la comparsa sulla scena locale dei soggetti più o meno
organizzati di quello che chiamo ‘rumore di fondo’.[2]
Un
limite ulteriore del libro è dovuto alla quantità e varietà delle
schede e alla mancanza, in genere, di dibattito e interazione con i
testimoni o gli autori a cui non ho sottoposto
un ventaglio di domande che permettesse, con un lavoro di preparazione più
lungo e impegnativo, di approfondire e rispondere alle molte curiosità
che resteranno dopo la lettura. Una fra tante: quali sono i motivi
individuali e collettivi per cui esperienze nascono e finiscono. Le schede
non sono commentate o criticate. Mi
limiterò a poche considerazioni e qualche interrogativo. Questa
ricerca con tutti i limiti detti è’ forse un’occasione per chi ha
tempo e voglia per continuare a studiare
questo lungo periodo e approfondire le specificità del nostro territorio
- ad esempio sulla rivista ‘La fornace’ che ruppe il silenzio degli
anni Cinquanta c’è ancora molto da dire. Su aziende, sindacati e
lavoratori pinerolesi hanno già lavorato, ad esempio Aris
Accornero sulla RIV, Giovanni Mottura e Valter Careglio sui tessili,
Lorenzo Tibaldo su RIV, tessili e miniere,
Mario Dellacqua- con tesi sul sindacato pinerolese e Enrica Rochon-
sui minatori. Esiste un elenco non completo di tesi sul Pinerolese nel
sito http://pinerolo-cultura.sail.it
, per lo più sono su periodi precedenti o non toccano gli argomenti di
questa ricerca. Suggerisco
inoltre, al fine di introdursi nelle varie vicende del nostro territorio,
di iniziare la lettura partendo dai due capitoli - sulla DC e le sinistre
pinerolesi - del libro di Vittorio Morero ‘Pinerolo a memoria’,
riportati in Appendice. La
ricerca viene ultimata in un momento interessante,
in cui nell’informazione nazionale e nella politica si ridisegnano i
rapporti di forza. Il
2 dicembre 2003, è stata votata la legge Gasparri: 155
sì, 128 no e nessun astenuto: l'aula del Senato approva, dopo un
pomeriggio di polemiche infuocate, la riforma del sistema radio-televisivo
e della pubblicità. Il Presidente Ciampi non la firma…e la rinvia alle
Camere . Berlusconi corre ai ripari con un decreto legge.. Viene
definitivamente approvata a fine aprile 2004. In questo periodo il 100%
dell’informazione televisiva nazionale maggiore - privata o di stato -
è di Berlusconi o della maggioranza, i giornali sono meno omologati
ma pochi li leggono (101 copie vendute ogni mille abitanti) Nonostante
il suo potere nei mass media e in Parlamento il governo Berlusconi pare
aver perso molti dei suoi consensi e si prefigura per le elezioni europee
un cambio di maggioranza nel paese. In
questo momento cruciale questa ricerca
va a vedere una piccola realtà locale:
da un lato cosa è successo nel nostro territorio per quanto riguarda
l’informazione minore. La recente morte del direttore del’Eco del
Chisone, Vittorio Morero, dopo una direzione di più di trentanni, pone
il problema di come si evolveranno gli equilibri di potere
all’interno del settimanale – che è di proprietà della Curia
Vescovile, anche se gestito in autonomia da una Cooperativa Sociale. Dall’altro
lato, accanto ai giornali si ricordano anche le organizzazioni politiche e
no, soprattutto quelle minori (la nuova sinistra degli anni Settanta e i
movimenti ed associazioni più recenti). La predominanza attuale del
centrodestra nel paese rende più amaro ricordare cos’erano le sinistre
moderate o estreme anche da noi; per molti tutto questo passato non è per
niente interessante, non avendolo vissuto, o perché è meglio guardare
avanti e indossare abiti nuovi. Le
schede in questa raccolta
sono parziali, alcune sono ridotte al minimo - sovente per carenza di
collaborazione, altre più complete e con testimonianze personali, alcune
sono ‘datate’ e non più aggiornate e bisogna andare di persona a
vedere cosa è successo dopo…. Alcuni giornali sono solo elencati, con
pochi dati (vedi le due schede ‘ Altre Pubblicazioni’ e ‘ Varie’).
Inoltre
dare pari importanza di spazio a esperienze diverse, alcune di piccoli
gruppi, altre di alcuni partiti e sindacati, vuol dire appiattirne la
diversa importanza e cogliere solo una minima parte della loro storia…
(chiedo scusa, ma osservo che hanno i mezzi finanziari e l’apparato per
provvedere se vogliono a scriverla ).
L’intreccio tra schede sulle pubblicazioni e schede sui gruppi che le
producono porta infine a una lettura un po’ faticosa, specie per i più
giovani lettori, ma è l’unica forma in cui è stato finora possibile
raccoglierle. L’appendice
contiene materiale vario che serve a completare o commentare le schede
ridotte della prima parte : due capitoli del libro di Vittorio Morero
‘Pinerolo, a memoria’, schede su alcuni periodi dei partiti maggiori,
su L’Eco del Chisone e L’Eco delle Valli valdesi, ricordi sul
Movimento studenti cattolici, interviste sulla contestazione - de l’Ecomese,
scheda su il giornale di Pinerolo e valli, su ‘Il Pellice’, ‘c’era
una volta l’Indesit’, un articolo di Repubblica sulla crisi della
sinistra, una riflessione sulla lotta armata, ricordi di Sandro Sarti,
articoli da ‘Orizzonti aperti, un documento di Agape, il Comitato difesa
miniere, , ricordi sul Gruppo Gramsci di Romano Madera, schede su
Avanguardia operaia,LC, Pdup,Autonomia. i giornali del movimento,
la musica dal beat all’antagonismo, giornali delle scuole,
Stranamore, Niño
, tendenze giornali nazionali. Per
una ampia bibliografia sul ’69 e dintorni si rimanda al file sul sito di
alpcub: http://alpcub.com/bibliografia.htm
Alcune riflessioni La
stampa locale in questa zona è stata molto varia.
Nel corso di un secolo si è consolidato L'Eco del Chisone, lasciandosi
alle spalle ogni altra pubblicazione locale. Le pubblicazioni della destra
non sono state studiate con questa ricerca, è qui riportato un elenco
ragionato nella scheda ‘Altre pubblicazioni”. Si vedrà che in zona
per tutti gli anni Cinquanta l’unica voce alternativa qui raccolta sarà
il 7B del PCI della RIV, poi negli anni Sessanta comincia il risveglio con
gli intellettuali de ‘La fornace’.
In certi periodi – con una punta negli anni Settanta-Ottanta,
appare un pullulare di iniziative e
di piccole pubblicazioni, di paese e di gruppo che segnalano la
diffusione e il radicamento nel territorio della sinistra ‘giovane’ e
no.
Le
esperienze di questo periodo che emergono anche con scritti sono sovente
di breve durata: di tutta questa effervescenza rimane ben poco. La grande
'maggioranza silenziosa' bene o male intanto trovava nel settimanale
cattolico uno spazio per esprimersi e per i propri affari. Non
dimentichiamo che il tutto si svolge all’ombra del quotidiano torinese
‘La stampa’, detta popolarmente ‘la busiarda’ che esprime gli
interessi del più grande padronato italiano. Il PCI da parte sua inviava
corrispondenze al quotidiano nazionale ‘LUnità’. Come
si potrà vedere, più volte le varie sinistre presenti sul territorio,
fino a metà degli anni Ottanta hanno provato a erodere il monopolio
dell’ECO DEL CHISONE, e le destre ci provano ancora. Le sinistre sono
quelle che vengono documentate meglio e si può ricordare il 7B, il
Pinerolese, 25a ora, il giornale di Pinerolo e valli, Cronache del
Pinerolese come i principali strumenti che la sinistra di fabbrica e
politica, vecchia e nuova, si è data nel secondo dopoguerra per
contrapporre informazione e linea politica all’ECO (inoltre decine di
tentativi minori di varia origine qui documentati). Purtroppo la sinistra
nel suo complesso non ha creduto abbastanza in se stessa, attrezzandosi a
un confronto di lunga durata col settimanale dominante che vantava una
presenza quasi secolare. Sono mancati, sembra, un ricambio generazionale,
una visione ampia dell’informazione, una tecnica
giornalistica adatta a un pubblico di massa e certamente anche una
sollecitazione adeguata dal
basso. Non si tratta solo di scarsità di fondi o di sdegnoso rifiuto
della pubblicità. Affiancandosi
o contrapponendosi alle sinistre storiche
la ‘nuova sinistra’
è stata coraggiosa e generosa a spendersi a cavallo degli anni
Settanta-Ottanta sull’inchiesta di fabbrica, a puntare sulle lotte, a
cercare una saldatura con gli studenti e i fermenti delle chiese, ma in
una fase, che ancora
continua, prima di ripiegamento e poi di frantumazione della classe, ha
tirato i remi in barca e abbandonate organizzazioni, gruppi di paese e di
fabbrica si è sovente occupata d’altro. I lavoratori in crisi, battuti
dalle ristrutturazioni, delusi, non meritavano di essere accompagnati
anche in questo percorso dai molti intellettuali che avevano sovente dato
loro la voce? Quanti consigli di fabbrica e singoli lavoratori che erano
capaci di analizzare e divulgare hanno resistito e continuato a prendere
la parola? Una
spiegazione parziale potrebbe nascere dall’analisi accurata della
composizione di questa ‘nuova sinistra’ - che pure aveva mirato alto -
e della sua capacità di lettura politica, di radicamento. Certo ha
decimato la sinistra, tutta, più la delusione – sovente per aver
coltivato scorciatoie e illusioni, su di sé e sulla realtà – della
repressione. Per molti dall’entusiasmo
si è passati in pochi anni alla crisi e alla rinuncia, al ritorno
legittimo alla propria vita privata e di lavoro. Gli anni Settanta-Ottanta
nel nostro territorio per fortuna sono stati meno bui che nel resto del
paese, pochi sono partiti per la tangente della lotta armata (cinture di
Torino). Mentre
si spegnevano le luci della ribalta
i movimenti di lotta nelle fabbriche, nella scuola, in molti settori della
società, cresciuti negli anni Settanta sono via via
diminuiti nella loro forza – a partire dai luoghi di produzione -
e i sindacati e le forze politiche sono diventate sempre più
impermeabili alle istanze provenienti dal basso. A confermare questa
caduta di potere basta citare il dato che la quota che va ai profitti del
prodotto lordo nazionale è salita al 35,4% nel 2000, mentre era sotto il
28% alla metà degli anni Settanta. Il mercato globale del lavoro sposta
manodopera e produzioni, rompendo la catena che legava lo Stato
all’individuo, e porta
verso il basso i salari. Quote crescenti di popolazione non riescono ad
arrivare a fine mese, come negli anni Cinquanta, e coi cento
lavori precari i diritti dei lavoratori sono in calo continuo,
mentre i disoccupati sono ora
ai minimi degli ultimi 10 anni [3],
visto che sono una merce a basso costo e senza diritti. Negli
anni Novanta,
dopo lo spartiacque dell’89 della caduta del muro di Berlino e il
collasso dell’URSS, e per alcuni con il contributo di ‘Tangentopoli’,
c’è stata la ‘crisi della politica’, con l’esaurimento dei
partiti maggiori DC-PCI-PSI . La politica via via si è
i fatta più accentrata e televisiva. Si realizza il duplice
sdoganamento verso il governo dell’ex PCI(Pds) e dei fascisti. Il
PCI ha avuto l’epilogo che conosciamo : l’approdo attuale è un
leggero partito di centro, i
Democratici di Sinistra, dopo aver decimato la vecchia struttura
organizzativa del PCI mantenendo la maggior parte della vecchia dirigenza. Destra
e centro si sono riorganizzati e ridisegnati - vistoso il sorgere della
Lega Nord di Bossi - attirando uno stillicidio di conversioni verso destra
di delusi, stanchi, incazzati ecc. La DC si è frantumata in pezzi vari,
andati su entrambi i fronti politici, una parte sta all’interno
della ’Margherita’ di Rutelli. Infine
la politica negli ultimi anni è
stata demonizzata in nome dell’Azienda Italia. La destra guidata da
Berlusconi, prima nel ’94 e poi nel 2001 ha trovato un ampio, e per i più
inaspettato, sostegno di massa, lavorando a colpi
feroci a demolire diritti, stato sociale e Costituzione, in una
resa dei conti con mezzo secolo di vita ‘democratica’ del paese. Le
esperienze di governi di centro sinistra della seconda metà degli anni
Novanta avevano già aperto molte breccie, vedi liberalizzazione delle
regole del lavoro, facendosi carico di risanare il paese per ‘farlo
entrare in Europa’con pesanti leggi finanziarie. La partecipazione dei
cittadini alla politica è sempre più delegata, con una crescita
dell’astensione elettorale – che per i più significa passività o
critica individuale della politica. Le
manifestazioni nazionali grandiose di questo periodo (pensioni, scuola,
contro la guerra in Iraq, contratti nazionali. quelle del movimento
NO-Global) si accompagnano all’involuzione sindacale, che
da tempo porta a concertare dall’alto, in nome degli interessi
dell’economia ‘nazionale’, negando persino il diritto di votare sui
contratti. Mi
pare conclusa anche nella nostra zona una stagione critica durata
cinquant’anni:
I DS per quanto riguarda il Pinerolese, hanno visto negli ultimi anni
nell’ECO DEL CHISONE una sponda e un interlocutore all’interno
dell’Ulivo. Nel nostro territorio i
numeri degli iscritti agli eredi del vecchio PCI si sono ridotti:
i DS sono 100 a Pinerolo - sede c.so Torino 18, 70 in val Chisone e
70 in val Pellice; Rifondazione Comunista ha 90 iscritti nel pinerolese,
circolo ‘Ludovico Geymonat’- sede via Bignone 89 , in forte ricambio;
il P. dei Comunisti Italiani , sezione ‘Albino Baù’ – una decina -
con sede ad Abbadia da poco aperta - via Nazionale 200 (alle ultime
Provinciali ebbe nel collegio
di Perosa il 6%, in quello di Pinerolo il 4,5%; alle Regionali ci fu un
crollo dovuto alle candidature: 2%). Ci sono poche altre realtà
sopravvissute o emergenti, con seguito minore e per quanto riguarda
l’informazione di provenienza marxista bisogna affidarsi a materiali
prodotti a livello nazionale. E’
rimasta qualche scheggia più vivace,
come Il P. Rifondazione Comunista, il Pinerolese Social Forum che cerca
modi nuovi di azione politica adatti ai contenuti su cui riflette;
l’ALP-CUB che difende il suo piccolo gruppo di 400 iscritti da quasi
dieci anni, cercando di stimolare le lotte, in un difficile rapporto con
chi negli altri sindacati ancora le lotte le vuole fare – vedi Fiom; il
vivace gruppo cristiano di base vicino a Franco Barbero. Infine un’area
poco o non organizzata di individui che mantengono la loro autonomia
critica anche se non sembrano disposti a forme di militanza tradizionale.
Parte di questa area si esprime nel volontariato, nella solidarietà
internazionale, al di fuori di appartenenze politiche omogenee. Ci
sono ancora le forze a sinistra per ripensare a forme snelle di
informazione che si affianchino, con una voce propria sia pur limitata,
all’ECO DEL CHISONE per esprimere valutazioni diverse e notizie non
troppo filtrate? Quanti sentono il bisogno di un’informazione che serva
a tenere unita nelle sue diversità una area diffusa di persone che ancora
si interrogano, si stupiscono , sono curiose? piero
baral indice la presa di parola di gruppi sociali, di paese, di chiesa; la politica e le pubblicazioni del Pinerolese dal secondo dopoguerra – indice cronologico
APPENDICE
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