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_LA BELOIT ITALIA HA 40 ANNI

 

Dal 1958 al 1997

1998

1999

2000

2001

2002

2006 

2007

Demolizione Fonderia

1. 1958 …

La Beloit, multinazionale americana, entra in Italia nel 1958 acquistando dalla Cartiera Burgo prima metà e poi tutto il pacchetto azionario delle officine Poccardi di Pinerolo (OMPP).

La Beloit Italia costruisce macchine continue per cartiera. Altri stabilimenti Beloit sono in Canada, Spagna, Gran Bretagna ecc.. Nel ’58 l’officina Poccardi conta 400 dipendenti con una forte tradizione sindacale e di lotta. La nuova direzione non intende assorbire il personale del reparto Riparazione Carri Ferroviari (65 operai) ma con la lotta vengono fermati i licenziamenti. In tre anni si passa a 1200 dipendenti, la Beloit assorbe personale specializzato mettendo in crisi la piccola industria locale – arrivano poi maestranze specializzate da tutta Italia. A quel tempo si diceva che si volesse giungere fino a 2500 dipendenti. Le alte paghe, specialmente nel settore impiegatizio spiegano il calo di conflittualità nella vertenza nazionale del 1959. Nel ’60 dopo una riduzione di orario da 45 a 40 ore per riduzione delle commesse, l’azienda licenzia 2 membri di commissione interna. Sciopero dal 10 al 13 giugno. Ritiro dei licenziamenti. Nel 1961 sorge l’ALABI (Associazione Lavoratori Apolitici Beloit Italia) con lo scopo di rompere l’unità dei lavoratori. Nasce anche il foglio aziendale "la voce della Beloit Italia" e l’azienda assume in proprio attività culturali, ricreative ed assistenziali con lo scopo di operare un efficace controllo sulla manodopera. L’ALABI si impone rapidamente: 4 seggi su 12 nella Commissione Interna nel ’61, 6 nel ’62, e poi la maggioranza assoluta. Nell’ottobre del ’62 cominciano i licenziamenti collettivi e in un clima deteriorato dall’azione dell’Alabi vengono colpiti in particolare alcuni attivisti sindacali (fra cui Bosio della Fiom). Nel marzo’63 viene licenziato Orsi e alla fine dell’anno si chiedono 90 licenziamenti, poi ridotti a 45.

Né allora né a febbraio ’64 quando vengono licenziati 75 impiegati le maestranze si muovono – per il controllo dell’Alabi e per la paura di perdere il posto di lavoro in un momento di recessione economica.

Il 29/12/64 vengono richiesti altri 300 licenziamenti e parte lo sciopero. Il 7 gennaio ’65 c’è l’occupazione della Beloit ( all’inizio è presente anche l’Alabi). Il 16 gennaio la fabbrica viene sgomberata dalla polizia.

I licenziamenti vengono ridotti a 123, più alcune dimissioni volontarie e varie sospensioni a 0 ore. Nel luglio ’66 160 sospensioni a 0 ore verranno poi trasformate in licenziamento, alcuni lavoratori sospesi verranno reintegrati. Dopo l’occupazione torna apparentemente la calma, non si aderisce agli scioperi nazionali metalmeccanici del ’66. Ma sta crescendo lo scontento verso l’Alabi, con astensione e schede bianche alle elezioni interne.

1bis.

Intervista a Franco Castagno e Giuseppe Civallero (Cronache del Pinerolese –18/1/1985)

** Con voi vorrei parlare in particolare di come venne decisa l’occupazione e come viveste quei 10 giorni dentro gli stabilimenti.

(Castagno). Era da diversi giorni che si facevano gli scioperi interni, quando ci giunse nella mattinata del 7 gennaio la notizia dei licenziamenti. La discussione, come puoi ben immaginare quando ci si trova di fronte ad un attacco così brutale al posto di lavoro, si fece subito alquanto animata. Nel giro di poche ore si decise di passare dagli scioperi interni all’occupazione dello stabilimento. Ricordo che quelli più politicizzati,come me ed altri, eravamo contrari a tale drastica forma di lotta poiché ci rendevamo conto a cosa andavamo incontro; quali enormi sacrifici avremmo dovuto affrontare per riuscire a durare più a lungo possibile nel tempo. Mentre invece i più accesi sostenitori dell’occupazione erano i meno politicizzati. Ritengo che questo loro atteggiamento fosse determinato da due ragioni fondamentali, una relativa all’illusione nata in un momento di euforia di poter giungere così in tempi brevi ad una soluzione positiva della vertenza in atto, l’altra alla voglia di ricrearsi una certa verginità dopo aver per molti anni accettato supinamente la politica paternalistica e discriminatoria dell’azienda ed il ruolo filopadronale dell’ALABI.

** Cosa successe dopo che fu presa tale decisione?

(Castagno-Civallero). Ci recammo dall’allora capo del personale Manganaro comunicandogli la decisione presa dalla maggioranza dei lavoratori e lo invitammo quindi ad abbandonare lo stabilimento. Dopodichè nessuno più uscì dalla fabbrica e qualcuno che se n’era andato a casa ritornò. Fu quindi formato un comitato d’occupazione che ebbe il compito di gestire i vari aspetti organizzativi della lotta quali i collegamenti con l’esterno, la pulizia dei locali dove si mangiava e si dormiva e cosa molto importante da ricordare, la sorveglianza 24 ore su 24 degli impianti produttivi e dello stabilimento nel suo insieme onde evitare qualsiasi atto provocatorio di sabotaggio.

** Per dormire e mangiare quali locali, visto che era inverno e faceva freddo, usavate?

(Civallero). Per mangiare si andava nei locali della mensa, per quanto riguarda il dormire ricordo che le prime notti le passammo nell’ufficio tecnico perché lì vi era il pavimento di legno e nel dormire per terra si sentiva di meno il freddo.

** I viveri, le coperte ed eventuali brandine e materassini chi ve li fornì?

(Castagno). I viveri e le coperte ce le portarono da casa le nostre famiglie, non ricordo se vi erano delle brandine oppure qualche materassino sì ed anche quelli penso provenissero dalle proprie famiglie. I cittadini normalmente ci portavano altri generi di confort, tipo le sigarette.

** Prima Civallero ricordava il fatto di dormire in un determinato ufficio perché così si pativa di meno il freddo, vi ricordate se a causa di tale fattore climatico qualcuno degli occupanti ebbe delle conseguenze negative per la propria salute?

(Castagno): Altrochè, l’infermeria funzionava a pieno ritmo, raffreddori ed influenze erano all’ordine del giorno. Va ricordato che l’infermiera dello stabilimento accettò di rimanere per darci la propria assistenza, in più ogni tanto veniva il dottore di S.Secondo a visitare quelli che si ammalavano e ci forniva dei medicinali necessari.

** Ad occupare la fabbrica eravate tutti i dipendenti o qualcuno venne esonerato?

(Civallero- Castagno). No, non tutti, esentammo dall’occupazione tutte le donne, gran parte degli anziani e gli invalidi.

** Com’era lo stato d’animo tra gli occupanti?
(Castagno-Civallero). Eravamo certamente molto preoccupati per come poteva andare a finire la cosa, ma nonostante tutto eravamo soddisfatti per la grande solidarietà che ci veniva mostrata dalla popolazione locale. Inoltre fino alla fine, nonostante le inevitabili discussioni soprattutto sulle proposte di soluzione da dare alla vertenza, la solidarietà tra gli occupanti non venne mai meno.

** Come viveste l’ultima fase dell’occupazione, cioè quella dello sgombero dello stabilimento?

(Castagno). Io personalmente ero uno di quelli contrari ad abbandonare la fabbrica, perché sostanzialmente nulla era mutato dal momento in cui la maggioranza dei dipendenti Beloit aveva deciso di occupare lo stabilimento. Ricordo anche però di essere rimasto abbastanza isolato su tale posizione, poiché la gran parte degli altri lavoratori non vedeva l’ora di tornare alle proprie case.

(Castagno-Civallero). Presa la decisione di uscire dalla fabbrica e di continuare la lotta esternamente, consegnammo le chiavi del cancello principale nelle mani del capitano dei carabinieri ed assieme a lui, al capo del personale Manganaro ed altri dirigenti della Beloit, facemmo un giro dello stabilimento a riprova che nulla era stato manomesso. Dopodichè uscimmo e la lotta durò solo più pochi giorni con conseguente esito finale assai negativo.

lettera DELLA DIREZIONE  ai DIPENDENTI DOPO L'ACCORDO pdf

2.ALCUNI ACCORDI

acc.az. premio di produttività per impiegati (+10% dello stipendio) e per operai (max 140 lire). Inoltre disagio turni e premio di posto.

1996 acc.az. aumento collettivo del 5% dei minimi, premio, revisione qualifiche, premio anzianità operai, premio fedeltà.

acc.az. orario di lavoro

acc.az. armonizzazione all’interno delle categorie, premio non cottimisti, eliminazione cottimo, automatismi per i livelli.

acc.az. Ambiente di lavoro, gratuità dei trasporti, estensione accordi alla Fonderia, premio annuale sale a 230.00

1977 acc.az aumento di 75 lire dal ’77, e di 50 dal ’78.

1979 acc.az. riduzione orario a 40 ore per i turnisti pagate 42,5. La mensa promessa per il ’78 non c’è ancora. Il premio sale a 430.000 lire.

3.NOTIZIE IN BREVE (1970-’85).

1970. Gennaio Negli stabilimenti pinerolesi si tengono le prime assemblee interne, frutto del contratto nazionale del 1969. A marzo scoppiano nel Pinerolese le lotte sui trasporti pubblici. A giugno l’Alabi tiene assemblee in Beloit, con dirigenti nazionali, ma gli operai sono fuori al sole… Il 21 luglio viene licenziato l’operaio Galetto, membro di C.I. per un incidente di lavorazione. Sciopero per alcuni giorni. L’Alabi già il secondo giorno invita al crumiraggio. Novembre – viene presentata la piattaforma rivendicativa. Dicembre . Gravissimo infortunio: due operai muoiono schiacciati da un cassone.

1971. Gennaio- Si concludono le lotte con l’accordo aziendale. Si ottiene la commissione ambiente, 115.000 di aumento sul premio annuo, armonizzazione al 65% all’interno delle categorie. 13 febbraio: assalto della popolazione pinerolese alla sede del MSI dopo che una squadraccia ha ferito operai e studenti. Marzo. Il cdf della Beloit replica alle manovre della direzione che vuole snaturare il recente accordo sulla armonizzazione (si vogliono fare 80 gruppetti). Giugno . Licenziati 5 apprendisti. E’ stata intanto aperta all’Amma la pratica per licenziare 80 impiegati.

1972 Febbraio. In Beloit straordinari a go-go. Il direttore del personale, Manganaro, convoca due assemblee di operai per controbattere a un volantino del cdf. Gli operai si mettono in sciopero. Aprile. Assemblee contro la nocività in fonderia. 14 dicembre. Sciopero generale nel Pinerolese: La Beloit partecipa al corteo con le altre fabbriche.

29 dicembre. 5 denunce a operai per violenze ai picchetti. Scioperi interni per alcuni giorni.

1973. Gennaio. Durante i contratti viene licenziato il delegato Belcari e vengono sospesi 17 operai per un corteo interno. 1 febbraio. Grande manifestazione a Pinerolo con 2000 lavoratori in corteo. La lotta in Beloit continua da un mese e mezzo. Marzo. La lotta paga. Vengono ritirate le 17 sospensioni e rientrano due dei tre licenziati. Settembre. Viene preparata la piattaforma aziendale. Novembre. Scioperi interni ed esterni.

Volantino della cellula del pci -Beloit- Intitolata  isolare i missionari della_provocazione.pdf  set1973

 

1974 Gennaio. Si conclude dopo due mesi di lotta la vertenza aziendale. 130 +50 lire di aumento. Riconoscimento del cdf di 18 membri.

Luglio. Nei mesi precedenti sono stai assunti circa 100 operai. Lavoro a pieno ritmo. In questi anni la forza dei lavoratori è cresciuta e il cdf Beloit è l'avanguardia delle lotte nella zona. Nella fabbrica sono presenti gruppi organizzati di Lotta Continua ( che quando si presenta a vendere il giornale arriva a 150 copie), Avanguardia Operia, Partito Comunista ML.

1975 Nel luglio viene licenziato il delegato Costa. Scioperi articolati. I compagni di lavoro decidono di mettere da parte la vertenza in corso e concentrarsi sul suo problema. Costa alla fine ritorna in fabbrica.

1976.Settembre. Per tre mesi CIG 2 giorni la settimana. (vedi ** 1980)

1977. Maggio. Lotta contro gli straordinari. Gli operi rompono la tregua di un anno. Presentata la piattaforma aziendale.

1978. Vertenza sulla maggiorazione turni (su ferie, festività ecc.) come quelle fatte in fiat, Riv ecc.

1979. Scarsa partecipazione in Beloit alle lotte per il contratto metalmeccanico.

Settembre. Incontro con richieste su mensa, assunzioni, ambiente di lavoro( in particolare il cdf contesta l’imposizione di cuffie per il rumore preferendo interventi strutturali).

1980 Febbraio. La direzione, come da impegni presi riconferma che costruirà la mensa. La mensa alla fine costerà 140 ore di sciopero per la firma, più altre 40 perché dopo un anno non cominciavano i lavori.

Aprile. A 7 mesi dall’apertura della vertenza aziendale la Beloit rifiuta le richieste e propone un aumento unilaterale di 20.000 più altre 15.000. Il cdf si oppone a un accordo simile.

Il 30 giugno si volge il processo per la denuncia a impiegati e sindacalisti da parte della Beloit per i fatti del dicembre 1976. (Allora la Beloit licenziò una delegata FLM e 7 impiegati e ‘convinse’ una cinquantina di dipendenti a dare le dimissioni. Ci furono tre settimane di lotta, due o tre ore al giorno e presidio dei cancelli da parte di un centinaio di impiegati). *** 10 settembre 1980 grave infortunio alla Carpenteria della Beloit Sede. Muore Francesco Litterio di 35 anni. Scioperi ripetuti dopo la scarsa reazione aziendale.

Il 9 dicembre l’azienda chiede la CIG. La faranno 372 dipendenti a 24 ore, 72 a 0 ore per tre mesi.

1981 Marzo- 115 lavoratori in CIG alla Fonderia, per tre mesi a 16 ore.

A luglio richiesta altra CIG: 239 a 16 ore e 106 a 24 ore da settembre a tutto novembre.

1982 Gennaio. Nuova CIG : 28 a 24 ore, 312 a 16 ore, 77 a 0 ore. Scioperi.

In definitiva saranno poi 101 operai e 85 impiegati ( e non 77) in CIG a 0 ore. IL cdf denuncia l’assoluta mancanza di programmazione della produzione.

1983. Vertenza sulla maggiorazione turni (su ferie, festività ecc.) come quelle fatte in Riv. Fiat ecc.

1984. Assemblee contro il commissariamento della CISL per aderire alle lotte contro l’accordo della scala mobile. Un nutrito gruppo partecipa alla Manifestazione a Roma

1985. Dopo numerose ore di sciopero (circa 40) l’azienda forza con il cdf che firma un accordo senza sentire le assemblee ( aumento di 40.000 mensili e due giorni di ferie aggiuntive come riduzione orario).

4 .ALCUNI DATI SULL’ORGANICO:

imp_interm_operai_tot.sede_fonderia_Tot___

372_167_ ----401_----811_-------129_---940_---------1981__

355_163_----393_-----793_-------118_----911_ --------1982__

338_159_-----307_-----711_-------90_-----801_-----------1984_

337_175------_247_-----691-------_74_------765_-----------1987__

5.Dati sull’occupazione

799 1991 808

842 1992 747 .

837 1993 727

In questi anni la Beloit dichiara di aver investito per una media di 5 miliardi l’anno.

6. Notizie in breve (1989-1998)

1989. Un accordo sul premio di produttività, legato al fatturato – senza ricorrere allo sciopero. E’ una quindicesima mensilità, che si aggiunge al premio di produzione sui due milioni.

1990. IL 14 maggio accordo su struttura della busta paga e professionalità.

1991 In occasione della guerra del Golfo la Beloit entra in sciopero e va in corteo per Pinerolo, davanti alle scuole, chiedendo agli studenti di uscire. A partire da questo decennio la Beloit si organizza nell’indotto, vengono eliminate operazioni sul prodotto, date all’esterno. Oggi il 60% è fatto fuori.

1992 Viene chiusa la Fonderia. I dipendenti sono riciclati in sede. Negli anni ’92 – ’94 c’è cassa integrazione prima ordinaria poi straordinaria.

1993 GIUGNO. Il cdf si incontra con la direzione per discutere le modalità della CIG straordinaria. Si parla di 300 persone dal 12 luglio. L’azienda dirà poi che saranno un centinaio a rotazione.

Il cdf ha una parola d’ordine: in mobilità ci vanno solo i volontari. Si fa un accordo aziendale superando la CIG straordinaria, fissando un minimo di 1.400 mila per le paghe più basse. Inoltre un’incentivazione per la mobilità inversamente proporzionale alla paga. Andranno in mobilità verso la pensione circa 80 persone. Novembre. In piena cassa integrazione la Beloit chiede straordinari. A fine novembre cambia il capo del personale. Dicembre. La direzione nonostante l’opposizione del cdf continua a consultare lavoratori per la mobilità e la flessibilità interna.

1994 Inizia il lavoro a tempo pieno per tutti i dipendenti. Maggio. Blocco degli straordinari per chiedere Assunzioni. Agitazione degli impiegati dell’Ufficio tecnico. Specialmente contro l’aumento del carico di lavoro al CAD e la monetizzazione.

Gli operai aderiscono su proprie rivendicazioni.Si fanno 20 ore di sciopero. Il cdf dà le dimissioni chiedendo un ricambio. I trasfertisti chiedono il regolamento trasferte e presentano richieste.

Sia questa vertenza che quella degli impiegati si interrompono a causa della mancanza del cdf.

Dopo il contratto nazionale, la direzione convoca assemblee per parlare di nuova organizzazione del lavoro e riduzione di impiegati. Finanziaria del governo Berlusconi. Dal 29 settembre in Beloit si sciopera ogni giorno con cortei. 7 ottobre manifestazione sindacale a Pinerolo contro la finanziaria, gli operai Beloit prendono la testa del corteo e cambiano programma e percorso. Grande manifestazione a Roma a novembre (un pulman di lavoratori Beloit). Dicembre. Agitazioni contro le ferie obbligatorie per Natale. Sciopero due giorni. Rinuncia della direzione.

1995. Marzo. rinnovato cdf. Eletti 5 delegati. A maggio si vota sull’accordo delle pensioni. Bocciato col 63% di No in zona, alla Beloit 51 si, 328 no. In Beloit e alla SKF di Villar ci sono scioperi di protesta. La Beloit per alcuni giorni manifesta per le vie di Pinerolo. Un coordinamento di Rsu organizza uno sciopero di zona per il 12 maggio. 1500 lavoratori in sciopero, di cui 250 sfilano per Pinerolo sotto la pioggia fin davanti alle sedi confederali.

Il 15 giugno sei ore di sciopero con assemblea contro il licenziamento di un operaio in CFL. Dal 1995 non viene più pagata la rivalutazione ISTAT sui premi di produttività e di produzione: l’azienda dice di applicare il CCNL . I lavoratori a tutt’oggi ci rimettono più di un milione di lire.

A fine luglio viene registrato lo Statuto della nuova Associazione Lavoratori Pinerolesi. E’ nata ALP e in Beloit nell’autunno saranno molti i lavoratori ad iscriversi. 19 settembre , assemblea per parlare di ALP e decidere il blocco degli straordinari contro il mancato pagamento di un premio. A ottobre viene preparata e votata una piattaforma aziendale , che la Beloit contesta, unita al sindacato. C’è un tavolo di trattativa a Pinerolo. Si chiedono 350.000 lire di aumento, più miglioramento del trattamento mutua e riduzione orario. Si sciopera.

A ottobre-novembre dopo alcune assemblee si decide a stragrande maggioranza di dimettere il restante cdf (due persone) e si nomina una delegazione rappresentativa che racchiude tutte le ‘anime’ della Beloit.. L’azienda accetta la delegazione per alcuni incontri, sembra, con l’intento di legittimarla, poi per l’opposizione dei confederali e dell’AMMA decide di interrompere. Il capo del personale invita a fare le elezioni, sostenendo che all’interno del regolamento sindacale c’è la possibilità di arrivare alle RSU anche per i gruppi che non appartengono a CGILCISLUIL.

Iniziano le provocazioni (vedi caso montatori obbligati alla trasferta con lettera ecc.), si decide dopo 40 ore di sciopero (tutte assemblee) di interrompere perché rischia di essere una battaglia per una legittimazione.

IL collettivo ALP chiede la rielezione delle RSU per sbloccare la vertenza aziendale. Apre le elezioni raccogliendo 50 firme per la lista. Il sindacato inizia una campagna denigratoria nei confronti di ALP. Barricate su tutti i fronti per non avere la legittimazione di Alp.

1996. Continua per mesi il braccio di ferro con l’azienda su vertenza e RSU. Proseguirà fino a aprile ’98 l’invito con volantini e comunicati a chi ritiene di avere il diritto di farlo di avviare la procedura delle elezioni. Intanto in mancanza di cdf la direzione ha le mani libere. Aprile. L’unione industriale convoca i sindacati per proporre un aumento del premio di produttività. Settembre. Sciopero metalmeccanici. In Beloit si sciopera poco o ci si mette in ferie.

Dicembre. La direzione sospende a tempo indeterminato un trasfertista. Poi diventa una sospensione di tre giorni e sei mesi di aspettativa.

1997. Febbraio : presentata da tutti montatori una carta dei diritti in trasferta su orario, riposi, responsabilità e mansioni. Aprile. Mano libera della direzione. Fioccano i provvedimenti disciplinari.

Tre giorni di sospensione a un operaio provocato da un capo, dopo un contenzioso di mesi in cui era intervenuto anche l’Ispettorato del lavoro. Giugno. Richiesta aziendale di mettere in CIG per otto settimane 35 dipendenti. Sciopero operaio di 3 ore e trattativa con una delegazione. Si concorda per i volontari da mettere in ferie. Luglio. Sciopero totale degli operai contro il trattamento a un operaio delle imprese. Settembre. Richiesta di straordinari ma annuncio di rischio di CIG a novembre. In autunno viene a Pinerolo Bill Hadget (a mettere le basi della ristrutturazione?). Assemblee e fermento a settembre sui mezzi antinfortunistici. Venerdì 6 ottobre infortunio a una mano a un fresatore. Fine ottobre. Due giorni di sciopero con assemblee sul caso del mancato rinnovo di un CFL. Intanto dalla Corporation è giunto l’avviso del blocco degli investimenti, si parla di lista di mobilità e CIG nel ’98.

 

1998 LA SVOLTA e i limiti della lotta

Richiesta CIG per 13 settimane per calo di ordini, in alcuni reparti sarà a rotazione. In questa vicenda della CIG pesano i silenzi e i rinvii dei confederali.

L’area della ex Fonderia con convenzione col Comune verrà riconvertita in area edificabile e commerciale. Il 23 febbraio annuncio della Beloit Corporation: per la crisi del settore cartario ci sarà riduzione degli stabilimenti e ristrutturazione. Investimenti nei vari paesi per più di 100 milioni di dollari. Marzo. Il Collettivo Beloit chiede di organizzarsi per la crisi aziendale, di rifare le elezioni dei delegati. La Fiom richiede l’elezione delle RSU, ALP parteciperà. La Beloit comunica all’Amma che entro il 2001 ci sarà un esubero di 130 dipendenti, in maggioranza all’Officina. Oggi in Beloit Italia si è in 520: 260 operai, 250 impiegati e i dirigenti.

L’Eco del Chisone scrive che la Corporation parla addirittura di chiusura di Pinerolo.

Nasce il Comitato Unitario Beloit "sensibili alle foglie" che esce con volantini settimanali. Ha preparato una lettera che verrà resa pubblica in vista di un incontro cittadino.

Intanto sono state raccolte 180 firme da ALP per la presentazione della lista per l’elezione delle RSU.

Tutto quel che sta capitando era stato annunciato un anno fa, allora si era detto che sarebbero stati chiusi stabilimenti a basso rendimento, che ci sarebbe stata CIG, che si sarebbe fatta una lista dei "cattivi". Allora sembrava ancora incredibile.

Martedì 28 aprile si svolgono finalmente le elezioni RSU, con presenza di amministratori pubblici e giornalisti. Il 21 Fim e UIL hanno fatto saltare un incontro all’Amma e lo stesso giorno hanno disertato un incontro in Regione sulla Beloit. In Comune sempre il 21 è stata presentata una mozione del PRC sulla Beloit, la ristrutturazione e la convenzione sulla Fonderia, approvata dal Consiglio con correzioni.

Alle elezioni RSU del 28 non hanno votato gli impiegati non avendo candidati, ma è stato riservato un posto per loro. Hanno votato 202 operai su 258 (78%): voti validi ALP 125 (2 RSU) e Fiom 71 (3 RSU), Uilm 1 voto , più 2 bianche e 3 nulle. La direzione Beloit impugna le elezioni, ma la commissione elettorale respinge il ricorso. La Beloit ricorre al collegio dei Garanti.

A maggio in Pretura c’è l’udienza per l’ISTAT sui premi, il pretore rinvia a luglio in attesa che si insedino le RSU. Le RSU chiedono ai sindacati e al sindaco un tavolo permanente sulla crisi Beloit. Il 29 c’è sciopero interno con assemblea in occasione della riunione dei Garanti, i quali però annullano le elezioni. Sciopero di protesta nella prima settimana di giugno, 150 lavoratori si incontrano col sindaco. Venerdì 12 sciopero interno con blocco dei cancelli in attesa del comunicato della multinazionale sulla ristrutturazione. La direzione organizza un’assemblea in un teatro cittadino per spiegare le sue intenzioni e comunica CIG da novembre. A luglio le RSU(anche se non riconosciute) consegnano una richiesta scritta con richieste da discutere, l’azienda vuole anche i sindacati. 8 luglio udienza in pretura. Le RSU della Beloit scrivono che prima di affrontare i 110 licenziamenti annunciati occorre un piano industriale e il coinvolgimento del Ministero dell’Industria. Intanto le amministrazioni locali han chiesto un incontro in regione ma CISL e UIL non si sono presentate. La Beloit intanto ha messo in CIG ordinaria quasi tutta l’Officina. Il 17 settembre udienza in Pretura per sentire i firmatari del contratto nazionale sui premi di risultato che confermano che l’ISTAT è abolita. Incontro all’Amma aumenta la CIG fino a novembre con inserimento di impiegati. A metà ottobre si apprende che la Burgo di Verzuolo investirà mille miliardi in nuovi impianti, ma non ci saranno ricadute significative di commesse per la Beloit. Intanto ALP ha partecipato il 3 ottobre a Milano a un incontro dei sindacati di base, viene proposta una piattaforma alternativa e si dà indicazione di votare NO a quella confederale. Si svolgono le assemblee sulla piattaforma metalneccanici nel Pinerolese, almeno mille lavoratori fra cui quelli della Beloit non vengono consultati. Vota appena il 34% con una maggioranza del 52% di No alla piattaforma. Il pretore intanto respinge il ricorso di ALP sull’ISTAT.

Nell’incontro all’AMMA del 21/10 la BELOIT ITALIA comunica di aver 130 esuberi dell’Officina che intende gestire così: 10 cambio interno di mansioni con riqualificazione, 47 in mobilità verso la pensione, 43 da trasferire ad aziende collegate (esternalizzazione- tutta sulla carta), 30 per cui resta solo la mobilità breve. Per questa fase partirebbe la CIG speciale dal 29 novembre (90 a zero ore). Non è ancora noto il piano industriale. I lavoratori chiedono di essere rappresentati nelle trattative da una delegazione. Prossimo incontro ‘tecnico’ entro ottobre. Si riunisce il collettivo Beloit e propone di allargare la vertenza per non subire il processo di terziarizzazione in atto (oggi il 60% del lavoro è fatto fuori). La prima settimana di novembre sciopero e assemblee. La Beloit ha intanto aumentato a 45 il numero di ‘esuberi’ a cui offre solo la mobilità breve. I sindacati confederali invitano a non fare casino e non prendono sul serio la richiesta degli operai di portare una loro delegazione in trattativa. Dopo il 15 ci sono stati altri scioperi ed assemblee. Gli operai hanno imposto la delegazione alle trattative. Martedì cento operai sono andati in Consiglio comunale e hanno preso la parola. C’è poi stata una trattativa non stop con la direzione. La mattina di mercoledì si è formulata l’ipotesi di accordo, ottenendo solo l’anticipazione della CIG ma non la rotazione. La Beloit consegna un succinto piano produttivo. La sera si è svolto un incontro coi capigruppo comunali. Il giovedì sciopero degli studenti, un migliaio si è diretto davanti alla Beloit, dove gli operai in sciopero hanno parlato ai cancelli. Al pomeriggio quattro ore di assemblea degli operai con gli impiegati- venuti in massa chiamati dalla direzione- perché il sindacato voleva far votare. Nell’assemblea si è articolata la critica della posizione aziendale che nel suo piano di ristrutturazione vuole tagliare il personale, ridurre salari e diritti ma non prende nessun impegno per il futuro. L’assemblea ha imposto la riapertura delle trattative ma l’azienda non cede. Il collettivo ALP Beloit contesta l’ultimatum inaccettabile della direzione Beloit che dice : o si firma questo accordo nel quale si prevedono tagli al personale, riduzione del salario, eliminazione diritti acquisiti, senza aver in cambio un minimo di certezze, oppure darà il via a 150 licenziamenti. La posizione nel sindacato confederale è "incomprensibile", nell’assemblea generale ha perso la testa e cercato in tutti i modi di convincere i lavoratori che non c’erano alternative a questa decisione. Il collettivo ALP della Beloit pensa che per arrivare a una soluzione positiva ci siano le risorse e le condizioni, a partire dal superamento della divisione tra operai e impiegati su cui contava la direzione. Se gli americani non tirano fuori soldi si può riaprire il piano di riutilizzo per l’ex Fonderia coinvolgendo l’Amministrazione Comunale e utilizzare le risorse ricavate per uno scopo produttivo. Il collettivo ALP ha deciso di partecipare sabato 21 a S.Germano all’incontro la di coi parlamentari Fassone e Merlo per chiedere di portare la Beloit al Ministero dell’Industria; Lunedì 23 partecipare con una delegazione all’Assemblea Generale per il patto territoriale per dire che intanto va difesa l’occupazione esistente; inoltre per Lunedì 23 alle 21 convoca una assemblea straordinaria presso il Circolo Stranamore sulla situazione Beloit. Sabato 21 si sono incontrati azienda e sindacati confederali ed hanno deciso per mercoledì 25 la nuova giornata di votazione sulla bozza d’accordo. Sabato pomeriggio l’on.Fassone ha replicato alla richiesta di intervento dei lavoratori Beloit parlando di democrazia in fabbrica. Lunedì pomeriggio una delegazione è andata alla riunione per il Patto Territoriale. Un giornalista RAI si stupiva che da tre anni non ci fossero RSU in Beloit. Lunedì sera assemblea a Stranamore con una sessantina di lavoratori: si decide di proporre il no alla bozza e un contro piano produttivo. Si apprende da Roma dal deputato Gardiol che la Beloit non ha chiesto finanziamenti al Ministero dell’Industria. FimFiom Uilm escono con un comunicato pieno di insulti. Martedì assemblea ai cancelli e raccolta di 140 firme su una lettera per l’amministrazione comunale, che però non prende posizione.

Mercoledì volantinaggio alle porte, ‘difese’ dalla forza pubblica e votazione per reparti e ai cancelli per i cassintegrati. Risultato 207 NO e 140 SI.

Segue una riunione in municipio dove i confederali si presentano ma se ne vanno presto. I capigruppo accettano la proposta di convocare un consiglio comunale aperto entro dieci giorni. Giovedì 26 la Beloit emette un comunicato in cui lascia alla casa madre USA la valutazione della situazione. ALP tenta contatti con i condefederali che si negano. Viene contattato da Alp anche il sen.Fassone che si reca in azienda. Venerdì assemblea al centro sociale S.Lazzaro con Tiboni (CUB) e Marinelli ,RSU Fiat del S.inCobas. La situazione si sta modificando a favore dell’azienda. I lavoratori che contestano l’accordo sono isolati.Si svolge Sabato mattina una riunione con amministratori, parlamentari e confederali in cui si attacca ALP. Alp incontra la direzione Beloit e ribadisce la sua opposizione alla cassa integrazione a zero ore proponendo invece i contratto di solidarietà e chiedendo investimenti. La Beloit invia 102 lettere mettendo in ferie alcuni lavoratori, altri li sospende per mancanza di lavoro, per impaurire i lavoratori e far loro cambiare idea.. La sera di domenica 30 riunione ad ALP di 80 lavoratori che hanno ricevuto le lettere. Lunedì sciopero di una parte del primo turno, lo sciopero non riesce per il boicottaggio sindacale e l’effetto delle lettere.Nel pomeriggio la direzione fa una videoconferenza con gli Usa. Una delegazione va in comune per due volte ma i confederali fanno muro e vogliono una sconfessione del voto contro l’accordo.

Nel frattempo si comunica alla Beloit le intenzioni dei lavoratori e di ALP di non boicottare l’accordo anche se non lo si condivide, l’azienda è disponibile a modifiche di tutela dei malati e alla formazione, ma non c’è la disponibilità confederale. Intanto vengono impugnate le lettere inviate dall’azienda e i lavoratori si presentano al Martedì ai cancelli. Il bilancio di questa esperienza non ancora conclusa è che l’ostacolo maggiore è venuto dai confederali : molti lavoratori in fabbrica hanno capito la necessità di una esperienza sindacale alternativa e di un diverso modo di fare politica. La direzione ora- come minacciato - apre la procedura di mobilità per 166 lavoratori, ma dovrà comunque arrivare a un accordo per ridurre i costi. Ci si aspetta che i confederali gestiranno il tutto cercando di far pagare ad ALP <<l’affronto>>.

Ma il clima cambia di colpo, il 2 dicembre c’è uno sciopero interno, ripetuto il 3 con la Fiom che porta il segretario regionale Cremaschi per un’assemblea all’Auditorium in cui si "rilancia" la vertenza riprendendo le parole d’ordine di ALP : contratti di solidarietà, rotazione ecc.e proponendo l’unità di lotta. Venerdì 5 i confederali incontrano l’azienda per la mobilità ( nuovo incontro il 14 dicembre). Sabato ALP e gli operai Beloit aspettano Morgando, sottosegretario all’industria, che viene a Pinerolo per la piccola industria, volantinano e hanno un incontro con lui. Mercoledì 10 sciopero con manifestazione. Segue un incontro con il nuovo Vescovo. L’11/12 Cons. comunale aperto sulla Beloit.

 

Il 14 dicembre FimFiomUilm, direzione Beloit e Amma siglano una nuova ipotesi di accordo in cui l’azienda ritira la procedura di mobilità per 166 dipendenti. Viene richiesta la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per 260 dipendenti in media, per un anno, a rotazione secondo le esigenze produttive e con anticipo da parte della ditta. La Beloit si impegna a organizzare la formazione per tutti i dipendenti. E’ previsto il ricorso ad orari sul fine settimana in caso di necessità produttive.

Il 16 dicembre i dipendenti hanno votato: 328 votanti, 291 SI, 22, NO, 8 bianche, 7 nulle.

A Roma l’11 gennaio incontro al ministero del Lavoro, la CISL non vuole presentarsi insieme all’ALP. L’azienda presenterà il Piano di risanamento e chiarirà quanto è disposta a investire.

ALP ritiene che si sia ottenuto con la mobilitazione un accordo accettabile, tenuto conto che si aveva come avversario anche il sindacato confederale, solo la nostra tenacia ha fatto uscire la parte più avanzata della Fiom. Per affrontare situazioni come questa che saranno sempre più frequenti è necessaria una preparazione seria ed una buona organizzazione sindacale, un collettivo che sia punto di riferimento costante e non occasionale.

Gennaio 1999- incontro al Ministero dell’Industria.

10 marzo 1999- Lettera dell’Alp a tutti i soggetti interessati perché a tre mesi dalla firma dell’accordo il piano non va avanti, c’è poca rotazione, aumenta il lavoro esterno, ditte esterne lavorano anche sabato e domenica, al montaggio si fa straordinario, molti impiegati tecnici messi in CIG.

A fronte di questa situazione ALP chiede ai sindacati e forze politiche di incalzare ulteriormente la Direzione e propone una iniziativa unitaria per il primo maggio. Il sindaco e l’Assessore al lavoro convocano tutti ma i confederali non si presentano.

Maggio-giugno 1999- Arrivano notizie dall’America che la Harnischfeger ha chiesto di essere ammessa all’Amministrazione Controllata.

Giugno 1999- La Direzione tranquillizza i dipendenti perché tutti stanno lavorando per consolidare la posizione del Gruppo. Giugno 1999. La Direzione invita gli impiegati a cercarsi un lavoro e propone ad alcuni dei posti di lavoro; cominciano a circolare voci di liste di mobilità per il dopo ferie.

Luglio 1999- Alp lancia messaggi sui giornali denunciando la drammatica situazione e la totale mancanza di iniziative sindacali, facendo l’esempio della OP Computer dove lavoratori, sindacati, forze politiche sono molto impegnati in iniziative di lotta coinvolgendo il Governo, Regione e mezzi di informazione.

Il sottosegretario all’industria Morgando dice che la Beloit potrebbe trovare una soluzione con un nuovo assetto azionario, in parte ancora del gruppo e il resto da cedere all’Itainvest exGepi.

3 agosto 1999- Alp scrive ancora a sindacati, parlamentari, amministratori locali e giornali denunciando il rischio di 250 lettere di mobilità e propone di: 1.Bloccare la mobilità 2. Costruire un piano se possibile con la Direzione altrimenti cercare altri interlocutori. 3. Prorogare la cassa integrazione per avere il tempo necessario e maggiore tutela. 4. ALP è disponibile alla mobilità finalizzata alla pensione.

16 agosto 1999- La Stampa pubblica un articolo che evidenzia le preoccupazioni di ALP.

7 settembre 1999- Solo il sindaco e l’assessore al lavoro di Pinerolo intervengono scrivendo una lettera all’Amministratore delegato della Beloit e per conoscenza ai sindacati sollecitando a fare interventi per difendere l’occupazione ribadendo inoltre le disponibilità dell'Amministrazione Comunale.

9 settembre 1999- Lettera di Bollani al Sindaco e Assessore nella quale si evidenziano le difficoltà dopo l’Amministrazione Controllata della casa madre, le decisioni di questa di chiudere impianti in Europa ed anche in America. Aggiunge che stanno studiando due ipotesi, che non sperano nella comprensione americana, ma si impegneranno; aggiunge che non bisogna dare tante notizie ai giornali.

10 settembre 1999- Dopo un incontro con i sindacati la Direzione Beloit affigge un comunicato nel quale dice che non ci saranno licenziamenti prima del 15 settembre, che la Beloit sta verificando tutte le situazioni e se ci sarà mobilità informerà i sindacati.

16 settembre 1999- Incontro in azienda tra Direzione sindacati confederali. Non si sa cosa abbiano deciso. Sembra una questione riservata tra direzione/ confederali e pochi intimi..

I dirigenti italiani sembrano intenzionati a rilevare l’attività. Si muove anche il mondo politico locale parlamentare. C’è stata un’interpellanza in Parlamento di Ortolano a cui Mattarella ha risposto: "(...) nei prossimi giorni sarà riattivato un tavolo di confronto essendo emersi interessanti orientamenti da parte della società americana sul destino di questa azienda". Martedì 21 settembre si è svolta un’assemblea esterna di operai e impiegati della Beloit: si decide di riprendere le iniziative: 1) Si muove qualcosa ma i diretti interessati cioè i lavoratori della Beloit vogliono essere informati e poter decidere anche del loro futuro. 2)Domenica 3 ottobre arriva il Presidente Ciampi a Pinerolo e si pensava di chiedere un incontro, o consegnargli una lettera nella quale sollecitare ulteriormente l’impegno del Governo nella crisi Beloit. E’ importante il Concorso Ippico, la Scuola di cavalleria, ma se chiudono le fabbriche queste cose non bastano. 3)Capire meglio come sarà questo nuovo piano aziendale, quale mercato, quali strumenti di sostegno,quante persone coinvolgerà, quale gruppo dirigente (si sono dimessi dirigenti e sembra che altri rientrino). 4)Tenere desta l’attenzione e pensare ad iniziative di sostegno alla vertenza.

4/10.Si attende in settimana l’incontro al ministero con il sottosegretario Viviani. Speriamo che i lavoratori non passino in Cavalleria!

11/10.Comunicato di FimFiomUilm che rimproverano ALP di promettere cose, mentre loro lavorano in silenzio... Non ci sono però spiragli per prorogare la CIG.

Beloit: parla la direzione L’8/10 ha scritto ai confederali che le direttive del piano del 1998 sono superate per l’avvenuta crisi negli Usa della casa madre. Se la fabbrica di Pinerolo resterà nel gruppo avrà meno dei 380 addetti allora previsti. Potrebbe addirittura contare solo sulle vendite e l’ingegneria per un totale di 100 unità. Il resto nei due casi andrebbe in mobilità. Di fronte a queste prospettive da aprile la direzione di Pinerolo ha cercato altre vie: una scelta di autonomia rispetto alla casa madre o con l’acquisto da parte dei dirigenti locali o di un imprenditore esterno con interessi nel settore carta. Su questa ultima ipotesi c’è stata una trattativa con un possibile acquirente ma il 15 settembre all’incontro coi vertici Harnischfeger non si è raggiunto un accordo. Si è tornato all’ipotesi di acquisto da parte dei dirigenti locali con richieste specifiche alla casa madre. La direzione di Pinerolo della Beloit aggiunge che potrebbe occupare tra i 260 e i 280 addetti (con 200 esuberi da licenziare)e scrive:"riteniamo che l’operazione debba essere accompagnata da un accordo sindacale che modifichi in profondità la contrattazione aziendale e introduca un regime retributivo e normativo funzionale al successo dell’iniziativa".

Venerdì 15/10 ha comunicato in azienda che faceva partire la procedura per duecento lavoratori da mettere in mobilità.

Si è svolto sabato 16 un incontro di lavoratori della Beloit con il senatore Elvio Fassone, presso i locali di ALP.

Pesano le contraddizioni interne ai lavoratori Beloit dopo un anno di logoramento. I duecento impiegati sono rimasti fino all’ultimo tranquilli- convinti di salvarsi- , gli operai sono spezzati in tre tronconi: una trentina che ha lavorato saltuariamente, una quarantina che pur essendo in CIGS è stata prestata ad altre aziende con l’assenso del sindacato, i rimanenti in CIGS. Nessuna assemblea convocata dai confederali . Molti sono stati i dimissionari. Ora la situazione si sblocca. Se non si riesce a rinnovare la CIGS scatta la mobilità e non si sa cosa succederà agli altri.

I confederali scrivono all’azienda che non è possibile fare un accordo sull’aria fritta....

 

Beloit Italia chiude? Si apprendono i particolari : la direzione ha dapprima comunicato la sera del 15 ottobre ai sindacati confederali la richiesta della mobilità per esubero di personale per 197 lavoratori: 126 della produzione, 8 Uff. Acquisti, 26 Ufficio tecnico, 12 Area Commerciale e Progetti, 25 Amministrativi;

in seguito, iI 22 ottobre si è svolto un incontro all’Amma in cui è stato detto che l’azienda chiude e una seconda fetta di lavoratori verrà messa in mobilità . Si tratta di una comunicazione giunta dagli USA tramite degli avvocati di Milano. La direzione locale è bypassata.

Incontro in azienda il 25 ,seguono le assemblee convocate dal sindacato confederale.

Nella vicenda della Beloit, emerge il pericolo temuto "della fase successiva", dopo la decisione di mettere in mobilità metà dei dipendenti, ecco quella della progressiva fine delle attività, che libererebbe l’area produttiva per un’operazione di speculazione edilizia. Oggi si tratta di reagire - a partire dall’assemblea in fabbrica- sia dal punto di vista sindacale per una difesa dei posti di lavoro, che politico spingendo affinchè l’Amministrazione Comunale impedisca una manovra speculativa.

Il 27 appuntamento davanti alla Beloit, 250 lavoratori fra cui una ventina di altre aziende, striscioni di ALP e di consigli di fabbrica. Breve corteo in città e davanti al Municipio, senza comizi. I confederali salgono a parlare con l’amministrazione.

Il 28/10 una cinquantina di operai Beloit in consiglio comunale. I capigruppo incontrano in serata una delegazione.

La direzione venerdì 29 ha comunicato che ha aperto la procedura per mettere in mobilità 436 dipendenti.

I lavoratori si sono fermati, è cominciata un’assemblea permanente, sono venuti i confederali e Alp , la direzione. Si sono formati un gruppo tecnico e uno politico. Si è stilato un documento inviato poi via Internet a tutti i partiti,giornali ecc. . Sabato 29 una delegazione è andata all’Eco del Chisone.

Sabato pomeriggio si è svolto alle14,30 un Tavolo di crisi in Municipio con confederali, Alp, amministrazione comunale,dirigenti Beloit, parlamentari,vescovo e pastore e il sottosegretario Morgando.

Morgando si impegna per "stanare" gli americani. I sindacati per lo sciopero generale di zona.

Venerdì 5 novembre cinque pulman portano i lavoratori Beloit a Torino. Corteo, presenti anche lavoratori della Pramec,Ansaldo, Merloni, SKF. Segue incontro in Regione. L’assessore al lavoro della Provincia propone di portare la multinazionale al Parlamento Europeo e sul lungo periodo lavorare sul Progetto di un Polo italiano della carta, coinvolgendo il governo in una politica industriale e nella proroga degli ammortizzatori sociali.

E’ importante che si sia ricostruito un fronte sindacale unitario con la grande manifestazione di Torino.

Anche il Vescovo ha scritto dicendo che la solidarietà coi lavoratori non deve essere solo formale e il comunicato è stato letto in tutte le chiese Domenica 31. . Cominciano a coinvolgersi anche gli studenti.

eco del chisone 8-11-1999

Alp si impegna a trovare una soluzione produttiva la più alta possibile. Bisogna vigilare sugli impianti Beloit e le strutture esistenti, contrattare con gli americani perchè cedano gli impianti e le licenze, spingere la direzione a rendere noto quale piano produttivo è possibile. Inoltre occorre coinvolgere il governo.

Intanto sull’ECO del Chisone è cominciata a emergere la storia della multinazionale, attraverso le dichiarazioni di De Guidi.

Gli azionisti della Beloit Italia si riuniranno in assemblea straordinaria il 23 per deliberare la cessazione dell’azienda. I consiglieri italiani del consiglio di amministrazione hanno rassegnato le dimissioni.

La stessa sorte della Beloit Italia toccherà alle altre aziende dellla Beloit Corporation in Europa (Francia, Germania, Polonia, Gran Bretagna) mentre negli USA lo stabilimento di Beloit ha chiuso a settembre. Resterebbe aperta solo la filiale brasiliana e alcune piccole negli USA.

Queste decisioni sono venute dopo la messa in amministrazione controllata della Harnischfeger che controlla la Beloit Corporation ed ha altre due divisioni (macchine per cave e macchine per miniere). Il buco finanziario sarebbe stato provocato dalla crisi dell’Est asiatico in particolare con alcune commesse di macchine per carta non pagate dall’Indonesia.

Si vuole sacrificare il settore carta per salvare il resto.

Il 9 novembre riunione dei direttivi confederali più ALP, si decide che all’intercategoriale dei delegati del 17 si proporrà lo sciopero generale del Pinerolese .

In fabbrica assemblea il 10 per decidere le forme di lotta interne ( continuazione del lavoro eblocco delle merci in uscita e in particolare delle attrezzature necessarie alla continuazione della produzione).

E’ stato costituito il comitato di lotta rappresentativo delle varie realtà dell’aziinda, che ha chiesto e ottenuto l’incontro con la direzione per verificare se le intenzioni di questa di continuare sono serie.

Per il 23, in occasione dell’assemblea degli azionisti si è deciso di andare dal Prefetto e se possibile acquistare qualcvhe azione per partecipare direttamente all’assemblea degli azionisti.

L’11 si è svolto l’incontro con gli studenti. Due operai, 2 ingegneri ed ALP hanno spiegato la situazione di crisi. Si è svolta in Beloit un’altra assemblea per discutere dell’incontro del 10 con la direzione.

Venerdì 12 altra assemblea in Beloit per preparare le iniziative della settimana seguente.

Il 15 si è svolto un incontro con confederali, rappresentanza della Beloit, Merlo, Fassone. Sindaco, Assessore al lavoro, Augusto Canal dei DS,.membri della direzione Beloit.

Sorrentino ha spiegato che i costi della Beloit non sono fuori mercato come si dice. Grande discussione sulla credibilità dei piani della direzione. Si sono invertite le parti e chi credeva alla direzione un anno fa oggi dice che è aria fritta. Dall’altro lato dai lavoratori Beloit viene una disponibilità a giocare questa carta senza concedere nulla sulla futura autonomia di difesa dei lavoratori.

Il 16 assemblea e manifestazione per Pinerolo se il tempo lo permette.

Il 17 ci sarà l’intercategoriale.

Negli Usa il 18 scade il termine per il deposito delle cauzioni e delle offerte per la vendita all’asta delle varie aziende della Beloit Corporation .In Italia invece incontro sempre il 18 al Ministero del Lavoro a Roma.

3 novembre: incontro di un gruppo di operai Beloit con il coordinamento studenti medi.Intendono partecipare alle lotte e noi proponiamo di approfondire la vicenda,la logica delle multinazionali, la globalizzazione, la finanziarizzazione ecc.

Si decidono delle assemblee.

11 novembre: Assemblea con 1000 studenti del Liceo scientifico. C’è interesse, voglia di saperne di più e di essere solidali con la lotta impari dei lavoratori contro una grande multinaz.Americana. Nascono gruppi di lavoro nelle classi. Adesione allo Sciopero Generale.

Al Liceo Classico non vogliono i sindacalisti in assemblea. (alp era invitata).

15 novembre: Incontro in Comune con parlamentari, istituzioni, sindacati, chiesto da un gruppo ditecnici, ingegneri, operai, per chiedere l’intervento presso il Ministero dell’Industria,perché la Direzione ha un piano e il costo del lavoro in Beloit non è così alto come si dice. Fredda l’accoglienza.

17 novembre: Incontro della Direzione italiana da Morgando per spiegare il piano e presentare il partner (Nugo).

18 novembre: Incontro dell’avvocato incaricato dagli americani con Morgando, che gli chiede di fare pressione sulla multinazionale accettare di vendere la Beloit Italia e licenze al gruppo italiano. Gli americani sono disponibili a trattare la cessione.

Arriva il liquidatore, la gente è sui cancelli. Fim e Alp in trattativa chiedono spiegazioni. Il liquidatore sta facendo una visita di routine, mentre arriva un fax dagli USA che ribadisce la decisione della Beloit Corporation di chiudere gli stabilimenti siti in Inghilterra, Austria e Italia che sono quindi fuori del pacchetto di aziende messeAll’asta. Tale decisione conferma la gravità della situazione ma può aprire spazi perLa trattativa con gli americani per cedere la Beloit Italia.

Il Sottosegretario Morgando invita Italinvest (finanziaria pubblica) a svolgere un Ruolo di controllo sulla trattativa e decidere poi se intervenire direttamente.

19 novembre: Assemblea con tutti i lavoratori (ALP partecipa con gli altri sindacati)si decide di iniziare il presidio permanente.

22 novembre: Manifestazione con blocco della strada e comizio di Cremaschi, si prosegue in assemblea, dove si vota il presidio e un comitato di lotta che fa la veci delle RSU che non ci sono.

23 novembre: S’inaugura il presidio con i cassaintegrati e operai e impiegati in sciopero. Il sindaco è invitato a tagliare un simbolico nastro che segna l’inizio di una lotta che dovrà coinvolgere tutto il pinerolese e preparare lo Sciopero Generale del 17 Dicembre.

Alle 16,30 si riunisce l’assemblea degli azionisti che dovrà rimanere aperta per permettere la trattativa con gli americani, oppure nominare un liquidatore che tratti la vendita direttamente.

L’assemblea degli azionisti decide le seguenti cose: 1) Dimissioni dell’attuale consiglio 2)Nomina di un presidente.(Conti). 3) entro il 20 dicembre fare l’accordo di vendita.

24 novembre Il nuovo presidente prende possesso dell’azienda. Primo incontro con i sindacati dove viene ribadito che non ci sono deroghe ai contratti e leggi ( si tratta solo con i sindacati ufficiali) e viene accettata una delegazione di 6 persone (senza sigle) da affiancare ai sindacati. Era presente per la prima volta dopo tanti mesi l’AMMA.

Il comitato di lotta e ALP preparano la delegazione e i contenuti sui quali trattare:Soluzione per tutti, Mantenimento dei diritti, progetto industriale, strumenti.

27 novembre Arrivano al presidio l’on. Morgando, Merlo, Ortolani, l’ass. Tibaldi, esponenti della Lega. In un’assemblea nel corile della Beloit si fa il punto della situazione. I politici sollecitati dal Comitato di lotta si fanno vedere.

Viene accettato un Comitato di 6 lavoratori che affiancheranno i sindacati nelle trattative e saranno il riferimento di tutti i lavoratori.

Viene elaborato un documento dei confederali sulla Beloit accettabile.

Proseguono le assemblee con gli studenti. All’Agrario di Osasco 250 studenti Molto attenti dopo l’assemblea si organizzano per lo sciopero generale.

3 dicembre Assemblea pubblica dei Comunisti Italiani.Si ribadiscono gli impegni.

Il Comitato dei Lavoratori Beloit mette a punto i contenuti sui quali muoversi e caratterizzare gli interventi :

* Favorire l’accordo con gli americani

* Costruire i rapporti con i compratori per verificare cosa vogliono fare dal punto di vista industriale, con quante persone e a quali condizioni.

* Controllare se ci sono altri soggetti interessati all’acquisto e alla produzione Beloit.

* Premere sul governo perché intervenga sulla politica industriale e metta a disposizione gli strumenti necessari ( 2 anni di cassa straordinaria).

5 dicembre Un gruppo di lavoratori Beloit con Alp, Fiom, Prc di Pinerolo incontrano Bertinotti.

Si ribadiscono i punti che il Comitato sta elaborando e si chiede l’intervento nei confronti del Governo e anche un impegno per l’approvazione della Legge sulla Rappresentanza dopo avere spiegato che alla Beloit da anni non ci sono le rappresentanze. Si ribadiscono gli impegni e si invita Bertinotti al presidio.

Proseguono le trattative a Milano con i rappresentanti degli americani e si comincia a pensare come affrontare la fase di transizione, sapendo che l’accordo è vincolato al parere del Tribunale americano e che dal 29 novembre la cassa è finita!!

6 dicembre Assemblea indetta dalla Cub Scuola per gli insegnanti del pinerolese. Partecipano alcuni operai della Beloit e Alp per aggiornare sulla situazione e preparare la partecipazione delle scuole allo Sciopero Generale del 17 Dicembre.

10 dicembre Assemblea di tutti i lavoratori Beloit nella quale il comitato relaziona sull’incontro con la nuova Direzione: proseguono le trattative con gli americani e si cerca una soluzione transitoria per accedere alla cassa e riprendere al più presto la produzione.

Assemblea con oltre 500 studenti dell’ITIS con moltissime domande e impegno per Partecipare in tanti alla sciopero generale.

Servizio sul TG3 che mette in evidenza i licenziamenti via internet !!!

13 dicembre Continua la preparazione dello sciopero generale. Assemblee della CubScuola con gli insegnanti della Val Chisone. Distribuzione del volantino Alp/RdB/ Cub Scuola.

15 dicembre Gli studenti del porporato in autogestione decidono un’assemblea per parlare della Beloit e dello sciopero. Partecipano Alp, la Cgil, operai e ingegneri della Beloit, con una grande attenzione e partecipazione. Ci sono buoni segnali per la partecipazione degli studenti allo sciopero. La Diocesi di Pinerolo esce con un manifesto nella città.

16 dicembre Assemblea Pubblica alla Beloit con sindacati, istituzioni, vescovo, forze politiche.

Alcuni interventi di circostanza, poi Cremaschi ribadisce la linea e propone al Sindaco di promuovere il tavolo di crisi che ancora non si è fatto (se ne parla da 2 anni).

Emerge nella discussione il problema di altre aziende interessate all’acquisto di Beloit ma che non emerge con chiarezza. Si parla di Maule, di francesi interessati; si chiede che Morgando faccia il punto.

17 dicembre Sciopero Generale di tutto il pinerolese. Oltre 3000 persone partecipano alla manifestazione, in testa i confederali con le istituzioni, vescovo, sindaci, in mezzo il sindacato di base (Volantino e striscione unitario Alp, RdB, Cub Scuola) con slogan non solo contro i licenziamenti Beloit ma anche contro flessibilità, precarietà, globalizzazione.

"Ma che flessibilità, ma che concertazione, mandiamo a quel paese la globalizzazione".

In coda oltre 1000 studenti con striscioni e canti molto coloriti. Lo striscione più spiritoso quello dell’Alberghiero: E’ ora di cambiare menù!!

Alla fine comizi dei confederali, poi alcuni studenti, tre donne della Beloit dopo un po discussioni sul palco. Alp non ha potuto parlare per il veto posto in particolare dalla Cisl. Si è fatto così un breve comizio dopo avere gridato "parlare meno, parlaretutti" denunciando la scarsa sensibilità democratica dei confederali verso chi aveva molto lavorato per lo sciopero. Poi con gli studenti si è continuata la manifestazione ritornando davanti alla Beloit.

Si è trattato comunque della più grande manifestazione degli ultimi 15/ 20 anni nel nostro territorio, e anche l’adesione allo sciopero è stata molto alta sia nelle fabbriche che nel pubblico impiego in particolare nella Scuola dove solo la Cub ha dichiarato lo sciopero così come nelle sanità lo ha dichiarato solo la RdB.

24 dicembre Un po’ di festa con i figli, regali, Vescovo e Coretto Valdese.

Il Sindaco di Pinerolo scrive al Prefetto di Torino e per conoscenza a tutti i soggetti Alp compresa, della necessità di costituire il Tavolo di Crisi e della volontà di convocarlo in tempi stretti. (la mobilità scade il 12 gennaio 2000).

25 dicembre Arriva il TG3 per fare un servizio sul presidio anche nel giorno di Natale e per la prima volta viene trasmesso sulle reti nazionali del TG1, TG2, TG3.

30 dicembre Incontro con l’Amministratore delegato Conti che doveva dare notizie sulla trattativa negli USA ma non ci sono notizie. Tutti stanno trattando: Valmet e Unions per acquistare la Corporation. Nugo/Bollani e una cordata Francese per acquistare Beloit Italia.

2000

Tutto viene rimandato al 7 gennaio. Nell’assemblea si invitano i lavoratori a rafforzare la presenza al presidio, ad organizzare l’incontro con D’Alema che dovrebbe arrivare a Torino, e con Salvi che verrà a Pinerolo il 14 Gennaio.

Si cerca di spostare la scadenza della mobilità alla fine di gennaio ma sembra che l’ Amma ponga dei problemi. Posizione incomprensibile quella dell’Amma.Nel frattempo con la crisi di Governo è cambiato il Ministro dell’Industria, mentre è rimasto il sottosegr. Morgando che in un primo tempo era stato sostituito.

7 gennaio Incontro con Conti, ma non ci sono novità tranne le notizie che Valmet e Mitsubishi sembrano favorite e la cordata Nugo/Bollani non si sbottona sul piano.

Nell’ assemblea viene ribadita la necessità di rafforzare le iniziative, e sollecitare il tavolo di crisi. Alle 18 concerto di solidarietà a S. Giuseppe con le presenza del Ministro Livia Turco, le Assessore al lavoro e Ambiente della provincia.

11 gennaio Incontro in Regione dal quale esce un verbale che proroga la mobilità al 18 gennaio.

12 gennaio Arriva da Internet la notizia dalla Valmet dell’acquisto della corporation. Anche la

Mitsubishi sembra aver acquistato una parte di tecnologie, ma non si conoscono le, condizioni poste su mercati licenze e brevetti. Imprenditori italiani che trattavano sono stati esclusi, non si capisce se Nugo/Bollani ha ancora margini per l’acquisto. Giovedì viene spedita da questa cordata una nuova proposta alla Corporation.

13 gennaio Incontro unitario dei sindacati e comitato per valutare e decidere le iniziative:

Nell’incontro con Salvi si chiederà che venga attivata la Cassa integrazione in ogni caso vista la scadenza del 18 della mobilità.

Al tavolo di crisi del 17 si chiede a Nugo/Bollani impegni precisi, a Morgando l’impegno del Governo e se non ci sono queste condizioni nessuna proroga alla mobilità

Ci si prepara ad alzare il tiro nelle iniziative e nel presidio della fabbrica.

Lunedì 17 manifestazione alla Prefettura di Torino in occasione del tavolo di crisi.

14 gennaio Arriva il Ministro Salvi a Pinerolo e nell’incontro previsto in Comune un centinaio di lavoratori della Beloit lo attendono davanti al Municipio, e negli interventi si ribadisce la necessità della Cigs perché i licenziamenti sono imminenti e dall’America non ci sono notizie. Il Ministro da le solite assicurazioni senza sbilanciarsi tanto.

17 gennaio Finalmente dopo mesi di attesa è convocato il tavolo di crisi in Prefettura con Morgando Tibaldi, Barbero, Clement, Fassone, Merlo, Ortolani. Tutti i sindacati, Alp compresa.

Bollani a nome di Nugo presenta finalmente il "Piano" (16 miliardi di investimenti e 290 addetti ). Non si discute nel merito ma si conviene di rinviare l’incontro e l’inizio della mobilità al 25 gennaio ultimo giorno utile per richiedere la cigs retroattiva, ma rimarcando tutti la necessità di un impegno forte del Governo per gli strumenti.

L’incontro è stato sostenuto da un nutrito corteo dei lavoratori della Beloit da Porta Nuova a Piazza Castello.

20 gennaio Il Comitato incontra Conti per denuciare e bloccare il tentativo di duplicare disegni e portarli all’esterno. Conti Mette in cassaforte i disegni e annuncia che sarà lui a nome della Beloit ha presentare un piano "minimo" per avere la cassa e poter eseguire delle commesse che altrimenti si perderebbero.

25 gennaio Nuovo incontro in Prefettura nel quale il "liquidatore" Conti presenta a nome della Beloit un piano "finalizzato" alla Cassa. Per farlo accettare dagli Americani pone due questioni:

- Poter vendere la fonderia e utilizzare i soldi per le necessità immediate.

- Stabilire che un numero consistente di lavoratori venga messo subito in mobilità.

La risposta del Sindacato "unitaria" esclude ogni intervento sulla fonderia e limita la mobilità finalizzandola esclusivamente alla pensione e su queste basi si fa l’accordo non prima di avere escluso ALP dalla trattativa. Ma il Comitato viene accettato e firma.

26 gennaio Assemblea per spiegare l’accordo che in sostanza ha il pregio di evitare i licenziamenti che sarebbero scattati il giorno stesso, ma i problemi sono tutti aperti e si tratta di riprenderli. Per Alp le cose da fare dovrebbero essere queste:

Sollecitare tutti i politici che si sono resi disponibili, per l’approvazione della Cigs.

Contattare tutti i possibili compratori e rendere trasparenti le varie offerte e proposte.

Facendo intervenire il Governo specie se non si fa l’accordo con gli americani.

Proporre dei piani di riqualificazione seri e tendenti a recuperare le molte figure professionali che in questi mesi, si sono licenziate.

Proporre soluzioni contrattate per limitare le perdite salariali dei lavoratori che sono stati molti mesi fuori, e cercando di applicare al meglio la rotazione e con un controllo più attento del lavoro dato all’esterno.

 

3 febbraio Assemblea nella quale si decide di continuare nelle iniziative e di contrattare rotazione,fondo di solidarietà, lavoro esterno. Viene decisa una manifestazione al Municipioper coinvolgere Istituzioni e Politici sulla Cassa, Piano di ripresa e riqualificazione.

Dall’ assemblea del 3 febbraio alla fine di febbraio si stempera molto la nostra iniziativa.

Il presidio praticamente non esiste più.

Il Comitato è in crisi non riesce a fare direzione delle iniziative, i lavoratori si defilano.

La manifestazione decisa per il 14 febbraio al Municipio di Pinerolo non si farà perché la Fim e la Uilm non la sostengono, la Fiom ha altri impegni e allora…

Nell’incontro che viene effettuato in Beloit con Conti, Alp non viene accettata.

Il 25 febbraio in un incontro unitario Alp pone il problema: Se ci impegniamo nel lavoro unitario dobbiamo essere presenti agli incontri e non essere discriminati altrimenti Alp esce dal lavoro unitario. Si decide unitariamente che non può esserci discriminazione e si decide di richiedere un incontro con il Sindaco e Assessore al Lavoro di Pinerolo ( quello rinviato il 14 febbraio), per richiedere il TAVOLO di CRISI in prefettura e un incontro preliminare con Morgando, per verificare le reali intenzioni della Mitzubishi e per rendere trasparenti le intenzioni delle due cordate Nugo/Bollani e Maule/Francesi, prima del tavolo.

Il Comitato incontra la direzione, si chiarisce la situazione con Alp e il 29 febbraio c’è un nuovo incontro, questa volta con Alp, nel quale Conti conferma le intenzioni e gli interessi della Mitzubishi alla Beloit Italia e al mercato Europeo. Conferma le sue perplessità su Nugo e l’interesse della Maule. Si discute di rotazione, controllo del lavoro decentrato e dell’incentivo per la mobilità che viene negato.

Si riprende il presidio anche se in forma ridotta e ci sarà l’incontro con il Sindaco e Assessore.

9 marzo arriva la lettera del Sindaco indirizzata al Prefetto, Morgando, Ghigo e Bresso per l’attivazione del tavolo di crisi come da richiesta di FimFiomUilmAlp.

30 marzo incontro con Sindaco e Assessore al lavoro (da qualche settimana è Gian Piero Clement) ma non c’è presenza dei confederali.Si spinge per il Tavolo di Crisi ma i sotttosegretari son lontani ci sono le elezioni vicine ma la Beloit sembra non interessare nessuno di loro.

4 aprile a sorpresa assemblea preelettorale dei Comunisti Italiani con Caron, Tibaldi, che si danno da fare per l’approvazione della Cassa e per un incontro al Min del Lavoro se Morgando non lo convoca all’Industria, ma sono schermaglie elettorali.

10 aprile De Guidi annuncia un nuovo piano di Nugo / Bollani ma non intende discuterlo con il sindacato. Ancora nebbia per la decisione degli americani

20 aprile il Prefetto convoca le parti per il Tavolo di crisi il 2 maggio. Il Comitato propone tre punti:

1° Difesa dell’occupazione

2° Rilancio industriale

3° Difesa dei diritti acquisiti

Alp invita tutti i sindacati per un 1° maggio unitario, la risposta è negativa allora lo organizziamo da soli a Pinerolo con due parole d’ordine:

1° difesa dell’occupazione

2° Boicottare i referendum radicali

le Elezioni Regionali portano al cambio di Governo (D’Alema sotituito da Amato) e dei sottosegretari: saltano Morgando e Caron e salta anche il Tavolo di Crisi!!

1° maggio 2000 un lavoratore della Beloit interviene alla Manifestazione in Piazza Roma a Pinerolo e dietro il palco dove suona Bandamania è appeso lo striscione dello sciopero generale del 17.12.99.

8 maggio sciopero di 2 ore con assemblea e si decidono iniziative di lotta per smuovere la situazione in particolare gli incontri con l’Avv. Rubino Sammartano si sono interrotti.

17 maggio un pulmann di operai e impiegati parte per Milano e c’è l’incontro con Sammartano con la presenza di agenti della Digos… ma non emergono novità. Nugo è in pol position ma le carte non si scoprono ancora. Parte però la commessa Tecnocarta con la garanzia di Nugo e la Direzione che ha disdetto gli accordi chiede straordinario. Primi segnali di debolezza nelle lotte in risposta all’atteggiamento della Direzione.

 

 

 

1 giugno assemblee unitarie per continuare le iniziative e svegliare i lavoratori, il Comitato, le Istituzioni. (clima spento).

8 giugno ancora assemblee per muoversi e farsi sentire perché è tempo di decisioni Nugo è presente in Beloit, ma il clima è sempre basso. Il lavoro che arriva con la commessa Tecnocarta crea molte illusioni, interventi dei capi, divisione tra lavoratori. I rapporti sindacali sono formalmente unitari ma in realtà le ruggini e vecchi veleni non sono ancora smaltiti.

14 giugno sciopero con 100 lavoratori che vanno in Comune per incontrare il Sindaco e Assessore al lavoro. Si richiede l’impegno a non trasformare l’uso delle aree e fare sentire la presenza e la pressione del Comune sul nuovo imprenditore. Assicurazione del Sindaco e preoccupazione di Clement, Assessore al Lavoro per il piano industriale e suggerisce di utilizzare le aree come "risorse" per un buon accordo e impegno sulla riqualificazione professionale.

22 giugno incontro all’AMMA al quale partecipa anche il Comitato, ma non emergono cose nuove. La manifestazione a Torino non si è fatta, il clima è spento.

26giugno / 5luglio si susseguono una serie di incontri in azienda con Nugo/Bollani nei quali cominciano a definirsi i contorni del piano:

19 miliardi di investimenti, ambiti di mercato, riorganizzazione e particolarmente pesante l’assetto finale dell’occupazione con 200 addetti, 50 indiretti e 150 diretti.

A giugno del 2000 la situazione occupazionale era la seguente:

Totale 349 di cui 160 operai, 189 impiegati. 176 indiretti e 173 diretti.

Questo piano viene bocciato dalla delegazione e si richiede un altro piano con più precisazioni industriali e meno eccedenti.

10/14 luglio ci sono incontri unitari (fim-fiom-uilm e alp) e il giudizio che scaturisce è che le proposte di Nugo sono da modificare sia sugli esuberi che sul piano industriale ( si vuole capire meglio se c’è un impegno nella costruzione di macchine da carta oppure solo terzismo), ma nonostante questo giudizio fim e uilm spingono comunque per firmare, perché altrimenti Nugo non compera e pone un limite entro il quale fare l’accordo:28 luglio.

Alp dice che non bisogna avere fretta, e se possibile smuovere i lavoratori, perché questa sarebbe la condizione per migliorare l’accordo. La gente è stanca e vuole concludere.

17 luglio ulteriore incontro con Nugo, ma non si va avanti perché Allibe ha rilanciato la sua offerta agli americani. Nugo tenta di fare dire alla delegazione che il suo piano va bene ma nella discussione è costretto a modificare alcuni punti.

Al termine la delegazione scrive agli americani un documento nel quale si dice che l’accordo si farà con chi garantirà un un buon piano industriale e la maggior occupazione.

20 luglio Nugo la spunta nei confronti dei francesi di Allibe e vuole fare subito l’accordo

25 luglio ore 17 incontro finale tra fim-fiom-uilm-Comitato e Nugo/Bollani, Conti e AMMA.

Viene siglata una ipotesi di accordo che elimina le zero ore con la messa in cassa integrazione di 170 persone medie con rotazione "compatibile" con le esigenze aziendali, qualche incremento nell’occupaziione finale, corsi di riqualificazione, niente sugli accordi disdetti.

Solo una piccola delegazione si ferma ai cancelli per la durata della trattativa.

27 luglio Assemblee referendum. I cassaintegrati convocati a parte.

Risultato 70% a favore 30% contrari.

Si firma l’accordo. Il giudizio dell’ALP è che questo accordo è figlio della situazione che siamo riusciti a costruire e delle lotte che non siamo stati in grado di rilanciare come a dicembre.

Ci rivediamo a settembre, perché questo sarà un accordo positivo solo se riusciremo ad essere presenti nei prossimi mesi magari eleggendo dopo 5 anni una rappresentanza della quale si è sentita la mancanza.

20 agosto 00 il Comitato richiede un incontro con Nugo per affrontare i problemi relativi a salario, diritti, riqualificazione professionale e spiegazioni sulla richiesta fatta al Comune di ampliamento officina.

26 settembre 2000 Nugo incontra il Sindaco, Assessore al lavoro, Capigruppo al Comune di Pinerolo. Chiede l’ampliamento di un capannone, la trasformazione dell’area fonderia, ribadisce gli impegni produttivi (con eccessivo ottimismo) che vedranno impegnata la nuova azienda nella produzione di parti meccaniche 50% e nel settore carta 50%. Al momento però sul settore carta non si muove nulla e questo è l’aspetto più preoccupante.

3 ottobre 00 riunione presso l’ALP di un gruppo di lavoratrici e lavoratori per fare il punto sulla situazione. C’è preoccupazione per il clima di disimpegno e individualistico generale. Anche il Comitato è in crisi di identità per il ruolo e per la difficoltà a diventare interlocutore. La preoccupazione maggiore sembra essere per una parte di impiegati che cominciano ad essere individuati come eccedenti nei vari uffici.

Ottobre. Incontro in azienda per definire la Mobilità. La Direzione non è disponibile a dare nessun incentivo per cui la Fiom non firma l’accordo e si conviene che solo 19 lavoratori potranno accedere alla mobilità Volontaria. Fim e Uilm hanno firmato.

13 /11/2000>>>Beloit Ora ha una nuova denominazione: PMT. Il 13 si è svolto un incontro all’AMMA . Presentato un piano di investimenti per il 2001 di 8 miliardi. Il consuntivo dei primi tre mesi di cassa integrazione vede 60 dipendenti interessati in media, metà a rotazione e metà a 0 ore.

25/11/2000 >>>Beloit Si è svolto un incontro Fim-Fiom, Comitato ed ALP. La Fiom propone di discutere una proposta in merito alla disdetta degli accordi. Alp dice: prima di entrare nel merito di qualsiasi problema decidere quale rappresentanza darci. RSU !!

7/12/2000 >>>PMT-exBeloit Primo sciopero interno di un’ora con assemblea.

26/2/2001>>>la PMT (ex Beloit) è un laboratorio di terzismo, con straordinari e persone a zero ore, salario e diritti ridotti, da 5 anni senza RSU. Alp è stata in prima fila in questi Anni di lotte ma oggi si stenta a ripartire. Un gruppo di lavoratori e cassaintegrati ha scritto una lettera pubblica analizzando questa situazione in azienda e chiedendo l’elezione delle RSU.

12/3/2001Dopo la lettera di un gruppo di lavoratori Nugo, il nuovo proprietario, indice delle assemblee con i dipendenti. Martedì 13 pomeriggio incontro in Comune.

13/3/2001 Si è svolto un incontro in Comune a Pinerolo. Sindaco ed assessori si sono impegnati a riconvocare le parti per sentire da Nugo le prospettive aziendali e impegnarlo sulla formazione.

2/4/2001 Si è svolto un incontro tra sindacati e direzione sugli accordi disdetti da NUGO, ma non è stato comunicato nulla.

17/4/2001 Fim Fiom Uilm questa volta assieme propongono un referendum sull'accordo per recuperare accordi disdetti.

30/4/2001 L’assemblea ha approvato l’accordo che recupera una parte di quanto perso con disdette di accordi precedenti (ferie,mezz’ora e trasporti). Dai primi conti un lavoratore turnista pendolare perde ancora circa un milione l’anno, mentre uno di Pinerolo circa 300mila. Questa e altre valutazioni verranno comunicate da ALP ai lavoratori.

14/5/2001 : Incontro in Comune dove é stata approvata una variante al piano Regolatore che consente nella ex area fonderie di costruire alloggi e servizi. Nugo ha ribadito il suo impegno produttivo anche per le macchine per carta e detto che in fondo le costruzioni che portano miliardi alle sue casse, serviranno a consolidare il suo impegno nel pinerolese. Allora tutti contenti, padrone , lavoratori, amministratori comunali , (maggioranza e opposizione)... speriamo che qualche briciola sia lasciata per dare risposte ai lavoratori eccedenti.

11/5/2001 Anche la Fiom supera le incertezze e firma l’accordo aziendale per recuperare parte degli accordi dismessi. Il 70% dei dipendenti aveva votato a favore.

3/9/2001 Continua lo straordinario, l’azienda ha concesso una serie di aumenti al merito.

19/10/2001 Incontro in comune il 19 tra consiglio comunale e OOSS e comitato dei lavoratori , per un parere sul piano industriale dell’azienda ( ha in corso investimenti per 18 miliardi). Ci sono ancora molti problemi sindacali da risolvere.

13/12/2001 Assemblea con i cassaintegrati il 13 dicembre presso alp ore 20,30 organizzata dal Comitato e collettivo ALP perché a settembre finisce la cassa e bisogna cercare risposte ai 40 che oggi sono fuori .Alcuni forse contenti ma altri per niente. Continua lo straordinario massiccio, aumentano le imprese esterne che lavorano a fianco dei dipendenti. Oggi in PMT si è in 240.

20/12/2001 4 ore di sciopero per il freddo. Mentre i lavoratori (operai ed impiegati erano in refettorio arriva il principale che dice loro di vestirsi e riprendere a lavorare altrimenti vadano a casa e ritornino quando farà più caldo. Se ne avrà ancora bisogno li riprenderà!!!! Sono seguite assemblee retribuite e incontri sui vari problemi, straordinario, imprese esterne, zero ore ecc.

16/01/2002 buona la partecipazione giovedì sera ad ALP dei Cassaintegrati. Si è deciso di scrivere a quelli che lavorano per riprendere il dialogo e ritrovarsi stabilmente tutti i mesi.

21/01/2002 lettera ai compagni di lavoro da parte dei quaranta cassaintegrati a zero ore, si invita a un maggiore collegamento tra chi è sotto tiro in fabbrica e chi attende in CIGO , stentando, la verifica dell’autunno che annuncia mobilità.

28/2/2002 La Fiom – CGIL apre finalmente la procedura per le elezioni delle RSU , ALP presenterà proprie liste , forse si aprirà una fase nuova. (continua)

18 /3/02 Gravissima decisione di Nugo che apre la procedura di mobilità per 60 persone quando ancora c’è cassa fino a settembre, 40 a zero ore e straordinari, imprese e presenze esterne fuori da ogni norma. Procede la preparazione dell’elezione RSU. Presentate già tre liste: Fiom, Uilm, ALP.

29/03/02 Si tengono le elezioni in PMT con i seguenti risultati : ALP 92, Uilm 55 e Fiom 47 . IL regolamento favorisce la Uilm e nonostante abbia più voti ALP/Cub avrà meno RSU. I seggi vengono così spartiti 2 Alp 2 Uilm ( 1 nominato ) e 2 Fiom (1 nominato ).

8/04/03 Si é svolto un incontro all'AMMA con i confederali per la mobilità ci si augura che ai prossimi incontri possano partecipare le RSU elette . La direzione pare essere ferma sulla decisione di porre 60 lavoratori in mobilità con o senza accordo.

18/04/02 Primo incontro delle RSU con la Direzione che conferma la necessità di mettere in mobilità 60 persone. Dobbiamo contrastare questa decisione ricercando soluzioni alternative: proroga della cassa integrazione, riqualificazione, contratti di solidarietà, part time. Inoltre ridurre gli straordinari, le imprese esterne... Come si vede molto lavoro da fare.

22/05/02 Assemblee in fabbrica sulla situazione aziendale , alla fine le RSU si dividono sulla dichiarazione di blocco degli straordinari ( ALP e FIOM favorevoli UILM contraria ) in vista dell’incontro di fine mese in Regione per sbloccare la situazione della mobilità ormai siamo in scadenza del termine dei 75 giorni . Sabato 24/05/02 il blocco degli straordinari non va molto bene , ormai la gente in PMT e' divisa.


 

Volantino distribuito a maggio.

UN ACCORDO DIVERSO e’ POSSIBILE

Il comunicato affisso nelle bacheche aziendali la settimana scorsa, ha risvegliato l’attenzione dei lavoratori PMT sui loro attuali e futuri problemi.

La forte volontà di cambiare in meglio e collettivamente la nostra situazione ci impone di approfondire ciò che la settimana scorsa avevamo solo sfiorato, perché la decisione di mettere in mobilità (licenziare) 60 persone è un atto molto grave che non possiamo accettare. Le lotte di milioni di lavoratori per impedire la cancellazione dell’art.18 sarebbero vanificate se passano simili licenziamenti.

Partiamo dal presupposto ed accettiamo, a costo di risultare noiosi, il fatto che PMT ha rispettato e superato le condizioni contenute nell’ accordo del Luglio 2000 relative ad investimenti e rilancio dell’impresa: Tutti fatti positivi che contrastano con la decisione aziendale di espellere 60 persone!!

Tale prospettiva appare quantomeno paradossale se si considerano alcuni fatti visibili a tutti ed indiscutibili che vogliamo qui sotto ricordare. Proprio perché i risultati sono stati superiori alle aspettative, la decisione di espellere ora dei lavoratori ci sembra quantomeno paradossale.

Vi sono realtà indiscutibili che chiariscono il nostro punto di vista :

1) L’assunzione negli ultimi 12 mesi di circa 25 persone (curioso e poco giustificabile per una ditta

che lamenta 60 esuberi)

2) La sostituzione di lavoratori PMT cassaintegrati con esterni che lavorano anche sul prodotto finito (situazione perlomeno "imbarazzante" dal punto di vista legale)

3) L’elevatissimo carico di lavoro di tutti i reparti con ricorso "forzato" allo straordinario

non disciplinato in alcun modo.

4) Il notevole introito di denaro liquido che deriverà dallo sblocco della situazione dell’area dell’ex

fonderia, denaro che deve essere riutilizzato per l’azienda e le sue maestranze.

Vi sarebbero poi da chiarire casi di persone messe in CIGS secondo criteri che a nostro parere

potrebbero sconfinare nella discriminazione sessista e nell’antipatia personale.

Le righe che avete letto finora non sono ipotesi, sono fatti concreti, tangibili e sotto gli occhi di ciascuno di noi in modo clamoroso.

Davanti a questa realtà vi sono le condizioni per siglare un accordo diverso da quello fin qui prospettato; un accordo che comprenda:

  • Mobilità esclusivamente per pensionabili e volontari
  • Richiesta di proroga della cassaintegrazione.
  • Reali strumenti di riqualificazione professionale (punto disatteso rispetto all’accordo) che, dove questo sia possibile, permettano di rimpiazzare le figure uscenti per mobilità, con il personale ritenuto eccedente.

Finora siamo stati propositivi e abbiamo tenuto i toni dello scontro su livelli bassissimi.

Da parte nostra vorremmo continuare così ma chiediamo alla proprietà ed alla direzione di considerare che per siglare un accordo è indispensabile che entrambe le parti siano costruttive e disposte a ragionare su fatti reali.

Relativamente alla situazione della ex fonderia, i lavoratori effettueranno tutte le pressioni possibili sugli organi competenti affinché la situazione volga al meglio ma, con la stessa fermezza, boicotteremo ogni disegno di tipo speculativo. Su quest’ultimo punto chiederemo di incontrare le istituzioni competenti e pretenderemo, vista la posta in gioco, la massima trasparenza.

Abbiamo elencato delle realtà, ora è necessario iniziare a discuterne !!!!!

Un accordo diverso è INDISPENSABILE

Collettivo ALP/CUB PMT ed RSU ALP/CUB—maggio 2002


 

Volantino sitribuito a luglio:

Alle lavoratrici e lavoratori della PMT(ex Beloit) e del Pinerolese

Si chiude con l’accordo del 10 luglio2002 una lunga e complicata crisi che a partire dalla fine degli anni ‘90 ha visto precipitare la situazione della Holding americana con una procedura fallimentare, la messa in vendita dell’intero Gruppo Beloit, la liquidazione della Beloit Italia che nel novembre del 1999 licenziava tutti i dipendenti.

Iniziava da quel momento una faticosa e complessa iniziativa sindacale, politica, sociale per trovare una soluzione che mantenesse in piedi l’attività produttiva e non lasciasse in mezzo alla strada nessuno, in particolare i soggetti più deboli.

Questa grande e faticosa lotta ha coinvolto non solo le lavoratrici e i lavoratori della Beloit ma tutta la popolazione, le istituzioni, le associazioni, le chiese, le forze politiche e sociali.

Lo Sciopero Generale del Pinerolese del 17 dicembre 1999 ha segnato il punto più alto della lotta che ha portato il 17 gennaio 2000 all’accordo in Prefettura e al 25, presso la Regione, al ritiro dei licenziamenti, alla richiesta della cigs, alla mobilità finalizzata alla pensione, e all’impegno per ricercare nuovi soggetti interessati a mantenere in vita l’attività produttiva.

Nel luglio del 2000 la Nugo Romano S.p.A. acquisiva la Beloit e siglava un accordo con forti impegni di investimento destinati al rilancio dell’azienda,con una previsione di occupazione finale di 205 addetti e un conseguente esubero di personale di 125 unità.

L’accordo appena siglato prevede la messa in mobilità finalizzata alla pensione e volontaria di 47 persone oltre a cambio di mansioni e part time per adeguarsi alla nuova situazione organizzativa.

Gli impegni sugli investimenti sono stati rispettati, l’occupazione è più alta di quella prevista dall’accordo e alla fine della mobilità gli addetti saranno intorno ai 270.

Il nostro giudizio è quindi positivo sia sulla qualità dell’accordo, sia sulla conclusione di una crisi che molti "profeti" dei tempi passati davano per non superabile….

Ringraziamo TUTTI quelli che si sono spesi per questo risultato: dagli studenti che parteciparono con entusiasmo allo Sciopero Generale, a tutti i settori istituzionali fino all’ultimo cittadino che nei giorni del presidio portò un po’ di solidarietà e qualche torta alle lavoratrici e lavoratori che passarono il Natale nel gabbiotto.

Ora, per dare maggiore stabilità a una situazione che evolve positivamente, chiediamo con buone ragioni che si sblocchi la situazione dell’area dell’ex fonderia. Con la stessa decisione con cui ci siamo sempre opposti a ogni forma di speculazione, siamo pronti a spenderci affinchè il riutilizzo dell’area dismessa diventi un fatto concreto e positivo, finalizzato a portare nuovo ossigeno allo stato occupazionale di tutto il Pinerolese.

PMT ha rispettato i suoi impegni, l’Amministrazione comunale deve adempiere ai suoi. Insieme, queste due forze devono accordarsi in modo da sbloccare questa condizione di stallo che non ha più nessuna ragione di esistere.

Ci sono però anche altri problemi che non possiamo permetterci di dimenticare:-

- Le persone che hanno accettato di rientrare a regime di Part-Time non devono essere lasciate sole

e appena ve ne saranno le condizioni si dovrà pensare a contrattare un loro rientro a tempo pieno

per non penalizzarle troppo sia nel salario che, un domani, nella pensione.

- Lo straordinario selvaggio e incontrollato.

- Il ricorso alle imprese esterne

- Una contrattazione da ricostruire

- In particolare emerge, in questo periodi di riorganizzazione, una situazione inadeguata

per la sicurezza.

Finora si è lavorato tanto e con buoni risultati ma la strada da fare è ancora lunga. Non ci tireremo indietro. Buone ferie a tutti.

 

2006.Dopo i due anni di Grande Lavoro sulla macchina da carta2004- 2005 dove tra l'altro si è costruita una Continua completa in Germania cosa che non
succedeva da almeno 15 anni . A settembre 2006 si evadono le ultime commesse per lo più TISSUE (maccine per carta iginica scottex ecc.)
Ci troviamo con un buco di alcuni mesi ,Ufficio Tecnico ha iniziato a smaltire ferie arretrate seguiranno reparti produttivi.
La proprietà a portato lavori non da macchina da carta che coinvolge solamente un po' di carpenteria e alcune macchine utensili grandi(sulle
quali è stato instaurato il 3°turno)questi lavori daranno lavoro per una quindicina di addetti per circa 30 mesi.Con gennaio 07 dovrebbero
entrare un paio di piccole commesse sulla macchina da carta.Stando così la situazione non si vede come si possa evitare la CIG nei primi mesi del
07.Savo si prenda una buona mole di lavoro in queste settimane.


LETTERA APERTA A TUTTI I LAVORATORI DELLA PMT ITALIA- febbraio 2007

(CASSA INTEGRATI E NON)

 

Carissime maestranze, è questa l’ora di insistere su alcuni passi della nostra storia per cercare di arginare l’ormai insostenibile offensiva portata avanti dalla attuale proprietà aziendale.

Come ben ricorderete nell’ormai lontano triennio 1998 / 2000 ci trovammo compatti ad affrontare una crisi con degli aspetti, se ricordate, abbastanza singolari ossia segnata dal primo licenziamento collettivo annunciato tramite posta elettronica direttamente dagli Stati Uniti.

Tale comunicazione portò a compattare le maestranze in maniera totale e quindi quasi paradossale.

Ricorderete quella mitica assemblea in cui la buona anima dell’ing. Bollani comunicò il licenziamento collettivo con le lacrime agli occhi (Coccodrillo??? Ai posteri l’ardua sentenza!).

Successivamente, tra una giornata passata al presidio, un incontro istituzionale, uno sciopero e qualche scazzo, soprattutto con il sindacato confederale ed infine una amministrazione controllata a cura di tal dott. Conti, arrivò in modo sempre più palpabile la notizia che la NUGO Romano Spa era decisamente intenzionata a rilevare l’impresa.

Il nostro scopo era stato raggiunto (Sigh!) ossia quello di trovare un imprenditore disposto a traghettarci verso una nuova era!

Dopo ancora un breve periodo di cassa integrazione ed un comunicato in data 11.09.2000 (una macabra coincidenza?) il nuovo corso produttivo ebbe inizio.

In breve tempo vennero abrogati una serie di diritti ed istituti conquistati nel passato, con importanti lotte, come per esempio i premi di produttività, categorie, trasporti.

Ovviamente alcuni lavoratori anziani vennero accompagnati alla pensione mediante la mobilità, altri che non cedettero decisero di rimanere a costo di una sensibile riduzione di orario e di salario. Essi furono forzati al part-time quando gente interessata ad ottenerlo non venne neppure presa in considerazione.

Ci fu una discreta quantità di giovani assunti con una notevole ricaduta di immagine verso l’opinione pubblica pinerolese. Considerate che negli ultimi anni siamo stati abituati a sentire dai media situazioni di crisi con successive iniziative sindacali volte ad accettare un ribasso sia di manodopera che di salario o di privilegi.

Tra straordinari selvaggi e ricorso ad imprese esterne operanti sul prodotto finito tutto è filato liscio fino alle tanto sospirate (sigh!) olimpiadi invernali di Torino 2006.

Dalla primavera del 2006 in avanti si diede fondo alle ultime commesse mentre all’orizzonte nubi fosche iniziavano ad addensarsi.

Passò in sordina la tanto agognata modifica del piano regolatore della città di Pinerolo che prendeva forma consegnando nelle tasche della proprietà una discreta quantità di Euro grazie alla trasformazione dell’area della ex-fonderia in terreno edificabile a palazzine e centri commerciali.

Il resto è cronaca di questi giorni.

Il 22.1.2007 scatta la cassa integrazione ordinaria per 80 persone, durata 13 settimane ….. poi si vedrà, ma intanto abbiamo fatto esperienza su queste cose …….

Nel frattempo è da un po’ di tempo che la PMT lavora su commesse inerenti la costruzione di particolari per la produzione di energia elettrica (prevalentemente officina e carpenteria sono coinvolte) e grazie a ciò, parallelamente alla comunicazione di cassa integrazione ordinaria veniva finalmente (doppio sigh!) ratificato il terzo turno per l’officina.

Concludendo riteniamo doveroso citare la decentralizzazione di parecchie decine di migliaia di ore di progettazione su nuove commesse e l’impossibilità di usufruire di ferie in alternativa alla cassa integrazione mentre fino a due mesi addietro i lavoratori ne subivano la imposizione.

 

Detto quanto sopra, ciascuno può rifugiarsi nel microcosmo del ‘tanto i buoni non vanno mai a casa’ (ARDIZZOIA dixit) oppure cercare di convincersi che RIBALTARE LA SITUAZIONE E’ POSSIBILE.

 

Un abbraccio – Alcune individualità della Pmt

Le ruspe attaccano la vecchia fonderia

eco del chisone 22-3-07

Fa uno strano effetto liberare lo sguardo oltre l'ex-fonderia Beloit in fase di demolizione. Sull'ampia superficie che si libererà sorgeranno quattro condomini, mentre via May si prolungherà sino a via Juvara. Ma al di là del panorama che si allarga c'è chi segnala nuvole di polvere tenute relativamente sotto controllo (il vento dei giorni scorsi non ha aiutato), paventando rischi per la salute. Detto che l'Arpa vigila sull'applicazione del Piano di sicurezza presentato dall'impresa (riguarda anche il Moirano che attraversa l'area), ogni cumulo di terreno o di struttura, preventivamente analizzato, perviene a discariche per rifiuti speciali che a loro volta monitorano ogni carico conferito. Il che taglierebbe la testa al toro: se i conferenti hanno interesse a inviare materiale "pulito" per pagare meno (amianto non ce ne sarebbe), ai riceventi conviene vigilare (obblighi di legge a parte) poiché eventuali "spedizioni" dissonanti farebbero scattare, a loro vantaggio, una maggiorazione dei prezzi applicati. Certo polvere ce n'è, e tanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pinerolo, per 13 settimane
Alla Pmt prolungata la cassa integrazione
eco del chisone- 24-4-07

Il Gruppo Nugo, proprietario della Pmt (ex-Beloit) di Pinerolo, azienda che produce macchine da cartiera, ha chiesto un allungamento della cassa integrazione ordinaria per 110 dipendenti. Si tratta di tredici settimane che si vanno ad aggiungere alle altrettante già fatte. La motivazione della richiesta è sempre la stessa: mancanza di commesse, in particolare peserebbe la stagnazione del mercato americano.

I sindacati per ora confidano nella conferma delle commesse che l'azienda sta cercando di portare a casa. «Il malato non è grave - afferma Mandarano, segretario della Cgil -, si tratta di cassa integrazione ordinaria. Come sempre, però, occorre seguire con attenzione l'evoluzione della vicenda e soprattutto capire le intenzioni dell'azienda».

Sulla Pmt interviene anche l'Alp, il sindacato di base pinerolese che, come in già in passato, afferma che l'azienda «si sta organizzando per decentrare e dare a terzi importanti passaggi della lavorazione: è questo che ci preoccupa, non la cassa integrazione o le voci che circolano su una imminente richiesta di mobilità».


Al Vice Presidente della Regione Piemonte

dr. Paolo Peveraro

 

All'Assessore al lavoro della Regione Piemonte

dr.ssa Teresa Migliasso

 

Al Consigliere regionale

Sig. Gian Piero Clement

 

Al Sindaco del Comune di Pinerolo

dr. Paolo Covato

 

All'Assessore al lavoro del Comune di Pinerolo

ing. Carlo Zanzottera

 

 

 

La PMT Italia nasce alla fine del 2000 dalle ceneri della filiale italiana della multinazionale americana Beloit. E’ un imprenditore italiano a rilevare dal fallimento lo stabilimento di Pinerolo e a dichiarare, di fronte alle istituzioni locali, l’intenzione di continuare l’attività lavorativa dell’azienda sempre in ambito cartario.

 

Contemporaneamente alle trattative economiche fra i legali rappresentanti dell’azienda e le parti interessate a rilevare totalmente - o parzialmente - la Beloit Italia, avviene una mobilitazione di massa dei lavoratori e delle lavoratrici dell’azienda unitamente a studenti, lavoratori e lavoratrici di altre aziende e comuni cittadini. L’adesione e l’interessamento alle varie manifestazioni organizzate in quel periodo da parte delle autorità locali, della Provincia di Torino e della Regione Piemonte facilitano il passaggio della azienda nelle mani del nuovo proprietario.

 

La nuova proprietà acquisisce le aree sede dell’azienda, che rimangono adibite ad attività industriale, mentre dismette le aree della ex fonderia in accordo con l’amministrazione comunale che provvede alla variazione del piano regolatore modificandone la destinazione d’uso. L’impegno del Comune in questo senso  è atto a favorire il mantenimento del sito produttivo a Pinerolo e contemporaneamente permette all’azienda di realizzare un notevole guadagno (dell’ordine di parecchi milioni di euro) nel momento stesso in cui le aree vengono trasferite nelle mani di costruttori edili.

 

Ad accompagnare il trasferimento di proprietà è l’apertura di un procedimento di mobilità: l’azienda viene consegnata snellita nelle mani del nuovo proprietario.

 

Grazie agli investimenti del nuovo proprietario, alla snellita struttura aziendale e al notevole impegno delle maestranze la PMT ha acquisito parecchi ordini di lavoro che hanno garantito la piena occupazione. Ciò ha dato lustro all’azienda e ne ha aumentato la mole di lavoro ma ha provocato anche la terziarizzazione  di parte della produzione che viene affidata quasi esclusivamente ad aziende del Verbano, zona di provenienza dell’attuale proprietario, o a ditte in qualche modo legate alla sua figura.

Nel contempo, oltre alle attività tipiche del settore cartario, proprie dell’azienda, vengono svolte lavorazioni meccaniche per il settore energetico. Queste commesse provengono dalle officine dello stesso proprietario di PMT site in Piedimulera (Verbania) dalle quali vengono trasferite a Pinerolo le eccedenze di lavoro o alcune lavorazioni di precisione.

 

In questo periodo positivo per l’azienda, durante il quale le maestranze lavorano tutte con il massimo impegno, vengono concessi solo alcuni aumenti e vengono cancellati alcuni vecchi diritti secondo la solita regola padronale che concede qualcosa solo a qualcuno e toglie qualcosa a tutti.

I successi vengono taciuti ed i panni sporchi vengono lavati in casa secondo le regole del nuovo padrone poco incline a condividere o a confrontarsi con una realtà sindacale ed associativa più o meno consolidata.

Inoltre compaiono facce nuove e nuove regole: giovani assunti con contratti a termine, apprendisti e Co.Co.Co. C’è lavoro per tutti, lavoro ordinario e straordinario e terzo turno notturno alle macchine utensili. I nuovi assunti con contratti a tempo determinato devono imparare a convivere con l’incertezza del loro stato di precari.

Alcuni anziani vanno in pensione e continuano come consulenti esterni la loro collaborazione con l’azienda.

 

Tra il 2004 e il 2006 si è assistito ad un periodo di congiuntura del cartario che ha avuto come conseguenza la diminuzione degli ordini di lavoro in tutto il settore.

Questo, unitamente al boom economico nei paesi del Sud Est Asiatico, in Cina ed in India ha spostato gli interessi degli investitori verso quelle realtà sottraendo risorse per nuovi insediamenti industriali e/o per modifiche su impianti esistenti in Occidente.

Ora stiamo assistendo ad  una fase di ritorno degli investimenti verso i mercati tradizionali.

 

La PMT Italia, di fronte a questa riapertura del mercato è impreparata. Al momento tutti i possibili nuovi ordini vengono persi a favore non solo di colossi internazionali ma addirittura di piccole aziende sia nazionali che estere.

Le aziende concorrenti hanno fatto tesoro della recente crisi di mercato e si sono in qualche modo ristrutturate per il nuovo corso investendo denaro nella ricerca e nello sviluppo di nuove metodologie industriali e nuovi prodotti.

PMT Italia sta disordinatamente correndo appresso a confuse idee di ristrutturazione che provocano ricadute negative sui lavoratori e le lavoratrici con scarsi risultati visibili dal punto di vista industriale.

Per essere competitivi sarebbero necessarie: qualità, innovazione ed offerte vantaggiose mentre la proprietà e la dirigenza aziendale ricorrono con sempre maggior disinvoltura ad una terziarizzazione del lavoro spesso di basso profilo trascurando le proprie risorse umane al punto che, quattro mesi fa – il 22 gennaio 2007 – è avvenuta la richiesta di cassa integrazione ordinaria che interessa dalle 70 alle 100 persone.

Ciò accade nonostante il fatto che la PMT Italia abbia acquisito alcune commesse che, a oggi, sono in fase di esecuzione con consegne previste entro la fine dell’anno.

 

Riassumendo:

-         se di cassa integrazione si deve parlare che sia a rotazione come promesso a suo tempo e non  in base a scelte soggettive per cui accade che alcune persone siano a casa a zero ore dall’inizio dell’anno e siano state ufficiosamente invitate a cercarsi un altro lavoro;

-         i progetti di ricerca e sviluppo di cui si era sentito parlare non hanno finora avuto alcun esito;

-         ristrutturazioni di vecchia data hanno ridotto al minimo indispensabile il numero delle maestranze tanto da arrivare a temere per la sopravvivenza dell’azienda così come è strutturata oggi. Il rischio che si corre è di vedere PMT Italia trasformata in una azienda di dimensioni assai inferiori alle attuali dedicata alla sola gestione di lavoro esterno o addirittura trasferita o chiusa definitivamente.

 

A fronte delle considerazioni suddette i lavoratori e le lavoratrici della PMT Italia vogliono rendere partecipi la cittadinanza e le istituzioni della loro preoccupazione per il futuro dell’azienda.

Perché pur pienamente consci della trasformazione del mondo del lavoro e del panorama mondiale economico non sono tuttavia disposti a pagare ancora una volta di tasca propria per incapacità direzionali.

Perché non accettano che scelte speculative estranee all’attività cartaria -  cui l’azienda si è dichiarata interessata al momento dell’acquisizione (e che, detto per inciso, gioverebbero solo alla proprietà) – possano rischiare di cancellare una realtà produttiva che impegna al momento circa 300 persone.

Perché dopo avere contribuito per anni col proprio lavoro all’aumento dei profitti della azienda, dopo aver visto colleghi e colleghe dover lasciare l’attività lavorativa costretti da ristrutturazioni pesanti e dolorose sono stanchi di sentirsi dire ancora una volta che sono in troppi nonostante la richiesta di lavoro straordinario, la presenza di lavoratori esterni impiegati all’interno della azienda e di lavoro assegnato a ditte esterne.

Infine perché credono che la riduzione di ulteriori posti di lavoro nell’area del Pinerolese, se non addirittura la chiusura o il trasferimento dell’azienda, siano un ulteriore segnale negativo, e per questo inaccettabile, per il futuro del territorio.

 

 

Pinerolo, 6 giugno 2007                     Le lavoratrici e i lavoratori della PMT Italia in assemblea

 


 

Da l'Eco del Chisone 

Dopo la visita di giornalisti e clienti, la doccia fredda
Pmt, il giorno della mobilità
Il provvedimento interesserebbe 60 dipendenti su 319

 

Dal White Top Day al giorno della mobilità il passo è stato breve per la Pmt di Pinerolo, azienda specializzata nella produzione di macchine per cartiere di proprietà dell'imprenditore bresciano Nugo. Imbarcati per le rispettive destinazioni, martedì sera, giornalisti e clienti giunti un po' da tutto il mondo in visita allo stabilimento, mercoledì i dirigenti dell'azienda erano già nella sede dell'Amma, l'associazione torinese delle imprese metalmeccaniche, seduti al tavolo delle trattative con il sindacato per richiedere la mobilità per 60 dipendenti su un totale di 319 attualmente in forza alla Pmt (ricordiamo che già da alcuni mesi è in atto la cassa integrazione).

«Alla richiesta dell'azienda della mobilità per un numero così elevato di dipendenti - spiega il rappresentante della Fiom, Colina - abbiamo replicato chiedendo a nostra volta che ci venisse presentato un Piano industriale che ci desse delle garanzie per il futuro, documento che però al momento non avevano e che attendiamo di conoscere».

L'azienda ha spiegato che si attende l'adesione volontaria alla mobilità lunga da parte dei lavoratori, primi fra tutti coloro prossimi alla pensione. «Noi possiamo comprendere tutto, anche il ricorso alla mobilità - spiega Enrico Lanza di Alp -, ma per delle adesioni volontarie occorre, come accade normalmente, offrire degli incentivi, mentre non mi risulta che per ora ci sia la disponibilità dell'azienda in tal senso».

«Il problema è sempre il solito, ovvero si tratta di capire quale sono le vere intenzioni dell'azienda - aggiunge Enrico Tron della Cisl -. Siamo in una fase interlocutoria, occorre capire di più rispetto alle strategie future».

Qualcosa in più potrebbe uscire dal prossimo incontro programmato dopo le ferie, il 20 agosto, con i delegati e da quello successivo, il 28, con i rappresentanti sindacali. Intanto nella giornata di lunedì si è svolta alla Pmt un'assemblea interna.

 


 

 

LA PMT E LA SUA CRISI SILENZIOSA 

 

 

La crisi delle realtà lavorative del pinerolese è nota a tutti mentre rischia di passare sotto silenzio quella della PMT che, dopo una mobilità che nell'ultimo anno ha visto uscire 52 persone, sta pagando negli ultimi sei mesi con una pesante cassa integrazione (al netto degli intoccabili il 50% costante delle maestranze) e con un discreto numero di lavoratori che ormai da tempo non lavorano, che hanno subito un drastico calo del loro salario e che rischiano di essere dimenticati.

 

Al momento l'azienda si limita ad analizzare questa situazione ed a giustificarla con la forte crisi, sia di mercato che congiunturale, che l'ha condotta anche ad una crisi di tipo economico-finanziario.

 

La nostra analisi va oltre ed incontra una realtà diversa.

 

Temiamo che la mobilità del 2008, precedente la crisi globale, potrebbe non essere sufficiente per far “quadrare” i conti fra il numero delle persone da mantenere in attività e le esigenze della proprietà.

 

Le scelte fatte:

                   il decentramento del manufacturing e - cosa più grave  - di una parte della progettazione,

                   la perdita di figure professionali e la mancata volontà di formare nuovo personale,

                   l'errata gestione dei processi lavorativi esterni,

                   l'indecisione sulla messa in funzione della macchina sperimentale che per noi è elemento fondamentale per il mantenimento del sito di Pinerolo e che rischia di  tradursi in un forte ritardo per l'immagine aziendale,

ci fanno formulare la fatidica domanda:

 

DOVE VA LA PMT?

 

E' evidente che le maestranze della PMT devono essere il soggetto forte per stimolare l'azienda, ma anche per informare e chiedere all'amministrazione pubblica e alla politica Pinerolese un reale coinvolgimento sui temi toccati ribadendo,con forza e chiarezza, che l'area di via Martiri del XXI NON DEVE essere fonte di speculazioni.

 

 

RSU e collettivo alp/cub PMT          

 

ciclinalpcubluglio2009

viabignone89pinerolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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